Il punto sulla Serie A: ecco perchè la Juventus parte ancora favorita

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Manca davvero poco ormai all’inizio del campionato. Come sempre altrove i giochi seri sono già iniziati, visto che in Ligue 1, Premier League e altre, come ad esempio la Eredivisie, già si gioca per i tre punti, mentre sono prossimi allo start pure Bundesliga e Liga. Mentre qui da noi addirittura si sta discutendo se posticipare l’inizio delle scuole per consentire alle famiglie di godersi qualche tardivo giorno d’estate che mai come quest’anno si è fatta attendere, anche la serie A pare più indietro di tutti,e non solo per via del calendario. E’ stato davvero un calcio mercato povero, addirittura peggio di quello dello scorso anno, dove almeno giunsero in Italia alcuni “nomi” ancora di grido come Higuain e lo sfortunato Gomez che, andandosi a sommare ad alcune liete sorprese (Iturbe, i napoletani Callejon e Mertens) fecero andare in attivo il bilancio. Ok, non tutto è ancora definito ma sembra che siamo sempre più destinati a diventare un mercato export più che d’importazione, laddove sono ancora nomi caldi quelli di big come Vidal, Benatia e Cuadrado, dati per persi, ceduti al miglior offerente, ma pure il made in Italy, proprio quello da cui si dovrebbe ripartire con vigore e convinzione, ha intrapreso questa tendenza, con le cessioni del capocannoniere Immobile e quelle, probabili, di Cerci e Destro.

In mezzo a questo quadro desolante, le nostre squadre sempre meno dispongono di mezzi per competere a certi livelli ma,come visto,anche sul fronte interno latitano le grandi manovre, se è vero che la Juventus, tre volte campione d’Italia, ha attecchito con nomi buoni ma solo come seconde linee (Romulo, Pereyra), andando, come l’Inter o il Milan sull’usato (e svincolato) sicuro, acquistando a costo zero Evra, mentre le altre si sono rimpolpate l’organico con gente come Vidic, Alex o Menez. L’usato sicuro funziona anche per le medie piccole e in tal senso il colpo migliore sembra averlo fatto l’Hellas Verona che, con il pluridecorato e attempato Rafa Marquez (protagonista di un ottimo Mondiale), vuole replicare le fortune fatte l’anno scorso con Toni. Il vero ribaltone semmai è stato in panchina, dove al posto di un Antonio Conte, già visibilmente insofferente sul finire della scorsa stagione (l’ennesima in campo nazionale per i bianconeri), alla Juventus è finito quel Massimiliano Allegri, reietto rossonero e desideroso di rivincita.

Sull’ancora giovane tecnico livornese i giudizi sono spesso trancianti, e specie i milanisti, si dividono in chi lo ha supportato, riconoscendogli meriti, e chi (la maggioranza) lo ha mal sopportato, considerandolo al più un allenatore mediocre. Io, da esterno, non essendo tifoso rossonero, non giudico così negativamente il suo percorso alla guida del Milan, considerando che da tempo non era quella società stellare, pluri vincitrice in Europa ai tempi di Carletto Ancelotti. Il ridimensionamento era già pienamente in atto quando giunse il Conte Max da Cagliari. E in dote ha lasciato comunque uno scudetto strameritato, un altro sfuggito per pochissimo e una terza stagione conclusa, comunque la si veda, con la qualificazione in Champions League (e lì già si era orfani di assi quali Ibra e Thiago Silva). Sorvolo sull’ultima stagione lasciata a metà, ma mi pare che i tempi al Milan siano piuttosto confusi, come l’effimera gestione Seedorf ha confermato.

Allegri non avrà le stimmate del fuoriclasse, non sarà mai un Mourinho, un Del Bosque, un Capello, nemmeno un Conte, quello salentino, ma a mio avviso è un buon allenatore che, sempre che non gli smantellino all’ultimo giorno di mercato la squadra, può far calare il poker di scudetti alla Juventus, anche se sono consapevole che il contraccolpo psicologico del brusco cambio tecnico possa in qualche modo influire sugli esiti, rendendo forse meno scontati certi verdetti.

