Dossier – Ha ancora senso il Campionato di calcio Primavera?

COME POTREBBERO ESSERE VALORIZZATI I MIGLIORI TALENTI ITALIANI, ANCHE IN CHIAVE NAZIONALE A?

UNA PROSPETTIVA POTREBBE ESSERE LA SOSTITUZIONE DEL POCO COMPETITIVO CAMPIONATO PRIMAVERA CON L’INSERIMENTO DELLE COSIDDETTE SQUADRE B, SULL’ESEMPIO VINCENTE DEI MAGGIORI CLUB SPAGNOLI E TEDESCHI

Tante volte, ipotizzando delle soluzioni plausibili nel tentativo di rilanciare il calcio italiano, ci si è appellati alla rivalutazione dei vivai. I settori giovanili, considerati giustamente come un potenziale serbatoio per le rose delle prime squadre, da tanto, troppo tempo ormai, sembrano aver perso la loro centralità, se non addirittura il loro significato.

Già, perché se è vero che da sempre è difficile anche per i giocatori più talentuosi emergere poi da professionisti nella squadra che li ha visti nascere, se questa si chiama Milan, Juventus, Roma o Inter, da almeno una decina d’anni a questa parte si è evidenziato come pure giocare in una squadra provinciale non apri chissà quali strade immediate, una volta completato l’iter della Primavera.

Il campionato Primavera è finito così a infiammare i dibattiti di vari addetti ai lavori, pronti a sancirne la definitiva resa, in tempi in cui appunto nemmeno al Chievo, ultimo vincitore nella stagione scorsa, viene naturale pensare di inserire in prima squadra quei giovanotti protagonisti di un’impresa storica da queste parti.

Il Chievo Primavera vincitore di uno storico scudetto 12 mesi fa. Di quei campioncini nessuno è rimasto nella rosa della prima squadra

Il Chievo Primavera vincitore di uno storico scudetto 12 mesi fa. Di quei campioncini nessuno è rimasto nella rosa della prima squadra

Della rosa vincitrice nemmeno un anno fa –  in un processo di crescita che vedeva la società della Diga ormai da tre anni cliente fissa ai playoff – non mancavano di certo giocatori promettenti, in particolare l’insuperabile difensore centrale e capitano Kevin Magri, il colosso Mbaye in mezzo al campo, oppure quel Filippo Costa, da tanti anni azzurrino nelle varie Under, e ora titolare fisso e punto di forza della fascia sinistra del Pisa in Lega Pro. In A però, bocciato quasi subito l’ex Under 21, di proprietà dell’Inter, Biraghi, si è preferito adattare il centrale mancino Zukanovic.

Ma non è il tema dell’esterofilia accentuata che si intende trattare in questa sede, fermo restando che il fenomeno riguarda tutti i campionati nazionali, con i maggiori club di Champions League (vedi i casi di Paris Saint Germain, Chelsea, Manchester City o Real Madrid) composti da più da all stars  che da rappresentanti autoctoni. Certo però che la cosa viene di conseguenza, e se non si lancia almeno qualche giovane meritevole in orbita, difficilmente la nazionale azzurra potrà tornare ad essere competitiva.

Il caso recente di Cataldi, già brillante condottiero della Lazio Primavera, e protagonista un anno fa della splendida stagione del Crotone, ora punto fermo della squadra di Pioli nella rincorsa al terzo posto, pare la classica rondine che non fa primavera, se si concede il gioco di parole.

Ma in quella squadra che nel 2011/12 perse la finale scudetto contro l’Inter per poi centrare il bersaglio grosso dodici mesi dopo, non c’era solo il regista in possesso di notevoli mezzi tecnici, l’undici base era davvero competitivo in tutti i reparti. Pensare che di questi solo l’attaccante Keita sia arrivato a giocare in serie A mentre la maggior parte di loro è nei Dilettanti o fatica tremendamente a emergere in cadetteria o Lega Pro, è il segnale che qualcosa è assolutamente da rivedere, visto che il discorso lo potremo allargare anche alle altre formazioni vincitrici degli anni zero e dieci.

