Considerazioni finali sul campionato di serie A 2015/2016

Si è concluso tra sabato e ieri il campionato di serie A, con le partite decisive ai fini degli ultimi piazzamenti “caldi” in contemporanea, per “garantire la regolarità del torneo” (concetto quantomeno “ballerino”, visto che partendo da quei presupposti, si sarebbero dovute disputare tutte e 38 le gare allo stesso orario).

download

Quello che doveva in qualche modo sancire un passaggio di consegne in vetta, con diverse squadre che di volta in volta vi si erano affacciate, alcune pure soggiornandovi a lungo (Inter, Roma, Fiorentina, Napoli), è finito per diventare il campionato che certifica il nuovo status leggendario di un club come la JUVENTUS, capace di aggiudicarsi ben 5 scudetti consecutivi, impresa capitata solo altre tre volte in serie A (la stessa Juve ’30-’35, quella cosiddetta “del quinquennio” appunto, il Grande Torino negli anni ’40, intervallati tuttavia dallo stop bellico e dall’incursione dei Vigili del Fuoco di La Spezia, e infine l’Inter del dopo-Calciopoli).

Insomma, la squadra di Allegri ha compiuto letteralmente un’impresa, specie rapportandola al calcio moderno, soprattutto tenendo conto delle serie difficoltà incontrare a inizio torneo, giustificate poi in modo fisiologico, viste le rinunce in estate a tre big riconosciuti come Pirlo, Vidal e Tevez.

Allegri c’ha messo solo un po’ di tempo per tastare il livello qualitativo della sua “nuova” Juventus, sciogliendo poi le briglie a cavalli di razza come l’argentino Dybala, destinato a segnare un’epoca e il francese Pogba, all’inizio sin troppo titubante, quasi abulico, nel calarsi nei panni del leader della squadra. La stessa inedita maglia numero 10 sembrava pesargli e non poco, e pareva che senza validi scudieri come i tre citati campioni ceduti in estate il francese faticasse a trovare la sua posizione migliore in campo, oltre che una sua dimensione tecnica.

Ormai invece non ci sono più dubbi: Pogba è un fuoriclasse, destinato a compiere imprese sia individuali che di squadra negli anni a venire, anche con la stessa Juve, visto che sembra scontata una sua permanenza.

Sugli scudi anche l’eterno Buffon, che intende prolungare fino ai prossimi Mondiali, la solita difesa imperniata sui tre colossi azzurri Barzagli-Bonucci-Chiellini, fra i quali timidamente si è scorto pure il talento puro del giovane Rugani, prezioso a inserirsi al posto di uno o dell’altro, specie di Chiellini, a lungo fermo per infortunio.

Hanno dato un enorme contributo alla causa anche Mario Mandzukic, tenuto sempre in seria considerazione dall’allenatore e mostratosi utilissimo alla causa, oltre che uomo d’area e di lotta imprescindibile. Dietro hanno scalpitato Morata, che il meglio lo sembra dare nei big match, specie quelli europei (e questo alla lunga potrebbe rappresentare un limite alla sua crescita) e Zaza, autore comunque di gol decisivi, vedi quello nel big match contro il Napoli.

Anche il centrocampo lungo il cammino ha trovato un assetto vincente, con Marchisio un po’ sacrificato davanti alla difesa ma affidabilissimo e un Khedira efficace anche in zona gol, oltre che posseduto dalla tempra del leader.

Notevole impatto anche del brasiliano Alex Sandro, valido assistman e dotato di un ottimo sinistro.

Non si può considerare un flop ma forse a metà campo il fosforo era lecito aspettarselo da Hernanes, che invero si è limitato al compitino.

Il NAPOLI ha compiuto un altro passo in avanti ma il gap nei confronti dei bianconeri è ancora lontano dall’essere colmato.

Ha mostrato probabilmente il calcio migliore del torneo, specie nel girone d’andata; ha giganteggiato in avanti, col centravanti Higuain MVP della serie A, e non solo per il clamoroso exploit sotto porta (ben 36 gol in 35 partite, superato il record di Nordhal che durava da ben 66 anni), ma anche per quanto ha dato in campo, quanto è stato importante per la squadra. Sarri si è dimostrato tecnico da grande squadra, dando un’impronta evidente.

Il secondo posto è stato legittimato al termine di una corsa a due con la rediviva Roma di Spalletti, e al netto dell’intero campionato, ampiamente meritato.

Occorre ancora qualcosa però per ambire al gradino più alto del podio.

Lascia l’amaro in bocca il terzo posto della ROMA, conquistato di forza e con prepotenza, dopo un periodo disastroso che aveva portato all’esonero di Garcia e alla perdita di sicurezze. Spalletti ha saputo toccare le corde giuste, rivitalizzando alcuni giocatori (El Shaarawy, giunto a gennaio e assai prolifico), rendendo centrali al progetto altri (Nainggolan mai così incisivo) e valorizzando al meglio talenti pure come Pjanic, in odore però di cessione, Salah e Perotti, altro rinforzo della sessione invernale di calciomercato). Florenzi e Manolas sono ormai dei califfi. Dulcis in fundo, ha gestito bene una situazione che sembrava essergli sfuggita di mano: quella relativa a Totti. Il Capitano ha dimostrato che, seppur a piccole dosi, è ancora in grado di essere giocatore importante.

Il quarto posto dell’INTER di Mancini sa invece di amara delusione. Partiti probabilmente non con l’obiettivo scudetto, i nerazzurri hanno poi di fatto cullato il sogno almeno per 1/3 del torneo, quando si erano dimostrati cinici (nelle vittorie di misura), determinati (nella veemenza di gente come Medel, Murillo o Melo), solidi (nel paratutto Handanovic e in un Miranda che sembrava in stato di grazia, alla Thiago Silva)  fantasiosi il giusto (prima della riscoperta di Icardi in zona gol, in elementi poi rivelatisi incostanti come Ljajic e Jovetic).

Le certezze sono crollate nel prosieguo del campionato, dove si è evidenziata una carenza evidente di qualità generale della squadra, specie nella zona nevralgica del campo, dove il solo Brozovic, schierato però con poca continuità, poteva vantare qualche colpo.

Altalenante anche il campionato della FIORENTINA, che ha tuttavia conteso a Napoli e Roma per lunghi tratti lo scettro di “più bella del campionato”, anche se poi nei momenti clou si è come squagliata, facendo pesare il dislivello qualitativo tra i titolari designati e i loro sostituti, nonostante gli innesti di gennaio Zarate e Tello, che però non sono riusciti a innalzare il tasso tecnico generale.

Sul più bello poi Kalinic, quasi implacabile in area tra doppiette e autore di una tripletta nel girone d’andata, si è fermato, finendo per afflosciarsi in zona gol e lasciando qualche dubbio per il futuro. La mediana ha giocato alla grande, imperniata nel “solito” Borja Valero, coperto da scudieri affidabili come Vecino e Badelj. La fantasia era appannaggio del talentino di casa Bernardeschi, che in effetti ha mostrato sprazzi di classe purissima, anche se appare ancora non del tutto a fuoco, specie a livello tattico. I numeri però li ha eccome, e intanto ha accumulato una buonissima esperienza quest’anno.

Sorprende l’exploit del SASSUOLO che, al di là dell’esito della Finale di Coppa Italia tra Juve e Milan (che potrebbe, a rigor di regolamento, regalare un’immeritata qualificazione in Europa League ai rossoneri) ha mostrato agli scettici ampi progressi, e soprattutto la propria forza al cospetto di compagini che partivano favorite per questo piazzamento (oltre al Milan, anche la Lazio).

Scorrendo la rosa, però lo stupore va a scemare, visto che in porta c’è un ottimo portiere come Consigli (con la pecca di un clamoroso autogol che però non macchia una grande stagione), la solida difesa, una delle migliori, imperniata sui titolarissimi Vrsaljiko, Cannavaro, Acerbi (uno dei migliori centrali della serie A per rendimento) e Peluso; a centrocampo sono emersi il giovanissimo Pellegrini e si è rivelato in tutta la sua forza il poderoso Duncan, di scuola Inter (non avrebbe certo sfigurato tra i nerazzurri e, almeno quest’anno, il paragone tra il suo rendimento e quello del pari ruolo Kondogbia è impietoso) e in attacco, pur non assistendo alla definitiva esplosione di Berardi e certificando come deludente il torneo dell’atteso Defrel, di volta in volta si sono ben disimpegnati la saetta Politano, il classico 9 Falcinelli, oltre che il confermato guizzante Sansone.

I mezzi per migliorare ci sono ancora, ma giustamente da queste parti non si vogliono fare i passi più lunghi della gamba.

Sul disgraziato MILAN ci sarebbe da scrivere un intero libro, o molto probabilmente liquidare la faccenda lanciando un allarme: urge ritrovare la grandezza perduta! I cicli vanno e vengono, la stessa Juve prima di Conte ha faticato non poco a imporsi, con stagioni anonime alle spalle. Ma il Milan sembra incurabile da tre stagioni a questa parte: passano gli allenatori, magari si rischia pure di bruciare gente valida (d’altronde non si dicevano meraviglie di Inzaghi o Brocchi quando guidavano le giovanili?), o di perdere la bussola, come fatto con Mihajlovic.

Bacca ha segnato, è vero, Bonaventura ha tirato la carretta, sballottato come Honda per il campo, e a mio avviso è tra i pochi che forse meritano questa maglia così gloriosa per il passato che rappresenta, anche se certi totem ovviamente sono inarrivabili.

Da qualcosa bisogna ripartire, verrebbe da dire cambiando i vertici societari e magari passando sì la mano oltre Italia.

Altra cocente delusione l’ha rappresentata la LAZIO, specie se la confrontiamo con quella spavalda, spesso splendida, di 12 mesi fa. Tante incognite, una rosa immensa difficile da gestire, giocatori clamorosamente sottotono, in primis la stella Felipe Anderson, ma anche Candreva, parso involuto per metà campionato e ripresosi solo nel finale, e a farne le spese è stato Pioli, acclamato sino a pochi mesi prima ma poco vigile quest’anno e non in grado di intervenire.

Il suo successore, Simone Inzaghi, ha la stoffa per allenare e, scoppola a parte con la Fiorentina, aveva dato segni di ripresa alla squadra: chissà se sarà stato sufficiente per Lotito ai fini di una conferma.

