Hellas Verona Primavera a un passo da uno storico traguardo nel Torneo di Viareggio, battuti solo in finale dall’Inter di Bonazzoli

La primavera dell’Hellas Verona, magistralmente allenata da Pavanel, si è arresa solo in finale dinnanzi alla favoritissima Inter, ma ha dimostrato tutto il suo valore, mettendo strenuamente alle corde la squadra nerazzurra.

I giovani gialloblu sono stati infatti sconfitti solo 2 a 1 al termine di una gara combattuta, partita in salita con il gol subito dopo pochi minuti, ma poi riacciuffata e tenuta a galla dagli interventi salvifici del super portiere Gollini, fino al nuovo sorpasso interista dopo una sorta di assedio.

Un risultato che sarebbe stato straordinario per il Verona, oltre che storico in ambito giovanile (mai una vittoria al prestigioso Torneo di Viareggio, sorta di “Mondiale giovanile”, mentre bisogna andare a ritroso di diversi decenni per trovare le uniche affermazioni in campionato primavera per le squadre di serie B).

Più semplicemente, negli ultimi dieci anni, i peggiori della storia dell’Hellas, anche il vivaio non se l’è passata certo bene, ottenendo risultati mediocri, mai veramente considerato come vero serbatoio per la squadra maggiore, nemmeno quando si stava sprofondando in Lega Pro.

Da qualche anno però, complice il riassetto societario, qualcosa è cambiato, come testimonia la bellissima affermazione di un paio d’anni fa all’altrettanto prestigioso torneo giovanile che da sempre si svolge ad Arco. Gran parte di quegli Allievi, annata 1996, sono gli stessi che costituiscono l’ossatura dell’attuale squadra Primavera che da due anni sta spesso incantando.

Già l’anno scorso, proprio al Viareggio, Fares e compagni avevano fatto ottime figure, fermandosi agli Ottavi, pagando lo sforzo poi in campionato, fino a perdere il treno per i playoff scudetto che sembravano francamente alla portata.

Destino beffardo ha voluto che fosse il Chievo a vincere lo Scudetto di categoria nel 2014, per la prima volta nella sua storia, segno di una gerarchia a questo livello che pareva essere ben delineata. Ma questo ciclo invece sta in qualche modo pareggiando i conti, se è vero che, se da una parte i campioni in carica della Diga, con una rosa molto rinnovata, stanno faticando a confermarsi, dall’altra non si può dire la stessa cosa dell’Hellas, come appunto testimoniato dal secondo posto a Viareggio.

Della squadra dell’anno scorso in realtà mancano alcuni elementi chiave, specie a centrocampo e in attacco. Zaccagni ora è buon protagonista in Lega Pro, titolare fisso a Venezia, dove invece nella prima parte di stagione ha molto faticato a imporsi il talento cristallino del fantasista Alba. Anche il funambolico Gatto sta giocando col contagocce a Modena, mentre è bello constatare la piena affermazione su vasta scala del mediano tutto polmoni Donsah, finito già l’anno scorso nel mirino di grossi club che giunsero proprio a Viareggio a vederlo, e che ora spopola nel Cagliari di Zola in serie A.

Sono stati confermati però in blocco l’attaccante Fares, che già ha ben esordito in massima serie quest’anno con la maglia della prima squadra, la coppia difensiva centrale formata da Rossi e Boni, il terzino Tentardini e a loro sono stati aggiunti alcuni elementi di grande spicco, potremmo dire di sicuro avvenire. Due su tutti, l’attaccante ex Siena Cappelluzzo e il portiere ex Manchester Utd Gollini, invero sceso fra i giovani, pur essendo coetaneo, solo per questa manifestazione, visto che stabilmente è aggregato agli ordini di Mandorlini, che già lo ha fatto esordire con buonissimi risultati nella massima serie.

Chissà se almeno alcuni di loro fra non molti anni potranno essere protagonisti in serie A, purtroppo da troppo tempo mancano sempre più gli spazi e le opportunità per i giovani del vivaio. Il discorso ovviamente non riguarda solo il Verona, ci mancherebbe, è molto più ampio e sembra proprio che dirigenti e allenatori non ci vogliano sentire. Eppure sono convinto che uno dei capisaldi da cui far ripartire lo stantio e noioso calcio tricolore, sia proprio un ritorno più influente dei vivai nelle rose delle prime squadre.

