Il pagellone della serie B. Carpi e Frosinone pronte per la A, riusciranno a resistere agli assalti di Bologna e Livorno? In coda deludono Crotone, Latina e Catania.

CARPI pt. 43  voto 9

Il cammino degli emiliani ricorda sin troppo da vicino, con le dovute proporzioni, quello dei cugini stretti del Sassuolo. La provincia di Modena va al potere grazie al campionato monstre della squadra di Castori, tornato ai fasti di Cesena, che dopo un girone d’andata quasi da record, può ambire legittimamente a un posto in serie A.

Il centravanti Mbakogu, “piccolo Drogba” ai tempi in cui furoreggiava nelle giovanili di Padova e Palermo (che portò allo scudetto Primavera) è finalmente esploso in zona gol, dopo vari anni di apprendistato, anche in Lega Pro, ed è il leader della squadra, pronto per la A.  Di contro la questione Concas, sospeso perché trovato positivo alla cocaina, rischia di macchiare la favola.

BOLOGNA pt 37 voto 7

Dopo una partenza deludente, la super big del campionato, attesa a una pronta risalita, ha ritrovato le giuste motivazioni, dovute forse anche all’avvento della nuova società, con le loro cariche di promesse. L’intelaiatura era già buona ma col mercato di gennaio potrebbero aprirsi scenari ancora più clamorosi, sentendo certe voci che circolano in merito a calciatori di altra categoria

E’ sempre bomber Cacia, massimo cannoniere di categoria, a fare la differenza, mentre stentano altri compagni di reparto, su tutti l’esperto in promozioni Troianiello, raramente decisivo, spesso partendo dalla panchina

FROSINONE pt 34 voto 8

Protagonista assoluta per buona parte della stagione, la squadra di Stellone ha subito una leggera flessione sul finale di campionato, conquistando una sola vittoria nelle ultime 5 partite. I play off però rimangono un traguardo accessibile, visto l’impianto di gioco molto collaudato e spesso spettacolare.

Sugli scudi il talento di casa Luca Paganini, già vincitore di uno splendido torneo Berretti qualche anno fa, proprio guidato da mister Stellone. Fantasista trasformato in ala solida e incisiva, rivelazione della B. Tra i molti giovani interessanti presenti in rosa è lecito attendersi il salto di qualità dal portiere ex Roma Pigliacelli, che tarda ad arrivare.

LIVORNO pt 34 voto 6,5

Un po’ in ritardo e molto altalenante, la squadra amaranto toscana ha tutti i mezzi per risalire la china, raggiungendo una delle tre posizioni. Ma i diretti concorrenti, in una B di anno in anno più equilibrata, non mancano di certo. Oltre alle doti tecniche, occorre anche molta fame agonistica

La rosa è composta per lo più da giocatori esperti, è da loro che maggiormente ci si deve attendere la svolta.

SPEZIA pt 34 voto 7

Che sia l’anno buono? Ogni inizio campionato la squadra ligure viene inserita di diritto tra le plausibili candidate alla promozione, forte di mezzi economici sempre dispensati a piene mani da una società ambiziosa. Il nuovo tecnico Bjelica ha portato entusiasmo e risultati ma il “solito” tourbillon di acquisti e cessioni del mercato di gennaio (già a buon punto da queste parti) rischia di ottenere l’effetto indesiderato, creando confusione nella squadra.

LANCIANO pt 33 voto 7

Si sta confermando (ed è il terzo anno consecutivo) il Lanciano, ormai una realtà del campionato di B. Spinto da giovani davvero interessanti, su tutti l’attaccante giramondo Monachello, che fece tempo a farsi notare nelle giovanili di Inter e Parma, prima di emigrare precocemente all’estero, accumulando preziosa esperienza, e che al primo anno da titolare sta segnando con regolarità. Basterà a centrare i playoff?

AVELLINO pt 33 voto 6,5

Ha mantenuto la stessa intelaiatura dello scorso anno, cambiando però interpreti in ruoli chiave. Magari meno spettacolare rispetto ai rivali ma alla fine la squadra irpina è sempre lì e dopo troppi anni di alti e bassi, sembra finalmente essersi assestata, nel tentativo di puntare al bersaglio grosso. I gol di Castaldo possono dare una grossa mano alla causa.

PESCARA pt 31 voto 6

Le tre ultime vittorie consecutive hanno cambiato i destini del Pescara che, sembrava impossibile rosa alla mano, aveva trascorso gran parte del girone d’andata nella parte bassa della classifica. Nonostante la dolorosa cessione del bomber Maniero, la squadra biancoazzurra, ritrovando fiducia nei propri mezzi, potrà fare lo sgambetto a molti, puntando in alto.

PRO VERCELLI pt 31 voto 7

Poco appariscente e acclamata dagli addetti ai lavori alla vigilia del torneo, forse memori dell’ultimo campionato cadetto, terminato anzitempo con una cocente retrocessione, la gloriosa Pro ha invece spesso stupito, inanellando la marcia giusta negli ultimi due mesi e risalendo la classifica. L’obiettivo resta la salvezza che, continuando di questo passo, sarà meno problematica del previsto.

TRAPANI pt 30 voto 6,5

Non era facile confermarsi ma la squadra di Boscaglia tutto sommato lo sta facendo. Sembra essere svanito l’effetto novità, che aveva fatto la differenza l’anno scorso, e sono sempre più pressanti le voci che danno il super bomber Mancosu, conteso dalle big Bologna e Catania, come partente. La sua sarebbe una grave perdita, da compensare al meglio, perché altrimenti potrebbe essere facile farsi risucchiare nelle paludi

PERUGIA pt 29 voto 6,5

Prima parte da 8/8,5 e seconda appena sopra la sufficienza. Da una matricola, seppur di extralusso, forse non ci si poteva attendere una continuità al vertice, ma se tu godi di un pubblico tra i più fedeli e numerosi della categoria e vanti in roster gente come Taddei, Verre, Falcinelli, Del Prete ecc puoi fare di più.

MODENA pt 28 voto 6

Vale lo stesso discorso fatto per il Perugia, con l’aggravante che qui non siamo più matricole da un pezzo. La squadra è indubbiamente completa in ogni reparto, con l’aggiunta di uno tra i tre migliori bomber in circolazione in serie B, El Diablo Granoche. In più in panchina c’è un combattente navigato come Novellino… tradotto, bisogna migliorare assolutamente la classifica

TERNANA pt 28 voto 6,5

In linea con i propri obiettivi, almeno con quelli della società, perché forse i tifosi dopo anni di vacche magre, si attendono di più di una salvezza risicata, la squadra rossoverde ogni tanto ha regalato exploit che inducono all’ottimismo, specie se il talento di Bojinov si manifesterà con più frequenza

VICENZA pt 28 voto 7,5

Molti davano la squadra veneta per spacciata, dopo un burrascoso ripescaggio dell’ultimissima ora e una rosa allestita tra mille difficoltà, con nomi al più poco avvezzi a un campionato così impegnativo come quello cadetto. Invece spesso nelle difficoltà emergono i valori forti e a quanto pare il Vicenza ha molte risorse

BRESCIA pt 26 voto 7

Lo stesso discorso lo si può applicare per il Brescia, la squadra con più presenze in B ma che quest’anno sta vivendo probabilmente la più complicata delle sue stagioni, alle prese con una conclamata crisi societaria, che sfocerà nel passaggio di consegne tra il presidente di lungo corso Corioni e una cordata straniera. In campo Caracciolo sta letteralmente sostenendo un gruppo di giovani molto interessanti (come da tradizione del vivaio delle Rondinelle). La salvezza non dovrebbe essere un problema, dopo di chè si potrà tornare a sognare in grande

BARI pt 26 voto 5

La stagione scorsa fu epica, quasi da romanzo e quest’anno sembrava ovvio che il Bari, sull’onda dell’entusiasmo e di una squadra ulteriormente migliorata, dopo aver trattenuto i suoi gioielli, potesse puntare addirittura alla promozione diretta. La stagione del rilancio di Mangia è da bocciare, al nuovo tecnico Nicola il compito, non semplice, di ricompattare la squadra per evitare spiacevoli inconvenienti in fondo alla classifica.

VIRTUS ENTELLA pt 25 voto 6,5

Il campionato della matricola assoluta Entella è pienamente sufficiente, anche se si naviga a vista sopra la zona retrocessione. L’impianto è valido e gente come gli esperti Mazzarani e Sansovini e l’emergente Under 21 Battocchio ce li hanno in pochi, per questo ritengo che la squadra ligure possa togliersi diverse soddisfazioni

VARESE pt 23 voto 6

Una stagione contradditoria quella dei lombardi, che già lo scorso anno dovettero sudare sette camicie per rimanere in B, lontani dai fasti delle recenti stagioni. Quest’anno le difficoltà sono ulteriormente aumentate ma la sensazione che, un po’ l’esperienza, un po’ la notoria tecnica di molti interpreti, potranno aiutare il Varese a conseguire il suo minimo obiettivo

LATINA pt 21 voto 4

Non mi nascondo, a inizio campionato avevo indicato il Bari e il Latina come forti pretendenti alla promozione in serie A. In particolare avrei scommesso sui laziali, perché ritenevo il magnifico campionato scorso, terminato a un passo dalla promozione, non certo un caso isolato. Quest’ anno la rosa allestita in partenza mi sembrava se possibile ancora più forte di quella passata ma i risultati furono impietosi da subito, costringendo la società a un cambio tecnico (e su Beretta avevano puntato molte fisches, così come su molti suoi ex giocatori del Siena giunti a Latina con lui, dopo il fallimento del club toscano) e a rivedere tutti i piani iniziali. A questo punto tocca a Breda dare continuità, sicurezza e fiducia a un gruppo apparso troppe volte sulle gambe e in disarmo dal punto di vista psicologico

CATANIA pt 21 voto 3,5

Da possibile ammazza-campionato a squadra peggiore della categoria in un batti baleno. Come sia stata possibile l’evoluzione della squadra etnea, a lungo protagonista in serie A nell’ultimo lustro, è difficile a sapersi ma forse è stato proprio il contraccolpo psicologico a non essere stato assorbito a dovere. In B bisogna entrare nella giusta mentalità, altrimenti si rischiano bruttissime figure. Ma la società intende fare sul serio, senza buttare al vento una stagione, e l’ingaggio del centravanti Maniero dal Pescara lascia intendere che nel girone di ritorno la musica cambierà.

CROTONE pt 21 voto 5

Soltanto pochi mesi si parlava, e a ragione, di favola con tutti i crismi, col Crotone di Drago giunta a contendersi la promozione, presentando contro ogni avversario un gioco scintillante, armonioso. Si sapeva che molti di quegli splendidi e promettenti interpreti sarebbero volati verso altri lidi o tornati all’ovile delle proprie squadra madri, ma lo stesso la rosa allestita, sulla falsariga di quella passata, sembrava buona al punto da escludere simili patemi. Molti giovani cresceranno, ne sono certo, ma per quest’anno occorre essere realisti e puntare alla salvezza

CITTADELLA pt 20 voto 5,5

I miracoli in serie compiuti da Foscarini quest’anno nel corso della sua lunghissima stagione quest’anno dovranno materializzarsi in corso d’opera un po’ prima del previsto, se non si vorrà sprofondare in Lega Pro dopo tanto tempo. Il copione sembra lo stesso ma oggettivamente bisognerà iniziare a correre. Le ultime gare hanno dimostrato che il carattere, così come l’abitudine a lottare, non mancano e questi due ingredienti potrebbero rivelarsi fondamentali.

 

Il Pagellone della serie B al termine della Regular Season, squadra per squadra.

E’ terminato il campionato di serie B, estenuante come al solito con i suoi 42 (!) turni, ma mai come in quest’occasione così equilibrato e incerto fino all’ultimo, almeno nella zona “calda” dedicata alla promozione. E’ vero che storicamente il torneo cadetto regala sorprese e grande suspence ma con l’allargamento dei playoff fino all’ottavo posto in molte squadre hanno mantenuto alta la speranza di raggiungere l’obiettivo ed altre sono pienamente arrivate in corsa al momento opportuno dopo grande rimonta. Meno avvincente la lotta in coda, considerando che le tre retrocesse lo erano già prima di questa gara conclusiva: rimane il playout appannaggio di due tra le squadre più deludenti della serie B di quest’anno, considerando gli obiettivi stagionali iniziali. Rientra in A dalla porta principale, oltre il Palermo già promosso con varie giornate di anticipo (e che proprio ieri ha battuto il record di punti per la storia del campionato cadetto) anche l’Empoli di Sarri, squadra tecnica, che gioca un gran bel calcio, sulla falsariga della bellissima stagione scorsa terminata all’ultima gara dei playoff.

