Nodo Serie C con lo stop definitivo dei campionati: con Monza, Vicenza e Reggina promosse di diritto, in serie B anche il Carpi come migliore seconda?

La serie C ha rotto gli indugi prendendo le prime decisioni, fra tutte quella di chiudere qui la stagione 2019/2020.

Molte erano le incognite, troppo alto il rischio di un collasso per l’intero sistema, ai limiti ormai del professionismo, nonostante abbia letto di una possibilità di reintrodurre un’ulteriore serie prima di sconfinare nel mondo dei dilettanti.

Insomma, l’idea di una nuova C/2 sembrerebbe poi non così balzana, non fosse per alcune incongruenze di fondo, che fanno sì che ci siano società di serie C gestite come nei dilettanti, e al contrario si trovino in D delle società solide – anche economicamente – che nulla abbiano da invidiare a tanti club professionistici.

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Detto ciò, una volta deciso per lo stop dei campionati, si sono stabiliti – in modo alquanto arbitrario ma dal mio umile punto di vista, l’unico plausibile – i nomi delle squadre promosse al piano superiore, nella serie cadetta.

Il format attuale prevede la promozione di quattro squadre: oltre alle prime classificate dei tre gironi, l’allargato playoff doveva andare poi a premiare un altro solo club.

Accedono quindi alla prossima serie B il Monza, il Vicenza e la Reggina, rispettivamente le capolista dei gironi A, B e C.

Il nodo cruciale risiede invece nell’assegnazione della quarta promozione posta in palio, dando per assodato che non potranno essere svolti regolarmente i playoff.

Io mi ero già esposto in un forum sulla serie C nell’affermare che fosse giusto promuovere di diritto le tre prime classificate, in particolare c’è poco o nulla da eccepire sul Monza, corazzata del Girone A, che viaggia con un margine enorme sulle dirette concorrenti. Anche sul primo posto della Reggina mi sentirei di mettere la mano sul fuoco che sarebbe rimasto tale all’eventuale ripresa dei tornei, nonostante la rincorsa (seppur incostante) del blasonato Bari, il grande favorito alla vigilia.

E, al netto di un vantaggio certamente più risicato, sento di dire che anche il Vicenza di Mimmo Di Carlo abbia legittimato la sua posizione nel girone B per il valore dell’organico e in special modo per quanto mostrato in campo.

Andando a pareggiare le gare disputate e facendo la media punti – insomma, calcoli alla mano – figura in vantaggio il Carpi nella corsa al quarto posto utile per salire in B. La squadra del patron Bonacini è infatti quella meglio posizionata fra le seconde, fermo restando che prima della sospensione dei campionati si trovava al terzo posto ma con una gara da recuperare.

Rimarrebbero a bocca asciutta pertanto le altre seconde classificate, una Carrarese il cui distacco dal Monza è abissale e appunto il Bari nel girone C, capitanato dalla Reggina. Tra i club furiosi per quanto deciso figura anche la Reggiana, seconda dietro al Vicenza, nel girone più equilibrato di tutti, ma come abbiamo visto con una gara in più disputata rispetto al Carpi.

Ovviamente nella riunione-fiume di ieri, se è stato trovato un accordo all’unanimità per la sospensione definitiva dei campionati (sia per tutelare la salute dei propri atleti che per evitare sconquassi economici), la stessa cosa non è valsa invece nell’assegnare agli emiliani la promozione senza passare dai playoff.

Si è tirato in ballo non solo la ragione più ovvia, vale a dire che matematicamente niente era ancora stato assegnato, men che meno nel girone B, ma anche il fatto dei reali valori: chi può dire in assenza di scontri diretti in stagione che il Bari o la Carrarese fossero meno forti, banalmente parlando, del Carpi? In fondo la stessa Reggiana, rivale in quel girone, stava dimostrando di equivalere sul campo gli uomini allenati da Giancarlo Riolfo.

Non ultimo, ci si è appellati – come sempre accade quando non c’è possibilità di stabilire regolarmente una graduatoria – al fattore legato al blasone, alla storia calcistica, finanche al bacino d’utenza. E qui entra in gioco prepotentemente il Bari di De Laurentiis che racchiude in sè tutti questi parametri per poter ambire alla promozione.

Comunque vada, questo è solo il primo step e con ogni probabilità il nodo-serie C non si scioglierà con quanto deciso nell’Assemblea dei club.

