Le prime indicazioni del campionato dopo 2 giornate: Juve favorita ma le rivali sono partite bene. Squadra per squadra ecco un primissimo bilancio della nuova serie A

Il campionato di Serie A è ripartito e siamo di nuovo fermi per la sosta della Nazionale (mai come in questo caso però mi vien da dire che sia per molte squadre “salvifica”, visto che il calciomercato deve ancora concludersi e sono evidenti l’incompletezza e l’incompiutezza di alcune rose). Poi la gara che ci aspetta in chiave azzurra è davvero di quelle da non fallire, contro la Spagna, nostra diretta avversaria nel girone di qualificazione per i Mondiali 2018.

Tuttavia, pur frammentario, volubile e francamente azzardato, mi viene naturale porre l’attenzione su alcuni aspetti emersi in queste prime due giornate di campionato e trarne un “bilancino”, con tutti i se e tutti i ma…

  • ATALANTA (pt 0) lo score pare piuttosto ingannevole. Alla stregua di una matricola assoluta, ai bergamaschi sono toccate in sorte nelle prime giornate due big riconosciute del torneo (Roma e Napoli) e il sacco è ancora vuoto di punti. L’anno scorso la partenza fu simile ma è sinceramente poco plausibile pronosticare una stagione da rivelazione. La sosta arriva giusta per “riabilitare” l’esterno Spinazzola, che già si vedeva bianconero. Ceduti tanti talenti, come scontato che accadesse, non lo è altrettanto che i sostituti siano all’altezza nonostante la bravura di tecnico e società.
  • BENEVENTO (pt 0) tanto entusiasmo, la voglia di giocarsela a viso aperto ma anche l’impatto difficile con la nuova realtà che finora ha portato due sconfitte in altrettante gare. Sarà un campionato di sofferenza in cui gli elementi di maggior tasso tecnico dovranno incidere al meglio per garantire almeno la lotta per la permanenza. Poi esistono i “casi Crotone”, quindi mai partire perdenti in partenza.
  • BOLOGNA (pt 4) partono benissimo i felsinei, ai quali è chiesta una stagione senza patemi (come successo l’anno scorso, d’altronde) ma magari condita da prestazioni qualitativamente migliori. La sensazione è che Destro sia più in forma e “cattivo”rispetto al recente passato, che Di Francesco possa rivelarsi appieno,  e che Verdi,  lontano dagli infortuni che spesso lo hanno sin qui attanagliato, possa diventare un crack. Tante incognite ma anche solide realtà.
  • CAGLIARI (pt 0) calendario proibitivo che sin qui non ha lasciato ai sardi nemmeno un punticino. Eppure contro il Milan si sono intravisti segnali di crescita importanti. C’è da confidare che arrivi un acquisto last minute di un certo peso, in grado di rimpiazzare Borriello, altrimenti l’attacco rimarrebbe deboluccio. E per una squadra come quella di Rastelli che crea tanto gioco è deleterio anche solo ipotizzarlo.
  • CHIEVO (pt 3) l’impressione è che i veronesi abbiano mezzi sufficienti per conseguire l’ennesima salvezza. A colpire finora è stato un gioco sorprendentemente più fluido e arioso. Inglese da’ ampie garanzie, il suo sparring partner Pucciarelli si è sbloccato ma urgono rincalzi adeguati, in attesa del rientro di Meggiorini dopo il lungo stop. Difesa e centrocampo viaggiano a occhi chiusi.
  • CROTONE (pt 1) occorre un altro miracolo, forse anche più grande della prodigiosa salvezza di qualche mese fa. Nicola è un ottimo tecnico che sa il fatto suo ma l’organico è palesemente indebolito dopo gli addii di gente come Falcinelli, Ferrari, Crisetig e Capezzi. Il furore è lo stesso della stagione scorsa, mancano gli interpreti.
  • FIORENTINA (pt 0) ovviamente è prestissimo per parlare di flop ma la squadra viola era attesa al varco, dopo la rivoluzione dell’estate che ha portato via in un colpo solo gente del calibro di Valero, Vecino, Bernardeschi e per ultimo Kalinic, senza contare i mancati rinnovi di simboli come Rodriguez. Un nuovo corso affidato a una guida tecnica nuova, Pioli, anch’egli desideroso di rilanciarsi. Non bisogna fare drammi, l’organico è intrigante con i suoi tanti prospetti di qualità, specie da metà campo in su. Ma occorre trovare equilibrio e un assetto tattico convincente. Soprattutto ci vuole tempo per fare integrare i volti nuovi.
  • GENOA (pt 1) aria di cambiamenti in casa Genoa, con voci di cambio di mano al vertice. Banale scriverlo, ma questa incertezza si è manifestata sul mercato, con acquisti validi per garantire una permanenza in A che è obiettivo minimo ma non al punto da ambire a qualcosa di più. Specie in attacco i dubbi sono molti, nonostante il buon impatto di Galabinov. Lapadula sotto la Lanterna potrebbe rigenerarsi ma è un attaccante che rende al massimo quando la squadra lo supporta.
  • INTER (pt 6) Spalletti doveva rappresentare l’acquisto più importante per i nerazzurri e dalle prime uscite sembra che il valore aggiunto in effetti possa essere lui. Icardi già in palla, Perisic a tratti devastante e finalmente una mediana di qualità, indispensabile se si vuole competere ad alti livelli. Chissà se il tecnico varerà la difesa a 3, dovesse arrivare Mustafi e considerando l’ottimo impatto di Skriniar. Questo potrebbe consentire anche l’impiego simultaneo di Cancelo e Dalbert. Si tratterebbe di andare a toccare un meccanismo che sinora sta dando buone risposte ma dà l’idea dell’ampia gamma di soluzioni tattiche in serbo.
  • JUVENTUS (pt 6) ordinaria amministrazione le due vittorie consecutive dei pluri Campioni d’Italia? Direi di no, con la squadra ancora arrugginita e i nuovi che praticamente non si sono visti. La sensazione è che le rivali siano ben più agguerrite di un anno fa ai nastri di partenza, e lo stanno confermando sul campo. Certo che con un Dybala formato Messi puntare al settimo scudetto consecutivo non sembra certo un’utopia.
  • LAZIO (pt 4) Inzaghi è stato bravissimo a tenere compatta (e competitiva) la squadra nonostante i malumori di Keita, in procinto di lasciare il club. Meccanismi rodati, elementi che si stanno per consacrare ai massimi livelli (vedi Milinkovic -Savic) e la fiducia di società e tifosi fanno sì che l’ambiente (almeno in apparenza) sia tranquillo e pronto a riconfermarsi.
  • MILAN (pt 6) l’attesissima squadra rossonera, dopo il faraonico mercato (soprattutto a livello “quantitativo”) sta mettendo in mostra un enfant du pays che risponde al nome di Patrick Cutrone. Sinora implacabile cecchino alle sue primissime uscite in Prima Squadra, l’attaccante classe ’98 è il fiore all’occhiello di una fantastica nidiata. Sul campo il potenziale dei rossoneri è evidentemente più rilevante di un anno fa, sta a Montella assemblare al meglio la squadra. Voli pindarici però meglio non farne, si consiglia di procedere a step, arrivare nei primi 4 deve essere il primo obiettivo.
  • NAPOLI (pt 6) la vera antagonista della Juventus è partita in estrema scioltezza, con due vittorie dal medesimo convincente risultato (3 a 1) e con una consapevolezza dei propri mezzi finalmente acquisita. Rimane il dubbio legato alla permanenza di Reina, cederlo significherebbe indebolire la squadra, inutile girarci attorno.
  • ROMA (pt 3) Di Francesco ha perso il primo scontro diretto ma almeno fino a metà secondo tempo la Roma aveva tenuto testa ampiamente all’Inter, costruendo tante situazioni offensive, sfiorando gol (vedi i tre pali) e in generale non dando l’impressione di una squadra inferiore. Il colpo Schick può far assorbire la partenza di Salah, nonostante le caratteristiche fra i due siano del tutto differenti e fornire varianti tattiche all’allenatore.
  • SAMPDORIA (pt 6) ottimo avvio della squadra di Giampaolo, non solo sul piano dei risultati (due vittorie consecutive che magari non erano in preventivo) ma soprattutto sul piano del gioco. A differenza di altri, il mister ha lanciato subito nella mischia i nuovi acquisti, e sia la vecchia conoscenza del calcio italiano Ramirez, sia l’estroso Caprari stanno rispondendo alla grande. Se ci mettiamo la voglia di Quagliarella di ruggire ancora ad alti livelli e la crescita di elementi come Torreira e Praet siamo davanti a una compagine in grado di regalare gioie ai propri tifosi.
  • SASSUOLO (pt 1) Bucchi è un allenatore che può ben figurare anche in A, la rosa a sua disposizione è buona ma molto è ancora da registrare, specie in fase difensiva. Davanti è necessario fare chiarezza su chi puntare, gli ultimissimi giorni di mercato faranno la conta di chi rimane e chi parte.
  • SPAL (pt 4) tornare in A a 49 anni dall’ultima volta e scoprire di sentirsi, non dico nuovamente a casa ma comunque a proprio agio è una bellissima sensazione. Entusiasmo a mille sorretto da determinazione e voglia di misurarsi con chiunque senza remore ma soprattutto senza alcuna presunzione. La società ha puntellato la rosa con acquisti di tutto rispetto per una squadra che deve mirare all’obiettivo salvezza. E Borriello ha già timbrato un cartellino. Semplici arrivato tardi in A ha la stoffa dell’allenatore vincente.
  • TORINO (pt 4) a mercato finito, i sostenitori granata potranno finalmente tirare un sospiro di sollievo qualora Belotti sia rimasto in organico. Molti dei destini del Toro dipendono infatti dai gol del bomber, a lungo corteggiato da club italiani (Milan su tutti) ed esteri (dalla Premier e ultimo dal Monaco). Ma il Gallo sinora non si è fatto distrarre e guida un attacco ancora più ficcante, considerando la nuova impostazione tattica di Mihajlovic. L’Europa League non pare assolutamente un miraggio, servono rispetto a un anno fa una maggiore continuità di risultati e il salto di qualità di alcuni elementi (Baselli, Barreca e Zappacosta).
  • UDINESE (pt 0) era difficile pronosticare un’Udinese ancora a secco di punti dopo le prime due giornate. La squadra di Delneri, promettente a centrocampo, sta palesando limiti in attacco dove pesa l’assenza di un valido sostituto di Zapata (che con Thereau componeva una buona coppia offensiva) e in una difesa molto rinnovata. Dal mercato servono i giusti ritocchi altrimenti si potrebbe clamorosamente ritrovare a lottare con i pugni e con i denti per garantirsi l’ennesima salvezza.
  • VERONA (pt 1) al ritorno in serie A il Verona è partito con le incognite legate all’inesperienza di Pecchia, all’esordio in serie A dopo aver guidato i gialloblu lo scorso anno in cadetteria e a una rosa, sì migliorata in esperienza con gli arrivi di Cerci, Heurtaux e Caceres ma ancora estremamente corta e lacunosa nei rincalzi. Pazzini poi è stato, fra molti dubbi, relegato in panchina per i primi due match e al momento pare un lusso per una squadra praticamente dipendente da lui in fase offensiva.
Annunci

Bilancio della serie A al giro di boa. Promossi, bocciati, top, flop e rivelazioni

Si è concluso ieri il girone di andata del campionato di serie A 2015/16 con il Napoli campione d’Inverno, come non gli accadeva dai tempi del suo ultimo scudetto. Che sia di buon auspicio? In questo caso sono leciti gli scongiuri da parte dei tifosi partenopei ma sembrano sussistere molte condizione affinchè questo avvenga nell’imminente futuro.

Higuain, straordinario cannoniere e vero trascinatore del Napoli Campione d'Inverno 2015/2016

Higuain, straordinario cannoniere e vero trascinatore del Napoli Campione d’Inverno 2015/2016

Primo fra tutti, il motivo principale di una possibile affermazione partenopea per lo scudetto è il bel gioco messo in mostra per lunghi tratti del torneo dai ragazzi di Sarri. L’ex tecnico dell’Empoli, accolto con parecchio scetticismo ma reduce da un sfavillante campionato in Toscana, ha presto smentito tutti, dopo il normale periodo di apprendistato. Il Napoli ha perso terreno sull’Inter solo due mesi fa ma la frenata dei nerazzurri e la conseguente ripresa degli azzurri, li aveva proiettati nuovamente in alto, fino al sorpasso giunto in extremis.

La stessa Inter però, a ragion veduta, può rappresentare una sorpresa, nel senso che non era pronosticata proprio come candidata principale al titolo. Non sempre le performance degli uomini di Mancini sono state entusiasmanti sul piano del gioco, ma i risultati arrivavano in serie e la difesa pareva irreprensibile. Non si spiega poi molto la doppia caduta consecutiva casalinga, contro Lazio e Sassuolo.

Ciò ha facilitato la lunga rincorsa dei detentori del titolo. La Juventus, attesa a un torneo interlocutorio, come sembrava testimoniare il complicato inizio di stagione, ha invece trovato gli ingranaggi giusti, risultando nuovamente vincente, oltre che rinnovata, spinta all’astro nascente di Dybala, uno degli uomini simbolo del campionato, assieme al “mostro” Higuain, capace di siglare ben 18 reti a metà campionato.

