Il pagellone della serie B. Carpi e Frosinone pronte per la A, riusciranno a resistere agli assalti di Bologna e Livorno? In coda deludono Crotone, Latina e Catania.

CARPI pt. 43  voto 9

Il cammino degli emiliani ricorda sin troppo da vicino, con le dovute proporzioni, quello dei cugini stretti del Sassuolo. La provincia di Modena va al potere grazie al campionato monstre della squadra di Castori, tornato ai fasti di Cesena, che dopo un girone d’andata quasi da record, può ambire legittimamente a un posto in serie A.

Il centravanti Mbakogu, “piccolo Drogba” ai tempi in cui furoreggiava nelle giovanili di Padova e Palermo (che portò allo scudetto Primavera) è finalmente esploso in zona gol, dopo vari anni di apprendistato, anche in Lega Pro, ed è il leader della squadra, pronto per la A.  Di contro la questione Concas, sospeso perché trovato positivo alla cocaina, rischia di macchiare la favola.

BOLOGNA pt 37 voto 7

Dopo una partenza deludente, la super big del campionato, attesa a una pronta risalita, ha ritrovato le giuste motivazioni, dovute forse anche all’avvento della nuova società, con le loro cariche di promesse. L’intelaiatura era già buona ma col mercato di gennaio potrebbero aprirsi scenari ancora più clamorosi, sentendo certe voci che circolano in merito a calciatori di altra categoria

E’ sempre bomber Cacia, massimo cannoniere di categoria, a fare la differenza, mentre stentano altri compagni di reparto, su tutti l’esperto in promozioni Troianiello, raramente decisivo, spesso partendo dalla panchina

FROSINONE pt 34 voto 8

Protagonista assoluta per buona parte della stagione, la squadra di Stellone ha subito una leggera flessione sul finale di campionato, conquistando una sola vittoria nelle ultime 5 partite. I play off però rimangono un traguardo accessibile, visto l’impianto di gioco molto collaudato e spesso spettacolare.

Sugli scudi il talento di casa Luca Paganini, già vincitore di uno splendido torneo Berretti qualche anno fa, proprio guidato da mister Stellone. Fantasista trasformato in ala solida e incisiva, rivelazione della B. Tra i molti giovani interessanti presenti in rosa è lecito attendersi il salto di qualità dal portiere ex Roma Pigliacelli, che tarda ad arrivare.

LIVORNO pt 34 voto 6,5

Un po’ in ritardo e molto altalenante, la squadra amaranto toscana ha tutti i mezzi per risalire la china, raggiungendo una delle tre posizioni. Ma i diretti concorrenti, in una B di anno in anno più equilibrata, non mancano di certo. Oltre alle doti tecniche, occorre anche molta fame agonistica

La rosa è composta per lo più da giocatori esperti, è da loro che maggiormente ci si deve attendere la svolta.

SPEZIA pt 34 voto 7

Che sia l’anno buono? Ogni inizio campionato la squadra ligure viene inserita di diritto tra le plausibili candidate alla promozione, forte di mezzi economici sempre dispensati a piene mani da una società ambiziosa. Il nuovo tecnico Bjelica ha portato entusiasmo e risultati ma il “solito” tourbillon di acquisti e cessioni del mercato di gennaio (già a buon punto da queste parti) rischia di ottenere l’effetto indesiderato, creando confusione nella squadra.

LANCIANO pt 33 voto 7

Si sta confermando (ed è il terzo anno consecutivo) il Lanciano, ormai una realtà del campionato di B. Spinto da giovani davvero interessanti, su tutti l’attaccante giramondo Monachello, che fece tempo a farsi notare nelle giovanili di Inter e Parma, prima di emigrare precocemente all’estero, accumulando preziosa esperienza, e che al primo anno da titolare sta segnando con regolarità. Basterà a centrare i playoff?

AVELLINO pt 33 voto 6,5

Ha mantenuto la stessa intelaiatura dello scorso anno, cambiando però interpreti in ruoli chiave. Magari meno spettacolare rispetto ai rivali ma alla fine la squadra irpina è sempre lì e dopo troppi anni di alti e bassi, sembra finalmente essersi assestata, nel tentativo di puntare al bersaglio grosso. I gol di Castaldo possono dare una grossa mano alla causa.

PESCARA pt 31 voto 6

Le tre ultime vittorie consecutive hanno cambiato i destini del Pescara che, sembrava impossibile rosa alla mano, aveva trascorso gran parte del girone d’andata nella parte bassa della classifica. Nonostante la dolorosa cessione del bomber Maniero, la squadra biancoazzurra, ritrovando fiducia nei propri mezzi, potrà fare lo sgambetto a molti, puntando in alto.

PRO VERCELLI pt 31 voto 7

Poco appariscente e acclamata dagli addetti ai lavori alla vigilia del torneo, forse memori dell’ultimo campionato cadetto, terminato anzitempo con una cocente retrocessione, la gloriosa Pro ha invece spesso stupito, inanellando la marcia giusta negli ultimi due mesi e risalendo la classifica. L’obiettivo resta la salvezza che, continuando di questo passo, sarà meno problematica del previsto.

TRAPANI pt 30 voto 6,5

Non era facile confermarsi ma la squadra di Boscaglia tutto sommato lo sta facendo. Sembra essere svanito l’effetto novità, che aveva fatto la differenza l’anno scorso, e sono sempre più pressanti le voci che danno il super bomber Mancosu, conteso dalle big Bologna e Catania, come partente. La sua sarebbe una grave perdita, da compensare al meglio, perché altrimenti potrebbe essere facile farsi risucchiare nelle paludi

PERUGIA pt 29 voto 6,5

Prima parte da 8/8,5 e seconda appena sopra la sufficienza. Da una matricola, seppur di extralusso, forse non ci si poteva attendere una continuità al vertice, ma se tu godi di un pubblico tra i più fedeli e numerosi della categoria e vanti in roster gente come Taddei, Verre, Falcinelli, Del Prete ecc puoi fare di più.

MODENA pt 28 voto 6

Vale lo stesso discorso fatto per il Perugia, con l’aggravante che qui non siamo più matricole da un pezzo. La squadra è indubbiamente completa in ogni reparto, con l’aggiunta di uno tra i tre migliori bomber in circolazione in serie B, El Diablo Granoche. In più in panchina c’è un combattente navigato come Novellino… tradotto, bisogna migliorare assolutamente la classifica

TERNANA pt 28 voto 6,5

In linea con i propri obiettivi, almeno con quelli della società, perché forse i tifosi dopo anni di vacche magre, si attendono di più di una salvezza risicata, la squadra rossoverde ogni tanto ha regalato exploit che inducono all’ottimismo, specie se il talento di Bojinov si manifesterà con più frequenza

VICENZA pt 28 voto 7,5

Molti davano la squadra veneta per spacciata, dopo un burrascoso ripescaggio dell’ultimissima ora e una rosa allestita tra mille difficoltà, con nomi al più poco avvezzi a un campionato così impegnativo come quello cadetto. Invece spesso nelle difficoltà emergono i valori forti e a quanto pare il Vicenza ha molte risorse

BRESCIA pt 26 voto 7

Lo stesso discorso lo si può applicare per il Brescia, la squadra con più presenze in B ma che quest’anno sta vivendo probabilmente la più complicata delle sue stagioni, alle prese con una conclamata crisi societaria, che sfocerà nel passaggio di consegne tra il presidente di lungo corso Corioni e una cordata straniera. In campo Caracciolo sta letteralmente sostenendo un gruppo di giovani molto interessanti (come da tradizione del vivaio delle Rondinelle). La salvezza non dovrebbe essere un problema, dopo di chè si potrà tornare a sognare in grande

BARI pt 26 voto 5

La stagione scorsa fu epica, quasi da romanzo e quest’anno sembrava ovvio che il Bari, sull’onda dell’entusiasmo e di una squadra ulteriormente migliorata, dopo aver trattenuto i suoi gioielli, potesse puntare addirittura alla promozione diretta. La stagione del rilancio di Mangia è da bocciare, al nuovo tecnico Nicola il compito, non semplice, di ricompattare la squadra per evitare spiacevoli inconvenienti in fondo alla classifica.

VIRTUS ENTELLA pt 25 voto 6,5

Il campionato della matricola assoluta Entella è pienamente sufficiente, anche se si naviga a vista sopra la zona retrocessione. L’impianto è valido e gente come gli esperti Mazzarani e Sansovini e l’emergente Under 21 Battocchio ce li hanno in pochi, per questo ritengo che la squadra ligure possa togliersi diverse soddisfazioni

VARESE pt 23 voto 6

Una stagione contradditoria quella dei lombardi, che già lo scorso anno dovettero sudare sette camicie per rimanere in B, lontani dai fasti delle recenti stagioni. Quest’anno le difficoltà sono ulteriormente aumentate ma la sensazione che, un po’ l’esperienza, un po’ la notoria tecnica di molti interpreti, potranno aiutare il Varese a conseguire il suo minimo obiettivo

LATINA pt 21 voto 4

Non mi nascondo, a inizio campionato avevo indicato il Bari e il Latina come forti pretendenti alla promozione in serie A. In particolare avrei scommesso sui laziali, perché ritenevo il magnifico campionato scorso, terminato a un passo dalla promozione, non certo un caso isolato. Quest’ anno la rosa allestita in partenza mi sembrava se possibile ancora più forte di quella passata ma i risultati furono impietosi da subito, costringendo la società a un cambio tecnico (e su Beretta avevano puntato molte fisches, così come su molti suoi ex giocatori del Siena giunti a Latina con lui, dopo il fallimento del club toscano) e a rivedere tutti i piani iniziali. A questo punto tocca a Breda dare continuità, sicurezza e fiducia a un gruppo apparso troppe volte sulle gambe e in disarmo dal punto di vista psicologico

CATANIA pt 21 voto 3,5

Da possibile ammazza-campionato a squadra peggiore della categoria in un batti baleno. Come sia stata possibile l’evoluzione della squadra etnea, a lungo protagonista in serie A nell’ultimo lustro, è difficile a sapersi ma forse è stato proprio il contraccolpo psicologico a non essere stato assorbito a dovere. In B bisogna entrare nella giusta mentalità, altrimenti si rischiano bruttissime figure. Ma la società intende fare sul serio, senza buttare al vento una stagione, e l’ingaggio del centravanti Maniero dal Pescara lascia intendere che nel girone di ritorno la musica cambierà.

