Considerazioni finali sul campionato di serie A 2015/2016

Si è concluso tra sabato e ieri il campionato di serie A, con le partite decisive ai fini degli ultimi piazzamenti “caldi” in contemporanea, per “garantire la regolarità del torneo” (concetto quantomeno “ballerino”, visto che partendo da quei presupposti, si sarebbero dovute disputare tutte e 38 le gare allo stesso orario).

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Quello che doveva in qualche modo sancire un passaggio di consegne in vetta, con diverse squadre che di volta in volta vi si erano affacciate, alcune pure soggiornandovi a lungo (Inter, Roma, Fiorentina, Napoli), è finito per diventare il campionato che certifica il nuovo status leggendario di un club come la JUVENTUS, capace di aggiudicarsi ben 5 scudetti consecutivi, impresa capitata solo altre tre volte in serie A (la stessa Juve ’30-’35, quella cosiddetta “del quinquennio” appunto, il Grande Torino negli anni ’40, intervallati tuttavia dallo stop bellico e dall’incursione dei Vigili del Fuoco di La Spezia, e infine l’Inter del dopo-Calciopoli).

Insomma, la squadra di Allegri ha compiuto letteralmente un’impresa, specie rapportandola al calcio moderno, soprattutto tenendo conto delle serie difficoltà incontrare a inizio torneo, giustificate poi in modo fisiologico, viste le rinunce in estate a tre big riconosciuti come Pirlo, Vidal e Tevez.

Allegri c’ha messo solo un po’ di tempo per tastare il livello qualitativo della sua “nuova” Juventus, sciogliendo poi le briglie a cavalli di razza come l’argentino Dybala, destinato a segnare un’epoca e il francese Pogba, all’inizio sin troppo titubante, quasi abulico, nel calarsi nei panni del leader della squadra. La stessa inedita maglia numero 10 sembrava pesargli e non poco, e pareva che senza validi scudieri come i tre citati campioni ceduti in estate il francese faticasse a trovare la sua posizione migliore in campo, oltre che una sua dimensione tecnica.

Ormai invece non ci sono più dubbi: Pogba è un fuoriclasse, destinato a compiere imprese sia individuali che di squadra negli anni a venire, anche con la stessa Juve, visto che sembra scontata una sua permanenza.

Sugli scudi anche l’eterno Buffon, che intende prolungare fino ai prossimi Mondiali, la solita difesa imperniata sui tre colossi azzurri Barzagli-Bonucci-Chiellini, fra i quali timidamente si è scorto pure il talento puro del giovane Rugani, prezioso a inserirsi al posto di uno o dell’altro, specie di Chiellini, a lungo fermo per infortunio.

Hanno dato un enorme contributo alla causa anche Mario Mandzukic, tenuto sempre in seria considerazione dall’allenatore e mostratosi utilissimo alla causa, oltre che uomo d’area e di lotta imprescindibile. Dietro hanno scalpitato Morata, che il meglio lo sembra dare nei big match, specie quelli europei (e questo alla lunga potrebbe rappresentare un limite alla sua crescita) e Zaza, autore comunque di gol decisivi, vedi quello nel big match contro il Napoli.

Anche il centrocampo lungo il cammino ha trovato un assetto vincente, con Marchisio un po’ sacrificato davanti alla difesa ma affidabilissimo e un Khedira efficace anche in zona gol, oltre che posseduto dalla tempra del leader.

Notevole impatto anche del brasiliano Alex Sandro, valido assistman e dotato di un ottimo sinistro.

Non si può considerare un flop ma forse a metà campo il fosforo era lecito aspettarselo da Hernanes, che invero si è limitato al compitino.

Il NAPOLI ha compiuto un altro passo in avanti ma il gap nei confronti dei bianconeri è ancora lontano dall’essere colmato.

Ha mostrato probabilmente il calcio migliore del torneo, specie nel girone d’andata; ha giganteggiato in avanti, col centravanti Higuain MVP della serie A, e non solo per il clamoroso exploit sotto porta (ben 36 gol in 35 partite, superato il record di Nordhal che durava da ben 66 anni), ma anche per quanto ha dato in campo, quanto è stato importante per la squadra. Sarri si è dimostrato tecnico da grande squadra, dando un’impronta evidente.

Il secondo posto è stato legittimato al termine di una corsa a due con la rediviva Roma di Spalletti, e al netto dell’intero campionato, ampiamente meritato.

Occorre ancora qualcosa però per ambire al gradino più alto del podio.

Lascia l’amaro in bocca il terzo posto della ROMA, conquistato di forza e con prepotenza, dopo un periodo disastroso che aveva portato all’esonero di Garcia e alla perdita di sicurezze. Spalletti ha saputo toccare le corde giuste, rivitalizzando alcuni giocatori (El Shaarawy, giunto a gennaio e assai prolifico), rendendo centrali al progetto altri (Nainggolan mai così incisivo) e valorizzando al meglio talenti pure come Pjanic, in odore però di cessione, Salah e Perotti, altro rinforzo della sessione invernale di calciomercato). Florenzi e Manolas sono ormai dei califfi. Dulcis in fundo, ha gestito bene una situazione che sembrava essergli sfuggita di mano: quella relativa a Totti. Il Capitano ha dimostrato che, seppur a piccole dosi, è ancora in grado di essere giocatore importante.

Il quarto posto dell’INTER di Mancini sa invece di amara delusione. Partiti probabilmente non con l’obiettivo scudetto, i nerazzurri hanno poi di fatto cullato il sogno almeno per 1/3 del torneo, quando si erano dimostrati cinici (nelle vittorie di misura), determinati (nella veemenza di gente come Medel, Murillo o Melo), solidi (nel paratutto Handanovic e in un Miranda che sembrava in stato di grazia, alla Thiago Silva)  fantasiosi il giusto (prima della riscoperta di Icardi in zona gol, in elementi poi rivelatisi incostanti come Ljajic e Jovetic).

Le certezze sono crollate nel prosieguo del campionato, dove si è evidenziata una carenza evidente di qualità generale della squadra, specie nella zona nevralgica del campo, dove il solo Brozovic, schierato però con poca continuità, poteva vantare qualche colpo.

Altalenante anche il campionato della FIORENTINA, che ha tuttavia conteso a Napoli e Roma per lunghi tratti lo scettro di “più bella del campionato”, anche se poi nei momenti clou si è come squagliata, facendo pesare il dislivello qualitativo tra i titolari designati e i loro sostituti, nonostante gli innesti di gennaio Zarate e Tello, che però non sono riusciti a innalzare il tasso tecnico generale.

Sul più bello poi Kalinic, quasi implacabile in area tra doppiette e autore di una tripletta nel girone d’andata, si è fermato, finendo per afflosciarsi in zona gol e lasciando qualche dubbio per il futuro. La mediana ha giocato alla grande, imperniata nel “solito” Borja Valero, coperto da scudieri affidabili come Vecino e Badelj. La fantasia era appannaggio del talentino di casa Bernardeschi, che in effetti ha mostrato sprazzi di classe purissima, anche se appare ancora non del tutto a fuoco, specie a livello tattico. I numeri però li ha eccome, e intanto ha accumulato una buonissima esperienza quest’anno.

Sorprende l’exploit del SASSUOLO che, al di là dell’esito della Finale di Coppa Italia tra Juve e Milan (che potrebbe, a rigor di regolamento, regalare un’immeritata qualificazione in Europa League ai rossoneri) ha mostrato agli scettici ampi progressi, e soprattutto la propria forza al cospetto di compagini che partivano favorite per questo piazzamento (oltre al Milan, anche la Lazio).

Scorrendo la rosa, però lo stupore va a scemare, visto che in porta c’è un ottimo portiere come Consigli (con la pecca di un clamoroso autogol che però non macchia una grande stagione), la solida difesa, una delle migliori, imperniata sui titolarissimi Vrsaljiko, Cannavaro, Acerbi (uno dei migliori centrali della serie A per rendimento) e Peluso; a centrocampo sono emersi il giovanissimo Pellegrini e si è rivelato in tutta la sua forza il poderoso Duncan, di scuola Inter (non avrebbe certo sfigurato tra i nerazzurri e, almeno quest’anno, il paragone tra il suo rendimento e quello del pari ruolo Kondogbia è impietoso) e in attacco, pur non assistendo alla definitiva esplosione di Berardi e certificando come deludente il torneo dell’atteso Defrel, di volta in volta si sono ben disimpegnati la saetta Politano, il classico 9 Falcinelli, oltre che il confermato guizzante Sansone.

I mezzi per migliorare ci sono ancora, ma giustamente da queste parti non si vogliono fare i passi più lunghi della gamba.

Sul disgraziato MILAN ci sarebbe da scrivere un intero libro, o molto probabilmente liquidare la faccenda lanciando un allarme: urge ritrovare la grandezza perduta! I cicli vanno e vengono, la stessa Juve prima di Conte ha faticato non poco a imporsi, con stagioni anonime alle spalle. Ma il Milan sembra incurabile da tre stagioni a questa parte: passano gli allenatori, magari si rischia pure di bruciare gente valida (d’altronde non si dicevano meraviglie di Inzaghi o Brocchi quando guidavano le giovanili?), o di perdere la bussola, come fatto con Mihajlovic.

Bacca ha segnato, è vero, Bonaventura ha tirato la carretta, sballottato come Honda per il campo, e a mio avviso è tra i pochi che forse meritano questa maglia così gloriosa per il passato che rappresenta, anche se certi totem ovviamente sono inarrivabili.

Da qualcosa bisogna ripartire, verrebbe da dire cambiando i vertici societari e magari passando sì la mano oltre Italia.

Altra cocente delusione l’ha rappresentata la LAZIO, specie se la confrontiamo con quella spavalda, spesso splendida, di 12 mesi fa. Tante incognite, una rosa immensa difficile da gestire, giocatori clamorosamente sottotono, in primis la stella Felipe Anderson, ma anche Candreva, parso involuto per metà campionato e ripresosi solo nel finale, e a farne le spese è stato Pioli, acclamato sino a pochi mesi prima ma poco vigile quest’anno e non in grado di intervenire.

Il suo successore, Simone Inzaghi, ha la stoffa per allenare e, scoppola a parte con la Fiorentina, aveva dato segni di ripresa alla squadra: chissà se sarà stato sufficiente per Lotito ai fini di una conferma.

Ottimo campionato del CHIEVO, in grado di chiudere addirittura a 50 punti, laddove solo un anno prima era stato tacciato da molti di essere tra le più papabili candidati alla retrocessione. Un giudizio in effetti sin troppo severo, visti i progressi sul finale di torneo scorso dati dalla cura Maran.

L’allenatore si è confermato alla grande, mostrando gran piglio e voglia di imporsi, senza accontentarsi. Privato del suo miglior bomber, Paloschi emigrato in Inghilterra allo Swansea di Guidolin, non ne ha fatto un cruccio, optando per altre soluzioni tattiche e ripresentando a piccolo dosaggio il leader storico Pellissier. Citazione per l’indomito attaccante Meggiorini, a tratti imprendibile, l’affidabile portiere Bizzarri, un veterano, e per l’esordiente in serie A Nicola Rigoni, che poco ha da invidiare al più navigato ed esperto fratello Luca, un totem da queste parti. Promette bene la punta Inglese, autore di gol pregevoli.

L’EMPOLI di Giampaolo compie un’impresa, aggiudicandosi il decimo posto, miglior risultato della sua storia, e rivelando al mondo autentici talenti che diverranno prede dei grossi club: Saponara, che finchè il fisico ha retto, è stato forse il miglior trequartista della serie A, Zielinsky, qualità cristallina ma anche quantità nel nuovo ruolo cucitogli addosso dal mister (mezz’ala anziché fantasista), Paredes (play dall’ottima visione di gioco, di proprietà della Roma, così come l’aitante portiere Skorupski), Mario Rui (anche per lui una fragorosa conferma dopo i bagliori con Sarri, che l’avrebbe rivoluto con sé a Napoli) e capitan Tonelli, una roccia in difesa.

Una squadra sbarazzina, che ha saputo giocare al calcio senza timori reverenziali, alla quale si può solo imputare di essersi psicologicamente adagiata nel girone di ritorno, dopo essersi praticamente salvati già a gennaio.

Difficile classificare, al di là delle posizioni in graduatoria, le stagioni di GENOA, TORINO e ATALANTA. Hanno chiuso tutto sommato bene, rispettivamente a 46 (Genoa, al pari dell’Empoli) e 45 punti (Toro e Atalanta) ma il loro percorso è stato tutto un sali scendi, costellato di illusioni, speranze e cadute piene di paura.

Forse i più costanti sono stati i bergamaschi, ben presto stabilizzati però in classifica, lontani sufficientemente dalla zona rossa e pertanto finiti col perdere presto la vis pugnandi. Si sono esaltati però elementi come il portiere Sportiello, finito giustamente in orbita azzurra, l’olandese De Roon che c’ha messo pochissimo per ambientarsi in serie A, il redivivo Borriello giunto a gennaio dopo una mezza stagione anonima a Carpi e il satanasso offensivo Gomez, tornato quello dei fasti catanesi.

Diverse le situazioni di Genoa e Torino, due compagini che per pedigree, ambiente, tifo e città, vogliono sempre ambire a qualcosa di più di una comoda salvezza. O meglio, dovrebbe essere così, ma la realtà dei fatti parla di un campionato per entrambe fatto di guizzi, exploit per lo più isolati, senza purtroppo dare continuità ad essi. Se il Torino è sembrato ai più alla fine di un ciclo, più nella guida tecnica che in campo, visto i positivi innesti di giovani come Belotti, Baselli o in misura minore Zappacosta, il Genoa può solo mangiarsi le mani per aver troppe volte smarrito le proprie qualità cammin facendo.

Gasperini però è imprescindibile, allenatore capace di far indossare molte vesti tattiche ai suoi uomini, anche di ruotarli al meglio e valorizzarli. Una base solida c’è in Perin, Izzo (entrambi vincitori in passato di uno spendido scudetto Primavera con questa maglia), bomber Pavoletti, cresciuto in modo esponenziale e in grado di mantenere anche con i galloni da titolare un’invidiabile media gol, De Maio, Rincon, Burdisso, ai quali si sono aggiunti in modo perentorio Dzemaili, Rigoni (epurato dal Palermo dove pure era tra i leader) Suso, quest’ultimo a gennaio dal Milan, dove sembrava più una meteora che un’abbagliante stella. Bisogna cercare di trattenerli tutti e ripartire da qui.

Salvezza senza patemi anche per la matricola di lusso BOLOGNA, cui ha giovato il preventivo cambio tecnico in panchina tra uno stanco Delio Rossi e un Donadoni in cerca di rivincita dopo il campionato da incubo vissuto a Parma.

Il suo Bologna ha mostrato un buon calcio, indipendentemente che giocasse tra le mura amiche o fuori di esse, anche se gli è mancato Destro, davvero sottotono, e qualche alternativa da pescare in panchina. Si è rimesso in luce, anche in chiave europea, il jolly offensivo Giaccherini, che ha dispensato gol e assist in buona quantità, supportato a centrocampo dai due astri nascenti Donsah e Diawara (39 anni in due!). In difesa hanno mostrato i denti i “vecchi” Maietta e Gastaldello, che si compensavano benissimo con la solidità di Rossettini e l’esuberanza giovanile di Masina, esordiente in serie A. Bene in porta anche Mirante.

Anche qui però i remi si sono tirati in barca sin troppo presto, complici le situazioni travagliate delle quattro squadre sempre in fondo alla classifica.

Ha toccato i fatidici 40 punti anche la SAMPDORIA, di Zenga prima e di Montella poi, ma il giudizio sulla squadra è insufficiente. Troppi punti oscuri, bui, in questo campionato, troppa confusione, troppi cambiamenti in corsa, col risultato che dopo un buon avvio la squadra stava sprofondando nei bassifondi, smarrita e incapace di una svolta.  Poi anche qui le cose sono state rese possibili e agevolate dai limiti altrui ma per il futuro, considerando che, dopo Eder a gennaio, saranno prevedibili altre cessioni eccellenti, come quella di Soriano, sarà necessario tenere gli occhi bene aperti e stare sull’attenti.

Si salvano anche PALERMO e UDINESE, protagoniste di un campionato molto negativo. I friulani sono progressivamente stati risucchiati nelle paludi, salvandosi solo alla penultima giornata ma hanno regalato ben poche soddisfazioni e gioie ai propri sostenitori, forse a dire il vero solo la vittoria esterna contro la Juventus, nella partita d’esordio. Cannato in pieno il progetto Colantuono, il riciclato De Canio non ha saputo invertire il triste trend inaugurato in primavera e protratto per tutto il restante tragitto.

