Considerazioni finali sul campionato di serie A 2015/2016

Si è concluso tra sabato e ieri il campionato di serie A, con le partite decisive ai fini degli ultimi piazzamenti “caldi” in contemporanea, per “garantire la regolarità del torneo” (concetto quantomeno “ballerino”, visto che partendo da quei presupposti, si sarebbero dovute disputare tutte e 38 le gare allo stesso orario).

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Quello che doveva in qualche modo sancire un passaggio di consegne in vetta, con diverse squadre che di volta in volta vi si erano affacciate, alcune pure soggiornandovi a lungo (Inter, Roma, Fiorentina, Napoli), è finito per diventare il campionato che certifica il nuovo status leggendario di un club come la JUVENTUS, capace di aggiudicarsi ben 5 scudetti consecutivi, impresa capitata solo altre tre volte in serie A (la stessa Juve ’30-’35, quella cosiddetta “del quinquennio” appunto, il Grande Torino negli anni ’40, intervallati tuttavia dallo stop bellico e dall’incursione dei Vigili del Fuoco di La Spezia, e infine l’Inter del dopo-Calciopoli).

Insomma, la squadra di Allegri ha compiuto letteralmente un’impresa, specie rapportandola al calcio moderno, soprattutto tenendo conto delle serie difficoltà incontrare a inizio torneo, giustificate poi in modo fisiologico, viste le rinunce in estate a tre big riconosciuti come Pirlo, Vidal e Tevez.

Allegri c’ha messo solo un po’ di tempo per tastare il livello qualitativo della sua “nuova” Juventus, sciogliendo poi le briglie a cavalli di razza come l’argentino Dybala, destinato a segnare un’epoca e il francese Pogba, all’inizio sin troppo titubante, quasi abulico, nel calarsi nei panni del leader della squadra. La stessa inedita maglia numero 10 sembrava pesargli e non poco, e pareva che senza validi scudieri come i tre citati campioni ceduti in estate il francese faticasse a trovare la sua posizione migliore in campo, oltre che una sua dimensione tecnica.

Ormai invece non ci sono più dubbi: Pogba è un fuoriclasse, destinato a compiere imprese sia individuali che di squadra negli anni a venire, anche con la stessa Juve, visto che sembra scontata una sua permanenza.

Sugli scudi anche l’eterno Buffon, che intende prolungare fino ai prossimi Mondiali, la solita difesa imperniata sui tre colossi azzurri Barzagli-Bonucci-Chiellini, fra i quali timidamente si è scorto pure il talento puro del giovane Rugani, prezioso a inserirsi al posto di uno o dell’altro, specie di Chiellini, a lungo fermo per infortunio.

Hanno dato un enorme contributo alla causa anche Mario Mandzukic, tenuto sempre in seria considerazione dall’allenatore e mostratosi utilissimo alla causa, oltre che uomo d’area e di lotta imprescindibile. Dietro hanno scalpitato Morata, che il meglio lo sembra dare nei big match, specie quelli europei (e questo alla lunga potrebbe rappresentare un limite alla sua crescita) e Zaza, autore comunque di gol decisivi, vedi quello nel big match contro il Napoli.

Anche il centrocampo lungo il cammino ha trovato un assetto vincente, con Marchisio un po’ sacrificato davanti alla difesa ma affidabilissimo e un Khedira efficace anche in zona gol, oltre che posseduto dalla tempra del leader.

Notevole impatto anche del brasiliano Alex Sandro, valido assistman e dotato di un ottimo sinistro.

Non si può considerare un flop ma forse a metà campo il fosforo era lecito aspettarselo da Hernanes, che invero si è limitato al compitino.

Il NAPOLI ha compiuto un altro passo in avanti ma il gap nei confronti dei bianconeri è ancora lontano dall’essere colmato.

Ha mostrato probabilmente il calcio migliore del torneo, specie nel girone d’andata; ha giganteggiato in avanti, col centravanti Higuain MVP della serie A, e non solo per il clamoroso exploit sotto porta (ben 36 gol in 35 partite, superato il record di Nordhal che durava da ben 66 anni), ma anche per quanto ha dato in campo, quanto è stato importante per la squadra. Sarri si è dimostrato tecnico da grande squadra, dando un’impronta evidente.

Il secondo posto è stato legittimato al termine di una corsa a due con la rediviva Roma di Spalletti, e al netto dell’intero campionato, ampiamente meritato.

Occorre ancora qualcosa però per ambire al gradino più alto del podio.

Lascia l’amaro in bocca il terzo posto della ROMA, conquistato di forza e con prepotenza, dopo un periodo disastroso che aveva portato all’esonero di Garcia e alla perdita di sicurezze. Spalletti ha saputo toccare le corde giuste, rivitalizzando alcuni giocatori (El Shaarawy, giunto a gennaio e assai prolifico), rendendo centrali al progetto altri (Nainggolan mai così incisivo) e valorizzando al meglio talenti pure come Pjanic, in odore però di cessione, Salah e Perotti, altro rinforzo della sessione invernale di calciomercato). Florenzi e Manolas sono ormai dei califfi. Dulcis in fundo, ha gestito bene una situazione che sembrava essergli sfuggita di mano: quella relativa a Totti. Il Capitano ha dimostrato che, seppur a piccole dosi, è ancora in grado di essere giocatore importante.

Il quarto posto dell’INTER di Mancini sa invece di amara delusione. Partiti probabilmente non con l’obiettivo scudetto, i nerazzurri hanno poi di fatto cullato il sogno almeno per 1/3 del torneo, quando si erano dimostrati cinici (nelle vittorie di misura), determinati (nella veemenza di gente come Medel, Murillo o Melo), solidi (nel paratutto Handanovic e in un Miranda che sembrava in stato di grazia, alla Thiago Silva)  fantasiosi il giusto (prima della riscoperta di Icardi in zona gol, in elementi poi rivelatisi incostanti come Ljajic e Jovetic).

Le certezze sono crollate nel prosieguo del campionato, dove si è evidenziata una carenza evidente di qualità generale della squadra, specie nella zona nevralgica del campo, dove il solo Brozovic, schierato però con poca continuità, poteva vantare qualche colpo.

Altalenante anche il campionato della FIORENTINA, che ha tuttavia conteso a Napoli e Roma per lunghi tratti lo scettro di “più bella del campionato”, anche se poi nei momenti clou si è come squagliata, facendo pesare il dislivello qualitativo tra i titolari designati e i loro sostituti, nonostante gli innesti di gennaio Zarate e Tello, che però non sono riusciti a innalzare il tasso tecnico generale.

Sul più bello poi Kalinic, quasi implacabile in area tra doppiette e autore di una tripletta nel girone d’andata, si è fermato, finendo per afflosciarsi in zona gol e lasciando qualche dubbio per il futuro. La mediana ha giocato alla grande, imperniata nel “solito” Borja Valero, coperto da scudieri affidabili come Vecino e Badelj. La fantasia era appannaggio del talentino di casa Bernardeschi, che in effetti ha mostrato sprazzi di classe purissima, anche se appare ancora non del tutto a fuoco, specie a livello tattico. I numeri però li ha eccome, e intanto ha accumulato una buonissima esperienza quest’anno.

Sorprende l’exploit del SASSUOLO che, al di là dell’esito della Finale di Coppa Italia tra Juve e Milan (che potrebbe, a rigor di regolamento, regalare un’immeritata qualificazione in Europa League ai rossoneri) ha mostrato agli scettici ampi progressi, e soprattutto la propria forza al cospetto di compagini che partivano favorite per questo piazzamento (oltre al Milan, anche la Lazio).

