Bilancio migliori giovani della serie A al termine del girone d’andata: finalmente sono protagonisti i calciatori italiani

Da anni si dice che la serie A non sia più un campionato appetibile per gli assi stranieri, ma forse nemmeno per i talenti emergenti internazionali.

Alla base di questo, non scopro certo l’acqua calda, c’è il fattore economico, più che strettamente tecnico. Spesso i due fattori viaggiano di pari passo, ma è indubbio che negli anni ‘80/’90 se il nostro veniva definito – a ragione –  il campionato più bello del mondo, era stato anche per l’arrivo in massa di autentici fenomeni (Maradona, Platini, Zico, Falcao, Rummenigge, gli olandesi del Milan, Matthaus, fino a Ronaldo, Zidane, Figo...), uniti a una generazione di calciatori italiani mica male.

Il colpo di coda dell’ondata di fuoriclasse stranieri si ebbe con Ibrahimovic che, invero, è più da annoverarsi tra i colpi a effetto di mercato, in quanto lo svedese quando giunse alla Juve era ancora un embrione del campione che sarebbe da lì a poco diventato.

Poi si è dovuto rispolverare l’arte dell’arrangiarsi applicata al calcio, anche se il richiamo del nome esotico da dare in pasto al tifoso è sempre in auge. A scapito di tante promesse delle giovanili azzurre è stato sperperato un vivaio che avrebbe potuto dare un cambio generazionale adeguato al gruppo dei vincitori mondiali del 2006. Nomi improbabili sono andati a infoltire rose delle nostre compagini in serie A, senza dare riscontri eclatanti sul campo.

Giocoforza si è reso necessario l’inserimento dei giovani calciatori italiani; quasi per inerzia verrebbe da dire, visti gli insuccessi nelle ultime due edizioni dei Mondiali.

Io, da sostenitore del calcio giovanile, non mi auspico certo che vengano inseriti tanto per, o perché lo impone la Federazione, né pretendo che si rivelino campioni alle prime uscite ma che almeno venga data un’opportunità di misurarsi col calcio che conta ai giocatori più talentuosi.

Da sempre almeno nel calcio dovrebbe vigere la “regola” della meritocrazia (poi sappiamo bene che le influenze almeno nella prima parte di certe carriere ci possono stare): puoi chiamarti Pelè ma se sei scarso non giochi.

E allora l’esplosione del Made in Italy adattato al contesto calcistico è dovuto sicuramente alla necessità che si fa virtù, ma anche perché forse siamo di fronte, non dico a una nidiata migliore, ma a una maggiore consapevolezza dell’intero movimento, quello sì.

Ci si è resi conto che è giusto, anche etico se vogliamo, dare almeno una chance a quelli che sembrano i più meritevoli. Che si giochino le proprie carte, che abbiano la possibilità di sbagliare, ma che provino a mettere il piede sul campo dei “grandi”.

Parallelamente alla crescita di alcuni nostri giocatori, finalmente abili e protagonisti in Nazionale (i vari Belotti, Bernardeschi, Romagnoli, Gagliardini, Rugani, Sturaro, attendendo Berardi, Locatelli e gli altri) si sono messi in luce stranieri che, contrariamente a quanto accaduto negli anni scorsi, stanno godendo di meno clamore mediatico rispetto ai corrispettivi italiani.

Squadra per squadra provo a evidenziare quali under 23, nati dal 1994 in poi – italiani e stranieri –  hanno messo in risalto buone potenzialità in questo primo importante scorcio di stagione

ATALANTA

Quello che è considerato uno dei migliori serbatoi di sempre del calcio nostrano, dopo anni in cui faticavano a emergere campioncini, sta tornando agli antichi splendori, e da un paio di stagioni a questa parte si stanno raccogliendo i meritati frutti.

Lo scorso anno fu il centrocampista Grassi (’95) a far parlare di sè, finendo addirittura a Napoli a gennaio ma poi fuori gioco a causa di un infortunio. Bruciò le tappe, laddove molti compagni della Primavera si stavano facendo le ossa altrove, specie in B.

La ruota è girata dal verso sbagliato e ora è lui a dover dimostrare nuovamente di starci bene a grandi livelli, dopo che nel frattempo nel ruolo sono emersi prepotentemente altri giocatori del vivaio: l’universale  Kessie (’96) e il già citato Gagliardini (’94, a cui ho dedicato il post precedente), ormai prossimo a vestire un’altra casacca nerazzurra, quella dell’Inter.

Ottimo il rendimento dell'ivoriano Kessie, centrocampista che ha destato l'interesse di prestigiosi club

Ottimo il rendimento dell’ivoriano Kessie, centrocampista che ha destato l’interesse di prestigiosi club

Benissimo sta facendo anche l’altro atalantino doc, Caldara (’94), centrale difensivo pulito, rigoroso, bravo nelle chiusure e negli anticipi e insolito goleador, già promesso alla Juve. Anche la punta scuola Milan Petagna (’95) si sta rivelando come uno degli uomini nuovi del calcio italiano, in grado di soffiare il posto all’esperto Paloschi. Pur segnando col contagocce, è stata notevole la crescita tecnica di questo massiccio centravanti, abilissimo nel far muovere alla perfezione le pedine d’attacco che giostrano al suo fianco.

Probabilmente nei mesi a seguire sentiremo parlare dei “ragazzini terribili” del 1999: il regista Melegoni, il difensore Bastoni e la punta ivoriana Latte, che con il gioiello Capone forma una delle coppie più temibili dell’intero campionato Primavera.

Gli stranieri in casa atalanta si difendono bene, oltre a veterani come capitan Gomez, Kurtic, Toloi e Berisha, sta trovando sempre più spazio l’interno Freuler, anche se a quasi 25 anni non può più essere considerato un giovanissimo, nemmeno per un paese “per vecchi” come l’Italia.

BOLOGNA

Stagione anomala quella degli emiliani, altalenante e finora avara di veri exploit, dopo aver a tratti incantato col gioco brillante e ben organizzato dato dal tecnico Donadoni sin dal suo insediamento l’anno scorso.

Lo stesso vale per il percorso sin qui condotto dai giovani del Bologna, a partire da quel Donsah (’96), di cui fino a pochi mesi fa si parlava come di un fenomeno in pectore del calcio internazionale, seguito dalla Juve e da importanti club inglesi. Dinamismo, grinta, velocità, conclusioni, fantasia erano condensate ad ampie dosi nel centrocampista ex Verona, ma evidentemente il suo cammino di crescita deve ancora ultimarsi. Il campo lo sta vedendo col contagocce, superato ben presto nelle gerarchie dal più misurato e meno esuberante Nagy (’95), protagonista a sorpresa della rediviva Ungheria vista agli Europei l’estate scorsa. E’ un regista difensivo, dal grande senso tattico, prezioso più che spettacolare.  Nella stessa zona del campo agisce anche il più focoso e dinamico Pulgar (’94), già nel giro della forte nazionale cilena. Non è titolare fisso ma spesso è stato chiamato in causa da Donadoni.

Citazione d’obbligo anche per i due italiani classe 1994 Di Francesco, figlio del tecnico del Sassuolo e il terzino sinistro Masina, marocchino di nascita ma che ha optato per la Nazionale azzurra, esordendo con l’Under 21. Se il primo, pur avendo giocato spesso e segnato anche un gol, non rientra quasi mai fra i titolari, il secondo invece è pedina fissa tra gli 11 in campo, già nel mirino di club di primissima fascia come la Juventus.

Poche chance stanno avendo il terzino Mbaye (’94), ancora acerbo a certi livelli, dopo la buona partenza da professionista a Livorno e l’iter giovanile con la maglia dell’Inter, e il poderoso attaccante Sadiq (’97), capace di segnare 2 gol in poche apparizioni con la maglia della Roma nella passata stagione ma sin qui poco utilizzato.

CAGLIARI

Pochi sembrano essersi accorti dei progressi compiuti dal centrocampista Barella (’97) in questi primi mesi di serie A. Forse perché gioca già con piena padronanza nei propri mezzi e con il piglio del veterano. Da sempre nel giro delle nazionali azzurre, è ancora esile sotto il profilo fisico ma tecnicamente e soprattutto tatticamente sta migliorando di gara in gara, avendo arretrato il suo raggio d’azione, non più trequartista ma giocatore a tutto campo (ciò che in fondo si richiede a un centrocampista moderno).

L’altro enfant du pays, il terzino sinistro Murru (’95) è da tempo nei radar degli addetti ai lavori, sia per il ruolo storicamente avaro di buoni interpreti, almeno negli ultimi 10/15 anni, sia per le qualità tecniche e fisiche. Tuttavia deve ancora esprimere tutto il suo potenziale e spesso è stato messo alle corde dagli attaccanti avversari.

Per il resto l’ossatura della squadra sarda è composta da giocatori esperti, alla ricerca di una salvezza che pare alla portata, visto il buonissimo girone d’andata e il vantaggio notevole acquisito sulle dirette concorrenti.

CHIEVO

Anche nel Chievo è dura la vita per i giovani virgulti. La squadra è molto compatta, quadrata, solida e se gioca a memoria è anche per la presenza costante negli anni di elementi navigati in quasi tutti i ruoli. Per questo sono rimaste solo le briciole in questa prima parte di stagione  all’estroso Parigini (’96), talento delle giovanili azzurre, inseguito da mezza serie B, dove con ogni probabilità andrà in prestito a gennaio, al nazionale belga under 21 Bastien (’96) e al terzino sinistro Costa (’95) che con i clivensi vinse addirittura uno storico scudetto Primavera tre stagioni fa.

CROTONE

Un impatto complicato quello della matricola assoluta Crotone con la nuova prestigiosa realtà della serie A, ma la sensazione è che i calabresi se la possano quanto meno giocare con le dirette concorrenti, al fine di raggiungere l’obiettivo salvezza.

L’ossatura è in gran parte composta, a mio avviso giustamente, dai calciatori che a giugno conquistarono sul campo la massima serie. A questi però andavano aggiunti elementi di categoria; il mercato di gennaio giunge propizio per incrementare il coefficiente di esperienza che manca.

In un contesto obiettivamente difficile sta faticando a palesare la sua buona qualità il centrocampista cresciuto nella Fiorentina Capezzi (’95), con un curriculum giovanile di tutto rispetto, avendo indossato tutte le maglie della Nazionale, dall’Under 16 alla 21.

Nonostante ciò, è una pedina fissa anche in serie A, mentre lo stesso non si può dire dell’ex compagno nelle giovanili viola Fazzi (’95), che dopo un buon torneo cadetto in B non è riuscito in questo primo scorcio di stagione a mettersi particolarmente in mostra e pare per lui vantaggioso scendere di un gradino per completare il suo percorso di crescita.

