Le prime indicazioni del campionato dopo 2 giornate: Juve favorita ma le rivali sono partite bene. Squadra per squadra ecco un primissimo bilancio della nuova serie A

Il campionato di Serie A è ripartito e siamo di nuovo fermi per la sosta della Nazionale (mai come in questo caso però mi vien da dire che sia per molte squadre “salvifica”, visto che il calciomercato deve ancora concludersi e sono evidenti l’incompletezza e l’incompiutezza di alcune rose). Poi la gara che ci aspetta in chiave azzurra è davvero di quelle da non fallire, contro la Spagna, nostra diretta avversaria nel girone di qualificazione per i Mondiali 2018.

Tuttavia, pur frammentario, volubile e francamente azzardato, mi viene naturale porre l’attenzione su alcuni aspetti emersi in queste prime due giornate di campionato e trarne un “bilancino”, con tutti i se e tutti i ma…

  • ATALANTA (pt 0) lo score pare piuttosto ingannevole. Alla stregua di una matricola assoluta, ai bergamaschi sono toccate in sorte nelle prime giornate due big riconosciute del torneo (Roma e Napoli) e il sacco è ancora vuoto di punti. L’anno scorso la partenza fu simile ma è sinceramente poco plausibile pronosticare una stagione da rivelazione. La sosta arriva giusta per “riabilitare” l’esterno Spinazzola, che già si vedeva bianconero. Ceduti tanti talenti, come scontato che accadesse, non lo è altrettanto che i sostituti siano all’altezza nonostante la bravura di tecnico e società.
  • BENEVENTO (pt 0) tanto entusiasmo, la voglia di giocarsela a viso aperto ma anche l’impatto difficile con la nuova realtà che finora ha portato due sconfitte in altrettante gare. Sarà un campionato di sofferenza in cui gli elementi di maggior tasso tecnico dovranno incidere al meglio per garantire almeno la lotta per la permanenza. Poi esistono i “casi Crotone”, quindi mai partire perdenti in partenza.
  • BOLOGNA (pt 4) partono benissimo i felsinei, ai quali è chiesta una stagione senza patemi (come successo l’anno scorso, d’altronde) ma magari condita da prestazioni qualitativamente migliori. La sensazione è che Destro sia più in forma e “cattivo”rispetto al recente passato, che Di Francesco possa rivelarsi appieno,  e che Verdi,  lontano dagli infortuni che spesso lo hanno sin qui attanagliato, possa diventare un crack. Tante incognite ma anche solide realtà.
  • CAGLIARI (pt 0) calendario proibitivo che sin qui non ha lasciato ai sardi nemmeno un punticino. Eppure contro il Milan si sono intravisti segnali di crescita importanti. C’è da confidare che arrivi un acquisto last minute di un certo peso, in grado di rimpiazzare Borriello, altrimenti l’attacco rimarrebbe deboluccio. E per una squadra come quella di Rastelli che crea tanto gioco è deleterio anche solo ipotizzarlo.
  • CHIEVO (pt 3) l’impressione è che i veronesi abbiano mezzi sufficienti per conseguire l’ennesima salvezza. A colpire finora è stato un gioco sorprendentemente più fluido e arioso. Inglese da’ ampie garanzie, il suo sparring partner Pucciarelli si è sbloccato ma urgono rincalzi adeguati, in attesa del rientro di Meggiorini dopo il lungo stop. Difesa e centrocampo viaggiano a occhi chiusi.
  • CROTONE (pt 1) occorre un altro miracolo, forse anche più grande della prodigiosa salvezza di qualche mese fa. Nicola è un ottimo tecnico che sa il fatto suo ma l’organico è palesemente indebolito dopo gli addii di gente come Falcinelli, Ferrari, Crisetig e Capezzi. Il furore è lo stesso della stagione scorsa, mancano gli interpreti.
  • FIORENTINA (pt 0) ovviamente è prestissimo per parlare di flop ma la squadra viola era attesa al varco, dopo la rivoluzione dell’estate che ha portato via in un colpo solo gente del calibro di Valero, Vecino, Bernardeschi e per ultimo Kalinic, senza contare i mancati rinnovi di simboli come Rodriguez. Un nuovo corso affidato a una guida tecnica nuova, Pioli, anch’egli desideroso di rilanciarsi. Non bisogna fare drammi, l’organico è intrigante con i suoi tanti prospetti di qualità, specie da metà campo in su. Ma occorre trovare equilibrio e un assetto tattico convincente. Soprattutto ci vuole tempo per fare integrare i volti nuovi.
  • GENOA (pt 1) aria di cambiamenti in casa Genoa, con voci di cambio di mano al vertice. Banale scriverlo, ma questa incertezza si è manifestata sul mercato, con acquisti validi per garantire una permanenza in A che è obiettivo minimo ma non al punto da ambire a qualcosa di più. Specie in attacco i dubbi sono molti, nonostante il buon impatto di Galabinov. Lapadula sotto la Lanterna potrebbe rigenerarsi ma è un attaccante che rende al massimo quando la squadra lo supporta.
  • INTER (pt 6) Spalletti doveva rappresentare l’acquisto più importante per i nerazzurri e dalle prime uscite sembra che il valore aggiunto in effetti possa essere lui. Icardi già in palla, Perisic a tratti devastante e finalmente una mediana di qualità, indispensabile se si vuole competere ad alti livelli. Chissà se il tecnico varerà la difesa a 3, dovesse arrivare Mustafi e considerando l’ottimo impatto di Skriniar. Questo potrebbe consentire anche l’impiego simultaneo di Cancelo e Dalbert. Si tratterebbe di andare a toccare un meccanismo che sinora sta dando buone risposte ma dà l’idea dell’ampia gamma di soluzioni tattiche in serbo.