Quello che maggiormente pare lampante nei nostri giovani al cospetto dei corrispettivi stranieri, è soprattutto la mancanza di personalità quando si trovano a misurarsi con il calcio dei grandi. C’è stato un tempo in cui la colpa era facilmente attribuibile agli allenatori, la maggior parte di essi in parte restii ad affidarsi ai colpi dei loro bambini prodigi, specie se impegnati nella corsa alla salvezza. Insomma, in emergenza, meglio affidarsi a gente esperta, magari degli “scarponi” a livello tecnico, ma senza nemmeno troppi grilli per la testa.

Non è giusto generalizzare, per carità, ma pensiamo a come sarebbe stato accolto ad esempio un diciottenne Cristiano Ronaldo al suo esordio tutto prodigo di finte e dribbling ubriacanti? Molto probabilmente, al primo non riuscito, sarebbe come minimo stato redarguito e ricondotto su binari più tranquilli.

L’impatto con i professionisti è troppe volte duro, per non dire traumatico, e a rimetterci sono soprattutto i giocatori che contano le maggiori abilità tecniche. Visti talvolta con diffidenza, per paura di sbagliare, si limitano al compitino ma così facendo ottengono spesso il risultato opposto, quello di non farsi notare, di non risultare decisivi. La gavetta, perché di questa si tratta specie in Italia, è difficile perché le chances di giocare sono poche, nonostante gli incentivi per l’utilizzo dei giovani in Lega Pro e B, e la concorrenza spietata.

Poteva risultare interessante il caso del Prato, divenuta in maniera ufficiale una succursale dell’Inter, visti i buoni rapporti tra i due club protratti nel tempo, ma al di là dei risultati che la squadra toscana può o meno ottenere in campionato, quanti di questi giovani in effetti si stanno monitorando e tenendo seriamente in considerazione per i prossimi anni?

La storia insegna che i più bravi bruciano le tappe in fretta e anche chi fosse costretto a partire dalla terza serie, ci metterà in teoria molto poco a salire di categoria. La stragrande maggioranza di chi è protagonista in ambito giovanile fino ai 18 anni poi fa perdere le proprie tracce, sparendo dai radar professionistici.

Nella Juve Primavera allenata da Cuccureddu, che vinse Viareggio e Campionato, giocava un certo Alex Del Piero

Nella Juve Primavera allenata da Cuccureddu, che vinse Viareggio e Campionato, giocava un certo Alex Del Piero

E allora una soluzione concreta sarebbe quella di istituire anche in Italia le cosiddette “squadre B”, come da tanto tempo avviene con successo in Spagna o Germania. Diverso il caso dell’Inghilterra dove ai tornei giovanili viene affiancato un campionato “riserve”, dove trovano spazio i giocatori in esubero ma che non appare adatto a risolvere la questione della valorizzazione dei migliori talenti nostrani.

Il meccanismo delle squadre B permette invece ai club che ne usufruiscono di poter attingere in qualsiasi momento della stagione al proprio serbatoio, non andando comunque a falsare i campionati in cui sono iscritte (che sia la seconda, la terza o la quarta serie). Per quanto forti possano essere infatti i migliori giovani ad esempio del Barcellona, si tratta pur sempre di ragazzi in via di formazione, che le prime squadre sono brave a reintegrare tra i propri ranghi non appena li vedono pronti per il salto.

In Spagna è un meccanismo che, specie per la compagine blaugrana, ha fatto le fortune del club, se pensiamo che tutti, ma proprio tutti, i più forti rappresentanti del suo vivaio si sono potuti misurare in tornei competitivi come la Segunda Division, sapendo che sarebbero potuti subito tornare utili alla causa. Una sorta di principio meritocratico che è andato a premiare di volta in volta i vari Xavi (55 presenze e 3 reti col Barcellona B tra il 1997 e il 1999 intervallate da diverse capatine nella Liga a stagione in corso), Iniesta (49 presenze e 5 reti tra il 2000 e il 2003) e addirittura il 4 volte Pallone d’Oro Lionel Messi, che nel 2003 a 16 anni giocò 10 partite, segnando 5 gol con il Barcellona C, per passare l’anno dopo al Barcellona B, prima del salto definitivo nella Liga e poi tra i più grandi di tutti i tempi.

