Si torna a parlare di “Verrà il tempo per noi”

In queste ultime settimane sono stato molto preso su più fronti, personali (con una vacanza programmata da tempo e finalmente espletata) e professionali (con l’uscita del mio terzo libro e i primi frenetici giorni relativi alla promozione). Di conseguenza ho letto in ritardo l’invito da parte del mio editore, rivolto a tutti gli autori, di partecipare a un concorso interno. Una bella idea, con la possibilità che l’autore del libro più votato potesse risultasse il vincitore. Scongiurati nel mio caso i favoritismi del tipo “io ho votato il tuo libro, tu mi ricambi?” (metodo che comunque non avrei mai adottato!), visto che non ho appunto partecipato, mi ha fatto molto piacere leggere che tra i finalisti c’è pure il mio primo titolo “Verrà il tempo per noi”.

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E’ una soddisfazione perché il libro era uscito nel 2011 e nel frattempo la famiglia Nulla die si è di molto allargata, proponendo davvero una vasta gamma di scelte letterarie, libri di ogni genere.

Resterò per sempre legato al mio romanzo d’esordio, nonostante proprio in queste settimane appunto la mia mente e il mio impegno siano quasi esclusivamente rivolti a “Revolution ‘90”, un saggio musicale per il quale ho lavorato e investito molto di me, a livello emozionale. E sto pure ultimando il suo volume gemello che conto di consegnare per fine ottobre.

Ma proprio di recente ho pensato di rilanciare il romanzo in vista di un’interessante iniziativa che si terrà a Macherio, in Brianza. Avrò modo di presentare una mia opera e la scelta, considerando il contesto, è caduta proprio su “Verrà il tempo per noi”, che per me significa tanto. Sono sicuro che il romanzo abbia ancora delle potenzialità e in fondo essendo un esordio è chiaro che non sia molto conosciuto su larga scala. Per questo  con molto piacere ad aprile 2015 in una bella cornice lo ripresenterò più che volentieri. In fondo da lì per me è partito tutto e la storia che avevo proposto la sento tanto mia nel profondo.

 

Recensione di “Entra nella mia vita”, splendida terza prova “internazionale” della scrittrice Clara Sanchez

A Natale ho regalato a mia mamma il nuovo libro della scrittrice spagnola Clara Sanchez che, dopo il best seller “Il profumo delle foglie di limone” e l’altro suo romanzo tradotto in italiano “La voce invisibile del vento”, tornava con “Entra nella mia vita”.

Un regalo che avrebbe acconsentito anche a me di “perdermi” nuovamente nella scrittura di questa fantastica narratrice, una voce originale, sicura, forte. In rete è facile imbattersi in discussioni sul suo reale valore, ma è destino comune di chiunque esponente creativo arrivi a un determinato successo.

A me lei continua a piacere, per i temi, spesso scottanti, che riesce a mettere su carta, dai quali far partire e confluire le sue intricate vicende, e per il suo stile, ormai consolidato e riconoscibilissimo dopo averne letto tre “prove”.

“Entra nella mia vita” mantiene inalterato la doppia voce, il doppio punto di vista, affidato in questo caso ai pensieri e alle azioni delle due protagoniste, come sempre splendidamente tracciate nei loro profili psicologici. La Sanchez tra le varie frecce al proprio arco, sa come scandagliare l’animo umano e connotare i suoi personaggi di caratteristiche pregnanti. Lo fa anche in questo caso con la galleria di “attori” messi in scena: Veronica, Laura, Ana, Betty, Daniel, Greta, Lilì, Angel, Mateo, Moncalvo, Maria…

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Senza entrare nei dettagli della storia, illustrandone la trama, chiudo dicendo che il tema è quello dei bambini rubati, delle false adozioni, argomento spinoso, tabù, emerso nella Spagna di fine anni ’80, periodo in cui sono trasportate le vicende delle due protagoniste che si scoprirà essere sorelle, separate dapprima e poi unite, più che dal destino, dall’indomita voglia di verità della più giovane, Veronica, che sente di dover portare avanti la battaglia della madre, correndo dei grossi rischi.