  • JUVENTUS (pt 6) ordinaria amministrazione le due vittorie consecutive dei pluri Campioni d’Italia? Direi di no, con la squadra ancora arrugginita e i nuovi che praticamente non si sono visti. La sensazione è che le rivali siano ben più agguerrite di un anno fa ai nastri di partenza, e lo stanno confermando sul campo. Certo che con un Dybala formato Messi puntare al settimo scudetto consecutivo non sembra certo un’utopia.
  • LAZIO (pt 4) Inzaghi è stato bravissimo a tenere compatta (e competitiva) la squadra nonostante i malumori di Keita, in procinto di lasciare il club. Meccanismi rodati, elementi che si stanno per consacrare ai massimi livelli (vedi Milinkovic -Savic) e la fiducia di società e tifosi fanno sì che l’ambiente (almeno in apparenza) sia tranquillo e pronto a riconfermarsi.
  • MILAN (pt 6) l’attesissima squadra rossonera, dopo il faraonico mercato (soprattutto a livello “quantitativo”) sta mettendo in mostra un enfant du pays che risponde al nome di Patrick Cutrone. Sinora implacabile cecchino alle sue primissime uscite in Prima Squadra, l’attaccante classe ’98 è il fiore all’occhiello di una fantastica nidiata. Sul campo il potenziale dei rossoneri è evidentemente più rilevante di un anno fa, sta a Montella assemblare al meglio la squadra. Voli pindarici però meglio non farne, si consiglia di procedere a step, arrivare nei primi 4 deve essere il primo obiettivo.
  • NAPOLI (pt 6) la vera antagonista della Juventus è partita in estrema scioltezza, con due vittorie dal medesimo convincente risultato (3 a 1) e con una consapevolezza dei propri mezzi finalmente acquisita. Rimane il dubbio legato alla permanenza di Reina, cederlo significherebbe indebolire la squadra, inutile girarci attorno.
  • ROMA (pt 3) Di Francesco ha perso il primo scontro diretto ma almeno fino a metà secondo tempo la Roma aveva tenuto testa ampiamente all’Inter, costruendo tante situazioni offensive, sfiorando gol (vedi i tre pali) e in generale non dando l’impressione di una squadra inferiore. Il colpo Schick può far assorbire la partenza di Salah, nonostante le caratteristiche fra i due siano del tutto differenti e fornire varianti tattiche all’allenatore.
  • SAMPDORIA (pt 6) ottimo avvio della squadra di Giampaolo, non solo sul piano dei risultati (due vittorie consecutive che magari non erano in preventivo) ma soprattutto sul piano del gioco. A differenza di altri, il mister ha lanciato subito nella mischia i nuovi acquisti, e sia la vecchia conoscenza del calcio italiano Ramirez, sia l’estroso Caprari stanno rispondendo alla grande. Se ci mettiamo la voglia di Quagliarella di ruggire ancora ad alti livelli e la crescita di elementi come Torreira e Praet siamo davanti a una compagine in grado di regalare gioie ai propri tifosi.
  • SASSUOLO (pt 1) Bucchi è un allenatore che può ben figurare anche in A, la rosa a sua disposizione è buona ma molto è ancora da registrare, specie in fase difensiva. Davanti è necessario fare chiarezza su chi puntare, gli ultimissimi giorni di mercato faranno la conta di chi rimane e chi parte.
  • SPAL (pt 4) tornare in A a 49 anni dall’ultima volta e scoprire di sentirsi, non dico nuovamente a casa ma comunque a proprio agio è una bellissima sensazione. Entusiasmo a mille sorretto da determinazione e voglia di misurarsi con chiunque senza remore ma soprattutto senza alcuna presunzione. La società ha puntellato la rosa con acquisti di tutto rispetto per una squadra che deve mirare all’obiettivo salvezza. E Borriello ha già timbrato un cartellino. Semplici arrivato tardi in A ha la stoffa dell’allenatore vincente.
  • TORINO (pt 4) a mercato finito, i sostenitori granata potranno finalmente tirare un sospiro di sollievo qualora Belotti sia rimasto in organico. Molti dei destini del Toro dipendono infatti dai gol del bomber, a lungo corteggiato da club italiani (Milan su tutti) ed esteri (dalla Premier e ultimo dal Monaco). Ma il Gallo sinora non si è fatto distrarre e guida un attacco ancora più ficcante, considerando la nuova impostazione tattica di Mihajlovic. L’Europa League non pare assolutamente un miraggio, servono rispetto a un anno fa una maggiore continuità di risultati e il salto di qualità di alcuni elementi (Baselli, Barreca e Zappacosta).
  • UDINESE (pt 0) era difficile pronosticare un’Udinese ancora a secco di punti dopo le prime due giornate. La squadra di Delneri, promettente a centrocampo, sta palesando limiti in attacco dove pesa l’assenza di un valido sostituto di Zapata (che con Thereau componeva una buona coppia offensiva) e in una difesa molto rinnovata. Dal mercato servono i giusti ritocchi altrimenti si potrebbe clamorosamente ritrovare a lottare con i pugni e con i denti per garantirsi l’ennesima salvezza.
  • VERONA (pt 1) al ritorno in serie A il Verona è partito con le incognite legate all’inesperienza di Pecchia, all’esordio in serie A dopo aver guidato i gialloblu lo scorso anno in cadetteria e a una rosa, sì migliorata in esperienza con gli arrivi di Cerci, Heurtaux e Caceres ma ancora estremamente corta e lacunosa nei rincalzi. Pazzini poi è stato, fra molti dubbi, relegato in panchina per i primi due match e al momento pare un lusso per una squadra praticamente dipendente da lui in fase offensiva.
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Verona promosso in serie A: riflessioni di un tifoso che ha sempre creduto nella forza di questa squadra

