Il Punto sulla Serie A. Ma cos’ha detto poi di così eclatante Totti? Il problema è l’inadeguatezza degli arbitri italiani, condizionati da mille fattori!

Ieri sera abbiamo assistito inermi a una gara di cartello (forse l’unica dell’intero campionato italiano) rovinata, o quanto meno fortemente compromessa, dall’arbitro di turno (Rocchi, non certo l’ultimo arrivato). Juventus e Roma hanno ben battagliato sul campo, giocando ad armi pari e testimoniando, specie nel primo tempo, di poter competere con quotate squadre europee, viste l’intensità messa in campo, la corsa e la tecnica dei propri giocatori. Latente era il nervosismo, palese la dietrologia, visti i precedenti tra le due squadre. Purtroppo, come detto, non tutto è filato liscio e le esternazioni di capitan Totti a fine gara hanno sollevato un ulteriore polverone. Ma in fondo che ha detto di così eclatante il campione giallorosso? Ok, si tratta di un (autorevole) professionista, di un simbolo – per molti – dell’intero stantio movimento calcistico italiano ma in un momento di rabbia ha detto ciò che pensano più o meno tutti gli italiani (meno che gli juventini e i pochi neutrali). E’ indubbio che abbia esagerato, che a Roma vi sia una sorta di vittimismo nei confronti dei club metropolitani del Nord ma, visto da qua, è vero anche il contrario: quante parole sentite contro Totti! Passando da un canale locale all’altro, parlo di emittenti quasi esclusivamente lombarde, era evidente il disprezzo per le sue esternazioni. Per una volta tutti uniti, i solitamente nemici giornalisti-ultrà di quelle infime trasmissioni. Invece Francesco, ripeto, esagerando a caldo sul tema, ha riportato per un’altra volta in luce l’annosa questione della sudditanza, che però in questo caso va oltre. Possibile che i nostri arbitri, così apprezzati e stimati all’estero (solo pochi mesi fa Rizzoli ha arbitrato la finalissima del Mondiale brasiliano, per dire) inevitabilmente da noi combinino disastri? Ieri c’è stato un autentico black-out! Punizione, anzi rigore, anzi, ribattiamola, no, sentiamo che dicono i miei assistenti… ah, ok, di nuovo rigore. Aspetta però che riequilibra il tutto, dopo un minuto, ecco un rigore, un abbraccio tra due contendenti lontani dalla zona calda dell’azione e che nemmeno guardavano alla porta. Ora sono tutti contenti, io ho sbagliato due volte ma almeno siamo di nuovo pari. E poi va in vantaggio la Roma, comincia il nervosismo, già avevo espulso l’allenatore prima per proteste (ma va?). Giù cartellini gialli, così tengo in pugno la partita (ooohhh!), poi ecco un altro rigore quanto meno dubbio (dentro l’area? Fuori? L’ha toccato veramente?). E alla fine mi concedo altri due espulsi e dulcis in fundo convalido una rete anche se a rigor del regolamento (ma il calcio d’altronde è l’unico sport dove occorre “interpretare”) forse la si poteva annullare per fuorigioco, visto che la visuale del portiere era coperta! Insomma, il caos era come minimo prevedibile. Ma ciò che mi ha colpito è che una bella gara sia stata incanalata, per evidenti limiti dell’arbitro (più di testa che non puramente tecnici, perché si sta parlando di uno dei migliori su piazza) su questi binari. Peccato veramente!