Un libro avvincente, di quelli che non poseresti più sulla credenza, nonostante le ore della notte scorrano sempre più veloci. Una storia che, come le precedenti della Sanchez, lascia attaccati alle pagine, sempre avvolte da quel senso di tensione e di mistero, nonostante non si tratti nemmeno stavolta di “noir” vero e proprio. E’ piuttosto una “tensione emotiva” che ci accompagna lungo tutta la lettura, fino al finale, in questo caso forse un po’ più scontato rispetto ai due libri precedenti, ma non per questo meno efficace.

Un bilancio personale dell’anno che va concludendosi ma soprattutto… Buon 2014 a tutti!

E così anche il mio, il nostro, 2013 va a concludersi. Un anno che, sembra (ma ovviamente, per fortuna, ci sono eccezioni positive) non essere stato particolarmente felice per la maggior parte di noi, degli italiani. Tanti problemi assortiti, e in generale un clima sempre più proteso alla sfiducia.

Io tendenzialmente non sarei così: chi mi conosce nella realtà di tutti i giorni, ma penso pure coloro che più o meno abitualmente mi leggono tra queste pagine del blog, sanno che difficilmente mi lascio abbattere e contagiare dal pessimismo, finanche quello più dilagante.

Venivo da un anno estremamente pesante a livello personale, con un 2012 trascorso all’insegna della scoperta e poi della miracolosa guarigione della sindrome rara di Lyell, una gravissima malattia della pelle, di cui avevo dato ampia testimonianza anche su PELLEeCALAMAIO, proprio per dare in qualche modo aiuto e supporto a chi si trovava nelle mie stesse condizioni.

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Il periodico controllo annuale svolto pochi giorni fa ha confermato i buoni esiti di tutto questo 2013, e cioè che ne sono definitivamente uscito indenne, sebbene la brava dottoressa specialista che mi ha seguito e tuttora mi ha in cura mi abbia ribadito che se non avessi incrociato per la mia strada un dermatologo ci avrei lasciato le penne.

Il 2013 avrebbe dovuto rappresentare – e i presupposti c’erano tutti – l’anno della vera rinascita, della svolta, con tanto di progetti stupendi e concreti. Ho raccontato per bene la mia nuova vicenda legata alla salute, e non sto qui a riscriverla nei particolari. Comunque, purtroppo, non si potrà mai stabilire con esattezza se le due malattie sono correlate direttamente o una avesse spianato la strada all’altra, fatto sta che a maggio sono stato ricoverato dapprima per un problema renale, poi scopertosi – dopo lungo iter diagnostico – derivare in realtà da una rara malattia autoimmune, il LES, o lupus.

Questa, a differenza della Lyell, è una malattia – magari meno invalidante – ma di fatto cronica e pertanto il difficile è semmai trovare la cura adatta, mirata, dosata al punto giusto-

