Serie B: ecco i verdetti! Il Lecce torna in serie A! Palermo ai playoff, in C retrocede in modo rocambolesco il Foggia.

Cala il sipario sulla stagione regolare in Serie B, da adesso in poi ci sarà spazio per i festeggiamenti, le recriminazioni e soprattutto per i Playoff e i Playout.

Avvincente la corsa all’ultimo posto disponibile per la promozione diretta, che vedeva partire in vantaggio il Lecce di Liverani sulla corazzata Palermo di inizio stagione. Sul filo di lana, ma direi con pieno merito accede in A in maniera diretta la squadra salentina, in grado quindi di compiere il doppio salto in due anni dalla C alla massima serie. Era una vita che i giallorossi non frequentavano i piani nobili del calcio italiano, dopo i fasti degli anni ’80 e la stupenda stagione zemaniana di metà anni 2000.

Promozione meritatissima del Lecce in serie A

Una lunga rincorsa, il pantano prolungato della terza serie ma poi in un paio d’anni tutti gli ingredienti si sono miscelati al punto giusto: un allenatore giovane e con idee chiare (e soprattutto l’impronta di un calcio pratico quanto spettacolare), una squadra costruita con logica e il giusto mix di talento, esperienza e gioventù.

Certo, vi mentirei se dicessi che a inizio stagione avevo accreditato il Lecce come promossa in serie A (lo stesso dicasi per il Brescia, che mi ha letteralmente colpito ed entusiasmato dalla venuta di Corini in poi, meritando ampiamente la promozione anticipata in serie A), ma a conti fatti ne sono proprio felice, per quanto mostrato lungo tutto il campionato.

Giunge (solo) terzo il Palermo, cui pendono anche accuse gravi di illeciti amministrativi che potrebbero minare ulteriormente la posizione, fino a rischiare la retrocessione d’ufficio in serie C.  Peccato, perchè continuo a pensare che i rosanero siano la squadra più attrezzata della categoria, anche se molti sono stati i tentativi andati a vuoto, diverse le cadute che hanno compromesso una promozione che sembrava alla portata.

Come un anno fa, il Palermo dovrà disputare i playoff per tentare la risalita in serie A

Quarto posto per un’altra delle favorite della vigilia, il Benevento, composta da una rosa di primo livello (guidata da un’altro allenatore di quelli rampanti, come Bucchi) e che è stato un po’ incostante lungo il cammino ma che, col senno di poi, parte con i galloni di favorito in questo importante mini torneo dei playoff.  Sì, perchè i campani proprio in dirittura d’arrivo, hanno ritrovato entusiasmo, condizione e finalmente, meglio tardi che mai, un assetto definitivo.

Quinte e seste sono finite Pescara e Hellas Verona, due squadre dai destini opposti ma che spesso negli ultimi anni hanno incrociato le loro strade nel raggiungere i medesimi obiettivi (questo ha portato anche a una forte rivalità, acuita anche da motivi territoriali).

ll Pescara, reduce da una stagione interlocutoria, aveva stupito tutti nella prima parte di stagione, stazionando a lungo nelle primissime posizioni forte di un gioco anche spettacolare, per poi assestarsi in una più giusta dimensione; stessa cosa non si può certo dire per la squadra veronese, ai nastri di partenza accreditata, al pari del Palermo, come la squadra da battere, la più forte in ogni reparto.

Il campo ha detto però altro, con l’11 gialloblu mai credibile per raggiungere un posto al sole.

In realtà “un” vero undici non è mai stato individuato, complice una maxi rosa infarcita di doppioni e la “confusione” tattica del giovane mister Grosso (gratitudine eterna per il Mondiale vinto ma da allenatore deve masticare molta terra prima di arrivare a certi livelli, se mai lo farà) che hanno intristito dapprima una intera piazza, per poi allontanarla. I playoff giungono all’ultimo respiro, dopo aver dilapidato un intero campionato. Tutto si riapre, con Aglietti chiamato in extremis a cercare almeno di dare una parvenza di squadra.

Detto che, banalmente parlando, la probabile promossa uscirà da Palermo, Benevento o Verona, proveranno a dire la loro in chiave playoff anche le restanti qualificate, l’ostico Spezia di Marino e il pimpante Cittadella di Venturato. D’altronde, le sorprese sono sempre dietro l’angolo e nel loro caso si parla di realtà solide e che partono con meno pressioni rispetto alle rivali.

Rimangono fuori dalla griglia la squadra umbra e quella grigiorossa.  Il Perugia di Nesta, sempre in orbita settimo-ottavo posto ma che sul finale ha perso smalto e brillantezza, fino a rimanere fuori a mio avviso meritatamente. Stessa cosa vale per la Cremonese, che in modo clamoroso, sia per meriti propri ma anche per demeriti altrui, era tornata prepotentemente in gioco per i playoff, dopo essersela anche vista brutta a un certo punto della stagione, con lo spettro dei playout a incombere vicini. Poi Rastelli è stato bravo a riprendere in mano la squadra che, diciamolo, poteva contare su un buon organico, e alla fine rimane il rammarico per essere arrivati a un passo dalla zona “sogno”. La società è valida, ripartirà con più esperienza l’anno prossimo.

Cosenza, Crotone e Ascoli erano già salve in anticipo. I loro sono stati percorsi molto diversi: il Cosenza da neo promossa ha faticato nella prima parte di stagione, per trovare un proprio equilibrio e spiccare letteralmente il volo nella seconda parte, quella decisiva, mostrando un gioco redditizio dove non sono mancati i fulgidi talenti; il Crotone è invece stato deludente, potendo fare molto di più, a differenza dell’Ascoli che ha sempre navigato in acque tranquille, pur non vantando una rosa così ricca di individualità.

I pitagorici hanno vissuto una stagione da incubo, dopo i fasti della serie A. Avevano mantenuto l’ossatura, forte, delle passate stagioni, contavano su un allenatore esperto ma l’inizio è stato shock e non è che il prosieguo sia andato molto meglio, tra errori tecnici e societari. Un contrappasso negativo giunto dall’inaspettata retrocessione ma con la forza morale e tecnica per risalire la china gradualmente, calandosi di nuovo nei panni sporchi della cadetteria. Questo a conti fatti è un merito che va riconosciuto alla squadra. Se la Proprietà non mostrerà segni di stanchezza, penso che il Crotone potrà togliersi a breve nuove soddisfazioni.

Il Livorno ottiene l’ultimo posto valido per la salvezza, con una splendida rincorsa nel girone di ritorno. Ne ha messo di tempo però per riabituarsi alla serie B, la squadra non ingranava, con giocatori che parevano inadeguati a certi palcoscenici e risultati che proprio non venivano. Ma in fondo nemmeno le altre correvano e la consapevolezza nei propri mezzi e un pizzico di sicurezza in più ha fatto risalire la corrente, fino a ottenere risultati anche fuori portata. Salvezza meritata.

Ai playout vanno così inopinatamente Salernitana e Venezia. I primi infatti avevano ben altre mire, e se una rosa molto interessante giustificava entusiasmi, poi la mediocrità è pian piano venuta a galla e si sa che quando si entra in un vortice negativo, è difficile uscirne. Per questo appare favorito nello spareggio il Venezia che se non altro ha avuto modo nel tempo di calarsi in una realtà nuova, dopo la sbornia dell’anno scorso che l’aveva imposto come rivelazione con Inzaghi in rampa di lancio. Quest’anno però i lagunari non hanno mai convinto e a poco sono valsi i cambi in panchina.

Non è stato sufficiente l’esodo dei tifosi rossoneri del Foggia per la gara decisiva contro il Verona. I Satanelli chiudono la stagione con una clamorosa retrocessione in serie C

Stagione maledetta invece per il Foggia, con tanto di corollario da film thriller sul finale. In vantaggio a Verona, in quel momento i veneti erano fuori dai playoff e i pugliesi addirittura salvi senza passare dallo spareggio playout, visti i concomitanti risultati, su tutti quello del Venezia sul campo del già retrocesso Carpi. Invece poi ecco compiersi la frittata, con la rimonta gialloblu sul campo amico e quella dei neroverdi in terra emiliana.

