Bilancio della serie A al giro di boa. Promossi, bocciati, top, flop e rivelazioni

Si è concluso ieri il girone di andata del campionato di serie A 2015/16 con il Napoli campione d’Inverno, come non gli accadeva dai tempi del suo ultimo scudetto. Che sia di buon auspicio? In questo caso sono leciti gli scongiuri da parte dei tifosi partenopei ma sembrano sussistere molte condizione affinchè questo avvenga nell’imminente futuro.

Higuain, straordinario cannoniere e vero trascinatore del Napoli Campione d'Inverno 2015/2016

Higuain, straordinario cannoniere e vero trascinatore del Napoli Campione d’Inverno 2015/2016

Primo fra tutti, il motivo principale di una possibile affermazione partenopea per lo scudetto è il bel gioco messo in mostra per lunghi tratti del torneo dai ragazzi di Sarri. L’ex tecnico dell’Empoli, accolto con parecchio scetticismo ma reduce da un sfavillante campionato in Toscana, ha presto smentito tutti, dopo il normale periodo di apprendistato. Il Napoli ha perso terreno sull’Inter solo due mesi fa ma la frenata dei nerazzurri e la conseguente ripresa degli azzurri, li aveva proiettati nuovamente in alto, fino al sorpasso giunto in extremis.

La stessa Inter però, a ragion veduta, può rappresentare una sorpresa, nel senso che non era pronosticata proprio come candidata principale al titolo. Non sempre le performance degli uomini di Mancini sono state entusiasmanti sul piano del gioco, ma i risultati arrivavano in serie e la difesa pareva irreprensibile. Non si spiega poi molto la doppia caduta consecutiva casalinga, contro Lazio e Sassuolo.

Ciò ha facilitato la lunga rincorsa dei detentori del titolo. La Juventus, attesa a un torneo interlocutorio, come sembrava testimoniare il complicato inizio di stagione, ha invece trovato gli ingranaggi giusti, risultando nuovamente vincente, oltre che rinnovata, spinta all’astro nascente di Dybala, uno degli uomini simbolo del campionato, assieme al “mostro” Higuain, capace di siglare ben 18 reti a metà campionato.

L'argentino Dybala, stella del torneo, sta riuscendo nell'impresa di non far rimpiangere Tevez alla Juventus

L’argentino Dybala, stella del torneo, sta riuscendo nell’impresa di non far rimpiangere Tevez alla Juventus

La Fiorentina, a lungo col fiato sul collo delle capolista, appare più debole negli interpreti (specie quando gli sono venuti a mancare i big della squadra Ilicic, Kalinic o Bernardeschi) e forse ancora troppo acerba a questi livelli. In fondo, eccezion fatta per la splendida affermazione a San Siro contro l’Inter, ha sempre fatto flop negli appuntamenti importanti, quando era chiamata al salto di qualità. Rimane comunque una delle rivelazioni del torneo, nonché una delle compagini che propongono un bel calcio, merito certamente anche dell’esordiente tecnico in serie A Paulo Sousa.

il giovane Bernardeschi, speranza viola e del calcio azzurro, una della rivelazioni della bella Fiorentina del girone d'andata

il giovane Bernardeschi, speranza viola e del calcio azzurro, una della rivelazioni della bella Fiorentina del girone d’andata

Chi ha deluso invece, senza se e senza ma, sono le due romane e il Milan.

Sulla Roma era lecito attendersi un campionato di vertice, sia per la qualità oggettiva dell’organico, sia per carenze altrui. I giallorossi però hanno inanellato una serie di prestazioni negative, sul piano della qualità del gioco come in quella dei risultati, rimanendo irrimediabilmente attardata in classifica. La Lazio ha alternato buone prestazioni, sulla falsariga dell’ottima passata stagione, ad altre disarmanti. Anche il Milan viaggia in un mare di problemi, con una società non più in grado di imporsi sul mercato, nonostante i tanti milioni (mal) spesi. Squadra spesso senza né capo, né coda, in cui anche il tecnico Mihajlovic, un po’ come accaduto a Garcia alla Roma, sembra in balia della situazione e incapace di trovare una dimensione tecnico/tattica alla rosa messagli a disposizione.

Le vere rivelazioni della serie A sono Sassuolo ed Empoli. Gli emiliani, al terzo anno di A sono ormai una certezza, in grado di infilare risultati clamorosi in serie, di non sfigurare contro le (presunti) grandi e di competere sul mercato. Possono puntare all’Europa League e nessuno griderebbe allo scandalo, considerando la bontà dell’organico di Di Francesco.