Sto facendo dei bei passi in avanti (dopotutto, sono stato ricoverato in ospedali vari per 4 mesi, ai quali hanno fatto seguito quasi 80 giorni di convalescenza), i valori stanno ben rientrando nei parametri e soprattutto sono seguito da medici specialisti tra i migliori della zona. Hanno approntato una cura più specifica, un po’ per volta, sempre sotto stretto controllo (analisi periodiche, controlli ecc) e quello che mi dicevano è vero.. ci vuole tempo per trovare la terapia “ideale”: ogni corpo reagisce a modo suo, in fondo. Tuttavia, devo far sì che i momenti di ansia e paura non prendano il sopravvento sulle tante cose positive che sto riscontrando. Sto tornando alla mia “normalità”, a una quotidianità fatta di lavoro (ho ripreso, seppur da poco e per il momento in forma un po’ ridimensionata, dopo una batosta simile), progetti e sogni. Sogni che, ben inteso, erano vicinissimi alla realizzazione e che, senza i proclami dell’anno scorso (un po’ di scaramanzia non  guasta…), sono stati – come dire – posticipati. Avrei dovuto essermi già sposato con la mia Mary ma la data stabilita (da moltissimo tempo!) era troppo vicina a quella delle mie dimissioni definitive dall’ospedale, appena una settimana successiva e, francamente e con tanta amarezza, ma pure con sano realismo, non ero proprio in condizioni fisiche per il “grande passo”, per una giornata speciale, di gioia e di amore, quella che attendavamo da così tanto tempo. Purtroppo, quando a luglio, contrassi un’infezione cerebrale dovuta alla stessa cura che stavo seguendo in fase acuta per la comparsa del lupus (insomma, le mie difese immunitarie si erano abbassate troppo, indebolendo il mio organismo), i medici subito mi dissero che la guarigione sarebbe stata possibile (in un primo momento non fu facile nemmeno con le biospie stabilire che tipo di battere avessi contratto) ma comunque molto lunga. Fu necessario addirittura un delicato intervento neuro chirurgico in stereotassi per stabilire cosa avessi: dovettero in pratica prelevare del liquido dal cervello, in soldoni… Tutto è bene quel che finisce bene, alla fine si è individuato il germe attivo e lo si è curato efficacemente. Grandissimi i medici, e grande la Provvidenza, grande, Immenso, l’AMORE delle persone che mi sono state vicine in quei momenti. Per questo, se ho superato tutto questo, non mi farò spaventare ora da qualche normale intoppo sulla terapia, da qualche inevitabile effetto indesiderato. Non sapevo di essere così forte, me lo hanno fatto capire tante persone, a iniziare dagli stessi medici, fino ai compagni di stanza – con alcuni di loro si sono creati dei legami di amicizia (sì, Daniele, Mauro, Sante.. sto parlando di voi e vi ringrazierò sempre!), per finire alle persone che mi amano, che  sono sempre state presenti in quel lungo periodo di incertezza. Grazie! Grazie! Grazie!

Mi vedevano scrivere, buttare giù idee per il romanzo, bozze di articoli per le riviste (sono riuscito a completare due lunghi articoli poi usciti sul Guerin Sportivo in condizioni quasi proibitive, se ci penso!), ho portato avanti il progetto del saggio musicale che con l’anno nuovo vedrà la luce in libreria.. ormai siamo alle fasi conclusive! Riprenderò pure le trasmissioni a yastaradio.com!

Insomma, io non mollo, sono tanto acciaccato, devo controllarmi e seguire la terapia, ma ho 36 anni, il peggio è passato: e come scrivevo nel mio primo romanzo, prendendo proprio spunto dal mio titolo, credo che mai come nel 2014… “Verrà il tempo per noi”, per me e te Mary, visto che ormai non ci fermerà nessuno, e verrà il tempo di riprendere in mano tante belle iniziative, tanti bei discorsi lasciati giocoforza a metà.. verrà il tempo di riprendere una condizione accettabile.. non dico che tornerò a “scalare le mie adorate montagne dell’Alto Adige” ma voglio rimettermi in forma.. anche l’occhio vuole la sua parte e io sono pure vanitoso, eh? Mi sa che lo avevo già scritto da qualche parte 😉

Ora chiudo, augurando davvero di cuore a tutti gli amici più cari, ai tanti che pure in silenzio mi hanno aiutato, supportato e incitato, ai lettori, a chi viene ogni tanto a sbirciare, a chi invece è un affezionato.. insomma, a tutti, che sia un 2014 all’insegna di un ritrovato sorriso, uno sguardo che vada oltre la realtà quotidiana pesante da affrontare. Chiudete gli occhi, esprimete qualche desiderio, prefiggetevi degli obiettivi e tentate in tutti i modi di raggiungerli.. diamoci degli scopi, coloriamo le nostre vite e sapremo controbattere tanta negatività e tanto pessimismo. La mia non vuole essere una facile cifra demagogica, ma davvero, quando si passano momenti difficili, viene più semplice e naturale dare valore a certe cose e capirne la reale importanza.

