L’impresa del Leicester dovrebbe mettere tutti d’accordo, ricordandoci che nulla è impossibile!

Il Leicester ha davvero, con la splendida affermazione in Premier League, centrato un’impresa forse senza eguali, per lo meno nel calcio moderno.

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Uno scudetto costruito mattone su mattone, partita dopo partita, con risultati dapprima sorprendenti e poi che quasi non facevano più notizia, visto il perdurare di queste meraviglie. Lasciatisi alle spalle i colossi annunciati – i vari Manchester City, i cugini dello Utd, i Reds, il Chelsea e l’Arsenal, per i quali non a sproposito si è parlato di flop – a contendersi quasi fino all’ultimo il “sogno” sono stati gli Spurs che, pure a lungo digiuno di scudetti, potevano comunque vantare un palmares di tutto rispetto, specie se paragonato alle Foxes,  a secco di vittorie in campionato, sapientemente allenate da Claudio Ranieri.

Ci sarebbe di che gioire e basta, di provare se non altro empatia per la favola a lieto fine del Leicester; invece girovagando in rete mi accorgo che molti si sono affrettati a dire di quanto si siano “rotti le palle” a sentire parlare di questa storia.

Dico la verità, a me non piace nemmeno l’atteggiamento di notissimi giornalisti sportivi che tendono a sottovalutare la cosa o quanto meno a non darne i connotati dell’eccezionalità, sostenendo che in fondo il club è… ricco, perchè ha dietro un magnate thailandese…

Beh, tutto è in proporzione ovviamente, e a quanto mi risulta, il Leicester a inizio campionato era il quint’ultimo club in base alla situazione economica: che poi sia migliore della maggior parte delle nostre bistrattate squadre non dovrebbe fare testo.

Insomma, molta supponenza, quando invece, al di là di quelle che possono essere simpatie (io stesso ho sempre guardato con vicinanza all’Arsenal, specie dopo aver fatto di “Febbre a 90°” un mio libro cult) bisognava come minimo applaudire a questo scudetto.

Poi mi pare azzardato d’altro canto fare la gara a quale sia stata la più grande affermazione in ambito calcistico della storia: a me piace pensare che in questa cavalcata trionfale ci fosse stato lo spirito dell’Hellas Verona di Bagnoli che, 31 anni fa, salì meritatamente sul gradino più alto della serie A. Ma forse in quel caso è il cuore che mi fa parlare, e allora, suvvia, nessuno potrà mai eguagliare ciò che mi hanno regalato Elkjiaer, Briegel, Fanna, Garella, Tricella e gli altri mitici gialloblu.

Serie A: flop Napoli, boom di reti tra Inter e Milan. Intanto in Inghilterra brilla la stella di Graziano Pellè

E’ iniziato il campionato da due sole partite. Ieri qualche fuoco d’artificio è stato lanciato, specie dalle milanesi ma la sensazione che i quadri tecnici della serie A siano piuttosto sbiaditi è lampante. Juve e Roma già a correre, a vincere con il minimo sindacale, senza dannarsi troppo l’anima, e assieme a loro un Milan assai diverso da quello dimesso delle ultime stagioni ma che indubbiamente non sembra avere il pedigree della squadra vincente. Spettacolo in avanti indubbiamente, un Menez in stato di grazia e in genere buone trame offensive a mascherare quelle che sono mostruosità in terza linea. Inzaghi, tecnico assai promettente e dalla giusta mentalità, dovrà lavorare parecchio per trovare equilibrio fra i reparti. L’Inter umilia il Sassuolo, con identico punteggio dello scorso anno, la Viola senza Pepito fatica tremendamente in zona gol (ancora a secco, nonostante le innumerevoli occasioni ma pure Pinilla poteva far male e allora a sorridere sarebbe stato il Genoa). Buoni squilli da Atalanta e Sampdoria (bella la coppia Gabbiadini-Okaka con l’ex romanista finalmente al top, avendo trovato il giusto mix tra indubbie qualità tecniche e strapotere fisico. Ma l’exploit vero lo ha compiuto il Chievo, capace di espugnare il San Paolo di Napoli. La squadra di Benitez è in evidente crisi. Probabilmente ne uscirà ma prevedo una stagione assai difficile per i partenopei, ancora scossi dalla precoce eliminazione di Champions. Stasera personalmente ho grande curiosità per il debutto della stella Saviola al fianco di Toni alla guida dell’attacco gialloblu dell’Hellas contro il Palermo. Tra l’altro dopo un bel po’ di tempo tornerò allo stadio e l’emozione che sa regalare il Bentegodi è sempre palpabile!

