Serie B: ecco i verdetti! Il Lecce torna in serie A! Palermo ai playoff, in C retrocede in modo rocambolesco il Foggia.

Cala il sipario sulla stagione regolare in Serie B, da adesso in poi ci sarà spazio per i festeggiamenti, le recriminazioni e soprattutto per i Playoff e i Playout.

Avvincente la corsa all’ultimo posto disponibile per la promozione diretta, che vedeva partire in vantaggio il Lecce di Liverani sulla corazzata Palermo di inizio stagione. Sul filo di lana, ma direi con pieno merito accede in A in maniera diretta la squadra salentina, in grado quindi di compiere il doppio salto in due anni dalla C alla massima serie. Era una vita che i giallorossi non frequentavano i piani nobili del calcio italiano, dopo i fasti degli anni ’80 e la stupenda stagione zemaniana di metà anni 2000.

Promozione meritatissima del Lecce in serie A

Una lunga rincorsa, il pantano prolungato della terza serie ma poi in un paio d’anni tutti gli ingredienti si sono miscelati al punto giusto: un allenatore giovane e con idee chiare (e soprattutto l’impronta di un calcio pratico quanto spettacolare), una squadra costruita con logica e il giusto mix di talento, esperienza e gioventù.

Certo, vi mentirei se dicessi che a inizio stagione avevo accreditato il Lecce come promossa in serie A (lo stesso dicasi per il Brescia, che mi ha letteralmente colpito ed entusiasmato dalla venuta di Corini in poi, meritando ampiamente la promozione anticipata in serie A), ma a conti fatti ne sono proprio felice, per quanto mostrato lungo tutto il campionato.

Giunge (solo) terzo il Palermo, cui pendono anche accuse gravi di illeciti amministrativi che potrebbero minare ulteriormente la posizione, fino a rischiare la retrocessione d’ufficio in serie C.  Peccato, perchè continuo a pensare che i rosanero siano la squadra più attrezzata della categoria, anche se molti sono stati i tentativi andati a vuoto, diverse le cadute che hanno compromesso una promozione che sembrava alla portata.

Come un anno fa, il Palermo dovrà disputare i playoff per tentare la risalita in serie A

Quarto posto per un’altra delle favorite della vigilia, il Benevento, composta da una rosa di primo livello (guidata da un’altro allenatore di quelli rampanti, come Bucchi) e che è stato un po’ incostante lungo il cammino ma che, col senno di poi, parte con i galloni di favorito in questo importante mini torneo dei playoff.  Sì, perchè i campani proprio in dirittura d’arrivo, hanno ritrovato entusiasmo, condizione e finalmente, meglio tardi che mai, un assetto definitivo.

Quinte e seste sono finite Pescara e Hellas Verona, due squadre dai destini opposti ma che spesso negli ultimi anni hanno incrociato le loro strade nel raggiungere i medesimi obiettivi (questo ha portato anche a una forte rivalità, acuita anche da motivi territoriali).

ll Pescara, reduce da una stagione interlocutoria, aveva stupito tutti nella prima parte di stagione, stazionando a lungo nelle primissime posizioni forte di un gioco anche spettacolare, per poi assestarsi in una più giusta dimensione; stessa cosa non si può certo dire per la squadra veronese, ai nastri di partenza accreditata, al pari del Palermo, come la squadra da battere, la più forte in ogni reparto.

Il campo ha detto però altro, con l’11 gialloblu mai credibile per raggiungere un posto al sole.

In realtà “un” vero undici non è mai stato individuato, complice una maxi rosa infarcita di doppioni e la “confusione” tattica del giovane mister Grosso (gratitudine eterna per il Mondiale vinto ma da allenatore deve masticare molta terra prima di arrivare a certi livelli, se mai lo farà) che hanno intristito dapprima una intera piazza, per poi allontanarla. I playoff giungono all’ultimo respiro, dopo aver dilapidato un intero campionato. Tutto si riapre, con Aglietti chiamato in extremis a cercare almeno di dare una parvenza di squadra.

Detto che, banalmente parlando, la probabile promossa uscirà da Palermo, Benevento o Verona, proveranno a dire la loro in chiave playoff anche le restanti qualificate, l’ostico Spezia di Marino e il pimpante Cittadella di Venturato. D’altronde, le sorprese sono sempre dietro l’angolo e nel loro caso si parla di realtà solide e che partono con meno pressioni rispetto alle rivali.