Ecco il mio resoconto completo della stagione, squadra per squadra.

AVELLINO 7

Premesso che tutte le matricole provenienti dalla Lega Pro mai come quest’anno hanno disputato una stagione favolosa, andando ben oltre le aspettative, se c’era una squadra partita col botto, quella è stata l’Avellino, in fondo la più blasonata delle quattro, laddove Latina, Carpi e Trapani erano autentiche debuttanti del palcoscenico della serie B. Girone d’andata ottimo per gli irpini, sempre in zona playoff e poi un lieve ridimensionamento, senza perdere mai di vista l’alta classifica. Alla fine per poco non si è centrato un obiettivo magari non dichiarato ma che – a conti fatti – poteva essere alla portata.

Il big: ARINI

Note di merito per il lanciatissimo terzino Zappacosta, inesauribile nelle due fasi sulla fascia destra e nel mirino dei grandi club, per il centrale difensivo Izzo e per il bomber Galabinov, mai così prolifico, ma il mio premio va ad Arini, questo mediano che ha conosciuto tanta Lega Pro prima di affermarsi a certi livelli ed entrare nel mirino di squadre di serie A. Passato dalle giovanili della Roma, ha terminato l’iter giovanile nel Napoli, diventando capitano delle selezioni azzurre. Poi tanta gavetta nei duri campi del sud e ora a 27 anni l’occasione per calcare palcoscenici più ambiziosi.

 

BARI 8,5

Comunque andrà la stagione, è impossibile non sottolineare l’impresa della squadra pugliese. Penalizzata a più riprese (brutta però questa consuetudine del nostro calcio di dare e togliere a torneo in corso punti importanti ai fini delle graduatorie finali), senza società – fino al bellissimo annuncio proprio in extremis dell’acquisizione del club da parte di una cordata presieduta dall’ex arbitro Paparesta – dapprima senza tanto sostegno di un pubblico sempre appassionato (come testimoniato dalle decine di migliaia di spettatori giunti allo stadio nel girone di ritorno, fino al tripudio dei quasi 50.000 dell’ultima gara decisiva per entrare ai playoff) e sin dalle prime battute senza allenatore, ruolo poi assolto alla grandissima dall’inedito duo, a questi livelli, Alberti-Zavettieri. Una risalita che ha dell’incredibile, una serie utile nella seconda parte del campionato da brividi, fino ai meritati playoff che, ora, sospinti da un notevole entusiasmo di tutto il capoluogo pugliese, fanno accreditare i biancorossi come i veri favoriti per la promozione.

Il Big: GALANO

Il collettivo l’ha fatta da padrone: certo, bisogna sottolineare almeno l’apporto in difesa di due talenti assoluti come Polenta, Ceppitelli (pure buon goleador) e Sabelli. Il primo, ancora giovanissimo, è in Italia da una vita e vinse un torneo Primavera (tra l’altro firmando i rigori decisivi) col Genoa accanto a El Shaarawy, Perin e Sturaro, mentre Sabelli era una delle colonne della Roma Primavera e attuale terzino dell’under di Di Biagio. Ma il migliore è stato un autentico prodotto locale: Cristian Galano, nato a Foggia ma cresciuto nel Bari e finalmente protagonista di una stagione ad altissimi livelli nel ruolo di trequartista in appoggio alle punte. Spunti, gol, giocate incredibili e tanta personalità, ha fatto il salto di qualità e a 23 anni è pronto per la massima serie.

BRESCIA 5,5

La prima delle deluse, anche se alla fine, classifica alla mano, i playoff sono sfuggiti per poco. Ma onestamente bisogna ammettere che mai i lombardi sono stati realmente in corsa per un obiettivo che la storia loro imporrebbe. La squadra è stata sin troppo altalenante, senza un’identità precisa, capace di sorprendere in alcuni elementi come di prendere delle cantonate pazzesche nei momenti salienti della stagione. Ottimo il lancio di tanti giovani, come da tradizione del club.

Il Big: CARACCIOLO

L’esperto attaccante ha cantato e portato spesso la croce, nel contesto di una squadra composta da vecchi leoni (tra cui il sempre positivo capitano Zambelli, ormai un’autentica bandiera delle Rondinelle, tra l’altro cresciuto nel vivaio locale) e tante giovani promesse. A sprazzi si è rivisto in tutto il suo talento anche Sodinha che sembrava perso per il grande calcio ma che, tecnicamente parlando, almeno in serie B, ha pochi rivali.

CARPI 6,5

Mai in affanno nella ricerca della salvezza, anzi, a un certo punto, per un buon lasso di tempo, i “piccoli” emiliani di una sempre più affermata provincia di Modena (vedi alla voce “miracolo Sassuolo”) sono pure anch’essi rientrati nell’affollata zona playoff. Un campionato insolitamente tranquillo che pochi forse avrebbero previsto alla vigilia e la sensazione che ci si possa assestare senza grosse difficoltà anche in futuro.

Il Big: MEMUSHAJ

Nell’ambito di una stagione memorabile, dove tutti sono promossi a pieni voti, nessuno dei protagonisti della storica promozione, quasi tutti esordienti in serie B, ha patito il salto di categoria, ma la nota di merito va all’albanese Memushaj, capace di segnare molti gol “pesanti” nell’economia della salvezza emiliana. Peccato per il grave infortunio (rottura del legamento crociato) patito nel finale di stagione. Un valido apporto l’hanno dato anche i più esperti a certi livelli, come il promettente portiere Colombi, ex Atalanta e le punte Mbakogu e Ardemagni, giunto dal Chievo a gennaio.

CESENA 7

La squadra di Bisoli magari non entusiasma sul piano estetico del gioco, specie se riferito ad altre squadre in lizza per la promozione, ma dalla sua ha una caratteristica ben marcata e rara in un torneo come questo: la continuità. Già, perché i romagnoli, comunque esperti e in un certo senso abituati ai saliscendi dalle categorie, mai hanno dato segno di cedimento, nel rispetto di un equilibrio comprovato da poche cadute a vuoto, così come pochi guizzi veramente esaltanti. Ripartirà in posizione di vantaggio, dalla semifinale playoff e sinceramente ci sono tutte le carte in regola per rivedere una squadra storica in serie A.

Il Big: D’ALESSANDRO

Tanti giocatori hanno veleggiato ben oltre la sufficienza, risultando tra i migliori nei rispettivi ruoli (dal ritrovato bomber Succi, ai difensori Renzetti e Krajnc, dall’esperto mediano Cascione al prodotto locale Tabanelli, finchè non è volato verso Cagliari). Inoltre si è visto a tratti il talento del giovane interista Garritano e la ripresa dell’ex viola Camporese, tormentato dagli infortuni ma il big, l’uomo capace di cambiare i destini delle gare è parso più volte l’ex romanista D’Alessandro. Il velocissimo laterale, ancora giovane (è del ciclo giallorosso dei Florenzi e Viviani) ha esordito prestissimo e ha già accumulato una vastissima esperienza cadetta, ma mai come in Romagna è riuscito a mettere in mostra le sue notevoli doti tecniche: un’ala vecchio stampo come ormai se ne contano ben poche nel panorama calcistico italiano.

 

CITTADELLA 6

Mai come quest’anno sofferta, sul bilico del precipizio ma alla fine meritata ampiamente la permanenza in categoria per la squadra della provincia di Padova (che ormai ha scavalcato le gerarchie, classifica alla mano). Foscarini, il Ferguson dei veneti, aveva una rosa francamente meno allettante degli anni precedenti, senza un vero bomber, almeno fino all’acquisizione tardiva del talentuoso Djuric , ma è riuscito a condurre la truppa all’obiettivo dichiarato grazie a un rush finale davvero degno di nota.

Il Big: PAOLUCCI

A 28 anni l’ex centrocampista cresciuto in un forte Pescara (in quella squadra tra gli altri il bomber Ciofani e il difensore Diakite, poi passato alla Lazio) di proprietà della Fiorentina, ha trovato la propria dimensione tecnica, dopo tanta, troppa serie C. Giocatore completo, di lotta e di governo, non fa mai mancare il suo apporto, è dinamico e sufficientemente tecnico, capace di caricare i compagni. Peccato si sia infortunato gravemente in extremis con conseguente inevitabile operazione. Bene nel finale anche il contributo di Djuric, decisivo in zona gol (gli manca purtroppo la continuità per sfondare del tutto), mentre si è ben confermato l’ex “gemello” di Baselli nella scorsa stagione, quel Busellato, ventunenne prodotto del vivaio locale, su cui si stanno muovendo diverse big.

CROTONE 8

Stagione storica per i pitagorici, a cui è ora impossibile precludere dei sogni legittimi di promozione. Che playoff siano dunque, mai come in questo caso meritatissimi, perché se c’è una squadra che per tutto l’arco del lunghissimo torneo ha saputo ben bilanciare esigenze di risultato e bel gioco, è proprio quella del bravissimo allenatore Drago.

Il Big: BERNARDESCHI

Si è detto: il Crotone dei giovani. E mai definizione fu più azzeccata. Perché se è vero che un grande contributo l’hanno offerto anche giocatori più esperti come la bandiera Galardo, crotonese doc e i terzini, l’arrembante ex juventino Del Prete (che vinse tutto a livello giovanile con i vari Giovinco, Paolucci, Marchisio e Criscito tra gli altri) e Mazzotta, sugli scudi sono finiti proprio gli under 20: il portiere Gomis, Cataldi (fresco vincitore l’anno scorso con la Primavera della Lazio) e gli azzurrini Crisetig e Dezi (che prima di finire nelle giovanili del Napoli già furoreggiava da giovanissimo in serie C con la maglia del Giulianova). Premio però il fantasista ex viola Bernardeschi, autore di 12 gol, molti dei quali di pregevole fattura, ad appena 20 anni in grado di trascinare spesso i compagni, finendo nel mirino persino di Prandelli che ha speso parole di grande elogio al riguardo, dicendo che in Italia pochi saltano l’uomo come lui. Una vera investitura quindi per un giocatore che potrebbe fare la differenza nei playoff.

EMPOLI 8,5

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Cavalcata trionfale e raramente messa in discussione quella dei toscani di Sarri che, dopo le belle stagioni Di Arezzo, aveva faticato a emergere a buoni livelli. Ora l’allenatore ha centrato la sua prima promozione in A alla guida di un gruppo solido, formato in grandissima parte dagli stessi giocatori che sfiorarono l’impresa appena 12 mesi fa, perdendo la finale playoff contro il Livorno. Partiti con alterne fortune verso la serie A Regini e Saponara, sul campo sono stati egregiamente sostituiti dal prodotto cresciuto in casa Rugani (che però aveva terminato l’iter giovanile nella Juventus, che tuttora ne detiene il cartellino) e da Verdi e Pucciarelli (altro proveniente dal floridissimo vivaio empolese) che si sono alternati nel ruolo di trequartista alle spalle del super duo Tavano – Maccarone.  Nonostante la pressione durante il campionato a sua volta del Lanciano, dell’Avellino e ultimo, del Latina, i toscani non hanno mai seriamente messo in pericolo la conquista della promozione diretta.

Il Big: RUGANI

Classe ’94, ha bruciato le tappe, giocando in un ruolo delicatissimo, centrale difensivo, spesso tra l’altro nei panni di leader. In grado di compensare doti tecniche, fisiche e atletiche, è il fiore all’occhiello di un vivaio che ha dato alla prima squadra anche l’altro difensore centrale, il più esperto Tonelli, il laterale sinistro albanese Hysaj (coetaneo di Rugani e già alla seconda stagione da titolare fisso), il fantasista Pucciarelli e i centrocampisti Valdifiori (alla prima promozione in A ) e il venezuelano Signorelli. Insomma, tutto o quasi nasce da lì e da una società solida che non sbaglia un colpo. Se poi davanti puoi disporre pure di due colossi come Maccarone e Tavano che giocano con l’entusiasmo dei ragazzini e con un grande attaccamento alla maglia, allora tutto diventa più facile.

