In serie B il Carpi vola a +12 sulla seconda: mai come quest’anno c’è una squadra che merita fortemente la promozione

Sto leggendo da più parti in questi giorni se la promozione (ormai quasi sancita aritmeticamente) del Carpi in serie A possa rappresentare una svolta nel campionato italiano, in contrapposizione con un “sistema Lotito” che ai piani alti sembrerebbe essere preferito.  Io ovviamente sono per il Carpi, sono per queste “piccole” realtà che rappresentano per me ancora il senso più genuino del calcio. Non è mia intenzione vedere tutto rosa nella splendida cavalcata della squadra modenese, ormai a +12 lunghezze sul diretto rivale, il colosso Bologna. Già accostare una cittadina di provincia con il capoluogo emiliano fa un po’ specie, eppure è da un po’ che da quelle parti il calcio sta facendo assurgere a vette di popolarità e visibilità realtà più piccole. Basti pensare all’altro miracolo recente, quel Sassuolo che da due anni sta ben figurando nella massima serie. I detrattori al solito diranno che le finanze dei neroverdi sono più floride di quelle di tanti blasonati club. Vero, per carità, ma qui come altrove si è prima di tutto iniziato tanti anni fa un percorso vincente, ragionato, organizzato, che ha fatto salire passo per passo tutti i gradini del calcio professionistico. Sassuolo e ora Carpi, là dove invece il capoluogo di provincia Modena è da tempo impelagato in una situazione di classifica cadetta piuttosto modesta. Programmazione che ha consentito ormai da molti anni a costituire il primo miracolo del calcio moderno, quel Chievo che, al pari del Carpi di Castori non sarà (più, ai tempi di Malesani e Delneri lo era eccome!) spettacolare ma assai redditizio, quello sì!

grande festa al terzo gol siglato nel bgi match contro il Bologna da parte di Lollo

grande festa al terzo gol siglato nel bgi match contro il Bologna da parte di Lollo

Sia chiaro, è indubbio che le grandi piazze attirino maggiormente l’interesse del calcio nazionale, basti pensare all’entusiasmo che ha sorretto il Perugia nella prima parte della stagione, cosa che, unita a una rosa di elevata qualità nel gioco dei singoli, mi aveva azzardato a ipotizzarla fra le favorite del torneo, con lo stadio sempre pieno al Curi. Anche a me piacerebbe che certi club vivessero ancora annate da protagonisti, penso a quelli cancellati dai debiti, a quelli che stanno faticosamente risorgendo dalle proprie ceneri, come il Padova o il Mantova, per rimanere a Nord, al Siena, spostandoci al centro, e alla Salernitana, il Foggia, il Messina (ma l’elenco potrebbe continuare) scendendo verso sud. Però il calcio deve essere prima di tutto uno sport meritocratico e anche il più possibile deve attenersi a certe regole burocratiche. Se poi per primi sono gli squadroni metropolitani europei spesso e volentieri a non assecondare certi parametri imposti, beh, quello è solo lo specchio di uno sport che ancora presenta forti lacune e che fa quando gli conviene numerosi sconti ai suoi protagonisti.

Giusto che in un quadro generale di incertezza a imporsi siano quindi modelli sani, quasi sempre legati alla provincia. Magari saranno effimere ma un pezzettino di storia del calcio lo andranno a comporre. Tralasciando il Chievo, ormai dal 2001 in pianta stabile (con l’eccezione di una retrocessione, immediatamente compensata l’anno successivo) in serie A, furono a mio avviso significative anche le esperienze del Piacenza (un’altra delle squadre che ora si ritrovano un po’ ai margini, addirittura con un secondo club cittadino nel frattempo arrivato meritatamente in Lega Pro, laddove la rinata società storica versa ancora in serie D), del Novara, serissimo candidato a tornare in cadetteria, Bassano e Alessandria permettendo, del Cesena che, tra alti e bassi, splendide annate in A sin dagli anni ’80, e precipitose discese in terza serie, è anch’essa una bellissima realtà del nostro calcio tricolore. Il Carpi si muove nel novero di queste squadre, cui aggiungerei l’Albinoleffe, caduto un po’ in disgrazia nell’immaginario collettivo a seguito di alcune note vicende legate al calcioscommesse.

il cannoniere Mbakogu, classe 93, pronto ad esplodere in serie A

il cannoniere Mbakogu, classe 93, pronto ad esplodere in serie A

Gli emiliani di Castori, tecnico che in ogni categoria ha fatto ben parlare di sè, e che personalmente associo a una splendida stagione alla guida del Cesena (dove con gli uomini giusti a disposizione aveva proposto un calcio iper offensivo, alla faccia di chi sostiene sia uno che pensi per primo a non prenderle), non faranno la gioia degli esteti ma stanno di fatto dominando, con assoluta sicurezza, con rarissime cadute di tono, senza aver mai perso la bussola del proprio torneo, nemmeno quando sul più bello hanno dovuto giocoforza rinunciare a uno dei propri giocatori simbolo, quel Concas fermato dopo un controllo antidoping. Neanche quando si era infortunato il top della squadra, il cannoniere d’ebano Jerry Mbakogu, da tempo segnalato dal sottoscritto come uno dei migliori prospetti del calcio italiano, da quando giovanissimo vestiva con successo la maglia degli Allievi del Padova, prima di completare l’iter delle giovanili nel Palermo, con cui da protagonista andrà a vincere uno storico scudetto di categoria. E’ vero, non lo nego, le partite del Carpi sembrano quelle che si giocano a scacchi, ma spesso ti tramortisce con due semplici mosse. E’ successo in maniera praticamente identica nelle due gare chiave della stagione, quelle che hanno confermato – ce ne fosse stato ancora bisogno – quanto la corsa alla promozione diretta sia come minimo giustificata. Alludo alle vittoriose gare contro le principali avversarie di questo scorcio di stagione, Vicenza e Bologna. Il redivivo Vicenza, ripescato a inizio campionato e sistemato alla bisogna, nel corso del campionato ha ritrovato, grazie alla sapientissima mano di un rilanciato Pasquale Marino, compattezza, qualità e soprattutto ha puntellato la rosa strada facendo, fino a presentare un roster di tutto rispetto. In ogni caso mai mi sarei aspettato di trovarmi la squadra in grado di fare un filotto di risultati utili così lungo, al punto di scavalcare quasi tutte le pretendenti ai playoff, che si chiamassero Livorno, Avellino o Frosinone. Se dovessi indicare a uno spettatore occasionale della serie B un campo dove fosse assicurato assistere al bel calcio, allora non esiterei nel nominare il “Menti”. Il Lanerossi Vicenza infatti, imperniando il proprio gioco nei piedi del miglior regista della B, Di Gennaro, uno che di occasioni per imporsi nella massima serie ne ha avute molte, è sempre propositivo e alla ricerca della vittoria, che spesso è giunta grazie ai gol dell’attaccante sardo Cocco, che da anni non era così prolifico ed efficace. Eppure, pur giocando al solito molto bene, contro il muro del Carpi non c’è stato niente da fare, e gli emiliani in modo quasi irrisorio hanno mandato al tappeto in pochi minuti ben due volte i rivali con la rivelazione Kevin Lasagna, uno che la gavetta l’ha consumata, assoluto mattatore. Stessa cosa nel big match contro il Bologna. In quel caso risultato ancora più sorprendente, un 3 a 0 netto che non lascia scampo ai detrattori, con protagonisti affidabili “operai del pallone” come Pasciuti, Di Gaudio e Lollo, che mai come quest’anno si stanno esibendo con un rendimento costante sopra la media.