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Per il resto, nella giornata calcistica abbiamo assistito all’ennesima gara deludente, deprimente, incolore dell’Inter. Spiace constatarlo, perché avevo annoverato i nerazzurri come possibili outsider – non ovviamente per il titolo – considerandoli rinforzati rispetto a un anno fa. Ma a quanto pare i limiti caratteriali della squadra sono evidenti e, cosa ben più grave, in assenza dei senatori (capitan Zanetti, Cambiasso, Samuel, Stankovic e Milito) a mancare è il senso di appartenenza ai colori, lo spirito di squadra, la coesione, il gruppo, tutti elementi invero fondamentali per ricostruire le basi. E poi, diciamolo, pur essendo io sempre stato un sostenitore – e difensore – di Mazzarri, entusiasmato dalla sua carriera in crescendo, da Acireale a Napoli, passando per i trionfi di Livorno e Reggio Calabria, fino all’approdo all’Inter, il bilancio è davvero misero. L’attenuante del primo anno, del salto in una squadra così importante, dopo il capolavoro compiuto a Napoli, riportato in zone altissime di classifica, ci poteva stare ma ora gli si chiede di più, quanto meno di rivedere il suo timbro, la sua mano, la stessa che appunto sotto il Vesuvio aveva fatto spesso la differenza, consentendo ai suoi uomini di giocarsela ad armi pari con avversarie più quotate, almeno se la si metteva sulla vis pugnandi. Niente di tutto questo si sta vedendo a Milano, dove pare davvero che Walter abbia smarrito la bussola. Diversamente da Inzaghi che almeno sta offrendo ai suoi tifosi tutto quello che la sua squadra, indubbiamente con dei limiti di organico rispetto al glorioso passato, possa in questo momento dare. Vola la Sampdoria che, approfittando di un calendario abbastanza abbordabile, ha ingranato la marcia e sembra non fermarsi più, con grande convinzione nei propri mezzi. Una sicurezza che le vittorie in serie aiutano certamente ad accrescere. Poi con Gabbiadini, Okaka e Romagnoli ormai lanciatissimi sognare qualcosa in più della salvezza sembra legittimo. Già, e qui tocco un punto che a me fa irritare. Ma davvero squadre come la Sampdoria, la spigliata Udinese di un redivivo Stramaccioni (che ieri per un’ingenuità difensiva di Widmer, che ha causato allo scadere un rigore, ha gettato tre punti che l’avrebbero fatta appaiare alla Roma), il Verona che, pur cambiando gran parte degli interpreti si sta confermando sui livelli dello scorso anno, o il Genoa la devono già smenare con la storia dei 40 punti? Ma che significa, che poi si mollano gli ormeggi e si naviga a vista? Dai, un campionato così livellato in basso, squadre così possono dire la sua, far sognare i propri tifosi. Un po’ di entusiasmo non guasta, invece pare ormai radicata questa ossessione del compitino, dei 40 punti. Forse è solo scaramanzia, forse realismo, però ogni tanto mettere le ali non guasterebbe, non per forza si deve fare la fine di Icaro. Buone vittorie di Lazio e Fiorentina, squadre che hanno i mezzi per un campionato di alta classifica, mentre saluto volentieri l’affermazione dell’Empoli che finora, pur giocando bene, non aveva raccolto granchè. La squadra toscana, vero esempio di programmazione fatta in casa, non sta patendo molto il salto di categoria e credo possa giocarsela per la salvezza. Continuano a deludere invece tre buone protagoniste dello scorso campionato, Parma – con una rosa assai incompleta in queste prime gare -, Torino (fortemente ridimensionato dopo le cessioni di Immobile e Cerci, checchè ne dica il patron Cairo) e Sassuolo, infarcita di talenti ma invero assai incostante. E poi il Chievo che, se non fosse per l’inaspettato, quanto meritato, exploit esterno contro il Napoli, sarebbe ultimissimo. Urge cambio di mentalità se si vuole conseguire l’ennesima bella salvezza!

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Preferivo il Napoli di Mazzarri a quello di Benitez

Era da qualche tempo che stavo covando l’idea di scrivere qualcosa sul Napoli di Benitez. Lo faccio alla vigilia di un campionato che magari poi riuscirà anche a vincere (ma il mio pronostico in realtà lo vede in zona Europa League, visto che prevedo un inserimento dell’Inter in zona preliminari di Champions.. ecco, ormai l’ho detto!) e con un giorno di mercato ancora utile per tentare di migliorare ancora la rosa, dopo i tanti nomi sfuggiti.