Annunci

Fenomeno Puscas nelle giovanili dell’Inter! 13 reti in 5 gare per l’attaccante rumeno che si ispira a Ibrahimovic

Da quando seguo il calcio, che lo guardi con occhi da tifoso o con un’ottica più da “addetto ai lavori”, mi sono sempre interessato al calcio giovanile, non solo in ambito italiano.

Quando ero più giovane mi capitava sovente di seguire come cronista le squadre di club della mia provincia (il Chievo in particolare ha giocato per anni le sue partite in casa a Cerea, il mio paese, ma anche Hellas, Padova, Spal, Brescia), poi sono sempre stato vigile e attento sulle manifestazioni di categoria più importanti, grazie all’ausilio della tv che mi permetteva di stare aggiornato senza dovermi spostare di persona. Ma un appassionato di calcio giovanile non si dovrebbe limitare alla mera cronaca. Sovente ci si imbatte in “finti” esperti, in persone che auspicano chissà quali traguardi per il giovane fenomeno di turno, osannato spesso anche da firme autorevoli. Io stesso più volte mi sono avventurato in paragoni e raffronti: è un giochino che ci piace e in un certo senso ci stimola anche. Poi, visto che riesco a seguire le carriere di molti di quei giovani, grazie a tv, giornali, media e contatti con referenti d’eccezione, esperti anche delle categorie inferiori, posso limitarmi a formulare giudizi, constatando nella realtà che, nonostante grandi premesse, sono veramente pochissimi quei giovani atleti che riescono a imporsi a grandi livelli. E allora cosa ci spinge a seguire ancora con interesse questo fenomeno, pur consapevoli che, specie in Italia, i vivai ormai raramente fungono da veri serbatoi per le prime squadre?Succede perché, almeno fino ai 15/16 anni, a contare sono soprattutto fattori legati alla genuinità, alla spensieratezza, alla pura tecnica. Certo, non tutto è rose e fiori, girano da anni anche già dagli Allievi, talvolta addirittura dai Giovanissimi, agenti, procuratori, genitori talvolta più ambiziosi dei figli, che inficiano sul reale valore da dare a queste categorie formate da talenti in sboccio.

download

Io seguo ancora con attenzione perché tutto sommato ci credo ancora, perché apprezzo quel gesto tecnico che ancora riesce a farti sussultare, a dire “io l’ho visto per primo!”, fino a farti ipotizzare il pronostico sul suo futuro. Poco importa se poi quel calciatore diventerà un big, purtroppo poi subentrano tanti fattori determinanti e di storie negli anni ne ho raccolte davvero tantissime ormai, a più livelli. Lasciatemi però dire che un campioncino come il rumeno della Primavera dell’Inter, Puscas, quasi omonimo della leggenda ungherese,  non può passare inosservato! Ho posticipato di qualche settimana questo articolo, per avere ulteriori conferme sulla forza e il valore di questo moderno attaccante, che già l’anno scorso, seppur in scampoli di gare, aveva messo in mostra ottime doti atletiche e tecniche. Attaccante centrale o seconda punta, pure fantasista e suggeritore, soprattutto gran finalizzatore, se è vero che in sole 5 partite di campionato ha messo a segno ben 13 reti, le ultime 3 delle quali nel vittorioso derby dell’ultimo weekend contro i malcapitati cugini milanisti. Assieme all’italianissimo Bonazzoli, stellina della Nazionale Under 19, compone una coppia d’eccezione che il patron Thohir già sogna di vedere fra non molto in prima squadra. Come detto, lo scenario in tal senso è alquanto utopistico, ma provate a guardare, almeno su you tube se riuscite a recuperarli, i gol  e le azioni di Puscas per comprendere che, forse, Mazzarri, oltre alle presenze in panchina, potrebbe finalmente concedergli la gioia dell’esordio precoce tra i “grandi”. Solo così magari un giorno non proprio lontano, potrebbe diventarlo sul serio anche lui!

