Bilancio della serie A al giro di boa. Promossi, bocciati, top, flop e rivelazioni

Si è concluso ieri il girone di andata del campionato di serie A 2015/16 con il Napoli campione d’Inverno, come non gli accadeva dai tempi del suo ultimo scudetto. Che sia di buon auspicio? In questo caso sono leciti gli scongiuri da parte dei tifosi partenopei ma sembrano sussistere molte condizione affinchè questo avvenga nell’imminente futuro.

Higuain, straordinario cannoniere e vero trascinatore del Napoli Campione d'Inverno 2015/2016

Higuain, straordinario cannoniere e vero trascinatore del Napoli Campione d’Inverno 2015/2016

Primo fra tutti, il motivo principale di una possibile affermazione partenopea per lo scudetto è il bel gioco messo in mostra per lunghi tratti del torneo dai ragazzi di Sarri. L’ex tecnico dell’Empoli, accolto con parecchio scetticismo ma reduce da un sfavillante campionato in Toscana, ha presto smentito tutti, dopo il normale periodo di apprendistato. Il Napoli ha perso terreno sull’Inter solo due mesi fa ma la frenata dei nerazzurri e la conseguente ripresa degli azzurri, li aveva proiettati nuovamente in alto, fino al sorpasso giunto in extremis.

La stessa Inter però, a ragion veduta, può rappresentare una sorpresa, nel senso che non era pronosticata proprio come candidata principale al titolo. Non sempre le performance degli uomini di Mancini sono state entusiasmanti sul piano del gioco, ma i risultati arrivavano in serie e la difesa pareva irreprensibile. Non si spiega poi molto la doppia caduta consecutiva casalinga, contro Lazio e Sassuolo.

Ciò ha facilitato la lunga rincorsa dei detentori del titolo. La Juventus, attesa a un torneo interlocutorio, come sembrava testimoniare il complicato inizio di stagione, ha invece trovato gli ingranaggi giusti, risultando nuovamente vincente, oltre che rinnovata, spinta all’astro nascente di Dybala, uno degli uomini simbolo del campionato, assieme al “mostro” Higuain, capace di siglare ben 18 reti a metà campionato.

L'argentino Dybala, stella del torneo, sta riuscendo nell'impresa di non far rimpiangere Tevez alla Juventus

L’argentino Dybala, stella del torneo, sta riuscendo nell’impresa di non far rimpiangere Tevez alla Juventus

La Fiorentina, a lungo col fiato sul collo delle capolista, appare più debole negli interpreti (specie quando gli sono venuti a mancare i big della squadra Ilicic, Kalinic o Bernardeschi) e forse ancora troppo acerba a questi livelli. In fondo, eccezion fatta per la splendida affermazione a San Siro contro l’Inter, ha sempre fatto flop negli appuntamenti importanti, quando era chiamata al salto di qualità. Rimane comunque una delle rivelazioni del torneo, nonché una delle compagini che propongono un bel calcio, merito certamente anche dell’esordiente tecnico in serie A Paulo Sousa.

il giovane Bernardeschi, speranza viola e del calcio azzurro, una della rivelazioni della bella Fiorentina del girone d'andata

il giovane Bernardeschi, speranza viola e del calcio azzurro, una della rivelazioni della bella Fiorentina del girone d’andata

Chi ha deluso invece, senza se e senza ma, sono le due romane e il Milan.

Sulla Roma era lecito attendersi un campionato di vertice, sia per la qualità oggettiva dell’organico, sia per carenze altrui. I giallorossi però hanno inanellato una serie di prestazioni negative, sul piano della qualità del gioco come in quella dei risultati, rimanendo irrimediabilmente attardata in classifica. La Lazio ha alternato buone prestazioni, sulla falsariga dell’ottima passata stagione, ad altre disarmanti. Anche il Milan viaggia in un mare di problemi, con una società non più in grado di imporsi sul mercato, nonostante i tanti milioni (mal) spesi. Squadra spesso senza né capo, né coda, in cui anche il tecnico Mihajlovic, un po’ come accaduto a Garcia alla Roma, sembra in balia della situazione e incapace di trovare una dimensione tecnico/tattica alla rosa messagli a disposizione.

Le vere rivelazioni della serie A sono Sassuolo ed Empoli. Gli emiliani, al terzo anno di A sono ormai una certezza, in grado di infilare risultati clamorosi in serie, di non sfigurare contro le (presunti) grandi e di competere sul mercato. Possono puntare all’Europa League e nessuno griderebbe allo scandalo, considerando la bontà dell’organico di Di Francesco.

Chi ha davvero stupito è l’Empoli del neo-tecnico Giampaolo, che sembrava ormai perso per il grande calcio. Invece, redivivo più che mai, sta facendo persino meglio del suo predecessore Sarri (che innegabilmente gli ha lasciato in dote una buona eredità), avendo di fatto già salvato la squadra dalla serie B. Oltretutto lo ha fatto dopo aver perso molti pezzi pregiati in estate (Valdifiori, Hysaj, Vecino, Rugani, Sepe), sostituendoli con giocatori giovani e sicure promesse come il trio di centrocampo Zielinski-ParedesBuchel o il portiere Skorupski, potendo però contare sull’eterno Maccarone, sulle fragorose conferme di gente come Tonelli, Laurini e Pucciarelli e sulla piena affermazione dei futuri uomini mercato Mario Rui e Saponara, la stella della squadra.

Ricky Saponara, rimanendo a Empoli, ha fatto la scelta e ora si sta consacrando come un fuoriclasse giusta. Rappresenta la ciliegina sulla torta della sorpresa Empoli

Ricky Saponara, rimanendo a Empoli, ha fatto la scelta giusta e ora si sta consacrando come un fuoriclasse. Rappresenta la ciliegina sulla torta della sorpresa Empoli.

Hanno alternato a prestazioni superbe, gagliarde, positive, altre scialbe, deludenti e talvolta incomprensibili, squadre come le due genovesi e il Torino, attese a un campionato più che tranquillo, dopo aver navigato in zona Europa per tutta la stagione scorsa.

La Sampdoria, precocemente eliminata in coppa, ha saputo rialzarsi in fretta, ottenendo nella prima parte di stagione una serie di ottime prestazioni, condite da valanghe di gol, compensate però da fragilità difensive dettate da mancanza di equilibrio tattico. Zenga, mai entrato in sintonia con l’ambiente, è stato esonerato e il suo successore Montella solo sul finale ha dato segni di poter risollevare la squadra, imperniandola soprattutto sul marcatore Eder e su un Cassano forse mai così maturo. Il Torino aveva iniziato con gran piglio, per poi squagliarsi a ¾ del cammino. Il Genoa a tratti è parsa sin troppo allo sbando per essere vera, e distratta forse in alcuni suoi uomini dalle ricorrenti voci di mercato, finendo pericolosamente appena sopra la zona retrocessione.

Atalanta, Udinese, Chievo, Bologna e Palermo stanno disputando un torneo più che sufficiente, se vogliamo persino da 7, nonostante non siano proprio continue a livello di risultati. La salvezza appare comunque molto alla portata.

Rimangono le due “cenerentole” annunciate, Carpi e Frosinone, effettivamente da sempre nella zona calda della classifica, con i ciociari in grado però di alzare la testa per vedere cosa ci sta sopra e di disputare delle buonissime partite, specie tra le mura amiche. Troppi però i gol presi. Il Carpi ha un gioco forse meno propositivo ma è dura a morire e ha costretto più volte avversari più quotati tecnicamente a sudare per averne la meglio. Tuttavia, non possiamo darle per spacciate, visto che con le unghie e con i denti, sono a stretto giro di posta dal quartultimo posto.

Chi non ha proprio attenuanti è il fanalino di coda Hellas Verona, cui nemmeno il sofferto cambio in panchina, con l’avvicendamento tra lo storico allenatore Mandorlini (che aveva riportato la squadra in serie A, prendendola in terza serie) e l’esperto Delneri, ha portato la sospirata svolta. Otto punti sono davvero pochissimi, un record negativo che difficilmente potrà essere sopperito da un buon girone di ritorno.

I NOMI DEL CAMPIONATO squadra per squadra

Ovviamente non sempre top e flop corrispondono a un vero riconoscimento oggettivo o a una delusione effettiva. Laddove le squadre stanno primeggiando o giocando secondo aspettative, è difficile (e persino talvolta ingeneroso) indicarlo, così come nel caso di squadre in grave difficoltà risulta altresì arduo parlare di top o rivelazioni ma tant’è… eccovi i nomi che, nel bene o nel male, si sono contraddistinti in questa prima fase del campionato.

ATALANTA: TOP DE ROON, RIVELAZIONE GRASSI, FLOP DENIS

BOLOGNA: TOP GIACCHERINI, RIVELAZIONE DIAWARA, FLOP DESTRO

CARPI: TOP LETIZIA, RIVELAZIONE MATOS, FLOP MARRONE

CHIEVO: TOP MEGGIORINI, RIVELAZIONE INGLESE, FLOP MPOKU

FIORENTINA: TOP KALINIC, RIVELAZIONE BERNARDESCHI, FLOP MARIO SUAREZ

FROSINONE: TOP CIOFANI, RIVELAZIONE PAGANINI, FLOP ROSI

EMPOLI: TOP SAPONARA, RIVELAZIONE ZIELINSKI, FLOP ZAMBELLI

GENOA: TOP PAVOLETTI, RIVELAZIONE GAKPE, FLOP PEROTTI

INTER: TOP HANDANOVIC, RIVELAZIONE LJAJIC, FLOP KONDOGBIA

JUVENTUS: TOP DYBALA, RIVELAZIONE EVRA, FLOP CUADRADO

LAZIO: TOP BIGLIA, RIVELAZIONE HOEDT, FLOP MAURICIO

MILAN: TOP BONAVENTURA, RIVELAZIONE DONNARUMMA, FLOP BALOTELLI

NAPOLI: TOP HIGUAIN, RIVELAZIONE JORGINHO, FLOP CHIRICHES

PALERMO: TOP VAZQUEZ, RIVELAZIONE GOLDANIGA, FLOP DURDEVIC

ROMA: TOP PJANIC, RIVELAZIONE SADIQ, FLOP DZEKO

SAMPDORIA: TOP SORIANO, RIVELAZIONE IVAN, FLOP MURIEL

SASSUOLO: TOP BERARDI, RIVELAZIONE PELLEGRINI, FLOP DEFREL

TORINO: TOP BASELLI, RIVELAZIONE AVELAR, FLOP BELOTTI

UDINESE: TOP THEREAU, RIVELAZIONE LODI, FLOP DI NATALE

VERONA: TOP MORAS, RIVELAZIONE GOLLINI, FLOP PAZZINI

 

 

Serie A 2014/2015: IL PAGELLONE DEL GIRONE D’ANDATA

Il girone d’andata del campionato di serie A è volto al termine, confermando Juventus e Roma come uniche accreditate per lo scudetto. Più aperta la corsa al terzo posto, con un Napoli in flessione rispetto alla scorsa stagione e le milanesi in grosso ritardo. Si segnalano le due genovesi, in particolare la Sampdoria che chiude terza, e il Sassuolo, dopo il primo anno di apprendistato nella massima serie, spinto dai suoi talenti offensivi italiani. Non si stanno confermando le rivelazioni dell’anno passato: Torino, Verona e Parma, quest’ultimo impelagato in fondo alla classifica. Quasi spacciata la squadra dei ducali assieme al Cesena, diventa spietata la lotta per evitare il terz’ultimo posto, che significherebbe la retrocessione in serie B. Ecco nel dettaglio i miei giudizi su singole squadre, top e flop di questo inizio di stagione.