CROTONE pt 21 voto 5

Soltanto pochi mesi si parlava, e a ragione, di favola con tutti i crismi, col Crotone di Drago giunta a contendersi la promozione, presentando contro ogni avversario un gioco scintillante, armonioso. Si sapeva che molti di quegli splendidi e promettenti interpreti sarebbero volati verso altri lidi o tornati all’ovile delle proprie squadra madri, ma lo stesso la rosa allestita, sulla falsariga di quella passata, sembrava buona al punto da escludere simili patemi. Molti giovani cresceranno, ne sono certo, ma per quest’anno occorre essere realisti e puntare alla salvezza

CITTADELLA pt 20 voto 5,5

I miracoli in serie compiuti da Foscarini quest’anno nel corso della sua lunghissima stagione quest’anno dovranno materializzarsi in corso d’opera un po’ prima del previsto, se non si vorrà sprofondare in Lega Pro dopo tanto tempo. Il copione sembra lo stesso ma oggettivamente bisognerà iniziare a correre. Le ultime gare hanno dimostrato che il carattere, così come l’abitudine a lottare, non mancano e questi due ingredienti potrebbero rivelarsi fondamentali.

 

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Il pagellone della serie A! Top, flop, rivelazioni, conferme, cadute, sorprese. Squadra per squadra i miei giudizi

Juventus Campione d’Italia a suon di record (102 punti, 19 vittorie su 19 in casa i più eclatanti!), Parma che agguanta in un finale thrilling la qualificazione all’Europa League ai danni di uno sfortunato Torino e di un redivivo Milan. In coda invece era già tutto deciso, col Catania che si è svegliato davvero troppo tardi.

Ecco nel dettaglio le mie opinioni al riguardo, squadra per squadra:

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ATALANTA 6,5

Partita molto male, meno brillante rispetto ai due campionati precedenti, da dicembre in poi ha messo la marcia, arrivando a cullare il sogno di agguantare il treno per l’Europa League, quest’anno particolarmente affollato. Poi è subentrato un calo fisiologico ma resta una buona stagione, specie in elementi come Bonaventura, che ha fatto un ulteriore step verso la piena affermazione (pronto per una squadra di più alta levatura) e l’esordiente prodotto del vivaio Baselli. Il regista dell’Under 21, dopo la buona esperienza di Cittadella ha oscurato Cigarini, arrivando più volte a farsi preferire nelle scelte di Colantuono e gli occhi della Juventus sono ormai tutti per lui. Impennata di rendimento pure per l’ex bambino prodigio Brivio, conferme per Consigli e il solito Tanque Denis, nonostante una flessione nel finale; male soltanto il talentuoso attaccante croato Livaja, al passo d’addio all’Italia, dopo troppe intemperanze dentro e fuori dal campo: deve maturare.

BOLOGNA 4

Disastro su tutta la linea, ma le colpe sono da attribuire soprattutto alla società che in fase di mercato ha davvero sbagliato su tutta la linea, non sostituendo adeguatamente Gilardino a luglio e vendendo il gioiello Diamanti a gennaio quando già la situazione era piuttosto complicata. Ciliegina sulla torta la cacciata di Pioli nel contesto di un organico davvero povero. Malissimo i nuovi acquisti Cristaldo (vivace ma inconcludente) e Cech, per non parlare di Bianchi, mai così abulico, in pericolosa fase involutiva; in crisi di identità Acquafresca, a soli 27 anni sembra già in debito d’ossigeno, non sono cresciuti nemmeno i talenti stranieri Khrin e Sorensen, salviamo solo i due greci Konè e Lazaros e il terzino Morleo che se non altro hanno garantito impegno costante. Qualche colpa ce l’ha anche Ballardini, incapace di dare un gioco alla squadra, veramente troppo sterile in fase offensiva.

CAGLIARI 6

La sufficienza è risicata, la squadra non ha giocato al livello delle precedenti stagioni, sempre terminate con salvezze tranquille. Una salvezza che, a conti fatti, non è mai stata messa in discussione nemmeno quest’anno (ma ci si è salvati con poco più di 30 punti, a sottolineare lo scarso livello tecnico delle rivali) ma che è stata accompagnata da vari problemi extracalcistici, dai problemi annosi relativi allo stadio all’imminente cambio societario, con i problemi annessi di Cellino. In mezzo a tutto ciò, a gennaio è stato pure sacrificato il gioiello Nainggolan mentre per l’ultima volta (molto probabilmente) è stato trattenuto l’altro crack Astori, che comunque non ha disputato il suo miglior campionato. In calo di rendimento rispetto a 12 mesi fa l’enfant du pays Sau, alle prese con diversi problemi fisici, al pari di Cossu e Pinilla. Altalenante Ibarbo, benissimo nella prima parte di stagione, così così nella seconda, spesso fuori dall’11 titolare. Promette bene il terzino del vivaio Murru, che ha guadagnato tanto minutaggio, è cresciuto in personalità anche Ekdal. Dalla cessione di Agazzi c’è stato pure il nodo portiere da sciogliere: insomma, alla fine, la salvezza è stato un mezzo miracolo, considerando questi fattori.

CATANIA 4,5

Fine di una bellissima avventura, culminata nella passata stagione ma il sentore che si possa ricostruire con serenità il futuro prossimo, sulla falsariga dei corregionali del Palermo. Col senno di poi è parso troppo azzardato cedere tutti insieme Lodi (poi rientrato ma visibilmente ridimensionato dalla non memorabile breve esperienza genoana), Gomez, Marchese, mal rimpiazzati… senza considerare che a lungo sono rimasti fermi elementi cardine come gli argentini Bergessio e Barrientos. Non ha giovato nemmeno il continuo viavai in panchina: una stagione che sul finale pareva potersi rimettere in carreggiata ma orami era davvero troppo tardi per la squadra etnea nel frattempo affidata a Pellegrino che, a mio avviso, merita la conferma in B.

CHIEVO 5,5

Ok la salvezza, l’ennesima della storia del Chievo, ma mai come quest’anno è stata così tribolata e tutt’altro che scontata. Mi chiederete: e allora come mai non dai la sufficienza piena? Beh, perché sembra che sia giunta più per demeriti altrui onestamente. Sono di Verona e seguo da vicino la squadra “di quartiere”, la stessa che appunto da anni ci aveva abituati a risultati straordinari ma che erano diventati quasi ordinari. Però all’insegna del gioco, della spensieratezza, della semplicità. Quest’anno poco gioco, pochi interpreti di qualità, tanta confusione anche in fase di mercato. A Sartori e Campedelli direi che è andata bene ma si devono evitare certi errori per il futuro, soprattutto è da potenziare l’organico, specie in attacco, vista la scarsa affidabilità di Thereau, lontano parente del cecchino di 12 mesi prima e la flessione di capitan Pellissier. Nota di merito per Paloschi, in doppia cifra e sempre più maturo e responsabile, plausibile erede di Pippo Inzaghi, al quale da sempre viene paragonato. Male il reparto mediano, imperniato su un indomito capitan Rigoni, non attorniato da elementi di grande valore tecnico. Benissimo sul finale il portiere Agazzi, qui solo di passaggio.

FIORENTINA 7

Parere del tutto personale, ho preferito la squadra dell’anno scorso, forse per la novità di gioco che Montella si era portata in dote da Catania, riuscendo a tradurla in maggiore qualità a Firenze, considerati i più validi interpreti. Ceduti i gioielli Jovetic e Ljaijc si puntava tutto (giustamente) su una coppia potenzialmente da urlo, quella formata da Gomez e Rossi. Purtroppo il primo non si è in pratica mai visto, mentre il secondo, per metà stagione, è stato la vera sensazione del torneo, cannoniere infallibile, goleador capace di segnare in tutti i modi. E’ tornato si spera in tempo per i Mondiali. In mezzo tanta qualità ma senza i punti di riferimento offensivi anche giocoforza tanta manovra sterile, con Valero spesso e volentieri a incantare, avendo spostato più in avanti il suo raggio d’azione. In ripresa Aquilani che si è riappropriato di una maglia azzurra e, alla luce del suo miglior campionato in carriera (tolti i primi anni giovanili alla Roma) può legittimamente ambire a un posto per Brasile 2014, conferme da Rodriguez, Vargas e Pasqual. Rendimento altalenante per Ilicic e Neto, in porta servirebbe più tranquillità. A conti fatti il quarto fatto è un ottimo traguardo ma a mio avviso si può ancora migliorare, ad esempio a lungo in Europa la squadra gigliata ha dato l’idea di poter arrivare fino in fondo, così non è stato.

GENOA 5

Rosa alla mano, ci si attendeva di più, e pazienza se si è sbagliato allenatore all’inizio. Troppa confusione in sede di mercato, ma purtroppo non è una novità (da anni a Genova non si riesce a creare uno zoccolo duro), troppa anche dal punto di vista tattico con giocatori perennemente scambiati di posizione (a volte con risultati eccellenti, vedi i casi di Antonelli, Marchese e Antonelli, a volte col risultato di creare imbarazzo a validi elementi, vedi Bertolacci, che spesso cambia posizione in corso d’opera). In avanti Gilardino ha cantato e portato la croce, scendendo di rendimento solo nel finale (e questo forse gli è costato una convocazione azzurra che invero avrebbe meritato), benissimo hanno fatto Vrsaljko, purtroppo appiedato per quasi tutto il girone di ritorno e l’acrobatico portiere cresciuto in casa Perin, spesso imbattibile e plausibile erede di Zenga, che ricorda in molti fondamentali. Discreto l’apporto del greco Fetfatzidis, in possesso di buone qualità tecniche, tuttavia poco incisivo per essere un trequartista. Malino gli innesti di gennaio De Ceglie e Motta (meglio comunque quest’ultimo), il ritorno di Sculli, mentre promette bene un altro protagonista di uno storico recente scudetto primavera rossoblu, il mediano Sturaro. La resa incondizionata sul finale di stagione giustifica la mia pesante insufficienza.