E così, per una volta.. niente classifiche, niente graduatorie consuete.. niente “i migliori libri, i migliori film, i migliori dischi del 2013” ma un invito a guardare avanti al futuro con rinnovata fiducia.. come faccio io, come voglio fare io…

un abbraccio forte a tutti… ora mi godrò qualche giorno di relax in montagna con la mia morosa e una coppia di cari amici: i primi giorni di “vacanza” dopo tanti mesi, un po’ di stacco fino al 2 gennaio, poi si riparte appunto… 🙂

a presto e… voi che potete… mangiate pure TUTTO quello che volete (ormai è un mio tormentone ma… non appena mi sarò ristabilito del tutto tornerò ai miei cibi preferiti!!!)

“Revolution 90”, il mio saggio sugli artisti italiani che hanno contraddistinto quello splendido decennio sta arrivando… quasi terminata la prima stesura!

Solo un aggiornamento ma importante dal punto di vista editoriale… in queste settimane, pur essendo ancora ricoverato in ospedale, sto molto meglio, mi sto riprendendo soprattutto fisicamente, mentre dal punto di vista psicologico ho sempre cercato di mantenermi sulla soglia di un timido ma sincero ottimismo, considerato il parere dei medici, che mi seguono e mi danno ogni giorno garanzie sulla mia – ormai imminente guarigione – e ciò ha fatto sì che, dopo un periodo di stop (perchè fin quando sei nell’incertezza di certi esiti è davvero difficile concentrarsi) riprendessi in mano le redini del mio nuovo progetto scrittevole.

Parlavo di saggio musicale e difatti il mio libro, incentrato sugli artisti italiani degli anni ’90, lo è strutturalmente, ma col tempo ho deciso di connotarlo di un po’ di sana “umanità”… in fondo quel decennio per me, nel quale sono passato dai 14 ai 24 anni, oltre che formativo in ambito musicale – lì ero stato più precoce a dire il vero, visto le notevoli influenze “casalinghe” – lo è stato soprattutto a livello esistenziale e allora ad ogni disco e artista preso in considerazione ho voluto dare un contributo più intimo, associando di volta in volta un ricordo, un aneddoto. Credo di essere sulla strada giusta per raggiungere il mio obiettivo!

Scrivo quindi per dire che solo negli ultimi 15 giorni ho “bruciato” quasi 150 pagine di word per ultimare le schede, almeno “allo stato grezzo”, diciamo così per semplificare; ora in fondo si tratterà (ma sarà la parte più divertente) di integrare con le parti personali, che ho già tutte ben delineate nella mia testa, e ovviamente rivisitare e integrare con indici , fonti e robe simili.

Ho anche già in mente la copertina che vorrei, visto il positivo riscontro dei miei due precedenti libri pubblicati per Nulla die (il romanzo “VERRA’ IL TEMPO PER NOI” e la silloge “PINGUINI DI CARTA”, dal quale ho tratto un reading teatrale/musicale portato con successo in un’unica occasione – poi è subentrata la cattiva salute a interferire i piani promozionali e non solo quelli – ) se ne occupasse nuovamente Maria Teresa Zingaro, cioè la mia adorabile fidanzata, solo che stavolta le commissionerei il soggetto io stesso, visto che ho una precisa idea per un libro che si intitolerà REVOLUTION 90!!!!

alle prossime

“Il Toro non può perdere”, ottimo libro del grande Eraldo Pecci. Passione, nostalgia, simpatia e poesia.

La lunga degenza ospedaliera comporta anche del tempo libero che, salute permettendo (ma spero di potermi sbilanciare nel dire che il peggio sia passato) e scomodità permettendo (si è pur sempre in reparto, seppur attrezzato) mi concede ottime letture e possibilità di scrivere, come vedete dai numerosi post pubblicati nelle ultime settimane.