Ottimo campionato del CHIEVO, in grado di chiudere addirittura a 50 punti, laddove solo un anno prima era stato tacciato da molti di essere tra le più papabili candidati alla retrocessione. Un giudizio in effetti sin troppo severo, visti i progressi sul finale di torneo scorso dati dalla cura Maran.

L’allenatore si è confermato alla grande, mostrando gran piglio e voglia di imporsi, senza accontentarsi. Privato del suo miglior bomber, Paloschi emigrato in Inghilterra allo Swansea di Guidolin, non ne ha fatto un cruccio, optando per altre soluzioni tattiche e ripresentando a piccolo dosaggio il leader storico Pellissier. Citazione per l’indomito attaccante Meggiorini, a tratti imprendibile, l’affidabile portiere Bizzarri, un veterano, e per l’esordiente in serie A Nicola Rigoni, che poco ha da invidiare al più navigato ed esperto fratello Luca, un totem da queste parti. Promette bene la punta Inglese, autore di gol pregevoli.

L’EMPOLI di Giampaolo compie un’impresa, aggiudicandosi il decimo posto, miglior risultato della sua storia, e rivelando al mondo autentici talenti che diverranno prede dei grossi club: Saponara, che finchè il fisico ha retto, è stato forse il miglior trequartista della serie A, Zielinsky, qualità cristallina ma anche quantità nel nuovo ruolo cucitogli addosso dal mister (mezz’ala anziché fantasista), Paredes (play dall’ottima visione di gioco, di proprietà della Roma, così come l’aitante portiere Skorupski), Mario Rui (anche per lui una fragorosa conferma dopo i bagliori con Sarri, che l’avrebbe rivoluto con sé a Napoli) e capitan Tonelli, una roccia in difesa.

Una squadra sbarazzina, che ha saputo giocare al calcio senza timori reverenziali, alla quale si può solo imputare di essersi psicologicamente adagiata nel girone di ritorno, dopo essersi praticamente salvati già a gennaio.

Difficile classificare, al di là delle posizioni in graduatoria, le stagioni di GENOA, TORINO e ATALANTA. Hanno chiuso tutto sommato bene, rispettivamente a 46 (Genoa, al pari dell’Empoli) e 45 punti (Toro e Atalanta) ma il loro percorso è stato tutto un sali scendi, costellato di illusioni, speranze e cadute piene di paura.

Forse i più costanti sono stati i bergamaschi, ben presto stabilizzati però in classifica, lontani sufficientemente dalla zona rossa e pertanto finiti col perdere presto la vis pugnandi. Si sono esaltati però elementi come il portiere Sportiello, finito giustamente in orbita azzurra, l’olandese De Roon che c’ha messo pochissimo per ambientarsi in serie A, il redivivo Borriello giunto a gennaio dopo una mezza stagione anonima a Carpi e il satanasso offensivo Gomez, tornato quello dei fasti catanesi.

Diverse le situazioni di Genoa e Torino, due compagini che per pedigree, ambiente, tifo e città, vogliono sempre ambire a qualcosa di più di una comoda salvezza. O meglio, dovrebbe essere così, ma la realtà dei fatti parla di un campionato per entrambe fatto di guizzi, exploit per lo più isolati, senza purtroppo dare continuità ad essi. Se il Torino è sembrato ai più alla fine di un ciclo, più nella guida tecnica che in campo, visto i positivi innesti di giovani come Belotti, Baselli o in misura minore Zappacosta, il Genoa può solo mangiarsi le mani per aver troppe volte smarrito le proprie qualità cammin facendo.

Gasperini però è imprescindibile, allenatore capace di far indossare molte vesti tattiche ai suoi uomini, anche di ruotarli al meglio e valorizzarli. Una base solida c’è in Perin, Izzo (entrambi vincitori in passato di uno spendido scudetto Primavera con questa maglia), bomber Pavoletti, cresciuto in modo esponenziale e in grado di mantenere anche con i galloni da titolare un’invidiabile media gol, De Maio, Rincon, Burdisso, ai quali si sono aggiunti in modo perentorio Dzemaili, Rigoni (epurato dal Palermo dove pure era tra i leader) Suso, quest’ultimo a gennaio dal Milan, dove sembrava più una meteora che un’abbagliante stella. Bisogna cercare di trattenerli tutti e ripartire da qui.

Salvezza senza patemi anche per la matricola di lusso BOLOGNA, cui ha giovato il preventivo cambio tecnico in panchina tra uno stanco Delio Rossi e un Donadoni in cerca di rivincita dopo il campionato da incubo vissuto a Parma.

Il suo Bologna ha mostrato un buon calcio, indipendentemente che giocasse tra le mura amiche o fuori di esse, anche se gli è mancato Destro, davvero sottotono, e qualche alternativa da pescare in panchina. Si è rimesso in luce, anche in chiave europea, il jolly offensivo Giaccherini, che ha dispensato gol e assist in buona quantità, supportato a centrocampo dai due astri nascenti Donsah e Diawara (39 anni in due!). In difesa hanno mostrato i denti i “vecchi” Maietta e Gastaldello, che si compensavano benissimo con la solidità di Rossettini e l’esuberanza giovanile di Masina, esordiente in serie A. Bene in porta anche Mirante.

Anche qui però i remi si sono tirati in barca sin troppo presto, complici le situazioni travagliate delle quattro squadre sempre in fondo alla classifica.

Ha toccato i fatidici 40 punti anche la SAMPDORIA, di Zenga prima e di Montella poi, ma il giudizio sulla squadra è insufficiente. Troppi punti oscuri, bui, in questo campionato, troppa confusione, troppi cambiamenti in corsa, col risultato che dopo un buon avvio la squadra stava sprofondando nei bassifondi, smarrita e incapace di una svolta.  Poi anche qui le cose sono state rese possibili e agevolate dai limiti altrui ma per il futuro, considerando che, dopo Eder a gennaio, saranno prevedibili altre cessioni eccellenti, come quella di Soriano, sarà necessario tenere gli occhi bene aperti e stare sull’attenti.

Si salvano anche PALERMO e UDINESE, protagoniste di un campionato molto negativo. I friulani sono progressivamente stati risucchiati nelle paludi, salvandosi solo alla penultima giornata ma hanno regalato ben poche soddisfazioni e gioie ai propri sostenitori, forse a dire il vero solo la vittoria esterna contro la Juventus, nella partita d’esordio. Cannato in pieno il progetto Colantuono, il riciclato De Canio non ha saputo invertire il triste trend inaugurato in primavera e protratto per tutto il restante tragitto.

C’è pure uno splendido stadio di proprietà, ci sono elementi di sicura buona prospettiva, non ci sarà più il mitico capitano Totò Di Natale, che ha chiuso in bellezza con un gol su rigore, bisognerà però ritrovare lo spirito garibaldino dei bei tempi, sperando che l’attenzione della proprietà non sia rivolta maggiormente in Inghilterra o in Spagna, dove giocano le “cugine” Watford e Granada.

Il Palermo ha saputo tirarsi su solo nell’ultimo mese finale, con 10 punti conquistati in 4 partite e aggiudicandosi l’ultima partita contro il già retrocesso Hellas Verona, simultaneamente attento a cosa nel frattempo stava combinando il Carpi a Udine.

Verdetto piuttosto scontato, con entrambe le squadre in corsa per salvarsi a vincere le rispettive sfide ma con gli emiliani condannati alla serie B con un punto di scarto dai più esperti rosanero.

Chi meritava di più? Attenendoci ai numeri, il Palermo, ma se così fosse, si tratterebbe della salvezza più arrembante degli ultimi anni. I siciliani sembravano aver tutto contro, calendario a parte, e cosa più particolare, era da tutto il torneo che “giocavano” quasi a farsi male da soli, come testimonia il record, difficilmente battibile, di allenatori cambiati e rimescolati. La salvezza è giunta per mano di Ballardini e di un giocatore come Maresca che ha vissuto una vera odissea personale quest’anno, essendo finito in due occasioni fuori rosa.

Zamparini sembrava davvero non avere più nulla in serbo, a partire dalla voglia e dalle energie. Ma alla fine la squadra è riemersa ma i tifosi rosanero credo ricorderanno a lungo questa “impresa”.

Le parole di Castori, allenatore del CARPI, ieri a fine partita, erano all’insegna di una grande amarezza e somma tristezza, evitando quelle dietrologie che mai come quest’anno sembravano porgere valide ragioni cui appigliarsi. La questione del “paracadute”, l’oggettivo andamento “misterioso” di squadre in teoria più accreditate, come lo stesso Palermo, la Sampdoria o il fanalino di coda Verona.

In mezzo a tutto ciò la matricola assoluta Carpi, sorta di Cenerentola annunciata del torneo, al pari del “pari grado” FROSINONE, ha condotto il suo campionato con grande dignità e valore, cullando a ragione il sogno salvezza e vendendo cara la pelle al cospetto di chiunque. Soprattutto l’ha fatto affidandosi allo zoccolo duro, ai condottieri che 12 mesi fa avevano compiuto la “missione impossibile”, gente rivelatasi valida anche in serie A (e che potrebbe rimanerci): l’attaccante Di Gaudio, il valido difensore Romagnoli, scuola Milan e (almeno) quest’anno migliore del suo strapagato omonimo rossonero, il “disturbatore” offensivo Lollo, il tornante Pasciuti, il veloce terzino fluidificante (sì, proprio vecchio stampo) Letizia e il goleador di riserva Lasagna, protagonista di una favola nella favola, visti i suoi recenti trascorsi nelle serie inferiori. Meno bene ha fatto l’atteso Mbakogu, di sicuro talento ma poco incisivo al suo primo campionato di A, sciagurato soprattutto nell’aver sbagliato due rigori alla penultima giornata, disputata in casa, e col senno di poi decisiva per il mancato conseguimento della salvezza.

Per i ciociari valgono più o meno le stesse parole spese per il Carpi: erano dati per spacciati a inizio campionato, hanno confermato i pronostici ma onorando alla grande questa grande occasione. Sono stati anche più volte di là della cortina di ferro, senza mai però staccare le tre squadre in fondo. Specie nel girone d’andata la banda di Stellone ha giocato a viso aperto, osando, soprattutto in casa al Matusa, e mettendo in mostra validi interpreti.  Molti erano stati protagonisti con il tecnico della scalata dalla Lega Pro alla massima serie (come Blanchard, bomber Daniel Ciofani – che ha gonfiato molte reti anche in A – il fratello difensore Matteo, il terzino Crivello o il mediano austriaco Gucher); altri addirittura provenienti dal vivaio, come il fantasista Paganini o il centrale di centrocampo Gori, due ’93 che con la formazione Berretti avevano vinto il Campionato Nazionale. Credo che mantenendo questa ossatura, con l’aggiunta dell’innesto d’inverno Kragl, con la dinamite nei piedi sui calci piazzati, la compagine laziale possa seriamente candidarsi a un pronto ritorno in serie A.