EMPOLI

Dopo le due splendide stagioni targate Sarri e Giampaolo, questo terzo campionato consecutivo in A per i toscani si è rivelato almeno all’inizio più ricco di insidie del previsto. Non tanto per il valore delle avversarie, praticamente sempre rimaste dietro a loro in classifica, ma per un ridimensionamento, sul piano del gioco e dei risultati, della squadra. Nuovo il tecnico Martusciello, anche se da tantissimi anni nell’ambiente, prima ancora come calciatore protagonista in A di un altro ciclo altrettanto positivo negli anni ’90, e nuovi diversi elementi della rosa, che di anno in anno si vede indebolita di alcuni fra gli elementi migliori (si pensi nelle recenti stagioni ai casi di Rugani, Tonelli, Zielinski, Paredes, Vecino, Mario Rui…).

Eppure nelle ultime partite il trend è tornato positivo e i risultati favorevoli in tutti gli scontri diretti stanno a testimoniare di una qualità generale superiore. Il gioco si è fatto più utilitaristico, forse perché la mediana, che ora si poggia fermamente su Diousse (’97 cresciuto nel vivaio empolese) dopo gli approcci della stagione precedente, è fatta più di fisicità che non di tecnica pura. Proprio il senegalese è una delle note liete del campionato, capace di arpionare molti palloni e di saperli rigiocare con efficacia.

Anche il vivaio empolese, al pari di quello dell’Atalanta e della Roma, si è contraddistinto negli ultimi anni per aver lanciato tanti elementi tra i professionisti. Nessuno dei Primavera edizione 2015/16 si sta affacciando per il momento in prima squadra (almeno l’attaccante Piu – classe 1996 –  avrebbe potuto far comodo, visto come si sta ben comportando nel prestito allo Spezia), ma in pianta stabile nell’11 titolare tra i leader ci sono i due cresciuti in casa Saponara e Pucciarelli, che giunsero in finale nel massimo campionato giovanile ormai parecchi anni fa.

La filosofia di gioco e i trascorsi del club però contemplano ancora l’utilizzo massiccio di under 23, quali l’italo brasiliano Jose Mauri (’96), esordiente precoce ai tempi di Parma e già passato da una big (seppur all’epoca in fase di transizione come il Milan), il promettente nazionale giovanile ex Inter Dimarco – che qualche soddisfazione in A se la sta togliendo da terzino sinistro –  e l’interno di fantasia Tello (’96), mentre rimane ad oggi un oggetto misterioso l’attaccante georgiano Chanturia (’96).

Insomma, la salvezza dell’Empoli anche quest’anno molto probabilmente passerà dai giovani.

FIORENTINA

Non ho ben capito la strategia di mercato della squadra viola durante l’estate, né a dirla tutta il progetto tecnico tout court che sta alla base di un campionato sin qui condotto tra alti e bassi, tra la sensazione che di materiale buono su cui lavorare e conseguire risultati ce ne sia, ma che allo stesso tempo non sia ancora stato sfruttato a dovere.

Tanti ad esempio i calciatori stranieri, privi di pedigree internazionale o dal curriculum giovanile di rilievo inseriti in rosa, alcuni dei quali il campo lo hanno visto ben poco, penso a Toledo (’96), Diks (’96) o Perez (’98). Sta emergendo Cristoforo, “ormai” 24enne, ma solo a sprazzi abbiamo visto le sue doti, ancora non si è capito che peso specifico possa avere nella squadra, se Paulo Sousa intende puntarci fino in fondo.

Di contro mentre tutti attendevano il figlio d’arte Hagi (’98), quasi inaspettatamente ne è emerso un altro: Federico Chiesa, di un anno più grande rispetto al giovane rumeno (’97).

E pensare che nelle giovanili, almeno fino allo scorso anno, per il figlio del grande Enrico, uno dei migliori bomber degli anni ’90, gli addetti ai lavori non si erano certo prodigati in particolari elogi, visto che sembravano molto più pronti di lui altri giocatori come l’ala Minelli (’97) o gli africani Bangu (’97) e Gondo (’96), che in alcune gare del torneo Primavera facevano sfracelli.

Invece Federico sta dimostrando grande carattere, forza, personalità, ricordando a tratti l’estro e la velocità del padre, oltre che somigliargli fisicamente. Se continua a crescere così, credo che ne sentiremo presto parlare anche in chiave Nazionale A.

Finlamente sta esplodendo in tutto il suo talento Federico Bernardeschi, erede dei grandi numeri 10 viola

Finalmente sta esplodendo in tutto il suo talento Federico Bernardeschi, erede dei grandi numeri 10 viola

Su Bernardeschi (’94) poco da aggiungere: dopo gli stenti iniziali di stagione, sta trascinando i compagni, leader in campo e sicuro protagonista azzurro negli anni a venire, oltre che del prossimo calciomercato.

GENOA

La schizofrenica compagine delle ultime sessioni di calcio mercato sta confermando la regola, ma il bello di questa società è che riesce, grazie a un pregevole lavoro di scouting a impolpare sempre la rosa in modo adeguato, lanciando sul mercato giovani italiani e stranieri in maniera univoca, riuscendo allo stesso tempo anche a puntare su calciatori in cerca di rilancio (clamorosi gli esempi di Motta o Perotti).

In ambito locale solo un paio d’anni fa fece capolino in prima squadra il mediano Mandragora (’97), poi finito al Pescara via Juve e protagonista di un autentico boom, sia con gli abruzzesi, sia in Under 21, fino al brutto stop per infortunio. E’ un patrimonio del nostro calcio, speriamo si riprenda in fretta.

Per un Ntcham (’96) che tarda a esplodere, nonostante le meraviglie giovanili (a livello tattico però ancora si deve capire in quale zona del campo renda di più) sta letteralmente esplodendo il Cholito Simeone (’95), già che eravamo in tema di figli d’arte… Una punta rapida, mortifera in area, in grado di sostituire egregiamente Pavoletti a suon di gol.

Il Cholito Simeone ha avuto uno straordinario impatto con la nostra serie A

Simeone jr ha avuto uno straordinario impatto con la nostra serie A

Ocampos e Ninkovic (entrambi ’94) stanno dando il loro contributo, specie sul primo ci sono tante attese, visti i trascorsi con le nazionali giovanili dell’Argentina e il passaggio milionario al Monaco.

Sono arrivati poi di recenti due tra i migliori prospetti italiani dell’intera serie B: la punta Morosini (’95) dal Brescia, da tempo nel mirino dell’Inter e il laterale Beghetto (’94) dalla Spal. Avranno le loro chance in serie A.

Riflettori puntati, ma realisticamente più in prospettiva, per l’attaccante Pellegri (addirittura un 2001), che ha già messo piede in A, stuzzicando la curiosità e ingolosendo mezza Europa. Visto che in questi casi è consigliabile volare bassi, il patron Preziosi ha già dichiarato che Messi alla sua età non era così forte!!!

INTER

Messo a segno il colpo Gagliardini, è indubbio che qualcosa stia andando storto con il brasiliano Gabriel Barbosa (’96), che pare “comico” continuare a chiamare Gabigol. In Patria a ragione reclamizzato come possibile astro nascente dell’intero movimento calcistico e in Italia considerato alla stregua di un Ufo. Della serie: chi l’ha visto? Nonostante il cambio tecnico e un ambientamento che in teoria dovrebbe essere a buon punto, il suo minutaggio in campo è davvero irrisorio. Mentre il suo “gemello” Gabriel Jesus sta in effetti confermando quanto di buono detto sinora sul suo conto, mi auguro che, cambiando aria, anche Barbosa possa riprendere il suo percorso di crescita lontano dall’Inter, almeno in questa stagione. Farebbero bene però a visionarlo, cercando di evitare quanto accaduto con Coutinho, nel frattempo diventato uno dei migliori al mondo.

Miangue (’97) e Gnoukouri (’96) godono giustamente di grande credito presso gli addetti ai lavori e meritano di dimostrare le loro qualità, facendosi le ossa altrove per tornare utili alla causa il prossimo anno.

L’Inter a livello Primavera ma non solo è un’autentica fucina di talenti, ma come spesso accade per un giovane è oltremodo faticoso ricavarsi spazio nelle cosiddette big.

Ne sa qualcosa ad esempio il difensore Yao (’96): reduce da un convincente prestito al Crotone, protagonista con 30 presenze della trionfale cavalcata dello scorso anno, con promozione storica in serie A dei calabresi e rimasto a sedersi il più delle volte in tribuna. Ha enormi potenzialità nel ruolo e potrebbe diventare un crack. Mi auguro a gennaio vada in prestito magari in serie A, lo vedrei bene nello stesso Crotone, dove ritroverebbe vecchi compagni in terza linea.

Scalpita infine la punta Pinamonti (’99), uno dei migliori della sua generazione.

JUVENTUS

La forza della Vecchia Signora negli ultimi anni è stata anche quella di saper inserire, magari gradualmente, alcuni fra i più promettenti calciatori italiani: sono così giunti in organico il difensore Rugani (’94) e prima ancora Sturaro, di un anno più vecchio e già in Nazionale con Conte agli Europei.

Il centrale difensivo RuganiSta sfruttando nel migliore dei modi le occasioni concesse dal tecnico Allegri e appare molto più sicuro rispetto a un anno fa

Il centrale difensivo Rugani sta sfruttando nel migliore dei modi le occasioni concesse dal tecnico Allegri e appare molto più sicuro rispetto a un anno fa

Mentre si attendono due classe ’95, lo sfortunato Mattiello, cresciuto nel vivaio di casa e a lungo gravemente infortunato, e il croato Pjaca, schierato col contagocce, prima per non bruciarlo, sulla falsariga del Dybala degli inizi e poi a causa di guai fisici, ha esordito la punta Kean (2000), primo italiano nato nel nuovo millennio a mettere piede in serie A.

Nonostante da un paio d’anni sia considerato come nuovo fenomeno del nostro calcio, è giusto (e doveroso) andarci cauti e confidare che il ragazzo sappia crescere in modo sereno non soltanto come giocatore, ma anche mantenendo gli atteggiamenti dei coetanei, evitando di sentirsi già una star. L’ambiente bianconero in questo tipo di situazioni sembra in grado di rappresentare una culla adeguata.

LAZIO

Simone Inzaghi – Prima squadra Lazio: un binomio che poteva presupporre quello che in effetti si sta verificando, ovvero l’ingresso tra i professionisti di molti giovani, per lo più provenienti dal prolifico vivaio biancoceleste.