Ok la penalizzazione, ok la sfortuna di un calendario ostico sul finale, ma pesano le responsabilità proprie su questo fallimento. La squadra di Grassadonia sulla carta non è certo da serie C ma proprio alcuni fra gli elementi “di nome” hanno oltremodo deluso. Non si vuole certo gettare la croce addosso a loro, ma a mio avviso potevano dare di più e non ritrovarsi a giocarsi il tutto per tutto nella partita conclusiva della stagione. Il futuro non è roseo, considerato alcuni problemi societari ma dal destino del Palermo potrebbe tuttavia aprirsi uno scenario inaspettato, con corollario playout per i Satanelli e quindi una nuova occasione in extremis per provare a mantenere la categoria. Ma la stagione dei rossoneri rimane negativa e deludente.

Erano già in C da una giornata Padova e Carpi, con i veneti che tornano mestamente in C dopo una sola stagione. Il grande e giustificato entusiasmo di un anno fa ha lasciato presto spazio alla consapevolezza che ci fosse da sudare parecchio in questo campionato, nonostante alcune buone prestazioni lasciassero presagire delle speranze. E’ mancata la mentalità in primis ma ricompattandosi c’è la possibilità concreta di ritrovarsi a festeggiare nuovamente fra un anno. Non ci sono attenuanti invece per il Carpi che, al pari del Chievo al piano di sopra, sembra aver posto la parola fine alla propria favola.

Sì, perchè in questo ultimo lustro gli emiliani, oltre allo straordinario exploit della promozione in A, avevano poi lottato con il coltello tra i denti per difendere la categoria e solo un anno più tardi erano lì a giocarsi una finale playoff per accedere nuovamente nel Paradiso calcistico. Era evidente sin dall’estate scorsa però un ridimensionamento degli obiettivi, con una rosa costruita senza grossi nomi, un allenatore esordiente assoluto a certi livelli e una girandola invernale di acquisti cessioni senza costrutto. Anche il rientrante Castori, eroe delle stagioni vincenti, è presto rimasto inghiottito nel grigiore generale della stagione. Il ritorno in C è molto mesto e bisognerà capire se forse negli anni scorsi non si sia fatto un salto troppo grande per le possibilità o se ci sarà spazio invece per alimentare nuovi sogni.

TOP

  1. Brescia e Lecce
  2. La coppia gol Donnarumma – Torregrossa
  3. Il giovane Tonali, miglior regista della B
  4. Mancosu, a 30 anni decisivo per la promozione del Lecce
  5. Gli allenatori Corini, Liverani e Bucchi

LE RIVELAZIONI

  1. Petriccione, il Modric del Salento
  2. Okereke, freccia nera dello Spezia
  3. Mancuso, mai così prolifico in serie B
  4. Palmiero, centrocampista completo e pronto per altri palcoscenici
  5. Moncini, giovane bomber assai prolifico

FLOP

  1. La quotata coppia gol del Foggia Iemmello-Galano
  2. Grosso, allenatore esonerato dal Verona
  3. La stagione del Crotone
  4. Zenga e Cosmi al Venezia
  5. La caduta rovinosa della Salernitana

 

Intervista a Carlo Vicedomini, finalmente tornato a giocare dopo la grande paura. Dopo aver sconfitto un tumore benigno al cervello, in campo non teme proprio nessuno.

Ammetto di non nascondere una certa emozione nel raccontarvi la storia del calciatore Carlo Vicedomini, leccese doc, finalmente tornato a giocare dopo quello che è stato molto più di un semplice infortunio. E’ bello e confortante venire a conoscenza di vicende come la sua, dove il calcio – se vogliamo – in questo caso fa solo da sfondo, perché in gioco è entrata prepotentemente in scena la vita, quella Vera, che non si vive solo all’interno di un rettangolo verde, inseguendo un gol.

Una lunga e piacevole chiacchierata telefonica con un giovane ben presto divenuto uomo, capace di trasmettere serenità, pace e soprattutto una grande forza interiore. Quella necessaria per affrontare il grave problema di salute che lo afflisse tempo fa, in un modo tutto suo, attorniato dal calore della famiglia, della compagna poi divenuta moglie (alla quale in un primo momento, per non spaventarla, “mentì” sull’effettivo malessere che avvertiva) e dalla Fede.

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Calciatore già affermato, soprattutto a livello di terza serie, di Lega Pro, dopo i fulgidi campionati giovanili con il Lecce, Carlo a 28 anni sta giocando bene nel Castel Rigone, sorta di “scommessa” del calcio italiano, emanazione di un piccolissimo centro umbro, dove il patron sogna in grande, disponendo di notevoli mezzi economici – essendo universalmente riconosciuto come il “re del cashmere” –  con idee in un certo senso “rivoluzionarie” quanto semplici. Un miracolo calcistico per una squadra giunta tra i professionisti meritatamente la stagione precedente (e quindi matricola assoluta per la seconda divisione della Lega Pro) ma che, dopo un inizio difficile, compensato da una grande risalita a metà campionato, si ritrova impelagata nella lotta per non retrocedere. Cominciamo l’intervista proprio da lì, rievocando quei tristi giorni: via il dente, via il dolore.

“A Castel Rigone, calcisticamente e anche umanamente, mi sono trovato benissimo. Quella domenica di febbraio ero squalificato e mi trovavo a Lecce, nella mia città. Stavo bene, poi d’improvviso ho cominciato ad avvertire un senso di malessere diffuso. Una specie di malore, persi conoscenza. Poi mia moglie mi spiegò che la cosa era durata 5 lunghi minuti. I medici del pronto soccorso di Lecce mi spiegarono che si trattò di una crisi epilettica, di cui io non avevo mai sofferto prima. Alessandra era molto preoccupata, in verità lo ero anch’io perché sentivo che c’era qualcosa che non andava, ero troppo stanco, spossato. Ma non lo davo a vedere per non spaventare gli altri, ho sempre pensato prima al benessere delle persone a cui voglio bene più che a me stesso.”

“In un primo momento quindi fosti curato a Lecce”

“Sì, ma a dire la verità in pratica si limitarono a farmi gli accertamenti, le analisi del sangue, adducendo la causa del malore improvviso ai troppi carichi di stress ma decisi di chiamare subito il medico della mia società, il dottor Trinchese, che mi disse di raggiungere prontamente Perugia per un consulto di un esperto.”

“Fu in pratica la tua salvezza”

“Sì, io credo che le cose non capitino mai per caso. C’è un disegno preciso a tutto. Dio ha voluto che nella mia strada incrociassi il dottor Castrioto, un vero luminare in materia. Entrammo in sintonia, nonostante la mia paura e il sangue che mi ribolliva, dissi che non volevo giri di parole ma solo la cruda verità. Venne infatti subito notato che avevo una specie di “pallina” in testa, vicino all’area del cervello. In quei momenti ti vengono brutti pensieri, è inevitabile. Ma il calcio non esiste, pensi soprattutto a tuo figlio, alla tua compagna, al senso della Vita. Furono quelli i momenti più duri in assoluto da affrontare, quegli attimi che ti dividevano dalla sentenza, dalla diagnosi. Il dottore, come gli scongiurai, non usò infatti giri di parole ma venne al dunque, dicendomi che nella zona dell’encefalo, questa pallina di quasi tre centimetri altro non era che un meningioma. Una cosa comunque rara in un ragazzo della mia età. Quando però riscontrammo che era benigno, mi affidai nelle sue mani e in quelle della Provvidenza, con l’animo in pace. L’operazione andò bene e il medico mi disse quasi subito che avrei potuto anche tornare a giocare a calcio. Fu una liberazione, anche se come detto prima in quei momenti pensi a tutt’altro che a giocare.”

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“Nel frattempo la tua squadra, pur competitiva a livello di rosa e in un certo senso ben assemblata, stava letteralmente precipitando in classifica, dopo essere stata a lungo una delle rivelazioni dell’intero torneo”

“Purtroppo hai ragione, le 11 sconfitte consecutive furono in pratica una condanna per noi, non fummo più in grado di riprenderci”

“Può esserci stato anche un contraccolpo psicologico dettato dalle tue condizioni, la squadra ne ha risentito? In fondo eri uno dei giocatori più quotati, uno che in campo non si risparmia mai”

“Ti ringrazio per le parole ma penso siano state una serie di cause. C’era tutto in teoria per fare bene ma a volte non servono solo i mezzi economici – che per la categoria erano importanti – ma anche gente del settore, non improvvisata in un certo senso. Più uomini di campo magari in grado di gestire le difficoltà. E’ andata così ma resto legatissimo alla squadra e all’ambiente, sono riuscito a coltivare delle amicizie e con mia moglie ci siamo trovati a meraviglia in quei posti.”

