Serie B: ecco i verdetti! Il Lecce torna in serie A! Palermo ai playoff, in C retrocede in modo rocambolesco il Foggia.

Cala il sipario sulla stagione regolare in Serie B, da adesso in poi ci sarà spazio per i festeggiamenti, le recriminazioni e soprattutto per i Playoff e i Playout.

Avvincente la corsa all’ultimo posto disponibile per la promozione diretta, che vedeva partire in vantaggio il Lecce di Liverani sulla corazzata Palermo di inizio stagione. Sul filo di lana, ma direi con pieno merito accede in A in maniera diretta la squadra salentina, in grado quindi di compiere il doppio salto in due anni dalla C alla massima serie. Era una vita che i giallorossi non frequentavano i piani nobili del calcio italiano, dopo i fasti degli anni ’80 e la stupenda stagione zemaniana di metà anni 2000.

Promozione meritatissima del Lecce in serie A

Una lunga rincorsa, il pantano prolungato della terza serie ma poi in un paio d’anni tutti gli ingredienti si sono miscelati al punto giusto: un allenatore giovane e con idee chiare (e soprattutto l’impronta di un calcio pratico quanto spettacolare), una squadra costruita con logica e il giusto mix di talento, esperienza e gioventù.

Certo, vi mentirei se dicessi che a inizio stagione avevo accreditato il Lecce come promossa in serie A (lo stesso dicasi per il Brescia, che mi ha letteralmente colpito ed entusiasmato dalla venuta di Corini in poi, meritando ampiamente la promozione anticipata in serie A), ma a conti fatti ne sono proprio felice, per quanto mostrato lungo tutto il campionato.

Giunge (solo) terzo il Palermo, cui pendono anche accuse gravi di illeciti amministrativi che potrebbero minare ulteriormente la posizione, fino a rischiare la retrocessione d’ufficio in serie C.  Peccato, perchè continuo a pensare che i rosanero siano la squadra più attrezzata della categoria, anche se molti sono stati i tentativi andati a vuoto, diverse le cadute che hanno compromesso una promozione che sembrava alla portata.

Come un anno fa, il Palermo dovrà disputare i playoff per tentare la risalita in serie A

Quarto posto per un’altra delle favorite della vigilia, il Benevento, composta da una rosa di primo livello (guidata da un’altro allenatore di quelli rampanti, come Bucchi) e che è stato un po’ incostante lungo il cammino ma che, col senno di poi, parte con i galloni di favorito in questo importante mini torneo dei playoff.  Sì, perchè i campani proprio in dirittura d’arrivo, hanno ritrovato entusiasmo, condizione e finalmente, meglio tardi che mai, un assetto definitivo.

Quinte e seste sono finite Pescara e Hellas Verona, due squadre dai destini opposti ma che spesso negli ultimi anni hanno incrociato le loro strade nel raggiungere i medesimi obiettivi (questo ha portato anche a una forte rivalità, acuita anche da motivi territoriali).

ll Pescara, reduce da una stagione interlocutoria, aveva stupito tutti nella prima parte di stagione, stazionando a lungo nelle primissime posizioni forte di un gioco anche spettacolare, per poi assestarsi in una più giusta dimensione; stessa cosa non si può certo dire per la squadra veronese, ai nastri di partenza accreditata, al pari del Palermo, come la squadra da battere, la più forte in ogni reparto.

Il campo ha detto però altro, con l’11 gialloblu mai credibile per raggiungere un posto al sole.

In realtà “un” vero undici non è mai stato individuato, complice una maxi rosa infarcita di doppioni e la “confusione” tattica del giovane mister Grosso (gratitudine eterna per il Mondiale vinto ma da allenatore deve masticare molta terra prima di arrivare a certi livelli, se mai lo farà) che hanno intristito dapprima una intera piazza, per poi allontanarla. I playoff giungono all’ultimo respiro, dopo aver dilapidato un intero campionato. Tutto si riapre, con Aglietti chiamato in extremis a cercare almeno di dare una parvenza di squadra.

Detto che, banalmente parlando, la probabile promossa uscirà da Palermo, Benevento o Verona, proveranno a dire la loro in chiave playoff anche le restanti qualificate, l’ostico Spezia di Marino e il pimpante Cittadella di Venturato. D’altronde, le sorprese sono sempre dietro l’angolo e nel loro caso si parla di realtà solide e che partono con meno pressioni rispetto alle rivali.

Rimangono fuori dalla griglia la squadra umbra e quella grigiorossa.  Il Perugia di Nesta, sempre in orbita settimo-ottavo posto ma che sul finale ha perso smalto e brillantezza, fino a rimanere fuori a mio avviso meritatamente. Stessa cosa vale per la Cremonese, che in modo clamoroso, sia per meriti propri ma anche per demeriti altrui, era tornata prepotentemente in gioco per i playoff, dopo essersela anche vista brutta a un certo punto della stagione, con lo spettro dei playout a incombere vicini. Poi Rastelli è stato bravo a riprendere in mano la squadra che, diciamolo, poteva contare su un buon organico, e alla fine rimane il rammarico per essere arrivati a un passo dalla zona “sogno”. La società è valida, ripartirà con più esperienza l’anno prossimo.