Il Verona torna in serie A dopo un solo anno di purgatorio. Lo ha fatto strappando con i denti quel punticino che gli mancava nella trasferta di Cesena, città che 27 anni prima aveva sancito una dolorosa retrocessione in serie B e soprattutto la fine del ciclo leggendario di Bagnoli alla guida della squadra. Una promozione sì sofferta ma assolutamente meritata per i valori e la forza dei singoli giocatori, che si sono fatti “gruppo” nel momento più delicato della stagione.

La gioia incontenibile dei protagonisti gialloblu al termine dell’incontro decisivo per la serie A disputato a Cesena

La festa si è propagata a lungo (giustamente) sugli spalti del Manuzzi, dove erano presenti tantissimi “butei” gialloblu, e fuori dallo stadio, in città dove si erano radunati in migliaia per seguire da maxischermo l’ultima fatica dei propri beniamini. Già, è stata una fatica! Quella che apparentemente sembrava poter essere una cavalcata trionfale verso la riconquista della serie A appena perduta inopinatamente, si è rivelata in corso d’opera una travagliata corsa a ostacoli, più spesso disseminati dagli stessi protagonisti in campo. Sembrava infatti che ci si dovesse complicare per forza di cose una situazione che fino a novembre almeno si era fatta assai propizia. Squadra primissima, fautrice di un gioco spettacolare come non si vedeva da tempo, vittorie in serie, gol a grappoli e gli elogi incondizionati dei media e degli appassionati sportivi. Poi, inaspettatamente qualcosa si è incrinato, e le cause non saranno mai del tutto definite. A un certo punto tutto e tutti sembravano poter essere messi in discussione, società in primis, nelle figure di Setti e Fusco, l’allenatore Pecchia, inviso a una parte del tifo sin da tempi non sospetti, i giocatori, anche quelli simbolo, rei di non giocare con la massima determinazione e di non essere attaccati alla maglia.