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Che Benitez sia un tecnico che fa giocar bene a calcio le sue squadre è indubbio: ha la mentalità spagnola, quindi gioco propositivo, a testa alta contro tutti, giocatori (in teoria) tutti in grado di cavarsela tecnicamente e ricerca di un calcio offensivo. Tuttavia, la cosa migliore che ha fatto è stata quella di uscire dai gironi della Champions l’anno scorso, pur arrivando a pari degli altri, in un girone di ferro. Tutti abbiamo negli occhi le belle partite disputate in Europa, senza timori reverenziali e col piglio delle grandi. Invece in campionato, bisogna ammetterlo, la squadra partenopea, pur inanellando tantissimi punti e mai a rischio quarto posto, non è mai stata realmente in corsa per il titolo, stravinto dalla Juventus dei 100 punti, ma pure lontana dalla Roma rivelazione di Garcia. Ammetto che non mi era piaciuto il modo in cui si era concretizzato il passaggio di consegne tra “Piangina” Mazzarri e il tecnico iberico. Ok, è nello stile del Presidente, è un uomo di spettacolo e ci stanno i grandi proclami, però tutto questo sbarazzarsi in un sol secondo di un passato comunque più che dignitoso (culminato in un secondo posto in campionato) mi sembrava francamente eccessivo, come se tra i due allenatori, caratteristiche tattiche a parte, vi fosse una categoria di mezzo. Tutto questo credo fosse stato ingeneroso nei confronti di Mazzarri. Oltretutto, diciamolo chiaramente, il tecnico livornese aveva un super Cavani in canna, ma a Benitez avevano consegnato su un piatto d’argento al suo arrivo gente come Higuain e Albiol, talenti come Callejon e Mertens, cui si sono aggiunti strada facendo Jorginho e Henrique, senza tener conto chune erano stati trattenuti gioielli come Hamsik (pupillo di Mazzarri ma secondo me mai in sintonia con Don Raffaè e Zuniga). Una squadra migliorata in ogni reparto il Napoli di Benitez, questa la percezione di tutti, legittima, come pure il fatto che si sia quasi sin da subito affidato a stranieri, per la maggior parte di matrice “latina”. Estromesso subito Paolo Cannavaro, con Maggio riportato terzino fino all’arrivo del già citato brasiliano Henrique, con Insigne mai del tutto lanciato tra i titolari, e tuttavia la formula sembrava funzionare. Ma, venendo ai bilanci, dopo una pesante e precoce eliminazione europea, contro una squadra sì di tutto rispetto come l’Athtletic Bilbao, ma pur sempre alla portata, almeno sulla carta, cosa possiamo dire? Che io, personalmente, tutti questi miglioramenti apportati da Benitez non li ho notati. Anzi, con Mazzarri mi pareva che la squadra avesse una sua identità più precisa, un’aggressività e una carica agonistica qui sconosciuta, persino – mi vien da dire – ma è un pensiero retroattivo, un maggior attaccamento alla maglia. Contro il Bilbao, squadra basca e con in campo tutti elementi provenienti dal loro vivaio, pescati tra i Paesi Baschi, di cui i biancorossi si fanno portavoce e simbolo, in campo quanti italiani c’erano fra le fila del Napoli? Ma non voglio farne una questione retorica o nazionalista – che pure alla luce dello stato deprimente del calcio italiano sarebbe plausibile -, solamente porre l’attenzione sull’utilità a questo punto del ricorrere a tutti i costi al nome (di grido?) internazionale. Gonalons, Lucas Leiva, Fellaini… quanti nomi rimbalzati per tutta l’estate, e alla fine eccoti arrivare il giovane difensore belga Koulibaly al posto di un Astori finito a Roma ma qui mai realmente valutato e un David Lopez dall’Espanyol, non uno Xavi Alonso ma nemmeno un Illarramendi, per dire. Eppure stanno facendo di tutto per piazzare Dzemaili, dopo aver già ceduto al migliore offerente un mediano mai domo come Valon Behrami. Mah, magari verrò smentito, ma sinceramente sono molto perplesso della piega che sta prendendo la società, con tutto l’affetto e la stima vera che provo per gli amici napoletani.

Il punto sulla Serie A: ecco perchè la Juventus parte ancora favorita

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Manca davvero poco ormai all’inizio del campionato. Come sempre altrove i giochi seri sono già iniziati, visto che in Ligue 1, Premier League e altre, come ad esempio la Eredivisie, già si gioca per i tre punti, mentre sono prossimi allo start pure Bundesliga e Liga. Mentre qui da noi addirittura si sta discutendo se posticipare l’inizio delle scuole per consentire alle famiglie di godersi qualche tardivo giorno d’estate che mai come quest’anno si è fatta attendere, anche la serie A pare più indietro di tutti,e non solo per via del calendario. E’ stato davvero un calcio mercato povero, addirittura peggio di quello dello scorso anno, dove almeno giunsero in Italia alcuni “nomi” ancora di grido come Higuain e lo sfortunato Gomez che, andandosi a sommare ad alcune liete sorprese (Iturbe, i napoletani Callejon e Mertens) fecero andare in attivo il bilancio. Ok, non tutto è ancora definito ma sembra che siamo sempre più destinati a diventare un mercato export più che d’importazione, laddove sono ancora nomi caldi quelli di big come Vidal, Benatia e Cuadrado, dati per persi, ceduti al miglior offerente, ma pure il made in Italy, proprio quello da cui si dovrebbe ripartire con vigore e convinzione, ha intrapreso questa tendenza, con le cessioni del capocannoniere Immobile e quelle, probabili, di Cerci e Destro.