D’altronde il minore dei fratelli Inzaghi aveva ottimamente figurato come tecnico delle giovanili, portando i suoi ragazzi a uno scudetto Primavera, e a sfiorarne altri. I risultati più grandi però sono rappresentati dalle positive prestazioni dei vari Lombardi (’95) e Murgia (’96), entrambi già a segno nella massima serie in questo primo scorcio di stagione, mentre finalmente ha debuttato anche l’attaccante classe ’97 Alessandro Rossi, una spanna sopra i coetanei e autentico satanasso delle aree avversarie.

Stride che in un contesto così felice a deludere siano finora proprio quei giocatori che nelle giovanili vestivano i panni dei leader, addirittura delle star. Penso in primis all’ex capitano di quella compagine Cataldi (’94), atteso alla stagione della consacrazione e purtroppo stranamente involuto, al di là del ridotto minutaggio avuto. Eclatanti in senso negativo i casi del mediano Minala (’96), che dopo gli exploit iniziali e l’eccessivo clamore mediatico (focalizzato a dire il vero, oltre che sulle sue qualità che spiccavano clamorosamente fra i coetanei, anche sulla presunta età falsata), e del “Balotelli biancoceleste” Tounkara (’96), fuoriclasse delle aree di rigore ai tempi in cui duettava con il più vecchio di un anno Keita (’95),  quest’ultimo ormai quasi un veterano per presenze in campo, oltre che tra i punti di forza della squadra. Entrambi erano stati “scippati” alla cantera del Barcellona, un po’ come fece a suo tempo la Sampdoria prendendo Icardi, ma Tounkara, specie per motivi caratteriali ed extracalcistici deve ancora dimostrare tutto.

Tanti altri però stanno cercando di sfruttare al massimo le occasioni offerte dal tecnico, alcuni in maniera particolarmente positiva, fino a ribaltare gerarchie anche consolidate.

Alludo al “portierino” Strakosha (’95), che contende il ruolo all’esperto Marchetti e al “tuttocampista” Milinkovic-Savic (’95), futuro possibile crack del calcio mondiale; si stanno disimpegnando piuttosto bene nelle sporadiche partite da titolari anche il terzino sinistro Lukaku (’94), fratello del più famoso attaccante dell’Everton e della Nazionale belga e più giovane di un solo anno, il velocissimo (ma anche fumoso) attaccante ex Ajax Kishna (’95) e l’aitante centrale difensivo Hoedt (’94), olandese come il più quotato pari ruolo De Vrij, che tra l’altro ha sostituito quando quest’ultimo era infortunato.

Tanta carne al fuoco per la squadra di Inzaghi in materia di giovani, dalla loro maturità dipenderanno molte delle fortune della Lazio.

MILAN

Tanto inchiostro si sta versando – a ragione – sull’effetto trainante del Milan in questa fragorosa riscoperta del Made in Italy in chiave calcistica. D’altronde, giunti a un bivio importante in chiave societaria e con lo spettro concreto di un’altra stagione di transizione, grigia e poco consona per la gloria del club rossonero, Montella ha saputo estrarre dal cilindro, con coraggio ma anche piena consapevolezza del talento a disposizione, gente ormai nota ai più, come il portiere Donnarumma (’99) – sembra impossibile debba ancora compiere 18 anni, vista la sua personalità e la sua forza –  e il regista Locatelli (’98), con i primi vagiti in prima squadra conditi da prestazioni sontuose e gol memorabili, fino alla conquista di un posto da titolare fisso.

Donnarumma può diventare il miglior portiere del mondo. Un patrimonio del calcio italiano

Donnarumma può diventare il miglior portiere del mondo. Un patrimonio del calcio italiano

Fremono anche il polivalente Calabria (’96), invero già protagonista di alcune belle gare sotto la guida di Mihajlovic un anno fa, e alcuni tra i migliori giovani del campionato Primavera, molti dei quali forgiati dall’ex tecnico Brocchi nelle passate stagioni (gente come gli attaccanti Cutrone, del ’98, e Vido del ’97, il fantasista La Ferrara e il centrale difensivo Hadziosmanovic, sempre della magnifica fucina dei ’98). Devono portare un po’ di pazienza ma la sensazione è che sia l’anno giusto per i giovani rossoneri cresciuti in casa di dire la propria sul rettangolo verde di gioco. Il sogno di molti tifosi è quello che si ricrei uno zoccolo duro di milanisti doc, come successe con il Milan degli anni ’80 e in parte ’90.

Importante rimarcare poi come tra i titolari siano sempre più importanti stranieri come l’attaccante esterno Niang (’94), sul quale pesa in negativo la mancanza di continuità di rendimento e il centrocampista Pasalic (’95), in prestito dal Chelsea. Partito un po’ timidamente, il croato, coetaneo dello juventino Pjaca e del napoletano Rog, con i quali divideva i fasti nelle rappresentative giovanili biancorosse, sta guadagnando via via sempre più credito nel ruolo. Non percepito invece il difensore Vergara (’94), al Milan da più di 3 anni ma finora deludente anche nelle esperienze in prestito.

NAPOLI

La prima stagione del dopo Higuain ha consegnato al Napoli e al campionato italiano quello che si stava rivelando, fino al pesante infortunio, il miglior nuovo straniero della serie A, l’attaccante polacco Milik (’94), già noto per essere stato una delle rivelazioni del recente Europeo.

Aveva iniziato alla grande, a suon di gol, il polacco Milik prima di infortunarsi. Ora è quasi pronto a rientrare, per trascinare il Napoli sempre più in alto

Aveva iniziato alla grande, a suon di gol, il polacco Milik prima di infortunarsi. Ora è quasi pronto a rientrare, per trascinare il Napoli sempre più in alto

Forte fisicamente ma anche molto mobile, è un attaccante cui piace lanciarsi negli spazi aperti, ma pure muoversi in area alla ricerca di più soluzioni offensive. Un potenziale crack della serie A e del calcio internazionale.

Per il secondo anno consecutivo è inamovibile sulla fascia destra in difesa l’albanese Hysaj (’94), tra i fedelissimi del confermato tecnico Sarri, che lo lanciò con successo negli anni ad Empoli. Non dotato di un gran piede, compensa bene con la personalità, la grinta e la spinta offensiva, che non fa mai mancare, preferendo partecipare alle azioni d’attacco piuttosto che rimanere ancorato alla sua linea difensiva.

Diawara ha di fatto levato il posto a un altro che figurava tra gli insostituibili dell’allenatore, vale a dire Jorginho. Il giovanissimo mediano (nato nel ’97), reduce da una splendida stagione lo scorso in A con il Bologna, ha sì approfittato del calo di forma dell’italo brasiliano, ma ci ha messo del suo, sfoderando prove consistenti in mezzo al campo e crescendo di qualità nelle prestazioni.  Il croato classe ’95 Rog, invece, ha dovuto accontentarsi solo delle briciole, visto che, nonostante lo richiedessero a gran voce i tifosi e gran parte della stampa, in campo è sceso pochissimo, per un minutaggio risibile. Probabile sia ancora in fase di rodaggio ma il tempo passa e per uno dei più fulgidi talenti europei stare una stagione a guardare non è molto redditizio.

Altro giocatore che si è guadagnato un posto fra gli 11 a suon di partite superbe è l’ex empolese Zielinski (’94), anch’egli già provato da Sarri nell’esperienza toscana. Mi sbilancio nell’affermare che con il mix di doti tecniche e fisiche, di resistenza e corsa, di tecnica e forza, il polacco può diventare uno dei centrocampisti più completi d’Europa, dopo gli inizi da trequartista.

PALERMO

E’ un campionato assai tribolato quello che sta disputando il Palermo, sulla falsariga del precedente, con la differenza che la salvezza da conseguire pare ancora più complicata. La rosa scarseggia non solo in esperienza, ma anche in qualità. Si sta ben disimpegnando la punta ventiseienne Nestorovski che specie all’inizio ha messo a segno gol pesanti ma il resto della truppa straniera giunta in Sicilia sta faticando a dare il contributo richiesto. Pochi i guizzi offensivi degni di nota dei vari Balogh (’96), definito dal presidente Zamparini al suo arrivo come “più forte di Cavani” ma finora a secco nelle poche gare disputate in un anno e mezzo di permanenza in rosanero, Sallai (’97) e Embalo (’96). Specie da quest’ultimo ci si poteva attendere qualcosa in più dopo le belle premesse di Brescia.

Chiaro, in una situazione di obbiettiva emergenza è dura per tutti risaltare. Non lo stanno facendo nemmeno i tre ragazzi prodigio del vivaio, il difensore mancino Pezzella (’97), l’attualmente infortunato Bentivegna (’96), fantasista tutto pepe e invenzioni e la punta esterna Lo Faso, un classe ’98 lanciato frettolosamente nella mischia, come fosse il salvatore della Patria ma purtroppo incapace di pungere sotto porta.

In fondo chi sta facendo maggiormente il suo è il portierino Posavec (’96) che nonostante la giovanissima età guida il reparto difensivo con sufficiente personalità e carattere, sfoderando anche di tanto in tanto delle prestazioni sopra le righe. Certo, i gol incassati sono indubbiamente tanti, ma la stoffa c’è.

PESCARA

Altra matricola in netta difficoltà, dopo un promettente inizio di stagione all’insegna del bel gioco, è la squadra abruzzese allenata da Oddo, tra i più giovani tecnici della A con i suoi 40 anni.

Il mercato di gennaio sta portando calciatori di esperienza in difesa, come Bovo e Stendardo, e probabilmente arriverà qualcuno di peso anche in attacco, magari l’appannato Gilardino degli ultimi tempi, che qui potrebbe dare ancora una grande mano nella lotta per non retrocedere.

In effetti l’attacco è parso, seppur tecnico e di buona qualità in un elemento come il romanista Caprari, molto modesto. Su quest’ultimo si è di fatto poggiato tutto il peso offensivo, essendo ancora acerbo l’ex interista Manaj (’97), e quasi un desaparecido l’altro ex giallorosso Pettinari.

Il promettente Cerri (’96) è una delle speranze azzurre, nazionale giovanile da sempre, e già sotto contratto con la Juve, ma nelle esperienze cadette sinora maturate non ha mai guidato l’attacco a suon di gol, giocando spesso da riserva. Il talento è innegabile e il futuro dalla sua parte, ma sarà in grado di aiutare in modo tangibile una squadra in difficoltà?

Anche difesa e centrocampo sono sembrati reparti quantomeno da puntellare, ma se non altro in mediana si sono messi in luce con buone prestazioni due giocatori ancora giovani ma noti da tempo agli appassionati: l’ex milanista Cristante (’95) e soprattutto l’ex romanista Verre (’94), a dispetto dei 22 anni già piuttosto esperto. Ha giocato poco invece Mitrita (‘95), anch’egli centrocampista.

Si tenterà di trattenere e valorizzare ancora di più il nazionale under 21 azzurro Vitturini (’97), terzino destro dalle spiccate qualità offensive cresciuto nel vivaio pescarese e nel mirino di diverse società cadette.