Comunque, mi sbaglierò, io vedo ancora favorita la Juve per il titolo, seguita dalla Roma e dall’Inter. Molti, credo di percepire come la maggior parte degli sportivi e addetti ai lavori, stanno indicando negli uomini di Garcia i veri favoriti per il titolo ma io penso che ci siano ancora dei margini per arrivare al grande traguardo. Acquisti come quello del terzino Cole vanno certamente a impreziosire il bagaglio tecnico e di esperienza dell’intera rosa, a cui va aggiunto tutto il giovane estro di Iturbe, oltre al ritorno di Strootman e la conferma di Gervinho, ma bisogna anche dire che sarà difficile ripetere una stagione da più di 80 punti. Non che i mezzi non ci siano, ma mi pare che l’anno scorso abbia funzionato proprio tutto in casa Roma, per nulla accreditata alla vigilia di finire poi per diventare l’antagonista principale della Juve, finite presto fuori dai giochi le due milanesi. Quest’anno, come da mio pronostico più sopra azzardato, credo la parte della Roma possa farla l’Inter. Mazzarri difficilmente sbaglia due stagioni consecutive, sempre che vogliamo considerare fallimentare quella precedente (a mio avviso non lo è stata, considerando le macerie da cui doveva ripartire) e la rosa pare sensibilmente migliorata, specie a centrocampo e in difesa. Meno bene vedo il Milan, anche se ho fiducia nelle capacità di Inzaghi come giovane mister (ma con una squadra non propriamente all’altezza il rischio di uno Stramaccioni bis, facendo un parallelo con l’entusiasmo che accompagnò l’esordiente tecnico romano alla guida dei nerazzurri due anni fa,  è molto concreto). Il Napoli invece mi pare, non indebolito, per carità, ma nemmeno così migliorato come in tanti vogliono far credere. E poi tutta questa fretta di svendere Behrami (addirittura all’Amburgo) e Dzemaili, per puntare solo su elementi stranieri tutti da vedere all’impatto con la serie A (sì, parlo pure dell’enigmatico Fellaini, autentico flop a Manchester, solo parzialmente risollevatosi con un discreto mondiale ma anche dell’acerbo Coulibaly) mi rende scettico sinceramente. Sarà comunque un campionato dai contenuti tecnici modesti, a meno che non arrivi sul filo di lana qualche grande colpo in super saldo (meglio dire, in regalo), vedi Falcao che, realisticamente, mi pare utopistico accostare alla Juventus, come da più giorni a questa parte si legge in giro (e… non solo su Tuttosport!). Se davvero però prendesse stanza a Torino, allora il mio pronostico tenetelo davvero buono!

Dopo Marco Benassi, che ha esordito brillantemente in serie A con l’Inter, quanti dei suoi compagni lo seguiranno presto?

Che l’Inter sia una delle società più attente al vivaio, settore per cui investono fiori di milioni all’anno, è sotto gli occhi di tutti, indipendentemente dalle (tante) vittorie susseguitesi negli ultimi 10 anni nelle varie categorie Giovanissimi, Allievi e Primavera, ultimo lo scudetto del 2012 del campionato intitolato a Facchetti, grazie a Longo, Livaja, Mbaye, Crisetig e Romanò.

A livello giovanile le gerarchie ovviamente sono meno marcate, e squadre come Empoli, Perugia, Lecce, per non parlare di Atalanta e Torino che, per tradizione, possono vantare il miglior vivaio in assoluto, possono assolutamente competere con le big quali le milanesi, le romane o la Juventus. Di recente si sono issate sul gradino più alto della Primavera anche le due genovesi o il Palermo, e i giovani fuoriusciti da lì soltanto in tempi recenti si stanno in qualche modo affermando.

Ma il trend da quest’anno, come scritto in altri post, sta cambiando e a guidare le fila di una nuova generazione c’è l’Inter, che ha il merito di aver pure promosso in prima squadra Stramaccioni,  l’allenatore che aveva condotto i suoi giovani alla conquista della “Champions League dei giovani”.