“Una volta fuori pericolo è naturale per te che tornasse forte la voglia di rimetterti in gioco, di tornare a calcare i campi professionisti. Ero convinto di ritrovarti a Taranto, come sono andate in realtà le cose?”

“In effetti a Taranto ho effettuato una buona preparazione, sembrava tutto fatto. Avevo già passato due anni qui, ero sceso pure tra i dilettanti, dopo più di 150 gare tra i professionisti. Non erano convinti potessi riprendermi del tutto fisicamente, a quanto pare. Non mi è rimasto che accettare la loro scelta”

“Eppure l’idoneità l’avevi ottenuta…”

“Sì, quella era arrivata strada facendo, da parte del dottore che mi aveva ben operato alla testa. Mancava in effetti quel riscontro, un’ultima visita alla testa per allontanare ogni ultimo dubbio ma alla fine per fortuna anche questo responso andò bene. Avevo di nuovo tutti i requisiti giusti per giocare. Dovevo solo abituarmi a indossare il caschetto “alla Cech” ma su quello ormai ci scherzo anche con mio figlio Edoardo”

“Non mi pare ci sia stata molta riconoscenza nel mondo del calcio. Magari mi dirai che scopro l’acqua calda, ma possibile che nessuna squadra di Lega Pro fosse interessata ad averti quanto meno in organico?”

No, Gianni, non sbagli a dire della riconoscenza. Non parlo del Taranto in particolare ma più in generale. Credo di aver dimostrato qualcosa nella mia carriera. Ho sempre giocato, come detto, più di 150 partite in Lega Pro, sono quasi un veterano della categoria. Al di là del discorso tecnico, io sono uno che in campo dà tutto, dal primo all’ultimo minuto, e inoltre quest’anno ho un grande senso di rivalsa, di rivincita. Ho troppa voglia di dimostrare che posso ancora dare il mio contributo, che sono ancora il giocatore di prima. Speravo almeno che qualche squadra mi desse l’opportunità di mostrare giorno per giorno, in allenamento, quello che ero ancora in grado di fare. Alla fine ho fatto consapevolmente la scelta di scendere ulteriormente di categoria e di firmare col Nardò, società di Eccellenza”

“Cavoli Carlo, so che il Nardò è una piazza caldissima e che merita altri palcoscenici, ma pensavo che almeno una serie D la potevi tranquillamente trovare”

“Alla fine non posso vivere di rimpianti, credo che tutti abbiamo un destino, una strada e che raccogliamo quello che ci meritiamo. Ad altro non penso, perché per la carriera in sé subentrano sempre tanti altri fattori, alcuni extracalcistici. Io so che sul campo ho sempre dato il massimo e i risultati parlano per me. Posso solo ringraziare la Madonna di Loreto di Surbo, il mio paese, per avermi sempre protetto. Sono molto devoto a lei e una volta guarito ho voluto farle visita. Nel calcio occorre anche avere fortuna e incontrare le persone giuste. In questo momento della mia vita avevo bisogno di trovare gente come quella di Nardò alla quale sarò sempre riconoscente. Il presidente Fanuli, il direttore sportivo Andrea Corallo, fratello dell’ex calciatore Alessandro, mi hanno voluto fortemente, facendomi quasi una corte spietata e sono convintissimo della mia scelta, qui ci sono tutti i presupposti per fare bene.”

“Poi, realisticamente, sei ancora giovane, non hai ancora 30 anni. Credi ancora nel professionismo, magari proprio con il Nardò?”

“Sinceramente sì, perché questo club è davvero attrezzato per il salto di categoria. Siamo in eccellenza ma d’altronde basta poco per tornare su se ci sono tanti fattori positivi come qua: una società serissima e sana, una rosa competitiva, un pubblico incredibile a questi livelli, una grande voglia di calcio. Quella ce la metto sicuramente anch’io: darò il massimo per questa maglia!”

“E a me non rimane che farti un grosso “in bocca al lupo” per questa tua nuova avventura, che sa di vera rinascita dopo il grosso spavento di febbraio scorso. Ma prima vorrei riavvolgere il nastro dei ricordi molo indietro e tornare con la mente a quella squadra splendida, il Lecce Primavera, capace di vincere nei primi anni 2000 ben due scudetti Primavera. Ho intervistato tempo fa anche il tuo ex compagno Alessio Carteni e contattato anche Andrea Rodia. Da grande appassionato di calcio giovanile, mi viene un po’ il magone nel vedere come sia andato sperperato un ciclo così forte, direi unico”

“Beh, Gianni, che dirti? Qui spalanchi un portone di ricordi! Ogni volta che ripenso alla nostra squadra mi viene una forte emozione, inutile negarlo. Hai citato due amici prima di tutto, anch’essi molto sfortunati a livello calcistico. Alessio andò con il difensore Bianco in C/1 ma in rosa erano più di 30 giocatori e perse tutto l’anno. Presto si ritrovò tra i dilettanti, quasi sempre in Puglia. Andrea, che tecnicamente era fortissimo, uno dei nostri gioielli in avanti, ha proprio smesso di giocare. Ed è già da un bel po’ che ha smesso, un vero peccato. E’ che dal calcio giovanile a quello professionistico c’è spesso un abisso e a volte noi giocatori ci troviamo in balia di certe situazioni”

“Pensi che voi di quel ciclo vincente siete stati in qualche modo abbandonati? In fondo credo ci fossero i margini per puntare almeno su alcuni di voi?”

“Abbandonati forse è una parola grossa ma… gestiti male certamente sì! A parte alcuni che esordirono in prima squadra, altri che fecero delle panchine, occasioni ce ne furono ben poche, in una situazione non facile per la prima squadra. Si è puntato sull’immediato, per provare a tornare subito in alto, invece di aspettare con pazienza la nostra crescita. E poi se non fai giocare nessuno, è improbabile che qualcuno si possa imporre. Ricordo che Agnelli ebbe qualche possibilità e se la giocò anche bene, Camisa, mio grande amico, riuscì a esordire ma avrebbero potuto avere un percorso ben diverso”

“Agnelli lo ricordo bene perché venne diciottenne all’Hellas Verona e non sfigurò, però invece di continuare in categoria il Lecce lo prestò altrove e ormai da tempo è tornato nella sua Foggia, dove è leader riconosciuto. Camisa invece, recentemente ripescato in B con il Vicenza resta un mistero per me: gli riconosco tutte le doti del difensore di alto livello, tempismo, velocità, attenzione. E Mattioli che in attacco segnava fior di gol? Giorgino che in mezzo al campo poteva dire la sua in prima squadra e in pratica ha invece legato la sua carriera al Taranto in serie C?”

“Hai ragione, in tanti avremmo potuto fare di più, a volte la responsabilità è pure del giocatore, ci vuole anche la testa giusta magari ma all’epoca tecnicamente eravamo forti, un gruppo unito di amici innanzitutto, quasi tutti ancorati al territorio. Vincemmo 2 scudetti consecutivi, coppa Italia Primavera e Supercoppa, giocando oltretutto sottoetà. Vincemmo ad esempio contro la Juve di Paro e Gastaldello, due ’83, mentre la nostra rosa era composta da tutti ’85 e ’86. Un peccato veramente ma si vede che doveva andare così, anche se a volte mi viene da pensare che se fossimo stati in altri club di prima fascia, forse qualche chances maggiore l’avremmo avuta, almeno di confrontarci in B. Poi, ovvio, è sempre il campo a dare le risposte ma, ripeto, se non ti viene data nemmeno l’opportunità.”

“Anche perché a Lecce era dai tempi di Conte, Moriero, Garzya, Petrachi che non si vedeva una squadra giovanile così forte”

“Verissimo, ma loro furono quasi tutti inseriti gradualmente in prima squadra. Si dimostrarono campioni”

“Beh, un certo Pellè un po’ di strada la sta facendo! Ha però dovuto andar via dall’Italia…”

“Graziano è innanzitutto un grandissimo amico, salentino doc, ma che non ha mai nascosto la sua volontà di andar a giocare fuori dall’Italia, lo diceva sempre che avrebbe voluto andare all’estero. Sono contentissimo per lui, si merita tutto quello che sta raccogliendo, è sempre stato un grande centravanti”

Il nostro lungo colloquio telefonico finisce qui, chiacchierare con Carlo è stato davvero piacevole e le sue parole mi hanno dato tanti spunti. Fuori onda, per così dire, abbiamo condiviso più nel dettaglio le nostre disavventure di salute (visto che anch’io sono stato operato d’urgenza l’anno scorso alla testa per rimuovere un’infezione cerebrale) e pure altre constatazioni sul mondo del calcio che, a volte, per noi inguaribili romantici del pallone, lascia piuttosto delusi.