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Ma l’Italia del calcio in questi giorni guarda anche oltre Manica. Balotelli? No, grazie, che se la spassi con le parrucchiere inglesi che è meglio. Scriviamo piuttosto del salentino Graziano Pellè, per alcuni ancora ingiustamente etichettato come quello che “da noi” non segnava mai. Ma, dati alla mano, ora che di gol ne segna in modo alquanto naturale anche in Premier, non basta più sbolognare la cosa come “ma tanto in Olanda i gol li sanno fare tutti!”. Sì, come no? Come fosse semplice per ogni attaccante siglare 50 gol in due stagioni di campionato col Feyenoord. Da tempo non siamo più il centro del mondo calcistico e se Pellè in Europa sta esplodendo, seppur tardivamente (nel 2015 compirà 30 anni tondi), un motivo valido ci sarà. Complimenti ai nostri ragazzi che all’estero tengono alta la nostra bandiera. Lui, ma anche Santon, Donati, Fausto Rossi, sperando che i due ex frombolieri del Toro Cerci e Immobile si sappiano disimpegnare anche in contesti davvero impegnativi e competitivi.

 

Calciatori italiani d’esportazione: ormai non si contano più! Ecco una lunga panoramica di questi nuovi emigranti del pallone: dai big come Verratti, Osvaldo, Giaccherini a giovani emergenti come Borini o Donati a mestieranti in cerca di nuovo rilancio come Raggi, Misuraca, Piovaccari, inaspettati protagonisti europei

Italiani popolo di emigranti! Un tempo, nemmeno lontano, erano  i nostri nonni a lasciare la propria terra in cerca di fortuna, o almeno per portare i soldi a casa; attualmente si parla più che altro di “fuga di cervelli”, in quanto stiamo messi male anche anche in quel campo e quello pare il destino più adeguato per le più brillanti menti del nostro  Paese. Fatte le debite proporzioni, e stante la crisi ormai diffusa in tutti i settori dell’economia, ecco che tutta una serie di cause ha portato anche i calciatori ad adeguarsi, unita al fatto che, specie se ci riferiamo ai giovani, c’è da rimarcare l’ennesima stagione nella quale  alle parole non sono succeduti efficacemente i fatti. Ma andiamo con ordine, cercando di stilare una lista, non completa, perchè i nomi impegnati fuori dall’Italia sono in effetti tantissimi ormai, ma credibile e rappresentativa di coloro che hanno optato per la soluzione estera, non limitandosi a coloro che calcano i più prestigiosi palcoscenici.

Giovani in rampa di lancio, alcuni prelevati direttamente dopo le belle prove in maglia azzurra disputate nel recente Europeo Under 21 (belle, ma evidentemente non troppo, devono aver pensato i nostri club che hanno preferito monetizzare anzichè dare loro una chance in prima squadra in serie A), ma anche calciatori in cerca di rilancio;  altri ai quali illuminati procuratori sono riusciti a trovare ingaggi impensati e altri ancora onesti mestieranti che si stanno rifacendo una vita dignitosa altrove trovando una propria dimensione calcistica più consona alle proprie capacità.

