Verona campione d’inverno in serie B: diamo i voti ai protagonisti del girone d’andata

Il VERONA ha mantenuto alle promesse estive, terminando il girone d’andata al primo posto solitario in classifica davanti alla rivale più accreditata alla vigilia, il Frosinone, tenuto a distanza di 3 punti.

Un cammino non propriamente lineare, ma in pratica condotto quasi sempre da capolista, dal momento in cui si era riusciti a superare la lepre Cittadella di inizio stagione.

Proprio il derby perso in maniera agghiacciante ha fatto da spartiacque alla prima parte di stagione gialloblu, più ancora che la sorprendente sconfitta interna della settimana precedente con il Novara, quando da imbattuti fra le mura amiche, i veronesi ne presero ben 4.

Da allora è stato un mix di partite giocate tra paura, imbarazzo, trepidazione e solo lampi del gioco fantastico, avvincente e assai redditizio (una media di quasi 3 gol a partita al Bentegodi), visti nelle prime 13 partite.

Un calcio qualitativamente senza eguali in B, con possesso palla e giocate di fino, sprazzi di talento puro in molti interpreti ed entusiasmo alle stelle.

La realtà ormai conclamata, e lo dico a ragione dopo la convincente ultima vittoria che ha chiuso il girone in casa contro il Cesena, è che “quel” Verona di inizio stagione ha nelle proprie corde prestazioni del genere, ma che purtroppo palesa pure delle lacune (che ci si augura possano in qualche modo essere corrette intervenendo a gennaio sul mercato).

Mister Pecchia ha saputo vincere la diffidenza iniziale, puntando su un calcio fatto di fraseggi, possesso palla e tanta qualità.

Mister Pecchia ha saputo vincere la diffidenza iniziale, puntando su un calcio fatto di fraseggi, possesso palla e tanta qualità.

PECCHIA, nonostante qualche detrattore proprio non lo digerisca e non gli perdoni nulla, ha mostrato invece nel momento più critico di essere anche realista, provando a vincere le gare in modo differente da come le aveva sempre impostate dall’inizio. Anche soffrendo, non solo giocando sul velluto. E questa potrebbe essere una prospettiva più consona al restante cammino che ci resta da qui alla promozione in serie A.

Per il resto personalmente applaudo al tentativo, spessissimo riuscito, di provare a fare sempre la partita, giocando nel vero senso della parola, in modo offensivo, armonioso, veloce, facendo divertire il pubblico. Questo è il calcio che mi piace e che ho sempre sperato di poter vedere anche a Verona.

Il fatto che abbiamo dilapidato un grosso vantaggio è stato in qualche modo assorbito dalla poca costanza dei nostri rivali, anche se ormai certe gerarchie paiono piuttosto chiare, così come i valori in campo. Il fatto è che in B le sorprese sono dietro l’angolo e basta davvero pochissimo per soverchiare pronostici e ribaltare statistiche.

Di seguito ecco i miei giudizi sui singoli giocatori della rosa gialloblu:

NICOLAS 6,5 – Un voto “mediano”, pregiudicato dalla prestazione sconcertante di Cittadella in primis e da alcune uscite a vuoto di troppo, in stile kamikaze. Credo che pur essendo il portiere brasiliano ancora molto giovane (specie per il ruolo stesso), non possa migliorare molto su alcuni fondamentali. Che sia spericolato, si senta sicuro in determinate situazioni e agisca con un “consapevole istinto” credo faccia parte del suo dna. Allora apprezziamolo almeno per i tanti salvataggi miracolosi, per gli interventi reattivi e per averci portato in grembo anche dei punti preziosi. Per il resto speriamo di non trovarci in finale playoff fra 6 mesi, come accaduto l’anno scorso al Trapani quando purtroppo per lui una sua “sbavatura” contribuì a regalare la promozione in A al Pescara, dopo che personalmente aveva disputato una grande stagione.

PISANO 6 – Uno come lui in B dovrebbe fare la differenza, e invece il miglior Pisano ancora non si è visto. Forse non era tra i più convinti a rimanere, questa almeno è la mia sensazione, più volte smentita fra l’altro dal giocatore. A tratti ha sì trascinato la squadra con belle sgroppate sulla destra, ma il più delle volte è parso nervoso, distratto, poco partecipe.

BIANCHETTI 6,5 – Quale sarà la dimensione vera di questo difensore da sempre coccolato dalla critica nazionale e protagonista, dati alla mano, di un importante percorso giovanile con tutte le maglie della nazionale azzurra? A 23 anni forse è presto per tirare somme ma a occhio e croce non diventerà mai un Bonucci, molto più probabile che diventi come… Ranocchia, che dello juventino era il “gemello” più talentuoso ai tempi in cui entrambi militavano nel Bari. La storia è andata diversamente e le affinità tra il nostro centrale difensivo e quello attualmente ai margini dell’Inter sono molte, secondo me, dal punto di vista tecnico.

Difettano entambi in personalità nei momenti topici, vanno in apnea anziché dare sicurezza al reparto quando la squadra è messa alle strette dagli avversari. Insomma, mica bruscoline per un difensore che ambisca a giocare ad alti livelli. Di contro occorre ammettere che spesso e volentieri in questo contesto Bianchetti abbia dimostrato di essere preciso, sul pezzo e maturato rispetto a un anno fa. L’impressione mia è che giochi meglio quando tutto il Verona viaggia in scioltezza ma che il vero perno difensivo sia il suo compagno di reparto.

CARACCIOLO 7 – Eccolo, appunto, il difensore imprescindibile della rosa. Giunto in punta di piedi ma con in realtà un robusto curriculum da giocatore “di categoria”, il buon Antonio è uno che sembra badare al sodo e soprattutto raramente si è fatto sorprendere dagli avversari. Il passato remoto da centrocampista gli ha lasciato in eredità una discreta capacità di leggere le situazioni di gioco avversario con anticipo e questo lo rende un centrale completo.

SOUPRAYEN 6 – Una sufficienza risicata e poco più per il lungagnone mancino da due anni in forza ai gialloblu. Nonostante le prestazioni siano salite di tono nell’ultimo mese, purtroppo il terzino sinistro francese raramente ha dato segni di continuità al suo gioco. Il fatto che le migliori prestazioni che gli ricordiamo siano le primissime del suo esordio in serie A non gioca molto a suo favore. Ammetto di essere fra i suoi detrattori ma dovendo scriverne in modo critico, di lui salvo l’applicazione delle ultime partite e una fisicità che spesso incute se non altro il rispetto da parte degli avversari. Per il resto non gli perdono le troppe amnesie, il giocare quasi sempre facendo il compitino e il fatto di non essere mai riuscito a sorprendermi! Dovessi proprio migliorare un reparto andrei sui terzini, poco ma sicuro.

ROMULO 7 – Un voto che rende giustizia solo in parte al grande valore individuale del giocatore. Ma appunto perché il gioco del calcio non è individuale, ecco che l’italo brasiliano ancora non è a livelli di eccellenza, nemmeno in B, categoria che gli sta senz’altro stretta. A volte eccede davvero in fughe solitarie, in azioni insistite che necessiterebbero di “viste” diverse. Ha una voglia matta di spaccare il mondo, di riprendersi le vette che aveva meritatamente raggiunto (passando proprio dall’esplosione dell’anno a Verona): la Juventus e la convocazione con l’Italia per i Mondiali in Brasile. Gli infortuni lo hanno ricacciato nell’oblio, insinuando il dubbio che fosse un calciatore finito. Sta dimostrando con i fatti che non è così, sciorinando partite da autentico campione. In altre però è abulico, sotto tono, dimesso…. E non è questo che il Verona si attende da lui per tornare in serie A.

