Fenomeno Puscas nelle giovanili dell’Inter! 13 reti in 5 gare per l’attaccante rumeno che si ispira a Ibrahimovic

Da quando seguo il calcio, che lo guardi con occhi da tifoso o con un’ottica più da “addetto ai lavori”, mi sono sempre interessato al calcio giovanile, non solo in ambito italiano.

Quando ero più giovane mi capitava sovente di seguire come cronista le squadre di club della mia provincia (il Chievo in particolare ha giocato per anni le sue partite in casa a Cerea, il mio paese, ma anche Hellas, Padova, Spal, Brescia), poi sono sempre stato vigile e attento sulle manifestazioni di categoria più importanti, grazie all’ausilio della tv che mi permetteva di stare aggiornato senza dovermi spostare di persona. Ma un appassionato di calcio giovanile non si dovrebbe limitare alla mera cronaca. Sovente ci si imbatte in “finti” esperti, in persone che auspicano chissà quali traguardi per il giovane fenomeno di turno, osannato spesso anche da firme autorevoli. Io stesso più volte mi sono avventurato in paragoni e raffronti: è un giochino che ci piace e in un certo senso ci stimola anche. Poi, visto che riesco a seguire le carriere di molti di quei giovani, grazie a tv, giornali, media e contatti con referenti d’eccezione, esperti anche delle categorie inferiori, posso limitarmi a formulare giudizi, constatando nella realtà che, nonostante grandi premesse, sono veramente pochissimi quei giovani atleti che riescono a imporsi a grandi livelli. E allora cosa ci spinge a seguire ancora con interesse questo fenomeno, pur consapevoli che, specie in Italia, i vivai ormai raramente fungono da veri serbatoi per le prime squadre?Succede perché, almeno fino ai 15/16 anni, a contare sono soprattutto fattori legati alla genuinità, alla spensieratezza, alla pura tecnica. Certo, non tutto è rose e fiori, girano da anni anche già dagli Allievi, talvolta addirittura dai Giovanissimi, agenti, procuratori, genitori talvolta più ambiziosi dei figli, che inficiano sul reale valore da dare a queste categorie formate da talenti in sboccio.

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Io seguo ancora con attenzione perché tutto sommato ci credo ancora, perché apprezzo quel gesto tecnico che ancora riesce a farti sussultare, a dire “io l’ho visto per primo!”, fino a farti ipotizzare il pronostico sul suo futuro. Poco importa se poi quel calciatore diventerà un big, purtroppo poi subentrano tanti fattori determinanti e di storie negli anni ne ho raccolte davvero tantissime ormai, a più livelli. Lasciatemi però dire che un campioncino come il rumeno della Primavera dell’Inter, Puscas, quasi omonimo della leggenda ungherese,  non può passare inosservato! Ho posticipato di qualche settimana questo articolo, per avere ulteriori conferme sulla forza e il valore di questo moderno attaccante, che già l’anno scorso, seppur in scampoli di gare, aveva messo in mostra ottime doti atletiche e tecniche. Attaccante centrale o seconda punta, pure fantasista e suggeritore, soprattutto gran finalizzatore, se è vero che in sole 5 partite di campionato ha messo a segno ben 13 reti, le ultime 3 delle quali nel vittorioso derby dell’ultimo weekend contro i malcapitati cugini milanisti. Assieme all’italianissimo Bonazzoli, stellina della Nazionale Under 19, compone una coppia d’eccezione che il patron Thohir già sogna di vedere fra non molto in prima squadra. Come detto, lo scenario in tal senso è alquanto utopistico, ma provate a guardare, almeno su you tube se riuscite a recuperarli, i gol  e le azioni di Puscas per comprendere che, forse, Mazzarri, oltre alle presenze in panchina, potrebbe finalmente concedergli la gioia dell’esordio precoce tra i “grandi”. Solo così magari un giorno non proprio lontano, potrebbe diventarlo sul serio anche lui!

 

 

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Dal sito del GS l’articolo scritto per la mia rubrica “Stelle comete”, stavolta dedicato a Hossam Mido

Di storie come quella che vi vado a raccontare è piena la memoria calcistica ma ciò non scalfisce talvolta il senso di amarezza che mi pervade quando mi appresto a rispolverarle, specie se si ama il calcio giovanile e ci si trova per gioco a scommettere sul futuro ad alti livelli di fenomeni in pectore. Uno di questi in tempi recenti rispondeva al nome di Hossam Mido, attaccante egiziano che nel corso della sua (breve) carriera ha girato un po’ ovunque con alterne fortune.