JUVE STABIA 4

Un cambiamento drastico, quasi senza spiegazione quello della squadra campana, dopo il buon campionato scorso, da matricola per la B. Arreso sin dalle prime battute, intristito dai risultati che proprio non arrivavano, il team stabiese non è mai stato in corsa nemmeno per il penultimo posto, e a tutt’oggi sembra azzardato prevedere una pronta risalita in cadetteria, specie al termine di una stagione che ha mostrato sul campo una pochezza tecnica a tratti disarmante, se paragonata alle bellissime prestazioni ancora impresse nella memoria degli appassionati nel campionato scorso.

Il Big: VITALE

Difficile in un contesto simile emergere per i più giovani, seppur dotati di grande talento, come Falco, Zampano, Liviero o Suciu, alla fine gli ultimi a cedere le armi sono stati i “vecchi” Caserta e il terzino rigorista Vitale, stabiese doc che mai ha fatto mancare il suo impegno e l’attaccamento ai colori.

LANCIANO 7

Al secondo anno di B, la squadra abruzzese presieduta dalla giovane Valentina Maio, è stata ad un passo dal raggiungimento dei playoff, dopo aver a lungo cullato il sogno, visto che almeno nel girone d’andata gli uomini di Baroni hanno duellato ad armi pari con gli squadroni, nelle primissime posizioni di classifica. Il Lanciano a mio avviso ha pagato la scarsa esperienza di molti suoi pur bravissimi interpreti ad alti livelli e una rosa francamente un po’ striminzita almeno nelle alternative ai “titolarissimi”.

Il Big: MAMMARELLA

Benissimo molti protagonisti, dal fantasista Piccolo alla punta Falcinelli, dal difensore goleador Amenta al portiere Sepe ma la palma di migliore va senz’altro al capitano Mammarella che, oltrepassati i 30 anni, ha inanellato una stagione monstre, confermando i miglioramenti già evidenziati l’anno scorso in Abruzzo e accentuando le sue doti di leadership. Poi, con quel sinistro alla “Roberto Carlos” ha fatto più di una volta impazzire i suoi tifosi!

 

LATINA 8

Matricola assoluta e per un soffio non ci faceva vedere il “doppio salto” dalla Lega Pro alla massima serie. Già, sono stati proprio i laziali a contendere fino all’ultimo respiro ai favoriti dell’Empoli un posto al sole in serie A. Una conquista che sarebbe stata sì clamorosa se riferita ai quadri di inizio stagione, ma assolutamente plausibile vista la “prova del campo”. Breda ha saputo in corsa confezionare un autentico gioiello che ora ha tutte le carte in regola per ambire a entrare di diritto tra le elette del nostro calcio.

Il Big: JONATHAS

E’stata la stagione della consacrazione per il brasiliano ex Brescia, da tanto tempo in Italia e finora mai espresso a questi livelli, con la giusta continuità. Grandi doti fisiche abbinate a una tecnica brasileira hanno fatto spesso la differenza. Che coppia in attacco con l’ex juventino Paolucci, ma benissimo hanno fatto pure Crimi in ripresa dopo alcune stagioni grigie, gli ex interisti Laribi e Gerbo, il promettente regista Viviani, dopo l’infelice parentesi pescarese, un ragazzo su cui in molti sono pronti a scommettere, memori dei prodigi nel vivaio della Roma, gli esperti Milani, Esposito e Bruno, imprescindibile per il reparto di mezzo.

MODENA 7,5

Un finale in crescendo, in cui Novellino è riuscito a trasmettere tutta la sua notevole esperienza, la sua grinta, anche mettendosi in gioco, visto che sembrava (ingiustamente) ormai fuori dai giochi a certi livelli, dopo alcune stagioni invero non memorabili. In Emilia ha ritrovato gli stimoli giusti per imprimere a tutto l’ambiente la fiducia necessaria per conseguire un traguardo minimo che ora consente ai più di sperare realisticamente nel Grande ritorno in serie A. Il connubio con un roster di giocatori ben amalgamato pare vincente, l’impresa è alla portata, nonostante i miei pronostici dicano altro.

Il Big: BABACAR

20 gol è il tondo bottino del colored ex viola, finalmente capace di esprimere al massimo le sue immense qualità in attacco. Potente, veloce, tecnico, freddo sotto porta, ad appena 21 anni alcuni già iniziavano a “preoccuparsi” del fatto che fosse sin qui troppo discontinuo o un po’ “insolente”. Invece a Modena ha zittito tutti i detrattori, trascinando i canarini a un grande traguardo. Con il Diablo Granoche compone in avanti un tandem “da paura”, in grado di scardinare ogni difesa avversaria.

NOVARA 5

Fine di un sogno? Non ancora, ma è evidente che la favola del Novara, che solo pochi anni fa era stata protagonista di una cavalcata culminata nella fantastica doppia promozione dalla terza alla massima serie, è diventata una realtà fatta di lotta e sudore per mantenere la categoria. La società è solida, il parco calciatori pare francamente buono, così come il pedigree degli allenatori che in questi due anni si sono succeduti alla guida della squadra, ma qualcosa evidentemente non ha funzionato. Non rimane che ancorarsi a un playout fra deluse contro il Varese ma è palese che siamo alla fine di un ciclo che tante gioie ha regalato al pubblico piemontese, visto che ha ottenuto i massimi risultati nella storia del club.

Il Big: LAZZARI

Flavio Lazzari prometteva tantissimo da giovane, avendo esordito non ancora maggiorenne nel Lodigiani prima di passare all’Udinese, dove era divenuto fiore all’occhiello di un ciclo giovanile molto interessante (con la punta Gerardi, il centrocampista Eremenko e il difensore Rinaldi tra gli altri). E’ passato attraverso diverse squadre ma mai come quest’anno è stato decisivo con le sue doti tecniche, bravo a realizzare ma soprattutto come assist man e dando qualità alla squadra nel ruolo di raccordo tra centrocampo e attacco. La sua forma e la sua voglia di emergere potrebbero fare la differenza nel playout contro il Varese. E a 28 anni non è troppo tardi per puntare in alto.

PADOVA 3,5

Inappellabile il mio giudizio sulla squadra veneta: non ci sono attenuanti per una stagione nata male e mai minimamente raddrizzata durante il corso della lunga stagione. A nulla sono serviti gli interventi in panchina, la sessione di mercato a gennaio e gli appelli di un’intera città che, dopo gli anni di Cestaro (che non aveva lesinato sforzi economici alla ricerca della serie A), ha visto sgretolarsi le speranze con la gestione sciagurata targata Diego Penocchio. Sarà dura ripartire e tornare protagonisti in tempi brevi.

Il Big: MELCHIORRI

Viene veramente difficile indicare un nome in una stagione tanto negativa per il club bianco scudato. Più facile indicare le tante delusioni, a iniziare dall’enfant du pays, quel Pasquato che avrebbe potuto (e dovuto) fare la differenza in campo, al vecchio Rocchi che con la sua esperienza poteva contribuire maggiormente in avanti. E poi i giovani come il figlio d’arte Benedetti o Almici a cui si chiedeva il salto di qualità sono parsi spesso in balia degli avversari. Poco hanno potuto fare le colonne Iori e Cuffa, cosicchè è giusto premiare la punta Melchiorri, 27enne che in passato fece faville con la Primavera del Siena ma che sembrava perso per il grande calcio (anche a causa di una grave malattia che lo colpì sul più bello, da cui poi si riprese perfettamente) e che invece ha mostrato buoni numeri e una grande propensione al gol, attirando le attenzioni di club titolati.

PALERMO 9

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Dopo l’abbaglio iniziale preso con Gattuso – che a mio avviso comunque pare tagliato per il ruolo di allenatore – Zamparini si è allineato al torneo cadetto, al quale non era forse più abituato, chiamando in soccorso l’espertissimo (e pluri vincente a questi livelli) allenatore Beppe Iachini, e consegnandogli una delle squadre più forti e complete mai viste all’opera in tutta la storia della serie B. Missione compiuta a suon di record, ma ora in serie A bisognerà evitare gli errori fatali che avevano portato all’inopinata retrocessione di due anni orsono. I mezzi per consolidarsi nella massima serie ci sono tutti.

Il Big: BOLZONI

Verrebbe da citare tutti i protagonisti di una stagione irripetibile (il fuoriclasse Hernandez, pienamente calatosi con la giusta umiltà nella realtà della serie B, il nazionale paraguaiano Barreto, il difensore Munoz, il ritrovato Vazquez, scommessa vinta da Iachini, il giovanissimo bomber Belotti, grande colpo proveniente dal florido vivaio dell’Albinoleffe) ma il mio preferito è stato l’ex interista Bolzoni che seguo dai suoi primi passi da calciatore. Una colonna in tutte le formazioni giovanili dell’Inter, un giocatore serissimo, che già ragionava da professionista a 15 anni. Centrocampista mai domo, corre per un infinità di chilometri senza mai perdere la lucidità necessaria anche per avviare l’azione, quest’anno per la prima volta pure puntuale in zona gol, tra l’altro capace di decidere importanti partite nel finale. Si distingue anche per il look anticonvenzionale se rapportato alla tipologia del calciatore “moderno” ma soprattutto per il suo rendimento sempre ben oltre la sufficienza. A 25 anni un veterano, destinato a una grande carriera.

PESCARA 5

La mia delusione personale! Ammetto che avevo puntato molte fiches a inizio stagione sulla voglia di rivalsa degli abruzzesi, sul fatto che – rosa alla mano – potessero davvero giocarsela alla grande con le squadre più accreditate (che alla vigilia ritenevo fossero Palermo, Empoli e Siena). Grandi giocatori, molti giovani sulla via della piena affermazione e un allenatore (Marino) che dopo brutte stagioni personali, aveva tutte le credenziali per rinverdire a queste latitudini il mito di Zeman. Invece né con lui in panca, né con Cosmi, il Pescara ha dato l’idea di potersela giocare almeno per i playoff, manifestando una grande discontinuità di risultati, una certa ritrosia alla vittoria (la “pareggite” ha colpito a lungo i biancoazzurri nel corso della stagione) e in generale immaturità nel momento di fare il salto di qualità.

Il Big: RAGUSA

Se ero pronto a scommettere sul Pescara a inizio stagione era soprattutto per il validissimo parco attaccanti messo a disposizione da un tecnico che solitamente prediligeva il calcio offensivo come Marino. Tra Cutolo, Sforzini, gli ex romanisti Politano e Piscitella (poi sostituito a gennaio da un altro prodotto della Roma, l’altrettanto talentuoso Caprari), il vecchio Mascara e Maniero, spiccava lui: Ragusa. Il quale,  pur cambiando ogni anno squadra non aveva mai deluso in passato con Salernitana, Reggina e Ternana, dopo le meraviglie con le giovanili del Genoa, quando da protagonista vinse uno scudetto Primavera. A Pescara si è confermato alla grande, sdoppiandosi spesso come ala e come interno, prevalentemente a sinistra. Nonostante il sacrificio richiesto, è stato uno dei più puntuali in zona gol, abilissimo anche come prezioso assist man.

REGGINA 4

Altra nobile decaduta come il Padova, retrocessa senza appello, al termine di una nefasta stagione in cui i calabresi mai davvero sono stati in lotta per la salvezza. Non mi spiego un simile crollo, le gare complete che ho visto mi avevano dato segnali confortanti, non confermati però alla prova successiva. Sono mancati i filotti buoni, e in un torneo come quello cadetto, spesso sono le serie a fare la differenza… e gli amaranto non ne hanno mai beccata una positiva, perdendo via via sempre più fiducia e sicurezza nei propri mezzi. Come il Bologna, la retrocessione è giunta peraltro in coincidenza con una ricorrenza importante (in questo caso il centenario della fondazione avvenuta nel 1914): tuttavia l’impegno di un amareggiato presidente Lillo Foti è ripromesso anche per l’immediato futuro e secondo me il prossimo campionato in Lega Pro sarà “di transizione” per un immediato ritorno in categorie più consone al blasone della squadra.

Il Big: DUMITRU

Come nel caso del Padova, nell’ambito di una stagione deludentissima, culminata nell’amara e anticipata retrocessione in Lega Pro, difficile sottolineare il campionato di qualche singolo giocatore. Nemmeno certezze come Di Michele o Adejo sono stati in grado di raddrizzare la barca che stava affondando. Qualche bel gol lo hanno regalato due ex promesse, ancora giovani (sono entrambi del ’91) Fischnaller e Dumitru. L’altoatesino, un passato fugace anche nelle giovanili della Juventus, ha avuto molte più chances rispetto all’ex Empoli e Napoli, sul quale fino a qualche anno fa veniva quasi scontato prevedere un futuro da protagonista a buoni livelli. A tratti Dumitru ha dimostrato di possedere doti tecniche davvero non comuni, ma non è bastato a salvare la squadra calabrese da un destino che pareva ben presto segnato.