– IN BUNDESLIGA

Caldirola al Werder dall'inter

Caldirola al Werder dall’inter

nella massima serie tedesca, una delle leghe più interessanti e spettacolari del mondo, sia per innovazione, partecipazione, bel gioco e trend economico, figurano dei nostri atleti che ben si stanno disimpegnando. In particolare è l’ex interista Giulio Donati a destare meraviglia. La storia del terzino è ormai nota ai più: ritrovatosi a Grosseto in LEGA pro, e ancora incompiuto nei suoi primi anni da professionista in Italia, dopo uno splendido europeo ha attirato le attenzioni su di sè, fino a convincere l’ambizioso Bayer Leverkusen a puntare su di lui. Straordinario il modo in cui l’azzurro si sta imponendo in terra tedesca, visto che da subito è diventato titolare della fascia destra, in una difesa a 4, e oltre a ben figurare in campionato, col BAYER a un tiro di schioppo dalle due super big Bayern e Dortmund, sta giocando a testa altissima pure in Champions. Fortunatamente per l’Inter un rinato Jonathan  sta colmando un ruolo che sembrava perennemente vacante in nerazzurro, ma ancora stride che in casa nerazzurra sia stato preferibile monetizzare su un talento cresciuto in casa piuttosto che lanciarlo in prima squadra.

Caldirola, altro prodotto interista, sin dai tempi della categoria esordienti, e capitano dell’Under 21, sta faticando un po’ di più a Brema, ma gioca comunque titolare, lui che in Italia aveva sempre giocato in cadetteria. Peccato che la difesa sia da anni il punto debole della squadra, da sempre votata all’attacco e questo mette spesso alla berlina i suoi difensori. Caldirola per ora gioca più sul versante sinistro, lui centrale per vocazione e la sua non proverbiale velocità lo sta penalizzando, anche se con la sua determinazione e la sua personalità, sono sicuro che saprà diventare protagonista.

Un po’ come lo è stato per diverse stagioni Molinaro, terzino sinistro ormai trentenne che dopo aver toccato il picco con la Juventus del rientro tra le grandi, dopo il flop calciopoli, era passato allo Stoccarda. Niente di trascendentale per lui, ma ormai è una certezza, sebbene non sia più titolare fisso; tuttavia in Germania il suo nome ormai è ben spendibile e c’è la reale possibilità che possa costruirsi un buon finale di carriera rimanendo in terra tedesca.

Giulio Donati, dopo la delusione di Grosseto e il clamoroso rilancio con l'Europeo Under 21 prosegue il suo momento magico: titolare fisso nel Bayer Leverkusen!

Giulio Donati, dopo la delusione di Grosseto e il clamoroso rilancio con l’Europeo Under 21 prosegue il suo momento magico: titolare fisso nel Bayer Leverkusen!

– IN PREMIER LEAGUE

tra giovani presenti nelle liste di categoria o nei campionati riserve (e negli ultimi anni ce ne sono stati tantissimi, poi emersi a livelli più o meno alti, da Borini a Macheda, attualmente in Premier e in Championship con Sunderland e Doncaster, ma anche Petrucci, Fornasier, Moscatiello, Laribi, Santonocito, Massacci), e altri acquistati di sana pianta come veri colpi di mercato, la ricchissima  e ambitissima Premier League rappresenta spesso un’isola felice per i nostri calciatori.

Nel Sunderland, fino a pochissimo tempo fa allenato dal focoso Di Canio, è arrivato in pompa magna, dopo l’ottima Confederations Cup l’ex juventino Giaccherini, vero jolly del centrocampo, abile sulle fasce e sulla trequarti. Il piccolo Giak sta dimostrando in pieno le sue caratteristiche, abnegazione (tanta) ma sorretta da altrettanta qualità.

Osvaldo a Southampton si sta ritrovando in tutto il suo talento, dopo i dissapori di Roma. E’ un patrimonio azzurro, probabile centravanti ai Mondiali e Pochettino, suo attuale mister, sta riuscendo in pochi mesi a minarne gli spigoli caratteriali.

A Newcastle si sta affermando Santon, troppo presto lasciato andare dall’Inter e più in generale dal calcio italiano, visto che di lui si parlava come di “nuovo Facchetti” (ahi, ahi, quanto possono pesare le etichette!). Ma sull’ancora giovanissimo calciatore (è un ’91) hanno pesato moltissimo, oltre alle troppe aspettative, anche i numerosi infortuni.