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A 16 anni giù impressiona in Patria con lo Zamalek, attirando da subito le mira di prestigiosi club europei. La tappa belga al Gent è significativa di un’accresciuta maturità, nel contesto di una realtà più competitiva e lui replica l’exploit “casalingo” mettendo a referto 11 reti in 22 partite. Arriva così all’Ajax, non in uno dei suoi momenti migliori ma pur sempre nell’elite calcistica, specie per quanto concerne la formazione, la crescita e soprattutto il lancio di giovani talenti. E’ una squadra largamente multietnica, assieme all’attaccante mancino troviamo Ibrahimovic (svedese), Maxwell (brasiliano) e Chivu (rumeno), di due anni più anziani o il sudafricano Pienaar, mentre l’ala autoctona è ben rappresentata dall’esterno Van Der Meyde (transitato poi anche all’Inter) e dai più giovani Van Der Vaart e Sneijder, tutti dal futuro assicurato, sono pronti a scommettere gli addetti ai lavori. Ma in mezzo a tanto fulgido talento sono proprio i due piloni offensivi Mido e Ibrahimovic, così armoniosi nell’unire prestanza e forza fisica associandola squisitamente a indubbie doti tecniche, a colpire l’immaginario di molti. Amici – rivali, come si evince dall’autobiografia dello svedese del Psg, in campo sono magari incostanti e giocoforza acerbi ma fioccano i gol (per Mido nella fattispecie 21 in 40 presenze, mantenendo così la prodigiosa media di un gol ogni due gare in pratica). Già nel 2002 il giovanissimo egiziano è votato miglior giocatore africano dell’anno, a testimonianza del fatto che le aspettative, fino a quel momento corroborate dai fatti, erano più che legittime.

due giovanissimi campioni in sboccio, a inizio anni 2000: Ibrahimovic e Mido ai tempi dell'Ajax

due giovanissimi campioni in sboccio, a inizio anni 2000: Ibrahimovic e Mido ai tempi dell’Ajax

Il parallelo però con Ibra termina di diritto qui: mentre l’ex tra gli altri di Juve, Inter e Milan inizierà a mietere successi personali e di club anno dopo anno, per Mido comincerà una vorticosa giostra fatta di sali-scendi paurosi. Dalla fugace, seppur positiva, esperienza spagnola al Celta Vigo (4 gol in 8 partite) fino al Marsiglia, dove terminerà la stagione 2004 con 7 reti in 22 gare, alternando giocate magistrali a pause incomprensibili e un difficile rapporto con l’ambiente, eccolo approdare nella capitale italiana per la stagione 2004/2005, nella sponda giallorossa del Tevere. Mido non ha ancora 25 anni ma qualcosa è andato perso, la maturità tanto sospirata non è ancora giunta a compimento, specie a livello comportamentale, mentre a livello tecnico paga, oltre che una obbiettiva difficoltà di ambientamento, una scadente condizione fisica che lo fa apparire tutto fuorchè in forma per guidare l’attacco di una compagine ambiziosa a livello italiano ed europeo. Il suo tabellino finale sarà impietoso, il peggiore della sua carriera: 8 miseri gettoni di presenza “vergini”, non bagnati da nessun gol e passaggio in velocità ad un’altra realtà ostica, il Tottenham Hotspur.

A Londra però Mido sembra rinascere, mostrando a intermittenza tutto il talento di cui dispone. Ormai da anni non si esibisce più all’ala sinistra, giostra piuttosto da punta centrale, dove può far valere il suo metro e 90 d’altezza e le sue capacità acrobatiche: tornerà a un discreto  bottino di realizzazioni, 12 in 39 partite, non sufficienti a conti fatti per guadagnarsi la conferma. Le successive tappe inglesi avvengono in piazze calde, seppur “minori”, quali Middlesbrough e Wigan, dove il suo apporto sarà per lo più irrilevante, con un totale di 7 gol in 2 anni. Ma al di là delle impietose e crude statistiche – che nel caso di un attaccante spesso però giocoforza vanno a fare la differenza – ciò che colpisce negativamente in lui è il non saper mantenere alti i livelli di professionalità e gli standard atletici, considerando che in carriera, a parte qualche infortunio di poco conto, non si può dire che abbia dovuto superare grossi ostacoli da questo punto di vista. Le sue intemperanze caratteriali sono altresì note pure a livello di nazionale, se è vero che già nel 2006 lui, che dell’Egitto è l’autentica stella su cui puntare a mani basse, a causa di un grosso litigio col suo allenatore, viene escluso a Coppa d’Africa in corso in quella che sarà un’edizione storica, terminata con la vittoria nella manifestazione della sua squadra, davanti al pubblico di casa. Alla soglia dei 30 anni Mido si trova così ormai in un limbo, “costretto” a rientrare in patria per una “improvvisata” stagione in patria, nello stesso club che lo lanciò come professionista, lo Zamalek. 1 gol soltanto e l’impressione tangibile che gli fossero venute meno ogni forma di motivazione. Dal 2010 al 2013 tra West Ham, i successivi revival con Ajax e Zamalek e una tappa transitoria al Barnsley, nella scorsa stagione in Championship salvatosi per il rotto della cuffia, essendo giunto quart’ultimo in graduatoria, ha accumulato un totale di 18 presenze, segnando 5 reti, preludio di un precoce ma a quel punto quasi scontato prematuro addio al calcio giocato.

Ad appena 31anni (essendo nato al Cairo nel febbraio dell’83) Mido è il più giovane allenatore della storia egiziana. Lui giura di aver messo la “testa a posto” e di essere pronto a tornare (o diventare) protagonista in questa nuova veste, che lo carica sicuramente di nuove responsabilità. Ha rifiutato la panchina delle giovanili del Psg per seguire il cuore, allenare lo Zamalek e lanciare talenti che, come lui, partiti da questo club potranno magari diventare importanti a livello internazionale, se solo saranno in grado di trovare il giusto equilibrio tra doti tecniche e caratteriali, connubio in lui clamorosamente non andato a buon fine, altrimenti starei qui a scrivere di un attaccante in grado di segnare un’epoca.