L'argentino Dybala, stella del torneo, sta riuscendo nell'impresa di non far rimpiangere Tevez alla Juventus

L’argentino Dybala, stella del torneo, sta riuscendo nell’impresa di non far rimpiangere Tevez alla Juventus

La Fiorentina, a lungo col fiato sul collo delle capolista, appare più debole negli interpreti (specie quando gli sono venuti a mancare i big della squadra Ilicic, Kalinic o Bernardeschi) e forse ancora troppo acerba a questi livelli. In fondo, eccezion fatta per la splendida affermazione a San Siro contro l’Inter, ha sempre fatto flop negli appuntamenti importanti, quando era chiamata al salto di qualità. Rimane comunque una delle rivelazioni del torneo, nonché una delle compagini che propongono un bel calcio, merito certamente anche dell’esordiente tecnico in serie A Paulo Sousa.

il giovane Bernardeschi, speranza viola e del calcio azzurro, una della rivelazioni della bella Fiorentina del girone d'andata

il giovane Bernardeschi, speranza viola e del calcio azzurro, una della rivelazioni della bella Fiorentina del girone d’andata

Chi ha deluso invece, senza se e senza ma, sono le due romane e il Milan.

Sulla Roma era lecito attendersi un campionato di vertice, sia per la qualità oggettiva dell’organico, sia per carenze altrui. I giallorossi però hanno inanellato una serie di prestazioni negative, sul piano della qualità del gioco come in quella dei risultati, rimanendo irrimediabilmente attardata in classifica. La Lazio ha alternato buone prestazioni, sulla falsariga dell’ottima passata stagione, ad altre disarmanti. Anche il Milan viaggia in un mare di problemi, con una società non più in grado di imporsi sul mercato, nonostante i tanti milioni (mal) spesi. Squadra spesso senza né capo, né coda, in cui anche il tecnico Mihajlovic, un po’ come accaduto a Garcia alla Roma, sembra in balia della situazione e incapace di trovare una dimensione tecnico/tattica alla rosa messagli a disposizione.

Le vere rivelazioni della serie A sono Sassuolo ed Empoli. Gli emiliani, al terzo anno di A sono ormai una certezza, in grado di infilare risultati clamorosi in serie, di non sfigurare contro le (presunti) grandi e di competere sul mercato. Possono puntare all’Europa League e nessuno griderebbe allo scandalo, considerando la bontà dell’organico di Di Francesco.

Chi ha davvero stupito è l’Empoli del neo-tecnico Giampaolo, che sembrava ormai perso per il grande calcio. Invece, redivivo più che mai, sta facendo persino meglio del suo predecessore Sarri (che innegabilmente gli ha lasciato in dote una buona eredità), avendo di fatto già salvato la squadra dalla serie B. Oltretutto lo ha fatto dopo aver perso molti pezzi pregiati in estate (Valdifiori, Hysaj, Vecino, Rugani, Sepe), sostituendoli con giocatori giovani e sicure promesse come il trio di centrocampo Zielinski-ParedesBuchel o il portiere Skorupski, potendo però contare sull’eterno Maccarone, sulle fragorose conferme di gente come Tonelli, Laurini e Pucciarelli e sulla piena affermazione dei futuri uomini mercato Mario Rui e Saponara, la stella della squadra.

Ricky Saponara, rimanendo a Empoli, ha fatto la scelta e ora si sta consacrando come un fuoriclasse giusta. Rappresenta la ciliegina sulla torta della sorpresa Empoli

Ricky Saponara, rimanendo a Empoli, ha fatto la scelta giusta e ora si sta consacrando come un fuoriclasse. Rappresenta la ciliegina sulla torta della sorpresa Empoli.

Hanno alternato a prestazioni superbe, gagliarde, positive, altre scialbe, deludenti e talvolta incomprensibili, squadre come le due genovesi e il Torino, attese a un campionato più che tranquillo, dopo aver navigato in zona Europa per tutta la stagione scorsa.

La Sampdoria, precocemente eliminata in coppa, ha saputo rialzarsi in fretta, ottenendo nella prima parte di stagione una serie di ottime prestazioni, condite da valanghe di gol, compensate però da fragilità difensive dettate da mancanza di equilibrio tattico. Zenga, mai entrato in sintonia con l’ambiente, è stato esonerato e il suo successore Montella solo sul finale ha dato segni di poter risollevare la squadra, imperniandola soprattutto sul marcatore Eder e su un Cassano forse mai così maturo. Il Torino aveva iniziato con gran piglio, per poi squagliarsi a ¾ del cammino. Il Genoa a tratti è parsa sin troppo allo sbando per essere vera, e distratta forse in alcuni suoi uomini dalle ricorrenti voci di mercato, finendo pericolosamente appena sopra la zona retrocessione.

Atalanta, Udinese, Chievo, Bologna e Palermo stanno disputando un torneo più che sufficiente, se vogliamo persino da 7, nonostante non siano proprio continue a livello di risultati. La salvezza appare comunque molto alla portata.

Rimangono le due “cenerentole” annunciate, Carpi e Frosinone, effettivamente da sempre nella zona calda della classifica, con i ciociari in grado però di alzare la testa per vedere cosa ci sta sopra e di disputare delle buonissime partite, specie tra le mura amiche. Troppi però i gol presi. Il Carpi ha un gioco forse meno propositivo ma è dura a morire e ha costretto più volte avversari più quotati tecnicamente a sudare per averne la meglio. Tuttavia, non possiamo darle per spacciate, visto che con le unghie e con i denti, sono a stretto giro di posta dal quartultimo posto.

Chi non ha proprio attenuanti è il fanalino di coda Hellas Verona, cui nemmeno il sofferto cambio in panchina, con l’avvicendamento tra lo storico allenatore Mandorlini (che aveva riportato la squadra in serie A, prendendola in terza serie) e l’esperto Delneri, ha portato la sospirata svolta. Otto punti sono davvero pochissimi, un record negativo che difficilmente potrà essere sopperito da un buon girone di ritorno.

I NOMI DEL CAMPIONATO squadra per squadra

Ovviamente non sempre top e flop corrispondono a un vero riconoscimento oggettivo o a una delusione effettiva. Laddove le squadre stanno primeggiando o giocando secondo aspettative, è difficile (e persino talvolta ingeneroso) indicarlo, così come nel caso di squadre in grave difficoltà risulta altresì arduo parlare di top o rivelazioni ma tant’è… eccovi i nomi che, nel bene o nel male, si sono contraddistinti in questa prima fase del campionato.

ATALANTA: TOP DE ROON, RIVELAZIONE GRASSI, FLOP DENIS

BOLOGNA: TOP GIACCHERINI, RIVELAZIONE DIAWARA, FLOP DESTRO

CARPI: TOP LETIZIA, RIVELAZIONE MATOS, FLOP MARRONE

CHIEVO: TOP MEGGIORINI, RIVELAZIONE INGLESE, FLOP MPOKU

FIORENTINA: TOP KALINIC, RIVELAZIONE BERNARDESCHI, FLOP MARIO SUAREZ

FROSINONE: TOP CIOFANI, RIVELAZIONE PAGANINI, FLOP ROSI

EMPOLI: TOP SAPONARA, RIVELAZIONE ZIELINSKI, FLOP ZAMBELLI

GENOA: TOP PAVOLETTI, RIVELAZIONE GAKPE, FLOP PEROTTI

INTER: TOP HANDANOVIC, RIVELAZIONE LJAJIC, FLOP KONDOGBIA

JUVENTUS: TOP DYBALA, RIVELAZIONE EVRA, FLOP CUADRADO

LAZIO: TOP BIGLIA, RIVELAZIONE HOEDT, FLOP MAURICIO

MILAN: TOP BONAVENTURA, RIVELAZIONE DONNARUMMA, FLOP BALOTELLI

NAPOLI: TOP HIGUAIN, RIVELAZIONE JORGINHO, FLOP CHIRICHES

PALERMO: TOP VAZQUEZ, RIVELAZIONE GOLDANIGA, FLOP DURDEVIC

ROMA: TOP PJANIC, RIVELAZIONE SADIQ, FLOP DZEKO

SAMPDORIA: TOP SORIANO, RIVELAZIONE IVAN, FLOP MURIEL

SASSUOLO: TOP BERARDI, RIVELAZIONE PELLEGRINI, FLOP DEFREL

TORINO: TOP BASELLI, RIVELAZIONE AVELAR, FLOP BELOTTI

UDINESE: TOP THEREAU, RIVELAZIONE LODI, FLOP DI NATALE

VERONA: TOP MORAS, RIVELAZIONE GOLLINI, FLOP PAZZINI

 

 

Prime impressioni sulla nuova serie A dopo la quinta (ancora parziale) giornata

5 giornate sono pochissime per trarre ogni bilancio ma alzi la mano chi si sarebbe aspettato una classifica simile della serie A a questo punto del campionato.

INTER 15 – cinque partite su cinque vinte, un enplain che ha sparigliato le carte davanti, sgombrando dubbi sul reale valore della rosa che, innegabilmente, è molto buono. Da scudetto? Prematuro appunto dirlo, ma in fondo anche la prima Juve di Conte come mission aveva quella di tornare quantomeno competitiva in tempi brevi. Forse approfittando delle defaillances altrui, l’Inter di Mancini potrebbe sorprendere, magari migliorando nel gioco che finora latita, in favore però di un cinismo niente male.

FIORENTINA 12 – la pre-season era stata incoraggiante ma da qui a vederli come credibile seconda forza ne passava. Eppure la Viola, ben allenata da Sousa, gioca bene e maschera quelle che sono ancora delle lacune in alcune zone del campo. Difficile però pronosticare di volta in volta la formazione che scenderà in campo. Non c’è una formazione base, tanti doppioni che più o meno si equivalgono. Una risorsa o a lungo andare un limite? Nel frattempo godono i tifosi, un po’ meno chi deve schierare giocatori della Fiorentina al Fantacalcio!

SASSUOLO 11 – Un ruolino di marcia mica da ridere quello dei neroverdi allenati da Di Francesco. Al terzo anno consecutivo in A, gli emiliani sono sempre più sicuri dei loro mezzi, convincenti in campo, spesso sorprendenti e con una qualità media elevata. Stupiscono in particolare le tante soluzioni offensive, il fatto che tutti i numerosi attaccanti in rosa riescano a dare il loro efficace contributo. Non ci inoltriamo in previsioni ma almeno si può evitare di tirare in ballo la quota salvezza?

CHIEVO 10 – La prima rivelazione stagionale è la squadra della Diga veronese, che a dispetto della tanta esperienza ormai accumulata in A fa sempre specie quando inanella risultati simili. Il manico è lo stesso, gran parte della rosa pure, e allora in pratica si sta giocando sulla continuità del convincente finale di stagione scorso. Poi, se Paloschi e Meggiorini sono da Nazionale, Birsa attualmente uno dei fantasisti che più incidono, Castro e Rigoni due autentiche rivelazioni, forse può essere l’anno giusto per puntare a qualcosa di più dell’ennesima permanenza nella massima serie.

TORINO 10 – I granata sono tornati a far sognare i propri tifosi. Al di là dell’enorme tradizione e della gloriosa storia della squadra, il Toro si può accomunare al Chievo in questo inizio di stagione. Non fosse che qui certi interpreti sono cambiati e alla ribalta stanno salendo altri possibili nomi vincenti del calcio italiano, vedi Baselli.

SAMPDORIA 10 – Ottimo avvio di stagione per la squadra ligure che non godeva di grossi favori della critica ai nastri di partenza. Per via di una rosa molto rinnovata e in teoria indebolita negli interpreti e anche per un allenatore da troppo tempo lontano da certe ribalte. Invece la nuova Samp di Zenga, soprattutto tra le mura amiche, sprigiona una forza incredibile, trascinata da un super Eder.

MILAN 9 – Qualcosa ancora da perfezionare per il Diavolo, ma la sensazione è che Mihajlovic abbia trovato la strada giusta. Chiaro, non è la compagine bistrattata delle ultime due stagioni, ma nemmeno una carrozzata. Traguardi prestigiosi al momento sembrano preclusi ma si può tracciare un solido cammino. Ottimo l’impatto di Bacca, così così quello degli strapagati Bertolacci e Romagnoli (quest’ultimo comunque in ascesa), ma in compenso può emergere Calabria e continuare a crescere Balotelli.

LAZIO 9 – Squadra camaleontica, con un rendimento esterno choccante, ma dalle indubbie qualità tecniche. Sarà difficile ripetere il clamoroso torneo scorso, tuttavia gli uomini di Pioli hanno talento ed esperienza per mettere in difficoltà chiunque. nonostante cominci a pesare l’assenza di un grande bomber.

ROMA 8 – Non ci siamo… con una Juventus in evidente ritardo di classifica, i primi a giovarsene sarebbero dovuto essere i giallorossi. Invece la squadra manca del colpo da ko definitivo, di cinismo. Ma forse è questione di tempo… tradotto: che Dzeko si ambienti in fretta e diventi riferimento per il reparto.

PALERMO 7 – Partenza ottima, punti messi in saccoccia ma un trend negativo che pone dei dubbi sull’effettivo valore della rosa, soprattutto negli interpreti difensivi, forse non tutti all’altezza della serie A. In avanti poi, Gilardino non sta facendo il “Toni”, l’attaccante esperto ancora in grado di fare la differenza.

NAPOLI 6 – Qual è il vero Napoli? Fosse quello che ha asfaltato la Lazio, staremmo a parlare di squadra in grado di vincere il campionato ma la realtà è che la squadra deve ancora assimilare i dettami di Sarri. Probabile che trovato un 11 stabile, con alcune scelte forse nella testa del mister già compiute, il Napoli possa ingranare definitivamente.