L’annata del ’94 è una delle più fulgide, con ragazzi che già si sono messi in luce vincendo il campionato Allievi un paio d’anni fa. Di quella nidiata, è approdato già precocemente in prima squadra il regista/mediano Marco Benassi, invero a metà ancora con il Modena, squadra dove è cresciuto, in tutti i sensi.

il regista della primavera dell'Inter, Marco Benassi, ha esordito brillantemente in serie A

il regista della primavera dell’Inter, Marco Benassi, ha esordito brillantemente in serie A

Benassi sta mettendo sù centimetri e muscoli, e da preciso e ordinato mediano sta facendo valere doti atletiche che sembravano solo potenziali. Una sicurezza, tanto da indurre l’attuale mister della Primavera Daniele Bernazzani ad arretrare al centro della difesa il regista Sala, figlio d’arte, che nella pulizia del tocco, nel lancio lungo e preciso ricorda sin troppo da vicino il celebre padre, regista dell’Udinese ai tempi di Zico.

Ma dell’annata ’94 fanno parte altri prospetti molti validi, come il terzino di spinta Bandini, capitano in pectore, dotato di spiccata personalità e capacità di interpretare le due fasi di gioco nel migliore dei modi. A sinistra in difesa c’è Ferrara, ancora forse un po’ fragile, mentre da tenere d’occhio sono soprattutto l’italo – brasiliano Yago Del Piero, giunto da Treviso e, stando a radiomercato, destinato a giorni al Cesena, in B e il trequartista Garritano, autentico satanasso delle difese, che riesce a sconquassare con la sua tecnica e i suoi cambi di gioco. In attacco, in quegli Allievi vincenti, ci stavano pure Terrani, seconda punta mobile e imprevedibile e Monachello, ora al Parma, implacabile bomber da area di rigore. Sta maturando decisamente negli ultimi due anni anche il laterale destro, ma di piede mancino, Belloni. Il fantasista toscano deve mettere più grinta nelle sue giocate, essere meno timido, ma i numeri di alta scuola che mostra sull’out destro, quel suo modo di sfuggire via ai difensori con finte e controfinte ne certificano il purissimo talento.

Insomma, non si sa quanti di questi giovanissimi under 20 finiranno a giocare tra i “grandi” come accaduto a Benassi, ma compito dello staff dell’Inter sarà quello di non dilapidare un autentico tesoro trovato in casa.

Giovani talenti: che fine ha fatto Felice Natalino?

Da un anno circa si sono perse le tracce di uno dei talenti migliori usciti dalle Nazionali azzurre giovanili e, più precisamente. dal vivaio dell’Inter che lo aveva prelevato a sua volta dal Crotone quando aveva solamente 15 anni. Sto parlando di Felice Natalino, validissimo giocatore polivalente, in quanto in grado di ben destreggiarsi sia nella linea difensiva a 4 (meglio a destra) sia come schermo protettivo davanti alla difesa, come gli vidi fare talvolta al Mondiale Under 17, in una mediana composta pure da Fossati (l’ex milanista che finalmente sta emergendo ad Ascoli, dopo l’apprendistato di Latina) e il figlio d’arte De Vitis, uomo di maggior corsa e sostanza. Di Natalino colpivano vari aspetti tecnici: la velocità, la personalità, i buoni piedi, la capacità di inserimento, frequente, a sostegno del laterale offensivo. Insomma, un giocatore pronto, tra l’altro molto prestante fisicamente, come dimostrava il precoce inserimento in prima squadra e il conseguente esordio in maglia nerazzurra, dapprima in serie A nel 2010 e successivamente contro il Werder Brema nell’edizione di quell’anno della Champions League. Su di lui si stavano muovendo grossi club e, anche rimanendo in ambiti italiani, c’era la fila di pretendenti, specie in cadetteria, per assicurarsi le sue prestazioni. Per dire, Santon o Faraoni, giocatori di pari ruolo e di appena un anno più vecchi di lui, sembravano superati nei quadri tecnici da lui.