(a cura di Gianni Gardon)

Focus di mercato: i casi ISLA, RANOCCHIA, JOVETIC e la situazione CAVANI

Solitamente mi concentro su affari di calcio mercato e rumours a stagione avanzata, ma quest’anno lo sto passando in modo anomalo. Ho più tempo libero, mio malgrado, e non leggo quotidiani nei ritagli di tempo, nelle pause pranzo, o al bar di mattino prima di recarmi in ufficio.  Certo, così mi rendo conto che si leggono sempre le stesse cose, e che alla fine poi annoiano pure, vedi Thohir, il caso Cavani, gli elogi immancabili alla dirigenza del Milan, a mio avviso invece immobile davanti alla Juventus, che invece pensa a rinforzarsi e basta.

Tre focus in particolare attirano la mia attenzione: i casi di ISLA, RANOCCHIA E JOVETIC.

la domanda legittima è: Isla tornerà il campione in erba di Udine?

la domanda legittima è: Isla tornerà il campione in erba di Udine?

Il cileno della Juve, indicato come prima scelta del neo tecnico interista Mazzarri (ormai ribattezzato da tutti con l’odioso WM, manco fosse un residuato anni 30), in effetti potrebbe rappresentare un  gran colpo. Ingiudicabile nel torneo scorso, è indubbiamente un giocatore fatto e finito,  con grande esperienza internazionale (da anni colonna del Cile) e nonostante la giovane età (è nato nel 1988) conosce a menadito la serie A. La Juve lo prese, pur conscia del lungo recupero che si propettava, e lui, che copre tutta la fascia di competenza, ha bisogno di stare al top per rendere al meglio. In questo l’ex compagno Basta, altro obiettivo nerazzurro, gli somiglia. Isla non è velocissimo, ma è resistente, gli piace inserirsi, duettare con la mezz’ala e servire assist al bacio per le punte, che spesso dovevano solo appoggiare in rete i palloni fatti recapitare da destra dopo bellissime azioni manovrate o in contropiede, specialità del cileno. Fisicamente non è un colosso, ma è bravo tecnicamente e va servito palla al piede, non sul lungo. Per queste sue caratteristiche di gioco, a Udine, potendo scegliere hanno puntato su di lui e non sul puledro Cuadrado,devastante negli spazi aperti e nell’uno contro uno.

talento precoce, nazionale italiano, dopo un paio di stagioni interlocutorie, nel contesto di una situazione naufragata da più parti, può già essere comnsiderato un esubero dell'Inter, da cedere alla prima occasione? Mah...

talento precoce, nazionale italiano, dopo un paio di stagioni interlocutorie, nel contesto di una situazione naufragata da più parti, può già essere comnsiderato un esubero dell’Inter, da cedere alla prima occasione? Mah…

Chi mi segue ormai lo sa, sono un estimatore di Andrea, dai suoi esordi nel professionismo. Davvero non mi capacito che possa essere valutato come uomo da vendere per fare cassa o perchè non serve. E’ vero, è reduce da una pessima stagione (salvatemi uno dell’Inter edizione 2012/13 però….) ma è ancora un prospetto, appena 25 enne, nazionale… insomma, mi pare possa avere ancora un’occasione per mostrare il suo valore in una Big. Certamente non pare tagliato per la difesa a 3, così larga poi ma con Mazzarri a mio avviso poteva starci, visto il modo di difendersi del tecnico toscano. Lo scambio con Isla, mai dichiarato ma comunque ventilato, poteva avere un senso, perchè alla Juve avrebbe ritrovato uno dei suoi mentori, CONTE, che dichiaratamente lo stima. Avrebbe ricomposto una coppia bellissima con Bonucci, che a Bari sapeva ben “guidarlo”, da regista difensivo, in campo. I due erano complementari e perfetti, e proprio Ranocchia sollevava maggiori entusiasmi.

Nella Juventus sarebbe piaciuto, potrebbe sostituire Barzagli all’occorrenza o ricomporre in una difesa a 4 (prima o poi secondo me Conte ci tornerà) il tandem con lo stesso Bonucci. La Juve da settimane sembra sul punto di chiudere per Ogbonna. Ok, via la retorica sulla bandiera ecc.. ma proprio a livello tecnico non lo vedo come indispensabile, la squadra bianconera è copertissima dalle parti di Chiellini, con Peluso che ha dimostrato di poter starci – e infatti si è guadagnato il riscatto di Madama – e Caceres, che in nazionale fa proprio il terzino sinistro.

juventini... bando agli scetticismi.. STEVAN è un campione!

juventini… bando agli scetticismi.. STEVAN è un campione!

