Ipotesi allargamento serie A: chi è giusto promuovere assieme al Benevento?

Torno a parlare di calcio con una categoria che da sempre mi appassiona: la serie B.

Il campionato dove da sempre l’equilibrio è definito quasi per antonomasia.

Premesso che si sta parlando di “fanta-calcio” (non l’omonimo gioco al quale partecipo e che proprio quest’anno mi vedeva fra i protagonisti: mannaggia ‘sto coronavirus!), in quanto tutto è ancora aleatorio e sospeso, voglio provare a immaginare uno dei possibili scenari futuri. Sospeso è il torneo ma non lo è invece il mio giudizio in merito alla questione se riprendere o meno da dove ci eravamo lasciati mesi fa.

Ho già scritto infatti che sarebbe opportuno ritenere chiusa qui la stagione come hanno fatto altrove e guardare avanti, provando a farlo nel nome dell’ottimismo e senza minare la salute degli atleti (che, mi pare evidente, non è cosa possibile con l’epidemia ancora in corso).

Qual è quindi una delle ipotesi più plausibili per dare un senso a questa stagione che in serie B, a differenza di quanto accaduto al gradino sopra e a quello sotto, si è disputata in maniera piuttosto regolare fino al definitivo stop (diciotto squadre su venti hanno disputato 28 gare, solo Ascoli e Cremonese ne devono recuperare una per essere in pari)?

Si parla in maniera piuttosto insistente di un allargamento della serie A, che verrebbe portata a 22 compagini al posto delle attuali 20, garantendo così un’altra stagione in massima serie anche a squadre gravemente in difficoltà in classifica.

La domanda che viene posta però è: chi assieme all’invincibile Benevento di quest’anno merita di salire di categoria?

La serie B come detto è nota per il suo grandissimo equilibrio, rivelatosi soprattutto nei decenni 80 e 90 ma a ben vedere, andando a memoria e restringendo il cerchio ai campionati del nuovo millennio, ricordo che anche con l’inserimento dei playoff le posizioni non erano sempre così delineate in testa alla classifica.

Sono davvero poche le eccezioni in cui non si sia combattuto strenuamente per accedere in A. Tra tutte è impossibile non segnalare la “mitica” stagione 2006/07, quella con ai nastri di partenza la triade Juventus-Napoli-Genoa, promossa senza ricorrere ai playoff, unico caso finora da quando la formula è stata istituita.

Ma si potrebbe a ben vedere escludere dai campionati “equilibrati” anche l’edizione 2012/13 che aveva visto primeggiare dall’inizio alla fine Sassuolo, Hellas Verona e Livorno con ampi margini sulle rimanenti in lizza per la promozione; in quel caso però proprio all’ultima giornata l’Empoli si rimise in corsa, acciuffando la matematica possibilità di far disputare almeno i playoff (poi salirono comunque le tre squadre che si erano dimostrate più forti e continue durante l’arco del campionato).

Sappiamo però che in generale i playoff hanno da sempre garantito sorprese, e in tal senso si sono rivelati assolutamente azzeccati per dare ulteriore interesse e slancio al torneo. A maggior ragione quest’anno sarebbero opportuni, perchè persino la seconda piazza disponibile per accedere in serie A direttamente non ha mai avuto di fatto un padrone fisso e in tanti si sono affacciati in alto dietro la corazzata Benevento.

Già, il Benevento… facile adesso dire che fosse scontato una sua affermazione, rosa alla mano, ma in realtà quante volte autentici squadroni sono rimasti fermi al palo? Filippo Inzaghi stesso poi aveva bisogno di rilanciarsi dopo l’opaca stagione precedente quando fu esonerato dal Bologna, in seguito rivitalizzato da Mihajlovic. Tutti gli ingredienti invece si sono miscelati egregiamente e la forza della squadra campana si è fatta via via inarrestabile con un primo posto davvero mai in discussione.

