Calciomercato all’insegna dei giovani talenti nostrani. Era ora! Accanto a nomi di respiro internazionale, a infiammare i nostri club sono soprattutto i giovani italiani

Il calciomercato sembra già entrato nel pieno del vivo, nonostante in fondo non sia ancora iniziato il mese di luglio. Un mercato che, accanto a nomi più o meno altisonanti – o fuori dalla portata dei nostri club da un paio d’anni a questa parte – sta virando finalmente verso il Made in Italy, più volte auspicato in questo mio spazio.

Se può lasciare scettici molti appassionati questo improvviso esborso massiccio da parte delle squadre italiane, che potrebbe sottintendere una rinnovata voglia di tornare competitivi in tempi brevi, sull’onda lunga della Juventus finalista di Champions, questo è dovuto soprattutto al fatto che non si sa bene da dove provengano in effetti questi soldi.

Che le proprietà di Inter, Milan, Roma, Sampdoria, Fiorentina, Napoli… stiano spendendo o abbiano avanzate trattative in corso è sotto gli occhi di tutti ma al di là di nuovi investitori, pare che sia più un’esigenza, un segnale forte da parte di queste di voler tornare a essere protagoniste, non solo comprimarie all’inseguimento di una Juve dai connotati sempre più internazionali. Entrare a gamba tesa sul mercato suona come un avvertimento di voler ridurre quanto prima il gap tecnico, oltre a far ritrovare entusiasmo.

E’ interessante però notare come siano i talenti nostrani a farla da padrone, con lo sbocciare di una gold generation, quella dei ’91 e ’92 che,  se ha lasciato sul campo internazionale in fatto di trofei poca roba, da sempre per molti addetti ai lavori rappresenta una nidiata di grande avvenire. 

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Bertolacci  dal Genoa (via Roma, cui era rientrato al termine della stagione della consacrazione, con tanto di felice esordio azzurro) al Milan, pagato giusto una ventina di euro, è il caso finora più eclatante, simbolo della ricostruzione del glorioso club che avrà come prossima guida il sergente Mihajlovic, che ha caldeggiato il suo acquisto sin dal primo giorno in cui si era insidiato in via Aldo Rossi.

Ma solo sei mesi fa Gabbiadini sempre del ’91, un altro svezzato dal tecnico serbo quando stava alla Sampdoria, era stato acquistato dal Napoli, dove ebbe poche possibilità di duettare col coetaneo Insigne, complice il serio infortunio di quest’ultimo. Al Napoli (ma lo vuole pure la Juventus) potrebbe approdare un altro gran fantasista del ’91, quel Riccardo Saponara frettolosamente bocciato dai rossoneri, dove forse era giunto nel momento sbagliato. Lì ritroverebbe il tecnico Sarri e pure il regista Valdifiori con il quale ha alzato clamorosamente le quotazioni dell’Empoli, reduce da una splendida salvezza all’insegna di un calcio spettacolare, coraggioso e propositivo.

Zaza, stessa età, potrebbe finalmente giocarsi le sue carte in bianconero, dopo aver dimostrato nel Sassuolo, in coppia con l’altro golden boy Berardi (di tre anni più giovani e destinato ancora ai neroverdi prima di approdare anch’egli alla Juventus) di essere una certezza ormai, non più un prospetto. E’ nelle grazie di Conte per la complicata ricostruzione della Nazionale e, seppur fra alti e bassi, sta dimostrando di valere la maglia azzurra.

Presto potrebbe tornare protagonista anche l’italo brasiliano Jorginho, se dovesse passare al Torino. I mezzi tecnici di cui dispone sono enormi e in una piazza come quella granata avrebbe la possibilità di mostrare quella maestria da gran regista con cui si era affermato nell’Hellas Verona.