In vista c’è un imminente Consiglio Federale che già la settimana prossima potrebbe rivedere tutto. E all’orizzonte si sentono inoltre bussare dal gradino sotto quei club come Palermo e Foggia che non hanno intenzione di rimanere un altro anno in serie D, il chè allo stato attuale, col blocco delle retrocessioni dalla serie C, appare una possibilità più che concreta.

Bando ai francesismi: che cazzata riservare il campionato Primavera solo alle squadre di serie A

Il mio titolo è assai eloquente, ma per una volta concedetemi la singolare “licenza poetica”. Davvero inaudita la proposta al vaglio della LEGA, ma che pare debba in pratica solo essere formalizzata, di riservare il torneo primavera alle squadre di serie A, discriminando oltremodo vivai importanti di squadre cadette che da tempo eccellono, e non solo tra i giovani giunti all’ultimo ciclo formativo, ma mettono radici sin dai giovanissimi. Già un lustro fa vennero messe al bando le squadre di Lega Pro, costrette a disputare un torneo Beretti che ormai negli anni aveva perso la propria identità, visto che quando il gioco si faceva duro (vedi spareggi o playoff le corazzate di A mandavano spesso e volentieri tra la Beretti appunto elementi chiave degli Allievi o della stessa PRIMAVERA, sfalsando di fatto in alcuni casi le gerarchie tecniche). Squadre dal fertilissimo vivaio, penso al Padova all’epoca in cui militava in LEGA pro , o al Cesena, si ritrovarono penalizzate, non potendo più gareggiare con squadre di altro lignaggio, con tutto il massimo rispetto nei confronti di realtà minori di serie C che dal settore giovanile traggono letteralmente le proprie fortune.

Ma ora allargare questo contesto alla B, dove militano squadre come Reggina, Siena (negli ultimi anni finalista del torneo), Palermo (ha vinto uno scudetto qualche anno fa), e soprattutto Brescia (scorrere l’elenco dei campioni emersi solo negli ultimi dieci anni potrebbe bastare?) e Empoli. In particolare il club toscano di Corsi a mio avviso contende ormai all’Atalanta il ruolo di big, di cardine del settore giovanile italiano, per organizzazione, strutture, lancio di giovani professionisti, cultura del talento, educazione ai valori e, perchè no, risultati sui campi, che non si limitano certo alla Primavera (dove in due occasioni negli ultimi dieci anni sono giunti in finale, ultima persa contro il Genoa di El Shaarawy), ma svariano agli Allievi Nazionali (sconfitti in finale contro il Parma di Lucarelli due settimane fa) e ai giovanissimi. Un vivaio che ogni anno ben figura anche nello storico torneo di Viareggio. Ma il discorso lo estenderei a tutte le squadre di B, onestamente.

De Laurentiis tra i presidenti dei club di A è l’unico sinora che è parso contrariato o quanto meno scettico all’idea, anche perchè i gironi della primavera diventerebbero 2, con la desueta divisione nord/sud.

Insomma, non la trovo una mossa astuta, non ne percepisco il senso, se andiamo poi a scandagliare l’incidenza, il peso di questi giovani in orbita prima squadra… mai come quest’anno l’inversione di tendenza è avvenuta tra le squadre cadette, che in tanti casi hanno attinto dalle proprie risorse, pensiamo al caso del giovane Berardi, promosso subito titolare a Sassuolo. Così si rischia di fare del torneo di B un campionato ancora più chiuso. E, aprendo un’ultima parentesi polemica, sono pure molto scettico sull’imminente, anche se realistica in questo caso  – viste le enormi difficoltà finanziarie della gran parte dei club iscritti) diminuzione delle squadre iscritte alla LEGA PRO, destinata l’anno prossimo a diventare unica. Scomparirà la lega pro seconda, e raggruppare un pool di compagini professionistiche, dimezzando completamente il numero dei tesserati, con maxi gironi e retrocessioni da metà classifica in poi non sarà facile a livello gestionale, un po’ come quando sorse il campionato a girone unico, nel 1929/30. Il tempo passa, ma qui si torna indietro, anche se per altri motivi… agli albori era per dare maggior lustro e maggiore competitività a una realtà che anche dal punto di vista socio-culturale rappresentava una spinta enorme, ora invece è solo l’ennesimo triste,desolante specchio di una crisi senza fine che ha finito per sconvolgere del tutto il sistema calcio, creando un calderone di discrepanze sul piano economico  difficilmente colmabile… i tempi in cui avevamo 3 gironi di serie C/1 e ben 4 gironi di serie C/2 sembrano davvero remoti, invece si parla degli anni 80 e 90.