C’è pure uno splendido stadio di proprietà, ci sono elementi di sicura buona prospettiva, non ci sarà più il mitico capitano Totò Di Natale, che ha chiuso in bellezza con un gol su rigore, bisognerà però ritrovare lo spirito garibaldino dei bei tempi, sperando che l’attenzione della proprietà non sia rivolta maggiormente in Inghilterra o in Spagna, dove giocano le “cugine” Watford e Granada.

Il Palermo ha saputo tirarsi su solo nell’ultimo mese finale, con 10 punti conquistati in 4 partite e aggiudicandosi l’ultima partita contro il già retrocesso Hellas Verona, simultaneamente attento a cosa nel frattempo stava combinando il Carpi a Udine.

Verdetto piuttosto scontato, con entrambe le squadre in corsa per salvarsi a vincere le rispettive sfide ma con gli emiliani condannati alla serie B con un punto di scarto dai più esperti rosanero.

Chi meritava di più? Attenendoci ai numeri, il Palermo, ma se così fosse, si tratterebbe della salvezza più arrembante degli ultimi anni. I siciliani sembravano aver tutto contro, calendario a parte, e cosa più particolare, era da tutto il torneo che “giocavano” quasi a farsi male da soli, come testimonia il record, difficilmente battibile, di allenatori cambiati e rimescolati. La salvezza è giunta per mano di Ballardini e di un giocatore come Maresca che ha vissuto una vera odissea personale quest’anno, essendo finito in due occasioni fuori rosa.

Zamparini sembrava davvero non avere più nulla in serbo, a partire dalla voglia e dalle energie. Ma alla fine la squadra è riemersa ma i tifosi rosanero credo ricorderanno a lungo questa “impresa”.

Le parole di Castori, allenatore del CARPI, ieri a fine partita, erano all’insegna di una grande amarezza e somma tristezza, evitando quelle dietrologie che mai come quest’anno sembravano porgere valide ragioni cui appigliarsi. La questione del “paracadute”, l’oggettivo andamento “misterioso” di squadre in teoria più accreditate, come lo stesso Palermo, la Sampdoria o il fanalino di coda Verona.

In mezzo a tutto ciò la matricola assoluta Carpi, sorta di Cenerentola annunciata del torneo, al pari del “pari grado” FROSINONE, ha condotto il suo campionato con grande dignità e valore, cullando a ragione il sogno salvezza e vendendo cara la pelle al cospetto di chiunque. Soprattutto l’ha fatto affidandosi allo zoccolo duro, ai condottieri che 12 mesi fa avevano compiuto la “missione impossibile”, gente rivelatasi valida anche in serie A (e che potrebbe rimanerci): l’attaccante Di Gaudio, il valido difensore Romagnoli, scuola Milan e (almeno) quest’anno migliore del suo strapagato omonimo rossonero, il “disturbatore” offensivo Lollo, il tornante Pasciuti, il veloce terzino fluidificante (sì, proprio vecchio stampo) Letizia e il goleador di riserva Lasagna, protagonista di una favola nella favola, visti i suoi recenti trascorsi nelle serie inferiori. Meno bene ha fatto l’atteso Mbakogu, di sicuro talento ma poco incisivo al suo primo campionato di A, sciagurato soprattutto nell’aver sbagliato due rigori alla penultima giornata, disputata in casa, e col senno di poi decisiva per il mancato conseguimento della salvezza.

Per i ciociari valgono più o meno le stesse parole spese per il Carpi: erano dati per spacciati a inizio campionato, hanno confermato i pronostici ma onorando alla grande questa grande occasione. Sono stati anche più volte di là della cortina di ferro, senza mai però staccare le tre squadre in fondo. Specie nel girone d’andata la banda di Stellone ha giocato a viso aperto, osando, soprattutto in casa al Matusa, e mettendo in mostra validi interpreti.  Molti erano stati protagonisti con il tecnico della scalata dalla Lega Pro alla massima serie (come Blanchard, bomber Daniel Ciofani – che ha gonfiato molte reti anche in A – il fratello difensore Matteo, il terzino Crivello o il mediano austriaco Gucher); altri addirittura provenienti dal vivaio, come il fantasista Paganini o il centrale di centrocampo Gori, due ’93 che con la formazione Berretti avevano vinto il Campionato Nazionale. Credo che mantenendo questa ossatura, con l’aggiunta dell’innesto d’inverno Kragl, con la dinamite nei piedi sui calci piazzati, la compagine laziale possa seriamente candidarsi a un pronto ritorno in serie A.

Stessa cosa che ovviamente si auspicano anche i moltissimi sostenitori dei gialloblu del VERONA, anche se qui il discorso relativo alla (netta) retrocessione assume connotazioni molto differenti.

All’inizio da molti considerati addirittura come rinforzati rispetto alle precedenti due bellissime compagini capaci di salvarsi agevolmente, regalando spettacolo soprattutto il primo anno con gente come Iturbe, Jorginho, Romulo e il redivivo Toni, ben presto hanno palesato limiti strutturali evidenti, a partire dalla complicata coesistenza in avanti tra il Capitano Luca Toni, anch’egli al passo d’addio e clamoroso capocannoniere a 38 anni del campionato precedente e l’esperto Pazzini. Due nomi altisonanti per una realtà di provincia, che poteva inoltre contare su altri giocatori consolidati, oltre che su talenti bene in vista come lo stopper Helander – fresco vincitore con la sua Svezia di un Europeo Under 21 -, il regista Viviani, scuola Roma e sinora frenato solo da infortuni, il potente Ionita o l’estroso Siligardi.

Niente di tutto ciò: al di là di infortuni in serie, dell’avvicendamento forse tardivo dell’eroe Mandorlini, artefice degli ottimi risultati conseguiti con la squadra dalla Lega Pro alla serie A, con Delneri, della crisi che ha attanagliato molti protagonisti, di colpo parsi inadeguati alla categoria… resta antipatica e fuorviante la motivazione relativa al cosiddetto “paracadute”, già citato in precedenza, che garantiva al Verona, in caso di retrocessione simultanea alle matricole Carpi e Frosinone, una “buona uscita” dalla massima serie di… 40 milioni (25 + 15 la stagione successiva, se la squadra dovesse rimanere in serie B! Un’enormità, che secondo i maligni avrebbe indotto la squadra a giocare al ribasso.

Da giornalista ma soprattutto tifoso – proprio dell’Hellas – mi sono sempre rifiutato di pensare a situazioni simili. Avendo visto allo stadio tutte le gare casalinghe, oltre che praticamente tutte le altre in tv, mi vien semplicemente da pensare che sia sempre mancato qualcosa per risalire la china, a partire dal coraggio e dalla personalità. Certo, può sembrare inspiegabile l’aver perso in casa tutti gli scontri diretti e di conto aver battuto Milan e Juventus al Bentegodi, pareggiato con l’Inter in casa dopo essere stati in vantaggio per 3 a 1 e con la Roma in casa e all’Olimpico.

Forse è il caso veramente di resettare tutto e, se ci sarà quest’ancora di salvataggio per la B, di saperla sfruttare al meglio, puntando sui migliori giocatori della cadetteria.

 

 

Serie A 2014/2015: IL PAGELLONE DEL GIRONE D’ANDATA

Il girone d’andata del campionato di serie A è volto al termine, confermando Juventus e Roma come uniche accreditate per lo scudetto. Più aperta la corsa al terzo posto, con un Napoli in flessione rispetto alla scorsa stagione e le milanesi in grosso ritardo. Si segnalano le due genovesi, in particolare la Sampdoria che chiude terza, e il Sassuolo, dopo il primo anno di apprendistato nella massima serie, spinto dai suoi talenti offensivi italiani. Non si stanno confermando le rivelazioni dell’anno passato: Torino, Verona e Parma, quest’ultimo impelagato in fondo alla classifica. Quasi spacciata la squadra dei ducali assieme al Cesena, diventa spietata la lotta per evitare il terz’ultimo posto, che significherebbe la retrocessione in serie B. Ecco nel dettaglio i miei giudizi su singole squadre, top e flop di questo inizio di stagione.

ATALANTA 6

La prestigiosa vittoria in extremis contro un derelitto Milan a San Siro riabilita la squadra bergamasca, consentendole un balzo in avanti verso la conquista della salvezza. Girando a 20 punti, in proiezione sarebbe salva senza scossoni. Tuttavia certe cessioni non sono state ben assorbite, e a lungo si è pagato l’inedita scarsa vena in zona gol di Denis

Il top: Zappacosta

Al primo anno in A, dopo aver strabiliato in B con l’Avellino, il terzino fluidificante pare non aver patito il gran salto, garantendo spinta continua sulla fascia e grande personalità. In carenza di ruolo, pare già “azzurrabile” in chiave futura. Bene anche Sportiello, titolare per la prima volta in A e il “vecchio” Biava, spesso insuperabile in difesa.

Il flop: Denis

Nelle ultime giornate è come rinsavito ma a lungo capitan Denis è parso molto involuto, poco efficace in zona gol e questo ha pesato molto sulle fortune della squadra, visto quando dipendono dai suoi gol. Sta giocando meno anche il gioiellino di casa Baselli, nonostante tutti i grandi attestati di stima di cui gode.

CAGLIARI 5

Accantonato il progetto Zeman – che garantiva sporadici exploit (vedi San Siro contro l’Inter o San Paolo  contro il Napoli) a fronte di batoste imbarazzanti –  si è seguito il cuore, affidando in corso d’opera la panchina all’enfant du pays Zola, alla prima guida tecnica in serie A. Ha chiuso a 16 punti, pochini, ma con la quota salvezza più bassa di questi ultimi anni, un girone di ritorno più regolare potrebbe essere sufficiente per ottenere la permanenza in categoria.

Il top: Ekdal

Finalmente maturato in tutto il suo talento, lo svedesino ex Juve e Bologna, è tra coloro che hanno beneficiato della cura del boemo, diventando molto più concreto ed efficace in mezzo al campo, senza limitarsi al compitino. Bene anche il giovane regista Crisetig, scuola Inter e il terzino rigorista Avelar

Il flop: Ibarbo

Poche prestazioni davvero convincenti per il talento colombiano di cui si attendono da due anni grandi cose, considerando le sue enormi potenzialità. Nemmeno  con Zeman, maestro in particolare per la parte offensiva, Ibarbo è esploso in zona gol.

CESENA 4

Si sapeva che i mezzi non erano granchè per affrontare una serie A, sicuramente meno competitiva di un tempo, ma lo stesso fuori portata per i romagnoli, freschi di promozione meritata, ma forse giunta in modo inaspettato. Qualche moto d’orgoglio, prestazioni determinate ma che non hanno portato a più di 9 miseri punti. Ha pagato lo scotto mister Bisoli, da queste parti un’istituzione, la mission impossible passa quindi a Di Carlo, altro allenatore perennemente in cerca di rilancio.

Il top: Leali

In una situazione di estrema e obbiettiva difficoltà, il portierino classe ’93 (all’esordio in serie A), già da anni promesso alla Juventus, sta tenendo botta, con parate spesso prodigiose.

Il flop: Almeida

Difficile trovare un capro espiatorio, tutti hanno palesato problemi ma forse era lecito attendersi qualcosa di più da un attaccante navigato come il portoghese Hugo Almeida che molto probabilmente chiuderà la sua breve parentesi italiana senza lo straccio di un gol

CHIEVO 5,5

Da anni la squadra veronese ci ha abituati a salvezze sofferte, sul filo del rasoio e il copione sembra essere lo stesso anche quest’anno. Partiti col freno a mano eccessivamente tirato, i clivensi hanno svoltato con il cambio tecnico Corini-Maran. L’ex allenatore del Catania ha impostato la squadra con un più solido 4-4-2 ricompattando la rosa.

Il top: Paloschi

L’attaccante scuola Milan dopo una partenza a singhiozzo (Corini sembrava preferirgli l’argentino Maxi Lopez) ha ritrovato prestazioni e gol. Da lui dipendono le sorti del Chievo.

Il flop: Bardi

Spiace dirlo ma il giovane portiere, dopo gli alti e bassi di Livorno, nemmeno a Verona sta trovando buona continuità di rendimento, e col cambio tecnico è stato relegato in panchina, visto che Maran ha preferito affidarsi in un ruolo così delicato al più esperto Bizzarri.

EMPOLI 6,5

Squadra che gioca a memoria, sapientemente guidata da Sarri, all’esordio in serie A, non ha patito granchè il salto di categoria, forte di un impianto di gioco collaudatissimo e di giocatori che vantano buone credenziali tecniche. La salvezza, unico obiettivo dichiarato, pare a portata di mano.

Il top: Rugani

Molti interpreti si stanno facendo notare, dal difensore goleador Tonelli, uno dei tanti prodotti di un vivaio fertilissimo, ai giovani talenti offensivi Pucciarelli e Verdi, che si alternano egregiamente a completare il tridente con i satanassi Maccarone e Tavano, fino ai terzini Mario Rui e Hjsay. Ma è il centrale difensivo Rugani, di proprietà della Juventus, ad aver stupito più di tutti per la grande maturità, intelligenza tattica e personalità dimostrata in campo a soli 20 anni.

Il flop: Laxalt

Non sta trovando spazio nello scacchiere empolese questo uruguaiano di proprietà dell’Inter che bene aveva fatto, seppur a sprazzi, l’anno scorso nell’inopinata stagione del Bologna. Giovanissimo, interno mancino – all’occorrenza pure capace di arretrare come di avanzare in un tridente offensivo – deve essere bravo a cogliere le occasioni che gli concederà l’allenatore.

FIORENTINA 6.5

Siamo alle solite: squadra bella a vedersi, che gioca un tichi taca in formato ridotto ma che alla resa dei conti si ferma spesso e volentieri sul più bello. L’obiettivo terzo posto, ancora in vista, potrebbe essere raggiunto, considerando la poca continuità anche dei diretti avversari e tenendo presente che da inizio stagione i viola stanno giocando di fatto senza punte, sarebbe come vincere uno scudetto

Il top: Cuadrado

Alla fine è ancora il colombiano l’uomo più, quello in grado di fare la differenza. Rimasto alla corte di Firenze, dopo le lusinghe del Barcellona, sta facendo spesso gli straordinari in campo, sobbarcandosi doppi e tripli lavori. Bene anche Mati Fernandez, quasi sempre titolare in questa prima parte di stagione, il portiere Neto su cui si stanno muovendo diverse big e l’arcigno difensore Savic.

Il flop: Gomez

Polemiche e voci di corridoio a parte, che lo danno ai ferri corti con società e allenatore, è indubbio che, dopo essersi ripreso dal lungo stop che ne ha condizionato il rendimento per tutto il campionato scorso, quest’anno da lui ci si attendessero prestazioni più convincenti e soprattutto più gol.

GENOA 7

A lungo rivelazione della serie A e che ha messo in mostra un gioco assai gradevole ed efficace, ha subito una leggera flessione sul finale del girone d’andata, concedendo troppi gol agli avversari e dimostrando quelle carenze di equilibrio quasi innate nelle scorse stagioni. Ma in realtà la strada è quella giusta, Gasperini ha il controllo totale della situazione e un roster di talenti davvero invidiabile. Obiettivo Europa League a portata di classifica.

Il top: Perotti

Grande colpo di mercato, l’argentino ha pagato con un’assurda lunga squalifica un’ingenuità. Prima di allora, l’ex campioncino del Valencia, che a 26 anni sembrava perduto per il grande calcio, aveva sciorinato numeri d’alta scuola, entrando prontamente nell’orbita dei grandi club. Sta brillando anche un’altra riscoperta di Preziosi, lo spagnolo Iago Falque, che i più avevano dimenticato dopo gli exploit con la maglia della Juventus Primavera.

Il flop: Edenilson

Sarebbe ingiusto tacciare qualche giocatore con un appellativo simile. Ogni giocatore sta disputando un campionato al di sopra della sufficienza ma forse a destra il successore di Vrsaljiko deve ancora ambientarsi al meglio.

INTER 5

L’avvicendamento di Mazzarri – mai entrato davvero in sintonia con l’ambiente – con Mancini e gli arrivi di due grandi talenti offensivi come Podolski e Shaquiri inducono all’ottimismo, nel contesto di una stagione grigissima, caratterizzata da assenza di gioco e personalità da grande squadra. Lontanissimi i tempi del triplete.

Il top: Icardi

Il giovane attaccante argentino sta segnando con grande regolarità e si sta dimostrando da grande squadra, quale deve tornare ad essere al più presto anche l’Inter, se vogliamo che a beneficiarne sia l’intera serie A.

Il flop: Osvaldo

La fugace esperienza nerazzurra dell’attaccante giramondo italo-argentino è giunta al capolino, dopo che nemmeno all’Inter, e sempre per motivazioni per lo più extracalcistiche, il Johnny Depp del pallone ha saputo giocare con continuità e mantenere un comportamento adeguato. Malissimo in generale la difesa, imperniata sul neo capitano Ranocchia, investito di una carica troppo grande per lui. Rimane quasi inspiegabile la sua mancata affermazione in un grosso club, nonostante le potenzialità. Comincio a pensare sia stato sopravvalutato ai tempi del Bari. Spesso impresentabile l’ex Manchester Utd Vidic che il Mancio sta cercando di rilanciare, contando sulla sua esperienza.