Chi ha davvero stupito è l’Empoli del neo-tecnico Giampaolo, che sembrava ormai perso per il grande calcio. Invece, redivivo più che mai, sta facendo persino meglio del suo predecessore Sarri (che innegabilmente gli ha lasciato in dote una buona eredità), avendo di fatto già salvato la squadra dalla serie B. Oltretutto lo ha fatto dopo aver perso molti pezzi pregiati in estate (Valdifiori, Hysaj, Vecino, Rugani, Sepe), sostituendoli con giocatori giovani e sicure promesse come il trio di centrocampo Zielinski-ParedesBuchel o il portiere Skorupski, potendo però contare sull’eterno Maccarone, sulle fragorose conferme di gente come Tonelli, Laurini e Pucciarelli e sulla piena affermazione dei futuri uomini mercato Mario Rui e Saponara, la stella della squadra.

Ricky Saponara, rimanendo a Empoli, ha fatto la scelta e ora si sta consacrando come un fuoriclasse giusta. Rappresenta la ciliegina sulla torta della sorpresa Empoli

Ricky Saponara, rimanendo a Empoli, ha fatto la scelta giusta e ora si sta consacrando come un fuoriclasse. Rappresenta la ciliegina sulla torta della sorpresa Empoli.

Hanno alternato a prestazioni superbe, gagliarde, positive, altre scialbe, deludenti e talvolta incomprensibili, squadre come le due genovesi e il Torino, attese a un campionato più che tranquillo, dopo aver navigato in zona Europa per tutta la stagione scorsa.

La Sampdoria, precocemente eliminata in coppa, ha saputo rialzarsi in fretta, ottenendo nella prima parte di stagione una serie di ottime prestazioni, condite da valanghe di gol, compensate però da fragilità difensive dettate da mancanza di equilibrio tattico. Zenga, mai entrato in sintonia con l’ambiente, è stato esonerato e il suo successore Montella solo sul finale ha dato segni di poter risollevare la squadra, imperniandola soprattutto sul marcatore Eder e su un Cassano forse mai così maturo. Il Torino aveva iniziato con gran piglio, per poi squagliarsi a ¾ del cammino. Il Genoa a tratti è parsa sin troppo allo sbando per essere vera, e distratta forse in alcuni suoi uomini dalle ricorrenti voci di mercato, finendo pericolosamente appena sopra la zona retrocessione.

Atalanta, Udinese, Chievo, Bologna e Palermo stanno disputando un torneo più che sufficiente, se vogliamo persino da 7, nonostante non siano proprio continue a livello di risultati. La salvezza appare comunque molto alla portata.

Rimangono le due “cenerentole” annunciate, Carpi e Frosinone, effettivamente da sempre nella zona calda della classifica, con i ciociari in grado però di alzare la testa per vedere cosa ci sta sopra e di disputare delle buonissime partite, specie tra le mura amiche. Troppi però i gol presi. Il Carpi ha un gioco forse meno propositivo ma è dura a morire e ha costretto più volte avversari più quotati tecnicamente a sudare per averne la meglio. Tuttavia, non possiamo darle per spacciate, visto che con le unghie e con i denti, sono a stretto giro di posta dal quartultimo posto.

Chi non ha proprio attenuanti è il fanalino di coda Hellas Verona, cui nemmeno il sofferto cambio in panchina, con l’avvicendamento tra lo storico allenatore Mandorlini (che aveva riportato la squadra in serie A, prendendola in terza serie) e l’esperto Delneri, ha portato la sospirata svolta. Otto punti sono davvero pochissimi, un record negativo che difficilmente potrà essere sopperito da un buon girone di ritorno.

I NOMI DEL CAMPIONATO squadra per squadra

Ovviamente non sempre top e flop corrispondono a un vero riconoscimento oggettivo o a una delusione effettiva. Laddove le squadre stanno primeggiando o giocando secondo aspettative, è difficile (e persino talvolta ingeneroso) indicarlo, così come nel caso di squadre in grave difficoltà risulta altresì arduo parlare di top o rivelazioni ma tant’è… eccovi i nomi che, nel bene o nel male, si sono contraddistinti in questa prima fase del campionato.