Stessa cosa che ovviamente si auspicano anche i moltissimi sostenitori dei gialloblu del VERONA, anche se qui il discorso relativo alla (netta) retrocessione assume connotazioni molto differenti.

All’inizio da molti considerati addirittura come rinforzati rispetto alle precedenti due bellissime compagini capaci di salvarsi agevolmente, regalando spettacolo soprattutto il primo anno con gente come Iturbe, Jorginho, Romulo e il redivivo Toni, ben presto hanno palesato limiti strutturali evidenti, a partire dalla complicata coesistenza in avanti tra il Capitano Luca Toni, anch’egli al passo d’addio e clamoroso capocannoniere a 38 anni del campionato precedente e l’esperto Pazzini. Due nomi altisonanti per una realtà di provincia, che poteva inoltre contare su altri giocatori consolidati, oltre che su talenti bene in vista come lo stopper Helander – fresco vincitore con la sua Svezia di un Europeo Under 21 -, il regista Viviani, scuola Roma e sinora frenato solo da infortuni, il potente Ionita o l’estroso Siligardi.

Niente di tutto ciò: al di là di infortuni in serie, dell’avvicendamento forse tardivo dell’eroe Mandorlini, artefice degli ottimi risultati conseguiti con la squadra dalla Lega Pro alla serie A, con Delneri, della crisi che ha attanagliato molti protagonisti, di colpo parsi inadeguati alla categoria… resta antipatica e fuorviante la motivazione relativa al cosiddetto “paracadute”, già citato in precedenza, che garantiva al Verona, in caso di retrocessione simultanea alle matricole Carpi e Frosinone, una “buona uscita” dalla massima serie di… 40 milioni (25 + 15 la stagione successiva, se la squadra dovesse rimanere in serie B! Un’enormità, che secondo i maligni avrebbe indotto la squadra a giocare al ribasso.

Da giornalista ma soprattutto tifoso – proprio dell’Hellas – mi sono sempre rifiutato di pensare a situazioni simili. Avendo visto allo stadio tutte le gare casalinghe, oltre che praticamente tutte le altre in tv, mi vien semplicemente da pensare che sia sempre mancato qualcosa per risalire la china, a partire dal coraggio e dalla personalità. Certo, può sembrare inspiegabile l’aver perso in casa tutti gli scontri diretti e di conto aver battuto Milan e Juventus al Bentegodi, pareggiato con l’Inter in casa dopo essere stati in vantaggio per 3 a 1 e con la Roma in casa e all’Olimpico.

Forse è il caso veramente di resettare tutto e, se ci sarà quest’ancora di salvataggio per la B, di saperla sfruttare al meglio, puntando sui migliori giocatori della cadetteria.

 

 

Annunci

Il pagellone conclusivo della serie A 2014/’15. Sugli scudi la Juventus campione d’Italia, la Lazio che all’ultimo ottiene il terzo posto e le genovesi. Flop Napoli e le milanesi. Delude la Roma di Garcia. Rivelazione Empoli, in coda giochi già fatti con troppo anticipo.

Si è tenuto ieri l’atto conclusivo di una serie A, i cui esiti erano sostanzialmente già noti, con l’aggiunta del pepe dello scontro diretto tra Napoli e Lazio, valevole per l’accesso al terzo posto, con conseguente preliminare di Champions League. Ben prima però la Juventus di Allegri aveva sigillato lo Scudetto, coronando la stagione della conferma; in coda erano già mestamente retrocesse Cagliari, Cesena e Parma mentre l’Europa League in pratica rischia di veder sovvertiti i risultati del campo causa inadempienza ancora da verificare del Genoa, splendida protagonista sul campo. Rimaneva da assegnare lo scettro del capocannoniere del torneo, alla fine condiviso tra l’eterno Toni e il rampante Icardi. Al di là dei verdetti, un campionato che certamente non passerà ai posteri per la qualità del gioco espresso o per i nuovi valori in campo emersi. Urge (nuovamente) cercare delle soluzioni per ripartire. La conquista della Champions della Juventus – che così completerebbe un personale triplete, aggiungendovi pure la Coppa Italia – avrebbe del sensazionale ma da sola davvero può costituire la panacea dei mali del nostro calcio o meglio la rinascita di un movimento mai così asfittico? Nel frattempo non ci resta che stringerci attorno alle maglie bianconere e per una volta provare a mettere da parte i panni del tifoso, tentando un’impresa che realisticamente pare difficile: battere i fenomeni del Barcellona, riportando così una nostra compagine sul trono più importante d’Europa, dopo le illusioni dei nostri club nella vecchia Coppa Uefa. Di seguito nel dettaglio, i giudizi sulla stagione delle singole squadre.

2015-05-02T181035Z_830801176_GF10000081669_RTRMADP_3_SOCCER-ITALY-kXsD-U1050327359221EE-700x394@LaStampa.it

JUVENTUS pt 87 (CAMPIONE D’ITALIA)

VOTO: 9 il primo campionato del dopo Conte ha consegnato all’Italia una Juve più “leggera” psicologicamente, forse pure più simpatica, ma a parte queste sensazioni, sul campo la squadra del neo tecnico Allegri, tornato in pista dopo le recenti delusioni milaniste, non ha mai avuto degni rivali, chiudendo la pratica alla fine del girone d’andata. Divenuti più flessibili tatticamente, col cambio di modulo in corsa, i bianconeri hanno puntato più sul palleggio che non sull’irruenza, mostrando un calcio dal respiro internazionale. E l’imperioso cammino europeo può aprire scenari insperati alla vigilia anche in chiave mercato futura, con conferme importanti (come quelle dei big Pogba e Vidal) e acquisizioni eccellenti.

TOP E FLOP: mai in carriera Carlitos Tevez aveva raggiunto tali livelli di continuità. Forte lo è sempre stato ma a Torino ha trovato l’ambiente ideale per diventare autentico leader offensivo, non soltanto per i (tanti) gol segnati. Dalla sua quasi sicura conferma potranno dipendere le fortune della squadra, specie se gli verrà affiancato un attaccante di grande livello (vedi Cavani). Nel frattempo è cresciuto il baby Morata, uscendo nei momenti topici della stagione ed è stato acquistato Dybala, tra le rivelazioni della serie A. In mezzo al campo si è rivelato ad alti livelli Sturaro e ha raggiunto livelli di eccellenza Claudio Marchisio. Onestamente nessuno può essere bollato come peggiore, tutti hanno fatto la loro parte. Solo Pirlo a tratti ha dimostrato di cominciare a sentire il peso degli anni ma Allegri ha tamponato bene la falla, dimostrando che, con uno schieramento non dipendente da un vero regista, si può sopperire anche ad alcune sue cadute di tono… un po’ come in fondo aveva già fatto al Milan.

ROMA pt 70 (CHAMPIONS LEAGUE)

VOTO: 5 non inganni il secondo posto, requisito minimo a inizio stagione e centrato con serie difficoltà, dopo un girone di ritorno con una media quasi da retrocessione. Nulla ha funzionato, a partire dallo sciagurato mercato che, a conti fatti, si è rivelato un flop nella quasi totalità degli acquisti (eccezion fatta forse per Manolas che almeno nel girone d’andata si era dimostrato molto solido), al gioco clamorosamente involuto rispetto a 12 mesi fa. Probabilmente verrà confermato Garcia, non immune da colpe, ma meritevole di un’altra prova d’appello, dopo la scintillante stagione scorsa.

TOP E FLOP: il centrocampista belga Nainggolan non ha mai deluso, garantendo sempre grinta, applicazione, determinazione e preziose giocate: non a caso sarà uomo mercato ma la Roma, se non vuole perdere ulteriore terreno dai bianconeri dovrà assolutamente evitare di cederlo proprio ai rivali A livello tecnico altri hanno fatto peggio di lui, basti pensare alla disastrosa stagione dell’ivoriano Gervinho, lontano parente dell’asso della scorsa stagione, ma il piccolo argentino Iturbe era venuto nella Capitale da acquisto boom dell’intera serie A ed era atteso alla consacrazione su vasta scala. Ha sentito enormemente la pressione e poco lo ha aiutato l’essersi infortunato a inizio campionato, quando tutto sommato non si stava inserendo male (vedi gol alla Juve e in Champions League). Magari il prossimo anno, con meno riflettori puntati, potrebbe far risalire le sue quotazioni, attualmente molto ribassate.

LAZIO pt 69 (preliminari Champions League)

VOTO: 8 campionato super per i cugini laziali, giunti a un passo dal secondo posto. E’ vero, hanno perso lo scettro cittadino ma in fondo pochissimi pensavano a un campionato di così alto livello, suggellato dalla finale di Coppa Italia e dalla decisiva vittoria all’ultima giornata in casa del Napoli, valido di fatto per l’accesso ai preliminari di Champions. In mezzo, il neo tecnico Pioli, che ha fatto personalmente un gran salto di qualità in carriera, ha mostrato gran carattere e la sua squadra un gioco piacevole, moderno, arrembante all’occorrenza, comunque sempre propositivo.

TOP E FLOP: difficile individuarlo, nel contesto di una felicissima annata. Quattro giocatori in doppia cifra costituiscono un record, senza contare la solidità difensiva ben rappresentata dall’ottimo De Vrij, il lancio di un laziale doc come Cataldi, già nell’occhio del ct della Nazionale, la voglia di gol mai tramontata di Klose e la qualità in mezzo al campo di Biglia e Parolo. In mezzo a tutto ciò, Candreva è stato il fiore all’occhiello: giocatore completo, centrocampista con spiccato senso del gol, dai piedi buoni e dalle doti innegabili di trascinatore. Nessun giocatore ha demeritato, ma forse ci si attendeva di più dal giovane Keità, enfant prodige del vivaio biancoceleste, che invero poco ha fatto per convincere Pioli a utilizzarlo più spesso come titolare.