Ciò che conta è che nel momento più critico, o comunque in quello cruciale della stagione, il mister e i giocatori si siano ricompattati (e in questo è stata abile la società a non voler mai dichiaratamente destabilizzare l’ambiente) e di conseguenza anche i tifosi, da sempre arma in più per i risultati della squadra, si sono calorosamente riavvicinati per un grande obiettivo comune.

Fabio Pecchia alla sua prima importante esperienza da allenatore dopo gli anni ad assistere Benitez, ha centrato l’obiettivo, conducendo il Verona in serie A

Pecchia, pur coi suoi limiti dettati principalmente dall’inesperienza a questi livelli e forse anche in difficoltà a convivere in prima persona con la pressione di “dover” vincere il campionato, ha mostrato sulla lunga distanza nervi saldi e la  capacità in corsa di rivedere schemi collaudati (e a un certo punto anche di rinunciare a elementi sino a quel momento imprescindibili per il suo gioco, in funzione del raggiungimento del risultato). Alla fine, ha condotto il Verona in serie A che, per quanto scontato alla vigilia, sappiamo bene che con i soli nomi non si vincono i campionati. Certo, non dobbiamo nascondere la testa nella sabbia: a un certo punto siamo stati agevolati anche dall’inatteso crollo del Frosinone, nostro principale antagonista – escludendo la sorpresa Spal – e sia benedetto quell’incontro del girone d’andata, chiuso con la nostra vittoria, altrimenti staremmo raccontando un epilogo diverso. Proprio quel vantaggio nello scontro diretto ha fatto sì che, a parità di punteggio, fossimo noi a salire in serie A, evitando le mille insidie dei playoff.

Preferisco però qui sottolineare i meriti dei nostri ragazzi, che pur dilapidando il vantaggio e non essendo stati più in grado di replicare il gioco spumeggiante dei primi 3 mesi di campionato, hanno saputo raddrizzare la barca con l’orgoglio, gli attributi (più volte invocati a gran voce dai tifosi e dalla stampa locale), la grinta e, non ultima, la qualità dei singoli, sempre determinanti nei momenti salienti. Pensiamo ad esempio a Romulo, giocatore che più volte ha fatto arrabbiare i tifosi per la sua indolenza, la voglia di strafare, la sua anarchia tattica. Il periodo di massima flessione dell’Hellas guarda caso è coinciso con il suo scadimento di forma, la sua abulia. Ma quel gol all’ultimo respiro nel derby col Vicenza è stata la chiave di volta per ripartire. La sua volée alla sinistra del portiere vicentino ha riscritto i destini del Verona e dello sconfitto Vicenza che da quel momento non ha più saputo riprendersi psicologicamente fino alla retrocessione in Lega Pro, sancita ieri sera.

Pazzini, Romulo e Bessa sono stati i giocatori simbolo della promozione, forti di una qualità tecnica da categoria superiore

Il Verona invece d’un tratto ritrovava vigore, convinzione, entusiasmo e la forza dei suoi uomini migliori, come Bessa, gran cecchino negli ultimi mesi con le sue fucilate da fuori area. L’italo brasiliano, autentica rivelazione del torneo, ha spesso rappresentato quel quid in più di qualità in mezzo al campo ma col passare dei mesi, ha smesso i panni del validissimo palleggiatore per indossare quelli del leader, abile come sempre a giostrare la palla, ma pure a rinculare sugli avversari, correre su e giù per il campo, lottare fino all’ultimo e diventando più concreto sotto porta. In A potrebbe davvero esplodere in tutto il suo talento.

Che aggiungere poi su Pazzini che già non si sia scritto ovunque? Giampaolo a 33 anni ha vissuto una seconda giovinezza, stabilendo il record di marcature personali (23), diventando capocannoniere (titolo mai messo in discussione dopo una partenza a razzo nel tabellino dei marcatori), insidiando Cacia che con 24 ancora rappresenta il massimo di reti per un giocatore gialloblu nella storia ultracentenaria del club, ma soprattutto fungendo da guida per i compagni. Il “Pazzo” si è calato totalmente nell’ambiente, in piena sintonia con città e tifosi, fino a diventarne simbolo. Si è rimesso in gioco, ha tenuto a galla la squadra anche nei momenti più bui non smettendo mai di timbrare il cartellino del gol. Un grande giocatore che, pieno di motivazioni, potrà dire ampiamente la sua anche in serie A.