Il fortissimo Benevento di Inzaghi, dominatore della serie B 2019/20, in una foto tratta dal sito ufficiale del club

Il resto del campionato al contrario è un autentico dilemma, un grosso punto interrogativo ma facendo conto che non saranno previste delle retrocessioni, concentriamoci nello specifico sulle squadre davanti, alcune delle quali con un potenziale notevole che magari è stato espresso solo in parte.

Classifica alla mano dietro il Benevento a 69 punti sarebbe il forte Crotone la squadra di diritto ammessa alla serie A, pur distanziata di venti punti tondi dalla capolista.

Dietro i pitagorici ecco il Frosinone di Nesta a quota 47; segue staccata di due lunghezze la rivelazione Pordenone, poi a 44 punti c’è lo Spezia di Vincenzo Italiano, quindi il “solito” Cittadella a 43 e la Salernitana a 42, con il Chievo ad acciuffare per i capelli l’ultima posizione utile per gli eventuali playoff a quota 41. Un punto sotto i veronesi troviamo la grande delusa di questa stagione, l’Empoli che tutti (mi ci metto anch’io) davano per favorito per riconquistare prontamente la serie A perduta un anno fa dopo aver strenuamente lottato ad armi pari con le rivali.

Tutte le squadre citate, distanziate come visto di pochissimo, con dieci gare ancora da disputare potrebbero legittimamente dire la propria e meritarsi a ben vedere la promozione.

Analizzando nel dettaglio, il Crotone di Giovanni Stroppa, attualmente secondo, viene da una convincente striscia di vittorie (4 consecutive nelle ultime 5 partite) e proprio in extremis aveva superato in graduatoria il Frosinone.

I calabresi vantano un pedigree importante, hanno assaggiato la serie A, rendendosi oltretutto protagonisti di una salvezza storica rimasta impressa nella memoria collettiva per come è maturata. Scesi l’anno successivo, sono incappati in una stagione storta che a un certo punto poteva avere anche dei risvolti pesantissimi (erano rimasti impelagati a lungo addirittura in zona playout). Quest’anno però la musica è cambiata, l’organico era già competitivo e Stroppa si è dimostrato allenatore in grado di condurre la squadra in serie A.

Il Frosinone secondo me avrebbe una rosa qualitativamente non inferiore al Benevento e ammetto di averlo pronosticato come favorito principale alla vigilia assieme all’Empoli. L’andamento dei ciociari è stato un po’ altalenante, era anche la prima volta dell’ex campione Nesta alla guida di una squadra così forte e alle prese con un obiettivo inequivocabile. Nonostante qualche intoppo, credo che i presupposti per lottare ad armi pari con il Crotone e le altre pretendenti la serie A ci siano tutti. La qualità è evidente in ogni reparto, alcuni giocatori sono parte della storia di questo club, del ciclo che aveva raggiunto la serie A e la società è solida… insomma, è veramente tutto ancora da scrivere.

E che dire del Pordenone di Attilio Tesser? Al primo anno assoluto in serie B, la squadra friulana ha giocato col piglio della formazione navigata a questi livelli. Qui c’è programmazione, un tecnico esperto che vanta risultati prestigiosi in carriera (e che forse si era ritrovato “dimenticato” in serie C) e quell’aria sana che si respira in provincia, la stessa che aveva contraddistinto gli anni del “miracolo Chievo”, prima ancora dell’Empoli, del Sassuolo (ok, qui forse siamo fuori strada, essendo quella emiliana una “franchigia” forte economicamente) e del Cittadella.

Passo un attimo lo Spezia e mi riallaccio al discorso, ricordando appunto come il Cittadella (che prima ho apostrofato come “solito”) in questi anni stia dimostrando grande solidità ed evidenti doti organizzative, soprattutto in fase di scouting, con la società abile ogni anno ad allestire una squadra competitiva pur rifacendosi spesso il trucco. Lo scorso anno la promozione in A svanì davvero d’un soffio, persa solo all’ultimo atto contro un redivivo Hellas Verona nella bolgia del Bentegodi: ripartire da quella delusione, o meglio da quella grande illusione evaporata sul più bello non deve essere stato certo facile. Invece gli uomini di Venturato (il Ferguson del Veneto) sono ancora lì, pronti a giocarsela se si dovesse decidere di disputare i playoff.