Cosenza, Crotone e Ascoli erano già salve in anticipo. I loro sono stati percorsi molto diversi: il Cosenza da neo promossa ha faticato nella prima parte di stagione, per trovare un proprio equilibrio e spiccare letteralmente il volo nella seconda parte, quella decisiva, mostrando un gioco redditizio dove non sono mancati i fulgidi talenti; il Crotone è invece stato deludente, potendo fare molto di più, a differenza dell’Ascoli che ha sempre navigato in acque tranquille, pur non vantando una rosa così ricca di individualità.

I pitagorici hanno vissuto una stagione da incubo, dopo i fasti della serie A. Avevano mantenuto l’ossatura, forte, delle passate stagioni, contavano su un allenatore esperto ma l’inizio è stato shock e non è che il prosieguo sia andato molto meglio, tra errori tecnici e societari. Un contrappasso negativo giunto dall’inaspettata retrocessione ma con la forza morale e tecnica per risalire la china gradualmente, calandosi di nuovo nei panni sporchi della cadetteria. Questo a conti fatti è un merito che va riconosciuto alla squadra. Se la Proprietà non mostrerà segni di stanchezza, penso che il Crotone potrà togliersi a breve nuove soddisfazioni.

Il Livorno ottiene l’ultimo posto valido per la salvezza, con una splendida rincorsa nel girone di ritorno. Ne ha messo di tempo però per riabituarsi alla serie B, la squadra non ingranava, con giocatori che parevano inadeguati a certi palcoscenici e risultati che proprio non venivano. Ma in fondo nemmeno le altre correvano e la consapevolezza nei propri mezzi e un pizzico di sicurezza in più ha fatto risalire la corrente, fino a ottenere risultati anche fuori portata. Salvezza meritata.

Ai playout vanno così inopinatamente Salernitana e Venezia. I primi infatti avevano ben altre mire, e se una rosa molto interessante giustificava entusiasmi, poi la mediocrità è pian piano venuta a galla e si sa che quando si entra in un vortice negativo, è difficile uscirne. Per questo appare favorito nello spareggio il Venezia che se non altro ha avuto modo nel tempo di calarsi in una realtà nuova, dopo la sbornia dell’anno scorso che l’aveva imposto come rivelazione con Inzaghi in rampa di lancio. Quest’anno però i lagunari non hanno mai convinto e a poco sono valsi i cambi in panchina.

Non è stato sufficiente l’esodo dei tifosi rossoneri del Foggia per la gara decisiva contro il Verona. I Satanelli chiudono la stagione con una clamorosa retrocessione in serie C

Stagione maledetta invece per il Foggia, con tanto di corollario da film thriller sul finale. In vantaggio a Verona, in quel momento i veneti erano fuori dai playoff e i pugliesi addirittura salvi senza passare dallo spareggio playout, visti i concomitanti risultati, su tutti quello del Venezia sul campo del già retrocesso Carpi. Invece poi ecco compiersi la frittata, con la rimonta gialloblu sul campo amico e quella dei neroverdi in terra emiliana.

Ok la penalizzazione, ok la sfortuna di un calendario ostico sul finale, ma pesano le responsabilità proprie su questo fallimento. La squadra di Grassadonia sulla carta non è certo da serie C ma proprio alcuni fra gli elementi “di nome” hanno oltremodo deluso. Non si vuole certo gettare la croce addosso a loro, ma a mio avviso potevano dare di più e non ritrovarsi a giocarsi il tutto per tutto nella partita conclusiva della stagione. Il futuro non è roseo, considerato alcuni problemi societari ma dal destino del Palermo potrebbe tuttavia aprirsi uno scenario inaspettato, con corollario playout per i Satanelli e quindi una nuova occasione in extremis per provare a mantenere la categoria. Ma la stagione dei rossoneri rimane negativa e deludente.

Erano già in C da una giornata Padova e Carpi, con i veneti che tornano mestamente in C dopo una sola stagione. Il grande e giustificato entusiasmo di un anno fa ha lasciato presto spazio alla consapevolezza che ci fosse da sudare parecchio in questo campionato, nonostante alcune buone prestazioni lasciassero presagire delle speranze. E’ mancata la mentalità in primis ma ricompattandosi c’è la possibilità concreta di ritrovarsi a festeggiare nuovamente fra un anno. Non ci sono attenuanti invece per il Carpi che, al pari del Chievo al piano di sopra, sembra aver posto la parola fine alla propria favola.

Sì, perchè in questo ultimo lustro gli emiliani, oltre allo straordinario exploit della promozione in A, avevano poi lottato con il coltello tra i denti per difendere la categoria e solo un anno più tardi erano lì a giocarsi una finale playoff per accedere nuovamente nel Paradiso calcistico. Era evidente sin dall’estate scorsa però un ridimensionamento degli obiettivi, con una rosa costruita senza grossi nomi, un allenatore esordiente assoluto a certi livelli e una girandola invernale di acquisti cessioni senza costrutto. Anche il rientrante Castori, eroe delle stagioni vincenti, è presto rimasto inghiottito nel grigiore generale della stagione. Il ritorno in C è molto mesto e bisognerà capire se forse negli anni scorsi non si sia fatto un salto troppo grande per le possibilità o se ci sarà spazio invece per alimentare nuovi sogni.

