Serie B: ecco i verdetti! Il Lecce torna in serie A! Palermo ai playoff, in C retrocede in modo rocambolesco il Foggia.

Cala il sipario sulla stagione regolare in Serie B, da adesso in poi ci sarà spazio per i festeggiamenti, le recriminazioni e soprattutto per i Playoff e i Playout.

Avvincente la corsa all’ultimo posto disponibile per la promozione diretta, che vedeva partire in vantaggio il Lecce di Liverani sulla corazzata Palermo di inizio stagione. Sul filo di lana, ma direi con pieno merito accede in A in maniera diretta la squadra salentina, in grado quindi di compiere il doppio salto in due anni dalla C alla massima serie. Era una vita che i giallorossi non frequentavano i piani nobili del calcio italiano, dopo i fasti degli anni ’80 e la stupenda stagione zemaniana di metà anni 2000.

Promozione meritatissima del Lecce in serie A

Una lunga rincorsa, il pantano prolungato della terza serie ma poi in un paio d’anni tutti gli ingredienti si sono miscelati al punto giusto: un allenatore giovane e con idee chiare (e soprattutto l’impronta di un calcio pratico quanto spettacolare), una squadra costruita con logica e il giusto mix di talento, esperienza e gioventù.

Certo, vi mentirei se dicessi che a inizio stagione avevo accreditato il Lecce come promossa in serie A (lo stesso dicasi per il Brescia, che mi ha letteralmente colpito ed entusiasmato dalla venuta di Corini in poi, meritando ampiamente la promozione anticipata in serie A), ma a conti fatti ne sono proprio felice, per quanto mostrato lungo tutto il campionato.

Giunge (solo) terzo il Palermo, cui pendono anche accuse gravi di illeciti amministrativi che potrebbero minare ulteriormente la posizione, fino a rischiare la retrocessione d’ufficio in serie C.  Peccato, perchè continuo a pensare che i rosanero siano la squadra più attrezzata della categoria, anche se molti sono stati i tentativi andati a vuoto, diverse le cadute che hanno compromesso una promozione che sembrava alla portata.

Come un anno fa, il Palermo dovrà disputare i playoff per tentare la risalita in serie A

Quarto posto per un’altra delle favorite della vigilia, il Benevento, composta da una rosa di primo livello (guidata da un’altro allenatore di quelli rampanti, come Bucchi) e che è stato un po’ incostante lungo il cammino ma che, col senno di poi, parte con i galloni di favorito in questo importante mini torneo dei playoff.  Sì, perchè i campani proprio in dirittura d’arrivo, hanno ritrovato entusiasmo, condizione e finalmente, meglio tardi che mai, un assetto definitivo.

Quinte e seste sono finite Pescara e Hellas Verona, due squadre dai destini opposti ma che spesso negli ultimi anni hanno incrociato le loro strade nel raggiungere i medesimi obiettivi (questo ha portato anche a una forte rivalità, acuita anche da motivi territoriali).

ll Pescara, reduce da una stagione interlocutoria, aveva stupito tutti nella prima parte di stagione, stazionando a lungo nelle primissime posizioni forte di un gioco anche spettacolare, per poi assestarsi in una più giusta dimensione; stessa cosa non si può certo dire per la squadra veronese, ai nastri di partenza accreditata, al pari del Palermo, come la squadra da battere, la più forte in ogni reparto.

Il campo ha detto però altro, con l’11 gialloblu mai credibile per raggiungere un posto al sole.

In realtà “un” vero undici non è mai stato individuato, complice una maxi rosa infarcita di doppioni e la “confusione” tattica del giovane mister Grosso (gratitudine eterna per il Mondiale vinto ma da allenatore deve masticare molta terra prima di arrivare a certi livelli, se mai lo farà) che hanno intristito dapprima una intera piazza, per poi allontanarla. I playoff giungono all’ultimo respiro, dopo aver dilapidato un intero campionato. Tutto si riapre, con Aglietti chiamato in extremis a cercare almeno di dare una parvenza di squadra.

Detto che, banalmente parlando, la probabile promossa uscirà da Palermo, Benevento o Verona, proveranno a dire la loro in chiave playoff anche le restanti qualificate, l’ostico Spezia di Marino e il pimpante Cittadella di Venturato. D’altronde, le sorprese sono sempre dietro l’angolo e nel loro caso si parla di realtà solide e che partono con meno pressioni rispetto alle rivali.

Rimangono fuori dalla griglia la squadra umbra e quella grigiorossa.  Il Perugia di Nesta, sempre in orbita settimo-ottavo posto ma che sul finale ha perso smalto e brillantezza, fino a rimanere fuori a mio avviso meritatamente. Stessa cosa vale per la Cremonese, che in modo clamoroso, sia per meriti propri ma anche per demeriti altrui, era tornata prepotentemente in gioco per i playoff, dopo essersela anche vista brutta a un certo punto della stagione, con lo spettro dei playout a incombere vicini. Poi Rastelli è stato bravo a riprendere in mano la squadra che, diciamolo, poteva contare su un buon organico, e alla fine rimane il rammarico per essere arrivati a un passo dalla zona “sogno”. La società è valida, ripartirà con più esperienza l’anno prossimo.

Cosenza, Crotone e Ascoli erano già salve in anticipo. I loro sono stati percorsi molto diversi: il Cosenza da neo promossa ha faticato nella prima parte di stagione, per trovare un proprio equilibrio e spiccare letteralmente il volo nella seconda parte, quella decisiva, mostrando un gioco redditizio dove non sono mancati i fulgidi talenti; il Crotone è invece stato deludente, potendo fare molto di più, a differenza dell’Ascoli che ha sempre navigato in acque tranquille, pur non vantando una rosa così ricca di individualità.

I pitagorici hanno vissuto una stagione da incubo, dopo i fasti della serie A. Avevano mantenuto l’ossatura, forte, delle passate stagioni, contavano su un allenatore esperto ma l’inizio è stato shock e non è che il prosieguo sia andato molto meglio, tra errori tecnici e societari. Un contrappasso negativo giunto dall’inaspettata retrocessione ma con la forza morale e tecnica per risalire la china gradualmente, calandosi di nuovo nei panni sporchi della cadetteria. Questo a conti fatti è un merito che va riconosciuto alla squadra. Se la Proprietà non mostrerà segni di stanchezza, penso che il Crotone potrà togliersi a breve nuove soddisfazioni.

Il Livorno ottiene l’ultimo posto valido per la salvezza, con una splendida rincorsa nel girone di ritorno. Ne ha messo di tempo però per riabituarsi alla serie B, la squadra non ingranava, con giocatori che parevano inadeguati a certi palcoscenici e risultati che proprio non venivano. Ma in fondo nemmeno le altre correvano e la consapevolezza nei propri mezzi e un pizzico di sicurezza in più ha fatto risalire la corrente, fino a ottenere risultati anche fuori portata. Salvezza meritata.