Inutile infine fare finta di nulla, non sottolineando anche alcuni aspetti che si sono evidenziati in negativo nel corso della stagione, senza cercare necessariamente colpevoli. In fondo si vince o si perde tutti insieme ma certe carenze strutturali sono emerse abbastanza presto. In primis la mancanza di personalità in ruoli chiave, vale a dire quello del portiere e dei difensori. Senza nulla togliere a Nicolas, che in diverse circostanze, ci ha pure salvato la pelle, il brasiliano è parso poco sicuro alla guida di un reparto, talvolta sprovveduto, per non dire avventato in certe scelte di gioco.

La difesa, imperniata a lungo su Bianchetti, ha vacillato troppo spesso. E se all’inizio questo fatto veniva compensato dal grande apporto prodotto in chiave offensiva, poi gli alibi sono caduti, specie dopo l’innesto di giocatori come i fratelli Zuculini (spiace aver visto così poco all’opera Franco e le sue doti di innegabile trascinatore) che facevano scudo protettivo davanti alla terza linea. Il già citato Bianchetti, atteso da anni alla consacrazione, dopo i fasti dell’Under 21 con Mangia e le promesse interiste, ha mancato ancora una volta il salto, patendo spesso gli uno contro uno avversari, e girando a vuoto quando le azioni delle altre squadre si facevano arrembanti. Spesso insignito del ruolo di capitano, in assenza di Pazzini, ha finito col giocare meno sul finale di stagione, lasciando spazio al più duttile (e convincente) Ferrari e al più solido Caracciolo, difensore di categoria con pochi fronzoli. Pisano ha giocato a mezzo servizio ma raramente ha mostrato le doti messe in mostra in serie A. Souprayen è il giocatore che forse ha giocato con più continuità ma al di là di un’affidabilità emersa soprattutto nel girone di ritorno non ha mai e poi mai fatto la differenza. Un altro giocatore a lungo discusso e, a conti fatti, discontinuo, è stato Siligardi, per molta critica uno degli uomini più dell’intera serie B. La verità è che a Verona, il buon Luca solo a sprazzi ha mostrato il suo talento, perdendosi più spesso in giornate grigie, senza spunti di rilievo. Decisamente più a suo agio è parso nel ruolo a lui più congeniale di trequartista alle spalle delle punte, modulo tuttavia poco contemplato dal mister.

E’ piaciuto il fatto che abbiano dato il loro contributo, seppur a fasi alterne, giovani di buone speranze come Valoti e soprattutto Zaccagni, sorta di jolly nello scacchiere gialloblu. Hanno disputato tutto sommato una stagione positiva elementi come il vivace Luppi sulle fasce e il combattente Fossati in mezzo al campo, anche se quest’ultimo ha dato il meglio di sè soprattutto nella prima parte di campionato, quando a un certo punto pareva quasi un lusso per la categoria. Poi è rientrato un po’ nei ranghi ma non ha mai fatto mancare il suo apporto, sia in fase di costruzione che di ostruzione. Giudizio sospeso per Ganz, penalizzato oltremodo dal modulo di Pecchia che prevedeva un’unica punta centrale. Eppure il giovane attaccante, pur non mettendo mai in discussione la titolarità di Pazzini, ha saputo sfruttare le poche chances avute, mostrando indubbie qualità da bomber.

Probabilmente molti di questi giocatori non saranno funzionali al prossimo campionato da disputare in serie A, proprio per alcuni limiti emersi con chiarezza nei momenti di difficoltà vissuti quest’anno. Ma mi pare azzardato, quanto meno pessimistico, pronosticare una stagione a venire sulla falsariga del Pescara. Pecchia come Oddo, esordiente in serie A e amante del bel calcio? Ebbene sì, ma che significa? In fondo si potrebbe ricalcare anche l’esempio molto più confortante del Cagliari, squadra alla quale più volte siamo stati accostati, visto il cammino dei sardi percorso 12 mesi fa.

Ma poi alla fine sappiamo benissimo che la nostra squadra è unica, non assomiglia a nessun’ altra e quindi godiamoci questo risultato e auspichiamoci che sin da ora la società stia pensando a come affrontare in serenità la ritrovata (con pieno merito) massima serie.

Serie B – primo verdetto: SPAL, il sogno serie A è ora una splendida realtà.