(a cura di Gianni Gardon)

Lega Pro: festeggiano Pro Vercelli e Frosinone. Infranti i sogni di Lecce (per la seconda volta consecutiva in finale playoff) e Sud Tirol

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Si sono infranti sul più bello i sogni promozione di Lecce e Alto Adige, che sono usciti sconfitte nell’impegno decisivo dei playoff rispettivamente contro Frosinone e Pro Vercelli. Onore ai vincitori, niente da eccepire sulla loro affermazione. I laziali per gran parte del torneo hanno messo in mostra grandi doti, tecniche ma anche agonistiche e uno spirito di gruppo imperniato anche su molti giocatori fatti in casa, protagonisti negli ultimi anni di exploit veri a livello giovanile, con vittorie nel campionato Beretti. Tecnico dei giovani frusinati era proprio Stellone, ex punta di valore, che centrando una storica promozione in serie B, è entrato di diritto tra i grandi del club. Ne ha fatto le spese il più titolato Lecce, che per il secondo anno consecutivo (dopo lo stesso epilogo patito contro il Carpi), deve cedere l’onore delle armi a una matricola. La squadra di patron Tesoro, capitanata in campo dall’enfant du pays, Fabrizio Miccoli, giunto nel suo Salento dopo il brusco allontanamento – più o meno volontario dal mondo del calcio ad alti livelli – seguito alle sue infauste dichiarazioni contro Falcone, nonostante un indubbio tasso qualitativo della sua rosa, non è riuscita a imporre blasone, esperienza e ambizione sui rivali. Nel girone A, ammetto di aver seguito con particolare trepidazione gli esiti di questi playoff, non nascondendo la mia simpatia per i biancorossi altoatesini. La Pro Vercelli però non ha rubato proprio nulla, anzi, ha mantenuto inalterato il gap già evidenziato in campionato non solo con il Sud Tirol, ma pure con le altre compagini, se è vero che la promozione diretta in serie B è sfumata proprio sul filo di lana, anche se a mio avviso era stata più che altro l’Entella a rischiare di buttare una promozione che sembrava quasi acquisita con grande anticipo.

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La Pro torna in B dopo soli due campionati, con un parco giocatori rinnovato ma composto anche da alcune pedine già presenti nella trionfale cavalcata precedente. Vedremo se la permanenza in categoria sarà obiettivo fattibile: gli ingredienti ci sono tutti per stabilizzarsi nel calcio che conta e per far sì che non si tratti di una felice parentesi, di un episodio isolato come accaduto un paio di stagioni fa. Dell’Alto Adige rimarrà comunque impresso nella memoria il formidabile cammino percorso nel girone di ritorno e più in generale un convinto pensiero che si rafforza di anno in anno, al pari di una crescita tecnica e societaria sotto gli occhi di tutti. La squadra altoatesina, con sede a Bressanone, ma emanazione di tutta un’area fino a pochi anni fa incontaminata (anche) a livello calcistico, e non solo naturalistico, è ormai una solida realtà, credibile a questi livelli, e pare che dopo aver raggiunto i playoff, consolidarsi in Lega Pro e, anzi, tentare il grande salto, con ulteriore salto di qualità, possa diventare obiettivo concreto. Quest’anno la rosa allestita per mister Rastelli era di grande qualità, composta com’era in un giusto mix tra “vecchi” (il capitano Hannes Fink, bolzanino doc e Alex Pederzoli, l’ex talento di casa Juve, tornato dopo l’oblio del calcio scommesse es subito leader riconosciuto in mezzo al campo), giocatori “di categoria” (Tagliani, Turchetta, Martin, Bassoli, Iacoponi) e giovani emergenti di sicuro avvenire (da Minesso, grande innesto di gennaio, all’ex palermitano Vassallo, dal difensore Cappelletti al bomber Corazza, una delle rivelazioni dell’intero campionato). Ciò non è bastato per sovvertire i pronostici, che vedevano partire avvantaggiata nel doppio confronto la corazzata Pro Vercelli, ma ha dato il là a un futuro ancora più radioso per la squadra di Bolzano.

Terminati i campionati in Lega PRO e serie D: gli ultimi verdetti! Fanno grande festa Entella, prima volta in B e il Perugia. E in D fa rumore la clamorosa vittoria (ininfluente per la classifica) della Cavese sul Licata: 19 a 5!

Finalmente sono stati emessi i verdetti della stagione della LEGA PRO, una stagione destinata a rimanere nella storia, perchè – come più volte rimarcato – la formula era davvero anomala, atta a far tramutare il prossimo campionato in un’unica grande Lega Pro, sulla scia della vecchia serie C. Quindi, in Prima Divisione, non erano previste retrocessioni, mentre in Seconda è stata grande bagarre fino alla fine per potersi garantire giungendo nella prima metà della graduatoria (con postilla di quelli che si preannunceranno come combattutissimi play out che garantirà un ultimo posto promozione), la permanenza in categoria, che diventa di fatto una promozione in terza serie. Di conseguenza anche in D è stata dura lotta: troppo allettante per le squadre impegnate tra i dilettanti la possibilità in pratica di ritrovarsi in due anni addirittura in cadetteria (e vista la “statura” di alcune di queste promosse, come Ancona, Pistoiese, Lucchese o Savoia, direi che le prospettive ci sono tutte).

Verdetti quasi scontati, almeno sulla carta, anche se quella che sarà una matricola assoluta l’anno prossimo in B, l’Entella di Chiavari, prima nel Girone A, ce l’ha messa tutta per incasinarsi la vita, perdendo 7 giorni fa lo scontro diretto contro una rediviva Pro Vercelli, ora favorita per la corsa promozione ai play off, i quali, a dire il vero, nascondono sempre delle insidie. L’Entella che nel complesso ha ampiamente meritato la promozione, ieri battendo una rassegnata Cremonese che nonostante i soliti sforzi di patron Arvedi nemmeno quest’anno è riuscita a centrare il bersaglio grosso della promozione, anche se i nomi ci sono e le possibilità concrete di accedere in cadetteria tramite gli spareggi è reale. Un ostacolo potrebbe essere rappresentato dal Vicenza, partito in sordina, probabilmente scottato dall’amara retrocessione dello scorso anno, ma che rosa alla mano ha una rosa di tutto rispetto, così come il Sud Tirol, in fortissima ascesa. Società sana, squadra forte in tutti i reparti, ambiente splendido, gli altoatesini potrebbero davvero rappresentare la vera mina vagante dei play off, fermo restando  che ormai sono degli habituè della categoria.

Nel girone B, la sorte aveva messo di fronte all’ultima giornata le prime due della classe, ma tutto pendeva dalla parte del Perugia, primo in classifica, che si presentava davanti al proprio pubblico per la grande sfida. Un successo, al di là della vittoria di misura, mai messo seriamente in discussione, nonostante l’indubbia forza del Frosinone che però ha pagato una scarsa vena di risultati nell’ultimo mese. La sensazione è che dovrà vedersela soprattutto con il Lecce per la promozione ma i valori sono molto equilibrati.

In seconda divisione i giochi erano quasi fatti ma non sono mancate le sorprese, una in negativo, una in positivo, nella rincorsa ai posti promozione o quanto meno ai salvifichi play out. Non ce l’ha fatta il Rimini di Osio, anche ieri espulso, poi duramente contestato dai propri sostenitori. E pensare che a tratti la squadra romagnola aveva forse manifestato il miglior calcio, a livello qualitativo dell’intera categoria ma nel girone di ritorno si è assistiti a un vero tracollo dei biancorossi. Promossi invece le storiche Mantova e Spal, ma che fatica! Non ce l’ha fatta invece la Virtus nonostante un ottimo girone d’andata e in generale un bottino ragguardevole per una neopromossa assoluta tra i professionisti. Il futuro pare tuttavia roseo, anche se si dovrà ripartire, ripescaggi eventuali, necessariamente dai dilettanti. Agguanta i play out invece dopo lunga rincorsa il Delta Porto Tolle.