Ai playout vanno così inopinatamente Salernitana e Venezia. I primi infatti avevano ben altre mire, e se una rosa molto interessante giustificava entusiasmi, poi la mediocrità è pian piano venuta a galla e si sa che quando si entra in un vortice negativo, è difficile uscirne. Per questo appare favorito nello spareggio il Venezia che se non altro ha avuto modo nel tempo di calarsi in una realtà nuova, dopo la sbornia dell’anno scorso che l’aveva imposto come rivelazione con Inzaghi in rampa di lancio. Quest’anno però i lagunari non hanno mai convinto e a poco sono valsi i cambi in panchina.

Non è stato sufficiente l’esodo dei tifosi rossoneri del Foggia per la gara decisiva contro il Verona. I Satanelli chiudono la stagione con una clamorosa retrocessione in serie C

Stagione maledetta invece per il Foggia, con tanto di corollario da film thriller sul finale. In vantaggio a Verona, in quel momento i veneti erano fuori dai playoff e i pugliesi addirittura salvi senza passare dallo spareggio playout, visti i concomitanti risultati, su tutti quello del Venezia sul campo del già retrocesso Carpi. Invece poi ecco compiersi la frittata, con la rimonta gialloblu sul campo amico e quella dei neroverdi in terra emiliana.

Ok la penalizzazione, ok la sfortuna di un calendario ostico sul finale, ma pesano le responsabilità proprie su questo fallimento. La squadra di Grassadonia sulla carta non è certo da serie C ma proprio alcuni fra gli elementi “di nome” hanno oltremodo deluso. Non si vuole certo gettare la croce addosso a loro, ma a mio avviso potevano dare di più e non ritrovarsi a giocarsi il tutto per tutto nella partita conclusiva della stagione. Il futuro non è roseo, considerato alcuni problemi societari ma dal destino del Palermo potrebbe tuttavia aprirsi uno scenario inaspettato, con corollario playout per i Satanelli e quindi una nuova occasione in extremis per provare a mantenere la categoria. Ma la stagione dei rossoneri rimane negativa e deludente.

Erano già in C da una giornata Padova e Carpi, con i veneti che tornano mestamente in C dopo una sola stagione. Il grande e giustificato entusiasmo di un anno fa ha lasciato presto spazio alla consapevolezza che ci fosse da sudare parecchio in questo campionato, nonostante alcune buone prestazioni lasciassero presagire delle speranze. E’ mancata la mentalità in primis ma ricompattandosi c’è la possibilità concreta di ritrovarsi a festeggiare nuovamente fra un anno. Non ci sono attenuanti invece per il Carpi che, al pari del Chievo al piano di sopra, sembra aver posto la parola fine alla propria favola.

Sì, perchè in questo ultimo lustro gli emiliani, oltre allo straordinario exploit della promozione in A, avevano poi lottato con il coltello tra i denti per difendere la categoria e solo un anno più tardi erano lì a giocarsi una finale playoff per accedere nuovamente nel Paradiso calcistico. Era evidente sin dall’estate scorsa però un ridimensionamento degli obiettivi, con una rosa costruita senza grossi nomi, un allenatore esordiente assoluto a certi livelli e una girandola invernale di acquisti cessioni senza costrutto. Anche il rientrante Castori, eroe delle stagioni vincenti, è presto rimasto inghiottito nel grigiore generale della stagione. Il ritorno in C è molto mesto e bisognerà capire se forse negli anni scorsi non si sia fatto un salto troppo grande per le possibilità o se ci sarà spazio invece per alimentare nuovi sogni.

TOP

  1. Brescia e Lecce
  2. La coppia gol Donnarumma – Torregrossa
  3. Il giovane Tonali, miglior regista della B
  4. Mancosu, a 30 anni decisivo per la promozione del Lecce
  5. Gli allenatori Corini, Liverani e Bucchi

LE RIVELAZIONI

  1. Petriccione, il Modric del Salento
  2. Okereke, freccia nera dello Spezia
  3. Mancuso, mai così prolifico in serie B
  4. Palmiero, centrocampista completo e pronto per altri palcoscenici
  5. Moncini, giovane bomber assai prolifico

FLOP

  1. La quotata coppia gol del Foggia Iemmello-Galano
  2. Grosso, allenatore esonerato dal Verona
  3. La stagione del Crotone
  4. Zenga e Cosmi al Venezia
  5. La caduta rovinosa della Salernitana

 

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Super Pazzini trascina il Verona nella convincente vittoria contro il Carpi per 4 a 1

Giampaolo Pazzini non può fungere in questo Verona da “semplice” risorsa, né tanto meno essere percepito alla stregua di un problema, per un semplice motivo: un giocatore come lui, nel contesto della squadra ma anche nell’intero panorama della serie B, è FONDAMENTALE!

Non esagero quando affermo che si tratta del CR7 della categoria (curioso che si siano sbloccati entrambi ieri), perchè già il fatto che ci sia lui in campo crea scompiglio e apprensione nei difensori altrui, ne abbiamo avuto prova ieri soprattutto in occasione della splendida combinazione tra i due nuovi arrivi (di qualità) Henderson e Laribi, laddove le attenzioni degli avversari erano rivolte tutta a contenere il Pazzo, lasciando così lo spazio giusto per l’imbucata dei nostri.

Giampaolo Pazzini, autore di una tripletta (due gol su rigore, dove si conferma cecchino implacabile) nella bella vittoria contro del Verona con il Carpi

Avevo già sottolineato l’obiettiva forza tecnica della compagine gialloblu, soprattutto nell’aver allestito una rosa competitiva e profonda, in tutti i ruoli sostanzialmente, a iniziare dal centrocampo. E’ stato tutto più chiaro ieri contro il Carpi dopo i tentennamenti alla prima nel derby contro il Padova.

Il nostro quartetto a metà campo è parso davvero ottimamente assortito, con un Colombatto magistrale nel dettare i tempi con un gran piede sinistro, sempre lucido, ben posizionato, un riferimento vero per i compagni che infatti quando si sentivano pressati sapevano di contare su di lui.

Si è visto anche Henderson in ripresa dopo la falsa partenza – fu tra i peggiori nell’esordio casalingo – e non solo per lo zampino efficace in occasione del primo gol. L’idea è che possa diventare importante sia per gli inserimenti offensivi che per i ripieghi sugli avversari, essendo dotato di grande intelligenza tattica.

Zaccagni e Laribi li conoscevamo già: il primo però era quasi “dimenticato” dopo la sfortunata stagione scorsa ma le sue qualità le avevamo più che intraviste in serie B. Ieri ha garantito tanto dinamismo funzionale e molto pepe nelle azioni offensive. Laribi invece lo si conosce bene se si mastica un minimo la cadetteria, luogo dove lui rappresenta un lusso, oltre che sorta di amuleto viste le promozioni conseguite. Ha un’ottima tecnica individuale che negli anni è riuscito a incanalare al meglio e metterla al servizio dei compagni. In più sembra già un leader, per carisma, esperienza e ovviamente spessore tecnico. Si sa assumere le responsabilità, ieri lo abbiamo visto.