ROMA

Da sempre può contare su uno dei vivai più vincenti d’Italia, e anche se negli ultimi anni sono stati pochi coloro capaci di affermarsi in prima squadra dopo le esperienze vittoriose nelle giovanili (attualmente il solo Florenzi è titolare fisso e uno degli uomini simbolo, dopo i totem De Rossi e Totti, dai quali probabilmente guadagnerà l’eredità calcistica), sono invero numerosi i giocatori arrivati comunque in serie A in altri club.

Segno che a Trigoria in questo senso si continua a lavorare bene.

Sono quasi tutti stranieri però i pochi under 23 che hanno collezionato presenze in questa prima parte di stagione agli ordini di Spalletti, fra tutti il raffinato regista Paredes e l’esterno mancino brasiliano Emerson Palmieri (entrambi classe 1994). Ancora molto acerbo è sembrato il trequartista verdeoro Gerson (’97), quotatissimo in Patria, che l’allenatore sta cercando sinora con scarso successo di arretrare a regista puro davanti alla difesa.

Solo pochi mesi fa il settore giovanile centrò l’ennesima impresa vincendo uno splendido scudetto Primavera e mettendo in mostra tantissimi campioncini. Di questi in pratica solo il roccioso centrale difensivo Marchizza e il funambolico fromboliere offensivo Tumminello (entrambi del ’98) sono rimasti nella rosa della prima squadra, facendo finora anticamera. Gli altri ragazzi si stanno ben disimpegnando in prestito soprattutto in cadetteria.

SASSUOLO

Riallacciandomi a quanto appena detto riguardo i giovani talenti cresciuti nel vivaio giallorosso, come anticipato prima, in molti stanno diventando protagonisti in A con altre maglie. Alcuni sono ancora di proprietà della Roma ma non sarà facile farli rientrare alla base. Specie coloro che militano con molto merito nel Sassuolo. In una stagione sin qui più ricca di delusioni che di gioie, nonostante il club neroverde sia ormai una bella realtà della serie A, si stanno confermando su buoni livelli il centrocampista dai piedi buoni Pellegrini (’96), già lo scorso anno protagonista qui in Emilia, e Mazzitelli (di un anno più giovane). Bene anche l’apporto sulla trequarti dell’esterno Federico Ricci (’94), reduce dalla stagione boom con il Crotone e gemello del regista Matteo, in forza al Perugia in B.

E’ diventato presto titolare come terzino destro lo spagnolo Lirola (’97), proveniente dal settore giovanile della Juventus. Non ancora vent’anni, li farà quest’anno, stupisce con la sua facilità di corsa, con la sua tecnica e la sua velocità, e per il modo costante in cui accompagna l’azione. Più giovane di un anno, e cresciuto proprio a Sassuolo è il classe ’98 Adjapong, già a segno nelle sue prime presenze in serie A. Polivalente mancino, può giocare in tutti i ruoli a sinistra: terzino, mezz’ala ma anche esterno offensivo. Il suo curriculum è destinato a incrementarsi nel girone di ritorno, visto che con ogni probabilità rimarrà in organico.

Un altro giovane sul quale erano accesi i riflettori era il regista tascabile Sensi, che lo scorso anno per gran parte del campionato strabiliò in B a Cesena, scomodando i paragoni con un certo Verratti.

Fermo a lungo per guai fisici, una volta ristabilito (e approfittando a sua volta dei numerosi compagni infortunati in mediana) ha preso possesso del centrocampo, mostrandosi adatto alla categoria e con margini di miglioramento che potrebbero collocarlo a breve fra i migliori interpreti nel ruolo.

Chiusura per un Under 23 che non ha bisogno di tante parole: Berardi (’94).

E’ pronto per la Nazionale A, dopo le titubanze iniziali del tecnico Ventura, e ripresosi da un infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per tutto il girone d’andata, vuole riprendersi la leadership e ad aiutare i compagni a rientrare in una posizione di classifica più consona alla qualità media della rosa.

SAMPDORIA

In controtendenza col trend attuale, ecco un club che sta puntando più sui giovani stranieri che non su quelli italiani. Eppure non c’hanno visto certo male in società nello scommettere su giocatori di grande qualità come il goleador Schick (’96), autore di gol anche pregevoli e di una costante presenza in area di rigore e che per stazza e certi movimenti può ricordare il giovane Ibra, il centrocampista Linetty (’95) che con il più giovane Torreira (’96) compone la coppia di mediani sempre in movimento, e il forte centrale difensivo Skriniar (’95), che ormai ha guadagnato i galloni da titolare.

E’ andato a sprazzi invece l’atteso esterno belga Praet (’94), in pochi anni divenuto bandiera dell’Anderlecht e nominato addirittura miglior calciatore della Jupiler Pro League, il massimo campionato locale, nel 2014.

Il più giovane di tutti, il terzino destro Pereira (’98), pur non essendo titolare fisso, ha disputato molti minuti, viste le assenze per infortunio del pari ruolo Sala, confermandosi in prospettiva uno dei migliori al mondo, tanto che il Benfica lo vorrebbe riottenere subito per lanciarlo titolare.

TORINO

Per antonomasia è percepita come la squadra con i migliori prospetti italiani in campo. L’ossatura infatti è composta quasi essenzialmente da giocatori del Belpaese, buoni anche per la Nazionale, e l’età media è tra le più basse, anche in elementi cardine come la punta Belotti, l’uomo su cui punterà Ventura da qui in avanti in maglia azzurra, e i centrocampisti Benassi (che con i suoi 23 anni non ancora compiuti rientra pure nella nostra lista d’oro) e Baselli.

Dinamismo, corsa, quantità e qualità sono ben condensate in Benassi, centrocampista granata col vizio del gol

Dinamismo, corsa, quantità e qualità sono ben condensate in Benassi, centrocampista granata col vizio del gol

Mihajlovic è ambizioso e sa di avere tra le mani un organico di qualità, un giusto mix di combattenti, come da sua indole, e piedi fini. Col tempo potrebbe ritrovarsi entrambe le componenti in giocatori come il terzino sinistro Barreca (’95, prodotto del vivaio, campione d’Italia Primavera due anni fa) e l’attaccante esterno Boye (’96), già adocchiati anche in chiave Nazionale, seppur poi il secondo abbia dichiarato di propendere per il suo Paese nativo, l’Argentina.

A centrocampo si tiene d’occhio anche la crescita del regista serbo under 21 Lukic (’96), mentre sembrano ridotte al lumicino le possibilità del ragazzo prodigio Aramu (fantasista classe ’95 che nelle giovanili granata ha sempre fatto la differenza): possibile per lui una nuova destinazione in prestito a gennaio.

UDINESE

Infine la tradizionalmente cosmopolita squadra friulana, che anche quest’anno sta mettendo in mostra alcuni gioielli. Su tutti il francese Fofana (’95), letteralmente esploso con l’avvento in panchina di Delneri, dopo le titubanze iniziali con Iachini, che lo schierava in un ruolo non propriamente suo. Agendo da mezz’ala, da interno, riesce a sfoderare tutte le sue grandi qualità. Fisico possente, tecnica niente male, velocità negli spazi, senso del gol, esplosività nei piedi, tutte doti che lo fanno in qualche modo accumunare al Pogba dei primi giorni juventini. Non a caso in Francia i paragoni erano già partiti e, anche se dal punto di vista tecnico, gli deve sicuramente qualcosa, è indubbio che i progressi evidenziati negli ultimi due mesi siano notevoli.

Fofana è una delle rivelazioni del campionato, impressionante i suoi miglioramenti da inizio campionato

Fofana è una delle rivelazioni del campionato, impressionanti i suoi miglioramenti da inizio campionato

Molto bene anche il meno utilizzato Jankto (’96), a segno anche di recente nella gara interna contro l’Inter, poi persa dall’Udinese. Impressionò positivamente anche nel prestito ad Ascoli, ma sta ulteriormente migliorando in serie A.

La punta Perica (’95) è capace spesso di incidere in fatto di gol anche pesanti, ma gli tocca farlo il più delle volte a partita in corso, ferma la titolarità in avanti dell’assortita coppia Thereau – Zapata.

Poche luci finora dal trequartista argentino De Paul (’94), subito impossessatosi di una maglia da titolare dietro le punte ma poco produttivo in termini di assist e gol. Può dare di più.

Inaspettatamente sta giocando molto il centrale mancino brasiliano Samir (’94), che mister Delneri preferisce far giostrare prevalentemente da terzino sinistro. Molto attento in difesa, deve migliorare nell’accompagnare l’azione ma è una bella scoperta, dopo le sporadiche apparizioni nella scorsa sfortunata stagione con la maglia del Verona.

Infine tre nomi molto quotati che il campo proprio non lo hanno visto mai: il portiere Scuffet (’96), ex enfant prodige del calcio italiano, prematuramente etichettato come il nuovo Buffon dopo le prime convincenti presenze ormai due anni fa; la mezzapunta brasiliana Lucas Evangelista (’95) e soprattutto il fenomeno emergente del calcio croato Balic (’97), regista validissimo dal punto di vista tecnico e soffiato addirittura a Real Madrid e Barcellona, ma evidentemente non ancora pronto per questi palcoscenici.

Una carrellata lunga di nomi, come non accadeva da anni, a rimarcare ancora una volta come i giovani calciatori possano rappresentare veramente il futuro della nostra serie A, riportandola non dico agli antichi fasti ma per lo meno a buoni livelli.

A meno che non si assista anche da noi all’invasione di investitori stranieri in grado di invertire la rotta e di riportare qui alcuni autentici big internazionali che farebbero da traino per il miglioramento generale del livello del nostro campionato.

La giusta via di mezzo fra le due situazioni sarebbe l’ideale per non disperdere i tanti talenti azzurri che ancora cercano la loro consacrazione.

Verona campione d’inverno in serie B: diamo i voti ai protagonisti del girone d’andata

Il VERONA ha mantenuto alle promesse estive, terminando il girone d’andata al primo posto solitario in classifica davanti alla rivale più accreditata alla vigilia, il Frosinone, tenuto a distanza di 3 punti.

Un cammino non propriamente lineare, ma in pratica condotto quasi sempre da capolista, dal momento in cui si era riusciti a superare la lepre Cittadella di inizio stagione.

Proprio il derby perso in maniera agghiacciante ha fatto da spartiacque alla prima parte di stagione gialloblu, più ancora che la sorprendente sconfitta interna della settimana precedente con il Novara, quando da imbattuti fra le mura amiche, i veronesi ne presero ben 4.

Da allora è stato un mix di partite giocate tra paura, imbarazzo, trepidazione e solo lampi del gioco fantastico, avvincente e assai redditizio (una media di quasi 3 gol a partita al Bentegodi), visti nelle prime 13 partite.