Mia mamma ha pensato bene di farmi qualche regalino scrittevole, andando sul sicuro. Posseggo, non dico tutta perché francamente è quasi impossibile, la bibliografia riguardante la storia del Torino. Il top rimane a mio avviso “Il Romanzo del Grande Torino” di Franco Ossola, figlio dell’indimenticato attaccante granata perito a Superga, e di Renato Tavella ma leggo volentieri ogni libro che esce sul Toro.

Così un giorno mi vidi recapitare il libro di Eraldo Pecci, uno dei protagonisti dell’ultimo scudetto granata, all’epoca di Sala/Graziani/Pulici. Di fatto un regalo a sua volta di due librai amici di Legnago,che ringrazio. Edito da Rizzoli, “Il Toro non può perdere”  raccoglie all’interno non solo la cronaca, seppur frizzante, di un’impresa sportiva ma direi tutto un mondo interiore dell’autore.

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Pecci è personaggio molto noto, perché dopo aver appeso le scarpe al chiodo, fu uno dei primi –e più incisivi, col senno di poi, commentatori ad affiancare i cronisti, supportando le telecronache, a volte appiattite,altre volte eccessivamente enfatizzate nel nome del portare acqua al mulino della propria azienda. Eraldo ce la faceva rimanendo sé stesso, umile, spontaneo, guascone, dalla battuta pronta ma raramente banale.

Poi il distacco da quel mondo, almeno a livello ufficiale, perché comunque ha continuato a collaborare con tv locali ecc. Bolognese nell’anima, ha comunque marchiato a fuoco la sua storia sportiva e personale con quella del Torino e di Torino, dove è tuttora nell’empireo, tanto che si schernisce di essere “santino” per quelli delle nuove generazioni… anche se poi lo stesso accadeva a lui con gente come Ferrini o altri precedenti la sua epoca. E’ il fascino di una squadra unica in Italia, dove la nostalgia per un passato glorioso diventa riconoscenza e accettazione forzata di una realtà lontana da fasti ma ancorata a principi di fedeltà e attaccamento raramente riscontrabili in altre realtà.

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Il libro è adatto a chiunque, non solo ai tifosi del Toro… certo, è un inno all’essere del Toro, ai suoi miti, i suoi riti, la sua magia, ma tra le pieghe di questa storia si innescano tante altre storie, tanti sinceri omaggi che Pecci regala a compagni, amici  veri e rivali, sì ci sono tante parole buone anche per i “gobbi” come anche lui li chiama. C’è un’umanità variegata, il giusto riconoscimento per la conquista di uno storico scudetto, il primo (e l’ultimo) del dopo Superga, vero spartiacque della storia granata, e del calcio italiano tout court. Quindi, non solo il ricordo di una scalata, condita da emozioni dirette, aneddoti in serie, ma anche quello di persone che hanno contribuito in egual modo a quell’impresa, dai magazzinieri, agli autisti, ai preparatori, ovviamente i dirigenti e i compagni. Grandi attestati di stima per il mister Radice e di profondo affetto per il Presidente Orfeo Pianelli. Ma anche i ristoratori, le persone comuni, gli amici di Torino rievocati con dovizie di particolari, e con una tenerezza infinita. Un bellissimo libro, che fa inevitabilmente rimpiangere un calcio che sembra davvero lontano anni luce da questo attuale.

Stupenda recensione per il mio libro “Verrà il tempo per noi”

Segnalo il link dell’interessante blog della scrittrice Manuela Micheli, nel quale trova spazio una stupenda recensione del mio primo romanzo “Verrà il tempo per noi” che vi riporto volentieri qui 🙂

http://lafontecapricciosa.blogspot.it/2013/06/premetto-che-e-stata-una-piccola-sfida.html

VERRA’ IL TEMPO PER NOI (Gianni Gardon)