L'allenatore Castori, vero artefice del miracolo Carpi: sarà lui il nuovo Sarri?

L’allenatore Castori, vero artefice del miracolo Carpi: sarà lui il nuovo Sarri?

E allora, in un quadro tecnico davvero rivolto verso il basso, dove di bel calcio se ne vede ben poco, di spettacolo puro ancora meno, di talenti cristallini già pronti per salire di gradino pochissimi, di giocate d’alta scuola da far spellare le mani praticamente mai, ben venga che una squadra come il Carpi sia meritatamente a un passo da una storica promozione in serie A.  Una squadra organizzata in ogni reparto, armoniosa, ben guidata in campo e ottimamente orchestrata da gente come Lollo, Porcari – già protagonista della memorabile cavalcata del Novara – l’ex juventino Bianco, gli esperti Pasciuti e Romagnoli, e rappresentata da autentici campioncini in sboccio come il portiere di proprietà del Milan Gabriel, il difensore Struna o il piccolo Drogba Mbakogu, che magari seguendo l’esempio di un altro club illuminato come l’Empoli (che però fa più leva sul proprio fortissimo vivaio per mantenersi), potrà mantenere questo spirito vincente anche il prossimo anno.

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Il pagellone della serie B. Carpi e Frosinone pronte per la A, riusciranno a resistere agli assalti di Bologna e Livorno? In coda deludono Crotone, Latina e Catania.

CARPI pt. 43  voto 9

Il cammino degli emiliani ricorda sin troppo da vicino, con le dovute proporzioni, quello dei cugini stretti del Sassuolo. La provincia di Modena va al potere grazie al campionato monstre della squadra di Castori, tornato ai fasti di Cesena, che dopo un girone d’andata quasi da record, può ambire legittimamente a un posto in serie A.

Il centravanti Mbakogu, “piccolo Drogba” ai tempi in cui furoreggiava nelle giovanili di Padova e Palermo (che portò allo scudetto Primavera) è finalmente esploso in zona gol, dopo vari anni di apprendistato, anche in Lega Pro, ed è il leader della squadra, pronto per la A.  Di contro la questione Concas, sospeso perché trovato positivo alla cocaina, rischia di macchiare la favola.

BOLOGNA pt 37 voto 7

Dopo una partenza deludente, la super big del campionato, attesa a una pronta risalita, ha ritrovato le giuste motivazioni, dovute forse anche all’avvento della nuova società, con le loro cariche di promesse. L’intelaiatura era già buona ma col mercato di gennaio potrebbero aprirsi scenari ancora più clamorosi, sentendo certe voci che circolano in merito a calciatori di altra categoria

E’ sempre bomber Cacia, massimo cannoniere di categoria, a fare la differenza, mentre stentano altri compagni di reparto, su tutti l’esperto in promozioni Troianiello, raramente decisivo, spesso partendo dalla panchina

FROSINONE pt 34 voto 8

Protagonista assoluta per buona parte della stagione, la squadra di Stellone ha subito una leggera flessione sul finale di campionato, conquistando una sola vittoria nelle ultime 5 partite. I play off però rimangono un traguardo accessibile, visto l’impianto di gioco molto collaudato e spesso spettacolare.

Sugli scudi il talento di casa Luca Paganini, già vincitore di uno splendido torneo Berretti qualche anno fa, proprio guidato da mister Stellone. Fantasista trasformato in ala solida e incisiva, rivelazione della B. Tra i molti giovani interessanti presenti in rosa è lecito attendersi il salto di qualità dal portiere ex Roma Pigliacelli, che tarda ad arrivare.

LIVORNO pt 34 voto 6,5

Un po’ in ritardo e molto altalenante, la squadra amaranto toscana ha tutti i mezzi per risalire la china, raggiungendo una delle tre posizioni. Ma i diretti concorrenti, in una B di anno in anno più equilibrata, non mancano di certo. Oltre alle doti tecniche, occorre anche molta fame agonistica

La rosa è composta per lo più da giocatori esperti, è da loro che maggiormente ci si deve attendere la svolta.

SPEZIA pt 34 voto 7

Che sia l’anno buono? Ogni inizio campionato la squadra ligure viene inserita di diritto tra le plausibili candidate alla promozione, forte di mezzi economici sempre dispensati a piene mani da una società ambiziosa. Il nuovo tecnico Bjelica ha portato entusiasmo e risultati ma il “solito” tourbillon di acquisti e cessioni del mercato di gennaio (già a buon punto da queste parti) rischia di ottenere l’effetto indesiderato, creando confusione nella squadra.

LANCIANO pt 33 voto 7

Si sta confermando (ed è il terzo anno consecutivo) il Lanciano, ormai una realtà del campionato di B. Spinto da giovani davvero interessanti, su tutti l’attaccante giramondo Monachello, che fece tempo a farsi notare nelle giovanili di Inter e Parma, prima di emigrare precocemente all’estero, accumulando preziosa esperienza, e che al primo anno da titolare sta segnando con regolarità. Basterà a centrare i playoff?

AVELLINO pt 33 voto 6,5

Ha mantenuto la stessa intelaiatura dello scorso anno, cambiando però interpreti in ruoli chiave. Magari meno spettacolare rispetto ai rivali ma alla fine la squadra irpina è sempre lì e dopo troppi anni di alti e bassi, sembra finalmente essersi assestata, nel tentativo di puntare al bersaglio grosso. I gol di Castaldo possono dare una grossa mano alla causa.

