Calcio giovanile: è boom di centrocampisti. Con il regista del Cesena Stefano Sensi pronto per grandi palcoscenici

Tante volte, non solo su questo blog, ho affrontato temi legati al calcio giovanile, in particolare soffermandomi sull’evoluzione del fenomeno italiano, spesso purtroppo in controtendenza rispetto a parametri internazionali. Della serie, da noi i giovani faticano maggiormente a imporsi, dovendo sottoporsi a massicce dosi di gavetta, non solo faticando così a risalire gerarchie consolidate nei propri club, ma anche partendo da categorie inferiori, col rischio di perdersi, di non crescere, dovendosi cimentare con tornei piuttosto rudi e onerosi dal punto di vista fisico. Ci sono però fragorose eccezioni che confermano come i gioielli presenti ad esempio in Lega Pro o in serie D, siano in realtà ben riconoscibili ad un occhio attento. Gente che, decollando verso piani alti, si ritrova magnificamente a proprio agio al cospetto di campionati più prestigiosi.

La stessa Under, meno reclamizzata rispetto ai cicli degli anni ’90 e 2000, in realtà sta inanellando delle buonissime prestazioni. Solo un paio d’anni fa in fondo, la squadra guidata da Devis Mangia perse soltanto la finalissima degli Europei, travolta da una Spagna superiore nei singoli (nelle piccole Furie Rosse militavano ad esempio Morata, che fu capocannoniere dell’edizione, pur alternandosi davanti con Rodrigo, Isco, Tello, Koke, Illaramendi, Moreno…). Noi però, col senno di poi, abbiamo comunque lanciato nell’occasione giocatori che stanno finalmente mostrando il loro valore a buoni livelli. In quella rosa, di calciatori nati tra il ’90 e il ’92, figuravano Insigne, Gabbiadini, Saponara, Paloschi, Destro, Caldirola, Donati, persino un certo Verratti!). Quest’estate con Di Biagio in panca, siamo andati peggio, ma hanno fatto la loro parte gli attaccanti Belotti e Berardi, entrambi da quest’anno titolari in A, col sassolese ormai certezza da tre campionati. E il nuovo ciclo, partito col vento in poppa, può contare su talenti autentici come lo stesso Berardi, Bernardeschi, idolo della Viola, il granata Benassi, il laziale Cataldi, il naturalizzato terzino del Bologna Masina e una super coppia di difensori centrali, promettenti come non ne avevamo da tempo: Rugani e Romagnoli.

Inoltre, non limitandosi al giro delle Nazionali giovanili, è piacevole constatare come la serie A stia dando indicazioni notevoli in merito a un deciso cambio di rotta sull’utilizzo dei giovani.

Stanno ad esempio emergendo molti centrocampisti. Magari non avranno le caratteristiche o le qualità del Maestro Pirlo, ma in tanti stanno mostrando doti da leader per i compagni. A periodi nascono molti elementi di uno specifico ruolo, quasi fossimo davanti a boom improvvisi. E’ stato così per le punte, per i difensori, per i portieri (anche qui: Buffon è un totem quasi inarrivabile, ma molti suoi colleghi giovani sono di valore, come Perin, Leali, Sportiello…).

Ora, dicevo, sembra che si stia riscoprendo l’esigenza di avere un playmaker, un costruttore di gioco in mezzo al campo. Doveroso citare gli esempi anche di stranieri assolutamente meritevoli come Paredes dell’Empoli – che in patria associavano al primo Riquelme – e Brugman del Palermo, è indubbio però che l’armata tricolore sia ben agguerrita.

Pur con caratteristiche diverse, sono titolari inamovibili Baselli al Torino, Viviani al Verona, Grassi (un ’96) all’Atalanta, ma tante presenze le stanno raccogliendo anche Maiello nell’Empoli, Sturaro nella Juventus, Ivan nella Sampdoria, i già citati Cataldi e Benassi, mentre scendendo di categoria, tutti stanno strabuzzando gli occhi davanti alle prestazioni di Mandragora del Pescara (dal fertile vivaio del Genoa, titolare fisso in Under 21, pur essendo un’97 e quindi di tre anni sotto età), Mazzitelli, ’95 del Brescia e soprattutto Sensi (’95) del Cesena, regista dai piedi fatati e dall’intelligenza calcistica notevole.

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Uno “scricciolo” che può ricordare il suo idolo dichiarato Verratti, e a cui viene naturale pronosticargli un futuro simile.  Il perchè è presto detto… anzi, no, alle parole sono sempre preferibili i fatti, e quelli dicono che il ventenne nato a Urbino, autentica scoperta di questo primo scorcio di serie B, col pallone fa quello che vuole, anteponendo però sempre le esigenze della squadra. Play basso, nel senso di posizione – oltre che di altezza, ma quella conto poco quando si dispone di certi mezzi tecnici – gioca sempre a testa alta, azzarda raramente la giocata che pure avrebbe nel dna, e smista sapientemente il pallone con grande padronanza. I recenti trascorsi da trequartista poi gli certificano una tecnica e una predisposizione all’invenzione, che lui mette a disposizione degli attaccanti. Grandi meriti della sua esplosione si devono all’allenatore Drago, uno che con i giovani ha la vista lunga (e lo dimostra il fatto che negli anni a Crotone non ha certo avuto remore ad affidare la squadra di volta in volta a gente come Crisetig, Dezi, Cataldi, Bernardeschi), e che dopo pochissimi giorni di ritiro estivo, decise di interrompere bruscamente la trattativa che avrebbe destinato Sensi probabilmente a un’altra Lega Pro. Da quel giorno cominciò a impostarlo come regista, dandogli le chiavi della squadra sin dalla prima giornata di campionato, ed essendone finora ampiamente ripagato. Guardandolo giocare, viene quasi naturale paragonarlo a uno dei mostri sacri che ha fatto la storia recente del Barcellona: Xavi. Eppure Sensi solo qualche mese fa militava, nel suo periodo di apprendistato alla professione, nel San Marino, dove faceva coppia con un altro centrocampista dal talento cristallino: Diawara, addirittura un ’97, ormai perno insostituibile della mediana del Bologna, assieme all’altro campioncino, il più “esperto” Donsah, classe ’96.