L’11 di Italiano l’ho seguito con interesse, memore dei bei trascorsi da giocatore del Verona del tecnico siciliano. Lo Spezia ha una proprietà che sta – banalmente parlando – spendendo, o meglio l’ha fatto in modo copioso negli anni scorsi. In questo campionato ai nastri di partenza la compagine ligure vantava un organico interessante, composto fra l’altro da diversi calciatori passati dalle giovanili della Roma che conosco bene. Ma, a parte questo, mi è capitato di vedere diverse partite dello Spezia e ammetto di non essermi mai annoiato, mi piace l’impronta che mister Italiano ha saputo dare alla squadra.

E a proposito di allenatori chiamati a dare quel qualcosa in più alla squadra, ecco il “vecchio” Giampiero Ventura giunto alla Salernitana con l’intenzione reale di rilanciarsi e di tirar fuori il meglio da una rosa fatta di grossi nomi e giocatori emergenti. Sinora il cammino della squadra campana è stato a dir poco indecifrabile (solo guardando alle ultime cinque gare disputate, ha alternato vittorie e sconfitte con una cadenza scientifica), ma l’obiettivo di fatto è lì, ancora a portata di mano. Serve però maggiore continuità.

E infine, limitandomi all’attuale griglia utile a stabilire i playoff, troviamo il Chievo, nelle ultime settimane affidate ad Alfredo Aglietti dopo uno score poco convincente di Michele Marcolini, ex bandiera clivense. Essendo io di Verona, pur facente parte della sponda Hellas, ho seguito da vicino in tutti questi anni la parabola Chievo, dai tempi della “favola” (per me iniziata in serie C con l’allora emergente Malesani in sella). Il Chievo però quest’anno non partiva con i favori dei pronostici come nella precedente lontana occasione in cui era retrocesso. Non era stato quello di un anno fa un incidente di percorso ma una caduta assai più rovinosa, la fine di un ciclo. Difficile davvero riprendersi ma Campedelli lo ha fatto, snellendo e ringiovanendo l’organico, che a onor del vero pare molto disomogeneo a livello di valori sul campo. Credo però che con Aglietti le cose si possano raddrizzare, d’altronde il tecnico toscano solo un anno fa era riuscito a rivitalizzare un ambiente come quello dell’Hellas che sembrava giunto a un punto di non ritorno dopo la sconcertante gestione di Fabio Grosso. Poi, oltre alle doti di Aglietti, è rimasto in dote il gioiellino Vignato, pur ceduto a gennaio al Bologna, e si erano toccate le corde giuste dei senatori: insomma, l’impatto era stato buono.

Non si sa ancora quale sarà il destino della serie B, così come degli altri tornei di questa stagione che rimarrà – mi auguro – unica nel suo genere. Immobilizzare tutto non penso sia la cosa più giusta, specie in serie B dove una delle protagoniste, il Benevento, sta veleggiando col vento in poppa verso una meritatissima promozione.

Fare una serie A a 21 squadre però non mi pare francamente corretto, sembrerebbe una decisione “ad personam”, allargando invece a un’altra promossa la prospettiva (come evidenziato in questo mio spunto) assumerebbe ben altri contorni.

Cos’è più giusto fare in definitiva? Seguire pedissequamente l’ultima classifica aggiornata o assegnare il posto mediante i playoff?

Io opterei per questa seconda soluzione, tornando a quanto detto all’inizio riguardo l’equilibrio che sempre regna da queste parti. E che si è palesato in questa stagione in tutta la sua evidenza, come accadeva solo nel secolo scorso.

POST SCRIPTUM Sull’altra ipotesi di una serie B a 40 squadre davvero non mi voglio pronunciare!

Serie B: ecco i verdetti! Il Lecce torna in serie A! Palermo ai playoff, in C retrocede in modo rocambolesco il Foggia.