 

 

Il Chievo, vincendo il suo primo campionato Primavera, entra nella storia del calcio italiano

chievo.primavera.2013.2014.356x237

L’attesissima sfida valevole per lo scettro di miglior squadra del campionato di calcio Primavera, riservato agli Under 20, è stata aggiudicata dal sorprendente Chievo ai danni di un comunque forte e mai domo Torino. Due squadre che si sono equivalse sul piano del gioco, spiccando per tutto il lunghissimo torneo per compattezza difensiva (del Toro il minor passivo in assoluto fra tutti i gironi eliminatori della Regular Season, del Chievo il portiere – Moschin, addirittura classe ’96 – il miglior giocatore delle Final Eight giudicato al termine della kermesse) e per spirito di gruppo. Uno spirito di gruppo capace di non far pesare le notevoli assenze che entrambe le compagini palesavano giunti alla meritata finale. Hanno fatto più clamore le assenze degli avversari del Torino di Moreno Longo (vero cuore granata, da giovane calciatore cresciuto a pane e Toro, aveva già perso una finale Primavera contro la Juventus di Del Piero, Cammarata, Binotto, Manfredini, Sartor e Dal Canto), vale da dire quelle della Lazio in semifinale (gli squalificati Lombardi e Minala) e appunto del Chievo in finale (la fortissima coppia d’attacco Da Silva, capocannoniere dell’intero campionato Primavera e esordiente quest’anno in serie A e Alimi) ma indubbiamente anche ai piemontesi mancavano abili pedine dello scacchiere. A onor di cronaca occorre ribadire che, per quanto non indifferenti, le assenze sono state ben suffragate, specie tra i veronesi, con l’attaccante Gatto (fratello dell’altrettanto talentuoso attaccante del Lanciano, nazionale Under 21 di serie B) assolutamente tra i migliori ieri sera tra i suoi.

Il Torino era partito forte, con una spinta costante ma alla prova dei fatti, inconsistente, riuscendo raramente a impensierire il forte portiere avversario. Solo sul finale l’arrembante terzino sinistro granata Barreca (cui ci sentiamo di scommettere per l’immediato futuro) ha fallito un’occasione d’oro, poco prima di approdare agli scontati – a quel punto, visto l’equilibrio mostrato in campo – tempi supplementari. Lì hanno prevalso soprattutto la paura e la stanchezza, nonostante quasi allo scadere del secondo tempo supplementare l’attaccante  franco-camerunense del Chievo Yamga si sia letteralmente divorato una nitida occasione da gol dentro l’area piccola. Il sostituto dell’implacabile brasiliano Da Silva si è però fatto ampiamente perdonare trasformando con grande freddezza il quarto rigore della serie, “inducendo” all’errore il povero torinista Morra, che a quel punto aveva la patata bollente tra i piedi, considerando che la serie dei penalty si era aperta con l’errore (traversa) del forte Gyasi.

Il Chievo a questo punto conquista, senza ricorrere all’ultimo tiro dal dischetto previsto per il centrocampista dai piedi buoni Messetti, la sua prima importante coppa nazionale, vincendo il Campionato Primavera 2014. Un suggello a un vivaio straordinario, che da quasi dieci anni rientra nelle magnifiche dei playoff, con l’apice raggiunto l’anno scorso, battuto solo in semifinale dai futuri campioni della Lazio. Già c’erano state belle e significative affermazioni con i tantissimi ragazzi – in età Giovanissimi e Allievi – prestati negli anni alle varie Nazionali, non ultimi il fenomenale terzino Costa, rientrato proprio per sprintare sulla fascia nel secondo tempo di ieri, dopo un gravissimo infortunio. Costa, nato a due passi da casa mia, a Noventa Vicentina, è una colonna dell’Under 19 e già ieri in pochi minuti ha sfoderato giocate d’alta classe, mostrando un buon piede sinistro e segnando uno dei rigori della lotteria finale. Nella squadra clivense, entrata ieri sera nella storia, meritano una citazione moltissimi interpreti, dall’insuperabile Moschin, capace di scalare gerarchie in campionato e di rivelarsi para tutto nelle decisive gare playoff contro le più quotate Juventus e Fiorentina. Coetaneo di Scuffet, non è un gigante d’altezza, ma è reattivo, scattante e freddo in porta, sempre sicuro, guarda gli avversari dritti negli occhi, senza timore. La difesa a 3, imperniata sul capitano Kevin Magri, ieri travolto dal tifo di tanti amici e parenti giunti a Rimini dalla natìa Campobasso, è una cerniera insuperabile, con Aldrovandi e il gigante Brunetti, anch’egli impeccabile al pari di Magri, ben sostenuta ai lati dall’inesauribile Troiani a destra e Costa a sinistra (ieri e a lungo nel torneo sostituito egregiamente dal giovanissimo classe ’96  Sanè). A centrocampo il fosforo è garantito dal mancino Messetti, con al centro la piovra Mbaye, un autentico colosso in mezzo e a sostegno il coriaceo Steffè, che ha partecipato da prezioso rincalzo alla spedizione della Nazionale Under 17 al recente Mondiale di categoria. Grande senso tattico per la mezz’ala a metà con l’Inter, così come Tibolla, rientrato in nerazzurro a gennaio. In attacco, detto dell’agile e tecnico Gatto, è spiaciuto non aver visto all’opera lo straordinario bomber Da Silva, appiedato dal giudice sportivo per un turno dopo la tirata semifinale contro i viola. Un grande plauso alla società e a mister Nicolato, che ha rappresentato la continuità per il Chievo in tutti questi anni.