E in casa bianconera ormai tiene banco la telenovela Jovetic, resa tale anche dalle diffidenze dei tifosi sull’efficacia di un acquisto simile. Dico la mia: è un campione! Purtroppo spesso frenato da infortuni, anche  se la Juve stessa insegna che si può recuperare bene da un grosso infortunio e garantirsi una lunga carriera.. Ricordiamo che Stevan è dell’89! Il problema, quasi insormontabile, è di rapporti tra le società. Sono quasi certo che arrivasse un’altra società con 25 milioni cash porterebbe a casa l’affare, invece si sono impuntati (giustamente, non sono mica un discount). Gli attaccanti costano, la Juve deve vendere e i soldi non si fanno con Giovinco, Liechsteiner, eccc ma con Marchisio, Vidal, Pogba e direi che la scelta di trattenerli è condivisibile, visto che rappresentano, nemmeno tanto in prospettiva, il miglior centrocampo europeo.  Tevez e Llorente a quelle condizioni sono stati colpi eccezionali, roba che se li avesse fatti Galliani, non passerebbe giorno che qualche cronista enfatizzasse l’operato del grande dirigente rossonero. Però sono pur sempre esordienti in serie A, e uno come Jovetic non guasterebbe proprio.

el  Matador: finchè non si sblocca la sua vicenda, il progetto NAPOLI 2013/14  non può decollare.. giusto però da parte della società non abbassare pretese

el Matador: finchè non si sblocca la sua vicenda, il progetto NAPOLI 2013/14 non può decollare.. giusto però da parte della società non abbassare pretese

Mentre la Fiorentina è riuscita a piazzare un grande colpo, assicurandosi un campione (il primo Super Mario, vale a dire Gomez – strappandolo a una vasta e accreditata concorrenza – senza per il momento cedere nessuno (ma occhio alle sirene per Ljaijc!) arrancano paurosamente Roma e Napoli,società a cui da sempre guardo con passione e simpatia, attirandomi le ironie di amici e tifosi più integerrimi rispetto a me… Spiace perché avrebbero potenzialità enormi, a N apoli poi manca davvero poco, come dimostrato lungamente l’anno scorso, però è indubbio che bisogna vendere Cavani, alle giuste condizioni, perché se squadre della Liga riescono a intascare come giusto ridere 30 e passa milioni di euro per gente come Negredo (non certo un top player, per carità) o il talentuoso speedy gonzalez Jesus Navas, mi pare normale far rispettare la famosa clausola per privarsi di un fenomeno come l’uruguaiano. Poi a livello tecnico  sarà difficilmente sostituibile, a meno che non arrivasse uno alla Ibra… ma qui starà poi a Benitez imporre il suo credo, magari con maggior convinzione di quando giunse all’Inter. La Roma ancora di più pare cantiere aperto, e 3 stagioni lontano dai vertici sarebbero effettivamente troppe. Il tempo per riassestare la squadra c’è, bisognerebbe però… riassestare un po’ la società, credo che in questo le parole di Venditti riassumano  al meglio lo stato d’animo di ogni tifoso della “Maggica!”

A fine mercato comunque sarò più preciso con un bilancio completo di tutte le 20 squadre di A, come faccio da anni

Paris St Germain: e se i petroldollari non bastassero per vincere?

E’ da un po’ che ho in testa questo post, ma ho tentennato sinora per il sospetto che qualcuno potesse tacciarmi di anacronismo o di voler fare il gufo della situazione.

Parlo del Psg, lo so, ormai se ne legge ovunque, direi che ha superato in popolarità persino il City, che nel giro di due anni era diventato il club più chiacchierato al mondo.

Lo so che non si possono arrestare le volontà di sceicchi multimilionari che hanno ben capito che, attraverso il calcio, ci si può addirittura arricchire ulteriormente. Tralasciamo pure che tra loro, pochi sapranno che la palla è pure rotonda, ma a me ciò che proprio non va giù è che questi signori trattano questi club, anche gloriosi o in ogni cosa tutti con una storia da salvaguardare, come dei giocattoli, degli sfizi, facendo da una parte capitolare anche il tifoso più nostalgico (perchè dubito che qualche sostenitore dei Citizens quest’anno abbia per un solo attimo rimpianto gli anni in cui boccheggiavano a metà classifica, lontani anni luce dai cugini ricchi dello United) e dall’altra attraendo anche ogni agente del pianeta terra, pronto a considerare il fatto di poter far firmare al proprio assistito il contratto della vita.

E in campo poi? Che succede se una squadra fallisce un obiettivo? D’altronde non doveva il club della periferia di Parigi dominare anche l’anno scorso un torneo – da tutti considerato poco più che modesto  –  come la Ligue 1?

Invece il colpaccio l’hanno fatto i poverissimi del Montpellier, dominando il campionato, in testa in pratica dalla prima all’ultima giornata e dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che il buon artigianato può produrre ancora risultati soddisfacenti.

Non lo so, in due anni il Paris St Germain ha setacciato in particolar modo il tanto bistrattato campionato italiano, prendendosi dapprima Pastore, Menez, Sissoko, Sirigu e poi in serie Thiago Motta,  Lavezzi, Verratti, addirittura i due campionissimi Thiago Silva e Ibra!

Tutto questo avrà un termine o Leonardo continuerà a trattare giocatori come fossero mandorle ai banchetti delle sagre paesane? D’altronde con tutti i soldi di cui può disporre in sede di mercato ha davvero da sbizzarrirsi. Lasciatemi però concludere con un messaggio che non piacerà ai cugini d’Oltralpe (non me ne vogliano ovviamente i parigini, visto che tra l’altro letteralmente adoro la loro città): io spererei che dopo tutto questo profluvio di petroldollari a vincere fossero ancora quelli del Montpellier! E ora prendetemi pure per scemo! 🙂 Tornando seri, almeno in Francia non ce ne sarà per nessuno, ma siamo sicuri come dice il mercenario Ibra che il Psg sia già pronto a sbancare la Champions League? Ho sinceramente più di un dubbio al riguardo!

Che sarà del Milan dopo le cessioni di Thiago Silva e Ibra?