ATALANTA 6

La prestigiosa vittoria in extremis contro un derelitto Milan a San Siro riabilita la squadra bergamasca, consentendole un balzo in avanti verso la conquista della salvezza. Girando a 20 punti, in proiezione sarebbe salva senza scossoni. Tuttavia certe cessioni non sono state ben assorbite, e a lungo si è pagato l’inedita scarsa vena in zona gol di Denis

Il top: Zappacosta

Al primo anno in A, dopo aver strabiliato in B con l’Avellino, il terzino fluidificante pare non aver patito il gran salto, garantendo spinta continua sulla fascia e grande personalità. In carenza di ruolo, pare già “azzurrabile” in chiave futura. Bene anche Sportiello, titolare per la prima volta in A e il “vecchio” Biava, spesso insuperabile in difesa.

Il flop: Denis

Nelle ultime giornate è come rinsavito ma a lungo capitan Denis è parso molto involuto, poco efficace in zona gol e questo ha pesato molto sulle fortune della squadra, visto quando dipendono dai suoi gol. Sta giocando meno anche il gioiellino di casa Baselli, nonostante tutti i grandi attestati di stima di cui gode.

CAGLIARI 5

Accantonato il progetto Zeman – che garantiva sporadici exploit (vedi San Siro contro l’Inter o San Paolo  contro il Napoli) a fronte di batoste imbarazzanti –  si è seguito il cuore, affidando in corso d’opera la panchina all’enfant du pays Zola, alla prima guida tecnica in serie A. Ha chiuso a 16 punti, pochini, ma con la quota salvezza più bassa di questi ultimi anni, un girone di ritorno più regolare potrebbe essere sufficiente per ottenere la permanenza in categoria.

Il top: Ekdal

Finalmente maturato in tutto il suo talento, lo svedesino ex Juve e Bologna, è tra coloro che hanno beneficiato della cura del boemo, diventando molto più concreto ed efficace in mezzo al campo, senza limitarsi al compitino. Bene anche il giovane regista Crisetig, scuola Inter e il terzino rigorista Avelar

Il flop: Ibarbo

Poche prestazioni davvero convincenti per il talento colombiano di cui si attendono da due anni grandi cose, considerando le sue enormi potenzialità. Nemmeno  con Zeman, maestro in particolare per la parte offensiva, Ibarbo è esploso in zona gol.

CESENA 4

Si sapeva che i mezzi non erano granchè per affrontare una serie A, sicuramente meno competitiva di un tempo, ma lo stesso fuori portata per i romagnoli, freschi di promozione meritata, ma forse giunta in modo inaspettato. Qualche moto d’orgoglio, prestazioni determinate ma che non hanno portato a più di 9 miseri punti. Ha pagato lo scotto mister Bisoli, da queste parti un’istituzione, la mission impossible passa quindi a Di Carlo, altro allenatore perennemente in cerca di rilancio.

Il top: Leali

In una situazione di estrema e obbiettiva difficoltà, il portierino classe ’93 (all’esordio in serie A), già da anni promesso alla Juventus, sta tenendo botta, con parate spesso prodigiose.

Il flop: Almeida

Difficile trovare un capro espiatorio, tutti hanno palesato problemi ma forse era lecito attendersi qualcosa di più da un attaccante navigato come il portoghese Hugo Almeida che molto probabilmente chiuderà la sua breve parentesi italiana senza lo straccio di un gol

CHIEVO 5,5

Da anni la squadra veronese ci ha abituati a salvezze sofferte, sul filo del rasoio e il copione sembra essere lo stesso anche quest’anno. Partiti col freno a mano eccessivamente tirato, i clivensi hanno svoltato con il cambio tecnico Corini-Maran. L’ex allenatore del Catania ha impostato la squadra con un più solido 4-4-2 ricompattando la rosa.

Il top: Paloschi

L’attaccante scuola Milan dopo una partenza a singhiozzo (Corini sembrava preferirgli l’argentino Maxi Lopez) ha ritrovato prestazioni e gol. Da lui dipendono le sorti del Chievo.

Il flop: Bardi

Spiace dirlo ma il giovane portiere, dopo gli alti e bassi di Livorno, nemmeno a Verona sta trovando buona continuità di rendimento, e col cambio tecnico è stato relegato in panchina, visto che Maran ha preferito affidarsi in un ruolo così delicato al più esperto Bizzarri.

EMPOLI 6,5

Squadra che gioca a memoria, sapientemente guidata da Sarri, all’esordio in serie A, non ha patito granchè il salto di categoria, forte di un impianto di gioco collaudatissimo e di giocatori che vantano buone credenziali tecniche. La salvezza, unico obiettivo dichiarato, pare a portata di mano.

Il top: Rugani

Molti interpreti si stanno facendo notare, dal difensore goleador Tonelli, uno dei tanti prodotti di un vivaio fertilissimo, ai giovani talenti offensivi Pucciarelli e Verdi, che si alternano egregiamente a completare il tridente con i satanassi Maccarone e Tavano, fino ai terzini Mario Rui e Hjsay. Ma è il centrale difensivo Rugani, di proprietà della Juventus, ad aver stupito più di tutti per la grande maturità, intelligenza tattica e personalità dimostrata in campo a soli 20 anni.

Il flop: Laxalt

Non sta trovando spazio nello scacchiere empolese questo uruguaiano di proprietà dell’Inter che bene aveva fatto, seppur a sprazzi, l’anno scorso nell’inopinata stagione del Bologna. Giovanissimo, interno mancino – all’occorrenza pure capace di arretrare come di avanzare in un tridente offensivo – deve essere bravo a cogliere le occasioni che gli concederà l’allenatore.

FIORENTINA 6.5

Siamo alle solite: squadra bella a vedersi, che gioca un tichi taca in formato ridotto ma che alla resa dei conti si ferma spesso e volentieri sul più bello. L’obiettivo terzo posto, ancora in vista, potrebbe essere raggiunto, considerando la poca continuità anche dei diretti avversari e tenendo presente che da inizio stagione i viola stanno giocando di fatto senza punte, sarebbe come vincere uno scudetto

Il top: Cuadrado

Alla fine è ancora il colombiano l’uomo più, quello in grado di fare la differenza. Rimasto alla corte di Firenze, dopo le lusinghe del Barcellona, sta facendo spesso gli straordinari in campo, sobbarcandosi doppi e tripli lavori. Bene anche Mati Fernandez, quasi sempre titolare in questa prima parte di stagione, il portiere Neto su cui si stanno muovendo diverse big e l’arcigno difensore Savic.

Il flop: Gomez

Polemiche e voci di corridoio a parte, che lo danno ai ferri corti con società e allenatore, è indubbio che, dopo essersi ripreso dal lungo stop che ne ha condizionato il rendimento per tutto il campionato scorso, quest’anno da lui ci si attendessero prestazioni più convincenti e soprattutto più gol.

GENOA 7

A lungo rivelazione della serie A e che ha messo in mostra un gioco assai gradevole ed efficace, ha subito una leggera flessione sul finale del girone d’andata, concedendo troppi gol agli avversari e dimostrando quelle carenze di equilibrio quasi innate nelle scorse stagioni. Ma in realtà la strada è quella giusta, Gasperini ha il controllo totale della situazione e un roster di talenti davvero invidiabile. Obiettivo Europa League a portata di classifica.

Il top: Perotti

Grande colpo di mercato, l’argentino ha pagato con un’assurda lunga squalifica un’ingenuità. Prima di allora, l’ex campioncino del Valencia, che a 26 anni sembrava perduto per il grande calcio, aveva sciorinato numeri d’alta scuola, entrando prontamente nell’orbita dei grandi club. Sta brillando anche un’altra riscoperta di Preziosi, lo spagnolo Iago Falque, che i più avevano dimenticato dopo gli exploit con la maglia della Juventus Primavera.

Il flop: Edenilson

Sarebbe ingiusto tacciare qualche giocatore con un appellativo simile. Ogni giocatore sta disputando un campionato al di sopra della sufficienza ma forse a destra il successore di Vrsaljiko deve ancora ambientarsi al meglio.

INTER 5

L’avvicendamento di Mazzarri – mai entrato davvero in sintonia con l’ambiente – con Mancini e gli arrivi di due grandi talenti offensivi come Podolski e Shaquiri inducono all’ottimismo, nel contesto di una stagione grigissima, caratterizzata da assenza di gioco e personalità da grande squadra. Lontanissimi i tempi del triplete.

Il top: Icardi

Il giovane attaccante argentino sta segnando con grande regolarità e si sta dimostrando da grande squadra, quale deve tornare ad essere al più presto anche l’Inter, se vogliamo che a beneficiarne sia l’intera serie A.

Il flop: Osvaldo

La fugace esperienza nerazzurra dell’attaccante giramondo italo-argentino è giunta al capolino, dopo che nemmeno all’Inter, e sempre per motivazioni per lo più extracalcistiche, il Johnny Depp del pallone ha saputo giocare con continuità e mantenere un comportamento adeguato. Malissimo in generale la difesa, imperniata sul neo capitano Ranocchia, investito di una carica troppo grande per lui. Rimane quasi inspiegabile la sua mancata affermazione in un grosso club, nonostante le potenzialità. Comincio a pensare sia stato sopravvalutato ai tempi del Bari. Spesso impresentabile l’ex Manchester Utd Vidic che il Mancio sta cercando di rilanciare, contando sulla sua esperienza.

JUVENTUS 8

Probabilmente non arriverà alla soglia dei 100 punti, ma la squadra bianconera si è confermata la migliore d’Italia, nonostante il brusco cambio in panchina avvenuto in circostanze poco chiare. Allegri dapprima ha perseguito lo schema tattico vincente caro al predecessore Conte per poi apportare il suo credo, imperniato su un 4-3-1-2 che sembra molto congeniale alle caratteristiche dei suoi campioni. Ha perso la Supercoppa Italiana contro il Napoli solo ai rigori, per il resto chiude a +5 sui rivali della Roma, dopo aver passato la fase a gironi della Champions League. Più in generale la Juventus gioca più sciolta e spensierata. Almeno così mi sembra.