JUVENTUS 8

Probabilmente non arriverà alla soglia dei 100 punti, ma la squadra bianconera si è confermata la migliore d’Italia, nonostante il brusco cambio in panchina avvenuto in circostanze poco chiare. Allegri dapprima ha perseguito lo schema tattico vincente caro al predecessore Conte per poi apportare il suo credo, imperniato su un 4-3-1-2 che sembra molto congeniale alle caratteristiche dei suoi campioni. Ha perso la Supercoppa Italiana contro il Napoli solo ai rigori, per il resto chiude a +5 sui rivali della Roma, dopo aver passato la fase a gironi della Champions League. Più in generale la Juventus gioca più sciolta e spensierata. Almeno così mi sembra.

Il top: Pogba

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Anche Tevez sta disputando una stagione monstre, chiudendo il girone d’andata da capocannoniere, ma mi piace premiare l’ascesa imperiosa di Pogba, sempre più fiore all’occhiello del club bianconero e sul quale è pronta a partire un’asta vera e propria al termine della stagione. L’augurio, per il campionato italiano, è che questo splendido centrocampista classe ’93 possa crescere ancora con la maglia della Juventus addosso.

Il flop: Evra

Non un vero e proprio flop ma dal francese forse ci si poteva aspettare qualcosa di più anziché un rendimento sufficiente ma senza particolari squilli.

LAZIO 7

Chiude a un passo dalla zona Champions la Lazio di Pioli, che a tratti ha mostrato un calcio scintillante, concreto e armonioso. Rimangono delle amnesie sulle quali lavorare (vedi il doppio vantaggio dilapidato nel derby) e qualche scontro diretto andato a vuoto (vedi gara casalinga all’ultima di campionato contro il Napoli che, continuando su questa falsariga, nel girone di ritorno potrebbe rivelarsi uno spareggio per il terzo posto) ma la squadra c’è.

Il top: Felipe Anderson

Non può che essere lui, il brasiliano ex Santos, l’uomo nuovo del campionato, il top dei biancocelesti. Dopo una stagione di assestamento, nella quale ha dovuto riprendersi da un lungo infortunio, il trequartista brasiliano sta sciorinando tutta una serie di numeri a effetto. Bene anche Biglia e Parolo in mezzo al campo, e gli altri acquisti Djordjevic in attacco e De Vrij in difesa.

Il flop: Keita

Ok, è giovanissimo ed è un patrimonio della Lazio, tuttavia dall’attaccante prodigio che qualche anno fa fu “scippato” al Barcellona, bisogna attendersi una conferma. Invece per ora con Pioli sta trovando delle difficoltà, legate forse anche al modulo che prevede in pratica una sola punta davanti.

MILAN 5

Dopo l’entusiasmo iniziale portato in dote dall’idolo di casa Inzaghi al debutto su una panchina di serie A, i nodi sono giunti al pettine, nonostante qualche buonissima prestazione (vedi contro Napoli e Roma in sequenza, che fruttarono ai rossoneri 4 punti) che aveva indotto all’ottimismo. In realtà la squadra è carente di qualità in ogni reparto, specie in mezzo e in attacco dove la scelta di Super Pippo di affidarsi a un falso nueve è parsa alla lunga poco efficace.

Il top: Bonaventura

Giunto in un club di prima fascia troppo tardi, il buon Jack si sta dimostrando giocatore imprescindibile per la manovra del Milan, sia che agisca da mezz’ala, sia che operi nel tridente offensivo. E’ uno dei pochi a garantire qualità, insieme al francese Menez, sorta di scommessa per ora centrata. Il fantasista ex Roma e Paris St.Germain, quando è in vena, riesce a risolvere le partite da solo… peccato sia parecchio incostante.

Il flop: Torres

Sono stati molti, troppi, i giocatori al di sotto delle attese, a iniziare dai giovani campioncini El Shaarawy e De Sciglio, di cui ancora si stanno attendendo segnali di risveglio. Sono un patrimonio non solo del Milan ma pure del calcio italiano e bisogna cercare di recuperarli. Tuttavia il vero fallimento è stato lo spagnolo Fernando Torres, che invero già al Chelsea sembrava aver completamente smarrito le caratteristiche offensive che l’avevano reso famoso al Liverpool. Fatto sta che il biondo attaccante è tornato da dove tutto ebbe inizio, al suo Atletico Madrid, in cambio di Cerci, da cui si attende un grande contributo nel girone di ritorno, almeno per centrare la zona Europa League.

NAPOLI 6

E’ vero, ha chiuso in piena zona Champions League, ma non si può considerare soddisfacente il cammino del Napoli, del quale era invece lecito aspettarsi un ulteriore miglioramento in classifica, sulla scia di Roma e Juventus. Assorbita una partenza choc (eliminazione precoce in Champions, persi molti punti a inizio campionato), la squadra di Benitez si è rimessa in careggiata ma l’infortunio di Insigne, proprio nel momento in cui il talento di casa si stava pienamente affermando e una rosa scarsa di qualità nella zona nevralgica del campo, hanno rallentato la corsa sul più bello.

Il top: Higuain

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L’attaccante argentino si sta confermando cecchino infallibile, molto probabilmente il miglior centravanti del campionato. Grande regolarità in zona gol anche dello spagnolo Callejon, che giustamente ha ottenuto la convocazione da parte della sua nazionale.

Il flop: Hamsik

Non me ne vogliano i tifosi azzurri, per il quale Marekiaro è un idolo assoluto, sta di fatto che la mia impressione è che da quando sulla panchina azzurra si è seduto Benitez, lo slovacco fatichi terribilmente a incidere in partita come accadeva fino a un paio d’anni fa. In generale stanno deludendo i centrocampisti centrali che per una ragione o per l’altra, non sembrano all’altezza di comandare una squadra di così alto livello.

PALERMO 7

Dopo un breve periodo di ambientamento, la squadra del confermatissimo Iachini (bravo stavolta Zamparini a non lasciarsi prendere dalla fretta di risultati) è letteralmente decollata, trainata dai satanassi offensivi Dybala e Vazquez. C’è tutto un girone di ritorno davanti a sé ma la salvezza pare quasi ipotecata.

Il top: Dybala

Promettente sin dai suoi esordi nel campionato italiano, l’ancora giovanissimo argentino – corteggiato dalla nazionale azzurra – è esploso in questa prima parte di stagione, tra gol, serpentine e giocate di gran classe. Tiro secco e preciso, tecnica e velocità, ha messo in mostra tutto il repertorio dell’attaccante di razza. Grande l’apporto del compagno di reparto Vazquez, trequartista magari lento ma di indubbia qualità.

il flop: Makienok

Poche chances non sfruttate appieno da questo danesone che in avanti si è fatto presto sopravanzare nelle preferenze di Iachini anche dall’attaccante dell’Under 21 Belotti. Pare destinato a cambiare squadra a breve.

PARMA 4

Tante attenuanti ma soprattutto tantissime colpe per una stagione da incubo. L’isola felice che agli occhi di tutti si dimostrava essere il Parma fino a un anno fa, si è volatilizzata nel corso di un’estate, dalla revocata partecipazione all’Europa League in poi. In attesa di un cambio di società e di una più imminente penalizzazione che andrà ulteriormente a disastrare una classifica che indica solo 9 punti, la discesa in B a questo punto, oltre che dolorosa e quasi scontata, appare anche oltremodo ingloriosa.

il top: Mauri

In un contesto difficilissimo sta emergendo il giovanissimo italo-brasiliano Jose Mauri, da poco maggiorenne e che con la punta Cerri ha fatto le fortune del vivaio parmense. Centrocampista aggressivo e di buona tecnica, è tra i pochi a salvarsi dal naufragio in corso. Bene anche l’attaccante Coda, classe ’88 all’esordio in A, prima di un lungo stop per infortunio.

il flop: Cassano

A tratti è ancora l’uomo in grado di fare la differenza, ma con la barca che affonda dovrebbe essere colui, insieme a Lodi, l’altro giocatore di maggior talento della rosa, a tirare la carretta. Invece da quando la situazione ha iniziato a incrinarsi, su di lui sono cominciate a girare le solite voci di mercato che lo danno già per sicuro partente.

ROMA 7.5

5 punti di distacco dalla Juve capolista non sono pochi, e sono frutto di una flessione evidente agli occhi di tutti nelle ultime due gare (derby capitolino acciuffato dopo un doppio svantaggio e pareggio sofferto contro il Palermo). Eppure la Roma è davvero l’unica con i mezzi tecnici che possa ambire realisticamente allo scudetto, forte di una rosa completa in ogni reparto. Peccato per la Champions League, dove i giallorossi pur non demeritando – oddio, qualche scoppola pesante si è presa – non è riuscita a superare il suo girone di ferro.

Il top: Totti

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Va per i 39 capitan Totti, eppure è ancora non solo leader e uomo simbolo della squadra, ma pure il migliore interprete in assoluto. Goleador, trascinatore, guida per i compagni, Garcia in qualche modo ne sta centellinando l’uso ma di fatto è sempre più difficile escluderlo dall’11 titolare. Ottimo anche l’apporto dei difensori Manolas e Yanga Mbiwa, che non hanno fatto pesare l’assenza del partente Benatia e confortante la crescita in mezzo al campo di Nainggolan.

Il flop: Iturbe

Con il dispiacere nel cuore, mi tocca inserire il suo nome nella casella nera. L’argentino, funambolo un anno prima all’Hellas Verona, sta pagando lo scotto di essere giunto a Roma con sin troppe aspettative, sull’onda di un investimento assai importante. Qualche sporadico exploit (il bel gol contro la Juve, qualche prestazione convincente soprattutto in Europa) ma per lo più tanto fumo e poco arrosto per lui. Ma il tempo è ancora dalla sua parte. Non pervenuto invece il terzino Ashley Cole, involuto e subito parso poco efficiente in difesa, tanto che gli è stato preferito ben presto l’arrembante greco Holebas, una delle sorprese di stagione.

SAMPDORIA 8

Mihajlovic in blucerchiato sta compiendo un autentico capolavoro, sull’onda della passata stagione. In chiusura di mercato ha sacrificato il bomber Gabbiadini e c’ è in atto una decisione importante sul futuro dell’altro attaccante Okaka, reo di aver litigato con allenatore e direttore sportivo. Sarebbe un grave errore smantellare in corso d’opera la squadra, nonostante sul mercato siano in dirittura d’arrivo due grandi colpi come Muriel, in attesa di ennesimo rilancio, e il vecchio Eto’o, che ha accettato di rimettersi in gioco pur di ritornare in Italia. Sarà difficile mantenere la terza posizione ma mai come quest’anno, la stagione è quella giusta.

Il top: Gabbiadini

Finchè è rimasto, è stato lui, giovane attaccante su cui ripongono enormi speranze azzurre, a guidare i compagni, con i suoi numerosi gol e colpi a effetto. Poi il richiamo del Napoli è stato troppo forte, soprattutto per le casse della società. Benissimo anche il funambolo Eder, il centrocampista cresciuto in casa Rizzo, mentre sono big a pieno titolo ormai Soriano, classico giocatore a tutto campo e il giovanissimo Romagnoli, difensore predestinato.

Il flop: Bergessio

L’argentino ha ruggito non appena ne ha avuto le possibilità, chiuso com’era prima dai tre frombolieri offensivi, titolari inamovibili. Nonostante diverse squadre siano in attesa di una sua risposta dal mercato di gennaio, per lui sembrano aprirsi nuovi scenari nel girone di ritorno in blucerchiato.

SASSUOLO 7,5

La salvezza è quasi ipotecata, ovviamente non per la matematica, nonostante l’ottimo bottino di punti, ma per la qualità del gioco espressa, per i risultati continui e positivi, per un impianto di gioco tra i migliori in circolazione e, perché no?, per un parco giocatori in alcuni casi di primissimo livello.

Il top: Zaza

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Golden boy Berardi sta segnando meno ma sta mantenendo appieno le promesse, dopo aver limato certe intemperanze caratteriali, Sansone mira a seguire le orme del compagno, con l’ambizione di arrivare nella nazionale dei “grandi”, in difesa è rinato Acerbi, che compone con Cannavaro – o Antei – un’ottima coppia centrale ed è stato azzeccato l’acquisto del terzino Vrsaljiko. Tanti nomi ma mi piace premiare il centravanti Zaza, sempre più a suo agio nei panni del bomber e del leader. Ormai titolare anche in nazionale, con Conte che subito ha puntato su di lui, è ancora in orbita Juve. Meriterebbe una chiamata da parte di qualche big, nel frattempo sta pensando bene di guidare il Sassuolo ben oltre una comoda salvezza.

il flop: Taider

Oddio, è un po’ ingeneroso etichettare l’ex interista come flop, ma è chiaro che su di lui si ponevano molte aspettative in mezzo al campo. Qualche guizzo c’è stato, eppure parte dietro gli inossidabili Magnanelli, capitano di lungo corso, e Missiroli. Ma spesso gli vengono preferiti da Di Francesco anche più esperti combattenti come Biondini e Brighi.

TORINO 5,5

Ripetere l’exploit della passata stagione, con tanto di conquista di un posto in Europa League, pareva utopistico, considerate le cessioni delle stelle Immobile e Cerci, ma in ogni caso non era in preventivo un campionato così tribolato, con la pecca di non essere riusciti a sostituire in maniera degna i due attaccanti. Chiude l’andata appena un passo sopra la zona retrocessione.

Il top: Bruno Peres

Terzino destro d’assalto, dotato di tecnica (da buon brasiliano) e velocità è una spina costante per gli avversari (vedi gol coast to coast segnato nel derby della Mole) e già nel mirino di squadre come la Roma. Ma Cairo, che già è tentato di vendere l’altro bravo terzino Darmian, farebbe un grave errore a privarsi di lui a stagione in corso.

Il flop: Amauri

Ok, sostituire Immobile, titolare in nazionale e ultimo capocannoniere del campionato di serie A era compito arduo per chiunque, figurarsi per uno come lui che, a discapito dell’esperienza, non è mai stato un grande goleador. Ma da qui a finire presto relegato in panchina ce ne passava, e invece… persino il giovane Martinez, agile ma piuttosto fumoso (eufemismo) in zona gol, è riuscito a rubargli il posto da centravanti.

UDINESE 6,5

Troppo altalenante il rendimento della squadra friulana, alle prese con l’anno zero della sua storia, dopo la lunghissima e fortunata gestione Guidolin. Stramaccioni era desideroso di rimettersi presto in carreggiata e tutto sommato a Udine sta dimostrando di non essere tutta fuffa, ma anzi di possedere il pedigree dell’allenatore vincente. Questa in corso pare però la classica stagione di transizione.

Il top: Thereau

Con l’eterno Di Natale fuori classifica, elemento insostituibile e a cui, come Totti, hanno donato l’elisir dell’eterna giovinezza, è salito sugli scudi il suo principale partner offensivo, il francese Thereau, a lungo protagonista con il Chievo. Prolifico e convincente, a suo agio da prima punta come da fantasista a supporto, si è dimostrato assai affidabile.

Il flop: Muriel

Di contro pare inspiegabile la caduta di rendimento di Muriel, attaccante colombiano dalle immense potenzialità ma che a Udine, in un ambiente solitamente favorevole a chi voglia crescere e maturare in fretta, non è riuscito a mantenere le promesse di Lecce. Ormai certa la fine della sua avventura bianconera già col mercato di gennaio, deve assolutamente recuperare il tempo perduto. A nemmeno 25 anni è ancora in grado di diventare un big

VERONA 5

21 punti sono un buon viatico per la salvezza, considerando poi il ritardo delle avversarie, ma – come per il Torino – il divario con le bellissime prestazioni della scorsa stagione è stato sin troppo evidente e di fatto la squadra pare arrivata alla fine di un ciclo che Mandorlini in 5 anni è riuscito a portare dalla Lega Pro a un passo dall’Europa. Obiettivo salvezza che resta a portata di mano ma occorre un atteggiamento diverso in campo, una determinazione che troppe volte è mancata e magari pure una maggiore sicurezza nei propri mezzi

Il top: Nico Lopez

Non è ancora titolare fisso e non è riuscito nell’immaginario dei tifosi gialloblu a sostituire Iturbe, giocatore di altra categoria a questi livelli, eppure il 21enne uruguaiano è stato uno dei pochi a saper ingranare la marcia quando occorreva, assistendo un altrimenti isolatissimo Toni e segnando con abbastanza regolarità

Il flop: Marquez

Presentato in pompamagna, sull’onda di un prestigioso curriculum e di un notevole mondiale disputato con il Messico, doveva sistemare un reparto, quello difensivo, che lo scorso anno era parso quello più debole della squadra. E’ risultato invece molto vulnerabile, dal passo lento (non che in gioventù fosse molto veloce ma a quasi 36 anni la cosa diventa più pesante) e sovente falloso. Poco impiegato anche Saviola, che pure nelle pochissime occasioni in cui il mister gli ha dato fiducia, ha dato positive risposte, e scarsissimo l’apporto in regia del greco di ritorno Tachtsidis, davvero troppo impreciso e disattento in un ruolo chiave

 

 

Il pagellone della serie A! Top, flop, rivelazioni, conferme, cadute, sorprese. Squadra per squadra i miei giudizi

Juventus Campione d’Italia a suon di record (102 punti, 19 vittorie su 19 in casa i più eclatanti!), Parma che agguanta in un finale thrilling la qualificazione all’Europa League ai danni di uno sfortunato Torino e di un redivivo Milan. In coda invece era già tutto deciso, col Catania che si è svegliato davvero troppo tardi.

