Brescia promosso meritatamente in serie A

L’incontenibile gioia dei giocatori del Brescia al termine della vittoria contro l’Ascoli che ha significato la matematica promozione in serie A

 

 

Brescia promosso in serie A con pieno merito, e mentirei se dicessi che a inizio stagione l’avevo inserito tra le favorite per vincere il torneo. Invece, dopo l’arrivo del bresciano doc Corini le Rondinelle si sono messe a correre.

L’allenatore ha plasmato un 11 credibile, che col tempo, accrescendo in sicurezza e amalgama, si è rivelato un mix micidiale di talento, esperienza e gioventù.

Corini ha inciso profondamente nella squadra promossa in serie A. Una grandissima affermazione per lui, tornato nella sua città, sfatando l’antico adagio “nemo propheta in patria”

Bel gioco, molto offensivo e propositivo, sia che si giocasse in casa che in trasferta, risultati in serie che indubbiamente hanno infondato la giusta consapevolezza che, tutto sommato, il gran salto in A sarebbe stato possibile. 

E poi loro, i giocatori: una squadra titolare individuata quasi subito, con aggiunte calibrate in punti strategici, tipo l’esperto terzino sinistro Martella al posto di Mateju, ancora un po’ altalenante nella prima parte di stagione. Altri “vecchi” come Gastaldello e Dessena, autore proprio del gol promozione, hanno fatto più da chioccia ma sono venuti utilissimi alla bisogna.

In porta felice per Alfonso, giunto a 30 anni suonati alla sua prima affermazione importante dopo i trascorsi nelle giovanili del Chievo e delle varie under (fece anche un Mondiale under 17 da titolare).

Ottima la difesa con a destra il terzino ex Roma Sabelli, una freccia che ha imparato anche a difendere, a sinistra il già citato Martella e In mezzo l’inedita coppia formata da Romagnoli, di cui si parla pochissimo ma che non sbaglia un’annata da tempo immemore, e il prodotto locale Cistana, uno dei tanti lanciati dal mister e subito protagonista senza paura.

Sandro Tonali, talento sopraffino, un predestinato del nostro calcio. Ha guidato il Brescia da veterano, nonostante non abbia ancora 19 anni

A centrocampo un trio che si intendeva a meraviglia, con il figlio d’arte Bisoli cursore imprendibile e inesauribile, a sinistra il talentuoso Ndoj, dalla tecnica sopraffina che ormai si è ben adattato al ruolo di mezz’ala, più di qualità che di quantità, e in mezzo, a dirigere il traffico da autentico califfo, nonostante sia un 2000, il meraviglioso Tonali, di cui sentiremo parlare a lungo. Non ce ne sono al momento in Italia di centrocampisti con le sue caratteristiche. 

A fare da raccordo in maniera eccelsa tra la mediana e l’attacco, un altro dei gioielli valorizzati appieno da Corini, lo slovacco Spalek.

Infine i due frombolieri offensivi, micidiali e complementari: un Donnarumma in stato di grazia in grado di replicare la strepitosa annata in zona gol della scorsa stagione a Empoli (di nuovo promosso e di nuovo capocannoniere) e un Torregrossa finalmente esploso in tutta la sua forza dopo tanta gavetta. Estro, fantasia, corsa, tecnica e gol: un attaccante che tornerà utilissimo anche nella massima serie.

Alfredo Donnarumma si è confermato autentico fuoriclasse per la categoria. Ora si merita una chance vera in serie A, dopo averla guadagnata sul campo per ben 2 volte da protagonista

Insomma, molti nomi non erano altisonanti a inizio stagione, lo sono diventati strada facendo, confermandosi i più forti del campionato.
Ora si attende il Lecce, dopo l’inatteso ko di oggi che ha riacceso il lumicino delle speranze del Padova… i salentini si meritano la A tanto quanto il Brescia.
Nel frattempo che festeggino le Rondinelle, ai quali non posso che fare i miei più sinceri complimenti!

Il Pagellone della serie B al termine della Regular Season, squadra per squadra.

E’ terminato il campionato di serie B, estenuante come al solito con i suoi 42 (!) turni, ma mai come in quest’occasione così equilibrato e incerto fino all’ultimo, almeno nella zona “calda” dedicata alla promozione. E’ vero che storicamente il torneo cadetto regala sorprese e grande suspence ma con l’allargamento dei playoff fino all’ottavo posto in molte squadre hanno mantenuto alta la speranza di raggiungere l’obiettivo ed altre sono pienamente arrivate in corsa al momento opportuno dopo grande rimonta. Meno avvincente la lotta in coda, considerando che le tre retrocesse lo erano già prima di questa gara conclusiva: rimane il playout appannaggio di due tra le squadre più deludenti della serie B di quest’anno, considerando gli obiettivi stagionali iniziali. Rientra in A dalla porta principale, oltre il Palermo già promosso con varie giornate di anticipo (e che proprio ieri ha battuto il record di punti per la storia del campionato cadetto) anche l’Empoli di Sarri, squadra tecnica, che gioca un gran bel calcio, sulla falsariga della bellissima stagione scorsa terminata all’ultima gara dei playoff.

Ecco il mio resoconto completo della stagione, squadra per squadra.

AVELLINO 7

Premesso che tutte le matricole provenienti dalla Lega Pro mai come quest’anno hanno disputato una stagione favolosa, andando ben oltre le aspettative, se c’era una squadra partita col botto, quella è stata l’Avellino, in fondo la più blasonata delle quattro, laddove Latina, Carpi e Trapani erano autentiche debuttanti del palcoscenico della serie B. Girone d’andata ottimo per gli irpini, sempre in zona playoff e poi un lieve ridimensionamento, senza perdere mai di vista l’alta classifica. Alla fine per poco non si è centrato un obiettivo magari non dichiarato ma che – a conti fatti – poteva essere alla portata.

Il big: ARINI

Note di merito per il lanciatissimo terzino Zappacosta, inesauribile nelle due fasi sulla fascia destra e nel mirino dei grandi club, per il centrale difensivo Izzo e per il bomber Galabinov, mai così prolifico, ma il mio premio va ad Arini, questo mediano che ha conosciuto tanta Lega Pro prima di affermarsi a certi livelli ed entrare nel mirino di squadre di serie A. Passato dalle giovanili della Roma, ha terminato l’iter giovanile nel Napoli, diventando capitano delle selezioni azzurre. Poi tanta gavetta nei duri campi del sud e ora a 27 anni l’occasione per calcare palcoscenici più ambiziosi.

 

BARI 8,5

Comunque andrà la stagione, è impossibile non sottolineare l’impresa della squadra pugliese. Penalizzata a più riprese (brutta però questa consuetudine del nostro calcio di dare e togliere a torneo in corso punti importanti ai fini delle graduatorie finali), senza società – fino al bellissimo annuncio proprio in extremis dell’acquisizione del club da parte di una cordata presieduta dall’ex arbitro Paparesta – dapprima senza tanto sostegno di un pubblico sempre appassionato (come testimoniato dalle decine di migliaia di spettatori giunti allo stadio nel girone di ritorno, fino al tripudio dei quasi 50.000 dell’ultima gara decisiva per entrare ai playoff) e sin dalle prime battute senza allenatore, ruolo poi assolto alla grandissima dall’inedito duo, a questi livelli, Alberti-Zavettieri. Una risalita che ha dell’incredibile, una serie utile nella seconda parte del campionato da brividi, fino ai meritati playoff che, ora, sospinti da un notevole entusiasmo di tutto il capoluogo pugliese, fanno accreditare i biancorossi come i veri favoriti per la promozione.

Il Big: GALANO

Il collettivo l’ha fatta da padrone: certo, bisogna sottolineare almeno l’apporto in difesa di due talenti assoluti come Polenta, Ceppitelli (pure buon goleador) e Sabelli. Il primo, ancora giovanissimo, è in Italia da una vita e vinse un torneo Primavera (tra l’altro firmando i rigori decisivi) col Genoa accanto a El Shaarawy, Perin e Sturaro, mentre Sabelli era una delle colonne della Roma Primavera e attuale terzino dell’under di Di Biagio. Ma il migliore è stato un autentico prodotto locale: Cristian Galano, nato a Foggia ma cresciuto nel Bari e finalmente protagonista di una stagione ad altissimi livelli nel ruolo di trequartista in appoggio alle punte. Spunti, gol, giocate incredibili e tanta personalità, ha fatto il salto di qualità e a 23 anni è pronto per la massima serie.

BRESCIA 5,5

La prima delle deluse, anche se alla fine, classifica alla mano, i playoff sono sfuggiti per poco. Ma onestamente bisogna ammettere che mai i lombardi sono stati realmente in corsa per un obiettivo che la storia loro imporrebbe. La squadra è stata sin troppo altalenante, senza un’identità precisa, capace di sorprendere in alcuni elementi come di prendere delle cantonate pazzesche nei momenti salienti della stagione. Ottimo il lancio di tanti giovani, come da tradizione del club.

Il Big: CARACCIOLO

L’esperto attaccante ha cantato e portato spesso la croce, nel contesto di una squadra composta da vecchi leoni (tra cui il sempre positivo capitano Zambelli, ormai un’autentica bandiera delle Rondinelle, tra l’altro cresciuto nel vivaio locale) e tante giovani promesse. A sprazzi si è rivisto in tutto il suo talento anche Sodinha che sembrava perso per il grande calcio ma che, tecnicamente parlando, almeno in serie B, ha pochi rivali.

CARPI 6,5

Mai in affanno nella ricerca della salvezza, anzi, a un certo punto, per un buon lasso di tempo, i “piccoli” emiliani di una sempre più affermata provincia di Modena (vedi alla voce “miracolo Sassuolo”) sono pure anch’essi rientrati nell’affollata zona playoff. Un campionato insolitamente tranquillo che pochi forse avrebbero previsto alla vigilia e la sensazione che ci si possa assestare senza grosse difficoltà anche in futuro.