In mezzo a questo quadro desolante, le nostre squadre sempre meno dispongono di mezzi per competere a certi livelli ma,come visto,anche sul fronte interno latitano le grandi manovre, se è vero che la Juventus, tre volte campione d’Italia, ha attecchito con nomi buoni ma solo come seconde linee (Romulo, Pereyra), andando, come l’Inter o il Milan sull’usato (e svincolato) sicuro, acquistando a costo zero Evra, mentre le altre si sono rimpolpate l’organico con gente come Vidic, Alex o Menez. L’usato sicuro funziona anche per le medie piccole e in tal senso il colpo migliore sembra averlo fatto l’Hellas Verona che, con il pluridecorato e attempato Rafa Marquez (protagonista di un ottimo Mondiale), vuole replicare le fortune fatte l’anno scorso con Toni. Il vero ribaltone semmai è stato in panchina, dove al posto di un Antonio Conte, già visibilmente insofferente sul finire della scorsa stagione (l’ennesima in campo nazionale per i bianconeri), alla Juventus è finito quel Massimiliano Allegri, reietto rossonero e desideroso di rivincita.

Sull’ancora giovane tecnico livornese i giudizi sono spesso trancianti, e specie i milanisti, si dividono in chi lo ha supportato, riconoscendogli meriti, e chi (la maggioranza) lo ha mal sopportato, considerandolo al più un allenatore mediocre. Io, da esterno, non essendo tifoso rossonero, non giudico così negativamente il suo percorso alla guida del Milan, considerando che da tempo non era quella società stellare, pluri vincitrice in Europa ai tempi di Carletto Ancelotti. Il ridimensionamento era già pienamente in atto quando giunse il Conte Max da Cagliari. E in dote ha lasciato comunque uno scudetto strameritato, un altro sfuggito per pochissimo e una terza stagione conclusa, comunque la si veda, con la qualificazione in Champions League (e lì già si era orfani di assi quali Ibra e Thiago Silva). Sorvolo sull’ultima stagione lasciata a metà, ma mi pare che i tempi al Milan siano piuttosto confusi, come l’effimera gestione Seedorf ha confermato.

Allegri non avrà le stimmate del fuoriclasse, non sarà mai un Mourinho, un Del Bosque, un Capello, nemmeno un Conte, quello salentino, ma a mio avviso è un buon allenatore che, sempre che non gli smantellino all’ultimo giorno di mercato la squadra, può far calare il poker di scudetti alla Juventus, anche se sono consapevole che il contraccolpo psicologico del brusco cambio tecnico possa in qualche modo influire sugli esiti, rendendo forse meno scontati certi verdetti.

Comunque, mi sbaglierò, io vedo ancora favorita la Juve per il titolo, seguita dalla Roma e dall’Inter. Molti, credo di percepire come la maggior parte degli sportivi e addetti ai lavori, stanno indicando negli uomini di Garcia i veri favoriti per il titolo ma io penso che ci siano ancora dei margini per arrivare al grande traguardo. Acquisti come quello del terzino Cole vanno certamente a impreziosire il bagaglio tecnico e di esperienza dell’intera rosa, a cui va aggiunto tutto il giovane estro di Iturbe, oltre al ritorno di Strootman e la conferma di Gervinho, ma bisogna anche dire che sarà difficile ripetere una stagione da più di 80 punti. Non che i mezzi non ci siano, ma mi pare che l’anno scorso abbia funzionato proprio tutto in casa Roma, per nulla accreditata alla vigilia di finire poi per diventare l’antagonista principale della Juve, finite presto fuori dai giochi le due milanesi. Quest’anno, come da mio pronostico più sopra azzardato, credo la parte della Roma possa farla l’Inter. Mazzarri difficilmente sbaglia due stagioni consecutive, sempre che vogliamo considerare fallimentare quella precedente (a mio avviso non lo è stata, considerando le macerie da cui doveva ripartire) e la rosa pare sensibilmente migliorata, specie a centrocampo e in difesa. Meno bene vedo il Milan, anche se ho fiducia nelle capacità di Inzaghi come giovane mister (ma con una squadra non propriamente all’altezza il rischio di uno Stramaccioni bis, facendo un parallelo con l’entusiasmo che accompagnò l’esordiente tecnico romano alla guida dei nerazzurri due anni fa,  è molto concreto). Il Napoli invece mi pare, non indebolito, per carità, ma nemmeno così migliorato come in tanti vogliono far credere. E poi tutta questa fretta di svendere Behrami (addirittura all’Amburgo) e Dzemaili, per puntare solo su elementi stranieri tutti da vedere all’impatto con la serie A (sì, parlo pure dell’enigmatico Fellaini, autentico flop a Manchester, solo parzialmente risollevatosi con un discreto mondiale ma anche dell’acerbo Coulibaly) mi rende scettico sinceramente. Sarà comunque un campionato dai contenuti tecnici modesti, a meno che non arrivi sul filo di lana qualche grande colpo in super saldo (meglio dire, in regalo), vedi Falcao che, realisticamente, mi pare utopistico accostare alla Juventus, come da più giorni a questa parte si legge in giro (e… non solo su Tuttosport!). Se davvero però prendesse stanza a Torino, allora il mio pronostico tenetelo davvero buono!

