L’autore Stefano Ferrio per “Il Veneto legge” è stato ospite dell’Associazione Aldebaran di Zevio: una bella occasione per parlare di lettura e molto altro

Una settimana fa, venerdì 29 settembre, ho avuto modo di presentare lo scrittore vicentino Stefano Ferrio,  nell’ambito di una bellissima iniziativa regionale: “Il Veneto legge” che ha visto coinvolti tantissime associazioni culturali, scuole ed enti.

Tra queste anche l’attivissima Associazione Aldebaran di Zevio (VR) che già qualche anno fa mi coinvolse, dandomi modo di presentare il mio romanzo “Verrà il tempo per noi”. Ricordo quella serata con entusiasmo, fu un bellissimo momento. Tornarvi in veste di “intervistatore” mi ha lusingato anche perché l’occasione e la materia erano ghiotte.

Mi è piaciuto tantissimo il libro di Ferrio “La Partita”, pubblicato nel 2011 dal colosso Feltrinelli, e trovato spunti interessanti anche nel successivo “Lo Spareggio”, edito da Nutrimenti, quella che si può a ben diritto definire una casa editrice “di qualità”.

A dir la verità, anche quelli di Feltrinelli avevano a suo tempo puntato sull’alto tasso qualitativo ed emotivo che il romanzo, a tema sportivo, di Stefano Ferrio sapeva infondere a profusione.

In “La Partita” il calcio funge un po’ da elemento catalizzatore, da pretesto, per provare a raccontare la Vita, fatta di scelte (a volte, per non dire spesso, sbagliate o azzardate) e di rinunce, di grandi cambiamenti, di sconfitte ma anche di nuove ripartenze (tanto per restare in tema sportivo).

E’ stato un piacere aver potuto affrontare tutta una serie di argomenti di un certo peso con Stefano: dal valore forte dell’amicizia, dello sport (in grado di prevaricare anche le differenze sociali e ambientali), all’unione di intenti che porta a colmare i limiti e raggiungere obiettivi comuni come pure quelli personali. Lo abbiamo fatto anche leggendo insieme alcuni passi tratti dai due libri.

Volendo andare un po’ nello specifico a proposito de “La Partita”, fidatevi delle mie parole: è assolutamente da leggere!

 

 

Fa davvero specie che sia già fuori dal giro grosso, perché ha tutti gli ingredienti ben miscelati per piacere ad un vasto pubblico di lettori, comprendente coloro che non sono amanti del calcio: storia avvincente, personaggi ben tratteggiati e ricchi di sfumature, il mix riuscito di comedy e drama, le situazioni personali dei protagonisti delle due squadre che si mescolano al contesto storico in cui sono narrate, con la forte spinta verso la politica che il finire degli anni ’70 – periodo in cui si dipana la prima parte della narrazione e da cui parte tutto il plot della storia – quasi “imponeva” e che investirà per sempre le loro vite.

La differenza l’ha fatto l’autore che, durante la nostra bella chiacchierata, ha approfondito alcuni temi pregnanti, come quello della dignità, ricordando che per ogni vincitore vi è anche un vinto che va ad avvalorare la vittoria dell’altro, rendendosi così comunque decisivo protagonista anch’esso.

Mi verrebbe voglia di raccontarvi davvero tutto di questo libro ma sarebbe riduttivo: le parole di Ferrio valgono molto, le immagini evocate, la sua “penna” così fluida, raffinata e davvero ricca e suggestiva. Un libro in cui è facile riconoscere dei tratti biografici, visto il periodo storico messo in evidenza e le esperienze personali che, vissute o di riflesso, fanno capolino in questo o l’altro personaggio.

In coda a un incontro che ha visto un pubblico, oltre che interessato, anche partecipe con domande e riflessioni condivise, Ferrio ha voluto, visto che era la giornata della lettura, leggere alcune parti di due libri che ha amato: “Diario di una Primavera” di Primo Mazzolari e “Scarti” di Jonathan Miles, riuscendo a emozionare tutti i presenti ancora una volta.

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Il mio 2016 e i propositi per l’anno nuovo! Buon 2017 a tutti i miei lettori

Vado anch’io a scrivere per gli amici del blog e ovviamente per chiunque abbia piacere a leggermi, un sunto personale di questo 2016.

Dovrei dire che, allargando l’orizzonte e uscendo dal mio guscio, non si è trattato certo di una stagione facile o rassicurante. Una situazione sempre più instabile dal punto di vista sociale ed economico sta in qualche modo condizionando il nostro sentire quotidiano e soprattutto le aspettative per il futuro. Non si vede purtroppo una deriva al pericolo del terrorismo, e con esso la paura generalizzata si sta diffondendo, così come una certa ansia per il futuro.

Sono discorsi troppo grandi, io spero solo che la gente non smetta di perdere il sorriso e la fiducia, cercando sempre di andare avanti a testa alta, nonostante i tanti problemi.

Io nel mio piccolo voglio provare a farlo, come fatto per l’anno appena trascorso. Non posso definirlo a livello individuale un anno negativo, quello no, ma certamente intenso e complicato da gestire.

Mi sono successe molte cose, alcune le ho in qualche modo indirizzate, prendendomi dei seri rischi, però finora il mio bilancio è positivo. Ho cambiato lavoro dopo 8 anni e questo fatto è stato molto rilevante, perchè pur operando nel medesimo settore, questa mia scelta di cambiamento ha di fatto stravolto la mia esistenza, determinando la rinuncia ad abitudini consolidate, oltre che una sicurezza oramai acquisita per la lunga militanza.