FOSSATI 7,5 – Non una scoperta in senso assoluto, perché il ventiquattrenne gode di un assoluto credito sin da quando passò dalle giovanili dell’Inter a quelle del Milan, figurando tra i tanti “nuovi Pirlo” del calcio italiano, regista dai piedi finissimi davanti alla difesa. Da professionista aveva già cambiato diverse casacche in B, sempre dando validi contributi alla causa, specie al Cagliari, ma mai diventando protagonista. Lo sta facendo a Verona, dove è apprezzatissimo da tutti per l’immancabile impegno, la perizia, la grinta (in una squadra che nell’insieme difetta in questo aspetto) ma anche per le doti tecniche, la sagacia tattica e per alcuni colpi che ha saputo mettere in mostra. Portatore sano di cartellini gialli, in un Hellas che abbonda di piedi buoni dalla mediana in su, gli tocca fare la parte del duro che gioca sporco, ma poi è in grado di tirare fuori delle perle ancora rivelatrici della sua tecnica (vedi il suo secondo gol contro lo Spezia all’incrocio).

il fantasioso italo-brasiliano Daniel Bessa ha messo in mostra doti non comuni di centrocampista. Quasi u n lusso per la B, ha ancora tempo per puntare a consolidarsi nella massima serie

il fantasioso italo-brasiliano Daniel Bessa ha messo in mostra doti non comuni di centrocampista. Quasi u n lusso per la B, ha ancora tempo per puntare a consolidarsi nella massima serie

BESSA 8 – Che avesse tanto talento lo si sapeva da tempo, da quando ad esempio vinse con l’Inter la Youth League (allora Next Generation Series); che avesse qualità tecniche superiore alla media lo si era visto sin dai primi vagiti in casacca gialloblu, nel modo naturale di trattare la palla, di gestirla, di fare sempre la giocata giusta; che sia di passaggio in cadetteria lo si è capito altrettanto presto. Un centrocampista così figurerebbe benissimo anche nell’attuale serie A, categoria che aveva già raggiunto un paio di anni fa col Bologna prima di infortunarsi gravemente e di ripartire da Como, protagonista comunque di un’ottima stagione a livello personale, nonostante l’inopinata retrocessione dei lariani.

Daniel è un giocatore da tichi taca, da futsal, che però non eccede mai in giocate fini a sé stesse, sa anzi mettersi al servizio della squadra, gioca a testa alta, non tira indietro la gamba, è a disposizione del mister, così schizofrenico a livello tattico specie con i centrocampisti, a cui richiede sovente di cambiare posizione in campo. E così lo si è visto giocare da mezz’ala (prevalentemente), ma anche da laterale sinistro e da regista centrale, sempre in grado di dare un ottimo contributo. Il calo fisico che ha avuto nella seconda parte di stagione è coinciso guarda caso con il periodo più nero della squadra ma essere riusciti ad acquistarlo, grazie ai gettoni di presenza già timbrati, è stato certamente un grandissimo affare.

SILIGARDI 6,5 – Inutile girarci attorno, da lui ci si attende sempre qualcosa di più. I tifosi si sentono in qualche modo “traditi”, perché del giocatore tanto osannato, e che almeno in B dovrebbe fare valere una tecnica superiore, si sono viste poche tracce. Troppe volte è assente ingiustificato, quando si intristisce se non gli riesce un dribbling, se una giocata gli viene stoppata… In questo mi ricorda un vecchio gialloblu: Salvetti, anch’egli facile ai condizionamenti ma anche decisivo e importante quando invece la partita gli girava per il verso giusto. Speriamo che con un allenatore come Pecchia sempre pronto a rinnovargli la fiducia, siano più le giornate positive che quelle negative.

il Pazzo si sta prendendo la sua rivincita, leader in campo e autentico big per l'intera categoria. Già 16 gol segnati in appena 17 presenze

il Pazzo si sta prendendo la sua rivincita, leader in campo e autentico big per l’intera categoria. Già 16 gol segnati in appena 17 presenze

PAZZINI 9 – Un tocco un gol, verrebbe da dire. Statistiche alla mano non è così, e poi i numeri non mi sono mai piaciuti. Però è indubbio che Pazzini sta facendo il Pazzo! Capocannoniere in solitaria, 16 reti in 17 gare, un pericolo costante in area avversaria, un attaccante che, si sa, ha un pedigree molto diverso da un contesto simile. E allora dovrebbe essere scontato un suo exploit, tale da non fargli meritare un 9 in pagella, direte voi… Invece il bel voto tiene conto della sua determinazione, della sua leadership, della sua voglia di rivalsa confermata dai fatti e non solo in veste di parole, di aver sposato la causa ai fini del raggiungimento dell’obiettivo.

LUPPI 6,5– Tanta abnegazione, una zanzara cui piace punzecchiare sulla fascia ma soprattutto l’orgoglio di vestire la nostra maglia, l’idea che giocare per il Verona sia il coronamento di una carriera sinora vissuta ai margini del calcio che conta e giunta come premio di una carriera via via sempre in progredire. Non credo che Luppi possa ambire a di più, già nel Verona si alterna con altri interpreti e non rappresenta un top sulla fascia, però sta dando il suo valido contributo, mixando quantità e qualità.

VALOTI e ZACCAGNI 7 – Quasi senza accorgersene ci siamo ritrovati con due giocatori in squadra pronti a recitare un ruolo da protagonisti in campo. Li conoscevamo già, entrambi avevano già esordito bene in serie A, specie il primo, figlio d’arte ma così diverso dal padre Aladino, anch’egli ex gialloblu. Mattia aveva pure segnato nella massima serie ma poi l’anno scorso sembrava aver buttato via una stagione, perso tra due prestiti in B poco edificanti.

Zaccagni, invece, di due anni più giovane (è un 95) era finito addirittura in Lega Pro, dove ha contribuito alla promozione del Cittadella ma sembrava ai margini del progetto, pronto a un nuovo prestito. Sono riusciti entrambi non solo a farsi trovare pronti, quando servivano alternative al gioco, ma anche in più occasioni a essere decisivi per il risultato. Gol, buone giocate, personalità, capacità di adattarsi a più ruoli (Valoti può fare la mezz’ala, il trequartista, l’interno; Zaccagni l’interno, il regista, l’esterno, addirittura Pecchia l’ha schierato da terzino destro). Insomma, due pedine che saranno sicuramente molto utili alla causa.

Gli altri giocatori hanno avuto meno chance di mettersi in mostra e quindi mi risulta difficile dare un giudizio su questa prima parte di stagione. E’ indubbio che ci attendevamo più gol (ma forse anche più minutaggio, e probabilmente la scarsa vena realizzativa dipende in primis da questo) da GANZ. L’attaccante, figlio di Maurizio “el segna semper lu”, sembra avere il guizzo giusto e le attitudini da bomber di razza e reclama spazio (o almeno lo sta facendo il suo procuratore su pressione indiretta della Juve che ne controlla il cartellino) ma io lo terrei comunque fino a giugno. Davanti ha Pazzini e mi sa che deve solo sperare che Pecchia in alcune gare si affidi a un gioco a due punte, altrimenti dovrà farsi valere in zona gol nelle briciole che gli verranno riservate.

GOMEZ e CHERUBIN sono giocatori esperti, di sicuro affidamento. Il primo ha fatto la storia recente dell’Hellas, probabilmente farebbe comodo a molte squadre avversarie, ma ha lo spirito giusto ed è rimasto consapevole di non dover ricoprire un ruolo di primo piano nelle scelte del mister. Non sono pervenuti MARESCA e TROIANIELLO: per carità, i comprimari ci sono sempre stati, ma almeno da Enzo ci si aspetta che guidi la squadra con maggiore autorevolezza una volta chiamato all’appello. Ha sorpreso il difensore BOLDOR nella gara di chiusura vinta ieri al Bentegodi. Ha addirittura segnato di testa con un bello stacco in area ma è parso soprattutto sicuro, pratico, concreto sull’attaccante avversario, e nella fattispecie si trattava del cesenate Djuric, uno dei più pericolosi dell’intera categoria. Esame superato per lui e così in casa ci troviamo una pedina preziosa per il futuro, in un reparto anche quest’anno messo sotto accusa per i gol subiti (per fortuna in misura minore rispetto all’ultimo biennio, e ben compensati da un’esplosiva forza offensiva), alcuni in maniera piuttosto imbarazzante.

ZUCULINI da acquisto di peso si è rivelato suo malgrado il flop di stagione, collezionando pochissimi minuti e dando credito purtroppo a quello che era risaputo da due anni: un giocatore con troppi problemi fisici dovuti a infortuni e continue ricadute. Spiace perché il dna sarebbe quello del lottatore, del calciatore tipo che piace ai tifosi per spirito da guerriero, per determinazione e “cattiveria”, abbinate nel suo caso anche a buone doti tecniche, come certificato dallo splendido anno a Bologna. Speriamo da qui a fine stagione possa mettere anche la sua firma sulla tanto sognata promozione in A.