TOP

  1. Brescia e Lecce
  2. La coppia gol Donnarumma – Torregrossa
  3. Il giovane Tonali, miglior regista della B
  4. Mancosu, a 30 anni decisivo per la promozione del Lecce
  5. Gli allenatori Corini, Liverani e Bucchi

LE RIVELAZIONI

  1. Petriccione, il Modric del Salento
  2. Okereke, freccia nera dello Spezia
  3. Mancuso, mai così prolifico in serie B
  4. Palmiero, centrocampista completo e pronto per altri palcoscenici
  5. Moncini, giovane bomber assai prolifico

FLOP

  1. La quotata coppia gol del Foggia Iemmello-Galano
  2. Grosso, allenatore esonerato dal Verona
  3. La stagione del Crotone
  4. Zenga e Cosmi al Venezia
  5. La caduta rovinosa della Salernitana

 

Il momento no dell’Hellas Verona

Sembrava la squadra da battere, a detta di tutti, tifosi e soprattutto addetti ai lavori, la favorita numero uno per la promozione diretta in serie A. Invece l’Hellas Verona, dopo aver in effetti dato questa parvenza di grandezza suprema, pur nel contesto di un torneo non certo di gran livello, si è come liquefatto alle prime difficoltà, subendo ben 9 reti in due gare.

C’è già chi parla di crisi conclamata, di incapacità della squadra di reggere certi urti, certe pressioni, di una sopravvalutazione della rosa, dell’immaturità di alcuni elementi, di essersi montati la testa per le troppe luci dei riflettori. Dove sta la verità? E soprattutto, sarà caduta libera, da qui in avanti fino al termine del girone d’andata, quando si dovranno incontrare squadre di caratura medio/alta quali Bari, Entella, Cesena e Carpi, e le insidie del derby veneto rappresentato dal Vicenza?

Riavvolgiamo indietro il nastro. Non serve resettare tutto alla prima giornata, o ai presagi estivi: in fondo basta collocare il nostro timer a due settimane fa, all’indomani della netta vittoria esterna in quel di La Spezia, campo notoriamente ostico, sia per l’ambiente casalingo del Picco, sia per la qualità della squadra locale. Un 4 a 1 netto che diede il via a una girandola impazzita di complimenti, titoloni, spazi, previsioni da far girare la testa, col rischio concreto – e poi materializzatosi – che ciò facesse perdere la concentrazione in vista di una gara al Bentegodi che pareva quantomeno abbordabile, contro un Novara in crisi di identità e di risultati.

Dando per buone queste attenuanti, ma facendo in ogni caso registrare un campanello d’allarme (chè uno 0 a 4 tra le mura amiche non è mai un buon segnale di salute), ci si attendeva una reazione, la classica prova d’orgoglio contro un Cittadella, che sì aveva subito qualche battuta d’arresto dopo il folgorante inizio di stagione, ma che comunque rimaneva terzo in classifica, sorretto da entusiasmo, buon gioco e del ruolo certificato di rivelazione del campionato.

Pronti, via e dopo nemmeno 30 secondi il Pazzo metteva in rete dopo azione in velocità da manuale. Sembrava la chiusura del cerchio, col Verona pronto a riprendersi gli elogi e i titoli, oltretutto col ritorno al gol del suo principale campione, forse l’unico autentico della rosa. Altre giocate collettive o dei singoli, in quei primi 10 minuti, fecero drizzare le antenne anche a scafati uomini di campo ed esperti come i commentatori Sky Claudio Onofri e Daniele Barone, che a un certo punto si sbilanciarono dicendo che “sembra di vedere una partita di Champions League”.

Esagerazioni a parte, è per dare la misura di quanto potenzialmente forte possa essere il Verona, quanta qualità ci sia tra i piedi di alcuni elementi. I nomi non li cito ma sono proprio quelli che hanno occupato spazi nei giornali, nelle tv, guadagnando fior di titoli, di apprezzamenti e di investiture importanti per il futuro.

Si è trattato solo di un sogno allora? No, però occorre anche fare i conti con la realtà e ammettere, lo sappiamo poi bene per esperienza diretta, visto quante volte ci siamo già passati da promozioni dalla B alla A, che contano anche altri elementi, gli stessi messi in mostra ad esempio dai nostri ultimi avversari. La corsa, la determinazione, la grinta, la motivazione, la voglia di arrivare al traguardo (che, ahinoi, non era assolutamente già stato conseguito, anzi!), la tanto evocata personalità, di squadra e nei singoli.

Non ci si può abbattere alla prima difficoltà, al primo gol subito, alla prima sbandata, perchè quella è stata contro il Novara, erroracci arbitrali a parte. Invece, i nostri sembrano impauriti, inermi, indisponenti, a disagio, fuori contesto, fuori…categoria!