Premetto che è stata una piccola sfida per me, perché generalmente non mi approccio a libri di questo genere, e sono sincera quando dico che è stata anche una bella sorpresa.
La storia si incentra sulle vicende legate ad alcuni amici che usciti dalle scuole superiori si proiettano verso il futuro ognuno con un suo progetto personale e con il desiderio di realizzarlo il prima possibile. Viene aperto un pub con l’obiettivo di renderlo uno spaccato di vita irlandese, c’è chi si butta sulla musica e chi sullo sport; le loro storie si mescolano a quelle delle persone che li circondano dipingendo un quadro di vite connesse tra loro e allo stesso tempo molto diverse. Tutti saranno costretti a crescere e a lasciarsi alle spalle qualcosa, che sia un trauma subito o un sogno irrealizzato. L’ingresso nel mondo degli adulti è accompagnato da vicende familiari problematiche, relazioni destinate a durare o a spegnersi del tutto e da piccole e grandi delusioni che al termine dell’adolescenza sono necessarie per affrontare il futuro. Un giorno guardandosi indietro questi giovani, che si tratti di uomini o di donne, potranno dire che il loro tempo è finalmente arrivato.

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Un romanzo talmente realistico da essere a tratti tragico (lacrimuccia e brivididabidi). E’ un pò la storia di tutti noi da quando inziamo a muoverci in mezzo ai “grandi” e vorremmo “spaccare il mondo” con i nostri sogni e le nostre ambizioni, ci sentiamo forti e pensiamo di poter raggiungere ogni obiettivo. Ci sono persone con i piedi più per terra, come il personaggio di Davide, che rimane in secondo piano tutto il tempo ma alla fine ti segna con la sua storia molto più di alcuni altri, e persone che invece vogliono volare in alto e che trovano lo slancio materiale per poterlo fare. Poi però tutti facciamo i conti con la realtà e allora qualcuno deve invertire la rotta e reinventarsi, altri invece per capacità o per altri motivi possono proseguire su quella strada che si sono segnati fin dall’inizio. Ecco a me il messaggio che è arrivato è questo e lo trovo meravigliosamente profondo e sensato.
Io sono seriamente innamorata del padre di Ricky, lo psicologo di Valeria, una figura salvifica che vorrebbe fare di più per la giovane ma non può.
Il realismo della storia viene accompagnato dalla semplicità della narrazione, senza troppi fronzoli, chiara e lineare. Il rimando continuo a brani musicali devo essere sincera mi ha un attimo spiazzata, perché molti non li conosco, è un limite mio che sono ignorante in materia, al contrario evidentemente di Gianni che invece sembra ferratissimo.

Ho impiegato in tutto sei ore a leggere questo romanzo, mi ha colpito proprio per questo, una volta iniziato avevo voglia di vedere cosa accadeva ai ragazzi e alle loro famiglie e non sono riuscita a metterlo da parte finché non ho risolto tutti i nodi.
Complimenti, è una storia coinvolgente, reale e in certi casi molto dolce.

 

Emozioni sprigionate dopo il mio reading “Pinguini e… altre storie” e la presentazione di “Verrà il tempo per noi” a Zevio

Non sono certo tra coloro che usano il proprio blog a mò di diario – cosa tra l’altro rispettabilissima – io preferisco curare questo spazio per includervi interviste, recensioni, argomenti che riguardano in qualche modo la mia sfera di competenza, e quindi legata maggiormente alla musica o al calcio.

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Tuttavia PELLEeCALAMAIO sono io e allora ogni tanto mi va di condividere qualche emozione più nascosta, più personale, come quella che mi sta riversando addosso il successo dei miei libri. Chiaro, uso questa parola in modo errato, siamo lontanissimi dai best sellers o dalle classifiche di vendita. Ma per successo si intende anche la capacità di arrivare a un pubblico, emozionandolo e lasciandogli in dote delle belle suggestioni. Quello che ho cercato di fare in occasione di due eventi recenti legati alle mie pubblicazioni.