Il top: Pogba

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Anche Tevez sta disputando una stagione monstre, chiudendo il girone d’andata da capocannoniere, ma mi piace premiare l’ascesa imperiosa di Pogba, sempre più fiore all’occhiello del club bianconero e sul quale è pronta a partire un’asta vera e propria al termine della stagione. L’augurio, per il campionato italiano, è che questo splendido centrocampista classe ’93 possa crescere ancora con la maglia della Juventus addosso.

Il flop: Evra

Non un vero e proprio flop ma dal francese forse ci si poteva aspettare qualcosa di più anziché un rendimento sufficiente ma senza particolari squilli.

LAZIO 7

Chiude a un passo dalla zona Champions la Lazio di Pioli, che a tratti ha mostrato un calcio scintillante, concreto e armonioso. Rimangono delle amnesie sulle quali lavorare (vedi il doppio vantaggio dilapidato nel derby) e qualche scontro diretto andato a vuoto (vedi gara casalinga all’ultima di campionato contro il Napoli che, continuando su questa falsariga, nel girone di ritorno potrebbe rivelarsi uno spareggio per il terzo posto) ma la squadra c’è.

Il top: Felipe Anderson

Non può che essere lui, il brasiliano ex Santos, l’uomo nuovo del campionato, il top dei biancocelesti. Dopo una stagione di assestamento, nella quale ha dovuto riprendersi da un lungo infortunio, il trequartista brasiliano sta sciorinando tutta una serie di numeri a effetto. Bene anche Biglia e Parolo in mezzo al campo, e gli altri acquisti Djordjevic in attacco e De Vrij in difesa.

Il flop: Keita

Ok, è giovanissimo ed è un patrimonio della Lazio, tuttavia dall’attaccante prodigio che qualche anno fa fu “scippato” al Barcellona, bisogna attendersi una conferma. Invece per ora con Pioli sta trovando delle difficoltà, legate forse anche al modulo che prevede in pratica una sola punta davanti.

MILAN 5

Dopo l’entusiasmo iniziale portato in dote dall’idolo di casa Inzaghi al debutto su una panchina di serie A, i nodi sono giunti al pettine, nonostante qualche buonissima prestazione (vedi contro Napoli e Roma in sequenza, che fruttarono ai rossoneri 4 punti) che aveva indotto all’ottimismo. In realtà la squadra è carente di qualità in ogni reparto, specie in mezzo e in attacco dove la scelta di Super Pippo di affidarsi a un falso nueve è parsa alla lunga poco efficace.

Il top: Bonaventura

Giunto in un club di prima fascia troppo tardi, il buon Jack si sta dimostrando giocatore imprescindibile per la manovra del Milan, sia che agisca da mezz’ala, sia che operi nel tridente offensivo. E’ uno dei pochi a garantire qualità, insieme al francese Menez, sorta di scommessa per ora centrata. Il fantasista ex Roma e Paris St.Germain, quando è in vena, riesce a risolvere le partite da solo… peccato sia parecchio incostante.

Il flop: Torres

Sono stati molti, troppi, i giocatori al di sotto delle attese, a iniziare dai giovani campioncini El Shaarawy e De Sciglio, di cui ancora si stanno attendendo segnali di risveglio. Sono un patrimonio non solo del Milan ma pure del calcio italiano e bisogna cercare di recuperarli. Tuttavia il vero fallimento è stato lo spagnolo Fernando Torres, che invero già al Chelsea sembrava aver completamente smarrito le caratteristiche offensive che l’avevano reso famoso al Liverpool. Fatto sta che il biondo attaccante è tornato da dove tutto ebbe inizio, al suo Atletico Madrid, in cambio di Cerci, da cui si attende un grande contributo nel girone di ritorno, almeno per centrare la zona Europa League.

NAPOLI 6

E’ vero, ha chiuso in piena zona Champions League, ma non si può considerare soddisfacente il cammino del Napoli, del quale era invece lecito aspettarsi un ulteriore miglioramento in classifica, sulla scia di Roma e Juventus. Assorbita una partenza choc (eliminazione precoce in Champions, persi molti punti a inizio campionato), la squadra di Benitez si è rimessa in careggiata ma l’infortunio di Insigne, proprio nel momento in cui il talento di casa si stava pienamente affermando e una rosa scarsa di qualità nella zona nevralgica del campo, hanno rallentato la corsa sul più bello.

Il top: Higuain

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L’attaccante argentino si sta confermando cecchino infallibile, molto probabilmente il miglior centravanti del campionato. Grande regolarità in zona gol anche dello spagnolo Callejon, che giustamente ha ottenuto la convocazione da parte della sua nazionale.

Il flop: Hamsik

Non me ne vogliano i tifosi azzurri, per il quale Marekiaro è un idolo assoluto, sta di fatto che la mia impressione è che da quando sulla panchina azzurra si è seduto Benitez, lo slovacco fatichi terribilmente a incidere in partita come accadeva fino a un paio d’anni fa. In generale stanno deludendo i centrocampisti centrali che per una ragione o per l’altra, non sembrano all’altezza di comandare una squadra di così alto livello.

PALERMO 7

Dopo un breve periodo di ambientamento, la squadra del confermatissimo Iachini (bravo stavolta Zamparini a non lasciarsi prendere dalla fretta di risultati) è letteralmente decollata, trainata dai satanassi offensivi Dybala e Vazquez. C’è tutto un girone di ritorno davanti a sé ma la salvezza pare quasi ipotecata.

Il top: Dybala

Promettente sin dai suoi esordi nel campionato italiano, l’ancora giovanissimo argentino – corteggiato dalla nazionale azzurra – è esploso in questa prima parte di stagione, tra gol, serpentine e giocate di gran classe. Tiro secco e preciso, tecnica e velocità, ha messo in mostra tutto il repertorio dell’attaccante di razza. Grande l’apporto del compagno di reparto Vazquez, trequartista magari lento ma di indubbia qualità.

il flop: Makienok

Poche chances non sfruttate appieno da questo danesone che in avanti si è fatto presto sopravanzare nelle preferenze di Iachini anche dall’attaccante dell’Under 21 Belotti. Pare destinato a cambiare squadra a breve.

PARMA 4

Tante attenuanti ma soprattutto tantissime colpe per una stagione da incubo. L’isola felice che agli occhi di tutti si dimostrava essere il Parma fino a un anno fa, si è volatilizzata nel corso di un’estate, dalla revocata partecipazione all’Europa League in poi. In attesa di un cambio di società e di una più imminente penalizzazione che andrà ulteriormente a disastrare una classifica che indica solo 9 punti, la discesa in B a questo punto, oltre che dolorosa e quasi scontata, appare anche oltremodo ingloriosa.

il top: Mauri

In un contesto difficilissimo sta emergendo il giovanissimo italo-brasiliano Jose Mauri, da poco maggiorenne e che con la punta Cerri ha fatto le fortune del vivaio parmense. Centrocampista aggressivo e di buona tecnica, è tra i pochi a salvarsi dal naufragio in corso. Bene anche l’attaccante Coda, classe ’88 all’esordio in A, prima di un lungo stop per infortunio.

il flop: Cassano

A tratti è ancora l’uomo in grado di fare la differenza, ma con la barca che affonda dovrebbe essere colui, insieme a Lodi, l’altro giocatore di maggior talento della rosa, a tirare la carretta. Invece da quando la situazione ha iniziato a incrinarsi, su di lui sono cominciate a girare le solite voci di mercato che lo danno già per sicuro partente.

ROMA 7.5

5 punti di distacco dalla Juve capolista non sono pochi, e sono frutto di una flessione evidente agli occhi di tutti nelle ultime due gare (derby capitolino acciuffato dopo un doppio svantaggio e pareggio sofferto contro il Palermo). Eppure la Roma è davvero l’unica con i mezzi tecnici che possa ambire realisticamente allo scudetto, forte di una rosa completa in ogni reparto. Peccato per la Champions League, dove i giallorossi pur non demeritando – oddio, qualche scoppola pesante si è presa – non è riuscita a superare il suo girone di ferro.

Il top: Totti

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Va per i 39 capitan Totti, eppure è ancora non solo leader e uomo simbolo della squadra, ma pure il migliore interprete in assoluto. Goleador, trascinatore, guida per i compagni, Garcia in qualche modo ne sta centellinando l’uso ma di fatto è sempre più difficile escluderlo dall’11 titolare. Ottimo anche l’apporto dei difensori Manolas e Yanga Mbiwa, che non hanno fatto pesare l’assenza del partente Benatia e confortante la crescita in mezzo al campo di Nainggolan.

Il flop: Iturbe

Con il dispiacere nel cuore, mi tocca inserire il suo nome nella casella nera. L’argentino, funambolo un anno prima all’Hellas Verona, sta pagando lo scotto di essere giunto a Roma con sin troppe aspettative, sull’onda di un investimento assai importante. Qualche sporadico exploit (il bel gol contro la Juve, qualche prestazione convincente soprattutto in Europa) ma per lo più tanto fumo e poco arrosto per lui. Ma il tempo è ancora dalla sua parte. Non pervenuto invece il terzino Ashley Cole, involuto e subito parso poco efficiente in difesa, tanto che gli è stato preferito ben presto l’arrembante greco Holebas, una delle sorprese di stagione.

SAMPDORIA 8

Mihajlovic in blucerchiato sta compiendo un autentico capolavoro, sull’onda della passata stagione. In chiusura di mercato ha sacrificato il bomber Gabbiadini e c’ è in atto una decisione importante sul futuro dell’altro attaccante Okaka, reo di aver litigato con allenatore e direttore sportivo. Sarebbe un grave errore smantellare in corso d’opera la squadra, nonostante sul mercato siano in dirittura d’arrivo due grandi colpi come Muriel, in attesa di ennesimo rilancio, e il vecchio Eto’o, che ha accettato di rimettersi in gioco pur di ritornare in Italia. Sarà difficile mantenere la terza posizione ma mai come quest’anno, la stagione è quella giusta.

Il top: Gabbiadini

Finchè è rimasto, è stato lui, giovane attaccante su cui ripongono enormi speranze azzurre, a guidare i compagni, con i suoi numerosi gol e colpi a effetto. Poi il richiamo del Napoli è stato troppo forte, soprattutto per le casse della società. Benissimo anche il funambolo Eder, il centrocampista cresciuto in casa Rizzo, mentre sono big a pieno titolo ormai Soriano, classico giocatore a tutto campo e il giovanissimo Romagnoli, difensore predestinato.

Il flop: Bergessio

L’argentino ha ruggito non appena ne ha avuto le possibilità, chiuso com’era prima dai tre frombolieri offensivi, titolari inamovibili. Nonostante diverse squadre siano in attesa di una sua risposta dal mercato di gennaio, per lui sembrano aprirsi nuovi scenari nel girone di ritorno in blucerchiato.