Una difesa colabrodo, errori che definire “da dilettanti” ancora non rende l’idea, l’incapacità palese di far fronte alla furia avversaria e la sensazione, reale (e già provata a dismisura nelle ultime due precedenti stagioni) che ogni singola azione offensiva avversaria potesse arrecarci seri danni, leggasi gol. Davvero, potevano essere 5 come 6 o 7, questa è la cruda realtà. E anche se sento invocare l’assenza di due buoni difensori cadetti come Caracciolo e Cherubin (ma non era l’ex enfant prodige del calcio italiano Bianchetti il punto fermo della nostra retroguardia?) come scusante per tanta imbarazzante pochezza difensiva, veramente mi pare fuori luogo appellarsi a questo.

Il fatto è che abbiamo sempre subito alla prima – e talvolta unica – concessione agli avversari. Poi ne facevamo 3-4 e tutti giustamente contenti ma non appena si alzavano i ritmi, gli avversari perdevano quella sorta di timore reverenziale (cosa che ormai non avrà più nessuno) e ci contrastavano sul piano della grinta, i problemi si manifestavano. La baracca la salvavano poi la qualità dei nostri interpreti offensivi, il tiki taka in chiave minore adottato da Pecchia a centrocampo, le parate – ebbene sì – del tanto vituperato Nicolas, che pareva imbattibile sulle palle alte, con quelle sue prese “sicure”. Già, sin troppo sicure, e questa sicurezza, forse addirittura questa “spocchia”nelle giocate in varie zone del campo, ha finito per nuocere impietosamente sui nostri risultati. Senza umiltà, senza la consapevolezza che non abbiamo ancora conquistato nulla, e tutto è ancora da dimostrare, non si va da nessuna parte.

Il calendario adesso non è d’aiuto, proprio per il nome delle avversarie che incontreremo, e sarà decisivo stavolta sì vedere se e come la squadra reagirà.

Pecchia si è assunto ogni responsabilità, ma è evidente che non è così. Io non rinnegherò mai il bel gioco e le belle sensazioni che mi ha trasmesso in questo primo scorcio di campionato. Amo il gioco offensivo, propositivo, di qualità, che dalle nostre parti mancava da tanto tempo ma ora mi aspetto più carattere da parte di coloro che hanno più doti. E allora, in fondo al pezzo, i nomi li faccio. Sì, proprio voi, Romulo, Pazzini, Siligardi, Fossati, Bessa… siete da serie A? Siete i “fenomeni” della B? Sapete davvero fare la differenza? E allora, ok, siate voi a tirare la carretta. Anche attraverso il bel gioco, ma non solo in questo modo. Soprattutto fatelo col cuore, lottando, senza perdervi d’animo, che nessuno ha mai chiesto di tornare in A a dicembre o di emulare il Barcellona.

Al via il campionato di serie B 2016/2017: i miei pronostici. Big, rivelazioni, possibili promosse e retrocesse.

Il campionato di serie B 2016/’17 è ormai alle porte, e si preannuncia assai equilibrato e avvincente, sulla falsariga dell’ultimo disputato, concluso con le promozioni di Cagliari, Pescara e Crotone.

Al via tante squadre appaiono ben disegnate e in grado di farla da padrone, ma come sappiamo, rispetto al gradino superiore, in cadetteria contano tantissimi aspetti, primo fra tutte la tenuta sulla lunga distanza.

La B è una vera maratona calcistica che si dipana lungo 42 tappe, e sarà decisivo farsi trovare pronti a primavera; quello è negli ultimi anni il periodo consono a delineare meglio le candidate più serie a giocarsi la promozione e allo stesso tempo indicativo di coloro che dovranno sudare per mantenere la categoria.

Negli ultimi anni ci sono state compagini abili a sparigliare le carte e le griglie di partenza, ultimo caso (eclatante, visto come si era salvato solo 12 mesi prima) quello del Crotone. Ma in fondo anche l’Empoli di Sarri o le due matricole assolute per la massima serie, Carpi e Frosinone – che solo un paio d’anni prima stazionavano addirittura in Lega Pro –, non partivano certo favorite in origine.

Questo per dire che molto probabilmente in fase di pronostici mi farò fregare anche quest’anno, laddove scrissi all’inizio della stagione scorsa che vedevo bene Cesena, Bari e Latina (parlavo di outsider, non di probabili promosse).

Prima di andare nel dettaglio, e dichiarando per chi ancora non ne fosse a conoscenza la mia fede calcistica per il Verona (oltre che per il Torino) – il tutto senza inficiare il mio senso di obiettività e imparzialità – mi azzardo a dire che mai come quest’anno le tre provenienti dalla A mi sembrano attrezzate per disputare un ottimo torneo e soprattutto mi pare non abbiano subito il classico contraccolpo psicologico post-retrocessione.

Ecco la prima giornata da calendario e qualche annotazione in merito alle squadre:

SPEZIA-SALERNITANA
Spezia (4-3-3): 
Chichizola; De Col, Terzi, Valentini, Migliore; Sciaudone, Errasti, Pulzetti; Piu, Iemmello, Piccolo. Allenatore: Di Carlo
Salernitana (4-4-2): Terracciano; Laverone, Bernardini, Schiavi, Vitale; Busellato, Odjer, Moro, Rosina; Donnarumma, Coda.Allenatore: Sannino

Subito un incontro ostico per lo Spezia, squadra che da anni si annovera tra le più promettenti e interessanti, forte anche di una società che non si può dire abbia badato a spese per puntare alla A. Eppure ogni anno manca un piccolo tassello, che forse potrebbe essere colmato anche grazie a una guida tecnica ormai salda in Di Carlo. Di contro però arriva una Salernitana che, nemmeno troppo a fari spenti, si candida a rivelazione, contando su un pubblico in grado di trascinare ma soprattutto su una qualità media della rosa elevata anche grazie a innesti come quello di Rosina, strappato a numerosi club.