In championship c’è proprio una colonia azzurra, rappresentata dal Watford, società presieduta dai Pozzo: oltre a un trainer come Zola, venerato in Inghilterra molto più che in Italia per i suoi trascorsi da “Magic Box” al Chelsea, figurano e stanno ben contribuendo al buon campionato della loro compagine calciatori come il fantasista Forestieri (’90) italo argentino ex grande talento di casa nostra che non era mai emerso ad alti livelli da noi; l’esile trequartista classe ’90 Diego Fabbrini,  il difensore goleador Angella (’89), il laterale difensivo Faraoni (’91), anch’egli grande promessa del nostro calcio, ai tempi della Lazio, quando l’Inter riuscì a strapparlo ai biancocelesti facendo un grande colpo a livello giovanile. In rosa anche un altro italo argentino, attuale regista della nuova under 21 di Di Biagio: Battocchio, uno dei migliori della squadra export dell’Udinese.

Da poco in Premier anche Viviano, mai esploso del tutto in Italia e anzi reduce da brutte esperienze tra Palermo e Fiorentina. Dire “brutte” forse è troppo ingeneroso per il portiere toscano, ma anche qui si doveva misurare con alte aspettative, che sono state in parte disattese. Attualmente infortunato, ha una grossissima occasione di rilancio in un top club europeo come l’Arsenal, da cui proveniva anche l’altro portiere Mannone, ora in prestito al Sunderland.

– in LIGUE 1

Succursale italiana, nonostante sia partito verso altri lidi il mister Ancelotti, volato a Madrid, sponda Real, è il ricchissimo Paris St Germain, dove militano ben tre azzurri “da Nazionale”: il baby Verratti, predestinato e subito capace di conquistare il neo tecnico Blanc, che lo utilizza da interno in un centrocampo a 3, il regista basso Thiago Motta, assolutamente in fase di rilancio e il portiere saracinesca Sirigu. Considerato che nell’11 base figurano pure Ibra, Cavani, Maxwell, Thiago Silva, Marquinhos e all’occorrenza Lavezzi, Menez e un tuttora appannato Pastore, si capisce come la lingua universale nella Parigi calcistica più che l’internazionale e istituzionale inglese, sia quella italiana.

il regista Verratti, ormai stellina indiscussa del calcio italiano e pedina fondamentale del Psg

il regista Verratti, ormai stellina indiscussa del calcio italiano e pedina fondamentale del Psg

Nella rivale dei paragini, il Monaco di mister Ranieri figurano due giocatori italiani: Raggi, capitano l’anno scorso in Ligue 2 e dignitosa prima riserva quest’anno nel contesto di una squadra stellare, uno che in Italia non era mai andato oltre la sufficienza in squadre comunque di medio o basso cabotaggio (tra Palermo, Empoli e Bologna, probabilmente il suo picco più alto) e il giovane Crescenzi, fortemente voluto dal tecnico. Nell’Ajaccio dell’esordiente mister Ravanelli c’è lo stopper Denis Tonucci, classe ’88, che mai ha toccato la serie A, essendo però stato apprezzato come valido difensore cadetto nelle sue esperienze a Cesena, società in cui è cresciuto, Piacenza e Vicenza.

– nella LIGA SPAGNOLA

vi gioca un altro reduce da una fortunata esperienza con l’Under 21, un calciatore del quale da anni si riconoscono le doti tecniche a metà campo, ma che alla Juventus, dopo gli stupendi anni giovanili, conditi da vittorie finali in campionato e al “Viareggio” non è (ancora) riuscito a dimostrare il suo valore: Fausto Rossi, finito in prestito al Valladolid, dopo un lungo apprendistato cadetto fatto di alti e bassi (anche a causa di infortuni più o meno gravi).

– ALTRI CAMPIONATI

detto della lontanissima lega americana, che per noi rappresenta ancora a livello mediatico un calcio lontano (vi giocano da star soprattutto giocatori a fine carriera, come Di Vaio, ancora implacabile bomber e il difensore centrale Ferrari, mentre brevissima si è rivelata l’esperienza oltreoceano della punta trentasettenne Bernardo Corradi), anche altre terre europee stanno accogliendo giocatori nostrani, che qui vengono assurti a veri big.