ATALANTA 5- L’obiettivo reale (e realistico, vista la non eccelsa qualità del gioco finora espresso) è quello della salvezza. I mezzi ci sono, ma qualche variante si dovrebbe trovare nella ricerca del gol, soprattutto con un Denis in fase calante e un Pinilla purtroppo non esente da infortuni. Piacevoli le scoperte del mastino De Roon e del giovane del vivaio Grassi.

JUVENTUS 5 – Nessuno si sarebbe immaginato di trovare una Juventus così poco a fuoco, raramente concreta e fragile in diverse zone del campo. L’alibi della rosa largamente rinnovata è convincente, ma allora come si spiegherebbe di contro la stupenda affermazione in Champions in casa del City? Mancanza di stimoli in campionato e sguardo rivolto ai palcoscenici europei? Può essere, e sarebbe pure legittimo, vista la Finale della scorsa stagione, ma per consolidarsi bisogna arrivare come minimo tra le prime 3… e se l’andazzo è questo, che gli diciamo ad Allegri?

EMPOLI 4 – Considerando che nel momento in cui sto scrivendo, deve ancora recuperare la gara interna con l’Atalanta, direi che l’Empoli sta sorprendendo gli scettici (come me) che credevano che senza la guida Sarri e gente come Valdifiori, Vecino, Rugani e Hysaj avrebbe faticato non poco a salvarsi. Invece Giampaolo ha fatto un po’ come il primo Allegri juventino: non ha stravolto la squadra, impostandola sul suo abituale 4-4-2 e mantenendo l’impianto di gioco precedente, sta esaltando di nuovo un collettivo che, nonostante le perdite di cui sopra, può continuare a stupire, grazie soprattutto a Saponara, un autentico fuoriclasse.

VERONA 3 – Inizio in salita per la squadra veronese, specie sul fronte infortuni (il lanciatissimo Hallfredsson, il riscoperto Rafa Marquez, il recidivo Romulo e non ultimi i totem Toni e Pazzini). Ci sarà da sudare per conquistare una salvezza che comunque pare alla portata.

GENOA 3 – Difficile etichettare il nuovo Genoa, che a tratti ancora ha dimostrato l’impronta di Gasperini (nel modo di aggredire il gioco, di cercare diverse soluzioni offensive…) ma che sembra più fragile e inesperto. Magari col tempo l’inserimento dei nuovi sarà agevolato, e torneranno protagonisti attesi come Perin (peraltro ben sostituito da Lamanna), Pavoletti e l’involuto Perotti. Insomma, c’è moderata fiducia (anche se i dati parlano di peggior inizio di stagione dalla risalita in serie A).

UDINESE 3- Folgorante l’avvio, con quella bella vittoria in casa della Juventus, non corroborato però da un adeguato prosieguo. Da allora solo sconfitte, ben 4, anche se il secondo tempo contro il Milan dell’altro ieri, induce all’ottimismo.

BOLOGNA 3- Sorretto da notevole entusiasmo per il pronto ritorno nella massima serie, ora si deve però fare i conti con una realtà non al passo con le aspettative. La squadra però è intrigante nel suo mix tra giovani (Masina e Ferrari dal vivaio, e poi Diawara, Pulgar, Crisetig, Donsah), vecchi (Brienza, Gastaldello). A fare la differenza però devono essere Mounier (ottimo il suo esordio da titolare) e Destro, ancora desideroso di rilanciarsi.

CARPI 2- Arranca come previsto il Carpi,  che però non ci sta a fare la vittima designata, come testimoniano soprattutto le gare perse contro Inter e Fiorentina e i due pareggi. Promette di ripetersi anche in A la punta Mbakogu e, se così fosse, potrebbe fungere da elemento chiave, più ancora di Borriello, nella complicata corsa alla salvezza.

FROSINONE 1- Un solo punticino, ma importantissimo – conquistato allo Juventus Stadium – per il morale e per rompere il ghiaccio, muovendo finalmente la classifica. La rosa latita tremendamente in qualità.. si dovrà puntare sull’agonismo e sulla voglia di Stellone e i suoi di mettersi in mostra e stupire.

 

Il pagellone conclusivo della serie A 2014/’15. Sugli scudi la Juventus campione d’Italia, la Lazio che all’ultimo ottiene il terzo posto e le genovesi. Flop Napoli e le milanesi. Delude la Roma di Garcia. Rivelazione Empoli, in coda giochi già fatti con troppo anticipo.

Si è tenuto ieri l’atto conclusivo di una serie A, i cui esiti erano sostanzialmente già noti, con l’aggiunta del pepe dello scontro diretto tra Napoli e Lazio, valevole per l’accesso al terzo posto, con conseguente preliminare di Champions League. Ben prima però la Juventus di Allegri aveva sigillato lo Scudetto, coronando la stagione della conferma; in coda erano già mestamente retrocesse Cagliari, Cesena e Parma mentre l’Europa League in pratica rischia di veder sovvertiti i risultati del campo causa inadempienza ancora da verificare del Genoa, splendida protagonista sul campo. Rimaneva da assegnare lo scettro del capocannoniere del torneo, alla fine condiviso tra l’eterno Toni e il rampante Icardi. Al di là dei verdetti, un campionato che certamente non passerà ai posteri per la qualità del gioco espresso o per i nuovi valori in campo emersi. Urge (nuovamente) cercare delle soluzioni per ripartire. La conquista della Champions della Juventus – che così completerebbe un personale triplete, aggiungendovi pure la Coppa Italia – avrebbe del sensazionale ma da sola davvero può costituire la panacea dei mali del nostro calcio o meglio la rinascita di un movimento mai così asfittico? Nel frattempo non ci resta che stringerci attorno alle maglie bianconere e per una volta provare a mettere da parte i panni del tifoso, tentando un’impresa che realisticamente pare difficile: battere i fenomeni del Barcellona, riportando così una nostra compagine sul trono più importante d’Europa, dopo le illusioni dei nostri club nella vecchia Coppa Uefa. Di seguito nel dettaglio, i giudizi sulla stagione delle singole squadre.

2015-05-02T181035Z_830801176_GF10000081669_RTRMADP_3_SOCCER-ITALY-kXsD-U1050327359221EE-700x394@LaStampa.it

JUVENTUS pt 87 (CAMPIONE D’ITALIA)

VOTO: 9 il primo campionato del dopo Conte ha consegnato all’Italia una Juve più “leggera” psicologicamente, forse pure più simpatica, ma a parte queste sensazioni, sul campo la squadra del neo tecnico Allegri, tornato in pista dopo le recenti delusioni milaniste, non ha mai avuto degni rivali, chiudendo la pratica alla fine del girone d’andata. Divenuti più flessibili tatticamente, col cambio di modulo in corsa, i bianconeri hanno puntato più sul palleggio che non sull’irruenza, mostrando un calcio dal respiro internazionale. E l’imperioso cammino europeo può aprire scenari insperati alla vigilia anche in chiave mercato futura, con conferme importanti (come quelle dei big Pogba e Vidal) e acquisizioni eccellenti.

TOP E FLOP: mai in carriera Carlitos Tevez aveva raggiunto tali livelli di continuità. Forte lo è sempre stato ma a Torino ha trovato l’ambiente ideale per diventare autentico leader offensivo, non soltanto per i (tanti) gol segnati. Dalla sua quasi sicura conferma potranno dipendere le fortune della squadra, specie se gli verrà affiancato un attaccante di grande livello (vedi Cavani). Nel frattempo è cresciuto il baby Morata, uscendo nei momenti topici della stagione ed è stato acquistato Dybala, tra le rivelazioni della serie A. In mezzo al campo si è rivelato ad alti livelli Sturaro e ha raggiunto livelli di eccellenza Claudio Marchisio. Onestamente nessuno può essere bollato come peggiore, tutti hanno fatto la loro parte. Solo Pirlo a tratti ha dimostrato di cominciare a sentire il peso degli anni ma Allegri ha tamponato bene la falla, dimostrando che, con uno schieramento non dipendente da un vero regista, si può sopperire anche ad alcune sue cadute di tono… un po’ come in fondo aveva già fatto al Milan.

ROMA pt 70 (CHAMPIONS LEAGUE)

VOTO: 5 non inganni il secondo posto, requisito minimo a inizio stagione e centrato con serie difficoltà, dopo un girone di ritorno con una media quasi da retrocessione. Nulla ha funzionato, a partire dallo sciagurato mercato che, a conti fatti, si è rivelato un flop nella quasi totalità degli acquisti (eccezion fatta forse per Manolas che almeno nel girone d’andata si era dimostrato molto solido), al gioco clamorosamente involuto rispetto a 12 mesi fa. Probabilmente verrà confermato Garcia, non immune da colpe, ma meritevole di un’altra prova d’appello, dopo la scintillante stagione scorsa.

TOP E FLOP: il centrocampista belga Nainggolan non ha mai deluso, garantendo sempre grinta, applicazione, determinazione e preziose giocate: non a caso sarà uomo mercato ma la Roma, se non vuole perdere ulteriore terreno dai bianconeri dovrà assolutamente evitare di cederlo proprio ai rivali A livello tecnico altri hanno fatto peggio di lui, basti pensare alla disastrosa stagione dell’ivoriano Gervinho, lontano parente dell’asso della scorsa stagione, ma il piccolo argentino Iturbe era venuto nella Capitale da acquisto boom dell’intera serie A ed era atteso alla consacrazione su vasta scala. Ha sentito enormemente la pressione e poco lo ha aiutato l’essersi infortunato a inizio campionato, quando tutto sommato non si stava inserendo male (vedi gol alla Juve e in Champions League). Magari il prossimo anno, con meno riflettori puntati, potrebbe far risalire le sue quotazioni, attualmente molto ribassate.

LAZIO pt 69 (preliminari Champions League)

VOTO: 8 campionato super per i cugini laziali, giunti a un passo dal secondo posto. E’ vero, hanno perso lo scettro cittadino ma in fondo pochissimi pensavano a un campionato di così alto livello, suggellato dalla finale di Coppa Italia e dalla decisiva vittoria all’ultima giornata in casa del Napoli, valido di fatto per l’accesso ai preliminari di Champions. In mezzo, il neo tecnico Pioli, che ha fatto personalmente un gran salto di qualità in carriera, ha mostrato gran carattere e la sua squadra un gioco piacevole, moderno, arrembante all’occorrenza, comunque sempre propositivo.

TOP E FLOP: difficile individuarlo, nel contesto di una felicissima annata. Quattro giocatori in doppia cifra costituiscono un record, senza contare la solidità difensiva ben rappresentata dall’ottimo De Vrij, il lancio di un laziale doc come Cataldi, già nell’occhio del ct della Nazionale, la voglia di gol mai tramontata di Klose e la qualità in mezzo al campo di Biglia e Parolo. In mezzo a tutto ciò, Candreva è stato il fiore all’occhiello: giocatore completo, centrocampista con spiccato senso del gol, dai piedi buoni e dalle doti innegabili di trascinatore. Nessun giocatore ha demeritato, ma forse ci si attendeva di più dal giovane Keità, enfant prodige del vivaio biancoceleste, che invero poco ha fatto per convincere Pioli a utilizzarlo più spesso come titolare.

FIORENTINA pt 64 (Europa League)

VOTO: 6,5 quarto posto giunto sul filo di lana ma allo stesso tempo probabilmente si è chiusa un’era, quella di Montella. Il tecnico napoletano ha saputo far fronte anche quest’anno a diverse defezioni in corso d’opera (la cessione del big Cuadrado, la riluttanza da gol di Gomez, l’infortunio del gioiello Bernardeschi, la convalescenza infinita di Rossi), mantenendo uno standard di qualità del suo gioco parecchio elevato, almeno alle nostre latitudini, ma allo stesso tempo la squadra ha anche avuto clamorosi black out.

TOP E FLOP: al suo arrivo in serie A, l’ex fantasista del Chelsea, il Messi egiziano Salah, aveva letteralmente incantato tutti, con la sua tecnica cristallina, la sua velocità col pallone attaccato ai piedi, la sua efficacia in zona gol, giunto a compensare egregiamente la partenza del colombiano Cuadrado, protagonista di un percorso inverso al suo. Poi si è ridimensionato un po’ strada facendo ma rimane una delle sensazioni del nostro torneo. Di contro ha deluso ancora una volta il tedesco Gomez, perennemente a mezzo servizio e quasi ininfluente dal punto di vista offensivo: urge correre ai ripari cercando una punta prolifica.

NAPOLI pt  63 (Europa League)

VOTO: 4 stagione disastrosa quella dei partenopei su tutta la linea. Subito estromessi dai giochi in Champions League, hanno puntato a un certo punto della stagione, quando la chimera Juventus era ormai irraggiungibile (ma in fondo anche il secondo posto…) tutto sull’Europa League, vedendo vanificare la conquista della finale in modo quanto meno discutibile. In mezzo, tantissime cadute a vuoto, risultati altalenanti e la sensazione evidente che tra tecnico e società la sintonia fosse finita da un pezzo.

TOP E FLOP: Higuain ha segnato molto ma ha sulla coscienza un errore decisivo dal dischetto contro la Lazio, che poteva in una stagione modesta, garantire quanto meno l’accesso ai preliminari di Champions. Per lui bollettino rosso dal dischetto, con 4 penalty sbagliati. Nel girone di ritorno si è rivisto meglio Hamsik, comunque mai parso centrale nei piani di Benitez, mentre si è dimostrato acquisto di prospettiva Gabbiadini che, col rientrante coetaneo Insigne, potrebbe costituire una forte coppia di giovani italiani anche in chiave nazionale. Malissimo su tutta la linea la difesa, a cominciare dall’handicap portiere e di scarsissima resa la mediana. Con una squadra così incompleta, era dura onestamente chiedere di poter competere per lo scudetto, come da più parti a inizio stagione si auspicava.