Scorrendo la rosa, però lo stupore va a scemare, visto che in porta c’è un ottimo portiere come Consigli (con la pecca di un clamoroso autogol che però non macchia una grande stagione), la solida difesa, una delle migliori, imperniata sui titolarissimi Vrsaljiko, Cannavaro, Acerbi (uno dei migliori centrali della serie A per rendimento) e Peluso; a centrocampo sono emersi il giovanissimo Pellegrini e si è rivelato in tutta la sua forza il poderoso Duncan, di scuola Inter (non avrebbe certo sfigurato tra i nerazzurri e, almeno quest’anno, il paragone tra il suo rendimento e quello del pari ruolo Kondogbia è impietoso) e in attacco, pur non assistendo alla definitiva esplosione di Berardi e certificando come deludente il torneo dell’atteso Defrel, di volta in volta si sono ben disimpegnati la saetta Politano, il classico 9 Falcinelli, oltre che il confermato guizzante Sansone.

I mezzi per migliorare ci sono ancora, ma giustamente da queste parti non si vogliono fare i passi più lunghi della gamba.

Sul disgraziato MILAN ci sarebbe da scrivere un intero libro, o molto probabilmente liquidare la faccenda lanciando un allarme: urge ritrovare la grandezza perduta! I cicli vanno e vengono, la stessa Juve prima di Conte ha faticato non poco a imporsi, con stagioni anonime alle spalle. Ma il Milan sembra incurabile da tre stagioni a questa parte: passano gli allenatori, magari si rischia pure di bruciare gente valida (d’altronde non si dicevano meraviglie di Inzaghi o Brocchi quando guidavano le giovanili?), o di perdere la bussola, come fatto con Mihajlovic.

Bacca ha segnato, è vero, Bonaventura ha tirato la carretta, sballottato come Honda per il campo, e a mio avviso è tra i pochi che forse meritano questa maglia così gloriosa per il passato che rappresenta, anche se certi totem ovviamente sono inarrivabili.

Da qualcosa bisogna ripartire, verrebbe da dire cambiando i vertici societari e magari passando sì la mano oltre Italia.

Altra cocente delusione l’ha rappresentata la LAZIO, specie se la confrontiamo con quella spavalda, spesso splendida, di 12 mesi fa. Tante incognite, una rosa immensa difficile da gestire, giocatori clamorosamente sottotono, in primis la stella Felipe Anderson, ma anche Candreva, parso involuto per metà campionato e ripresosi solo nel finale, e a farne le spese è stato Pioli, acclamato sino a pochi mesi prima ma poco vigile quest’anno e non in grado di intervenire.

Il suo successore, Simone Inzaghi, ha la stoffa per allenare e, scoppola a parte con la Fiorentina, aveva dato segni di ripresa alla squadra: chissà se sarà stato sufficiente per Lotito ai fini di una conferma.

Ottimo campionato del CHIEVO, in grado di chiudere addirittura a 50 punti, laddove solo un anno prima era stato tacciato da molti di essere tra le più papabili candidati alla retrocessione. Un giudizio in effetti sin troppo severo, visti i progressi sul finale di torneo scorso dati dalla cura Maran.

L’allenatore si è confermato alla grande, mostrando gran piglio e voglia di imporsi, senza accontentarsi. Privato del suo miglior bomber, Paloschi emigrato in Inghilterra allo Swansea di Guidolin, non ne ha fatto un cruccio, optando per altre soluzioni tattiche e ripresentando a piccolo dosaggio il leader storico Pellissier. Citazione per l’indomito attaccante Meggiorini, a tratti imprendibile, l’affidabile portiere Bizzarri, un veterano, e per l’esordiente in serie A Nicola Rigoni, che poco ha da invidiare al più navigato ed esperto fratello Luca, un totem da queste parti. Promette bene la punta Inglese, autore di gol pregevoli.

L’EMPOLI di Giampaolo compie un’impresa, aggiudicandosi il decimo posto, miglior risultato della sua storia, e rivelando al mondo autentici talenti che diverranno prede dei grossi club: Saponara, che finchè il fisico ha retto, è stato forse il miglior trequartista della serie A, Zielinsky, qualità cristallina ma anche quantità nel nuovo ruolo cucitogli addosso dal mister (mezz’ala anziché fantasista), Paredes (play dall’ottima visione di gioco, di proprietà della Roma, così come l’aitante portiere Skorupski), Mario Rui (anche per lui una fragorosa conferma dopo i bagliori con Sarri, che l’avrebbe rivoluto con sé a Napoli) e capitan Tonelli, una roccia in difesa.

Una squadra sbarazzina, che ha saputo giocare al calcio senza timori reverenziali, alla quale si può solo imputare di essersi psicologicamente adagiata nel girone di ritorno, dopo essersi praticamente salvati già a gennaio.

Difficile classificare, al di là delle posizioni in graduatoria, le stagioni di GENOA, TORINO e ATALANTA. Hanno chiuso tutto sommato bene, rispettivamente a 46 (Genoa, al pari dell’Empoli) e 45 punti (Toro e Atalanta) ma il loro percorso è stato tutto un sali scendi, costellato di illusioni, speranze e cadute piene di paura.

Forse i più costanti sono stati i bergamaschi, ben presto stabilizzati però in classifica, lontani sufficientemente dalla zona rossa e pertanto finiti col perdere presto la vis pugnandi. Si sono esaltati però elementi come il portiere Sportiello, finito giustamente in orbita azzurra, l’olandese De Roon che c’ha messo pochissimo per ambientarsi in serie A, il redivivo Borriello giunto a gennaio dopo una mezza stagione anonima a Carpi e il satanasso offensivo Gomez, tornato quello dei fasti catanesi.

Diverse le situazioni di Genoa e Torino, due compagini che per pedigree, ambiente, tifo e città, vogliono sempre ambire a qualcosa di più di una comoda salvezza. O meglio, dovrebbe essere così, ma la realtà dei fatti parla di un campionato per entrambe fatto di guizzi, exploit per lo più isolati, senza purtroppo dare continuità ad essi. Se il Torino è sembrato ai più alla fine di un ciclo, più nella guida tecnica che in campo, visto i positivi innesti di giovani come Belotti, Baselli o in misura minore Zappacosta, il Genoa può solo mangiarsi le mani per aver troppe volte smarrito le proprie qualità cammin facendo.

Gasperini però è imprescindibile, allenatore capace di far indossare molte vesti tattiche ai suoi uomini, anche di ruotarli al meglio e valorizzarli. Una base solida c’è in Perin, Izzo (entrambi vincitori in passato di uno spendido scudetto Primavera con questa maglia), bomber Pavoletti, cresciuto in modo esponenziale e in grado di mantenere anche con i galloni da titolare un’invidiabile media gol, De Maio, Rincon, Burdisso, ai quali si sono aggiunti in modo perentorio Dzemaili, Rigoni (epurato dal Palermo dove pure era tra i leader) Suso, quest’ultimo a gennaio dal Milan, dove sembrava più una meteora che un’abbagliante stella. Bisogna cercare di trattenerli tutti e ripartire da qui.

Salvezza senza patemi anche per la matricola di lusso BOLOGNA, cui ha giovato il preventivo cambio tecnico in panchina tra uno stanco Delio Rossi e un Donadoni in cerca di rivincita dopo il campionato da incubo vissuto a Parma.