Il Big: MEMUSHAJ

Nell’ambito di una stagione memorabile, dove tutti sono promossi a pieni voti, nessuno dei protagonisti della storica promozione, quasi tutti esordienti in serie B, ha patito il salto di categoria, ma la nota di merito va all’albanese Memushaj, capace di segnare molti gol “pesanti” nell’economia della salvezza emiliana. Peccato per il grave infortunio (rottura del legamento crociato) patito nel finale di stagione. Un valido apporto l’hanno dato anche i più esperti a certi livelli, come il promettente portiere Colombi, ex Atalanta e le punte Mbakogu e Ardemagni, giunto dal Chievo a gennaio.

CESENA 7

La squadra di Bisoli magari non entusiasma sul piano estetico del gioco, specie se riferito ad altre squadre in lizza per la promozione, ma dalla sua ha una caratteristica ben marcata e rara in un torneo come questo: la continuità. Già, perché i romagnoli, comunque esperti e in un certo senso abituati ai saliscendi dalle categorie, mai hanno dato segno di cedimento, nel rispetto di un equilibrio comprovato da poche cadute a vuoto, così come pochi guizzi veramente esaltanti. Ripartirà in posizione di vantaggio, dalla semifinale playoff e sinceramente ci sono tutte le carte in regola per rivedere una squadra storica in serie A.

Il Big: D’ALESSANDRO

Tanti giocatori hanno veleggiato ben oltre la sufficienza, risultando tra i migliori nei rispettivi ruoli (dal ritrovato bomber Succi, ai difensori Renzetti e Krajnc, dall’esperto mediano Cascione al prodotto locale Tabanelli, finchè non è volato verso Cagliari). Inoltre si è visto a tratti il talento del giovane interista Garritano e la ripresa dell’ex viola Camporese, tormentato dagli infortuni ma il big, l’uomo capace di cambiare i destini delle gare è parso più volte l’ex romanista D’Alessandro. Il velocissimo laterale, ancora giovane (è del ciclo giallorosso dei Florenzi e Viviani) ha esordito prestissimo e ha già accumulato una vastissima esperienza cadetta, ma mai come in Romagna è riuscito a mettere in mostra le sue notevoli doti tecniche: un’ala vecchio stampo come ormai se ne contano ben poche nel panorama calcistico italiano.

 

CITTADELLA 6

Mai come quest’anno sofferta, sul bilico del precipizio ma alla fine meritata ampiamente la permanenza in categoria per la squadra della provincia di Padova (che ormai ha scavalcato le gerarchie, classifica alla mano). Foscarini, il Ferguson dei veneti, aveva una rosa francamente meno allettante degli anni precedenti, senza un vero bomber, almeno fino all’acquisizione tardiva del talentuoso Djuric , ma è riuscito a condurre la truppa all’obiettivo dichiarato grazie a un rush finale davvero degno di nota.

Il Big: PAOLUCCI

A 28 anni l’ex centrocampista cresciuto in un forte Pescara (in quella squadra tra gli altri il bomber Ciofani e il difensore Diakite, poi passato alla Lazio) di proprietà della Fiorentina, ha trovato la propria dimensione tecnica, dopo tanta, troppa serie C. Giocatore completo, di lotta e di governo, non fa mai mancare il suo apporto, è dinamico e sufficientemente tecnico, capace di caricare i compagni. Peccato si sia infortunato gravemente in extremis con conseguente inevitabile operazione. Bene nel finale anche il contributo di Djuric, decisivo in zona gol (gli manca purtroppo la continuità per sfondare del tutto), mentre si è ben confermato l’ex “gemello” di Baselli nella scorsa stagione, quel Busellato, ventunenne prodotto del vivaio locale, su cui si stanno muovendo diverse big.

CROTONE 8

Stagione storica per i pitagorici, a cui è ora impossibile precludere dei sogni legittimi di promozione. Che playoff siano dunque, mai come in questo caso meritatissimi, perché se c’è una squadra che per tutto l’arco del lunghissimo torneo ha saputo ben bilanciare esigenze di risultato e bel gioco, è proprio quella del bravissimo allenatore Drago.

Il Big: BERNARDESCHI

Si è detto: il Crotone dei giovani. E mai definizione fu più azzeccata. Perché se è vero che un grande contributo l’hanno offerto anche giocatori più esperti come la bandiera Galardo, crotonese doc e i terzini, l’arrembante ex juventino Del Prete (che vinse tutto a livello giovanile con i vari Giovinco, Paolucci, Marchisio e Criscito tra gli altri) e Mazzotta, sugli scudi sono finiti proprio gli under 20: il portiere Gomis, Cataldi (fresco vincitore l’anno scorso con la Primavera della Lazio) e gli azzurrini Crisetig e Dezi (che prima di finire nelle giovanili del Napoli già furoreggiava da giovanissimo in serie C con la maglia del Giulianova). Premio però il fantasista ex viola Bernardeschi, autore di 12 gol, molti dei quali di pregevole fattura, ad appena 20 anni in grado di trascinare spesso i compagni, finendo nel mirino persino di Prandelli che ha speso parole di grande elogio al riguardo, dicendo che in Italia pochi saltano l’uomo come lui. Una vera investitura quindi per un giocatore che potrebbe fare la differenza nei playoff.

EMPOLI 8,5

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Cavalcata trionfale e raramente messa in discussione quella dei toscani di Sarri che, dopo le belle stagioni Di Arezzo, aveva faticato a emergere a buoni livelli. Ora l’allenatore ha centrato la sua prima promozione in A alla guida di un gruppo solido, formato in grandissima parte dagli stessi giocatori che sfiorarono l’impresa appena 12 mesi fa, perdendo la finale playoff contro il Livorno. Partiti con alterne fortune verso la serie A Regini e Saponara, sul campo sono stati egregiamente sostituiti dal prodotto cresciuto in casa Rugani (che però aveva terminato l’iter giovanile nella Juventus, che tuttora ne detiene il cartellino) e da Verdi e Pucciarelli (altro proveniente dal floridissimo vivaio empolese) che si sono alternati nel ruolo di trequartista alle spalle del super duo Tavano – Maccarone.  Nonostante la pressione durante il campionato a sua volta del Lanciano, dell’Avellino e ultimo, del Latina, i toscani non hanno mai seriamente messo in pericolo la conquista della promozione diretta.

Il Big: RUGANI

Classe ’94, ha bruciato le tappe, giocando in un ruolo delicatissimo, centrale difensivo, spesso tra l’altro nei panni di leader. In grado di compensare doti tecniche, fisiche e atletiche, è il fiore all’occhiello di un vivaio che ha dato alla prima squadra anche l’altro difensore centrale, il più esperto Tonelli, il laterale sinistro albanese Hysaj (coetaneo di Rugani e già alla seconda stagione da titolare fisso), il fantasista Pucciarelli e i centrocampisti Valdifiori (alla prima promozione in A ) e il venezuelano Signorelli. Insomma, tutto o quasi nasce da lì e da una società solida che non sbaglia un colpo. Se poi davanti puoi disporre pure di due colossi come Maccarone e Tavano che giocano con l’entusiasmo dei ragazzini e con un grande attaccamento alla maglia, allora tutto diventa più facile.

JUVE STABIA 4

Un cambiamento drastico, quasi senza spiegazione quello della squadra campana, dopo il buon campionato scorso, da matricola per la B. Arreso sin dalle prime battute, intristito dai risultati che proprio non arrivavano, il team stabiese non è mai stato in corsa nemmeno per il penultimo posto, e a tutt’oggi sembra azzardato prevedere una pronta risalita in cadetteria, specie al termine di una stagione che ha mostrato sul campo una pochezza tecnica a tratti disarmante, se paragonata alle bellissime prestazioni ancora impresse nella memoria degli appassionati nel campionato scorso.

Il Big: VITALE

Difficile in un contesto simile emergere per i più giovani, seppur dotati di grande talento, come Falco, Zampano, Liviero o Suciu, alla fine gli ultimi a cedere le armi sono stati i “vecchi” Caserta e il terzino rigorista Vitale, stabiese doc che mai ha fatto mancare il suo impegno e l’attaccamento ai colori.

LANCIANO 7

Al secondo anno di B, la squadra abruzzese presieduta dalla giovane Valentina Maio, è stata ad un passo dal raggiungimento dei playoff, dopo aver a lungo cullato il sogno, visto che almeno nel girone d’andata gli uomini di Baroni hanno duellato ad armi pari con gli squadroni, nelle primissime posizioni di classifica. Il Lanciano a mio avviso ha pagato la scarsa esperienza di molti suoi pur bravissimi interpreti ad alti livelli e una rosa francamente un po’ striminzita almeno nelle alternative ai “titolarissimi”.

Il Big: MAMMARELLA

Benissimo molti protagonisti, dal fantasista Piccolo alla punta Falcinelli, dal difensore goleador Amenta al portiere Sepe ma la palma di migliore va senz’altro al capitano Mammarella che, oltrepassati i 30 anni, ha inanellato una stagione monstre, confermando i miglioramenti già evidenziati l’anno scorso in Abruzzo e accentuando le sue doti di leadership. Poi, con quel sinistro alla “Roberto Carlos” ha fatto più di una volta impazzire i suoi tifosi!

 

LATINA 8

Matricola assoluta e per un soffio non ci faceva vedere il “doppio salto” dalla Lega Pro alla massima serie. Già, sono stati proprio i laziali a contendere fino all’ultimo respiro ai favoriti dell’Empoli un posto al sole in serie A. Una conquista che sarebbe stata sì clamorosa se riferita ai quadri di inizio stagione, ma assolutamente plausibile vista la “prova del campo”. Breda ha saputo in corsa confezionare un autentico gioiello che ora ha tutte le carte in regola per ambire a entrare di diritto tra le elette del nostro calcio.