E alla fine il grosso passo è stato compiuto. Un tragitto che da Milano porta direttamente a Parigi, con Leonardo e Ancelotti a fare da Caronte. Supermarket Milan, o meglio, supermarket Italia, devono aver pensato gli sciecchi, se è vero che in meno di un anno sono riusciti a portare al Paris St Germain prima Sirigu, Motta, Sissoko, Menez e Pastore, e ora due super big del Milan (probabilmente gli unici veri top player rimasti in una serie A sempre più debole e meno ricca di talento puro) e molto probabilmente il regista  del Pescara Verratti, molto più che una semplice promessa ad aggiungersi all’ex napoletano Lavezzi.

Che si può dire di questa operazione del Milan? Non credo che tutto un tratto i dirigenti abbiano pensato a un ridimensionamento da un punto di vista meramente sportivo: il mercato è lunghissimo e quei soldi, tantissimi, più la somma spettante dalla Champions, verranno certamente reinvestiti. Galliani sa il fatto suo e, se spesi bene, il Milan potrebbe veramente fare un buon restyling, considerando l’avvicendamento, in alcuni casi forzato, di gente come Nesta, Seedorf, Gattuso, Zambrotta, Inzaghi e Van Bommel. Andando su un piano più generale, invece, l’operazione era sicuramente da avvallare, ma già dall’inizio, evitando così la farsa Thiago Silva. Va? No, resta! Siamo sicuri? Ma vorrà l’aumento? Accontentato in tutto, ora semmai è il brasiliano che rischia di passare per mercenario e ingrato, ma la proprietà ne esce comunque a testa alta. C’è la crisi, noi abbiamo fatto il massimo, gli abbiamo pure alzato l’ingaggio, che potevamo fare più? Niente, e difatti, il brasiliano se n’è andato, viste le allettanti proposte ricevute dallo sceicco.

Su Ibra che dire? Se sta un annetto senza essere protagonista si annoia, era già successo al Barcellona dove, seppur da comprimario di lusso, aveva incrementato la sua personale bacheca di successi in serie con i soli club. Mai realmente attaccato a un ambiente o a una maglia, lo svedese ha davvero fatto l’affare della vita, andando a percepire per 3 anni, lui che è un classe ’81, più di 14 milioni di euro all’anno. Con questi propositi, come minimo – ma doveva già essere successo l’anno scorso e invece ci si è messo di mezzo il sorprendente Montpellier – il Psg dovrebbe a mani basse far sua la Ligue 1 e disputare una buona Champions.

La serie A ne esce male, malissimo, ma speriamo che almeno sia obbligo quindi per i nostri club tentare la saggia carta di puntare su talenti di casa, da far crescere giocando, creando così un vero movimento. Insomma, le idee prima di tutto, anche prima dei soldi!

Il Pagellone della serie A – parte 2

LAZIO

Sempre in lotta con l’Udinese per il terzo posto, e poi risucchiata da Napoli e Inter, paga caro i tantissimi infortuni che l’hanno falcidiata nei momenti chiave del campionato. Dissidi tra Reja e Lotito a parte, il connubio se ripristinato può dare ancora grandi frutti.

Big KLOSE – Che impatto con la serie A per l’esperto fromboliere tedesco di origine polacche. A 34 anni non ha ancora smesso di segnare, mostrando una tenuta atletica invidiabile.

Sorpresa LULIC – presentato come l’erede di Kolarov, è forse ancora meglio nella sua capacità di giostrare in più ruoli lungo la corsia mancina. Efficace in fase di spinta, sostiene il fronte offensivo e trova gol con una certa frequenza. Non ha fatto rimpiangere Mauri, a lungo assente per infortunio. In forte ascesa il giovane Diakitè, una sicurezza Marchetti, finalmente riconsegnato al calcio giocato dopo le incomprensioni di Cagliari.

Delusione DIAS – il gigante brasiliano incappa in una stagione-no, vittima spesso di un esagerato e incontrollato nervosismo che gli causa espulsioni e svarioni. Deve ritrovare serenità.

LECCE

Partita ad handicap, troppo timorosa e inesperta, con l’arrivo di Cosmi la squadra salentina ha ripreso vigore, tornando clamorosamente in pista per un’insperata salvezza, trascinata dai giovani Muriel e Cuadrado e dai veterani Di Michele, Giacomazzi e Delvecchio. Arriva allo sprint finale in chiaro debito d’ossigeno e saluta la A.

Big MURIEL – a soli 21 anni è spesso lui da solo a tenere vive le speranze salvezza. Velocissimo,quasi imprendibile, ricorda a ragione Ronaldo, il Fenomeno, e non solo fisicamente. Più concreto nel girone di ritorno, se affina meglio la mira, può diventare il crack della prossima stagione, visto che lui in serie A ci rimarrà.

Sorpresa CUADRADO e BRIVIO –  i due laterali designati a coprire tutta la fascia di competenza, calano appena nel finale, al cospetto di una stagione davvero sopra le righe. Il colombiano segna pure gol da cineteca, da timido terzino si ricicla formidabile cursore, quando non fantasista. Brivio, invece, da anni considerato una promessa, tira fuori gli artigli e, dopo la cessione di Mesbah al Milan, gioca col piglio dei veterani, prendendosi pure responsabilità (come nei calci di punizione, in cui appare spietato)

Delusione ODDO – Sembrava essersi rigenerato, abile sia da terzino che da difensore con la sua preziosa esperienza ad alti livelli, invece nel momento clou della stagione scompare per dissidi con l’allenatore e lascia i compagni di reparto in grave difficoltà. Male anche il portiere brasiliano Julio Sergio, che ha perso il posto in favore del più volenteroso Benassi.