SIENA 7,5

Punti alla mano, senza penalizzazioni, la squadra toscana allenata da Beretta, avrebbe meritato sul campo la qualificazione ai playoff, contendendo anzi realisticamente il passaggio diretto in A alle due big designate Palermo e Empoli. Tutti però siamo al corrente delle condizioni in cui i bianconeri hanno dovuto affrontare il torneo, che comunque hanno onorato alla grandissima, sfiorando d’un soffio l’accesso ai playoff nell’ultima gara, quella decisiva, se solo Rosina, il giocatore simbolo della squadra, non avesse sbagliato un rigore nel finale (ci sta il parallelismo con il granata Cerci al temine della gara contro la Fiorentina).

Il Big: ROSINA

Ok, come detto si è “macchiato” del rigore sbagliato all’ultima giornata ma Rosina quest’anno è stato davvero determinante per le sorti della squadra, arrivando a 30 anni suonati alla piena maturità calcistica e affermatosi finalmente secondo le reali potenzialità. Non più “Rosinaldo”, come lo chiamavano ai tempi del Torino, funambolico ma spesso anche fumoso trottolino offensivo, ma ormai perfetto nel combinare tecnica, giocate di fino e tanta concretezza e sostanza. E’ diventato anche molto prolifico, da lui deve ripartire il Siena per una nuova rinascita della società. Tutti comunque hanno onorato al massimo la maglia, con citazioni di merito anche per i giovani Spinazzola (ex giovanili Juventus) e Rosseti e per gli esperti Angelo (ormai una bandiera bianconera) e Dellafiore.

 

SPEZIA 7

Dopo anni di tentativi, investimenti, speranze, errori, finalmente i liguri sono arrivati in fondo alla competizione con solide credenziali per ambire all’obiettivo grosso: la tanto sognata serie A. Sono servite almeno quest’anno la girandola di giocatori subentrati in rosa, il cambio di allenatore e mille traversie, ma alla fine Mangia, uno dei migliori giovani allenatori su piazza, alla prima vera esperienza da professionista – dopo i primi precoci passi alla giuda del Palermo e la positivissima esperienza alla guida di una forte Under 21 azzurra – è riuscito ad amalgamare al meglio una rosa di gran qualità in tutti i reparti, battendo sul filo di lana Siena e Lanciano.

Il Big: GIANNETTI

Premio Giannetti per quello che ha fatto durante tutto l’arco della stagione, essendo giunto in Liguria solo a gennaio dopo aver furoreggiato nella natia Siena. Anche allo Spezia comunque il giovane centravanti, che aveva timidamente debuttato in prima squadra  nella Juventus anni fa, ha fatto il suo, completando una linea d’attacco fortissima messa a diposizione del tecnico Mangia, col colosso Ebagua e l’esperto Nick Ferrari, assai provvidenziale nel finale di stagione. Ma molto positivi ai fini della scalata playoff si sono rivelati pure il fenomenale portiere Leali, ad appena 21 anni uno dei migliori della categoria e pronto per la A, dove la Juve – che ne detiene il cartellino – probabilmente lo parcheggerà a settembre, gli esperti laterali Madonna e Schiattarella e il giovane regista Bellomo, un lusso per la B, spesso decisivo (anche da subentrato) con i suoi gol nelle ultime gare, quelle più importanti.

TERNANA 6

Si poteva fare di più onestamente. Campionato di basso profilo quello degli umbri, mai in lotta vera per non retrocedere (e questo è un merito) ma mai nemmeno agganciati al treno che portava alla chimera della serie A, un treno che abbiamo visto ha accolto nel corso del torneo molte compagini. Toscano è un ottimo allenatore ma rispetto all’anno scorso non ha mantenuto le attese, nel contesto di una squadra non certo indebolita, e ha dovuto lasciare in corso d’opera la panchina al più navigato Tesser. Risultato minimo raggiunto come detto ma una squadra come la Ternana può legittimamente ambire a qualcosa di più.

Il Big: ANTENUCCI

Una autentica sicurezza per la B, una garanzia per ogni squadra che volesse affidarsi a un efficace attaccante “di categoria”. Spiace tuttavia spendere questa denominazione per uno come Antenucci che avrebbe molti mezzi tecnici per poter dimostrare anche in serie A il suo valore.  Ha 30 anni e probabilmente andrà a maturare un’esperienza all’estero (lo danno molto vicino, al pari dell’altro attaccante cadetto Pavoletti, al Leeds di Cellino), nel frattempo ha condotto la Ternana a una comoda salvezza, segnando spesso gol spettacolari (a mio avviso, quello suo in rovesciata è stato il migliore di tutto il campionato). Confortante pure il miglioramento di Maiello (indicato come l’”Hamsik della Primavera del Napoli” ai tempi in cui furoreggiava in coppia con un certo Insigne nelle giovanili azzurre), il ritorno dopo lunga assenza dell’altro bomber Litteri e positivo il campionato a metà campo dell’ex reggino Nicolas Viola, ormai pienamente convertito al ruolo di playmaker “alla Pirlo”, lui che in passato (anche in diverse Nazionali giovanili) veniva impiegato come fantasista.

TRAPANI 8

A mio avviso la vera rivelazione dell’intero torneo, e poco importa (parlo non da tifoso, chè ai tifosi siciliani importava eccome!) che i playoff siano sfuggiti di pochissimo. Nella memoria rimane una stagione memorabile, fatta di grandi imprese, ottimo gioco espresso – per lunghi tratti IL migliore di tutta la categoria, grazie alla sagacia di un allenatore come Boscaglia, vero artefice del miracolo Trapani, portato in pochi anni dalla serie D a “quasi” la serie A. Per l’anno prossimo sarà possibile dare un seguito alla positiva stagione, magari limando con l’anno di esperienza in più sulle spalle, certi squilibri che hanno portato talvolta a risultati “incomprensibili” e poco preventivabili (tipo sconfitte casalinghe con squadre di più bassa classifica o passaggi a vuoto nei momenti “clou”della stagione) e mantenendo l’ossatura vincente, anche se il primo passo sarà proprio quello di ottenere la conferma del tecnico, attualmente chiamato dalle sirene della serie A.

Il Big: MANCOSU

Strepitosa la stagione di Matteo Mancosu, che ha bissato il titolo di capocannoniere ottenuto l’anno scorso in Lega Pro, ma migliorando sensibilmente il bottino di reti, chiuso a 26 marcature. Goleador completo, rapido, spietato sotto porta, instancabile, abile a lanciarsi sugli spazi come di approfittare delle “dormite” delle difese avversarie, segnando spesso “di rapina”.  Prometteva di più da giovane il fratello minore Marco (trequartista classe ’88 cresciuto nel Cagliari, già Nazionale Under 17 e attualmente al Benevento) ma con gli anni Matteo ha saputo scalare le gerarchie, dimostrando un carattere e una passione encomiabili, che a 30 anni compiuti potrebbero dargli in dote la serie A. Ma tutto l’organico – la cui ossatura era formata dal gruppo delle due storiche promozioni ravvicinate – è andato oltre le aspettative: dal regista Caccetta (un passato nell’ultimo Foggia di Zeman, che preferiva schierarlo terzino destro fluidificante) al veterano Basso, dalle bandiere Abate, Gambino, Nordi e Pirrone (notevole il loro contributo, anche talvolta da subentrati nel caso dei due attaccanti) ai nuovi Terlizzi, Ciaramitaro e Iunco che hanno portato in dote la loro maggiore esperienza rispetto ai compagni a questi livelli. Una stagione forse irripetibile ma le basi per consolidarsi in categoria ci sono tutte.

VARESE 5

Dopo diverse stagioni ai vertici, concretizzatesi in lotte serrate per una promozione in serie A che da queste parti manca da 40 anni, dai tempi eroici del duo d’attacco Egidio Calloni – Giacomo Libera, quest’anno il Varese, che da poco aveva cambiato società, si è trovato al centro di una stagione anonima, finchè a un certo punto è rimasto invischiato nella pericolosa lotta per non retrocedere. Sembrava alla portata, nomi alla mano, quantomeno una tranquilla salvezza, nonostante una stagione tutta in salita, invece a un certo punto è probabilmente subentrata la paura di non farcela, una certa insicurezza e forse inconsapevolmente pure la perdita d’abitudine di lottare per la sopravvivenza, anziché per la vittoria del torneo. Tutti fattori che allo stato attuale – non me ne vogliano i sostenitori biancorossi – mi fanno propendere per il Novara nella gara decisiva dei playout per la permanenza in categoria.

Il Big: PAVOLETTI

Non si può certo rimproverare il bomber Pavoletti di non aver dato il suo contributo alla causa. Certo, a inizio stagione per lui – reduce da una brillantissima stagione col Sassuolo che ancora ne detiene il cartellino – e per tutto l’ambiente era difficilmente pronosticabile un campionato tanto tribolato, con appendice finale della salvezza da decidersi dopo playout. Tanti gol da parte sua che non sono stati sufficienti, complici anche lo scarso rendimento di molti suoi compagni, in ribasso dopo le due positive stagioni precedenti, qualche cessione affrettata e non ben smaltita (ad esempio Nadarevic), lo smarrimento di alcuni talenti come Caetano Calil, lontano parente del funambolo di due anni fa al Crotone, quando fuori c’era la fila per accaparrarselo e Fabrizio Grillo, di ritorno dal Siena. Scarsissimo anche l’apporto dell’esperto Blasi,  che pare giunto a una prematura chiusura di carriera. La rosa messa a disposizione di Gautieri e poi di Sottili (entrambi ottimi tecnici) mi pareva pure competitiva in gente come Damonte, gli esperti Corti e Neto Pereira, i difensori Rea e Laverone e il promettente terzino sprint Fiamozzi, ma giunti a questo punto occorre solo giocare col coltello tra i denti per ottenere una difficile permanenza in categoria.

 

Intervista a Nicola Corrent: ritratto a tutto tondo di un ex grande calciatore veronese, ora all’Albaronco ma con un futuro da allenatore tutto da scrivere

E’ con grandissimo piacere che  ospito su PELLEeCALAMAIO il calciatore Nicola Corrent, veronese come me, e protagonista per tanti anni su campi prestigiosi, italiani e internazionali.

Sarà una ghiotta occasione per ripercorrere con lui le tappe salienti della sua fortunata carriera professionista, dopo il suo recente annuncio ufficiale di ritiro

“Ciao Nicola, partirei proprio da lì, da questa tua decisione, in un certo senso per noi appassionati sportivi inaspettata, anche se hai tenuto subito a precisare che continuerai a calcare i campi – meno prestigiosi magari ma sempre carichi di passione – dilettantistici della nostra zona. Come mai proprio in questo momento hai deciso di dire stop al professionismo? in fondo sei ancora relativamente giovane e immagino le offerte dai pro non ti mancassero”

Ciao Gianni eccoci:

Si si può cominciare dal 10/12/2013 un giorno importante perchè dopo 16 anni sono passato al calcio dilettantistico.

ALBA RONCO: 1′ categoria. Il motivo è semplice, ho mantenuto una promessa a mio fratello Andrea ( che ha fatto il sett. giovanile al Verona ma dopo un anno a Legnano non ha avuto la fortuna di far diventare la propria passione un lavoro..) a cui avevo detto che,  se non avessi fatto il professionista, avrei giocato con lui a prescindere dalla categoria.

Certo che da fare il capitano alla Carrarese in Lega Pro alla Prima Categoria il salto è stato lungo e forse con un po’ di pazienza avrei trovato qualche categoria superiore ma ho fatto una scelta di ‘cuore’. Obiettivamente con la mia età e la parentesi sportivamente negativa alla Virtus Vecomp sarebbe stato molto difficile rimanere tra i prof. e ho pensato di cambiare del tutto vita.

Allenamenti serali , tempo da dedicare a mio figlio Alexander , ai famigliari, agli amici, e al TERZO GRADO,  il birrificio artigianale e ristorante che ho aperto 4 anni fa con 2 amici.

cooo

“Hai iniziato a Porto San Pancrazio e subito sei stato notato dal Milan. Una realtà e un mondo completamente diversi. All’epoca quale fu il tuo impatto, parlo a livello emotivo soprattutto, visto che in campo hai dato subito risposte positive. In pratica titolare fisso, subito in grado di importi e fare tutta la trafila con tanto di convocazioni nelle varie Nazionali giovanili… Eravate una bellissima squadra, con tanti giocatori poi affermatisi. Ci vuoi fare qualche nome di tuoi compagni illustri e magari anche di qualcuno su cui avresti scommesso ad occhi chiusi e che invece non è arrivato al grande calcio?”