Un calcio qualitativamente senza eguali in B, con possesso palla e giocate di fino, sprazzi di talento puro in molti interpreti ed entusiasmo alle stelle.

La realtà ormai conclamata, e lo dico a ragione dopo la convincente ultima vittoria che ha chiuso il girone in casa contro il Cesena, è che “quel” Verona di inizio stagione ha nelle proprie corde prestazioni del genere, ma che purtroppo palesa pure delle lacune (che ci si augura possano in qualche modo essere corrette intervenendo a gennaio sul mercato).

Mister Pecchia ha saputo vincere la diffidenza iniziale, puntando su un calcio fatto di fraseggi, possesso palla e tanta qualità.

Mister Pecchia ha saputo vincere la diffidenza iniziale, puntando su un calcio fatto di fraseggi, possesso palla e tanta qualità.

PECCHIA, nonostante qualche detrattore proprio non lo digerisca e non gli perdoni nulla, ha mostrato invece nel momento più critico di essere anche realista, provando a vincere le gare in modo differente da come le aveva sempre impostate dall’inizio. Anche soffrendo, non solo giocando sul velluto. E questa potrebbe essere una prospettiva più consona al restante cammino che ci resta da qui alla promozione in serie A.

Per il resto personalmente applaudo al tentativo, spessissimo riuscito, di provare a fare sempre la partita, giocando nel vero senso della parola, in modo offensivo, armonioso, veloce, facendo divertire il pubblico. Questo è il calcio che mi piace e che ho sempre sperato di poter vedere anche a Verona.

Il fatto che abbiamo dilapidato un grosso vantaggio è stato in qualche modo assorbito dalla poca costanza dei nostri rivali, anche se ormai certe gerarchie paiono piuttosto chiare, così come i valori in campo. Il fatto è che in B le sorprese sono dietro l’angolo e basta davvero pochissimo per soverchiare pronostici e ribaltare statistiche.

Di seguito ecco i miei giudizi sui singoli giocatori della rosa gialloblu:

NICOLAS 6,5 – Un voto “mediano”, pregiudicato dalla prestazione sconcertante di Cittadella in primis e da alcune uscite a vuoto di troppo, in stile kamikaze. Credo che pur essendo il portiere brasiliano ancora molto giovane (specie per il ruolo stesso), non possa migliorare molto su alcuni fondamentali. Che sia spericolato, si senta sicuro in determinate situazioni e agisca con un “consapevole istinto” credo faccia parte del suo dna. Allora apprezziamolo almeno per i tanti salvataggi miracolosi, per gli interventi reattivi e per averci portato in grembo anche dei punti preziosi. Per il resto speriamo di non trovarci in finale playoff fra 6 mesi, come accaduto l’anno scorso al Trapani quando purtroppo per lui una sua “sbavatura” contribuì a regalare la promozione in A al Pescara, dopo che personalmente aveva disputato una grande stagione.

PISANO 6 – Uno come lui in B dovrebbe fare la differenza, e invece il miglior Pisano ancora non si è visto. Forse non era tra i più convinti a rimanere, questa almeno è la mia sensazione, più volte smentita fra l’altro dal giocatore. A tratti ha sì trascinato la squadra con belle sgroppate sulla destra, ma il più delle volte è parso nervoso, distratto, poco partecipe.

BIANCHETTI 6,5 – Quale sarà la dimensione vera di questo difensore da sempre coccolato dalla critica nazionale e protagonista, dati alla mano, di un importante percorso giovanile con tutte le maglie della nazionale azzurra? A 23 anni forse è presto per tirare somme ma a occhio e croce non diventerà mai un Bonucci, molto più probabile che diventi come… Ranocchia, che dello juventino era il “gemello” più talentuoso ai tempi in cui entrambi militavano nel Bari. La storia è andata diversamente e le affinità tra il nostro centrale difensivo e quello attualmente ai margini dell’Inter sono molte, secondo me, dal punto di vista tecnico.

Difettano entambi in personalità nei momenti topici, vanno in apnea anziché dare sicurezza al reparto quando la squadra è messa alle strette dagli avversari. Insomma, mica bruscoline per un difensore che ambisca a giocare ad alti livelli. Di contro occorre ammettere che spesso e volentieri in questo contesto Bianchetti abbia dimostrato di essere preciso, sul pezzo e maturato rispetto a un anno fa. L’impressione mia è che giochi meglio quando tutto il Verona viaggia in scioltezza ma che il vero perno difensivo sia il suo compagno di reparto.

CARACCIOLO 7 – Eccolo, appunto, il difensore imprescindibile della rosa. Giunto in punta di piedi ma con in realtà un robusto curriculum da giocatore “di categoria”, il buon Antonio è uno che sembra badare al sodo e soprattutto raramente si è fatto sorprendere dagli avversari. Il passato remoto da centrocampista gli ha lasciato in eredità una discreta capacità di leggere le situazioni di gioco avversario con anticipo e questo lo rende un centrale completo.

SOUPRAYEN 6 – Una sufficienza risicata e poco più per il lungagnone mancino da due anni in forza ai gialloblu. Nonostante le prestazioni siano salite di tono nell’ultimo mese, purtroppo il terzino sinistro francese raramente ha dato segni di continuità al suo gioco. Il fatto che le migliori prestazioni che gli ricordiamo siano le primissime del suo esordio in serie A non gioca molto a suo favore. Ammetto di essere fra i suoi detrattori ma dovendo scriverne in modo critico, di lui salvo l’applicazione delle ultime partite e una fisicità che spesso incute se non altro il rispetto da parte degli avversari. Per il resto non gli perdono le troppe amnesie, il giocare quasi sempre facendo il compitino e il fatto di non essere mai riuscito a sorprendermi! Dovessi proprio migliorare un reparto andrei sui terzini, poco ma sicuro.

ROMULO 7 – Un voto che rende giustizia solo in parte al grande valore individuale del giocatore. Ma appunto perché il gioco del calcio non è individuale, ecco che l’italo brasiliano ancora non è a livelli di eccellenza, nemmeno in B, categoria che gli sta senz’altro stretta. A volte eccede davvero in fughe solitarie, in azioni insistite che necessiterebbero di “viste” diverse. Ha una voglia matta di spaccare il mondo, di riprendersi le vette che aveva meritatamente raggiunto (passando proprio dall’esplosione dell’anno a Verona): la Juventus e la convocazione con l’Italia per i Mondiali in Brasile. Gli infortuni lo hanno ricacciato nell’oblio, insinuando il dubbio che fosse un calciatore finito. Sta dimostrando con i fatti che non è così, sciorinando partite da autentico campione. In altre però è abulico, sotto tono, dimesso…. E non è questo che il Verona si attende da lui per tornare in serie A.

FOSSATI 7,5 – Non una scoperta in senso assoluto, perché il ventiquattrenne gode di un assoluto credito sin da quando passò dalle giovanili dell’Inter a quelle del Milan, figurando tra i tanti “nuovi Pirlo” del calcio italiano, regista dai piedi finissimi davanti alla difesa. Da professionista aveva già cambiato diverse casacche in B, sempre dando validi contributi alla causa, specie al Cagliari, ma mai diventando protagonista. Lo sta facendo a Verona, dove è apprezzatissimo da tutti per l’immancabile impegno, la perizia, la grinta (in una squadra che nell’insieme difetta in questo aspetto) ma anche per le doti tecniche, la sagacia tattica e per alcuni colpi che ha saputo mettere in mostra. Portatore sano di cartellini gialli, in un Hellas che abbonda di piedi buoni dalla mediana in su, gli tocca fare la parte del duro che gioca sporco, ma poi è in grado di tirare fuori delle perle ancora rivelatrici della sua tecnica (vedi il suo secondo gol contro lo Spezia all’incrocio).

il fantasioso italo-brasiliano Daniel Bessa ha messo in mostra doti non comuni di centrocampista. Quasi u n lusso per la B, ha ancora tempo per puntare a consolidarsi nella massima serie

il fantasioso italo-brasiliano Daniel Bessa ha messo in mostra doti non comuni di centrocampista. Quasi u n lusso per la B, ha ancora tempo per puntare a consolidarsi nella massima serie

BESSA 8 – Che avesse tanto talento lo si sapeva da tempo, da quando ad esempio vinse con l’Inter la Youth League (allora Next Generation Series); che avesse qualità tecniche superiore alla media lo si era visto sin dai primi vagiti in casacca gialloblu, nel modo naturale di trattare la palla, di gestirla, di fare sempre la giocata giusta; che sia di passaggio in cadetteria lo si è capito altrettanto presto. Un centrocampista così figurerebbe benissimo anche nell’attuale serie A, categoria che aveva già raggiunto un paio di anni fa col Bologna prima di infortunarsi gravemente e di ripartire da Como, protagonista comunque di un’ottima stagione a livello personale, nonostante l’inopinata retrocessione dei lariani.

Daniel è un giocatore da tichi taca, da futsal, che però non eccede mai in giocate fini a sé stesse, sa anzi mettersi al servizio della squadra, gioca a testa alta, non tira indietro la gamba, è a disposizione del mister, così schizofrenico a livello tattico specie con i centrocampisti, a cui richiede sovente di cambiare posizione in campo. E così lo si è visto giocare da mezz’ala (prevalentemente), ma anche da laterale sinistro e da regista centrale, sempre in grado di dare un ottimo contributo. Il calo fisico che ha avuto nella seconda parte di stagione è coinciso guarda caso con il periodo più nero della squadra ma essere riusciti ad acquistarlo, grazie ai gettoni di presenza già timbrati, è stato certamente un grandissimo affare.

SILIGARDI 6,5 – Inutile girarci attorno, da lui ci si attende sempre qualcosa di più. I tifosi si sentono in qualche modo “traditi”, perché del giocatore tanto osannato, e che almeno in B dovrebbe fare valere una tecnica superiore, si sono viste poche tracce. Troppe volte è assente ingiustificato, quando si intristisce se non gli riesce un dribbling, se una giocata gli viene stoppata… In questo mi ricorda un vecchio gialloblu: Salvetti, anch’egli facile ai condizionamenti ma anche decisivo e importante quando invece la partita gli girava per il verso giusto. Speriamo che con un allenatore come Pecchia sempre pronto a rinnovargli la fiducia, siano più le giornate positive che quelle negative.

il Pazzo si sta prendendo la sua rivincita, leader in campo e autentico big per l'intera categoria. Già 16 gol segnati in appena 17 presenze

il Pazzo si sta prendendo la sua rivincita, leader in campo e autentico big per l’intera categoria. Già 16 gol segnati in appena 17 presenze

PAZZINI 9 – Un tocco un gol, verrebbe da dire. Statistiche alla mano non è così, e poi i numeri non mi sono mai piaciuti. Però è indubbio che Pazzini sta facendo il Pazzo! Capocannoniere in solitaria, 16 reti in 17 gare, un pericolo costante in area avversaria, un attaccante che, si sa, ha un pedigree molto diverso da un contesto simile. E allora dovrebbe essere scontato un suo exploit, tale da non fargli meritare un 9 in pagella, direte voi… Invece il bel voto tiene conto della sua determinazione, della sua leadership, della sua voglia di rivalsa confermata dai fatti e non solo in veste di parole, di aver sposato la causa ai fini del raggiungimento dell’obiettivo.

