Serie A 2014/2015: IL PAGELLONE DEL GIRONE D’ANDATA

Il girone d’andata del campionato di serie A è volto al termine, confermando Juventus e Roma come uniche accreditate per lo scudetto. Più aperta la corsa al terzo posto, con un Napoli in flessione rispetto alla scorsa stagione e le milanesi in grosso ritardo. Si segnalano le due genovesi, in particolare la Sampdoria che chiude terza, e il Sassuolo, dopo il primo anno di apprendistato nella massima serie, spinto dai suoi talenti offensivi italiani. Non si stanno confermando le rivelazioni dell’anno passato: Torino, Verona e Parma, quest’ultimo impelagato in fondo alla classifica. Quasi spacciata la squadra dei ducali assieme al Cesena, diventa spietata la lotta per evitare il terz’ultimo posto, che significherebbe la retrocessione in serie B. Ecco nel dettaglio i miei giudizi su singole squadre, top e flop di questo inizio di stagione.

ATALANTA 6

La prestigiosa vittoria in extremis contro un derelitto Milan a San Siro riabilita la squadra bergamasca, consentendole un balzo in avanti verso la conquista della salvezza. Girando a 20 punti, in proiezione sarebbe salva senza scossoni. Tuttavia certe cessioni non sono state ben assorbite, e a lungo si è pagato l’inedita scarsa vena in zona gol di Denis

Il top: Zappacosta

Al primo anno in A, dopo aver strabiliato in B con l’Avellino, il terzino fluidificante pare non aver patito il gran salto, garantendo spinta continua sulla fascia e grande personalità. In carenza di ruolo, pare già “azzurrabile” in chiave futura. Bene anche Sportiello, titolare per la prima volta in A e il “vecchio” Biava, spesso insuperabile in difesa.

Il flop: Denis

Nelle ultime giornate è come rinsavito ma a lungo capitan Denis è parso molto involuto, poco efficace in zona gol e questo ha pesato molto sulle fortune della squadra, visto quando dipendono dai suoi gol. Sta giocando meno anche il gioiellino di casa Baselli, nonostante tutti i grandi attestati di stima di cui gode.

CAGLIARI 5

Accantonato il progetto Zeman – che garantiva sporadici exploit (vedi San Siro contro l’Inter o San Paolo  contro il Napoli) a fronte di batoste imbarazzanti –  si è seguito il cuore, affidando in corso d’opera la panchina all’enfant du pays Zola, alla prima guida tecnica in serie A. Ha chiuso a 16 punti, pochini, ma con la quota salvezza più bassa di questi ultimi anni, un girone di ritorno più regolare potrebbe essere sufficiente per ottenere la permanenza in categoria.

Il top: Ekdal

Finalmente maturato in tutto il suo talento, lo svedesino ex Juve e Bologna, è tra coloro che hanno beneficiato della cura del boemo, diventando molto più concreto ed efficace in mezzo al campo, senza limitarsi al compitino. Bene anche il giovane regista Crisetig, scuola Inter e il terzino rigorista Avelar

Il flop: Ibarbo

Poche prestazioni davvero convincenti per il talento colombiano di cui si attendono da due anni grandi cose, considerando le sue enormi potenzialità. Nemmeno  con Zeman, maestro in particolare per la parte offensiva, Ibarbo è esploso in zona gol.

CESENA 4

Si sapeva che i mezzi non erano granchè per affrontare una serie A, sicuramente meno competitiva di un tempo, ma lo stesso fuori portata per i romagnoli, freschi di promozione meritata, ma forse giunta in modo inaspettato. Qualche moto d’orgoglio, prestazioni determinate ma che non hanno portato a più di 9 miseri punti. Ha pagato lo scotto mister Bisoli, da queste parti un’istituzione, la mission impossible passa quindi a Di Carlo, altro allenatore perennemente in cerca di rilancio.

Il top: Leali

In una situazione di estrema e obbiettiva difficoltà, il portierino classe ’93 (all’esordio in serie A), già da anni promesso alla Juventus, sta tenendo botta, con parate spesso prodigiose.

Il flop: Almeida

Difficile trovare un capro espiatorio, tutti hanno palesato problemi ma forse era lecito attendersi qualcosa di più da un attaccante navigato come il portoghese Hugo Almeida che molto probabilmente chiuderà la sua breve parentesi italiana senza lo straccio di un gol

CHIEVO 5,5

Da anni la squadra veronese ci ha abituati a salvezze sofferte, sul filo del rasoio e il copione sembra essere lo stesso anche quest’anno. Partiti col freno a mano eccessivamente tirato, i clivensi hanno svoltato con il cambio tecnico Corini-Maran. L’ex allenatore del Catania ha impostato la squadra con un più solido 4-4-2 ricompattando la rosa.