PESCARA pt 31 voto 6

Le tre ultime vittorie consecutive hanno cambiato i destini del Pescara che, sembrava impossibile rosa alla mano, aveva trascorso gran parte del girone d’andata nella parte bassa della classifica. Nonostante la dolorosa cessione del bomber Maniero, la squadra biancoazzurra, ritrovando fiducia nei propri mezzi, potrà fare lo sgambetto a molti, puntando in alto.

PRO VERCELLI pt 31 voto 7

Poco appariscente e acclamata dagli addetti ai lavori alla vigilia del torneo, forse memori dell’ultimo campionato cadetto, terminato anzitempo con una cocente retrocessione, la gloriosa Pro ha invece spesso stupito, inanellando la marcia giusta negli ultimi due mesi e risalendo la classifica. L’obiettivo resta la salvezza che, continuando di questo passo, sarà meno problematica del previsto.

TRAPANI pt 30 voto 6,5

Non era facile confermarsi ma la squadra di Boscaglia tutto sommato lo sta facendo. Sembra essere svanito l’effetto novità, che aveva fatto la differenza l’anno scorso, e sono sempre più pressanti le voci che danno il super bomber Mancosu, conteso dalle big Bologna e Catania, come partente. La sua sarebbe una grave perdita, da compensare al meglio, perché altrimenti potrebbe essere facile farsi risucchiare nelle paludi

PERUGIA pt 29 voto 6,5

Prima parte da 8/8,5 e seconda appena sopra la sufficienza. Da una matricola, seppur di extralusso, forse non ci si poteva attendere una continuità al vertice, ma se tu godi di un pubblico tra i più fedeli e numerosi della categoria e vanti in roster gente come Taddei, Verre, Falcinelli, Del Prete ecc puoi fare di più.

MODENA pt 28 voto 6

Vale lo stesso discorso fatto per il Perugia, con l’aggravante che qui non siamo più matricole da un pezzo. La squadra è indubbiamente completa in ogni reparto, con l’aggiunta di uno tra i tre migliori bomber in circolazione in serie B, El Diablo Granoche. In più in panchina c’è un combattente navigato come Novellino… tradotto, bisogna migliorare assolutamente la classifica

TERNANA pt 28 voto 6,5

In linea con i propri obiettivi, almeno con quelli della società, perché forse i tifosi dopo anni di vacche magre, si attendono di più di una salvezza risicata, la squadra rossoverde ogni tanto ha regalato exploit che inducono all’ottimismo, specie se il talento di Bojinov si manifesterà con più frequenza

VICENZA pt 28 voto 7,5

Molti davano la squadra veneta per spacciata, dopo un burrascoso ripescaggio dell’ultimissima ora e una rosa allestita tra mille difficoltà, con nomi al più poco avvezzi a un campionato così impegnativo come quello cadetto. Invece spesso nelle difficoltà emergono i valori forti e a quanto pare il Vicenza ha molte risorse

BRESCIA pt 26 voto 7

Lo stesso discorso lo si può applicare per il Brescia, la squadra con più presenze in B ma che quest’anno sta vivendo probabilmente la più complicata delle sue stagioni, alle prese con una conclamata crisi societaria, che sfocerà nel passaggio di consegne tra il presidente di lungo corso Corioni e una cordata straniera. In campo Caracciolo sta letteralmente sostenendo un gruppo di giovani molto interessanti (come da tradizione del vivaio delle Rondinelle). La salvezza non dovrebbe essere un problema, dopo di chè si potrà tornare a sognare in grande

BARI pt 26 voto 5

La stagione scorsa fu epica, quasi da romanzo e quest’anno sembrava ovvio che il Bari, sull’onda dell’entusiasmo e di una squadra ulteriormente migliorata, dopo aver trattenuto i suoi gioielli, potesse puntare addirittura alla promozione diretta. La stagione del rilancio di Mangia è da bocciare, al nuovo tecnico Nicola il compito, non semplice, di ricompattare la squadra per evitare spiacevoli inconvenienti in fondo alla classifica.

VIRTUS ENTELLA pt 25 voto 6,5

Il campionato della matricola assoluta Entella è pienamente sufficiente, anche se si naviga a vista sopra la zona retrocessione. L’impianto è valido e gente come gli esperti Mazzarani e Sansovini e l’emergente Under 21 Battocchio ce li hanno in pochi, per questo ritengo che la squadra ligure possa togliersi diverse soddisfazioni

VARESE pt 23 voto 6

Una stagione contradditoria quella dei lombardi, che già lo scorso anno dovettero sudare sette camicie per rimanere in B, lontani dai fasti delle recenti stagioni. Quest’anno le difficoltà sono ulteriormente aumentate ma la sensazione che, un po’ l’esperienza, un po’ la notoria tecnica di molti interpreti, potranno aiutare il Varese a conseguire il suo minimo obiettivo

LATINA pt 21 voto 4

Non mi nascondo, a inizio campionato avevo indicato il Bari e il Latina come forti pretendenti alla promozione in serie A. In particolare avrei scommesso sui laziali, perché ritenevo il magnifico campionato scorso, terminato a un passo dalla promozione, non certo un caso isolato. Quest’ anno la rosa allestita in partenza mi sembrava se possibile ancora più forte di quella passata ma i risultati furono impietosi da subito, costringendo la società a un cambio tecnico (e su Beretta avevano puntato molte fisches, così come su molti suoi ex giocatori del Siena giunti a Latina con lui, dopo il fallimento del club toscano) e a rivedere tutti i piani iniziali. A questo punto tocca a Breda dare continuità, sicurezza e fiducia a un gruppo apparso troppe volte sulle gambe e in disarmo dal punto di vista psicologico

CATANIA pt 21 voto 3,5

Da possibile ammazza-campionato a squadra peggiore della categoria in un batti baleno. Come sia stata possibile l’evoluzione della squadra etnea, a lungo protagonista in serie A nell’ultimo lustro, è difficile a sapersi ma forse è stato proprio il contraccolpo psicologico a non essere stato assorbito a dovere. In B bisogna entrare nella giusta mentalità, altrimenti si rischiano bruttissime figure. Ma la società intende fare sul serio, senza buttare al vento una stagione, e l’ingaggio del centravanti Maniero dal Pescara lascia intendere che nel girone di ritorno la musica cambierà.