Iago Falquè, autentica rivelazione della serie A

Iago Falquè, autentica rivelazione della serie A

GENOA pt 59 (Europa Laegue attualmente non consentita causa mancata licenza Uefa)

VOTO: 8 ci risiamo, verrebbe da dire, pensando a cosa successe al Parma l’anno scorso. Invece auguriamo al Grifone di adempiere a queste lacune e di accedere a un’Europa League che sul campo rappresenterebbe giusto epilogo a un campionato splendido, in cui la squadra di Gasperini ha a lungo mostrato un gioco estremamente piacevole e ficcante.

TOP E FLOP: sugli scudi moltissimi giocatori, dal super Perotti della prima parte di torneo alla rivelazione Iago Falque, autentico colpo da biliardo della società, che ha avuto grande intuizione e coraggio nel riproporlo in Italia dopo la precoce bocciatura juventina. Attaccante completo, gran goleador spesso al servizio della squadra, si è ambientato benissimo e su di lui si potrà costruire una squadra ancora più forte. E poi fragorose conferme sono giunte da Bertolacci, finalmente sbocciato anche in chiave Nazionale, l’enfant du pays Perin, il difensore francese De Maio (ammetto che mai ai tempi delle giovanili del Brescia gli avrei pronosticato un futuro così florido) e gli stranieri Tino Costa e Rincon o il bomber Pavoletti. Qualche amnesia in difesa del rude Roncaglia non gli hanno comunque compromesso la stagione, nel contesto di un campionato da ricordare per tutto il Genoa, nonostante in molti avessero storto il naso a gennaio per le cessioni di gente come Antonelli, Matri e il giovane Sturaro, poi sbocciato nella Juventus.

SAMPDORIA pt 56 (Europa League)

VOTO: 7 l’Europa League potrebbe arrivare proprio a scapito dei cugini, con i quali per molto tempo sono andati a braccetto in una stagione positivissima per le genovesi. In realtà qualcosa è mancato nei momenti decisivi della stagione alla squadra di Mihajolovic, destinato a un altro club, ma resta il fatto che anche i blucerchiati hanno giocato molto bene, sempre per vincere, centrando spesso risultati eclatanti alla vigilia.

TOP E FLOP: grandissimo girone d’andata della Samp esemplificato dall’approdo in Nazionale di molti dei suoi protagonisti eccellenti, dal funambolo offensivo Eder (che, da naturalizzato, ha battezzato la maglia azzurra con un gol), al “tuttocampista” Soriano fino al partente Gabbiadini, spedito a Napoli col mercato di gennaio. Il giovanissimo Romagnoli, “regalo” della Roma, classe ’95 è già uno dei migliori difensori del campionato e in questa consacrazione gran merito va anche al tecnico che lo ha lanciato senza remore, sacrificando l’antico baluardo Gastaldello. Ma bene hanno fatto anche Okaka, De Silvestri, Viviano. Gli strombazzati Eto’o e Muriel si sono messi al servizio della squadra con umiltà e giusto spirito ma in zona gol hanno indubbiamente deluso, non facendo fare il salto di qualità tanto auspicato.

INTER pt 55

VOTO: 4 come poter giudicare positivamente una stagione in cui non si è raggiunto nemmeno l’obiettivo (davvero minimo) della qualificazione all’Europa League? Dopo lo scontato addio di Mazzarri, mai veramente entrato in sintonia con tifosi, società e ambiente, neanche lo strombazzato ritorno di Mancini ha condotto l’Inter a una dimensione tecnica quantomeno dignitosa. Alti e bassi paurosi anche nel ritorno, con una graduatoria rimasta pressochè sostanzialmente invariata rispetto al suo predecessore. E questo nonostante buoni innesti quali i vari Shaqiri, Podolski e Santon (al più deludenti o inutilizzati). Insomma, occorre ripartire dalle poche certezze con nuovo slancio.

TOP E FLOP: Icardi a soli 22 anni conquista per la prima volta il titolo di capocannoniere del torneo, dimostrando ormai di essere un attaccante completo, quando non letale in area di rigore. Occorre rinnovargli il contratto, scendendo un po’ a patti senza scombussolare troppo quelli che sembrano già fragili equilibri interni. Si è rivisto nella seconda parte di stagione Hernanes, rilanciato quando pochi se lo aspettavano dal Mancio. Tutto sommato non ha demeritato il pittbull Medel, ma la qualità in mezzo al campo la devono garantire altri. Molte le delusioni, farne un elenco risulta quasi stucchevole. In primis il non pervenuto Podolski e l’atteso Shaqiri, che ha faticato non poco a entrare nei meccanismi della squadra, fino a uscirne prematuramente. E poi in generale la difesa, da un Vidic appena appena recuperato nel girone di ritorno (ma il più delle volte “impresentabile”) a un Ranocchia, cui stanno per terminare le attenuanti e per il quale il grado di capitano sembra non essergli congeniale. Neanche Juan Jesus, Dodò e D’Ambrosio a conti fatti sembrano “da Inter”, così come probabilmente è finito il tempo della promessa Kovacic, che se non prova a cambiare aria (magari al Liverpool dove poi si è consacrato l’altro ex interista Coutinho), rischia seriamente di rimanere un’eterna incompiuta. Persino il gigante Handanovic ha più volte steccato sul finale, forse distratto dalle voci di mercato sul suo conto. Quel che sia, è che l’Inter dovrà cambiare molte cose, direi senza mezze misure, quasi tutta la rosa.

TORINO pt 54

VOTO: 7 non è riuscita alla squadra di Ventura l’impresa di centrare per la seconda volta consecutiva l’accesso all’Europa League ma poco conta se il campionato disputato rimane di grande levatura, con ciliegine come la vittoria nel derby della Mole attesa vent’anni. Ma non solo, i granata a più riprese hanno mostrato di essere ormai una realtà competitiva e di avere una chiara e forte identità, a prescindere dai giocatori in campo… anche se, chiaro, perdere in un sol colpo l’anno prossimo gente come capitan Glik e Darmian potrebbe essere dura da assorbire.

TOP E FLOP: i già citati Glik e Darmian rappresentano le punte di diamante della squadra, rimasta orfana alla vigilia della super coppia gol Immobile – Cerci. Il difensore goleador polacco rappresenta l’essenza del Toro, e sarebbe una grave perdita la sua cessione, mentre il laterale già protagonista con la maglia azzurra della Nazionale si è confermato uno dei massimi interpreti nel ruolo, abbinando magnificamente corsa e tecnica, giocando tra l’altro indifferentemente a destra e a sinistra. Bene hanno fatto anche un redivivo Quagliarella, l’attaccante Maxi Lopez, accolto come beniamino e puntualissimo in zona gol, l’arrembante laterale Bruno Peres, una delle sorprese di stagione, mentre sono ulteriormente migliorati Maksimovic e El Kaddouri. In mezzo al campo Ventura ha dato ampio spazio al giovane Benassi, venendone spesso ripagato in termini di prestazioni.

MILAN pt 52

VOTO: 4 niente da salvare in casa Milan, e fa specie che entrambe le milanesi abbiano toppato, visto che a rimetterci è parso tutto il movimento tricolore, mancando all’appello due big storiche. Inzaghi probabilmente pagherà per tutti, e indubbiamente il giovane tecnico, (ex) idolo di casa ha le sue colpe ma bisogna ammettere che il roster a sua disposizione era veramente ai minimi storici in termini di qualità in casa rossonera, da 20 anni a questa parte. Poi, certo, scelte sbagliate, tourbillon di cambi, formazioni sempre diverse, tantissimi infortuni non lo hanno aiutato. Rimane il fatto che la squadra mai, ma proprio mai, è stata in corsa per accaparrarsi posizioni di prestigio.

TOP E FLOP: hanno ben figurato alcuni elementi, dai quali bisognerà necessariamente ripartire, nel contesto di una rivoluzione che pare scontata, a cominciare dai vertici della società. Parlo soprattutto di Jack Bonaventura, spesso chiamato a cantare e portare la croce e del francese Menez, mai così prolifico, seppur discontinuo e non di rado indisponente. Ma anche l’ex enfant prodige El Shaarawy se recuperato pienamente è in grado di garantire gol e qualità, così come l’altro gioiello di casa De Sciglio, in grave crisi d’identità tecnica. Il portiere Diego Lopez ha spesso salvato la baracca nei momenti critici, per il resto la difesa ha fatto acqua da tutte le parti. Il centrocampo poi, orfano presto di Montolivo, ha palesato limiti tecnici evidenti in costruzione, dove solo sul finale Van Ginkel ha lasciato intravedere qualcosa di buono, e dove i buoni Poli e De Jong hanno garantito se non altro corsa e cuore.

PALERMO pt 49

VOTO: 6,5 matricola per modo di dire, la squadra rosanero si è riproposta dopo un anno di purgatorio, partendo a fari spenti, ma consolidandosi ben presto, tanto che la salvezza è parsa largamente alla portata sin dal girone d’andata, da quando le stelle emergenti Vazquez e Dybala hanno cominciato a brillare. Tante buonissime partite, al punto che gli ultimi due mesi, a obiettivo raggiunto, il Palermo ha quasi tirato i remi in barca. Peccato, ma la stagione rimane estremamente positiva.

TOP E FLOP: già detto dei due satanassi offensivi, con il piccolo attaccante già acquistato dalla Juventus e “Il mudo” Vazquez che da oruiundo è giunto persino in Nazionale, bisogna rilevare come tutto l’organico di Iachini, finalmente a suo agio nella massima serie, abbia ben figurato.

SASSUOLO pt 49

VOTO: 6,5 vale lo stesso discorso fatto per il Palermo. La mancanza reale di obiettivi, raggiunta agevolmente la salvezza una volta constatato che la quota utile sarebbe stata alquanto bassa, ha condizionato il rendimento degli uomini di Di Francesco, con il risultato che spesso è mancata l’intensità e la giusta concentrazione nelle prestazioni. Chiaro, confermarsi è sempre più difficile, ma fuor di favola, il Sassuolo deve capire che possiede i mezzi per ambire a consolidarsi a lungo in serie A.

TOP E FLOP: seppur altalenanti, i due gioielli (già promessi sposi bianconeri) Berardi e Zaza hanno confermato i buoni numeri della scorsa stagione, col secondo stabilmente nel giro della Nazionale. La squadra in ogni caso poteva vantare buoni interpreti in tutti i reparti, basti pensare a Missiroli o Vrsaliko a centrocampo (col secondo bravo anche ad abbassarsi), Consigli in porta o Cannavaro e Acerbi in difesa. Per questo forse si poteva osare addirittura di più di una (comoda) salvezza.

Stagione monstre per Toni, a 38 anni capocannoniere assieme all'interista Icardi con 22 gol

Stagione monstre per Toni, a 38 anni capocannoniere assieme all’interista Icardi con 22 gol

HELLAS VERONA pt 46

VOTO: 6 senza infamia e senza lode il campionato dell’Hellas, sicuramente meno entusiasmante rispetto all’edizione 2013/’14. Tuttavia, l’obiettivo salvezza, reso molto più semplici dalle vicissitudini altrui, è stato conseguito in scioltezza e c’è stata la grande soddisfazione legata a Toni, re dei bomber.

TOP E FLOP: Luca Toni a 38 anni si è laureato – seppur in coabitazione con Icardi – capocannoniere della serie A, stabilendo di fatto due record. Mai nella storia della serie A il re del gol era stato così “anziano” e mai il Verona aveva avuto un capocannoniere, nemmeno ai tempi dello storico scudetto. Onore al merito quindi a un grande campione, che si è dimostrato da subito leader in campo e fuori, ragazzo dai grandi valori e di umiltà, nonostante fosse giunto a Verona da campione conclamato (in teoria) sul viale del tramonto. Per lui poi soddisfazione doppia, quella di aver segnato ancora più gol dell’anno scorso, smentendo i moltissimi che credevano che senza l’apporto dei vari Iturbe, Romulo e Jorginho, spesso decisivi in gialloblu, non sarebbe riuscito a confermarsi. Malissimo invece gli altri esperti big della squadra, soprattutto il “cotto” Rafa Marquez, e il poco utilizzato Saviola, non congeniale al tecnico Mandorlini.

CHIEVO pt 43

VOTO: 7 l’altra squadra veronese, solida realtà del campionato da ormai più di 10 anni, ha timbrato ancora una volta il cartellino della salvezza, stavolta ottenendola senza fiatone, complice l’insediamento di Maran, tornato a splendere come ai tempi di Catania pre-esonero. La sua squadra ha stupito soprattutto per la grandissima capacità difensiva, che spesso rendeva la sua area pressochè insuperabile, anche al cospetto degli squadroni. Prova ne sono le moltissime soddisfazioni raccolte in stagione.

TOP E FLOP: Paloschi e Meggiorini hanno rinverdito i fasti di Corradi e Marazzina, mostrandosi assolutamente complementari, con il “vecchio” Pellissier sempre pronto alla bisogna col suo prezioso apporto in zona gol. A centrocampo promossi Izco, braccio destro del mister dai tempi catanesi, Radovanic e Hetemaj, in difesa si è rilanciato l’ex interista Schelotto, mentre l’ex stopper Zukanovic, inventato da Maran come terzino sinistro, farà il percorso inverso finendo in nerazzurro. L’esperto Bizzarri ha scalzato presto dalla porta il promettente (ma ancora acerbo) Bardi, risultando decisivo per dare sicurezza all’intero reparto.