La difesa non è mai stata impensierita, scoccia aver preso il gol in un momento di rilassatezza; se nella prima partita si era distinto meglio, al di là del gol su magistrale punizione, il terzino destro Almici, ieri a emergere è stato il suo contraltare sulla fascia sinistra, Crescenzi, continuo per tutta la gara con i suoi su e giù per la fascia, a suon di sovrapposizioni… da tempo non si vedeva una catena di sinistra lavorare così bene.

Merito anche di Grosso che ha saputo correggere a livello tattico quelli che erano sembrati degli azzardi, consentendo appunto ai terzini di risultare efficaci negli scambi con le mezzeali, laddove all’esordio invece si trovavano davanti due ali pure con le quali per mancanza di amalgama probabilmente non si erano intesi.

Si è visto anche il forte polacco Dawidowicz, il cui enigma sul ruolo sarà meglio scovarlo in fretta, perchè in mediana pare attrezzato soprattutto per fare legna mentre in difesa, specie in una linea a 3, potrebbe risultare più decisivo e a suo agio.

Capitolo punte: ne abbiamo due da categoria superiore (oltre al Pazzo, in rosa anche il forte Di Carmine), si è capito che non giocheranno mai insieme dal primo minuto ma speriamo almeno diventino arma letale nel corso della gara, magari mettendo Laribi o il coreano Lee (attesissimo sin da ieri, io lo vedrei bene in luogo di un Matos comunque parso migliorato rispetto alla gara d’esordio) alle loro spalle.

In una partita come quella di ieri dove gli spazi siamo riusciti a sfruttarli con le azioni in velocità, avrebbe ben figurato anche Ragusa, molto deludente alla prima, ma assolutamente da recuperare, visto che il suo curriculum parla chiaro, trattandosi di un giocatore non solo di gamba come letto da qualche parte, ma anche di tecnica, che faceva bene il suo anche in serie A con il Sassuolo.

Per chiudere, chi mi legge lo sa che io sarei per schierare una formazione più vicina possibile a quella “tipo” come ce ne erano un tempo: il calcio è cambiato, le rose sono extralarge e se mi rendo conto che è meglio avere l’imbarazzo della scelta tra tanti bravi atleti; di contro però il “gruppo”, la “squadra”, si ottengono soprattutto con la costanza, con i minuti giocati insieme… l’intesa nasce con il tempo.

Ieri finalmente si è visto un possesso palla più razionale e funzionale rispetto a quello tante volte sterile del Pecchia del primo anno, una squadra padrone del gioco e del campo sin dal primo minuto, al di là della pochezza degli avversari. Alla prossima ci attende un avversario molto ostico, quel Crotone che ha tutte le carte in regola per ambire come noi al pronto rientro in serie A, e che a differenza nostra ha mantenuto appunto l’ossatura delle ultime due stagioni. Sarà un primo interessante esame di come andrà la vita del nostro Verona in questo nuovo campionato.

Quale campionato per l’Hellas Verona? Saprà di nuovo essere protagonista?

Siamo ai nastri di partenza di una nuova stagione di Serie B, e il campionato si preannuncia indubbiamente particolare e insolito.

Già, perchè mancano all’appello ben 3 compagini – e non trascurabili per importanza e blasone quali Avellino, Cesena e soprattutto Bari – e cosa più grave è che ancora non è dato sapere se il roster sarà integrato strada facendo da squadre che hanno partecipato alla “lotteria” del ripescaggio (le più accreditate comunque sono il Siena, il Novara e il Catania che in Coppa Italia ha già sonoramente sconfitto il Verona).

Fabio Grosso è atteso a una grande stagione da allenatore alla guida del favorito Verona

La squadra del nuovo allenatore Fabio Grosso è certamente accreditata dei favori dei pronostici: molte testate, anche le più prestigiose, non lesinano in iperboli come “corazzata” per descrivere la forza dei gialloblu. Eppure tutto questa sicurezza non traspare evidente presso i tifosi e parte della critica sportiva cittadina. Troppo forte lo scotto della cocente, pesantissima, umiliante retrocessione di pochi mesi fa, ancora peggiore di quella avvenuta due anni prima, che avrebbe potuto trattenere i connotati della casualità dopo alcuni convincenti campionati consecutivi. Peggiore perchè, dopo una promozione sofferta, acciuffata per un soffio e poco contestualizzata o analizzata, si è assistiti inermi a una sentenza già scritta. Ciò che non era invece scritto e forse nemmeno immaginabile nelle menti e nei cuori dei tantissimi sostenitori veronesi, è stata non solo la resa tecnica e psicologica della squadra, ma soprattutto il tristissimo teatrino messo in piedi da società e allenatore.

Di fatto, non volendo immischiarmi in dietrologie, tirando in ballo il secondo paracadute consecutivo “vinto” da Setti, questa nuova stagione sembra ripartire all’insegna della continuità – se non tecnica (anche se il profilo di Grosso somiglia spaventosamente a quello di Pecchia, concedendo tuttavia al Campione del Mondo se non altro l’assenza di spocchia connaturata all’ex allenatore di Formia) – almeno dal punto di vista dirigenziale. Rimasto in sella il direttore operativo Barresi, come direttore sportivo ci si è affidati al giovane Tony D’Amico, nome da gangster americano, per molti non a torto un figlioccio dell’ex ds Fusco. Questa cosa ha turbato non poco inizialmente l’ambiente gialloblu, atteso com’era a una sorta di repulisti generale dalle scorie della precedente gestione.

Abituato come sono a concedere a tutti la possibilità di dimostrare il proprio valore, non sono partito prevenuto nei confronti dell’attuale direttore sportivo, che con i suoi 38 anni è tra i più giovani a rivestire una carica così importante. Non me ne intendo di conti, spese et similia, non so esattamente quale fosse il suo budget (magari è pure meglio non saperlo, così non si corre il rischio di pensare male credendo che la maggior parte dei soldi siano finiti a foraggiare la casa madre Manila Grace!) e quindi mi attengo al suo operato “tecnico”.

E allora mi viene facile sostenere che la rosa a disposizione di Grosso sia in effetti una delle più forti e assolutamente in linea col pronostico generale che vede l’Hellas a fine torneo festeggiare una nuova promozione nella massima serie.

Ma che campionato sarà? Di sofferenza e angoscia come quello di due anni fa, preludio come detto della peggior stagione della storia del Verona in serie A?

E qui cominciano i primi seri dubbi…

Grosso sulla falsariga di tanti tecnici, compreso ahimè Pecchia, è tra quegli allenatori che “amano” spiazzare i rivali non impostando la squadra secondo moduli precisi, cambiando in corsa e tenendo in teoria sulla corda tutta la rosa a disposizione, senza indicare precisamente quali siano i suoi 11 principali “cavalli” su cui puntare.