Sono tornato dopo esser andato via di casa a 11 anni  per fare il sett. giovanile al Milan, e dopo 5 anni di collegio a Lodi e 5 a Milanello e tanti sacrifici e selezioni sono arrivato a fare il CALCIATORE.

E’ stato difficile perchè la famiglia e gli amici mi sono mancati molto e si può dire che l’adolescenza l’ho quasi ‘saltata’.. Calcio e studio… per il resto quasi niente … ma sapevo dove volevo arrivare e ci ho messo tutto me stesso.

Il Milan è una grande società e mi ha dato tanto: da grandi allenatori quali Tassotti, De Vecchi, Boldini; Morini, Frigerio, Bertuzzo… a una cultura del lavoro e sacrificio per arrivare a ottenere qualcosa..

Ho avuto la possibilità di rimanere in costante contatto con la prima squadra allenandomi con loro , facendo amichevoli, tornei, preparazioni estive e panchine in gare ufficiali… senza mai esordire .. purtroppo… Un esperienza indimenticabile giocare con Baggio, Maldini, Baresi, Boban, Weah, Pirlo…. e altri tantissimi… ed esser allenato da Sacchi, Capello, Terim, Zaccheroni…. fantastico…

Nel sett giovanile eravamo in tanti e i migliori sono ‘arrivati’ quasi tutti Miccoli, Maresca,Coco, Daino, De Zerbi, Maccarone, Saudati, Allegretti…. per citarne qualcuno.. E  se devo ricordare un ragazzo dalle qualità incredibili ma che ha fatto molto poco sicuramente Vincenzo Maiolo… quando vincemmo lo scudetto Allievi Nazionali fece 36 gol e giocate pazzesche.

“Dalle giovanili del Milan inizi una fruttuosa e lunga esperienza di prestiti, fino a passare in via definitiva al Como. Sono anni in cui ti destreggi bene in serie A, segnando pure un gol, e sei protagonista in un bel ciclo con l’Under 21. Sognavi di debuttare in massima serie col Milan o è stato più bello farlo con una squadra che avevi contribuito a portare in serie A? E cosa invece non funzionò l’anno di Modena, quando alla fine scelsi di rientrare in B con la Ternana?”

Il mio trampolino è stato il Monza , una piccola realtà che faceva la serie B e sono stato molto contento di aver giocato e contribuito ad un importante salvezza.

Certamente i 2 anni alla Salernitana mi hanno fatto maturare molto; ma tra mille difficoltà di una piazza difficile ma affascinate posso dire di esser diventato un Calciatore.. Molte partite anche in Nazionale Under 21 e un gol importante sono un altro ricordo piacevolissimo: indossare la maglia della Nazionale é fantastico!

Una bella storica salvezza nei 6 mesi della parentesi Siena e poi ho trovato Preziosi che ha creduto in me aquisendomi prima per metà e poi definitivamente dal Milan..

Vincemmo il campionato col Como in un anno fantastico e vissuto da protagonista e finalmente ho raggiunto il sogno di tutti: la SERIE A

Fu difficile e purtroppo finì con la retrocessione a causa di un girone d’andata molto negativo ma giocare e misurarsi con campioni come Kaka, Totti, Vieri, Del Pietro, Seedorf ….. in certi stadi resterà una soddisfazione unica! Riuscii a fare anche un gol alla mia prima da titolare.. contro la Lazio e a Peruzzi.. una bella fortuna.

“Gli anni di Terni, visti da fuori e col senno di poi, sembravano molto “tempestosi” a livello societario, con una squadra in teoria con cui potevate davvero arrivare in serie A. Ci sei rimasto molto tempo, che ricordi hai di quell’esperienza?”

Successivamente  a Modena non riuscii a trovare spazio e decisi di andare alla Ternana in serie B. Sembrava una Società perfetta e avevamo una squadra fortissima ( Jimenez, Zampagna, Frick, Paci, Kharja.. ) ma con l’addio di Agarini si sfasciò tutto e la Fiorentina prese il nostro posto per la promozione in A.

A Terni con la nuova dirigenza ci furono molti problemi per molti giocatori e tra periodi fuori rosa e litigi vari non fu un esperienza da ricordare col sorriso.

“La tua prima volta in terza serie è stata un po’ anomala, visto che si trattava di Napoli. Confermi quanto si dice sull’attaccamento e la passione di quella tifoseria, capace di riempire il San Paolo anche in serie C?”

Napoli invece è stata una grande occasione ma anche un grande rimpianto…

Primo anno di De Laurentis e squadra nata dal nulla che con Ventura e poi Reja arrivò alla finale con l’Avellino.

Perdemmo… ma la cosa che più mi fece male fu non giocare il ritorno per un infortunio , dopo che all’andata, davanti a 70000 persone feci  una delle mie più belle partite.

Nicola Corrent  con la storica maglia numero 10 del Napoli

Nicola Corrent con la storica maglia numero 10 del Napoli

“E così poco alla volta arrivi nella “tua”, nella “nostra” Verona. Tempi bui anche in questo caso, da nobile decaduta, ancora lontani dal ritorno a certi fasti attuali. Ma al di là di questo, cosa ha contato per te indossare quella maglia, fino a esserne capitano, sentire la curva, i “butei”?

Tornai a Terni ma dopo 6 mesi di litigi ecco un sogno realizzato: giocare nella squadra della mia città, di cui sono molto tifoso e il terzo anno di esserne Capitano… Il massimo… come quello che ho provato a segnare sotto la Curva Sud e ad esultare sotto i miei ‘Butei…’

Ho dimenticato un altro ricordo da segnare: esser stato  il primo ad aver ‘rispolverato..’  il num. 10 a Napoli… non per meriti chiaramente… ma in C qualcuno doveva metterla e mister Ventura decise per me..

La grande delusione arrivò con la notizia del mancato rinnovo a Verona… avevo fatto tante rinunce per indossare la maglia gialloblu perchè per me non aveva e non ha prezzo ma la nuova società con Bonato fece altre scelte e cosi mi trovai a Coverciano tra gli svincolati a prender il patentino da allenatore..

Il veronese doc Corrent con l'amata maglia dell'Hellas, di cui diverrà capitano

Il veronese doc Corrent con l’amata maglia dell’Hellas, di cui diverrà capitano

“Una tappa a Lecco e poi la lunga, felice, indimenticabile per te e per i suoi tifosi, militanza alla Carrarese, all’epoca in C/2 (Ok, non si chiamava più così, ma fa lo stesso… ) e che proprio tu, con la tua classe, la tua personalità, aiutasti a tornare in una categoria più consona alla sua storia. Hai segnato tu quello che fu il rigore decisivo nella gara di play off promozione contro il Prato. Pensi che sia stato uno degli episodi più felici della tua carriera, proprio partendo dal fatto di quanto da allora sei entrato nei cuori dei tifosi toscani?  Tuttora,da quel che ho capito sei legato da un connubio molto stretto con la città e i tifosi, vero?”

Un periodo duro ma il Lecco mi contattò e mi diede una possibilità… inizio fantastico con 5 gol ( mio record) ma ritorno con molti infortuni e prestazioni negative finite con la retrocessione..

Poi un Grande rilancio a Carrara in una società nuova con Buffon presidente (con il quale ho ancora oggi un bellissimo rapporto anche extra calcistico con la sua presenza nella mia attività di birrificio a Verona) e Nelso Ricci ds… Vittoria nel mio primo anno in C/2 e gol promozione… il secondo anno molto positivo con play off sfiorati e purtroppo retrocessione il terzo…

Ma a Carrara si è creato un grande legame tra me e la piazza che ricordo con grande piacere e orgoglio..  Un rapporto di stima e rispetto, certamente per le mie prestazioni, il gol promozione, l’attaccamento… e anche il gol decisivo nel sentitissimo derby con lo Spezia…

“Al termine del nostro viaggio, con il tuo ritorno a casa e il desiderio realizzato di poter giocare con tuo fratello (anche lui molto dotato dal punto di vista tecnico, anche se purtroppo non è riuscito a farsi una carriera simile alla tua) che bilancio ti ritieni di fare? Hai qualche rimpianto, avresti potuto fare di più, ci sono stati momenti chiave che hanno fatto svoltare in un modo o nell’altro il tuo percorso sportivo o ti ritieni soddisfatto così? E, per ultima, una domanda più generale sul calcio attuale. In fondo non sono passati secoli fa dai tuoi esordi ma tante cose sembrano cambiate nel modo di porsi, di iniziare… Credi che alla base di tutto, al di là del talento e delle doti personali ,ci debba sempre essere la passione, la determinazione, la volontà a guidare un ragazzino col sogno di giocare a calcio? E’ ancora possibile resettare tutto, in un mondo sempre più inquinato da scommesse e da una crisi generalizzata, specie nei settori giovanili?”

Direi che in queste parole c’è tutto…  soprattutto tanti ricordi…

Grandi allenatori tutti diversi tra loro: Ventura, Malesani, Reja, Colomba, Sarri, Fascetti, Cagni, Remondina, Monaco… e tanti altri

Grandi Presidenti: Preziosi, De Laurentiis, Aliberti, Buffon e tanti altri… soprattutto ARVEDI e MARTINELLI che non ci sono più…

Tanti tifosi…

L’aspetto negativo è rendersi conto che troppe persone ti si avvicinano per interesse e poche per amicizia vera.. ma conservo pochi AMICI che non hanno ‘categoria…’ tra cui  De Zerbi, Troise, Sibilano, Maccarone, Cavallo, Brevi, Pecchia…

Se devo fare un bilancio sono soddisfatto… forse qualche anno in più in B lo potevo fare ma per demeriti miei, qualche decisione affrettata e rivelatasi sbagliata, qualche società che mi ha ostacolato è andata cosi… e io sono convinto che alla fine uno ha quello che si merita e che ha costruito…

Sono contento e orgoglioso della mia carriera…

Ora farò un pò di pausa ma certamente farò il tentativo di allenare perchè il calcio è passione e la passione non si può accendere e spegnere come un interruttore..

Parole Sante, Nicola! E a me, salutandoti, non resta che farti un enorme “in bocca al lupo” per il tuo futuro in questo ambiente, che tu possa coronare il sogno di allenare e di ritornare protagonista nel calcio in questa tua nuova veste!

Serie B: volano le neopromosse Avellino, Latina, Trapani e Carpi

Da appassionato della Lega Pro, l’anno scorso fui tra gli sbigottiti nel vedere sfumare la promozione della corazzata Lecce in favore di una piccola realtà di provincia come il Carpi, emanazione di un calcio, quello modenese, che solo poche settimane prima, aveva brindato a un’altra promozione storica, ancora più prestigiosa, quella del Sassuolo in serie A. Lecce che, partito a razzo, si era poi smarrito clamorosamente,  e quando nelle categorie inferiori, partendo da strafavorita, cominci a perdere la bussola, ecco che inevitabilmente il nome, il blasone e la storia finiscono col contare relativamente.

Si profilava quest’anno in B un roster di neopromosse particolare, con un ritrovato Avellino, la squadra con più esperienza di cadetteria e ben tre matricole assolute ai nastri di partenza: Latina, Trapani e, appunto, Carpi. Tradotto, tre incognite, anche se il recente caso del Lanciano, matricola l’anno prima e messosi in salvo al primo colpo in cadetteria lasciava ben sperare per le quattro compagni in questione, in quello che da sempre è considerato il torneo più imprevedibile e lungo del calcio italiano.

Pur con qualche inevitabile difficoltà, che ha portato ad esempio nel caso del Latina al precoce esonero del tecnico Auteri in favore di un lanciatissimo Breda, le quattro squadre si stanno dimostrando più che all’altezza, scambiandosi nell’immaginario degli sportivi, il ruolo di mina vagante, di outsider. Ruolo che, con l’allargamento della quota playoff, o meglio, la possibilità in base ai punteggi e alle relative distanze tra le posizioni in classifica, di accedere al treno giusto per la promozione, anche arrivando ottavi, potrebbe davvero essere appannaggio di una di loro, se non di più di una, visto l’attuale roulino di marcia.