Alessandro Campo, ex giovanili granata, talento sprecato per la Lega Pro

La Lega Pro negli ultimi anni, complice anche un regolamento per certi versi discutibile, sta diventando una fucina di talenti. Se andiamo a scorrere alcuni casi recenti, due tra i più quotati difensori dell’attuale serie A non molte stagioni fa militavano e si facevano le ossa qui (alludo ad Astori e Acerbi) ma dall’ex serie C sono transitati campioni come Diamanti, Cossu, persino Pippo Inzaghi, protagonista da giovanissimo con il Leffe di Bortolo Mutti.

Anche quest’anno sono molti gli elementi da tenere assolutamente d’occhio, come il regista ex primavera della Roma, Ciciretti o il già citato Baccarin, finito tuttavia addirittura in quarta serie.

Eppure la tanto nominata gavetta non sempre porta a risultati soddisfacenti, se si considera che molte autentiche promesse del calcio italiano vi rimangono poi impelagate, fino a rassegnarsi all’evidenza. Non molto tempo fa intervistai al proposito l’ex promessa delle giovanili dell’Inter Mario Rebecchi, e potrei citare pure il caso di Alessandro Tuia, da molti considerato l’erede di Sandro Nesta ai tempi delle giovanili laziali e ormai da 4 stagioni immalinconito in Lega Pro, tra Monza e Foligno, senza mai davvero aver dato l’idea di poter sfondare ad alto livello.

E c’è pure il caso di un giocatore che all’epoca delle giovanili granata seguii con molto interesse: Alessandro Campo, trequartista classe 1984.

Esordio precoce a 17 anni nel Prato e poi il passaggio al Torino dove ci mise davvero poco a divenire leader offensivo di una compagine in grado di schierare talenti poi inespressi come Omolade ma pure alcuni che invece stupirono tutti con una carriera da grande attaccante, come Fabio Quagliarella.

Alessandro era il classico numero 10, numero che portava con naturalezza, forte di un ruolo e di una tecnica che parlavano da soli. Mancino, potente, strutturato (è alto 1,83), con grande visione di gioco e colpi da campione, Campo riuscì a impressionare addirittura Marcello Lippi, il quale da allenatore bianconero, assistette a un derby Toro – Juve valido per il campionato primavera. In un’intervista rilasciata al tempo a Tuttosport, lodò proprio le doti del giovane fantasista granata per il quale le porte del grande clacio sembravano davvero spalancate.

Il primo anno da professionista lo trascorre bene a Gualdo, che fino ai primi anni del duemila, rappresentava spesso un’isola felice per i tanti giovani alle prese col difficile salto tra i grandi. Poi inizio per Alessandro Campo l’epopea al Cittadella. Spesso frenato da infortuni e noie muscolari, solo a sprazzi è riuscito nel rassicurante ambiente veneto a mostrare le sue doti, ma quando questo succedeva era una delizia vederlo all’opera per i tifosi e per gli stessi compagni. In quegli anni passarono dal Cittadella elementi come la punta Fofana, giovane del vivaio, Riccardo Meggiorini, già all’epoca satanasso delle difese avversarie, il centravanti Altinier, e il difensore Cherubin, da diverse stagioni in A con il Bologna e prima con la Reggina.

Campo giocava prevalentemente largo sulla fascia sinistra, in un 4-2-3-1 che ne metteva in pieno risalto le qualità di fantasia e velocità. Tuttavia, dopo aver centrato una bellissima promozione in serie B nel 2007/08, mentre per alcuni compagni, come i già citati Meggiorini e Cherubin si aprivano scenari sempre più interessanti, lui non fu confermato e dopo una sola presenza poco significativa tra i cadetti, scese addirittura di due categorie per accasarsi al Sud Tirol, squadra dalle buoni ambizioni, come testimoniato dalla bella promozione in serie C/1 conquistata con Alex protagonista nel 2009/10.

Da due stagioni quindi Campo calca i palchi della terza serie, mostrando nelle giornate di vena tutta la sua stoffa, con giocate da campione e l’esperienza maturata lo stanno trasformando in un valido uomo squadra. Nella stagione appena conclusa, agli ordini di Stroppa, la compagine alto atesina per un soffio non ha conquistato l’accesso ai playoff e per questo sembrano legittime le speranze dei tifosi locali di riprovarci quest’anno (e per la piccola società di Bressanone sarebbe un traguardo storico). Con Campo al 100% e desideroso di mostrare ancora sprazzi del suo talento, non è detto che il pronostico non si possa davvero realizzare.