LUPPI 6,5– Tanta abnegazione, una zanzara cui piace punzecchiare sulla fascia ma soprattutto l’orgoglio di vestire la nostra maglia, l’idea che giocare per il Verona sia il coronamento di una carriera sinora vissuta ai margini del calcio che conta e giunta come premio di una carriera via via sempre in progredire. Non credo che Luppi possa ambire a di più, già nel Verona si alterna con altri interpreti e non rappresenta un top sulla fascia, però sta dando il suo valido contributo, mixando quantità e qualità.

VALOTI e ZACCAGNI 7 – Quasi senza accorgersene ci siamo ritrovati con due giocatori in squadra pronti a recitare un ruolo da protagonisti in campo. Li conoscevamo già, entrambi avevano già esordito bene in serie A, specie il primo, figlio d’arte ma così diverso dal padre Aladino, anch’egli ex gialloblu. Mattia aveva pure segnato nella massima serie ma poi l’anno scorso sembrava aver buttato via una stagione, perso tra due prestiti in B poco edificanti.

Zaccagni, invece, di due anni più giovane (è un 95) era finito addirittura in Lega Pro, dove ha contribuito alla promozione del Cittadella ma sembrava ai margini del progetto, pronto a un nuovo prestito. Sono riusciti entrambi non solo a farsi trovare pronti, quando servivano alternative al gioco, ma anche in più occasioni a essere decisivi per il risultato. Gol, buone giocate, personalità, capacità di adattarsi a più ruoli (Valoti può fare la mezz’ala, il trequartista, l’interno; Zaccagni l’interno, il regista, l’esterno, addirittura Pecchia l’ha schierato da terzino destro). Insomma, due pedine che saranno sicuramente molto utili alla causa.

Gli altri giocatori hanno avuto meno chance di mettersi in mostra e quindi mi risulta difficile dare un giudizio su questa prima parte di stagione. E’ indubbio che ci attendevamo più gol (ma forse anche più minutaggio, e probabilmente la scarsa vena realizzativa dipende in primis da questo) da GANZ. L’attaccante, figlio di Maurizio “el segna semper lu”, sembra avere il guizzo giusto e le attitudini da bomber di razza e reclama spazio (o almeno lo sta facendo il suo procuratore su pressione indiretta della Juve che ne controlla il cartellino) ma io lo terrei comunque fino a giugno. Davanti ha Pazzini e mi sa che deve solo sperare che Pecchia in alcune gare si affidi a un gioco a due punte, altrimenti dovrà farsi valere in zona gol nelle briciole che gli verranno riservate.

GOMEZ e CHERUBIN sono giocatori esperti, di sicuro affidamento. Il primo ha fatto la storia recente dell’Hellas, probabilmente farebbe comodo a molte squadre avversarie, ma ha lo spirito giusto ed è rimasto consapevole di non dover ricoprire un ruolo di primo piano nelle scelte del mister. Non sono pervenuti MARESCA e TROIANIELLO: per carità, i comprimari ci sono sempre stati, ma almeno da Enzo ci si aspetta che guidi la squadra con maggiore autorevolezza una volta chiamato all’appello. Ha sorpreso il difensore BOLDOR nella gara di chiusura vinta ieri al Bentegodi. Ha addirittura segnato di testa con un bello stacco in area ma è parso soprattutto sicuro, pratico, concreto sull’attaccante avversario, e nella fattispecie si trattava del cesenate Djuric, uno dei più pericolosi dell’intera categoria. Esame superato per lui e così in casa ci troviamo una pedina preziosa per il futuro, in un reparto anche quest’anno messo sotto accusa per i gol subiti (per fortuna in misura minore rispetto all’ultimo biennio, e ben compensati da un’esplosiva forza offensiva), alcuni in maniera piuttosto imbarazzante.

ZUCULINI da acquisto di peso si è rivelato suo malgrado il flop di stagione, collezionando pochissimi minuti e dando credito purtroppo a quello che era risaputo da due anni: un giocatore con troppi problemi fisici dovuti a infortuni e continue ricadute. Spiace perché il dna sarebbe quello del lottatore, del calciatore tipo che piace ai tifosi per spirito da guerriero, per determinazione e “cattiveria”, abbinate nel suo caso anche a buone doti tecniche, come certificato dallo splendido anno a Bologna. Speriamo da qui a fine stagione possa mettere anche la sua firma sulla tanto sognata promozione in A.

Stesso dicasi per FARES, soltanto un paio d’anni fa portato a emblema dell’ottimo lavoro del settore giovanile, con lui attaccante esterno in grado di fare sfracelli in area, con doti fisiche straripanti, un’ottima corsa e tanta personalità. In A aveva messo insieme un numero discreto di presenze e buone prospettive, pur dando l’impressione di non essere tagliato per agire da terzino sinistro. Pecchia lo aveva restituito al cuore del gioco, sin dal suo insediamento sulla panchina gialloblu, mettendolo largo a sinistra in un tridente d’attacco. Per ora Fares è quello che più ha deluso, negativo sia davanti che soprattutto indietro, dove ha peccato clamorosamente in due occasioni, fin quasi a scomparire dai radar. Il futuro è dalla sua parte (ha appena 20 anni) ma deve limare il suo comportamento, che troppe volte lo ha visto eccedere in nervosismi.

La rosa, sbandate a parte, ha dimostrato la sua forza ma il mercato di gennaio, specie considerando l’ingente bottino ottenuto dal “paracadute” dello scorso anno, potrebbe puntellare alcuni reparti di giocatori “di categoria”, magari andando a pescare proprio dalle dirette avversarie.

Mandorlini sarebbe l’uomo giusto per il Parma

Chi mi conosce sa che non posso certo definirmi un “mandorliniano” (postilla per i non tifosi dell’Hellas che immagino e spero saranno tanti a leggermi…, il tifoso gialloblu si divide da 5/6 anni a sta parte in pro Mandorlini e contro Mandorlini).

Non lo sono, o non lo ero, non soltanto perché il suo modello di gioco non corrisponde esattamente a quello che riesce a catturarmi l’entusiasmo; e non lo sono nemmeno per certe sue esternazioni, e sono state molte, che esulavano dal contesto calcistico (o che vi entravano dalla porta secondaria). Insomma, non mi esaltavo per lui come uomo, pur riconoscendone doti di trascinatore, di attaccamento e di passione genuina.

Gli riconosco però soprattutto il grande lavoro di ricostruzione della nostra (all’epoca) derelitta squadra, portata in sella dagli inferi della Lega Pro al Paradiso della serie A ma lo reputo anche in parte colpevole della disfatta della passata stagione, monotematico negli schemi e attaccato ai suoi giocatori simbolo, precludendo quasi a priori la fioritura di altri.

Va beh, è un capitolo chiuso in pratica della storia gialloblu, nonostante l’anno in corso sia ancora sotto contratto: lui da tempo ha iniziato a ricomparire in video, a dispensare opinioni (richieste, per carità) e in qualche modo – giustamente – a candidarsi indirettamente per questa o quell’altra squadra.

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D’altronde la bontà del suo percorso professionale è sotto gli occhi di tutti, così come le sue abilità di condottiero. Ero tra coloro che in qualche modo caldeggiavano la sua possibile candidatura sulla panchina dell’Inter, poi finita a Pioli, perché secondo me in veste di traghettatore avrebbe potuto risollevare la cresta di molti galletti dello spogliatoio nerazzurro (che lui tra l’altro ben conosce, avendovi giocato e vinto agli ordini di Trapattoni).

Sfumata la chimera Inter, da un paio di giorni si è tornato a parlare di lui per un’altra prestigiosa panchina, quella del Parma, ovvero quel che si dice una vera nobile decaduta del calcio italiano.

E’ chiaro, dovrebbe ripartire dalla Lega Pro, abbandonare definitivamente sogni d’alto profilo, eppure credo che per Andrea Mandorlini quella emiliana sarebbe la piazza ideale per rimettersi in pista.

In fondo si possono riscontrare molte analogie con la situazione dell’Hellas Verona di qualche anno fa.

Il Parma DEVE tornare come minimo in serie B e da lì puntare il prima possibile al ritorno in serie A, dove gli compete. Il tecnico ravennate è indubbiamente un motivatore eccezionale, un rivitalizzatore, e saprebbe a mio avviso toccare le corde giuste di un organico – ricordiamolo – da promozione. Non sarà facile centrare l’obiettivo, un po’ per il regolamento assurdo della competizione, con playoff da disputarsi fra ben 28 squadre in più fasi dei tre gironi, un po’ perché anche solo restando al girone B, dove il Parma è impegnato, c’è molta concorrenza per il primo posto che darebbe accesso immediato alla B. I punti di distacco dalle prime classificate attuali (il competitivo Pordenone e la sorpresa Reggiana) non sono poi molti, ma ci sono altri avversari quotati da battere come il super Venezia di Pippo Inzaghi, il Bassano, la Feralpi Salò o il Padova.

Sono convinto però che se i ducali decidessero di assumere Mandorlini al posto di Apolloni avrebbero buona chances di giocarsela.

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Per tutti i “ragazzi” della mia generazione, diciamo dai 30 ai 40 anni (io ci sto appena dentro perché sono 39) il Parma rappresenta molto: negli anni ’90 ha fatto sognare tantissimi appassionati di calcio (eccezion fatta forse per gli juventini, viste le tantissime sfide ad alti livelli, comprese finali varie), da quelle parti hanno giocato campioni veri.

Tralasciando quello che poi è successo a livello societario e la successiva caduta, non diretta, ma comunque quasi a compensare quegli anni d’oro ma gestiti in maniera “allegra”, il Parma ci rimanda a un’epoca in cui il calcio italiano si poteva a ragione definire il più bello del mondo, magari non in senso puramente estetico, ma per la competitività e l’alto livello delle squadre e degli interpreti partecipanti sicuramente sì.

Primi bilanci sul mio ultimo libro “Stelle comete nel mondo del calcio”, disponibile sia in Ebook che in versione cartacea

Allora, cari amici del blog, è una vita che non scrivo, ma ciò non significa che non tenga a questo mio spazio. Anzi, dovendo riflettere su una questione che mi sta particolarmente a cuore, mi è venuto più che naturale farlo tramite questo personalissimo mezzo che non altrove.