L’Avellino, quella più blasonata, con molti tornei di A alle spalle, è a ridosso delle corazzate Empoli e Palermo, le vere favorite per la promozione diretta e della sorpresissima Lanciano. Squadra solida, concreta, forse poco spettacolare, quella allenata dal rampante Rastelli, ma capace di mettere in difficoltà chiunque, di impelagare nella sua tela tutte le squadre finora affrontate.

bomber Galabinov

bomber Galabinov

Galabinov e l’esperto Castaldo sono i terminali offensivi, nel contesto di una squadra solida e compatta, dove si stanno mettendo in luce, tra gli altri, il centrale difensivo Izzo e il mediano Arini, entrambi di scuola napoletana, che dopo anni di onorata gavetta, pur essendo ancora molto giovani, stanno dimostrando con i fatti di valere la cadetteria. Il fiore all’occhiello, già ammirato in Lega Pro e destinato a progredire ancora esponenzialmente è pero il terzino fluidificante Zappacosta, già perno della nuova Under 21 di Di Biagio. Corsa, personalità, grinta e buon piede le sue caratteristiche peculiari, ne sentiremo parlare presto ad alti livelli.

Al Trapani avevo già dedicato un post due stagioni fa, (https://giannivillegas.wordpress.com/2012/03/21/non-solo-barcellona-e-calcio-spettacolo-anche-quello-di-borussia-dortmund-swansea-e-trapani/ ) all’epoca della prima scintillante – e sfortunata, visto l’epilogo infausto, con sconfitta in extremis nella finale playoff, dopo aver condotto il girone da capolista per quasi tutta la stagione.

l'attaccante del Trapani Mancosu, uno dei migliori dell'intera cadetteria

l’attaccante del Trapani Mancosu, uno dei migliori dell’intera cadetteria

L’anno successivo però, con una forza e una determinazione encomiabile, i siciliani, guidati da Boscaglia, seppero reagire alla tremenda delusione, ripercorrendo le stesse tappe della precedente stagione, cambiando però in positivo l’epilogo, sospinti da un gioco favoloso e dai gol di un sorprendente Mancosu, giunto alla ribalta troppo tardi, dopo un lungo peregrinare nei campi infuocati del sud, a suon di gol. Il Trapani, a conti fatti, ha mantenuto l’ossatura delle ultime 3 stagioni vincenti, inserendo alcuni mirati elementi di categoria- come Iunco, o Terlizzi –  e buoni giocatori incontrati come avversari in questo biennio di Lega Pro, come il fantasista ex cremonese Nizzetto, che da tempo attendeva una chance dai piani superiori. Inserimenti che tuttavia non sono andati a minare l’equilibrio di una rosa dove gli interpreti si conoscono e giocano a memoria, e dove Mancosu si sta addirittura confermando bomber di razza e alla pari, come realizzazioni a cannonieri navigati come Tavano.  La squadra di Boscaglia anche in B non ha smarrito le sue qualità: manca di esperienza, talvolta ha pareggiato gare in cui aveva dominato ma ora il trend è tornato positivo e ci si aspetta un’ulteriore crescita.

il brasiliano Jonathas del Latina: coi suoi gol sta trascinando la squadra ai piani della classifica

il brasiliano Jonathas del Latina: coi suoi gol sta trascinando la squadra ai piani della classifica

Latina e Carpi francamente sono quelle che maggiormente mi hanno sorpreso, pur riaffermando quanto in B i valori siano davvero difficili da intravedere con certezza. Entrambe partite col freno a mano tirato, una volta partite, non si stanno più fermando. Emblematico il caso del Latina, che dopo l’avvicendamento in panchina tra Auteri e Breda – quest’ultimo reduce da una tristissima stagione al Vicenza, culminata con un’ignobile retrocessione – capace di stravincere addirittura contro il Palermo alla Favorita e di issarsi sempre più nei piani alti della classifica. Giocano benissimo i neroazzurri, sospinti dai gol stranieri di Jefferson e Jonathas, che dopo aver assaggiato la serie A si stanno rimettendo seriamente in gioco, a suon di gol, specie il bisonte ex Brescia e Torino.

Mbakogu del Carpi, attaccante da serie A

Mbakogu del Carpi, attaccante da serie A

E che dire del Carpi? Per molti critici, indicata come la squadra materasso del torneo, sta invece mostrando una forza e una maturità incredibile, una personalità – anche da parte di giocatori poco accreditati tecnicamente – fuori dal comune, in gente come Memushaj, Lollo, Concas, i giovani Letizia e Liviero, sorretti da gente di categoria già vincente come l’ex novarese Porcari o l’esperto difensore Pesoli. Su tutti, da qualche settimana è rientrato nei ranghi l’attaccante Mbakogu, uno con i mezzi da big. Ancora giovanissimo, classe ’92, ha tutte le carte in regola per sfondare ad alti livelli e confermare anche da professionista tutte le meraviglie mostrate da giovane, quando si era meritato l’epiteto di “piccolo Drogba”. Carpi allenato dal quarantaduenne Stefano Vecchi, per alcuni un azzardo alla vigilia, ma che dopo l’ottima stagione alla guida del Sud Tirol, si sta imponendo anche in B come uno degli allenatori più promettenti dell’intero panorama calcistico italiano.

Mondiali di calcio Under 17 al via: scopriamo gli azzurrini agli ordini di Zoratto

Grande attesa per gli azzurrini della NAZIONALE UNDER 17 di calcio guidata dall’ex centrocampista del Parma e della Nazionale all’epoca guidata da Sacchi, Daniele Zoratto.

Si tratta di un gruppo forte, imperniato principalmente su giocatori provenienti da due blocchi di squadre in particolare:  quello dell’Inter, da cui provengono tre giocatori (manca però clamorosamente la prolifica punta Bonazzoli) e quello dei cugini milanisti, presenti con ben 5 giovani atleti.

Emanazione dei migliori ’96  su piazza, con l’aggiunta di qualche ’97 come il difensore interista Dimarco e il centravanti milanista Vido, sorta di Ibrahimovic in miniatura (sebbene il suo fisico sia già notevole per un sedicenne!).

Le gare si svolgeranno in Arabia Saudita, e l’Italia è inserita in un girone difficile ma non proibitivo, con squadre largamente alla portata come la Nuova Zelanda ed altre invece che in ambito giovanile si fanno sempre rispettare (la scuola africana rappresentata dalla Costa d’Avorio e l’Uruguay, una big sudamericana a questi livelli, come testimoniato dal bell’exploit nel recente Mondiale Under 20). Dopodichè agli otavi sdi finale andranno le prime due dei sei gironi. L’esordio per gli azzurri sarà giovedì prossimo, il 17 e ci si aspetta di vedere una buona gara, vista la bontà del nostro organico.

il romanista Capradossi, uno dei leader della squadra azzurra: centrale difensivo elegante, veloce e forte fisicamente

il romanista Capradossi, uno dei leader della squadra azzurra: centrale difensivo elegante, veloce e forte fisicamente

Nel dettaglio ecco l’elenco completo dei convocati:

– i portieri sono lo juventino Audero, il milanista Ferrari e l’udinese Scuffet, quest’ultimo reduce pure da un buon ritiro estivo con la prima squadra e a mio avviso il più pronto per difendere i pali della nostra porta

– i difensori sono molto affidabili, il reparto che pare offrire maggiori garanzie, con la stella romanista Capradossi al centro a dirigere, in coppia collaudata col compagno di club Calabresi. Sono presenti anche i due del Milan Calabria e De Santis, il modenese Lomolino e il poderoso palermitano Pirrello.

– a centrocampo spazio alla coppia interista Palazzi, mediano tutto polmoni, e Baldini, ma ci si aspetta molto anche dall’atalantino Pugliese. La qualità dovrebbe essere garantita dal napoletano Romano, mentre i due clivensi Tibolla e Steffè testimoniano la forza di un vivaio gialloblu che da anni primeggia ad alti livelli. La sorpresa è rappresentata da Parigini della Juve Stabia, mentre Tutino del Napoli può agire anche da supporto agli avanti, con la sua tecnica e velocità-

– in attacco brilla incontrastata la stella del parmense Cerri, poderoso attaccante che abbina in maniera egregia forza fisica e tecnica invidiabile, come si addice sempre più ai giocatori moderni. Capace di reggere il reparto offensivo da solo, ha già esordito nella massima serie e il futuro pare per lui già scritto, sull’onda del successo, anche se si deve iniziare a piccoli passi e un Mondiale Under 17 è una vetrina molto importante in tal senso. Con lui dovrebbe giocare il già citato milanista Vido, anche se le caratteristiche tecnico/tattiche sono piuttosto simili tra i due. E allora mister Zoratto potrebbe puntare sull’altro milanista Fabbro, più complementare forse all’asso del Parma o appunto avvallare un modulo 4-2-3-1, con un’unica punta e un pool di fantasisti alle spalle nel quale disinnescare la bomba Tutino, lasciandolo più libero da compiti di interdizione e potendo così agire in una posizione a lui più congeniale. Forza RAGAZZI!!!

Fari puntati sul fortissimo attaccante del Parma Alberto Cerri: su di lui si punta forte per l'affermazione della nostra nazionale.

Fari puntati sul fortissimo attaccante del Parma Alberto Cerri: su di lui si punta forte per l’affermazione della nostra nazionale.

 

 

Vi ricordate la storia di Marco Bernacci? Quest’anno ha contribuito alla salvezza del Bellaria

Di tante storie sentite, seguite e approfondite nel corso di questi anni, una proprio mi è sempre sfuggita e rimasta avvolta nel mistero. Una storia che fece parecchio scalpore all’epoca e che ora pare cosa vecchia, dimenticata, lontana dalla ribalta: quella di Marco Bernacci. Eppure il trentenne attaccante cesenate è ancora in attività, segna e probabilmente si diverte anche, certamente di più di quando, in pratica all’apice della carriera o quasi, decise clamorosamente di ritirarsi dal calcio giocato.

Ma torniamo agli esordi, che lo videro giungere alla squadra della sua città e del quale si è sempre apertamente professato super tifoso da una piccola società satellite, la stessa da cui provenne pure l’altro astro nascente del calcio giovanile dell’epoca, vincitore di un europeo under 21, Gianni Comandini.

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Bernacci è un centravanti, magro e spilungone ma la “butta dentro”, è sempre presente in area, gode della stima di dirigenti e allenatori. Niente gavetta, debutta con la prima squadra, fa qualche apparizione a soli 18 anni e già dall’anno successivo incrementa il suo bottino di presenze e reti (21/4).

Poi arriva un tecnico rampante e ambizioso come Castori che, senza indugi, sin dal ritiro, decide di puntare forte su di lui come centravanti di uno splendido tridente, venendone ricambiato, visto che in tre anni porterà a suon di gol e soprattutto prestazioni da leader offensivo la squadra della sua città ai piani alti della B. A quel punto irrompe in scena lì’ambizioso (pure troppo, vista la sfortunata esperienza a posteriori) Mantova di Lori che da un po’ mira alla serie A, dopo risalita prodigiosa dalle categorie inferiori.

Marco viene acquistato a peso d’oro e si guadagna un grande ingaggio per la B. La promozione tanto agognata però non arriva, Marco soffre forse la pressione o la relativa lontananza da casa, insomma, incide ma non come ci si aspettava e il Mantova lo cede per una cifra quasi identica all’Ascoli. Qui, una nuova impennata, probabilmente pure dettata dall’orgoglio ferito ma più semplicemente Bernacci riparte dal gol. Saranno ben 16 reti. Sembrano lontani i tempi di Mantova, dove aveva lasciato polemicamente dopo attriti con mister Di Carlo e incomprensioni coi tifosi.

A questo punto i tempi sono davvero maturi per il gran salto, d’altronde in B Marco ormai è una stella di categoria, in grado di fare la differenza. Non senza polemiche passa al Bologna, società a cui si era riferito in precedenza dicendo che mai, da cesenate, avrebbe potuto giocare lì, come ad esempio nel Rimini che già rifiutò in passato.

Marco inizia da titolare, ma l’impatto è devastante: abulico, spaesato, quasi assente, per nulla combattivo. Una regressione sin troppo evidente e pare poco attribuire questo brusco calo di rendimento al pur impegnativo salto di categoria. Anno perso, con la soddisfazione effimera del primo e unico gol in Serie A.