Stesso dicasi per FARES, soltanto un paio d’anni fa portato a emblema dell’ottimo lavoro del settore giovanile, con lui attaccante esterno in grado di fare sfracelli in area, con doti fisiche straripanti, un’ottima corsa e tanta personalità. In A aveva messo insieme un numero discreto di presenze e buone prospettive, pur dando l’impressione di non essere tagliato per agire da terzino sinistro. Pecchia lo aveva restituito al cuore del gioco, sin dal suo insediamento sulla panchina gialloblu, mettendolo largo a sinistra in un tridente d’attacco. Per ora Fares è quello che più ha deluso, negativo sia davanti che soprattutto indietro, dove ha peccato clamorosamente in due occasioni, fin quasi a scomparire dai radar. Il futuro è dalla sua parte (ha appena 20 anni) ma deve limare il suo comportamento, che troppe volte lo ha visto eccedere in nervosismi.

La rosa, sbandate a parte, ha dimostrato la sua forza ma il mercato di gennaio, specie considerando l’ingente bottino ottenuto dal “paracadute” dello scorso anno, potrebbe puntellare alcuni reparti di giocatori “di categoria”, magari andando a pescare proprio dalle dirette avversarie.

Il momento no dell’Hellas Verona

Sembrava la squadra da battere, a detta di tutti, tifosi e soprattutto addetti ai lavori, la favorita numero uno per la promozione diretta in serie A. Invece l’Hellas Verona, dopo aver in effetti dato questa parvenza di grandezza suprema, pur nel contesto di un torneo non certo di gran livello, si è come liquefatto alle prime difficoltà, subendo ben 9 reti in due gare.

C’è già chi parla di crisi conclamata, di incapacità della squadra di reggere certi urti, certe pressioni, di una sopravvalutazione della rosa, dell’immaturità di alcuni elementi, di essersi montati la testa per le troppe luci dei riflettori. Dove sta la verità? E soprattutto, sarà caduta libera, da qui in avanti fino al termine del girone d’andata, quando si dovranno incontrare squadre di caratura medio/alta quali Bari, Entella, Cesena e Carpi, e le insidie del derby veneto rappresentato dal Vicenza?

Riavvolgiamo indietro il nastro. Non serve resettare tutto alla prima giornata, o ai presagi estivi: in fondo basta collocare il nostro timer a due settimane fa, all’indomani della netta vittoria esterna in quel di La Spezia, campo notoriamente ostico, sia per l’ambiente casalingo del Picco, sia per la qualità della squadra locale. Un 4 a 1 netto che diede il via a una girandola impazzita di complimenti, titoloni, spazi, previsioni da far girare la testa, col rischio concreto – e poi materializzatosi – che ciò facesse perdere la concentrazione in vista di una gara al Bentegodi che pareva quantomeno abbordabile, contro un Novara in crisi di identità e di risultati.

Dando per buone queste attenuanti, ma facendo in ogni caso registrare un campanello d’allarme (chè uno 0 a 4 tra le mura amiche non è mai un buon segnale di salute), ci si attendeva una reazione, la classica prova d’orgoglio contro un Cittadella, che sì aveva subito qualche battuta d’arresto dopo il folgorante inizio di stagione, ma che comunque rimaneva terzo in classifica, sorretto da entusiasmo, buon gioco e del ruolo certificato di rivelazione del campionato.

Pronti, via e dopo nemmeno 30 secondi il Pazzo metteva in rete dopo azione in velocità da manuale. Sembrava la chiusura del cerchio, col Verona pronto a riprendersi gli elogi e i titoli, oltretutto col ritorno al gol del suo principale campione, forse l’unico autentico della rosa. Altre giocate collettive o dei singoli, in quei primi 10 minuti, fecero drizzare le antenne anche a scafati uomini di campo ed esperti come i commentatori Sky Claudio Onofri e Daniele Barone, che a un certo punto si sbilanciarono dicendo che “sembra di vedere una partita di Champions League”.

Esagerazioni a parte, è per dare la misura di quanto potenzialmente forte possa essere il Verona, quanta qualità ci sia tra i piedi di alcuni elementi. I nomi non li cito ma sono proprio quelli che hanno occupato spazi nei giornali, nelle tv, guadagnando fior di titoli, di apprezzamenti e di investiture importanti per il futuro.

Si è trattato solo di un sogno allora? No, però occorre anche fare i conti con la realtà e ammettere, lo sappiamo poi bene per esperienza diretta, visto quante volte ci siamo già passati da promozioni dalla B alla A, che contano anche altri elementi, gli stessi messi in mostra ad esempio dai nostri ultimi avversari. La corsa, la determinazione, la grinta, la motivazione, la voglia di arrivare al traguardo (che, ahinoi, non era assolutamente già stato conseguito, anzi!), la tanto evocata personalità, di squadra e nei singoli.

Non ci si può abbattere alla prima difficoltà, al primo gol subito, alla prima sbandata, perchè quella è stata contro il Novara, erroracci arbitrali a parte. Invece, i nostri sembrano impauriti, inermi, indisponenti, a disagio, fuori contesto, fuori…categoria!

Una difesa colabrodo, errori che definire “da dilettanti” ancora non rende l’idea, l’incapacità palese di far fronte alla furia avversaria e la sensazione, reale (e già provata a dismisura nelle ultime due precedenti stagioni) che ogni singola azione offensiva avversaria potesse arrecarci seri danni, leggasi gol. Davvero, potevano essere 5 come 6 o 7, questa è la cruda realtà. E anche se sento invocare l’assenza di due buoni difensori cadetti come Caracciolo e Cherubin (ma non era l’ex enfant prodige del calcio italiano Bianchetti il punto fermo della nostra retroguardia?) come scusante per tanta imbarazzante pochezza difensiva, veramente mi pare fuori luogo appellarsi a questo.

Il fatto è che abbiamo sempre subito alla prima – e talvolta unica – concessione agli avversari. Poi ne facevamo 3-4 e tutti giustamente contenti ma non appena si alzavano i ritmi, gli avversari perdevano quella sorta di timore reverenziale (cosa che ormai non avrà più nessuno) e ci contrastavano sul piano della grinta, i problemi si manifestavano. La baracca la salvavano poi la qualità dei nostri interpreti offensivi, il tiki taka in chiave minore adottato da Pecchia a centrocampo, le parate – ebbene sì – del tanto vituperato Nicolas, che pareva imbattibile sulle palle alte, con quelle sue prese “sicure”. Già, sin troppo sicure, e questa sicurezza, forse addirittura questa “spocchia”nelle giocate in varie zone del campo, ha finito per nuocere impietosamente sui nostri risultati. Senza umiltà, senza la consapevolezza che non abbiamo ancora conquistato nulla, e tutto è ancora da dimostrare, non si va da nessuna parte.

Il calendario adesso non è d’aiuto, proprio per il nome delle avversarie che incontreremo, e sarà decisivo stavolta sì vedere se e come la squadra reagirà.

Pecchia si è assunto ogni responsabilità, ma è evidente che non è così. Io non rinnegherò mai il bel gioco e le belle sensazioni che mi ha trasmesso in questo primo scorcio di campionato. Amo il gioco offensivo, propositivo, di qualità, che dalle nostre parti mancava da tanto tempo ma ora mi aspetto più carattere da parte di coloro che hanno più doti. E allora, in fondo al pezzo, i nomi li faccio. Sì, proprio voi, Romulo, Pazzini, Siligardi, Fossati, Bessa… siete da serie A? Siete i “fenomeni” della B? Sapete davvero fare la differenza? E allora, ok, siate voi a tirare la carretta. Anche attraverso il bel gioco, ma non solo in questo modo. Soprattutto fatelo col cuore, lottando, senza perdervi d’animo, che nessuno ha mai chiesto di tornare in A a dicembre o di emulare il Barcellona.

Che esordio per l’Hellas Verona: poker al Latina e grande gioco in mezzo al campo

Buonissima la prima, è proprio il caso di dire, dell’Hellas Verona al Bentegodi. Un risultato roboante, sottolineato da tutti i media locali e nazionali, e che va a certificare, semmai ce ne fosse stato bisogno, il ruolo che la squadra gialloblu dovrà recitare quest’anno in serie B: da protagonista.