ATALANTA: TOP DE ROON, RIVELAZIONE GRASSI, FLOP DENIS

BOLOGNA: TOP GIACCHERINI, RIVELAZIONE DIAWARA, FLOP DESTRO

CARPI: TOP LETIZIA, RIVELAZIONE MATOS, FLOP MARRONE

CHIEVO: TOP MEGGIORINI, RIVELAZIONE INGLESE, FLOP MPOKU

FIORENTINA: TOP KALINIC, RIVELAZIONE BERNARDESCHI, FLOP MARIO SUAREZ

FROSINONE: TOP CIOFANI, RIVELAZIONE PAGANINI, FLOP ROSI

EMPOLI: TOP SAPONARA, RIVELAZIONE ZIELINSKI, FLOP ZAMBELLI

GENOA: TOP PAVOLETTI, RIVELAZIONE GAKPE, FLOP PEROTTI

INTER: TOP HANDANOVIC, RIVELAZIONE LJAJIC, FLOP KONDOGBIA

JUVENTUS: TOP DYBALA, RIVELAZIONE EVRA, FLOP CUADRADO

LAZIO: TOP BIGLIA, RIVELAZIONE HOEDT, FLOP MAURICIO

MILAN: TOP BONAVENTURA, RIVELAZIONE DONNARUMMA, FLOP BALOTELLI

NAPOLI: TOP HIGUAIN, RIVELAZIONE JORGINHO, FLOP CHIRICHES

PALERMO: TOP VAZQUEZ, RIVELAZIONE GOLDANIGA, FLOP DURDEVIC

ROMA: TOP PJANIC, RIVELAZIONE SADIQ, FLOP DZEKO

SAMPDORIA: TOP SORIANO, RIVELAZIONE IVAN, FLOP MURIEL

SASSUOLO: TOP BERARDI, RIVELAZIONE PELLEGRINI, FLOP DEFREL

TORINO: TOP BASELLI, RIVELAZIONE AVELAR, FLOP BELOTTI

UDINESE: TOP THEREAU, RIVELAZIONE LODI, FLOP DI NATALE

VERONA: TOP MORAS, RIVELAZIONE GOLLINI, FLOP PAZZINI

 

 

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Il punto sulla Serie A: ecco perchè la Juventus parte ancora favorita

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Manca davvero poco ormai all’inizio del campionato. Come sempre altrove i giochi seri sono già iniziati, visto che in Ligue 1, Premier League e altre, come ad esempio la Eredivisie, già si gioca per i tre punti, mentre sono prossimi allo start pure Bundesliga e Liga. Mentre qui da noi addirittura si sta discutendo se posticipare l’inizio delle scuole per consentire alle famiglie di godersi qualche tardivo giorno d’estate che mai come quest’anno si è fatta attendere, anche la serie A pare più indietro di tutti,e non solo per via del calendario. E’ stato davvero un calcio mercato povero, addirittura peggio di quello dello scorso anno, dove almeno giunsero in Italia alcuni “nomi” ancora di grido come Higuain e lo sfortunato Gomez che, andandosi a sommare ad alcune liete sorprese (Iturbe, i napoletani Callejon e Mertens) fecero andare in attivo il bilancio. Ok, non tutto è ancora definito ma sembra che siamo sempre più destinati a diventare un mercato export più che d’importazione, laddove sono ancora nomi caldi quelli di big come Vidal, Benatia e Cuadrado, dati per persi, ceduti al miglior offerente, ma pure il made in Italy, proprio quello da cui si dovrebbe ripartire con vigore e convinzione, ha intrapreso questa tendenza, con le cessioni del capocannoniere Immobile e quelle, probabili, di Cerci e Destro.

In mezzo a questo quadro desolante, le nostre squadre sempre meno dispongono di mezzi per competere a certi livelli ma,come visto,anche sul fronte interno latitano le grandi manovre, se è vero che la Juventus, tre volte campione d’Italia, ha attecchito con nomi buoni ma solo come seconde linee (Romulo, Pereyra), andando, come l’Inter o il Milan sull’usato (e svincolato) sicuro, acquistando a costo zero Evra, mentre le altre si sono rimpolpate l’organico con gente come Vidic, Alex o Menez. L’usato sicuro funziona anche per le medie piccole e in tal senso il colpo migliore sembra averlo fatto l’Hellas Verona che, con il pluridecorato e attempato Rafa Marquez (protagonista di un ottimo Mondiale), vuole replicare le fortune fatte l’anno scorso con Toni. Il vero ribaltone semmai è stato in panchina, dove al posto di un Antonio Conte, già visibilmente insofferente sul finire della scorsa stagione (l’ennesima in campo nazionale per i bianconeri), alla Juventus è finito quel Massimiliano Allegri, reietto rossonero e desideroso di rivincita.