Qualcuno potrebbe obiettare che si andrebbe ulteriormente a ingolfare il sistema professionistico italiano, dopo che negli ultimi anni si è assistito a una drastica, quanto salutare e necessaria, visti gli sgravi economici di molte squadre, riduzione di esse. Altri potrebbero temere che la cosa andrebbe a discapito di società gloriose, storiche, il cui impatto nel territorio a livello di tifo e appartenenza è ancora vivo e caldo, ma credo che ovviamente andrebbe fatta un monitoraggio approfondito delle varie situazioni economiche dei club, andando a scongiurare l’ipotesi che a essere estromessi dai campionati professionistici siano società in regola dal punto di vista amministrativo e burocratico. Spiace rimarcarlo, ma quante volte negli ultimi anni abbiamo assistito a tornei lacunosi, con squadre fortemente penalizzate a stagione in corso (in alcuni clamorosi casi, addirittura radiate) e la credibilità del tutto andata perduta?

Andrebbe certamente rivista la formula dell’intero sistema professionistico italiano, qualora si introducessero le squadre B, e rivalutata la possibilità che queste possano a tutti gli effetti competere per salire di gradino, contendersi la promozione con le concorrenti, tanto per essere chiari. Non è tuttavia questo l’obiettivo delle squadre B spagnole o tedesche, non avrebbe nemmeno senso, visto che sono nate esclusivamente per tastare concretamente le reali capacità dei propri giocatori. Poi, statisticamente, saranno comunque pochi quelli che esploderanno in prima squadra, ma quello fa parte in fondo della selezione naturale che avviene in tutti gli sport, dove ci si costruisce una carriera duratura per tutta una serie di circostanze. Il fatto però che in Italia spesso ai giovani negli ultimi dieci anni non è stata concessa loro neanche una possibilità di sbagliare, nella ricerca spasmodica del risultato “tutto e subito”.

Con quali esiti poi? Che ormai i giocatori italiani che militano ad alti livelli in serie A si contano sulle dita di una mano, con i migliori (vedi Verratti) acquistati per pochi spiccioli in modo lungimirante dai maggiori club internazionali e con i giovanissimi che intravedono maggiori prospettive di carriera, emigrando all’estero ancora minorenni (vedi il caso del fortissimo centravanti scuola Roma Gianluca Scamacca passato agli olandesi del Psv Eindhoven non appena compiuto il diciassettesimo anno di età, e quindi nella possibilità di firmare a prezzo vantaggiosissimo il suo primo contratto da professionista).

Occorre quindi per tutelare un patrimonio di giovani talenti nostrani e valorizzarlo al meglio, modificare l’assetto del settore giovanile, concludendo da Under 17, con il campionato nazionale Allievi l’iter nei vivai, per poi misurarsi in età “Primavera”, Under 19, nelle serie professionistiche, B o Lega Pro che sia.

Solo così sarà realmente misurabile il valore della loro forza e messo alla prova il loro status di calciatori “futuribili”, anche in chiave azzurra.

 

Annunci

Il Chievo, vincendo il suo primo campionato Primavera, entra nella storia del calcio italiano