Rimangono fuori dalla griglia la squadra umbra e quella grigiorossa.  Il Perugia di Nesta, sempre in orbita settimo-ottavo posto ma che sul finale ha perso smalto e brillantezza, fino a rimanere fuori a mio avviso meritatamente. Stessa cosa vale per la Cremonese, che in modo clamoroso, sia per meriti propri ma anche per demeriti altrui, era tornata prepotentemente in gioco per i playoff, dopo essersela anche vista brutta a un certo punto della stagione, con lo spettro dei playout a incombere vicini. Poi Rastelli è stato bravo a riprendere in mano la squadra che, diciamolo, poteva contare su un buon organico, e alla fine rimane il rammarico per essere arrivati a un passo dalla zona “sogno”. La società è valida, ripartirà con più esperienza l’anno prossimo.

Cosenza, Crotone e Ascoli erano già salve in anticipo. I loro sono stati percorsi molto diversi: il Cosenza da neo promossa ha faticato nella prima parte di stagione, per trovare un proprio equilibrio e spiccare letteralmente il volo nella seconda parte, quella decisiva, mostrando un gioco redditizio dove non sono mancati i fulgidi talenti; il Crotone è invece stato deludente, potendo fare molto di più, a differenza dell’Ascoli che ha sempre navigato in acque tranquille, pur non vantando una rosa così ricca di individualità.

I pitagorici hanno vissuto una stagione da incubo, dopo i fasti della serie A. Avevano mantenuto l’ossatura, forte, delle passate stagioni, contavano su un allenatore esperto ma l’inizio è stato shock e non è che il prosieguo sia andato molto meglio, tra errori tecnici e societari. Un contrappasso negativo giunto dall’inaspettata retrocessione ma con la forza morale e tecnica per risalire la china gradualmente, calandosi di nuovo nei panni sporchi della cadetteria. Questo a conti fatti è un merito che va riconosciuto alla squadra. Se la Proprietà non mostrerà segni di stanchezza, penso che il Crotone potrà togliersi a breve nuove soddisfazioni.

Il Livorno ottiene l’ultimo posto valido per la salvezza, con una splendida rincorsa nel girone di ritorno. Ne ha messo di tempo però per riabituarsi alla serie B, la squadra non ingranava, con giocatori che parevano inadeguati a certi palcoscenici e risultati che proprio non venivano. Ma in fondo nemmeno le altre correvano e la consapevolezza nei propri mezzi e un pizzico di sicurezza in più ha fatto risalire la corrente, fino a ottenere risultati anche fuori portata. Salvezza meritata.

Ai playout vanno così inopinatamente Salernitana e Venezia. I primi infatti avevano ben altre mire, e se una rosa molto interessante giustificava entusiasmi, poi la mediocrità è pian piano venuta a galla e si sa che quando si entra in un vortice negativo, è difficile uscirne. Per questo appare favorito nello spareggio il Venezia che se non altro ha avuto modo nel tempo di calarsi in una realtà nuova, dopo la sbornia dell’anno scorso che l’aveva imposto come rivelazione con Inzaghi in rampa di lancio. Quest’anno però i lagunari non hanno mai convinto e a poco sono valsi i cambi in panchina.

Non è stato sufficiente l’esodo dei tifosi rossoneri del Foggia per la gara decisiva contro il Verona. I Satanelli chiudono la stagione con una clamorosa retrocessione in serie C

Stagione maledetta invece per il Foggia, con tanto di corollario da film thriller sul finale. In vantaggio a Verona, in quel momento i veneti erano fuori dai playoff e i pugliesi addirittura salvi senza passare dallo spareggio playout, visti i concomitanti risultati, su tutti quello del Venezia sul campo del già retrocesso Carpi. Invece poi ecco compiersi la frittata, con la rimonta gialloblu sul campo amico e quella dei neroverdi in terra emiliana.