Questo francamente non mi ha mai entusiasmato, non dico che si dovrebbe fare come Sarri che utilizza al massimo 13/14 giocatori, ma dare una quadra più vicina possibile al proprio credo calcistico quello sì. Che non significa giocare esclusivamente con un modulo fisso (gli anni ’80 sono finiti da un pezzo in fondo), ma dare la propria impronta, quello sì che è un requisito importante. Perchè crea sicurezza, consapevolezza, fiducia, laddove negli ultimi tempi vedevamo soprattutto confusione, anarchia, finanche straniamento negli 11 in campo.

E la squadra gialloblu, pur ricca di “materiale umano” buono, se non ottimo per la cadetteria (a scanso di equivoci vedo al nostro livello solo il Benevento, con Palermo, Crotone, Foggia, Brescia e Salernitana più giù nella griglia di partenza), appare anche purtroppo disomogenea, squilibrata nei reparti, a forte rischio di “ambiguità”, di cui francamente non si ha necessità.

Sì, il riferimento sin troppo ovvio è alla compresenza di due punte di diamante come Pazzini e Di Carmine, che presumo raramente vedremo in campo assieme dal primo minuto, e la sensazione appare sin da ora sinistra, assurda, fermo restando che da che mondo è mondo sia giusto guadagnarsi sul campo un posto al sole.

Passano gli anni ma Pazzini per la B è ancora un signor attaccante. Dovrà però vedersela con la concorrenza del forte neo arrivato Di Carmine

In porta non ci dovrebbero essere dubbi sulla titolarità di Silvestri che a detta di molti meritava qualche riconoscimento in più anche in serie A, mentre in difesa appare sinceramente arduo indovinare gli uomini giusti. E per giusti intendo prima di tutto affidabili, visto come negli ultimi anni, quello sia stato il nostro tallone d’Achille: la fragilità e la pochezza difensiva.

Caracciolo in B è una garanzia e a mio parere non ha del tutto sfigurato nemmeno nella massima serie ma al suo fianco chi inserire tra i neo arrivati Dawidowicz e Marrone (tra l’altro un cavallo di ritorno, dopo la grigia esperienza di due anni fa con Delneri alla guida tecnica)? Molto dipenderà dal modulo, laddove entrambi in realtà possono fungere anche da centrocampisti, specie l’ex juventino, nato come mediano davanti alla difesa e poi perso tra infortuni e discontinuità varie ma alla resa dei conti non un fenomeno neanche in B come visto a Bari. Ma appunto, a Bari è stato allenato proprio da Grosso, che a quanto pare l’ha rivoluto a tutti i costi, confidando nella sua piena affidabilità a questi livelli.

I terzini sono tutti nuovi (sì, si è accasato altrove anche il tanto sbertucciato Souprayen…) e quelli che sembrano avere più chances di giocarsela sono Crescenzi (perchè onestamente più esperto, oltre che abile a giostrare su entrambe le fasce) e l’altro ex barese Balkovec, piuttosto accreditato ma sinora impalpabile e apparso indietro come condizione fisica. Almici, che vanta diverse presenze in B, non ha mai dato l’idea di “esplodere” e dall’altra parte Eguelfi, buon prospetto ai tempi delle giovanili interiste e passato anche dall’Atalanta, a 24 anni è ancora un oggetto misterioso. Empereur mi colpì molto quando guidava con autorità la retroguardia della Primavera della Fiorentina ed è reduce da una fruttuosa gavetta: Verona è la tappa cruciale della sua carriera. Bianchetti lo conosciamo, gli auguro di riprendersi dal punto di vista fisico ma le ottime premesse da leader di una forte Under 21 sono ormai state definitivamente disattese.

Come molti sostengono è evidente che a metà campo abbiamo maggiore qualità (e quantità), con tante opzioni al più valide. Credo che l’unico sicuro di un posto sia Henderson, in possesso di un innato talento, mentre accanto a lui difficile capire chi si renderà maggiormente protagonista tra Gustafson, Laribi, Colombatto, Calvano, il “mal sopportato” Fossati (misteri del calcio, fu tra i migliori due anni fa), i “nostri” Zaccagni e Danzi o i già citati multiuso Marrone e Dawidowicz.

Tanta abbondanza, molteplici soluzioni ma anche il concreto rischio di perdere la bussola. Personalmente ritengo sia il miglior centrocampo di tutta la serie B in cui prevedo ci sia più spazio per Laribi – dalla carriera sinora al di sotto delle aspettative, dopo essere arrivato a giocare con merito anche in serie A col Sassuolo – e il piccolo argentino Colombatto, oltre appunto allo scozzese Henderson che come detto prima credo diventerà presto imprescindibile. Tutti però hanno la possibilità di dare molto alla causa, e mi piacerebbe trovasse la sua consacrazione anche l’enfant du pays Danzi, gettato nella mischia nel momento peggiore del campionato scorso e capace di raccogliere comunque qualche timido consenso. Importante sarà prima di tutto non bruciarlo, come purtroppo fatto con l’altrettanto promettente Checchin, poi di Tommasi ne nascono ben pochi ma almeno sarebbe auspicabile che un prodotto del nostro vivaio riuscisse a imporsi a buoni livelli (meglio se insieme a tutta la squadra ovviamente!).

Dopo aver esordito in serie A mostrando a tratti una buona personalità, il veronese Andrea Danzi saprà trovare il giusto spazio in mezzo all’affollato centrocampo del Verona?

In attacco la soluzione a due punte centrali sembra non godere dei favori del mister: questo avallerebbe la sciagurata ipotesi che uno dei big offensivi rimanga per lo più a guardare l’altro. Il “Pazzo” dovrebbe partire davanti nelle gerarchie, ma dopo l’ultima scellerata sua gestione tecnica da parte di un nostro allenatore, non si può davvero dare nulla per scontato.

Di Carmine è arrivato al suo zenit calcistico a 30 anni: mai prima d’ora aveva segnato così tanto, e Perugia è una piazza importante, quindi lo ritengo potenzialmente prontissimo a guidare da titolare il nostro attacco, dovesse essere lui il nostro centravanti designato. Le staffette sinceramente non mi convincono, un attaccante poi gioca meglio sentendosi la fiducia e dando continuità alle sue prestazioni.

Giocando presumibilmente a tre davanti, ecco che la batteria degli esterni diventa fondamentale. Non siamo numerosi in tal senso ma presi singolarmente anche qui la qualità media è abbastanza sopra la media per la serie B. In particolare l’ultimo arrivato Ragusa rappresenta un lusso per la categoria, lui che si è ben disimpegnato nelle ultime stagioni in A con il Sassuolo. Non segna molto, ma abbina sapientemente tecnica e corsa, cuore e senso tattico. Sarà molto utile alla causa, così come il forte Cissè (sembra passata un’era calcistica da quando vestì per la prima volta la maglia gialloblu nell’inferno della Lega Pro), l’estroso coreano Lee e un motivato Matos.