MILAN

Allegri non è riuscito in uno storico bis ma a lungo ha duellato con la Juventus, con la quale ha recriminato per un gol fantasma di Muntari non assegnato nello scontro diretto contro i bianconeri. Troppi infortuni, rosa corta e composta da vecchi gladiatori al passo d’addio. Bene El Sharaawy, nome nuovo del calcio italiano, ritrovato Cassano dopo la grande paura per motivi di salute e scelte spesso vincenti della dirigenza. Ma per l’anno prossimo sarà dura avvicendare così tanti campioni che se ne vanno (Inzaghi, Gattuso, Seedorf, Nesta, Zambrotta, Van Bommel, Flamini).

Big IBRAHIMOVIC – Quasi da solo tiene accese fino all’ultimo le speranze di rimonta scudetto. Mai così implacabile sotto porta, nemmeno ai tempi dell’Inter, è un leader naturale, esempio per tutti. Deve ancora limare delle defaillance caratteriali, che lo portano spesso a “scontrarsi” con gli arbitri.

Sorpresa NOCERINO e MUNTARI – Il primo è la vera rivelazione, riuscito a imporsi in una “grande” con il piglio del “grande”. Solido, tecnico, efficace in zona gol come non mai, non ha fatto rimpiangere Gattuso, di cui sembra l’erede designato più credibile; il secondo è l’ennesimo regalo dei cugini nerazzurri, rigeneratosi dalla cura Allegri che lo conosce dai lontani tempi di Udine.

Delusione AQUILANI – Spiace ammetterlo ma l’ex centrocampista della Roma da ormai 3 anni non imbrocca una stagione all’altezza della sua fama. Anche quest’anno parte titolare, poi si ferma per il “solito” infortunio e difficilmente il Milan lo riscatterà.

NAPOLI

A lungo sospesa tra campionato e Champions, la squadra azzurra sembra concentrare maggiormente le energie sulla competizione europea, dove sfodera prestazioni all’altezza. La rosa sembra troppa corta e alcuni ricambi non all’altezza dei titolari. Ma la squadra c’è, e Mazzarri si conferma allenatore di caratura internazionale.

Big I TRE TENORI – Probabilmente il calcio mercato estivo priverà Napoli di uno dei suoi big, andando così a inficiare terribilmente sul rendimento generale della squadra, visto il sostanzioso apporto dato da Lavezzi, Cavani e Hamsik in questa stagione, specie in Europa. De Laurentiis e i dirigenti dovranno dimostrarsi loro dei big nel trovare il sostituto di chi partirà.

Sorpresa ZUNIGA – ormai pienamente a suo agio sia come vice Maggio ma più propriamente come uomo a tutto campo, spesso e volentieri preferito a Dossena sulla fascia sinistra. Affidabile e sempre sul pezzo.

Delusione INLER – Parte bene, assicura sostanza e geometria ma sulla lunga distanza dimostra di non essersi integrato perfettamente con l’ambiente, così diverso da quello udinese che l’ha visto protagonista per tanti anni. Si limita al compitino, raramente si sente la sua impronta sulla squadra.

NOVARA

Sorretta da un entusiasmo tangibile per il ritorno atteso decenni in serie A, fatica non poco a trovare il passo giusto. Con il passare dei turni di campionato, palesa difficoltà e limiti. La società sana consente ulteriori nuovi progetti di risalita.

Big RIGONI – arrivato in serie A in clamoroso ritardo, l’ex “nuovo Del Piero” confeziona una stagione incredibile, ricca di gol, sostanza, giocate al servizio di una squadra spesso in difficoltà. Non è mai troppo tardi per arrivare a una big e lui ne avrebbe tutti i meriti.

Sorpresa PESCE – Nulla di trascendentale, ma l’ex ascolano riesce a garantire sostanza, massimo impegno e cuore alle manovre piemontesi. Merita attenzione.

Delusione PRIMA LINEA – Purtroppo tutta la girandola di attaccanti provati da inizio stagione non ha giovato ai fini del risultato. Né Meggiorini e Granoche, fortissimi in B, né l’emergente Morimoto, né tanto meno l’airone Caracciolo hanno fatto la differenza, se escludiamo il bell’exploit di San Siro contro l’Inter.

PALERMO

Che brutto campionato! Si poteva continuare tranquillamente con il giovanissimo tecnico Mangia. Avrebbe forse fatto peggio di Mutti, con tutto il rispetto? Squadra senza identità, impoverita clamorosamente sul mercato, scialba e capace di sbalzi improvvisi, nel bene e nel male. Ahi ahi, Zamparini!

Big MICCOLI – il bomber salentino non tradisce mai, arrivando a vette di rendimento e di gol. Autentico trascinatore, giocassero tutti seguendo il suo esempio il Palermo rasenterebbe la zona Champions.

Sorpresa ACQUAH giovane a cui spesso si è chiesto un grande sacrificio in più ruoli, appena ventenne ha dimostrato grande carattere; bene anche il regista Donati, l’esperto Migliaccio e il valido Balzaretti ma i flop sopravanzano di molto i meritevoli di lodi.