CROTONE pt 21 voto 5

Soltanto pochi mesi si parlava, e a ragione, di favola con tutti i crismi, col Crotone di Drago giunta a contendersi la promozione, presentando contro ogni avversario un gioco scintillante, armonioso. Si sapeva che molti di quegli splendidi e promettenti interpreti sarebbero volati verso altri lidi o tornati all’ovile delle proprie squadra madri, ma lo stesso la rosa allestita, sulla falsariga di quella passata, sembrava buona al punto da escludere simili patemi. Molti giovani cresceranno, ne sono certo, ma per quest’anno occorre essere realisti e puntare alla salvezza

CITTADELLA pt 20 voto 5,5

I miracoli in serie compiuti da Foscarini quest’anno nel corso della sua lunghissima stagione quest’anno dovranno materializzarsi in corso d’opera un po’ prima del previsto, se non si vorrà sprofondare in Lega Pro dopo tanto tempo. Il copione sembra lo stesso ma oggettivamente bisognerà iniziare a correre. Le ultime gare hanno dimostrato che il carattere, così come l’abitudine a lottare, non mancano e questi due ingredienti potrebbero rivelarsi fondamentali.

 

Un buon Perugia batte il Bologna nell’anticipo di serie B. Ieri in extremis ripescato il Vicenza…

E’ iniziato ieri con l’anticipo tra uno spavaldo Perugia e uno spaurito e ancora in fase di assemblaggio Bologna il torneo cadetto, proprio mentre in giornata finalmente ci si era pronunciati in maniera definitiva sulla ripescata, la 22esima compagine a completare il cartellone, dopo l’esclusione dal campionato del Siena. Estromesso, non senza polemiche, il Novara, il ballottaggio finale era stato tra due nobili decadute del nostro calcio: il Vicenza e il Pisa. A spuntarla sono stati i biancorossi veneti, visto che – a quanto pare – a incidere negativamente sui toscani è stata l’inadeguatezza dello stadio “Anconetani”. Strano destino quello del Vicenza che, per la terza volta in anni ravvicinati, si appresta a iniziare il suo campionato di serie B da ripescata, dopo i negativi verdetti del campo. L’anno scorso poi la squadra veneta mai davvero è stata in corsa per un posto utile alla promozione, salvo acciuffare dopo buon girone di ritorno i playoff (l’anno scorso allargati, ricordiamolo). Difficile in questo contesto delineare una vera dimensione tecnica della squadra, nonostante il mercato in entrata che si annuncerà quanto meno frenetico in questi ultimi giorni.

buon debutto del centrocampista Verre con la nuova maglia del Perugia, autore del primo gol del campionato 2014/2015

buon debutto del centrocampista Verre con la nuova maglia del Perugia, autore del primo gol del campionato 2014/2015

Tornando a vicende legate al campo, ieri sera in uno stadio “Curi” davvero all’altezza delle migliori occasioni (d’altronde per gli umbri si trattava di un meritato ritorno ai piani alti del nostro calcio, dopo aver conosciuto gli inferi delle categorie dilettantistiche), il Perugia ha giocato col piglio delle grandi, mostrando un calcio armonico, corale, all’insegna di un gioco tutto di movimento e palla al piede, in uomini tecnici quali l’esperto ex Roma Taddei, il giovane Verre, prodotto della cantera romanista, a 20 anni pronto per palcoscenici importanti, dopo una stagione vincente ma da comprimario a Palermo e gli esterni sette polmoni Del Prete a destra e Crescenzi a sinistra. Davanti, tanto movimento e impegno da parte dell’inconcludente Rabusic e buone giocate, specie da trequartista, di Falcinelli, autore del gol vittoria. Benissimo dietro i giovani, entrambi ex Pisa e tra coloro da tenere veramente d’occhio per il futuro immediato, Provedel in porta (di proprietà del Chievo, ex Udinese) e soprattutto Goldaniga nel centro destra. Impeccabile negli anticipi, pulito e veloce, la sua è stata una grande prestazione, dopo l’ottima annata scorsa.

grande prestazione in difesa per l'ex pisano, in orbita Juventus, Goldaniga

grande prestazione in difesa per l’ex pisano, in orbita Juventus, Goldaniga

Il Bologna invece pare ancora un cantiere, con molti movimenti in entrata e uscita ancora da definire. Qualche autorevole giornalista, in modo maligno, seppur sarcastico, ha già tirato in ballo un paragone poco felice, facendo un parallelo con il Padova, partita tra le favorite l’anno scorso ma mai in grado di competere sul serio per progetti importanti, senza mai schiodarsi dagli ultimi posti in classifica, preludio di un’inevitabile retrocessione (resa ancora più amara poi dalla cancellazione della società dai professionisti). A mio avviso la squadra felsinea, pur guidata da una società non all’altezza della sua storia, avrebbe i mezzi per una pronta risalita. Il parallelo in fondo, a esser più ottimisti, ci può stare anche con il Palermo, partito in maniera imbarazzante e poi risalito alla grande, a suon di record. A centrocampo il Bologna deve trovare una sua alchimia tra gli interpreti, ma questi non mancano di certo: il prodotto di casa Casarini, rientrato dopo un’ottima stagione da protagonista nella rivelazione Lanciano; l’austriaco Buchel, cresciuto nella Juve e anch’egli reduce da una buona stagione in Abruzzo ma soprattutto Laribi sulla trequarti e Matuzalem in regia possono garantire un bel cambio di passo a tutta la squadra. Senza dimenticare che a guidare l’attacco c’è il centravanti più prolifico della storia della serie B, quel Daniele Cacia, già in gol ieri sera, pronto a tornare un big a questi livelli, dopo il flop dell’anno scorso al piano di sopra. In difesa poi una garanzia è rappresentata da un altro ex gialloblu, Mimmo Maietta, all’esordio ieri con la nuova maglia. Si deve ancora registrare con il giovane promettente Paez ma è indubbio che l’esperto calabrese abbia il carisma del leader, un po’ come il capitano Morleo o il portiere Coppola, reduce però da stagioni in cui è stato quasi uno spettatore non pagante. Insomma, finalmente, hanno cominciato a parlare i punti, quelli in palio, quelli veri. In attesa degli ultimi botti (???) di calciomercato, un buon antipasto di calcio giocato, già a buoni livelli tra l’altro e con tanta intensità, ci voleva proprio, visto che all’estero già hanno iniziato da diverse settimane.

i gol di Cacia, un big in serie B, possono contribuire in maniera determinante alla pronta risalita del Bologna in serie A

i gol di Cacia, un big in serie B, possono contribuire in maniera determinante alla pronta risalita del Bologna in serie A

Focus Lega Pro! Prima Girone A: Crollo Cremonese, risale la Pro Vercelli che aggancia l’Entella. Girone B: ammucchiata in vetta, ma si rialzano le quotazioni del Lecce. In seconda continua il sogno della matricola Real Vicenza, ma occhio al Bassano; nel B conservano i pronostici le big Cosenza, Teramo e Casertana.