Ecco nel dettaglio le mie opinioni al riguardo, squadra per squadra:

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ATALANTA 6,5

Partita molto male, meno brillante rispetto ai due campionati precedenti, da dicembre in poi ha messo la marcia, arrivando a cullare il sogno di agguantare il treno per l’Europa League, quest’anno particolarmente affollato. Poi è subentrato un calo fisiologico ma resta una buona stagione, specie in elementi come Bonaventura, che ha fatto un ulteriore step verso la piena affermazione (pronto per una squadra di più alta levatura) e l’esordiente prodotto del vivaio Baselli. Il regista dell’Under 21, dopo la buona esperienza di Cittadella ha oscurato Cigarini, arrivando più volte a farsi preferire nelle scelte di Colantuono e gli occhi della Juventus sono ormai tutti per lui. Impennata di rendimento pure per l’ex bambino prodigio Brivio, conferme per Consigli e il solito Tanque Denis, nonostante una flessione nel finale; male soltanto il talentuoso attaccante croato Livaja, al passo d’addio all’Italia, dopo troppe intemperanze dentro e fuori dal campo: deve maturare.

BOLOGNA 4

Disastro su tutta la linea, ma le colpe sono da attribuire soprattutto alla società che in fase di mercato ha davvero sbagliato su tutta la linea, non sostituendo adeguatamente Gilardino a luglio e vendendo il gioiello Diamanti a gennaio quando già la situazione era piuttosto complicata. Ciliegina sulla torta la cacciata di Pioli nel contesto di un organico davvero povero. Malissimo i nuovi acquisti Cristaldo (vivace ma inconcludente) e Cech, per non parlare di Bianchi, mai così abulico, in pericolosa fase involutiva; in crisi di identità Acquafresca, a soli 27 anni sembra già in debito d’ossigeno, non sono cresciuti nemmeno i talenti stranieri Khrin e Sorensen, salviamo solo i due greci Konè e Lazaros e il terzino Morleo che se non altro hanno garantito impegno costante. Qualche colpa ce l’ha anche Ballardini, incapace di dare un gioco alla squadra, veramente troppo sterile in fase offensiva.

CAGLIARI 6

La sufficienza è risicata, la squadra non ha giocato al livello delle precedenti stagioni, sempre terminate con salvezze tranquille. Una salvezza che, a conti fatti, non è mai stata messa in discussione nemmeno quest’anno (ma ci si è salvati con poco più di 30 punti, a sottolineare lo scarso livello tecnico delle rivali) ma che è stata accompagnata da vari problemi extracalcistici, dai problemi annosi relativi allo stadio all’imminente cambio societario, con i problemi annessi di Cellino. In mezzo a tutto ciò, a gennaio è stato pure sacrificato il gioiello Nainggolan mentre per l’ultima volta (molto probabilmente) è stato trattenuto l’altro crack Astori, che comunque non ha disputato il suo miglior campionato. In calo di rendimento rispetto a 12 mesi fa l’enfant du pays Sau, alle prese con diversi problemi fisici, al pari di Cossu e Pinilla. Altalenante Ibarbo, benissimo nella prima parte di stagione, così così nella seconda, spesso fuori dall’11 titolare. Promette bene il terzino del vivaio Murru, che ha guadagnato tanto minutaggio, è cresciuto in personalità anche Ekdal. Dalla cessione di Agazzi c’è stato pure il nodo portiere da sciogliere: insomma, alla fine, la salvezza è stato un mezzo miracolo, considerando questi fattori.

CATANIA 4,5

Fine di una bellissima avventura, culminata nella passata stagione ma il sentore che si possa ricostruire con serenità il futuro prossimo, sulla falsariga dei corregionali del Palermo. Col senno di poi è parso troppo azzardato cedere tutti insieme Lodi (poi rientrato ma visibilmente ridimensionato dalla non memorabile breve esperienza genoana), Gomez, Marchese, mal rimpiazzati… senza considerare che a lungo sono rimasti fermi elementi cardine come gli argentini Bergessio e Barrientos. Non ha giovato nemmeno il continuo viavai in panchina: una stagione che sul finale pareva potersi rimettere in carreggiata ma orami era davvero troppo tardi per la squadra etnea nel frattempo affidata a Pellegrino che, a mio avviso, merita la conferma in B.

CHIEVO 5,5

Ok la salvezza, l’ennesima della storia del Chievo, ma mai come quest’anno è stata così tribolata e tutt’altro che scontata. Mi chiederete: e allora come mai non dai la sufficienza piena? Beh, perché sembra che sia giunta più per demeriti altrui onestamente. Sono di Verona e seguo da vicino la squadra “di quartiere”, la stessa che appunto da anni ci aveva abituati a risultati straordinari ma che erano diventati quasi ordinari. Però all’insegna del gioco, della spensieratezza, della semplicità. Quest’anno poco gioco, pochi interpreti di qualità, tanta confusione anche in fase di mercato. A Sartori e Campedelli direi che è andata bene ma si devono evitare certi errori per il futuro, soprattutto è da potenziare l’organico, specie in attacco, vista la scarsa affidabilità di Thereau, lontano parente del cecchino di 12 mesi prima e la flessione di capitan Pellissier. Nota di merito per Paloschi, in doppia cifra e sempre più maturo e responsabile, plausibile erede di Pippo Inzaghi, al quale da sempre viene paragonato. Male il reparto mediano, imperniato su un indomito capitan Rigoni, non attorniato da elementi di grande valore tecnico. Benissimo sul finale il portiere Agazzi, qui solo di passaggio.

FIORENTINA 7

Parere del tutto personale, ho preferito la squadra dell’anno scorso, forse per la novità di gioco che Montella si era portata in dote da Catania, riuscendo a tradurla in maggiore qualità a Firenze, considerati i più validi interpreti. Ceduti i gioielli Jovetic e Ljaijc si puntava tutto (giustamente) su una coppia potenzialmente da urlo, quella formata da Gomez e Rossi. Purtroppo il primo non si è in pratica mai visto, mentre il secondo, per metà stagione, è stato la vera sensazione del torneo, cannoniere infallibile, goleador capace di segnare in tutti i modi. E’ tornato si spera in tempo per i Mondiali. In mezzo tanta qualità ma senza i punti di riferimento offensivi anche giocoforza tanta manovra sterile, con Valero spesso e volentieri a incantare, avendo spostato più in avanti il suo raggio d’azione. In ripresa Aquilani che si è riappropriato di una maglia azzurra e, alla luce del suo miglior campionato in carriera (tolti i primi anni giovanili alla Roma) può legittimamente ambire a un posto per Brasile 2014, conferme da Rodriguez, Vargas e Pasqual. Rendimento altalenante per Ilicic e Neto, in porta servirebbe più tranquillità. A conti fatti il quarto fatto è un ottimo traguardo ma a mio avviso si può ancora migliorare, ad esempio a lungo in Europa la squadra gigliata ha dato l’idea di poter arrivare fino in fondo, così non è stato.

GENOA 5

Rosa alla mano, ci si attendeva di più, e pazienza se si è sbagliato allenatore all’inizio. Troppa confusione in sede di mercato, ma purtroppo non è una novità (da anni a Genova non si riesce a creare uno zoccolo duro), troppa anche dal punto di vista tattico con giocatori perennemente scambiati di posizione (a volte con risultati eccellenti, vedi i casi di Antonelli, Marchese e Antonelli, a volte col risultato di creare imbarazzo a validi elementi, vedi Bertolacci, che spesso cambia posizione in corso d’opera). In avanti Gilardino ha cantato e portato la croce, scendendo di rendimento solo nel finale (e questo forse gli è costato una convocazione azzurra che invero avrebbe meritato), benissimo hanno fatto Vrsaljko, purtroppo appiedato per quasi tutto il girone di ritorno e l’acrobatico portiere cresciuto in casa Perin, spesso imbattibile e plausibile erede di Zenga, che ricorda in molti fondamentali. Discreto l’apporto del greco Fetfatzidis, in possesso di buone qualità tecniche, tuttavia poco incisivo per essere un trequartista. Malino gli innesti di gennaio De Ceglie e Motta (meglio comunque quest’ultimo), il ritorno di Sculli, mentre promette bene un altro protagonista di uno storico recente scudetto primavera rossoblu, il mediano Sturaro. La resa incondizionata sul finale di stagione giustifica la mia pesante insufficienza.

INTER 6

Sufficienza ma nulla di più: era il minimo migliorare la disastrosa stagione scorsa. La positiva partenza aveva illuso un po’ tutti nell’ambiente nerazzurro ma Mazzarri si è limitato in pratica a gettare le basi per il futuro qualora decidesse di rimanere. Nel frattempo Thohir si è impossessato dell’Inter e ora inizierà la sua vera campagna di rafforzamento. Diamo atto al tecnico ex Napoli che non aveva un organico da terzo posto: tuttavia non si possono giustificare i tantissimi punti persi in casa anche contro squadre nettamente inferiori e in generale la scarsa propensione al gioco, spesso finalizzato, fino alla tardiva esplosione del bad boy Icardi, dal solo imprescindibile Palacio. Hernanes, giunto a gennaio, deve diventare leader; solo sul finale si è visto cosa può fare il talentuoso ventenne Kovacic, tenuto tantissimo in naftalina, mentre Guarin ha risentito pesantemente della mancata cessione di gennaio, che lui per primo non si auspicava. Solo sul finale è riemerso Ranocchia, un difensore che ha bisogno di sentire la fiducia per rendere al meglio (ma questo a lungo andare può diventare un grosso limite), mentre in una difesa in cui ha deluso Campagnaro, hanno ben impressionato Handa, Juan Jesus e a sorpresa Rolando. Mazzarri ha dimostrato di saper far rendere al massimo l’organico (vedi l’affermazione di Jonathan e Alvarez) ma per l’anno prossimo bisogna ambire a qualcosa di più.

JUVENTUS 9

Atteniamoci solo al campionato, evitando di disquisire sull’amaro epilogo europeo, mai come quest’anno alla portata. Dove può migliorare questa Juventus dei record? Dei tre scudetti consecutivi, impresa difficile in tempi recenti, dei 102 punti (!), delle vittorie casalinghe in serie? Della miglior coppia d’attacco del campionato (i due nuovi arrivati di luglio Tevez e Llorente)?, della difesa in blocco della Nazionale? Di un allenatore tra i più appetiti d’Europa? Nella mentalità! Se in Italia la superiorità è stata schiacciante, a parte due cadute a vuoto, leggasi due, al cospetto di una doppia vittoria contro la diretta avversaria di quest’anno (la Roma), in Europa si è visto come si debba cambiare registro, giocarsela più a viso aperto, con maggiore intensità: non ci si può permettere di controllare la gara, di difendere il risultato. Lì si deve crescere, si deve fare il salto di qualità, indipendentemente dai movimenti di mercato, mentre mi pare di vitale importanza trattenere con ogni mezzo l’allenatore Conte.  A livello individuale, oltre ai già citati e decisivi attaccanti, sugli scudi Pogba (prossimo Pallone d’Oro nel giro di pochi anni), Vidal e Marchisio che si sono alternati a seconda dei rispettivi infortuni e gli eterni Buffon e Pirlo. Anche Caceres ha fatto il suo, sostituendo per lunghi tratti Barzagli, scavalcando nelle gerarchie un ancora incerto Ogbonna, mentre per il futuro si dovranno valutare le posizioni degli epurati Quagliarella e Vucinic, e di un deludente (oltre che ininfluente) Osvaldo.

LAZIO 5,5

Reja è riuscito parzialmente a raddrizzare una stagione nata malissimo, all’insegna di una rosa perennemente incompleta a causa dei più svariati motivi. Tuttavia nessun obiettivo è stato centrato nonostante una buona rincorsa nel girone di ritorno, coinciso col ritorno di alcune pedine importanti come Mauri, Klose, Radu e Lulic, a lungo assenti. Molto positivo il torneo di Candreva, spesso decisivo e mai così prolifico e  l’impatto di Keità, fiore all’occhiello di un floridissimo vivaio che, dopo Onazi, è pronto a lanciare l’anno prossimo i vari Tounkara e Minala. Si potrebbe ripartire da lì, vista la bontà dell’organico in generale e una struttura dietro molto solida. Che sia il caso di lanciare in panca il più piccolo dei fratelli Inzaghi?

LIVORNO 4

Spiace bocciare inesorabilmente i  labronici ma la classifica – davvero misera – sta a testimoniare di un campionato vissuto sempre sull’orlo del precipizio, escluso un interessante avvio, nel quale la squadra di Nicola, sorretta da un rinnovato entusiasmo, era riuscita a sorprendere non poco anche squadre molto più attrezzate. Col tempo però si sono palesati limiti di organico, di qualità generale della rosa, di esperienza. Paulinho si è dimostrato attaccante da altri palcoscenici, alcune perle le ha regalate anche l’esperto – ma esordiente assoluto a questi livelli – Emerson, mentre si è visto poco il promettente Siligardi (una costante per lui sono gli infortuni). Troppi gol subiti, difficile è stato mantenere l’equilibrio tra i reparti, e a poco è servito il cambio in corsa dell’allenatore con il conseguente rientro di Nicola.

MILAN 4,5

Stava per compiersi un altro miracolo ma, diciamolo onestamente, il Milan quest’anno non avrebbe proprio meritato la qualificazione in Europa. Troppa improvvisazione, troppo caos, situazione che pare essere sfuggita di mano da più parti, tanti nodi da sciogliere, a partire da quello relativo all’allenatore. Seedorf già bocciato? Ma cosa avrebbe potuto fare di più, rosa alla mano? Sicuramente pecca di inesperienza e forse si è posto male dall’inizio ma ha trovato pure una situazione difficilmente gestibile. Nel grigiore generale vi è ben poco da salvare, tranne forse un redivivo Kakà (lontanissimi comunque i fasti pre-Real Madrid), un Poli che però a forza di correre per tutti rischia di perdere identità e bussola e parzialmente i due innesti di gennaio (più Rami che Taarabt, anche se la sensazione è che non verranno riscattati, preferendo nuovamente la scelta obbligata (?) dei parametri zero). Deludente Montolivo, disastrosi Constant, Mexes e Abate, quasi impresentabile in vista dei Mondiali. Per il futuro si spera almeno di poter contare nuovamente sui due gioielli De Sciglio e El Shaarawy, quest’anno praticamente mai utilizzati.

NAPOLI 8

Ok, lontanissimi dai bianconeri, ma il bilancio di Benitez al suo primo anno a Napoli è senz’altro positivo, avendo centrato il terzo posto, gli stessi punti dell’anno precedente (seppur con un organico migliore, nonostante la cessione estiva di Cavani) e avendo battuto il record di gol. D’altronde l’attacco è stato davvero atomico in tutti i suoi interpreti (Higuain, Callejon, Mertens finiti in doppia cifra; il talento di casa Insigne maturato anche tatticamente hanno garantito spettacolo e concretezza), il tutto senza l’apporto del miglior Hamsik. Bene anche gli innesti di gennaio Henrique, dimostratosi polivalente e finito nella rosa di Scolari per il Mondiale brasiliano, Jorginho, uomo del futuro e Goulham, in odor di riconferma, nonostante il rientro sicuro di uno sfortunato Zuniga, fermo in quello che doveva essere il campionato della sua conferma ai massimi livelli. Si può migliorare per il futuro la difesa e magari arricchire di qualità il centrocampo, nel frattempo sono tutti da promuovere.