chievo.primavera.2013.2014.356x237

L’attesissima sfida valevole per lo scettro di miglior squadra del campionato di calcio Primavera, riservato agli Under 20, è stata aggiudicata dal sorprendente Chievo ai danni di un comunque forte e mai domo Torino. Due squadre che si sono equivalse sul piano del gioco, spiccando per tutto il lunghissimo torneo per compattezza difensiva (del Toro il minor passivo in assoluto fra tutti i gironi eliminatori della Regular Season, del Chievo il portiere – Moschin, addirittura classe ’96 – il miglior giocatore delle Final Eight giudicato al termine della kermesse) e per spirito di gruppo. Uno spirito di gruppo capace di non far pesare le notevoli assenze che entrambe le compagini palesavano giunti alla meritata finale. Hanno fatto più clamore le assenze degli avversari del Torino di Moreno Longo (vero cuore granata, da giovane calciatore cresciuto a pane e Toro, aveva già perso una finale Primavera contro la Juventus di Del Piero, Cammarata, Binotto, Manfredini, Sartor e Dal Canto), vale da dire quelle della Lazio in semifinale (gli squalificati Lombardi e Minala) e appunto del Chievo in finale (la fortissima coppia d’attacco Da Silva, capocannoniere dell’intero campionato Primavera e esordiente quest’anno in serie A e Alimi) ma indubbiamente anche ai piemontesi mancavano abili pedine dello scacchiere. A onor di cronaca occorre ribadire che, per quanto non indifferenti, le assenze sono state ben suffragate, specie tra i veronesi, con l’attaccante Gatto (fratello dell’altrettanto talentuoso attaccante del Lanciano, nazionale Under 21 di serie B) assolutamente tra i migliori ieri sera tra i suoi.

Il Torino era partito forte, con una spinta costante ma alla prova dei fatti, inconsistente, riuscendo raramente a impensierire il forte portiere avversario. Solo sul finale l’arrembante terzino sinistro granata Barreca (cui ci sentiamo di scommettere per l’immediato futuro) ha fallito un’occasione d’oro, poco prima di approdare agli scontati – a quel punto, visto l’equilibrio mostrato in campo – tempi supplementari. Lì hanno prevalso soprattutto la paura e la stanchezza, nonostante quasi allo scadere del secondo tempo supplementare l’attaccante  franco-camerunense del Chievo Yamga si sia letteralmente divorato una nitida occasione da gol dentro l’area piccola. Il sostituto dell’implacabile brasiliano Da Silva si è però fatto ampiamente perdonare trasformando con grande freddezza il quarto rigore della serie, “inducendo” all’errore il povero torinista Morra, che a quel punto aveva la patata bollente tra i piedi, considerando che la serie dei penalty si era aperta con l’errore (traversa) del forte Gyasi.

Il Chievo a questo punto conquista, senza ricorrere all’ultimo tiro dal dischetto previsto per il centrocampista dai piedi buoni Messetti, la sua prima importante coppa nazionale, vincendo il Campionato Primavera 2014. Un suggello a un vivaio straordinario, che da quasi dieci anni rientra nelle magnifiche dei playoff, con l’apice raggiunto l’anno scorso, battuto solo in semifinale dai futuri campioni della Lazio. Già c’erano state belle e significative affermazioni con i tantissimi ragazzi – in età Giovanissimi e Allievi – prestati negli anni alle varie Nazionali, non ultimi il fenomenale terzino Costa, rientrato proprio per sprintare sulla fascia nel secondo tempo di ieri, dopo un gravissimo infortunio. Costa, nato a due passi da casa mia, a Noventa Vicentina, è una colonna dell’Under 19 e già ieri in pochi minuti ha sfoderato giocate d’alta classe, mostrando un buon piede sinistro e segnando uno dei rigori della lotteria finale. Nella squadra clivense, entrata ieri sera nella storia, meritano una citazione moltissimi interpreti, dall’insuperabile Moschin, capace di scalare gerarchie in campionato e di rivelarsi para tutto nelle decisive gare playoff contro le più quotate Juventus e Fiorentina. Coetaneo di Scuffet, non è un gigante d’altezza, ma è reattivo, scattante e freddo in porta, sempre sicuro, guarda gli avversari dritti negli occhi, senza timore. La difesa a 3, imperniata sul capitano Kevin Magri, ieri travolto dal tifo di tanti amici e parenti giunti a Rimini dalla natìa Campobasso, è una cerniera insuperabile, con Aldrovandi e il gigante Brunetti, anch’egli impeccabile al pari di Magri, ben sostenuta ai lati dall’inesauribile Troiani a destra e Costa a sinistra (ieri e a lungo nel torneo sostituito egregiamente dal giovanissimo classe ’96  Sanè). A centrocampo il fosforo è garantito dal mancino Messetti, con al centro la piovra Mbaye, un autentico colosso in mezzo e a sostegno il coriaceo Steffè, che ha partecipato da prezioso rincalzo alla spedizione della Nazionale Under 17 al recente Mondiale di categoria. Grande senso tattico per la mezz’ala a metà con l’Inter, così come Tibolla, rientrato in nerazzurro a gennaio. In attacco, detto dell’agile e tecnico Gatto, è spiaciuto non aver visto all’opera lo straordinario bomber Da Silva, appiedato dal giudice sportivo per un turno dopo la tirata semifinale contro i viola. Un grande plauso alla società e a mister Nicolato, che ha rappresentato la continuità per il Chievo in tutti questi anni.