Fra i liguri impossibile non tributare elogi per un tridente d’attacco che promette scintille, e che vedrà due nuovi acquisti al fianco del consolidato Piccolo: Iemmello, reduce da una stagione memorabile al Foggia, e il giovane Piu, protagonista da sempre fra i vivai italiani alla guida dell’Empoli.

Tra i campani invece occhio alla coppia Coda – Donnarumma, confermatissima e probabilmente la meglio assortita della categoria, e a una difesa che poggia su veterani come Schiavi e Bernardini, rinvigoriti sulle fasce da uomini da serie A come Laverone e Vitale.

AVELLINO-BRESCIA
Avellino (3-4-3):
 Frattali; Gonzalez, Jidayi, Biraschi; Visconti, Paghera, Omeonga, Gavazzi; Bidaoui, Mokulu, Verde. Allenatore: Toscano
Brescia (4-3-3): Minelli; Calabresi, Somma, N. Lancini, Coly; Bisoli, Pinzi, Ndoj; Morosini, Rosso, Bonazzoli. Allenatore: Brocchi

Da molti accreditata come possibile nuova sensazione della B, io invece nutro dei dubbi (in chiave playoff si intende) sugli irpini. Se si guarda l’11 titolare emergono nomi come gli esperti Gavazzi, Gonzalez (entrambi reduci da una buonissima stagione) o le certezze Visconti e Jidayi, ma forse non sono compensati dalla scarsa esperienza di elementi pur validi come l’ex giallorosso Verde (al primo vero banco di prova dopo aver trovato pochissimo spazio nello scorso campionato) o discontinui come il seppur talentuoso Bidaoui e Mokulu. Se dovesse rimanere (ma le sirene del Genoa sono sempre più rumorose), il vero crack sarebbe certamente Biraschi, altrimenti la sua perdita sarebbe gravissima.

Il Brescia sembra aver scoraggiato anche i più ottimisti fra i tifosi, dopo le pessime prove stagionali, che fossero amichevoli o incontri ufficiali. Certo, la squadra ha una età media bassissima, al di là del “sommo” Caracciolo. Ma quella in fondo sarebbe relativa se alla base ci fosse materiale buono su cui lavorare. Molti provengono dallo stesso vivaio locale (un tempo assai florido) ma fatico a trovare un potenziale campione. Senza scomodare nessuno, almeno da Somma e Morosini mi aspetto però un apporto importante, fiducioso che Brocchi, un tecnico desideroso di rimettersi in carreggiata con rinnovato spirito, saprà gestirne la crescita.

Che sia l'anno giusto per il Bari? Nella mia griglia di partenza parte al primo posto, anche se poi sarà il campo a dare le giuste risposte

Che sia l’anno giusto per il Bari? Nella mia griglia di partenza parte al primo posto, anche se poi sarà il campo a dare le giuste risposte

BARI-CITTADELLA
Bari (4-4-2)
: Micai; Sabelli, Cassani, Moras, Daprelà; Fedato, Martinho, Romizi, Basha; Maniero, De Luca. Allenatore: Stellone
Cittadella (4-3-1-2): Alfonso; Pedrelli, Pascali, De Leidi, Benedetti; Schenetti, Iori, Valzania; Chiaretti; Arrighini, Litteri. Allenatore: Venturato

Per molti una sorta di testa-coda, e il favoritissimo Bari (anche in chiave serie A) dovrà stare attento a non cannare di fronte a un avversario che, in fondo, ha fatto solo una breve scappatella al piano di sotto, prima di tornare nella casa che gli è più consona. Il Cittadella, guidato da Venturato, un allenatore che, alla stregua di un Maran, viene considerato poco rispetto ai reali meriti, ha una solida base e un gioco fluido e piacevole. Da tenere d’occhio l’espertissimo ex “scozzese” Pascali e il giovane Valzania. Insomma, non la vedo certo come una vittima sacrificale, nell’ambito di una lotta di sopravvivenza per rimanere in B, anche se indubbiamente il Bari di Stellone può vantare tantissime frecce al proprio arco (Maniero, Fedato, Martinho, Romizi, Sabelli, Moras).

Non mi sarei aspettato che il tecnico romano lasciasse Frosinone, convinto che avesse nuove motivazioni tali da tentare la nuova immediata risalita con quella che era a tutti gli effetti una sua creatura, e invece ha preferito rimettersi in gioco in una piazza caldissima, che attende da troppi anni una consacrazione e il ritorno ai fasti di un tempo. La squadra pugliese, disegnata sul congeniale 4-4-2 è forte e completa in ogni reparto e credo davvero sia la volta buona per salire in A, addirittura senza passare dai playoff.