Non è stato facile, ho lasciato il sorriso di tanti ragazzi ospitati nelle comunità, che ancora mi vogliono bene e mi chiamano, ho lasciato buoni colleghi e in alcuni casi veri amici.

Eppure sentivo che era il momento giusto per osare, per andarmene da un posto in cui, nel bene e nel male, ormai viaggiavo a occhi chiusi, e buttarmi in un’avventura stimolante ma che sapevo già in partenza avrebbe comportato un grande dispendio di energie, soprattutto mentali, con la presa in carico di un incarico (scusate il gioco di parole) di maggiore responsabilità.

Tutto si è tradotto in una ritrovata gratificazione e una giusta dose di soddisfazione dopo tanto aver seminato, ma è indubbio che sia andato a scapito di un periodo più stressante che mi ha assorbito molto, togliendo inevitabilmente spazio ad altri interessi o comunque limitandolo. In pratica ho scritto poco, e quella che era (ed è da sempre) una passione che si stava pure accompagnando a buoni riscontri, tra libri pubblicati e collaborazioni anche prestigiose con testate nazionali, è diventata ormai un’occupazione a latere, molto marginale purtroppo, sia per il poco tempo obbiettivamente a disposizione, sia per la stanchezza accumulata che mi ha impedito negli ultimi mesi di riprendere con regolarità le mie belle abitudini. So già che si tratta di un periodo di transizione. La voglia e la motivazione ancora mi guidano e non mi hanno abbandonato.

Era però necessario in questi primi 8 mesi dedicarmi in toto, anche più del dovuto, ma proprio perchè l’ho voluto io, nessuno me l’ha imposto, alla mia nuova realtà lavorativa. Io poi cerco sempre di operare secondo il mio stile… come dice qualcuno “educatori si nasce”, e anche se ora sono responsabile di unità operativa e referente di un’altra comunità, in un contesto molto più grande rispetto a dove avevo sempre lavorato, non ho smarrito le mie caratteristiche. Non riesco a percepire le mura in cui lavoro come “istituzionali”, mi piace sempre pensare che certe strutture che accolgono soggetti con le patologie più disparate, dall’autismo alla schizofrenia, dagli innesti psichiatrici alle turbe del comportamento, debbano rappresentare dei poli famigliari, degli approdi felici per persone in difficoltà.

E sono contento di averci sempre visto giusto, dacchè mi sono laureato ormai quasi 15 anni fa, scegliendo di lavorare con realtà attentissime da questo punto di vista, in cui non solo eticamente ci si comporta secondo coscienza, ma proprio si riversa qualcosa in più, direi quasi affetto, verso l’altro, se non fosse che potrei essere “accusato” di essere un inguaribile idealista romantico.

Non me ne vergogno, così fosse, e anzi, rivendico queste qualità; mi dispiace che anche nel 2016 siano saliti agli onori della cronaca tanti episodi incresciosi che riguardano il mondo socio-sanitario: per me è inaudito che soggetti simili a quelli che abbiamo conosciuto in tv possano anche solo rimettere piede nel luogo di lavoro. Ci vogliono misure drastiche, altrochè.

Va beh, poi non c’è stato solo il lavoro, ovvio… Proprio nel 2016 io e mia moglie ci siamo concessi due momenti di vacanza. Siamo tornati nella splendida Puglia (terra d’origine della mia dolce metà) e abbiamo soggiornato per la prima volta in una Polignano a Mare da sogno, per poi visitare tanti altri luoghi bellissimi. Eravamo a casa, così ci siamo sentiti, come sempre d’altronde quando scendiamo.

A novembre invece siamo stati a Roma e, per quanto se ne vogliano mettere in luce negli ultimi tempi solo brutture e disservizi, per noi resta sempre una città unica, la più bella del Mondo!

Tornando a questioni più personali, quest’anno nonostante appunto abbia “trascurato” la mia attività parallela di scrittore, ho avuto comunque buone soddisfazioni. Per la prima volta, dopo 4 libri pubblicati con una casa editrice “vera”, di quelle che vendono libri e ti corrispondono i diritti d’autore, ho deciso per un progetto particolare, di saggistica sportiva, di affidarmi ai servizi on demand, autopubblicandomi con la piattaforma Youcanprint. Devo dire che finora sono stato ripagato, visto che il libro sta vendendo regolarmente, che sono uscite recensioni anche su riviste nazionali e che in generale è stato apprezzato da chi lo ha letto o lo sta facendo. Il tutto senza avere avuto ancora la possibilità di presentarlo in maniera ufficiale.

Ho presentato poi in alcune circostanze i miei libri “vecchi”, addirittura in un’occasione sono stato invitato a parlare del mio primissimo libro, il romanzo Verrà il tempo per noi, edito da Nulla die ormai 5 anni fa! Mi ha fatto un enorme piacere, perchè è una storia che sento ancora molto vicino, seppure avessi iniziato a scriverla tanti anni fa, ben prima di proporla agli editori.

Anche Revolution 90 l’ho presentato di nuovo nel 2016, in una bellissima serata letteraria dalle mie parti, nel veronese. E’ stata una delle più riuscite degli ultimi anni, e sono felice di poterlo dire, grazie anche all’impegno dello storico e giornalista Francesco Occhi e delle sorelle Moira e Angelica Cappellari.

Poi su questo progetto sono stato intervistato in radio nazionali e, insomma, credo che con tutti i pregi e i difetti che possa aver avuto il mio saggio sulla musica italiana degli anni ’90, sia anche grazie ad esso che io sia arrivato ad aver la possibilità di figurare tra i giurati dell’ambito premio Tenco, dedicato ai migliori dischi ed esponenti della musica d’autore italiana.