Un 4 a 1 che ci sta tutto, frutto di un predominio non soltanto territoriale ma tecnico, dove il divario con il Latina era davvero troppo ampio. 

Tutti a festeggiare Bessa: che esordio da sogno per il talento delle giovanili dell'Inter

Tutti a festeggiare Bessa: che esordio da sogno per il talento delle giovanili dell’Inter

Ecco, forse a cercare di smorzare gli entusiasmi potrebbe entrare in gioco questo fattore: cioè che la squadra laziale non sia certo annoverata, almeno quest’anno, tra le compagini più in vista e accreditate. Ma sarebbe ingeneroso sottovalutare i meriti degli uomini di Pecchia che si trovavano a dover esordire necessariamente con una vittoria. Le pressioni ci saranno in questo lungo cammino cadetto ma mi piace il modo in cui tutti, dal tecnico, al direttore sportivo, ai giocatori (convincente il modo in cui i neo arrivati Fossati e Bessa – una coppia di qualità a centrocampo che non si vedeva da tempo da queste parti – hanno dichiarato di voler andare a Salerno per vincere), si stanno ponendo, scegliendo di non fare proclami ma allo stesso tempo non nascondendosi.

Mi scoccia, e vale per tutti i tifosi, rendermi conto che il mercato probabilmente ci porterà via quel Romulo, appena recuperato e smanioso di riprendere il proprio brillante cammino, già ieri trascinatore. Credo si sia speculato sul suo nome, io non l’ho mai percepito alla stregua di un mercenario. Tre anni fa ci condusse a una salvezza clamorosa, forte di un campionato eccellente, assieme ai vari Toni, Iturbe, Jorginho, Maietta… naturale che bussasse alla porta una grande, e in quel momento (ma direi… mai) era impossibile rifiutare la corte della Juventus.

La storia recente dell’italo-brasiliano è una sorta di remake del fortunato film “Sliding Doors”: acquistato dalla Juve, in procinto di diventare per lo meno un cambio dei titolari, o uno dei 12/13 titolari, e quasi certo di disputare i Mondiali in Brasile con la maglia azzurra, è incappato in un brutto infortunio che l’ha in pratica tenuto lontano dai campi di gioco per una stagione intera. Lo scorso anno il rientro in gialloblu fu in sordina, con il procuratore che cercava altre sistemazioni.

Ma il giocatore in sè non l’avevo mai sentito dichiarare frasi “inopportune” riguardo l’idea di restare da noi (in fondo l’Hellas lo ha reso giocatore importante) e sarebbe un peccato perderlo. Rimanesse e giocando con continuità, ottenendo quella promozione che tutti ci aggiudicano, volerebbe di certo verso altri lidi, se quella è l’ambizione di giocatori di un certo pedigree.

Diverso il caso di Viviani. Del talentino azzurro, protagonista assoluto delle giovanili giallorosse, quando un certo Florenzi gli stava dietro nelle gerarchie, si è visto davvero poco da quando è un calciatore professionista. Che sia la pubalgia, che siano fattori comportamentali, che mentalmente si consideri uno da serie A, conta relativamente.

Ha disputato un precampionato assolutamente non in linea con le aspettative, non pare il giocatore sul quale puntare le proprie fisches per ripartire. Di contro in B i nomi contano relativamente e gente come i già citati Fossati e Bessa, ma pure l’altro neo-acquisto Zuculini hanno le caratteristiche ideali per fungere da protagonisti dei nostri colori.

Tecnica, determinazione, motivazione, ambizione: ingredienti che sono basilari per vincere un campionato. Parlo della mediana, ma pure la difesa rischia di essere menomata da qui alla trasferta di Salerno. Helander in panca ieri significa una sola cosa: cessione.

Che in B lo svedesino abbia le giuste credenziali per guidare un intero reparto non ci sarà dato di sapere, fatto sta che lì (come sempre) entreranno in gioco i procuratori, e volente o nolente, si sta parlando di un giovane quotato a livello internazionale, che solo due anni fa vinse da titolare la finale dell’Europeo Under 21.

Via lui, dentro Cherubin… beh, personalmente, la cosa “s’ha da fare”. Il bolognese ha tanta esperienza, un discreto piede, sa destreggiarsi in più ruoli in difesa, pur essendo nato centrale. Con il passaggio dal modulo a 4 a quello a 3, lui mancino, spesso ha giostrato da centrale di sinistra. Non credo che dia il meglio di sè da terzino sinistro in una linea a 4, ma sicuramente sarà in grado di adattarsi, altrimenti vorrà dire che giocherà centrale insieme al convincente Caracciolo, al posto di quel Bianchetti destinato in A.

Ora, il ragazzo è stato spesso preso di mira. Ammetto, conoscendolo dalle giovanili dell’Inter e del Varese, prima ancora che nell’Under 21, che mi sarei aspettato qualcosa in più da lui con i “grandi”. Ma in B è parso davvero un leader in difesa: pulito, sicuro in ogni situazione di gioco, sereno. Giocare da titolare, magari con un traguardo importante a fine stagione, credo possa rappresentare per lui il vero salto di qualità. E’ ancora giovane, e anche se la sua parabola calcistica rischia di assomigliare a quella di Andrea Ranocchia, un predestinato che non ha saputo imporsi ad altissimi livelli, merita fiducia. Venderlo a campionato iniziato, quando il tecnico Pecchia ha dimostrato di aver puntato su di lui, non mi pare certo la mossa giusta.

Il portiere Nicolas può reggere il peso della responsabilità in una squadra che punta al vertice: non è più il ragazzino di un paio d’anni fa, è reduce da un grande campionato da titolare a Trapani e ieri, al di là del rocambolesco e casuale gol subito (per carità, bella l’idea e il tiro del figlio di bomber De Vitis), si è messo in luce per concentrazione e prontezza di riflessi. L’avversario non era probante, lo si è capito subito, ma la difesa ha subito pochissimo gli avanti avversari. Pisano in B è un lusso, Souprayen deve metterci più grinta (ma probabilmente… non ce l’ha, c’è poco da girarci intorno). In ogni caso arretrare il ciclone Fares a sinistra sarebbe uno spreco. Mi è piaciuto sinceramente anche il modo in cui il “vecchio” Juanito Gomez si è messo a disposizione della squadra, tra i pochissimi del vecchio corso a rientrare nel progetto e immagino utilissimo alla causa nel corso del torneo (boato ieri per il suo gol al termine di una bellissima azione in fraseggio).

Aspettando Ganz, l’intesa tra il turbo Luppi e il Pazzo è stata ottima. Per entrambi una rete, belle giocate, sempre sul pezzo.

Del centrocampo ho già detto. Contro Salernitana e Benevento sarà più difficile sicuramente, ma i nostri non buttano una palla, si smarcano, si cercano, fanno pressing.

C’è una mentalità nuova, e io è da settimane che rispondo a chi mi chiede un parere, che mi interessa per una volta divertirmi allo stadio, vedere un calcio moderno, propositivo, efficace, magari spettacolare. 

Il Popolo Gialloblu, sempre presente, numeroso e rumoroso! Un sostegno incredibile per la squadra

Il Popolo Gialloblu, sempre presente, numeroso e rumoroso! Un sostegno incredibile per la squadra

Ieri tutto questo c’è stato, per la gioia di tanti tifosi sempre appassionati (già ieri eravamo tantissimi allo stadio), mia e di mia moglie che, dopo i magri bottini dello scorso anno, quest’anno si è gustata ben 4 gol in un colpo solo!

Se il buongiorno si vede dal mattino, è proprio vero: ce la possiamo giocare! Il risultato eclatante di ieri – inutile dirlo –  è stata la vittoria in trasferta del neopromosso Cittadella ai danni del Bari, che io stesso avevo giudicato come la squadra più temibile in chiave promozione diretta.

Alla prima giornata ci sta, per carità, ma io mi sarei scoraggiato e incazzato non poco se avessimo perso la prima casa contro il Latina… bene invece, come era prevedibile, le altre big, Carpi e Frosinone, entrambe vittoriose in scioltezza con due gol di scarto sugli avversari. Altro che fuochi di paglia: questi vogliono tornare subito in A come il Verona. Ci sarà da divertirsi in questa lunga maratona!