Il Big: JONATHAS

E’stata la stagione della consacrazione per il brasiliano ex Brescia, da tanto tempo in Italia e finora mai espresso a questi livelli, con la giusta continuità. Grandi doti fisiche abbinate a una tecnica brasileira hanno fatto spesso la differenza. Che coppia in attacco con l’ex juventino Paolucci, ma benissimo hanno fatto pure Crimi in ripresa dopo alcune stagioni grigie, gli ex interisti Laribi e Gerbo, il promettente regista Viviani, dopo l’infelice parentesi pescarese, un ragazzo su cui in molti sono pronti a scommettere, memori dei prodigi nel vivaio della Roma, gli esperti Milani, Esposito e Bruno, imprescindibile per il reparto di mezzo.

MODENA 7,5

Un finale in crescendo, in cui Novellino è riuscito a trasmettere tutta la sua notevole esperienza, la sua grinta, anche mettendosi in gioco, visto che sembrava (ingiustamente) ormai fuori dai giochi a certi livelli, dopo alcune stagioni invero non memorabili. In Emilia ha ritrovato gli stimoli giusti per imprimere a tutto l’ambiente la fiducia necessaria per conseguire un traguardo minimo che ora consente ai più di sperare realisticamente nel Grande ritorno in serie A. Il connubio con un roster di giocatori ben amalgamato pare vincente, l’impresa è alla portata, nonostante i miei pronostici dicano altro.

Il Big: BABACAR

20 gol è il tondo bottino del colored ex viola, finalmente capace di esprimere al massimo le sue immense qualità in attacco. Potente, veloce, tecnico, freddo sotto porta, ad appena 21 anni alcuni già iniziavano a “preoccuparsi” del fatto che fosse sin qui troppo discontinuo o un po’ “insolente”. Invece a Modena ha zittito tutti i detrattori, trascinando i canarini a un grande traguardo. Con il Diablo Granoche compone in avanti un tandem “da paura”, in grado di scardinare ogni difesa avversaria.

NOVARA 5

Fine di un sogno? Non ancora, ma è evidente che la favola del Novara, che solo pochi anni fa era stata protagonista di una cavalcata culminata nella fantastica doppia promozione dalla terza alla massima serie, è diventata una realtà fatta di lotta e sudore per mantenere la categoria. La società è solida, il parco calciatori pare francamente buono, così come il pedigree degli allenatori che in questi due anni si sono succeduti alla guida della squadra, ma qualcosa evidentemente non ha funzionato. Non rimane che ancorarsi a un playout fra deluse contro il Varese ma è palese che siamo alla fine di un ciclo che tante gioie ha regalato al pubblico piemontese, visto che ha ottenuto i massimi risultati nella storia del club.

Il Big: LAZZARI

Flavio Lazzari prometteva tantissimo da giovane, avendo esordito non ancora maggiorenne nel Lodigiani prima di passare all’Udinese, dove era divenuto fiore all’occhiello di un ciclo giovanile molto interessante (con la punta Gerardi, il centrocampista Eremenko e il difensore Rinaldi tra gli altri). E’ passato attraverso diverse squadre ma mai come quest’anno è stato decisivo con le sue doti tecniche, bravo a realizzare ma soprattutto come assist man e dando qualità alla squadra nel ruolo di raccordo tra centrocampo e attacco. La sua forma e la sua voglia di emergere potrebbero fare la differenza nel playout contro il Varese. E a 28 anni non è troppo tardi per puntare in alto.

PADOVA 3,5

Inappellabile il mio giudizio sulla squadra veneta: non ci sono attenuanti per una stagione nata male e mai minimamente raddrizzata durante il corso della lunga stagione. A nulla sono serviti gli interventi in panchina, la sessione di mercato a gennaio e gli appelli di un’intera città che, dopo gli anni di Cestaro (che non aveva lesinato sforzi economici alla ricerca della serie A), ha visto sgretolarsi le speranze con la gestione sciagurata targata Diego Penocchio. Sarà dura ripartire e tornare protagonisti in tempi brevi.

Il Big: MELCHIORRI

Viene veramente difficile indicare un nome in una stagione tanto negativa per il club bianco scudato. Più facile indicare le tante delusioni, a iniziare dall’enfant du pays, quel Pasquato che avrebbe potuto (e dovuto) fare la differenza in campo, al vecchio Rocchi che con la sua esperienza poteva contribuire maggiormente in avanti. E poi i giovani come il figlio d’arte Benedetti o Almici a cui si chiedeva il salto di qualità sono parsi spesso in balia degli avversari. Poco hanno potuto fare le colonne Iori e Cuffa, cosicchè è giusto premiare la punta Melchiorri, 27enne che in passato fece faville con la Primavera del Siena ma che sembrava perso per il grande calcio (anche a causa di una grave malattia che lo colpì sul più bello, da cui poi si riprese perfettamente) e che invece ha mostrato buoni numeri e una grande propensione al gol, attirando le attenzioni di club titolati.

PALERMO 9

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Dopo l’abbaglio iniziale preso con Gattuso – che a mio avviso comunque pare tagliato per il ruolo di allenatore – Zamparini si è allineato al torneo cadetto, al quale non era forse più abituato, chiamando in soccorso l’espertissimo (e pluri vincente a questi livelli) allenatore Beppe Iachini, e consegnandogli una delle squadre più forti e complete mai viste all’opera in tutta la storia della serie B. Missione compiuta a suon di record, ma ora in serie A bisognerà evitare gli errori fatali che avevano portato all’inopinata retrocessione di due anni orsono. I mezzi per consolidarsi nella massima serie ci sono tutti.

Il Big: BOLZONI

Verrebbe da citare tutti i protagonisti di una stagione irripetibile (il fuoriclasse Hernandez, pienamente calatosi con la giusta umiltà nella realtà della serie B, il nazionale paraguaiano Barreto, il difensore Munoz, il ritrovato Vazquez, scommessa vinta da Iachini, il giovanissimo bomber Belotti, grande colpo proveniente dal florido vivaio dell’Albinoleffe) ma il mio preferito è stato l’ex interista Bolzoni che seguo dai suoi primi passi da calciatore. Una colonna in tutte le formazioni giovanili dell’Inter, un giocatore serissimo, che già ragionava da professionista a 15 anni. Centrocampista mai domo, corre per un infinità di chilometri senza mai perdere la lucidità necessaria anche per avviare l’azione, quest’anno per la prima volta pure puntuale in zona gol, tra l’altro capace di decidere importanti partite nel finale. Si distingue anche per il look anticonvenzionale se rapportato alla tipologia del calciatore “moderno” ma soprattutto per il suo rendimento sempre ben oltre la sufficienza. A 25 anni un veterano, destinato a una grande carriera.

PESCARA 5

La mia delusione personale! Ammetto che avevo puntato molte fiches a inizio stagione sulla voglia di rivalsa degli abruzzesi, sul fatto che – rosa alla mano – potessero davvero giocarsela alla grande con le squadre più accreditate (che alla vigilia ritenevo fossero Palermo, Empoli e Siena). Grandi giocatori, molti giovani sulla via della piena affermazione e un allenatore (Marino) che dopo brutte stagioni personali, aveva tutte le credenziali per rinverdire a queste latitudini il mito di Zeman. Invece né con lui in panca, né con Cosmi, il Pescara ha dato l’idea di potersela giocare almeno per i playoff, manifestando una grande discontinuità di risultati, una certa ritrosia alla vittoria (la “pareggite” ha colpito a lungo i biancoazzurri nel corso della stagione) e in generale immaturità nel momento di fare il salto di qualità.

Il Big: RAGUSA

Se ero pronto a scommettere sul Pescara a inizio stagione era soprattutto per il validissimo parco attaccanti messo a disposizione da un tecnico che solitamente prediligeva il calcio offensivo come Marino. Tra Cutolo, Sforzini, gli ex romanisti Politano e Piscitella (poi sostituito a gennaio da un altro prodotto della Roma, l’altrettanto talentuoso Caprari), il vecchio Mascara e Maniero, spiccava lui: Ragusa. Il quale,  pur cambiando ogni anno squadra non aveva mai deluso in passato con Salernitana, Reggina e Ternana, dopo le meraviglie con le giovanili del Genoa, quando da protagonista vinse uno scudetto Primavera. A Pescara si è confermato alla grande, sdoppiandosi spesso come ala e come interno, prevalentemente a sinistra. Nonostante il sacrificio richiesto, è stato uno dei più puntuali in zona gol, abilissimo anche come prezioso assist man.

REGGINA 4

Altra nobile decaduta come il Padova, retrocessa senza appello, al termine di una nefasta stagione in cui i calabresi mai davvero sono stati in lotta per la salvezza. Non mi spiego un simile crollo, le gare complete che ho visto mi avevano dato segnali confortanti, non confermati però alla prova successiva. Sono mancati i filotti buoni, e in un torneo come quello cadetto, spesso sono le serie a fare la differenza… e gli amaranto non ne hanno mai beccata una positiva, perdendo via via sempre più fiducia e sicurezza nei propri mezzi. Come il Bologna, la retrocessione è giunta peraltro in coincidenza con una ricorrenza importante (in questo caso il centenario della fondazione avvenuta nel 1914): tuttavia l’impegno di un amareggiato presidente Lillo Foti è ripromesso anche per l’immediato futuro e secondo me il prossimo campionato in Lega Pro sarà “di transizione” per un immediato ritorno in categorie più consone al blasone della squadra.