Focus di mercato: i casi ISLA, RANOCCHIA, JOVETIC e la situazione CAVANI

Solitamente mi concentro su affari di calcio mercato e rumours a stagione avanzata, ma quest’anno lo sto passando in modo anomalo. Ho più tempo libero, mio malgrado, e non leggo quotidiani nei ritagli di tempo, nelle pause pranzo, o al bar di mattino prima di recarmi in ufficio.  Certo, così mi rendo conto che si leggono sempre le stesse cose, e che alla fine poi annoiano pure, vedi Thohir, il caso Cavani, gli elogi immancabili alla dirigenza del Milan, a mio avviso invece immobile davanti alla Juventus, che invece pensa a rinforzarsi e basta.

Tre focus in particolare attirano la mia attenzione: i casi di ISLA, RANOCCHIA E JOVETIC.

la domanda legittima è: Isla tornerà il campione in erba di Udine?

la domanda legittima è: Isla tornerà il campione in erba di Udine?

Il cileno della Juve, indicato come prima scelta del neo tecnico interista Mazzarri (ormai ribattezzato da tutti con l’odioso WM, manco fosse un residuato anni 30), in effetti potrebbe rappresentare un  gran colpo. Ingiudicabile nel torneo scorso, è indubbiamente un giocatore fatto e finito,  con grande esperienza internazionale (da anni colonna del Cile) e nonostante la giovane età (è nato nel 1988) conosce a menadito la serie A. La Juve lo prese, pur conscia del lungo recupero che si propettava, e lui, che copre tutta la fascia di competenza, ha bisogno di stare al top per rendere al meglio. In questo l’ex compagno Basta, altro obiettivo nerazzurro, gli somiglia. Isla non è velocissimo, ma è resistente, gli piace inserirsi, duettare con la mezz’ala e servire assist al bacio per le punte, che spesso dovevano solo appoggiare in rete i palloni fatti recapitare da destra dopo bellissime azioni manovrate o in contropiede, specialità del cileno. Fisicamente non è un colosso, ma è bravo tecnicamente e va servito palla al piede, non sul lungo. Per queste sue caratteristiche di gioco, a Udine, potendo scegliere hanno puntato su di lui e non sul puledro Cuadrado,devastante negli spazi aperti e nell’uno contro uno.

talento precoce, nazionale italiano, dopo un paio di stagioni interlocutorie, nel contesto di una situazione naufragata da più parti, può già essere comnsiderato un esubero dell'Inter, da cedere alla prima occasione? Mah...

talento precoce, nazionale italiano, dopo un paio di stagioni interlocutorie, nel contesto di una situazione naufragata da più parti, può già essere comnsiderato un esubero dell’Inter, da cedere alla prima occasione? Mah…

Chi mi segue ormai lo sa, sono un estimatore di Andrea, dai suoi esordi nel professionismo. Davvero non mi capacito che possa essere valutato come uomo da vendere per fare cassa o perchè non serve. E’ vero, è reduce da una pessima stagione (salvatemi uno dell’Inter edizione 2012/13 però….) ma è ancora un prospetto, appena 25 enne, nazionale… insomma, mi pare possa avere ancora un’occasione per mostrare il suo valore in una Big. Certamente non pare tagliato per la difesa a 3, così larga poi ma con Mazzarri a mio avviso poteva starci, visto il modo di difendersi del tecnico toscano. Lo scambio con Isla, mai dichiarato ma comunque ventilato, poteva avere un senso, perchè alla Juve avrebbe ritrovato uno dei suoi mentori, CONTE, che dichiaratamente lo stima. Avrebbe ricomposto una coppia bellissima con Bonucci, che a Bari sapeva ben “guidarlo”, da regista difensivo, in campo. I due erano complementari e perfetti, e proprio Ranocchia sollevava maggiori entusiasmi.