Sull’ancora giovane tecnico livornese i giudizi sono spesso trancianti, e specie i milanisti, si dividono in chi lo ha supportato, riconoscendogli meriti, e chi (la maggioranza) lo ha mal sopportato, considerandolo al più un allenatore mediocre. Io, da esterno, non essendo tifoso rossonero, non giudico così negativamente il suo percorso alla guida del Milan, considerando che da tempo non era quella società stellare, pluri vincitrice in Europa ai tempi di Carletto Ancelotti. Il ridimensionamento era già pienamente in atto quando giunse il Conte Max da Cagliari. E in dote ha lasciato comunque uno scudetto strameritato, un altro sfuggito per pochissimo e una terza stagione conclusa, comunque la si veda, con la qualificazione in Champions League (e lì già si era orfani di assi quali Ibra e Thiago Silva). Sorvolo sull’ultima stagione lasciata a metà, ma mi pare che i tempi al Milan siano piuttosto confusi, come l’effimera gestione Seedorf ha confermato.

Allegri non avrà le stimmate del fuoriclasse, non sarà mai un Mourinho, un Del Bosque, un Capello, nemmeno un Conte, quello salentino, ma a mio avviso è un buon allenatore che, sempre che non gli smantellino all’ultimo giorno di mercato la squadra, può far calare il poker di scudetti alla Juventus, anche se sono consapevole che il contraccolpo psicologico del brusco cambio tecnico possa in qualche modo influire sugli esiti, rendendo forse meno scontati certi verdetti.

Comunque, mi sbaglierò, io vedo ancora favorita la Juve per il titolo, seguita dalla Roma e dall’Inter. Molti, credo di percepire come la maggior parte degli sportivi e addetti ai lavori, stanno indicando negli uomini di Garcia i veri favoriti per il titolo ma io penso che ci siano ancora dei margini per arrivare al grande traguardo. Acquisti come quello del terzino Cole vanno certamente a impreziosire il bagaglio tecnico e di esperienza dell’intera rosa, a cui va aggiunto tutto il giovane estro di Iturbe, oltre al ritorno di Strootman e la conferma di Gervinho, ma bisogna anche dire che sarà difficile ripetere una stagione da più di 80 punti. Non che i mezzi non ci siano, ma mi pare che l’anno scorso abbia funzionato proprio tutto in casa Roma, per nulla accreditata alla vigilia di finire poi per diventare l’antagonista principale della Juve, finite presto fuori dai giochi le due milanesi. Quest’anno, come da mio pronostico più sopra azzardato, credo la parte della Roma possa farla l’Inter. Mazzarri difficilmente sbaglia due stagioni consecutive, sempre che vogliamo considerare fallimentare quella precedente (a mio avviso non lo è stata, considerando le macerie da cui doveva ripartire) e la rosa pare sensibilmente migliorata, specie a centrocampo e in difesa. Meno bene vedo il Milan, anche se ho fiducia nelle capacità di Inzaghi come giovane mister (ma con una squadra non propriamente all’altezza il rischio di uno Stramaccioni bis, facendo un parallelo con l’entusiasmo che accompagnò l’esordiente tecnico romano alla guida dei nerazzurri due anni fa,  è molto concreto). Il Napoli invece mi pare, non indebolito, per carità, ma nemmeno così migliorato come in tanti vogliono far credere. E poi tutta questa fretta di svendere Behrami (addirittura all’Amburgo) e Dzemaili, per puntare solo su elementi stranieri tutti da vedere all’impatto con la serie A (sì, parlo pure dell’enigmatico Fellaini, autentico flop a Manchester, solo parzialmente risollevatosi con un discreto mondiale ma anche dell’acerbo Coulibaly) mi rende scettico sinceramente. Sarà comunque un campionato dai contenuti tecnici modesti, a meno che non arrivi sul filo di lana qualche grande colpo in super saldo (meglio dire, in regalo), vedi Falcao che, realisticamente, mi pare utopistico accostare alla Juventus, come da più giorni a questa parte si legge in giro (e… non solo su Tuttosport!). Se davvero però prendesse stanza a Torino, allora il mio pronostico tenetelo davvero buono!

Serie A: prime considerazioni! Dove possono arrivare Roma e Napoli?