Sarri ha messo in mostra un gran gioco con il suo Empoli e ora è atteso al varco in palcoscenici più prestigiosi

Sarri ha messo in mostra un gran gioco con il suo Empoli e ora è atteso al varco in palcoscenici più prestigiosi

EMPOLI pt 42

VOTO: 7,5 la bassa posizione in classifica non rende giustizia alla positivissima stagione dei ragazzi allenati da Sarri, capace di imporsi in serie A come uno dei tecnici più all’avanguardia sul piano del gioco. A tratti l’Empoli ha mostrato il tichi taca in salsa nostrana, con la differenza che non sempre gli interpreti erano all’altezza della situazione, anche perché altrimenti staremmo qui a parlare di una squadra da Coppa Uefa. Peccato che il giocattolo, come sempre è accaduto nella storia del club, sia destinato a rompersi. Ma è confortante sapere che, se c’è una società seria, capace di rinnovarsi di continuo, attingendo spesso e volentieri alle risorse interne, date da uno dei vivai migliori d’Italia, quella è proprio la squadra toscana.

TOP E FLOP: Saponara, bruciato frettolosamente dal Milan, dove non lo avevano aiutato i continui infortuni, è giunto a gennaio, incrementando notevolmente il tasso tecnico della squadra, laddove si erano già messi in luce il regista Valdifiori, uno dei migliori in assoluto nel ruolo, tanto da debuttare felicemente in Nazionale e il giovanissimo centrale difensivo Rugani, al quale ora viene facile pronosticare un grande futuro, magari già dall’anno prossimo se la Juve decidesse di tenerlo fra i suoi ranghi. Benissimo anche gli altri difensori Laurini, Tonelli e Hysaj (gli ultimi due provenienti dal vivaio, così come il fantasista Pucciarelli, che ha ben figurato in attacco). In porta si è mostrato molto affidabile il 24enne Sepe, mentre in attacco insieme a Maccarone, ha ridato segni di vita l’eterna promessa georgiana Mchedlidze, che a 25 anni ha ancora i mezzi per sfondare nella massima serie.

UDINESE pt 41

VOTO: 5 la stagione dei friulani è stata indubbiamente sottotono, checchè ne dica Stramaccioni, atteso a un campionato all’insegna della rivincita personale, dopo l’illusione datogli dall’Inter. A conti fatti, dopo una partenza sprint, la squadra si è bruscamente ridimensionata, mancando inoltre clamorosamente in due caratteristiche tipiche della ormai lunga gestione Pozzo: la valorizzazione dei giocatori (tanto che nessuno, a differenza degli anni scorsi, è emerso come potenziale uomo mercato) e soprattutto la qualità del gioco, visto che raramente si è assistito a buoni spettacoli quest’anno da parte dei bianconeri.

TOP E FLOP: assieme al totem Di Natale, che a 38 anni, come Toni o Totti, non ne vuole sapere di smettere, dimostrandosi anzi ancora pieno di motivazioni, ha brillato il francese Thereau, su cui però il giovane tecnico non ha mai puntato a occhi chiusi. Si è confermato Allan in mezzo al campo, ma siamo sicuri che sia pronto per palcoscenici più prestigiosi? Lo stesso dicasi per altri interpreti interessanti come Bruno Fernandes, Herteaux o Widmer, che necessitano di un’altra stagione qui per maturare definitivamente. Ci si aspettava di più dal brasiliano Guillherme, così come dal portiere Karnezis, a conti fatti non così insuperabile (è stato fruttuoso tenere in naftalina per un anno intero un portiere in rampa di lancio come Scuffet?).

ATALANTA pt 37

VOTO: 5 salvezza risicata quella ottenuta dai bergamaschi. Verrebbe da dire più per demeriti altrui, viste le prestazioni degli avversari, ancora meno brillanti di quelle degli uomini di Colantuono prima e di Reja poi. Probabilmente un ciclo è terminato e sarà il caso di dimenticare questo campionato così avaro di soddisfazioni e ripartire su un gruppo rinnovato.

TOP E FLOP: pochi sopra le righe, tanto che è difficile individuare un “migliore”. Più facile, purtroppo, indicare le delusioni, in gente come il Papu Gomez, lontanissimo parente del furetto di Catania, passato a suon di milioni di euro in Russia, prima di rientrare mestamente in Italia, al giovane Baselli, da tempo in rampa di lancio, e che rischia seriamente di immalinconirsi in panchina, se non trova il tecnico coraggioso che gli affida le chiavi del gioco: i mezzi li ha, sarebbe bello poterlo vedere all’opera più spesso al titolare. Persino Denis è parso appesantito e stanco, o più troppo spesso isolato davanti, con Pinilla che ha fatto il suo ma che ancora una volta non è stato in grado di ottenere a tempo indeterminato una maglia da titolare.

CAGLIARI pt 34 (retrocesso in B)

VOTO:4 l’ha detto con occhi tristi e voce sommessa anche il giovanissimo neo presidente Giulini ieri ai microfoni delle varie trasmissioni tv: quest’anno nulla è da salvare nella stagione del Cagliari. Bocciate entrambe le gestioni Zeman e Zola, si potrebbe ripartire da Festa e dalla valorizzazione di alcuni giovani del vivaio, quest’anno piuttosto snobbati. L’ipotesi più plausibile però è che si andrà a gamba tesa sul mercato per tentare di allestire una squadra in grado di risalire prontamente dalla cadetteria, categoria ai quali i sardi non erano abituati da tempo.

TOP E FLOP: se nella prima parte di campionato erano emersi i valori di giocatori come Ekdal, Crisetig o Avelar, con il prosieguo del torneo, anch’essi hanno perso smalto, mentre si è distinto almeno il giovanissimo, non ancora ventenne, Donsah. Con la squadra impantanata nella zona retrocessione, a poco sono servite l’esperienza e la determinazione di gente come Sau, Cossu, Pisano o il grande capitano Conti, giunto al canto del cigno in Sardegna tra le lacrime amare.

CESENA pt 24 (retrocesso in B)

VOTO: 4,5 a un certo punto della stagione la squadra si era quasi rimessa in carreggiata, arrivando a soffiare sul collo di Atalanta, Chievo e Verona, per quella che sarebbe stata un’insperata salvezza alla vigilia. Il miracolo poi non è giunto, perché la corsa per recuperare posizioni è costata poi cara sulla lunga distanza, ma Di Carlo ha saputo dare grande dignità e una fisionomia di gioco alla sua squadra. Poi le qualità tecniche obbiettivamente erano molto modeste.

TOP E FLOP: sugli scudi il potente e talentuoso Defrel, dal sinistro magico e dalla velocità supersonica, un giocatore moderno che potrebbe avere davanti un sé un grande futuro. Il vecchio Brienza era stato protagonista della lunga rincorsa, con buone prestazioni e prodezze in serie, specie da calcio piazzato. Anche il gigante Djuric ha dimostrato di valere la A; per tutti gli altri la dimensione più consona pare quella di una buona cadetteria, eccezion fatta per il portierino Leali, chiamato spesso agli straordinari e non sempre impeccabile ma in possesso di buone doti fra i pali.

PARMA pt 18 (-7 di penalità; retrocesso in B)

VOTO:4 risulta estremamente complicato valutare il campionato del Parma. Dati alla mano lo score è impietoso, ma se valutiamo il contesto, è innegabile come gli uomini di Donadoni, soltanto un anno fa saliti agli onori delle cronache per aver portato a termine una stagione ricca di soddisfazioni sul campo, abbiano dato proprio il massimo. Una squadra nobile, che ha segnato la storia degli ultimi 25 anni in Italia, risultando tra le nostre compagini più vincenti in campo europeo, rischia seriamente di sparire dalla mappa del calcio professionistico, e la cosa non può che far male a tutti gli appassionati di questo sport.

TOP E FLOP: smantellata in estate ma più verosimilmente a campionato in corso la rosa della squadra, a quasi tutti i giocatori non si può rimproverare la mancanza di coraggio e determinazione. Alcuni hanno messo in campo la propria decennale esperienza (penso a Lucarelli, Gobbi, Cassani), altri hanno cercato di mettersi in mostra per garantirsi almeno un futuro roseo. Tra questi nota di merito per il giovanissimo italo brasiliano Josè Mauri, classe ’96, stella del vivaio parmense, con cui vinse uno splendido scudetto Allievi due anni fa, al suo primo campionato da titolare in serie A e in grado di destreggiarsi benissimo a centrocampo in un contesto di obbiettiva difficoltà.

Dossier – Ha ancora senso il Campionato di calcio Primavera?

COME POTREBBERO ESSERE VALORIZZATI I MIGLIORI TALENTI ITALIANI, ANCHE IN CHIAVE NAZIONALE A?

UNA PROSPETTIVA POTREBBE ESSERE LA SOSTITUZIONE DEL POCO COMPETITIVO CAMPIONATO PRIMAVERA CON L’INSERIMENTO DELLE COSIDDETTE SQUADRE B, SULL’ESEMPIO VINCENTE DEI MAGGIORI CLUB SPAGNOLI E TEDESCHI

Tante volte, ipotizzando delle soluzioni plausibili nel tentativo di rilanciare il calcio italiano, ci si è appellati alla rivalutazione dei vivai. I settori giovanili, considerati giustamente come un potenziale serbatoio per le rose delle prime squadre, da tanto, troppo tempo ormai, sembrano aver perso la loro centralità, se non addirittura il loro significato.

Già, perché se è vero che da sempre è difficile anche per i giocatori più talentuosi emergere poi da professionisti nella squadra che li ha visti nascere, se questa si chiama Milan, Juventus, Roma o Inter, da almeno una decina d’anni a questa parte si è evidenziato come pure giocare in una squadra provinciale non apri chissà quali strade immediate, una volta completato l’iter della Primavera.

Il campionato Primavera è finito così a infiammare i dibattiti di vari addetti ai lavori, pronti a sancirne la definitiva resa, in tempi in cui appunto nemmeno al Chievo, ultimo vincitore nella stagione scorsa, viene naturale pensare di inserire in prima squadra quei giovanotti protagonisti di un’impresa storica da queste parti.

Il Chievo Primavera vincitore di uno storico scudetto 12 mesi fa. Di quei campioncini nessuno è rimasto nella rosa della prima squadra

Il Chievo Primavera vincitore di uno storico scudetto 12 mesi fa. Di quei campioncini nessuno è rimasto nella rosa della prima squadra

Della rosa vincitrice nemmeno un anno fa –  in un processo di crescita che vedeva la società della Diga ormai da tre anni cliente fissa ai playoff – non mancavano di certo giocatori promettenti, in particolare l’insuperabile difensore centrale e capitano Kevin Magri, il colosso Mbaye in mezzo al campo, oppure quel Filippo Costa, da tanti anni azzurrino nelle varie Under, e ora titolare fisso e punto di forza della fascia sinistra del Pisa in Lega Pro. In A però, bocciato quasi subito l’ex Under 21, di proprietà dell’Inter, Biraghi, si è preferito adattare il centrale mancino Zukanovic.

Ma non è il tema dell’esterofilia accentuata che si intende trattare in questa sede, fermo restando che il fenomeno riguarda tutti i campionati nazionali, con i maggiori club di Champions League (vedi i casi di Paris Saint Germain, Chelsea, Manchester City o Real Madrid) composti da più da all stars  che da rappresentanti autoctoni. Certo però che la cosa viene di conseguenza, e se non si lancia almeno qualche giovane meritevole in orbita, difficilmente la nazionale azzurra potrà tornare ad essere competitiva.

Il caso recente di Cataldi, già brillante condottiero della Lazio Primavera, e protagonista un anno fa della splendida stagione del Crotone, ora punto fermo della squadra di Pioli nella rincorsa al terzo posto, pare la classica rondine che non fa primavera, se si concede il gioco di parole.

Ma in quella squadra che nel 2011/12 perse la finale scudetto contro l’Inter per poi centrare il bersaglio grosso dodici mesi dopo, non c’era solo il regista in possesso di notevoli mezzi tecnici, l’undici base era davvero competitivo in tutti i reparti. Pensare che di questi solo l’attaccante Keita sia arrivato a giocare in serie A mentre la maggior parte di loro è nei Dilettanti o fatica tremendamente a emergere in cadetteria o Lega Pro, è il segnale che qualcosa è assolutamente da rivedere, visto che il discorso lo potremo allargare anche alle altre formazioni vincitrici degli anni zero e dieci.

Quello che maggiormente pare lampante nei nostri giovani al cospetto dei corrispettivi stranieri, è soprattutto la mancanza di personalità quando si trovano a misurarsi con il calcio dei grandi. C’è stato un tempo in cui la colpa era facilmente attribuibile agli allenatori, la maggior parte di essi in parte restii ad affidarsi ai colpi dei loro bambini prodigi, specie se impegnati nella corsa alla salvezza. Insomma, in emergenza, meglio affidarsi a gente esperta, magari degli “scarponi” a livello tecnico, ma senza nemmeno troppi grilli per la testa.

Non è giusto generalizzare, per carità, ma pensiamo a come sarebbe stato accolto ad esempio un diciottenne Cristiano Ronaldo al suo esordio tutto prodigo di finte e dribbling ubriacanti? Molto probabilmente, al primo non riuscito, sarebbe come minimo stato redarguito e ricondotto su binari più tranquilli.