Sono stato segnalato e accolto nel grande ma allo stesso tempo esclusivo Club e per me, che appunto non opero a tempo pieno in ambito musicale, è stato assolutamente un motivo di orgoglio. E’ stato bellissimo contribuire, con ascolti e giudizi, andare al Teatro Ariston a  Sanremo, assistere a uno spettacolo che meriterebbe maggiore esposizione mediatica, conoscere tante belle persone del settore, musicisti e non.

Anche per questo non voglio smettere di scrivere di musica, ma più in generale delle mie passioni. Ho una nuova storia che aspetta solo di essere tradotta in parole su carta (e come vedete, le parole… non mi mancano 🙂  ), e il momento è finalmente arrivato.

E’ un carburante per la mia esistenza, un’urgenza, qualcosa che mi piace accostare alla parte più razionale di me, al lavoro principale e agli impegni quotidiani. Lo stesso vale per il teatro, in cui per di più posso condividere il percorso con una persona speciale, mia moglie Maria Teresa (anche se chi mi legge la conosce meglio come Mary).

Proprio lei, Mary, assieme alla mia famiglia e agli amici più cari, rappresenta ciò che ho di più importante.

Mi sembrano lontanissimi, per fortuna, i periodi più bui della mia vita, quelli in cui ho letteralmente lottato per “rimanere”, nel 2012 e 2013. Ho superato due brutte malattie grazie al tanto amore ricevuto. Le medicine, le cure e infine l’operazione erano necessarie e i medici che mi hanno seguito non hanno sbagliato nulla, nemmeno nei momenti più delicati, ma fondamentale è stata anche la mia predisposizione d’animo, la mia forza interiore, come mi hanno sempre detto. E questa mi deriva solo dall’amore che ricevo nelle sue varie forme.

Rimango sempre all’erta… tradotto: faccio controlli periodici e resto coi piedi per terra ma di fatto, visto che di bilancio si tratta, il 2016 dal punto di vista della salute è filato liscio, e mi ha lasciato inoltre in dote per il 2017 una grandissima speranza che a un certo punto mi sono imposto (e con me mia moglie) non fosse del tutto spenta.

E ora davvero abbiamo un motivo in più, molto valido, per augurarci che il 2017 alle porte sia un buon anno.

Ed è quello che, dal profondo del mio cuore, voglio allargare a tutti voi… che sia un 2017 in grado di regalarvi gioia e tranquillità.

a presto

G.G.

Recensione de “Il Gruppo”, splendido romanzo musicale di Joseph O’Connor

Sono un grande appassionato di libri musicali, di saggi, di biografie, anche se – come già scritto in altre occasioni – ormai le so riconoscere, avendone appunto divorate tante, e quasi mai incorro in errori di valutazione quando mi appresto a un acquisto. Una biografia di un artista,  personaggio o di un gruppo, deve saper emozionarmi, coinvolgermi, deve lasciarmi qualcosa e in un certo senso anche sognare, non dev’essere la classica trafila di info, concerti, dichiarazioni ai più note: deve possedere qualcosa in più, insomma, qualche aneddoto curioso, qualche dettaglio, e solitamente per questo sono da me preferibili le autobiografie dirette, schiette, senza particolari tabù, tipi di operazioni che riescono meglio all’estero, mi duole ammetterlo (penso al libro di Keith Richards, assai paradigmatico in tal senso, forse sin troppo viscerale, o quello comunque stuzzicante della groupie per eccellenza, Pamela De Barres, o a quella di Johnny Rotten), laddove spesso invece i libri di artisti italiani sono come dire “edulcorati”.

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Ecco, un libro della prima specie che mi ha davvero colpito sin dalle prime battute, per poi raggiungere picchi di intensità e di “vita” notevole, è quello scritto dall’irlandese Joseph O’Connor: “Il Gruppo”, edito da Guanda, stessa casa editrice che in Italia pubblica i libri del mio mito Nick Hornby.

Dicevo, “Il Gruppo” è il libro perfetto, una biografia ricca, appassionata, viscerale e che dà spazio e voce a tutti i protagonisti della vicenda, tenendo sempre alta la tensione emotiva. Unica nota… il gruppo del libro è… immaginario, frutto della fantasia dello scrittore, ma è talmente intessuto dell’atmosfera mitica, oscura ed entusiasmante degli anni ’80 irlandesi, inglesi, americani. Una bella fetta di storia della musica recente scandagliata con una grande passione e assoluta competenza dall’autore, in grado di catapultarci tra palchi, realtà, tour grandiosi o sordidi locali, buchi di appartamenti o suite imperiali. Insomma, ascesa, piena affermazione e caduta di stelle fittizie ma del tutto credibili agli occhi dei lettori come l’ambiguo e talentuoso Fran Mulvey, il dolce e tormentato Robbie Goulding (la principale voce narrante dell’opera) e i gemelli Trez e Sean Marshall, la prima splendida oggetto del desiderio del protagonista. Assistiamo quindi in ordine rigorosamente cronologico a tanti eventi che riguardano questo gruppo di amici con la passione per la musica, dai primi rustici tentativi alla formazione degli Ships in the Night, sigla sociale con cui arriveranno in cima alle classifiche di mezzo mondo. Per chi segue la musica con trasposto e quasi devozione, questa diventa una lettura d’obbligo, essendo la storia il prototipo di tante carriere e vite di gruppi che si sfaldano sul più bello per motivi alle volte tra i più beceri e meno umani. Ma in fondo cosa c’è di più umano e vissuto del male che ci può causare l’egoismo altrui? Eppure il romanzo non perde mai di vista, grazie a una narrazione fluida e coerente, il suo tono, decisamente venato di humour inglese, anche quando vengono messe in scena alcune miserie. Un grande libro, ben strutturato, con finestre a fungere da interviste d’archivio, interventi dei componenti a ricordare da diversi punti di vista la stessa situazione, in un puzzle accattivante e decisamente ben riuscito.