Cala il sipario sulla stagione regolare in Serie B, da adesso in poi ci sarà spazio per i festeggiamenti, le recriminazioni e soprattutto per i Playoff e i Playout.

Avvincente la corsa all’ultimo posto disponibile per la promozione diretta, che vedeva partire in vantaggio il Lecce di Liverani sulla corazzata Palermo di inizio stagione. Sul filo di lana, ma direi con pieno merito accede in A in maniera diretta la squadra salentina, in grado quindi di compiere il doppio salto in due anni dalla C alla massima serie. Era una vita che i giallorossi non frequentavano i piani nobili del calcio italiano, dopo i fasti degli anni ’80 e la stupenda stagione zemaniana di metà anni 2000.

Promozione meritatissima del Lecce in serie A

Una lunga rincorsa, il pantano prolungato della terza serie ma poi in un paio d’anni tutti gli ingredienti si sono miscelati al punto giusto: un allenatore giovane e con idee chiare (e soprattutto l’impronta di un calcio pratico quanto spettacolare), una squadra costruita con logica e il giusto mix di talento, esperienza e gioventù.

Certo, vi mentirei se dicessi che a inizio stagione avevo accreditato il Lecce come promossa in serie A (lo stesso dicasi per il Brescia, che mi ha letteralmente colpito ed entusiasmato dalla venuta di Corini in poi, meritando ampiamente la promozione anticipata in serie A), ma a conti fatti ne sono proprio felice, per quanto mostrato lungo tutto il campionato.

Giunge (solo) terzo il Palermo, cui pendono anche accuse gravi di illeciti amministrativi che potrebbero minare ulteriormente la posizione, fino a rischiare la retrocessione d’ufficio in serie C.  Peccato, perchè continuo a pensare che i rosanero siano la squadra più attrezzata della categoria, anche se molti sono stati i tentativi andati a vuoto, diverse le cadute che hanno compromesso una promozione che sembrava alla portata.

Come un anno fa, il Palermo dovrà disputare i playoff per tentare la risalita in serie A

Quarto posto per un’altra delle favorite della vigilia, il Benevento, composta da una rosa di primo livello (guidata da un’altro allenatore di quelli rampanti, come Bucchi) e che è stato un po’ incostante lungo il cammino ma che, col senno di poi, parte con i galloni di favorito in questo importante mini torneo dei playoff.  Sì, perchè i campani proprio in dirittura d’arrivo, hanno ritrovato entusiasmo, condizione e finalmente, meglio tardi che mai, un assetto definitivo.

Quinte e seste sono finite Pescara e Hellas Verona, due squadre dai destini opposti ma che spesso negli ultimi anni hanno incrociato le loro strade nel raggiungere i medesimi obiettivi (questo ha portato anche a una forte rivalità, acuita anche da motivi territoriali).

ll Pescara, reduce da una stagione interlocutoria, aveva stupito tutti nella prima parte di stagione, stazionando a lungo nelle primissime posizioni forte di un gioco anche spettacolare, per poi assestarsi in una più giusta dimensione; stessa cosa non si può certo dire per la squadra veronese, ai nastri di partenza accreditata, al pari del Palermo, come la squadra da battere, la più forte in ogni reparto.

Il campo ha detto però altro, con l’11 gialloblu mai credibile per raggiungere un posto al sole.

In realtà “un” vero undici non è mai stato individuato, complice una maxi rosa infarcita di doppioni e la “confusione” tattica del giovane mister Grosso (gratitudine eterna per il Mondiale vinto ma da allenatore deve masticare molta terra prima di arrivare a certi livelli, se mai lo farà) che hanno intristito dapprima una intera piazza, per poi allontanarla. I playoff giungono all’ultimo respiro, dopo aver dilapidato un intero campionato. Tutto si riapre, con Aglietti chiamato in extremis a cercare almeno di dare una parvenza di squadra.