Il Big: DUMITRU

Come nel caso del Padova, nell’ambito di una stagione deludentissima, culminata nell’amara e anticipata retrocessione in Lega Pro, difficile sottolineare il campionato di qualche singolo giocatore. Nemmeno certezze come Di Michele o Adejo sono stati in grado di raddrizzare la barca che stava affondando. Qualche bel gol lo hanno regalato due ex promesse, ancora giovani (sono entrambi del ’91) Fischnaller e Dumitru. L’altoatesino, un passato fugace anche nelle giovanili della Juventus, ha avuto molte più chances rispetto all’ex Empoli e Napoli, sul quale fino a qualche anno fa veniva quasi scontato prevedere un futuro da protagonista a buoni livelli. A tratti Dumitru ha dimostrato di possedere doti tecniche davvero non comuni, ma non è bastato a salvare la squadra calabrese da un destino che pareva ben presto segnato.

SIENA 7,5

Punti alla mano, senza penalizzazioni, la squadra toscana allenata da Beretta, avrebbe meritato sul campo la qualificazione ai playoff, contendendo anzi realisticamente il passaggio diretto in A alle due big designate Palermo e Empoli. Tutti però siamo al corrente delle condizioni in cui i bianconeri hanno dovuto affrontare il torneo, che comunque hanno onorato alla grandissima, sfiorando d’un soffio l’accesso ai playoff nell’ultima gara, quella decisiva, se solo Rosina, il giocatore simbolo della squadra, non avesse sbagliato un rigore nel finale (ci sta il parallelismo con il granata Cerci al temine della gara contro la Fiorentina).

Il Big: ROSINA

Ok, come detto si è “macchiato” del rigore sbagliato all’ultima giornata ma Rosina quest’anno è stato davvero determinante per le sorti della squadra, arrivando a 30 anni suonati alla piena maturità calcistica e affermatosi finalmente secondo le reali potenzialità. Non più “Rosinaldo”, come lo chiamavano ai tempi del Torino, funambolico ma spesso anche fumoso trottolino offensivo, ma ormai perfetto nel combinare tecnica, giocate di fino e tanta concretezza e sostanza. E’ diventato anche molto prolifico, da lui deve ripartire il Siena per una nuova rinascita della società. Tutti comunque hanno onorato al massimo la maglia, con citazioni di merito anche per i giovani Spinazzola (ex giovanili Juventus) e Rosseti e per gli esperti Angelo (ormai una bandiera bianconera) e Dellafiore.

 

SPEZIA 7

Dopo anni di tentativi, investimenti, speranze, errori, finalmente i liguri sono arrivati in fondo alla competizione con solide credenziali per ambire all’obiettivo grosso: la tanto sognata serie A. Sono servite almeno quest’anno la girandola di giocatori subentrati in rosa, il cambio di allenatore e mille traversie, ma alla fine Mangia, uno dei migliori giovani allenatori su piazza, alla prima vera esperienza da professionista – dopo i primi precoci passi alla giuda del Palermo e la positivissima esperienza alla guida di una forte Under 21 azzurra – è riuscito ad amalgamare al meglio una rosa di gran qualità in tutti i reparti, battendo sul filo di lana Siena e Lanciano.

Il Big: GIANNETTI

Premio Giannetti per quello che ha fatto durante tutto l’arco della stagione, essendo giunto in Liguria solo a gennaio dopo aver furoreggiato nella natia Siena. Anche allo Spezia comunque il giovane centravanti, che aveva timidamente debuttato in prima squadra  nella Juventus anni fa, ha fatto il suo, completando una linea d’attacco fortissima messa a diposizione del tecnico Mangia, col colosso Ebagua e l’esperto Nick Ferrari, assai provvidenziale nel finale di stagione. Ma molto positivi ai fini della scalata playoff si sono rivelati pure il fenomenale portiere Leali, ad appena 21 anni uno dei migliori della categoria e pronto per la A, dove la Juve – che ne detiene il cartellino – probabilmente lo parcheggerà a settembre, gli esperti laterali Madonna e Schiattarella e il giovane regista Bellomo, un lusso per la B, spesso decisivo (anche da subentrato) con i suoi gol nelle ultime gare, quelle più importanti.

TERNANA 6

Si poteva fare di più onestamente. Campionato di basso profilo quello degli umbri, mai in lotta vera per non retrocedere (e questo è un merito) ma mai nemmeno agganciati al treno che portava alla chimera della serie A, un treno che abbiamo visto ha accolto nel corso del torneo molte compagini. Toscano è un ottimo allenatore ma rispetto all’anno scorso non ha mantenuto le attese, nel contesto di una squadra non certo indebolita, e ha dovuto lasciare in corso d’opera la panchina al più navigato Tesser. Risultato minimo raggiunto come detto ma una squadra come la Ternana può legittimamente ambire a qualcosa di più.

Il Big: ANTENUCCI

Una autentica sicurezza per la B, una garanzia per ogni squadra che volesse affidarsi a un efficace attaccante “di categoria”. Spiace tuttavia spendere questa denominazione per uno come Antenucci che avrebbe molti mezzi tecnici per poter dimostrare anche in serie A il suo valore.  Ha 30 anni e probabilmente andrà a maturare un’esperienza all’estero (lo danno molto vicino, al pari dell’altro attaccante cadetto Pavoletti, al Leeds di Cellino), nel frattempo ha condotto la Ternana a una comoda salvezza, segnando spesso gol spettacolari (a mio avviso, quello suo in rovesciata è stato il migliore di tutto il campionato). Confortante pure il miglioramento di Maiello (indicato come l’”Hamsik della Primavera del Napoli” ai tempi in cui furoreggiava in coppia con un certo Insigne nelle giovanili azzurre), il ritorno dopo lunga assenza dell’altro bomber Litteri e positivo il campionato a metà campo dell’ex reggino Nicolas Viola, ormai pienamente convertito al ruolo di playmaker “alla Pirlo”, lui che in passato (anche in diverse Nazionali giovanili) veniva impiegato come fantasista.

TRAPANI 8

A mio avviso la vera rivelazione dell’intero torneo, e poco importa (parlo non da tifoso, chè ai tifosi siciliani importava eccome!) che i playoff siano sfuggiti di pochissimo. Nella memoria rimane una stagione memorabile, fatta di grandi imprese, ottimo gioco espresso – per lunghi tratti IL migliore di tutta la categoria, grazie alla sagacia di un allenatore come Boscaglia, vero artefice del miracolo Trapani, portato in pochi anni dalla serie D a “quasi” la serie A. Per l’anno prossimo sarà possibile dare un seguito alla positiva stagione, magari limando con l’anno di esperienza in più sulle spalle, certi squilibri che hanno portato talvolta a risultati “incomprensibili” e poco preventivabili (tipo sconfitte casalinghe con squadre di più bassa classifica o passaggi a vuoto nei momenti “clou”della stagione) e mantenendo l’ossatura vincente, anche se il primo passo sarà proprio quello di ottenere la conferma del tecnico, attualmente chiamato dalle sirene della serie A.

Il Big: MANCOSU

Strepitosa la stagione di Matteo Mancosu, che ha bissato il titolo di capocannoniere ottenuto l’anno scorso in Lega Pro, ma migliorando sensibilmente il bottino di reti, chiuso a 26 marcature. Goleador completo, rapido, spietato sotto porta, instancabile, abile a lanciarsi sugli spazi come di approfittare delle “dormite” delle difese avversarie, segnando spesso “di rapina”.  Prometteva di più da giovane il fratello minore Marco (trequartista classe ’88 cresciuto nel Cagliari, già Nazionale Under 17 e attualmente al Benevento) ma con gli anni Matteo ha saputo scalare le gerarchie, dimostrando un carattere e una passione encomiabili, che a 30 anni compiuti potrebbero dargli in dote la serie A. Ma tutto l’organico – la cui ossatura era formata dal gruppo delle due storiche promozioni ravvicinate – è andato oltre le aspettative: dal regista Caccetta (un passato nell’ultimo Foggia di Zeman, che preferiva schierarlo terzino destro fluidificante) al veterano Basso, dalle bandiere Abate, Gambino, Nordi e Pirrone (notevole il loro contributo, anche talvolta da subentrati nel caso dei due attaccanti) ai nuovi Terlizzi, Ciaramitaro e Iunco che hanno portato in dote la loro maggiore esperienza rispetto ai compagni a questi livelli. Una stagione forse irripetibile ma le basi per consolidarsi in categoria ci sono tutte.

VARESE 5

Dopo diverse stagioni ai vertici, concretizzatesi in lotte serrate per una promozione in serie A che da queste parti manca da 40 anni, dai tempi eroici del duo d’attacco Egidio Calloni – Giacomo Libera, quest’anno il Varese, che da poco aveva cambiato società, si è trovato al centro di una stagione anonima, finchè a un certo punto è rimasto invischiato nella pericolosa lotta per non retrocedere. Sembrava alla portata, nomi alla mano, quantomeno una tranquilla salvezza, nonostante una stagione tutta in salita, invece a un certo punto è probabilmente subentrata la paura di non farcela, una certa insicurezza e forse inconsapevolmente pure la perdita d’abitudine di lottare per la sopravvivenza, anziché per la vittoria del torneo. Tutti fattori che allo stato attuale – non me ne vogliano i sostenitori biancorossi – mi fanno propendere per il Novara nella gara decisiva dei playout per la permanenza in categoria.