Come ogni anno sto seguendo con interesse e attenzione le vicende della Lega Pro, la terza e la quarta serie italiana. Un anno particolare, di transizione, ma altresì fondamentale per ridefinire certe gerarchie nel sistema calcio, ma soprattutto per stabilire un po’ di ordine in mezzo a crisi economiche che investono ogni anno decine di squadre, che vedono così vanificate spesso nei tribunali i risultati ottenuti sul campo. Inutile elencare i tanti casi di fallimenti visti negli anni: era inevitabile una riforma, a questo punto epocale, perché dall’anno prossimo come risaputo verrà soppressa una categoria, in pratica, con l’accorpamento in un’unica grande Lega Pro, che tornerà ad essere come la vecchia serie C. In Lega Pro prima divisione quindi torneo anomalo, privo di retrocessioni e con la prima metà delle classificate tutte potenzialmente in lizza per la promozione tra i cadetti, dopo i play off (solo la prima classificata dei due gironi andrà direttamente in B). Per rendere comunque appetibile il torneo per la seconda metà delle classificate ci saranno incentivi legate alla posizione in classifica e all’utilizzo dei giovani.

Entella, prima in classifica in LEGA PRO prima divisione Gir. A

Entella, prima in classifica in LEGA PRO prima divisione Gir. A

Più complesso il discorso relativo alla Seconda Divisione, categoria come detto destinata a scomparire. Qui le prime 8 rimarranno in serie C, le altre retrocederanno tutte in D, quindi sarà vera battaglia, anche se dalla nona alla dodicesima classificata verranno disputati i playoff e una di queste rimarrà in terza serie.

Un bel colpo tra l’altro sarà rappresentato dalle vincenti dei gironi di serie D, visto che in pratica le promosse faranno una sorta di doppio salto, arrivando a un passo dalla cadetteria. Insomma, una stagione che rimarrà unica e che sta dando indicazioni importanti, anche se siamo all’inizio in fondo e anche chi era partito malissimo, come la corazzata Lecce, ancora scossa psicologicamente dopo la sconfitta ai playoff quest’estate contro il Carpi, può rientrare nel giro promozione grazie a questo meccanismo. Una riforma che viene in un momento storico comunque particolare, dove davvero molti giocatori realisticamente preferiscono accasarsi in una D dignitosa ma salda da un punto di vista economico, piuttosto che fare il professionista in una società di C in difficoltà, visto poi come a fine anno – o nel peggiore dei casi, anche durante la stagione stessa, visti i casi passati di penalizzazioni o addirittura ritiri in corso – i nodi vengono sempre al pettine. Ne ho intervistati diversi di giocatori impegnati nelle categorie dilettantistiche che mi hanno confermato una verità ormai lampante: la differenza tecnica o di visibilità tra una buona serie D e una Lega Pro è davvero ridotta ai minimi termini, forse solo legata ad un’ottica di un professionismo che in D non è reale, ma in pratica è come lo fosse, considerando che è risaputo che i giocatori percepiscano qualcosa in più di un semplice simbolico “rimborso spese”, pur essendoci ovviamente differenze tra caso e caso.

Il blasonato Pisa, dopo il playoff perso l'anno scorso contro il Latina, ci riprova con una squadra largamente rinnovata e ringiovanita

Il blasonato Pisa, dopo il playoff perso l’anno scorso contro il Latina, ci riprova con una squadra largamente rinnovata e ringiovanita

Nel girone A della Lega Pro Prima Divisione, la super favorita (ma lo è da almeno tre stagioni ormai) Cremonese è entrata ufficialmente in crisi dopo la nuova sconfitta; ora la distanza che la separa dalle capolista Entella e Pro Vercelli comincia ad essere cospicua. Se l’Entella sta confermando i buoni pronostici estivi, e sta proseguendo il suo imperioso percorso di crescita iniziato due stagioni fa, la squadra di Vercelli, retrocessa mestamente pochi mesi fa dalla B di gara in gara sta ritrovando entusiasmo e rinnovata voglia di stupire. Io tuttavia se dovessi scommettere qualche euro, lo punterei sul gruppo dei giovani dell’Albinoleffe che, sul lungo cammino, credo abbia le qualità tecniche per tornare in B, dopo la rovinosa caduta e lo scandalo delle scommesse, che ha visto coinvolti molti giocatori passati di qua negli anni. L’opera di de purificazione iniziata l’anno scorso potrebbe continuare quest’anno con un grande exploit. Credo che pure il Vicenza e il Sud Tirol abbiano i mezzi per risalire in classifica e inserirsi tra le prime 8 in modo da disputare i playoff promozione. Più equilibrato e sinceramente ricco di interpreti di valore il girone B. A parte la rivelazione Pontedera, che ormai quasi non fa più notizia, davanti l’ammucchiata è interessante e vede coinvolta squadroni come Pisa, Frosinone  – a mio avviso sulla carta la compagine più forte e completa in tutti i reparti, con elementi esperti e giovani ben mixati da un tecnico di sicuro avvenire come l’ex bomber di Napoli e Torino Stellone – L’Aquila, con potenziali inserimenti di altre corazzate come Catanzaro, Perugia e il più attardato Lecce in grande spolvero nelle ultime due partite.

In Seconda Divisione grande duello nel girone A tra la nobile decaduta Monza, attrezzatissima per un campionato di vertice e la sorpresissima Real Vicenza, matricola assoluta della categoria, che vuole in qualche modo ribaltare le gerarchie cittadine. Di gara in gara, di risultato in risultato, è tutto un susseguirsi in classifica e un gioco al rialzo, col quotato Bassano minaccioso e vicinissimo in classifica. Nel B, occhio ai grandi nomi ritrovati, come il Cosenza, grande favorito della vigilia, deciso a ritornare in categorie più consone alla sua storia, dopo un decennio davvero nefasto, al cospetto invece degli anni ’80 e ’90 quando i rossoblu con il mitico Marulla facevano faville in serie B, arrivando a un passo dalla massima serie.