Nel Toro, che rimane la squadra più titolata d’Italia a livello Primavera con 8 affermazioni (senza contare le 7 coppe Italia e i tornei di Viareggio), la vittoria è sfuggita, a 20 anni e più dall’ultima finale, quando si scontrarono due futuri campionissimi come il già citato Del Piero, simbolo della Juventus e Bobo Vieri che mosse proprio in granata i primi passi di una fulgida carriera. Le carte in regola per puntare in altissimo c’erano tutte, dopo aver letteralmente dominato il proprio girone (come il Chievo dall’altra parte, primo in classifica in un girone con Atalanta, Milan e Inter), e mostrato per tutto l’anno grandi doti tecniche e agonistiche in elementi di sicuro avvenire come il citato Barreca, dal sinistro fatato e dalla corsa infinita, già più volte finito in prima squadra con Ventura, senza però assaporare la gioia dell’esordio, o come nella fantasiosa punta Aramu, stella conclamata della squadra, 19enne ma già molto esperto, avendo sempre giocato con compagni più grandi di lui, anche di due anni. Benissimo anche l’altro terzino, l’ex juventino Bertinetti, spina nel fianco sull’out destro, il play basso Comentale, l’interno Coccolo, stantuffo inesauribile o il centrale difensivo Ientile. Insomma, gli ingredienti per ripartire ci sono tutti, e va dato grande merito alla gestione Cairo, in grado di ridare grande dignità a un vivaio storico, caduto tristemente nell’oblio a causa di scellerate presidenze precedenti al suo avvento in società. La cosa più importante sarebbe quella di compiere un ulteriore passo in avanti, portando alcuni di queste giovani stelle tra i “grandi” della prima squadra, a iniziare magari già dal ritiro estivo di quest’anno.

Semifinali campionato Primavera: la favorita rimane la Lazio per quello che sarebbe uno storico bis.

la Lazio Primavera vincitrice del campionato un anno fa ha tutte le carte in regola per centrare uno storico bis

la Lazio Primavera vincitrice del campionato un anno fa ha tutte le carte in regola per centrare uno storico bis

C’è una tendenza negli ultimi anni per quanto riguarda il campionato Primavera, solitamente non immune da novità ad alti livelli (ricordiamo i due scudetti in serie agli inizi del duemila del Lecce o gli exploit qualche anno dopo di Genoa, Sampdoria e Palermo, oltre alle quasi affermazioni di Udinese e Siena): anche qui, come nei tornei professionistici italiani si stanno mettendo in mostra più o meno sempre le stesse squadre che poi arrivano alla fine a contendersi i titoli.

Certo, non mancano sorprese, casi isolati, ma raramente da tre anni a questa parte si esce da certi “giri”, e la cosa vale anche per gli Allievi.

In parole povere, se andiamo a vedere il cartellone delle semifinali del più importante torneo giovanile italiano, completato ieri, notiamo che le pretendenti all’ambito titolo, sono sempre le stesse: la Lazio, la Fiorentina, il Chievo con il ritorno di una storica squadra come il Torino, autentica big del calcio giovanile ma assente da tanto tempo dal contendersi posizioni di prestigio.