E’ giunta finalmente al termine la trionfale cavalcata della SPAL, promossa direttamente in serie A da matricola.

Solo un anno fa infatti, di questi tempi a Ferrara si festeggiava un sospirato ritorno in cadetteria. Pochi avrebbero potuto immaginare il doppio salto nel giro di due anni, forse anche fra i tifosi più accaniti. Ammetto che anch’io, nel mio articolo di presentazione della serie B 2016/2017 per il sito del Guerin Sportivo, avevo ipotizzato tutt’altro tipo di percorso per la nobile squadra biancazzurra. Felicissimo di essere stato smentito dai fatti, dai risultati straordinari conseguiti sul campo dai ragazzi di Semplici, che ora tra il consenso perlopiù unanime di chi ama il calcio, si stanno meritando giustamente elogi, onori e l’attenzione dei media.

La gioia dei calciatori spallini dopo una vittoria

Un campionato, specie nel girone di ritorno, spesso condotto al vertice (complici anche i ripetuti passi falsi di Verona e Frosinone) e che è giunto al suo felice epilogo al cospetto di una sconfitta, quella subita a Terni nella penultima giornata. Il distacco però dalle inseguitrici è tale che anche la matematica ormai può sancire il suo primo verdetto: la Spal torna in serie A a distanza di 49 anni dalla sua ultima partecipazione.

La Spal è rimasta nel cuore di tanti vecchi tifosi di un calcio d’annata, quello dei magnifici anni ’60, quando non solo il serbatoio, il vivaio diremmo adesso, della squadra era tra i più prolifici nel lanciare futuri campioni, ma soprattutto la prima squadra riusciva a regalare grandi soddisfazioni a una tifoseria calda e appassionata.

La Spal edizione 2016/2017 è stata capace di mettere in fila avversarie più quotate e più attrezzate sulla carta, come Verona e Frosinone, Bari e Carpi, grazie a un gioco redditizio ma a tratti pure spettacolare, come si evince dai tanti gol fatti. C’è riuscita grazie alla forza di un gruppo di giocatori coeso, maturo, e sicuro dei propri mezzi, che dalla sua ha avuto come principale qualità una continuità di rendimento e di risultati che alle dirette rivali è mancato durante varie parti del torneo.

Ecco le mie pagelle agli splendidi protagonisti di questa impresa, moltissimi dei quali presenti anche nella precedente promozione dalla Lega Pro alla serie B, segno che nascosti c’erano dei valori evidentemente molto più grandi rispetto a quello che si pensava.

SOCIETA’ 10 – Il Presidente Mattioli, attaccatissimo alla squadra, alla città e ai colori, ha cominciato a credere nell’impresa durante la pausa natalizia, quando già la sua Spal si stava avvicinando minacciosa ai piani alti della classifica.  Decisivo l’apporto del direttore generale Davide Vagnati nell’operare al meglio sul mercato, specie a gennaio, quando la società scelse di investire pesantemente, con innesti di esperienza e classe, rinforzando l’attacco con l’aggiunta di un big per la categoria come Floccari, subito integratosi nell’ambiente. Si è voluto mantenuto un basso profilo, pur lasciandosi trasportare (giustamente) dall’entusiasmo sempre più crescente della tifoseria. Ora il compito di proseguire sulla falsariga delle ultime due stagioni, di certo la sfida più difficile ma anche la più ambiziosa, quella di consolidare la Spal nella massima serie, facendo rinverdire i fasti degli anni 60 di patron Paolo Mazza.

Semplici si è dimostrato un ottimo tecnico, con lui la favola Spal può continuare anche in serie A

SEMPLICI 10 – Che fosse un allenatore capace, coraggioso e intraprendente, lo si sapeva sin da quando guidava le giovanili della Fiorentina. In terra ferrarese ha confezionato il suo vero capolavoro, attirando così le attenzioni di piazze di categoria superiore. Non ha voluto stravolgere la squadra che tante gioie gli aveva regalato, inserendo solo quei giocatori che potessero contribuire ad accrescerne il tasso tecnico. Poco turn over ma mirato e alla fine è riuscito a dare spazio a tutti, facendo sentire ogni giocatore parte di un grande progetto.  Con costanza e tanta bravura, ci è arrivato da solo, con le sue forze, alla tanto agognata serie A, mettendo in fila tecnici più navigati e che guidavano delle fuoriserie.