Oltre ai calabresi, stanno disputando un grande campionato anche un ritrovato Teramo, ancora imbattuto dopo 10 turni (5 vittorie e 5 pareggi) e la Casertana, altra società stanca di rincorrere categorie e decisa a tornare a grandi livelli, come la sua storica tifoseria meriterebbe.

Un gran bel serbatoio quello della Lega Pro, da salvaguardare e pensiamo che, seppur dolorosa, la soppressione di una categoria sia inevitabile per garantire ancora maggiore coesione e competitività. E’ tuttavia un crudele specchio dei tempi, di una crisi economica che invade anche le sfere del calcio, con un impoverimento generale, che dal campo (già il trend delle ultime stagioni della serie A testimonia come il tempo del “campionato più bello del mondo” sia un ricordo ormai lontano, con i migliori campioni che facevano la fila per venire a giocare da noi) si sposta inevitabilmente anche nelle scrivanie e negli uffici delle società di calcio. Se pensate che c’è stato un tempo non lontano (fino alla stagione ‘90/’91)che vedeva impegnati ben due gironi di C/1 e quattro (!) di C/2 capirete che qualcosa, molto è cambiato anche nel “dorato” mondo pallonaro.

Matteo Paro, campione di sfortuna, potrebbe ripartire da Catanzaro.

Matteo Paro ad appena 30 anni si ritrova a un bivio della propria travagliata carriera: decidere dolorosamente di appendere le scarpe al chiodo dopo le belle promesse giovanili o ripartire nuovamente, stavolta dal basso?

La storia calcistica di Paro assomiglia a una sorta di Odissea, visto che la sua carriera è divisa nettamente in due tronconi: la prima, costellata di soddisfazioni, nella quale stava mettendo a frutto i prodigi mostrati da ragazzo; una seconda invece all’insegna dei gravi infortuni che ne hanno compromesso inesorabilmente l’ascesa nei piani alti della serie A.

paro

Leader riconosciuto di una Juventus giovanile che comprendeva fra i ranghi gente come Palladino, Cassani, Piccolo, Gastaldello, Konko e Mirante, Paro ha sempre giocato col piglio del veterano, regista sopraffino dalla buona tecnica di base, mai una giocata fine a sè stessa e tanti palloni che passavano inevitabilmente dai suoi piedi. Dinamico anche se non propriamente veloce, grande senso tattico, con la Juve vince due Viareggio e un Primavera, prima di approdare in prestito al Crotone dal mentore Gasperini. Anche in Calabria, Paro mise in mostra agevolmente le sue grandi doti, finendo per prendere per mano i più esperti compagni. L’ambiente è ottimo, sorta di succursale bianconera, visto che oltre a lui e all’allenatore, figurano in rosa anche Konko, Mirante, Gastaldello e Scicchitano.

Il successivo passaggio al Siena ne certifica e conferma le doti, fino al ritorno alla casa madre juventina, in occasione di un’annata storica, quella della prima dopo Calciopoli, con la Juventus mestamente scesa in B e depauperata da un punto di vista tecnico, nonostante le conferme di Del Piero, Buffon, Camoranesi e Trezeguet.

Deschamps gli affida le chiavi della squadra: lui gioca bene e mette a segno il primo storico gol cadetto (a Rimini) della centenaria avventura juventina.  Nella seconda parte di stagione, il regista si infortuna e l’anno successivo riparte da Genova, fortemente voluto dal tecnico Gasperini.

Matteo non gioca tantissimo, alle prese con problemi di natura fisica, ma quando è in campo dà pienamente il suo apporto alla squadra rossoblu. Tuttavia, proprio in questa stagione, nel 2008 rimane vittima del primo grave infortunio della carriera, quando in pratica ha appena 25 anni e tutta una storia calcistica ancora da scrivere. Contro il Napoli si rompe il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, infortunio che lo terrà lontano dai campi di gioco per un’infinità di tempo. Quando rientra è già stato ceduto in prestito al Bari ma durante un’amichevole pre-campionato purtroppo si rompe il legamento crociato anteriore dell’altro ginocchio, il destro. Una mazzata, tanto che Paro perderà in pratica tutto il campionato, senza disputare nemmeno una presenza in maglia biancorossa e arrivando così al 2010, quando si profila per lui una nuova ripartenza, stavolta da Piacenza.

Ma i postumi del doppio infortunio sono ancora evidenti e in Emilia riesce a disputare solo 4 partite. A fine agosto si accasa al Vicenza dove ritrova un minimo di continuità, giocando in due stagioni 45 partite, segnando 4 gol, tra cui uno su punizione, la sua antica specialità. A contratto scaduto, però il ragazzo rimane senza squadra, fino ad arrivare ai giorni nostri, quando si è ventilato di un interessamento da parte dell’ambizioso Catanzaro, che mira a breve a tornare in B.

Inevitabilmente alcune sue caratteristiche sono andate smarrite, ma ciò che più colpisce nel suo gioco attuale è che sembra sempre frenato, e non potrebbe essere altrimenti visto i due pesantissimi infortuni che lo hanno colpito.

mat pa

Ho avuto modo di vederlo a Vicenza e in campo la sua tecnica è ancora sopraffina, sopra la media ma è altrettanto palese che fatica tremendamente a tenere i 90 minuti nelle gambe. Forse ripartire da una realtà piccola, ma molto passionale come quella di Catanzaro potrebbe rivelarsi una cosa buona per lui, ma deve essere lui per primo a capire cosa vuole fare della sua vita da calciatore. Vale la pena ancora rischiare? Quali sono le sue motivazioni? C’ è ancora la voglia di dimostrare di essere ancora un giocatore professionista? Io mi auguro che tutte queste domande abbiano come risposta un fragoroso SI e che Matteo possa tornare a dispensare calcio come sa fare. Purtroppo la sfortuna si è accanita su di lui proprio quando il grande calcio stava bussando alla sua porta. Forza Matteo!

L’ultimo giorno di calciomercato rilancia le quotazioni di due grandi talenti “dispersi”: Gabriele Paonessa e Andrea Russotto. Vi racconto le loro storie

Il mercato di riparazione ha visto in extremis riportare un po’ in auge il nome di due ex grandi talenti (ancora piuttosto giovani) del calcio italiano, entrambi mezzepunte: Gabriele Paonessa e Andrea Russotto. Siamo sempre ai margini del grande calcio, niente al confronto a cosa ci si aspettava da loro, ma il segnale che gli addetti ai lavori non si sono certi dimenticati di loro.