L’impatto con i professionisti è troppe volte duro, per non dire traumatico, e a rimetterci sono soprattutto i giocatori che contano le maggiori abilità tecniche. Visti talvolta con diffidenza, per paura di sbagliare, si limitano al compitino ma così facendo ottengono spesso il risultato opposto, quello di non farsi notare, di non risultare decisivi. La gavetta, perché di questa si tratta specie in Italia, è difficile perché le chances di giocare sono poche, nonostante gli incentivi per l’utilizzo dei giovani in Lega Pro e B, e la concorrenza spietata.

Poteva risultare interessante il caso del Prato, divenuta in maniera ufficiale una succursale dell’Inter, visti i buoni rapporti tra i due club protratti nel tempo, ma al di là dei risultati che la squadra toscana può o meno ottenere in campionato, quanti di questi giovani in effetti si stanno monitorando e tenendo seriamente in considerazione per i prossimi anni?

La storia insegna che i più bravi bruciano le tappe in fretta e anche chi fosse costretto a partire dalla terza serie, ci metterà in teoria molto poco a salire di categoria. La stragrande maggioranza di chi è protagonista in ambito giovanile fino ai 18 anni poi fa perdere le proprie tracce, sparendo dai radar professionistici.

Nella Juve Primavera allenata da Cuccureddu, che vinse Viareggio e Campionato, giocava un certo Alex Del Piero

Nella Juve Primavera allenata da Cuccureddu, che vinse Viareggio e Campionato, giocava un certo Alex Del Piero

E allora una soluzione concreta sarebbe quella di istituire anche in Italia le cosiddette “squadre B”, come da tanto tempo avviene con successo in Spagna o Germania. Diverso il caso dell’Inghilterra dove ai tornei giovanili viene affiancato un campionato “riserve”, dove trovano spazio i giocatori in esubero ma che non appare adatto a risolvere la questione della valorizzazione dei migliori talenti nostrani.

Il meccanismo delle squadre B permette invece ai club che ne usufruiscono di poter attingere in qualsiasi momento della stagione al proprio serbatoio, non andando comunque a falsare i campionati in cui sono iscritte (che sia la seconda, la terza o la quarta serie). Per quanto forti possano essere infatti i migliori giovani ad esempio del Barcellona, si tratta pur sempre di ragazzi in via di formazione, che le prime squadre sono brave a reintegrare tra i propri ranghi non appena li vedono pronti per il salto.

In Spagna è un meccanismo che, specie per la compagine blaugrana, ha fatto le fortune del club, se pensiamo che tutti, ma proprio tutti, i più forti rappresentanti del suo vivaio si sono potuti misurare in tornei competitivi come la Segunda Division, sapendo che sarebbero potuti subito tornare utili alla causa. Una sorta di principio meritocratico che è andato a premiare di volta in volta i vari Xavi (55 presenze e 3 reti col Barcellona B tra il 1997 e il 1999 intervallate da diverse capatine nella Liga a stagione in corso), Iniesta (49 presenze e 5 reti tra il 2000 e il 2003) e addirittura il 4 volte Pallone d’Oro Lionel Messi, che nel 2003 a 16 anni giocò 10 partite, segnando 5 gol con il Barcellona C, per passare l’anno dopo al Barcellona B, prima del salto definitivo nella Liga e poi tra i più grandi di tutti i tempi.

Qualcuno potrebbe obiettare che si andrebbe ulteriormente a ingolfare il sistema professionistico italiano, dopo che negli ultimi anni si è assistito a una drastica, quanto salutare e necessaria, visti gli sgravi economici di molte squadre, riduzione di esse. Altri potrebbero temere che la cosa andrebbe a discapito di società gloriose, storiche, il cui impatto nel territorio a livello di tifo e appartenenza è ancora vivo e caldo, ma credo che ovviamente andrebbe fatta un monitoraggio approfondito delle varie situazioni economiche dei club, andando a scongiurare l’ipotesi che a essere estromessi dai campionati professionistici siano società in regola dal punto di vista amministrativo e burocratico. Spiace rimarcarlo, ma quante volte negli ultimi anni abbiamo assistito a tornei lacunosi, con squadre fortemente penalizzate a stagione in corso (in alcuni clamorosi casi, addirittura radiate) e la credibilità del tutto andata perduta?

Andrebbe certamente rivista la formula dell’intero sistema professionistico italiano, qualora si introducessero le squadre B, e rivalutata la possibilità che queste possano a tutti gli effetti competere per salire di gradino, contendersi la promozione con le concorrenti, tanto per essere chiari. Non è tuttavia questo l’obiettivo delle squadre B spagnole o tedesche, non avrebbe nemmeno senso, visto che sono nate esclusivamente per tastare concretamente le reali capacità dei propri giocatori. Poi, statisticamente, saranno comunque pochi quelli che esploderanno in prima squadra, ma quello fa parte in fondo della selezione naturale che avviene in tutti gli sport, dove ci si costruisce una carriera duratura per tutta una serie di circostanze. Il fatto però che in Italia spesso ai giovani negli ultimi dieci anni non è stata concessa loro neanche una possibilità di sbagliare, nella ricerca spasmodica del risultato “tutto e subito”.

Con quali esiti poi? Che ormai i giocatori italiani che militano ad alti livelli in serie A si contano sulle dita di una mano, con i migliori (vedi Verratti) acquistati per pochi spiccioli in modo lungimirante dai maggiori club internazionali e con i giovanissimi che intravedono maggiori prospettive di carriera, emigrando all’estero ancora minorenni (vedi il caso del fortissimo centravanti scuola Roma Gianluca Scamacca passato agli olandesi del Psv Eindhoven non appena compiuto il diciassettesimo anno di età, e quindi nella possibilità di firmare a prezzo vantaggiosissimo il suo primo contratto da professionista).

Occorre quindi per tutelare un patrimonio di giovani talenti nostrani e valorizzarlo al meglio, modificare l’assetto del settore giovanile, concludendo da Under 17, con il campionato nazionale Allievi l’iter nei vivai, per poi misurarsi in età “Primavera”, Under 19, nelle serie professionistiche, B o Lega Pro che sia.

Solo così sarà realmente misurabile il valore della loro forza e messo alla prova il loro status di calciatori “futuribili”, anche in chiave azzurra.

 

Serie A 2014/2015: IL PAGELLONE DEL GIRONE D’ANDATA

Il girone d’andata del campionato di serie A è volto al termine, confermando Juventus e Roma come uniche accreditate per lo scudetto. Più aperta la corsa al terzo posto, con un Napoli in flessione rispetto alla scorsa stagione e le milanesi in grosso ritardo. Si segnalano le due genovesi, in particolare la Sampdoria che chiude terza, e il Sassuolo, dopo il primo anno di apprendistato nella massima serie, spinto dai suoi talenti offensivi italiani. Non si stanno confermando le rivelazioni dell’anno passato: Torino, Verona e Parma, quest’ultimo impelagato in fondo alla classifica. Quasi spacciata la squadra dei ducali assieme al Cesena, diventa spietata la lotta per evitare il terz’ultimo posto, che significherebbe la retrocessione in serie B. Ecco nel dettaglio i miei giudizi su singole squadre, top e flop di questo inizio di stagione.

ATALANTA 6

La prestigiosa vittoria in extremis contro un derelitto Milan a San Siro riabilita la squadra bergamasca, consentendole un balzo in avanti verso la conquista della salvezza. Girando a 20 punti, in proiezione sarebbe salva senza scossoni. Tuttavia certe cessioni non sono state ben assorbite, e a lungo si è pagato l’inedita scarsa vena in zona gol di Denis

Il top: Zappacosta

Al primo anno in A, dopo aver strabiliato in B con l’Avellino, il terzino fluidificante pare non aver patito il gran salto, garantendo spinta continua sulla fascia e grande personalità. In carenza di ruolo, pare già “azzurrabile” in chiave futura. Bene anche Sportiello, titolare per la prima volta in A e il “vecchio” Biava, spesso insuperabile in difesa.

Il flop: Denis

Nelle ultime giornate è come rinsavito ma a lungo capitan Denis è parso molto involuto, poco efficace in zona gol e questo ha pesato molto sulle fortune della squadra, visto quando dipendono dai suoi gol. Sta giocando meno anche il gioiellino di casa Baselli, nonostante tutti i grandi attestati di stima di cui gode.

CAGLIARI 5

Accantonato il progetto Zeman – che garantiva sporadici exploit (vedi San Siro contro l’Inter o San Paolo  contro il Napoli) a fronte di batoste imbarazzanti –  si è seguito il cuore, affidando in corso d’opera la panchina all’enfant du pays Zola, alla prima guida tecnica in serie A. Ha chiuso a 16 punti, pochini, ma con la quota salvezza più bassa di questi ultimi anni, un girone di ritorno più regolare potrebbe essere sufficiente per ottenere la permanenza in categoria.

Il top: Ekdal

Finalmente maturato in tutto il suo talento, lo svedesino ex Juve e Bologna, è tra coloro che hanno beneficiato della cura del boemo, diventando molto più concreto ed efficace in mezzo al campo, senza limitarsi al compitino. Bene anche il giovane regista Crisetig, scuola Inter e il terzino rigorista Avelar

Il flop: Ibarbo

Poche prestazioni davvero convincenti per il talento colombiano di cui si attendono da due anni grandi cose, considerando le sue enormi potenzialità. Nemmeno  con Zeman, maestro in particolare per la parte offensiva, Ibarbo è esploso in zona gol.

CESENA 4

Si sapeva che i mezzi non erano granchè per affrontare una serie A, sicuramente meno competitiva di un tempo, ma lo stesso fuori portata per i romagnoli, freschi di promozione meritata, ma forse giunta in modo inaspettato. Qualche moto d’orgoglio, prestazioni determinate ma che non hanno portato a più di 9 miseri punti. Ha pagato lo scotto mister Bisoli, da queste parti un’istituzione, la mission impossible passa quindi a Di Carlo, altro allenatore perennemente in cerca di rilancio.

Il top: Leali

In una situazione di estrema e obbiettiva difficoltà, il portierino classe ’93 (all’esordio in serie A), già da anni promesso alla Juventus, sta tenendo botta, con parate spesso prodigiose.

Il flop: Almeida

Difficile trovare un capro espiatorio, tutti hanno palesato problemi ma forse era lecito attendersi qualcosa di più da un attaccante navigato come il portoghese Hugo Almeida che molto probabilmente chiuderà la sua breve parentesi italiana senza lo straccio di un gol

CHIEVO 5,5

Da anni la squadra veronese ci ha abituati a salvezze sofferte, sul filo del rasoio e il copione sembra essere lo stesso anche quest’anno. Partiti col freno a mano eccessivamente tirato, i clivensi hanno svoltato con il cambio tecnico Corini-Maran. L’ex allenatore del Catania ha impostato la squadra con un più solido 4-4-2 ricompattando la rosa.

Il top: Paloschi

L’attaccante scuola Milan dopo una partenza a singhiozzo (Corini sembrava preferirgli l’argentino Maxi Lopez) ha ritrovato prestazioni e gol. Da lui dipendono le sorti del Chievo.

Il flop: Bardi

Spiace dirlo ma il giovane portiere, dopo gli alti e bassi di Livorno, nemmeno a Verona sta trovando buona continuità di rendimento, e col cambio tecnico è stato relegato in panchina, visto che Maran ha preferito affidarsi in un ruolo così delicato al più esperto Bizzarri.

EMPOLI 6,5

Squadra che gioca a memoria, sapientemente guidata da Sarri, all’esordio in serie A, non ha patito granchè il salto di categoria, forte di un impianto di gioco collaudatissimo e di giocatori che vantano buone credenziali tecniche. La salvezza, unico obiettivo dichiarato, pare a portata di mano.

Il top: Rugani

Molti interpreti si stanno facendo notare, dal difensore goleador Tonelli, uno dei tanti prodotti di un vivaio fertilissimo, ai giovani talenti offensivi Pucciarelli e Verdi, che si alternano egregiamente a completare il tridente con i satanassi Maccarone e Tavano, fino ai terzini Mario Rui e Hjsay. Ma è il centrale difensivo Rugani, di proprietà della Juventus, ad aver stupito più di tutti per la grande maturità, intelligenza tattica e personalità dimostrata in campo a soli 20 anni.

Il flop: Laxalt

Non sta trovando spazio nello scacchiere empolese questo uruguaiano di proprietà dell’Inter che bene aveva fatto, seppur a sprazzi, l’anno scorso nell’inopinata stagione del Bologna. Giovanissimo, interno mancino – all’occorrenza pure capace di arretrare come di avanzare in un tridente offensivo – deve essere bravo a cogliere le occasioni che gli concederà l’allenatore.

FIORENTINA 6.5

Siamo alle solite: squadra bella a vedersi, che gioca un tichi taca in formato ridotto ma che alla resa dei conti si ferma spesso e volentieri sul più bello. L’obiettivo terzo posto, ancora in vista, potrebbe essere raggiunto, considerando la poca continuità anche dei diretti avversari e tenendo presente che da inizio stagione i viola stanno giocando di fatto senza punte, sarebbe come vincere uno scudetto

Il top: Cuadrado

Alla fine è ancora il colombiano l’uomo più, quello in grado di fare la differenza. Rimasto alla corte di Firenze, dopo le lusinghe del Barcellona, sta facendo spesso gli straordinari in campo, sobbarcandosi doppi e tripli lavori. Bene anche Mati Fernandez, quasi sempre titolare in questa prima parte di stagione, il portiere Neto su cui si stanno muovendo diverse big e l’arcigno difensore Savic.

Il flop: Gomez

Polemiche e voci di corridoio a parte, che lo danno ai ferri corti con società e allenatore, è indubbio che, dopo essersi ripreso dal lungo stop che ne ha condizionato il rendimento per tutto il campionato scorso, quest’anno da lui ci si attendessero prestazioni più convincenti e soprattutto più gol.