Delusioni BACINOVIC e ILICIC molti dovrebbero finire dietro la lavagna ma a deludere maggiormente sono le rivelazioni slovene dell’anno precedente. Le loro qualità non possono essere scomparse d’improvviso ma chiaro, una caduta simile di rendimento pone quesiti importanti sulla loro efficienza.

PARMA

L’evoluzione dei ducali nel girone di ritorno ha dell’incredibile! 56 punti complessivi sono un traguardo insperato alla vigilia, con Donadoni in grado di dare un’identità precisa alla squadra. Bisogna ripartire da qui.

Big GIOVINCO – finalmente su livelli di eccellenza, come il suo fulgido talento reclamava da tempo. Goleador, assist-man, uomo squadra, spesso decisivo, dovrà guidare lui l’attacco azzurro agli Europei.

Sorpresa – BIABIANY dopo le incertezze dell’anno scorso, speso tra la casa madre Inter e la retrocessa Samp, si rigenera tornando a Parma, dove Donadoni lo imposta con successo come laterale destro “tout-court”. Una saetta sulla fascia, il più veloce atleta della serie A. Bene pure i registi Musacci e Valdes, due scommesse del tecnico, il primo in pratica esordiente in A dopo le buone prove empolesi, il secondo habituè del calcio italiano ma mai pienamente compiuto in un ruolo il più delle volte ibrido.

Delusione PELLE’ – A lungo aspettato, alla fine scende di categoria a Genova, sponda blucerchiata dove è certamente più a suo agio.

ROMA

Mi spiace ammetterlo ma Luis Enrique ha fatto flop. Un progetto propriamente detto abbisogna di tempo per svilupparsi ma il problema è che dalla prima all’ultima giornata non si sono visti miglioramenti. I pregi e i difetti del tecnico spagnolo si equivalgono e così pure l’altalena delle prestazioni, caratterizzate da buone capacità offensive e scarse attitudine difensive.

Big BORINI Fino all’infortunio che poi lo condiziona sino al termine della stagione, è il vero “uomo nuovo” del calcio italiano, tanto da indurre Prandelli a farlo esordire precocemente in Nazionale. Attaccante puro, vede la porta come pochi, gioca da veterano, un mix tra il migliore Inzaghi e Chiesa, per la rapidità di esecuzione e la freddezza sotto rete.

Sorpresa PJANIC – classe ’90, meno reclamizzato degli altri giovani gioielli Bojan e Lamela, comunque tutto sommato positivi, stupisce per la capacità di adattamento al calcio italiano e in particolare per la facilità con cui interpreta più ruoli a centrocampo.

Delusione KJAER – Lui, ma non solo: tutta la difesa viene facilmente traforata in più occasioni. Ma dal centrale danese, visto all’opera a Palermo e passato poi al Worlsburg a suon di milioni ci si aspettava il decisivo salto di qualità.

SIENA

Sannino all’esordio in A si dimostra razionale, ma pure coraggioso nell’affidare le chiavi della squadra ai suoi talenti più fulgidi, come ad esempio Calaiò, molto prolifico fino all’infortunio. In grado di cambiare modulo, lui considerato un estimatore del 4-4-2 non ha mai perso la bussola, arrivando a conquistare una comoda salvezza, condita da ottime prestazioni all’insegna del collettivo.

Big DESTRO – Bello e confortante, dopo Borini, poter premiare un altro talento in grande ascesa del calcio italiano. Giocatore vero, attaccante di qualità, potenza, molto vivace, creativo e ricco di personalità. E’ nata una stella!

Sorpresa BRIENZA – A 33 anni suonati, e con poca esperienza nella massima serie, mantiene un elevato rendimento per tutto l’arco della stagione, spesso decisivo con i suoi guizzi sulle fasce, i suoi gol mai banali e la sua qualità al servizio della squadra. Ottimo pure il difensore centrale Rossettini, una roccia,  il forte laterale Giorgi, positivo innesto di gennaio e il portiere Pegolo, finalmente protagonista in A, che si è fatto trovare pronto dopo l’infortunio del titolare Brkic.

Delusione REGINALDO – Nell’ambito di un campionato estremamente positivo, gioca poco l’esperto brasiliano, ottimo invece nella precedente stagione quando sulla fascia fu spesso risolutivo ai fini della promozione in serie A.

UDINESE

Dopo aver ceduto i pezzi da novanta durante l’estate (Sanchez, Inler, Zapata) ben pochi si aspettavano una ripetizione della straordinaria stagione scorsa. Invece Guidolin ha fatto il bis, lanciando nuovi giocatori (Basta, Danilo, Pereyra, Fabbrini) e ottenendo dai soliti noti (l’implacabile Di Natale, i guerrieri Pinzi e Domizzi e i super talenti Armero e Asamoah) prestazioni sempre convincenti.

Big DI NATALE che aggiungere su un giocatore in grado di segnare ben 80 reti in tre stagioni dopo aver superato abbondantemente la trentina? Straordinario! Segna gol fantastici, è un autentico leader, “deve” andare a giocarsi l’Europeo.

Sorpresa BASTA sempre continuo nel rendimento, poco spettacolare ma tremendamente efficace sulla fascia destra dove si ritrova a duettare a meraviglia prima con il fenomenale Isla, poi bloccato dal grave infortunio, e poi con l’emergente Pereyra. Ara la fascia per tutti i 90 minuti, un vero maratoneta, ricorda l’ex azzurro Mussi.