Detto che, banalmente parlando, la probabile promossa uscirà da Palermo, Benevento o Verona, proveranno a dire la loro in chiave playoff anche le restanti qualificate, l’ostico Spezia di Marino e il pimpante Cittadella di Venturato. D’altronde, le sorprese sono sempre dietro l’angolo e nel loro caso si parla di realtà solide e che partono con meno pressioni rispetto alle rivali.

Rimangono fuori dalla griglia la squadra umbra e quella grigiorossa.  Il Perugia di Nesta, sempre in orbita settimo-ottavo posto ma che sul finale ha perso smalto e brillantezza, fino a rimanere fuori a mio avviso meritatamente. Stessa cosa vale per la Cremonese, che in modo clamoroso, sia per meriti propri ma anche per demeriti altrui, era tornata prepotentemente in gioco per i playoff, dopo essersela anche vista brutta a un certo punto della stagione, con lo spettro dei playout a incombere vicini. Poi Rastelli è stato bravo a riprendere in mano la squadra che, diciamolo, poteva contare su un buon organico, e alla fine rimane il rammarico per essere arrivati a un passo dalla zona “sogno”. La società è valida, ripartirà con più esperienza l’anno prossimo.

Cosenza, Crotone e Ascoli erano già salve in anticipo. I loro sono stati percorsi molto diversi: il Cosenza da neo promossa ha faticato nella prima parte di stagione, per trovare un proprio equilibrio e spiccare letteralmente il volo nella seconda parte, quella decisiva, mostrando un gioco redditizio dove non sono mancati i fulgidi talenti; il Crotone è invece stato deludente, potendo fare molto di più, a differenza dell’Ascoli che ha sempre navigato in acque tranquille, pur non vantando una rosa così ricca di individualità.

I pitagorici hanno vissuto una stagione da incubo, dopo i fasti della serie A. Avevano mantenuto l’ossatura, forte, delle passate stagioni, contavano su un allenatore esperto ma l’inizio è stato shock e non è che il prosieguo sia andato molto meglio, tra errori tecnici e societari. Un contrappasso negativo giunto dall’inaspettata retrocessione ma con la forza morale e tecnica per risalire la china gradualmente, calandosi di nuovo nei panni sporchi della cadetteria. Questo a conti fatti è un merito che va riconosciuto alla squadra. Se la Proprietà non mostrerà segni di stanchezza, penso che il Crotone potrà togliersi a breve nuove soddisfazioni.

Il Livorno ottiene l’ultimo posto valido per la salvezza, con una splendida rincorsa nel girone di ritorno. Ne ha messo di tempo però per riabituarsi alla serie B, la squadra non ingranava, con giocatori che parevano inadeguati a certi palcoscenici e risultati che proprio non venivano. Ma in fondo nemmeno le altre correvano e la consapevolezza nei propri mezzi e un pizzico di sicurezza in più ha fatto risalire la corrente, fino a ottenere risultati anche fuori portata. Salvezza meritata.

Ai playout vanno così inopinatamente Salernitana e Venezia. I primi infatti avevano ben altre mire, e se una rosa molto interessante giustificava entusiasmi, poi la mediocrità è pian piano venuta a galla e si sa che quando si entra in un vortice negativo, è difficile uscirne. Per questo appare favorito nello spareggio il Venezia che se non altro ha avuto modo nel tempo di calarsi in una realtà nuova, dopo la sbornia dell’anno scorso che l’aveva imposto come rivelazione con Inzaghi in rampa di lancio. Quest’anno però i lagunari non hanno mai convinto e a poco sono valsi i cambi in panchina.

Non è stato sufficiente l’esodo dei tifosi rossoneri del Foggia per la gara decisiva contro il Verona. I Satanelli chiudono la stagione con una clamorosa retrocessione in serie C

Stagione maledetta invece per il Foggia, con tanto di corollario da film thriller sul finale. In vantaggio a Verona, in quel momento i veneti erano fuori dai playoff e i pugliesi addirittura salvi senza passare dallo spareggio playout, visti i concomitanti risultati, su tutti quello del Venezia sul campo del già retrocesso Carpi. Invece poi ecco compiersi la frittata, con la rimonta gialloblu sul campo amico e quella dei neroverdi in terra emiliana.