Due storie simili, ma anche molto diverse.

Paonessa ai bei tempi di Vicenza

Paonessa ai bei tempi di Vicenza

Gabriele Paonessa ha fatto tutta la trafila nella squadra del Bologna, frequentando con grande profitto tutte le nazionali azzurre, dall’Under 16 all’Under 21, sempre in concorrenza con l’altro talentino della trequarti, quel Sebastian Giovinco, ormai titolare fisso nella Juventus. Eppure Paonessa, come Giovinco, aveva saputo bruciare le tappe del professionismo, esordendo a soli 19 anni in B al Vicenza e accumulando alla fine della stagione ben 26 presenze e 4 gol, facendo spesso coppia con un altro enfant prodige, quel Foti che solo quest’anno a Lecce sta ritrovando la giusta continuità di rendimento.

Ottimo quindi l’impatto di Paonessa, nel difficile contesto cadetto: tecnica evidentemente sopra la media, bellissimi gol, una maturità lampante… insomma, pronto per la serie A, si diceva, specie dopo i paragoni importanti spesi dopo questo exploit iniziale (si parlava di nuovo Del Piero per il modo di stare in campo e per alcune giocate).

L’anno dopo tuttavia, Gabriele compie un passo indietro. Gioca ben 30 partite, quasi tutte da titolare, e segna 3 gol, ma lo scenario è quello di una squadra più in difficoltà rispetto al Vicenza dell’anno precedente. L’Avellino alla fine retrocede mestamente e lui poco può fare per risollevare le sorti della squadra irpina. Un gravissimo infortunio al ginocchio lo mette fuori gioco per tutta la stagione successiva, quella del ritorno a Bologna. Il tabellino è impietoso, 0 presenze e 0 gol. All’epoca però è ancora giovane, nessuno si immagina che questo, pur grave infortunio, ne possa minare così irreversibilmente una carriera in ascesa. L’anno dopo prova a ripartire da Vicenza, dove aveva lasciato ottimi ricordi, ma l’eco dell’infortunio è ancora penalizzante, alla fine totalizza 11 presenze e 2 gol. Ma l’annus horribilis è quello successivo: Paonessa passa al Cesena, una squadra in piena ascesa, appena promossa in serie A. Lui è alle prese con guai muscolari, ma soprattutto con un mister come Ficcadenti che proprio a livello tattico non lo percepisce, considerandolo nè carne, nè pesce, nell’ambito di un strutturato 4-3-3. Il risultato è una stagione persa, nessuna presenza e una nuova ripartenza, stavolta da Gubbio. La squadra, neo promossa in B naviga da subito in cattive acque, lui potrebbe garantire almeno una certa dose di qualità tecnica, ma le occasioni non arrivano. Dopo una sola presenza, il Parma (che detiene metà del suo cartellino col Bologna) opta per una scelta drastica: lo cede al Como, in Lega Pro. 7 presenze e 2 gol e quest’anno il passaggio al Perugia, dove a tratti si rivede finalmente il miglior Paonessa. A Perugia è rinfrancato da un ambiente positivo per il fatto di essere tornato nel calcio che conta dopo l’onta del fallimento.  Nei primi mesi gioca 10 partite e segna un gol, ma tanto basta a far riaccendere i riflettori su di lui e a convincere il Parma a “premiarlo”, riportandolo in questa finestra di mercato in una categoria più consona al suo talento, al Crotone in serie B, in una squadra che ha i mezzi per fare un buon campionato. Gabriele a lungo aveva smarrito la fiducia nei propri mezzi, è giunto il momento che sia il campo a dare il suo insindacabile giudizio.

Russotto in maglia azzurra

Russotto in maglia azzurra

La storia di Andrea Russotto è un po’ diversa, perchè qui si parla di uno straordinario talento capace nel corso di una ancora breve carriera di rimettersi in gioco più volte, sempre con l’idea di sfondare in testa, ma volendolo dimostrare sul campo, senza nessuna scorciatoia. E’ un 88 ma è da una vita che gioca, visto che i suoi esordi sono stati davvero molto precoci. Il giocatore romano è sin dall’Under 15 il trascinatore assoluto della sua categoria; solo nell’Under 16 mette a referto ben 14 presenze e 5 gol, e via via sino all’under 21, dopo aver disputato da protagonista un Mondiale under 17 nel 2005. Nel 2007  il suo nome, assieme a quello del compagno nelle giovanili della Lazio, De Silvestri, figura addirittura nella top 50 dei giovani più promettenti al mondo stilata dalla prestigiosa rivista inglese World Soccer. Insomma, tutti nell’ambiente scommettevano su di lui ma sin da subito ci furono anche delle “speculazioni”. Il suo cartellino è conteso, lui cede all’offerta del Bellinzona e lascia l’ambiente biancoceleste in cui era cresciuto e dove aveva la famiglia e gli amici. Ma il passaggio in Svizzera, sul piano meramente sportivo, si rivela vincente: a soli 16 anni accumula qualcosa come 9 presenze e già a gennaio rientra in Italia, alla Cisco Lodigiani, anticamera del successivo e decisivo passaggio al Treviso, dove in 3 anni metterà assieme 67 presenze e 5 gol. Il talento, la personalità e la determinazione di Andrea sono innegabili. Velocissimo, gioca prevalentemente sulle fasce in attacco, ha una invidiabile tecnica di base e la giusta cattiveria agonistica. Si fa sotto il Napoli, che lo prende in prestito dalla società svizzera, con possibilità di riscattarlo a fine stagione per l’elevata cifra di 4 milioni di euro. Nella squadra azzurra, però Russotto patisce una certa concorrenza e un modulo che lo relega a coprire tutta la fascia. Lui avrebbe pure le qualità fisiche e atletiche per svolgere il doppio lavoro, come richiederebbe l’allenatore, ma è indubbio che così rischia di snaturarsi e smarrire le proprie caratteristiche principali. 15 presenze, tutte da subentrato, non gli valgono la conferma, nell’ambito di un percorso di forte crescita del Napoli. Si accasa così al Crotone dove colleziona tantissime presenze e qualche gol. L’ambiente è quello adatto a lui, dove una certa componente caratteriale e comportamentale può fare la differenza, specie nelle gare in casa. Purtroppo si infortuna sul finale di stagione e deve così operarsi al menisco, fatto che ne compromette parzialmente l’avventura in un club cadetto di prima fascia come il Livorno. Quando rientra in squadra, le gerarchie sono ben delineate e lui compie una scelta per certi versi clamorosa, rimettendosi in gioco. Riparte da Carrara, in Lega Pro, dove firma un contratto di soli sei mesi. Qui dispensa calcio di ottima qualità, fa ammattire i difensori, è talvolta micidiale in contropiede, si impegna gara dopo gara, come volesse dimostrare che nulla è perduto e che di occasioni ce ne potranno ancora essere, se in campo continua a fare la differenza. Quest’anno ai nastri di partenza c’è la fila di squadre che se la contendono e lui non ha paura di rimanere in Lega Pro. Se lo accaparra il Catanzaro, che intende disputare un campionato da protagonista. Il resto è storia di questi giorni. Nei primi 6 mesi gioca 12 partite, segnando 4 gol e questo suscita un rinnovato interesse da parte di club importanti, di prima fascia. Nell’ultimo giorno di mercato, passa in comproprietà al Parma, società attentissima sui giovani ma d’accordo tra le parti, decise di rimanere sino al termine della stagione in Calabria, visto che si sta trovando benissimo e sta facendo la differenza. Ma il futuro pare davvero dalla sua parte, e la cosa mi fa piacere perchè Russotto ha davvero delle qualità che pochi giocatori di serie A hanno.