Il suo Bologna ha mostrato un buon calcio, indipendentemente che giocasse tra le mura amiche o fuori di esse, anche se gli è mancato Destro, davvero sottotono, e qualche alternativa da pescare in panchina. Si è rimesso in luce, anche in chiave europea, il jolly offensivo Giaccherini, che ha dispensato gol e assist in buona quantità, supportato a centrocampo dai due astri nascenti Donsah e Diawara (39 anni in due!). In difesa hanno mostrato i denti i “vecchi” Maietta e Gastaldello, che si compensavano benissimo con la solidità di Rossettini e l’esuberanza giovanile di Masina, esordiente in serie A. Bene in porta anche Mirante.

Anche qui però i remi si sono tirati in barca sin troppo presto, complici le situazioni travagliate delle quattro squadre sempre in fondo alla classifica.

Ha toccato i fatidici 40 punti anche la SAMPDORIA, di Zenga prima e di Montella poi, ma il giudizio sulla squadra è insufficiente. Troppi punti oscuri, bui, in questo campionato, troppa confusione, troppi cambiamenti in corsa, col risultato che dopo un buon avvio la squadra stava sprofondando nei bassifondi, smarrita e incapace di una svolta.  Poi anche qui le cose sono state rese possibili e agevolate dai limiti altrui ma per il futuro, considerando che, dopo Eder a gennaio, saranno prevedibili altre cessioni eccellenti, come quella di Soriano, sarà necessario tenere gli occhi bene aperti e stare sull’attenti.

Si salvano anche PALERMO e UDINESE, protagoniste di un campionato molto negativo. I friulani sono progressivamente stati risucchiati nelle paludi, salvandosi solo alla penultima giornata ma hanno regalato ben poche soddisfazioni e gioie ai propri sostenitori, forse a dire il vero solo la vittoria esterna contro la Juventus, nella partita d’esordio. Cannato in pieno il progetto Colantuono, il riciclato De Canio non ha saputo invertire il triste trend inaugurato in primavera e protratto per tutto il restante tragitto.

C’è pure uno splendido stadio di proprietà, ci sono elementi di sicura buona prospettiva, non ci sarà più il mitico capitano Totò Di Natale, che ha chiuso in bellezza con un gol su rigore, bisognerà però ritrovare lo spirito garibaldino dei bei tempi, sperando che l’attenzione della proprietà non sia rivolta maggiormente in Inghilterra o in Spagna, dove giocano le “cugine” Watford e Granada.

Il Palermo ha saputo tirarsi su solo nell’ultimo mese finale, con 10 punti conquistati in 4 partite e aggiudicandosi l’ultima partita contro il già retrocesso Hellas Verona, simultaneamente attento a cosa nel frattempo stava combinando il Carpi a Udine.

Verdetto piuttosto scontato, con entrambe le squadre in corsa per salvarsi a vincere le rispettive sfide ma con gli emiliani condannati alla serie B con un punto di scarto dai più esperti rosanero.

Chi meritava di più? Attenendoci ai numeri, il Palermo, ma se così fosse, si tratterebbe della salvezza più arrembante degli ultimi anni. I siciliani sembravano aver tutto contro, calendario a parte, e cosa più particolare, era da tutto il torneo che “giocavano” quasi a farsi male da soli, come testimonia il record, difficilmente battibile, di allenatori cambiati e rimescolati. La salvezza è giunta per mano di Ballardini e di un giocatore come Maresca che ha vissuto una vera odissea personale quest’anno, essendo finito in due occasioni fuori rosa.

Zamparini sembrava davvero non avere più nulla in serbo, a partire dalla voglia e dalle energie. Ma alla fine la squadra è riemersa ma i tifosi rosanero credo ricorderanno a lungo questa “impresa”.

Le parole di Castori, allenatore del CARPI, ieri a fine partita, erano all’insegna di una grande amarezza e somma tristezza, evitando quelle dietrologie che mai come quest’anno sembravano porgere valide ragioni cui appigliarsi. La questione del “paracadute”, l’oggettivo andamento “misterioso” di squadre in teoria più accreditate, come lo stesso Palermo, la Sampdoria o il fanalino di coda Verona.

In mezzo a tutto ciò la matricola assoluta Carpi, sorta di Cenerentola annunciata del torneo, al pari del “pari grado” FROSINONE, ha condotto il suo campionato con grande dignità e valore, cullando a ragione il sogno salvezza e vendendo cara la pelle al cospetto di chiunque. Soprattutto l’ha fatto affidandosi allo zoccolo duro, ai condottieri che 12 mesi fa avevano compiuto la “missione impossibile”, gente rivelatasi valida anche in serie A (e che potrebbe rimanerci): l’attaccante Di Gaudio, il valido difensore Romagnoli, scuola Milan e (almeno) quest’anno migliore del suo strapagato omonimo rossonero, il “disturbatore” offensivo Lollo, il tornante Pasciuti, il veloce terzino fluidificante (sì, proprio vecchio stampo) Letizia e il goleador di riserva Lasagna, protagonista di una favola nella favola, visti i suoi recenti trascorsi nelle serie inferiori. Meno bene ha fatto l’atteso Mbakogu, di sicuro talento ma poco incisivo al suo primo campionato di A, sciagurato soprattutto nell’aver sbagliato due rigori alla penultima giornata, disputata in casa, e col senno di poi decisiva per il mancato conseguimento della salvezza.

Per i ciociari valgono più o meno le stesse parole spese per il Carpi: erano dati per spacciati a inizio campionato, hanno confermato i pronostici ma onorando alla grande questa grande occasione. Sono stati anche più volte di là della cortina di ferro, senza mai però staccare le tre squadre in fondo. Specie nel girone d’andata la banda di Stellone ha giocato a viso aperto, osando, soprattutto in casa al Matusa, e mettendo in mostra validi interpreti.  Molti erano stati protagonisti con il tecnico della scalata dalla Lega Pro alla massima serie (come Blanchard, bomber Daniel Ciofani – che ha gonfiato molte reti anche in A – il fratello difensore Matteo, il terzino Crivello o il mediano austriaco Gucher); altri addirittura provenienti dal vivaio, come il fantasista Paganini o il centrale di centrocampo Gori, due ’93 che con la formazione Berretti avevano vinto il Campionato Nazionale. Credo che mantenendo questa ossatura, con l’aggiunta dell’innesto d’inverno Kragl, con la dinamite nei piedi sui calci piazzati, la compagine laziale possa seriamente candidarsi a un pronto ritorno in serie A.

Stessa cosa che ovviamente si auspicano anche i moltissimi sostenitori dei gialloblu del VERONA, anche se qui il discorso relativo alla (netta) retrocessione assume connotazioni molto differenti.

All’inizio da molti considerati addirittura come rinforzati rispetto alle precedenti due bellissime compagini capaci di salvarsi agevolmente, regalando spettacolo soprattutto il primo anno con gente come Iturbe, Jorginho, Romulo e il redivivo Toni, ben presto hanno palesato limiti strutturali evidenti, a partire dalla complicata coesistenza in avanti tra il Capitano Luca Toni, anch’egli al passo d’addio e clamoroso capocannoniere a 38 anni del campionato precedente e l’esperto Pazzini. Due nomi altisonanti per una realtà di provincia, che poteva inoltre contare su altri giocatori consolidati, oltre che su talenti bene in vista come lo stopper Helander – fresco vincitore con la sua Svezia di un Europeo Under 21 -, il regista Viviani, scuola Roma e sinora frenato solo da infortuni, il potente Ionita o l’estroso Siligardi.