Nel Toro, che rimane la squadra più titolata d’Italia a livello Primavera con 8 affermazioni (senza contare le 7 coppe Italia e i tornei di Viareggio), la vittoria è sfuggita, a 20 anni e più dall’ultima finale, quando si scontrarono due futuri campionissimi come il già citato Del Piero, simbolo della Juventus e Bobo Vieri che mosse proprio in granata i primi passi di una fulgida carriera. Le carte in regola per puntare in altissimo c’erano tutte, dopo aver letteralmente dominato il proprio girone (come il Chievo dall’altra parte, primo in classifica in un girone con Atalanta, Milan e Inter), e mostrato per tutto l’anno grandi doti tecniche e agonistiche in elementi di sicuro avvenire come il citato Barreca, dal sinistro fatato e dalla corsa infinita, già più volte finito in prima squadra con Ventura, senza però assaporare la gioia dell’esordio, o come nella fantasiosa punta Aramu, stella conclamata della squadra, 19enne ma già molto esperto, avendo sempre giocato con compagni più grandi di lui, anche di due anni. Benissimo anche l’altro terzino, l’ex juventino Bertinetti, spina nel fianco sull’out destro, il play basso Comentale, l’interno Coccolo, stantuffo inesauribile o il centrale difensivo Ientile. Insomma, gli ingredienti per ripartire ci sono tutti, e va dato grande merito alla gestione Cairo, in grado di ridare grande dignità a un vivaio storico, caduto tristemente nell’oblio a causa di scellerate presidenze precedenti al suo avvento in società. La cosa più importante sarebbe quella di compiere un ulteriore passo in avanti, portando alcuni di queste giovani stelle tra i “grandi” della prima squadra, a iniziare magari già dal ritiro estivo di quest’anno.

Semifinali campionato Primavera: la favorita rimane la Lazio per quello che sarebbe uno storico bis.

la Lazio Primavera vincitrice del campionato un anno fa ha tutte le carte in regola per centrare uno storico bis

la Lazio Primavera vincitrice del campionato un anno fa ha tutte le carte in regola per centrare uno storico bis

C’è una tendenza negli ultimi anni per quanto riguarda il campionato Primavera, solitamente non immune da novità ad alti livelli (ricordiamo i due scudetti in serie agli inizi del duemila del Lecce o gli exploit qualche anno dopo di Genoa, Sampdoria e Palermo, oltre alle quasi affermazioni di Udinese e Siena): anche qui, come nei tornei professionistici italiani si stanno mettendo in mostra più o meno sempre le stesse squadre che poi arrivano alla fine a contendersi i titoli.

Certo, non mancano sorprese, casi isolati, ma raramente da tre anni a questa parte si esce da certi “giri”, e la cosa vale anche per gli Allievi.

In parole povere, se andiamo a vedere il cartellone delle semifinali del più importante torneo giovanile italiano, completato ieri, notiamo che le pretendenti all’ambito titolo, sono sempre le stesse: la Lazio, la Fiorentina, il Chievo con il ritorno di una storica squadra come il Torino, autentica big del calcio giovanile ma assente da tanto tempo dal contendersi posizioni di prestigio.