FIORENTINA pt 64 (Europa League)

VOTO: 6,5 quarto posto giunto sul filo di lana ma allo stesso tempo probabilmente si è chiusa un’era, quella di Montella. Il tecnico napoletano ha saputo far fronte anche quest’anno a diverse defezioni in corso d’opera (la cessione del big Cuadrado, la riluttanza da gol di Gomez, l’infortunio del gioiello Bernardeschi, la convalescenza infinita di Rossi), mantenendo uno standard di qualità del suo gioco parecchio elevato, almeno alle nostre latitudini, ma allo stesso tempo la squadra ha anche avuto clamorosi black out.

TOP E FLOP: al suo arrivo in serie A, l’ex fantasista del Chelsea, il Messi egiziano Salah, aveva letteralmente incantato tutti, con la sua tecnica cristallina, la sua velocità col pallone attaccato ai piedi, la sua efficacia in zona gol, giunto a compensare egregiamente la partenza del colombiano Cuadrado, protagonista di un percorso inverso al suo. Poi si è ridimensionato un po’ strada facendo ma rimane una delle sensazioni del nostro torneo. Di contro ha deluso ancora una volta il tedesco Gomez, perennemente a mezzo servizio e quasi ininfluente dal punto di vista offensivo: urge correre ai ripari cercando una punta prolifica.

NAPOLI pt  63 (Europa League)

VOTO: 4 stagione disastrosa quella dei partenopei su tutta la linea. Subito estromessi dai giochi in Champions League, hanno puntato a un certo punto della stagione, quando la chimera Juventus era ormai irraggiungibile (ma in fondo anche il secondo posto…) tutto sull’Europa League, vedendo vanificare la conquista della finale in modo quanto meno discutibile. In mezzo, tantissime cadute a vuoto, risultati altalenanti e la sensazione evidente che tra tecnico e società la sintonia fosse finita da un pezzo.

TOP E FLOP: Higuain ha segnato molto ma ha sulla coscienza un errore decisivo dal dischetto contro la Lazio, che poteva in una stagione modesta, garantire quanto meno l’accesso ai preliminari di Champions. Per lui bollettino rosso dal dischetto, con 4 penalty sbagliati. Nel girone di ritorno si è rivisto meglio Hamsik, comunque mai parso centrale nei piani di Benitez, mentre si è dimostrato acquisto di prospettiva Gabbiadini che, col rientrante coetaneo Insigne, potrebbe costituire una forte coppia di giovani italiani anche in chiave nazionale. Malissimo su tutta la linea la difesa, a cominciare dall’handicap portiere e di scarsissima resa la mediana. Con una squadra così incompleta, era dura onestamente chiedere di poter competere per lo scudetto, come da più parti a inizio stagione si auspicava.

Iago Falquè, autentica rivelazione della serie A

Iago Falquè, autentica rivelazione della serie A

GENOA pt 59 (Europa Laegue attualmente non consentita causa mancata licenza Uefa)

VOTO: 8 ci risiamo, verrebbe da dire, pensando a cosa successe al Parma l’anno scorso. Invece auguriamo al Grifone di adempiere a queste lacune e di accedere a un’Europa League che sul campo rappresenterebbe giusto epilogo a un campionato splendido, in cui la squadra di Gasperini ha a lungo mostrato un gioco estremamente piacevole e ficcante.

TOP E FLOP: sugli scudi moltissimi giocatori, dal super Perotti della prima parte di torneo alla rivelazione Iago Falque, autentico colpo da biliardo della società, che ha avuto grande intuizione e coraggio nel riproporlo in Italia dopo la precoce bocciatura juventina. Attaccante completo, gran goleador spesso al servizio della squadra, si è ambientato benissimo e su di lui si potrà costruire una squadra ancora più forte. E poi fragorose conferme sono giunte da Bertolacci, finalmente sbocciato anche in chiave Nazionale, l’enfant du pays Perin, il difensore francese De Maio (ammetto che mai ai tempi delle giovanili del Brescia gli avrei pronosticato un futuro così florido) e gli stranieri Tino Costa e Rincon o il bomber Pavoletti. Qualche amnesia in difesa del rude Roncaglia non gli hanno comunque compromesso la stagione, nel contesto di un campionato da ricordare per tutto il Genoa, nonostante in molti avessero storto il naso a gennaio per le cessioni di gente come Antonelli, Matri e il giovane Sturaro, poi sbocciato nella Juventus.

SAMPDORIA pt 56 (Europa League)

VOTO: 7 l’Europa League potrebbe arrivare proprio a scapito dei cugini, con i quali per molto tempo sono andati a braccetto in una stagione positivissima per le genovesi. In realtà qualcosa è mancato nei momenti decisivi della stagione alla squadra di Mihajolovic, destinato a un altro club, ma resta il fatto che anche i blucerchiati hanno giocato molto bene, sempre per vincere, centrando spesso risultati eclatanti alla vigilia.

TOP E FLOP: grandissimo girone d’andata della Samp esemplificato dall’approdo in Nazionale di molti dei suoi protagonisti eccellenti, dal funambolo offensivo Eder (che, da naturalizzato, ha battezzato la maglia azzurra con un gol), al “tuttocampista” Soriano fino al partente Gabbiadini, spedito a Napoli col mercato di gennaio. Il giovanissimo Romagnoli, “regalo” della Roma, classe ’95 è già uno dei migliori difensori del campionato e in questa consacrazione gran merito va anche al tecnico che lo ha lanciato senza remore, sacrificando l’antico baluardo Gastaldello. Ma bene hanno fatto anche Okaka, De Silvestri, Viviano. Gli strombazzati Eto’o e Muriel si sono messi al servizio della squadra con umiltà e giusto spirito ma in zona gol hanno indubbiamente deluso, non facendo fare il salto di qualità tanto auspicato.

INTER pt 55

VOTO: 4 come poter giudicare positivamente una stagione in cui non si è raggiunto nemmeno l’obiettivo (davvero minimo) della qualificazione all’Europa League? Dopo lo scontato addio di Mazzarri, mai veramente entrato in sintonia con tifosi, società e ambiente, neanche lo strombazzato ritorno di Mancini ha condotto l’Inter a una dimensione tecnica quantomeno dignitosa. Alti e bassi paurosi anche nel ritorno, con una graduatoria rimasta pressochè sostanzialmente invariata rispetto al suo predecessore. E questo nonostante buoni innesti quali i vari Shaqiri, Podolski e Santon (al più deludenti o inutilizzati). Insomma, occorre ripartire dalle poche certezze con nuovo slancio.

TOP E FLOP: Icardi a soli 22 anni conquista per la prima volta il titolo di capocannoniere del torneo, dimostrando ormai di essere un attaccante completo, quando non letale in area di rigore. Occorre rinnovargli il contratto, scendendo un po’ a patti senza scombussolare troppo quelli che sembrano già fragili equilibri interni. Si è rivisto nella seconda parte di stagione Hernanes, rilanciato quando pochi se lo aspettavano dal Mancio. Tutto sommato non ha demeritato il pittbull Medel, ma la qualità in mezzo al campo la devono garantire altri. Molte le delusioni, farne un elenco risulta quasi stucchevole. In primis il non pervenuto Podolski e l’atteso Shaqiri, che ha faticato non poco a entrare nei meccanismi della squadra, fino a uscirne prematuramente. E poi in generale la difesa, da un Vidic appena appena recuperato nel girone di ritorno (ma il più delle volte “impresentabile”) a un Ranocchia, cui stanno per terminare le attenuanti e per il quale il grado di capitano sembra non essergli congeniale. Neanche Juan Jesus, Dodò e D’Ambrosio a conti fatti sembrano “da Inter”, così come probabilmente è finito il tempo della promessa Kovacic, che se non prova a cambiare aria (magari al Liverpool dove poi si è consacrato l’altro ex interista Coutinho), rischia seriamente di rimanere un’eterna incompiuta. Persino il gigante Handanovic ha più volte steccato sul finale, forse distratto dalle voci di mercato sul suo conto. Quel che sia, è che l’Inter dovrà cambiare molte cose, direi senza mezze misure, quasi tutta la rosa.

TORINO pt 54

VOTO: 7 non è riuscita alla squadra di Ventura l’impresa di centrare per la seconda volta consecutiva l’accesso all’Europa League ma poco conta se il campionato disputato rimane di grande levatura, con ciliegine come la vittoria nel derby della Mole attesa vent’anni. Ma non solo, i granata a più riprese hanno mostrato di essere ormai una realtà competitiva e di avere una chiara e forte identità, a prescindere dai giocatori in campo… anche se, chiaro, perdere in un sol colpo l’anno prossimo gente come capitan Glik e Darmian potrebbe essere dura da assorbire.

TOP E FLOP: i già citati Glik e Darmian rappresentano le punte di diamante della squadra, rimasta orfana alla vigilia della super coppia gol Immobile – Cerci. Il difensore goleador polacco rappresenta l’essenza del Toro, e sarebbe una grave perdita la sua cessione, mentre il laterale già protagonista con la maglia azzurra della Nazionale si è confermato uno dei massimi interpreti nel ruolo, abbinando magnificamente corsa e tecnica, giocando tra l’altro indifferentemente a destra e a sinistra. Bene hanno fatto anche un redivivo Quagliarella, l’attaccante Maxi Lopez, accolto come beniamino e puntualissimo in zona gol, l’arrembante laterale Bruno Peres, una delle sorprese di stagione, mentre sono ulteriormente migliorati Maksimovic e El Kaddouri. In mezzo al campo Ventura ha dato ampio spazio al giovane Benassi, venendone spesso ripagato in termini di prestazioni.

MILAN pt 52

VOTO: 4 niente da salvare in casa Milan, e fa specie che entrambe le milanesi abbiano toppato, visto che a rimetterci è parso tutto il movimento tricolore, mancando all’appello due big storiche. Inzaghi probabilmente pagherà per tutti, e indubbiamente il giovane tecnico, (ex) idolo di casa ha le sue colpe ma bisogna ammettere che il roster a sua disposizione era veramente ai minimi storici in termini di qualità in casa rossonera, da 20 anni a questa parte. Poi, certo, scelte sbagliate, tourbillon di cambi, formazioni sempre diverse, tantissimi infortuni non lo hanno aiutato. Rimane il fatto che la squadra mai, ma proprio mai, è stata in corsa per accaparrarsi posizioni di prestigio.