Troppo scetticismo attorno al nuovo Hellas Verona di Pecchia e Fusco

Per una volta il mio titolo dice già tutto: niente giri di parole e via alla riflessione.

Come tutti sapete – almeno chi mi conosce un pochino – sono un grande appassionato della prima squadra della mia città, l’Hellas Verona (detto con tutto il rispetto per il Chievo e senza intento di provocazione), ma allo stesso tempo mi è sempre piaciuto seguire il calcio a 360 gradi, e per ogni questione che lo riguardi mi piace contestualizzare le mie argomentazioni.

download (1)

E’doveroso premettere che siamo reduci dalla peggior stagione di sempre in serie A, con una retrocessione annunciata già a novembre/dicembre (ma non un anno fa, quando invece i pronostici “dalla parte sinistra” della classifica si sprecavano) e uno scoramento generale dovuto al brusco e repentino ridimensionamento, dopo aver cullato la speranza di consolidarsi nella massima serie.

Certamente non è semplice ripartire sorretti dalla giusta dose di fiducia e ritrovare d’incanto quegli stimoli, quella motivazione e anche quella voglia di rivalsa che in situazioni simili è più facile smarrire. Si è chiuso irrimediabilmente un ciclo vincente, sarà tra l’altro la prima stagione post-Luca Toni, campione e uomo simbolo di questi tre anni di A.

Eppure io personalmente, a differenza di tanti miei contatti (e pure di qualche amico stretto, tifosissimo dei gialloblu) ritengo che ci siano degli elementi favorevoli a quella che potrebbe essere una rinascita, senza addentrarsi in azzardati pronostici che poi magari ti si ritorcono contro. La delusione è molta, ancora tangibile, e verrebbe voglia di attuare un vero repulisti in casa Hellas, a partire dalla società, che lo scorso anno ha dato tanti segnali di debolezza al suo interno e di fragilità.

Visto che il padrone non lo si può cambiare – e concedendo il piccolissimo particolare che fu proprio Setti, coadiuvato da Sogliano, da Gardini e soprattutto da Mandorlini a portarci in serie A, qualcosa invero si è mosso in seno alla dirigenza, andando anche a toccare i quadri tecnici. Logorato il rapporto con il mister di Ravenna, ancora forte di un anno di contratto, e non essendo riuscito il miracolo sportivo a Gigi Delneri, dopo tanti nomi valutati, ci si è affidati al semi esordiente Pecchia.

CleffuEWQAAdWQz

Si sono da subito sparsi semi di preoccupazione, quando non proprio di rassegnazione, all’annuncio dell’ex braccio destro di Rafa Benitez, nelle esperienze al Napoli e al Real Madrid. Prima ancora l’ex centrocampista fra gli altri dello stesso Napoli e della Juve, aveva solo assaggiato delle panchine da professionista, curriculum che si portava in dote anche un certo Ficcadenti, quando si accinse ad allenare i nostri colori.

Al di là dell’oggettiva scarsa esperienza di Pecchia, di lui fin da quando era protagonista in campo,  si diceva che fosse un predestinato, un allenatore in campo, un ragazzo dotato di grande intelligenza, il “giocatore-avvocato”.

Ha in fondo allenato CR7, Bale, Higuain, Hamsik, Ramos… chiunque conosca certe dinamiche, sa benissimo che un allenatore in seconda è preziosissimo nella preparazione delle squadre e il buon Fabio sembra proprio gradire un gioco “internazionale”, fatto di fraseggi, intensità, con o senza palla, soprattutto fatto di coraggio.

E da quanto tempo, categorie a parte, a Verona, non vedevamo all’opera delle squadre con queste caratteristiche? Mi direte che tutto è ancora da verificarsi, ma potrebbero valere come indizi una preparazione molto diversa rispetto all’ultimo lustro, la prova di Coppa Italia, non brillantissima sul piano tecnico ma promettente in alcuni movimenti e idee di gioco.

Fusco, il nuovo Ds, si sta muovendo bene, anteponendo i fatti alle parole e alle comparsate in tv. Sta cercando di allestire una squadra equilibrata in tutti i reparti, che abbia buoni ricambi ma pochi doppioni (assai dannosi più che utili) e si sta destreggiando pur nell’ambito di situazioni ambigue in merito alle permanenze o meno dei vari Viviani, Pazzini, Helander, Romulo

Il capitolo sui confermati, brutalmente definiti “i retrocessi” merita attenzione, perchè non si può mettere sullo stesso piano gente che ha il pensiero altrove, gente che ama la maglia, gente che forse ha finito il suo ciclo, gente che in A magari era debole ma in B potrebbe farsi valere eccome e gente che realmente è già in clima campionato col solo obiettivo di dare il massimo. Ho omesso di fare i nomi, ma immagino che mi abbiate capito.

Credo che alcuni possano ancora dare tanto, e vanno salvaguardati e incoraggiati, e su questi sarà utile contare per cementare un gruppo che possa coniugare mentalità vincente e voglia di emergere.

Sono soddisfatto di tutti gli innesti: Luppi e Ganz hanno una gran voglia di spaccare il mondo, Fossati nelle nazionali giovanili faceva la differenza e in B si sta consacrando come uno dei centrocampisti più talentuosi della categoria, Nicolas è tornato da Trapani dopo un campionato da protagonista, Zuculini se sta bene è destinato a diventare un punto fermo in mezzo al campo, imprescindibile per ogni allenatore e Antonio Caracciolo, beh, si tratta con molte probabilità del miglior centrale difensivo della B, cercato un gradino più sopra da squadre di fascia media.

Più che altro in B non contano i grossi nomi: gli esempi lampanti di Crotone e prima ancora Carpi, Frosinone, Sassuolo o Empoli sono molto indicativi in tal senso. Un bravo dirigente deve essere ovviamente bravo e abile a scovare i giocatori adatti all’allenatore, quando non sia quest’ultimo a farsi valere, richiedendo uomini che ben conosce. Si devono conoscere le caratteristiche di un’ampia rosa di atleti valutabili.

L’attuale panorama cadetto non presenta ai nastri di partenza la squadra ammazza campionato, la Fiorentina, il Palermo o per rimanere ai giorni nostri, il Cagliari di turno… ci sono buone compagini, tra cui metto certamente le declassate Carpi e Frosinone, il cui exploit non ritengo del tutto isolato, ma nessuna mi pare in grado di guardare tutti dall’alto in basso ai nastri di partenza.

Io lascio ai complottisti o ai dietrologisti le accuse neanche troppo velate di non volere subito la promozione, in modo da poter usufruire del restante bottino del paracadute nella prossima stagione… questi discorsi mi fanno ridere, non hanno senso.

Il torneo di B è lungo e logorante, non scopro l’acqua calda, ed è impensabile tentare improbabili fughe. Sono 42 partite in cui gradualmente si dovrà cercare di trovare l’assetto giusto, quel quid che potrebbe far sbaragliare le carte, ridare entusiasmo, sospingere la squadra. Sappiamo tutti quanto può dare il Bentegodi, la sua gente, il suo Popolo, quello dell’Hellas.

Io mi auspico di fare un buon campionato, di divertirmi, di vedere una squadra propositiva, determinata, che abbia personalità in casa e fuori, che non abbia paura di sbagliare, che ce la metta tutta.

E credo che in fondo siano requisiti che interessano a tutti i tifosi gialloblu. Poi le cose potranno venire da sè, fino a farci spiccare nuovamente il volo.