Niente di tutto ciò: al di là di infortuni in serie, dell’avvicendamento forse tardivo dell’eroe Mandorlini, artefice degli ottimi risultati conseguiti con la squadra dalla Lega Pro alla serie A, con Delneri, della crisi che ha attanagliato molti protagonisti, di colpo parsi inadeguati alla categoria… resta antipatica e fuorviante la motivazione relativa al cosiddetto “paracadute”, già citato in precedenza, che garantiva al Verona, in caso di retrocessione simultanea alle matricole Carpi e Frosinone, una “buona uscita” dalla massima serie di… 40 milioni (25 + 15 la stagione successiva, se la squadra dovesse rimanere in serie B! Un’enormità, che secondo i maligni avrebbe indotto la squadra a giocare al ribasso.

Da giornalista ma soprattutto tifoso – proprio dell’Hellas – mi sono sempre rifiutato di pensare a situazioni simili. Avendo visto allo stadio tutte le gare casalinghe, oltre che praticamente tutte le altre in tv, mi vien semplicemente da pensare che sia sempre mancato qualcosa per risalire la china, a partire dal coraggio e dalla personalità. Certo, può sembrare inspiegabile l’aver perso in casa tutti gli scontri diretti e di conto aver battuto Milan e Juventus al Bentegodi, pareggiato con l’Inter in casa dopo essere stati in vantaggio per 3 a 1 e con la Roma in casa e all’Olimpico.

Forse è il caso veramente di resettare tutto e, se ci sarà quest’ancora di salvataggio per la B, di saperla sfruttare al meglio, puntando sui migliori giocatori della cadetteria.

 

 

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Bilancio della serie A al giro di boa. Promossi, bocciati, top, flop e rivelazioni

Si è concluso ieri il girone di andata del campionato di serie A 2015/16 con il Napoli campione d’Inverno, come non gli accadeva dai tempi del suo ultimo scudetto. Che sia di buon auspicio? In questo caso sono leciti gli scongiuri da parte dei tifosi partenopei ma sembrano sussistere molte condizione affinchè questo avvenga nell’imminente futuro.

Higuain, straordinario cannoniere e vero trascinatore del Napoli Campione d'Inverno 2015/2016

Higuain, straordinario cannoniere e vero trascinatore del Napoli Campione d’Inverno 2015/2016

Primo fra tutti, il motivo principale di una possibile affermazione partenopea per lo scudetto è il bel gioco messo in mostra per lunghi tratti del torneo dai ragazzi di Sarri. L’ex tecnico dell’Empoli, accolto con parecchio scetticismo ma reduce da un sfavillante campionato in Toscana, ha presto smentito tutti, dopo il normale periodo di apprendistato. Il Napoli ha perso terreno sull’Inter solo due mesi fa ma la frenata dei nerazzurri e la conseguente ripresa degli azzurri, li aveva proiettati nuovamente in alto, fino al sorpasso giunto in extremis.

La stessa Inter però, a ragion veduta, può rappresentare una sorpresa, nel senso che non era pronosticata proprio come candidata principale al titolo. Non sempre le performance degli uomini di Mancini sono state entusiasmanti sul piano del gioco, ma i risultati arrivavano in serie e la difesa pareva irreprensibile. Non si spiega poi molto la doppia caduta consecutiva casalinga, contro Lazio e Sassuolo.

Ciò ha facilitato la lunga rincorsa dei detentori del titolo. La Juventus, attesa a un torneo interlocutorio, come sembrava testimoniare il complicato inizio di stagione, ha invece trovato gli ingranaggi giusti, risultando nuovamente vincente, oltre che rinnovata, spinta all’astro nascente di Dybala, uno degli uomini simbolo del campionato, assieme al “mostro” Higuain, capace di siglare ben 18 reti a metà campionato.

L'argentino Dybala, stella del torneo, sta riuscendo nell'impresa di non far rimpiangere Tevez alla Juventus

L’argentino Dybala, stella del torneo, sta riuscendo nell’impresa di non far rimpiangere Tevez alla Juventus

La Fiorentina, a lungo col fiato sul collo delle capolista, appare più debole negli interpreti (specie quando gli sono venuti a mancare i big della squadra Ilicic, Kalinic o Bernardeschi) e forse ancora troppo acerba a questi livelli. In fondo, eccezion fatta per la splendida affermazione a San Siro contro l’Inter, ha sempre fatto flop negli appuntamenti importanti, quando era chiamata al salto di qualità. Rimane comunque una delle rivelazioni del torneo, nonché una delle compagini che propongono un bel calcio, merito certamente anche dell’esordiente tecnico in serie A Paulo Sousa.

il giovane Bernardeschi, speranza viola e del calcio azzurro, una della rivelazioni della bella Fiorentina del girone d'andata

il giovane Bernardeschi, speranza viola e del calcio azzurro, una della rivelazioni della bella Fiorentina del girone d’andata

Chi ha deluso invece, senza se e senza ma, sono le due romane e il Milan.

Sulla Roma era lecito attendersi un campionato di vertice, sia per la qualità oggettiva dell’organico, sia per carenze altrui. I giallorossi però hanno inanellato una serie di prestazioni negative, sul piano della qualità del gioco come in quella dei risultati, rimanendo irrimediabilmente attardata in classifica. La Lazio ha alternato buone prestazioni, sulla falsariga dell’ottima passata stagione, ad altre disarmanti. Anche il Milan viaggia in un mare di problemi, con una società non più in grado di imporsi sul mercato, nonostante i tanti milioni (mal) spesi. Squadra spesso senza né capo, né coda, in cui anche il tecnico Mihajlovic, un po’ come accaduto a Garcia alla Roma, sembra in balia della situazione e incapace di trovare una dimensione tecnico/tattica alla rosa messagli a disposizione.

Le vere rivelazioni della serie A sono Sassuolo ed Empoli. Gli emiliani, al terzo anno di A sono ormai una certezza, in grado di infilare risultati clamorosi in serie, di non sfigurare contro le (presunti) grandi e di competere sul mercato. Possono puntare all’Europa League e nessuno griderebbe allo scandalo, considerando la bontà dell’organico di Di Francesco.

Chi ha davvero stupito è l’Empoli del neo-tecnico Giampaolo, che sembrava ormai perso per il grande calcio. Invece, redivivo più che mai, sta facendo persino meglio del suo predecessore Sarri (che innegabilmente gli ha lasciato in dote una buona eredità), avendo di fatto già salvato la squadra dalla serie B. Oltretutto lo ha fatto dopo aver perso molti pezzi pregiati in estate (Valdifiori, Hysaj, Vecino, Rugani, Sepe), sostituendoli con giocatori giovani e sicure promesse come il trio di centrocampo Zielinski-ParedesBuchel o il portiere Skorupski, potendo però contare sull’eterno Maccarone, sulle fragorose conferme di gente come Tonelli, Laurini e Pucciarelli e sulla piena affermazione dei futuri uomini mercato Mario Rui e Saponara, la stella della squadra.