Delusione FLORO FLORES – dopo l’ottima prova genoana dell’anno scorso, era lecito credere che l’attaccante partenopeo potesse fare il botto in coppia con Di Natale. Guidolin ha optato spesso per un modulo a una punta e lui ha sofferto. Dopo alcune buone prove iniziali si è smarrito in panchina anche il giovane romeno Torje, troppo presto acclamato come l’erede del Nino Maravilla.

Scudetto meritatissimo della Juve! Ma quanti sono: 30 o 28?

In rete si sono scatenati in tanti: chi irride, chi fa un motto di orgoglio, chi gioisce in modo sfrenato, chi continua a fare la conta dei torti, altri che fanno la conta… degli scudetti: 28 o 30, come sosterrebbe la società? O addirittura meno, come sostengono i maligni tifosi rivali?

Sgomberiamo il campo dagli equivoci: se c’è uno scudetto meritato negli ultimi anni, è proprio quello juventino! Per la squadra egregiamente guidata dal semi esordiente in serie A (se escludiamo la breve e infelice parentesi bergamasca) Antonio Conte hanno contato fattori determinanti come il bel gioco, la continuità di rendimento, una rosa disponibile e molto flessibile, le qualità individuali al servizio del collettivo, e non è quest’ultima una frase fatta, se si considera che la Juventus ha vinto senza un centravanti capace di andare agevolmente in doppia cifra, anzi, facendolo ruotare a seconda degli impegni e dello stato di forma.

Di contro il Milan, l’unico vero ostacolo alla conquista di un insperato scudetto alla vigilia, ha pagato nel corso della stagione i numerosi e pesanti infortuni (su tutti Cassano, Boateng e Thiago Silva), la sopravvalutazione di alcuni pezzi pregiati (mi riferisco a Pato e Aquilani) e non sono bastate l’abnegazione della rivelazione Nocerino, i gol del sempre più implacabile (in campionato) Ibrahimovic, nettamente il migliore atleta di una serie A sempre più povera e la compattezza di un gruppo che forse ha davvero dato tutto. Polemiche infinite a parte, gol non gol visti e non visti, la Juventus ha meritato ampiamente, poco per volta si è insinuata davanti, in una posizione di vertice alla quale francamente non era più abituata nè avvezza.

Il protagonista a mio avviso è stato l’allenatore, probabilmente sin troppo borioso, nonostante abbia reclamizzato sacrificio e l’inferiorità nei confronti del Milan, professando umiltà ad ogni intervista; il tecnico salentino da tempo sognava di guidare la Sua Juventus, dopo esserne stato per anni un trascinatore, un combattente. Allievo di Lippi, ancora giovane ma con le idee sufficientemente chiare, e bravo a mutare pelle, lui che all’inizio tutti indicavano come strenuo fautore di un futuristico quanto improbabile 4-2-4. Una Juve camaleontica, capace di difendersi a 3. a 4, di giocare a una punta, col tridente e forte di una mediana incisiva ma anche spettacolare. La difesa ha retto alla grande, di Buffon, tornato a ottimi livelli dopo le insidie casalinghe di Storari, si ricorda solo l’erroraccio col Lecce che ha levato un po’ di sonno ai tanti sostenitori bianconeri; il trio Barzagli- Bonucci- Chiellini è parso compatto e assolutamente efficace, tanto che a una gara dal termine sono solo 19 i gol subiti. Velocità di Barzagli, tecnica di Bonucci, ripresosi alla grande dopo un girone d’andata difficile, e concretezza di Chiellini ed ecco pronta per la Nazionale una difesa di ferro. Sulle fasce ottimo Liechtsteiner, pur “pressato” dal jolly Caceres e sbocciato lo sfortunato De Ceglie, in lizza con il nuovo Estigarribia sulla corsia mancina. Che dire del sontuoso Pirlo? I termini si sprecano, il miglior regista del mondo basta come definizione? Esploso in tutto il suo talento il prodigio di casa Marchisio, nuovo Capitano, e rivelatosi il cileno Vidal non solo come abile incontrista ma pure come polmone dai piedi buoni. In attacco spazio per tutti, dal tecnico Vucinic, cresciuto a dismisura nel ritorno, anche se poco concreto spesso sotto rete, ai ritrovati Quagliarella e Borriello, al concreto Matri, fino al multiuso Simone Pepe, bravo sia da esterno che da centrocampista puro, un po’ come il rincalzo Giaccherini. Commiato d’addio con vittoria per una Bandiera assoluta come Del Piero, mai una polemica, un esempio straordinario di attaccamento al campo e ai colori. Non pervenuti gli stranieri che avrebbero dovuto far volare la squadra sulle fasce secondo pronostici estivi: Elia, vero oggetto misterioso del campionato e Krasic, opaco, intristito dal poco utilizzo e non consono agli schemi del mister.

Proviamo a inserire De Rossi, Maggio e Balotelli al posto degli stranieri, come ha detto ieri Costacurta in un programma di Sky Sport, e notiamo con piacere che potrebbe nascerne una Nazionale Azzurra efficace e in linea con le squadre più forti per contendersi gli Europei.

Ora però qualcuno ci dica quanti sono questi benedetti scudetti bianconeri? 30 o 28???