Nel Verona ha spopolato Jacopo Sala, tuttofare della mediana, impostato da Mandorlini come terzino destro, ruolo che a mio avviso va a spersonalizzarlo un po’ troppo, laddove l’ex Chelsea ha invece palesato grandi numeri a sostegno delle punte o in appoggio ai centrocampisti. Come ha ammesso più volte la dirigenza gialloblu è destinato a una grande squadra.

Scendendo d’età stiamo riscontrando un alto gradimento nei confronti di molti azzurrini, sebbene siano stati eliminati precocemente dall’Europeo under 21 in corso (sul come è avvenuto non mi pronuncio, consoliamoci però vedendo che a contendersi la finalissima saranno le due squadre che avevamo nel girone e che guarda caso col loro pareggio hanno sancito la nostra eliminazione).

Il centrocampista classe ’92 dai piedi buoni Baselli (da tempo immemore nei radar milanisti), invero in ombra in Rep.Ceca dove ha perso il posto da titolare in favore di Cataldi, è vicinissimo alla Fiorentina del neo tecnico Paulo Sousa, così come il terzino cresciuto nella Roma Sabelli. Fiorentina che sta cercando di strappare al Monaco, puntando sulla forza di un nuovo e stimolante progetto, il centravanti Destro, che a dispetto delle tante esperienze maturate, fa anche lui parte della classe di ferro 1991.

A proposito di terzini, il migliore visto agli Europei, è proprio il nostro Zappacosta, già molto positivo al primo anno di A con l’Atalanta, dove ha completato l’iter di crescita iniziato l’anno prima ad Avellino. Su di lui non solo il Napoli ma anche sirene di club europei.

Viviani, anch’egli prodotto del vincente vivaio giallorosso, è stato acquistato dal Palermo e finalmente potrà cimentarsi in serie A dopo il lungo apprendistato in cadetteria. Il già citato Cataldi è saldissimo nella sua Lazio, dove gioca già col piglio del veterano, nonostante sia un ’94. Rugani, suo coetaneo, è già uno dei migliori difensori della serie A assieme al più giovane Romagnoli (già prontissimo per giocare titolare nella Roma dov’era cresciuto) e a mio avviso dovrebbe rimanere in forza alla Juve che ne detiene il cartellino. Benassi, tra i più in mostra in Nazionale giovanile, era già emerso in serie A col Torino, e ora il suo cartellino a metà con l’Inter è stato acquisito in toto dai granata. Se i nerazzurri abbiano fatto o meno un errore tecnico lo stabilirà il tempo ma ho il forte sensore di sì!

Fari puntati sono anche su altri giocatori cresciuti nelle nostre “cantere” e mi pare di dire che non è mai troppo tardi se alla fine si ottengono dei risultati concreti. Non sarà questo a risolvere subito i mali del nostro sistema calcio ma può e deve essere una base su cui poggiare il proprio futuro, come hanno fatto nella vicina Germania all’incirca una decina d’anni fa. Mi pare che i frutti nel loro caso siano stati colti eccome!

Focus serie B. Il Palermo espugna Latina, manca solo la matematica per la serie A. Il resto è all’insegna dell’equilibrio mentre in coda c’è il primo verdetto con la retrocessione della Juve Stabia

Al Palermo, dopo la perentoria affermazione in quel di Latina (che nonostante la sconfitta, rimane serissima accreditata almeno per i playoff), manca in pratica solo la matematica ma ormai i conti paiono fatti. Sarà meritata serie A, non solo perchè così “doveva essere”, considerato il pedigree e la rosa della squadra rosanero, ma perchè sancita in modo inequivocabile dal campo, dopo la traballante parentesi iniziale di Gattuso, ottimamente compensata dalla gestione Iachini, sempre più specialista in promozioni dalla cadetteria. Ora la palla spetta all’enigmatico e umorale Zamparini, che già si è fatto avanti sostenendo come Iachini sia il miglior tecnico con cui abbia mai lavorato. Può darsi che sia vero, ma da qui sono passati anche tra gli altri Zaccheroni, Delneri e Guidolin, e non si trattava certo di tecnici scarsi.

