Brescia promosso meritatamente in serie A

L’incontenibile gioia dei giocatori del Brescia al termine della vittoria contro l’Ascoli che ha significato la matematica promozione in serie A

 

 

Brescia promosso in serie A con pieno merito, e mentirei se dicessi che a inizio stagione l’avevo inserito tra le favorite per vincere il torneo. Invece, dopo l’arrivo del bresciano doc Corini le Rondinelle si sono messe a correre.

L’allenatore ha plasmato un 11 credibile, che col tempo, accrescendo in sicurezza e amalgama, si è rivelato un mix micidiale di talento, esperienza e gioventù.

Corini ha inciso profondamente nella squadra promossa in serie A. Una grandissima affermazione per lui, tornato nella sua città, sfatando l’antico adagio “nemo propheta in patria”

Bel gioco, molto offensivo e propositivo, sia che si giocasse in casa che in trasferta, risultati in serie che indubbiamente hanno infondato la giusta consapevolezza che, tutto sommato, il gran salto in A sarebbe stato possibile. 

E poi loro, i giocatori: una squadra titolare individuata quasi subito, con aggiunte calibrate in punti strategici, tipo l’esperto terzino sinistro Martella al posto di Mateju, ancora un po’ altalenante nella prima parte di stagione. Altri “vecchi” come Gastaldello e Dessena, autore proprio del gol promozione, hanno fatto più da chioccia ma sono venuti utilissimi alla bisogna.

In porta felice per Alfonso, giunto a 30 anni suonati alla sua prima affermazione importante dopo i trascorsi nelle giovanili del Chievo e delle varie under (fece anche un Mondiale under 17 da titolare).

Ottima la difesa con a destra il terzino ex Roma Sabelli, una freccia che ha imparato anche a difendere, a sinistra il già citato Martella e In mezzo l’inedita coppia formata da Romagnoli, di cui si parla pochissimo ma che non sbaglia un’annata da tempo immemore, e il prodotto locale Cistana, uno dei tanti lanciati dal mister e subito protagonista senza paura.

Sandro Tonali, talento sopraffino, un predestinato del nostro calcio. Ha guidato il Brescia da veterano, nonostante non abbia ancora 19 anni

A centrocampo un trio che si intendeva a meraviglia, con il figlio d’arte Bisoli cursore imprendibile e inesauribile, a sinistra il talentuoso Ndoj, dalla tecnica sopraffina che ormai si è ben adattato al ruolo di mezz’ala, più di qualità che di quantità, e in mezzo, a dirigere il traffico da autentico califfo, nonostante sia un 2000, il meraviglioso Tonali, di cui sentiremo parlare a lungo. Non ce ne sono al momento in Italia di centrocampisti con le sue caratteristiche. 

A fare da raccordo in maniera eccelsa tra la mediana e l’attacco, un altro dei gioielli valorizzati appieno da Corini, lo slovacco Spalek.

Infine i due frombolieri offensivi, micidiali e complementari: un Donnarumma in stato di grazia in grado di replicare la strepitosa annata in zona gol della scorsa stagione a Empoli (di nuovo promosso e di nuovo capocannoniere) e un Torregrossa finalmente esploso in tutta la sua forza dopo tanta gavetta. Estro, fantasia, corsa, tecnica e gol: un attaccante che tornerà utilissimo anche nella massima serie.

Alfredo Donnarumma si è confermato autentico fuoriclasse per la categoria. Ora si merita una chance vera in serie A, dopo averla guadagnata sul campo per ben 2 volte da protagonista

Insomma, molti nomi non erano altisonanti a inizio stagione, lo sono diventati strada facendo, confermandosi i più forti del campionato.
Ora si attende il Lecce, dopo l’inatteso ko di oggi che ha riacceso il lumicino delle speranze del Padova… i salentini si meritano la A tanto quanto il Brescia.
Nel frattempo che festeggino le Rondinelle, ai quali non posso che fare i miei più sinceri complimenti!

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Eugenio Corini può condurre il Chievo all’ennesima salvezza in serie A

Eugenio Corini è un predestinato del nostro calcio, anche da allenatore, e poco importa che i suoi precedenti non siano molto incoraggianti, visto il fallimento a Portogruaro e le poco felici esperienze cadette con Crotone e Frosinone. Dico questo perchè il Genio, anche da calciatore aveva abituato i tifosi e gli addetti ai lavori a continui sali e scendi, fino alla – magari – tardiva ma altresì fragorosa e clamorosa consacrazione con la maglia gialloblu del Chievo, lui che in gioventù a 20 anni si era ritrovato a dirigere il traffico nientemeno che alla Juventus, la stessa che aveva appena acquistato il nazionale azzurro del momento, il campionissimo Roby Baggio, giunto a Torino a far coppia con Totò Schillaci, dopo il boom di Italia 90. Tanta strada calcata da allora, con alterne fortune, ma senza mai smarrire la fiducia nei propri notevoli mezzi tecnici e consapevole che prima o poi la sua personalità debordante e la sua maestria nel guidare le squadre, da vero allenatore in campo, avrebbe avuto la meglio su episodi infelici e inciampi di carriera. Meritava l’azzurro, questo il vero cruccio per Corini, probabilmente il miglior regista della sua generazione, anche più forte dell’amico Demetrio Albertini che invece seppe imporsi al primo colpo nel Milan, squadra in cui era cresciuto e puntualmente lanciato titolare, dopo lo splendido apprendistato padovano.

il tecnico del Chievo, Eugenio Corini

il tecnico del Chievo, Eugenio Corini

Corini quest’anno ha davanti un’impresa difficile, ma non titanica, quella di condurre alla salvezza la sua squadra del cuore, il Chievo. E pazienza se magari non sarà una salvezza comoda, come quella centrata da alcuni predecessori come Di Carlo o Pioli. In una stagione, in cui la squadra della diga pare ridimensionata o indebolita, lui ha saputo ridonarne le caratteristiche principali, dei tempi in cui giocava lui: la voglia di continuare a sognare, o volare, riferendoci a quell’appellativo, i “Mussi Volanti”, simpaticamente tirati in ballo dagli ultras rivali cittadini dell’Hellas, quando davvero pareva impensabile che le gerarchie a Verona potessero ribaltarsi. Con un Paloschi finalmente ristabilito fisicamente, un Pellissier sempre leader indiscusso, guerrieri mai domi come Luca Rigoni, il vecchio Luciano e uomini di indubbio talento come Andreolli o il francese Thereau, Corini – puntando sul bel gioco – può davvero segnare un altro punto di svolta per la società modello del calcio italiano, regalando al campionato italiano un altro derby cittadino… sempre che l’Hellas mantenga le promesse e i pronostici di tornare finalmente in serie A.