BENEVENTO-SPAL
Benevento (4-3-1-2):
 Cragno; Venuti, Lucioni, Camporese, Lopez; Chibsah, Agyei; Melara, Falco; Puscas, Ceravolo. Allenatore: Baroni
Spal (3-5-2): Meret; Cremonesi, Vicari, Silvestri; Schiattarella, Arini, Picchi, Schiavon, Mora; Antenucci, Cerri. Allenatore: Semplici

Due neopromosse dall’ex serie C subito a confronto nel primo turno e due destini che probabilmente si incroceranno spesso, visto che entrambe lotteranno per salvarsi… anche se una sbirciatina ai play off secondo me avranno voglia di darla. A dispetto dello status di matricola assoluta, il Benevento ha messo in piedi una rosa davvero niente male, con uomini importanti in ogni reparto: dal portierino azzurro Cragno, al ritrovato Camporese in difesa (uno che da giovanissimo nella Fiorentina consideravano migliore di Nastasic, prima di essere etichettato come “infortunato cronico”), a Chibsah in mediana (vi ricordate quando sembrava trascinare da solo il centrocampo del Sassuolo?) a una coppia d’attacco ben assortita tra il “vecchio” Ceravolo e l’ex enfant prodige interista Puscas, innescati da quel Falco  che ai tempi delle giovanili del Lecce veniva soprannominato con un volo pindarico il “Messi del Salento”. Tanta carne al fuoco quindi, da contrapporsi alla concretezza della Spal, nobile decaduta del nostro calcio che tantissimi appassionati hanno salutato con affetto al suo ritorno in serie B (non solo i loro tifosi). Io ho sempre guardato con simpatia alla squadra biancoazzurra, un po’ perché Ferrara in fondo è a un tiro di schioppo da casa mia, pur essendo io della provincia di Verona, e poi perché da bambino spesso e volentieri mi recavo allo stadio “Paolo Mazza” con mio papà. Da allora ho sempre seguito gli estensi nonostante le mille vicissitudini. Già immagino ci saranno tra i lettori coloro che mi bacchetteranno perché in pratica simpatizzo per diverse squadre. Il fatto è che io mi innamoro delle storie, e quella della Spal ad esempio è bellissima.

In ogni caso l’11 assemblato non è niente male, con anzi due prospetti di assoluto valore del calcio italiano, vale a dire Meret e Cerri, assolutamente da non bruciare. Poi la squadra è stata irrobustita e puntellata con ottimi interpreti, esperti ma ancora validissimi come Antenucci, dopo le brillanti parentesi estere, Arini – ex bandiera dell’Avellino – e Cremonesi, reduce dalla splendida promozione in A col Crotone, e che a mio avviso meritava di rimanere in Calabria a godersi la massima serie dopo tanta gavetta. In panchina quel Semplici che sembra tremendamente a suo agio anche tra i “grandi” dopo le vittorie in compagini giovanili.

FROSINONE-ENTELLA
Frosinone (4-4-2):
 Bardi; Ciofani, Pryyma, Brighenti, Mazzotta; Gucher, Frara, Kragl, Paganini; Ciofani, Cocco. Allenatore: Marino
Entella (4-3-1-2): Iacobucci; Iacoponi, Pellizzer, Ceccarelli, Keita; Palermo, Troiano, Moscati; Tremolada; Masucci, Caputo. Allenatore: Breda

Ce la farà il Frosinone a trovare subito la strada maestra verso un pronto ritorno in A, oppure sarà stato uno splendido, al di là della retrocessione, episodio isolato? Quel che è certo è che gli ingredienti per puntare al bersaglio grosso ci sarebbero tutti. La rosa non smantellata e ricca di fosforo e talento (Gucher, Paganini, Ciofani), con aggiunte importanti come quelle di Mazzotta e i due ex vicentini Brighenti e Cocco che il neo tecnico Marino ha voluto a tutti i costi portare con sé (e almeno nel caso di Brighenti rischiando di creare un pandemonio nella città veneta, visto quanto l’ex capitano fosse benvoluto da tutti).

Si diceva che la B è fatta di tante tappe, quindi si vedono alla distanza le squadre migliori. Come inizio per il favorito Frosinone c’è quell’Entella che l’anno scorso ha fatto le prove generali ma che, sotto sotto, sembra voler ricalcare le orme di un’altra provinciale non capoluogo, il Sassuolo. Già, magari il paragone può sembrare azzardato ma anche qui c’è una buona società (magari non così in forze finanziarie), un ottimo gruppo e un ambiente salubre, tutti ingredienti che in B possono fare la differenza. E poi c’è la ciliegina Caputo in avanti a trascinare i compagni.