Il campionato è appena iniziato, e quindi sarebbe prematuro, ancorchè rischioso trarre dei bilanci che sarebbero sicuramente affrettati e dettati dall’emotività del momento.

Certo, meglio iniziare bene che male, di conseguenza i buoni risultati dell’Inter ad esempio possono dare un’indicazione sul fatto che la squadra non è più quella allo sbando vista soprattutto nello scorso girone di ritorno; che tra le neopromosse l’Hellas Verona, squadra meno spettacolare e più quadrata di Livorno e Sassuolo, ha comunque incamerato sei insperati punti, al cospetto di un calendario oggettivamente impegnativo; che il Genoa non ha certo vinto per caso il derby, dimostrando anzi una qualità della rosa forse troppo sottovalutata. E poi le conferme di Juventus, Fiorentina, le palesi difficoltà di un Milan alle prese con gli infortuni, anche se già nell’occhio del ciclone dopo la gara contro il Toro: granata che cominciano già a sentire il peso di decisioni arbitrali quanto meno discutibili sul proprio conto. Per il resto non ci sono grosse sorprese, non considerando tale la striscia vittoriosa di un Napoli che, se non ha colmato del tutto il gap che lo separava dalla Juve, almeno sta dimostrando di esserci andato molto vicino. I partenopei sono sempre più consapevoli dei loro notevoli mezzi e hanno sopperito alla partenza del Matador Cavani con acquisti di gran spessore, capaci di colmare il vuoto lasciato dall’uruguaiano, forte di un Hamsik sempre più leader, da Pallone d’Oro!

Lo slovacco Marek Hamsik, sempre più uomo squadra del lanciatissimo Napoli di Benitez

Lo slovacco Marek Hamsik, sempre più uomo squadra del lanciatissimo Napoli di Benitez

Le squadre che più mi hanno colpito, sovvertendo in parte i miei pronostici di queste prime giornate sono – in negativo – il Catania di Maran, per il quale non suonerei prematuramente i campanelli d’allarme, ma certo una certa abitudine a soffrire e lottare nei bassifondi forse la si è persa, dopo le brillanti stagioni scorse.  Non è detto che non possa ripetersi anche quest’anno, ma certamente le partenze di Lodi e Gomez vanno metabolizzate in fretta e i sostituti devono dimostrarsi all’altezza (qualche certezza ce l’ho su Tachtsidis, meno sulle mezze punte chiamate a sostituire El Papu: Leto appare volenteroso ma discontinuo, ha bisogno di ambientarsi) e – in positivo – la Roma.

l'olandese Strootman, uno dei migliori stranieri giunti nel nostro campionato e già punto fermo della Roma di Garcia

l’olandese Strootman, uno dei migliori stranieri giunti nel nostro campionato e già punto fermo della Roma di Garcia

Già, la Roma di Garcia, in teoria, qualità della rosa alla mano, non dovrebbe rappresentare una “sorpresa” di per sé, e le tre vittorie consecutive iniziali sono state ottenute con una forza, una prepotenza e una sicurezza che ne certifica clamorosamente lo “status” di big! Il punto è che sappiamo benissimo da che stagioni mediocre, depresse sia reduce la squadra capitolina e quindi non era poi così ovvia una rinascita del genere. Ottimo l’impatto del sobrio ed elegante Garcia, sulle orme del dirimpettaio Petkovic, come lui abile con poche parole e tanti fatti a entrare in sintonia con giocatori, ambiente e più in generale nei meccanismi della serie A. Ne sentiremo parlare a lungo, credo proprio che la Roma sarà una mina vagante da tenere d’occhio, imperniata sui totem Totti (finalmente sereno dopo aver firmato il contratto che lo legherà a vita alla Roma, anche dopo, superati i 40 anni, quando diverrà dirigente) e De Rossi, e su talenti assoluti come Strootman  – che pare un veterano e unisce perfettamente qualità e quantità in mezzo al campo – , Pjanic, pupillo del tecnico, Ljajic (grande impatto il suo, ha tutto per diventare un big assoluto in ambito europeo), Benatia.

Insomma, siamo in volo ormai, e buon campionato a tutti!

Marquinhos, Osvaldo e ora pure Lamela! Che succede alla Roma? Che hanno per la testa gli americani?