Ok la penalizzazione, ok la sfortuna di un calendario ostico sul finale, ma pesano le responsabilità proprie su questo fallimento. La squadra di Grassadonia sulla carta non è certo da serie C ma proprio alcuni fra gli elementi “di nome” hanno oltremodo deluso. Non si vuole certo gettare la croce addosso a loro, ma a mio avviso potevano dare di più e non ritrovarsi a giocarsi il tutto per tutto nella partita conclusiva della stagione. Il futuro non è roseo, considerato alcuni problemi societari ma dal destino del Palermo potrebbe tuttavia aprirsi uno scenario inaspettato, con corollario playout per i Satanelli e quindi una nuova occasione in extremis per provare a mantenere la categoria. Ma la stagione dei rossoneri rimane negativa e deludente.

Erano già in C da una giornata Padova e Carpi, con i veneti che tornano mestamente in C dopo una sola stagione. Il grande e giustificato entusiasmo di un anno fa ha lasciato presto spazio alla consapevolezza che ci fosse da sudare parecchio in questo campionato, nonostante alcune buone prestazioni lasciassero presagire delle speranze. E’ mancata la mentalità in primis ma ricompattandosi c’è la possibilità concreta di ritrovarsi a festeggiare nuovamente fra un anno. Non ci sono attenuanti invece per il Carpi che, al pari del Chievo al piano di sopra, sembra aver posto la parola fine alla propria favola.

Sì, perchè in questo ultimo lustro gli emiliani, oltre allo straordinario exploit della promozione in A, avevano poi lottato con il coltello tra i denti per difendere la categoria e solo un anno più tardi erano lì a giocarsi una finale playoff per accedere nuovamente nel Paradiso calcistico. Era evidente sin dall’estate scorsa però un ridimensionamento degli obiettivi, con una rosa costruita senza grossi nomi, un allenatore esordiente assoluto a certi livelli e una girandola invernale di acquisti cessioni senza costrutto. Anche il rientrante Castori, eroe delle stagioni vincenti, è presto rimasto inghiottito nel grigiore generale della stagione. Il ritorno in C è molto mesto e bisognerà capire se forse negli anni scorsi non si sia fatto un salto troppo grande per le possibilità o se ci sarà spazio invece per alimentare nuovi sogni.

TOP

  1. Brescia e Lecce
  2. La coppia gol Donnarumma – Torregrossa
  3. Il giovane Tonali, miglior regista della B
  4. Mancosu, a 30 anni decisivo per la promozione del Lecce
  5. Gli allenatori Corini, Liverani e Bucchi

LE RIVELAZIONI

  1. Petriccione, il Modric del Salento
  2. Okereke, freccia nera dello Spezia
  3. Mancuso, mai così prolifico in serie B
  4. Palmiero, centrocampista completo e pronto per altri palcoscenici
  5. Moncini, giovane bomber assai prolifico

FLOP

  1. La quotata coppia gol del Foggia Iemmello-Galano
  2. Grosso, allenatore esonerato dal Verona
  3. La stagione del Crotone
  4. Zenga e Cosmi al Venezia
  5. La caduta rovinosa della Salernitana

 

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Super Pazzini trascina il Verona nella convincente vittoria contro il Carpi per 4 a 1

Giampaolo Pazzini non può fungere in questo Verona da “semplice” risorsa, né tanto meno essere percepito alla stregua di un problema, per un semplice motivo: un giocatore come lui, nel contesto della squadra ma anche nell’intero panorama della serie B, è FONDAMENTALE!

Non esagero quando affermo che si tratta del CR7 della categoria (curioso che si siano sbloccati entrambi ieri), perchè già il fatto che ci sia lui in campo crea scompiglio e apprensione nei difensori altrui, ne abbiamo avuto prova ieri soprattutto in occasione della splendida combinazione tra i due nuovi arrivi (di qualità) Henderson e Laribi, laddove le attenzioni degli avversari erano rivolte tutta a contenere il Pazzo, lasciando così lo spazio giusto per l’imbucata dei nostri.

Giampaolo Pazzini, autore di una tripletta (due gol su rigore, dove si conferma cecchino implacabile) nella bella vittoria contro del Verona con il Carpi

Avevo già sottolineato l’obiettiva forza tecnica della compagine gialloblu, soprattutto nell’aver allestito una rosa competitiva e profonda, in tutti i ruoli sostanzialmente, a iniziare dal centrocampo. E’ stato tutto più chiaro ieri contro il Carpi dopo i tentennamenti alla prima nel derby contro il Padova.