Nel B erano già sicure della promozione le corazzate Cosenza, Casertana, Messina, Foggia e Teramo, l’impresa playoff è riuscita all’Arzanese che sembrava davvero spacciata a metà stagione ma che ha inanellato una serie di risultati prodigiosi nel ritorno (ben 33 sui suoi 43 totali!), fino allo “spareggio” di ieri contro l’Aprilia, strapazzata e mestamente retrocessa, così come il Martina, nonostante avesse allestito sulla carta una buona squadra.

In D infine mancavano pochi verdetti almeno per quanto concerne l’obiettivo grosso, quello dell’allettante promozione, visto appunto il nuovo regolamento che consentirà alle promosse di poter ambire alla serie B fra soli 12 mesi. L’ultima giornata ha però regalato forti emozioni nei gironi che dovevano ancora sancire le loro regine. Dopo aver intrapreso un formidabile testa a testa per tutta la stagione a passare in LEGA PRO tra Marano e Pordenone sono quest’ultimi, ieri vincitori, a differenza dei pur fortissimi rivali vicentini, fermati da un pari. Ancora più da cuori forti il finale nel girone tosco/emiliano, con le due contendenti, staccate  di pochissimo, a scontrarsi fra loro nell’ultimissima giornata. Lucchese e Correggese, una big assoluta e una matricola emanazione di una florida realtà di provincia, nel Reggiano, danno vita a una vita spettacolare, vinta dai rossoneri toscani nei minuti di recuperi: una vittoria che ha consentito alla squadra di Lucca di superare in extremis i colleghi di Correggio.

Infine è stato appassionante anche il duello tra Matera e Taranto, con i lucani che arrivavano favoriti per via della classifica: alla fine i pronostici sono stati confermati ma la squadra pugliese sembra pronta per tornare presto nel calcio che conta.

Un’ultima nota non si può proprio non dedicare alle tantissime goleade viste ieri. Si sa, quando i giochi sono fatti, vengono inevitabilmente le motivazioni, senza considerare che mai quest’anno, tanti gironi sono stati falcidiati da squalifiche, radiazioni, sospensioni di squadre, inserimenti di giovani per sopperire a carenze economiche. Però, tra vari 6 a 0, addirittura qualche 8 a 1 0 8 a 3, quello che è successo a Cava de’ Tirreni ha davvero dell’incredibile, in una gara che veramente non aveva nulla da offrire, né treni da agganciare per la salvezza, giacchè il Licata da tempo era retrocesso, né da ridiscutere la differenza reti, tale da”giustificare” un così clamoroso numero di realizzazioni! Alla fine tra Cavese e Licata la partita è terminata…. 19 a 5! Sono state ben 9 le reti del centravanti De Rosa, capace così di chiudere la stagione con ben 30 gol tondi tondi!

 

Serie B: volano le neopromosse Avellino, Latina, Trapani e Carpi

Da appassionato della Lega Pro, l’anno scorso fui tra gli sbigottiti nel vedere sfumare la promozione della corazzata Lecce in favore di una piccola realtà di provincia come il Carpi, emanazione di un calcio, quello modenese, che solo poche settimane prima, aveva brindato a un’altra promozione storica, ancora più prestigiosa, quella del Sassuolo in serie A. Lecce che, partito a razzo, si era poi smarrito clamorosamente,  e quando nelle categorie inferiori, partendo da strafavorita, cominci a perdere la bussola, ecco che inevitabilmente il nome, il blasone e la storia finiscono col contare relativamente.

Si profilava quest’anno in B un roster di neopromosse particolare, con un ritrovato Avellino, la squadra con più esperienza di cadetteria e ben tre matricole assolute ai nastri di partenza: Latina, Trapani e, appunto, Carpi. Tradotto, tre incognite, anche se il recente caso del Lanciano, matricola l’anno prima e messosi in salvo al primo colpo in cadetteria lasciava ben sperare per le quattro compagni in questione, in quello che da sempre è considerato il torneo più imprevedibile e lungo del calcio italiano.

Pur con qualche inevitabile difficoltà, che ha portato ad esempio nel caso del Latina al precoce esonero del tecnico Auteri in favore di un lanciatissimo Breda, le quattro squadre si stanno dimostrando più che all’altezza, scambiandosi nell’immaginario degli sportivi, il ruolo di mina vagante, di outsider. Ruolo che, con l’allargamento della quota playoff, o meglio, la possibilità in base ai punteggi e alle relative distanze tra le posizioni in classifica, di accedere al treno giusto per la promozione, anche arrivando ottavi, potrebbe davvero essere appannaggio di una di loro, se non di più di una, visto l’attuale roulino di marcia.

L’Avellino, quella più blasonata, con molti tornei di A alle spalle, è a ridosso delle corazzate Empoli e Palermo, le vere favorite per la promozione diretta e della sorpresissima Lanciano. Squadra solida, concreta, forse poco spettacolare, quella allenata dal rampante Rastelli, ma capace di mettere in difficoltà chiunque, di impelagare nella sua tela tutte le squadre finora affrontate.

bomber Galabinov

bomber Galabinov

Galabinov e l’esperto Castaldo sono i terminali offensivi, nel contesto di una squadra solida e compatta, dove si stanno mettendo in luce, tra gli altri, il centrale difensivo Izzo e il mediano Arini, entrambi di scuola napoletana, che dopo anni di onorata gavetta, pur essendo ancora molto giovani, stanno dimostrando con i fatti di valere la cadetteria. Il fiore all’occhiello, già ammirato in Lega Pro e destinato a progredire ancora esponenzialmente è pero il terzino fluidificante Zappacosta, già perno della nuova Under 21 di Di Biagio. Corsa, personalità, grinta e buon piede le sue caratteristiche peculiari, ne sentiremo parlare presto ad alti livelli.

Al Trapani avevo già dedicato un post due stagioni fa, (https://giannivillegas.wordpress.com/2012/03/21/non-solo-barcellona-e-calcio-spettacolo-anche-quello-di-borussia-dortmund-swansea-e-trapani/ ) all’epoca della prima scintillante – e sfortunata, visto l’epilogo infausto, con sconfitta in extremis nella finale playoff, dopo aver condotto il girone da capolista per quasi tutta la stagione.

l'attaccante del Trapani Mancosu, uno dei migliori dell'intera cadetteria

l’attaccante del Trapani Mancosu, uno dei migliori dell’intera cadetteria

L’anno successivo però, con una forza e una determinazione encomiabile, i siciliani, guidati da Boscaglia, seppero reagire alla tremenda delusione, ripercorrendo le stesse tappe della precedente stagione, cambiando però in positivo l’epilogo, sospinti da un gioco favoloso e dai gol di un sorprendente Mancosu, giunto alla ribalta troppo tardi, dopo un lungo peregrinare nei campi infuocati del sud, a suon di gol. Il Trapani, a conti fatti, ha mantenuto l’ossatura delle ultime 3 stagioni vincenti, inserendo alcuni mirati elementi di categoria- come Iunco, o Terlizzi –  e buoni giocatori incontrati come avversari in questo biennio di Lega Pro, come il fantasista ex cremonese Nizzetto, che da tempo attendeva una chance dai piani superiori. Inserimenti che tuttavia non sono andati a minare l’equilibrio di una rosa dove gli interpreti si conoscono e giocano a memoria, e dove Mancosu si sta addirittura confermando bomber di razza e alla pari, come realizzazioni a cannonieri navigati come Tavano.  La squadra di Boscaglia anche in B non ha smarrito le sue qualità: manca di esperienza, talvolta ha pareggiato gare in cui aveva dominato ma ora il trend è tornato positivo e ci si aspetta un’ulteriore crescita.

il brasiliano Jonathas del Latina: coi suoi gol sta trascinando la squadra ai piani della classifica

il brasiliano Jonathas del Latina: coi suoi gol sta trascinando la squadra ai piani della classifica

Latina e Carpi francamente sono quelle che maggiormente mi hanno sorpreso, pur riaffermando quanto in B i valori siano davvero difficili da intravedere con certezza. Entrambe partite col freno a mano tirato, una volta partite, non si stanno più fermando. Emblematico il caso del Latina, che dopo l’avvicendamento in panchina tra Auteri e Breda – quest’ultimo reduce da una tristissima stagione al Vicenza, culminata con un’ignobile retrocessione – capace di stravincere addirittura contro il Palermo alla Favorita e di issarsi sempre più nei piani alti della classifica. Giocano benissimo i neroazzurri, sospinti dai gol stranieri di Jefferson e Jonathas, che dopo aver assaggiato la serie A si stanno rimettendo seriamente in gioco, a suon di gol, specie il bisonte ex Brescia e Torino.