In serie B il Carpi vola a +12 sulla seconda: mai come quest’anno c’è una squadra che merita fortemente la promozione

Sto leggendo da più parti in questi giorni se la promozione (ormai quasi sancita aritmeticamente) del Carpi in serie A possa rappresentare una svolta nel campionato italiano, in contrapposizione con un “sistema Lotito” che ai piani alti sembrerebbe essere preferito.  Io ovviamente sono per il Carpi, sono per queste “piccole” realtà che rappresentano per me ancora il senso più genuino del calcio. Non è mia intenzione vedere tutto rosa nella splendida cavalcata della squadra modenese, ormai a +12 lunghezze sul diretto rivale, il colosso Bologna. Già accostare una cittadina di provincia con il capoluogo emiliano fa un po’ specie, eppure è da un po’ che da quelle parti il calcio sta facendo assurgere a vette di popolarità e visibilità realtà più piccole. Basti pensare all’altro miracolo recente, quel Sassuolo che da due anni sta ben figurando nella massima serie. I detrattori al solito diranno che le finanze dei neroverdi sono più floride di quelle di tanti blasonati club. Vero, per carità, ma qui come altrove si è prima di tutto iniziato tanti anni fa un percorso vincente, ragionato, organizzato, che ha fatto salire passo per passo tutti i gradini del calcio professionistico. Sassuolo e ora Carpi, là dove invece il capoluogo di provincia Modena è da tempo impelagato in una situazione di classifica cadetta piuttosto modesta. Programmazione che ha consentito ormai da molti anni a costituire il primo miracolo del calcio moderno, quel Chievo che, al pari del Carpi di Castori non sarà (più, ai tempi di Malesani e Delneri lo era eccome!) spettacolare ma assai redditizio, quello sì!

grande festa al terzo gol siglato nel bgi match contro il Bologna da parte di Lollo

grande festa al terzo gol siglato nel bgi match contro il Bologna da parte di Lollo

Sia chiaro, è indubbio che le grandi piazze attirino maggiormente l’interesse del calcio nazionale, basti pensare all’entusiasmo che ha sorretto il Perugia nella prima parte della stagione, cosa che, unita a una rosa di elevata qualità nel gioco dei singoli, mi aveva azzardato a ipotizzarla fra le favorite del torneo, con lo stadio sempre pieno al Curi. Anche a me piacerebbe che certi club vivessero ancora annate da protagonisti, penso a quelli cancellati dai debiti, a quelli che stanno faticosamente risorgendo dalle proprie ceneri, come il Padova o il Mantova, per rimanere a Nord, al Siena, spostandoci al centro, e alla Salernitana, il Foggia, il Messina (ma l’elenco potrebbe continuare) scendendo verso sud. Però il calcio deve essere prima di tutto uno sport meritocratico e anche il più possibile deve attenersi a certe regole burocratiche. Se poi per primi sono gli squadroni metropolitani europei spesso e volentieri a non assecondare certi parametri imposti, beh, quello è solo lo specchio di uno sport che ancora presenta forti lacune e che fa quando gli conviene numerosi sconti ai suoi protagonisti.

Giusto che in un quadro generale di incertezza a imporsi siano quindi modelli sani, quasi sempre legati alla provincia. Magari saranno effimere ma un pezzettino di storia del calcio lo andranno a comporre. Tralasciando il Chievo, ormai dal 2001 in pianta stabile (con l’eccezione di una retrocessione, immediatamente compensata l’anno successivo) in serie A, furono a mio avviso significative anche le esperienze del Piacenza (un’altra delle squadre che ora si ritrovano un po’ ai margini, addirittura con un secondo club cittadino nel frattempo arrivato meritatamente in Lega Pro, laddove la rinata società storica versa ancora in serie D), del Novara, serissimo candidato a tornare in cadetteria, Bassano e Alessandria permettendo, del Cesena che, tra alti e bassi, splendide annate in A sin dagli anni ’80, e precipitose discese in terza serie, è anch’essa una bellissima realtà del nostro calcio tricolore. Il Carpi si muove nel novero di queste squadre, cui aggiungerei l’Albinoleffe, caduto un po’ in disgrazia nell’immaginario collettivo a seguito di alcune note vicende legate al calcioscommesse.

il cannoniere Mbakogu, classe 93, pronto ad esplodere in serie A

il cannoniere Mbakogu, classe 93, pronto ad esplodere in serie A

Gli emiliani di Castori, tecnico che in ogni categoria ha fatto ben parlare di sè, e che personalmente associo a una splendida stagione alla guida del Cesena (dove con gli uomini giusti a disposizione aveva proposto un calcio iper offensivo, alla faccia di chi sostiene sia uno che pensi per primo a non prenderle), non faranno la gioia degli esteti ma stanno di fatto dominando, con assoluta sicurezza, con rarissime cadute di tono, senza aver mai perso la bussola del proprio torneo, nemmeno quando sul più bello hanno dovuto giocoforza rinunciare a uno dei propri giocatori simbolo, quel Concas fermato dopo un controllo antidoping. Neanche quando si era infortunato il top della squadra, il cannoniere d’ebano Jerry Mbakogu, da tempo segnalato dal sottoscritto come uno dei migliori prospetti del calcio italiano, da quando giovanissimo vestiva con successo la maglia degli Allievi del Padova, prima di completare l’iter delle giovanili nel Palermo, con cui da protagonista andrà a vincere uno storico scudetto di categoria. E’ vero, non lo nego, le partite del Carpi sembrano quelle che si giocano a scacchi, ma spesso ti tramortisce con due semplici mosse. E’ successo in maniera praticamente identica nelle due gare chiave della stagione, quelle che hanno confermato – ce ne fosse stato ancora bisogno – quanto la corsa alla promozione diretta sia come minimo giustificata. Alludo alle vittoriose gare contro le principali avversarie di questo scorcio di stagione, Vicenza e Bologna. Il redivivo Vicenza, ripescato a inizio campionato e sistemato alla bisogna, nel corso del campionato ha ritrovato, grazie alla sapientissima mano di un rilanciato Pasquale Marino, compattezza, qualità e soprattutto ha puntellato la rosa strada facendo, fino a presentare un roster di tutto rispetto. In ogni caso mai mi sarei aspettato di trovarmi la squadra in grado di fare un filotto di risultati utili così lungo, al punto di scavalcare quasi tutte le pretendenti ai playoff, che si chiamassero Livorno, Avellino o Frosinone. Se dovessi indicare a uno spettatore occasionale della serie B un campo dove fosse assicurato assistere al bel calcio, allora non esiterei nel nominare il “Menti”. Il Lanerossi Vicenza infatti, imperniando il proprio gioco nei piedi del miglior regista della B, Di Gennaro, uno che di occasioni per imporsi nella massima serie ne ha avute molte, è sempre propositivo e alla ricerca della vittoria, che spesso è giunta grazie ai gol dell’attaccante sardo Cocco, che da anni non era così prolifico ed efficace. Eppure, pur giocando al solito molto bene, contro il muro del Carpi non c’è stato niente da fare, e gli emiliani in modo quasi irrisorio hanno mandato al tappeto in pochi minuti ben due volte i rivali con la rivelazione Kevin Lasagna, uno che la gavetta l’ha consumata, assoluto mattatore. Stessa cosa nel big match contro il Bologna. In quel caso risultato ancora più sorprendente, un 3 a 0 netto che non lascia scampo ai detrattori, con protagonisti affidabili “operai del pallone” come Pasciuti, Di Gaudio e Lollo, che mai come quest’anno si stanno esibendo con un rendimento costante sopra la media.

L'allenatore Castori, vero artefice del miracolo Carpi: sarà lui il nuovo Sarri?

L’allenatore Castori, vero artefice del miracolo Carpi: sarà lui il nuovo Sarri?

E allora, in un quadro tecnico davvero rivolto verso il basso, dove di bel calcio se ne vede ben poco, di spettacolo puro ancora meno, di talenti cristallini già pronti per salire di gradino pochissimi, di giocate d’alta scuola da far spellare le mani praticamente mai, ben venga che una squadra come il Carpi sia meritatamente a un passo da una storica promozione in serie A.  Una squadra organizzata in ogni reparto, armoniosa, ben guidata in campo e ottimamente orchestrata da gente come Lollo, Porcari – già protagonista della memorabile cavalcata del Novara – l’ex juventino Bianco, gli esperti Pasciuti e Romagnoli, e rappresentata da autentici campioncini in sboccio come il portiere di proprietà del Milan Gabriel, il difensore Struna o il piccolo Drogba Mbakogu, che magari seguendo l’esempio di un altro club illuminato come l’Empoli (che però fa più leva sul proprio fortissimo vivaio per mantenersi), potrà mantenere questo spirito vincente anche il prossimo anno.

Il pagellone della serie B. Carpi e Frosinone pronte per la A, riusciranno a resistere agli assalti di Bologna e Livorno? In coda deludono Crotone, Latina e Catania.

CARPI pt. 43  voto 9

Il cammino degli emiliani ricorda sin troppo da vicino, con le dovute proporzioni, quello dei cugini stretti del Sassuolo. La provincia di Modena va al potere grazie al campionato monstre della squadra di Castori, tornato ai fasti di Cesena, che dopo un girone d’andata quasi da record, può ambire legittimamente a un posto in serie A.