INTER 6

Sufficienza ma nulla di più: era il minimo migliorare la disastrosa stagione scorsa. La positiva partenza aveva illuso un po’ tutti nell’ambiente nerazzurro ma Mazzarri si è limitato in pratica a gettare le basi per il futuro qualora decidesse di rimanere. Nel frattempo Thohir si è impossessato dell’Inter e ora inizierà la sua vera campagna di rafforzamento. Diamo atto al tecnico ex Napoli che non aveva un organico da terzo posto: tuttavia non si possono giustificare i tantissimi punti persi in casa anche contro squadre nettamente inferiori e in generale la scarsa propensione al gioco, spesso finalizzato, fino alla tardiva esplosione del bad boy Icardi, dal solo imprescindibile Palacio. Hernanes, giunto a gennaio, deve diventare leader; solo sul finale si è visto cosa può fare il talentuoso ventenne Kovacic, tenuto tantissimo in naftalina, mentre Guarin ha risentito pesantemente della mancata cessione di gennaio, che lui per primo non si auspicava. Solo sul finale è riemerso Ranocchia, un difensore che ha bisogno di sentire la fiducia per rendere al meglio (ma questo a lungo andare può diventare un grosso limite), mentre in una difesa in cui ha deluso Campagnaro, hanno ben impressionato Handa, Juan Jesus e a sorpresa Rolando. Mazzarri ha dimostrato di saper far rendere al massimo l’organico (vedi l’affermazione di Jonathan e Alvarez) ma per l’anno prossimo bisogna ambire a qualcosa di più.

JUVENTUS 9

Atteniamoci solo al campionato, evitando di disquisire sull’amaro epilogo europeo, mai come quest’anno alla portata. Dove può migliorare questa Juventus dei record? Dei tre scudetti consecutivi, impresa difficile in tempi recenti, dei 102 punti (!), delle vittorie casalinghe in serie? Della miglior coppia d’attacco del campionato (i due nuovi arrivati di luglio Tevez e Llorente)?, della difesa in blocco della Nazionale? Di un allenatore tra i più appetiti d’Europa? Nella mentalità! Se in Italia la superiorità è stata schiacciante, a parte due cadute a vuoto, leggasi due, al cospetto di una doppia vittoria contro la diretta avversaria di quest’anno (la Roma), in Europa si è visto come si debba cambiare registro, giocarsela più a viso aperto, con maggiore intensità: non ci si può permettere di controllare la gara, di difendere il risultato. Lì si deve crescere, si deve fare il salto di qualità, indipendentemente dai movimenti di mercato, mentre mi pare di vitale importanza trattenere con ogni mezzo l’allenatore Conte.  A livello individuale, oltre ai già citati e decisivi attaccanti, sugli scudi Pogba (prossimo Pallone d’Oro nel giro di pochi anni), Vidal e Marchisio che si sono alternati a seconda dei rispettivi infortuni e gli eterni Buffon e Pirlo. Anche Caceres ha fatto il suo, sostituendo per lunghi tratti Barzagli, scavalcando nelle gerarchie un ancora incerto Ogbonna, mentre per il futuro si dovranno valutare le posizioni degli epurati Quagliarella e Vucinic, e di un deludente (oltre che ininfluente) Osvaldo.

LAZIO 5,5

Reja è riuscito parzialmente a raddrizzare una stagione nata malissimo, all’insegna di una rosa perennemente incompleta a causa dei più svariati motivi. Tuttavia nessun obiettivo è stato centrato nonostante una buona rincorsa nel girone di ritorno, coinciso col ritorno di alcune pedine importanti come Mauri, Klose, Radu e Lulic, a lungo assenti. Molto positivo il torneo di Candreva, spesso decisivo e mai così prolifico e  l’impatto di Keità, fiore all’occhiello di un floridissimo vivaio che, dopo Onazi, è pronto a lanciare l’anno prossimo i vari Tounkara e Minala. Si potrebbe ripartire da lì, vista la bontà dell’organico in generale e una struttura dietro molto solida. Che sia il caso di lanciare in panca il più piccolo dei fratelli Inzaghi?

LIVORNO 4

Spiace bocciare inesorabilmente i  labronici ma la classifica – davvero misera – sta a testimoniare di un campionato vissuto sempre sull’orlo del precipizio, escluso un interessante avvio, nel quale la squadra di Nicola, sorretta da un rinnovato entusiasmo, era riuscita a sorprendere non poco anche squadre molto più attrezzate. Col tempo però si sono palesati limiti di organico, di qualità generale della rosa, di esperienza. Paulinho si è dimostrato attaccante da altri palcoscenici, alcune perle le ha regalate anche l’esperto – ma esordiente assoluto a questi livelli – Emerson, mentre si è visto poco il promettente Siligardi (una costante per lui sono gli infortuni). Troppi gol subiti, difficile è stato mantenere l’equilibrio tra i reparti, e a poco è servito il cambio in corsa dell’allenatore con il conseguente rientro di Nicola.

MILAN 4,5

Stava per compiersi un altro miracolo ma, diciamolo onestamente, il Milan quest’anno non avrebbe proprio meritato la qualificazione in Europa. Troppa improvvisazione, troppo caos, situazione che pare essere sfuggita di mano da più parti, tanti nodi da sciogliere, a partire da quello relativo all’allenatore. Seedorf già bocciato? Ma cosa avrebbe potuto fare di più, rosa alla mano? Sicuramente pecca di inesperienza e forse si è posto male dall’inizio ma ha trovato pure una situazione difficilmente gestibile. Nel grigiore generale vi è ben poco da salvare, tranne forse un redivivo Kakà (lontanissimi comunque i fasti pre-Real Madrid), un Poli che però a forza di correre per tutti rischia di perdere identità e bussola e parzialmente i due innesti di gennaio (più Rami che Taarabt, anche se la sensazione è che non verranno riscattati, preferendo nuovamente la scelta obbligata (?) dei parametri zero). Deludente Montolivo, disastrosi Constant, Mexes e Abate, quasi impresentabile in vista dei Mondiali. Per il futuro si spera almeno di poter contare nuovamente sui due gioielli De Sciglio e El Shaarawy, quest’anno praticamente mai utilizzati.

NAPOLI 8

Ok, lontanissimi dai bianconeri, ma il bilancio di Benitez al suo primo anno a Napoli è senz’altro positivo, avendo centrato il terzo posto, gli stessi punti dell’anno precedente (seppur con un organico migliore, nonostante la cessione estiva di Cavani) e avendo battuto il record di gol. D’altronde l’attacco è stato davvero atomico in tutti i suoi interpreti (Higuain, Callejon, Mertens finiti in doppia cifra; il talento di casa Insigne maturato anche tatticamente hanno garantito spettacolo e concretezza), il tutto senza l’apporto del miglior Hamsik. Bene anche gli innesti di gennaio Henrique, dimostratosi polivalente e finito nella rosa di Scolari per il Mondiale brasiliano, Jorginho, uomo del futuro e Goulham, in odor di riconferma, nonostante il rientro sicuro di uno sfortunato Zuniga, fermo in quello che doveva essere il campionato della sua conferma ai massimi livelli. Si può migliorare per il futuro la difesa e magari arricchire di qualità il centrocampo, nel frattempo sono tutti da promuovere.

PARMA 7,5

Il ritorno in Europa è il giusto premio a quella che si dice una programmazione seria. In punta di piedi Ghirardi è riuscito dacchè si è insediato a offuscare i fantasmi di Tanzi, restituendo credibilità e prestigio a società e città. In pratica tutti i giocatori sono di proprietà e Parma è diventata una meta ideale per rilanciarsi o per consolidarsi, a partire da Donadoni al quale suggerirei di non cedere alle sirene rossonere, almeno per un po’. Nella città ducale ci sono infatti i presupposti tecnici per migliorare ancora, fermo restando le conferme dei big Cassano – mai così continuo – e Parolo, giustamente premiato da Prandelli col ritorno in azzurro e la possibilità concreta di approdare a Brasile 2014. Si è rilanciato alla grande anche Cassani, padrone della fascia destra, forse il miglior interprete nel ruolo dell’intero torneo, mentre meritano una citazione anche il portiere Mirante, l’affidabile Marchionni, un rinato Schelotto (dopo il flop interista e la dimenticabile parentesi al Sassuolo) e la rivelazione Paletta, naturalizzato italiano a furor di popolo, dopo alcune prestazioni monstre. A mio avviso rimangono ancora troppo altalenanti le prestazioni di Amauri che, come per magia, riemerge nei finali di stagione e del velocista Biabiany: uno coi suoi mezzi dovrebbe essere più decisivo e costante durante il campionato.

ROMA 8,5

Garcia stava per compiere un miracolo, ma alla fine era davvero molto impegnativo riuscire a mantenere i ritmi indiavolati della Juventus. Tuttavia al tecnico francese, esordiente assoluto in serie A, vanno dati grandi meriti, primo fra tutti quello di aver ricompattato un ambiente che sembrava ormai distrutto, dando fiducia ai singoli giocatori, pungolandoli al punto giusto. Poi ovviamente la società c’ha messo del suo, sostituendo egregiamente le partenze eccellenti di Lamela e Marquinhos con giocatori poi rivelatisi top player – almeno per la serie A – come Benatia, a lungo ammirato nell’Udinese e Gervinho, incompiuto all’Arsenal ma che, ritrovato il mentore Garcia, ha dato il meglio di sé, sfornando assist e prestazioni da urlo. Ottimi i giovani Florenzi e Destro, in gol con regolarità straordinaria e il centrocampista olandese Strootman, prima dell’infortunio, tra i migliori in assoluto nel suo ruolo. Ha colpito pure il buon rendimento di un ritrovato Maicon e l’impennata di Castan e Pjanic, ormai idolo indiscusso dei tifosi. Anche De Rossi è tornato sui suoi eccellenti standard, mentre Totti ha giocato poco, centellinando le presenze ma garantendo sempre prestazioni sopra la media. Possono progredire ancora elementi come Dodò e Ljaijc mentre sembrano assai valide le credenziali del giovane fatto in casa Romagnoli, polivalente difensore.