Ricky Saponara, rimanendo a Empoli, ha fatto la scelta e ora si sta consacrando come un fuoriclasse giusta. Rappresenta la ciliegina sulla torta della sorpresa Empoli

Ricky Saponara, rimanendo a Empoli, ha fatto la scelta giusta e ora si sta consacrando come un fuoriclasse. Rappresenta la ciliegina sulla torta della sorpresa Empoli.

Hanno alternato a prestazioni superbe, gagliarde, positive, altre scialbe, deludenti e talvolta incomprensibili, squadre come le due genovesi e il Torino, attese a un campionato più che tranquillo, dopo aver navigato in zona Europa per tutta la stagione scorsa.

La Sampdoria, precocemente eliminata in coppa, ha saputo rialzarsi in fretta, ottenendo nella prima parte di stagione una serie di ottime prestazioni, condite da valanghe di gol, compensate però da fragilità difensive dettate da mancanza di equilibrio tattico. Zenga, mai entrato in sintonia con l’ambiente, è stato esonerato e il suo successore Montella solo sul finale ha dato segni di poter risollevare la squadra, imperniandola soprattutto sul marcatore Eder e su un Cassano forse mai così maturo. Il Torino aveva iniziato con gran piglio, per poi squagliarsi a ¾ del cammino. Il Genoa a tratti è parsa sin troppo allo sbando per essere vera, e distratta forse in alcuni suoi uomini dalle ricorrenti voci di mercato, finendo pericolosamente appena sopra la zona retrocessione.

Atalanta, Udinese, Chievo, Bologna e Palermo stanno disputando un torneo più che sufficiente, se vogliamo persino da 7, nonostante non siano proprio continue a livello di risultati. La salvezza appare comunque molto alla portata.

Rimangono le due “cenerentole” annunciate, Carpi e Frosinone, effettivamente da sempre nella zona calda della classifica, con i ciociari in grado però di alzare la testa per vedere cosa ci sta sopra e di disputare delle buonissime partite, specie tra le mura amiche. Troppi però i gol presi. Il Carpi ha un gioco forse meno propositivo ma è dura a morire e ha costretto più volte avversari più quotati tecnicamente a sudare per averne la meglio. Tuttavia, non possiamo darle per spacciate, visto che con le unghie e con i denti, sono a stretto giro di posta dal quartultimo posto.

Chi non ha proprio attenuanti è il fanalino di coda Hellas Verona, cui nemmeno il sofferto cambio in panchina, con l’avvicendamento tra lo storico allenatore Mandorlini (che aveva riportato la squadra in serie A, prendendola in terza serie) e l’esperto Delneri, ha portato la sospirata svolta. Otto punti sono davvero pochissimi, un record negativo che difficilmente potrà essere sopperito da un buon girone di ritorno.

I NOMI DEL CAMPIONATO squadra per squadra

Ovviamente non sempre top e flop corrispondono a un vero riconoscimento oggettivo o a una delusione effettiva. Laddove le squadre stanno primeggiando o giocando secondo aspettative, è difficile (e persino talvolta ingeneroso) indicarlo, così come nel caso di squadre in grave difficoltà risulta altresì arduo parlare di top o rivelazioni ma tant’è… eccovi i nomi che, nel bene o nel male, si sono contraddistinti in questa prima fase del campionato.

ATALANTA: TOP DE ROON, RIVELAZIONE GRASSI, FLOP DENIS

BOLOGNA: TOP GIACCHERINI, RIVELAZIONE DIAWARA, FLOP DESTRO

CARPI: TOP LETIZIA, RIVELAZIONE MATOS, FLOP MARRONE

CHIEVO: TOP MEGGIORINI, RIVELAZIONE INGLESE, FLOP MPOKU

FIORENTINA: TOP KALINIC, RIVELAZIONE BERNARDESCHI, FLOP MARIO SUAREZ

FROSINONE: TOP CIOFANI, RIVELAZIONE PAGANINI, FLOP ROSI

EMPOLI: TOP SAPONARA, RIVELAZIONE ZIELINSKI, FLOP ZAMBELLI

GENOA: TOP PAVOLETTI, RIVELAZIONE GAKPE, FLOP PEROTTI

INTER: TOP HANDANOVIC, RIVELAZIONE LJAJIC, FLOP KONDOGBIA

JUVENTUS: TOP DYBALA, RIVELAZIONE EVRA, FLOP CUADRADO

LAZIO: TOP BIGLIA, RIVELAZIONE HOEDT, FLOP MAURICIO

MILAN: TOP BONAVENTURA, RIVELAZIONE DONNARUMMA, FLOP BALOTELLI

NAPOLI: TOP HIGUAIN, RIVELAZIONE JORGINHO, FLOP CHIRICHES

PALERMO: TOP VAZQUEZ, RIVELAZIONE GOLDANIGA, FLOP DURDEVIC

ROMA: TOP PJANIC, RIVELAZIONE SADIQ, FLOP DZEKO

SAMPDORIA: TOP SORIANO, RIVELAZIONE IVAN, FLOP MURIEL

SASSUOLO: TOP BERARDI, RIVELAZIONE PELLEGRINI, FLOP DEFREL

TORINO: TOP BASELLI, RIVELAZIONE AVELAR, FLOP BELOTTI

UDINESE: TOP THEREAU, RIVELAZIONE LODI, FLOP DI NATALE

VERONA: TOP MORAS, RIVELAZIONE GOLLINI, FLOP PAZZINI

 

 

Calciomercato all’insegna dei giovani talenti nostrani. Era ora! Accanto a nomi di respiro internazionale, a infiammare i nostri club sono soprattutto i giovani italiani

Il calciomercato sembra già entrato nel pieno del vivo, nonostante in fondo non sia ancora iniziato il mese di luglio. Un mercato che, accanto a nomi più o meno altisonanti – o fuori dalla portata dei nostri club da un paio d’anni a questa parte – sta virando finalmente verso il Made in Italy, più volte auspicato in questo mio spazio.

Se può lasciare scettici molti appassionati questo improvviso esborso massiccio da parte delle squadre italiane, che potrebbe sottintendere una rinnovata voglia di tornare competitivi in tempi brevi, sull’onda lunga della Juventus finalista di Champions, questo è dovuto soprattutto al fatto che non si sa bene da dove provengano in effetti questi soldi.

Che le proprietà di Inter, Milan, Roma, Sampdoria, Fiorentina, Napoli… stiano spendendo o abbiano avanzate trattative in corso è sotto gli occhi di tutti ma al di là di nuovi investitori, pare che sia più un’esigenza, un segnale forte da parte di queste di voler tornare a essere protagoniste, non solo comprimarie all’inseguimento di una Juve dai connotati sempre più internazionali. Entrare a gamba tesa sul mercato suona come un avvertimento di voler ridurre quanto prima il gap tecnico, oltre a far ritrovare entusiasmo.

E’ interessante però notare come siano i talenti nostrani a farla da padrone, con lo sbocciare di una gold generation, quella dei ’91 e ’92 che,  se ha lasciato sul campo internazionale in fatto di trofei poca roba, da sempre per molti addetti ai lavori rappresenta una nidiata di grande avvenire. 

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Bertolacci  dal Genoa (via Roma, cui era rientrato al termine della stagione della consacrazione, con tanto di felice esordio azzurro) al Milan, pagato giusto una ventina di euro, è il caso finora più eclatante, simbolo della ricostruzione del glorioso club che avrà come prossima guida il sergente Mihajlovic, che ha caldeggiato il suo acquisto sin dal primo giorno in cui si era insidiato in via Aldo Rossi.