Il caso più eclatante è certamente quello del centravanti del Feyenoord Graziano Pellè, che l’anno scorso coi suoi 27 gol, solo sul filo di lana si è visto soffiare il titolo di capocannoniere della Eredivisie olandese. Sterile punta da noi, eccezion fatta per gli anni giovanili di Lecce, dove infilò due storici scudetti Primavera consecutivi e fu titolare della spedizione azzurra al Mondiale Under 20, ormai è un olandese d’adozione,dopo la tanta esperienza qui maturata, anche prima di Feyenoord.

Il leccese Graziano Pellè, incompiuto in tutte le sue stagioni in Italia, trasformatosi in implacabile bomber in Olanda!

Il leccese Graziano Pellè, incompiuto in tutte le sue stagioni in Italia, trasformatosi in implacabile bomber in Olanda!

In Scozia da tanti anni gioca il fantasista Manuel Pascali, partito in cerca di gloria da Foligno e ormai trascinatore del Kilmarnock. In Italia giocò solo in serie C ma le sue caratteristiche da combattente mai domo hanno trovato terreno fertile oltre Manica.

In Ungheria si sta destreggiando l’ex difensore della Juventus Alcibiade, dopo alcune non  felicissime parentesi minori  (Gubbio, Nocerina, Carrarese)  in prestito all’Honved. Per lui la prospettiva di giocare in un campionato senz’altro minore ma nel contesto ungherese in una big, potrebbe davvero rivelarsi vincente.

In Portogallo cerca di farsi spazio con la sua grande tecnica un attaccante che nelle ultime stagioni a Livorno ha fatto vedere meraviglie: Federico Dionisi. Nella piccola Olhanense ha già segnato un gol poco dopo il suo esordio; chissà che il Livorno non si debba pentire di averlo lasciato partire precocemente, non ritenendolo probabilmente all’altezza di un torneo per lui inedito  come la serie A.

Se storicamente la Svizzera ha sempre dato ospitalità, anche per vicinanza geografica e affinità calcistiche (specie in squadre del CANTON TICINO, come Lugano o Chiasso) negli ultimi dieci anni sono molti anche i nostri giocatori che hanno trovato spazio e gloria in Grecia (pensiamo alle lunghe militanze di Cirillo o  Sorrentino. che hanno accumulato anche diverse presenze europee tra Champions e vecchia Coppa Uefa), Romania (De Zerbi, Piccolo, Sforzini ai tempi del Cluj in Champions League, e ora Piovaccari. Quest’ultimo, passato da un’onesta carriera in B, spesa tra Cittadella, Novara, Brescia e altre ancora all’essere centravanti titolare della titolata Steaua Bucarest ha fatto un grande passo in avanti, essendo protagonista insperato fino a pochi mesi fa (quando al termine della scorsa stagione era mestamente retrocesso in Lega PRO col  Grosseto, come Giulio Donati) dell’attuale Champions League.

Quest’anno, complici gli stretti rapporti del patron del Parma Ghirardi con il Nova Gorica, sono invece diversi i nostri calciatori che hanno accettato di rimettersi in gioco in un campionato sì minore ma che potrebbe regalare loro maggior visibilità. La Slovenia poi è davvero vicina ed,essendo il Nova Gorica appunto controllato da Ghirardi (in partnership sostanzialmente, il chè ha portato in squadra, oltre a diversi giocatori di proprietà del Parma, molti dei quali provenienti dal vivaio, anche l’ex bandiera Gigi Apolloni come allenatore) la speranza concreta è quella di rientrare da protagonisti nel nostro massimo campionato. Ci si aspetta il salto definitivo soprattutto dall’ex azzurrino Gianvito Misuraca, fantasista classe ’90, che spinse con le sue stupende giocate il Palermo a vincere uno storico campionato Primavera, insieme ad altri assi offensivi come Giovio e Mbakogu. La lista degli italiani è lunghissima: ci sono i difensori Lebran, Checchucci, il giovanissimo Favalli, il jolly Berardocco, tutti esperti a livello di Lega Pro, ma anche un difensore brasiliano ma formato calcisticamente da noi sin dai tempi gloriosi della Primavera del Torino come Ronaldo Vanin, che vanta una lunghissima carriera da protagonista in terza serie come laterale destro principalmente (l’anno scorso nella sfortunata stagione leccese c’era anche lui, dopo i tanti anni spesi a Sorrento), il portiere Cordaz, la promessa dei ducati Abel Gigli, mai pienamente sbocciata da noi, e gli attaccanti Bazzoffia, Lapadula e Massimo Coda. Insomma, una vera succursale azzurra, senza tener conto dei tanti altri atleti che hanno passato la maggior parte della carriera nel nostro campionato, come il vecchio centravanti lituano Danilevicius.