E prima erano uscite comunque compagini come Atalanta – finalista 12 mesi fa contro la Lazio, la Juventus – che dal nuovo millennio ha fatto letteralmente incetta di premi – il già citato Palermo e la Roma, altra big del calcio giovanile.

Ciò significa che si stanno delineando determinate gerarchie, che la lungimiranza di certe società alla fine viene premiata, che la cosiddetta programmazione può ancora effettivamente avere un senso, specie se contribuisce al lancio di promesse del vivaio destinate a diventare papabili titolari tra i ranghi della prima squadra. Prendiamo la Lazio, che negli ultimi due anni, è arrivata due volte in finale, perdendo la prima contro una forte e più esperta Inter (in cui militavano le forti punte Longo e Livaja, il regista Crisetig, il mediano Duncan e il difensore Bianchetti fra gli altri) e trionfando l’anno successivo contro l’Atalanta. In due anni sono approdati con buoni esiti in prima squadra elementi come Onazi e Keita, hanno esordito altri come Rozzi – ora nella cantera del Real Madrid – l’esterno sinistro Crecco e l’interno Minala, autentici attuali protagonisti dell’11 capitolino, e fuori sede sta facendo faville l’ex capitano Cataldi, titolare inamovibile nel Crotone dei miracoli di quest’anno, a un passo dalla conquista della serie A. Il Chievo era già stato semifinalista l’anno scorso, sconfitto proprio dalla Lazio nello scontro decisivo ma in12 mesi ha alzato ulteriormente il tiro (e l’asticella delle ambizioni), giungendo primo nel proprio girone eliminatorio (un raggruppamento tutt’altro che abbordabile) e mettendo in mostra un Da Silva, anch’egli già esordiente in serie A quest’anno, da urlo, capocannoniere del girone e autentico mattatore anche in questa fase finale, vedi lo scontro decisivo contro i quotati pari età juventini.

La Fiorentina è un habituè a questi livelli per il calcio giovanile e il Torino, come detto, torna finalmente a contendersi un titolo importante, dopo troppi anni di oblio. Proprio il Toro che nella sua lunga e gloriosa storia ha rappresentato il top in quanto a vivaio, con giocatori cresciuti in casa che hanno fatto letteralmente le fortune del club, rappresenta la vera incognita di queste semifinali. Troverà la favorita Lazio, falcidiata dalle squalifiche – tra cui quella del leader Minala – causate dallo scontro fratricida ad alta tensione contro la Roma (ben due gli espulsi tra i biancocelesti), e potrebbe essere una mina vagante, vista la continuità mostrata per tutto il lungo torneo. I ragazzi di Moreno Longo (cresciuto anch’egli nel Torino e che avrebbe potuto avere una carriera migliore, non fosse stato per i frequenti e pesanti infortuni), tra i quali spiccano il terzino Barreca, dalla personalità straripante e il fantasioso attaccante Aramu, dalla grande tecnica abbinata alla velocità, stanno rinverdendo i fasti di un’antica tradizione granata e potrebbero davvero sovvertire i pronostici, candidandosi prepotentemente per la vittoria finale. Un grande merito va però condiviso con la società, in grado di allestire un vivaio credibile e di grande qualità in pochi anni. Cartellone alla mano in teoria una delle due più forti uscirà necessariamente, visto che si affronteranno appunto da una parte Lazio e Torino e dall’altra le due possibili outsider Chievo e Fiorentina ma si sa che ci sono tante variabili che entrano in gioco arrivati a questo punto del torneo. Segnaliamo fin da ora però altri nomi interessanti: l’esterno offensivo della Lazio Cristiano Lombardi, dal carattere però un po’ fumantino, il mediano tutto polmoni e senso tattico del Chievo, Steffè (già buon protagonista con l’Italia Under 17 ai recenti Mondiali di categoria) e il fantasista tutto guizzi e giocate geniali Messetti,  mentre nella Viola sono da segnalare quantomeno la punta colored Gondo (classe ’96, che unisce in modo incredibile doti fisiche e tecniche) e il regista Capezzi. Tra di loro potrebbero nascondersi i campioni del futuro, tenete gli occhi bene aperti!