Ok la penalizzazione, ok la sfortuna di un calendario ostico sul finale, ma pesano le responsabilità proprie su questo fallimento. La squadra di Grassadonia sulla carta non è certo da serie C ma proprio alcuni fra gli elementi “di nome” hanno oltremodo deluso. Non si vuole certo gettare la croce addosso a loro, ma a mio avviso potevano dare di più e non ritrovarsi a giocarsi il tutto per tutto nella partita conclusiva della stagione. Il futuro non è roseo, considerato alcuni problemi societari ma dal destino del Palermo potrebbe tuttavia aprirsi uno scenario inaspettato, con corollario playout per i Satanelli e quindi una nuova occasione in extremis per provare a mantenere la categoria. Ma la stagione dei rossoneri rimane negativa e deludente.

Erano già in C da una giornata Padova e Carpi, con i veneti che tornano mestamente in C dopo una sola stagione. Il grande e giustificato entusiasmo di un anno fa ha lasciato presto spazio alla consapevolezza che ci fosse da sudare parecchio in questo campionato, nonostante alcune buone prestazioni lasciassero presagire delle speranze. E’ mancata la mentalità in primis ma ricompattandosi c’è la possibilità concreta di ritrovarsi a festeggiare nuovamente fra un anno. Non ci sono attenuanti invece per il Carpi che, al pari del Chievo al piano di sopra, sembra aver posto la parola fine alla propria favola.

Sì, perchè in questo ultimo lustro gli emiliani, oltre allo straordinario exploit della promozione in A, avevano poi lottato con il coltello tra i denti per difendere la categoria e solo un anno più tardi erano lì a giocarsi una finale playoff per accedere nuovamente nel Paradiso calcistico. Era evidente sin dall’estate scorsa però un ridimensionamento degli obiettivi, con una rosa costruita senza grossi nomi, un allenatore esordiente assoluto a certi livelli e una girandola invernale di acquisti cessioni senza costrutto. Anche il rientrante Castori, eroe delle stagioni vincenti, è presto rimasto inghiottito nel grigiore generale della stagione. Il ritorno in C è molto mesto e bisognerà capire se forse negli anni scorsi non si sia fatto un salto troppo grande per le possibilità o se ci sarà spazio invece per alimentare nuovi sogni.

TOP

  1. Brescia e Lecce
  2. La coppia gol Donnarumma – Torregrossa
  3. Il giovane Tonali, miglior regista della B
  4. Mancosu, a 30 anni decisivo per la promozione del Lecce
  5. Gli allenatori Corini, Liverani e Bucchi

LE RIVELAZIONI

  1. Petriccione, il Modric del Salento
  2. Okereke, freccia nera dello Spezia
  3. Mancuso, mai così prolifico in serie B
  4. Palmiero, centrocampista completo e pronto per altri palcoscenici
  5. Moncini, giovane bomber assai prolifico

FLOP

  1. La quotata coppia gol del Foggia Iemmello-Galano
  2. Grosso, allenatore esonerato dal Verona
  3. La stagione del Crotone
  4. Zenga e Cosmi al Venezia
  5. La caduta rovinosa della Salernitana

 

Dopo due giornate di LEGA PRO ecco i primi commenti: sorprese Pavia e Pro Piacenza, bene Ascoli e Monza, tanto equilibrio nel girone C ma ieri buoni squilli dalle protagoniste annunciate Reggina e Salernitana