Finì all’Hellas Verona e io me ne rallegrai tantissimo, perchè avrei avuto modo di vederne e seguirne da vicino le evoluzioni tecniche. Invece, un clamoroso quanto assurdo errore burocratico, lo ha bloccato in pratica fino alla cessione avvenuta poi in prestito al Crotone, nel mercato di gennaio. Ma pure lì le strade erano sbarrate, tanto che la sua stagione agonistica si chiuse con la miseria di una sola presenza da subentrato, fino al ritorno quest’estate alla casa madre nerazzurra, la quale oltretutto ne aveva nel frattempo acquisito la seconda metà dal Genoa, altra squadra co-proprietaria del suo cartellino.

Così Felice, probabilmente con un forte senso di scoramento, si ritrova in sostanza ai margini del grande calcio, isolato in un contesto interista che pure la presenza di Stramaccioni dovrebbe favorire, proprio in virtù della sua massima attenzione nei confronti dei giovani talenti. A meno che Natalino non sia vittima di un qualche infortunio che però al momento non trova riscontri.

Classe ’92, ha tutto il tempo per emergere ma fa specie che, in un periodo in cui finalmente i tecnici italiani si sono decisi a lanciare i migliori rappresentanti di una generazione tra le più interessanti degli ultimi 10 anni, all’appello manchi proprio lui, sulle sue qualità e sulle sue potenzialità era lecito scommettere ad occhi chiusi.

AGGIORNAMENTO FEBBRAIO 2013

A quanto pare è notizia ufficiale e recente che il giovane calciatore Felice Natalino sia stato operato  – con successo, grazie a Dio – operato d’urgenza al cuore. L’ intervento è perfettamente riuscito e l’importante ovviamente è che il ragazzo possa riprendere normalmente la sua vita. Poi solo fra qualche mese i medici scioglieranno le riserve su un suo possibile ritorno in campo da professionista, ma i recenti casi tragici come quello di Morosini forse faranno propendere per il ritiro dall’attività agonistica e, per quanto mi dispiaccia umanamente per un ragazzo dal sicuro avvenire, forse davanti alla salute è meglio così, meglio non rischiare per inseguire un pallone da calcio. In ogni caso, vedremo che diranno i medici che l’hanno salvato. Un grosso, enorme in bocca al lupo al giocatore.

Samuele Longo, dall’Inter all’Espanyol per stupire

Per gli appassionati di calcio giovanile, questa appena iniziata potrebbe davvero essere la stagione decisiva, il cosiddetto “annozero” da cui finalmente far emergere e lanciare i nostri  talenti autoctoni più fulgidi e poco importa se l’evento sia stato praticamente indotto da una generalizzata crisi economica in primis – la stessa che ha fatto scambiare Bendtner come un top player o che ha ridato linfa (?) ai propositi di rinascita dell’esodato Luca Toni – e dal coraggio di Prandelli poi.

Sorvolo su nomi giustamente apprezzati e quasi conosciuti alla massa dei calciofili (i campioncini Insigne, Verratti, El Shaarawy, Borini, Florenzi, Destro, Perin…) e piombo su un nome già menzionato più volte in altri post: il trevigiano Samuele Longo.

Veneto di Valdobbiadene, cresce con la maglia del Treviso ma ben presto finisce in orbita Genoa. C’è da dire che all’inizio, pur essendo evidenti le sue doti atletiche, faticò a imporsi (d’altronde il vivaio rossoblu è uno dei migliori in ambito nazionale e la concorrenza era altissima). Tuttavia, anno dopo anno, cresce la sua condizione, soprattutto la consapevolezza nei propri mezzi, cosa che gli permette di sfidare sovente intere difese da solo, anche se i gol sembrano latitare. Ne segna, ma non è un cecchino da area di rigore infallibile, ecco, preferisce il dialogo, lo sfondamento partendo dall’esterno, il colpo che non ti aspetti. Entra in orbita Inter e le sue prestazioni migliorano, così come l’ambito fisico. In area diviene torreggiante. Scappatella a Piacenza e poi il rientro prima a Genova e poi all’Inter, dove ormai è vero protagonista, goleador implacabile, leader offensivo e non è soltanto la pur significativa Next Gen Series a confermarlo uno dei migliori talenti nerazzurri alla guida di Stramaccioni ma tutta la stagione, costellata da playoff scudetti favolosi, nei quali a detta di molti addetti ai lavori risulta essere il miglior giovane visto all’opera in assoluto. Debutta in serie A, scala posizioni nelle nazionali giovanili, passando in un anno dall’Under 19 alla 21, dove segna quasi subito e finisce nel mirino di diversi club di serie A, anche se in un primo momento sembra difficile una risoluzione positiva del suo cartellino, a metà tra Genoa e Inter.