TOP E FLOP: hanno ben figurato alcuni elementi, dai quali bisognerà necessariamente ripartire, nel contesto di una rivoluzione che pare scontata, a cominciare dai vertici della società. Parlo soprattutto di Jack Bonaventura, spesso chiamato a cantare e portare la croce e del francese Menez, mai così prolifico, seppur discontinuo e non di rado indisponente. Ma anche l’ex enfant prodige El Shaarawy se recuperato pienamente è in grado di garantire gol e qualità, così come l’altro gioiello di casa De Sciglio, in grave crisi d’identità tecnica. Il portiere Diego Lopez ha spesso salvato la baracca nei momenti critici, per il resto la difesa ha fatto acqua da tutte le parti. Il centrocampo poi, orfano presto di Montolivo, ha palesato limiti tecnici evidenti in costruzione, dove solo sul finale Van Ginkel ha lasciato intravedere qualcosa di buono, e dove i buoni Poli e De Jong hanno garantito se non altro corsa e cuore.

PALERMO pt 49

VOTO: 6,5 matricola per modo di dire, la squadra rosanero si è riproposta dopo un anno di purgatorio, partendo a fari spenti, ma consolidandosi ben presto, tanto che la salvezza è parsa largamente alla portata sin dal girone d’andata, da quando le stelle emergenti Vazquez e Dybala hanno cominciato a brillare. Tante buonissime partite, al punto che gli ultimi due mesi, a obiettivo raggiunto, il Palermo ha quasi tirato i remi in barca. Peccato, ma la stagione rimane estremamente positiva.

TOP E FLOP: già detto dei due satanassi offensivi, con il piccolo attaccante già acquistato dalla Juventus e “Il mudo” Vazquez che da oruiundo è giunto persino in Nazionale, bisogna rilevare come tutto l’organico di Iachini, finalmente a suo agio nella massima serie, abbia ben figurato.

SASSUOLO pt 49

VOTO: 6,5 vale lo stesso discorso fatto per il Palermo. La mancanza reale di obiettivi, raggiunta agevolmente la salvezza una volta constatato che la quota utile sarebbe stata alquanto bassa, ha condizionato il rendimento degli uomini di Di Francesco, con il risultato che spesso è mancata l’intensità e la giusta concentrazione nelle prestazioni. Chiaro, confermarsi è sempre più difficile, ma fuor di favola, il Sassuolo deve capire che possiede i mezzi per ambire a consolidarsi a lungo in serie A.

TOP E FLOP: seppur altalenanti, i due gioielli (già promessi sposi bianconeri) Berardi e Zaza hanno confermato i buoni numeri della scorsa stagione, col secondo stabilmente nel giro della Nazionale. La squadra in ogni caso poteva vantare buoni interpreti in tutti i reparti, basti pensare a Missiroli o Vrsaliko a centrocampo (col secondo bravo anche ad abbassarsi), Consigli in porta o Cannavaro e Acerbi in difesa. Per questo forse si poteva osare addirittura di più di una (comoda) salvezza.

Stagione monstre per Toni, a 38 anni capocannoniere assieme all'interista Icardi con 22 gol

Stagione monstre per Toni, a 38 anni capocannoniere assieme all’interista Icardi con 22 gol

HELLAS VERONA pt 46

VOTO: 6 senza infamia e senza lode il campionato dell’Hellas, sicuramente meno entusiasmante rispetto all’edizione 2013/’14. Tuttavia, l’obiettivo salvezza, reso molto più semplici dalle vicissitudini altrui, è stato conseguito in scioltezza e c’è stata la grande soddisfazione legata a Toni, re dei bomber.

TOP E FLOP: Luca Toni a 38 anni si è laureato – seppur in coabitazione con Icardi – capocannoniere della serie A, stabilendo di fatto due record. Mai nella storia della serie A il re del gol era stato così “anziano” e mai il Verona aveva avuto un capocannoniere, nemmeno ai tempi dello storico scudetto. Onore al merito quindi a un grande campione, che si è dimostrato da subito leader in campo e fuori, ragazzo dai grandi valori e di umiltà, nonostante fosse giunto a Verona da campione conclamato (in teoria) sul viale del tramonto. Per lui poi soddisfazione doppia, quella di aver segnato ancora più gol dell’anno scorso, smentendo i moltissimi che credevano che senza l’apporto dei vari Iturbe, Romulo e Jorginho, spesso decisivi in gialloblu, non sarebbe riuscito a confermarsi. Malissimo invece gli altri esperti big della squadra, soprattutto il “cotto” Rafa Marquez, e il poco utilizzato Saviola, non congeniale al tecnico Mandorlini.

CHIEVO pt 43

VOTO: 7 l’altra squadra veronese, solida realtà del campionato da ormai più di 10 anni, ha timbrato ancora una volta il cartellino della salvezza, stavolta ottenendola senza fiatone, complice l’insediamento di Maran, tornato a splendere come ai tempi di Catania pre-esonero. La sua squadra ha stupito soprattutto per la grandissima capacità difensiva, che spesso rendeva la sua area pressochè insuperabile, anche al cospetto degli squadroni. Prova ne sono le moltissime soddisfazioni raccolte in stagione.

TOP E FLOP: Paloschi e Meggiorini hanno rinverdito i fasti di Corradi e Marazzina, mostrandosi assolutamente complementari, con il “vecchio” Pellissier sempre pronto alla bisogna col suo prezioso apporto in zona gol. A centrocampo promossi Izco, braccio destro del mister dai tempi catanesi, Radovanic e Hetemaj, in difesa si è rilanciato l’ex interista Schelotto, mentre l’ex stopper Zukanovic, inventato da Maran come terzino sinistro, farà il percorso inverso finendo in nerazzurro. L’esperto Bizzarri ha scalzato presto dalla porta il promettente (ma ancora acerbo) Bardi, risultando decisivo per dare sicurezza all’intero reparto.

Sarri ha messo in mostra un gran gioco con il suo Empoli e ora è atteso al varco in palcoscenici più prestigiosi

Sarri ha messo in mostra un gran gioco con il suo Empoli e ora è atteso al varco in palcoscenici più prestigiosi

EMPOLI pt 42

VOTO: 7,5 la bassa posizione in classifica non rende giustizia alla positivissima stagione dei ragazzi allenati da Sarri, capace di imporsi in serie A come uno dei tecnici più all’avanguardia sul piano del gioco. A tratti l’Empoli ha mostrato il tichi taca in salsa nostrana, con la differenza che non sempre gli interpreti erano all’altezza della situazione, anche perché altrimenti staremmo qui a parlare di una squadra da Coppa Uefa. Peccato che il giocattolo, come sempre è accaduto nella storia del club, sia destinato a rompersi. Ma è confortante sapere che, se c’è una società seria, capace di rinnovarsi di continuo, attingendo spesso e volentieri alle risorse interne, date da uno dei vivai migliori d’Italia, quella è proprio la squadra toscana.

TOP E FLOP: Saponara, bruciato frettolosamente dal Milan, dove non lo avevano aiutato i continui infortuni, è giunto a gennaio, incrementando notevolmente il tasso tecnico della squadra, laddove si erano già messi in luce il regista Valdifiori, uno dei migliori in assoluto nel ruolo, tanto da debuttare felicemente in Nazionale e il giovanissimo centrale difensivo Rugani, al quale ora viene facile pronosticare un grande futuro, magari già dall’anno prossimo se la Juve decidesse di tenerlo fra i suoi ranghi. Benissimo anche gli altri difensori Laurini, Tonelli e Hysaj (gli ultimi due provenienti dal vivaio, così come il fantasista Pucciarelli, che ha ben figurato in attacco). In porta si è mostrato molto affidabile il 24enne Sepe, mentre in attacco insieme a Maccarone, ha ridato segni di vita l’eterna promessa georgiana Mchedlidze, che a 25 anni ha ancora i mezzi per sfondare nella massima serie.

UDINESE pt 41

VOTO: 5 la stagione dei friulani è stata indubbiamente sottotono, checchè ne dica Stramaccioni, atteso a un campionato all’insegna della rivincita personale, dopo l’illusione datogli dall’Inter. A conti fatti, dopo una partenza sprint, la squadra si è bruscamente ridimensionata, mancando inoltre clamorosamente in due caratteristiche tipiche della ormai lunga gestione Pozzo: la valorizzazione dei giocatori (tanto che nessuno, a differenza degli anni scorsi, è emerso come potenziale uomo mercato) e soprattutto la qualità del gioco, visto che raramente si è assistito a buoni spettacoli quest’anno da parte dei bianconeri.

TOP E FLOP: assieme al totem Di Natale, che a 38 anni, come Toni o Totti, non ne vuole sapere di smettere, dimostrandosi anzi ancora pieno di motivazioni, ha brillato il francese Thereau, su cui però il giovane tecnico non ha mai puntato a occhi chiusi. Si è confermato Allan in mezzo al campo, ma siamo sicuri che sia pronto per palcoscenici più prestigiosi? Lo stesso dicasi per altri interpreti interessanti come Bruno Fernandes, Herteaux o Widmer, che necessitano di un’altra stagione qui per maturare definitivamente. Ci si aspettava di più dal brasiliano Guillherme, così come dal portiere Karnezis, a conti fatti non così insuperabile (è stato fruttuoso tenere in naftalina per un anno intero un portiere in rampa di lancio come Scuffet?).

ATALANTA pt 37

VOTO: 5 salvezza risicata quella ottenuta dai bergamaschi. Verrebbe da dire più per demeriti altrui, viste le prestazioni degli avversari, ancora meno brillanti di quelle degli uomini di Colantuono prima e di Reja poi. Probabilmente un ciclo è terminato e sarà il caso di dimenticare questo campionato così avaro di soddisfazioni e ripartire su un gruppo rinnovato.

TOP E FLOP: pochi sopra le righe, tanto che è difficile individuare un “migliore”. Più facile, purtroppo, indicare le delusioni, in gente come il Papu Gomez, lontanissimo parente del furetto di Catania, passato a suon di milioni di euro in Russia, prima di rientrare mestamente in Italia, al giovane Baselli, da tempo in rampa di lancio, e che rischia seriamente di immalinconirsi in panchina, se non trova il tecnico coraggioso che gli affida le chiavi del gioco: i mezzi li ha, sarebbe bello poterlo vedere all’opera più spesso al titolare. Persino Denis è parso appesantito e stanco, o più troppo spesso isolato davanti, con Pinilla che ha fatto il suo ma che ancora una volta non è stato in grado di ottenere a tempo indeterminato una maglia da titolare.