Tanti progetti stanno vedendo la luce. E’ un periodo per me di grande positività e produttività

Mi rendo conto che è da un po’ che non uso questo blog a mo’ di diario. A pensarci bene forse non l’ho mai utilizzato davvero così, eccezion fatta per quando mi sono ritrovato in pessime condizioni di salute e allora diveniva quasi una valvola di sfogo condividere le paure ma soprattutto le mie speranze con i lettori.

Ultimamente però il tempo si era ridotto anche solo per aggiornarlo come si deve e, se da una parte mi fa piacere che le visualizzazioni si attestino comunque sulle mie medie, non subendo bruschi ridimensionamenti nei periodi di mia prolungata assenza, dall’altra avrei voglia di riprendere questo strumento e postare con cadenza più frequente.

Il fatto, ne parlavo proprio ieri con un mio amico, è che in questo periodo di ritrovata salute (tocco ferro ma ormai è da un anno che, con le cure giuste, non ho più avuto problemi) oltre ad aver ripreso sempre a miglior ritmo il mio lavoro principale, quello di educatore in una struttura per disabili, ho ripreso a scrivere molto e fare altro, ampliando così il numero delle mie collaborazioni.

E tra poco le cose aumenteranno ancora, per questo ho voluto fare un sunto e scriverne qui, per mettere un po’ d’ordine, promettendomi però di non abbandonare questo spazio, che in fin dei conti è mio e solo mio. Qui in teoria non devo render conto a nessuno, se non ai miei lettori, per i quali nutrirò sempre rispetto, visto che probabilmente qualcosa da me giustamente si aspettano!

Parto dal lavoro, che ormai da tanti anni svolgo, pur avendo cambiato diversi ambiti, nel settore socio-sanitario e didattico, da quando mi sono laureato nel lontano (ahimè) 2002! Ho quasi 38 anni e, nonostante gli inevitabili momenti di stanca, perchè è indubbio che lavorare sempre a stretto contatto con realtà “difficili” se da una parte ti gratifica e ti rinforza, dall’altra anche un po’ ti toglie in termini di energia, finendo per logorarti.

Dicevo, a parte la stanchezza fisiologica che può far capolino a periodi,  mi rendo conto di avere tantissime motivazioni! Amo il mio lavoro, non potrei farne a meno e cerco sempre di metterci il massimo. Lo so, è importante trovare nuovi stimoli, non fossilizzarsi, in primis proprio per senso etico nei confronti di chi dobbiamo assistere, ma anche per noi stessi, per non perdere di vista il senso del nostro operare, per non spegnersi.

Da parte mia, con tutti i difetti (e ne ho molti!) che posso avere, di certo posso affermare che sono sempre sorretto da tanto sano, genuino entusiasmo, lo stesso che mi ha aiutato notevolmente anche nei periodi di grossa difficoltà, quando sono stato a lungo in ospedale.

Riguardo alla scrittura, beh, anche lì ciò che mi muove è principalmente la passione!

Inutile negarlo: se dovesse progredire al punto di doverle giocoforza dedicarle più tempo a scapito di altro, vorrò dire che avrò preso una piega magari voluta ma certo inaspettata.

Non lo dico per falsa modestia, ma voglio essere realista. Scrivere prima di tutto mi piace, mi fa stare bene e finchè non avrò il cosiddetto “blocco dello scrittore” credo andrò avanti a buttare su carta (immagine ormai metaforica!) le mie storie.

Già, le storie! Mi piacerebbe di fatto tornare a scriverne una, ad ampio respiro, come piace a me. come era successo quando ebbi l’intuizione, tanti anni fa, di provare ad allargare l’idea che mi balenava in mente e che ruotava attorno a un gruppo di adolescenti di provincia che sognavano in grande per il loro futuro, sorretti dall’amore per la musica.

Quel sogno è diventato per me “Verrà il tempo per noi”, il mio primo romanzo, che a 4 anni dall’uscita avrò modo e occasione di presentare nuovamente in pubblico grazie all’interesse e alla disponibilità di un’Associazione Culturale lombarda, guidata da Ivano Mingotti. Grazie davvero, ci vediamo ad Arese l’8 Aprile, ormai ci siamo!

Quello per ora è rimasto un episodio isolato della mia esperienza da autore, perchè nonostante avessi quasi subito un altro soggetto di narrativa da sviluppare, un tema portante dal quale partire, un po’ gli eventi mi hanno portato altrove. Già il successivo “Pinguini di carta” era un progetto anomalo, una raccolta di miei testi poi trasformati in un reading teatrale/musicale che ho avuto modo di portare in scena con mia grande soddisfazione.

Subentrata poi la malattia, e superata, mI rendo conto che questa ha finito inconsapevolmente per “condizionare” le mie scelte future, perchè riflettendo su molte cose, ha dato il via ai miei successivi due libri.

Ho sempre amato la musica, fin da piccolo, e poi ho avuto modo di iniziare a lavorare in una radio locale all’università con il mio migliore amico Riccardo, lui sì un espertissimo delle sette note. La faccio breve ma di strada ne abbiamo fatta e ho voluto condensare (anche) quell’esperienza esaltante, di crescita umana e professionale, di formazione e di vita, in “Revolution 90”, un saggio musicale “sui generis”, più che altro si tratta di un viaggio a ritroso negli anni belli e spensierati, pieni di dubbi  e di slanci emotivi, dell’adolescenza.