Ma solo sei mesi fa Gabbiadini sempre del ’91, un altro svezzato dal tecnico serbo quando stava alla Sampdoria, era stato acquistato dal Napoli, dove ebbe poche possibilità di duettare col coetaneo Insigne, complice il serio infortunio di quest’ultimo. Al Napoli (ma lo vuole pure la Juventus) potrebbe approdare un altro gran fantasista del ’91, quel Riccardo Saponara frettolosamente bocciato dai rossoneri, dove forse era giunto nel momento sbagliato. Lì ritroverebbe il tecnico Sarri e pure il regista Valdifiori con il quale ha alzato clamorosamente le quotazioni dell’Empoli, reduce da una splendida salvezza all’insegna di un calcio spettacolare, coraggioso e propositivo.

Zaza, stessa età, potrebbe finalmente giocarsi le sue carte in bianconero, dopo aver dimostrato nel Sassuolo, in coppia con l’altro golden boy Berardi (di tre anni più giovani e destinato ancora ai neroverdi prima di approdare anch’egli alla Juventus) di essere una certezza ormai, non più un prospetto. E’ nelle grazie di Conte per la complicata ricostruzione della Nazionale e, seppur fra alti e bassi, sta dimostrando di valere la maglia azzurra.

Presto potrebbe tornare protagonista anche l’italo brasiliano Jorginho, se dovesse passare al Torino. I mezzi tecnici di cui dispone sono enormi e in una piazza come quella granata avrebbe la possibilità di mostrare quella maestria da gran regista con cui si era affermato nell’Hellas Verona.

Nel Verona ha spopolato Jacopo Sala, tuttofare della mediana, impostato da Mandorlini come terzino destro, ruolo che a mio avviso va a spersonalizzarlo un po’ troppo, laddove l’ex Chelsea ha invece palesato grandi numeri a sostegno delle punte o in appoggio ai centrocampisti. Come ha ammesso più volte la dirigenza gialloblu è destinato a una grande squadra.

Scendendo d’età stiamo riscontrando un alto gradimento nei confronti di molti azzurrini, sebbene siano stati eliminati precocemente dall’Europeo under 21 in corso (sul come è avvenuto non mi pronuncio, consoliamoci però vedendo che a contendersi la finalissima saranno le due squadre che avevamo nel girone e che guarda caso col loro pareggio hanno sancito la nostra eliminazione).

Il centrocampista classe ’92 dai piedi buoni Baselli (da tempo immemore nei radar milanisti), invero in ombra in Rep.Ceca dove ha perso il posto da titolare in favore di Cataldi, è vicinissimo alla Fiorentina del neo tecnico Paulo Sousa, così come il terzino cresciuto nella Roma Sabelli. Fiorentina che sta cercando di strappare al Monaco, puntando sulla forza di un nuovo e stimolante progetto, il centravanti Destro, che a dispetto delle tante esperienze maturate, fa anche lui parte della classe di ferro 1991.

A proposito di terzini, il migliore visto agli Europei, è proprio il nostro Zappacosta, già molto positivo al primo anno di A con l’Atalanta, dove ha completato l’iter di crescita iniziato l’anno prima ad Avellino. Su di lui non solo il Napoli ma anche sirene di club europei.

Viviani, anch’egli prodotto del vincente vivaio giallorosso, è stato acquistato dal Palermo e finalmente potrà cimentarsi in serie A dopo il lungo apprendistato in cadetteria. Il già citato Cataldi è saldissimo nella sua Lazio, dove gioca già col piglio del veterano, nonostante sia un ’94. Rugani, suo coetaneo, è già uno dei migliori difensori della serie A assieme al più giovane Romagnoli (già prontissimo per giocare titolare nella Roma dov’era cresciuto) e a mio avviso dovrebbe rimanere in forza alla Juve che ne detiene il cartellino. Benassi, tra i più in mostra in Nazionale giovanile, era già emerso in serie A col Torino, e ora il suo cartellino a metà con l’Inter è stato acquisito in toto dai granata. Se i nerazzurri abbiano fatto o meno un errore tecnico lo stabilirà il tempo ma ho il forte sensore di sì!

Fari puntati sono anche su altri giocatori cresciuti nelle nostre “cantere” e mi pare di dire che non è mai troppo tardi se alla fine si ottengono dei risultati concreti. Non sarà questo a risolvere subito i mali del nostro sistema calcio ma può e deve essere una base su cui poggiare il proprio futuro, come hanno fatto nella vicina Germania all’incirca una decina d’anni fa. Mi pare che i frutti nel loro caso siano stati colti eccome!

Focus serie B! L’Empoli grande favorita, Trapani la sorpresa che può arrivare in alto e qualche nome su cui puntare per la serie A

l'empolese Rugani, da sempre stella delle Nazionali azzurre giovanili e ora protagonista in prima squadra a 19 anni. al centro della difesa con Tonelli: non era semplice sostituire Regini, ma lui ci sta riuscendo alla grande

l’empolese Rugani, da sempre stella delle Nazionali azzurre giovanili e ora protagonista in prima squadra a 19 anni. al centro della difesa con Tonelli: non era semplice sostituire Regini, ma lui ci sta riuscendo alla grande

 

L’Empoli non smette di stupire: personalmente è la mia favorita per la promozione diretta e non lo dico certo da ora. L’anno scorso la sua corsa è stata frenata sul più bello ma gli ingredienti sono gli stessi e difatti sembra davvero che questi tre mesi estivi non siano passati invano, si è ripartiti da dove si aveva lasciato la corsa, il progetto è in continua crescita. Alla fine le pesanti e inevitabili partenze sono state ben  digerite e l’ innesto di Verdi, talentino classe ’92 cresciuto nel Milan, al posto di Saponara, venduto a peso d’oro allo stesso Milan sulle orme dell’idolo Kakà, oltre al lancio del Primavera Rugani (classe ’94) al centro della difesa in luogo di Regini, hanno fatto sì che Sarri potesse continuare col suo collaudato metodo di gioco, senza muovere uno scacchiere che ormai gioca a memoria, sull’asse Tonelli (difensore goleador) – Valdifiori e imperniata sulla super coppia di veterani Maccarone e Tavano, la migliore della B.

l'esultanza del bomber Djuric dopo la goleada del suo Trapani contro la Reggina

l’esultanza del bomber Djuric dopo la goleada del suo Trapani contro la Reggina

In particolare Rugani non ha proprio patito nessuna emozione, nel passare dalla Primavera (l’anno scorso era in prestito alla Juventus, dopo tutta la trafila empolese) alla prima squadra: nelle giovanili era sempre spiccato per le sue straordinarie doti fisiche e atletiche e ora si sta confermando nel contesto di una difesa collaudata dove, oltre al già citato Tonelli (altro elemento forgiato in casa Empoli; ricordiamo che la squadra toscana è, a detta di chi scrive, seconda solo all’Atalanta come cura e crescita del proprio vivaio) fanno bella figura  Laurini e Hisaj (quest’ultimo, anch’egli prodotto del vivaio classe ’94, conteso fino all’ultimo minuto di calciomercato da diverse squadre, su tutte la Lazio).

Il Palermo, dopo le prime deboli partite, ha messo la marcia e sarà la squadra da battere ma l’Empoli ha veramente tutte le carte in regola per andare direttamente in serie A.