CAGLIARI pt 34 (retrocesso in B)

VOTO:4 l’ha detto con occhi tristi e voce sommessa anche il giovanissimo neo presidente Giulini ieri ai microfoni delle varie trasmissioni tv: quest’anno nulla è da salvare nella stagione del Cagliari. Bocciate entrambe le gestioni Zeman e Zola, si potrebbe ripartire da Festa e dalla valorizzazione di alcuni giovani del vivaio, quest’anno piuttosto snobbati. L’ipotesi più plausibile però è che si andrà a gamba tesa sul mercato per tentare di allestire una squadra in grado di risalire prontamente dalla cadetteria, categoria ai quali i sardi non erano abituati da tempo.

TOP E FLOP: se nella prima parte di campionato erano emersi i valori di giocatori come Ekdal, Crisetig o Avelar, con il prosieguo del torneo, anch’essi hanno perso smalto, mentre si è distinto almeno il giovanissimo, non ancora ventenne, Donsah. Con la squadra impantanata nella zona retrocessione, a poco sono servite l’esperienza e la determinazione di gente come Sau, Cossu, Pisano o il grande capitano Conti, giunto al canto del cigno in Sardegna tra le lacrime amare.

CESENA pt 24 (retrocesso in B)

VOTO: 4,5 a un certo punto della stagione la squadra si era quasi rimessa in carreggiata, arrivando a soffiare sul collo di Atalanta, Chievo e Verona, per quella che sarebbe stata un’insperata salvezza alla vigilia. Il miracolo poi non è giunto, perché la corsa per recuperare posizioni è costata poi cara sulla lunga distanza, ma Di Carlo ha saputo dare grande dignità e una fisionomia di gioco alla sua squadra. Poi le qualità tecniche obbiettivamente erano molto modeste.

TOP E FLOP: sugli scudi il potente e talentuoso Defrel, dal sinistro magico e dalla velocità supersonica, un giocatore moderno che potrebbe avere davanti un sé un grande futuro. Il vecchio Brienza era stato protagonista della lunga rincorsa, con buone prestazioni e prodezze in serie, specie da calcio piazzato. Anche il gigante Djuric ha dimostrato di valere la A; per tutti gli altri la dimensione più consona pare quella di una buona cadetteria, eccezion fatta per il portierino Leali, chiamato spesso agli straordinari e non sempre impeccabile ma in possesso di buone doti fra i pali.

PARMA pt 18 (-7 di penalità; retrocesso in B)

VOTO:4 risulta estremamente complicato valutare il campionato del Parma. Dati alla mano lo score è impietoso, ma se valutiamo il contesto, è innegabile come gli uomini di Donadoni, soltanto un anno fa saliti agli onori delle cronache per aver portato a termine una stagione ricca di soddisfazioni sul campo, abbiano dato proprio il massimo. Una squadra nobile, che ha segnato la storia degli ultimi 25 anni in Italia, risultando tra le nostre compagini più vincenti in campo europeo, rischia seriamente di sparire dalla mappa del calcio professionistico, e la cosa non può che far male a tutti gli appassionati di questo sport.

TOP E FLOP: smantellata in estate ma più verosimilmente a campionato in corso la rosa della squadra, a quasi tutti i giocatori non si può rimproverare la mancanza di coraggio e determinazione. Alcuni hanno messo in campo la propria decennale esperienza (penso a Lucarelli, Gobbi, Cassani), altri hanno cercato di mettersi in mostra per garantirsi almeno un futuro roseo. Tra questi nota di merito per il giovanissimo italo brasiliano Josè Mauri, classe ’96, stella del vivaio parmense, con cui vinse uno splendido scudetto Allievi due anni fa, al suo primo campionato da titolare in serie A e in grado di destreggiarsi benissimo a centrocampo in un contesto di obbiettiva difficoltà.

Serie A 2014/2015: IL PAGELLONE DEL GIRONE D’ANDATA

Il girone d’andata del campionato di serie A è volto al termine, confermando Juventus e Roma come uniche accreditate per lo scudetto. Più aperta la corsa al terzo posto, con un Napoli in flessione rispetto alla scorsa stagione e le milanesi in grosso ritardo. Si segnalano le due genovesi, in particolare la Sampdoria che chiude terza, e il Sassuolo, dopo il primo anno di apprendistato nella massima serie, spinto dai suoi talenti offensivi italiani. Non si stanno confermando le rivelazioni dell’anno passato: Torino, Verona e Parma, quest’ultimo impelagato in fondo alla classifica. Quasi spacciata la squadra dei ducali assieme al Cesena, diventa spietata la lotta per evitare il terz’ultimo posto, che significherebbe la retrocessione in serie B. Ecco nel dettaglio i miei giudizi su singole squadre, top e flop di questo inizio di stagione.

ATALANTA 6

La prestigiosa vittoria in extremis contro un derelitto Milan a San Siro riabilita la squadra bergamasca, consentendole un balzo in avanti verso la conquista della salvezza. Girando a 20 punti, in proiezione sarebbe salva senza scossoni. Tuttavia certe cessioni non sono state ben assorbite, e a lungo si è pagato l’inedita scarsa vena in zona gol di Denis

Il top: Zappacosta

Al primo anno in A, dopo aver strabiliato in B con l’Avellino, il terzino fluidificante pare non aver patito il gran salto, garantendo spinta continua sulla fascia e grande personalità. In carenza di ruolo, pare già “azzurrabile” in chiave futura. Bene anche Sportiello, titolare per la prima volta in A e il “vecchio” Biava, spesso insuperabile in difesa.

Il flop: Denis

Nelle ultime giornate è come rinsavito ma a lungo capitan Denis è parso molto involuto, poco efficace in zona gol e questo ha pesato molto sulle fortune della squadra, visto quando dipendono dai suoi gol. Sta giocando meno anche il gioiellino di casa Baselli, nonostante tutti i grandi attestati di stima di cui gode.

CAGLIARI 5

Accantonato il progetto Zeman – che garantiva sporadici exploit (vedi San Siro contro l’Inter o San Paolo  contro il Napoli) a fronte di batoste imbarazzanti –  si è seguito il cuore, affidando in corso d’opera la panchina all’enfant du pays Zola, alla prima guida tecnica in serie A. Ha chiuso a 16 punti, pochini, ma con la quota salvezza più bassa di questi ultimi anni, un girone di ritorno più regolare potrebbe essere sufficiente per ottenere la permanenza in categoria.

Il top: Ekdal

Finalmente maturato in tutto il suo talento, lo svedesino ex Juve e Bologna, è tra coloro che hanno beneficiato della cura del boemo, diventando molto più concreto ed efficace in mezzo al campo, senza limitarsi al compitino. Bene anche il giovane regista Crisetig, scuola Inter e il terzino rigorista Avelar

Il flop: Ibarbo

Poche prestazioni davvero convincenti per il talento colombiano di cui si attendono da due anni grandi cose, considerando le sue enormi potenzialità. Nemmeno  con Zeman, maestro in particolare per la parte offensiva, Ibarbo è esploso in zona gol.

CESENA 4

Si sapeva che i mezzi non erano granchè per affrontare una serie A, sicuramente meno competitiva di un tempo, ma lo stesso fuori portata per i romagnoli, freschi di promozione meritata, ma forse giunta in modo inaspettato. Qualche moto d’orgoglio, prestazioni determinate ma che non hanno portato a più di 9 miseri punti. Ha pagato lo scotto mister Bisoli, da queste parti un’istituzione, la mission impossible passa quindi a Di Carlo, altro allenatore perennemente in cerca di rilancio.

Il top: Leali

In una situazione di estrema e obbiettiva difficoltà, il portierino classe ’93 (all’esordio in serie A), già da anni promesso alla Juventus, sta tenendo botta, con parate spesso prodigiose.

Il flop: Almeida

Difficile trovare un capro espiatorio, tutti hanno palesato problemi ma forse era lecito attendersi qualcosa di più da un attaccante navigato come il portoghese Hugo Almeida che molto probabilmente chiuderà la sua breve parentesi italiana senza lo straccio di un gol

CHIEVO 5,5

Da anni la squadra veronese ci ha abituati a salvezze sofferte, sul filo del rasoio e il copione sembra essere lo stesso anche quest’anno. Partiti col freno a mano eccessivamente tirato, i clivensi hanno svoltato con il cambio tecnico Corini-Maran. L’ex allenatore del Catania ha impostato la squadra con un più solido 4-4-2 ricompattando la rosa.

Il top: Paloschi

L’attaccante scuola Milan dopo una partenza a singhiozzo (Corini sembrava preferirgli l’argentino Maxi Lopez) ha ritrovato prestazioni e gol. Da lui dipendono le sorti del Chievo.

Il flop: Bardi

Spiace dirlo ma il giovane portiere, dopo gli alti e bassi di Livorno, nemmeno a Verona sta trovando buona continuità di rendimento, e col cambio tecnico è stato relegato in panchina, visto che Maran ha preferito affidarsi in un ruolo così delicato al più esperto Bizzarri.

EMPOLI 6,5

Squadra che gioca a memoria, sapientemente guidata da Sarri, all’esordio in serie A, non ha patito granchè il salto di categoria, forte di un impianto di gioco collaudatissimo e di giocatori che vantano buone credenziali tecniche. La salvezza, unico obiettivo dichiarato, pare a portata di mano.

Il top: Rugani

Molti interpreti si stanno facendo notare, dal difensore goleador Tonelli, uno dei tanti prodotti di un vivaio fertilissimo, ai giovani talenti offensivi Pucciarelli e Verdi, che si alternano egregiamente a completare il tridente con i satanassi Maccarone e Tavano, fino ai terzini Mario Rui e Hjsay. Ma è il centrale difensivo Rugani, di proprietà della Juventus, ad aver stupito più di tutti per la grande maturità, intelligenza tattica e personalità dimostrata in campo a soli 20 anni.

Il flop: Laxalt

Non sta trovando spazio nello scacchiere empolese questo uruguaiano di proprietà dell’Inter che bene aveva fatto, seppur a sprazzi, l’anno scorso nell’inopinata stagione del Bologna. Giovanissimo, interno mancino – all’occorrenza pure capace di arretrare come di avanzare in un tridente offensivo – deve essere bravo a cogliere le occasioni che gli concederà l’allenatore.