SAMPDORIA 5,5

Mihajlovic è un tecnico di sicura prospettiva, di grande personalità e a lui va dato il merito di aver risollevato la squadra da una situazione che si era davvero fatta pericolosa. Tuttavia tende a tenere tutti sulla corda e questo si traduce spesso con formazioni e moduli che non sono mai uguali. Tanti giocatori che si sono alternati e pochi punti fermi. Tanta corsa, aggressività e gioco il più delle volte arrembante ma poco equilibrato. Buono il rendimento di Eder, mai così prolifico in serie A e la costante crescita di Soriano, uomo a tutto campo. Tengono botta i “vecchi” Palombo e Gastaldello, a differenza di Maxi Lopez dal quale era lecito aspettarsi di più in zona gol. In attacco meglio di lui il gigante Okaka e il giovane Gabbiadini, che ha bissato la positiva stagione di Bologna. Rendimento costante per De Silvestri, a lungo nel giro azzurro e per il promettente Obiang, corteggiato da club di fascia alta come il Napoli. Gli altri giocatori sono stati in bilico tra una sufficienza risicata e qualche prestazione sopra le righe.

SASSUOLO 7

A parte la terribile gestione di Malesani, arrivato a gennaio con una squadra demoralizzata e fortemente rinnovata, la matricola assoluta al ballo dei debuttanti ha fatto la sua gran bella figura, tentando di giocarsela ad armi pari con tutti (e questo gli è costato anche pessime figure, memorabile il passivo di 7 reti contro l’Inter), privilegiando sempre il gioco offensivo che alla lunga ha pagato in termini di risultati. D’altronde gli interpreti migliori stavano là davanti, nei giovani Berardi, autentica rivelazione del campionato con i suoi 16 gol, Zaza, dalla personalità strabordante, e Sansone, giunto a gennaio in una maxi operazione col Parma. Già in rosa spiccavano elementi come il regista Marrone (a lungo comunque bersagliato da problemi fisici),Floro Flores, capitan Magnanelli, il portiere Pegolo e il solido terzino Longhi ma a questi saggiamente si sono aggiunti validissimi calciatori, esperti a certi livelli, come Cannavaro e Manfredini e Biondini. Un miracolo quello compiuto da Di Francesco, visto come si era messa la stagione ma il risultato sul campo, la salvezza matematica con un turno di anticipo, è assolutamente legittimo e meritato. La sensazione è che il Sassuolo possa costruire una piccola grande storia nel contesto della serie A, visto che la società di patron Squinzi è composta da dirigenti validissimi e l’ambiente – come si dice – è quello ideale per “fare” calcio.

TORINO 7,5

L’Europa che mancava da 20 anni e che è sfumata – in pieno stile Toro, spiace dirlo – nella maniera più drammatica, con un rigore decisivo sbagliato nei minuti di recupero dell’ultimissima giornata da uno dei giocatori simbolo della squadra. Come racchiudere tante emozioni in pochi istanti forse davvero solo la squadra granata è in grado di farlo ma probabilmente per una volta i tifosi avrebbero volentieri barattato questa condizione di “unicità” dei propri colori in cambio di una partecipazione europea che sarebbe stata alla portata, fermo restando i meriti del Parma, che ha superato il Torino al fotofinish. Ventura ha portato a compimento la sua creatura, virando su un inedito 3-5-2 molto elastico, col risultato di trovare il bandolo della matassa a livello difensivo (dove davvero i granata, con un Moretti mai così positivo, un Glik guerriero e un Maksimovic talento emergente abile anche largo a destra sono sembrati spesso insuperabili) e di poter permettersi un attacco imperniato su un super Immobile, capocannoniere del campionato, coadiuvato dalle frecce Cerci e El Kaddouri, i più dotati tecnicamente della squadra. Buono anche l’apporto di Kurtic, giunto in prestito dal Sassuolo in cambio di Brighi (e nel cambio c’ha guadagnato alla grande il Toro) e la conferma dell’esperto Vives. Ora il difficile sarà trattenere i gioielli d’attacco ma, specie per Immobile sarà alquanto improbabile viste le sirene del Borussia Dortmund. Troppi giocatori purtroppo sono in prestito o in comproprietà, servirà un grande sforzo da parte di Cairo per non rompere il giocattolo.

UDINESE 5,5

La salvezza giunta senza troppi patemi non è sufficiente a giudicare positiva la stagione dell’Udinese, che per tanti anni ci ha abituati a ben altre ribalte. Chiaro, l’obiettivo è quello di valorizzare i tanti nomi della rosa, e questa pare essere stata la classica stagione “di transizione”, non essendo emerso nessun possibile crack a breve termine e considerando come Di Natale, colpo di coda finale a parte che lo ha fatto avvicinare per l’ennesima volta alla soglia dei 20 gol in campionato, sia a un passo dal dire stop (ma a mio avviso vorrà raggiungere la vicina fantastica quota dei 200 gol in serie A). Sono da tenere d’occhio comunque un Pereyra in crescita, così come l’eclettico Bruno Fernandes e lo svizzero Widmer. Ha deluso invece Muriel, sul quale puntualmente continuo a scommettere ad alti livelli ma probabilmente forse è giunto il tempo per lui di cambiare aria. Passi indietro per Basta e Allan, che non diventeranno mai dei top player come altri che li hanno preceduti nel ruolo, mentre lo potrebbe diventare prestissimo il prodotto di casa Scuffet, udinese doc, classe ’96, diventerà maggiorenne a fine maggio, e che già pare un veterano tra i pali, come accadde a Buffon agli esordi. Vedremo se Guidolin proseguirà per l’ennesima volta la sua avventura come allenatore in Friuli, altrimenti dovrebbe comunque rimanere in società: pare davvero difficile immaginarlo lontano da questa bellissima realtà.

VERONA 7,5

Per lunghi tratti la vera rivelazione dell’intero campionato. Fino a gennaio ha funzionato tutto e in ogni caso aver concluso con la possibilità (a quel punto remota, ma comunque reale) fino all’ultima giornata di giocarsela per la qualificazione in Europa League la dice tutta sull’eccezionalità del torneo della squadra di Mandorlini, grande artefice, al pari del ds Sogliano, dello straordinario risultato ottenuto. Certo, tanti fattori forse irripetibili, dalla rinascita di Toni, dato per finito e invece autore di 20 gol (ok, sarebbero 21, va’) che ha cullato per tutto l’anno il sogno del Mondiale all’esplosione di Romulo, autentico jolly e candidato azzurro in vista dei Mondiali. Avere l’oriundo in squadra significa giocare in 12, garantito. E poi la fragorosa crescita di Jorginho, ceduto fra le polemiche già a gennaio al Napoli (il calo di rendimento della squadra, al di là di un senso di appagamento per quanto fatto nel girone di andata, è coinciso con la sua mancata sostituzione, poi ben compensata dal recupero di un redivivo Donadel, più che di un promettente ma ancora acerbo Cirigliano) e soprattutto la scoperta di Iturbe, autentico crack del campionato. Di lui in realtà gli appassionati di calcio giovanile già conoscevano le grandi doti, mai totalmente espresse però al Porto o al River, invece a Verona è cresciuto in modo esponenziale, sbagliando raramente partita e anzi migliorando molto a livello tattico. L’idea è che questo ventunenne, dalla tecnica e dalla personalità incredibili, possa con gli anni a venire, segnare un’epoca (deve migliorare ancora in zona gol ma c’è da dire che spesso e volentieri ha giostrato molto largo sulla fascia, costretto a estenuanti ripiegamenti). Nonostante il buon contributo del portiere Rafael e l’esperienza di Moras, il reparto difensivo, nel quale è mancato a lungo capitan Maietta, è parso perforabile in troppe occasioni. Urge assolutamente migliorare il livello tecnico in quella zona, e magari mettersi già alla caccia degli eredi di Romulo e Iturbe, visto che sarà realisticamente impossibile trattenere entrambi.

Impresa del Sassuolo: merita la permanenza in serie A!

Premetto che questo non intende essere un post giornalistico, non ne avrebbe i crismi, e non perchè io abbia degli interessi in mezzo, o perchè sia tifoso di questa squadra (giacchè non ho mai nascosto dove vadano a finire le mie simpatie, in due squadre che clamorosamente quest’anno sono in corsa per ben altri traguardi che non la semplice salvezza!), ma perchè spontaneamente ho piacere di dedicare delle righe al Sassuolo. La squadra neroverde, per molti addetti ai lavori, quasi già spacciata un mese fa, ha invero sovvertito i pronostici avversi, inanellando da allora vittorie esterne in serie, non solo contro dirette avversarie, loro sì ormai inguaiate, come Livorno e Chievo, ma anche squadre più quotate come l’Atalanta, all’epoca in forte ascesa nella rincorsa all’Europa League o la Fiorentina, battuta in modo netto ieri sera al Franchi per 4 a 3. A questo punto, nonostante manchino due partite e soprattutto la matematica certezza della classifica, la permanenza in serie A è tutto fuorchè un’utopia. E pensare che gli uomini di Di Francesco, calendario alla mano, presentavano non certo i migliori avversari da affrontare rispetto ai rivali Chievo, Bologna, Livorno e Catania (quest’ultimi, seppur in maniera meno perentoria, si sono anch’essi rimessi in carreggiata verso una difficile e quasi insperata salvezza).