Meret, classe 1997, è uno dei volti nuovi del calcio italiano. Può consacrarsi come uno dei migliori portieri della sua generazione

MERET 9 – Un predestinato, al pari dell’ex compagno nell’Udinese Scuffet, il più giovane dei due ha ormai ribaltato le gerarchie, disputando al suo primo campionato da professionista un torneo impeccabile, senza sbavature, con la sicurezza e la tranquillità del più consumato fra i portieri. Convocato persino da Ventura e nel mirino dei grandi club, potrebbe essere lui l’erede di Buffon alla Juve.

BONIFAZI 8,5 – Altra fragorosa scoperta, altra fenomenale intuizione della società che ha creduto nelle doti di questo aitante difensore, di scuola Toro, che stava faticando eccome a imporsi da professionista, avendo raccolto poco più che briciole nelle precedenti esperienze in Lega Pro con Benevento e Casertana. A vederlo giganteggiare al cospetto di navigati attaccanti di serie B, allo stesso tempo destreggiarsi egregiamente palla al piede nelle avanzate offensive così come imporsi al centro della difesa, attento e sicuro, non ci pare azzardato prevedere per lui un grande futuro in serie A. Ventura lo ha già chiamato per uno stage con la Nazionale e continua a monitorarlo.

VICARI 8 – Mai su questi livelli, il suo rendimento è stato costante e pian piano, gara dopo gara, è diventato sempre più padrone della difesa, di cui si faceva perno con Bonifazi e Cremonesi ai lati. Velocissimo, abile nelle chiusure, siamo curiosi di verificarne l’efficacia nella categoria superiore. E’ dai tempi dei precoci esordi a Novara che si dicevano meraviglie sul suo conto. A 23 anni potrebbe arrivare la consacrazione definitiva.

CREMONESI 8 – Ormai lo si può definire un esperto delle promozioni ma chi se lo immaginava a bissare l’impresa dopo quella vissuta l’anno prima con il Crotone? L’esperto difensore, vicino ai 30 anni, merita una chance in serie A. Pochi nel suo ruolo sanno usare bene entrambi i piedi, intervenire puliti sugli avversari e di tanto in tanto trovare la via del gol. Lo ricordo giovanissimo, protagonista di un Mondiale Under 17 a fare coppia difensiva con De Silvestri. A differenza dell’ex laziale, Cremonesi ne ha dovuto masticare di gavetta, rimanendo a lungo fedele ai colori grigiorossi della Cremonese, città dove è nato e ha mosso i primi passi nel calcio sin dalle giovanili. Non è mai troppo tardi però per sfondare ad altri livelli.

LAZZARI 7.5– Un’ autentica freccia, inesauribile sulla fascia destra, quanto ha corso per tutto il campionato! Un giocatore simbolo della squadra, che ha saputo adattarsi alla grande in un campionato per lui inedito, sacrificando magari qualcosa in zona offensiva ma dimostrandosi utilissimo alla causa e, a conti fatti, in grande crescita. Partito dai Dilettanti è arrivato in serie A solo con sudore e tanta costanza, nessuno gli ha mai regalato nulla.

SCHIATTARELLA 8 – innesto di grande esperienza, ovunque ha giocato ha lasciato un ottimo ricordo di sé per l’attaccamento alla maglia, la grinta, la personalità. Ha suonato spesso la carica, non abbattendosi mai, neanche agli inizi del campionato, quando la Spal doveva ancora prendere le misure al campionato.

ARINI 7 – il trentenne centrocampista, giunto l’estate scorsa dopo tanti campionati (e tanti km percorsi) con la maglia dell’Avellino, era quello che ci voleva per garantire peso e la giusta esperienza in mezzo al campo. Mariano non si è risparmiato nemmeno qui a Ferrara, entrando nel cuore dei tifosi grazie alle sue innati doti di combattente, di equilibratore, di abnegazione. Ha anche accettato a un certo punto del torneo di non essere più fra i titolarissimi, ma poi il suo spazio lo ha sempre trovato, dando in cambio prestazioni sempre ben oltre la sufficienza.

CASTAGNETTI 7.5 – Al suo primo torneo di serie B, il regista ha mostrato quelle doti che lo avevano fatto accreditare come uno dei migliori interpreti nel ruolo in Lega Pro. Incurante del salto di categoria, ha giostrato in mezzo al campo con autorevolezza, maestria, mostrando la calma dei forti e all’occorrenza pure un gioco “maschio”, ruvido, capace di ingabbiare e tenere a freno avversari più dotati tecnicamente.