Dopo due giornate di Lega Pro, se da una parte è prestissimo per trarre i primi bilanci, dall’altra però è giusto sottolineare quelli che sono i primi exploit e i primi flop. Poche le squadre a punteggio pieno ma tra queste almeno due si possono ritenere delle sorprese. Se nel girone A in qualche senso il cammino del Monza di Pea si poteva pure prevedere alla vigilia, inserendo da subito i blasonati lombardi tra i favoriti per la promozione diretta (ricordiamolo, quest’anno solo la prima classificata di ogni girone accede in B direttamente, le altre 3 dovranno affrontare i playoff, dopodichè onestamente la faccenda si complica, fatto sta che solo una salirà in B dopo gli spareggi multipli tra gironi, a parte le migliori prime classificate), la stessa cosa non si poteva dire del Pavia. La squadra – quest’anno allenata da Maspero – è infatti reduce da due pessime stagioni, soprattutto la scorsa, terminata tristemente nelle ultime posizioni, comodamente e senza affanni, visto che nessuna sarebbe retrocessa. Quest’anno invece, ampiamente rinnovata, la ritroviamo pimpante e molto offensiva, che pensa prima a segnare che a non prenderle. Stanno deludendo nel girone A la Pro Patria, troppo acerba, e il Mantova, battuto in casa nel derbissimo contro la Cremonese (a proposito di nobili decadute). Un Mantova ancora in crisi di identità, nonostante sulla carta la squadra non sia certo male, infarcita com’è di califfi per la categoria (Fortunato, Pondaco, soprattutto Paro e l’esperto Caridi, tornato nella realtà che lo aveva reso celebre ai tempi di Lori). Nel girone B è partito a razzo l’Ascoli, che vuole lasciarsi alle spalle stagioni cadette assai tribolate e puntare su un ritorno fulmineo in categorie che più le appartengono per storia e tradizione. Bene anche il Savona del tecnico rampante Di Napoli, in una piazza dove si ha tanta voglia di calcio che conta. Non mancheranno gli incontri caldi nemmeno in questo girone, visto che tra le protagoniste annunciate ci sono le “nemiche storiche” Pisa e Lucchese, a quota 4 punti ma che hanno dimostrato di possedere le credenziali giuste per salire di categoria (il Pisa sembra aver ben assorbito la delusione per il mancato ripescaggio in serie B). Da applausi l’inizio del Pro Piacenza, in teoria la seconda squadra cittadina ma che già dalla passata stagione ha scavalcato le gerarchie, soffiando il posto promozione al Piacenza. Partito con un forte handicap (-8), con le due vittorie consecutive infilate in apertura di campionato, si è messa quasi in linea di galleggiamento, ma soprattutto ha dimostrato di potersela giocare alla grande con tutti, trascinata dal super capitano Matteassi, a 35 anni leader riconosciuto e uno dei migliori interpreti della categoria a giostrare sulle fasce. Io personalmente sono curioso di vedere all’opera il Prato dei giovani che, nonostante la partenza shock, ieri ha preso 4 gol in casa dalla rivelazione Tuttocuoio, ha allestito con l’aiuto della casa madre Inter una rosa assai promettente e la Pistoiese, che può vantare nomi altisonanti (ma probabilmente ancora da assemblare). Infine il girone C, l’unico dove non ci sono compagini a punteggio pieno. D’altronde questo è il raggruppamento più atteso della categoria, il più equilibrato come sta a dimostrare questo incerto inizio. Ieri c’è stato l’ottimo squillo di una delle favorite d’obbligo: la Salernitana che ha espugnato il campo del Martina allenato dal promettente Ciullo con reti delle star Caetano Calil e Mendicino. Mi ha fatto piacere personalmente rivedere protagonisti nella squadra pugliese due ex promesse del calcio italiano, entrambi provenienti dal fertile vivaio dell’Empoli: i fantasisti Arcidiacono e Pellecchia, ieri autore di un gran gol. Ma, come detto, questo girone del Sud sarà tutto da scoprire gara dopo gara, attendendo di volta in volta gli exploit di Foggia, Cosenza, Casertana, Messina (finora in gran difficoltà, nonostante super bomber Corona, a segno ieri a 40 anni)e Reggina, che ieri è passata in scioltezza sull’ostico campo della Paganese, grazie ancora una volta a Insigne Jr (capocannoniere della Lega Pro con 3 reti), che dopo il deludente anno scorso, il primo da Pro, vuole dimostrare con i fatti di che pasta sia fatto.