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Qualcuno, come l’attaccante Sansone, uno dei grandi innesti di qualità di gennaio, non ha avuto remora nell’affermare di essere ormai certo della salvezza. Baldanza giovanile ed entusiasmo giustificato a parte, resta il fatto che il Sassuolo da inizio stagione ha mantenuto un certo equilibrio, eccezion fatta per lo sciagurato periodo in cui la panchina fu affidata a Malesani, capace di perdere tutte e 5 le gare che lo ha visto allenatore degli emiliani. Alcune attenuanti al mister veronese gliele concedo pure, visto che ha voluto/dovuto affidarsi a una squadra profondamente rinnovata in corsa, per non dire rivoluzionata. Ma col senno di poi fu rivoluzione fatta con criterio, con i fiocchi. Gente come Paolo Cannavaro, lo stesso Sansone, uno dei giovani attaccanti italiani più interessanti della sua generazione assieme ai confermati compagni di reparto Zaza e Berardi, entrambi in orbita Juve, Ariaudo e Brighi – quest’ultimo a mezzo servizio – aggiunti a giocatori rilanciati da Di Francesco, una volta tornato alla guida della squadra, come Missiroli, un insuperabile Pegolo, capitan Magnanelli, il giovanissimo Antei o Marrone, sono di indubbia qualità. Così non deve stupire che il Sassuolo sia a un passo dalla salvezza in quella che è stata la sua prima, storica, stagione nella massima serie. c’è l’ambiente giusto, una società forte, un allenatore ambizioso e giovane, tanti giocatori di talento, a partire dai citati attaccanti, fra i quali emerge a livello di numeri e prestazioni Domenico Berardi, classe ’94, che dopo un periodo di appannamento, tra cadute di forma e lunghe squalifiche, è giunto con la tripletta di ieri a ben 16 marcature in serie A, meglio di Del Piero o Totti, facendo i raffronti alla loro età. Insomma, dovessi sbilanciarmi, ma adesso pare sin troppo “facile” direi che vedo il Sassuolo favorito nella corsa salvezza che a questo punto, per qualità di gioco espressa rispetto alle “grigie” rivali sarebbe oltremodo meritata!

Serie A al giro di boa: il punto sul girone di andata squadra per squadra

E’ terminato il girone d’andata di serie A, in attesa di due posticipi di questa sera che poco andranno a incidere sulle sorti della classifica o quanto meno sui giudizi sin qui ottenuti.

Una classifica veritiera, spietata quasi nella sua demarcazione netta tra le prime 3 squadre in avanti, altre 3 in linea di galleggiamento per l’Europa, poche altre al riparo da eventuali cadute rovinose e la maggior parte, una buona metà, che d’ora innanzi si ritroverà a fare a sportellate per non retrocedere in serie B. Fa specie che in questa categoria rientri il Milan, nobile decaduta o per lo meno lontanissima parente dalla squadra lungamente ammirata negli ultimi 25 anni.

Davanti hanno mantenuto ritmi vertiginosi la capolista Juventus,  che a dispetto di una rovinosa, inaspettata e per certi versi scioccante – alla luce della campagna di rafforzamento estiva – eliminazione in Champions League, in campionato ha dimostrato di essere la più forte, la più completa in ogni reparto, grazie alle conferme dei vari Vidal, Pogba, ormai assurto a vero big, e all’impatto dei nuovi Tevez e Llorente, che si stanno imponendo in serie A a suon di gol.

Record nuovi, come quello del numero di vittorie consecutive in serie A per il club (11 conseguito proprio ieri) e un numero di punti impressionanti. La forza dei bianconeri è stata quella di reggere alla partenza sprint della Roma di Garcia, altra splendida realtà del nostro calcio. Dalle prime 10 vittorie consecutive, alla difesa a lungo imperforata, dalle giocate di un redivivo Totti, della freccia Gervinho, scommessa vinta dal tecnico francese, alla conferma del talento di casa Florenzi, i recuperi di De Rossi e Maicon e la solidità di Strootman e Benatia: ecco tutti gli ingredienti di una Roma tornata assolutamente competitiva per la lotta al vertice.

Una lotta cui può, nonostante il ritardo accumulato causa alcuni improvvisi black out strada facendo, legittimamente ambire anche il Napoli di Benitez, splendido protagonista (sfortunato) pure in Champions League. La qualità offensiva, in gente come Higuain, Callejon, Mertens, Insigne e un Hamsik troppo spesso fermo ai box, è impressionante e pure la difesa si sta lentamente assestando; si prospetta un bel duello anche in Europa League tra i partenopei e i bianconeri.

Un po’ più indietro la Fiorentina di Montella, che ha messo in mostra un bel calcio, sulla falsariga della passata stagione, pur cambiando registro in attacco e affidandosi in principio a una super coppia gol, quella formata da Gomez e Rossi. Se quest’ultimo però in pratica non si è mai visto, Rossi ha chiuso da capocannoniere l’andata, salvo poi infortunarsi gravemente. Sperando tutti insieme che possa tornare in piena forma per il Mondiale brasiliano, nel frattempo Montella dovrò reinventarsi qualcosa, pur sapendo di poter contare su due grandi talenti come Borja Valero e Cuadrado.

Al quinto posto chiude sorprendentemente la rivelazione Hellas Verona, capace di rendere praticamente inespugnabile il fortino del Bentegodi (sconfitto solo nel derby col Chievo e ieri col Napoli) e in generale sempre convincente al cospetto delle squadre del proprio lignaggio (non caso ha perso solo con le 4 squadre davanti a sé, oltre che Genoa e Inter, compensate dalle belle vittorie contro Milan e Lazio). Sugli scudi un rinato Toni, alla rincorsa di una convocazione per i Mondiali, i giovani Iturbe e Jorginho, appetiti dai grandi club e Romulo, vero colpo di mercato del ds Sogliano.

L’Inter è riuscita con Mazzarri a riappropriarsi di una dimensione più consona al proprio rango, dopo il disastroso girone di ritorno della passata stagione. Ha ritrovato identità ma soprattutto dignità, pur evidenziando un notevole gap con le prime tre davanti: in difesa si continuano a prendere troppi gol, mentre davanti il solo Palacio assicura pericolosità e gol, non essendo in pratica pervenuti  gli attesi Icardi e Belfoldi. Stagione di transizione, in attesa degli investimenti del nuovo presidente Thohir.

Altra rivelazione è il Torino di Ventura, che per un anno sembra ai ripari da una stagione al cardiopalma: da tempo a Torino non ci si divertiva così, non si assistevano a gare anche entusiasmanti. Si dovrebbero davvero evitare patemi, specie se Cerci e Immobile continueranno ad essere la nuova coppia gol del calcio italiano.

Altre squadre che stanno disputando un campionato in linea con le ambizioni sono Parma e Genoa, nonostante quest’ultima sia partita a fari spenti, ritrovandosi poi impelagata in piena zona retrocessione nella prima fase di torneo, quando a guidarla era l’esordiente Liverani. Il ritorno di Gasperini ha contribuito enormemente a ristabilire certe gerarchie, anche se il Grifone pare ancora altalenante nelle prestazioni, più che nei risultati. Implacabile il Gila davanti, bene anche Kucka fino al serio infortunio, affidabile la retroguardia che fa perno sull’esperienza del trio centrale e sul talento degli emergenti Perin, portiere del futuro, e Vrsaljiko. Più complicato pare parlare del Parma, società che come il Cagliari, da anni si ritrova a conseguire con largo anticipo la quota salvezza, salvo poi cullarsi sugli allori, alternando prestazioni sontuose a inesorabili scivoloni. Quest’anno assisteremo alla stessa situazione, con i ducali che presentano una rosa ricca di elementi di qualità, tale da poter provare a puntare a qualcosa di più di una salvezza tranquilla? Gente come Parolo, tornato meritatamente in Nazionale, Paletta, in odor di naturalizzazione, o un Cassano – comunque irrequieto sul finale di stagione – sollecitano certi pensieri, ma occorrono anche motivazioni forti e una maggior continuità di rendimento. Il Cagliari è un po’ in ritardo sul roulino di marcia, e ora dovrà pure colmare il vuoto lasciato dal richiestissimo Nainggolan, ma l’impressione è che l’obiettivo verrà raggiunto, specie se il bomberino Sau sarà meno perseguitato da guai fisici che lo stanno attanagliando da inizio stagione.

Anche l’Udinese pare in grado di risollevarsi da una situazione oggettivamente complicata ma è alquanto azzardato ipotizzare una rimonta simile alla stagione scorsa. Si paga la discontinuità in zona gol di Di Natale, stranamente in difficoltà sotto porta, al punto di arrivare a meditare di lasciare a fine anno. Tuttavia è ingeneroso attribuire alla sua attuale scarsa vena realizzativa – dopo che ci aveva abituati benissimo, con medie da fuoriclasse assoluto – tutti i mali della squadra friuliana. Manca il supporto di gente come Maicosuel e Pereyra, in possesso di indubbie doti tecniche ma non ancora decisivi, così come l’acciaccato cronico Muriel, da due anni potenziale crack a livello mondiale.

Nelle retrovie sembrano più accreditate Sampdoria, Atalanta e Chievo rispetto a Bologna e Sassuolo, ma la lotta rimarrà aperta fino alla fine. I bergamaschi si stanno limitando al compitino, abili soprattutto in casa davanti al proprio pubblico, e rimangono sempre pericolosi in gente come Denis e un ritrovato Maxi Moralez, con in panca un condottiero navigato come Colantuono, una vera garanzia a Bergamo. La Samp ha pagato caro lo scotto di inizio stagione, con una partenza shock culminata con l’esonero di Delio Rossi , avvicendato dal mai dimenticato da queste parti Mihajlovic. Il tecnico serbo ha compattato la squadra, ce l’ha in pugno e la sa governare bene. La qualità media non è elevatissima, ma l’allenatore sta tirando fuori il massimo da gente come Eder, mai così prolifico in serie A e Palombo, riproposto spesso e volentieri da titolare, sia al centro della difesa ma soprattutto nell’originario ruolo di regista basso, come quando giunse meritatamente in azzurro. Lecito attendersi di più dal giovane Gabbiadini, che finora si è espresso solo a sprazzi. Il Chievo forse ha atteso sin troppo a richiamare in panca Corini, artefice della salvezza dell’anno scorso, confidando che prima o poi il pur bravo Sannino sapesse come invertire una pericolosa rotta. Ma alcune scelte andavano fatte e il Genio affidandosi a un rigenerato Thereau, l’uomo di maggior tasso tecnico dei clivensi, inspiegabilmente finito ai margini nella gestione precedente, e a un Rigoni non più solo abile interdittore davanti alla difesa ma ormai anche illuminato play maker, sebbene anomalo, formato Nazionale, è riuscito a far riemergere la squadra dai bassifondi della classifica.