Questi ultimi due, parsi per lo più inadeguati in serie A, mi auguro possano trovare la loro dimensione ideale in questo campionato. Mi aspetto di più dal piccolo Lee Seung – Woo, che anche con la maglia della sua Nazionale sta dimostrando il suo valore, piuttosto che da un Matos ancora troppo fumoso sin dalle prime uscite di questa stagione. Le qualità tecniche le possiede, ma deve farsi più risoluto e regalare giocate che non siano fini a sé stesse.

La carne al fuoco c’è, ed è comprensibile nutrire alte aspettative. Non soltanto perché ci si chiama Hellas Verona, ma perché appunto la squadra è di indubbio valore. Senza gli svincolati di Bari e Cesena non so di che staremmo parlando ma va bene così: ripeto, niente dietrologie in questo post, ci sono giornalisti molto più esperti e competenti di me in materia.

Mi limito in questa sede a fare il tifoso e, come tutti, ciò che chiedo è che la squadra dimostri amalgama, voglia e soprattutto metta tutto ciò che ha in campo. Dopo una stagione fallimentare come l’ultima appena vissuta, mi pare veramente il requisito minimo.

 

La vittoria del Verona nel derby contro il Chievo riapre la lotta salvezza in serie A

Che valore dare alla vittoria del Verona nel derby contro il Chievo di ieri sera?

A caldo ieri sera ho scritto sul mio profilo Facebook che si tratterebbe della salvezza più “illogica della storia della serie A” e, iperbole a parte, credo che per come è stato condotto, vissuto e sofferto il campionato, non andrei tanto lontano dal vero con quella fantasiosa affermazione.

L’urlo di gioia di Caracciolo dopo aver segnato il gol decisivo nel vittorioso derby contro il Chievo

C’è da dire che alla fine i 3 punti sono arrivati, senza tener conto del bel gioco (ma, eccezion fatta per i primi 3 mesi splendidi in serie B all’inizio della scorsa stagione, quand’è che con questa conduzione tecnica abbiamo assistito a gare memorabili?) ma finalmente con tanto cuore.

I tifosi, in assenza di qualità tecniche preminenti, quello chiede ai propri giocatori, ché il Barcellona non gioca certo al Bentegodi! Ora non voglio passare per il tifoso “amante del calcio inglese” (quale in effetti sono comunque 🙂 ) ma il Verona di quest’anno mai oppure solo raramente aveva messo in campo quelle doti agonistiche, quella determinazione e rabbia che si chiede a chi in difficoltà di classifica deve (appunto) lottare per non retrocedere.

Il mercato di gennaio aveva lasciato la maggior parte dei tifosi sbigottiti e viene difficile credere, anche alla luce dei migliori risultati che si stanno ottenendo (fare peggio del girone d’andata era francamente difficile), che dietro ci fosse una strategia “tecnica” ma forse, dico forse, un po’ di cognizione di causa il buon bistrattato Fusco deve averlo avuto, così come il “santone della panchina” Pecchia che sta dimostrando di saper allenare e “persino” leggere le partite anziché fare la formazione tirando i dadi!

Scusate la schiettezza ma quante volte sono rimasto incredulo nel leggere formazioni, ripescaggi o accantonamenti di questo o quel giocatore, variazioni di modulo in corso, stravolgimenti della rosa senza molte spiegazioni… insomma, un caos tecnico che però per lo più da qualche partita a questa parte (scivoloni evitabili a parte, tipo lo scontro diretto perso in casa col Crotone) è circoscritto.

Pecchia ha il gruppo con sè, l’ha creato e mi pare anche plasmato a sua immagine e somiglianza. E’ una squadra inesperta come lui in fondo e che, a differenza di altre compagini in lotta per non retrocedere, fino a qualche gara fa sembrava giocare (inspiegabilmente) di fioretto. Sia il tecnico che diversi giocatori di questa rosa probabilmente non erano abituati a “sudare” per ottenere risultati, forse in effetti gente come Romulo, Pazzini, Bessa o Kean (nelle giovanili) è consapevole delle proprie qualità tecniche e credeva che, massì, in serie A si potesse giocare come in B.

Non è così, chi l’ha capito è stato confermato, anche trattandosi di un prestito secco (ma Kean ha capito che da questa cruciale stagione potrà giocarsi davvero le sue chance per rimanere in orbita Juve), altri magari no, al netto di ingaggi onerosi (vedi Pazzini).

I nuovi arrivi sembrano più in linea con il galleggiamento della salvezza, calciatori come Petkovic, Vukovic, Matos o il ripescato Calvano stanno dimostrando di mettercela tutta, nonostante tanti errori e le ingenuità.

Se si retrocederà dando tutto in campo, nessuno sono sicuro avrà da ridire perché lo sappiamo che la rosa è al più inadeguata ma se ci si dovesse salvare bisognerà fare tutti quanti un “mea culpa” nei confronti di tecnico in primis e dei giocatori, mai così “maltrattati” dai tifosi in 30 anni circa che seguo le partite del Verona. E siamo passati anche dall’inferno della serie C.

Ma questo accanimento partiva proprio dall’atteggiamento remissivo, quasi rinunciatario messo in mostra durante tutto il girone d’andata, anche al cospetto di formazioni abbordabili. I punti pesanti erano venuti contro il Milan che, per quanto in difficoltà fosse, era pur sempre il Milan, pareggiando a Torino con i granata e vincendo al Mapei contro il Sassuolo. La vittoria di misura col Benevento non era certo stata salutata con facili entusiasmi.

Nel ritorno qualcosa è cambiato, anche qui i punti erano stati raccolti per lo più inaspettatamente (vedi la dilagante vittoria esterna a Firenze) ma adesso finalmente vediamo una squadra compatta, coesa, determinata, quello che si definisce “un gruppo” e non solo a parole, ma nei fatti. Tutto il contrario di come è parso il Chievo, lontanissimo parente di quello ammirato nella prima parte di stagione quando sembrava già salvo a…novembre!

Emblemi di questo “nuovo campionato gialloblu” sono il goleador di giornata Caracciolo, Petkovic e Calvano: tre che in A sembra(va)no di passaggio e che invece stanno dimostrando che possono dare un grande contributo in ruoli chiave.

Il primo si sposa a meraviglia con il nuovo arrivato Vukovic (che rispetto ad Heurtaux sembra di un’altra categoria per spessore e carisma), e in ogni gara difende dando il 100%, un difensore d’altri tempi che però a inizio stagione sembrava non propriamente nei piani per affrontare la categoria dopo tanti anni in cadetteria.