Il Big: PAVOLETTI

Non si può certo rimproverare il bomber Pavoletti di non aver dato il suo contributo alla causa. Certo, a inizio stagione per lui – reduce da una brillantissima stagione col Sassuolo che ancora ne detiene il cartellino – e per tutto l’ambiente era difficilmente pronosticabile un campionato tanto tribolato, con appendice finale della salvezza da decidersi dopo playout. Tanti gol da parte sua che non sono stati sufficienti, complici anche lo scarso rendimento di molti suoi compagni, in ribasso dopo le due positive stagioni precedenti, qualche cessione affrettata e non ben smaltita (ad esempio Nadarevic), lo smarrimento di alcuni talenti come Caetano Calil, lontano parente del funambolo di due anni fa al Crotone, quando fuori c’era la fila per accaparrarselo e Fabrizio Grillo, di ritorno dal Siena. Scarsissimo anche l’apporto dell’esperto Blasi,  che pare giunto a una prematura chiusura di carriera. La rosa messa a disposizione di Gautieri e poi di Sottili (entrambi ottimi tecnici) mi pareva pure competitiva in gente come Damonte, gli esperti Corti e Neto Pereira, i difensori Rea e Laverone e il promettente terzino sprint Fiamozzi, ma giunti a questo punto occorre solo giocare col coltello tra i denti per ottenere una difficile permanenza in categoria.

 

Focus serie B. Il Palermo espugna Latina, manca solo la matematica per la serie A. Il resto è all’insegna dell’equilibrio mentre in coda c’è il primo verdetto con la retrocessione della Juve Stabia

Al Palermo, dopo la perentoria affermazione in quel di Latina (che nonostante la sconfitta, rimane serissima accreditata almeno per i playoff), manca in pratica solo la matematica ma ormai i conti paiono fatti. Sarà meritata serie A, non solo perchè così “doveva essere”, considerato il pedigree e la rosa della squadra rosanero, ma perchè sancita in modo inequivocabile dal campo, dopo la traballante parentesi iniziale di Gattuso, ottimamente compensata dalla gestione Iachini, sempre più specialista in promozioni dalla cadetteria. Ora la palla spetta all’enigmatico e umorale Zamparini, che già si è fatto avanti sostenendo come Iachini sia il miglior tecnico con cui abbia mai lavorato. Può darsi che sia vero, ma da qui sono passati anche tra gli altri Zaccheroni, Delneri e Guidolin, e non si trattava certo di tecnici scarsi.

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Dietro il Palermo è vero equilibrio, se non proprio bagarre. Riemerge l’Empoli e alla fine, pur con sudore, credo sarà proprio la compagine toscana di Sarri la più seria candidata alla promozione diretta: lo dice la storia, anche recente, ma soprattutto i numeri, il gioco, la continuità, anche se ormai è palese che i toscani dovranno fare i conti con alcune squadre davvero mai dome, ostiche, impertinenti e sbarazzine, che non temono confronti. Del Latina abbiamo già accennato: era in splendida forma, avesse fermato anche la capolista staremmo qui a parlare quasi di miracolo calcistico avvenuto, considerando che si tratta di una matricola assoluta della serie B (certo, ma che in attacco può vantare uomini del calibro di Jonatas e Paolucci, per dire!). Cade rovinosamente il Cesena in casa, sotto i colpi di un sempre più indecifrabile Brescia. La squadra lombarda avrebbe tutto per salire in A: storia, tradizione, un gran vivaio, giocatori top per la categoria come Caracciolo, capitan Zambelli o Corvia, uomini che se in condizioni un minimo accettabili possono fare la differenza (vedi Sodinha, ieri autore di una prova monstre). Tengono botta in alto il super Crotone dei tanti giovani (Bernardeschi, Crisetig, Dezi, Cataldi, Gomys, ieri assente), nonostante la sconfitta di Avellino (gli irpini irrompono nuovamente in zona playoff)  e il Trapani, tornato vincitore nella gara che ha sancito il primo verdetto ufficiale della stagione: la retrocessione in Lega Pro della Juve Stabia, giunta al termine di una sciagurata stagione, nata malissimo e mai migliorata durante il percorso.

Ormai pienamente guarito il Lanciano, ieri vittorioso a Varese  grazie al solito Mammarella, cecchino infallibile su punizione (sempre più valida nel suo caso l’iperbole di “Roberto Carlos d’Abruzzo”!). Varese che a questo punto, pare impossibile considerando i propositi di inizio stagione e la squadra allestita in estate, deve guardarsi bene alle spalle, visto che sono solo 3  i punti che lo dividono dal Novara e 4 dal Cittadella, che ieri si è imposto al Granillo in una gara da “dentro o fuori”. Reggina e Padova hanno ancora la possibilità di acciuffare i playout ma realisticamente pare a questo punto della stagione assai improbabile, e spiace vedere due squadre rappresentative di realtà importanti cadere così in basso. Occasioni perse sono sembrate quelle di due big della categoria: Siena e Pescara. Entrambe sono rimaste al palo nelle rispettive gare casalinghe, con pareggi a reti bianche contro Carpi e Novara, squadre sinceramente alla portata. Ma se per il Siena possono valere delle attenuanti (problemi societari non da poco e un clima di disfattismo evidente), per la squadra di Cosmi difficile trovare delle giustificazioni. E’ in pratica tutta la stagione, già dalla stagione Marino, che il potenziale notevole della squadra sembra non essersi mai espresso, peccato!

Insomma, da qui alla fine, sarà sempre più arduo lanciarsi in pronostici, considerando i tanti scontri diretti e le poste ancora in palio: prepariamoci a pregustare un grande finale di stagione.

 

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Bando ai francesismi: che cazzata riservare il campionato Primavera solo alle squadre di serie A

Il mio titolo è assai eloquente, ma per una volta concedetemi la singolare “licenza poetica”. Davvero inaudita la proposta al vaglio della LEGA, ma che pare debba in pratica solo essere formalizzata, di riservare il torneo primavera alle squadre di serie A, discriminando oltremodo vivai importanti di squadre cadette che da tempo eccellono, e non solo tra i giovani giunti all’ultimo ciclo formativo, ma mettono radici sin dai giovanissimi. Già un lustro fa vennero messe al bando le squadre di Lega Pro, costrette a disputare un torneo Beretti che ormai negli anni aveva perso la propria identità, visto che quando il gioco si faceva duro (vedi spareggi o playoff le corazzate di A mandavano spesso e volentieri tra la Beretti appunto elementi chiave degli Allievi o della stessa PRIMAVERA, sfalsando di fatto in alcuni casi le gerarchie tecniche). Squadre dal fertilissimo vivaio, penso al Padova all’epoca in cui militava in LEGA pro , o al Cesena, si ritrovarono penalizzate, non potendo più gareggiare con squadre di altro lignaggio, con tutto il massimo rispetto nei confronti di realtà minori di serie C che dal settore giovanile traggono letteralmente le proprie fortune.

Ma ora allargare questo contesto alla B, dove militano squadre come Reggina, Siena (negli ultimi anni finalista del torneo), Palermo (ha vinto uno scudetto qualche anno fa), e soprattutto Brescia (scorrere l’elenco dei campioni emersi solo negli ultimi dieci anni potrebbe bastare?) e Empoli. In particolare il club toscano di Corsi a mio avviso contende ormai all’Atalanta il ruolo di big, di cardine del settore giovanile italiano, per organizzazione, strutture, lancio di giovani professionisti, cultura del talento, educazione ai valori e, perchè no, risultati sui campi, che non si limitano certo alla Primavera (dove in due occasioni negli ultimi dieci anni sono giunti in finale, ultima persa contro il Genoa di El Shaarawy), ma svariano agli Allievi Nazionali (sconfitti in finale contro il Parma di Lucarelli due settimane fa) e ai giovanissimi. Un vivaio che ogni anno ben figura anche nello storico torneo di Viareggio. Ma il discorso lo estenderei a tutte le squadre di B, onestamente.

De Laurentiis tra i presidenti dei club di A è l’unico sinora che è parso contrariato o quanto meno scettico all’idea, anche perchè i gironi della primavera diventerebbero 2, con la desueta divisione nord/sud.

Insomma, non la trovo una mossa astuta, non ne percepisco il senso, se andiamo poi a scandagliare l’incidenza, il peso di questi giovani in orbita prima squadra… mai come quest’anno l’inversione di tendenza è avvenuta tra le squadre cadette, che in tanti casi hanno attinto dalle proprie risorse, pensiamo al caso del giovane Berardi, promosso subito titolare a Sassuolo. Così si rischia di fare del torneo di B un campionato ancora più chiuso. E, aprendo un’ultima parentesi polemica, sono pure molto scettico sull’imminente, anche se realistica in questo caso  – viste le enormi difficoltà finanziarie della gran parte dei club iscritti) diminuzione delle squadre iscritte alla LEGA PRO, destinata l’anno prossimo a diventare unica. Scomparirà la lega pro seconda, e raggruppare un pool di compagini professionistiche, dimezzando completamente il numero dei tesserati, con maxi gironi e retrocessioni da metà classifica in poi non sarà facile a livello gestionale, un po’ come quando sorse il campionato a girone unico, nel 1929/30. Il tempo passa, ma qui si torna indietro, anche se per altri motivi… agli albori era per dare maggior lustro e maggiore competitività a una realtà che anche dal punto di vista socio-culturale rappresentava una spinta enorme, ora invece è solo l’ennesimo triste,desolante specchio di una crisi senza fine che ha finito per sconvolgere del tutto il sistema calcio, creando un calderone di discrepanze sul piano economico  difficilmente colmabile… i tempi in cui avevamo 3 gironi di serie C/1 e ben 4 gironi di serie C/2 sembrano davvero remoti, invece si parla degli anni 80 e 90.