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Dietro il Palermo è vero equilibrio, se non proprio bagarre. Riemerge l’Empoli e alla fine, pur con sudore, credo sarà proprio la compagine toscana di Sarri la più seria candidata alla promozione diretta: lo dice la storia, anche recente, ma soprattutto i numeri, il gioco, la continuità, anche se ormai è palese che i toscani dovranno fare i conti con alcune squadre davvero mai dome, ostiche, impertinenti e sbarazzine, che non temono confronti. Del Latina abbiamo già accennato: era in splendida forma, avesse fermato anche la capolista staremmo qui a parlare quasi di miracolo calcistico avvenuto, considerando che si tratta di una matricola assoluta della serie B (certo, ma che in attacco può vantare uomini del calibro di Jonatas e Paolucci, per dire!). Cade rovinosamente il Cesena in casa, sotto i colpi di un sempre più indecifrabile Brescia. La squadra lombarda avrebbe tutto per salire in A: storia, tradizione, un gran vivaio, giocatori top per la categoria come Caracciolo, capitan Zambelli o Corvia, uomini che se in condizioni un minimo accettabili possono fare la differenza (vedi Sodinha, ieri autore di una prova monstre). Tengono botta in alto il super Crotone dei tanti giovani (Bernardeschi, Crisetig, Dezi, Cataldi, Gomys, ieri assente), nonostante la sconfitta di Avellino (gli irpini irrompono nuovamente in zona playoff)  e il Trapani, tornato vincitore nella gara che ha sancito il primo verdetto ufficiale della stagione: la retrocessione in Lega Pro della Juve Stabia, giunta al termine di una sciagurata stagione, nata malissimo e mai migliorata durante il percorso.

Ormai pienamente guarito il Lanciano, ieri vittorioso a Varese  grazie al solito Mammarella, cecchino infallibile su punizione (sempre più valida nel suo caso l’iperbole di “Roberto Carlos d’Abruzzo”!). Varese che a questo punto, pare impossibile considerando i propositi di inizio stagione e la squadra allestita in estate, deve guardarsi bene alle spalle, visto che sono solo 3  i punti che lo dividono dal Novara e 4 dal Cittadella, che ieri si è imposto al Granillo in una gara da “dentro o fuori”. Reggina e Padova hanno ancora la possibilità di acciuffare i playout ma realisticamente pare a questo punto della stagione assai improbabile, e spiace vedere due squadre rappresentative di realtà importanti cadere così in basso. Occasioni perse sono sembrate quelle di due big della categoria: Siena e Pescara. Entrambe sono rimaste al palo nelle rispettive gare casalinghe, con pareggi a reti bianche contro Carpi e Novara, squadre sinceramente alla portata. Ma se per il Siena possono valere delle attenuanti (problemi societari non da poco e un clima di disfattismo evidente), per la squadra di Cosmi difficile trovare delle giustificazioni. E’ in pratica tutta la stagione, già dalla stagione Marino, che il potenziale notevole della squadra sembra non essersi mai espresso, peccato!

Insomma, da qui alla fine, sarà sempre più arduo lanciarsi in pronostici, considerando i tanti scontri diretti e le poste ancora in palio: prepariamoci a pregustare un grande finale di stagione.

 

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Esordio in serie A a 17 anni: il curioso caso del talento laziale Minala

E così ieri nella partita tra Lazio e Sampdoria si è consumato l’atteso – e previsto, visto che di lui giustamente si dicono meraviglie – esordio in serie A del nigeriano biancoceleste Joseph Minala, classe 1996! Fin qui nulla da segnalare, se non che in Italia fa sempre specie quando un giovanissimo sale sulla ribalta così presto e non per caso, perchè, seppur “aiutato dall’ingenua espulsione del compagno di reparto in mediana Biglia, dopo qualche panchina era quasi scontato che prima o poi sarebbe successo.