Il Sassuolo ci ha messo un po’ ad abituarsi alla serie A e non poteva essere altrimenti: la svolta è successa dopo il pesantissimo ko contro l’Inter. Il passivo di sette reti ha ricompattato la squadra, raccoltasi vicina al tecnico del miracolo, Di Francesco, colui che l’aveva portato in Paradiso. Poi c’è voluto tutto il talento, l’estro, i gol del giovanissimo Berardi, talento di casa ma comprato per metà dalla Juve, capace non solo di segnare a 19 anni 4 gol al Milan (!) ma di chiudere addirittura a 11 reti questo girone, dietro solo al viola Rossi nella classifica cannonieri. Si sono messi in luce anche lo storico capitano Magnanelli, a suo agio nei panni di illuminato regista anche in serie A, i giovani Antei (difensore scuola Roma) e Zaza (altro attaccante a metà con i bianconeri) e l’affidabile portiere Pegolo, spesso decisivo con le sue parate.

A conti fatti le più serie candidate alla retrocessione sembrano il Bologna, il Livorno e il Catania… storie diversissime le loro. Il Bologna giunge in extremis alla decisione sofferta ma oramai inevitabile di sostituire Pioli con Ballardini, il cui compito appare comunque arduo, specie se non si ricorrerà a migliorare la squadra in zona gol, dove pesa l’assenza di un attaccante in grado di sostituire degnamente Gilardino. Bianchi appare involuto e in piena crisi tecnica, così che tocca a un encomiabile capitan Diamanti cantare e portare la croce. Il Livorno era partito a razzo, con l’allenatore Nicola nei panni del predestinato. Alla lunga però l’inesperienza e in generale una qualità media piuttosto bassa della rosa toscana si è fatta sentire in maniera predominante, e anche gente come Paulinho e Siligardi, che hanno mostrato dei bei numeri anche nella massima serie, è progressivamente scaduta a livello di rendimento. Il Catania invece pareva chiaramente indebolito dal mercato estivo ma è indubbio che pochi si sarebbero aspettati un crollo simile dopo lo splendido torneo scorso, culminato col record storico per la squadra etnea in serie A. Ora è tornato Lodi, forse, ma siamo in zona “fantacalcio” potrebbe rientrare alla base anche Gomez, immalinconitosi in Russia, ma probabilmente sarebbe opportuno tornasse pure Maran, a mio avviso frettolosamente esonerato in favore di De Canio, il quale però non ha invertito la rotta, anzi. C0n giocatori ancora da recuperare e tutto un girone di ritorno da disputare, la salvezza è ancora possibile, ma occorre cambiare marcia, soprattutto da un punto di vista mentale.

Resta da dire delle due vere, eclatanti delusioni della stagione: Lazio e Milan. Intristito tutto l’ambiente biancoceleste, dove c’ è un clima assolutamente diverso da 12 mesi fa, quando la Lazio chiuse a ridosso della Juve la prima parte di cammino in campionato. Petkovic indicato come colpevole del calo di rendimento, ci pare tuttavia ingiusto addossare tutte le colpe a un tecnico che al primo esame in serie A fece meraviglie.  Il fatto è, che a parte un Candreva in gran spolvero, per tutta una serie di motivi sono mancati per lunghi tratti alcuni giocatori chiave, da Klose, a Hernanes a Mauri. Stagione di transizione, poi bisognerà vedere se Lotito avrà la voglia e la forza di fare la rivoluzione.

Più delicato il discorso relativo al Milan: l’esonero di Allegri è giunto a completamento di una situazione paradossale, con un cambio societario in corso, non del tutto indolore, e con una squadra sempre più allo sbando, senza anima, senza personalità. Pochi da salvare, forse il solo Kakà – per lo meno per quanto concerne impegno, cuore e passione – mentre persino a Balotelli stanno finendo i bonus. Da lui ci si aspetta di più, inutile girarci attorno: non bastano più i gol (su rigore, direbbero i maligni) e alcune prestazioni da top player. Servono più continuità, rendimento, grinta, determinazione, anche serietà se vogliamo, insomma… serve il salto di qualità, anche in vista del Mondiale.

FOCUS SERIE A: la Roma torna alla vittoria e ravviva il campionato; la crisi del Napoli, della Lazio e delle milanesi; la rinascita di Chievo e Samp, le conferme di Hellas e Torino

La vittoria della Roma contro una pur convincente Fiorentina ha scongiurato il pericolo che il massimo campionato italiano fosse già concluso con largo anticipo. Intendiamoci, la squadra di Garcia, ancora imbattuta, non si poteva certo definire in crisi, ma le dieci vittorie consecutive in serie nelle prime dieci gare di campionato non erano bastate a scoraggiare la Juventus, in grado di sopperire con punti, vittorie e un ritmo appena inferiore ai capitolini, ai presunti mal di pancia di alcuni giocatori. Così sono bastati pochi punti persi dai giallorossi per proiettare la squadra di Conte in cima alla graduatoria, posizione dalla quale sarà difficile spodestarla, visto l’attuale stato di forma di una squadra “abituata” a vincere, come si suol dire. Stridono invece alcune situazioni più sotto, a partire da quel Napoli tanto esaltato alla vigilia e giustamente elogiato nell’approccio sobrio ma convincente di Benitez (così lontano nella forma da quello del suo predecessore Mazzarri), e ora alle prese con una seria ricollocazione tecnica. L’allarme difesa, da sempre messa sotto torchio dal tecnico spagnolo sin dal ritiro estivo, quando nemmeno troppo velatamente aveva caldeggiato puntelli riconosciuti in quel reparto come il suo fidato ex giocatore al Liverpool Skrtel, è ormai deflagrato. Una stagione partita in modo scoppiettante rischia seriamente di essere compromessa prima delle feste natalizie, se consideriamo la distanza sempre più considerevole dalle prime e la poco fortunata apparizione in Champions, al cospetto di un girone che si sapeva presentare un sacco di insidie. Nulla è perduto, per carità, ma per i partenopei occorre invertire la rotta il prima possibile, perché nel calcio – ahimè o per fortuna – alla fine contano solo i risultati, in questo momento di certo non favorevoli.

Tutta la gioia sprigionata da Destro, al rientro dopo un lungo infortunio e subito artefice del gol vittoria della Roma contro la Fiorentina

Tutta la gioia sprigionata da Destro, al rientro dopo un lungo infortunio e subito artefice del gol vittoria della Roma contro la Fiorentina

Ed eclatanti sono pure le situazioni delle due milanesi, alle prese con un’annata di transizione, diciamo così (ennesimo tentativo di nascondere delle crisi tecniche e societarie evidenti?). Se all’Inter si può provare a guardare con ottimismo all’imminente futuro, visto l’ufficiale ingresso in società del magnate Thohir, e un campionato tutto sommato in ripresa dopo il disastro dell’anno scorso targato Stramaccioni, al Milan non si sono ancora del tutto sciolti i nodi di un presunto passaggio di consegne in società tra il “vecchio” ma vincente Galliani e la giovane rampante Barbara Berlusconi, “figlia di” cotanto presidente. Un passaggio di testimone che non può avere ripercussioni su una squadra comunque gravemente ridimensionata negli ultimi due anni e miracolosamente tenuta a livelli quanto meno di dignità dal cocciuto Allegri che continua ad andare avanti per la sua strada, nonostante la bussola ormai persa. Non fosse per un incostante Balotelli o per un redivivo ed encomiabile Kakà, non oso pensare dove sarebbero in  classifica i rossoneri. Su Mario non so più che scrivere, è davvero uno di quei giocatori che non riesco a classificare, collocare, comprendere. Ha le potenzialità del fuoriclasse, ma un’indolenza, una personalità e un atteggiamento il più delle volte penalizzante per la squadra. E se è pur vero che l’anno scorso praticamente da solo (beh, mettiamoci pure qualche “aiutino”, ecco, ormai l’ho detto!) ha condotto il Milan a un insperato terzo posto con i suoi gol, quest’anno spesso ha fatto giocare la sua controfigura “cattiva”, quella che si fa espellere ogni due tre gare, quella che litiga con tutti e che si atteggia a star. Inutile girarci attorno, nonostante lui affermi a più riprese di voler essere trattato come un ragazzo normale di 23 anni, è evidente che il senso della realtà è ormai andato perso, e non per colpa sua, o solo sua. Se guadagni milioni, frequenti top model, ti fai paparazzare ovunque, twitti a getto continuo una marea di stronzate e cambi Ferrari così per ripicca, allora caro Mario, non so se tu davvero hai idea di come vivono i tuoi coetanei. Poi, andrebbe tutelato maggiormente dagli arbitri: è inaudito che venga sistematicamente insultato, provocato e offeso dagli avversari. Lui deve imparare a non reagire, è ovvio, ma certe cose farebbero andare in bestia chiunque, sulla questione razziale davvero non transigo e fossi l’arbitro ad esempio contro il Catania avrei certamente espulso Spolli dopo quello che ha gli ha detto.

ennesimo pareggio dell'Inter: 3 a 3 scoppiettante - e sofferto - contro un forte Parma

ennesimo pareggio dell’Inter: 3 a 3 scoppiettante – e sofferto – contro un forte Parma

L’Inter non ha saputo approfittare del calo del Napoli ed è riuscito a fare peggio quasi degli avversari, pareggiando contro avversari alla portata come Sampdoria e Parma, rischiando anzi il tracollo con quest’ultima squadra, nonostante un Cassano ieri non all’altezza. Una squadra “in divenire” quella nerazzurra, con margini di crescita, ma con limiti ancora evidenti, specie in difesa. Dobbiamo infine registrare una crisi che pare irreversibile da parte della Lazio, alle prese col nodo Petkovic (fossi in lui lascerei la barca che affonda, credo abbia responsabilità molto limitate nella brutta stagione in corso) e le belle affermazioni di Torino, Verona (tornato a una faticosa vittoria dopo tre ko consecutivi e ora saldamente sesto con una classifica davvero sontuosa), Sampdoria e Chievo (3 vittorie nette consecutive per gli uomini di Corini), come a dire che il cambio di tecnico a volte serve eccome, come scritto in un mio recente post qui sul blog. In coda sempre più critica la situazione del Catania, dopo anni di boom calcistico: squadra troppo rinnovata  – e alla resa dei conti indebolita, non avendo sostituito degnamente i vari Lodi, Gomez, Marchese e alle prese con i lunghi infortuni di uomini chiave come Bergessio o Izco –  e involuta. A questo punto, era stata tutta colpa di Maran, lo stesso tecnico del “record dei punti” la partenza shock di quest’anno?