PARMA 7,5

Il ritorno in Europa è il giusto premio a quella che si dice una programmazione seria. In punta di piedi Ghirardi è riuscito dacchè si è insediato a offuscare i fantasmi di Tanzi, restituendo credibilità e prestigio a società e città. In pratica tutti i giocatori sono di proprietà e Parma è diventata una meta ideale per rilanciarsi o per consolidarsi, a partire da Donadoni al quale suggerirei di non cedere alle sirene rossonere, almeno per un po’. Nella città ducale ci sono infatti i presupposti tecnici per migliorare ancora, fermo restando le conferme dei big Cassano – mai così continuo – e Parolo, giustamente premiato da Prandelli col ritorno in azzurro e la possibilità concreta di approdare a Brasile 2014. Si è rilanciato alla grande anche Cassani, padrone della fascia destra, forse il miglior interprete nel ruolo dell’intero torneo, mentre meritano una citazione anche il portiere Mirante, l’affidabile Marchionni, un rinato Schelotto (dopo il flop interista e la dimenticabile parentesi al Sassuolo) e la rivelazione Paletta, naturalizzato italiano a furor di popolo, dopo alcune prestazioni monstre. A mio avviso rimangono ancora troppo altalenanti le prestazioni di Amauri che, come per magia, riemerge nei finali di stagione e del velocista Biabiany: uno coi suoi mezzi dovrebbe essere più decisivo e costante durante il campionato.

ROMA 8,5

Garcia stava per compiere un miracolo, ma alla fine era davvero molto impegnativo riuscire a mantenere i ritmi indiavolati della Juventus. Tuttavia al tecnico francese, esordiente assoluto in serie A, vanno dati grandi meriti, primo fra tutti quello di aver ricompattato un ambiente che sembrava ormai distrutto, dando fiducia ai singoli giocatori, pungolandoli al punto giusto. Poi ovviamente la società c’ha messo del suo, sostituendo egregiamente le partenze eccellenti di Lamela e Marquinhos con giocatori poi rivelatisi top player – almeno per la serie A – come Benatia, a lungo ammirato nell’Udinese e Gervinho, incompiuto all’Arsenal ma che, ritrovato il mentore Garcia, ha dato il meglio di sé, sfornando assist e prestazioni da urlo. Ottimi i giovani Florenzi e Destro, in gol con regolarità straordinaria e il centrocampista olandese Strootman, prima dell’infortunio, tra i migliori in assoluto nel suo ruolo. Ha colpito pure il buon rendimento di un ritrovato Maicon e l’impennata di Castan e Pjanic, ormai idolo indiscusso dei tifosi. Anche De Rossi è tornato sui suoi eccellenti standard, mentre Totti ha giocato poco, centellinando le presenze ma garantendo sempre prestazioni sopra la media. Possono progredire ancora elementi come Dodò e Ljaijc mentre sembrano assai valide le credenziali del giovane fatto in casa Romagnoli, polivalente difensore.

SAMPDORIA 5,5

Mihajlovic è un tecnico di sicura prospettiva, di grande personalità e a lui va dato il merito di aver risollevato la squadra da una situazione che si era davvero fatta pericolosa. Tuttavia tende a tenere tutti sulla corda e questo si traduce spesso con formazioni e moduli che non sono mai uguali. Tanti giocatori che si sono alternati e pochi punti fermi. Tanta corsa, aggressività e gioco il più delle volte arrembante ma poco equilibrato. Buono il rendimento di Eder, mai così prolifico in serie A e la costante crescita di Soriano, uomo a tutto campo. Tengono botta i “vecchi” Palombo e Gastaldello, a differenza di Maxi Lopez dal quale era lecito aspettarsi di più in zona gol. In attacco meglio di lui il gigante Okaka e il giovane Gabbiadini, che ha bissato la positiva stagione di Bologna. Rendimento costante per De Silvestri, a lungo nel giro azzurro e per il promettente Obiang, corteggiato da club di fascia alta come il Napoli. Gli altri giocatori sono stati in bilico tra una sufficienza risicata e qualche prestazione sopra le righe.

SASSUOLO 7

A parte la terribile gestione di Malesani, arrivato a gennaio con una squadra demoralizzata e fortemente rinnovata, la matricola assoluta al ballo dei debuttanti ha fatto la sua gran bella figura, tentando di giocarsela ad armi pari con tutti (e questo gli è costato anche pessime figure, memorabile il passivo di 7 reti contro l’Inter), privilegiando sempre il gioco offensivo che alla lunga ha pagato in termini di risultati. D’altronde gli interpreti migliori stavano là davanti, nei giovani Berardi, autentica rivelazione del campionato con i suoi 16 gol, Zaza, dalla personalità strabordante, e Sansone, giunto a gennaio in una maxi operazione col Parma. Già in rosa spiccavano elementi come il regista Marrone (a lungo comunque bersagliato da problemi fisici),Floro Flores, capitan Magnanelli, il portiere Pegolo e il solido terzino Longhi ma a questi saggiamente si sono aggiunti validissimi calciatori, esperti a certi livelli, come Cannavaro e Manfredini e Biondini. Un miracolo quello compiuto da Di Francesco, visto come si era messa la stagione ma il risultato sul campo, la salvezza matematica con un turno di anticipo, è assolutamente legittimo e meritato. La sensazione è che il Sassuolo possa costruire una piccola grande storia nel contesto della serie A, visto che la società di patron Squinzi è composta da dirigenti validissimi e l’ambiente – come si dice – è quello ideale per “fare” calcio.

TORINO 7,5

L’Europa che mancava da 20 anni e che è sfumata – in pieno stile Toro, spiace dirlo – nella maniera più drammatica, con un rigore decisivo sbagliato nei minuti di recupero dell’ultimissima giornata da uno dei giocatori simbolo della squadra. Come racchiudere tante emozioni in pochi istanti forse davvero solo la squadra granata è in grado di farlo ma probabilmente per una volta i tifosi avrebbero volentieri barattato questa condizione di “unicità” dei propri colori in cambio di una partecipazione europea che sarebbe stata alla portata, fermo restando i meriti del Parma, che ha superato il Torino al fotofinish. Ventura ha portato a compimento la sua creatura, virando su un inedito 3-5-2 molto elastico, col risultato di trovare il bandolo della matassa a livello difensivo (dove davvero i granata, con un Moretti mai così positivo, un Glik guerriero e un Maksimovic talento emergente abile anche largo a destra sono sembrati spesso insuperabili) e di poter permettersi un attacco imperniato su un super Immobile, capocannoniere del campionato, coadiuvato dalle frecce Cerci e El Kaddouri, i più dotati tecnicamente della squadra. Buono anche l’apporto di Kurtic, giunto in prestito dal Sassuolo in cambio di Brighi (e nel cambio c’ha guadagnato alla grande il Toro) e la conferma dell’esperto Vives. Ora il difficile sarà trattenere i gioielli d’attacco ma, specie per Immobile sarà alquanto improbabile viste le sirene del Borussia Dortmund. Troppi giocatori purtroppo sono in prestito o in comproprietà, servirà un grande sforzo da parte di Cairo per non rompere il giocattolo.

UDINESE 5,5

La salvezza giunta senza troppi patemi non è sufficiente a giudicare positiva la stagione dell’Udinese, che per tanti anni ci ha abituati a ben altre ribalte. Chiaro, l’obiettivo è quello di valorizzare i tanti nomi della rosa, e questa pare essere stata la classica stagione “di transizione”, non essendo emerso nessun possibile crack a breve termine e considerando come Di Natale, colpo di coda finale a parte che lo ha fatto avvicinare per l’ennesima volta alla soglia dei 20 gol in campionato, sia a un passo dal dire stop (ma a mio avviso vorrà raggiungere la vicina fantastica quota dei 200 gol in serie A). Sono da tenere d’occhio comunque un Pereyra in crescita, così come l’eclettico Bruno Fernandes e lo svizzero Widmer. Ha deluso invece Muriel, sul quale puntualmente continuo a scommettere ad alti livelli ma probabilmente forse è giunto il tempo per lui di cambiare aria. Passi indietro per Basta e Allan, che non diventeranno mai dei top player come altri che li hanno preceduti nel ruolo, mentre lo potrebbe diventare prestissimo il prodotto di casa Scuffet, udinese doc, classe ’96, diventerà maggiorenne a fine maggio, e che già pare un veterano tra i pali, come accadde a Buffon agli esordi. Vedremo se Guidolin proseguirà per l’ennesima volta la sua avventura come allenatore in Friuli, altrimenti dovrebbe comunque rimanere in società: pare davvero difficile immaginarlo lontano da questa bellissima realtà.

VERONA 7,5

Per lunghi tratti la vera rivelazione dell’intero campionato. Fino a gennaio ha funzionato tutto e in ogni caso aver concluso con la possibilità (a quel punto remota, ma comunque reale) fino all’ultima giornata di giocarsela per la qualificazione in Europa League la dice tutta sull’eccezionalità del torneo della squadra di Mandorlini, grande artefice, al pari del ds Sogliano, dello straordinario risultato ottenuto. Certo, tanti fattori forse irripetibili, dalla rinascita di Toni, dato per finito e invece autore di 20 gol (ok, sarebbero 21, va’) che ha cullato per tutto l’anno il sogno del Mondiale all’esplosione di Romulo, autentico jolly e candidato azzurro in vista dei Mondiali. Avere l’oriundo in squadra significa giocare in 12, garantito. E poi la fragorosa crescita di Jorginho, ceduto fra le polemiche già a gennaio al Napoli (il calo di rendimento della squadra, al di là di un senso di appagamento per quanto fatto nel girone di andata, è coinciso con la sua mancata sostituzione, poi ben compensata dal recupero di un redivivo Donadel, più che di un promettente ma ancora acerbo Cirigliano) e soprattutto la scoperta di Iturbe, autentico crack del campionato. Di lui in realtà gli appassionati di calcio giovanile già conoscevano le grandi doti, mai totalmente espresse però al Porto o al River, invece a Verona è cresciuto in modo esponenziale, sbagliando raramente partita e anzi migliorando molto a livello tattico. L’idea è che questo ventunenne, dalla tecnica e dalla personalità incredibili, possa con gli anni a venire, segnare un’epoca (deve migliorare ancora in zona gol ma c’è da dire che spesso e volentieri ha giostrato molto largo sulla fascia, costretto a estenuanti ripiegamenti). Nonostante il buon contributo del portiere Rafael e l’esperienza di Moras, il reparto difensivo, nel quale è mancato a lungo capitan Maietta, è parso perforabile in troppe occasioni. Urge assolutamente migliorare il livello tecnico in quella zona, e magari mettersi già alla caccia degli eredi di Romulo e Iturbe, visto che sarà realisticamente impossibile trattenere entrambi.

JORGINHO al Napoli: la parola al tifoso!

Lo premetto a scanso di equivoci: per una volta smetterò i panni del giornalista sportivo, obbiettivo e capace – in teoria – di analizzare da esterno i pro e i contro di quella che sembra una normale, classica trattativa di mercato. Da che mondo è mondo d’altronde le cose stanno così: un giovane di una squadra di un certo livello emerge fino a destare l’interesse di uno o più club di più alto rango. Via alla trattativa, e tutti contenti, tra plusvalenze, premi valorizzazione, clausole, rinnovamento di contratti, soldi nuovi freschi in cassa e vai con la sopravvivenza. Certo, ma dicevo prima, oggi lascerò spazio al tifoso  che è in me: il tifoso gialloblu che è in me, quello che sin da piccolo gioiva per partite e annate passate alla storia, per lo scudetto, per idoli mai dimenticati e per tante stagioni da protagonista nella massima serie. Il tifoso che c’era pure nei momenti chiave, quelli del fallimento nel ’90, della caduta in B e rinascita, fino al periodo della Lega Pro, anche se il momento dell’incanto era terminato da un pezzo. Ma al cuor non si comanda, e la squadra va sempre seguita, sostenuta, amata, anche se le tappe al Bentegodi erano sempre meno frequenti.

Quest’anno per tutti i tifosi del Verona, ma anche per tutti gli appassionati calciofili che amano esaltarsi non solo con le gesta delle proprie squadre, è inevitabile non rimanere indifferenti allo splendido cammino sin qui percorso con piena sicurezza dagli scaligeri di Mandorlini. Un girone d’andata e una classifica da RIVELAZIONE, termine che abbiamo imparato ad associare negli anni a club come Udinese, Catania, Genoa… sì, quest’anno tocca a noi, e sembrava impossibile immaginarlo quando con Giannini si stava toccando il fondo.

Torniamo al punto, e scusatemi per la divagazione “romantica”, ma volevo riallacciarmi a uno dei tormentoni del mercato, legato al nome di Jorginho, talento che l’Hellas in questi anni ha saputo forgiare, crescere, portare ad alti livelli, grazie alla fiducia datogli dal mister e alle sue indubbie qualità, non solo tecniche, ma anche professionali, umane.

jorg

Il brasiliano, ma prossimo alla naturalizzazione italiana, è approdato qui da adolescente, ha fatto la trafila nelle giovanili: lui, che sembrava ancora più piccolo, gracile rispetto ai suoi coetanei, timido persino, al cospetto di alcuni guasconi compagni di avventura, quando è ancora davvero troppo presto per farsi cullare dai sogni, come quello di diventare calciatore di serie A. Un breve passaggio a Sassuolo, poi il primo vero banco di prova, in prestito nella vicina San Bonifacio, con la squadra locale allora protagonista in Lega Pro. Jorginho appare ancora timido, ma la personalità in realtà si sta formando e in campo il brasiliano è in grado di leggere le partite, sa quando smistare il pallone, gioca più di fioretto, quello sì, ma non è certo uno di quei brasiliani giocolieri, frombolieri, fumosi. Il ritorno a Verona coincide con un normale processo di integrazione in prima squadra; a poco a poco Mandorlini gli regala minuti, lo fa giocare in tutte le zone del centrocampo, non da regista in un primo tempo, quello è un ruolo sin troppo delicato per un ventenne in una squadra che vuole, DEVE tornare quantomeno in serie B.

In cadetteria i progressi del nostro sono eccezionali e in fretta, con estrema naturalezza, quasi senza sgomitare (quando in realtà nessuno gli regala mai nulla, i suoi miglioramenti sono frutto di un estremo e rigoroso lavoro sul campo dove dimostra una serietà e una determinazione incredibili, una maturità inaudita, anche nel modo di porsi), si ritrova a dirigere la squadra, titolare inamovibile. Non è più una mezzala che si limita a toccare pochi ma giusti palloni, che quasi si nasconde in campo. Ora è sempre nel vivo del gioco, chiama i compagni, alza la testa, si concede giocate sempre meno scontate, dare il pallone a lui significa “metterlo in banca”: un’espressione che tra  i tifosi comincia a farsi largo.

Arriviamo ai giorni nostri, con Jorginho ormai diventato per tutti in città il “Piccolo Giorgio”, regista ambito da tutti, centrocampista tra i migliori per rendimento e prestazioni di tutta la serie A. Cominciano sin dalle prime giornate di campionato a fioccare notizie relative a veri o presunti abboccamenti nei suoi confronti da parte di grandi società, italiane e straniere. Si rincorrono i nomi di Milan, Juventus, Fiorentina, ma anche (e soprattutto) Liverpool.

Poi d’improvviso spunta il Napoli e stavolta l’affare è serio, non più soltanto un apprezzamento pubblico. La trattativa da settimane rimbalza fino al “felice” epilogo. Ma sarà davvero così? Certamente per Giorgio sì, che a livello economico avrà un’impennata al suo ingaggio. Per carità, legittimo, è venuto qui da ragazzo, aveva un contratto ancora poco più che un Primavera. A livello tecnico, poi, andrà a rinforzare ulteriormente una squadra già fortissima, come abbiamo avuto modo di ammirare proprio in quella che sarà stata la sua ultima gara in gialloblu. E sono sicuro che Benitez saprà valorizzarne al massimo il suo talento. Ma al Verona questa operazione servirà davvero a qualcosa? Sarà utile? Le “rivelazioni” si sanno mantenere negli anni con operazioni di questo tenore, rivendendo i pezzi pregiati e reinvestendo, magari alla scoperta di qualche altro talento. E poi, da un punto di vista dei tempi.. ma non si poteva posticipare l’operazione? Aspettare almeno fino a giugno? E a livello economico? Siamo sicuri che sia un affare venderne al comproprietà per 5 milioni di euro quando, leggo nel frattempo, Capoue, altro obiettivo del Napoli, certamente meno forte del nostro, è valutato 15 e l’Atalanta per il suo gioiellino Baselli (gran talento ma che finora in serie A sta giocando poco, all’ombra di Cigarini, del quale è legittimo erede in cabina di regia) ne vuole almeno 12?