Da aprile ho iniziato un nuovo lavoro, sempre nell’ambito socio-sanitario ma non più solo con mansioni di educatore-formatore ma proprio di referente educativo (tra l’altro di una struttura molto grande). Non mi era mai capitato, per dire, di possedere un telefonino aziendale e di ricevere in teoria chiamate a qualsiasi ora del giorno.

Molta più responsabilità, che se da una parte a questo punto del mio percorso lavorativo, era quello che potevo pure auspicarmi, dall’altra ha finito per ridurre sensibilmente lo spazio (vitale) che era destinato a collaborazioni, scrittura e altri progetti.

Tuttavia, da settembre, provando a cercare il giusto equilibrio tra dovere e piacere, dovrei riprendere a scrivere (almeno) di musica, mentre in merito al calcio – materia principe che mi ha portato negli anni a scrivere per testate nazionali come Il Nuovo Calcio e il Guerin Sportivo – sono piuttosto fermo.

9788893325653g

Eppure l’ultima mia pubblicazione ufficiale riguarda proprio un testo a sfondo sportivo, quel saggio dal titolo emblematico “Stelle comete nel mondo del calcio”, per il quale volutamente mi sono affidato al selfpublishing.

Ho spiegato in un precedente post le mie ragioni, dopo 4 libri editi da Nulla die, una piccola ma molto seria casa editrice diretta da Massimiliano e Salvatore Giordano. E vertevano sul fatto che per un libro simile, molto tecnico ma allo stesso tempo ad ampio respiro e attualissimo, avrei ambito a una pubblicazione con editori specializzati in saggistica di questo tipo. Non mi andava di uscire con una sigla che non fosse Nulla die, ma di quella portata. Nel senso che una casa editrice, media o piccola che sia, che si occupa specialmente di narrativa, ad esempio, difficilmente sarebbe andata a valorizzare un manoscritto sulle storie di quei calciatori che, pur baciati da immenso talento, non sono riusciti a far carriera.

Il mio è stato un esperimento, forte del fatto che sono sicuro che l’argomento sia tutt’altro che di nicchia – risposta al più data dai “colossi” dell’editoria (sì, proprio quelli, anche dopo aver iniziato con uno la fase di editing), interessati ma pronti a ribadirmi come in questo preciso momento storico gli unici libri di calcio ad essere venduti sono in pratica gli instant book o le autobiografie “camuffate”.

Qualche contatto nel mondo dello sport ce l’avevo, alcuni ben saldi, e insomma ho fatto da me e, lo dico sottovoce, per ora sono soddisfatto.

Ho sperimentato la doppia versione per la pubblicazione, ebook e cartaceo, per ovviare a quelle che potevano essere facili obiezioni del potenziale lettore interessato (il prezzo di copertina troppo alto!). Sono riuscito con i “tipi” di Youcanprint (banalizzo, ma in realtà ho trovato tanta passione, precisione e professionalità nelle persone con cui mi sono di volta in volta interfacciato, che molte case editrice piccole se le sognano) a concordarmi sul prezzo del cartaceo, tenendolo abbordabile, considerato il numero di pagine (meno di 13 euro) e, curioso, ho voluto provare la pubblicazione digitale, anche perchè io per primo, irriducibile nostalgico della carta stampata, di ebook sono diventato un divoratore.

In molti mi hanno chiesto se sono in previsione delle presentazioni in giro per l’Italia… ad agosto ho voluto sorvolare, ma forse in inverno qualcosa riuscirò ad organizzare,visto che dall’interesse qualcosa si sta muovendo.

Youcanprint ti dà modo di verificare quasi in tempo reale lo stato di vendita del tuo libro, non solo dal sito in questione, ma da tutte le piattaforme o librerie fisiche sparse per l’Italia e l’estero e, con un po’ di stupore, sto notando come in realtà la gente sia ancora legata o attratta dal cartaceo. Tuttavia, è con l’ebook che sto raccogliendo le maggiori soddisfazioni, col picco massimo del 7° posto raggiunto nella classifica di Amazon per la sezione Sport.

Ora le cose si sono un po’ assestate in tal senso, però siamo all’inizio e mi fa piacere che ci siano persone che mi contattano per chiedermi informazioni su come acquistarlo.

Beh, in teoria è molto semplice: si può ordinare il libro cartaceo nei principali bookstore digitali (ibs, amazon, laFeltrinelli, Mondadori e tanti altri), oltre che nelle vostre librerie di fiducia; l’ebook invece offre ancora più possibilità, a soli 3,99 di acquisto, anche leggendo l’anteprima.

Perciò, amici di PELLEeCALAMAIO, che da anni, nonostante le mie periodiche assenze, mi seguite con passione, se volete saperne di più o avete curiosità e voglia di leggermi, fatevi avanti! 🙂

Le idee in materia di saggistica sono sempre tante, ma probabilmente dopo diversi anni ormai e tre pubblicazioni, mi concederò una pausa dal genere per concentrarmi su una nuova avventura: l’idea che dovrebbe trasformarsi in un nuovo romanzo, a 5 anni di distanza dal mio esordio letterario “Verrà il tempo per noi”.

Ma in questo caso tutto è ancora prematuro, e la promessa è quella di tenervi aggiornati di più!

Un forte abbraccio!!!

(Gianni Gardon)

L’impresa del Leicester dovrebbe mettere tutti d’accordo, ricordandoci che nulla è impossibile!

Il Leicester ha davvero, con la splendida affermazione in Premier League, centrato un’impresa forse senza eguali, per lo meno nel calcio moderno.

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Uno scudetto costruito mattone su mattone, partita dopo partita, con risultati dapprima sorprendenti e poi che quasi non facevano più notizia, visto il perdurare di queste meraviglie. Lasciatisi alle spalle i colossi annunciati – i vari Manchester City, i cugini dello Utd, i Reds, il Chelsea e l’Arsenal, per i quali non a sproposito si è parlato di flop – a contendersi quasi fino all’ultimo il “sogno” sono stati gli Spurs che, pure a lungo digiuno di scudetti, potevano comunque vantare un palmares di tutto rispetto, specie se paragonato alle Foxes,  a secco di vittorie in campionato, sapientemente allenate da Claudio Ranieri.

Ci sarebbe di che gioire e basta, di provare se non altro empatia per la favola a lieto fine del Leicester; invece girovagando in rete mi accorgo che molti si sono affrettati a dire di quanto si siano “rotti le palle” a sentire parlare di questa storia.

Dico la verità, a me non piace nemmeno l’atteggiamento di notissimi giornalisti sportivi che tendono a sottovalutare la cosa o quanto meno a non darne i connotati dell’eccezionalità, sostenendo che in fondo il club è… ricco, perchè ha dietro un magnate thailandese…

Beh, tutto è in proporzione ovviamente, e a quanto mi risulta, il Leicester a inizio campionato era il quint’ultimo club in base alla situazione economica: che poi sia migliore della maggior parte delle nostre bistrattate squadre non dovrebbe fare testo.

Insomma, molta supponenza, quando invece, al di là di quelle che possono essere simpatie (io stesso ho sempre guardato con vicinanza all’Arsenal, specie dopo aver fatto di “Febbre a 90°” un mio libro cult) bisognava come minimo applaudire a questo scudetto.

Poi mi pare azzardato d’altro canto fare la gara a quale sia stata la più grande affermazione in ambito calcistico della storia: a me piace pensare che in questa cavalcata trionfale ci fosse stato lo spirito dell’Hellas Verona di Bagnoli che, 31 anni fa, salì meritatamente sul gradino più alto della serie A. Ma forse in quel caso è il cuore che mi fa parlare, e allora, suvvia, nessuno potrà mai eguagliare ciò che mi hanno regalato Elkjiaer, Briegel, Fanna, Garella, Tricella e gli altri mitici gialloblu.

Al via la Super League cinese con tanti illustri campioni a sposare (a suon di milioni di euro) la causa.

Da molti anni siamo abituati a vedere giocatori più o meno affermati decidere di lanciarsi in avventure esotiche, arrivati a un certo punto del loro percorso. Solitamente accade a fine carriera, e quasi sempre, a motivazioni personali, o alle cosiddette “scelte di vita”, vengono anteposti fattori prettamente economici.

Alludo ai campionati nazionali che si svolgono in Qatar, una delle mete più gettonate di questo millennio, e a quelli arabi; meno specie fanno quelle scelte che prediligono il massimo torneo americano, da sempre fascinoso agli occhi dei giocatori (sin dai tempi di Pelè, Cruijff, Chinaglia, per arrivare all’esodo di molti big odierni sul viale del tramonto, con rare eccezioni, tipo la fortunatissima esperienza che sta facendo il nostro rappresentante Sebastian Giovinco) o quelli russi e ucraini. Stati Uniti, Russia e Ucraina che in ogni caso possono vantare dei tornei ben strutturati, oltre che dalle ingenti risorse.

Tuttavia nessuno dei casi citati può trovare un paragone con quello che sta succedendo da quest’anno in Cina, dove pochi giorni fa è partita la nuova Super League. Una lega in grado di mettere sul piatto un volume di quasi 300 milioni pur di richiamare stelle conclamate del calcio mondiale, stavolta sì all’apice della carriera e non solo gente che debba al più svernare in una pensione dorata.

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Beh, che saranno dorate le pensioni di quei giocatori che hanno abbracciato la causa non stentiamo a crederlo, se pensiamo che un certo Ezequiel Lavezzi, a lungo nei sogni interisti nella recente sessione di mercato invernale, si è infine accordato col club dell’Hebei, tra l’altro neopromosso, per un ingaggio annuo da 15 milioni di euro. In questo club giocherà tra gli altri a fianco di validi interpreti come Mbia o l’ex laziale, cresciuto in Premier League, Kakuta.Soprattutto il Pocho si ritroverà spesso a duettare in attacco col velocissimo ivoriano Gervinho, appena prelevato dalla Roma e già in gol all’esordio nella vittoria esterna dell’Hebei, in occasione della gara inaugurale della Super League.

In Cina, al via quest’anno in campionato,  sono finiti a giocare tanti altri talenti nel pieno della carriera, più o meno riconosciuti a livello internazionale: dal ghanese Gyan Asamoah all’ex Chelsea Ramires, dai brasiliani Renato Augusto, Jo e Paulinho ai colombiani GuarinJackson Martinez, fino a quell’ Alex Texeira, nel mirino dei più prestigiosi club europei e assurto allo status di big del calcio mondiale. Per non parlare del parco allenatori, che include gente come Felipe Scolari, Sven Goran Eriksson, Dragan Stojkovic o Alberto Zaccheroni, a proseguire le fortunatissime esperienze di Marcello Lippi, soprattutto, e di Fabio Cannavaro poi. Fu proprio Lippi, con una squadra già in modo preminente rimpolpata di forze straniere (su tutti il brasiliano Elkeson, uno dei maggiori uomini mercato di questa ricchissima finestra) a portare a risultati mai visti la squadra del Guangzhou, sino alla vittoria storica della Champions League asiatica.