FIORENTINA 6.5

Siamo alle solite: squadra bella a vedersi, che gioca un tichi taca in formato ridotto ma che alla resa dei conti si ferma spesso e volentieri sul più bello. L’obiettivo terzo posto, ancora in vista, potrebbe essere raggiunto, considerando la poca continuità anche dei diretti avversari e tenendo presente che da inizio stagione i viola stanno giocando di fatto senza punte, sarebbe come vincere uno scudetto

Il top: Cuadrado

Alla fine è ancora il colombiano l’uomo più, quello in grado di fare la differenza. Rimasto alla corte di Firenze, dopo le lusinghe del Barcellona, sta facendo spesso gli straordinari in campo, sobbarcandosi doppi e tripli lavori. Bene anche Mati Fernandez, quasi sempre titolare in questa prima parte di stagione, il portiere Neto su cui si stanno muovendo diverse big e l’arcigno difensore Savic.

Il flop: Gomez

Polemiche e voci di corridoio a parte, che lo danno ai ferri corti con società e allenatore, è indubbio che, dopo essersi ripreso dal lungo stop che ne ha condizionato il rendimento per tutto il campionato scorso, quest’anno da lui ci si attendessero prestazioni più convincenti e soprattutto più gol.

GENOA 7

A lungo rivelazione della serie A e che ha messo in mostra un gioco assai gradevole ed efficace, ha subito una leggera flessione sul finale del girone d’andata, concedendo troppi gol agli avversari e dimostrando quelle carenze di equilibrio quasi innate nelle scorse stagioni. Ma in realtà la strada è quella giusta, Gasperini ha il controllo totale della situazione e un roster di talenti davvero invidiabile. Obiettivo Europa League a portata di classifica.

Il top: Perotti

Grande colpo di mercato, l’argentino ha pagato con un’assurda lunga squalifica un’ingenuità. Prima di allora, l’ex campioncino del Valencia, che a 26 anni sembrava perduto per il grande calcio, aveva sciorinato numeri d’alta scuola, entrando prontamente nell’orbita dei grandi club. Sta brillando anche un’altra riscoperta di Preziosi, lo spagnolo Iago Falque, che i più avevano dimenticato dopo gli exploit con la maglia della Juventus Primavera.

Il flop: Edenilson

Sarebbe ingiusto tacciare qualche giocatore con un appellativo simile. Ogni giocatore sta disputando un campionato al di sopra della sufficienza ma forse a destra il successore di Vrsaljiko deve ancora ambientarsi al meglio.

INTER 5

L’avvicendamento di Mazzarri – mai entrato davvero in sintonia con l’ambiente – con Mancini e gli arrivi di due grandi talenti offensivi come Podolski e Shaquiri inducono all’ottimismo, nel contesto di una stagione grigissima, caratterizzata da assenza di gioco e personalità da grande squadra. Lontanissimi i tempi del triplete.

Il top: Icardi

Il giovane attaccante argentino sta segnando con grande regolarità e si sta dimostrando da grande squadra, quale deve tornare ad essere al più presto anche l’Inter, se vogliamo che a beneficiarne sia l’intera serie A.

Il flop: Osvaldo

La fugace esperienza nerazzurra dell’attaccante giramondo italo-argentino è giunta al capolino, dopo che nemmeno all’Inter, e sempre per motivazioni per lo più extracalcistiche, il Johnny Depp del pallone ha saputo giocare con continuità e mantenere un comportamento adeguato. Malissimo in generale la difesa, imperniata sul neo capitano Ranocchia, investito di una carica troppo grande per lui. Rimane quasi inspiegabile la sua mancata affermazione in un grosso club, nonostante le potenzialità. Comincio a pensare sia stato sopravvalutato ai tempi del Bari. Spesso impresentabile l’ex Manchester Utd Vidic che il Mancio sta cercando di rilanciare, contando sulla sua esperienza.

JUVENTUS 8

Probabilmente non arriverà alla soglia dei 100 punti, ma la squadra bianconera si è confermata la migliore d’Italia, nonostante il brusco cambio in panchina avvenuto in circostanze poco chiare. Allegri dapprima ha perseguito lo schema tattico vincente caro al predecessore Conte per poi apportare il suo credo, imperniato su un 4-3-1-2 che sembra molto congeniale alle caratteristiche dei suoi campioni. Ha perso la Supercoppa Italiana contro il Napoli solo ai rigori, per il resto chiude a +5 sui rivali della Roma, dopo aver passato la fase a gironi della Champions League. Più in generale la Juventus gioca più sciolta e spensierata. Almeno così mi sembra.

Il top: Pogba

download

Anche Tevez sta disputando una stagione monstre, chiudendo il girone d’andata da capocannoniere, ma mi piace premiare l’ascesa imperiosa di Pogba, sempre più fiore all’occhiello del club bianconero e sul quale è pronta a partire un’asta vera e propria al termine della stagione. L’augurio, per il campionato italiano, è che questo splendido centrocampista classe ’93 possa crescere ancora con la maglia della Juventus addosso.

Il flop: Evra

Non un vero e proprio flop ma dal francese forse ci si poteva aspettare qualcosa di più anziché un rendimento sufficiente ma senza particolari squilli.

LAZIO 7

Chiude a un passo dalla zona Champions la Lazio di Pioli, che a tratti ha mostrato un calcio scintillante, concreto e armonioso. Rimangono delle amnesie sulle quali lavorare (vedi il doppio vantaggio dilapidato nel derby) e qualche scontro diretto andato a vuoto (vedi gara casalinga all’ultima di campionato contro il Napoli che, continuando su questa falsariga, nel girone di ritorno potrebbe rivelarsi uno spareggio per il terzo posto) ma la squadra c’è.

Il top: Felipe Anderson

Non può che essere lui, il brasiliano ex Santos, l’uomo nuovo del campionato, il top dei biancocelesti. Dopo una stagione di assestamento, nella quale ha dovuto riprendersi da un lungo infortunio, il trequartista brasiliano sta sciorinando tutta una serie di numeri a effetto. Bene anche Biglia e Parolo in mezzo al campo, e gli altri acquisti Djordjevic in attacco e De Vrij in difesa.

Il flop: Keita

Ok, è giovanissimo ed è un patrimonio della Lazio, tuttavia dall’attaccante prodigio che qualche anno fa fu “scippato” al Barcellona, bisogna attendersi una conferma. Invece per ora con Pioli sta trovando delle difficoltà, legate forse anche al modulo che prevede in pratica una sola punta davanti.

MILAN 5

Dopo l’entusiasmo iniziale portato in dote dall’idolo di casa Inzaghi al debutto su una panchina di serie A, i nodi sono giunti al pettine, nonostante qualche buonissima prestazione (vedi contro Napoli e Roma in sequenza, che fruttarono ai rossoneri 4 punti) che aveva indotto all’ottimismo. In realtà la squadra è carente di qualità in ogni reparto, specie in mezzo e in attacco dove la scelta di Super Pippo di affidarsi a un falso nueve è parsa alla lunga poco efficace.

Il top: Bonaventura

Giunto in un club di prima fascia troppo tardi, il buon Jack si sta dimostrando giocatore imprescindibile per la manovra del Milan, sia che agisca da mezz’ala, sia che operi nel tridente offensivo. E’ uno dei pochi a garantire qualità, insieme al francese Menez, sorta di scommessa per ora centrata. Il fantasista ex Roma e Paris St.Germain, quando è in vena, riesce a risolvere le partite da solo… peccato sia parecchio incostante.

Il flop: Torres

Sono stati molti, troppi, i giocatori al di sotto delle attese, a iniziare dai giovani campioncini El Shaarawy e De Sciglio, di cui ancora si stanno attendendo segnali di risveglio. Sono un patrimonio non solo del Milan ma pure del calcio italiano e bisogna cercare di recuperarli. Tuttavia il vero fallimento è stato lo spagnolo Fernando Torres, che invero già al Chelsea sembrava aver completamente smarrito le caratteristiche offensive che l’avevano reso famoso al Liverpool. Fatto sta che il biondo attaccante è tornato da dove tutto ebbe inizio, al suo Atletico Madrid, in cambio di Cerci, da cui si attende un grande contributo nel girone di ritorno, almeno per centrare la zona Europa League.

NAPOLI 6

E’ vero, ha chiuso in piena zona Champions League, ma non si può considerare soddisfacente il cammino del Napoli, del quale era invece lecito aspettarsi un ulteriore miglioramento in classifica, sulla scia di Roma e Juventus. Assorbita una partenza choc (eliminazione precoce in Champions, persi molti punti a inizio campionato), la squadra di Benitez si è rimessa in careggiata ma l’infortunio di Insigne, proprio nel momento in cui il talento di casa si stava pienamente affermando e una rosa scarsa di qualità nella zona nevralgica del campo, hanno rallentato la corsa sul più bello.

Il top: Higuain

download (2)

L’attaccante argentino si sta confermando cecchino infallibile, molto probabilmente il miglior centravanti del campionato. Grande regolarità in zona gol anche dello spagnolo Callejon, che giustamente ha ottenuto la convocazione da parte della sua nazionale.

Il flop: Hamsik

Non me ne vogliano i tifosi azzurri, per il quale Marekiaro è un idolo assoluto, sta di fatto che la mia impressione è che da quando sulla panchina azzurra si è seduto Benitez, lo slovacco fatichi terribilmente a incidere in partita come accadeva fino a un paio d’anni fa. In generale stanno deludendo i centrocampisti centrali che per una ragione o per l’altra, non sembrano all’altezza di comandare una squadra di così alto livello.

PALERMO 7

Dopo un breve periodo di ambientamento, la squadra del confermatissimo Iachini (bravo stavolta Zamparini a non lasciarsi prendere dalla fretta di risultati) è letteralmente decollata, trainata dai satanassi offensivi Dybala e Vazquez. C’è tutto un girone di ritorno davanti a sé ma la salvezza pare quasi ipotecata.

Il top: Dybala

Promettente sin dai suoi esordi nel campionato italiano, l’ancora giovanissimo argentino – corteggiato dalla nazionale azzurra – è esploso in questa prima parte di stagione, tra gol, serpentine e giocate di gran classe. Tiro secco e preciso, tecnica e velocità, ha messo in mostra tutto il repertorio dell’attaccante di razza. Grande l’apporto del compagno di reparto Vazquez, trequartista magari lento ma di indubbia qualità.

il flop: Makienok

Poche chances non sfruttate appieno da questo danesone che in avanti si è fatto presto sopravanzare nelle preferenze di Iachini anche dall’attaccante dell’Under 21 Belotti. Pare destinato a cambiare squadra a breve.