I riscontri che il libro, uscito come i precedenti per “Nulla die” edizioni, sta ottenendo mi stanno un po’ spiazzando, lo ammetto! Non si parla di grossi numeri, che comunque allo stato attuale non conosco, ma del feedback di tanti appassionati  che un po’ si sono riconosciuti nelle descrizioni di un’epoca segnata da certi dischi e certe canzoni, e che hanno finito così per condividere le mie emozioni. Stanno uscendo anche diverse recensioni e segnalazioni, anche da parte di riviste nazionali di un certo “peso”, le stesse che da lettore consumavo, sfogliavo avidamente alla ricerca di qualche nome nuovo, di qualche disco da ascoltare.

La cosa che più mi fa piacere è che i vari recensori abbiano per lo più compreso il significato del mio lavoro, ciò che volevo comunicare, al di là dei giudizi sulle schede degli album che possono essere condivisibili oppure no, perchè quando compi una scelta come la mia, di inserire 101 dischi significativi di un decennio,rischi sempre di scontentare qualcuno. Ma in linea di massima appunto le critiche finora sono per lo più positive e di questo ringrazio ovviamente coloro che mi hanno dato fiducia.

Grazie ai lettori soprattutto! Tra poco con grande piacere annuncerò l’uscita del suo volume gemello:“Rock ‘n Words”, in cui ho proseguito il mio lavoro di recupero di un’epoca mitica, che io ho avuto l’opportunità di vivere in prima persona, sia come ascoltatore che, nel mio piccolo, come addetto ai lavori. Ho intervistato veramente tanti esponenti della miglior musica (rock e dintorni) italiana: non solo artisti e musicisti, ma anche autorevoli giornalisti, discografici, addetti come organizzatori di eventi, produttori e fotografi.

Non vedo l’ora che sia in libreria! Poi ho terminato un progetto che mi auguro avrà anch’esso uno sbocco editoriale, molto ambizioso. Ho tenuto per un po’ di tempo per il sito del Guerin Sportivo (storica rivista con la quale, con mia grande soddisfazione, collaboro da quasi 5 anni) una rubrica chiamata “Stelle Comete” in cui tratteggiavo ritratti di giocatori che per i motivi più svariati hanno brillato solo per poco tempo, non mantenendo appieno le promesse. Sollecitato da alcuni lettori che mi chiedevano se mai ci sarebbe stato un seguito, ho pensato bene alcuni mesi fa di “andare oltre”, integrando quelle schede, nel frattempo aggiornate, con dei testi inediti. Così facendo ne è uscito un quadro molto composito, visto che ho provato a spaziare tra le varie epoche storiche, mettendoci tutta la mia passione e anche la mia competenza.

Da diversi mesi, rimanendo in campi calcistici, ho avviato anche una rubrica con il mensile “Il Nuovo Calcio”, dove ripercorro in ogni numero la storia delle squadre che hanno rivoluzionato questo sport, spesso segnando un’epoca. Sono argomenti che adoro, che sento nelle mie corde e ringrazio davvero il direttore Ferretto per la fiducia e l’opportunità di cimentarmi da giornalista con un tema così vasto e importante.

E poi, ultimo ma non in ordine di importanza, da qualche settimana ho iniziato una collaborazione con il sito musicale di Troublezine. Da anni ci scrive (ma non solo, fa molto di più) il già citato amico Riccardo, il quale ha pensato bene un giorno di coinvolgermi in questa bella avventura. Sapeva che il mio tempo è un po’ limitato per i miei molti impegni ma il cuore mi ha spinto ad accettare al volo! Ricky non solo è un amico, è una persona speciale a cui voglio bene, con cui ho condiviso una fetta importante della mia vita e, senza esagerare, alcuni dei momenti più belli. Mi è sempre stato vicino, anche nel giorno più importante, quando mi sono sposato con la mia stupenda Mary e lui era uno dei miei testimoni di nozze! Aver l’opportunità di scrivere assieme, di collaborare al suo progetto, di parlare della musica che più amo mi ha convinto a impegnarmi anche su questo fronte. E finora ci stiamo proprio divertendo! E poi Riccardo ho voluto anche coinvolgerlo in “Revolution 90”, dove oltre a comparire in vari “amarcord”, quelle sezioni personali in cui raccontavo degli aneddoti legati ad alcuni particolari dischi, gli ho affidato pure la prefazione. Il risultato, come immaginavo, è stato molto apprezzato!

E per non farci mancare niente, tra un mese circa tornerò anche al mio primo amore, quello per la radio, visto che riprenderò i programmi a Yastaradio, grazie al mitico amico Dalse! Continuerò con la mia trasmissione “Out of Time”, dove ho piena libertà di azione ma ho in mente anche altre idee, magari di realizzare un programma a tema, vedremo!

La radio mi dà modo di esprimermi attraverso la musica che sento più mia, ma mi piace mantenere lo spirito delle “radio libere”, parlando con l’interlocutore, affrontando talvolta argomenti extramusicali, senza pretese nozionistiche ma giusto per condividere qualcosa  che reputo importante. Anche fosse “semplicemente” musica, mi piace condire i pezzi con informazioni curiose, divertenti o anche solo ripassandone la storia, l’origine.

E’ in cantiere (ma è un’idea piuttosto concreta, conoscendo la natura operativa del fondatore) il progetto da parte di una persona che conosco da relativamente poco ma che già mi ha contagiato col suo spirito, di aprire una nuova webradio. Sapendo della mia esperienza in questo campo, mi ha chiesto un “aiuto”. Ovviamente sono stato molto sincero con lui, dicendogli che, se a livello tecnico mi reputo “un cane”, parlo proprio di mixer, software ecc, come spaker, autore o organizzatore invece avrei potuto dare una mano. Quindi, prepariamoci per una nuova avventura!