il trequartista Gianvito Misuraca, gran talento delle nazionali giovanili azzurre, cerca il rilancio in Slovenia, nel Nova Gorica, dopo alcune deludenti esperienze cadette tra Grosseto e Vicenza, dove solo a sprazzi ha mostrato le sue qualità

il trequartista Gianvito Misuraca, gran talento delle nazionali giovanili azzurre, cerca il rilancio in Slovenia, nel Nova Gorica, dopo alcune deludenti esperienze cadette tra Grosseto e Vicenza, dove solo a sprazzi ha mostrato le sue qualità

In Russia invece da diversi stagioni militano con alterne fortune, legate però soprattutto a problemi di infortuni, due grandi talenti nostrani, ancora azzurrabili, i difensori ex Genoa Mimmo Criscito, in forze allo Zenit di Spalletti e Salvatore Bocchetti, che dopo un buon passato al Rubin Kazan, ha firmato il contratto della vita, passando a una grande del campionato, lo Spartak Mosca, dove è assoluto protagonista nel ruolo di difensore.  Per lui -che si era fatto apprezzare anche in Italia, suscitando l’interesse delle squadre che lottano ai vertici delle classifiche – è stato più provvidenziale  accettare le laute proposte estere e la possibilità concreta di affermarsi a livello europeo.

PELLEeCALAMAIO continuerà a seguire, come negli anni precedenti, l’evolversi delle loro esperienze calcistiche all’estero, augurando a tutti le migliori fortune.

Serie B: nel Varese, pronto a ritagliarsi un ruolo da protagonista in campionato, occhio ai talenti Momentè e Lupoli, in cerca di rilancio

Nel Varese che per l’ennesima stagione sta stupendo in serie B, nonostante i cambi di formazione e di allenatori, il valore aggiunto è rappresentato da un parco attaccanti di prim’ordine, confermato dai gol già messi a segno dal neo acquisto Pavoletti, richiestissimo quest’estate e dall’ apporto del sempiterno Neto Pereira, ormai bandiera vera e propria dei biancorossi lombardi.

un giovanissimo ARTURO LUPOLI al suo esordio in PREMIER con la maglia dell'ARSENAL

un giovanissimo ARTURO LUPOLI al suo esordio in PREMIER con la maglia dell’ARSENAL

Come detto, cambiano i mister, i giocatori, i direttori sportivi, addirittura i presidenti, ma da queste parti ormai si sono abituati alle sorprese e a campionati di prim’ordine, nonostante i proclami di inizio stagione siano quasi sempre all’insegna di un (realistico) basso profilo. Tuttavia la serie cadetta ci ha sempre dimostrato che i valori in campo possono non essere rappresentativi del “peso” economico che una società si porta in dote. E poi Varese comincia a essere una buona tappa per molti protagonisti a venire del calcio italiano, una sorta di trampolino di lancio verso la serie A. 7

E allora perchè non provare quest’anno a fare il colpaccio? Sebbene si sia solo all’inizio di un torneo che si rivelerà lunghissimo ed estenuante come sempre, le squadre più blasonate paiono in seria difficoltà.

Tralasciando il Palermo che ha tutte le carte in regola per risalire (una volta riottenuto un certo “equilibrio” tra società e nuovo mister), le altre come Brescia, Reggina, Modena o Padova (ultimissima, addirittura!) non stanno rendendo come si attendeva e allora stanno emergendo compagini davvero poco accreditate alla vigilia, specie il Bari, il Lanciano o il Cesena.

Tra queste due eccezioni sono rappresentate dalla capolista Empoli, nel segno della continuità con quanto espresso l’anno scorso, e appunto il Varese del neo tecnico Stefano Sottili, ex discreto “libero” negli anni ’90 e subito pronto all’esordio in B, dopo proficua gavetta nelle serie minori, culminata l’anno scorso nella bellissima stagione veneziana.