Una tipica azione arrembante di Luca Mora, pilastro della squadra anche in questa stagione

MORA 8,5 – Leader autentico, trascinatore, preziosissimo in zona gol, stantuffo inesauribile da interno sinistro, sempre pronto a supportare i compagni e a lanciare la carica quando le cose si mettevano male in campo. Un’arma tattica sono stati spesso anche i suoi improvvisi tiri da fuori area. Da confermare assolutamente anche in serie A, categoria che potrebbe far risaltare ulteriormente le sue doti.

COSTA 7.5 – Giunto a gennaio dal Chievo per sostituire il gioiellino Beghetto, passato al Genoa, l’ex enfant prodige (dei clivensi era stato leader in un vittorioso campionato Primavera) sembrava a un bivio della carriera. Rimanere un’incompiuta o partecipare a una grande impresa? Alla fine il buon Filippo ha optato per la seconda, mettendo il suo nome fra gli autentici protagonisti della promozione. Terzino sinistro che una volta avremmo definito fluidificante, ha messo in mostra grandi doti: la velocità in primis, poi la facilità di andare sul fondo e crossare. Si può dire che non abbia fatto rimpiangere il pur bravo Beghetto, finito a immalinconirsi sulla panchina del Genoa.

FLOCCARI 8 – Il suo innesto a gennaio è stato rivelatore dei veri propositi della Spal. Con Floccari a completare i quadri offensivi, le squadre candidate alla promozione in A avevano veramente capito di dover fare i conti anche con i ferraresi. Tanti i gol pesanti messi a segno dal buon Sergio, che con Antenucci ha composto un duo d’attacco formidabile.

Antenucci, con la sua classe e la sua predisposizione mai sopita al gol, è stato determinante ai fini della promozione della Spal

ANTENUCCI 8,5 – Il grande acquisto dell’estate scorsa, un colpaccio dicemmo tutti all’epoca. Perché di Antenucci e della sua verve, della sua pericolosità in zona gol, non c’eravamo certo dimenticati, nonostante la lunga parentesi inglese al Leeds. Ha saputo guidare i compagni, molti dei quali poco avvezzi alla serie B, si è calato con grande umiltà nella nuova realtà e ha mostrato tanta voglia e motivazione. Si è rimesso in gioco e ha illuminato il fronte offensivo della squadra, mostrando grande affiatamento sia con Floccari da gennaio, che con il più giovane Zigoni nella prima parte della stagione.

ZIGONI 7 – Gianmarco da quando è giunto a Ferrara due anni fa, ha smesso i panni di “figlio di” per diventare quello che è: un buonissimo attaccante di categoria (anche se a 26 anni i sogni di gloria non gli sono certo preclusi). Ha la caratteristica, ottima per chi giostra là davanti, di “sentire” la porta, di trovare la via della rete in modi magari anche poco consoni, di riflesso, di istinto. Ha ceduto la titolarità a Floccari ma lo stesso ha timbrato il cartellino sovente anche da subentrato. Preziosissimo, una risorsa importante.

GIANI 7– Voto meritato anche per il Capitano, sebbene a un certo punto della stagione (dall’esplosione di Bonifazi suppergiù) abbia visto con meno continuità il campo da titolare. Difensore esperto, dalla carriera simile a una montagna russa (le grandi promesse con le giovanili dell’Inter, dove giganteggiava a fianco di Andreolli), i saliscendi tra B (dove ha soggiornato a lungo con il Vicenza) e Lega Pro (dove era finito addirittura in Seconda Divisione). Ma proprio qui, nel punto più basso della sua carriera, ha trovato la Spal, facendola diventare “sua”. Subito leader carismatico, dall’alto di una grande classe, si è rimboccato le maniche, ha ritrovato un entusiasmo forse perduto e ha contribuito enormemente al doppio salto, fungendo da esempio per i compagni più giovani.

FINOTTO, SCHIAVON, DEL GROSSO, GASPARETTO 6.5 – Hanno dato il loro contributo di presenze facendo rifiatare i titolari e mostrandosi affidabili. Meno chances (per motivi diversi) hanno avuto il difensore Silvestri, e i più giovani come il secondo portiere Marchegiani (figlio del grande Luca), gli attaccanti Costantini e Ghiglione (quest’ultimo convocato da Evani per l’imminente Mondiale Under 20 al via tra una settimana) e la promessa Pontisso, centrocampista ex Udinese spesso fermo ai box in questa stagione.