“Squadra Antimafia 5”: chiusura col botto per una delle migliori fiction italiane

Si è conclusa ieri sera, in modo trionfale, la quinta stagione di “SQUADRA ANTIMAFIA”, per inciso una delle migliori fiction (o serie) italiane, sebbene il finale abbia lasciato qualche perplessità, legate al mistero della morte, vera o presunta, del figlio della protagonista Rosy e alla “resurrezione” come ironicamente hanno fatto notare alcuni appassionati della serie tv nei vari forum presenti in rete, del personaggio di De Silva. Dato per scomparso, spacciato eccolo  invece vivo e vegeto, a fianco dei russi, con ogni probabilità i “nuovi mafiosi” della prossima serie, dopo l’uscita di scena dell’intero clan dei Ferro, avvenuta nello sterminio di ieri sera.

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Una serie che, nel corso delle puntate, sembrava a un certo punto aver perso il contatto con maggior parte del suo pubblico più fedele, specie dopo l’accantonamento dell’eroina principale, paradossalmente un personaggio negativo, la già citata mafiosa Rosy Abate, magistralmente impersonificata da quella Giulia Michelini che, dopo alcune incursioni felici nel cinema nostrano, meriterebbe di stare nell’ èlite nel panorama italiano, con un ruolo importante che le se addiccesse anche nel grande schermo, dopo le prove sempre più convincenti in “Squadra Antimafia 5”.

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A tenere alta l’attenzione sulla serie sono stati soprattutto altri due “cattivi”: il giovane figlio del boss Ferro, Achille (col volto dell’attore Francesco Montanari, il migliore tra coloro usciti dall’altrettanto fortunata serie tv “Romanzo Criminale”) e Dante Mezzanotte, già presente nella serie precedente, interpretato da Andrea Sartoretti.

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Due attori davvero validi, così come ha dato segni incoraggianti di miglioramento l’attore Marco Bocci, nei panni del commissario Domenico Calcaterra. Non più solo “belloccio” ma convincente poliziotto tutto d’un pezzo, mosso da passione, amore e senso vero di giustizia nella caccia alla politica Veronica Colombo, che ha tenuto banco per tutta la serie, in pratica. Un Bocci che non ha disdegnato per le sue numerose fans di mostrare il lato sexy, visto che praticamente in ogni puntata, ecco comparire la scena, spesso forzata, di presunta passione con la poliziotta Lara Colombo (la bellissima ma assai incerta Ana Caterina Morariu), come se davvero il livello ormonale del pubblico femminile avesse bisogno costante di essere messo alla prova. Va beh, scelte registiche e di sceneggiature che ci possono stare ma che, a mio avviso, non aggiungono nulla all’efficacia della trama. Peccati veniali, dicevo, nel contesto di una serie avvincente come poche, che già ha fatto iniziare il countdown nei fans più fedeli in vista della sesta serie.

SERIE A: piccolo bilancio prima della sosta, tra conferme, rivelazioni e flop.

7 giornate sono certamente poche per un resoconto esaustivo o per insindacabili giudizi “in corsa”, ma per un piccolo bilancio prima di una pausa per la Nazionale ci sono già diversi elementi valutabili in maniera oggettiva.

ATALANTA

Partenza lenta per la squadra di Colantuono, che un po’ aveva messo all’erta i tifosi e gli ambienti della società; poi però, sbloccandosi gli uomini di maggior classe (il bomber Denis, l’enfant du pays Bonaventura e un ritrovato Maxi Moralez) sono arrivati prestazioni convincenti e punti preziosi, come la vittoria dell’altro giorno sul campo di una diretta avversaria come il Chievo.

BOLOGNA

Buio pesto in casa rossoblu! Davvero in disarmo al cospetto di molte squadre, compreso il Verona che ha dominato al Dall’Ara, e prima ancora altre squadre, su tutte la capolista Roma, avevano fatta manbassa di punti e gol. Inconsistente la difesa, seconda peggiore davanti al fanalino di coda Sassuolo, crisi evidente di gioco, dove il solo Diamanti non può cantare e portare la croce e rosa assai indebolita dopo le partenze di Gilardino, Gabbiadini e Taider. Pioli non sembra a rischio ma la bussola sembra averla perso anche lui.

CAGLIARI

 In linea di galleggiamento con quelli che sono i medesimi obiettivi di sempre: una salvezza comoda e tranquilla, magari mettendo in mostra nuovi gioielli sui quali monetizzare, alle condizioni di un Cellino che non cede tanto per… In vetrina il giovane Murru, sempre più convincente, i big Nainggolan e Astori, rimasti nonostante forti lusinghe di grandi club, si stanno riconfermando, così come potrebbe davvero essere l’anno buono per l’esplosione della freccia nera Ibarbo. Ancora in naftalina bomber Sau, rivelazione della passata stagione. Rimane la “grana” legata allo stadio: il Cagliari si ritrova in pratica a giocare sempre in trasferta.

CATANIA

Piccola delusione del campionato, nonostante i timidi tentativi di ripresa. Maran sembra tuttavia non rischiare la panchina, e questo è un merito della società che ha saputo valorizzare quanto fatto egregiamente l’anno scorso dal tecnico trentino. D’altronde perdere in un sol colpo tre autentici pilastri come Marchese e, soprattutto, Gomez e Lodi sarebbe stato difficile per chiunque da assorbire. I nuovi abbisognano di tempo per integrarsi ma al di là di questo, sembrano di un livello più basso rispetto a chi è partito quest’estate. Detto ciò, la mia sensazione è che la squadra etnea presto riemergerà dalle sabbie mobili sospinta da elementi come Bergessio e Barrientos, dato però in partenza (solo per mancanza di tempo non ha lasciato i compagni all’ultimo giorno di mercato, quando già sembrava in volo verso il ricco Quatar)

CHIEVO

Partenza complicata anche per il Chievo di Sannino che, tuttavia, dati alla mano, sarebbe salvo. A parte questo, il Chievo sta capitalizzando poco per quanto crea, in quella che potrebbe essere la stagione buona per la consacrazione di Paloschi. A mio avviso il tecnico deve ancora trovare il quadro giusto, specie sugli esterni, dove gli interpreti sulla carta abbondano (Sestu, Lazarevic, il giovanissimo Improta, l’ultimo arrivato Estigarribia, oltre al confermato Hetemaji) ma manca chi può essere in grado di far svoltare la partita. Probabilmente – è una mia sensazione – Sannino dovrebbe cambiare la sua impostazione tattica in favore di un centrocampo a rombo.

FIORENTINA

 Diciamocelo, ci si aspettava di più, ma per la squadra di Montella occorre tenere valide le attenuanti. Sul più bello, quando la Viola già volava sulle ali di un gioco scintillante, forte rispetto all’anno scorso di una coppia gol da scudetto, ecco che super Mario Gomez si infortuna gravemente, seguito da Cuadrado, e poi in forma lieve da Giuseppe Rossi. La squadra gioca bene, e sa giostrare con i moduli (3-4-2-1 e 4-3-2-1) ma la coperta è assai corta: in panca ci stanno elementi validi in prospettiva ma molto imberbi, in attesa che qualcuno dimostri una personalità e delle qualità tali da giocarsela alla pari con i titolari (uno tra Bakic, Vecino, Yakovenko, Wolski, Matos).

GENOA

Partenza ad handicap, e spiace in considerazione di un mercato per una volta oculato dopo gli ultimi due anni movimentati. Col senno di poi è stato un azzardo affidare la panchina al giovane esordiente Liverani (ma i casi di Montella e Lopez lasciano pensare che a volte si pesca giusto anche scommettendo “al buio”), ma ora è tornato in plancia il Gasp che, dopo le scottature in alta quota all’Inter ha una voglia matta di rimettersi in gioco. I giocatori per far rinverdire il suo estroso 3-4-3 ci sarebbero tutti, il tempo pure, quindi presumo che la salvezza sia ampiamente a portata di mano.

 INTER

Sconfitta a parte nel big match contro la Roma, è innegabile che questa sia un’Inter ben diversa da quella sfilacciata e (nel finale) sbertucciata dagli avversari nella passata stagione. Merito di Mazzarri che è riuscito a ricompattare la squadra e a trovare un 11 base sul quale lavorare e innestare eventualmente gli acquisti che Thohir si porterà in dote da gennaio. Rilanciati alla grande Alvarez e Jonathan, in pratica due nuovi acquisti, si confida nel recupero dei califfi Milito e Zanetti, fermo restando le buone impressioni destate dai giovani Icardi e Taider. Ancora sotto le aspettative la stellina Kovacic, mentre Campagnaro funge da rinforzo insostituibile per la difesa: grazie alla sua presenza ne stanno beneficiando anche i talvolta ancora incerti Ranocchia e Juan Jesus. La lotta per lo scudetto appare un’ipotesi un po’ troppo ambiziosa, ma un buon piazzamento è alla portata, in quello che sarà giocoforza un anno di transizione per i nerazzurri

JUVENTUS

Intendiamoci: non è la Juve schiacciasassi delle ultime due stagioni, un po’ per la sindrome da “pancia piena” (prima ventilata, sin dal ritiro, e poi smentita), un po’ perchè gli avversari stanno cominciando a prendere le contromisure agli uomini di Conte. Però, dati alla mano, i bianconeri sono lì a due punti dalla vetta, quasi a punteggio pieno e, se è vero che troppo spesso subiscono gol per primi e poi vincono magari in affanno (e con episodi sinora a loro favore), questo significa che alla base ci sono doti importanti, da grande squadra quale la Juventus in effetti è (a detta di chi scrive, ancora la favorita per la vittoria finale in campionato). Preoccupa più che altro la piega presa in Champions League, con una fase a gironi non di certo compromessa, ma resa problematica.