16 squadre che si daranno battaglia da qui alla fine di un campionato in cui non ci sono delle vere favorite, visto come appunto i valori delle rose sono stati in alcuni casi ribaltati rispetto alle gerarchie in vigore fino all’edizione del 2015. 

Sarà interessante capire se basterà questo clamoroso richiamo economico a far da volano per una zona del mondo in cui il calcio può da sempre vantare un grande numero di appassionati, ma mai capace di andare oltre i propri confini. E’ indubbio che un’ingente operazione di questo tipo possa giovare all’immagine del torneo, facendogli guadagnare interesse dai media, ma molto probabilmente il tutto andrà a scapito di una crescita del movimento interno, con i calciatori locali schiacciati dal peso di nomi così importanti.

La domanda è: sarà un fuoco di paglia o l’inizio di un periodo storico che vedrà sempre più crescere le quotazioni di questo campionato?

Riusciranno i vari Lavezzi, Texeira o Martinez a trainare i loro compagni cinesi, inducendoli a migliorarsi dal punto di vista prettamente tecnico? Di sicuro la determinazione e la costanza a quelle latitudini non mancano!

 

Prime impressioni sulla nuova serie A dopo la quinta (ancora parziale) giornata

5 giornate sono pochissime per trarre ogni bilancio ma alzi la mano chi si sarebbe aspettato una classifica simile della serie A a questo punto del campionato.

INTER 15 – cinque partite su cinque vinte, un enplain che ha sparigliato le carte davanti, sgombrando dubbi sul reale valore della rosa che, innegabilmente, è molto buono. Da scudetto? Prematuro appunto dirlo, ma in fondo anche la prima Juve di Conte come mission aveva quella di tornare quantomeno competitiva in tempi brevi. Forse approfittando delle defaillances altrui, l’Inter di Mancini potrebbe sorprendere, magari migliorando nel gioco che finora latita, in favore però di un cinismo niente male.

FIORENTINA 12 – la pre-season era stata incoraggiante ma da qui a vederli come credibile seconda forza ne passava. Eppure la Viola, ben allenata da Sousa, gioca bene e maschera quelle che sono ancora delle lacune in alcune zone del campo. Difficile però pronosticare di volta in volta la formazione che scenderà in campo. Non c’è una formazione base, tanti doppioni che più o meno si equivalgono. Una risorsa o a lungo andare un limite? Nel frattempo godono i tifosi, un po’ meno chi deve schierare giocatori della Fiorentina al Fantacalcio!

SASSUOLO 11 – Un ruolino di marcia mica da ridere quello dei neroverdi allenati da Di Francesco. Al terzo anno consecutivo in A, gli emiliani sono sempre più sicuri dei loro mezzi, convincenti in campo, spesso sorprendenti e con una qualità media elevata. Stupiscono in particolare le tante soluzioni offensive, il fatto che tutti i numerosi attaccanti in rosa riescano a dare il loro efficace contributo. Non ci inoltriamo in previsioni ma almeno si può evitare di tirare in ballo la quota salvezza?

CHIEVO 10 – La prima rivelazione stagionale è la squadra della Diga veronese, che a dispetto della tanta esperienza ormai accumulata in A fa sempre specie quando inanella risultati simili. Il manico è lo stesso, gran parte della rosa pure, e allora in pratica si sta giocando sulla continuità del convincente finale di stagione scorso. Poi, se Paloschi e Meggiorini sono da Nazionale, Birsa attualmente uno dei fantasisti che più incidono, Castro e Rigoni due autentiche rivelazioni, forse può essere l’anno giusto per puntare a qualcosa di più dell’ennesima permanenza nella massima serie.

TORINO 10 – I granata sono tornati a far sognare i propri tifosi. Al di là dell’enorme tradizione e della gloriosa storia della squadra, il Toro si può accomunare al Chievo in questo inizio di stagione. Non fosse che qui certi interpreti sono cambiati e alla ribalta stanno salendo altri possibili nomi vincenti del calcio italiano, vedi Baselli.

SAMPDORIA 10 – Ottimo avvio di stagione per la squadra ligure che non godeva di grossi favori della critica ai nastri di partenza. Per via di una rosa molto rinnovata e in teoria indebolita negli interpreti e anche per un allenatore da troppo tempo lontano da certe ribalte. Invece la nuova Samp di Zenga, soprattutto tra le mura amiche, sprigiona una forza incredibile, trascinata da un super Eder.

MILAN 9 – Qualcosa ancora da perfezionare per il Diavolo, ma la sensazione è che Mihajlovic abbia trovato la strada giusta. Chiaro, non è la compagine bistrattata delle ultime due stagioni, ma nemmeno una carrozzata. Traguardi prestigiosi al momento sembrano preclusi ma si può tracciare un solido cammino. Ottimo l’impatto di Bacca, così così quello degli strapagati Bertolacci e Romagnoli (quest’ultimo comunque in ascesa), ma in compenso può emergere Calabria e continuare a crescere Balotelli.

LAZIO 9 – Squadra camaleontica, con un rendimento esterno choccante, ma dalle indubbie qualità tecniche. Sarà difficile ripetere il clamoroso torneo scorso, tuttavia gli uomini di Pioli hanno talento ed esperienza per mettere in difficoltà chiunque. nonostante cominci a pesare l’assenza di un grande bomber.

ROMA 8 – Non ci siamo… con una Juventus in evidente ritardo di classifica, i primi a giovarsene sarebbero dovuto essere i giallorossi. Invece la squadra manca del colpo da ko definitivo, di cinismo. Ma forse è questione di tempo… tradotto: che Dzeko si ambienti in fretta e diventi riferimento per il reparto.

PALERMO 7 – Partenza ottima, punti messi in saccoccia ma un trend negativo che pone dei dubbi sull’effettivo valore della rosa, soprattutto negli interpreti difensivi, forse non tutti all’altezza della serie A. In avanti poi, Gilardino non sta facendo il “Toni”, l’attaccante esperto ancora in grado di fare la differenza.

NAPOLI 6 – Qual è il vero Napoli? Fosse quello che ha asfaltato la Lazio, staremmo a parlare di squadra in grado di vincere il campionato ma la realtà è che la squadra deve ancora assimilare i dettami di Sarri. Probabile che trovato un 11 stabile, con alcune scelte forse nella testa del mister già compiute, il Napoli possa ingranare definitivamente.

ATALANTA 5- L’obiettivo reale (e realistico, vista la non eccelsa qualità del gioco finora espresso) è quello della salvezza. I mezzi ci sono, ma qualche variante si dovrebbe trovare nella ricerca del gol, soprattutto con un Denis in fase calante e un Pinilla purtroppo non esente da infortuni. Piacevoli le scoperte del mastino De Roon e del giovane del vivaio Grassi.

JUVENTUS 5 – Nessuno si sarebbe immaginato di trovare una Juventus così poco a fuoco, raramente concreta e fragile in diverse zone del campo. L’alibi della rosa largamente rinnovata è convincente, ma allora come si spiegherebbe di contro la stupenda affermazione in Champions in casa del City? Mancanza di stimoli in campionato e sguardo rivolto ai palcoscenici europei? Può essere, e sarebbe pure legittimo, vista la Finale della scorsa stagione, ma per consolidarsi bisogna arrivare come minimo tra le prime 3… e se l’andazzo è questo, che gli diciamo ad Allegri?

EMPOLI 4 – Considerando che nel momento in cui sto scrivendo, deve ancora recuperare la gara interna con l’Atalanta, direi che l’Empoli sta sorprendendo gli scettici (come me) che credevano che senza la guida Sarri e gente come Valdifiori, Vecino, Rugani e Hysaj avrebbe faticato non poco a salvarsi. Invece Giampaolo ha fatto un po’ come il primo Allegri juventino: non ha stravolto la squadra, impostandola sul suo abituale 4-4-2 e mantenendo l’impianto di gioco precedente, sta esaltando di nuovo un collettivo che, nonostante le perdite di cui sopra, può continuare a stupire, grazie soprattutto a Saponara, un autentico fuoriclasse.

VERONA 3 – Inizio in salita per la squadra veronese, specie sul fronte infortuni (il lanciatissimo Hallfredsson, il riscoperto Rafa Marquez, il recidivo Romulo e non ultimi i totem Toni e Pazzini). Ci sarà da sudare per conquistare una salvezza che comunque pare alla portata.

GENOA 3 – Difficile etichettare il nuovo Genoa, che a tratti ancora ha dimostrato l’impronta di Gasperini (nel modo di aggredire il gioco, di cercare diverse soluzioni offensive…) ma che sembra più fragile e inesperto. Magari col tempo l’inserimento dei nuovi sarà agevolato, e torneranno protagonisti attesi come Perin (peraltro ben sostituito da Lamanna), Pavoletti e l’involuto Perotti. Insomma, c’è moderata fiducia (anche se i dati parlano di peggior inizio di stagione dalla risalita in serie A).

UDINESE 3- Folgorante l’avvio, con quella bella vittoria in casa della Juventus, non corroborato però da un adeguato prosieguo. Da allora solo sconfitte, ben 4, anche se il secondo tempo contro il Milan dell’altro ieri, induce all’ottimismo.

BOLOGNA 3- Sorretto da notevole entusiasmo per il pronto ritorno nella massima serie, ora si deve però fare i conti con una realtà non al passo con le aspettative. La squadra però è intrigante nel suo mix tra giovani (Masina e Ferrari dal vivaio, e poi Diawara, Pulgar, Crisetig, Donsah), vecchi (Brienza, Gastaldello). A fare la differenza però devono essere Mounier (ottimo il suo esordio da titolare) e Destro, ancora desideroso di rilanciarsi.

CARPI 2- Arranca come previsto il Carpi,  che però non ci sta a fare la vittima designata, come testimoniano soprattutto le gare perse contro Inter e Fiorentina e i due pareggi. Promette di ripetersi anche in A la punta Mbakogu e, se così fosse, potrebbe fungere da elemento chiave, più ancora di Borriello, nella complicata corsa alla salvezza.

FROSINONE 1- Un solo punticino, ma importantissimo – conquistato allo Juventus Stadium – per il morale e per rompere il ghiaccio, muovendo finalmente la classifica. La rosa latita tremendamente in qualità.. si dovrà puntare sull’agonismo e sulla voglia di Stellone e i suoi di mettersi in mostra e stupire.