Mbakogu del Carpi, attaccante da serie A

Mbakogu del Carpi, attaccante da serie A

E che dire del Carpi? Per molti critici, indicata come la squadra materasso del torneo, sta invece mostrando una forza e una maturità incredibile, una personalità – anche da parte di giocatori poco accreditati tecnicamente – fuori dal comune, in gente come Memushaj, Lollo, Concas, i giovani Letizia e Liviero, sorretti da gente di categoria già vincente come l’ex novarese Porcari o l’esperto difensore Pesoli. Su tutti, da qualche settimana è rientrato nei ranghi l’attaccante Mbakogu, uno con i mezzi da big. Ancora giovanissimo, classe ’92, ha tutte le carte in regola per sfondare ad alti livelli e confermare anche da professionista tutte le meraviglie mostrate da giovane, quando si era meritato l’epiteto di “piccolo Drogba”. Carpi allenato dal quarantaduenne Stefano Vecchi, per alcuni un azzardo alla vigilia, ma che dopo l’ottima stagione alla guida del Sud Tirol, si sta imponendo anche in B come uno degli allenatori più promettenti dell’intero panorama calcistico italiano.

Focus Lega Pro! Prima Girone A: Crollo Cremonese, risale la Pro Vercelli che aggancia l’Entella. Girone B: ammucchiata in vetta, ma si rialzano le quotazioni del Lecce. In seconda continua il sogno della matricola Real Vicenza, ma occhio al Bassano; nel B conservano i pronostici le big Cosenza, Teramo e Casertana.

Come ogni anno sto seguendo con interesse e attenzione le vicende della Lega Pro, la terza e la quarta serie italiana. Un anno particolare, di transizione, ma altresì fondamentale per ridefinire certe gerarchie nel sistema calcio, ma soprattutto per stabilire un po’ di ordine in mezzo a crisi economiche che investono ogni anno decine di squadre, che vedono così vanificate spesso nei tribunali i risultati ottenuti sul campo. Inutile elencare i tanti casi di fallimenti visti negli anni: era inevitabile una riforma, a questo punto epocale, perché dall’anno prossimo come risaputo verrà soppressa una categoria, in pratica, con l’accorpamento in un’unica grande Lega Pro, che tornerà ad essere come la vecchia serie C. In Lega Pro prima divisione quindi torneo anomalo, privo di retrocessioni e con la prima metà delle classificate tutte potenzialmente in lizza per la promozione tra i cadetti, dopo i play off (solo la prima classificata dei due gironi andrà direttamente in B). Per rendere comunque appetibile il torneo per la seconda metà delle classificate ci saranno incentivi legate alla posizione in classifica e all’utilizzo dei giovani.

Entella, prima in classifica in LEGA PRO prima divisione Gir. A

Entella, prima in classifica in LEGA PRO prima divisione Gir. A

Più complesso il discorso relativo alla Seconda Divisione, categoria come detto destinata a scomparire. Qui le prime 8 rimarranno in serie C, le altre retrocederanno tutte in D, quindi sarà vera battaglia, anche se dalla nona alla dodicesima classificata verranno disputati i playoff e una di queste rimarrà in terza serie.

Un bel colpo tra l’altro sarà rappresentato dalle vincenti dei gironi di serie D, visto che in pratica le promosse faranno una sorta di doppio salto, arrivando a un passo dalla cadetteria. Insomma, una stagione che rimarrà unica e che sta dando indicazioni importanti, anche se siamo all’inizio in fondo e anche chi era partito malissimo, come la corazzata Lecce, ancora scossa psicologicamente dopo la sconfitta ai playoff quest’estate contro il Carpi, può rientrare nel giro promozione grazie a questo meccanismo. Una riforma che viene in un momento storico comunque particolare, dove davvero molti giocatori realisticamente preferiscono accasarsi in una D dignitosa ma salda da un punto di vista economico, piuttosto che fare il professionista in una società di C in difficoltà, visto poi come a fine anno – o nel peggiore dei casi, anche durante la stagione stessa, visti i casi passati di penalizzazioni o addirittura ritiri in corso – i nodi vengono sempre al pettine. Ne ho intervistati diversi di giocatori impegnati nelle categorie dilettantistiche che mi hanno confermato una verità ormai lampante: la differenza tecnica o di visibilità tra una buona serie D e una Lega Pro è davvero ridotta ai minimi termini, forse solo legata ad un’ottica di un professionismo che in D non è reale, ma in pratica è come lo fosse, considerando che è risaputo che i giocatori percepiscano qualcosa in più di un semplice simbolico “rimborso spese”, pur essendoci ovviamente differenze tra caso e caso.

Il blasonato Pisa, dopo il playoff perso l'anno scorso contro il Latina, ci riprova con una squadra largamente rinnovata e ringiovanita

Il blasonato Pisa, dopo il playoff perso l’anno scorso contro il Latina, ci riprova con una squadra largamente rinnovata e ringiovanita

Nel girone A della Lega Pro Prima Divisione, la super favorita (ma lo è da almeno tre stagioni ormai) Cremonese è entrata ufficialmente in crisi dopo la nuova sconfitta; ora la distanza che la separa dalle capolista Entella e Pro Vercelli comincia ad essere cospicua. Se l’Entella sta confermando i buoni pronostici estivi, e sta proseguendo il suo imperioso percorso di crescita iniziato due stagioni fa, la squadra di Vercelli, retrocessa mestamente pochi mesi fa dalla B di gara in gara sta ritrovando entusiasmo e rinnovata voglia di stupire. Io tuttavia se dovessi scommettere qualche euro, lo punterei sul gruppo dei giovani dell’Albinoleffe che, sul lungo cammino, credo abbia le qualità tecniche per tornare in B, dopo la rovinosa caduta e lo scandalo delle scommesse, che ha visto coinvolti molti giocatori passati di qua negli anni. L’opera di de purificazione iniziata l’anno scorso potrebbe continuare quest’anno con un grande exploit. Credo che pure il Vicenza e il Sud Tirol abbiano i mezzi per risalire in classifica e inserirsi tra le prime 8 in modo da disputare i playoff promozione. Più equilibrato e sinceramente ricco di interpreti di valore il girone B. A parte la rivelazione Pontedera, che ormai quasi non fa più notizia, davanti l’ammucchiata è interessante e vede coinvolta squadroni come Pisa, Frosinone  – a mio avviso sulla carta la compagine più forte e completa in tutti i reparti, con elementi esperti e giovani ben mixati da un tecnico di sicuro avvenire come l’ex bomber di Napoli e Torino Stellone – L’Aquila, con potenziali inserimenti di altre corazzate come Catanzaro, Perugia e il più attardato Lecce in grande spolvero nelle ultime due partite.

In Seconda Divisione grande duello nel girone A tra la nobile decaduta Monza, attrezzatissima per un campionato di vertice e la sorpresissima Real Vicenza, matricola assoluta della categoria, che vuole in qualche modo ribaltare le gerarchie cittadine. Di gara in gara, di risultato in risultato, è tutto un susseguirsi in classifica e un gioco al rialzo, col quotato Bassano minaccioso e vicinissimo in classifica. Nel B, occhio ai grandi nomi ritrovati, come il Cosenza, grande favorito della vigilia, deciso a ritornare in categorie più consone alla sua storia, dopo un decennio davvero nefasto, al cospetto invece degli anni ’80 e ’90 quando i rossoblu con il mitico Marulla facevano faville in serie B, arrivando a un passo dalla massima serie.

Oltre ai calabresi, stanno disputando un grande campionato anche un ritrovato Teramo, ancora imbattuto dopo 10 turni (5 vittorie e 5 pareggi) e la Casertana, altra società stanca di rincorrere categorie e decisa a tornare a grandi livelli, come la sua storica tifoseria meriterebbe.