Torna ad Ascoli in B dove, come per incanto, si risveglia, ritornando bomber implacabile, 15 gol senza rigori  tanta sostanza, tanta leadership in una squadra povera a livello di organico. Sempre sotto contratto col Bologna, giunge una nuova buona opportunità, a livello di piazza storica.

Qui invece succede un fatto che sembra davvero inspiegabile, almeno visto da fuori, per chi ovviamente non conoscesse a fondo le reali motivazioni e lo stato d’animo del ragazzo. Dopo la prima partita di campionato col Torino, Bernacci decide di ritirarsi, di lasciare (temporaneamente?) il mondo del calcio. Si prova a capire i reali motivi, ma poco trapela su di lui, solitamente già molto schivo e poco incline ad apparire in pubblico. Il toro sapeva di avere per la mani un grande centravanti, lui sapeva di potersi rilanciare, finalmente dimostrando le sue qualità in una squadra esigente, ricca di storia. O forse non lo sapeva, forse aveva perso fiducia in sé stesso, nel calcio, forse aveva perso la voglia, la motivazione. Rinuncia allo stipendio, si ferma.

Trascorre un anno sabbatico e alla fine rompe gli indugi, decidendo di tornare a giocare ad alti livelli. Le squadre interessate non mancano, la spunta il Modena. Ma è un fuoco di paglia, non è pronto, gioca solo 14 spezzoni di partite, corredate da un gol. Del giovane vecchio bomber paiono perse le tracce, nemmeno a Livorno da gennaio lascia il segno, aggiungendo al risicato score 15 presenze e 2 gol.

Il resto è storia, torna al Bologna ma non ha difficoltà a rescindere un contratto che non lo avrebbe condotto da nessuna parte. E’ “finalmente” libero di giocarsi il futuro, di non farsi imporre scelte. Si accasa, stavolta sì, al Bellaria Igea Marina, ha solo 29 anni e il ritorno nella sua Romagna avviene in punta di piedi, in una squadra di giovanissimi e mestieranti che con dignità ambisce a una permanenza in lega pro seconda divisione, categoria che Marco non aveva mai disputato.

Anche grazie ai 6 gol e all’esperienza e a un rinnovato entusiasmo di Marco, quest’anno la missione è brillantemente riuscita

Il talentuoso Carraro riparte dal Gavorrano: sarà svolta vera o l’ultima chance per dimostrare il suo valore?

Più volte ho citato Federico Carraro nei miei articoli sui talenti giovanili, e non per una fissa mia o perchè, essendo veneto come me, lo seguo da tanti anni nel suo percorso calcistico, ma semplicemente perchè ne ho sempre intravisto doti tecniche superiori, da “campione”, come certificavano le ripetute soddisfazioni avute con la maglia viola della Fiorentina o delle rappresentative azzurre, di cui è sempre stato, sin dall’Under 16, uno dei leader, dei trascinatori. Sì, è un ’92 e mi direte che,  di quella stessa annata, in serie A sta furoreggiando colui che ne divideva gli onori in campo con l’Italia, vale a dire El Shaarawy, che non si esagera nel ritenere il miglior giocatore sinora espresso della serie A 2012/2013.

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Carraro, dopo aver incantato molti e vinto trofei in serie da giovane, oltre che aver condotto l’Italia Under 17 quasi in semifinale ai Mondiali di categoria, sembrava pronto per il grande salto, dopo aver esordito in A con Prandelli allenatore. Due anni fa il suo passaggio al Modena, dove mise insieme davvero pochi spiccioli di partite, e da lì la discesa a Vercelli, dove avrebbe ritrovato il compagno d’attacco di tante annate giovanili fiorentine, quel Iemmello che invece in Lega Pro stava dando un grande contributo a una Pro in forte ascesa, lanciata verso la tanto desiderata promozione in B.

Quest’anno Carraro ripartiva da una Pro Vercelli rinfrancata dal successo dell’anno scorso, ma pure palesemente in difficoltà nell’allestire una compagine in grado di salvarsi. Scarso, zero il contributo di Federico, che con la sua gracilità e la sua tecnica fine a sè stessa e non al servizio della squadra (a Vercelli quest’anno con Braghin prima e Camolese poi, si deve necessariamente prima guardare alla sostanza) fatica enormemente a emergere, a mostrare le sue vere doti.

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Che manchi a Carraro la vis pugnandi è risaputo; ha sempre preferito giocare di fino, piccoli tocchi, precisi, lanci calibrati, calci di punizione a giro, insomma, un giocatore “bello a vedersi” ma per alcuni allenatori evidentemente poco utile, se è vero che la Pro ne sancisce la prematura bocciatura a metà stagione. Così la Fiorentina, che ancora crede in lui, ma ha bisogno di vederne i progressi da professionista, opta per una svolta, facendogli fare un doppio salto all’indietro, mandandolo in prestito al Gavorrano, società grossetana di Lega Pro seconda. Inimmaginabile per chi lo vedeva duettare solo 3 anni fa in Nazionale con il Faraone, pensare che tra i due ci potessero essere tre categorie di differenza, ma i fatti, i numeri – impietosi nel caso di Carraro e splendidi in quello di El Shaarawy – dicono così, chiaro e tondo. Unica cosa che può consolare chi ancora lo aspetta a una consacrazione, è che al Gavorrano Federico ritroverà come mister quel Renato Buso che per anni in viola è stato il suo mentore, il suo allenatore, colui che lo ha sempre esaltato e messo nelle migliori condizioni per emergere in tutto il suo talento. Che sia la sua ultima chance è difficile prevederlo: certo, la salita può essere davvero dura, quasi impossibile, ma quel “quasi” induce a pensare che, riottenuta una consona fiducia nei propri mezzi, il ragazzo ce la possa fare a militare in squadre più blasonate del pur rispettabile Gavorrano.

Serie B al giro di boa: ecco i 10 giocatori che si sono messi più in luce in questo girone d’andata

Giunti alla lunga pausa invernale, e dopo uno stretto giro di boa del campionato in corso, ecco i dieci giocatori che maggiormente si sono messi in luce sinora in serie B, trascinando spesso e volentieri le proprie squadre.

Un campionato, quello cadetto, sempre interessante ma mai come quest’anno in grado di lanciare tanti elementi interessanti, giovani in cerca di ribalta e squadre capaci di mostrare un calcio all’ insegna di una qualità di gioco di livello superiore, penso alle corazzate Livorno e Sassuolo in primis ma anche a squadre meno attrezzate ma sbarazzine al punto giusto come Juve Stabia, Cittadella, Ascoli o l’Empoli che miracolosamente sta risalendo posizioni su posizioni, fino a insidiare le squadre più blasonate in lizza per i playoff. Ci si aspettava di più dall’Hellas la cui bontà e superiorità della rosa è pressoché lampante ma non sempre in B basta ad ammazzare i campionati. In difficoltà le matricole, la gloriosa Pro Vercelli e il Lanciano, seppur in ripresa. Così così Spezia e Padova, male la Reggina, così come le retrocesse dalla massima serie Cesena e Novara, ma si sa che il campionato è lungo e c’è tutto il tempo per rimediare e per sovvertire i pronostici.

TOP 10 SERIE B

Missiroli del Sassuolo: un lusso per la B

Missiroli del Sassuolo: un lusso per la B

1-      MISSIROLI autentico califfo per la categoria, a 26 anni è ormai prontissimo per la serie A, dopo i timidi approcci tra Reggina, dove è cresciuto e Cagliari. Pagato a peso d’oro l’anno scorso dal Sassuolo, sta trascinando i compagni a una storica promozione, con giocate raffinate in mezzo al campo, una tecnica cristallina in grado di risaltare sempre e la giusta personalità e cattiveria. Ideale raccordo tra una mediana guidata sapientemente dal capitano Magnanelli e l’attacco atomico che vede emergere di gara in gara giovani come Boakye e Berardi.

Siligardi, stagione boom al Livorno

Siligardi, stagione boom al Livorno

2-      SILIGARDI dopo le prodezze con le giovanili dell’Inter, quando furoreggiava nel trio offensivo con Balotelli e Biabiany, finalmente a 24 anni suonati e dopo aver un po’ deluso in serie A a Bologna, si è riproposto alla grande in Toscana dove, a suon di gol e autentiche prodezze, è divenuto il beniamino del pubblico del Picchi. Potenza, la giusta convinzione e una superiorità tecnica che gli consentono giocate mai banali e spesso vincenti. Con Paulinho e Dionisi compone il miglior terzetto d’attacco del campionato ma il segreto della splendida stagione dei labronici è soprattutto lui.

il fantasista dell'Empoli Saponara, pronto per incantare in serie A

il fantasista dell’Empoli Saponara, pronto per incantare in serie A

3-      SAPONARA da tempo gli esperti di calcio giovanile lo annoverano tra i migliori prospetti in assoluto del calcio italiano e a mio avviso non si sbagliano. Questa è la stagione della consacrazione per il fantasista dell’Empoli, cresciuto nel Ravenna, un ’91 che gioca da veterano, in grado di innescare i vecchi leoni Tavano e Maccarone e di far sognare con giocate e dribbling d’alta scuola, mai fini a sé stessi, ma anzi spesso e volentieri risolutori. Quando consegna un passaggio vincente, esulta come avesse fatto gol, ma d’altronde le sue giocate sono davvero efficaci. Una sorta di Luis Figo dei tempi nostri.

4-      CACIA il miglior bomber della categoria, ben 81 gol in B nella sua carriera, nella quale però non ha mai convinto salendo di gradino. Ma per l’ Hellas conta avere nelle proprie fila un attaccante di questa levatura, in grado di capitalizzare al massimo le occasioni che gli capitano. Spietato, astuto, pratico, spesso spettacolare.

5-      BOAKYE già l’anno scorso, a 18 anni seppe stupire, giocando regolarmente e segnando bei gol ma è quest’anno che il ghanese, cresciuto nel Genoa, dove ha esordito “bambino”, sta sfoderando quelle doti che lo fanno avvicinare addirittura a Samuel Eto’o. Veloce, razionale, concreto, segna gol di destro e di sinistro, di testa, al volo. Un vasto repertorio di colpi che ne fanno a nemmeno 20 anni un potenziale campione, sul quale c’è già sotto la Juventus, giunta in anticipo sulle pretendenti sempre più numerose

6-      ZAZA punta mobile, preziosa, compatta, sempre imprevedibile. E pensare che a 21 anni sembrava un talento non realizzato pienamente, considerate le belle premesse di Bergamo, quando furoreggiava in avanti con la maglia dell’Atalanta Primavera. Finito alla Sampdoria e tagliati i lunghi capelli, si intristì senza emergere e nel doppio prestito tra Juve Stabia e Viareggio (quindi in Lega Pro) solo a sprazzi aveva incantato. Ma la stoffa è rimasta inalterata, così come la voglia di stupire… ed eccolo quindi trascinatore assoluto di un Ascoli, tra le squadre rivelazioni del torneo.

7-      LAZAREVIC freccia modenese, agile e veloce come non mai, padrone dei propri mezzi come invece non gli era riuscito del tutto nelle precedenti esperienze cadette al Torino e al Padova. Lo sloveno, classe ’90, è un altro gioiello uscito dalle giovanili del Genoa. Quest’anno ha trovato il ruolo giusto, guastatore offensivo delle fasce, non ancora concreto in zona gol ma zanzara pungente per le difese avversarie, oltre che assist man perfetto per il redivivo Ardemagni, il Fernando Torres italiano.

8-      FARIAS il brasiliano del Padova sta esplodendo in tutto il suo talento, dopo che sin dalle giovanili del Chievo sta facendo parlare di sé come devastante punta esterna. Di anno in anno sta migliorando in zona gol, dove predilige arrivare dopo lunghe e solitarie fughe palla al piede. Maturo e posato, non il classico brasiliano come impostazione, sembra più un Europeo (e d’altronde è in Italia da quando ha 16 anni). Nella stagione in chiaro scuro dei patavini rappresenta il fiore all’occhiello e probabilmente la certezza da cui ripartire

9-      JORGINHO il giovane regista italo brasiliano, pescato giovanissimo dall’Hellas Verona è il miglior centrocampista del campionato, quello più promettente e sempre positivo pur tra gli alti e bassi della squadra scaligera. Di recente convocato da Mangia, appare un predestinato, per come sa già guidare la squadra, per la considerazione di un tecnico esigente come Mandorlini, per come si è imposto in prima squadra al cospetto di califfi come Hallfredsson e Bacinovic. Ne risentiremo parlare a lungo

10-   SANSOVINI nella stagione iniziata da favorita, seppur arrivando dalla Lega Pro, e proseguita un po’ a tentoni fino a stabilizzarsi nel calderone delle squadre in lotta per i play off, una certezza assoluta per lo Spezia è rappresentata dal suo attaccante e capitano Sansovini, che si sta confermando bomber e uomo simbolo della squadra, un po’ come gli successe un anno fa a Pescara. Inutile dire come finì la stagione scorsa per gli abruzzesi, ma spesso si tende – esaltando giustamente i giovani Verratti, Insigne e Immobile,ora protagonisti di altri palcoscenici, più prestigiosi – a sottovalutare il grande apporto dato proprio dall’esperto fantasista ora in forza ai liguri. Capocannoniere della serie B in corso, sempre positivo e minaccioso nelle aree avversarie: a quasi 34 anni sta vivendo una seconda giovinezza.