A volte mi dicono che dovrei fermarmi, specie alla luce dei due anni trascorsi tra problemi di salute e quant’altro, ma è anche vero che proprio in quei momenti difficili, oltre all’innegabile, incommensurabile, amore della mia famiglia e di quella magnifica ragazza che sarebbe diventata mia moglie, è stata proprio la mia compulsività, la mia voglia di continuare a scrivere, di sentirmi in sostanza vivo ad aiutarmi a uscire da quella situazione e a riprendermi con tutta la forza possibile!

Quindi vedrò di condensare tutte queste cose belle e di cercare il giusto equilibrio per stare bene e vivere in serenità, facendo le attività che più mi piacciono. Lo devo a tante persone che mi seguono e mi vogliono bene, ma lo devo soprattutto a me stesso.

Un abbraccio forte! A prestissimo!

Gianni

Nel tratteggiare un bilancio personale dell’anno che se ne sta andando, auguro a tutti voi un buon 2015!!!

Anche quest’anno voglio congedarmi dal 2014, salutando i miei lettori e condividendo qualcosa di mio, che non siano i numeri del blog o quant’altro (per quanto piacere possano fare anche quel tipo di riscontri). Preferisco accomiatarmi e rimandarvi all’anno prossimo con qualcosa di più personale, con un resoconto che sia in qualche modo veritiero e sincero.

Innanzitutto ci tengo a ringraziare di cuore tutti coloro che da anni fedelmente mi seguono. Magari i commenti si sono un po’ diradati in questo anno rispetto al recente passato, però di contro ho notato con piacere che il numero di cosiddetti “followers” è aumentato esponenzialmente e questo credo sia frutto della semina di questi anni, della passione in quello che faccio, e perchè no?, anche della coerenza. In fondo chi ha imparato a conoscermi sa cosa può trovare qui dentro, e quindi specialmente articoli o pensieri riguardanti i miei campi di competenza, siano essi lo sport o la musica, con qualche escursione nell’attualità, e ultimamente, unita a una frequentazione del cinema che è tornata assidua come un tempo, anche delle frequenti recensioni di film, complice il mio ritorno al cineforum di Cerea, che non frequentavo da molto tempo.

Poi, ogni tanto, mi piace aggiornare il blog con qualcosa di strettamente personale, perchè in fondo questo è uno spazio libero, totalmente indipendente, e solo ed esclusivamente mio, quindi può capitare ancora che mi dilunghi in qualche incursione nella mia sfera più privata, anche se per fortuna le notizie relative alla mia salute si sono stabilizzate (perchè di fatto, grazie a Dio, questo 2014 l’ho trascorso all’insegna di un ritrovato benessere fisico dopo due anni di forti traversie!).

Il 2014 è stato indubbiamente un anno di rivoluzioni, e non lo dico solo alludendo al titolo della mia ultima fatica letteraria (“Revolution ’90”) ma proprio perchè la mia vita è totalmente cambiata in questi 12 mesi, soprattutto perchè… mi sono sposato con la mia Mary. Come saprete, il tutto si sarebbe dovuto svolgere a settembre del 2013, non fosse appunto che una malattia mi stava mettendo letteralmente alle corde, fino alla decisione inevitabile di rimandare le nozze già fissate da tempo. Tornato in salute, anche se sotto cura perenne, abbiamo finalmente ripreso coraggio e con esso, ripresa la corsa verso la nostra meta, che si è concretizzata a luglio di quest’anno. Pur sicurissimo dei miei sentimenti e di un rapporto di coppia consolidato nel tempo e, se vogliamo, cementificato dal dolore della malattia, per me si trattava di una svolta, dovendo cambiare letteralmente vita, come capita a tutti coloro che si sposano o vanno a convivere. Non ho davvero mai messo in discussione questa nostra volontà nei mesi che ci separavano dal matrimonio, ma pur conoscendo a fondo una persona, non la si smette mai di scoprire, e una convivenza in questo senso è molto diversa da una frequentazione “da fidanzati”. Mi sentivo pronto, sia anagraficamente (!), visto che ho 37 anni, sia soprattutto perchè sono sicuro di ciò che provo per la mia donna, e di essere totalmente ricambiato nell’amore da lei. Sono passati… solo??? già??? 6 mesi circa (scadranno il 5 gennaio, proprio il giorno del compleanno di Mary) e il bilancio è estremamente positivo, nonostante si debba trovare il giusto equilibrio tra le parti, tra orari di lavoro che spesso non combaciano ecc.

Di sicuro la nostra accogliente casa, fatta a nostra immagine e somiglianza, è diventata nostro rifugio sicuro!

La mia famiglia mi è sempre molto vicina, e non solo da un punto di vista meramente geografico (sono andato ad abitare a una ventina di km dal mio paese d’origine) ma soprattutto col cuore: con mia mamma, i miei due fratelli e mia sorella, ho un legame davvero forte. Insieme abbiamo superato tanti difficoltà, specie da quando (nel 2015 saranno ben 10 anni, come vola il tempo!) mio papà non fa più parte della famiglia. Siamo andati avanti e ci siamo uniti ancora di più.