Un gran bel serbatoio quello della Lega Pro, da salvaguardare e pensiamo che, seppur dolorosa, la soppressione di una categoria sia inevitabile per garantire ancora maggiore coesione e competitività. E’ tuttavia un crudele specchio dei tempi, di una crisi economica che invade anche le sfere del calcio, con un impoverimento generale, che dal campo (già il trend delle ultime stagioni della serie A testimonia come il tempo del “campionato più bello del mondo” sia un ricordo ormai lontano, con i migliori campioni che facevano la fila per venire a giocare da noi) si sposta inevitabilmente anche nelle scrivanie e negli uffici delle società di calcio. Se pensate che c’è stato un tempo non lontano (fino alla stagione ‘90/’91)che vedeva impegnati ben due gironi di C/1 e quattro (!) di C/2 capirete che qualcosa, molto è cambiato anche nel “dorato” mondo pallonaro.

Bilancio di fine anno Lega Pro: è l’anno dell’Emilia Romagna. Dopo il miracolo Sassuolo, ecco il Carpi in serie B

Sono terminati i campionati professionistici in Italia, con la conclusione dei play off e dei play out di Lega Pro. Ci sono state belle e inaspettate sorprese. Fino a un certo punto, comunque se si va bene a riguardarsi il cammino che ha portato ad esempio due piccole ma solide realtà alla loro prima storica esperienza cadetta: il Carpi e il Latina, vincitrici rispettivamente contro squadre decisdamente più titolate come Lecce e Pisa.

Niente di lasciato al caso, comunque, sull’onda di quanto accaduto poche settimane fa per il Trapani. Il Carpi l’anno scorso ha perso la finale play off con la Pro Vercelli, si presentava ai nastri di una partenza con una squadra “di categoria”, ma imperniata su talenti come il bomber Della Rocca, ex enfant prodige del calcio italiano, capace di esordire con gol a Bologna ad appena 17 anni, dopo aver furoreggiato negli Allievi con il piccolo Zizou Meghni e aver trionfato all’Europeo Under 19 in compagnia ad esempio di Aquilani, Lodi e Pazzini. Ma non solo lui, pensiamo pure a un allenatore vincente e poco reclamizzato come Brini. Che dire degli sconfitti? Il Lecce vantava un organico quasi da serie A, sembrava aver superato lo shock della doppia retrocessione con una partenza super che ha avuto il torto di abbagliare il vero obiettivo. Forse sono mancate le motivazioni, nonostante buoni giovani in rampa di lancio come i talenti di casa Falco e Chiricò. Il Latina nell’altro girone ha duellato a lungo per il primo posto, in principio col Perugia, poi con il promosso diretto Avellino.

Un grande cammino, una squadra solida, composta da giocatori che hanno ridimensionato il proprio curriculum, rimettendosi in gioco, penso ai difensori Cottafava e Milani, cittadino doc, o ai giovani sinora mai espressi come Giacomini e Burrai che da ragazzi parevano sicure promesse, oppure l’ex interista Gerbo, finalmente emerso dopo timide escursioni in B. Onore al Pisa e ai suoi tifosi, una grande piazza che saprà riprovarci. 

Grande commozione per la promozione de L’ Aquila, meritatissima, speriamo faccia da volano a qualcosa di più grande e profondo

Detto di una Pro Patria che da due anni dominava la Lega Pro seconda e ora è tornata in una posizione più consona alla propria storia, saluto con piacere il ritorno nell’ex C/1 del Venezia, giunta a conclusione di una stupenda sfida con il fortissimo Monza di super Gasbarroni (davvero complimenti all’ex Toro, capace di reinventarsi letteralmente). Guidata dai due veneziani Bocalon, ex giovanili Treviso e Inter, e D’Apollonia, un ’93 scattante e imprendibile, figlio di un gondoliere, ha steso i lombardi. 

Si è salvato meritatamente il Rimini ai play out contro un Gavorrano stremato dalla lunga corsa ottenuta con mister Orrico. Fosse intervenuto prima, senza nulla togliere a Buso, forse il miracolo si sarebbe potuto compiere, vista l’indubbia qualità dei tanti talenti di casa viola giunti in seguito all’ex tecnico delle giovanili, su tutti il fantasista Carraro che nel finale ha trascinato la squadra con gol e giocate a ripetizione. Un’ultima annotazione la concedo per complimentarmi con i miei concittadini della Virtus VeComp VR, capaci di vincere gli spareggi promozione della D e di aggiudicarsi il primo posto disponibile per il ripescaggio nei professionisti. Quartiere di Borgo Venezia, Verona, un nuovo Chievo? 

Toh… chi si rivede? Axel Cedric Konan al Sorrento

Si sa, con Zeman non esistono le mezze misure. A partire dalla carriera dello stesso boemo, fatta di slanci incredibili e gioco spettacolare (concretizzatisi nei favolosi anni di Foggia o nella splendida stagione scorsa al Pescare) e di terribili cadute e campionati imbarazzanti (come le stagioni segnate dagli esoneri, tra cui a Napoli, Brescia e alla Stella Rossa). Anche fra i suoi giocatori, accanto a gente che poi, dopo averlo incrociato, ha avviato una grande carriera, ce ne sono alcuni indissolubilmente legati a lui, che hanno raggiunto il top una stagione per poi ridimensionarsi velocemente. Pensiamo a Vignaroli, tornante da circa 3 gol a stagione che, con Zeman a Salerno, toccò la cima della classifica cannonieri segnando 24 gol.

Andiamo indietro un attimo con la memoria, e torniamo alla stagione 2004/05, quando il boemo sedeva sulla panchina del Lecce. Fu una stagione splendida per la squadra salentina, che si salvò con largo anticipo, giungendo nona, e concludendo con un tabellino “classico” per Zeman: miglior attacco, assieme a quello della Juve scudettata e (ovviamente) peggior difesa!

Una squadra esemplificativa di quanto detto prima: in terza linea, per un Cassetti che poi spiccherà il volo alla Roma, figurava a sinistra un giovane Erminio Rullo che invece non toccò nemmeno minimamente i picchi di rendimento di questa stagione; a centrocampo, con il regista Ledesma, poi tra i migliori per anni nel suo ruolo alla Lazio, figurava un Sam Dalla Bona che invece, tolto un anno buono a Napoli, si perse, finendo in un lungo oblio. In attacco, da sempre arma letale delle squadre di Zeman un trio di tutto rispetto, quello composto dal giovanissimo Bojinov (sorta di meteora del grande calcio, a cui ho dedicato di recente un lungo articolo), Vucinic (divenuto campione con Roma e Juventus) e Konan, che giocava a Lecce già da qualche anno, essendo giunto in Salento ancora minorenne.

Axel Cedric Konan (classe ’83) è un attaccante ivoriano che, pur non mostrando quelle doti fisiche e atletiche presenti in molti suoi connazionali, faceva al caso di Zeman, grazie ai suoi movimenti in campo, al suo senso tattico e alla capacità di duettare ottimamente con gli altri due frombolieri d’attacco.

Axel Konan con la maglia del Lecce, quella che gli ha regalato maggiori soddisfazioni

Axel Konan con la maglia del Lecce, quella che gli ha regalato maggiori soddisfazioni

Konan è un ragazzo tranquillo, che lega le sue migliori stagioni al Lecce, quando ancora era molto giovane, se si pensa che riesce ad accumulare ben 111 presenze con 21 gol fino al 2006, quando in fondo ha solo 23 anni e sembra poter ambire a una buona carriera in serie A. Ma con la retrocessione del Lecce la sua dimensione tecnica cambia, e lui sembra non ritrovare più le sue caratteristiche principali, risultando ai più abulico, lento e sovrappeso. Dopo il fragoroso flop al Torino (una manciata di presenze nel 2007) per Konan inizia l’inesorabile discesa, proprio mentre il coetaneo montenegrino Vucinic, col quale ha diviso moltissimi anni giovanili al Lecce, inizia la sua scalata da big del calcio italiano.

Il ritorno a Lecce è una passerella senza gloria, anche se in qualche modo il suo nome figura tra quelli che hanno riconquistato la serie A. Tuttavia nel 2009/10 decide di restare un anno senza calcio per avvicinarsi alla famiglia. Si accasa poi in Svizzera, al Bellinzona, ma in quasi 3 anni mette a segno solo 2 gol in 17 partite. Di lui si perdono le tracce, fino all’acquisto da parte del Sorrento, che naviga in cattive acque in Lega Pro. Il ritorno in Italia di Cedric potrebbe coincidere con una sorta di rinascita calcistica, anche perchè il problema vero sembra più “di testa”, quello di ritornare a ragionare e vivere da calciatore professionista. Poi, ovvio, serviranno anche le componenti fisiche, gli allenamenti, la giusta preparazione atletica, ma credo che nel contesto di una terza serie italiana Konan possa dire egregiamente la sua.