SASSUOLO 7,5

La salvezza è quasi ipotecata, ovviamente non per la matematica, nonostante l’ottimo bottino di punti, ma per la qualità del gioco espressa, per i risultati continui e positivi, per un impianto di gioco tra i migliori in circolazione e, perché no?, per un parco giocatori in alcuni casi di primissimo livello.

Il top: Zaza

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Golden boy Berardi sta segnando meno ma sta mantenendo appieno le promesse, dopo aver limato certe intemperanze caratteriali, Sansone mira a seguire le orme del compagno, con l’ambizione di arrivare nella nazionale dei “grandi”, in difesa è rinato Acerbi, che compone con Cannavaro – o Antei – un’ottima coppia centrale ed è stato azzeccato l’acquisto del terzino Vrsaljiko. Tanti nomi ma mi piace premiare il centravanti Zaza, sempre più a suo agio nei panni del bomber e del leader. Ormai titolare anche in nazionale, con Conte che subito ha puntato su di lui, è ancora in orbita Juve. Meriterebbe una chiamata da parte di qualche big, nel frattempo sta pensando bene di guidare il Sassuolo ben oltre una comoda salvezza.

il flop: Taider

Oddio, è un po’ ingeneroso etichettare l’ex interista come flop, ma è chiaro che su di lui si ponevano molte aspettative in mezzo al campo. Qualche guizzo c’è stato, eppure parte dietro gli inossidabili Magnanelli, capitano di lungo corso, e Missiroli. Ma spesso gli vengono preferiti da Di Francesco anche più esperti combattenti come Biondini e Brighi.

TORINO 5,5

Ripetere l’exploit della passata stagione, con tanto di conquista di un posto in Europa League, pareva utopistico, considerate le cessioni delle stelle Immobile e Cerci, ma in ogni caso non era in preventivo un campionato così tribolato, con la pecca di non essere riusciti a sostituire in maniera degna i due attaccanti. Chiude l’andata appena un passo sopra la zona retrocessione.

Il top: Bruno Peres

Terzino destro d’assalto, dotato di tecnica (da buon brasiliano) e velocità è una spina costante per gli avversari (vedi gol coast to coast segnato nel derby della Mole) e già nel mirino di squadre come la Roma. Ma Cairo, che già è tentato di vendere l’altro bravo terzino Darmian, farebbe un grave errore a privarsi di lui a stagione in corso.

Il flop: Amauri

Ok, sostituire Immobile, titolare in nazionale e ultimo capocannoniere del campionato di serie A era compito arduo per chiunque, figurarsi per uno come lui che, a discapito dell’esperienza, non è mai stato un grande goleador. Ma da qui a finire presto relegato in panchina ce ne passava, e invece… persino il giovane Martinez, agile ma piuttosto fumoso (eufemismo) in zona gol, è riuscito a rubargli il posto da centravanti.

UDINESE 6,5

Troppo altalenante il rendimento della squadra friulana, alle prese con l’anno zero della sua storia, dopo la lunghissima e fortunata gestione Guidolin. Stramaccioni era desideroso di rimettersi presto in carreggiata e tutto sommato a Udine sta dimostrando di non essere tutta fuffa, ma anzi di possedere il pedigree dell’allenatore vincente. Questa in corso pare però la classica stagione di transizione.

Il top: Thereau

Con l’eterno Di Natale fuori classifica, elemento insostituibile e a cui, come Totti, hanno donato l’elisir dell’eterna giovinezza, è salito sugli scudi il suo principale partner offensivo, il francese Thereau, a lungo protagonista con il Chievo. Prolifico e convincente, a suo agio da prima punta come da fantasista a supporto, si è dimostrato assai affidabile.

Il flop: Muriel

Di contro pare inspiegabile la caduta di rendimento di Muriel, attaccante colombiano dalle immense potenzialità ma che a Udine, in un ambiente solitamente favorevole a chi voglia crescere e maturare in fretta, non è riuscito a mantenere le promesse di Lecce. Ormai certa la fine della sua avventura bianconera già col mercato di gennaio, deve assolutamente recuperare il tempo perduto. A nemmeno 25 anni è ancora in grado di diventare un big

VERONA 5

21 punti sono un buon viatico per la salvezza, considerando poi il ritardo delle avversarie, ma – come per il Torino – il divario con le bellissime prestazioni della scorsa stagione è stato sin troppo evidente e di fatto la squadra pare arrivata alla fine di un ciclo che Mandorlini in 5 anni è riuscito a portare dalla Lega Pro a un passo dall’Europa. Obiettivo salvezza che resta a portata di mano ma occorre un atteggiamento diverso in campo, una determinazione che troppe volte è mancata e magari pure una maggiore sicurezza nei propri mezzi

Il top: Nico Lopez

Non è ancora titolare fisso e non è riuscito nell’immaginario dei tifosi gialloblu a sostituire Iturbe, giocatore di altra categoria a questi livelli, eppure il 21enne uruguaiano è stato uno dei pochi a saper ingranare la marcia quando occorreva, assistendo un altrimenti isolatissimo Toni e segnando con abbastanza regolarità

Il flop: Marquez

Presentato in pompamagna, sull’onda di un prestigioso curriculum e di un notevole mondiale disputato con il Messico, doveva sistemare un reparto, quello difensivo, che lo scorso anno era parso quello più debole della squadra. E’ risultato invece molto vulnerabile, dal passo lento (non che in gioventù fosse molto veloce ma a quasi 36 anni la cosa diventa più pesante) e sovente falloso. Poco impiegato anche Saviola, che pure nelle pochissime occasioni in cui il mister gli ha dato fiducia, ha dato positive risposte, e scarsissimo l’apporto in regia del greco di ritorno Tachtsidis, davvero troppo impreciso e disattento in un ruolo chiave

 

 

Il Punto sulla Serie A. Ma cos’ha detto poi di così eclatante Totti? Il problema è l’inadeguatezza degli arbitri italiani, condizionati da mille fattori!

Ieri sera abbiamo assistito inermi a una gara di cartello (forse l’unica dell’intero campionato italiano) rovinata, o quanto meno fortemente compromessa, dall’arbitro di turno (Rocchi, non certo l’ultimo arrivato). Juventus e Roma hanno ben battagliato sul campo, giocando ad armi pari e testimoniando, specie nel primo tempo, di poter competere con quotate squadre europee, viste l’intensità messa in campo, la corsa e la tecnica dei propri giocatori. Latente era il nervosismo, palese la dietrologia, visti i precedenti tra le due squadre. Purtroppo, come detto, non tutto è filato liscio e le esternazioni di capitan Totti a fine gara hanno sollevato un ulteriore polverone. Ma in fondo che ha detto di così eclatante il campione giallorosso? Ok, si tratta di un (autorevole) professionista, di un simbolo – per molti – dell’intero stantio movimento calcistico italiano ma in un momento di rabbia ha detto ciò che pensano più o meno tutti gli italiani (meno che gli juventini e i pochi neutrali). E’ indubbio che abbia esagerato, che a Roma vi sia una sorta di vittimismo nei confronti dei club metropolitani del Nord ma, visto da qua, è vero anche il contrario: quante parole sentite contro Totti! Passando da un canale locale all’altro, parlo di emittenti quasi esclusivamente lombarde, era evidente il disprezzo per le sue esternazioni. Per una volta tutti uniti, i solitamente nemici giornalisti-ultrà di quelle infime trasmissioni. Invece Francesco, ripeto, esagerando a caldo sul tema, ha riportato per un’altra volta in luce l’annosa questione della sudditanza, che però in questo caso va oltre. Possibile che i nostri arbitri, così apprezzati e stimati all’estero (solo pochi mesi fa Rizzoli ha arbitrato la finalissima del Mondiale brasiliano, per dire) inevitabilmente da noi combinino disastri? Ieri c’è stato un autentico black-out! Punizione, anzi rigore, anzi, ribattiamola, no, sentiamo che dicono i miei assistenti… ah, ok, di nuovo rigore. Aspetta però che riequilibra il tutto, dopo un minuto, ecco un rigore, un abbraccio tra due contendenti lontani dalla zona calda dell’azione e che nemmeno guardavano alla porta. Ora sono tutti contenti, io ho sbagliato due volte ma almeno siamo di nuovo pari. E poi va in vantaggio la Roma, comincia il nervosismo, già avevo espulso l’allenatore prima per proteste (ma va?). Giù cartellini gialli, così tengo in pugno la partita (ooohhh!), poi ecco un altro rigore quanto meno dubbio (dentro l’area? Fuori? L’ha toccato veramente?). E alla fine mi concedo altri due espulsi e dulcis in fundo convalido una rete anche se a rigor del regolamento (ma il calcio d’altronde è l’unico sport dove occorre “interpretare”) forse la si poteva annullare per fuorigioco, visto che la visuale del portiere era coperta! Insomma, il caos era come minimo prevedibile. Ma ciò che mi ha colpito è che una bella gara sia stata incanalata, per evidenti limiti dell’arbitro (più di testa che non puramente tecnici, perché si sta parlando di uno dei migliori su piazza) su questi binari. Peccato veramente!