PARMA 4

Tante attenuanti ma soprattutto tantissime colpe per una stagione da incubo. L’isola felice che agli occhi di tutti si dimostrava essere il Parma fino a un anno fa, si è volatilizzata nel corso di un’estate, dalla revocata partecipazione all’Europa League in poi. In attesa di un cambio di società e di una più imminente penalizzazione che andrà ulteriormente a disastrare una classifica che indica solo 9 punti, la discesa in B a questo punto, oltre che dolorosa e quasi scontata, appare anche oltremodo ingloriosa.

il top: Mauri

In un contesto difficilissimo sta emergendo il giovanissimo italo-brasiliano Jose Mauri, da poco maggiorenne e che con la punta Cerri ha fatto le fortune del vivaio parmense. Centrocampista aggressivo e di buona tecnica, è tra i pochi a salvarsi dal naufragio in corso. Bene anche l’attaccante Coda, classe ’88 all’esordio in A, prima di un lungo stop per infortunio.

il flop: Cassano

A tratti è ancora l’uomo in grado di fare la differenza, ma con la barca che affonda dovrebbe essere colui, insieme a Lodi, l’altro giocatore di maggior talento della rosa, a tirare la carretta. Invece da quando la situazione ha iniziato a incrinarsi, su di lui sono cominciate a girare le solite voci di mercato che lo danno già per sicuro partente.

ROMA 7.5

5 punti di distacco dalla Juve capolista non sono pochi, e sono frutto di una flessione evidente agli occhi di tutti nelle ultime due gare (derby capitolino acciuffato dopo un doppio svantaggio e pareggio sofferto contro il Palermo). Eppure la Roma è davvero l’unica con i mezzi tecnici che possa ambire realisticamente allo scudetto, forte di una rosa completa in ogni reparto. Peccato per la Champions League, dove i giallorossi pur non demeritando – oddio, qualche scoppola pesante si è presa – non è riuscita a superare il suo girone di ferro.

Il top: Totti

download (1)

Va per i 39 capitan Totti, eppure è ancora non solo leader e uomo simbolo della squadra, ma pure il migliore interprete in assoluto. Goleador, trascinatore, guida per i compagni, Garcia in qualche modo ne sta centellinando l’uso ma di fatto è sempre più difficile escluderlo dall’11 titolare. Ottimo anche l’apporto dei difensori Manolas e Yanga Mbiwa, che non hanno fatto pesare l’assenza del partente Benatia e confortante la crescita in mezzo al campo di Nainggolan.

Il flop: Iturbe

Con il dispiacere nel cuore, mi tocca inserire il suo nome nella casella nera. L’argentino, funambolo un anno prima all’Hellas Verona, sta pagando lo scotto di essere giunto a Roma con sin troppe aspettative, sull’onda di un investimento assai importante. Qualche sporadico exploit (il bel gol contro la Juve, qualche prestazione convincente soprattutto in Europa) ma per lo più tanto fumo e poco arrosto per lui. Ma il tempo è ancora dalla sua parte. Non pervenuto invece il terzino Ashley Cole, involuto e subito parso poco efficiente in difesa, tanto che gli è stato preferito ben presto l’arrembante greco Holebas, una delle sorprese di stagione.

SAMPDORIA 8

Mihajlovic in blucerchiato sta compiendo un autentico capolavoro, sull’onda della passata stagione. In chiusura di mercato ha sacrificato il bomber Gabbiadini e c’ è in atto una decisione importante sul futuro dell’altro attaccante Okaka, reo di aver litigato con allenatore e direttore sportivo. Sarebbe un grave errore smantellare in corso d’opera la squadra, nonostante sul mercato siano in dirittura d’arrivo due grandi colpi come Muriel, in attesa di ennesimo rilancio, e il vecchio Eto’o, che ha accettato di rimettersi in gioco pur di ritornare in Italia. Sarà difficile mantenere la terza posizione ma mai come quest’anno, la stagione è quella giusta.

Il top: Gabbiadini

Finchè è rimasto, è stato lui, giovane attaccante su cui ripongono enormi speranze azzurre, a guidare i compagni, con i suoi numerosi gol e colpi a effetto. Poi il richiamo del Napoli è stato troppo forte, soprattutto per le casse della società. Benissimo anche il funambolo Eder, il centrocampista cresciuto in casa Rizzo, mentre sono big a pieno titolo ormai Soriano, classico giocatore a tutto campo e il giovanissimo Romagnoli, difensore predestinato.

Il flop: Bergessio

L’argentino ha ruggito non appena ne ha avuto le possibilità, chiuso com’era prima dai tre frombolieri offensivi, titolari inamovibili. Nonostante diverse squadre siano in attesa di una sua risposta dal mercato di gennaio, per lui sembrano aprirsi nuovi scenari nel girone di ritorno in blucerchiato.

SASSUOLO 7,5

La salvezza è quasi ipotecata, ovviamente non per la matematica, nonostante l’ottimo bottino di punti, ma per la qualità del gioco espressa, per i risultati continui e positivi, per un impianto di gioco tra i migliori in circolazione e, perché no?, per un parco giocatori in alcuni casi di primissimo livello.

Il top: Zaza

images

Golden boy Berardi sta segnando meno ma sta mantenendo appieno le promesse, dopo aver limato certe intemperanze caratteriali, Sansone mira a seguire le orme del compagno, con l’ambizione di arrivare nella nazionale dei “grandi”, in difesa è rinato Acerbi, che compone con Cannavaro – o Antei – un’ottima coppia centrale ed è stato azzeccato l’acquisto del terzino Vrsaljiko. Tanti nomi ma mi piace premiare il centravanti Zaza, sempre più a suo agio nei panni del bomber e del leader. Ormai titolare anche in nazionale, con Conte che subito ha puntato su di lui, è ancora in orbita Juve. Meriterebbe una chiamata da parte di qualche big, nel frattempo sta pensando bene di guidare il Sassuolo ben oltre una comoda salvezza.

il flop: Taider

Oddio, è un po’ ingeneroso etichettare l’ex interista come flop, ma è chiaro che su di lui si ponevano molte aspettative in mezzo al campo. Qualche guizzo c’è stato, eppure parte dietro gli inossidabili Magnanelli, capitano di lungo corso, e Missiroli. Ma spesso gli vengono preferiti da Di Francesco anche più esperti combattenti come Biondini e Brighi.

TORINO 5,5

Ripetere l’exploit della passata stagione, con tanto di conquista di un posto in Europa League, pareva utopistico, considerate le cessioni delle stelle Immobile e Cerci, ma in ogni caso non era in preventivo un campionato così tribolato, con la pecca di non essere riusciti a sostituire in maniera degna i due attaccanti. Chiude l’andata appena un passo sopra la zona retrocessione.

Il top: Bruno Peres

Terzino destro d’assalto, dotato di tecnica (da buon brasiliano) e velocità è una spina costante per gli avversari (vedi gol coast to coast segnato nel derby della Mole) e già nel mirino di squadre come la Roma. Ma Cairo, che già è tentato di vendere l’altro bravo terzino Darmian, farebbe un grave errore a privarsi di lui a stagione in corso.

Il flop: Amauri

Ok, sostituire Immobile, titolare in nazionale e ultimo capocannoniere del campionato di serie A era compito arduo per chiunque, figurarsi per uno come lui che, a discapito dell’esperienza, non è mai stato un grande goleador. Ma da qui a finire presto relegato in panchina ce ne passava, e invece… persino il giovane Martinez, agile ma piuttosto fumoso (eufemismo) in zona gol, è riuscito a rubargli il posto da centravanti.

UDINESE 6,5

Troppo altalenante il rendimento della squadra friulana, alle prese con l’anno zero della sua storia, dopo la lunghissima e fortunata gestione Guidolin. Stramaccioni era desideroso di rimettersi presto in carreggiata e tutto sommato a Udine sta dimostrando di non essere tutta fuffa, ma anzi di possedere il pedigree dell’allenatore vincente. Questa in corso pare però la classica stagione di transizione.

Il top: Thereau

Con l’eterno Di Natale fuori classifica, elemento insostituibile e a cui, come Totti, hanno donato l’elisir dell’eterna giovinezza, è salito sugli scudi il suo principale partner offensivo, il francese Thereau, a lungo protagonista con il Chievo. Prolifico e convincente, a suo agio da prima punta come da fantasista a supporto, si è dimostrato assai affidabile.

Il flop: Muriel

Di contro pare inspiegabile la caduta di rendimento di Muriel, attaccante colombiano dalle immense potenzialità ma che a Udine, in un ambiente solitamente favorevole a chi voglia crescere e maturare in fretta, non è riuscito a mantenere le promesse di Lecce. Ormai certa la fine della sua avventura bianconera già col mercato di gennaio, deve assolutamente recuperare il tempo perduto. A nemmeno 25 anni è ancora in grado di diventare un big

VERONA 5

21 punti sono un buon viatico per la salvezza, considerando poi il ritardo delle avversarie, ma – come per il Torino – il divario con le bellissime prestazioni della scorsa stagione è stato sin troppo evidente e di fatto la squadra pare arrivata alla fine di un ciclo che Mandorlini in 5 anni è riuscito a portare dalla Lega Pro a un passo dall’Europa. Obiettivo salvezza che resta a portata di mano ma occorre un atteggiamento diverso in campo, una determinazione che troppe volte è mancata e magari pure una maggiore sicurezza nei propri mezzi

Il top: Nico Lopez

Non è ancora titolare fisso e non è riuscito nell’immaginario dei tifosi gialloblu a sostituire Iturbe, giocatore di altra categoria a questi livelli, eppure il 21enne uruguaiano è stato uno dei pochi a saper ingranare la marcia quando occorreva, assistendo un altrimenti isolatissimo Toni e segnando con abbastanza regolarità

Il flop: Marquez

Presentato in pompamagna, sull’onda di un prestigioso curriculum e di un notevole mondiale disputato con il Messico, doveva sistemare un reparto, quello difensivo, che lo scorso anno era parso quello più debole della squadra. E’ risultato invece molto vulnerabile, dal passo lento (non che in gioventù fosse molto veloce ma a quasi 36 anni la cosa diventa più pesante) e sovente falloso. Poco impiegato anche Saviola, che pure nelle pochissime occasioni in cui il mister gli ha dato fiducia, ha dato positive risposte, e scarsissimo l’apporto in regia del greco di ritorno Tachtsidis, davvero troppo impreciso e disattento in un ruolo chiave