E poi, manca tutto un girone di ritorno… bando alla scaramanzia, il Verona è salvo, stagioni incomprensibili (o meglio, col senno di poi, comprensibili sin troppo) come l’ultima in A targata Malesani sono un lontano ricordo. Ma quest’anno c’erano davvero tutti i presupposti per disputare tutta un’annata straordinaria, grazie a un gruppo fantastico, a un’alchimia vecchi-nuovi unica nel panorama dell’attuale serie A. Quanti colpi del ds Sogliano andati a buon fine e che stanno dando frutti incredibili: Toni, Iturbe, Romulo, uniti ai reduci, alcuni dalla Lega Pro. Gente come Rafael, Maietta, Gomez, Hallfredsson e… lui, il gioiello di casa più fulgido, Jorge Frello JORGINHO. Non voglio insinuare che, perso lui, il cervello a metà campo, il giocattolo si possa rompere. Sono anch’io del parere che la squadra viene prima di tutto, che la maglia vale più dei singoli giocatori, concetto questo valido a maggior ragione per una piazza come la nostra. Ma la sensazione che l’operazione sia stata sin troppo affrettata mi pervade, specie se il sostituto naturale di Jorginho continuerà a essere fermo ai box. Sto parlando di Cirigliano, su cui Sogliano e la dirigenza crede molto, e a ragione, verrebbe da dire, viste le riverenze che il giovanissimo argentino si porta in dote. Gran regista basso, play anche difensivo, sulla falsariga di Mascherano, a cui spesso in Patria è stato paragonato. Lanciato nel River Plate dal grande Almeyda, altro che lo ricorda nelle movenze, ha bruciato le tappe, arrivando anche in Nazionale ma in pratica per una ragione o per l’altra a Verona non l’abbiamo mai visto, se non in sporadiche occasioni  (e nemmeno indimenticabili, vedi la gara persa di coppa Italia contro la Samp, complice anche un suo disgraziato disimpegno al portiere Mihajlov).

Troppo poco per certificarne una repentina affermazione in gialloblu, anche se sembrava difficile a occhio e croce la sua coesistenza in campo con Jorginho, sebbene quest’ultimo avesse più libertà d’azione sul rettangolo verde.

Tuttavia le occasioni per l’argentino d’ora in poi non mancheranno, fermo restando la questione sui suoi problemi fisici. Speriamo che possa giocare presto almeno 3 gare di fila per poterlo giudicare, altrimenti se la vedranno nel ruolo che fu di Giorgio i più classici ed esperti (bolliti?) Donati e Donadel. Se la squadra non verrà ulteriormente modificata (mi raccomando, niente scherzi fino a giugno almeno per il campioncino Iturbe, eh?) c’è la possibilità concreta che Cirigliano possa farsi ben valere. E’ fiducia cieca che ripongo in Sogliano che ha promesso di riscattarlo, quindi significa che nel “piccolo Mascherano) ci crede eccome.

Forza Gialloblu e un grande grosso in bocca al lupo a Jorginho, che sono sicuro saprà raggiungere grandi traguardi in carriera.

 

Serie A al giro di boa: il punto sul girone di andata squadra per squadra

E’ terminato il girone d’andata di serie A, in attesa di due posticipi di questa sera che poco andranno a incidere sulle sorti della classifica o quanto meno sui giudizi sin qui ottenuti.

Una classifica veritiera, spietata quasi nella sua demarcazione netta tra le prime 3 squadre in avanti, altre 3 in linea di galleggiamento per l’Europa, poche altre al riparo da eventuali cadute rovinose e la maggior parte, una buona metà, che d’ora innanzi si ritroverà a fare a sportellate per non retrocedere in serie B. Fa specie che in questa categoria rientri il Milan, nobile decaduta o per lo meno lontanissima parente dalla squadra lungamente ammirata negli ultimi 25 anni.

Davanti hanno mantenuto ritmi vertiginosi la capolista Juventus,  che a dispetto di una rovinosa, inaspettata e per certi versi scioccante – alla luce della campagna di rafforzamento estiva – eliminazione in Champions League, in campionato ha dimostrato di essere la più forte, la più completa in ogni reparto, grazie alle conferme dei vari Vidal, Pogba, ormai assurto a vero big, e all’impatto dei nuovi Tevez e Llorente, che si stanno imponendo in serie A a suon di gol.

Record nuovi, come quello del numero di vittorie consecutive in serie A per il club (11 conseguito proprio ieri) e un numero di punti impressionanti. La forza dei bianconeri è stata quella di reggere alla partenza sprint della Roma di Garcia, altra splendida realtà del nostro calcio. Dalle prime 10 vittorie consecutive, alla difesa a lungo imperforata, dalle giocate di un redivivo Totti, della freccia Gervinho, scommessa vinta dal tecnico francese, alla conferma del talento di casa Florenzi, i recuperi di De Rossi e Maicon e la solidità di Strootman e Benatia: ecco tutti gli ingredienti di una Roma tornata assolutamente competitiva per la lotta al vertice.

Una lotta cui può, nonostante il ritardo accumulato causa alcuni improvvisi black out strada facendo, legittimamente ambire anche il Napoli di Benitez, splendido protagonista (sfortunato) pure in Champions League. La qualità offensiva, in gente come Higuain, Callejon, Mertens, Insigne e un Hamsik troppo spesso fermo ai box, è impressionante e pure la difesa si sta lentamente assestando; si prospetta un bel duello anche in Europa League tra i partenopei e i bianconeri.

Un po’ più indietro la Fiorentina di Montella, che ha messo in mostra un bel calcio, sulla falsariga della passata stagione, pur cambiando registro in attacco e affidandosi in principio a una super coppia gol, quella formata da Gomez e Rossi. Se quest’ultimo però in pratica non si è mai visto, Rossi ha chiuso da capocannoniere l’andata, salvo poi infortunarsi gravemente. Sperando tutti insieme che possa tornare in piena forma per il Mondiale brasiliano, nel frattempo Montella dovrò reinventarsi qualcosa, pur sapendo di poter contare su due grandi talenti come Borja Valero e Cuadrado.

Al quinto posto chiude sorprendentemente la rivelazione Hellas Verona, capace di rendere praticamente inespugnabile il fortino del Bentegodi (sconfitto solo nel derby col Chievo e ieri col Napoli) e in generale sempre convincente al cospetto delle squadre del proprio lignaggio (non caso ha perso solo con le 4 squadre davanti a sé, oltre che Genoa e Inter, compensate dalle belle vittorie contro Milan e Lazio). Sugli scudi un rinato Toni, alla rincorsa di una convocazione per i Mondiali, i giovani Iturbe e Jorginho, appetiti dai grandi club e Romulo, vero colpo di mercato del ds Sogliano.

L’Inter è riuscita con Mazzarri a riappropriarsi di una dimensione più consona al proprio rango, dopo il disastroso girone di ritorno della passata stagione. Ha ritrovato identità ma soprattutto dignità, pur evidenziando un notevole gap con le prime tre davanti: in difesa si continuano a prendere troppi gol, mentre davanti il solo Palacio assicura pericolosità e gol, non essendo in pratica pervenuti  gli attesi Icardi e Belfoldi. Stagione di transizione, in attesa degli investimenti del nuovo presidente Thohir.

Altra rivelazione è il Torino di Ventura, che per un anno sembra ai ripari da una stagione al cardiopalma: da tempo a Torino non ci si divertiva così, non si assistevano a gare anche entusiasmanti. Si dovrebbero davvero evitare patemi, specie se Cerci e Immobile continueranno ad essere la nuova coppia gol del calcio italiano.

Altre squadre che stanno disputando un campionato in linea con le ambizioni sono Parma e Genoa, nonostante quest’ultima sia partita a fari spenti, ritrovandosi poi impelagata in piena zona retrocessione nella prima fase di torneo, quando a guidarla era l’esordiente Liverani. Il ritorno di Gasperini ha contribuito enormemente a ristabilire certe gerarchie, anche se il Grifone pare ancora altalenante nelle prestazioni, più che nei risultati. Implacabile il Gila davanti, bene anche Kucka fino al serio infortunio, affidabile la retroguardia che fa perno sull’esperienza del trio centrale e sul talento degli emergenti Perin, portiere del futuro, e Vrsaljiko. Più complicato pare parlare del Parma, società che come il Cagliari, da anni si ritrova a conseguire con largo anticipo la quota salvezza, salvo poi cullarsi sugli allori, alternando prestazioni sontuose a inesorabili scivoloni. Quest’anno assisteremo alla stessa situazione, con i ducali che presentano una rosa ricca di elementi di qualità, tale da poter provare a puntare a qualcosa di più di una salvezza tranquilla? Gente come Parolo, tornato meritatamente in Nazionale, Paletta, in odor di naturalizzazione, o un Cassano – comunque irrequieto sul finale di stagione – sollecitano certi pensieri, ma occorrono anche motivazioni forti e una maggior continuità di rendimento. Il Cagliari è un po’ in ritardo sul roulino di marcia, e ora dovrà pure colmare il vuoto lasciato dal richiestissimo Nainggolan, ma l’impressione è che l’obiettivo verrà raggiunto, specie se il bomberino Sau sarà meno perseguitato da guai fisici che lo stanno attanagliando da inizio stagione.

Anche l’Udinese pare in grado di risollevarsi da una situazione oggettivamente complicata ma è alquanto azzardato ipotizzare una rimonta simile alla stagione scorsa. Si paga la discontinuità in zona gol di Di Natale, stranamente in difficoltà sotto porta, al punto di arrivare a meditare di lasciare a fine anno. Tuttavia è ingeneroso attribuire alla sua attuale scarsa vena realizzativa – dopo che ci aveva abituati benissimo, con medie da fuoriclasse assoluto – tutti i mali della squadra friuliana. Manca il supporto di gente come Maicosuel e Pereyra, in possesso di indubbie doti tecniche ma non ancora decisivi, così come l’acciaccato cronico Muriel, da due anni potenziale crack a livello mondiale.

Nelle retrovie sembrano più accreditate Sampdoria, Atalanta e Chievo rispetto a Bologna e Sassuolo, ma la lotta rimarrà aperta fino alla fine. I bergamaschi si stanno limitando al compitino, abili soprattutto in casa davanti al proprio pubblico, e rimangono sempre pericolosi in gente come Denis e un ritrovato Maxi Moralez, con in panca un condottiero navigato come Colantuono, una vera garanzia a Bergamo. La Samp ha pagato caro lo scotto di inizio stagione, con una partenza shock culminata con l’esonero di Delio Rossi , avvicendato dal mai dimenticato da queste parti Mihajlovic. Il tecnico serbo ha compattato la squadra, ce l’ha in pugno e la sa governare bene. La qualità media non è elevatissima, ma l’allenatore sta tirando fuori il massimo da gente come Eder, mai così prolifico in serie A e Palombo, riproposto spesso e volentieri da titolare, sia al centro della difesa ma soprattutto nell’originario ruolo di regista basso, come quando giunse meritatamente in azzurro. Lecito attendersi di più dal giovane Gabbiadini, che finora si è espresso solo a sprazzi. Il Chievo forse ha atteso sin troppo a richiamare in panca Corini, artefice della salvezza dell’anno scorso, confidando che prima o poi il pur bravo Sannino sapesse come invertire una pericolosa rotta. Ma alcune scelte andavano fatte e il Genio affidandosi a un rigenerato Thereau, l’uomo di maggior tasso tecnico dei clivensi, inspiegabilmente finito ai margini nella gestione precedente, e a un Rigoni non più solo abile interdittore davanti alla difesa ma ormai anche illuminato play maker, sebbene anomalo, formato Nazionale, è riuscito a far riemergere la squadra dai bassifondi della classifica.

Il Sassuolo ci ha messo un po’ ad abituarsi alla serie A e non poteva essere altrimenti: la svolta è successa dopo il pesantissimo ko contro l’Inter. Il passivo di sette reti ha ricompattato la squadra, raccoltasi vicina al tecnico del miracolo, Di Francesco, colui che l’aveva portato in Paradiso. Poi c’è voluto tutto il talento, l’estro, i gol del giovanissimo Berardi, talento di casa ma comprato per metà dalla Juve, capace non solo di segnare a 19 anni 4 gol al Milan (!) ma di chiudere addirittura a 11 reti questo girone, dietro solo al viola Rossi nella classifica cannonieri. Si sono messi in luce anche lo storico capitano Magnanelli, a suo agio nei panni di illuminato regista anche in serie A, i giovani Antei (difensore scuola Roma) e Zaza (altro attaccante a metà con i bianconeri) e l’affidabile portiere Pegolo, spesso decisivo con le sue parate.

A conti fatti le più serie candidate alla retrocessione sembrano il Bologna, il Livorno e il Catania… storie diversissime le loro. Il Bologna giunge in extremis alla decisione sofferta ma oramai inevitabile di sostituire Pioli con Ballardini, il cui compito appare comunque arduo, specie se non si ricorrerà a migliorare la squadra in zona gol, dove pesa l’assenza di un attaccante in grado di sostituire degnamente Gilardino. Bianchi appare involuto e in piena crisi tecnica, così che tocca a un encomiabile capitan Diamanti cantare e portare la croce. Il Livorno era partito a razzo, con l’allenatore Nicola nei panni del predestinato. Alla lunga però l’inesperienza e in generale una qualità media piuttosto bassa della rosa toscana si è fatta sentire in maniera predominante, e anche gente come Paulinho e Siligardi, che hanno mostrato dei bei numeri anche nella massima serie, è progressivamente scaduta a livello di rendimento. Il Catania invece pareva chiaramente indebolito dal mercato estivo ma è indubbio che pochi si sarebbero aspettati un crollo simile dopo lo splendido torneo scorso, culminato col record storico per la squadra etnea in serie A. Ora è tornato Lodi, forse, ma siamo in zona “fantacalcio” potrebbe rientrare alla base anche Gomez, immalinconitosi in Russia, ma probabilmente sarebbe opportuno tornasse pure Maran, a mio avviso frettolosamente esonerato in favore di De Canio, il quale però non ha invertito la rotta, anzi. C0n giocatori ancora da recuperare e tutto un girone di ritorno da disputare, la salvezza è ancora possibile, ma occorre cambiare marcia, soprattutto da un punto di vista mentale.

Resta da dire delle due vere, eclatanti delusioni della stagione: Lazio e Milan. Intristito tutto l’ambiente biancoceleste, dove c’ è un clima assolutamente diverso da 12 mesi fa, quando la Lazio chiuse a ridosso della Juve la prima parte di cammino in campionato. Petkovic indicato come colpevole del calo di rendimento, ci pare tuttavia ingiusto addossare tutte le colpe a un tecnico che al primo esame in serie A fece meraviglie.  Il fatto è, che a parte un Candreva in gran spolvero, per tutta una serie di motivi sono mancati per lunghi tratti alcuni giocatori chiave, da Klose, a Hernanes a Mauri. Stagione di transizione, poi bisognerà vedere se Lotito avrà la voglia e la forza di fare la rivoluzione.

Più delicato il discorso relativo al Milan: l’esonero di Allegri è giunto a completamento di una situazione paradossale, con un cambio societario in corso, non del tutto indolore, e con una squadra sempre più allo sbando, senza anima, senza personalità. Pochi da salvare, forse il solo Kakà – per lo meno per quanto concerne impegno, cuore e passione – mentre persino a Balotelli stanno finendo i bonus. Da lui ci si aspetta di più, inutile girarci attorno: non bastano più i gol (su rigore, direbbero i maligni) e alcune prestazioni da top player. Servono più continuità, rendimento, grinta, determinazione, anche serietà se vogliamo, insomma… serve il salto di qualità, anche in vista del Mondiale.

SERIE A: piccolo bilancio prima della sosta, tra conferme, rivelazioni e flop.

7 giornate sono certamente poche per un resoconto esaustivo o per insindacabili giudizi “in corsa”, ma per un piccolo bilancio prima di una pausa per la Nazionale ci sono già diversi elementi valutabili in maniera oggettiva.

ATALANTA

Partenza lenta per la squadra di Colantuono, che un po’ aveva messo all’erta i tifosi e gli ambienti della società; poi però, sbloccandosi gli uomini di maggior classe (il bomber Denis, l’enfant du pays Bonaventura e un ritrovato Maxi Moralez) sono arrivati prestazioni convincenti e punti preziosi, come la vittoria dell’altro giorno sul campo di una diretta avversaria come il Chievo.

BOLOGNA

Buio pesto in casa rossoblu! Davvero in disarmo al cospetto di molte squadre, compreso il Verona che ha dominato al Dall’Ara, e prima ancora altre squadre, su tutte la capolista Roma, avevano fatta manbassa di punti e gol. Inconsistente la difesa, seconda peggiore davanti al fanalino di coda Sassuolo, crisi evidente di gioco, dove il solo Diamanti non può cantare e portare la croce e rosa assai indebolita dopo le partenze di Gilardino, Gabbiadini e Taider. Pioli non sembra a rischio ma la bussola sembra averla perso anche lui.

CAGLIARI

 In linea di galleggiamento con quelli che sono i medesimi obiettivi di sempre: una salvezza comoda e tranquilla, magari mettendo in mostra nuovi gioielli sui quali monetizzare, alle condizioni di un Cellino che non cede tanto per… In vetrina il giovane Murru, sempre più convincente, i big Nainggolan e Astori, rimasti nonostante forti lusinghe di grandi club, si stanno riconfermando, così come potrebbe davvero essere l’anno buono per l’esplosione della freccia nera Ibarbo. Ancora in naftalina bomber Sau, rivelazione della passata stagione. Rimane la “grana” legata allo stadio: il Cagliari si ritrova in pratica a giocare sempre in trasferta.