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Per il resto, nella giornata calcistica abbiamo assistito all’ennesima gara deludente, deprimente, incolore dell’Inter. Spiace constatarlo, perché avevo annoverato i nerazzurri come possibili outsider – non ovviamente per il titolo – considerandoli rinforzati rispetto a un anno fa. Ma a quanto pare i limiti caratteriali della squadra sono evidenti e, cosa ben più grave, in assenza dei senatori (capitan Zanetti, Cambiasso, Samuel, Stankovic e Milito) a mancare è il senso di appartenenza ai colori, lo spirito di squadra, la coesione, il gruppo, tutti elementi invero fondamentali per ricostruire le basi. E poi, diciamolo, pur essendo io sempre stato un sostenitore – e difensore – di Mazzarri, entusiasmato dalla sua carriera in crescendo, da Acireale a Napoli, passando per i trionfi di Livorno e Reggio Calabria, fino all’approdo all’Inter, il bilancio è davvero misero. L’attenuante del primo anno, del salto in una squadra così importante, dopo il capolavoro compiuto a Napoli, riportato in zone altissime di classifica, ci poteva stare ma ora gli si chiede di più, quanto meno di rivedere il suo timbro, la sua mano, la stessa che appunto sotto il Vesuvio aveva fatto spesso la differenza, consentendo ai suoi uomini di giocarsela ad armi pari con avversarie più quotate, almeno se la si metteva sulla vis pugnandi. Niente di tutto questo si sta vedendo a Milano, dove pare davvero che Walter abbia smarrito la bussola. Diversamente da Inzaghi che almeno sta offrendo ai suoi tifosi tutto quello che la sua squadra, indubbiamente con dei limiti di organico rispetto al glorioso passato, possa in questo momento dare. Vola la Sampdoria che, approfittando di un calendario abbastanza abbordabile, ha ingranato la marcia e sembra non fermarsi più, con grande convinzione nei propri mezzi. Una sicurezza che le vittorie in serie aiutano certamente ad accrescere. Poi con Gabbiadini, Okaka e Romagnoli ormai lanciatissimi sognare qualcosa in più della salvezza sembra legittimo. Già, e qui tocco un punto che a me fa irritare. Ma davvero squadre come la Sampdoria, la spigliata Udinese di un redivivo Stramaccioni (che ieri per un’ingenuità difensiva di Widmer, che ha causato allo scadere un rigore, ha gettato tre punti che l’avrebbero fatta appaiare alla Roma), il Verona che, pur cambiando gran parte degli interpreti si sta confermando sui livelli dello scorso anno, o il Genoa la devono già smenare con la storia dei 40 punti? Ma che significa, che poi si mollano gli ormeggi e si naviga a vista? Dai, un campionato così livellato in basso, squadre così possono dire la sua, far sognare i propri tifosi. Un po’ di entusiasmo non guasta, invece pare ormai radicata questa ossessione del compitino, dei 40 punti. Forse è solo scaramanzia, forse realismo, però ogni tanto mettere le ali non guasterebbe, non per forza si deve fare la fine di Icaro. Buone vittorie di Lazio e Fiorentina, squadre che hanno i mezzi per un campionato di alta classifica, mentre saluto volentieri l’affermazione dell’Empoli che finora, pur giocando bene, non aveva raccolto granchè. La squadra toscana, vero esempio di programmazione fatta in casa, non sta patendo molto il salto di categoria e credo possa giocarsela per la salvezza. Continuano a deludere invece tre buone protagoniste dello scorso campionato, Parma – con una rosa assai incompleta in queste prime gare -, Torino (fortemente ridimensionato dopo le cessioni di Immobile e Cerci, checchè ne dica il patron Cairo) e Sassuolo, infarcita di talenti ma invero assai incostante. E poi il Chievo che, se non fosse per l’inaspettato, quanto meritato, exploit esterno contro il Napoli, sarebbe ultimissimo. Urge cambio di mentalità se si vuole conseguire l’ennesima bella salvezza!

Serie A: flop Napoli, boom di reti tra Inter e Milan. Intanto in Inghilterra brilla la stella di Graziano Pellè

E’ iniziato il campionato da due sole partite. Ieri qualche fuoco d’artificio è stato lanciato, specie dalle milanesi ma la sensazione che i quadri tecnici della serie A siano piuttosto sbiaditi è lampante. Juve e Roma già a correre, a vincere con il minimo sindacale, senza dannarsi troppo l’anima, e assieme a loro un Milan assai diverso da quello dimesso delle ultime stagioni ma che indubbiamente non sembra avere il pedigree della squadra vincente. Spettacolo in avanti indubbiamente, un Menez in stato di grazia e in genere buone trame offensive a mascherare quelle che sono mostruosità in terza linea. Inzaghi, tecnico assai promettente e dalla giusta mentalità, dovrà lavorare parecchio per trovare equilibrio fra i reparti. L’Inter umilia il Sassuolo, con identico punteggio dello scorso anno, la Viola senza Pepito fatica tremendamente in zona gol (ancora a secco, nonostante le innumerevoli occasioni ma pure Pinilla poteva far male e allora a sorridere sarebbe stato il Genoa). Buoni squilli da Atalanta e Sampdoria (bella la coppia Gabbiadini-Okaka con l’ex romanista finalmente al top, avendo trovato il giusto mix tra indubbie qualità tecniche e strapotere fisico. Ma l’exploit vero lo ha compiuto il Chievo, capace di espugnare il San Paolo di Napoli. La squadra di Benitez è in evidente crisi. Probabilmente ne uscirà ma prevedo una stagione assai difficile per i partenopei, ancora scossi dalla precoce eliminazione di Champions. Stasera personalmente ho grande curiosità per il debutto della stella Saviola al fianco di Toni alla guida dell’attacco gialloblu dell’Hellas contro il Palermo. Tra l’altro dopo un bel po’ di tempo tornerò allo stadio e l’emozione che sa regalare il Bentegodi è sempre palpabile!

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Ma l’Italia del calcio in questi giorni guarda anche oltre Manica. Balotelli? No, grazie, che se la spassi con le parrucchiere inglesi che è meglio. Scriviamo piuttosto del salentino Graziano Pellè, per alcuni ancora ingiustamente etichettato come quello che “da noi” non segnava mai. Ma, dati alla mano, ora che di gol ne segna in modo alquanto naturale anche in Premier, non basta più sbolognare la cosa come “ma tanto in Olanda i gol li sanno fare tutti!”. Sì, come no? Come fosse semplice per ogni attaccante siglare 50 gol in due stagioni di campionato col Feyenoord. Da tempo non siamo più il centro del mondo calcistico e se Pellè in Europa sta esplodendo, seppur tardivamente (nel 2015 compirà 30 anni tondi), un motivo valido ci sarà. Complimenti ai nostri ragazzi che all’estero tengono alta la nostra bandiera. Lui, ma anche Santon, Donati, Fausto Rossi, sperando che i due ex frombolieri del Toro Cerci e Immobile si sappiano disimpegnare anche in contesti davvero impegnativi e competitivi.

 

Preferivo il Napoli di Mazzarri a quello di Benitez

Era da qualche tempo che stavo covando l’idea di scrivere qualcosa sul Napoli di Benitez. Lo faccio alla vigilia di un campionato che magari poi riuscirà anche a vincere (ma il mio pronostico in realtà lo vede in zona Europa League, visto che prevedo un inserimento dell’Inter in zona preliminari di Champions.. ecco, ormai l’ho detto!) e con un giorno di mercato ancora utile per tentare di migliorare ancora la rosa, dopo i tanti nomi sfuggiti.

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Che Benitez sia un tecnico che fa giocar bene a calcio le sue squadre è indubbio: ha la mentalità spagnola, quindi gioco propositivo, a testa alta contro tutti, giocatori (in teoria) tutti in grado di cavarsela tecnicamente e ricerca di un calcio offensivo. Tuttavia, la cosa migliore che ha fatto è stata quella di uscire dai gironi della Champions l’anno scorso, pur arrivando a pari degli altri, in un girone di ferro. Tutti abbiamo negli occhi le belle partite disputate in Europa, senza timori reverenziali e col piglio delle grandi. Invece in campionato, bisogna ammetterlo, la squadra partenopea, pur inanellando tantissimi punti e mai a rischio quarto posto, non è mai stata realmente in corsa per il titolo, stravinto dalla Juventus dei 100 punti, ma pure lontana dalla Roma rivelazione di Garcia. Ammetto che non mi era piaciuto il modo in cui si era concretizzato il passaggio di consegne tra “Piangina” Mazzarri e il tecnico iberico. Ok, è nello stile del Presidente, è un uomo di spettacolo e ci stanno i grandi proclami, però tutto questo sbarazzarsi in un sol secondo di un passato comunque più che dignitoso (culminato in un secondo posto in campionato) mi sembrava francamente eccessivo, come se tra i due allenatori, caratteristiche tattiche a parte, vi fosse una categoria di mezzo. Tutto questo credo fosse stato ingeneroso nei confronti di Mazzarri. Oltretutto, diciamolo chiaramente, il tecnico livornese aveva un super Cavani in canna, ma a Benitez avevano consegnato su un piatto d’argento al suo arrivo gente come Higuain e Albiol, talenti come Callejon e Mertens, cui si sono aggiunti strada facendo Jorginho e Henrique, senza tener conto chune erano stati trattenuti gioielli come Hamsik (pupillo di Mazzarri ma secondo me mai in sintonia con Don Raffaè e Zuniga). Una squadra migliorata in ogni reparto il Napoli di Benitez, questa la percezione di tutti, legittima, come pure il fatto che si sia quasi sin da subito affidato a stranieri, per la maggior parte di matrice “latina”. Estromesso subito Paolo Cannavaro, con Maggio riportato terzino fino all’arrivo del già citato brasiliano Henrique, con Insigne mai del tutto lanciato tra i titolari, e tuttavia la formula sembrava funzionare. Ma, venendo ai bilanci, dopo una pesante e precoce eliminazione europea, contro una squadra sì di tutto rispetto come l’Athtletic Bilbao, ma pur sempre alla portata, almeno sulla carta, cosa possiamo dire? Che io, personalmente, tutti questi miglioramenti apportati da Benitez non li ho notati. Anzi, con Mazzarri mi pareva che la squadra avesse una sua identità più precisa, un’aggressività e una carica agonistica qui sconosciuta, persino – mi vien da dire – ma è un pensiero retroattivo, un maggior attaccamento alla maglia. Contro il Bilbao, squadra basca e con in campo tutti elementi provenienti dal loro vivaio, pescati tra i Paesi Baschi, di cui i biancorossi si fanno portavoce e simbolo, in campo quanti italiani c’erano fra le fila del Napoli? Ma non voglio farne una questione retorica o nazionalista – che pure alla luce dello stato deprimente del calcio italiano sarebbe plausibile -, solamente porre l’attenzione sull’utilità a questo punto del ricorrere a tutti i costi al nome (di grido?) internazionale. Gonalons, Lucas Leiva, Fellaini… quanti nomi rimbalzati per tutta l’estate, e alla fine eccoti arrivare il giovane difensore belga Koulibaly al posto di un Astori finito a Roma ma qui mai realmente valutato e un David Lopez dall’Espanyol, non uno Xavi Alonso ma nemmeno un Illarramendi, per dire. Eppure stanno facendo di tutto per piazzare Dzemaili, dopo aver già ceduto al migliore offerente un mediano mai domo come Valon Behrami. Mah, magari verrò smentito, ma sinceramente sono molto perplesso della piega che sta prendendo la società, con tutto l’affetto e la stima vera che provo per gli amici napoletani.

Il punto sulla Serie A: ecco perchè la Juventus parte ancora favorita

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Manca davvero poco ormai all’inizio del campionato. Come sempre altrove i giochi seri sono già iniziati, visto che in Ligue 1, Premier League e altre, come ad esempio la Eredivisie, già si gioca per i tre punti, mentre sono prossimi allo start pure Bundesliga e Liga. Mentre qui da noi addirittura si sta discutendo se posticipare l’inizio delle scuole per consentire alle famiglie di godersi qualche tardivo giorno d’estate che mai come quest’anno si è fatta attendere, anche la serie A pare più indietro di tutti,e non solo per via del calendario. E’ stato davvero un calcio mercato povero, addirittura peggio di quello dello scorso anno, dove almeno giunsero in Italia alcuni “nomi” ancora di grido come Higuain e lo sfortunato Gomez che, andandosi a sommare ad alcune liete sorprese (Iturbe, i napoletani Callejon e Mertens) fecero andare in attivo il bilancio. Ok, non tutto è ancora definito ma sembra che siamo sempre più destinati a diventare un mercato export più che d’importazione, laddove sono ancora nomi caldi quelli di big come Vidal, Benatia e Cuadrado, dati per persi, ceduti al miglior offerente, ma pure il made in Italy, proprio quello da cui si dovrebbe ripartire con vigore e convinzione, ha intrapreso questa tendenza, con le cessioni del capocannoniere Immobile e quelle, probabili, di Cerci e Destro.