Il secondo è un ariete d’area atipico, nettamente più bravo a giocare di sponda, da pivot, con gran senso tattico ma abile anche a far risalire la squadra come si conviene a una punta alta più di un metro e 90. Se lui da solo fa ammonire mezza squadra avversaria come accaduto ieri e poi arriva comunque la vittoria, beh, allora si può perdonargli il fatto che il tabellino delle reti sta ancora fermo a zero.

Infine Calvano, cui ho già di recente dedicato un pezzo. Ieri è stato emozionante sentire la standing ovation che lo stadio gli ha tributato all’uscita dal campo. Un giocatore che sta lottando, sudando, che non si tira indietro, e che rappresenta la rivincita per tutti i “bistrattati” che ancora prima di avere una possibilità di dimostrare cosa si è in grado di fare, già finiscono nel tritacarne delle polemiche e delle invettive. Non aveva mai avuto una chance, la sua “colpa” era quella di aver giocato sinora solo nelle serie inferiori. Non stiamo parlando di un fenomeno, certo, ma ha avuto l’umiltà, la tenacia e la dignità di provarci, di giocarsi tutto, forse anche un’intera carriera che potrebbe svoltare per lui se dovesse continuare di questo passo. Di certo non tornerebbe nelle serie inferiori.

E con lui si spera che non debba tornaci neanche il Verona. Tutto è ancora aperto e persino il calendario, ora che il tabù Bentegodi, con queste due vittorie consecutive, è finalmente caduto, sembra sorriderci.

Importante vittoria del Verona contro il Torino nel nome di Valoti e Calvano

Nell’importante vittoria casalinga del Verona contro il Torino, che riapre le speranze di salvezza della squadra gialloblu, viste le concomitante sconfitte delle rivali Crotone, Sassuolo e Chievo, c’è stato il grande contributo di due giocatori ancora incompiuti: Valoti e Calvano, centrocampisti che quest’anno spegneranno 25 candeline.

Il primo è stato decisivo segnando entrambi i gol con cui la squadra scaligera ha sconfitto il più quotato Toro per 2 a 1, ma il secondo è stato altrettanto determinante ai fini del risultato con una prestazione maiuscola a centrocampo, tutta cuore, corsa e grinta.

Prima doppietta in serie A per il talentuoso centrocampista Mattia Valoti oggi contro il Torino

Entrambi sono spesso e volentieri finiti nel mirino dei tifosi per vari motivi, anche se la loro storia veronese è molto diversa. Mattia Valoti è stato acquistato nel 2014 e fa parte a tutti gli effetti del progetto; nonostante qualche prestito a vuoto, figura tra i protagonisti della recente promozione. Simone Calvano è a Verona dal lontano 2012 ma le sue chances in prima squadra sono state alquanto limitate, visto che di fatto ha esordito soltanto sul finire del 2017, dopo aver militato in ben 7 squadre in prestito, per un totale di 6 stagioni in serie C (l’ultima nella Reggiana).

Eppure i loro destini si sono spesso incrociati, avendo condiviso più di un’esperienza. Valoti, figlio d’arte (anche il padre Aladino, mediano, disputò delle stagioni in gialloblu negli anni ’90) dalle giovanili dell’Albinoleffe (un ottimo vivaio, insieme al “Gallo” Belotti era il fiore all’occhiello della nidiata dei ’93) passò alla Primavera del Milan nel 2011, dove si ritrovò a giocare a metà campo assieme a Calvano che invece era giunto in rossonero l’anno precedente dalle giovanili dell’Atalanta. Giocarono poi da professionisti una stagione nell’Albinoleffe.

Valoti con la maglia del Milan

Non solo, tutti e due facevano coppia nelle nazionali giovanili sin dall’Under 16, la prima rappresentativa di un certo livello, su su insieme fino all’Under 19 (Valoti collezionò anche un gettone di presenza nell’Under 20).

Erano insomma quelli che si definiscono dei predestinati e, per quanto la storia ci insegna che “uno su mille ce la fa”, gli addetti ai lavori non faticavano a pronosticare loro un futuro da protagonisti. Si sono ritrovati per vari motivi ancora sospesi nel limbo, nonostante almeno Valoti come detto abbia già accumulato delle presenze da titolare nel Verona, mentre Calvano quasi per caso, in sostituzione del lungodegente Zaccagni (giovane del vivaio del Verona da tenere d’occhio) è stato inserito in rosa della prima squadra solo quest’anno a campionato in corso tra l’altro.

Simone Calvano ai tempi delle giovanili del Mian, quando era considerato una promessa del calcio italiano

A Valoti viene quasi “rimproverato” di non aver ancora mostrato appieno le sue doti. E’ un centrocampista moderno, molto fisico, alto ma non ancora “a fuoco”. Per caratteristiche dovrebbe forse giocare nel cuore del gioco, da interno che si inserisce, essendo in possesso di un’ottima conclusione dalla distanza, più che da trequartista o da esterno. Eppure spesso si estrania dal gioco, appare abulico e svagato, con poca personalità e grinta. Non lo ha agevolato in questo probabilmente il continuo turbinio di cambi di moduli di gioco dell’allenatore Pecchia, il quale in ogni caso da due mesi circa a questa parte lo sta impiegando con continuità, avendogli di fatto affidato la zona centrale del campo dopo le partenze di Bessa e Bruno Zuculini a gennaio.

Più tortuoso il percorso del compagno di reparto Calvano che, senza troppi giri di parole, sembrava al più “perso” per il grande calcio, o per lo meno per una carriera da A. Questo ancora non lo sappiamo, ma dopo oggi abbiamo capito che il ragazzo ha una qualità importante: ce la mette tutta, non si fa abbattere e da’ tutto in campo.

Certo, è stato inspiegabile certo accanimento nei suoi confronti, la cui unica “colpa” è stata quella di essere fatto passare (dalla dirigenza ma anche dall’allenatore) come un “nuovo acquisto” quando appunto è sotto contratto con l’Hellas Verona da sei anni e prima di questo scorcio di stagione non era mai stato nemmeno preso in considerazione, nonostante dei tornei in serie B della squadra.

Calvano si sta ritagliando il suo spazio nel Verona in questa seconda parte di campionato

Tanti infortuni, qualche difettuccio caratteriale, già emerso sin dalle giovanili rossonere, ma anche tanta qualità. Al punto che pure l’allenatore all’epoca dei rossoneri, un certo Clarence Seedorf, stravedeva per lui e lo riteneva utile e pronto anche per il Milan dei grandi. Invece qualcosa non ha funzionato, al di là come detto dei brutti infortuni. Il Verona non ha mai smesso di crederci ma di fatto non gli ha mai concesso un’opportunità e si sa che quando si comincia a girare per la terza serie, Lega Pro o C che dir si voglia, emergere soprattutto per chi a centrocampo possiede qualità tecniche non è facile.