Il punto sulla serie B

La Serie B si dimostra come sempre torneo avvincente e mai banale, non fosse altro per le 42 giornate di campionato che determinano alla fine di un estenuante percorso le tre elette, coloro che approderanno nell'olimpo della serie A. So di non sbagliare se mi azzardo a definirlo il torneo professionistico italiano più complesso e difficile. Escludendo l'anno in cui salirono senza passare dai playoff (tale fu la superiorità dimostrata sul campo) le corazzate Juventus, Napoli e Genoa, anche quest'anno in realtà dopo gli equilibri degli ultimi due anni, in molti avevano notato, neanche troppo velatamente, come vi fossero tre squadre più attrezzate delle altre: la Sampdoria appena retrocessa, l'ambizioso Padova e il glorioso Torino, in cerca di riscatto dopo l'ultima opaca stagione.
Ma qualcosa alle loro spalle si muove, un lungo serpentone di squadre che, con un pizzico di determinazione, convinzione nei propri mezzi e – perchè no? – fortuna, rischia seriamente di compromettere le aspettative delle squadre sopracitate. E allora proviamo ad analizzare il breve tragitto fin qui percorso dalle compagini impegnate nella cadetteria 2011/2012.

ALBINOLEFFE – Non smette mai di stupire la piccola realtà bergamasca, sorta di "Chievo" della B che ogni anno parte a fari spenti, ma che poi sovverte pronostici e tentativi di catalogazione. E' partito a razzo l'ex prodotto del vivaio del Cagliari, il piccolo attaccante Cocco, capocannoniere e mai così prolifico in carriera. Il mister Fortunato all'esordio in B schiera un mix di giovani ed esperti che può mettere in difficoltà chiunque, ne sa qualcosa il Padova sconfitto nell'ultimo turno infrasettimanale.

 – ASCOLI – Dura a morire la squadra di Castori, veterana della B che, un po' come l'Atalanta, è riuscita in un batter d'occhio a cancellare la limitante penalizzazione. Si prevede un campionato difficile, con giocatori da testare, dopo alcune perdite eccellenti (il trio d'attacco Lupoli-Feczesin-Giorgi) ma alcuni stanno emergendo prepotentemente (vedi l'ex clivense Sbaffo o il difensore Ciofani), mentre Papa Waigo con il mister che lo fece esplodere a Cesena ha ritrovato fiducia nei suoi notevoli mezzi

BARI – Dura la vita delle retrocesse, ne sa qualcosa la squadra pugliese, affidata a un esordiente della cadetteria come Torrente, reduce dal boom di Gubbio. Ma le ultime due partite l'hanno rimessa prepotentemente in carreggiata nella corsa come minimo ai playoff. Ottimo Forestieri (ma non è certo una novità), la cosa più importante è che la squadra sembra aver smaltito la delusione dell'anno scorso, quando retrocesse mestamente.

 – BRESCIA – Una delle più belle realtà di questo inizio di stagione, la squadra di Scienza è una sorta di mina vagante, è reduce dalla massima serie ma ha puntato su un profilo basso, lanciando tanti giovani di qualità. Tra questi spiccano le bocche da fuoco offensive Juan Antonio, mago del dribbling in velocità, e il possente Jonatas. Ma anche prodotti fatti in casa come il fantasista El Kaddouri o il playmaker Salamon stanno andando oltre le aspettative

CITTADELLA – Partita senza nessun favore di pronostico dalla critica, che la vedeva assai indebolita rispetto alle ultime due stagioni, la squadra allenata dall'esperto Foscarini si è rimboccata le maniche, pescando l'ennesimo attaccante in grado di garantire numerosi gol (dopo Meggiorini, Ardemagni e Piovaccari, il testimone è stato raccolto da Maah, ormai pienamente recuperato). Attualmente a metà classifica, punta al bel gioco, specie tra le mura amiche del Tombolato.

CROTONE – Appare in difficoltà la compagine pitagorica, così come il suo allenatore Menichini. E sì che il telaio appare molto buono, con individualità di spicco come Eramo, Djuric, Caetano, la sorpresa Florenzi (neo campione d'Italia primavera con la Roma e protagonista pure in under 21) e l'attaccante Ciano, dal sinistro al fulmicotone. L'impressione è che debbano ancora trovare l'assetto giusto per rendere al meglio.

 – EMPOLI – Mi ero lanciato in un ardito pronostico nei confronti dell'Empoli, in quanto fiducioso sui notevoli mezzi dei fenomenini del vivaio, come Mori, Saponara, Dumitru e altri, coadiuvati dalle vecchie volpi Tavano, Buscè e Coralli. Invece, dopo una brutta partenza, Aglietti è stato esonerato e ora toccherà al navigato Pillon l'arduo compito di ridare fiducia a una squadra molto promettente.

GROSSETO – Tra le sorprese della stagione, la squadra di Ugolotti è tra le più continue a livello di prestazioni e risultati. Sognare è possibile, d'altronde, quando si dispone di gente come il cavallo di ritorno Sforzini, l'esperto Zanetti in regia e un ottimo prospetto difensivo come l'ex romanista Antei. Caridi è il leader riconosciuto, l'uomo che si assume le responsabilità maggiori.

GUBBIO – Dopo una partenza da brividi, nella quale la giovanissima squadra allenata dall'esordiente Pecchia è stata in balia di ogni avversario, faticosamente la matricola umbra si sta risollevando, a suon  di pareggi e prestazioni spesso al di sopra dei propri limiti. La difesa, composta per lo più da ex primavera, seppur talentuosi come il nazionale figlio d'arte Benedetti o il biondo Farina. è stata troppo spesso sotto tiro. Si preannuncia un torneo complicatissimo, dopo le ultime trionfali cavalcate che hanno permesso un doppio salto da sogno

JUVE STABIA – Altra matricola, ma che stavolta ha retto sin da subito il passo, contando anche su un pubblico d'eccezione. Braglia fa giocare la squadra a memoria e in B appaiono ancora più evidenti le innate doti del giovanissimo bomber Mbakogu.

LIVORNO– Non si può certo dire che a Livorno regni la massima fiducia nella squadra di Novellino, nonostante sprazzi di buon calcio e la volontà di cambiare ciclo, affidandosi a giovani in rampa di lancio come Remedi, Rampi o Bardi. I playoff comunque paiono ampiamente alla portata dei labronici, soprattutto se Paulinho tornasse a far vedere le meraviglie delle stagioni trascorse a Sorrento.

MODENA – In caduta libera dopo un discreto inizio. Bergodi faticosamente sta riuscendo nell'impresa di miscelare giocatori di categoria affermati come bomber Greco e Perna a giovani rampolli come Carraro, De Vitis e Spezzani. Si subiscono troppi gol.

 – NOCERINA – Diverte la squadra di Auteri, che propone un calcio champagne, come se non avvertisse la differenza di categoria. Ma la B sa essere fatale alla prima tua distrazione e di questo la Nocerina deve preoccuparsi per evitare di perdere punti preziosi. L'entusiasmo comunque sta dando una grossa mano, così come l'apporto del bomber brasiliano Farias, di scuola Chievo.

PADOVA – Rispetto all'anno scorso forse gioca peggio, nonostante l'ingresso in rosa di giocatori eccellenti come Cacia, Milanetto, Donati o Marcolini, tanto per citarne alcuni. L'organico è sontuoso e Dal Canto onestamente non può fallire. Occorre capire se avrà, oltre a indubbie qualità tecniche, anche la forza di allentare le inevitabili pressioni. Il cammino sinora, eccezion fatta per l'imprevista sconfitta con l'Albinoleffe, è stato regolare, e quindi in media promozione.

PESCARA – Tutti attendevano al varco Zeman, che è ripartito dal suo credo iper offensivo, soltanto parzialmente più equilibrato, col risultato che la squadra abruzzese si candida ad essere la vera incognita della stagione , in quanto capace di alternare prestazioni maiuscole, condite di gol e spettacolo ad altre in tono minore, soprattutto a livello difensivo. Finora ne stanno giovando i tre attaccanti, specie Insigne, imprendibile folletto della corsia mancina e l'ex jubentino Immobile che potrebbe addirittura vincere la classifica cannonieri (si accettano scommesse!)

 – REGGINA– Breda ha in mano una squadra apparentemente senza molti punti deboli e sta cercando di individuare l'11 migliore, in attesa del rientro a tempo pieno di Bonazzoli. Sinora non lo hanno fatto rimpiangere i bomber Campagnacci (che grinta 'sto ragazzo) e Ceravolo e l'ex enfant du pays Missiroli, uno dei big della categoria. Permangono tuttavia clamorose amnesie difensive e la mancanza di veri leader nella zona nevralgica del campo, lì dove spesso si vincono le partite.

SAMPDORIA – La corazzata di Atzori ha un compito stimolante ma pure ingrato: deve come minimo tornare in serie A, possibilmente senza passare nemmeno dai playoff. Certo, la rosa è sontuosa, gente come Piovaccari, Dessena o Maccarone si ritrova in panca, quando non confinata in tribuna. Ma il gioco latita paurosamente, si risolvono le partite con le superiori qualità dei singoli rispetto agli avversari e alla lunga questo potrebbe diventare un serio problema.

SASSUOLO – Dopo le ultime stagioni che avevano fatto accarezzare più volte il sogno di un possibile approdo nella massima serie, il ridimensionamento dell'anno scorso ha smorzato gli entusiasmi, specie alla vigilia del torneo. Allenatore preparato ma pur sempre proveniente dai settori giovanili (Fulvio Pea), giovani promesse come l'ex genoano Boakye ('93!), l'italo-tunisino Laribi o bomber fantasia Sansone sembravano poter garantire un campionato vivace ma francamente difficile da catalogare. L'alta classifica invece può essere alla portata, soprattutto se si raggiungerà un equilibrio maggiore, una continuità di risultati che finora è mancata.

TORINO – Non gioca benissimo la squadra di Ventura e per una volta la fortuna sembra sorridere ai granata nella corsa, ancora lunghissima, a quella serie A che manca davvero da troppo tempo. Il team vincente Ventura-Petrachi sta funzionando alla grande: primo posto solitario, squadra costruita con pochi soldi e tante idee, discreta gestione dei casi spinosi. Con un Ogbonna da nazionale.

VARESE – Sono disorientati i tanti sostenitori varesini, dopo le ultime splendide stagioni targate Sannino. A Benny Carbone è già stato dato il benservito, al suo posto un tecnico pragmatico come Maran deve cercare di non affondare la barca, pesantemente indebolita rispetto alla passata stagione. Il tempo è certamente dalla sua parte.

VERONA – L'Hellas sta ancora beneficiando dell'ondata positiva proveniente dalla felice promozione dell'anno scorso. La squadra gioca a memoria, insidia fortemente un posto nei playoff  a compagini più accreditate e, con un pizzico di cattiveria in più sotto rete, potrebbe addirittura avere più punti di quelli incamerati. Hallfredsson da serie A, Gomez che incanta tutti con le sue giocate e lo sprint di D'Alessandro alla stagione che potrebbe definitivamente consacrarlo sono tutte carte che mister Mandorlini vuole giocarsi sino alla fine.

VICENZA – L'ultima compagine veneta non se la sta passando per niente bene… anzi, diciamo pure che è la vera delusione del torneo sin qui disputato. Baldini al ritorno in panca ci ha messo del suo, non riuscendo a trasmettere quelle idee che l'hanno reso famoso sin dai tempi di Empoli quando in pratica inventò in Italia il 4-2-3-1. Di positivo c'è solamente il pieno ritorno al calcio giocato dell'ex juventino Paro, uno che qui può fare la differenza.