Il declino di Valeri Bojinov

Mi spiace, ammetto, scrivere un post simile su un giocatore che apprezzo da sempre e sul quale avevo riposto diverse aspettative in merito all’attuale stagione sportiva. Sto parlando dell’ex enfant prodige Valeri Bojinov, la cui breve avventura all’Hellas Verona sembra giunta precocemente al capolinea.

Bojinov con la maglia del City, quando sembrava davvero avviato a una grande carriera internazionale

Bojinov con la maglia del City, quando sembrava davvero avviato a una grande carriera internazionale

A soli 26 anni per l’attaccante bulgaro, da molti accostato in gioventù al mito locale Hristo Stoichkov, sembra avviato a un decoroso declino, con le promesse lasciate alle spalle, dopo il folgorante esordio a 16 anni con la maglia del Lecce. Sembrava un predestinato Valeri, con il suo mix efficace di tecnica e potenza, con la grande capacità di andare a rete, sorretta da una personalità fuori dal comune e da un innegabile talento, che non solo lo faceva eccellere con i coetanei ma anche non sfigurare al cospetto di compagni di squadra già affermati e poi divenuti campioni come l’attuale attaccante montenegrino della Juventus, Mirko Vucinic.

Con Zeman l’esplosione vera, con una maglia titolare, molti gol in saccoccia e giocate da grande giocatore. Si spalancano per lui le porte delle big. A 19 anni è titolare nella Fiorentina, dove mette a referto 8 gol, prima della svolta vera con il passaggio alla Juventus (nella storica stagione cadetta). Alle spalle della super coppia gol Trezeguet – Del Piero, Bojinov non gioca male, segna e sembra non sentire eccessivamente il peso della maglia bianconera.

Ma proprio dalla stagione successiva inizia il declino, dapprima con il flop, causa pesantissimo infortunio, in Inghilterra, in un Manchester City non ancora come lo conosciamo ma pur sempre sulla via del rilancio nel grande calcio europeo, in epoca “pre-sceicchi”. Un grave crack al ginocchio lo mette fuori gioco dopo sole 11 gare, nelle quali aveva espresso a tratti il suo enorme potenziale.  Stagione compromessa e il ritorno in Italia in sordina, al Parma dove non entusiasma, risultando oltremodo appesantito dalla lunga inattività della stagione precedente. In due stagioni segna comunque 11 gol, non pochissimi. Tuttavia  molti addetti ai lavori se la sentono ancora di scommettere sulle sue doti, d’altronde si tratta a quel punto di un ex campione di 24 anni quando cede alle lusinghe dello Sporting Lisbona, squadra nella quale non riuscirà mai a trovare la giusta collocazione in campo, risultando avulso, spesso abulico e finendo in pratica ai margini della squadra, poco inserito nell’ambiente lusitano.  Nel 2012 torna quindi nella terra che lo aveva cresciuto e lanciato verso il grande calcio, a Lecce. Non gioca titolare, è in prestito e non può, nelle poche partite in cui è chiamato in causa, dare un valido contributo in termini di gol. Ne segna uno solo, fino al passaggio estivo all’Hellas Verona, dove arriva con le stimmate del campione precoce, ma tutto da verificare alla resa del campo. Nemmeno a Verona, dove è stato accolto tra l’entusiasmo generale, per molti considerato il miglior giocatore di tutta la serie B riesce a mantenere le promesse. E’ in evidente ritardo di condizione, soffre probabilmente il fatto di giocarsela nel ruolo da titolare con uno dei migliori frombolieri di tutta la categoria, quel Daniele Cacia che comunque agisce principalmente da prima punta, mentre si sa che Valeri predilige fungere da attaccante di movimento, classico numero 11 di una volta. Raramente è titolare nello schieramento di Mandorlini e quando scende in campo, è quasi sempre largo a destra nel tridente, in un modulo che non ne fa risaltare le qualità. Non sono le 3 punte del modulo di Zeman, per capirci, qui deve sobbarcarsi un ruolo di dedizione al sacrificio, oltre che di punto fermo offensivo.

Bojinov con la maglia gialloblu dell'Hellas Verona, prima del passaggio a gennaio ai rivali del Vicenza

Bojinov con la maglia gialloblu dell’Hellas Verona, prima del passaggio a gennaio ai rivali del Vicenza

Mai pubblicamente messo sotto torchio da pressioni ambientali (anzi, nell’Hellas la stragrande maggioranza dei tifosi ne caldeggia una maglia da titolare, magari al posto di un sin qui deludente Gomez) e mai protagonista di un brutto rapporto con il tecnico, capisce che più passa il tempo, meno è quello che gli resta a disposizione per dimostrare di valere ancora qualcosa come bomber. E così finisce al Vicenza, altra nobile decaduta e invischiata in un difficile campionato, dove la permanenza in cadetteria sarà lo scudetto da difendere. Valeri non è certo tipo che si tira indietro nelle situazioni complicate, ma spiace constatarne il brusco ridimensionamento tecnico. Forse il futuro è davvero già dietro le sue possenti spalle.

Lega Pro: il Sud Tirol non vuole smettere di stupire!

Mai come quest’anno il Sud Tirol/Alto Adige si trova davanti alla possibilità reale, concreta di approdare nel calcio che conta: in serie B. Dopo diverse ottime stagioni, condite dapprima con la storica promozione nella vecchia C/1 e culminate con lo storico sesto posto della passata stagione, sotto la guida di un giovane tecnico molto preparato come Giovannino Stroppa (poi passato addirittura in Serie A per la sfortunata parentesi di Pescara), la squadra allenata da Stefano Vecchi sembra davvero possedere le carte in regola per dire la propria fino all’ultima giornata contro compagini alla vigilia molto più accreditate, come la corazzata Lecce o il Trapani e la Cremonese.

sud

Invece gli altoatesini si stanno mantenendo sugli standard degli ultimi 12 mesi, migliorano anzi il proprio cammino, come si evince dalla splendida vittoria esterna proprio contro la capolista Lecce, ormai distanziata di un solo punto, e con lei il Carpi, altra bella realtà di provincia.

Quali sono le componenti che hanno fatto sì che un’emanazione di un’intera zona, quella di Bolzano, non molto abituata a certi palcoscenici nel calcio, possa giungere a mettere in difficoltà squadre blasonate e con nomi altisonanti fino a insidiare concretamente i sogni promozione di queste?

Innanzitutto una società seria, solida che attraverso il calcio giocato vuole rilanciare una volta di più tutto l’Alto Adige nel panorama nazionale, di solito considerato per gli spettacolari scenari invernali ma non solo.

Poi una rosa composta da un mix perfetto fi giovani promesse e calciatori più affermati ma ancora affamati di risultati, poi ma non ultima in ordine di importanza, la mentalità vincente infondata alla squadra, la certezza di poter mettere in difficoltà chiunque avversario con la qualità corale del gioco, il migliore della Lega Pro prima divisione. Infine, una realtà che ti consente di lavorare serenamente, senza pressione, la stessa che ha portato negli anni al fiorire di splendide squadre come Chievo Verona, Albinoleffe (finchè è durata) e Cittadella, tanto per citare i casi più recenti.

Tra i giocatori comunque mi piace citare alcuni che garantiscono solide sicurezze, come i talentuosi Simone Branca, Alessandro Furlan, le punte Bocalon, Thiam, i giovani ma già esperti Uliano, Martin, Iacoponi o Campo, a cui già avevo dedicato tempo addietro un lungo articolo. In mezzo giocatori che da giovani sembravano destinati a carriere diverse, più prestigiose come Tagliani, eclettico difensore che dal Brescia passò alla Fiorentina per un pacco di soldi, Maritato, che a lungo ha frequentato le rappresentative azzurre partendo dalla Juventus o l’ex bolognese Pasi, attaccante molto tecnico e fantasioso. Ma ci sono anche i tanti giocatori transitati da qui e che stanno facendo fortuna altrove, oppure gli autoctoni che rappresentano l’anima della squadra: gente come Hannes Fink, per esempio, dal rendimento assicurato.

Sono sicuro che il Sud Tirol continuerà a stupire anche da qui alla fine del campionato e chissà che i playoff – a questo punto davvero alla portata del club – non possano portare ulteriori sorprese!