CATANIA

Piccola delusione del campionato, nonostante i timidi tentativi di ripresa. Maran sembra tuttavia non rischiare la panchina, e questo è un merito della società che ha saputo valorizzare quanto fatto egregiamente l’anno scorso dal tecnico trentino. D’altronde perdere in un sol colpo tre autentici pilastri come Marchese e, soprattutto, Gomez e Lodi sarebbe stato difficile per chiunque da assorbire. I nuovi abbisognano di tempo per integrarsi ma al di là di questo, sembrano di un livello più basso rispetto a chi è partito quest’estate. Detto ciò, la mia sensazione è che la squadra etnea presto riemergerà dalle sabbie mobili sospinta da elementi come Bergessio e Barrientos, dato però in partenza (solo per mancanza di tempo non ha lasciato i compagni all’ultimo giorno di mercato, quando già sembrava in volo verso il ricco Quatar)

CHIEVO

Partenza complicata anche per il Chievo di Sannino che, tuttavia, dati alla mano, sarebbe salvo. A parte questo, il Chievo sta capitalizzando poco per quanto crea, in quella che potrebbe essere la stagione buona per la consacrazione di Paloschi. A mio avviso il tecnico deve ancora trovare il quadro giusto, specie sugli esterni, dove gli interpreti sulla carta abbondano (Sestu, Lazarevic, il giovanissimo Improta, l’ultimo arrivato Estigarribia, oltre al confermato Hetemaji) ma manca chi può essere in grado di far svoltare la partita. Probabilmente – è una mia sensazione – Sannino dovrebbe cambiare la sua impostazione tattica in favore di un centrocampo a rombo.

FIORENTINA

 Diciamocelo, ci si aspettava di più, ma per la squadra di Montella occorre tenere valide le attenuanti. Sul più bello, quando la Viola già volava sulle ali di un gioco scintillante, forte rispetto all’anno scorso di una coppia gol da scudetto, ecco che super Mario Gomez si infortuna gravemente, seguito da Cuadrado, e poi in forma lieve da Giuseppe Rossi. La squadra gioca bene, e sa giostrare con i moduli (3-4-2-1 e 4-3-2-1) ma la coperta è assai corta: in panca ci stanno elementi validi in prospettiva ma molto imberbi, in attesa che qualcuno dimostri una personalità e delle qualità tali da giocarsela alla pari con i titolari (uno tra Bakic, Vecino, Yakovenko, Wolski, Matos).

GENOA

Partenza ad handicap, e spiace in considerazione di un mercato per una volta oculato dopo gli ultimi due anni movimentati. Col senno di poi è stato un azzardo affidare la panchina al giovane esordiente Liverani (ma i casi di Montella e Lopez lasciano pensare che a volte si pesca giusto anche scommettendo “al buio”), ma ora è tornato in plancia il Gasp che, dopo le scottature in alta quota all’Inter ha una voglia matta di rimettersi in gioco. I giocatori per far rinverdire il suo estroso 3-4-3 ci sarebbero tutti, il tempo pure, quindi presumo che la salvezza sia ampiamente a portata di mano.

 INTER

Sconfitta a parte nel big match contro la Roma, è innegabile che questa sia un’Inter ben diversa da quella sfilacciata e (nel finale) sbertucciata dagli avversari nella passata stagione. Merito di Mazzarri che è riuscito a ricompattare la squadra e a trovare un 11 base sul quale lavorare e innestare eventualmente gli acquisti che Thohir si porterà in dote da gennaio. Rilanciati alla grande Alvarez e Jonathan, in pratica due nuovi acquisti, si confida nel recupero dei califfi Milito e Zanetti, fermo restando le buone impressioni destate dai giovani Icardi e Taider. Ancora sotto le aspettative la stellina Kovacic, mentre Campagnaro funge da rinforzo insostituibile per la difesa: grazie alla sua presenza ne stanno beneficiando anche i talvolta ancora incerti Ranocchia e Juan Jesus. La lotta per lo scudetto appare un’ipotesi un po’ troppo ambiziosa, ma un buon piazzamento è alla portata, in quello che sarà giocoforza un anno di transizione per i nerazzurri

JUVENTUS

Intendiamoci: non è la Juve schiacciasassi delle ultime due stagioni, un po’ per la sindrome da “pancia piena” (prima ventilata, sin dal ritiro, e poi smentita), un po’ perchè gli avversari stanno cominciando a prendere le contromisure agli uomini di Conte. Però, dati alla mano, i bianconeri sono lì a due punti dalla vetta, quasi a punteggio pieno e, se è vero che troppo spesso subiscono gol per primi e poi vincono magari in affanno (e con episodi sinora a loro favore), questo significa che alla base ci sono doti importanti, da grande squadra quale la Juventus in effetti è (a detta di chi scrive, ancora la favorita per la vittoria finale in campionato). Preoccupa più che altro la piega presa in Champions League, con una fase a gironi non di certo compromessa, ma resa problematica.

LAZIO

Punti alla mano la squadra di Petkovic è in linea con gli anni precedenti, tuttavia appare sin troppo discontinua nelle prestazioni ,con sconfitte avvenute in modo sonoro e un gioco meno efficace nel quale l’idea del doppio regista, sulla quale si era impostato il calciomercato estivo, pare già caduta in disgrazia. A tirare la carretta dovranno essere i soliti: Marchetti, Klose, Hernanes, Lulic più un Candreva sempre più convincente e un Onazi ormai al pari dei titolari e abile sia in interdizione che in fase di spinta. Rimane il problema delle alternative, nella speranza che il giovane Felipe Anderson, gran talento brasiliano, stia bene fisicamente, dopo i primi approcci in Europa League e campionato

LIVORNO

Sconfitte con Roma e Napoli a parte, ottenute in modo netto e perentorio, sinora la squadra di Nicola non sta certo demeritando. 8 punti non sono certo pochi, specie se alla base ci sta una buona struttura, un gioco propositivo e un entusiasmo giustificato. La base è quella dell’anno scorso e capisaldi come Paulinho, Emerson, Schiattarella o Bardi non hanno pagato lo scotto del salto di categoria. Una salvezza che, se ad inizio stagione pareva un traguardo ostico ora invece appare più che plausibile.

MILAN

La vera delusione del campionato, da bocciare senza appello. E’ vero, Allegri ha degli alibi: pronti via, e si infortunano Kakà, El Shaarawy, De Sciglio, si fa squalificare Balotelli.. ma i problemi rimangono, eccome, specie nel reparto più sguarnito dall’anno scorso: la difesa. Imperniata sull’improbabile (ad alti livelli) coppia Mexes – Zapata e poco coperta alle spalle, con l’esperto Bonera perennemente in infermeria e due come Zaccardo e Silvestre ai quali la maglia rossonera obiettivamente va troppo larga, fa acqua da tutte le parti, e se non ci fosse filtro da parte dell’olandese De Jong (recuperato dai problemi fisici è uno dei pochi che sta giocando su ottimi livelli) magari i punti sarebbero addirittura di meno. Sono sicuro che il Milan si risolleverà e sono rimasto fra i pochi a “difendere” ancora Max Allegri, dividendo le colpe con chi cerca di fare mercato in saldo, senza voler spendere una lira e vendendo ogni anno gli elementi migliori, ma la realtà dei fatti mi induce a pensare che ottenere in extremis un terzo posto come l’anno scorso sia alquanto utopistico.

NAPOLI 

Benitez sta raccogliendo i frutti di un ottimo triennio in cui si erano gettate basi importanti per riportare il Napoli in zone dove meglio gli compete ma allo stesso tempo ci sta mettendo tanto di buono del suo, nell’atteggiamento propositivo della sua squadra, nella valorizzazione di elementi come Insigne, nella piena affermazione a top player di Hamsik e in generale cambiando un modulo tattico assai radicato negli anni. Insolito il pareggio contro il Sassuolo, per il resto sono solo due i punti che separano i partenopei dalla capolista Roma e tutto lascia presupporre che lotta vera sarà sino alla fine, in attesa della partitissima in scena alla ripresa delle ostilità.

PARMA

Solito Parma, verrebbe da dire. A essere cattivi, nè carne, nè pesce, nel senso che alterna buone prestazioni, buoni risultati a momenti di pausa, quando magari dovrebbe accelerare un po’. Rimane il senso di grandezza perduto, l’eredità di un decennio (quello del ’90) vissuto da protagonista incompiuta in campionato ma molto vincente in Europa, una rosa comunque valida al cospetto di chi lotta per la salvezza ma si potrebbe osare di più, con un Cassano ritrovato (?). Il fantasista barese è partito bene e aspetta di duettare col centravanti Amauri, e il gioco di Donadoni dovrebbe essere funzionale alle due bocche da fuoco là davanti. Non sempre però è così.

ROMA

Ho già dedicato un post poco tempo fa, dopo la sbornia di reti contro l’Inter. Brevemente mi ripeterò ma lo faccio volentieri, se questo significa omaggiare una squadra che si sta imponendo all’attenzione generale grazie a un gioco praticamente perfetto: spettacolare, veloce, imprevedibile e supportato da una compattezza derivata da una mediana e una difesa imperforabile, tale da non lasciare scampo ai malcapitati avversari. 7 vittorie consecutive nelle prime 7 giornate, 20 gol fatti, uno solo (!) subito, interpreti vari sugli scudi (immenso e infinito Totti, gigante ritrovato De Rossi, imprendibile Gervinho.. a Londra si aggirava la sua controfigura, qui nella Capitale è sbarcato lo stesso di Lille, insuperabili i neo acquisti Benatia e Strootman). E poi, un tecnico capace, leader silenzioso, capace di rapire e conquistare tutti con il suo carisma, che emana in ogni intervento pubblico, oltre che poi saperlo trasmettere ai suoi giocatori, che alla fine quello conta! Dove potrà arrivare? Mentirei se dicessi che “io l’avevo detto”, ma ora mi sbilancio: allo scudetto!

SAMPDORIA

Male, malissimo, con tutti i fantasmi della passata stagione ancora da scacciare del tutto. Partenza shock per gli uomini di Delio Rossi, in palese difficoltà nel gestire una squadra dalla rosa ampia ma carente per quanto concerne personalità, esperienza e, duole dirlo, qualità tecnica. Troppi giovani allo sbaraglio, troppe formazioni gettate nella mischia con poca coesione tra le parti, nessuno che sembra in grado di caricarsi sulle spalle il peso di una situazione difficile. Gabbiadini era partito molto bene, ma sta pagando una scarsa assistenza dei compagni, un centrocampo povero di idee e di interpreti adeguati. Salvezza possibile, ma sarà dura.

SASSUOLO

La meno convincente, e non c’entrano i due soli punti raccolti in sette gare. L’ impressione è che, pur giocando a tratti in modo gradevole, subisca troppo gli avversari, ai quali basta davvero poco a volte per mettere sotto la compagine di Di Francesco. Il pur bravo tecnico appare con i giorni contati e francamente, pur dividendo colpe  e responsabili, per una volta non mi scandalizzerei se ci fosse un repentino cambio di tecnico. La serie A è un’occasione importante per una realtà come Sassuolo che avrebbe tutti i mezzi economici per stabilizzarvisi; ma bisogna cambiare marcia, fare più attenzione, mantenere concentrazione per 90 minuti, in sostanza “crescere” a livello di maturità. Sì, perchè le qualità in gente come Missiroli e i giovani Zaza, Berardi o Marrone (quando rientrerà dall’infortunio patito nel recente Europeo Under 21) di certo non latita.

TORINO

Classifica buona, ma che potrebbe essere addirittura migliore se i granata non fossero incappati in clamorose sviste arbitrali che li hanno palesemente penalizzato. Niente dietrologie, solo episodi che però lasciano l’amaro in bocca, in un contesto che pare aver trovato in Cerci un giocatore davvero decisivo, mai così forte e continuo in zona gol (con 6 centri è capocannoniere), dove ormai agisce quasi da centravanti, seppur mascherato, grazie a un inedito modulo impostato dal tecnico Ventura, dopo anni di conclamato 4-2-4. Si è sbloccato pure Immobile, e la difesa è solida. Si trovasse un regista dai piedi più raffinati (promette bene nel ruolo il giovane Bellomo, che gradualmente si sta cercando di reimpostare play basso, dopo gli anni da interno/fantasista che lo hanno fatto ben emergere a Bari), allora sì che gli scenari potrebbero diventare molto rosei.

UDINESE

Sono sicuro che a fine stagione la squadra di Guidolin avrà raccolto le sue solite e grandi soddisfazioni, fermo restando che i 10 punti sin qui incamerati non sono  certo pochi per una società abituata a partire sempre a fari spenti, senza molti proclami. Il tecnico deve solo trovare gli elementi migliori, visto che ogni anno si ritrova ad allenare in ritiro una pletora di atleti, la maggior parte stranieri o poco noti al grande pubblico e solo lui si è dimostrato negli anni assai abile a intuire e valorizzare coloro che alla prova del campo gli danno più garanzie per affrontare una serie A ad alti livelli. E’ stato così per Allan, Pereyra, Benatia, sarà così per Muriel , indicato da molti come “crack” mondiale, e magari uno tra Naldo, Bubnjc, Zielinski, Widmer… statene certi, a Udine avranno di che divertirsi anche quest’anno ,specie se l’immortale Di Natale continuerà a trovare flaconi di elisir della giovinezza.

VERONA

La vera rivelazione (insieme alla Roma di Garcia) del campionato con i suoi 13 punti, quinta da sola dietro alle grandi (Roma, Juventus, Napoli, Inter) e davanti a Fiorentina, Lazio e Milan. Non male per una neopromossa, seppur nobile come l’ex scudettato Hellas Verona. Meriti da suddividere tra una società forte e capace, con il ds Sogliano sugli scudi, un tecnico come Mandorlini, vincente in categorie inferiori ma che in serie A non aveva mai avuto grande fortuna e i giocatori che si stanno esaltando letteralmente, sospinti da un pubblico il cui calore rasenta lo spirito epico delle società inglesi. Molti gli uomini da copertina: da un Toni venuto a rimettersi in discussione a suon di gol, vera guida per i compagni, a un Jorginho che gioca da veterano, suscitando l’interesse concreto delle big italiane ed europee;  da un Rafael che si sta dimostrando all’altezza della massima serie, lui partito dalla terza serie, quando i sogni di gloria per il Verona sembravano davvero lontani a un Iturbe, ultimo arrivato e già indicato come vero colpo di mercato, al pari di molti big giunti quest’anno in serie A. La salvezza rimane obiettivo dichiarato – e ci mancherebbe, dopo tanti anni pieni di illusioni e mestizia – ma la sensazione è che la si possa ottenere dando spettacolo, divertendosi, senza pressione. Poi, quel che sarà, sarà…

LE PAGELLE DELLA SERIE A, alla fine del calciomercato, e relativi pronostici

Finalmente si è messa la parola “fine” al calciomercato ed è iniziato quello vero, cui forse è presto per fare bilanci.

VEDIAMO COME SI SONO COMPORTATE LE 20 PROTAGONISTE DI UNA SERIE A CHE SI SCOPRE PIU’ RICCA DI TALENTO GRAZIE A NUOVI STRANIERI DI PRIMA FASCIA E A UN MAGGIORE EQUILIBRIO, SIA DAVANTI CHE DIETRO.

ATALANTA  6

Sostanzialmente rimasta legata agli uomini base che hanno contribuito a farla rendere bene nelle ultime due stagioni, ha marcato d’esperienza la difesa con Yepes, trattenuto il gioiello Bonaventura, in attesa probabilmente di monetizzare meglio l’anno prossimo e davanti, a fianco a una certezza come Denis, ci si aspetta la consacrazione di un talento come Livaja, che deve però crescere professionalmente. Novità di queste prime due giornate è stata soprattutto la variabile del modulo di gioco, non più un rigido ma efficace 4-4-2  – storico marchio di Colantuono, ma un più elastico 4-3-3

BOLOGNA 5,5

A me pare indebolito rispetto all’anno scorso, senza Gila e Taider tra gli altri  e , se da una parte, Bianchi ha le credenziali per non far rimpiangere in termini di potenzialità offensiva la squadra, dall’altra si perde ulteriore fosforo e sostanza a centrocampo. Cercasi conferme o miglioramenti significativi da gente in rampa di lancio come Khrin e Christodoulopoulos, mentre davanti, perso Gabbiadini (ma si sapeva) dovranno fare gli straordinari Diamanti, a lungo corteggiato dalla Juventus e il greco Konè. Non convince la difesa, in special modo il portiere Curci. La partenza in campionato è stata di quelle shock, ma Pioli potrebbe rimettere in carreggiata la sua squadra, grazie a innate qualità da tecnico. Se poi Cristaldo si rivelasse forte come dicono, la salvezza potrebbe essere più che alla portata.