PRO VERCELLI-ASCOLI
Pro Vercelli (4-3-3):
 Provedel; Germano, Konatè’, Bani, Mammarella; Castiglia, Ardizzone, Palazzi; Mustacchio, Ebagua, Vajushi. Allenatore: Longo
Ascoli (4-3-3): Lanni; Almici, Mengoni, Augustyn, Mignanelli; Hallberg, Bianchi, Giorgi; Lazzari, Cacia, Gatto. Allenatore: Aglietti

Due squadre veramente molto interessanti, la Pro Vercelli e l’Ascoli, di quelle che non metterei protagoniste in chiave playoff ma che molto probabilmente saranno in grado di divertire e proporre un gioco di qualità. Il perché è presto detto: in panchina siedono due allenatori, uno all’esordio assoluto fra i pro – e giovanissimo anche per età, 41 anni – l’altro che in cadetteria non ha bisogno di presentazioni ma che ancora è atteso all’exploit. Longo e Aglietti sapranno imprimere le loro idee e valorizzare delle rose di livello qualitativo medio, ma con all’interno elementi di sicuro interesse. Nella Pro, Mustacchio, una sicurezza in B – ma gli avevamo auspicato una carriera ancora migliore quando si divideva tra le giovanili delle Rondinelle e la Primavera della Samp –,  Ebagua in avanti e Mammarella in difesa dovranno far da chiocce a gente come Provedel e Palazzi, di grande talento. Nell’Ascoli questo compito ce l’avrà Cacia, inseguito per tutta l’estate da squadre di ogni dove, fino al sigillo del rinnovo con quella voglia di riprendere dal girone di ritorno scorso, quando gli si era accesa impietosa la miccia del gol. Atteso alla consacrazione il terzino Almici, curiosità per il mediano Hallberg.

TERNANA-PISA
Ternana
 (4-2-3-1): Di Gennaro; Zanon, Meccariello, Valjent, Sernicola; Coppola, Bacinovic; Furlan, Falletti, Surraco; Avenatti. Allenatore: Carbone
Pisa (4-3-3): Ujkani; Avogadri, Del Fabro, Lisuzzo, Longhi; Tabanelli, Di Tacchio, Colombatto; Mannini, Cani, Varela. Allenatore: Colonnello

Lo dico fuori dai denti, sperando per i rispettivi tifosi ovviamente di sbagliarmi: Ternana e Pisa sono le squadre più accreditate a salutare la compagnia a fine campionato. Chiaramente i problemi per entrambe non sono solo di natura tecnica – anzi la squadra nerazzurra toscana ha appena compiuto un capolavoro tornando in B – ma certo le incognite sono tante. Entrambi gli allenatori poi non sembrano frutto di scelte societarie (quali società poi?) accurate, e in ogni caso hanno avuto poco tempo a disposizione per plasmare le proprie squadre. Partono in ritardo, anche se lo scontro alla prima in fondo potrebbe da subito dare slancio in caso di vittoria dell’una e dell’altra e regalare un po’ di serenità all’ambiente

Secondo i bookmakers è la candidata principale alla promozione in A. Ma le stagioni successive a una retrocessione nascondono spesso insidie. La squadra gialloblu pare ben costruita e molto attrezzata per raggiungere il traguardo

Secondo i bookmakers è la candidata principale alla promozione in A. Ma le stagioni successive a una retrocessione nascondono spesso insidie. La squadra gialloblu pare ben costruita e molto attrezzata per raggiungere il traguardo

VERONA-LATINA
Verona
 (4-3-3): Nicolas; Pisano, Bianchetti, Caacciolo, Romulo; Zuculini, Viviani, Fossati; Luppi, Pazzini, Ganz. Allenatore: Pecchia
Latina (3-5-2): Pinsoglio; Bruscagin, Dellafiore, Garcia Tena; Regoli, Rocca, Marchionni, Mariga, Scaglia; Paponi, Corvia. Allenatore: Vivarini

Ovviamente i pronostici devono essere rispettati sul campo e nella mia esigentissima città (almeno sponda Hellas)  i tifosi sono stati purtroppo scottati nelle precedenti stagioni cadette che avevano seguito la retrocessione dalla A. Ma obiettivamente questa squadra sembra essersi lasciata dietro le scorie di pochi mesi orsono e ha poco o nulla da condividere con la squadra che con Malesani scese in B per poi inabissarsi ancora più giù.

Pecchia sembra aver convinto i più scettici, non solo per il positivo cammino in Coppa Italia ma soprattutto per i suoi metodi di allenamento, per la ricerca di un gioco moderno e offensivo e per la grande ambizione e determinazione che sembra essere riuscito a trasmettere anche in elementi fondamentali come Romulo o Pazzini. C’è un bel mix tra nuovi acquisti (su tutti Ganz, Fossati, Antonio Caracciolo e Zuculini) e alcuni reduci desiderosi di riscatto.

Il Latina, su cui avevo riposto grandi aspettative lo scorso campionato, tuttora mi incuriosisce ed è formato in campo da giocatori su cui è possibile puntare (Corvia, Scaglia, il giovane Marchionni) ma sembra soprattutto solido. Mi dà l’idea che dopo lo spavento dell’anno scorso vorrà badare al sodo, e la scelta di ridare fiducia a certi giocatori “di categoria”, integrandoli con nuovi dalle medesime caratteristiche, ne è per me una conferma.