Matteo Momentè con la maglia dell'Albinoleffe, in quella che finora è stata la sua migliore stagione da professionista

Matteo Momentè con la maglia dell’Albinoleffe, in quella che finora è stata la sua migliore stagione da professionista

Gli attaccanti del Varese dicevamo.. perso un totem come Ebagua, ma sostituito egregiamente dal già citato Pavoletti (l’ex sassolese che ci ha messo un attimo per diventare beniamino dei tifosi, togliendosi pure dei sassolini dalle scarpe nei confronti della sua squadra passata che una volta salita in serie A non gli ha concesso una chanche di dimostrare il proprio valore nella massima serie), in rosa ci stanno pure talenti grezzi ma che, sciolte le briglie e liberi da infortuni che finora li hanno funestati, potrebbero far fare un ulteriore salto di qualità: parlo di Scapuzzi, Momentè e Lupoli.

Se del trequartista ex Milan e Manchester City avevo già parlato diffusamente in un lungo post apposito, sugli altri due mi piace spendere qualche parola in questa circostanza.

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Entrambi classe ’87, sono ex talenti prodigi del calcio italiano. Matteo Momentè, veneziano di Jesolo, esordì prestissimo in serie A con la maglia nerazzurra dell’Inter. Da tempo il suo nome era segnato sui taccuini di tanti addetti ai lavori, trattandosi di un attaccante dalle grandi doti tecniche e fisiche.  Più che un centravanti, nonostante ne avrebbe la stazza, da giovane agiva soprattutto da seconda punta, di spalla a Germinale. Matteo anche da professionista bruciò in fretta le tappe, ma fu ben presto vittima di pesanti infortuni. Le esperienze migliori si registrarono all’Albinoleffe e proprio a Varese nella stagione 2009/’10, dove mise in mostra le sue doti di attaccante completo, col suo mancino in grado di innescare l’assist vincente e di concludere agevolmente in rete. Nel 2011, tornato a Varese dopo la felice parentesi bergamasca in Val Seriana, incappò in un pesante infortunio e l’anno dopo ripartì dalla Lega Pro, ingaggiato dall’ambiziosa Cremonese. I postumi dell’infortunio si fecero sentire, perse la stagione in pratica, prima di rientrare alla base quest’anno, alla vigilia del campionato 2013/’14, finalmente integro.

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Più singolare la storia calcistica di Arturo Lupoli, fenomeno acclamato di ogni rappresentativa giovanile azzurra, fin dall’Under 16, a fianco di gente come Acquafresca, Cerci o Giuseppe Rossi, giusto per citare i soli componenti della linea offensiva. Proprio con il viola Rossi, Lupoli si ritrovò a vivere stagioni magiche a Parma, conseguendo con grande merito uno straordinario scudetto Allievi (in un ciclo che comprendeva, oltre ai due bomber, anche lo sfortunato Filippo Savi, mediano grande promessa non mantenuta a causa di infortuni; attualmente milita in D, il laterale Dessena, il difensore Marco Rossi, attualmente squalificato per le vicende legate al calcioscommesse e il figlio d’arte Mandorlini.

Ma erano i due piccoletti funamboli là davanti a destare stupore e meraviglie tra gli spettatori, tanto che a 16 anni ci furono “scippati”: Rossi finì al Manchester United di sir Alex Ferguson, Lupoli all’Arsenal di Wenger. Carriere parallele fino a un certo punto, con Rossi che poi mantenne lo status di grande talento e attaccante, mentre Lupoli dopo l’esordio felice in Premier, si ritrovò la strada più in salita. Dopo una buona stagione in prestito in Championship (serie cadetta inglese), titolare nel Derby County, Arturo tornò in Italia nella matricola assoluta in serie A Treviso, dopo che la Fiorentina, una volta acquistatolo, non credette in lui per l’inserimento nella rosa dei suoi titolari. In una situazione obbiettivamente difficile, Lupoli non riuscì a contribuire efficacemente, siglando comunque in Veneto il suo primo – e finora unico – gol in serie A.  Tornò quindi in Inghilterra, dove godeva ancora di buon credito,  per due stagioni, al Norwich  prima e allo Sheffield Utd poi, dove fece intravedere buoni colpi, segnando in tutto sei rete.