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Il fatto però è che il nigeriano era salito già alle cronache in quel di Viareggio, in occasione dell’importante manifestazione giovanile internazionale. In una Lazio che, occorre dirlo, da anni continua a sfornare risultati e soprattutto giocatori pronti già a buone ribalte (nello specifico una finale persa in campionato due anni fa, subito vendicata l’anno successivo con una splendida vittoria ai danni dell’Atalanta e tanti atleti pronti per buoni palcoscenici, da Onazi a Keita, protagonisti ormai in prima squadra all’ex capitano Cataldi, fiore all’occhiello della rivelazione Crotone in serie B, serissimo candidato alla storica promozione in serie A).

Insomma, Minala nel solco dei suoi predecessori ma già a Viareggio cominciarono ad affiorare seri dubbi sulla sua reale età anagrafica, inutile girarci attorno. Che dietro ci sia della dietrologia, specie dopo alcuni conclamati casi passati (i più famosi quelli di un “pentito” Eriberto, poi scopertosi Luciano e dell’ex interista Taribo West), è assodato ma allo stesso tempo è innegabile che Minala dimostri molti più anni di quanto sembrerebbe testimoniare la sua carta d’identità! Non solo per come si mostra esteticamente e fisicamente, ma anche per come si muove in campo, da veterano (e non lo dico con una punta di malizia, sia chiaro). Ieri Reja non ha potuto sottrarsi dalle annotazioni e dalle “ironie” di alcuni giornalisti ma ha glissato signorilmente dicendo che i documenti ufficiali riportano che sia un ’96 e come tale deve essere valutato e osservato, oltre che “percepito”. In ogni caso, attenendoci alla prova del campo, pare quasi – per chi lo segue da una stagione intera – banale dire come Joseph non abbia risentito in nessun modo dell’emozione dell’esordio, giocando una ventina di minuti da.. regista “consumato”!

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Crisi Lazio: e se per uscirne si provasse a far giocare i giovani migliori? Cataldi, Tommaso Ceccarelli e Rozzi sono forse peggio di Perea e Vinicious?

Si fa un gran parlare delle esternazioni di  Barbara Berlusconi in merito alla presunta spesa mal gestita da parte della dirigenza negli ultimi anni in casa Milan. Soldi spesi, ma in malo modo, traducendo in modo schietto. Ogni allusione a Galliani è stata ben raccolta e spedita al mittente.

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Anche in casa Lazio le polemiche si sprecano, e la panchina di Petkovic, tecnico rivelazione della passata stagione, ora appare traballante. Ma davvero si possono così banalizzare le crisi di due grandi di casa nostra? A mio avviso le radici dei problemi sono riconducibili a fattori più lontani, da un ridimensionamento in atto da diversi anni, finora compensato dalla bravura dei tecnici, da un pizzico di fortuna (che, per carità, solitamente va in soccorso degli audaci) e dalla forza di un gruppo di giocatori in grado di trascinare e tirare la carretta. Rose ridotte all’osso per qualità, soprattutto se riferite al blasone e alla storia di queste due squadre.

Della Lazio poi, da due anni, vado a scrivere che la coperta è sin troppo corta, e ieri l’allenatore biancoceleste mi ha fatto quasi tenerezza quando gli hanno chiesto come mai continui a cambiare formazione …  lui ha candidamente risposto che non gli è stato possibile materialmente mantenere l’ossatura della sua squadra. Che poi il problema della Lazio, a mio avviso, è proprio questo: da due/tre anni giocano sempre gli stessi, le alternative latitano e i rincalzi non paiono all’altezza dei titolari. Se poi big riconosciuti come Klose e Hernanes giocano col broncio o risultano poco efficaci, ecco che la giostra per forza di cose comincia a girare a fatica.