Tanta carne al fuoco davvero, tanti talenti assolutamente da far crescere e non disperdere. Il futuro del calcio italiano passa soprattutto dai loro piedi.

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Hellas Verona Primavera a un passo da uno storico traguardo nel Torneo di Viareggio, battuti solo in finale dall’Inter di Bonazzoli

La primavera dell’Hellas Verona, magistralmente allenata da Pavanel, si è arresa solo in finale dinnanzi alla favoritissima Inter, ma ha dimostrato tutto il suo valore, mettendo strenuamente alle corde la squadra nerazzurra.

I giovani gialloblu sono stati infatti sconfitti solo 2 a 1 al termine di una gara combattuta, partita in salita con il gol subito dopo pochi minuti, ma poi riacciuffata e tenuta a galla dagli interventi salvifici del super portiere Gollini, fino al nuovo sorpasso interista dopo una sorta di assedio.

Un risultato che sarebbe stato straordinario per il Verona, oltre che storico in ambito giovanile (mai una vittoria al prestigioso Torneo di Viareggio, sorta di “Mondiale giovanile”, mentre bisogna andare a ritroso di diversi decenni per trovare le uniche affermazioni in campionato primavera per le squadre di serie B).

Più semplicemente, negli ultimi dieci anni, i peggiori della storia dell’Hellas, anche il vivaio non se l’è passata certo bene, ottenendo risultati mediocri, mai veramente considerato come vero serbatoio per la squadra maggiore, nemmeno quando si stava sprofondando in Lega Pro.

Da qualche anno però, complice il riassetto societario, qualcosa è cambiato, come testimonia la bellissima affermazione di un paio d’anni fa all’altrettanto prestigioso torneo giovanile che da sempre si svolge ad Arco. Gran parte di quegli Allievi, annata 1996, sono gli stessi che costituiscono l’ossatura dell’attuale squadra Primavera che da due anni sta spesso incantando.

Già l’anno scorso, proprio al Viareggio, Fares e compagni avevano fatto ottime figure, fermandosi agli Ottavi, pagando lo sforzo poi in campionato, fino a perdere il treno per i playoff scudetto che sembravano francamente alla portata.

Destino beffardo ha voluto che fosse il Chievo a vincere lo Scudetto di categoria nel 2014, per la prima volta nella sua storia, segno di una gerarchia a questo livello che pareva essere ben delineata. Ma questo ciclo invece sta in qualche modo pareggiando i conti, se è vero che, se da una parte i campioni in carica della Diga, con una rosa molto rinnovata, stanno faticando a confermarsi, dall’altra non si può dire la stessa cosa dell’Hellas, come appunto testimoniato dal secondo posto a Viareggio.

Della squadra dell’anno scorso in realtà mancano alcuni elementi chiave, specie a centrocampo e in attacco. Zaccagni ora è buon protagonista in Lega Pro, titolare fisso a Venezia, dove invece nella prima parte di stagione ha molto faticato a imporsi il talento cristallino del fantasista Alba. Anche il funambolico Gatto sta giocando col contagocce a Modena, mentre è bello constatare la piena affermazione su vasta scala del mediano tutto polmoni Donsah, finito già l’anno scorso nel mirino di grossi club che giunsero proprio a Viareggio a vederlo, e che ora spopola nel Cagliari di Zola in serie A.

Sono stati confermati però in blocco l’attaccante Fares, che già ha ben esordito in massima serie quest’anno con la maglia della prima squadra, la coppia difensiva centrale formata da Rossi e Boni, il terzino Tentardini e a loro sono stati aggiunti alcuni elementi di grande spicco, potremmo dire di sicuro avvenire. Due su tutti, l’attaccante ex Siena Cappelluzzo e il portiere ex Manchester Utd Gollini, invero sceso fra i giovani, pur essendo coetaneo, solo per questa manifestazione, visto che stabilmente è aggregato agli ordini di Mandorlini, che già lo ha fatto esordire con buonissimi risultati nella massima serie.

Chissà se almeno alcuni di loro fra non molti anni potranno essere protagonisti in serie A, purtroppo da troppo tempo mancano sempre più gli spazi e le opportunità per i giovani del vivaio. Il discorso ovviamente non riguarda solo il Verona, ci mancherebbe, è molto più ampio e sembra proprio che dirigenti e allenatori non ci vogliano sentire. Eppure sono convinto che uno dei capisaldi da cui far ripartire lo stantio e noioso calcio tricolore, sia proprio un ritorno più influente dei vivai nelle rose delle prime squadre.