A pochissimi giorni dal via del campionato, si può sapere che strategia hanno in mente gli americani che presiedano da ormai quasi tre anni la Roma? Ok l’ambientamento, ok i bilanci (ma soldi in questi anni a vanvera ne sono stati spesi eccome), ok che non si possono magari ottenere risultati eclatanti subito, ma qui mi pare che si giochi troppo con la pazienza dei tifosi che saranno sì focosi e talvolta difficili da gestire, ma che hanno anche a buon diritto le loro ragioni per essere quanto meno delusi.

Il fortissimo centrale difensivo MARQUINHOS, primo sacrificato eccellente della nuova Roma

Il fortissimo centrale difensivo MARQUINHOS, primo sacrificato eccellente della nuova Roma

Non è stato dato l’oggettivo tempo a LUIS ENRIQUE per impostare un tipo di gioco piacevole ma che poteva essere rivoluzionario per la serie A, è stato silurato Zeman e lì, nonostante lì’affetto della piazza e nonostante la mia totale stima all’uomo prima ancora che al tecnico, c’era poco da fare, i risultati erano sotto gli occhi di tutti, capisco non puntare su un tecnico inesperto ad alti livelli, ma che ci aveva preso gusto a mettersi in prima linea come Andreazzoli. Quest’anno GARCIA sarà un’ennesima scommessa nel buio o siamo davanti a un nuovo Petkovic, beffardamente seduto sulla panchina della LAZIO con la quale ha avuto un impatto di tutt’altro spessore?

un Osvaldo glamour, modello Johnny Depp.. testa calda sì, MA da NAZIONALE

un Osvaldo glamour, modello Johnny Depp.. testa calda sì, MA da NAZIONALE

A Lilla fece meraviglie, ha una personalità incredibile, doti da psicologo non indifferente, sa leggere nei giocatori cosa può aspettarsi da loro, ma partire con una squadra così monca, specie in attacco e incompleta nella maggior parte dei reparti non pare un azzardo? Io sosterrò il tecnico francese ma è chiaro che, se al tuo arrivo ti vendono tre pezzi da novanta come il giovane Marquinhos, la punta ormai diseredata Osvaldo (peccato per quel carattere fumantino e per la crisi coi supporters, si tratta pur sempre di un attaccante della NAZIONALE, serio candidato per una maglia da titolare nel prossimo mondiale, qualora facesse boom col modesto Southampton),  e, notizia dell’ultima ora persino il giovane fenomeno Lamela!!! Dopo un primo anno di ambientamento, in cui comunque fece intravedere ottime doti tecniche, l’anno scorso per lunghi tratti è stato uno dei migliori – non dico un trascinatore, perchè per fortuna resiste l’eterno Totti, nonostante i mugugni per il contratto firmato non soddisfacente alle sue volontà- ma spesso e volentieri un risolutore implacabile di sì, tra gol d’autore splendidi e tanta abnegazione e corsa, doti prima di allora molto celate, quando sembrava sin troppo lezioso.

il giovane talento offensivo ERIK LAMELA, esploso lo scorso anno a suon di prodezze, ceduto dopo soli due anni

il giovane talento offensivo ERIK LAMELA, esploso lo scorso anno a suon di prodezze, ceduto dopo soli due anni

Insomma, LAMELA al Tottenham, grazie probabilmente ai soldoni ricavati dalla cessione di BALE al REAL e di contro il posssibile, quasi certo arrivo di BUENO, di cui si dice un gran bene a livello tecnico ma che alla lunga distanza è tutto da verificare,  a meno che, esplodendo in anticipo sui tempi, non venga ceduto a peso d’oro nella prossima sessione di mercato. INSOMMA, da cronista vedo una Roma dal grosso potenziale economico ma mal sfruttato o gestito (mi pare che all’Estero sceicchi e ricconi vari anche se sembra ne capiscano poco, in realtà hanno portato risultati ovunque siano andati): a Pallotta e soci non basta affidarsi a grandi dirigenti, devono “entrare” di più nel sistema calcistico italiano; da semplice ammiratore o simpatizzante, invece penso che la squadra sia fortemente ridimensionata, a meno di un colpaccio ad effetto dell’ultima ora. Ma chi potrebbe arrivare? Probabilmente al massimo Gilardino, attaccante più che consolidato ma che pare in fase calante di carriera. Basterà il folkloristico dribblomane Gervinho, tanto caldeggiato dal neo tecnico GARCIA dai tempi dello scudetto del Lille, ma assai deludente nei due anni all’Arsenal? Mah, se almeno Cavani e Ibra litigassero si potrebbe tentare un colpo last minute per lo svedese, che dite? Fantascienza? Sì, SO GIA’ LA RISPOSTA!