Anche nell’ultimo mercato, Lotito e Tare, che hanno il merito di aver riportato la squadra a buoni livelli, dopo le sbornie dell’era Cragnotti, non sono riusciti a trovare giocatori in grado di non far sopperire alle assenze dei titolari. Prendiamo ad esempio il reparto avanzato, dove alla fine dei conti il più affidabile vice- Klose appare il “vecchio” riciclato Floccari, più che l’acerbo Perea, con un talentuoso Felipe Anderson ancora alle prese con i postumi di un grave infortunio e in ogni caso di difficile collocazione tattica nello scacchiere del mister. Altre “scommesse” come quelle legate a Vinicious appaiono parecchio azzardate nel contesto di una serie A più competitiva rispetto a 12 mesi fa.

Con una formazione Primavera capace di ottenere risultati straordinari negli ultimi due anni (una finale persa contro l’Inter due anni fa e una trionfale vittoria ottenuta quest’anno), era necessario acquistare a peso d’oro stranieri magari promettenti ma tutti da vedere nel contesto della serie A?

Per carità, non dico che si possa vincere solo con i giovani di casa, o costruire le vittorie sulle spalle ancora troppo strette di acerbi talenti, ma almeno si potrebbero rimpolpare le rose con gli elementi migliori, altrimenti che senso ha dominare a livello giovanile senza raccogliere i frutti alla prova del campo?

Nella Lazio ad esempio gente come Cataldi, mezz’ala trascinatore l’anno scorso in Primavera – e che ora è titolare a centrocampo nel sorprendente Crotone di Drago – non poteva fare comodo? Leggendo un commento della stellina Tommaso Ceccarelli, uno che nelle giovanili faceva davvero la differenza e che ora sta ben figurando in Lega Pro alla FeralpiSalò, mi sono ritrovato d’accordissimo con la sua affermazione riguardo proprio il giovane colombiano Perea?

il fantasista Tommaso Ceccarelli, fenomeno nelle giovanili laziali, ora sta deliziando i palati fini della Lega Pro, alla Feralpisalò... ma meritava una chance tra i "grandi"!

il fantasista Tommaso Ceccarelli, fenomeno nelle giovanili laziali, ora sta deliziando i palati fini della Lega Pro, alla Feralpisalò… ma meritava una chance tra i “grandi”!

Senza mettere in dubbio la forza dell’attaccante neo laziale, Ceccarelli si chiedeva se davvero questo fosse più forte di lui stesso o dell’altro astro nascente delle giovanili biancocelesti, quel Rozzi che ora sta facendo divertire i sostenitori della cantera del Real Madrid! Semplici constatazioni, ma sembra veramente che, a parità di talento (e Ceccarelli e Rozzi ne hanno tantissimo!), vengano sempre privilegiati i ragazzi stranieri, forse perché un nome esotico può fungere da volano per una tifoseria “disattenta” diciamo così. Nomi esteri da dare in pasto a tifosi che chiedono alle società di muoversi sul mercato. Tutto legittimo e valido, se  corroborato dai risultati, ma vanificato spesso dalla prova del campo. E, ripeto, il mio è un discorso generale, magari Perea a fine anno sarà stato uno degli uomini-rivelazione della serie A, però sono del parere che bisognerebbe dare più spazio e possibilità ai giovani, specie quando c’è da costruire qualcosa, da recuperare. Non affidare in toto, altrimenti il rischio di “bruciare” anche quelli più bravi diventerebbe concreto, ma confidare nell’apporto, nell’entusiasmo e nella motivazione e voglia di emergere dei migliori potrebbe essere una soluzione adatta e low coast per uscire da certe sabbie mobili. Anche perché, quando lo si è fatto, ad esempio l’anno scorso utilizzando sempre di più il promettente centrocampista Onazi (classe ’94), protagonista nelle giovanili laziali l’anno precedente sconfitto solo in finale, i risultati sono stati soddisfacenti, visto il buon rendimento offerto dal colored nigeriano (già Nazionale nel suo Paese), sempre tra i migliori anche in questo inizio di stagione.