Finisce all’Espanyol, dopo che è diventato tutto nerazzurro, in virtù dei buoni rapporti creatisi dopo la valorizzazione l’anno precedente di Coutinho e con la voglia di cimentarsi da protagonista in un torneo importante come la Liga Spagnola. Il resto è storia nota… Il ragazzino che sembra un mix tra Boksic (per il fisico possente e per la velocità) e Van Basten (per la facilità di gol e la tecnica cristallina), in grado di giostrare da centravanti o in appoggio alla punta (come successo l’anno scorso con Livaja), oppure esterno d’attacco è pronto a 20 anni a stupire.

Ah, per chi non lo sapesse, eccovi un breve filmato del suo debutto nel campionato spagnolo 🙂 SUBITO IN GOL, e che GOL! 

 

Alla scoperta di Lorenzo Tassi, predestinato del calcio italiano.

Lorenzo Tassi (classe ’95) è quello che si può tranquillamente definire un predestinato del calcio! Scrissi di lui già tre anni fa, quando a Brescia già faceva faville in campo, scomodando paragoni importanti. Esordio precoce a meno di 16 anni in serie A col Brescia, paragoni importanti ma certificati da tornei giovanili e campionati dove prevaricava le categorie, emergendo facilmente tra coetanei. Ha fatto specie il suo debutto nell’ultima gara di serie A di due stagioni orsono (dove esordì pure il compagno di un anno più vecchio Nana Welbeck), perché avvenuto alla stessa età di gente come Roby Baggio o Francesco Totti. E se un esordio così in anticipo sui tempi, non sempre è sinonimo poi di carriera duratura e ad alti livelli, l’Inter non ci ha pensato due volte e, a suon di milioni di euro investiti, lo ha acquistato per potenziare dapprima i propri ranghi giovanili.

Il suo score è piuttosto deludente se ci affidiamo ai soli numeri ma la realtà dei fatti è che Lorenzo solo a sprazzi l’anno scorso, aggregato agli Allievi Nazionali nerazzurri, ha potuto ben contribuire agli ottimi risultati ottenuti dall’Inter, a causa di una pubalgia che lo ha attanagliato per quasi tutta la stagione, facendolo comparire solo a primavera inoltrata.

Quest’anno invece i segnali da parte sua sono decisamente incoraggianti: Tassi, aggregato alla Primavera con compagni anche di due anni più vecchi di lui, sta bruciando le tappe, dimostrando sul campo una personalità che da sempre gli viene riconosciuta tra gli addetti ai lavori. Nel recente Trentino Cup ad esempio, un suo splendido calcio di punizione ha riportato l’Inter in parità contro i viola e in generale, nei pochi minuti disputati, ha messo in mostra ottime cose a centrocampo, ruolo che maggiormente gli si addice e dove può far risultare al meglio le proprie qualità tecniche. Tassi non è uno che si tira indietro, si assume le proprie responsabilità, in mezzo al campo chiede la palla e la distribuisce sempre sapientemente, non cercando spesso il colpo a sorpresa (che pure è nelle sue corde) ma carburando come un diesel per esplodere durante la gara. Gioca a testa alta, destro-sinistro, ha un buon tiro e dribbling… fisicamente risente ancora dell’anagrafe ma ha tutto il tempo di potenziarsi. Insomma, un talento enorme da salvaguardare ma allo stesso tempo da far emergere nel modo più adeguato, non relegandolo a un ruolo di eterna promessa. Il nuovo corso nerazzurro sembra illuminante in tal senso e penso proprio che un tecnico abile con i giovani come Stramaccioni non si faccia sfuggire l’occasione di far nascere un campioncino nel proprio orticello.