Il declino di Valeri Bojinov

Mi spiace, ammetto, scrivere un post simile su un giocatore che apprezzo da sempre e sul quale avevo riposto diverse aspettative in merito all’attuale stagione sportiva. Sto parlando dell’ex enfant prodige Valeri Bojinov, la cui breve avventura all’Hellas Verona sembra giunta precocemente al capolinea.

Bojinov con la maglia del City, quando sembrava davvero avviato a una grande carriera internazionale

Bojinov con la maglia del City, quando sembrava davvero avviato a una grande carriera internazionale

A soli 26 anni per l’attaccante bulgaro, da molti accostato in gioventù al mito locale Hristo Stoichkov, sembra avviato a un decoroso declino, con le promesse lasciate alle spalle, dopo il folgorante esordio a 16 anni con la maglia del Lecce. Sembrava un predestinato Valeri, con il suo mix efficace di tecnica e potenza, con la grande capacità di andare a rete, sorretta da una personalità fuori dal comune e da un innegabile talento, che non solo lo faceva eccellere con i coetanei ma anche non sfigurare al cospetto di compagni di squadra già affermati e poi divenuti campioni come l’attuale attaccante montenegrino della Juventus, Mirko Vucinic.

Con Zeman l’esplosione vera, con una maglia titolare, molti gol in saccoccia e giocate da grande giocatore. Si spalancano per lui le porte delle big. A 19 anni è titolare nella Fiorentina, dove mette a referto 8 gol, prima della svolta vera con il passaggio alla Juventus (nella storica stagione cadetta). Alle spalle della super coppia gol Trezeguet – Del Piero, Bojinov non gioca male, segna e sembra non sentire eccessivamente il peso della maglia bianconera.

Ma proprio dalla stagione successiva inizia il declino, dapprima con il flop, causa pesantissimo infortunio, in Inghilterra, in un Manchester City non ancora come lo conosciamo ma pur sempre sulla via del rilancio nel grande calcio europeo, in epoca “pre-sceicchi”. Un grave crack al ginocchio lo mette fuori gioco dopo sole 11 gare, nelle quali aveva espresso a tratti il suo enorme potenziale.  Stagione compromessa e il ritorno in Italia in sordina, al Parma dove non entusiasma, risultando oltremodo appesantito dalla lunga inattività della stagione precedente. In due stagioni segna comunque 11 gol, non pochissimi. Tuttavia  molti addetti ai lavori se la sentono ancora di scommettere sulle sue doti, d’altronde si tratta a quel punto di un ex campione di 24 anni quando cede alle lusinghe dello Sporting Lisbona, squadra nella quale non riuscirà mai a trovare la giusta collocazione in campo, risultando avulso, spesso abulico e finendo in pratica ai margini della squadra, poco inserito nell’ambiente lusitano.  Nel 2012 torna quindi nella terra che lo aveva cresciuto e lanciato verso il grande calcio, a Lecce. Non gioca titolare, è in prestito e non può, nelle poche partite in cui è chiamato in causa, dare un valido contributo in termini di gol. Ne segna uno solo, fino al passaggio estivo all’Hellas Verona, dove arriva con le stimmate del campione precoce, ma tutto da verificare alla resa del campo. Nemmeno a Verona, dove è stato accolto tra l’entusiasmo generale, per molti considerato il miglior giocatore di tutta la serie B riesce a mantenere le promesse. E’ in evidente ritardo di condizione, soffre probabilmente il fatto di giocarsela nel ruolo da titolare con uno dei migliori frombolieri di tutta la categoria, quel Daniele Cacia che comunque agisce principalmente da prima punta, mentre si sa che Valeri predilige fungere da attaccante di movimento, classico numero 11 di una volta. Raramente è titolare nello schieramento di Mandorlini e quando scende in campo, è quasi sempre largo a destra nel tridente, in un modulo che non ne fa risaltare le qualità. Non sono le 3 punte del modulo di Zeman, per capirci, qui deve sobbarcarsi un ruolo di dedizione al sacrificio, oltre che di punto fermo offensivo.

Bojinov con la maglia gialloblu dell'Hellas Verona, prima del passaggio a gennaio ai rivali del Vicenza

Bojinov con la maglia gialloblu dell’Hellas Verona, prima del passaggio a gennaio ai rivali del Vicenza

Mai pubblicamente messo sotto torchio da pressioni ambientali (anzi, nell’Hellas la stragrande maggioranza dei tifosi ne caldeggia una maglia da titolare, magari al posto di un sin qui deludente Gomez) e mai protagonista di un brutto rapporto con il tecnico, capisce che più passa il tempo, meno è quello che gli resta a disposizione per dimostrare di valere ancora qualcosa come bomber. E così finisce al Vicenza, altra nobile decaduta e invischiata in un difficile campionato, dove la permanenza in cadetteria sarà lo scudetto da difendere. Valeri non è certo tipo che si tira indietro nelle situazioni complicate, ma spiace constatarne il brusco ridimensionamento tecnico. Forse il futuro è davvero già dietro le sue possenti spalle.