Neanche Simone però ha ha mai smesso di crederci, anche se ripensandoci non deve essere stato semplice passare dall’essere considerato una sicura promessa del calcio azzurro a finire spesso in panchina – con tutto il rispetto – nel Tuttocuoio.

Solo l’anno scorso, disputando una buona seconda parte di stagione a Reggio Emilia, sempre serie C, si sono riviste le doti tecniche di Calvano, fino a far ricredere qualcuno, o semplicemente a far constatare che uno così non ci dovrebbe giocare in serie C.

Da qui a disputarsi la salvezza in A però ce ne passa e ciò che colpisce in lui è stata la totale abnegazione, l’umiltà con cui si è messo al servizio di Pecchia, pur sapendo all’inizio di non rientrare nei piani tecnici, pur sapendo di essere ancora di passaggio e di rappresentare un enorme punto interrogativo per tutti i tifosi. Però il tifoso gialloblu, ma credo valga per tutti, sa anche cambiare idea, se vede che il calciatore in campo ci mette il cuore, lotta e suda per la maglia. Tanta strada è ancora da fare, anche oggi da una sua palla persa a metà campo (l’unico errore però questo occorre sottolinearlo) è nato il gol del momentaneo pareggio del Torino, ma non siamo più dinnanzi a un carneade.

Oggi, nella splendida vittoria dei gialloblu contro il Torino – che a livello tecnico è di qualche spanna almeno sopra il livello del Verona come mostra la sua classifica – a centrocampo, a guidare le azioni, ad arrivare sempre prima sul pallone, a contrastare e ripartire con qualità, a sovrastare (perchè onestamente è stato così) gente come Obi, Rincon e Acquah, c’erano loro: Mattia Valoti e Simone Calvano.

Non si sa se sapranno confermarsi, in fondo la disgraziata stagione del Verona sta molto anche in questo, nell’assoluta discontinuità e di conseguenza inaffidabilità della squadra e dai continui esperimenti tattici del mister Pecchia, anch’egli praticamente un esordiente in panchina.

Nel frattempo i due ex prodigi del calcio italiano oggi hanno risposto presente e potranno rivelarsi molto utili da qui alla fine, sin dalla prossima gara a Benevento, assolutamente da vincere se si vuole dare un senso nuovo a questo soffertissimo campionato.

Pazzini-Hellas Verona ai titoli di coda?

Nelle ultime ore è rimbalzata da più parti la notizia che vede diverse squadre di A sondare il terreno per Pazzini, punta di diamante del Verona neopromosso in serie A.

Solo pochi mesi il Pazzo suggellava una super stagione a livello personale, con tanto di titolo di capocannoniere, conducendo i gialloblu nella massima serie dopo solo un anno di Purgatorio.

Come cambiano gli scenari nel giro di pochi giorni! Al di là di una condizione fisica ancora approssimativa (ma chi tra i gialloblu non ce l’ha? E su questo ci sarebbe davvero da riflettere ma lasciamo perdere…) come notato nelle gare di pre-season e in Coppa Italia, è indubbio che ci fossero delle frizioni tra il Capitano e l’allenatore Fabio Pecchia.

Già in serie B era sbottato il centravanti a seguito di scelte non condivise del mister, anche con gesti plateali. Poi tutto smentito, rientrato e finito a tarallucci e vino con la promozione in A.

Ma se lo scorso anno si stette quasi tutti all’unanimità dalla parte dell’allenatore, cercando di privilegiare l’unità dello spogliatoio in momenti cruciali della stagione, che ora si riveda lo stesso film quando il campionato è appena iniziato, con un obiettivo difficilissimo da raggiungere, non è un bel segnale.

il Pazzo da’ il 5 a mister Pecchia: chissà se questa scena si ripeterà ancora al Verona

Ci sono tante congetture su questa improvvisa e imprevista (ma non per tutti) apertura sul mercato di un nome come il suo.

Certo, l’esclusione di Napoli è stata pesante, e poco convincono le motivazioni meramente tattiche fornite da un timido Pecchia nel post partita. Soprattutto non si era ben compreso il suo ingresso in campo sullo 0-3. La rabbia che aveva in corpo Pazzini era giustificabile, agonistica il giusto, se non fosse poi sfociata nel gesto (che solo alcuni commentatori buonisti o filo – società all’inverosimile potevano aver frainteso) e poi in questo vero e proprio “caso” che potrebbe portare alla cessione.

Anzi, io mi sbilancio e credo che alla fine sia inevitabile che a mutare gli scenari di mercato gialloblu sia proprio la sua partenza. Tecnicamente parlando, quindi esulando il fatto che sia il nostro Capitano, il giocatore simbolo, quello dal miglior curriculum, e persino quello che, in soldoni, “ci ha riportato in serie A”, si potrebbe azzardare la “scelta tecnica” di cederlo, non ritenendolo più indispensabile come primo riferimento offensivo al cospetto di difensori forti e solidi come quelli che si possono incontrare in A.

Così fosse, però, non ci sarebbe la coda fuori per acquistarlo (vedi Sassuolo, Cagliari…). Io credo che il Pazzini visto due anni fa, al netto degli infortuni, potrebbe in effetti faticare a tenere sulle spalle da solo un intero reparto (considerando che Pecchia mai e poi mai gli affiancherebbe una seconda punta: non è nel mio stile essere drastico ma ormai è evidente che sia così, e io che credevo che Mandorlini fosse il più “monotono”, tatticamente parlando, allenatore visto negli ultimi anni) e che se al suo posto arrivassero valide alternative, si potrebbe pure cederlo risparmiando così pure sull’oneroso ingaggio.

Ma siamo al 24 agosto e in due mesi il direttore sportivo Fusco non è nemmeno riuscito a prendere un attaccante al posto di Cassano… Purtroppo avendo frettolosamente ceduto elementi offensivi, la cui dimensione probabilmente è comunque la cadetteria (Luppi, Gomez, Siligardi), ci siamo ritrovati senza attaccanti di riserva e la gara col Napoli l’ha ampiamente dimostrato. Se si fa male qualcuno o gli viene il raffreddore, ci si deve arrangiare. Quindi, occorre sperare che Verde, Cerci e Pazzini siano indistruttibili! Se poi “uno” lo teniamo in panca per scelta tecnica, adottando come falso nueve il miglior giocatore della nostra intera rosa, quello con più tecnica e in definitiva l’unico che in mezzo al campo sappia giocare il pallone, beh, allora ce la andiamo pure a cercare.

Col Napoli era logico, evidente, lapalissiano, scontato, che perdessimo ma purtroppo se non si interviene sulla rosa, sarà altrettanto per Crotone. Quindi, per quanto mi sforzi con alcuni amici appassionati gialloblu di vedere il bicchiere mezzo pieno, davvero è difficile quest’anno professarsi ottimisti. Un sano realismo va a scontrarsi in ogni caso con la voglia di sostenere la squadra sempre, di “gustarsi” di nuovo la serie A. Certo, è triste vedere come sembra si tiri a campare invece di avere un progetto, o un’idea di esso. Nessuno credeva veramente al “modello Borussia”, ci mancherebbe, ma almeno giocarsela dignitosamente, quello sì.