Anche il Carpi ha un organico forte, che poggia le sue basi sul gruppo di giocatori che pochi mesi fa sfiorò l'impresa salvezza in serie A. C'è rivalsa, spirito di gruppo e tanta motivazione, incarnate alla perfezione dall'allenatore Castori

Anche il Carpi ha un organico forte, che poggia le sue basi sul gruppo di giocatori che pochi mesi fa sfiorò l’impresa salvezza in serie A. C’è rivalsa, spirito di gruppo e tanta motivazione, incarnate alla perfezione dall’allenatore Castori

VICENZA-CARPI
Vicenza (4-2-3-1):
 Benussi; Pucino, Fontanini, Adejo, D’Elia; Signori, Rizzo; Galano, Bellomo, Fabinho; Raicevic. Allenatore: Lerda
Carpi (4-4-2): Belec; Letizia, Blanchard, Romagnoli, Gagliolo; Pasciuti, Crimi, Fedele, Di Gaudio; Lasagna, Catellani. Allenatore: Castori

Due bellissime squadre, molto intriganti, lo dico a scanso di equivoci. A Vicenza sono abituati da anni ad allestire squadre valide ed estremamente interessanti con pochi mezzi a disposizione (in pratica dal primo anno di Marino), affidandole poi a tecnici con una impostazione di gioco votata all’offensiva. Come nel caso di Lerda, uno dei più “accaniti” sostenitori del 4-2-3-1, con la fantasia al potere sulla trequarti. Sarà bello per me (visto che li avevo seguiti tanto nelle giovanili) rivedere assieme i due baresi Bellomo e Galano, due che con le qualità tecniche che si ritrovano non so che ci facciano a 25 anni ancora in B.

Il Carpi, beh… lo scrivo a chiare lettere, credo abbia tutto per tornare subito in A, per quanto non credo sia un obiettivo dichiarato, essendo una squadra di provincia abituata alla concretezza, e che si è “concessa” un regalo di lusso due anni fa, con una storica promozione. Tranne Mbakogu in pratica sono rimasti tutti; è rimasto soprattutto il Maestro in panchina, Castori, per molti di loro un mentore. Senza grandi squilli potrebbero fare lo sgambetto a squadre più accreditate.

NOVARA-TRAPANI
Novara (4-2-3-1):
 Da Costa; Dickmann, Troest, Scognamiglio, Calderoni; Casarini, Viola; Kupisz, Faragò, Sansone; Galabinov. Allenatore: Boscaglia
Trapani (3-5-2): Guerrieri; Pagliarulo, Fazio, Casasola; Rizzato, Crecco, Nizzetto, Scozzarella, Balasa; Coronado, Petkovic. Allenatore: Cosmi

Un bellissimo big match, tra due squadre rivelazioni degli ultimi anni. Il Novara ha dimostrato, ce ne fosse bisogno, che la caduta in Lega Pro di qualche stagione fa era stata solo accidentale, e che la società mira a stabilirsi in B, tentando sotto sotto di fare le scarpe in chiave play off a rivali favorite. Boscaglia incontra la squadra con cui strabiliò tutti. Non fu a quanto pare un fuoco di paglia, se nel frattempo lui è diventato uno dei tecnici più in voga, innovativi e promettenti del calcio italiano, e il Trapani una serissima candidata alla promozione, dopo averla davvero sfiorata qualche mese fa. Lì in panca c’è ancora colui che sostituì proprio l’attuale tecnico novarese, quel Cosmi che,  a genio e novità, impose esperienza e concretezza, facendo volare i siciliani e promettendo di riprovarci.

In campo, da una parte fari puntati sul bomber Sansone – uno dei grandi colpi di calciomercato di questa sessione -, Dickmann (futuro quasi assicurato in A), Viola (a mio avviso il miglior playmaker dell’intero campionato), Faragò e Galabinov; dall’altra attese le colonne Coronado,Fazio, Nizzetto – tecnica purissima abbinata a dinamismo e grinta, a 30 anni suonati vuole arrivare in A da protagonista  – e le scommesse Balasa e Casasola.

CESENA – PERUGIA

Cesena (4-3-3): Agazzi; Balzano, Lucchini, Perticone, Capelli; Kone, Schiavone, Vitale; Djuric, Garritano, Ciano. Allenatore: Drago

Perugia 4-4-2: Rosati; Belmonte, Alhassan, Chiosa, Volta; Della Rocca, Brighi, Guberti, Drolè; Bianchi, Zapata. Allenatore: Bucchi

Infine nel posticipo della prima giornata si scontreranno due squadre di buon livello complessivo (in particolare il Cesena), che intendono proseguire il solco tracciato nel campionato scorso. I romagnoli sembrano sin dal principio fare sul serio: hanno trattenuto i big Djuric, Ragusa e Ciano e, contando già gli esperti Lucchini e Capelli, oltre al talentuoso Garritano atteso alla consacrazione definitiva, hanno aggiunto sicuri protagonisti come Balzano, Agazzi e Perticone, quest’ultimo reduce da una stagione monstre a Trapani.

A Perugia, dove la voglia di serie A è tanta, forse si dovrà ancora attendere per puntare al bersaglio grosso, ma nel frattempo si sono affidati a Bucchi, uno che il cuore ce l’ha qui da sempre e puntano, oltre che su leader naturali come Del Prete e Brighi,  anche sulla voglia di rivalsa di gente come Belmonte e Guberti.

 

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