In mezzo a questo quadro desolante, le nostre squadre sempre meno dispongono di mezzi per competere a certi livelli ma,come visto,anche sul fronte interno latitano le grandi manovre, se è vero che la Juventus, tre volte campione d’Italia, ha attecchito con nomi buoni ma solo come seconde linee (Romulo, Pereyra), andando, come l’Inter o il Milan sull’usato (e svincolato) sicuro, acquistando a costo zero Evra, mentre le altre si sono rimpolpate l’organico con gente come Vidic, Alex o Menez. L’usato sicuro funziona anche per le medie piccole e in tal senso il colpo migliore sembra averlo fatto l’Hellas Verona che, con il pluridecorato e attempato Rafa Marquez (protagonista di un ottimo Mondiale), vuole replicare le fortune fatte l’anno scorso con Toni. Il vero ribaltone semmai è stato in panchina, dove al posto di un Antonio Conte, già visibilmente insofferente sul finire della scorsa stagione (l’ennesima in campo nazionale per i bianconeri), alla Juventus è finito quel Massimiliano Allegri, reietto rossonero e desideroso di rivincita.

Sull’ancora giovane tecnico livornese i giudizi sono spesso trancianti, e specie i milanisti, si dividono in chi lo ha supportato, riconoscendogli meriti, e chi (la maggioranza) lo ha mal sopportato, considerandolo al più un allenatore mediocre. Io, da esterno, non essendo tifoso rossonero, non giudico così negativamente il suo percorso alla guida del Milan, considerando che da tempo non era quella società stellare, pluri vincitrice in Europa ai tempi di Carletto Ancelotti. Il ridimensionamento era già pienamente in atto quando giunse il Conte Max da Cagliari. E in dote ha lasciato comunque uno scudetto strameritato, un altro sfuggito per pochissimo e una terza stagione conclusa, comunque la si veda, con la qualificazione in Champions League (e lì già si era orfani di assi quali Ibra e Thiago Silva). Sorvolo sull’ultima stagione lasciata a metà, ma mi pare che i tempi al Milan siano piuttosto confusi, come l’effimera gestione Seedorf ha confermato.

Allegri non avrà le stimmate del fuoriclasse, non sarà mai un Mourinho, un Del Bosque, un Capello, nemmeno un Conte, quello salentino, ma a mio avviso è un buon allenatore che, sempre che non gli smantellino all’ultimo giorno di mercato la squadra, può far calare il poker di scudetti alla Juventus, anche se sono consapevole che il contraccolpo psicologico del brusco cambio tecnico possa in qualche modo influire sugli esiti, rendendo forse meno scontati certi verdetti.

Comunque, mi sbaglierò, io vedo ancora favorita la Juve per il titolo, seguita dalla Roma e dall’Inter. Molti, credo di percepire come la maggior parte degli sportivi e addetti ai lavori, stanno indicando negli uomini di Garcia i veri favoriti per il titolo ma io penso che ci siano ancora dei margini per arrivare al grande traguardo. Acquisti come quello del terzino Cole vanno certamente a impreziosire il bagaglio tecnico e di esperienza dell’intera rosa, a cui va aggiunto tutto il giovane estro di Iturbe, oltre al ritorno di Strootman e la conferma di Gervinho, ma bisogna anche dire che sarà difficile ripetere una stagione da più di 80 punti. Non che i mezzi non ci siano, ma mi pare che l’anno scorso abbia funzionato proprio tutto in casa Roma, per nulla accreditata alla vigilia di finire poi per diventare l’antagonista principale della Juve, finite presto fuori dai giochi le due milanesi. Quest’anno, come da mio pronostico più sopra azzardato, credo la parte della Roma possa farla l’Inter. Mazzarri difficilmente sbaglia due stagioni consecutive, sempre che vogliamo considerare fallimentare quella precedente (a mio avviso non lo è stata, considerando le macerie da cui doveva ripartire) e la rosa pare sensibilmente migliorata, specie a centrocampo e in difesa. Meno bene vedo il Milan, anche se ho fiducia nelle capacità di Inzaghi come giovane mister (ma con una squadra non propriamente all’altezza il rischio di uno Stramaccioni bis, facendo un parallelo con l’entusiasmo che accompagnò l’esordiente tecnico romano alla guida dei nerazzurri due anni fa,  è molto concreto). Il Napoli invece mi pare, non indebolito, per carità, ma nemmeno così migliorato come in tanti vogliono far credere. E poi tutta questa fretta di svendere Behrami (addirittura all’Amburgo) e Dzemaili, per puntare solo su elementi stranieri tutti da vedere all’impatto con la serie A (sì, parlo pure dell’enigmatico Fellaini, autentico flop a Manchester, solo parzialmente risollevatosi con un discreto mondiale ma anche dell’acerbo Coulibaly) mi rende scettico sinceramente. Sarà comunque un campionato dai contenuti tecnici modesti, a meno che non arrivi sul filo di lana qualche grande colpo in super saldo (meglio dire, in regalo), vedi Falcao che, realisticamente, mi pare utopistico accostare alla Juventus, come da più giorni a questa parte si legge in giro (e… non solo su Tuttosport!). Se davvero però prendesse stanza a Torino, allora il mio pronostico tenetelo davvero buono!

Il pagellone della serie A! Top, flop, rivelazioni, conferme, cadute, sorprese. Squadra per squadra i miei giudizi

Juventus Campione d’Italia a suon di record (102 punti, 19 vittorie su 19 in casa i più eclatanti!), Parma che agguanta in un finale thrilling la qualificazione all’Europa League ai danni di uno sfortunato Torino e di un redivivo Milan. In coda invece era già tutto deciso, col Catania che si è svegliato davvero troppo tardi.

Ecco nel dettaglio le mie opinioni al riguardo, squadra per squadra:

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ATALANTA 6,5

Partita molto male, meno brillante rispetto ai due campionati precedenti, da dicembre in poi ha messo la marcia, arrivando a cullare il sogno di agguantare il treno per l’Europa League, quest’anno particolarmente affollato. Poi è subentrato un calo fisiologico ma resta una buona stagione, specie in elementi come Bonaventura, che ha fatto un ulteriore step verso la piena affermazione (pronto per una squadra di più alta levatura) e l’esordiente prodotto del vivaio Baselli. Il regista dell’Under 21, dopo la buona esperienza di Cittadella ha oscurato Cigarini, arrivando più volte a farsi preferire nelle scelte di Colantuono e gli occhi della Juventus sono ormai tutti per lui. Impennata di rendimento pure per l’ex bambino prodigio Brivio, conferme per Consigli e il solito Tanque Denis, nonostante una flessione nel finale; male soltanto il talentuoso attaccante croato Livaja, al passo d’addio all’Italia, dopo troppe intemperanze dentro e fuori dal campo: deve maturare.

BOLOGNA 4

Disastro su tutta la linea, ma le colpe sono da attribuire soprattutto alla società che in fase di mercato ha davvero sbagliato su tutta la linea, non sostituendo adeguatamente Gilardino a luglio e vendendo il gioiello Diamanti a gennaio quando già la situazione era piuttosto complicata. Ciliegina sulla torta la cacciata di Pioli nel contesto di un organico davvero povero. Malissimo i nuovi acquisti Cristaldo (vivace ma inconcludente) e Cech, per non parlare di Bianchi, mai così abulico, in pericolosa fase involutiva; in crisi di identità Acquafresca, a soli 27 anni sembra già in debito d’ossigeno, non sono cresciuti nemmeno i talenti stranieri Khrin e Sorensen, salviamo solo i due greci Konè e Lazaros e il terzino Morleo che se non altro hanno garantito impegno costante. Qualche colpa ce l’ha anche Ballardini, incapace di dare un gioco alla squadra, veramente troppo sterile in fase offensiva.

CAGLIARI 6

La sufficienza è risicata, la squadra non ha giocato al livello delle precedenti stagioni, sempre terminate con salvezze tranquille. Una salvezza che, a conti fatti, non è mai stata messa in discussione nemmeno quest’anno (ma ci si è salvati con poco più di 30 punti, a sottolineare lo scarso livello tecnico delle rivali) ma che è stata accompagnata da vari problemi extracalcistici, dai problemi annosi relativi allo stadio all’imminente cambio societario, con i problemi annessi di Cellino. In mezzo a tutto ciò, a gennaio è stato pure sacrificato il gioiello Nainggolan mentre per l’ultima volta (molto probabilmente) è stato trattenuto l’altro crack Astori, che comunque non ha disputato il suo miglior campionato. In calo di rendimento rispetto a 12 mesi fa l’enfant du pays Sau, alle prese con diversi problemi fisici, al pari di Cossu e Pinilla. Altalenante Ibarbo, benissimo nella prima parte di stagione, così così nella seconda, spesso fuori dall’11 titolare. Promette bene il terzino del vivaio Murru, che ha guadagnato tanto minutaggio, è cresciuto in personalità anche Ekdal. Dalla cessione di Agazzi c’è stato pure il nodo portiere da sciogliere: insomma, alla fine, la salvezza è stato un mezzo miracolo, considerando questi fattori.

CATANIA 4,5

Fine di una bellissima avventura, culminata nella passata stagione ma il sentore che si possa ricostruire con serenità il futuro prossimo, sulla falsariga dei corregionali del Palermo. Col senno di poi è parso troppo azzardato cedere tutti insieme Lodi (poi rientrato ma visibilmente ridimensionato dalla non memorabile breve esperienza genoana), Gomez, Marchese, mal rimpiazzati… senza considerare che a lungo sono rimasti fermi elementi cardine come gli argentini Bergessio e Barrientos. Non ha giovato nemmeno il continuo viavai in panchina: una stagione che sul finale pareva potersi rimettere in carreggiata ma orami era davvero troppo tardi per la squadra etnea nel frattempo affidata a Pellegrino che, a mio avviso, merita la conferma in B.