Serie B: playoff sempre più a rischio, visto i ritmi da “retrocessione” di alcune squadre

In serie B, mentre tutti attendono invano qualche sporadico passo falso delle tre squadre di testa, onde scongiurare il fatto che i playoff non si possano disputare (i maligni dicono che siano le tv stesse a sperare in un calo di Sassuolo, Livorno e Hellas, alfine di rendere vivo il campionato cadetto), occorre constatare un fatto: se ci sono squadre a perdere colpi, beh, quelle sono proprio le candidate ai playoff, incapaci di dare continuità alle loro strisce positive. Non ce l’ha fatta nemmeno l’Empoli, a onor del vero, la più forte e meritevole dal quarto posto in giù. Ieri ha patito un redivivo Bari, mettendo fine alla sua rincorsa selvaggia verso il terzo posto, per il quale ormai viaggiava a livelli da promozione, pari solo alla capolista Sassuolo, escludendo ovviamente l’inizio shock, quando davvero i punti persi ora cominciano a pesare. In regresso il buon Varese di Castori, assolutamente inaffidabili ad alti livelli squadre quotate come Brescia o Padova, alle prese con un’altalena di risultati tali da far venire il mal di testa ai propri tifosi.

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Tutto ciò sta portando a una classifica alquanto corta, dove tra il quinto posto e il quint’ultimo davvero i giochi possono cambiare di partita in partita… pensiamo solo al caso dello Spezia, superfavorito alla vigilia assieme alla squadra scaligera e sempre comunque a ridosso dei play off,  prima di incappare in un’inesorabile discesa libera che allo stato attuale lo vedrebbe alle prese con i famigerati play out!

Il gioco diventa facile quindi per Livorno e Hellas Verona, che pure nel girone di ritorno stanno faticando e non poco a conseguire le loro vittorie, rispetto alla regolarità dimostrata nel girone d’andata. Ma finchè dietro i ritmi saranno da retrocessione, i playoff diventeranno davvero un’utopia per gli amanti della suspence a tutti i costi. Io dico solo che mai come quest’anno (eccezion fatta ovviamente per l’anomalo torneo che vide trionfare le super big Juventus, Napoli e Genoa) se ci sono tre squadre che davvero meritano la massima serie, quelle sono Sassuolo, Livorno e Verona.

Nuovi portieri italiani crescono: ecco la generazione dei fenomeni Perin, Bardi, Leali, Colombi e il rinato Fiorillo

Dopo qualche stagione interlocutoria in fatto di giovani portieri – antica e rinomata scuola calcistica tutta italiana – con Buffon a imperversare e a candidarsi come miglior interprete di ogni epoca, assieme al monumento Dino Zoff, e gli altri a raccogliere briciole e a sottostare a una pletora di portieri esteri, campioni e non, quali Julio Cesar, Dida, Taffarel, Frey ma anche Kalac, Lobont, Carrizo ecc… ora finalmente si sta assistendo a un progressivo ma imponente ricambio generazionale, con autentici talenti destinati a lasciare tracce profonde in questa nuova era calcistica.

Inutile e forse dannoso tirare in ballo l’etichetta di “Nuovo Buffon”, anche se poi l’appellativo viene sovente buttato nella mischia da giornalisti senza fantasia, ma è innegabile che laddove hanno convinto a metà Sirigu, Viviano e Marchetti, i migliori tra i nati fra l’83 e l’87, ora possono invece farcela a conquistarsi spazio e gloria gente come Perin, Bardi, Leali, Colombi o il rinato Fiorillo.

Mattia Perin, già titolare in serie A col Pescara

Mattia Perin, già titolare in serie A col Pescara

Di Perin abbiamo imparato ben presto ad apprezzarne in particolar modo le doti atletiche, quella sua agilità e velocità che lo fanno rassomigliare a un portiere “di carta” quale il mitico (lui sì davvero!) Ed Warner del manga Holly e Benji. Capelli lunghi, sguardo furbo e già una buona esperienza sin qui maturata, con moltissime presenze nelle rappresentazioni giovanili (ha partecipato da titolare a un Mondiale Under 17), una vittoria nel campionato Primavera col Genoa, società in cui è cresciuto e vinto insieme al fenomenale El Shaarawy e già titolare in A a Pescara dopo l’apprendistato della scorsa stagione a Padova, nonostante abbia già subito molti gol nella massima serie è in grado altresì di distinguersi con una personalità strabordante e grandi parate.

Bardi, estremo difensore del Novara

Bardi, estremo difensore del Novara

Bardi, passato da giovanissimo (come la punta Dell’Agnello) dal Livorno all’Inter per poi tornarvi da professionista in B, è come Perin un validissimo portiere del ’92, sempre nel giro delle nazionali azzurre e rispetto al suo collega molto più prestante e quadrato. Quest’anno a Novara sta dimostrando di possedere molta stoffa tra i pali, infondendo la giusta sicurezza ai compagni di reparto. Quasi scontata la sua presenza in una squadra di serie A nella prossima stagione.

Colombi del Modena

Colombi del Modena

 

Meno reclamizzato l’ex atalantino Colombi (91) che quest’anno a Modena è quello che maggiormente ha fatto passi in avanti dopo le buone prove mischiate a qualche imbarazzo nella passata stagione, la sua prima in B. In un contesto di grande affidabilità, come la difesa dei canarini, Colombi pare deciso a far guadagnare molti punti alla sua squadra.

Nicola Leali, il più giovane del lotto

Nicola Leali, il più giovane del lotto

E veniamo al “Nuovo Buffon” (a rieccoci, ci sono cascato anch’io), Leali, attuale portiere del Lanciano che la Juventus ha acquistato, strappandolo a una nutrita concorrenza al Brescia. Più giovane tra i portieri citati (è un 93) dopo le timide escursioni da professionista nella squadra lombarda, prima che il tecnico puntasse sull’esperienza del solido trentaquattrenne Arcari, sta disputando una splendida stagione in Abruzzo, nonostante sia un campionato alquanto complicato per la squadra di Gautieri, matricola assoluta della cadetteria. Alterna prodezze a qualche inevitabile ingenuità ma la bilancia pende nettamente dalla parte delle prime. Ne sentiremo parlare a lungo, basta che non si monti la testa, viste le notevoli attese suscitate.

Vincenzo Fiorillo, campione ritrovatosi a Livorno

Vincenzo Fiorillo, campione ritrovatosi a Livorno

Infine il migliore del lotto (parere ovviamente personale), uno di quelli che appunto dopo le meraviglie dei campionati giovanili, trascorse da autentico predestinato del calcio italiano, a poco più di 20 anni sembrava quasi perso per il grande calcio. Sto parlando di Vincenzo Fiorillo, attuale portiere del Livorno, autentico enfant prodige dei settori giovanili azzurri, vincitore ai tempi della Sampdoria di uno splendido scudetto primavera con gente come Poli, Marilungo, Jonathan Rossini e Mustacchio fra gli altri.

Fisico imponente, buona reattività, quasi insuperabile fra i pali e ricco di personalità, non ha mai spiccato il volo, perdendosi fra incomprensioni, qualche goffo intervento, al limite della “papera” (ma a chi in fondo non è capitato?), fino alle discussioni sul suo reale valore, le accuse da più parti di scarsa indole al professionismo che hanno finito per minare la sicurezza nei propri notevoli mezzi tecnici. Dopo un peregrinare infruttuoso di squadre e categorie (finendo in panchina in Lega Pro allo Spezia) quest’anno sta trovando a Livorno, in una squadra lanciatissima verso il meritato e clamoroso (alla vigilia) ritorno in serie A, quella continuità di rendimento che gli era sinora incredibilmente mancata. E così al Picchi si sta rivedendo il portiere promettente su cui tutti gli addetti ai lavori erano pronti a scommettere.

Il ruolo del portiere è forse il più difficile per un giovane, e molti maturano tardi rispetto ai pronostici. Occorre avvertire la fiducia di una squadra che deve necessariamente affidarsi a te, che detieni un ruolo estremamente importante all’interno della rosa. Sei l’ultimo baluardo, l’estremo difensore, un tuo errore può compromettere l’intera posta in palio della gara. Per questo la personalità è d’obbligo, ma questa la si affina anche e soprattutto con l’esperienza, la stessa che quest’anno Perin, Bardi, Colombi, Leali e Fiorillo stanno giustamente acquisendo in maniera positiva.

Alla scoperta di Lorenzo Tassi, predestinato del calcio italiano.

Lorenzo Tassi (classe ’95) è quello che si può tranquillamente definire un predestinato del calcio! Scrissi di lui già tre anni fa, quando a Brescia già faceva faville in campo, scomodando paragoni importanti. Esordio precoce a meno di 16 anni in serie A col Brescia, paragoni importanti ma certificati da tornei giovanili e campionati dove prevaricava le categorie, emergendo facilmente tra coetanei. Ha fatto specie il suo debutto nell’ultima gara di serie A di due stagioni orsono (dove esordì pure il compagno di un anno più vecchio Nana Welbeck), perché avvenuto alla stessa età di gente come Roby Baggio o Francesco Totti. E se un esordio così in anticipo sui tempi, non sempre è sinonimo poi di carriera duratura e ad alti livelli, l’Inter non ci ha pensato due volte e, a suon di milioni di euro investiti, lo ha acquistato per potenziare dapprima i propri ranghi giovanili.

Il suo score è piuttosto deludente se ci affidiamo ai soli numeri ma la realtà dei fatti è che Lorenzo solo a sprazzi l’anno scorso, aggregato agli Allievi Nazionali nerazzurri, ha potuto ben contribuire agli ottimi risultati ottenuti dall’Inter, a causa di una pubalgia che lo ha attanagliato per quasi tutta la stagione, facendolo comparire solo a primavera inoltrata.