A livello lavorativo, non è stato facile riprendere la mia attività di educatore formatore. Venivo da ben 7 mesi di forzato riposo nel 2013, da maggio per l’esattezza, quando venni per la prima volta ricoverato. In tutto furono alla fine ben 4 mesi di ospedale con in mezzo delle complicazioni sulla malattia che stavo curando, con conseguente necessario e improvviso intervento chirurgico, piuttosto delicato, fino alla successiva lunga degenza e il periodo di recupero. Insomma, tornai operativo al lavoro solo a gennaio del 2014, in maniera graduale perchè le precauzioni, nonostante stessi bene, erano veramente tante da parte dei molti medici che mi avevano seguito e dei miei stessi datori di lavoro. Devo dire che il difficile era abituarsi anche psicologicamente alla mia nuova condizione, una volta superata la tempesta. Posso dire, dopo un anno, che le cose veramente stanno prendendo una piega positiva, con la terapia stabilizzata, con il cortisone che, da dosaggi elevatissimi che mi avevano molto gonfiato, finalmente sta scendendo, in modo che così stia riuscendo – anche grazie a tanta ginnastica e a una dieta integrativa per compensare l’utilizzo di alcuni farmaci – a recuperare la mia piena efficienza e forma fisica. Nonostante l’estetica non sia tutto, superata la paura, ci tenevo pure a tornare gradualmente al mio aspetto e alle mie facoltà, anche se realisticamente so che qualche piccola restrizione comunque ce l’avrò, sia a livello fisico (non potrò più scalare le mie adorate montagne, ad esempio, dovendomi ora limitare a passeggiate meno impervie) che a livello alimentare. Poi i 20 anni non torneranno più, ma se per quello nemmeno i… 30 e allora meglio godersi con serenità quello che si ha e si è, e io in questo non mi lamento di certo!

La cosa più positiva comunque è, che a parte una settimana in cui sono stato leggermente influenzato, ad aprile, nei giorni vicini alla triste morte della mia cara nonna Pierina, in questo 2014 non ho mai timbrato malattia al lavoro, segno tangibile che le cose stanno virando finalmente per il verso giusto… era ora sinceramente! Certo, le precauzioni rimangono e l’attenzione alta, specie in bassa stagione, ma mi sento più forte e questa ritrovata fiducia ed energia si è trasformata in entusiasmo che ho profuso al massimo nel mio lavoro. Non che negli anni precedenti avessi perso questo aspetto della mia personalità ma sono felice di essere riuscito a trasmettere questo anche sul lavoro, perchè io ci tengo a dare sempre il massimo e volevo dimostrare che ce l’avrei fatta a tornare come prima, dando il mio apporto in ogni occasione.

Infine ho scritto molto nel 2014, e questo tratto in fondo non mi aveva mai abbandonato nemmeno nei momenti più difficili della degenza ospedaliera, anzi, all’epoca la scrittura fu di immenso sconforto tra quelle mura d’ospedale. Non vado poi molto lontano dalla realtà quando affermo che gran parte di quello che sarebbe diventato “Revolution ’90” (e che diventerà “Rock’ n Words”, visto che i due libri appartenevano in origine a un unico progetto, diviso successivamente in due parti) l’ho concepito proprio su un letto, ricoverato nei vari reparti d’ospedale che mi hanno accolto e curato. E’ stato a tutti gli effetti così, e il 2014 ha visto concretizzarsi quelle mie intuizioni. “Revolution ’90″è il mio terzo libro pubblicato, sempre per Nulla die edizioni (a proposito, durante il mio viaggio di nozze, trascorso in Sicilia, ho finalmente avuto modo in una bella giornata assolata di fine settembre di conoscere Salvatore Giordano, il “factotum” di questa bella realtà editoriale), e il progetto sicuramente più ambizioso. Tanti altri sono in cantiere, tanto che oltre a scrivere nuovi saggi, ho un’idea concreta per il nuovo romanzo di narrativa, e porterò inoltre avanti con soddisfazione le collaborazioni con due riviste nazionali: il “Guerin Sportivo” e “Il Nuovo Calcio”. Nel 2015 ufficializzerò inoltre l’avvio della mia attività di editor. Mi occuperò di servizi editoriali, in parole povere, ma presto sarà attivo un mio sito dove sarà disponibile ogni informazione al riguardo.

Non so sinceramente dove trovo tutta questa energia. A volte vorrei davvero fermarmi, riflettere un po’, anche per non disperdere quello che si è fatto o raccolto lungo la strada… godermi le piccole cose, invece finisco sempre per proiettarmi su ciò che deve ancora accadere, così rischiando di non valorizzare appieno quello che nel frattempo si è ottenuto. Ma è più forte di me, non so se il tutto possa essere tradotto con una voglia insaziabile di nuovi stimoli (io sono davvero già contentissimo di ciò che ho!); credo sia semplicemente una passione, una cosa che mi sgorga spontanea dal cuore e dall’anima, non so nemmeno se giusta o sbagliata. So solo che contribuisce a farmi stare bene, e tanto mi basta per assecondare questa mia indole.

Terminato questo lungo papiro, non mi resta davvero che salutarvi, stringendovi tutti in un virtuale, ma non per questo meno caldo, abbraccio! Tantissimi auguri di un felice anno nuovo, che il 2015 possa portarvi soprattutto serenità ma anche tanta gioia da poter condividere con le persone a cui volete bene.

Reportage di “Revolution ’90” in quel di Legnago, alla libreria Mondadori di Ferrarin

Non avevo ancora avuto modo di scrivere qualcosa anche sulla presentazione del mio libro “Revolution ’90”, svoltasi a Legnago, dalle mie parti nel veronese, il 29 novembre, due settimane dopo quella tenuta a Verona alla libreria Feltrinelli.