CHIEVO 5,5

Ok la salvezza, l’ennesima della storia del Chievo, ma mai come quest’anno è stata così tribolata e tutt’altro che scontata. Mi chiederete: e allora come mai non dai la sufficienza piena? Beh, perché sembra che sia giunta più per demeriti altrui onestamente. Sono di Verona e seguo da vicino la squadra “di quartiere”, la stessa che appunto da anni ci aveva abituati a risultati straordinari ma che erano diventati quasi ordinari. Però all’insegna del gioco, della spensieratezza, della semplicità. Quest’anno poco gioco, pochi interpreti di qualità, tanta confusione anche in fase di mercato. A Sartori e Campedelli direi che è andata bene ma si devono evitare certi errori per il futuro, soprattutto è da potenziare l’organico, specie in attacco, vista la scarsa affidabilità di Thereau, lontano parente del cecchino di 12 mesi prima e la flessione di capitan Pellissier. Nota di merito per Paloschi, in doppia cifra e sempre più maturo e responsabile, plausibile erede di Pippo Inzaghi, al quale da sempre viene paragonato. Male il reparto mediano, imperniato su un indomito capitan Rigoni, non attorniato da elementi di grande valore tecnico. Benissimo sul finale il portiere Agazzi, qui solo di passaggio.

FIORENTINA 7

Parere del tutto personale, ho preferito la squadra dell’anno scorso, forse per la novità di gioco che Montella si era portata in dote da Catania, riuscendo a tradurla in maggiore qualità a Firenze, considerati i più validi interpreti. Ceduti i gioielli Jovetic e Ljaijc si puntava tutto (giustamente) su una coppia potenzialmente da urlo, quella formata da Gomez e Rossi. Purtroppo il primo non si è in pratica mai visto, mentre il secondo, per metà stagione, è stato la vera sensazione del torneo, cannoniere infallibile, goleador capace di segnare in tutti i modi. E’ tornato si spera in tempo per i Mondiali. In mezzo tanta qualità ma senza i punti di riferimento offensivi anche giocoforza tanta manovra sterile, con Valero spesso e volentieri a incantare, avendo spostato più in avanti il suo raggio d’azione. In ripresa Aquilani che si è riappropriato di una maglia azzurra e, alla luce del suo miglior campionato in carriera (tolti i primi anni giovanili alla Roma) può legittimamente ambire a un posto per Brasile 2014, conferme da Rodriguez, Vargas e Pasqual. Rendimento altalenante per Ilicic e Neto, in porta servirebbe più tranquillità. A conti fatti il quarto fatto è un ottimo traguardo ma a mio avviso si può ancora migliorare, ad esempio a lungo in Europa la squadra gigliata ha dato l’idea di poter arrivare fino in fondo, così non è stato.

GENOA 5

Rosa alla mano, ci si attendeva di più, e pazienza se si è sbagliato allenatore all’inizio. Troppa confusione in sede di mercato, ma purtroppo non è una novità (da anni a Genova non si riesce a creare uno zoccolo duro), troppa anche dal punto di vista tattico con giocatori perennemente scambiati di posizione (a volte con risultati eccellenti, vedi i casi di Antonelli, Marchese e Antonelli, a volte col risultato di creare imbarazzo a validi elementi, vedi Bertolacci, che spesso cambia posizione in corso d’opera). In avanti Gilardino ha cantato e portato la croce, scendendo di rendimento solo nel finale (e questo forse gli è costato una convocazione azzurra che invero avrebbe meritato), benissimo hanno fatto Vrsaljko, purtroppo appiedato per quasi tutto il girone di ritorno e l’acrobatico portiere cresciuto in casa Perin, spesso imbattibile e plausibile erede di Zenga, che ricorda in molti fondamentali. Discreto l’apporto del greco Fetfatzidis, in possesso di buone qualità tecniche, tuttavia poco incisivo per essere un trequartista. Malino gli innesti di gennaio De Ceglie e Motta (meglio comunque quest’ultimo), il ritorno di Sculli, mentre promette bene un altro protagonista di uno storico recente scudetto primavera rossoblu, il mediano Sturaro. La resa incondizionata sul finale di stagione giustifica la mia pesante insufficienza.

INTER 6

Sufficienza ma nulla di più: era il minimo migliorare la disastrosa stagione scorsa. La positiva partenza aveva illuso un po’ tutti nell’ambiente nerazzurro ma Mazzarri si è limitato in pratica a gettare le basi per il futuro qualora decidesse di rimanere. Nel frattempo Thohir si è impossessato dell’Inter e ora inizierà la sua vera campagna di rafforzamento. Diamo atto al tecnico ex Napoli che non aveva un organico da terzo posto: tuttavia non si possono giustificare i tantissimi punti persi in casa anche contro squadre nettamente inferiori e in generale la scarsa propensione al gioco, spesso finalizzato, fino alla tardiva esplosione del bad boy Icardi, dal solo imprescindibile Palacio. Hernanes, giunto a gennaio, deve diventare leader; solo sul finale si è visto cosa può fare il talentuoso ventenne Kovacic, tenuto tantissimo in naftalina, mentre Guarin ha risentito pesantemente della mancata cessione di gennaio, che lui per primo non si auspicava. Solo sul finale è riemerso Ranocchia, un difensore che ha bisogno di sentire la fiducia per rendere al meglio (ma questo a lungo andare può diventare un grosso limite), mentre in una difesa in cui ha deluso Campagnaro, hanno ben impressionato Handa, Juan Jesus e a sorpresa Rolando. Mazzarri ha dimostrato di saper far rendere al massimo l’organico (vedi l’affermazione di Jonathan e Alvarez) ma per l’anno prossimo bisogna ambire a qualcosa di più.

JUVENTUS 9

Atteniamoci solo al campionato, evitando di disquisire sull’amaro epilogo europeo, mai come quest’anno alla portata. Dove può migliorare questa Juventus dei record? Dei tre scudetti consecutivi, impresa difficile in tempi recenti, dei 102 punti (!), delle vittorie casalinghe in serie? Della miglior coppia d’attacco del campionato (i due nuovi arrivati di luglio Tevez e Llorente)?, della difesa in blocco della Nazionale? Di un allenatore tra i più appetiti d’Europa? Nella mentalità! Se in Italia la superiorità è stata schiacciante, a parte due cadute a vuoto, leggasi due, al cospetto di una doppia vittoria contro la diretta avversaria di quest’anno (la Roma), in Europa si è visto come si debba cambiare registro, giocarsela più a viso aperto, con maggiore intensità: non ci si può permettere di controllare la gara, di difendere il risultato. Lì si deve crescere, si deve fare il salto di qualità, indipendentemente dai movimenti di mercato, mentre mi pare di vitale importanza trattenere con ogni mezzo l’allenatore Conte.  A livello individuale, oltre ai già citati e decisivi attaccanti, sugli scudi Pogba (prossimo Pallone d’Oro nel giro di pochi anni), Vidal e Marchisio che si sono alternati a seconda dei rispettivi infortuni e gli eterni Buffon e Pirlo. Anche Caceres ha fatto il suo, sostituendo per lunghi tratti Barzagli, scavalcando nelle gerarchie un ancora incerto Ogbonna, mentre per il futuro si dovranno valutare le posizioni degli epurati Quagliarella e Vucinic, e di un deludente (oltre che ininfluente) Osvaldo.

LAZIO 5,5

Reja è riuscito parzialmente a raddrizzare una stagione nata malissimo, all’insegna di una rosa perennemente incompleta a causa dei più svariati motivi. Tuttavia nessun obiettivo è stato centrato nonostante una buona rincorsa nel girone di ritorno, coinciso col ritorno di alcune pedine importanti come Mauri, Klose, Radu e Lulic, a lungo assenti. Molto positivo il torneo di Candreva, spesso decisivo e mai così prolifico e  l’impatto di Keità, fiore all’occhiello di un floridissimo vivaio che, dopo Onazi, è pronto a lanciare l’anno prossimo i vari Tounkara e Minala. Si potrebbe ripartire da lì, vista la bontà dell’organico in generale e una struttura dietro molto solida. Che sia il caso di lanciare in panca il più piccolo dei fratelli Inzaghi?

LIVORNO 4

Spiace bocciare inesorabilmente i  labronici ma la classifica – davvero misera – sta a testimoniare di un campionato vissuto sempre sull’orlo del precipizio, escluso un interessante avvio, nel quale la squadra di Nicola, sorretta da un rinnovato entusiasmo, era riuscita a sorprendere non poco anche squadre molto più attrezzate. Col tempo però si sono palesati limiti di organico, di qualità generale della rosa, di esperienza. Paulinho si è dimostrato attaccante da altri palcoscenici, alcune perle le ha regalate anche l’esperto – ma esordiente assoluto a questi livelli – Emerson, mentre si è visto poco il promettente Siligardi (una costante per lui sono gli infortuni). Troppi gol subiti, difficile è stato mantenere l’equilibrio tra i reparti, e a poco è servito il cambio in corsa dell’allenatore con il conseguente rientro di Nicola.

MILAN 4,5

Stava per compiersi un altro miracolo ma, diciamolo onestamente, il Milan quest’anno non avrebbe proprio meritato la qualificazione in Europa. Troppa improvvisazione, troppo caos, situazione che pare essere sfuggita di mano da più parti, tanti nodi da sciogliere, a partire da quello relativo all’allenatore. Seedorf già bocciato? Ma cosa avrebbe potuto fare di più, rosa alla mano? Sicuramente pecca di inesperienza e forse si è posto male dall’inizio ma ha trovato pure una situazione difficilmente gestibile. Nel grigiore generale vi è ben poco da salvare, tranne forse un redivivo Kakà (lontanissimi comunque i fasti pre-Real Madrid), un Poli che però a forza di correre per tutti rischia di perdere identità e bussola e parzialmente i due innesti di gennaio (più Rami che Taarabt, anche se la sensazione è che non verranno riscattati, preferendo nuovamente la scelta obbligata (?) dei parametri zero). Deludente Montolivo, disastrosi Constant, Mexes e Abate, quasi impresentabile in vista dei Mondiali. Per il futuro si spera almeno di poter contare nuovamente sui due gioielli De Sciglio e El Shaarawy, quest’anno praticamente mai utilizzati.

NAPOLI 8

Ok, lontanissimi dai bianconeri, ma il bilancio di Benitez al suo primo anno a Napoli è senz’altro positivo, avendo centrato il terzo posto, gli stessi punti dell’anno precedente (seppur con un organico migliore, nonostante la cessione estiva di Cavani) e avendo battuto il record di gol. D’altronde l’attacco è stato davvero atomico in tutti i suoi interpreti (Higuain, Callejon, Mertens finiti in doppia cifra; il talento di casa Insigne maturato anche tatticamente hanno garantito spettacolo e concretezza), il tutto senza l’apporto del miglior Hamsik. Bene anche gli innesti di gennaio Henrique, dimostratosi polivalente e finito nella rosa di Scolari per il Mondiale brasiliano, Jorginho, uomo del futuro e Goulham, in odor di riconferma, nonostante il rientro sicuro di uno sfortunato Zuniga, fermo in quello che doveva essere il campionato della sua conferma ai massimi livelli. Si può migliorare per il futuro la difesa e magari arricchire di qualità il centrocampo, nel frattempo sono tutti da promuovere.