E prima erano uscite comunque compagini come Atalanta – finalista 12 mesi fa contro la Lazio, la Juventus – che dal nuovo millennio ha fatto letteralmente incetta di premi – il già citato Palermo e la Roma, altra big del calcio giovanile.

Ciò significa che si stanno delineando determinate gerarchie, che la lungimiranza di certe società alla fine viene premiata, che la cosiddetta programmazione può ancora effettivamente avere un senso, specie se contribuisce al lancio di promesse del vivaio destinate a diventare papabili titolari tra i ranghi della prima squadra. Prendiamo la Lazio, che negli ultimi due anni, è arrivata due volte in finale, perdendo la prima contro una forte e più esperta Inter (in cui militavano le forti punte Longo e Livaja, il regista Crisetig, il mediano Duncan e il difensore Bianchetti fra gli altri) e trionfando l’anno successivo contro l’Atalanta. In due anni sono approdati con buoni esiti in prima squadra elementi come Onazi e Keita, hanno esordito altri come Rozzi – ora nella cantera del Real Madrid – l’esterno sinistro Crecco e l’interno Minala, autentici attuali protagonisti dell’11 capitolino, e fuori sede sta facendo faville l’ex capitano Cataldi, titolare inamovibile nel Crotone dei miracoli di quest’anno, a un passo dalla conquista della serie A. Il Chievo era già stato semifinalista l’anno scorso, sconfitto proprio dalla Lazio nello scontro decisivo ma in12 mesi ha alzato ulteriormente il tiro (e l’asticella delle ambizioni), giungendo primo nel proprio girone eliminatorio (un raggruppamento tutt’altro che abbordabile) e mettendo in mostra un Da Silva, anch’egli già esordiente in serie A quest’anno, da urlo, capocannoniere del girone e autentico mattatore anche in questa fase finale, vedi lo scontro decisivo contro i quotati pari età juventini.

La Fiorentina è un habituè a questi livelli per il calcio giovanile e il Torino, come detto, torna finalmente a contendersi un titolo importante, dopo troppi anni di oblio. Proprio il Toro che nella sua lunga e gloriosa storia ha rappresentato il top in quanto a vivaio, con giocatori cresciuti in casa che hanno fatto letteralmente le fortune del club, rappresenta la vera incognita di queste semifinali. Troverà la favorita Lazio, falcidiata dalle squalifiche – tra cui quella del leader Minala – causate dallo scontro fratricida ad alta tensione contro la Roma (ben due gli espulsi tra i biancocelesti), e potrebbe essere una mina vagante, vista la continuità mostrata per tutto il lungo torneo. I ragazzi di Moreno Longo (cresciuto anch’egli nel Torino e che avrebbe potuto avere una carriera migliore, non fosse stato per i frequenti e pesanti infortuni), tra i quali spiccano il terzino Barreca, dalla personalità straripante e il fantasioso attaccante Aramu, dalla grande tecnica abbinata alla velocità, stanno rinverdendo i fasti di un’antica tradizione granata e potrebbero davvero sovvertire i pronostici, candidandosi prepotentemente per la vittoria finale. Un grande merito va però condiviso con la società, in grado di allestire un vivaio credibile e di grande qualità in pochi anni. Cartellone alla mano in teoria una delle due più forti uscirà necessariamente, visto che si affronteranno appunto da una parte Lazio e Torino e dall’altra le due possibili outsider Chievo e Fiorentina ma si sa che ci sono tante variabili che entrano in gioco arrivati a questo punto del torneo. Segnaliamo fin da ora però altri nomi interessanti: l’esterno offensivo della Lazio Cristiano Lombardi, dal carattere però un po’ fumantino, il mediano tutto polmoni e senso tattico del Chievo, Steffè (già buon protagonista con l’Italia Under 17 ai recenti Mondiali di categoria) e il fantasista tutto guizzi e giocate geniali Messetti,  mentre nella Viola sono da segnalare quantomeno la punta colored Gondo (classe ’96, che unisce in modo incredibile doti fisiche e tecniche) e il regista Capezzi. Tra di loro potrebbero nascondersi i campioni del futuro, tenete gli occhi bene aperti!