Il nostro quartetto a metà campo è parso davvero ottimamente assortito, con un Colombatto magistrale nel dettare i tempi con un gran piede sinistro, sempre lucido, ben posizionato, un riferimento vero per i compagni che infatti quando si sentivano pressati sapevano di contare su di lui.

Si è visto anche Henderson in ripresa dopo la falsa partenza – fu tra i peggiori nell’esordio casalingo – e non solo per lo zampino efficace in occasione del primo gol. L’idea è che possa diventare importante sia per gli inserimenti offensivi che per i ripieghi sugli avversari, essendo dotato di grande intelligenza tattica.

Zaccagni e Laribi li conoscevamo già: il primo però era quasi “dimenticato” dopo la sfortunata stagione scorsa ma le sue qualità le avevamo più che intraviste in serie B. Ieri ha garantito tanto dinamismo funzionale e molto pepe nelle azioni offensive. Laribi invece lo si conosce bene se si mastica un minimo la cadetteria, luogo dove lui rappresenta un lusso, oltre che sorta di amuleto viste le promozioni conseguite. Ha un’ottima tecnica individuale che negli anni è riuscito a incanalare al meglio e metterla al servizio dei compagni. In più sembra già un leader, per carisma, esperienza e ovviamente spessore tecnico. Si sa assumere le responsabilità, ieri lo abbiamo visto.

La difesa non è mai stata impensierita, scoccia aver preso il gol in un momento di rilassatezza; se nella prima partita si era distinto meglio, al di là del gol su magistrale punizione, il terzino destro Almici, ieri a emergere è stato il suo contraltare sulla fascia sinistra, Crescenzi, continuo per tutta la gara con i suoi su e giù per la fascia, a suon di sovrapposizioni… da tempo non si vedeva una catena di sinistra lavorare così bene.

Merito anche di Grosso che ha saputo correggere a livello tattico quelli che erano sembrati degli azzardi, consentendo appunto ai terzini di risultare efficaci negli scambi con le mezzeali, laddove all’esordio invece si trovavano davanti due ali pure con le quali per mancanza di amalgama probabilmente non si erano intesi.

Si è visto anche il forte polacco Dawidowicz, il cui enigma sul ruolo sarà meglio scovarlo in fretta, perchè in mediana pare attrezzato soprattutto per fare legna mentre in difesa, specie in una linea a 3, potrebbe risultare più decisivo e a suo agio.

Capitolo punte: ne abbiamo due da categoria superiore (oltre al Pazzo, in rosa anche il forte Di Carmine), si è capito che non giocheranno mai insieme dal primo minuto ma speriamo almeno diventino arma letale nel corso della gara, magari mettendo Laribi o il coreano Lee (attesissimo sin da ieri, io lo vedrei bene in luogo di un Matos comunque parso migliorato rispetto alla gara d’esordio) alle loro spalle.

In una partita come quella di ieri dove gli spazi siamo riusciti a sfruttarli con le azioni in velocità, avrebbe ben figurato anche Ragusa, molto deludente alla prima, ma assolutamente da recuperare, visto che il suo curriculum parla chiaro, trattandosi di un giocatore non solo di gamba come letto da qualche parte, ma anche di tecnica, che faceva bene il suo anche in serie A con il Sassuolo.

Per chiudere, chi mi legge lo sa che io sarei per schierare una formazione più vicina possibile a quella “tipo” come ce ne erano un tempo: il calcio è cambiato, le rose sono extralarge e se mi rendo conto che è meglio avere l’imbarazzo della scelta tra tanti bravi atleti; di contro però il “gruppo”, la “squadra”, si ottengono soprattutto con la costanza, con i minuti giocati insieme… l’intesa nasce con il tempo.

Ieri finalmente si è visto un possesso palla più razionale e funzionale rispetto a quello tante volte sterile del Pecchia del primo anno, una squadra padrone del gioco e del campo sin dal primo minuto, al di là della pochezza degli avversari. Alla prossima ci attende un avversario molto ostico, quel Crotone che ha tutte le carte in regola per ambire come noi al pronto rientro in serie A, e che a differenza nostra ha mantenuto appunto l’ossatura delle ultime due stagioni. Sarà un primo interessante esame di come andrà la vita del nostro Verona in questo nuovo campionato.