PARMA 7,5

Il ritorno in Europa è il giusto premio a quella che si dice una programmazione seria. In punta di piedi Ghirardi è riuscito dacchè si è insediato a offuscare i fantasmi di Tanzi, restituendo credibilità e prestigio a società e città. In pratica tutti i giocatori sono di proprietà e Parma è diventata una meta ideale per rilanciarsi o per consolidarsi, a partire da Donadoni al quale suggerirei di non cedere alle sirene rossonere, almeno per un po’. Nella città ducale ci sono infatti i presupposti tecnici per migliorare ancora, fermo restando le conferme dei big Cassano – mai così continuo – e Parolo, giustamente premiato da Prandelli col ritorno in azzurro e la possibilità concreta di approdare a Brasile 2014. Si è rilanciato alla grande anche Cassani, padrone della fascia destra, forse il miglior interprete nel ruolo dell’intero torneo, mentre meritano una citazione anche il portiere Mirante, l’affidabile Marchionni, un rinato Schelotto (dopo il flop interista e la dimenticabile parentesi al Sassuolo) e la rivelazione Paletta, naturalizzato italiano a furor di popolo, dopo alcune prestazioni monstre. A mio avviso rimangono ancora troppo altalenanti le prestazioni di Amauri che, come per magia, riemerge nei finali di stagione e del velocista Biabiany: uno coi suoi mezzi dovrebbe essere più decisivo e costante durante il campionato.

ROMA 8,5

Garcia stava per compiere un miracolo, ma alla fine era davvero molto impegnativo riuscire a mantenere i ritmi indiavolati della Juventus. Tuttavia al tecnico francese, esordiente assoluto in serie A, vanno dati grandi meriti, primo fra tutti quello di aver ricompattato un ambiente che sembrava ormai distrutto, dando fiducia ai singoli giocatori, pungolandoli al punto giusto. Poi ovviamente la società c’ha messo del suo, sostituendo egregiamente le partenze eccellenti di Lamela e Marquinhos con giocatori poi rivelatisi top player – almeno per la serie A – come Benatia, a lungo ammirato nell’Udinese e Gervinho, incompiuto all’Arsenal ma che, ritrovato il mentore Garcia, ha dato il meglio di sé, sfornando assist e prestazioni da urlo. Ottimi i giovani Florenzi e Destro, in gol con regolarità straordinaria e il centrocampista olandese Strootman, prima dell’infortunio, tra i migliori in assoluto nel suo ruolo. Ha colpito pure il buon rendimento di un ritrovato Maicon e l’impennata di Castan e Pjanic, ormai idolo indiscusso dei tifosi. Anche De Rossi è tornato sui suoi eccellenti standard, mentre Totti ha giocato poco, centellinando le presenze ma garantendo sempre prestazioni sopra la media. Possono progredire ancora elementi come Dodò e Ljaijc mentre sembrano assai valide le credenziali del giovane fatto in casa Romagnoli, polivalente difensore.

SAMPDORIA 5,5

Mihajlovic è un tecnico di sicura prospettiva, di grande personalità e a lui va dato il merito di aver risollevato la squadra da una situazione che si era davvero fatta pericolosa. Tuttavia tende a tenere tutti sulla corda e questo si traduce spesso con formazioni e moduli che non sono mai uguali. Tanti giocatori che si sono alternati e pochi punti fermi. Tanta corsa, aggressività e gioco il più delle volte arrembante ma poco equilibrato. Buono il rendimento di Eder, mai così prolifico in serie A e la costante crescita di Soriano, uomo a tutto campo. Tengono botta i “vecchi” Palombo e Gastaldello, a differenza di Maxi Lopez dal quale era lecito aspettarsi di più in zona gol. In attacco meglio di lui il gigante Okaka e il giovane Gabbiadini, che ha bissato la positiva stagione di Bologna. Rendimento costante per De Silvestri, a lungo nel giro azzurro e per il promettente Obiang, corteggiato da club di fascia alta come il Napoli. Gli altri giocatori sono stati in bilico tra una sufficienza risicata e qualche prestazione sopra le righe.

SASSUOLO 7

A parte la terribile gestione di Malesani, arrivato a gennaio con una squadra demoralizzata e fortemente rinnovata, la matricola assoluta al ballo dei debuttanti ha fatto la sua gran bella figura, tentando di giocarsela ad armi pari con tutti (e questo gli è costato anche pessime figure, memorabile il passivo di 7 reti contro l’Inter), privilegiando sempre il gioco offensivo che alla lunga ha pagato in termini di risultati. D’altronde gli interpreti migliori stavano là davanti, nei giovani Berardi, autentica rivelazione del campionato con i suoi 16 gol, Zaza, dalla personalità strabordante, e Sansone, giunto a gennaio in una maxi operazione col Parma. Già in rosa spiccavano elementi come il regista Marrone (a lungo comunque bersagliato da problemi fisici),Floro Flores, capitan Magnanelli, il portiere Pegolo e il solido terzino Longhi ma a questi saggiamente si sono aggiunti validissimi calciatori, esperti a certi livelli, come Cannavaro e Manfredini e Biondini. Un miracolo quello compiuto da Di Francesco, visto come si era messa la stagione ma il risultato sul campo, la salvezza matematica con un turno di anticipo, è assolutamente legittimo e meritato. La sensazione è che il Sassuolo possa costruire una piccola grande storia nel contesto della serie A, visto che la società di patron Squinzi è composta da dirigenti validissimi e l’ambiente – come si dice – è quello ideale per “fare” calcio.

TORINO 7,5

L’Europa che mancava da 20 anni e che è sfumata – in pieno stile Toro, spiace dirlo – nella maniera più drammatica, con un rigore decisivo sbagliato nei minuti di recupero dell’ultimissima giornata da uno dei giocatori simbolo della squadra. Come racchiudere tante emozioni in pochi istanti forse davvero solo la squadra granata è in grado di farlo ma probabilmente per una volta i tifosi avrebbero volentieri barattato questa condizione di “unicità” dei propri colori in cambio di una partecipazione europea che sarebbe stata alla portata, fermo restando i meriti del Parma, che ha superato il Torino al fotofinish. Ventura ha portato a compimento la sua creatura, virando su un inedito 3-5-2 molto elastico, col risultato di trovare il bandolo della matassa a livello difensivo (dove davvero i granata, con un Moretti mai così positivo, un Glik guerriero e un Maksimovic talento emergente abile anche largo a destra sono sembrati spesso insuperabili) e di poter permettersi un attacco imperniato su un super Immobile, capocannoniere del campionato, coadiuvato dalle frecce Cerci e El Kaddouri, i più dotati tecnicamente della squadra. Buono anche l’apporto di Kurtic, giunto in prestito dal Sassuolo in cambio di Brighi (e nel cambio c’ha guadagnato alla grande il Toro) e la conferma dell’esperto Vives. Ora il difficile sarà trattenere i gioielli d’attacco ma, specie per Immobile sarà alquanto improbabile viste le sirene del Borussia Dortmund. Troppi giocatori purtroppo sono in prestito o in comproprietà, servirà un grande sforzo da parte di Cairo per non rompere il giocattolo.

UDINESE 5,5

La salvezza giunta senza troppi patemi non è sufficiente a giudicare positiva la stagione dell’Udinese, che per tanti anni ci ha abituati a ben altre ribalte. Chiaro, l’obiettivo è quello di valorizzare i tanti nomi della rosa, e questa pare essere stata la classica stagione “di transizione”, non essendo emerso nessun possibile crack a breve termine e considerando come Di Natale, colpo di coda finale a parte che lo ha fatto avvicinare per l’ennesima volta alla soglia dei 20 gol in campionato, sia a un passo dal dire stop (ma a mio avviso vorrà raggiungere la vicina fantastica quota dei 200 gol in serie A). Sono da tenere d’occhio comunque un Pereyra in crescita, così come l’eclettico Bruno Fernandes e lo svizzero Widmer. Ha deluso invece Muriel, sul quale puntualmente continuo a scommettere ad alti livelli ma probabilmente forse è giunto il tempo per lui di cambiare aria. Passi indietro per Basta e Allan, che non diventeranno mai dei top player come altri che li hanno preceduti nel ruolo, mentre lo potrebbe diventare prestissimo il prodotto di casa Scuffet, udinese doc, classe ’96, diventerà maggiorenne a fine maggio, e che già pare un veterano tra i pali, come accadde a Buffon agli esordi. Vedremo se Guidolin proseguirà per l’ennesima volta la sua avventura come allenatore in Friuli, altrimenti dovrebbe comunque rimanere in società: pare davvero difficile immaginarlo lontano da questa bellissima realtà.

VERONA 7,5

Per lunghi tratti la vera rivelazione dell’intero campionato. Fino a gennaio ha funzionato tutto e in ogni caso aver concluso con la possibilità (a quel punto remota, ma comunque reale) fino all’ultima giornata di giocarsela per la qualificazione in Europa League la dice tutta sull’eccezionalità del torneo della squadra di Mandorlini, grande artefice, al pari del ds Sogliano, dello straordinario risultato ottenuto. Certo, tanti fattori forse irripetibili, dalla rinascita di Toni, dato per finito e invece autore di 20 gol (ok, sarebbero 21, va’) che ha cullato per tutto l’anno il sogno del Mondiale all’esplosione di Romulo, autentico jolly e candidato azzurro in vista dei Mondiali. Avere l’oriundo in squadra significa giocare in 12, garantito. E poi la fragorosa crescita di Jorginho, ceduto fra le polemiche già a gennaio al Napoli (il calo di rendimento della squadra, al di là di un senso di appagamento per quanto fatto nel girone di andata, è coinciso con la sua mancata sostituzione, poi ben compensata dal recupero di un redivivo Donadel, più che di un promettente ma ancora acerbo Cirigliano) e soprattutto la scoperta di Iturbe, autentico crack del campionato. Di lui in realtà gli appassionati di calcio giovanile già conoscevano le grandi doti, mai totalmente espresse però al Porto o al River, invece a Verona è cresciuto in modo esponenziale, sbagliando raramente partita e anzi migliorando molto a livello tattico. L’idea è che questo ventunenne, dalla tecnica e dalla personalità incredibili, possa con gli anni a venire, segnare un’epoca (deve migliorare ancora in zona gol ma c’è da dire che spesso e volentieri ha giostrato molto largo sulla fascia, costretto a estenuanti ripiegamenti). Nonostante il buon contributo del portiere Rafael e l’esperienza di Moras, il reparto difensivo, nel quale è mancato a lungo capitan Maietta, è parso perforabile in troppe occasioni. Urge assolutamente migliorare il livello tecnico in quella zona, e magari mettersi già alla caccia degli eredi di Romulo e Iturbe, visto che sarà realisticamente impossibile trattenere entrambi.