LAZIO

Punti alla mano la squadra di Petkovic è in linea con gli anni precedenti, tuttavia appare sin troppo discontinua nelle prestazioni ,con sconfitte avvenute in modo sonoro e un gioco meno efficace nel quale l’idea del doppio regista, sulla quale si era impostato il calciomercato estivo, pare già caduta in disgrazia. A tirare la carretta dovranno essere i soliti: Marchetti, Klose, Hernanes, Lulic più un Candreva sempre più convincente e un Onazi ormai al pari dei titolari e abile sia in interdizione che in fase di spinta. Rimane il problema delle alternative, nella speranza che il giovane Felipe Anderson, gran talento brasiliano, stia bene fisicamente, dopo i primi approcci in Europa League e campionato

LIVORNO

Sconfitte con Roma e Napoli a parte, ottenute in modo netto e perentorio, sinora la squadra di Nicola non sta certo demeritando. 8 punti non sono certo pochi, specie se alla base ci sta una buona struttura, un gioco propositivo e un entusiasmo giustificato. La base è quella dell’anno scorso e capisaldi come Paulinho, Emerson, Schiattarella o Bardi non hanno pagato lo scotto del salto di categoria. Una salvezza che, se ad inizio stagione pareva un traguardo ostico ora invece appare più che plausibile.

MILAN

La vera delusione del campionato, da bocciare senza appello. E’ vero, Allegri ha degli alibi: pronti via, e si infortunano Kakà, El Shaarawy, De Sciglio, si fa squalificare Balotelli.. ma i problemi rimangono, eccome, specie nel reparto più sguarnito dall’anno scorso: la difesa. Imperniata sull’improbabile (ad alti livelli) coppia Mexes – Zapata e poco coperta alle spalle, con l’esperto Bonera perennemente in infermeria e due come Zaccardo e Silvestre ai quali la maglia rossonera obiettivamente va troppo larga, fa acqua da tutte le parti, e se non ci fosse filtro da parte dell’olandese De Jong (recuperato dai problemi fisici è uno dei pochi che sta giocando su ottimi livelli) magari i punti sarebbero addirittura di meno. Sono sicuro che il Milan si risolleverà e sono rimasto fra i pochi a “difendere” ancora Max Allegri, dividendo le colpe con chi cerca di fare mercato in saldo, senza voler spendere una lira e vendendo ogni anno gli elementi migliori, ma la realtà dei fatti mi induce a pensare che ottenere in extremis un terzo posto come l’anno scorso sia alquanto utopistico.

NAPOLI 

Benitez sta raccogliendo i frutti di un ottimo triennio in cui si erano gettate basi importanti per riportare il Napoli in zone dove meglio gli compete ma allo stesso tempo ci sta mettendo tanto di buono del suo, nell’atteggiamento propositivo della sua squadra, nella valorizzazione di elementi come Insigne, nella piena affermazione a top player di Hamsik e in generale cambiando un modulo tattico assai radicato negli anni. Insolito il pareggio contro il Sassuolo, per il resto sono solo due i punti che separano i partenopei dalla capolista Roma e tutto lascia presupporre che lotta vera sarà sino alla fine, in attesa della partitissima in scena alla ripresa delle ostilità.

PARMA

Solito Parma, verrebbe da dire. A essere cattivi, nè carne, nè pesce, nel senso che alterna buone prestazioni, buoni risultati a momenti di pausa, quando magari dovrebbe accelerare un po’. Rimane il senso di grandezza perduto, l’eredità di un decennio (quello del ’90) vissuto da protagonista incompiuta in campionato ma molto vincente in Europa, una rosa comunque valida al cospetto di chi lotta per la salvezza ma si potrebbe osare di più, con un Cassano ritrovato (?). Il fantasista barese è partito bene e aspetta di duettare col centravanti Amauri, e il gioco di Donadoni dovrebbe essere funzionale alle due bocche da fuoco là davanti. Non sempre però è così.

ROMA

Ho già dedicato un post poco tempo fa, dopo la sbornia di reti contro l’Inter. Brevemente mi ripeterò ma lo faccio volentieri, se questo significa omaggiare una squadra che si sta imponendo all’attenzione generale grazie a un gioco praticamente perfetto: spettacolare, veloce, imprevedibile e supportato da una compattezza derivata da una mediana e una difesa imperforabile, tale da non lasciare scampo ai malcapitati avversari. 7 vittorie consecutive nelle prime 7 giornate, 20 gol fatti, uno solo (!) subito, interpreti vari sugli scudi (immenso e infinito Totti, gigante ritrovato De Rossi, imprendibile Gervinho.. a Londra si aggirava la sua controfigura, qui nella Capitale è sbarcato lo stesso di Lille, insuperabili i neo acquisti Benatia e Strootman). E poi, un tecnico capace, leader silenzioso, capace di rapire e conquistare tutti con il suo carisma, che emana in ogni intervento pubblico, oltre che poi saperlo trasmettere ai suoi giocatori, che alla fine quello conta! Dove potrà arrivare? Mentirei se dicessi che “io l’avevo detto”, ma ora mi sbilancio: allo scudetto!

SAMPDORIA

Male, malissimo, con tutti i fantasmi della passata stagione ancora da scacciare del tutto. Partenza shock per gli uomini di Delio Rossi, in palese difficoltà nel gestire una squadra dalla rosa ampia ma carente per quanto concerne personalità, esperienza e, duole dirlo, qualità tecnica. Troppi giovani allo sbaraglio, troppe formazioni gettate nella mischia con poca coesione tra le parti, nessuno che sembra in grado di caricarsi sulle spalle il peso di una situazione difficile. Gabbiadini era partito molto bene, ma sta pagando una scarsa assistenza dei compagni, un centrocampo povero di idee e di interpreti adeguati. Salvezza possibile, ma sarà dura.

SASSUOLO

La meno convincente, e non c’entrano i due soli punti raccolti in sette gare. L’ impressione è che, pur giocando a tratti in modo gradevole, subisca troppo gli avversari, ai quali basta davvero poco a volte per mettere sotto la compagine di Di Francesco. Il pur bravo tecnico appare con i giorni contati e francamente, pur dividendo colpe  e responsabili, per una volta non mi scandalizzerei se ci fosse un repentino cambio di tecnico. La serie A è un’occasione importante per una realtà come Sassuolo che avrebbe tutti i mezzi economici per stabilizzarvisi; ma bisogna cambiare marcia, fare più attenzione, mantenere concentrazione per 90 minuti, in sostanza “crescere” a livello di maturità. Sì, perchè le qualità in gente come Missiroli e i giovani Zaza, Berardi o Marrone (quando rientrerà dall’infortunio patito nel recente Europeo Under 21) di certo non latita.

TORINO

Classifica buona, ma che potrebbe essere addirittura migliore se i granata non fossero incappati in clamorose sviste arbitrali che li hanno palesemente penalizzato. Niente dietrologie, solo episodi che però lasciano l’amaro in bocca, in un contesto che pare aver trovato in Cerci un giocatore davvero decisivo, mai così forte e continuo in zona gol (con 6 centri è capocannoniere), dove ormai agisce quasi da centravanti, seppur mascherato, grazie a un inedito modulo impostato dal tecnico Ventura, dopo anni di conclamato 4-2-4. Si è sbloccato pure Immobile, e la difesa è solida. Si trovasse un regista dai piedi più raffinati (promette bene nel ruolo il giovane Bellomo, che gradualmente si sta cercando di reimpostare play basso, dopo gli anni da interno/fantasista che lo hanno fatto ben emergere a Bari), allora sì che gli scenari potrebbero diventare molto rosei.

UDINESE

Sono sicuro che a fine stagione la squadra di Guidolin avrà raccolto le sue solite e grandi soddisfazioni, fermo restando che i 10 punti sin qui incamerati non sono  certo pochi per una società abituata a partire sempre a fari spenti, senza molti proclami. Il tecnico deve solo trovare gli elementi migliori, visto che ogni anno si ritrova ad allenare in ritiro una pletora di atleti, la maggior parte stranieri o poco noti al grande pubblico e solo lui si è dimostrato negli anni assai abile a intuire e valorizzare coloro che alla prova del campo gli danno più garanzie per affrontare una serie A ad alti livelli. E’ stato così per Allan, Pereyra, Benatia, sarà così per Muriel , indicato da molti come “crack” mondiale, e magari uno tra Naldo, Bubnjc, Zielinski, Widmer… statene certi, a Udine avranno di che divertirsi anche quest’anno ,specie se l’immortale Di Natale continuerà a trovare flaconi di elisir della giovinezza.

VERONA

La vera rivelazione (insieme alla Roma di Garcia) del campionato con i suoi 13 punti, quinta da sola dietro alle grandi (Roma, Juventus, Napoli, Inter) e davanti a Fiorentina, Lazio e Milan. Non male per una neopromossa, seppur nobile come l’ex scudettato Hellas Verona. Meriti da suddividere tra una società forte e capace, con il ds Sogliano sugli scudi, un tecnico come Mandorlini, vincente in categorie inferiori ma che in serie A non aveva mai avuto grande fortuna e i giocatori che si stanno esaltando letteralmente, sospinti da un pubblico il cui calore rasenta lo spirito epico delle società inglesi. Molti gli uomini da copertina: da un Toni venuto a rimettersi in discussione a suon di gol, vera guida per i compagni, a un Jorginho che gioca da veterano, suscitando l’interesse concreto delle big italiane ed europee;  da un Rafael che si sta dimostrando all’altezza della massima serie, lui partito dalla terza serie, quando i sogni di gloria per il Verona sembravano davvero lontani a un Iturbe, ultimo arrivato e già indicato come vero colpo di mercato, al pari di molti big giunti quest’anno in serie A. La salvezza rimane obiettivo dichiarato – e ci mancherebbe, dopo tanti anni pieni di illusioni e mestizia – ma la sensazione è che la si possa ottenere dando spettacolo, divertendosi, senza pressione. Poi, quel che sarà, sarà…