Il centravanti Mbakogu, “piccolo Drogba” ai tempi in cui furoreggiava nelle giovanili di Padova e Palermo (che portò allo scudetto Primavera) è finalmente esploso in zona gol, dopo vari anni di apprendistato, anche in Lega Pro, ed è il leader della squadra, pronto per la A.  Di contro la questione Concas, sospeso perché trovato positivo alla cocaina, rischia di macchiare la favola.

BOLOGNA pt 37 voto 7

Dopo una partenza deludente, la super big del campionato, attesa a una pronta risalita, ha ritrovato le giuste motivazioni, dovute forse anche all’avvento della nuova società, con le loro cariche di promesse. L’intelaiatura era già buona ma col mercato di gennaio potrebbero aprirsi scenari ancora più clamorosi, sentendo certe voci che circolano in merito a calciatori di altra categoria

E’ sempre bomber Cacia, massimo cannoniere di categoria, a fare la differenza, mentre stentano altri compagni di reparto, su tutti l’esperto in promozioni Troianiello, raramente decisivo, spesso partendo dalla panchina

FROSINONE pt 34 voto 8

Protagonista assoluta per buona parte della stagione, la squadra di Stellone ha subito una leggera flessione sul finale di campionato, conquistando una sola vittoria nelle ultime 5 partite. I play off però rimangono un traguardo accessibile, visto l’impianto di gioco molto collaudato e spesso spettacolare.

Sugli scudi il talento di casa Luca Paganini, già vincitore di uno splendido torneo Berretti qualche anno fa, proprio guidato da mister Stellone. Fantasista trasformato in ala solida e incisiva, rivelazione della B. Tra i molti giovani interessanti presenti in rosa è lecito attendersi il salto di qualità dal portiere ex Roma Pigliacelli, che tarda ad arrivare.

LIVORNO pt 34 voto 6,5

Un po’ in ritardo e molto altalenante, la squadra amaranto toscana ha tutti i mezzi per risalire la china, raggiungendo una delle tre posizioni. Ma i diretti concorrenti, in una B di anno in anno più equilibrata, non mancano di certo. Oltre alle doti tecniche, occorre anche molta fame agonistica

La rosa è composta per lo più da giocatori esperti, è da loro che maggiormente ci si deve attendere la svolta.

SPEZIA pt 34 voto 7

Che sia l’anno buono? Ogni inizio campionato la squadra ligure viene inserita di diritto tra le plausibili candidate alla promozione, forte di mezzi economici sempre dispensati a piene mani da una società ambiziosa. Il nuovo tecnico Bjelica ha portato entusiasmo e risultati ma il “solito” tourbillon di acquisti e cessioni del mercato di gennaio (già a buon punto da queste parti) rischia di ottenere l’effetto indesiderato, creando confusione nella squadra.

LANCIANO pt 33 voto 7

Si sta confermando (ed è il terzo anno consecutivo) il Lanciano, ormai una realtà del campionato di B. Spinto da giovani davvero interessanti, su tutti l’attaccante giramondo Monachello, che fece tempo a farsi notare nelle giovanili di Inter e Parma, prima di emigrare precocemente all’estero, accumulando preziosa esperienza, e che al primo anno da titolare sta segnando con regolarità. Basterà a centrare i playoff?

AVELLINO pt 33 voto 6,5

Ha mantenuto la stessa intelaiatura dello scorso anno, cambiando però interpreti in ruoli chiave. Magari meno spettacolare rispetto ai rivali ma alla fine la squadra irpina è sempre lì e dopo troppi anni di alti e bassi, sembra finalmente essersi assestata, nel tentativo di puntare al bersaglio grosso. I gol di Castaldo possono dare una grossa mano alla causa.

PESCARA pt 31 voto 6

Le tre ultime vittorie consecutive hanno cambiato i destini del Pescara che, sembrava impossibile rosa alla mano, aveva trascorso gran parte del girone d’andata nella parte bassa della classifica. Nonostante la dolorosa cessione del bomber Maniero, la squadra biancoazzurra, ritrovando fiducia nei propri mezzi, potrà fare lo sgambetto a molti, puntando in alto.

PRO VERCELLI pt 31 voto 7

Poco appariscente e acclamata dagli addetti ai lavori alla vigilia del torneo, forse memori dell’ultimo campionato cadetto, terminato anzitempo con una cocente retrocessione, la gloriosa Pro ha invece spesso stupito, inanellando la marcia giusta negli ultimi due mesi e risalendo la classifica. L’obiettivo resta la salvezza che, continuando di questo passo, sarà meno problematica del previsto.

TRAPANI pt 30 voto 6,5

Non era facile confermarsi ma la squadra di Boscaglia tutto sommato lo sta facendo. Sembra essere svanito l’effetto novità, che aveva fatto la differenza l’anno scorso, e sono sempre più pressanti le voci che danno il super bomber Mancosu, conteso dalle big Bologna e Catania, come partente. La sua sarebbe una grave perdita, da compensare al meglio, perché altrimenti potrebbe essere facile farsi risucchiare nelle paludi

PERUGIA pt 29 voto 6,5

Prima parte da 8/8,5 e seconda appena sopra la sufficienza. Da una matricola, seppur di extralusso, forse non ci si poteva attendere una continuità al vertice, ma se tu godi di un pubblico tra i più fedeli e numerosi della categoria e vanti in roster gente come Taddei, Verre, Falcinelli, Del Prete ecc puoi fare di più.

MODENA pt 28 voto 6

Vale lo stesso discorso fatto per il Perugia, con l’aggravante che qui non siamo più matricole da un pezzo. La squadra è indubbiamente completa in ogni reparto, con l’aggiunta di uno tra i tre migliori bomber in circolazione in serie B, El Diablo Granoche. In più in panchina c’è un combattente navigato come Novellino… tradotto, bisogna migliorare assolutamente la classifica

TERNANA pt 28 voto 6,5

In linea con i propri obiettivi, almeno con quelli della società, perché forse i tifosi dopo anni di vacche magre, si attendono di più di una salvezza risicata, la squadra rossoverde ogni tanto ha regalato exploit che inducono all’ottimismo, specie se il talento di Bojinov si manifesterà con più frequenza

VICENZA pt 28 voto 7,5

Molti davano la squadra veneta per spacciata, dopo un burrascoso ripescaggio dell’ultimissima ora e una rosa allestita tra mille difficoltà, con nomi al più poco avvezzi a un campionato così impegnativo come quello cadetto. Invece spesso nelle difficoltà emergono i valori forti e a quanto pare il Vicenza ha molte risorse

BRESCIA pt 26 voto 7

Lo stesso discorso lo si può applicare per il Brescia, la squadra con più presenze in B ma che quest’anno sta vivendo probabilmente la più complicata delle sue stagioni, alle prese con una conclamata crisi societaria, che sfocerà nel passaggio di consegne tra il presidente di lungo corso Corioni e una cordata straniera. In campo Caracciolo sta letteralmente sostenendo un gruppo di giovani molto interessanti (come da tradizione del vivaio delle Rondinelle). La salvezza non dovrebbe essere un problema, dopo di chè si potrà tornare a sognare in grande

BARI pt 26 voto 5

La stagione scorsa fu epica, quasi da romanzo e quest’anno sembrava ovvio che il Bari, sull’onda dell’entusiasmo e di una squadra ulteriormente migliorata, dopo aver trattenuto i suoi gioielli, potesse puntare addirittura alla promozione diretta. La stagione del rilancio di Mangia è da bocciare, al nuovo tecnico Nicola il compito, non semplice, di ricompattare la squadra per evitare spiacevoli inconvenienti in fondo alla classifica.