 

Esordio in serie A a 17 anni: il curioso caso del talento laziale Minala

E così ieri nella partita tra Lazio e Sampdoria si è consumato l’atteso – e previsto, visto che di lui giustamente si dicono meraviglie – esordio in serie A del nigeriano biancoceleste Joseph Minala, classe 1996! Fin qui nulla da segnalare, se non che in Italia fa sempre specie quando un giovanissimo sale sulla ribalta così presto e non per caso, perchè, seppur “aiutato dall’ingenua espulsione del compagno di reparto in mediana Biglia, dopo qualche panchina era quasi scontato che prima o poi sarebbe successo.

download

Il fatto però è che il nigeriano era salito già alle cronache in quel di Viareggio, in occasione dell’importante manifestazione giovanile internazionale. In una Lazio che, occorre dirlo, da anni continua a sfornare risultati e soprattutto giocatori pronti già a buone ribalte (nello specifico una finale persa in campionato due anni fa, subito vendicata l’anno successivo con una splendida vittoria ai danni dell’Atalanta e tanti atleti pronti per buoni palcoscenici, da Onazi a Keita, protagonisti ormai in prima squadra all’ex capitano Cataldi, fiore all’occhiello della rivelazione Crotone in serie B, serissimo candidato alla storica promozione in serie A).

Insomma, Minala nel solco dei suoi predecessori ma già a Viareggio cominciarono ad affiorare seri dubbi sulla sua reale età anagrafica, inutile girarci attorno. Che dietro ci sia della dietrologia, specie dopo alcuni conclamati casi passati (i più famosi quelli di un “pentito” Eriberto, poi scopertosi Luciano e dell’ex interista Taribo West), è assodato ma allo stesso tempo è innegabile che Minala dimostri molti più anni di quanto sembrerebbe testimoniare la sua carta d’identità! Non solo per come si mostra esteticamente e fisicamente, ma anche per come si muove in campo, da veterano (e non lo dico con una punta di malizia, sia chiaro). Ieri Reja non ha potuto sottrarsi dalle annotazioni e dalle “ironie” di alcuni giornalisti ma ha glissato signorilmente dicendo che i documenti ufficiali riportano che sia un ’96 e come tale deve essere valutato e osservato, oltre che “percepito”. In ogni caso, attenendoci alla prova del campo, pare quasi – per chi lo segue da una stagione intera – banale dire come Joseph non abbia risentito in nessun modo dell’emozione dell’esordio, giocando una ventina di minuti da.. regista “consumato”!

download (1)

Crisi Lazio: e se per uscirne si provasse a far giocare i giovani migliori? Cataldi, Tommaso Ceccarelli e Rozzi sono forse peggio di Perea e Vinicious?

Si fa un gran parlare delle esternazioni di  Barbara Berlusconi in merito alla presunta spesa mal gestita da parte della dirigenza negli ultimi anni in casa Milan. Soldi spesi, ma in malo modo, traducendo in modo schietto. Ogni allusione a Galliani è stata ben raccolta e spedita al mittente.

lazio

Anche in casa Lazio le polemiche si sprecano, e la panchina di Petkovic, tecnico rivelazione della passata stagione, ora appare traballante. Ma davvero si possono così banalizzare le crisi di due grandi di casa nostra? A mio avviso le radici dei problemi sono riconducibili a fattori più lontani, da un ridimensionamento in atto da diversi anni, finora compensato dalla bravura dei tecnici, da un pizzico di fortuna (che, per carità, solitamente va in soccorso degli audaci) e dalla forza di un gruppo di giocatori in grado di trascinare e tirare la carretta. Rose ridotte all’osso per qualità, soprattutto se riferite al blasone e alla storia di queste due squadre.

Della Lazio poi, da due anni, vado a scrivere che la coperta è sin troppo corta, e ieri l’allenatore biancoceleste mi ha fatto quasi tenerezza quando gli hanno chiesto come mai continui a cambiare formazione …  lui ha candidamente risposto che non gli è stato possibile materialmente mantenere l’ossatura della sua squadra. Che poi il problema della Lazio, a mio avviso, è proprio questo: da due/tre anni giocano sempre gli stessi, le alternative latitano e i rincalzi non paiono all’altezza dei titolari. Se poi big riconosciuti come Klose e Hernanes giocano col broncio o risultano poco efficaci, ecco che la giostra per forza di cose comincia a girare a fatica.