Le sorprese vengono dal  “basso”, o meglio, ora stanno meritatamente in “alto” ma nessuno o quasi lo poteva prevedere: Lanciano, più maturo rispetto alla matricola assoluta che fu l’anno scorso, Avellino e soprattutto Trapani sono lì, a un passo dalle prime e mostrando un gioco da far impallidire i cosiddetti squadroni accreditati alla vigilia.

Chiedete ad esempio alla Reggina, umiliata nel risultato, ma soprattutto sul piano del gioco della truppa di Boscaglia! Il Trapani gioca a memoria, non è mai in riserva d’ossigeno, riuscendo a mantenere e sostenere dei ritmi davvero esagerati per tutta la gara. Un mercato oculato, quello dei siciliani, ragionato e misurato secondo le necessità che una cadetteria richiede. Boscaglia comunque sta lavorando su un gruppo consolidato, tanto che due dei nuovi protagonisti, che hanno innalzato il tasso tecnico, vengono comunque dalla terza serie, e sono Djuric e Nizzetto. Per il resto i totem sono sempre il velocissimo e letale Mancosu, sbocciato tardissimo tra i professionisti e giunto in B a 29 anni, vai a capire il perché! Le sue doti paiono davvero poco comuni: freddezza sotto porta, velocità e resistenza, capacità di saltare l’uomo nell’uno contro uno, assist sempre in canna, duttilità: mi sa che lo vedremo presto in serie A arrivati a questo punto.

Djuric per il sottoscritto non è una novità, anzi, mi stupisco di quanta fatica stia facendo per emergere: ancora giovanissimo, classe ’90, in realtà sono sei anni che ha esordito in Italia e le sue doti tecniche non sono mai state messe in discussione. Solo due anni fa fece un gran campionato a Crotone, con una serie di gol da incorniciare, in rovesciata, da lontano, frutto di tecnica finissima e di personalità: dote quest’ultima che gli è mancata a Cremona, dove – sceso di categoria – doveva rappresentare il “crack” per l’ambiziosa e ricca società grigio rossa e invece è finito per immalinconirsi spesso e volentieri in panchina, raramente incisivo e decisivo alla prova del campo. A Trapani invece sta tornando il bomber prezioso visto da giovanissimo e può fare la differenza in coppia col già citato Mancosu.

Torromino, attaccante emergente del Crotone

Torromino, attaccante emergente del Crotone

Altri protagonisti che si stanno ben affacciando in questa fase iniziale del campionato di serie B sono, restando in tema di attaccanti, Torromino del Crotone, mai così prolifico sotto rete, il quale sta rubando la scena al gioiellino Pettinari, del quale invero si aspetta ancora l’esplosione in fatto di gol e l’arrembante terzino destro dell’Avellino Zappacosta, probabile nuovo perno dell’Under 21 di Di Biagio. Un terzino che seppe stupire tutti l’anno scorso in Lega Pro e che in B pare ancora più a suo agio. Fluidificante si sarebbe detto una volta di chi sapeva attaccare con efficacia, accompagnando di frequente l’azione offensiva, senza perdere in efficacia quando è chiamato a difendere. Zappacosta possiede pure una buona tecnica, un tiro forte e preciso che innesca spesso e volentieri, trovando anche il gol; sulla falsa riga dell’avellinese, a pari ruolo, sta andando benone anche il varesino Fiamozzi, vero e proprio difensore/ala della serie B.

Zappacosta dell'Avellino... con Fiamozzi del Varese è il miglior terzino destro del campionato: per lui futuro in serie A!

Zappacosta dell’Avellino… con Fiamozzi del Varese è il miglior terzino destro del campionato: per lui futuro in serie A!

Insomma, la serie B non smette di strupire e siamo sicuri che l’anno prossimo il serbatoio della massima serie si riempirà e alimenterà di talenti emersi nel contesto di un campionato sempre più coraggioso nello sperimentare e nel lanciare giovani.

Hellas Verona: la corsa alla promozione diretta in serie A si fa sempre più dura

Diventa sempre più problematica la promozione diretta del Verona in serie A. Nonostante una serie positiva che dura da ben 8 giornate, clamorosamente i gialloblu di Mandorlini hanno perso terreno nei confronti della corazzata Sassuolo – che pure aveva perso qualche colpo ultimamente – e di un redivivo Livorno, che può vantare, a differenza del Verona, un attacco a dir poco atomico.

In attesa della gara col Novara, la squadra amaranto pare possedere, al momento, una marcia in più e gli stessi play off, più a volte “a rischio” durante il torneo, con le inseguitrici in difficoltà a mantenere i ritmi delle tre davanti, sembrano ormai a portata di mano da una squadra brillante come l’Empoli di Sarri, guidato dal super trio Tavano – Saponara – Maccarone.

Un Hellas deludente, poco amalgamato fra i reparti, e che nonostante una rosa ricca di qualità, propone un gioco solo a tratti brillante, anche solo paragonandolo a quello espresso dai gialloblu soltanto 12 mesi fa, quando davvero il ritrovato entusiasmo aveva sospinto la squadra fino ai meritati play off.

Sono un po’ deluso da sostenitore storico, lo ammetto, mentre da sportivo e addetto ai lavori, mi tocca ammettere che sarà quel che sarà e che se ci sono compagini più meritevoli è giusto che vadano in serie A queste ultime.

Niente disfattismi, il torneo può ancora regalare sorprese ma è indubbio, innegabile che l’Hellas deve cambiare marcia-

Le fortune dell’Empoli nascono dal vivaio

Fare pronostici non è mai semplice, spesso e volentieri ci si imbatte in figuracce. Per questo sono orgoglioso di aver indicato a inizio stagione l’Empoli tra le squadre rivelazioni della stagione, in grado di poter disputare i playoff. Nonostante la partenza shock della squadra toscana, le potenzialità c’erano davvero tutte, specie grazie ai giovani presenti nella rosa, moltissimi dei quali provenienti direttamente da un vivaio locale che ormai da decenni è tra i migliori d’Italia.

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Due finali Primavera ravvicinate, entrambe perse, e fior di giocatori emersi sin dagli anni 80 testimoniano di uno stato di grazia della società di Corsi, e del settore giovanile in particolare che da qualche tempo si avvale della competenza e della professionalità dell’ex giocatore simbolo Massimiliano Cappellini.

Se in passato ho già ricordato la generazione dei Caccia, dei Montella, Melis, Birindelli, Galante, Ficini, oggi provo a focalizzare l’attenzione su altri cicli interessanti. Tra gli 84 e 85 molte erano le promesse, alcune assolutamente mantenute come Francesco Lodi, ormai da tutti riconosciuto come il secondo miglior regista della serie A, dietro solo all’immenso Pirlo. Un altro che ce l’ha fatta a emergere, nonostante sia più in infermeria che in campo è il difensore centrale Coda, per il quale si attendeva una grande carriera.

Poca fortuna invece ebbe il centravanti di quel biennio, Luca Mariotti, cecchino infallibile nelle giovanili e piuttosto prolifico anche da professionista, dove ha sempre giocato in periferia, tra terza e quarta serie, fino a scegliere la serie D, dove da anni ormai fa la differenza.

Tra gli 86 meritano una citazione almeno il portiere Pelagotti, ormai nel giro dei titolari, dopo qualche stagione in prestito e il jolly Baldanzeddu, esploso come difensore alla Juve Stabia, dopo i primi approcci da mediano.