Da lì il ritorno definitivo in Italia nel 2009. Le ultime quattro stagioni le ha vissute in contesti sportivi difficili, con Ascoli e Grosseto, società entrambe alle prese con problemi societari vari. Lupoli, pur non giocando titolare fisso, piace per l’applicazione, per l’impegno, per il fatto di non mollare mai, e anche per i suoi gol e la sua personalità. Certo, deve ancora rivelarsi quel fantastico fromboliere che era da giovanissimo, e magari non lo farò mai, ma da agile seconda punta, veloce e tecnico, sa farsi ancora valere. Tutto mancino, se sta bene fisicamente, potrebbe rivelarsi un valore aggiunto per l’ambizioso Varese: staremo a vedere se per il biondino napoletano, ma nativo di Brescia questo sarà, giunto all’età di 26 anni, l’anno della svolta.

Quanto è forte Borini!

Sostenere “io l’avevo detto” sarebbe ridurre la realtà e prendere in giro gli appassionati sportivi.

Per quanto fossi a conoscenza delle qualità del ragazzo dai tempi degli Allievi del Bologna, credo nessuno onestamente si sarebbe aspettato questo grande exploit al primo vero impatto con la serie A.

Già, è proprio Fabio Borini, classe ’91, la vera rivelazione della serie A. Con il gol decisivo ieri sera contro il Palermo al Barbera (e non è il primo che fa regalare 3 punti d’oro alla sua squadra quest’anno) fanno 9 in poche presenze.

Quando spopolava nelle giovanili del Bologna segnava gol a grappoli, ma era alquanto esile, facendo della velocità la sua arma migliore. Tuttavia il Chelsea si accorse delle sue qualità, fece spese in Italia (acquistò pure Sala dall’Atalanta) e lo portò alla corte di Ancelotti nei Blues. Il Bologna perse pure un altro gioiello quell’anno, forse ancora più promettente all’epoca, il difensore universale Michelangelo Albertazzi, ceduto al Milan. Ma se il biondo difensore ancora non si è espresso da professionista (mai esordito in prima squadra al Milan e poi in panchina tra Getafe e Varese), l’attaccante di Bentivoglio ha invece esordito in Premier con scampoli di gara, dopo aver segnato caterve di gol nelle riserve (i dati riportano 10 gol in 11 gare) per poi passare a stagione in corso allo Swansea in Championship, la seconda lega britannica.

Qui Fabio ha cominciato a far vedere di che pasta è fatto: da gennaio 6 gol in 12 partite e un contributo a dir poco fondamentale per una storica promozione in Premier.

Tornato in Italia per mostrare il suo vero valore, a Parma dopo aver fatto il ritiro estivo, il mister Colomba non se l’è sentita di affidargli le chiavi dell’attacco, preferendo l’inconcludente Pellè. Così Borini con grande entusiasmo è passato l’ultimo giorno di mercato estivo alla Roma, una squadra in piena fase di rinnovamento.

Se al Ducati stanno rimpiangendo le sue prodezze e sperano che Ghirardi riesca a confermarlo, riportandolo alla base per la prossima stagione, nella Capitale hanno ammirato ben presto il suo talento fatto, oltre che di gol, anche di tanta determinazione, voglia di emergere, lotta, grinta e personalità.

Sorprendente pure il suo esordio in Nazionale, nel segno di un rinnovamento tanto auspicato e forse maturo per essere attuato, vista la fioritura sua e di altri campioncini come El Shaarawy, Brivio e Destro.

In mezzo a talenti internazionali come Lamela e Bojan, e a giocatori affermati come Osvaldo o il totem Totti, Fabio Borini si sta giocando al massimo le sue carte, scompigliando quelle dei compagni e ritagliandosi sempre di più uno spazio nel cuore del caldo tifo giallorosso.

Un merito innegabile va anche al tecnico spagnolo Luis Enrique, spesso criticato ingiustamente, che fa giocare davvero chi merita, senza inutili e talvolta dannose gerarchie.

ecco il gol di ieri sera al Palermo