Anche nell’ultimo mercato, Lotito e Tare, che hanno il merito di aver riportato la squadra a buoni livelli, dopo le sbornie dell’era Cragnotti, non sono riusciti a trovare giocatori in grado di non far sopperire alle assenze dei titolari. Prendiamo ad esempio il reparto avanzato, dove alla fine dei conti il più affidabile vice- Klose appare il “vecchio” riciclato Floccari, più che l’acerbo Perea, con un talentuoso Felipe Anderson ancora alle prese con i postumi di un grave infortunio e in ogni caso di difficile collocazione tattica nello scacchiere del mister. Altre “scommesse” come quelle legate a Vinicious appaiono parecchio azzardate nel contesto di una serie A più competitiva rispetto a 12 mesi fa.

Con una formazione Primavera capace di ottenere risultati straordinari negli ultimi due anni (una finale persa contro l’Inter due anni fa e una trionfale vittoria ottenuta quest’anno), era necessario acquistare a peso d’oro stranieri magari promettenti ma tutti da vedere nel contesto della serie A?

Per carità, non dico che si possa vincere solo con i giovani di casa, o costruire le vittorie sulle spalle ancora troppo strette di acerbi talenti, ma almeno si potrebbero rimpolpare le rose con gli elementi migliori, altrimenti che senso ha dominare a livello giovanile senza raccogliere i frutti alla prova del campo?

Nella Lazio ad esempio gente come Cataldi, mezz’ala trascinatore l’anno scorso in Primavera – e che ora è titolare a centrocampo nel sorprendente Crotone di Drago – non poteva fare comodo? Leggendo un commento della stellina Tommaso Ceccarelli, uno che nelle giovanili faceva davvero la differenza e che ora sta ben figurando in Lega Pro alla FeralpiSalò, mi sono ritrovato d’accordissimo con la sua affermazione riguardo proprio il giovane colombiano Perea?

il fantasista Tommaso Ceccarelli, fenomeno nelle giovanili laziali, ora sta deliziando i palati fini della Lega Pro, alla Feralpisalò... ma meritava una chance tra i "grandi"!

il fantasista Tommaso Ceccarelli, fenomeno nelle giovanili laziali, ora sta deliziando i palati fini della Lega Pro, alla Feralpisalò… ma meritava una chance tra i “grandi”!

Senza mettere in dubbio la forza dell’attaccante neo laziale, Ceccarelli si chiedeva se davvero questo fosse più forte di lui stesso o dell’altro astro nascente delle giovanili biancocelesti, quel Rozzi che ora sta facendo divertire i sostenitori della cantera del Real Madrid! Semplici constatazioni, ma sembra veramente che, a parità di talento (e Ceccarelli e Rozzi ne hanno tantissimo!), vengano sempre privilegiati i ragazzi stranieri, forse perché un nome esotico può fungere da volano per una tifoseria “disattenta” diciamo così. Nomi esteri da dare in pasto a tifosi che chiedono alle società di muoversi sul mercato. Tutto legittimo e valido, se  corroborato dai risultati, ma vanificato spesso dalla prova del campo. E, ripeto, il mio è un discorso generale, magari Perea a fine anno sarà stato uno degli uomini-rivelazione della serie A, però sono del parere che bisognerebbe dare più spazio e possibilità ai giovani, specie quando c’è da costruire qualcosa, da recuperare. Non affidare in toto, altrimenti il rischio di “bruciare” anche quelli più bravi diventerebbe concreto, ma confidare nell’apporto, nell’entusiasmo e nella motivazione e voglia di emergere dei migliori potrebbe essere una soluzione adatta e low coast per uscire da certe sabbie mobili. Anche perché, quando lo si è fatto, ad esempio l’anno scorso utilizzando sempre di più il promettente centrocampista Onazi (classe ’94), protagonista nelle giovanili laziali l’anno precedente sconfitto solo in finale, i risultati sono stati soddisfacenti, visto il buon rendimento offerto dal colored nigeriano (già Nazionale nel suo Paese), sempre tra i migliori anche in questo inizio di stagione.