La generazione 87/88 è arrivata in finale nel torneo Primavera, sfoderando talenti assoluti che però non stanno giocando ad alti livelli. In particolare destavano impressione i tre davanti: Pellecchia, mancino velocissimo che stazionava a destra del tridente, Cesaretti che ad alcuni ricordava l’ex doriano Enrico Chiesa, nei movimenti e nella capacità di concludere e soprattutto l’ex azzurrino Arcidiacono, fantasista tascabile, dotato di una tecnica cristallina e di un cambio passo importante. Cesaretti con dignità prosegue una carriera in Lega Pro, dopo aver toccato la serie B ma risultando poco prolifico, mentre Arcidiacono dopo alcune interessanti stagioni di apprendistato, è stato protagonista di un episodio extra calcistico che lo ha portato alla squalifica. In pratica ha fatto vedere una maglietta dopo il gol in cui mostrava solidarietà alla famiglia del ragazzo che aveva ucciso l’ispettore Raciti. Lui ha detto che si è trattato di un semplice gesto di solidarietà nei confronti di un ragazzo che conosceva bene ma alla fine ciò che ne emerse fu un putiferio, con il suo club, il Cosenza che si è dovuto adeguare ai provvedimenti disciplinari che hanno colpito Arcidiacono. Io mi auguro che al termine della squalifica possa tornare a giocare come sapeva lui e riguadagnare posizioni.

 

Detto pure di Caturano, agile punta del 90 e protagonista di tante nazionali giovanili azzurre, e dei difensori Angella, Mori e Tonelli (ormai pedina insostituibile in difesa per il tecnico Sarri) veniamo al ciclo dei 91 e 92, anch’essi giunti a un passo dallo scudetto primavera, perso in finale contro il Genoa di El Shaarawy, Ragusa e Perin.

Riccardo Saponara

Riccardo Saponara

In pratica rappresentano l’ossatura della squadra di Sarri, visto che per molti di loro le possibilità di esprimersi tra i titolari sono elevate. A cominciare dal fiore all’occhiello del gruppo, quel Riccardo Saponara che si sta rendendo grande protagonista della serie B e futuro rossonero. Trequartista sopraffino, assist man e ben strutturato fisicamente, può diventare un big del nostro calcio. Promette molto bene anche l’italo venezuelano Signorelli, centrocampista dai piedi buoni, più volte schierato da Sarri nell’11 base. Per lui grande senso tattico e capacità di inserimento. Io sono pronto a scommettere anche su due terzini, attualmente in Lega Pro, Mazzanti e Tognarelli. Abili difensori, forti a sostenere l’azione offensiva, meritano di salire di gradino, così come il regista tascabile Guitto, attualmente al Sorrento. In lui visione di gioco e tecnica sono connaturate, deve solo migliorare sul piano fisico per potersela giocare alla pari con gli armadi della B.

Chiudo questa piccola rassegna col più giovane di tutta la covata, essendo un 94! Sto parlando dell’albanese Hysaj, che dopo poche apparizioni è riuscito a convincere l’esigente allenatore a concedergli sempre più fiducia nel ruolo di terzino sinistro, tanto che ormai da molti mesi è padrone assoluto di quella fascia e sta attirando, gara dopo gara, sempre più osservatori dei grandi club.

Big alla caccia di talenti: è la volta di Baselli e Busellato, cuore e polmoni del Cittadella

Sembra davvero che questa stagione 2012/13 sia quella dell’ “anno zero” del calcio italiano, col lancio definitivo di tanti giovani. Un po’ per necessità, certo, ma soprattutto perchè finalmente si vuole provare ad allinearsi ai traguardi di altre nazioni che si autoalimentano con i loro floridi vivai, anche da noi sembra che gli addetti ai lavori, gli allenatori o i dirigenti abbiano compreso quanto sia più soddisfacente lanciare nei loro organici i ragazzi più talentuosi. Stop all’esotico, così come ai “fenomeni da cassetta”, ci si sta affidando ora a recuperare quella che in fondo era stata una nostra peculiarità, almeno fino all’avvento degli sponsor e del boom del campionato nostrano, negli ’80/’90, quando i campioni veri di tutte le nazioni venivano da noi, altro che Premier o Liga.

Innegabile che la scia lunga dei vari El Shaarawy (per molti il miglior giocatore di tutto il torneo), Insigne, Saponara o Destro abbia lasciato solchi profondi nell’immaginario, prima di tutto dei tifosi, ma da qualche settimana è vera caccia ai migliori talenti, con le big che duellano per accaparrarsi i migliori, quelli già pronti. D’altronde, forse all’Inter – per fare un esempio – si saranno accorti che, senza acquistare l’impalpabile Ricky Alvarez, potevano curare meglio il prodigio di casa, quel Siligardi che sta facendo faville a Livorno.  Per un Juan Jesus che trovi (lui sì potenziale campione) puoi anche andare incontro a forti delusioni, affidandoti a giocatori tutti da testare alla prova del campo. Forse Faraoni era peggio di Jonathan? Per fortuna dagli errori si impara e almeno la generazione dei vari Benassi (positivo esordio da titolare nella mediana), Sala (figlio d’arte, un ottimo regista emigrato ora al centro della difesa), Bandini o Longo sembra potersi quanto meno giocare le proprie chance in prima squadra.

In serie B in particolare stanno emergendo e stanno ormai sui taccuini di molti osservatori, alcuni tra i migliori giocatori di prospettiva. E’ notizia recente comunque che ci sia quasi un’asta in corso tra le due milanesi per assicurarsi le prestazioni del giovane regista (classe ’92) del Cittadella Daniele Baselli.

Daniele Baselli, gran regista del Cittadella: su di lui hanno puntato gli occhi Milan e Inter

Daniele Baselli, gran regista del Cittadella: su di lui hanno puntato gli occhi Milan e Inter

A metà con l’Atalanta, il centrocampista centrale che già l’anno scorso aveva ben debuttato in B, è ormai un punto fermo della squadra di Foscarini che ne apprezza la qualità e la personalità. Più che Pirlo, mi ricorda un po’ lo sfortunato Gionata Mingozzi, astro nascente del Perugia stroncato precocemente in un terribile incidente stradale. Baselli  gioca come un veterano, a testa alta, non lesinando corsa e abnegazione. Un play moderno, insomma, che sta trovando il giusto spazio anche in Under 21 che pullula di bravi centrocampisti centrali, su tutti l’ex pescarese Verratti.

Compagno di reparto nel Cittadella e di un anno più giovane è Massimiliano Busellato, enfant du pays. Assolutamente complementare a Baselli, è addirittura più “esperto” se vogliamo, visto che già dalla seconda parte della stagione precedente, ha conquistato una maglia da titolare a suon di prestazioni convincenti. Veloce, grintoso e sempre in movimento, è il classico mediano che aiuta i compagni in ogni zona del campo, cavandosela discretamente anche con i piedi. Non propriamente un Gattuso, insomma, piuttosto – fatte le debite proporzioni – un De Rossi più mobile.

Massimiliano Busellato, a nemmeno 20 anni, sta disputando il suo secondo campionato da titolare

Massimiliano Busellato, a nemmeno 20 anni, sta disputando il suo secondo campionato da titolare

Anche grazie a loro il “piccolo” Cittadella sta riuscendo nell’impresa di trascorrere un’altra stagione – l’ennesima cadetta – all’insegna della piena tranquillità… anzi, con un pizzico di fortuna, chissà che il sogno play off, finora solo accarezzato, non possa divenire una splendida realtà.