CAGLIARI 6,5

Voto più che altro al merito di aver resistito per l’ennesima volta alle lusinghe (leggi: soldi veri) che molte squadre, italiane ed estere erano pronte a versare sul piatto di Cellino per big come Astori e certezze collaudate come Nainggolan. Rimane il problema dello stadio, altrimenti direi tranquillamente che questo Cagliari, granitico in gente come Agazzi, Conti, Cossu e sospinto dal talento autentico di Sau e da quello in piena fase di esplosione di Ibarbo, non avrebbe problemi a salvarsi. Lopez uno dei migliori nuovi tecnici della serie A, alla prima stagione da “solista”, dopo l’anno con Pulga (anche se di fatto era lui a dirigere le operazioni)

CATANIA 5

Non inganni la partenza negativa, sfavorita pure da un calendario non semplicissimo. Il fatto è che sarà difficile sostituire in un colpo solo gente di livello come Marchese, che qui si è affemato, Lodi, uno dei migliori registi della serie A e il peperino Gomez davanti. Inoltre con la probabile prospettiva che anche il talentuoso Barrientos faccia le valigie a gennaio, dopo che sembrava già pronto a volare in Quatar, preferendo una valanga di soldi a un campionato competitivo, nel quale si stava affermando di stagione in stagione. I sostituti sono un po’ da scoprire, sinora la società raramente ha sbagliato ma è un rischio calcolato. In regia cerca il rilancio Tachtsidis dopo la deludente stagione romanista: è giovane e ha le qualità per tornare quello di Verona, fortemente voluto da Zeman in giallorosso

CHIEVO 5,5

Che poi magari Sannino riesca a far disputare l’ennesimo campionato relativamente tranquillo è un fatto assai probabile, viste le sue qualità e l’approccio manifestato nelle prime due gare (col Napoli onestamente nel secondo tempo la differenza tecnica si è fatta sentire tutta) ma a livello di calciomercato, si è sfiorato l’immobilismo, anche se promette assai bene la coppia d’attacco Thereau – se ripetesse l’ottima stagione scorsa – Paloschi, attaccante da potenziali 20 gol, se fosse sorretto ogni tanto da più fortuna a livello fisico.

FIORENTINA 7,5

Che dire? Avrò venduto anche due big ambitissimi come Jovetic e Ljajic ma se non altro non ha in teoria rafforzato le dirette pretendenti che li richiedevano a gran voce (Juve e Milan) ma ha nel contempo arricchito, oltre le casse, anche la qualità complessiva della rosa, con Gomez davanti – insieme a un ritrovato Rossi forma forse la coppia meglio assortita della serie A, Ambrosini in mezzo, in un reparto che ha mantenuto Pizarro, Aquilani e Borja Valero. A questi aggiungiamo che sono arrivati ottimi puntelli come teoriche riserve, vedi Joaquin, e soprattutto che Cuadrado ormai è una stella, uno dei migliori laterali offensivi del panorama mondiale. Dove possano arrivare i viola in campionato lo scopriremo solo vivendo ma le prime fragorose risposte che giungono dal campo paiono propendere per “molto in alto”

Super Mario Gomez, nuovo bomber dei viola

Super Mario Gomez, nuovo bomber dei viola

GENOA 5,5

Non ci siamo, e per fortuna che Conte all’ultimo si è imputato contro la cessione di Quagliarella che avrebbe provocato uno scossone nel via vai di punte che avrebbe coinvolto direttamente il Grifone che a quel punto si sarebbe privata di Gilardino (al quale va riconosciuto di aver preferito rimanere qui per giocare, segnare e provare l’ultimo aggancio per il Mondiale) per un ritorno comunque gradito di Borriello. Nel frattempo la squadra non si era mossa male in anticipo con gli acquisti di Lodi, passato un po’ in secondo piano ma invero giocatore di prim’ordine, il giovane terzino Vrsaljko e in aggiunta a un duo difensivo affidabile di suo, un altro esperto centrale come Gamberini. Alcune scommesse rimangono, vedremo l’impatto di Centurion… certo la partenza è stata da brividi.

INTER 6,5

In attesa dell’innesto ormai imminente di Tohir, sempre però che i Moratti possano incidere ancora – loro sono la storia del club – il mercato è stato piuttosto oculato, mirato più che altro a ridare convinzione e motivazione a un gruppo, magari logoro (e in questo senso vanno interpretati gli acquisti di alcuni giovani tra i più interessanti del campionato come le punte Icardi e Belfodil e il “tuttocampista” Taider, che si aggiungono a un Kovacic giunto a gennaio sul quale si punta giustamente tantissimo) e in questo senso l’acquisto migliore non poteva che essere quello di un tecnico come Mazzarri. Probabilmente sarà una stagione “di transizione” ma i 6 punti in due gare fanno intuire che la squadra nerazzurra non regalerà niente a nessuno: la difesa con Campagnaro ha guadagnato sicurezza e anche un talento come Ranocchia potrà finalmente ritrovarsi, l’attacco poggia per il momento su un super Palacio e, archiviato in fretta il sogno di un ritorno di Eto’o, ormai si spera di rivedere presto in campo bomber Milito. Da segnalare in questo primo scorcio di campionato i sensibili miglioramenti di gente come Jonathan e Alvarez.

JUVENTUS 8

Al di là del valore tecnico della squadra, ancora la migliore di tutte dal mio punto di vista, è migliorata sensibilmente nelle zone “migliorabili”, cioè in attacco dove invero sta bastando l’innesto di un leader nato come Tevez per far sembrare la squadra ancora più forte, decisa, grintosa, determinata. Più difficile l’inserimento di Llorente, poco consone al gioco di Conte e alla resa dei fatti, non poi così migliore di un Vucinic che pare motivatissimo. Saltato Zuniga, sul quale la Juve sta comunque continuando a pressare in vista di gennaio, rimane una rosa fortissima, specie in mediana, dove con campioni come Vidal e Pogba, anche Pirlo potrà concedersi qualche partita no o qualche fisiologico calo tecnico.

il nuovo numero 10 juventino ha avuto un impatto positivo, 3 gol nelle prime tre partite ufficiali dei bianconeri, che anche grazie a lui rimangono i favoriti per lo scudetto

il nuovo numero 10 juventino ha avuto un impatto positivo, 3 gol nelle prime tre partite ufficiali dei bianconeri, che anche grazie a lui rimangono i favoriti per lo scudetto

LAZIO 5,5

Non tengo conto della classifica, ma di una certa staticità generale, di gioco, di mercato, di uomini, il che non significa che la squadra non sia valida, ma che forse avrebbe avuto bisogno quanto meno di rimpolparsi. Troppo evidente lo scarto tra quegli 11 o 12 giocatori che rientrano tra le prime scelte e i rincalzi che troppo spesso non paiono all’altezza. Grava molto l’assenza di un attaccante di valore da affiancare all’eterno Klose. Si è inseguito a lungo il turco Ylmaz, forse era meglio tenersi in caldo qualche alternativa in più.

LIVORNO 5,5

Nicola ha sorpreso tutti vincendo a mani basse alla seconda giornata, per di più in trasferta, e la sua mano, il suo entusiasmo e le sue qualità da predestinato saranno i maggiori indizi che potranno consentire al Livorno di raggiungere una salvezza che su carta sembra complicata, nonostante gli acquisti di Greco e Biagianti che regalano esperienza in mediana, il talento di Siligardi atteso a una conferma in serie A e reduce da un grave infortunio, la conferma di un richiestissimo Paulinho, anch’egli splendido, oltre che decisivo per la promozione ma tutto da verificare a questi livelli e l’acquisto “last minute” della freccia Emeghara, già a segno nel debutto.

MILAN 6,5

Il ritorno di Kakà ha smosso gli animi e soprattutto i cuori di tantissimi tifosi, reduce del campione ammirato per lunghe e intense stagioni, le ultime trionfali per i rossoneri, ma che è rimasto di quel giocatore? Troverà stimoli giusti e ritroverà fiducia e certezze oppure farà la comparsa di sé stesso come successe con altri celebri rientri milanisti (Gullit e Shevchenko)? Per il resto la squadra sembra meno quotata rispetto a Juventus e Napoli, nonostante un Balotelli già inserito e sempre più convincente come leader offensivo (a scapito di un El Shaarawy che col cambio di modulo tanto auspicato, quello col famoso trequartista, rischia di scendere nelle gerarchie di Allegri, soprattutto dopo l’acquisto di uno dei suoi pupilli, quell’Alessandro Matri, preso per sopperire all’assenza di Pazzini) e una mediana rinfrescata da Poli e irrobustita dal ritorno prepotente di De Jong. L’anello debole rimane la difesa, eccezion fatta per l’astro nascente De Sciglio, che pare un predestinato.

NAPOLI 8

De Laurentiis e la dirigenza tutta hanno allestito uno squadrone, tenendo conto di come hanno reinvestito l’ingente somma ricavata dall’inevitabile cessione del Matador Cavani: Higuain, Callejon (che debutto, 2 gol in altrettante gare!), il nazionale spagnolo Albiol e il meno citato ma assai talentuoso Mertens. Ok, magari ci si aspettava pure un’altra punta di peso, ma in rosa ci sono comunque un redivivo Pandev e un Insigne sempre più smanioso di diventare simbolo di questa squadra. Non parliamo di Hamsik, poi, uno dei migliori centrocampisti del mondo. Insomma, Benitez, che aveva un difficile compito sulla carta, sembra l’uomo giusto, senza nulla togliere allo splendido operato di Mazzarri, per far ulteriormente alzare l’asticella delle ambizioni napoletane, il che vorrebbe dire una sola cosa, che qui manca dai tempi di Re Diego.

Higuain, l'uomo giusto per sostituire El Matador Cavani, è già un idolo del San Paolo

Higuain, l’uomo giusto per sostituire El Matador Cavani, è già un idolo del San Paolo

PARMA 7

Non si può certo dire che Ghirardi sia rimasto con le mani in tasca: molti gli arrivi, alcuni eccellenti come quello di Cassano, davvero giunto all’ultima chance importante di carriera dopo tanti buoni propositi (riusciti a metà) di “redimersi”. Se in proporzione gli riuscisse di fare il “Baggio” degli anni di Brescia, allora per i ducali si prospetterebbe un anno interessante, visti pure gli innesti del guerriero Gargano, di un giocatore da rilanciare come Cassani  – fino a un paio di anni fa tra i migliori terzini italiani – e il ritorno, visto che da giovanissimo partì da qui per approdare all’Inter, di Obi.  Poi è rimasto Paletta, leader della difesa e carismatico anche nello spogliatoio. Donadoni per le mani ha una squadra che potrebbe ambire a qualcosa di più di una comoda salvezza, ma ormai da tanti, troppi anni, l’obiettivo minimo, solitamente raggiunto già nelle prime giornate di ritorno, va poi a influire negativamente sulle prestazioni, come se le motivazioni svanissero di colpo. Bisogna cambiare mentalità.

ROMA 7

Ammetto che solo pochi giorni fa, su questo stesso blog, ero stato piuttosto severo (o quantomeno perplesso) sulle strategie di mercato della Roma, considerate le cessioni eccellenti di Marquinhos, Osvaldo e infine Lamela, ma alla resa dei conti, gli acquisti vanno a compensare, visto l’arrivo in simultanea alla cessione dell’argentino del talento ex viola Ljaijc, che va ad aggiungersi alla roccia Benatia in difesa (uno dei migliori centrali difensivi della serie A) e al centrocampista poliedrico Strootman, giovane “vecchio” nel senso che in campo pare proprio un veterano. Forse manca un centravanti di peso, di spessore, ma in fondo Garcia (ottimo impatto davvero, serietà, umiltà e cultura del lavoro,  con  poche chiacchiere – a parte quelle con cui è stato pizzicato in panchina con cellulare! – e tanti fatti), sa far esprimere un gioco corale e a Lilla ha vinto con un centravanti finito addirittura capocannoniere e non si trattava certo di un top player (Moussa Sow). Anche qui, come all’Inter l’aspetto principale su cui lavorare era far riprendere fiducia e coraggio a giocatori di indubbio talento e in tal senso la conferma di De Rossi, tornato a livelli ottimali di rendimento, unita al fatto che Totti è sempre al centro del progetto, i passi in avanti (confermati dal primo posto in classifica a punteggio pieno) sono più che confortanti.

SAMPDORIA  6

Squadra tutto sommato invariata rispetto all’anno scorso, intende procedere sul solco tracciato da Delio Rossi, magari migliorando in continuità, senza rischiare di impelagarsi pericolosamente nelle sabbie mobili della lotta per la salvezza. Via un giovane di talento come Icardi, si continua con la linea verde, grazie a Gabbiadini che invero pare ancora più efficace e promettente. Ma in rosa ci sono anche altri giovani che sono alla prova d’appello verso la definitiva maturazione, come Obiang e Krsticic , mentre possono rivelarsi bene anche in serie A il cavallo di ritorno Regini, dopo la splendida stagione empolese in serie B e il centravanti armadio Petagna, che nel Milan Primavera faceva spesso la differenza

SASSUOLO 6

Al di là dello scotto iniziale con la massima categoria, 0 punti su 6, al cospetto di un calendario non proprio proibitivo, la sensazione è che dietro ci sia un progetto ben solido, evidenziato dagli anni di miglioramenti in serie, di consolidamento economico e di struttura societaria. Certo, la serie A è un’altra cosa ma potrebbe diventare un nuovo Chievo. Manca la componente d’esperienza in molti reparti, ma ci sono talenti fulgidi da tenere d’occhio come Berardi, un predestinato, e Zaza, mentre la ciliegina sulla torta, arrivata in extremis è rappresentata dall’innesto del regista, ma anche difensore centrale alla bisogna, Marrone, inseguito da mezza Italia e giunto qui per accumulare la necessaria esperienza. Visti i buoni rapporti con la Juve alla fine ha scelto Sassuolo e le qualità per emergere ci sono tutte, soprattutto se sarà supportato a dovere da un Missiroli cui la serie B stava davvero strettina.

TORINO 5,5

Bene all’inizio con le acquisizioni di Ciro Immobile, già beniamino dei tifosi ma che è chiamato a una stagione in cui far fiorire le bellissime promesse, e sostituire un’istituzione come Rolando Bianchi non sarà facile, dei giovani dai piedi buoni El Kaddouri e Bellomo, entrambi inesperti per la A ma con le potenzialità giuste per emergere in un simile contesto. Ventura si affida a un nuovo modulo che pare sin troppo sparagnino, non da lui, insomma, che ci aveva abituato col suo vero 4-2-4, visto che mancano in pratica esterni in grado di fare la doppia fase. La rosa pare troppo corta e con poca qualità, eccezion fatta per Cerci, ormai da Nazionale. L’assenza di un portiere di livello poi potrebbe incidere parecchio. Si prevede un campionato non semplice per i granata.

UDINESE 5

Mercato praticamente fermo in entrata, con innesti di tanti stranieri provenienti da ogni parte del globo, di cui alcuni poi si dimostreranno bravissimi, se non campioni (vedi Sanchez, Isla, Basta, Benatia, e i recentissimi Allan e Pereyra e altri inevitabilmente finiranno a riempire le fila delle varie squadre satellite dei Pozzo). Un azzardo insomma, però l’intelaiatura è ottima, a partire dalla coppia d’attacco, una delle meglio assortite della serie A con il sempre eterno Di Natale, che vuole cogliere l’ultimo treno per il Mondiale 2014 e il nuovo “Fenomeno” Muriel. Al resto contribuirà come sempre “mastro” Guidolin.

VERONA 6,5

La meritatissima ed esaltante vittoria casalinga alla prima contro una big come il Milan è stato vissuto come un risanamento dei tanti anni passati in categorie minori ma poi la Roma ha pensato di ridimensionare le cose. Ma d’altronde deve essere la salvezza l’unico obiettivo di un Hellas che, rosa alla mano,pare competitivo per una simile impresa. Ci sono anzi quasi due giocatori per ruolo, e di pari livello tra titolari e panchinari. Innesti come quelli di Toni, che garantisce esperienza, carisma ma soprattutto gol come ai vecchi tempi, Jankovic (cercasi continuità di rendimento da associare all’indubbio talento), Donati e Romulo testimoniano di una appurata dose di miglioramento a livello qualitativo. Al resto penseranno gli uomini di maggior talento a far emergere la squadra, gente come Jorginho e Martinho, sui quali sono puntati diversi occhi, e le scommesse Cirigliano e Iturbe, uno su cui si dicono meraviglie da quando aveva 15 anni e presentato da molta stampa nazionale come altro campione giunto in questo calcio mercato.