VIRTUS ENTELLA pt 25 voto 6,5

Il campionato della matricola assoluta Entella è pienamente sufficiente, anche se si naviga a vista sopra la zona retrocessione. L’impianto è valido e gente come gli esperti Mazzarani e Sansovini e l’emergente Under 21 Battocchio ce li hanno in pochi, per questo ritengo che la squadra ligure possa togliersi diverse soddisfazioni

VARESE pt 23 voto 6

Una stagione contradditoria quella dei lombardi, che già lo scorso anno dovettero sudare sette camicie per rimanere in B, lontani dai fasti delle recenti stagioni. Quest’anno le difficoltà sono ulteriormente aumentate ma la sensazione che, un po’ l’esperienza, un po’ la notoria tecnica di molti interpreti, potranno aiutare il Varese a conseguire il suo minimo obiettivo

LATINA pt 21 voto 4

Non mi nascondo, a inizio campionato avevo indicato il Bari e il Latina come forti pretendenti alla promozione in serie A. In particolare avrei scommesso sui laziali, perché ritenevo il magnifico campionato scorso, terminato a un passo dalla promozione, non certo un caso isolato. Quest’ anno la rosa allestita in partenza mi sembrava se possibile ancora più forte di quella passata ma i risultati furono impietosi da subito, costringendo la società a un cambio tecnico (e su Beretta avevano puntato molte fisches, così come su molti suoi ex giocatori del Siena giunti a Latina con lui, dopo il fallimento del club toscano) e a rivedere tutti i piani iniziali. A questo punto tocca a Breda dare continuità, sicurezza e fiducia a un gruppo apparso troppe volte sulle gambe e in disarmo dal punto di vista psicologico

CATANIA pt 21 voto 3,5

Da possibile ammazza-campionato a squadra peggiore della categoria in un batti baleno. Come sia stata possibile l’evoluzione della squadra etnea, a lungo protagonista in serie A nell’ultimo lustro, è difficile a sapersi ma forse è stato proprio il contraccolpo psicologico a non essere stato assorbito a dovere. In B bisogna entrare nella giusta mentalità, altrimenti si rischiano bruttissime figure. Ma la società intende fare sul serio, senza buttare al vento una stagione, e l’ingaggio del centravanti Maniero dal Pescara lascia intendere che nel girone di ritorno la musica cambierà.

CROTONE pt 21 voto 5

Soltanto pochi mesi si parlava, e a ragione, di favola con tutti i crismi, col Crotone di Drago giunta a contendersi la promozione, presentando contro ogni avversario un gioco scintillante, armonioso. Si sapeva che molti di quegli splendidi e promettenti interpreti sarebbero volati verso altri lidi o tornati all’ovile delle proprie squadra madri, ma lo stesso la rosa allestita, sulla falsariga di quella passata, sembrava buona al punto da escludere simili patemi. Molti giovani cresceranno, ne sono certo, ma per quest’anno occorre essere realisti e puntare alla salvezza

CITTADELLA pt 20 voto 5,5

I miracoli in serie compiuti da Foscarini quest’anno nel corso della sua lunghissima stagione quest’anno dovranno materializzarsi in corso d’opera un po’ prima del previsto, se non si vorrà sprofondare in Lega Pro dopo tanto tempo. Il copione sembra lo stesso ma oggettivamente bisognerà iniziare a correre. Le ultime gare hanno dimostrato che il carattere, così come l’abitudine a lottare, non mancano e questi due ingredienti potrebbero rivelarsi fondamentali.

 

Un buon Perugia batte il Bologna nell’anticipo di serie B. Ieri in extremis ripescato il Vicenza…

E’ iniziato ieri con l’anticipo tra uno spavaldo Perugia e uno spaurito e ancora in fase di assemblaggio Bologna il torneo cadetto, proprio mentre in giornata finalmente ci si era pronunciati in maniera definitiva sulla ripescata, la 22esima compagine a completare il cartellone, dopo l’esclusione dal campionato del Siena. Estromesso, non senza polemiche, il Novara, il ballottaggio finale era stato tra due nobili decadute del nostro calcio: il Vicenza e il Pisa. A spuntarla sono stati i biancorossi veneti, visto che – a quanto pare – a incidere negativamente sui toscani è stata l’inadeguatezza dello stadio “Anconetani”. Strano destino quello del Vicenza che, per la terza volta in anni ravvicinati, si appresta a iniziare il suo campionato di serie B da ripescata, dopo i negativi verdetti del campo. L’anno scorso poi la squadra veneta mai davvero è stata in corsa per un posto utile alla promozione, salvo acciuffare dopo buon girone di ritorno i playoff (l’anno scorso allargati, ricordiamolo). Difficile in questo contesto delineare una vera dimensione tecnica della squadra, nonostante il mercato in entrata che si annuncerà quanto meno frenetico in questi ultimi giorni.

buon debutto del centrocampista Verre con la nuova maglia del Perugia, autore del primo gol del campionato 2014/2015

buon debutto del centrocampista Verre con la nuova maglia del Perugia, autore del primo gol del campionato 2014/2015

Tornando a vicende legate al campo, ieri sera in uno stadio “Curi” davvero all’altezza delle migliori occasioni (d’altronde per gli umbri si trattava di un meritato ritorno ai piani alti del nostro calcio, dopo aver conosciuto gli inferi delle categorie dilettantistiche), il Perugia ha giocato col piglio delle grandi, mostrando un calcio armonico, corale, all’insegna di un gioco tutto di movimento e palla al piede, in uomini tecnici quali l’esperto ex Roma Taddei, il giovane Verre, prodotto della cantera romanista, a 20 anni pronto per palcoscenici importanti, dopo una stagione vincente ma da comprimario a Palermo e gli esterni sette polmoni Del Prete a destra e Crescenzi a sinistra. Davanti, tanto movimento e impegno da parte dell’inconcludente Rabusic e buone giocate, specie da trequartista, di Falcinelli, autore del gol vittoria. Benissimo dietro i giovani, entrambi ex Pisa e tra coloro da tenere veramente d’occhio per il futuro immediato, Provedel in porta (di proprietà del Chievo, ex Udinese) e soprattutto Goldaniga nel centro destra. Impeccabile negli anticipi, pulito e veloce, la sua è stata una grande prestazione, dopo l’ottima annata scorsa.

grande prestazione in difesa per l'ex pisano, in orbita Juventus, Goldaniga

grande prestazione in difesa per l’ex pisano, in orbita Juventus, Goldaniga

Il Bologna invece pare ancora un cantiere, con molti movimenti in entrata e uscita ancora da definire. Qualche autorevole giornalista, in modo maligno, seppur sarcastico, ha già tirato in ballo un paragone poco felice, facendo un parallelo con il Padova, partita tra le favorite l’anno scorso ma mai in grado di competere sul serio per progetti importanti, senza mai schiodarsi dagli ultimi posti in classifica, preludio di un’inevitabile retrocessione (resa ancora più amara poi dalla cancellazione della società dai professionisti). A mio avviso la squadra felsinea, pur guidata da una società non all’altezza della sua storia, avrebbe i mezzi per una pronta risalita. Il parallelo in fondo, a esser più ottimisti, ci può stare anche con il Palermo, partito in maniera imbarazzante e poi risalito alla grande, a suon di record. A centrocampo il Bologna deve trovare una sua alchimia tra gli interpreti, ma questi non mancano di certo: il prodotto di casa Casarini, rientrato dopo un’ottima stagione da protagonista nella rivelazione Lanciano; l’austriaco Buchel, cresciuto nella Juve e anch’egli reduce da una buona stagione in Abruzzo ma soprattutto Laribi sulla trequarti e Matuzalem in regia possono garantire un bel cambio di passo a tutta la squadra. Senza dimenticare che a guidare l’attacco c’è il centravanti più prolifico della storia della serie B, quel Daniele Cacia, già in gol ieri sera, pronto a tornare un big a questi livelli, dopo il flop dell’anno scorso al piano di sopra. In difesa poi una garanzia è rappresentata da un altro ex gialloblu, Mimmo Maietta, all’esordio ieri con la nuova maglia. Si deve ancora registrare con il giovane promettente Paez ma è indubbio che l’esperto calabrese abbia il carisma del leader, un po’ come il capitano Morleo o il portiere Coppola, reduce però da stagioni in cui è stato quasi uno spettatore non pagante. Insomma, finalmente, hanno cominciato a parlare i punti, quelli in palio, quelli veri. In attesa degli ultimi botti (???) di calciomercato, un buon antipasto di calcio giocato, già a buoni livelli tra l’altro e con tanta intensità, ci voleva proprio, visto che all’estero già hanno iniziato da diverse settimane.

i gol di Cacia, un big in serie B, possono contribuire in maniera determinante alla pronta risalita del Bologna in serie A

i gol di Cacia, un big in serie B, possono contribuire in maniera determinante alla pronta risalita del Bologna in serie A