GENOA 7

A lungo rivelazione della serie A e che ha messo in mostra un gioco assai gradevole ed efficace, ha subito una leggera flessione sul finale del girone d’andata, concedendo troppi gol agli avversari e dimostrando quelle carenze di equilibrio quasi innate nelle scorse stagioni. Ma in realtà la strada è quella giusta, Gasperini ha il controllo totale della situazione e un roster di talenti davvero invidiabile. Obiettivo Europa League a portata di classifica.

Il top: Perotti

Grande colpo di mercato, l’argentino ha pagato con un’assurda lunga squalifica un’ingenuità. Prima di allora, l’ex campioncino del Valencia, che a 26 anni sembrava perduto per il grande calcio, aveva sciorinato numeri d’alta scuola, entrando prontamente nell’orbita dei grandi club. Sta brillando anche un’altra riscoperta di Preziosi, lo spagnolo Iago Falque, che i più avevano dimenticato dopo gli exploit con la maglia della Juventus Primavera.

Il flop: Edenilson

Sarebbe ingiusto tacciare qualche giocatore con un appellativo simile. Ogni giocatore sta disputando un campionato al di sopra della sufficienza ma forse a destra il successore di Vrsaljiko deve ancora ambientarsi al meglio.

INTER 5

L’avvicendamento di Mazzarri – mai entrato davvero in sintonia con l’ambiente – con Mancini e gli arrivi di due grandi talenti offensivi come Podolski e Shaquiri inducono all’ottimismo, nel contesto di una stagione grigissima, caratterizzata da assenza di gioco e personalità da grande squadra. Lontanissimi i tempi del triplete.

Il top: Icardi

Il giovane attaccante argentino sta segnando con grande regolarità e si sta dimostrando da grande squadra, quale deve tornare ad essere al più presto anche l’Inter, se vogliamo che a beneficiarne sia l’intera serie A.

Il flop: Osvaldo

La fugace esperienza nerazzurra dell’attaccante giramondo italo-argentino è giunta al capolino, dopo che nemmeno all’Inter, e sempre per motivazioni per lo più extracalcistiche, il Johnny Depp del pallone ha saputo giocare con continuità e mantenere un comportamento adeguato. Malissimo in generale la difesa, imperniata sul neo capitano Ranocchia, investito di una carica troppo grande per lui. Rimane quasi inspiegabile la sua mancata affermazione in un grosso club, nonostante le potenzialità. Comincio a pensare sia stato sopravvalutato ai tempi del Bari. Spesso impresentabile l’ex Manchester Utd Vidic che il Mancio sta cercando di rilanciare, contando sulla sua esperienza.

JUVENTUS 8

Probabilmente non arriverà alla soglia dei 100 punti, ma la squadra bianconera si è confermata la migliore d’Italia, nonostante il brusco cambio in panchina avvenuto in circostanze poco chiare. Allegri dapprima ha perseguito lo schema tattico vincente caro al predecessore Conte per poi apportare il suo credo, imperniato su un 4-3-1-2 che sembra molto congeniale alle caratteristiche dei suoi campioni. Ha perso la Supercoppa Italiana contro il Napoli solo ai rigori, per il resto chiude a +5 sui rivali della Roma, dopo aver passato la fase a gironi della Champions League. Più in generale la Juventus gioca più sciolta e spensierata. Almeno così mi sembra.

Il top: Pogba

download

Anche Tevez sta disputando una stagione monstre, chiudendo il girone d’andata da capocannoniere, ma mi piace premiare l’ascesa imperiosa di Pogba, sempre più fiore all’occhiello del club bianconero e sul quale è pronta a partire un’asta vera e propria al termine della stagione. L’augurio, per il campionato italiano, è che questo splendido centrocampista classe ’93 possa crescere ancora con la maglia della Juventus addosso.

Il flop: Evra

Non un vero e proprio flop ma dal francese forse ci si poteva aspettare qualcosa di più anziché un rendimento sufficiente ma senza particolari squilli.

LAZIO 7

Chiude a un passo dalla zona Champions la Lazio di Pioli, che a tratti ha mostrato un calcio scintillante, concreto e armonioso. Rimangono delle amnesie sulle quali lavorare (vedi il doppio vantaggio dilapidato nel derby) e qualche scontro diretto andato a vuoto (vedi gara casalinga all’ultima di campionato contro il Napoli che, continuando su questa falsariga, nel girone di ritorno potrebbe rivelarsi uno spareggio per il terzo posto) ma la squadra c’è.

Il top: Felipe Anderson

Non può che essere lui, il brasiliano ex Santos, l’uomo nuovo del campionato, il top dei biancocelesti. Dopo una stagione di assestamento, nella quale ha dovuto riprendersi da un lungo infortunio, il trequartista brasiliano sta sciorinando tutta una serie di numeri a effetto. Bene anche Biglia e Parolo in mezzo al campo, e gli altri acquisti Djordjevic in attacco e De Vrij in difesa.

Il flop: Keita

Ok, è giovanissimo ed è un patrimonio della Lazio, tuttavia dall’attaccante prodigio che qualche anno fa fu “scippato” al Barcellona, bisogna attendersi una conferma. Invece per ora con Pioli sta trovando delle difficoltà, legate forse anche al modulo che prevede in pratica una sola punta davanti.

MILAN 5

Dopo l’entusiasmo iniziale portato in dote dall’idolo di casa Inzaghi al debutto su una panchina di serie A, i nodi sono giunti al pettine, nonostante qualche buonissima prestazione (vedi contro Napoli e Roma in sequenza, che fruttarono ai rossoneri 4 punti) che aveva indotto all’ottimismo. In realtà la squadra è carente di qualità in ogni reparto, specie in mezzo e in attacco dove la scelta di Super Pippo di affidarsi a un falso nueve è parsa alla lunga poco efficace.

Il top: Bonaventura

Giunto in un club di prima fascia troppo tardi, il buon Jack si sta dimostrando giocatore imprescindibile per la manovra del Milan, sia che agisca da mezz’ala, sia che operi nel tridente offensivo. E’ uno dei pochi a garantire qualità, insieme al francese Menez, sorta di scommessa per ora centrata. Il fantasista ex Roma e Paris St.Germain, quando è in vena, riesce a risolvere le partite da solo… peccato sia parecchio incostante.

Il flop: Torres

Sono stati molti, troppi, i giocatori al di sotto delle attese, a iniziare dai giovani campioncini El Shaarawy e De Sciglio, di cui ancora si stanno attendendo segnali di risveglio. Sono un patrimonio non solo del Milan ma pure del calcio italiano e bisogna cercare di recuperarli. Tuttavia il vero fallimento è stato lo spagnolo Fernando Torres, che invero già al Chelsea sembrava aver completamente smarrito le caratteristiche offensive che l’avevano reso famoso al Liverpool. Fatto sta che il biondo attaccante è tornato da dove tutto ebbe inizio, al suo Atletico Madrid, in cambio di Cerci, da cui si attende un grande contributo nel girone di ritorno, almeno per centrare la zona Europa League.

NAPOLI 6

E’ vero, ha chiuso in piena zona Champions League, ma non si può considerare soddisfacente il cammino del Napoli, del quale era invece lecito aspettarsi un ulteriore miglioramento in classifica, sulla scia di Roma e Juventus. Assorbita una partenza choc (eliminazione precoce in Champions, persi molti punti a inizio campionato), la squadra di Benitez si è rimessa in careggiata ma l’infortunio di Insigne, proprio nel momento in cui il talento di casa si stava pienamente affermando e una rosa scarsa di qualità nella zona nevralgica del campo, hanno rallentato la corsa sul più bello.

Il top: Higuain

download (2)

L’attaccante argentino si sta confermando cecchino infallibile, molto probabilmente il miglior centravanti del campionato. Grande regolarità in zona gol anche dello spagnolo Callejon, che giustamente ha ottenuto la convocazione da parte della sua nazionale.

Il flop: Hamsik

Non me ne vogliano i tifosi azzurri, per il quale Marekiaro è un idolo assoluto, sta di fatto che la mia impressione è che da quando sulla panchina azzurra si è seduto Benitez, lo slovacco fatichi terribilmente a incidere in partita come accadeva fino a un paio d’anni fa. In generale stanno deludendo i centrocampisti centrali che per una ragione o per l’altra, non sembrano all’altezza di comandare una squadra di così alto livello.

PALERMO 7

Dopo un breve periodo di ambientamento, la squadra del confermatissimo Iachini (bravo stavolta Zamparini a non lasciarsi prendere dalla fretta di risultati) è letteralmente decollata, trainata dai satanassi offensivi Dybala e Vazquez. C’è tutto un girone di ritorno davanti a sé ma la salvezza pare quasi ipotecata.

Il top: Dybala

Promettente sin dai suoi esordi nel campionato italiano, l’ancora giovanissimo argentino – corteggiato dalla nazionale azzurra – è esploso in questa prima parte di stagione, tra gol, serpentine e giocate di gran classe. Tiro secco e preciso, tecnica e velocità, ha messo in mostra tutto il repertorio dell’attaccante di razza. Grande l’apporto del compagno di reparto Vazquez, trequartista magari lento ma di indubbia qualità.

il flop: Makienok

Poche chances non sfruttate appieno da questo danesone che in avanti si è fatto presto sopravanzare nelle preferenze di Iachini anche dall’attaccante dell’Under 21 Belotti. Pare destinato a cambiare squadra a breve.

PARMA 4

Tante attenuanti ma soprattutto tantissime colpe per una stagione da incubo. L’isola felice che agli occhi di tutti si dimostrava essere il Parma fino a un anno fa, si è volatilizzata nel corso di un’estate, dalla revocata partecipazione all’Europa League in poi. In attesa di un cambio di società e di una più imminente penalizzazione che andrà ulteriormente a disastrare una classifica che indica solo 9 punti, la discesa in B a questo punto, oltre che dolorosa e quasi scontata, appare anche oltremodo ingloriosa.

il top: Mauri

In un contesto difficilissimo sta emergendo il giovanissimo italo-brasiliano Jose Mauri, da poco maggiorenne e che con la punta Cerri ha fatto le fortune del vivaio parmense. Centrocampista aggressivo e di buona tecnica, è tra i pochi a salvarsi dal naufragio in corso. Bene anche l’attaccante Coda, classe ’88 all’esordio in A, prima di un lungo stop per infortunio.

il flop: Cassano

A tratti è ancora l’uomo in grado di fare la differenza, ma con la barca che affonda dovrebbe essere colui, insieme a Lodi, l’altro giocatore di maggior talento della rosa, a tirare la carretta. Invece da quando la situazione ha iniziato a incrinarsi, su di lui sono cominciate a girare le solite voci di mercato che lo danno già per sicuro partente.

ROMA 7.5

5 punti di distacco dalla Juve capolista non sono pochi, e sono frutto di una flessione evidente agli occhi di tutti nelle ultime due gare (derby capitolino acciuffato dopo un doppio svantaggio e pareggio sofferto contro il Palermo). Eppure la Roma è davvero l’unica con i mezzi tecnici che possa ambire realisticamente allo scudetto, forte di una rosa completa in ogni reparto. Peccato per la Champions League, dove i giallorossi pur non demeritando – oddio, qualche scoppola pesante si è presa – non è riuscita a superare il suo girone di ferro.

Il top: Totti

download (1)

Va per i 39 capitan Totti, eppure è ancora non solo leader e uomo simbolo della squadra, ma pure il migliore interprete in assoluto. Goleador, trascinatore, guida per i compagni, Garcia in qualche modo ne sta centellinando l’uso ma di fatto è sempre più difficile escluderlo dall’11 titolare. Ottimo anche l’apporto dei difensori Manolas e Yanga Mbiwa, che non hanno fatto pesare l’assenza del partente Benatia e confortante la crescita in mezzo al campo di Nainggolan.

Il flop: Iturbe

Con il dispiacere nel cuore, mi tocca inserire il suo nome nella casella nera. L’argentino, funambolo un anno prima all’Hellas Verona, sta pagando lo scotto di essere giunto a Roma con sin troppe aspettative, sull’onda di un investimento assai importante. Qualche sporadico exploit (il bel gol contro la Juve, qualche prestazione convincente soprattutto in Europa) ma per lo più tanto fumo e poco arrosto per lui. Ma il tempo è ancora dalla sua parte. Non pervenuto invece il terzino Ashley Cole, involuto e subito parso poco efficiente in difesa, tanto che gli è stato preferito ben presto l’arrembante greco Holebas, una delle sorprese di stagione.

SAMPDORIA 8

Mihajlovic in blucerchiato sta compiendo un autentico capolavoro, sull’onda della passata stagione. In chiusura di mercato ha sacrificato il bomber Gabbiadini e c’ è in atto una decisione importante sul futuro dell’altro attaccante Okaka, reo di aver litigato con allenatore e direttore sportivo. Sarebbe un grave errore smantellare in corso d’opera la squadra, nonostante sul mercato siano in dirittura d’arrivo due grandi colpi come Muriel, in attesa di ennesimo rilancio, e il vecchio Eto’o, che ha accettato di rimettersi in gioco pur di ritornare in Italia. Sarà difficile mantenere la terza posizione ma mai come quest’anno, la stagione è quella giusta.