Nella Juventus sarebbe piaciuto, potrebbe sostituire Barzagli all’occorrenza o ricomporre in una difesa a 4 (prima o poi secondo me Conte ci tornerà) il tandem con lo stesso Bonucci. La Juve da settimane sembra sul punto di chiudere per Ogbonna. Ok, via la retorica sulla bandiera ecc.. ma proprio a livello tecnico non lo vedo come indispensabile, la squadra bianconera è copertissima dalle parti di Chiellini, con Peluso che ha dimostrato di poter starci – e infatti si è guadagnato il riscatto di Madama – e Caceres, che in nazionale fa proprio il terzino sinistro.

juventini... bando agli scetticismi.. STEVAN è un campione!

juventini… bando agli scetticismi.. STEVAN è un campione!

E in casa bianconera ormai tiene banco la telenovela Jovetic, resa tale anche dalle diffidenze dei tifosi sull’efficacia di un acquisto simile. Dico la mia: è un campione! Purtroppo spesso frenato da infortuni, anche  se la Juve stessa insegna che si può recuperare bene da un grosso infortunio e garantirsi una lunga carriera.. Ricordiamo che Stevan è dell’89! Il problema, quasi insormontabile, è di rapporti tra le società. Sono quasi certo che arrivasse un’altra società con 25 milioni cash porterebbe a casa l’affare, invece si sono impuntati (giustamente, non sono mica un discount). Gli attaccanti costano, la Juve deve vendere e i soldi non si fanno con Giovinco, Liechsteiner, eccc ma con Marchisio, Vidal, Pogba e direi che la scelta di trattenerli è condivisibile, visto che rappresentano, nemmeno tanto in prospettiva, il miglior centrocampo europeo.  Tevez e Llorente a quelle condizioni sono stati colpi eccezionali, roba che se li avesse fatti Galliani, non passerebbe giorno che qualche cronista enfatizzasse l’operato del grande dirigente rossonero. Però sono pur sempre esordienti in serie A, e uno come Jovetic non guasterebbe proprio.

el  Matador: finchè non si sblocca la sua vicenda, il progetto NAPOLI 2013/14  non può decollare.. giusto però da parte della società non abbassare pretese

el Matador: finchè non si sblocca la sua vicenda, il progetto NAPOLI 2013/14 non può decollare.. giusto però da parte della società non abbassare pretese

Mentre la Fiorentina è riuscita a piazzare un grande colpo, assicurandosi un campione (il primo Super Mario, vale a dire Gomez – strappandolo a una vasta e accreditata concorrenza – senza per il momento cedere nessuno (ma occhio alle sirene per Ljaijc!) arrancano paurosamente Roma e Napoli,società a cui da sempre guardo con passione e simpatia, attirandomi le ironie di amici e tifosi più integerrimi rispetto a me… Spiace perché avrebbero potenzialità enormi, a N apoli poi manca davvero poco, come dimostrato lungamente l’anno scorso, però è indubbio che bisogna vendere Cavani, alle giuste condizioni, perché se squadre della Liga riescono a intascare come giusto ridere 30 e passa milioni di euro per gente come Negredo (non certo un top player, per carità) o il talentuoso speedy gonzalez Jesus Navas, mi pare normale far rispettare la famosa clausola per privarsi di un fenomeno come l’uruguaiano. Poi a livello tecnico  sarà difficilmente sostituibile, a meno che non arrivasse uno alla Ibra… ma qui starà poi a Benitez imporre il suo credo, magari con maggior convinzione di quando giunse all’Inter. La Roma ancora di più pare cantiere aperto, e 3 stagioni lontano dai vertici sarebbero effettivamente troppe. Il tempo per riassestare la squadra c’è, bisognerebbe però… riassestare un po’ la società, credo che in questo le parole di Venditti riassumano  al meglio lo stato d’animo di ogni tifoso della “Maggica!”

A fine mercato comunque sarò più preciso con un bilancio completo di tutte le 20 squadre di A, come faccio da anni