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Per “Pinguini di carta”, silloge edita da Nulla die e uscita a dicembre 2012, ho osato mettere in piedi un reading teatrale musicale, accorpando diverse soluzioni sul palco. Mi sono avvalso della collaborazione di gente fidata, che ci ha messo del suo, traducendo a meraviglia le mie indicazioni. Martino Fedini, insegnante di musica, diplomato al Conservatorio, ha colorito il tutto con brani di grande impatto, ora delicati, ora drammatici, ma sempre pienamente coerenti con quanto stavo interpretando sul palco. Una presenza misurata la sua, ma che si è fatta sentire. A leggere alcuni miei testi c’ha pensato Terenzio Mirandola che già avevo avuto modo di apprezzare, in quanto ha prestato in più occasione la sua faccia e il suo vocione al servizio di attività legate alla mia sfera lavorativa, in particolare collaborando in una serie di cortometraggi interpretati da soggetti con disagio psichico, diretti dal regista e amico Giovanni Corso. Terenzio ha una trentennale esperienza come regista e attore teatrale dialettale veneto e il suo apporto è stato grande. Infine Cristiana Dalla Fina ha interpretato con brevi e efficaci performance ciò che Terenzio stava leggendo. Sono fiero di questi testi! Ne abbiamo individuato uno per tipologia, in quanto la raccolta affronta in particolare 5 tematiche distinte, dall’infanzia e i ricordi, dall’amore nelle sue mille sfaccettature, dalla fiducia alla paura di perdersi, fino alla speranza e alle utopie. Io ho introdotto ogni tema con dei monologhi, soffermandomi alla fine di questi recitando a memoria una poesia di volta in volta più adatta al contesto.

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In pratica è stato un lavoro corale ma del quale ho diretto tutto, dai testi alle musiche, dai tempi al resto, pur confrontandomi perennemente con gli altri, visto che sapevano il fatto loro. Ne è uscito uno spettacolo semplice, ma ben fatto.. soprattutto onesto fino al midollo, sincero, vero. E mi fa piacere che tutto questo sia arrivato al numeroso pubblico presente in sala. Oltretutto si sono aperte delle prospettive di presentarlo nelle scuole o in altri teatri. Insomma, siamo pronti!

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Diverso ma altrettanto interessante il contesto in cui ho presentato il mio romanzo d’esordio “Verrà il tempo per noi”. Ero stato contattato dall’Associazione Aldebaran di Zevio, gestita da ragazze davvero in gamba e che cercano di valorizzare il territorio con iniziative di tipo culturale. Conoscevo in particolare Eva per dei trascorsi universitari e il tutto si è svolto all’insegna di una piena sintonia, di una immediatezza e di un reciproco rapporto di stima. Mi porto nel cuore anche le parole del vice sindaco di Zevio, sig Penazzo, che ha introdotto la serata e poi si è interessato al dibattito, portando pure delle piccole testimonianze. Sono felice per questo rinnovato interesse nei confronti del mio primo libro. L’ho scritto un po’ di tempo fa e rileggendolo mi pare acerbo in alcuni punti ma credo sia inevitabile. Ma ciò che conta è che sia in grado di coinvolgere il pubblico, con la sua storia dedicata ai sogni degli adolescenti, alle loro difficoltà, al loro disagio, al loro sentirsi diversi, talvolta incompresi. E poi c’è la musica a fare da sfondo al tutto, a impreziosire la trama. Ora sulla scia di queste serate avrò modo di replicare a breve, essendo stato contattato dal comune di Castagnaro e di Casaleone. Piccoli passi, ma ai quali tengo, specie a Castagnaro, il mio paese d’origine.

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Ringrazio gli assessori, gli insegnanti, chi gestisce associazioni, Pro Loco, i lettori ovviamente, i giornalisti che stanno dando un bel risalto a questa mia esperienza editoriale, appena iniziata. E per quanto la vita possa essere piena di ostacoli lungo il cammino, densa di pericoli, sacrifici ma pure di tante piccole gioie quotidiane, come l’amore sa dare, posso ben affermare che scrivere mi fa stare bene e che continuerò a farlo. Vi lascio pure qualche foto degli eventi, anticipando che sarà a breve disponibile un ricco video diretto dal grande Giovanni Corso, in collaborazione con Damiano Negri,  così da poter condividere con voi le emozioni della serata.

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