Quest’anno invece i segnali da parte sua sono decisamente incoraggianti: Tassi, aggregato alla Primavera con compagni anche di due anni più vecchi di lui, sta bruciando le tappe, dimostrando sul campo una personalità che da sempre gli viene riconosciuta tra gli addetti ai lavori. Nel recente Trentino Cup ad esempio, un suo splendido calcio di punizione ha riportato l’Inter in parità contro i viola e in generale, nei pochi minuti disputati, ha messo in mostra ottime cose a centrocampo, ruolo che maggiormente gli si addice e dove può far risultare al meglio le proprie qualità tecniche. Tassi non è uno che si tira indietro, si assume le proprie responsabilità, in mezzo al campo chiede la palla e la distribuisce sempre sapientemente, non cercando spesso il colpo a sorpresa (che pure è nelle sue corde) ma carburando come un diesel per esplodere durante la gara. Gioca a testa alta, destro-sinistro, ha un buon tiro e dribbling… fisicamente risente ancora dell’anagrafe ma ha tutto il tempo di potenziarsi. Insomma, un talento enorme da salvaguardare ma allo stesso tempo da far emergere nel modo più adeguato, non relegandolo a un ruolo di eterna promessa. Il nuovo corso nerazzurro sembra illuminante in tal senso e penso proprio che un tecnico abile con i giovani come Stramaccioni non si faccia sfuggire l’occasione di far nascere un campioncino nel proprio orticello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domenico Morfeo: stella cometa del calcio italiano. Col suo talento cristallino poteva diventare un numero 1!

Ho sempre avuto un debole, calcisticamente parlando, per un calciatore talentuoso ma assai discusso: Domenico Morfeo.

Una grande promessa del calcio italiano, sin da quando a 15/16 anni deliziava certe platee a livello giovanile. Protagonista assoluto delle rappresentative azzurre, poco o nulla aveva da invidiare a Totti, Di Vaio o Tacchinardi che condividono con lui quelle esperienze. Anzi, da autentico fantasista col colpo sempre in canna, era il fiore all’occhiello della nazionale Under 17, assieme a un altro asso che poi si è perso presto per strada: Alessio Pirri, prodotto delle giovanili della Cremonese.

Morfeo per alcuni compensava le palesi difficoltà fisiche (non era certo un gigante per un calcio sempre più “robusto” visto che non arrivava al metro e 70) con una fortissima personalità che in seguito ne avrebbe minato la carriera ad altissimi livelli.

Si rivela da giovanissimo in prima squadra all’Atalanta, autentica fucina di talenti (con lui in quegli anni, oltre al già citato Tacchinardi, anche altri futuri professionisti, come i difensori Zanchi, Pavan e Viali, la mezzapunta Locatelli e gli attaccanti Chianese e Pisani, tragicamente scomparso a 21 anni per un terribile incidente stradale). Morfeo è quello che prima di tutti mostra doti non comuni, segna e fa segnare, fa meraviglie col suo sinistro, è soprannominato “Maradonino”, in fondo nei campetti di periferia dei tornei giovanili  mostra numeri “circensi”, col pallone incollato ai piedi fa quello che vuole.

Normale che arrivino ben presto le proposte da squadre importanti: se lo aggiudica la Fiorentina, all’epoca fortissima negli interpreti offensivi (Bati-gol, Rui Costa, Oliveira) e Morfeo riesce comunque a ritagliarsi un discreto spazio, accumulando un buon bottino di presenze (26 con 5 gol e numerosi assist). Arriva la prima chiamata da una big: il Milan brucia tutti nel tempo, si assicura le prestazioni del nuovo fenomeno del calcio italiano ma in un modulo troppo spesso ancorato a un solido quanto efficace 4-4-2, in una squadra in via di transizione, non c’è spazio in campo per lui, che viene così ceduto al Cagliari. L’inizio è deludente, tanto  che a gennaio è meglio cambiare di nuovo aria e traslocare da chi ha sempre creduto in te, l’attuale allenatore della Nazionale, Cesare Prandelli che lo ha allevato nel vivaio dell’Atalanta.

Approda così al Verona, in una squadra all’epoca in difficoltà in classifica, da neo promossa in serie A e in ritardo visibile rispetto alle dirette concorrenti. Ma proprio l’inserimento di Genio Morfeo cambia i valori in campo, l’Hellas disputa un girone di ritorno strepitoso, grazie ai colpi del neo-arrivato che, letteralmente, prende per mano i suoi compagni, conducendoli a un’agevole salvezza e segnando ben 5 reti in 10 presenze, più tantissimi passaggi vincenti. L’anno successivo è reduce da un infortunio che lo penalizza a inizio stagione, poi a gennaio il copione si ripete, passa all’Atalanta in un ambiente amico e ripete l’exploit veronese, stavolta segnando 5 gol in 17 partite. Cominciano tuttavia a intravedersi i suoi limiti.. fisici sicuramente, giacchè Morfeo raramente termina un campionato senza infortunarsi, e caratteriali perchè non riesce in qualche modo a gestire la sua forte personalità e, diciamola tutta, pare poco incline al “sano” sacrificio, quello richiesto a tutti i calciatori di serie A se si vuole emergere ad alti livelli.

Dopo due buone stagioni in squadre provinciali, torna nell’anonimato in una stagione sfortunatissima a Firenze, terminata con la retrocessione. Lui però ha un’altra clamorosa buona occasione, viene preso dall’Inter di Cuper, che però gli richiede uno sforzo tattico non indifferente, mettere il suo talento sulla fascia sinistra, ruolo che davvero poco gli si addice, in quanto gli mancano doti di velocità. Sconfinato e defilato, raramente può usare il suo dribbling fulminante e il passaggio illuminante per le punte. Morfeo chiude con un misero bottino: 17 presenze e 1 solo gol, uno score simile a quello di qualche anno prima col Milan. Appaiono chiari altri due punti: Morfeo per esprimersi al meglio deve essere libero di inventare, giostrando appena dietro le due punte, non segna molto ma può trovare il gol in ogni momento; l’altro aspetto è che per fare la differenza deve sentirsi leader, guidare la squadra, deve avere l’ambiente dalla sua parte. Questo difficile che accada al primo colpo in una “grande”, più facile fare la differenza in provincia. E difatti dopo il flop interista, finalmente Mimmo trova la giusta continuità di rendimento al Parma, squadra sulla via del ridimensionamento. Il connubio con compagni e tifosi è solido, così come con l’allenatore (guarda caso, Prandelli). Alla fine sono 16 gol in 101 presenze in serie A. Morfeo gioca a meraviglia nel ruolo di classico trequartista, raccordo tra i reparti ma soprattutto al servizio delle due punte ai quali regala fior di assist.

Da lì qualcosa si spegne in lui, forse l’entusiasmo. Di certo a 32 anni i rimpianti possono essere tanti e le occasioni per rifarsi ormai pochi. Avrebbe potuto segnare un’epoca forse con le sue qualità tecniche ma alla fine non c’è riuscito, cadendo spesso vittima di squalifiche per indisciplina in campo. Il suo passaggio a Brescia è una stella cometa, nemmeno una presenza e liti assortite con il presidente, fino all’ultimo periodo alla Cremonese, condito da 4 presenze e una lunga squalifica. A poco è servito che a guidare la squadra grigiorossa ci fosse un altro dei suoi mentori, Emiliano Mondonico.

Lascia in modo triste il mondo del calcio ma negli occhi dei tifosi rimangono molte delizie tecniche, tanti tocchi magici e fantastici gol. Ora vive a Parma dove da tempo ha degli interessi extracalcistici, nel campo della ristorazione.

Peccato, perchè uno con le sue doti tecniche avrebbe potuto fare una carriera pazzesca, quando si dice che la testa deve viaggiare di pari passo con i piedi (del calciatore).

Io comunque l’ho visto all’opera nel suo campionato all’Hellas e mi piace ringraziarlo per aver contribuito enormemente alla salvezza della squadra, che senza di lui stava faticando e non poco a risalire la china in classifica.

Il punto sulla serie B

La Serie B si dimostra come sempre torneo avvincente e mai banale, non fosse altro per le 42 giornate di campionato che determinano alla fine di un estenuante percorso le tre elette, coloro che approderanno nell'olimpo della serie A. So di non sbagliare se mi azzardo a definirlo il torneo professionistico italiano più complesso e difficile. Escludendo l'anno in cui salirono senza passare dai playoff (tale fu la superiorità dimostrata sul campo) le corazzate Juventus, Napoli e Genoa, anche quest'anno in realtà dopo gli equilibri degli ultimi due anni, in molti avevano notato, neanche troppo velatamente, come vi fossero tre squadre più attrezzate delle altre: la Sampdoria appena retrocessa, l'ambizioso Padova e il glorioso Torino, in cerca di riscatto dopo l'ultima opaca stagione.
Ma qualcosa alle loro spalle si muove, un lungo serpentone di squadre che, con un pizzico di determinazione, convinzione nei propri mezzi e – perchè no? – fortuna, rischia seriamente di compromettere le aspettative delle squadre sopracitate. E allora proviamo ad analizzare il breve tragitto fin qui percorso dalle compagini impegnate nella cadetteria 2011/2012.

ALBINOLEFFE – Non smette mai di stupire la piccola realtà bergamasca, sorta di "Chievo" della B che ogni anno parte a fari spenti, ma che poi sovverte pronostici e tentativi di catalogazione. E' partito a razzo l'ex prodotto del vivaio del Cagliari, il piccolo attaccante Cocco, capocannoniere e mai così prolifico in carriera. Il mister Fortunato all'esordio in B schiera un mix di giovani ed esperti che può mettere in difficoltà chiunque, ne sa qualcosa il Padova sconfitto nell'ultimo turno infrasettimanale.