PS: arrivasse “in regalo” Mitrovic dal Newcastle, magari confidando nell’amicizia tra Rafa Benitez e Pecchia, e un giovane come Kean (con l’arrivo probabile di Keita, il ragazzo non vedrebbe mai il campo nella Juve e credo che i bianconeri vogliano che faccia esperienza altrove), allora non mi strapperei i capelli per la cessione di Pazzini.. ok, di capelli non ne ho tantissimi, ma credo si sia capito ugualmente che intendo 😀

FantAntonio pronto a ripartire con la maglia del Verona dopo la sua ultima “cassanata”

Ieri sono stato a Mezzano di Primiero in occasione del ritiro dell’Hellas Verona. Una giornata insolitamente calda, considerando che da quelle parti in Trentino si respira aria buona, divenuta poi caldissima per il “caso” Cassano.

Una cassanata in pieno regola, con l’annunciato ritiro (in realtà un’indiscrezione della Gazzetta, probabilmente imbeccata dallo stesso giocatore o dal suo procuratore) poi smentito durante la conferenza stessa, quando nel frattempo da ore si stava dibattendo tra tifosi e giornalisti al seguito nell’incredulità generale.

Eppure in mattinata si era allenato (con le sue modalità, chè la forma fisica è ancora lontana dall’essere definita accettabile) e lo si era visto scherzare e giocare amabilmente col figlioletto all’uscita dal campo. E’ vero, i più attenti, compreso l’amico Stefano con cui avevo condiviso il viaggio, avevano notato un dialogo con il tecnico Pecchia, con i due che salutatisi avevano proseguito distintamente, col mister mesto a testa bassa. Dietrologie, analisi col senno di poi. Ma quando dopo il lauto pranzo che ci siamo concessi nella splendida cornice di San Martino di Castrozza, rigenerante in tutti i sensi, abbiamo buttato l’occhio sullo smartphone alla ricerca di news di calciomercato, ci siamo imbattuti nella notizia rimbalzata da tutti i media del suo ritiro shock, la cosa sapeva di bufala. Ma come? Lo avevamo salutato un paio d’ora prima e alle 17 lo avremmo rivisto assieme agli altri per la seduta pomeridiana e ora questo decide di ritirarsi per sempre dal calcio? Appurato ben presto che non si trattava di una bufala, siamo ridiscesi al campo di allenamento.

Nel mentre, supposizioni, congetture, scoramento e incazzatura per quella che pareva agli occhi dei tifosi, ma non solo, una doccia fredda, un inatteso dietrofront, o più prosaicamente una presa per il culo.

Nemmeno il tempo di vedere arrivare di corsa i vari inviati delle tv, a chiedere ai tifosi lo stato d’animo che li caratterizzava ed ecco iniziare la conferenza, alla presenza di Fusco.

Colpo di scena, l’ennesimo, questa volta per annunciare candidamente che si era trattato di un momento di debolezza e che la moglie, giunta per l’occasione a “rinsavirlo” e lo stesso Ds del Verona lo avevano fatto riflettere e convinto a provare a vincere la sua nuova scommessa tinta di gialloblu.

Che dire? Nulla di nuovo in sostanza conoscendo il calciatore, ma anche mettendo in fila le sue azioni più celebri, fuori dal campo in questo caso, le sue “uscite” non sempre omologate, i suoi atteggiamenti a denotare una personalità per certi versi debordante, ma per altri fragile, incompleta, immatura, davvero e’ stato difficile comprendere cosa gli fosse passato per la testa. E se lo facesse di nuovo, abbandonando la truppa magari fra qualche mese? Quanti dubbi serpeggiavano fra i numerosi sostenitori gialloblu, tra cui molti giovanissimi con il primo pensiero di acquistare la maglia col suo nome e il numero 99 sulle spalle.

A nessuno dei tifosi dell’Hellas piacciono questi comportamenti, capaci anche di destabilizzare un ambiente (che invece quest’anno pare carico il giusto e molto sereno, proprio per l’amalgama che si sta creando fra i giocatori, vecchi e nuovi, “anziani” e giovani). Non piacerebbe al tifoso di nessuna squadra, ovvio.

Quella di Cassano è stata sì una debolezza, diamogli questa attenuante, questa connotazione “umana”: un giocatore che in carriera ne ha viste e passate tante, belle e brutte, e che magari può avere l’esigenza di approdare presto a una dimensione più intima, famigliare, anche forse più congeniale, dopo i tanti “colpi di testa”. Ma l’aver capito che stava commettendo un errore, che nonostante la gamba non gli consenta più di imperversare in campo da funambolo, può in realtà ancora da fungere da elemento “più” per una squadra proveniente dalla B e che dovrà giocoforza lottare per conseguire l’obiettivo salvezza, è già di per sé segno che la sua testa non è poi tanto matta come la si vuol dipingere.

Anche il legittimo dubbio sul suo effettivo recupero può aver tormentato gli ultimi giorni di FantAntonio. In fondo per un campione non è facile da assorbire l’idea che l’età stia avanzando e che dei ragazzini imberbi sfreccino davanti a te col pallone tra i piedi.

Ma, venendo a un discorso meramente tecnico, nessuno a Verona pretende che lui sia il salvatore della Patria, che prenda per mano la squadra, e nemmeno in fondo che vada a ricomporre la coppia dei sogni blucerchiata di qualche stagione fa con Pazzini.

D’altronde è evidente che la società e lo staff tecnico non stiano plasmando la squadra in funzione del barese. Però siamo certi che uno con la sua classe, la sua tecnica, la magia che permea ogni sua giocata e che non accenna a svanire (e quello lo si comprende anche dal modo in cui, pur da fermo, riesce a “sedere” i difensori in allenamento con serpentine e la palla incollata ai piedi) può far molto comodo alla squadra.

I media stanno ipotizzando fuochi d’artificio dal trio offensivo Cerci-Pazzini-Cassano, a mio avviso erroneamente, perché se è lecito attendersi una stagione del pieno riscatto dell’ex granata, e una fragorosa conferma al ritorno nella massima serie del centravanti capocannoniere del campionato promozione di pochi mesi, da Cassano appunto ci si auspica che accendi la luce con tocchi deliziosi, assist, genialità assortite e magari qualche gol.

Sono sicuro che la voglia di giocare, di rimettersi in gioco da parte sua ci sia ancora, lo capisci da come in partitella cercava in particolare Bessa, uno della sua stessa pasta, o da come scherzava con i compagni, anche con i più giovani. Il Verona non potrà dipendere da lui, né tanto meno dalle sue bizze, ma di certo potrà usufruire del suo bagaglio tecnico, dal valore inestimabile.