Mentre in città si era trattata della prima volta, a Legnago, presso la libreria Mondadori di Ferrarin, dove ci lavorano i grandi Antonio e Zeudi, facevo capolino per la terza volta, dopo le buone esperienze legati ai miei due libri precedenti: “Verrà il tempo per noi” e “Pinguini di carta”. Giocavo in casa, in un certo senso, ma ciò non toglie che l’emozione e le aspettative non fossero comunque tante, più che altro legate al fatto che mai avevo presentato il libro in occasioni così ravvicinate.

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Invece tutto è andato in scioltezza, gente ne è accorsa parecchia, alcune persone proprio non le avevo mai viste e sono venute incuriosite dal tema del libro, un saggio sulla musica italiana degli anni ’90, altre le conoscevo solo virtualmente e quindi è stata un’ottima possibilità di incontrarci dal vivo e scambiare due chiacchiere. Poi tanti amici e parenti, conoscenti, gente che non vedevo da anni e che ha fatto in modo di partecipare anche per un saluto. Subito io e Riccardo che, al solito mi presentava (era già successo in due precedenti circostanze e d’altronde quando si parla di musica, perchè non approfittare del fatto che uno dei tuoi più cari amici è pure un valente giornalista musicale?), siamo entrati in sintonia, abbiamo parlato di molti argomenti legati al libro e con esso sono emersi curiosi aneddoti, ricordi legati a quel periodo che nel saggio vado a trattare. Il dalse, che ha pure contribuito alla stesura scrivendo un ricco paragrafo, ha ripreso live l’evento per yastaradio, spazio musicale sul web dove collaboro anch’io.

io e la mia splendida Mary

io e la mia splendida Mary

Insomma, mi ha fatto piacere come sempre parlare di ciò che mi sta a cuore, lo scenario era ottimo e alla fine è stato bellissimo salutare tutta quella gente.

Con l’anno nuovo sono in attesa di rimpinguare il numero delle segnalazioni e delle recensioni del libro, visto che molte testate musicali e siti di settore me l’hanno chiesto in lettura. Incrocio le dita, io c’ho messo l’anima in questo lavoro! Sinora sono molto felice dei riscontri, tanta gente mi dice che il libro gli ha fatto tornare in mente un decennio felice, bello, non solo a livello musicale, e molti hanno riscoperto dei dischi di cui ho parlato e che ho voluto recuperare perchè a mio avviso meritevoli di non cadere nell’oblio. Spero proprio di essere riuscito in questa missione… e comunque la mia opera sulla musica italiana degli anni ’90 non è ancora terminata, perchè è in arrivo un altro mio libro sul tema: “Rock ‘n Words”.  Rimanete sintonizzati, a presto!

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Report della presentazione del mio libro “Revolution ’90” alla libreria Feltrinelli di Verona

Sabato pomeriggio per la prima volta ho presentato un mio libro al circuito Feltrinelli, precisamente a Verona. Ci tenevo che tutto andasse bene, perchè in fondo si tratta della mia città e perchè è sempre emozionante incontrare persone, poche o tante che siano, giunte apposta per sentirti, incontrarti, conoscerti, stringerti la mano. E’ stata una festa, in mezzo a diversi amici, alcuni giunti per l’occasione anche da molto lontano (Trento, Milano, dalla bassa provincia), parenti stretti (immancabili e non smetterò mai di ringraziarli per il continuo sostegno e apporto) e a facce nuove ma già conosciute e che ho accolto con particolare piacere. Con la diretta dalla webradio yastaradio, con la quale ho modo di collaborare, curata dal grande Dalse, sempre impeccabile, e presentato dall’immenso Riccardo, valente giornalista di Rockerilla e Troublezine, ma soprattutto amico e compagno di tante avventure, alcune delle quali narrate pure nel libro, tutto è filato liscio, in piena serenità e in un clima rilassato e divertito. “Revolution ’90” è stato ben introdotto dall’organizzatrice dell’evento, Silvia Franceschini, e spiegato tra il serio e il faceto da me e Ricky, abile come sempre a pungolarmi con domande molto pertinenti e interessanti. Tra noi c’è piena sintonia, ci conosciamo da ben 18 anni e abbiamo condiviso molte esperienze insieme, legate alla musica. Tra gli sguardi divertiti dei presenti, di mia moglie in primis, è stata snocciolata l’essenza di questo mio saggio “sui generis”, edito da Nulla die, che per la terza volta mi ha rinnovato fiducia, portandomi alla pubblicazione. Un libro che non è solo una raccolta di dischi significativi dell’epoca dei ’90, ma soprattutto un viaggio a ritroso nella società e cultura dell’epoca, con tanti aneddoti personali legati a determinati gruppi, artisti, dischi, canzoni, alle emozioni che hanno saputo regalarmi e che ancora, a distanza di tanti anni, mi suscitano all’ascolto. Sabato 29 novembre replicherò a Legnago, in provincia di Verona, dove davvero sarò nel mio ambiente e molto probabilmente circondato da tante persone, molte delle quali più facilitati a partecipare. Mi voglio godere queste giornate, frutto del tanto impegno speso a seguire questa mia grande passione, quella di scrivere, di comunicare. Grazie a tutti quelle persone che mi hanno dato fiducia e che, leggendomi, continuano ad alimentarmi il Sogno! 🙂

Vi lascio con alcune foto dell’evento di sabato sera in libreria a Verona

il mio libro ben esposto in Feltrinelli

il mio libro ben esposto in Feltrinelli

 

chissà che aneddoto stavo raccontando a Riccardo

chissà che aneddoto stavo raccontando a Riccardo

 

un po' di foto del pubblico accorso

un po’ di foto del pubblico accorso

 

panoramica sul pubblico

panoramica sul pubblico