 – ASCOLI – Dura a morire la squadra di Castori, veterana della B che, un po' come l'Atalanta, è riuscita in un batter d'occhio a cancellare la limitante penalizzazione. Si prevede un campionato difficile, con giocatori da testare, dopo alcune perdite eccellenti (il trio d'attacco Lupoli-Feczesin-Giorgi) ma alcuni stanno emergendo prepotentemente (vedi l'ex clivense Sbaffo o il difensore Ciofani), mentre Papa Waigo con il mister che lo fece esplodere a Cesena ha ritrovato fiducia nei suoi notevoli mezzi

BARI – Dura la vita delle retrocesse, ne sa qualcosa la squadra pugliese, affidata a un esordiente della cadetteria come Torrente, reduce dal boom di Gubbio. Ma le ultime due partite l'hanno rimessa prepotentemente in carreggiata nella corsa come minimo ai playoff. Ottimo Forestieri (ma non è certo una novità), la cosa più importante è che la squadra sembra aver smaltito la delusione dell'anno scorso, quando retrocesse mestamente.

 – BRESCIA – Una delle più belle realtà di questo inizio di stagione, la squadra di Scienza è una sorta di mina vagante, è reduce dalla massima serie ma ha puntato su un profilo basso, lanciando tanti giovani di qualità. Tra questi spiccano le bocche da fuoco offensive Juan Antonio, mago del dribbling in velocità, e il possente Jonatas. Ma anche prodotti fatti in casa come il fantasista El Kaddouri o il playmaker Salamon stanno andando oltre le aspettative

CITTADELLA – Partita senza nessun favore di pronostico dalla critica, che la vedeva assai indebolita rispetto alle ultime due stagioni, la squadra allenata dall'esperto Foscarini si è rimboccata le maniche, pescando l'ennesimo attaccante in grado di garantire numerosi gol (dopo Meggiorini, Ardemagni e Piovaccari, il testimone è stato raccolto da Maah, ormai pienamente recuperato). Attualmente a metà classifica, punta al bel gioco, specie tra le mura amiche del Tombolato.

CROTONE – Appare in difficoltà la compagine pitagorica, così come il suo allenatore Menichini. E sì che il telaio appare molto buono, con individualità di spicco come Eramo, Djuric, Caetano, la sorpresa Florenzi (neo campione d'Italia primavera con la Roma e protagonista pure in under 21) e l'attaccante Ciano, dal sinistro al fulmicotone. L'impressione è che debbano ancora trovare l'assetto giusto per rendere al meglio.

 – EMPOLI – Mi ero lanciato in un ardito pronostico nei confronti dell'Empoli, in quanto fiducioso sui notevoli mezzi dei fenomenini del vivaio, come Mori, Saponara, Dumitru e altri, coadiuvati dalle vecchie volpi Tavano, Buscè e Coralli. Invece, dopo una brutta partenza, Aglietti è stato esonerato e ora toccherà al navigato Pillon l'arduo compito di ridare fiducia a una squadra molto promettente.

GROSSETO – Tra le sorprese della stagione, la squadra di Ugolotti è tra le più continue a livello di prestazioni e risultati. Sognare è possibile, d'altronde, quando si dispone di gente come il cavallo di ritorno Sforzini, l'esperto Zanetti in regia e un ottimo prospetto difensivo come l'ex romanista Antei. Caridi è il leader riconosciuto, l'uomo che si assume le responsabilità maggiori.

GUBBIO – Dopo una partenza da brividi, nella quale la giovanissima squadra allenata dall'esordiente Pecchia è stata in balia di ogni avversario, faticosamente la matricola umbra si sta risollevando, a suon  di pareggi e prestazioni spesso al di sopra dei propri limiti. La difesa, composta per lo più da ex primavera, seppur talentuosi come il nazionale figlio d'arte Benedetti o il biondo Farina. è stata troppo spesso sotto tiro. Si preannuncia un torneo complicatissimo, dopo le ultime trionfali cavalcate che hanno permesso un doppio salto da sogno

JUVE STABIA – Altra matricola, ma che stavolta ha retto sin da subito il passo, contando anche su un pubblico d'eccezione. Braglia fa giocare la squadra a memoria e in B appaiono ancora più evidenti le innate doti del giovanissimo bomber Mbakogu.

LIVORNO– Non si può certo dire che a Livorno regni la massima fiducia nella squadra di Novellino, nonostante sprazzi di buon calcio e la volontà di cambiare ciclo, affidandosi a giovani in rampa di lancio come Remedi, Rampi o Bardi. I playoff comunque paiono ampiamente alla portata dei labronici, soprattutto se Paulinho tornasse a far vedere le meraviglie delle stagioni trascorse a Sorrento.

MODENA – In caduta libera dopo un discreto inizio. Bergodi faticosamente sta riuscendo nell'impresa di miscelare giocatori di categoria affermati come bomber Greco e Perna a giovani rampolli come Carraro, De Vitis e Spezzani. Si subiscono troppi gol.

 – NOCERINA – Diverte la squadra di Auteri, che propone un calcio champagne, come se non avvertisse la differenza di categoria. Ma la B sa essere fatale alla prima tua distrazione e di questo la Nocerina deve preoccuparsi per evitare di perdere punti preziosi. L'entusiasmo comunque sta dando una grossa mano, così come l'apporto del bomber brasiliano Farias, di scuola Chievo.

PADOVA – Rispetto all'anno scorso forse gioca peggio, nonostante l'ingresso in rosa di giocatori eccellenti come Cacia, Milanetto, Donati o Marcolini, tanto per citarne alcuni. L'organico è sontuoso e Dal Canto onestamente non può fallire. Occorre capire se avrà, oltre a indubbie qualità tecniche, anche la forza di allentare le inevitabili pressioni. Il cammino sinora, eccezion fatta per l'imprevista sconfitta con l'Albinoleffe, è stato regolare, e quindi in media promozione.

PESCARA – Tutti attendevano al varco Zeman, che è ripartito dal suo credo iper offensivo, soltanto parzialmente più equilibrato, col risultato che la squadra abruzzese si candida ad essere la vera incognita della stagione , in quanto capace di alternare prestazioni maiuscole, condite di gol e spettacolo ad altre in tono minore, soprattutto a livello difensivo. Finora ne stanno giovando i tre attaccanti, specie Insigne, imprendibile folletto della corsia mancina e l'ex jubentino Immobile che potrebbe addirittura vincere la classifica cannonieri (si accettano scommesse!)

 – REGGINA– Breda ha in mano una squadra apparentemente senza molti punti deboli e sta cercando di individuare l'11 migliore, in attesa del rientro a tempo pieno di Bonazzoli. Sinora non lo hanno fatto rimpiangere i bomber Campagnacci (che grinta 'sto ragazzo) e Ceravolo e l'ex enfant du pays Missiroli, uno dei big della categoria. Permangono tuttavia clamorose amnesie difensive e la mancanza di veri leader nella zona nevralgica del campo, lì dove spesso si vincono le partite.

SAMPDORIA – La corazzata di Atzori ha un compito stimolante ma pure ingrato: deve come minimo tornare in serie A, possibilmente senza passare nemmeno dai playoff. Certo, la rosa è sontuosa, gente come Piovaccari, Dessena o Maccarone si ritrova in panca, quando non confinata in tribuna. Ma il gioco latita paurosamente, si risolvono le partite con le superiori qualità dei singoli rispetto agli avversari e alla lunga questo potrebbe diventare un serio problema.

SASSUOLO – Dopo le ultime stagioni che avevano fatto accarezzare più volte il sogno di un possibile approdo nella massima serie, il ridimensionamento dell'anno scorso ha smorzato gli entusiasmi, specie alla vigilia del torneo. Allenatore preparato ma pur sempre proveniente dai settori giovanili (Fulvio Pea), giovani promesse come l'ex genoano Boakye ('93!), l'italo-tunisino Laribi o bomber fantasia Sansone sembravano poter garantire un campionato vivace ma francamente difficile da catalogare. L'alta classifica invece può essere alla portata, soprattutto se si raggiungerà un equilibrio maggiore, una continuità di risultati che finora è mancata.

TORINO – Non gioca benissimo la squadra di Ventura e per una volta la fortuna sembra sorridere ai granata nella corsa, ancora lunghissima, a quella serie A che manca davvero da troppo tempo. Il team vincente Ventura-Petrachi sta funzionando alla grande: primo posto solitario, squadra costruita con pochi soldi e tante idee, discreta gestione dei casi spinosi. Con un Ogbonna da nazionale.

VARESE – Sono disorientati i tanti sostenitori varesini, dopo le ultime splendide stagioni targate Sannino. A Benny Carbone è già stato dato il benservito, al suo posto un tecnico pragmatico come Maran deve cercare di non affondare la barca, pesantemente indebolita rispetto alla passata stagione. Il tempo è certamente dalla sua parte.

VERONA – L'Hellas sta ancora beneficiando dell'ondata positiva proveniente dalla felice promozione dell'anno scorso. La squadra gioca a memoria, insidia fortemente un posto nei playoff  a compagini più accreditate e, con un pizzico di cattiveria in più sotto rete, potrebbe addirittura avere più punti di quelli incamerati. Hallfredsson da serie A, Gomez che incanta tutti con le sue giocate e lo sprint di D'Alessandro alla stagione che potrebbe definitivamente consacrarlo sono tutte carte che mister Mandorlini vuole giocarsi sino alla fine.

VICENZA – L'ultima compagine veneta non se la sta passando per niente bene… anzi, diciamo pure che è la vera delusione del torneo sin qui disputato. Baldini al ritorno in panca ci ha messo del suo, non riuscendo a trasmettere quelle idee che l'hanno reso famoso sin dai tempi di Empoli quando in pratica inventò in Italia il 4-2-3-1. Di positivo c'è solamente il pieno ritorno al calcio giocato dell'ex juventino Paro, uno che qui può fare la differenza.