 

Bando ai francesismi: che cazzata riservare il campionato Primavera solo alle squadre di serie A

Il mio titolo è assai eloquente, ma per una volta concedetemi la singolare “licenza poetica”. Davvero inaudita la proposta al vaglio della LEGA, ma che pare debba in pratica solo essere formalizzata, di riservare il torneo primavera alle squadre di serie A, discriminando oltremodo vivai importanti di squadre cadette che da tempo eccellono, e non solo tra i giovani giunti all’ultimo ciclo formativo, ma mettono radici sin dai giovanissimi. Già un lustro fa vennero messe al bando le squadre di Lega Pro, costrette a disputare un torneo Beretti che ormai negli anni aveva perso la propria identità, visto che quando il gioco si faceva duro (vedi spareggi o playoff le corazzate di A mandavano spesso e volentieri tra la Beretti appunto elementi chiave degli Allievi o della stessa PRIMAVERA, sfalsando di fatto in alcuni casi le gerarchie tecniche). Squadre dal fertilissimo vivaio, penso al Padova all’epoca in cui militava in LEGA pro , o al Cesena, si ritrovarono penalizzate, non potendo più gareggiare con squadre di altro lignaggio, con tutto il massimo rispetto nei confronti di realtà minori di serie C che dal settore giovanile traggono letteralmente le proprie fortune.

Ma ora allargare questo contesto alla B, dove militano squadre come Reggina, Siena (negli ultimi anni finalista del torneo), Palermo (ha vinto uno scudetto qualche anno fa), e soprattutto Brescia (scorrere l’elenco dei campioni emersi solo negli ultimi dieci anni potrebbe bastare?) e Empoli. In particolare il club toscano di Corsi a mio avviso contende ormai all’Atalanta il ruolo di big, di cardine del settore giovanile italiano, per organizzazione, strutture, lancio di giovani professionisti, cultura del talento, educazione ai valori e, perchè no, risultati sui campi, che non si limitano certo alla Primavera (dove in due occasioni negli ultimi dieci anni sono giunti in finale, ultima persa contro il Genoa di El Shaarawy), ma svariano agli Allievi Nazionali (sconfitti in finale contro il Parma di Lucarelli due settimane fa) e ai giovanissimi. Un vivaio che ogni anno ben figura anche nello storico torneo di Viareggio. Ma il discorso lo estenderei a tutte le squadre di B, onestamente.

De Laurentiis tra i presidenti dei club di A è l’unico sinora che è parso contrariato o quanto meno scettico all’idea, anche perchè i gironi della primavera diventerebbero 2, con la desueta divisione nord/sud.

Insomma, non la trovo una mossa astuta, non ne percepisco il senso, se andiamo poi a scandagliare l’incidenza, il peso di questi giovani in orbita prima squadra… mai come quest’anno l’inversione di tendenza è avvenuta tra le squadre cadette, che in tanti casi hanno attinto dalle proprie risorse, pensiamo al caso del giovane Berardi, promosso subito titolare a Sassuolo. Così si rischia di fare del torneo di B un campionato ancora più chiuso. E, aprendo un’ultima parentesi polemica, sono pure molto scettico sull’imminente, anche se realistica in questo caso  – viste le enormi difficoltà finanziarie della gran parte dei club iscritti) diminuzione delle squadre iscritte alla LEGA PRO, destinata l’anno prossimo a diventare unica. Scomparirà la lega pro seconda, e raggruppare un pool di compagini professionistiche, dimezzando completamente il numero dei tesserati, con maxi gironi e retrocessioni da metà classifica in poi non sarà facile a livello gestionale, un po’ come quando sorse il campionato a girone unico, nel 1929/30. Il tempo passa, ma qui si torna indietro, anche se per altri motivi… agli albori era per dare maggior lustro e maggiore competitività a una realtà che anche dal punto di vista socio-culturale rappresentava una spinta enorme, ora invece è solo l’ennesimo triste,desolante specchio di una crisi senza fine che ha finito per sconvolgere del tutto il sistema calcio, creando un calderone di discrepanze sul piano economico  difficilmente colmabile… i tempi in cui avevamo 3 gironi di serie C/1 e ben 4 gironi di serie C/2 sembrano davvero remoti, invece si parla degli anni 80 e 90.