Il top: Gabbiadini

Finchè è rimasto, è stato lui, giovane attaccante su cui ripongono enormi speranze azzurre, a guidare i compagni, con i suoi numerosi gol e colpi a effetto. Poi il richiamo del Napoli è stato troppo forte, soprattutto per le casse della società. Benissimo anche il funambolo Eder, il centrocampista cresciuto in casa Rizzo, mentre sono big a pieno titolo ormai Soriano, classico giocatore a tutto campo e il giovanissimo Romagnoli, difensore predestinato.

Il flop: Bergessio

L’argentino ha ruggito non appena ne ha avuto le possibilità, chiuso com’era prima dai tre frombolieri offensivi, titolari inamovibili. Nonostante diverse squadre siano in attesa di una sua risposta dal mercato di gennaio, per lui sembrano aprirsi nuovi scenari nel girone di ritorno in blucerchiato.

SASSUOLO 7,5

La salvezza è quasi ipotecata, ovviamente non per la matematica, nonostante l’ottimo bottino di punti, ma per la qualità del gioco espressa, per i risultati continui e positivi, per un impianto di gioco tra i migliori in circolazione e, perché no?, per un parco giocatori in alcuni casi di primissimo livello.

Il top: Zaza

images

Golden boy Berardi sta segnando meno ma sta mantenendo appieno le promesse, dopo aver limato certe intemperanze caratteriali, Sansone mira a seguire le orme del compagno, con l’ambizione di arrivare nella nazionale dei “grandi”, in difesa è rinato Acerbi, che compone con Cannavaro – o Antei – un’ottima coppia centrale ed è stato azzeccato l’acquisto del terzino Vrsaljiko. Tanti nomi ma mi piace premiare il centravanti Zaza, sempre più a suo agio nei panni del bomber e del leader. Ormai titolare anche in nazionale, con Conte che subito ha puntato su di lui, è ancora in orbita Juve. Meriterebbe una chiamata da parte di qualche big, nel frattempo sta pensando bene di guidare il Sassuolo ben oltre una comoda salvezza.

il flop: Taider

Oddio, è un po’ ingeneroso etichettare l’ex interista come flop, ma è chiaro che su di lui si ponevano molte aspettative in mezzo al campo. Qualche guizzo c’è stato, eppure parte dietro gli inossidabili Magnanelli, capitano di lungo corso, e Missiroli. Ma spesso gli vengono preferiti da Di Francesco anche più esperti combattenti come Biondini e Brighi.

TORINO 5,5

Ripetere l’exploit della passata stagione, con tanto di conquista di un posto in Europa League, pareva utopistico, considerate le cessioni delle stelle Immobile e Cerci, ma in ogni caso non era in preventivo un campionato così tribolato, con la pecca di non essere riusciti a sostituire in maniera degna i due attaccanti. Chiude l’andata appena un passo sopra la zona retrocessione.

Il top: Bruno Peres

Terzino destro d’assalto, dotato di tecnica (da buon brasiliano) e velocità è una spina costante per gli avversari (vedi gol coast to coast segnato nel derby della Mole) e già nel mirino di squadre come la Roma. Ma Cairo, che già è tentato di vendere l’altro bravo terzino Darmian, farebbe un grave errore a privarsi di lui a stagione in corso.

Il flop: Amauri

Ok, sostituire Immobile, titolare in nazionale e ultimo capocannoniere del campionato di serie A era compito arduo per chiunque, figurarsi per uno come lui che, a discapito dell’esperienza, non è mai stato un grande goleador. Ma da qui a finire presto relegato in panchina ce ne passava, e invece… persino il giovane Martinez, agile ma piuttosto fumoso (eufemismo) in zona gol, è riuscito a rubargli il posto da centravanti.

UDINESE 6,5

Troppo altalenante il rendimento della squadra friulana, alle prese con l’anno zero della sua storia, dopo la lunghissima e fortunata gestione Guidolin. Stramaccioni era desideroso di rimettersi presto in carreggiata e tutto sommato a Udine sta dimostrando di non essere tutta fuffa, ma anzi di possedere il pedigree dell’allenatore vincente. Questa in corso pare però la classica stagione di transizione.

Il top: Thereau

Con l’eterno Di Natale fuori classifica, elemento insostituibile e a cui, come Totti, hanno donato l’elisir dell’eterna giovinezza, è salito sugli scudi il suo principale partner offensivo, il francese Thereau, a lungo protagonista con il Chievo. Prolifico e convincente, a suo agio da prima punta come da fantasista a supporto, si è dimostrato assai affidabile.

Il flop: Muriel

Di contro pare inspiegabile la caduta di rendimento di Muriel, attaccante colombiano dalle immense potenzialità ma che a Udine, in un ambiente solitamente favorevole a chi voglia crescere e maturare in fretta, non è riuscito a mantenere le promesse di Lecce. Ormai certa la fine della sua avventura bianconera già col mercato di gennaio, deve assolutamente recuperare il tempo perduto. A nemmeno 25 anni è ancora in grado di diventare un big

VERONA 5

21 punti sono un buon viatico per la salvezza, considerando poi il ritardo delle avversarie, ma – come per il Torino – il divario con le bellissime prestazioni della scorsa stagione è stato sin troppo evidente e di fatto la squadra pare arrivata alla fine di un ciclo che Mandorlini in 5 anni è riuscito a portare dalla Lega Pro a un passo dall’Europa. Obiettivo salvezza che resta a portata di mano ma occorre un atteggiamento diverso in campo, una determinazione che troppe volte è mancata e magari pure una maggiore sicurezza nei propri mezzi

Il top: Nico Lopez

Non è ancora titolare fisso e non è riuscito nell’immaginario dei tifosi gialloblu a sostituire Iturbe, giocatore di altra categoria a questi livelli, eppure il 21enne uruguaiano è stato uno dei pochi a saper ingranare la marcia quando occorreva, assistendo un altrimenti isolatissimo Toni e segnando con abbastanza regolarità

Il flop: Marquez

Presentato in pompamagna, sull’onda di un prestigioso curriculum e di un notevole mondiale disputato con il Messico, doveva sistemare un reparto, quello difensivo, che lo scorso anno era parso quello più debole della squadra. E’ risultato invece molto vulnerabile, dal passo lento (non che in gioventù fosse molto veloce ma a quasi 36 anni la cosa diventa più pesante) e sovente falloso. Poco impiegato anche Saviola, che pure nelle pochissime occasioni in cui il mister gli ha dato fiducia, ha dato positive risposte, e scarsissimo l’apporto in regia del greco di ritorno Tachtsidis, davvero troppo impreciso e disattento in un ruolo chiave

 

 

Il Punto sulla Serie A. Ma cos’ha detto poi di così eclatante Totti? Il problema è l’inadeguatezza degli arbitri italiani, condizionati da mille fattori!

Ieri sera abbiamo assistito inermi a una gara di cartello (forse l’unica dell’intero campionato italiano) rovinata, o quanto meno fortemente compromessa, dall’arbitro di turno (Rocchi, non certo l’ultimo arrivato). Juventus e Roma hanno ben battagliato sul campo, giocando ad armi pari e testimoniando, specie nel primo tempo, di poter competere con quotate squadre europee, viste l’intensità messa in campo, la corsa e la tecnica dei propri giocatori. Latente era il nervosismo, palese la dietrologia, visti i precedenti tra le due squadre. Purtroppo, come detto, non tutto è filato liscio e le esternazioni di capitan Totti a fine gara hanno sollevato un ulteriore polverone. Ma in fondo che ha detto di così eclatante il campione giallorosso? Ok, si tratta di un (autorevole) professionista, di un simbolo – per molti – dell’intero stantio movimento calcistico italiano ma in un momento di rabbia ha detto ciò che pensano più o meno tutti gli italiani (meno che gli juventini e i pochi neutrali). E’ indubbio che abbia esagerato, che a Roma vi sia una sorta di vittimismo nei confronti dei club metropolitani del Nord ma, visto da qua, è vero anche il contrario: quante parole sentite contro Totti! Passando da un canale locale all’altro, parlo di emittenti quasi esclusivamente lombarde, era evidente il disprezzo per le sue esternazioni. Per una volta tutti uniti, i solitamente nemici giornalisti-ultrà di quelle infime trasmissioni. Invece Francesco, ripeto, esagerando a caldo sul tema, ha riportato per un’altra volta in luce l’annosa questione della sudditanza, che però in questo caso va oltre. Possibile che i nostri arbitri, così apprezzati e stimati all’estero (solo pochi mesi fa Rizzoli ha arbitrato la finalissima del Mondiale brasiliano, per dire) inevitabilmente da noi combinino disastri? Ieri c’è stato un autentico black-out! Punizione, anzi rigore, anzi, ribattiamola, no, sentiamo che dicono i miei assistenti… ah, ok, di nuovo rigore. Aspetta però che riequilibra il tutto, dopo un minuto, ecco un rigore, un abbraccio tra due contendenti lontani dalla zona calda dell’azione e che nemmeno guardavano alla porta. Ora sono tutti contenti, io ho sbagliato due volte ma almeno siamo di nuovo pari. E poi va in vantaggio la Roma, comincia il nervosismo, già avevo espulso l’allenatore prima per proteste (ma va?). Giù cartellini gialli, così tengo in pugno la partita (ooohhh!), poi ecco un altro rigore quanto meno dubbio (dentro l’area? Fuori? L’ha toccato veramente?). E alla fine mi concedo altri due espulsi e dulcis in fundo convalido una rete anche se a rigor del regolamento (ma il calcio d’altronde è l’unico sport dove occorre “interpretare”) forse la si poteva annullare per fuorigioco, visto che la visuale del portiere era coperta! Insomma, il caos era come minimo prevedibile. Ma ciò che mi ha colpito è che una bella gara sia stata incanalata, per evidenti limiti dell’arbitro (più di testa che non puramente tecnici, perché si sta parlando di uno dei migliori su piazza) su questi binari. Peccato veramente!

 download

Per il resto, nella giornata calcistica abbiamo assistito all’ennesima gara deludente, deprimente, incolore dell’Inter. Spiace constatarlo, perché avevo annoverato i nerazzurri come possibili outsider – non ovviamente per il titolo – considerandoli rinforzati rispetto a un anno fa. Ma a quanto pare i limiti caratteriali della squadra sono evidenti e, cosa ben più grave, in assenza dei senatori (capitan Zanetti, Cambiasso, Samuel, Stankovic e Milito) a mancare è il senso di appartenenza ai colori, lo spirito di squadra, la coesione, il gruppo, tutti elementi invero fondamentali per ricostruire le basi. E poi, diciamolo, pur essendo io sempre stato un sostenitore – e difensore – di Mazzarri, entusiasmato dalla sua carriera in crescendo, da Acireale a Napoli, passando per i trionfi di Livorno e Reggio Calabria, fino all’approdo all’Inter, il bilancio è davvero misero. L’attenuante del primo anno, del salto in una squadra così importante, dopo il capolavoro compiuto a Napoli, riportato in zone altissime di classifica, ci poteva stare ma ora gli si chiede di più, quanto meno di rivedere il suo timbro, la sua mano, la stessa che appunto sotto il Vesuvio aveva fatto spesso la differenza, consentendo ai suoi uomini di giocarsela ad armi pari con avversarie più quotate, almeno se la si metteva sulla vis pugnandi. Niente di tutto questo si sta vedendo a Milano, dove pare davvero che Walter abbia smarrito la bussola. Diversamente da Inzaghi che almeno sta offrendo ai suoi tifosi tutto quello che la sua squadra, indubbiamente con dei limiti di organico rispetto al glorioso passato, possa in questo momento dare. Vola la Sampdoria che, approfittando di un calendario abbastanza abbordabile, ha ingranato la marcia e sembra non fermarsi più, con grande convinzione nei propri mezzi. Una sicurezza che le vittorie in serie aiutano certamente ad accrescere. Poi con Gabbiadini, Okaka e Romagnoli ormai lanciatissimi sognare qualcosa in più della salvezza sembra legittimo. Già, e qui tocco un punto che a me fa irritare. Ma davvero squadre come la Sampdoria, la spigliata Udinese di un redivivo Stramaccioni (che ieri per un’ingenuità difensiva di Widmer, che ha causato allo scadere un rigore, ha gettato tre punti che l’avrebbero fatta appaiare alla Roma), il Verona che, pur cambiando gran parte degli interpreti si sta confermando sui livelli dello scorso anno, o il Genoa la devono già smenare con la storia dei 40 punti? Ma che significa, che poi si mollano gli ormeggi e si naviga a vista? Dai, un campionato così livellato in basso, squadre così possono dire la sua, far sognare i propri tifosi. Un po’ di entusiasmo non guasta, invece pare ormai radicata questa ossessione del compitino, dei 40 punti. Forse è solo scaramanzia, forse realismo, però ogni tanto mettere le ali non guasterebbe, non per forza si deve fare la fine di Icaro. Buone vittorie di Lazio e Fiorentina, squadre che hanno i mezzi per un campionato di alta classifica, mentre saluto volentieri l’affermazione dell’Empoli che finora, pur giocando bene, non aveva raccolto granchè. La squadra toscana, vero esempio di programmazione fatta in casa, non sta patendo molto il salto di categoria e credo possa giocarsela per la salvezza. Continuano a deludere invece tre buone protagoniste dello scorso campionato, Parma – con una rosa assai incompleta in queste prime gare -, Torino (fortemente ridimensionato dopo le cessioni di Immobile e Cerci, checchè ne dica il patron Cairo) e Sassuolo, infarcita di talenti ma invero assai incostante. E poi il Chievo che, se non fosse per l’inaspettato, quanto meritato, exploit esterno contro il Napoli, sarebbe ultimissimo. Urge cambio di mentalità se si vuole conseguire l’ennesima bella salvezza!