Il top: Paloschi

L’attaccante scuola Milan dopo una partenza a singhiozzo (Corini sembrava preferirgli l’argentino Maxi Lopez) ha ritrovato prestazioni e gol. Da lui dipendono le sorti del Chievo.

Il flop: Bardi

Spiace dirlo ma il giovane portiere, dopo gli alti e bassi di Livorno, nemmeno a Verona sta trovando buona continuità di rendimento, e col cambio tecnico è stato relegato in panchina, visto che Maran ha preferito affidarsi in un ruolo così delicato al più esperto Bizzarri.

EMPOLI 6,5

Squadra che gioca a memoria, sapientemente guidata da Sarri, all’esordio in serie A, non ha patito granchè il salto di categoria, forte di un impianto di gioco collaudatissimo e di giocatori che vantano buone credenziali tecniche. La salvezza, unico obiettivo dichiarato, pare a portata di mano.

Il top: Rugani

Molti interpreti si stanno facendo notare, dal difensore goleador Tonelli, uno dei tanti prodotti di un vivaio fertilissimo, ai giovani talenti offensivi Pucciarelli e Verdi, che si alternano egregiamente a completare il tridente con i satanassi Maccarone e Tavano, fino ai terzini Mario Rui e Hjsay. Ma è il centrale difensivo Rugani, di proprietà della Juventus, ad aver stupito più di tutti per la grande maturità, intelligenza tattica e personalità dimostrata in campo a soli 20 anni.

Il flop: Laxalt

Non sta trovando spazio nello scacchiere empolese questo uruguaiano di proprietà dell’Inter che bene aveva fatto, seppur a sprazzi, l’anno scorso nell’inopinata stagione del Bologna. Giovanissimo, interno mancino – all’occorrenza pure capace di arretrare come di avanzare in un tridente offensivo – deve essere bravo a cogliere le occasioni che gli concederà l’allenatore.

FIORENTINA 6.5

Siamo alle solite: squadra bella a vedersi, che gioca un tichi taca in formato ridotto ma che alla resa dei conti si ferma spesso e volentieri sul più bello. L’obiettivo terzo posto, ancora in vista, potrebbe essere raggiunto, considerando la poca continuità anche dei diretti avversari e tenendo presente che da inizio stagione i viola stanno giocando di fatto senza punte, sarebbe come vincere uno scudetto

Il top: Cuadrado

Alla fine è ancora il colombiano l’uomo più, quello in grado di fare la differenza. Rimasto alla corte di Firenze, dopo le lusinghe del Barcellona, sta facendo spesso gli straordinari in campo, sobbarcandosi doppi e tripli lavori. Bene anche Mati Fernandez, quasi sempre titolare in questa prima parte di stagione, il portiere Neto su cui si stanno muovendo diverse big e l’arcigno difensore Savic.

Il flop: Gomez

Polemiche e voci di corridoio a parte, che lo danno ai ferri corti con società e allenatore, è indubbio che, dopo essersi ripreso dal lungo stop che ne ha condizionato il rendimento per tutto il campionato scorso, quest’anno da lui ci si attendessero prestazioni più convincenti e soprattutto più gol.

GENOA 7

A lungo rivelazione della serie A e che ha messo in mostra un gioco assai gradevole ed efficace, ha subito una leggera flessione sul finale del girone d’andata, concedendo troppi gol agli avversari e dimostrando quelle carenze di equilibrio quasi innate nelle scorse stagioni. Ma in realtà la strada è quella giusta, Gasperini ha il controllo totale della situazione e un roster di talenti davvero invidiabile. Obiettivo Europa League a portata di classifica.

Il top: Perotti

Grande colpo di mercato, l’argentino ha pagato con un’assurda lunga squalifica un’ingenuità. Prima di allora, l’ex campioncino del Valencia, che a 26 anni sembrava perduto per il grande calcio, aveva sciorinato numeri d’alta scuola, entrando prontamente nell’orbita dei grandi club. Sta brillando anche un’altra riscoperta di Preziosi, lo spagnolo Iago Falque, che i più avevano dimenticato dopo gli exploit con la maglia della Juventus Primavera.

Il flop: Edenilson

Sarebbe ingiusto tacciare qualche giocatore con un appellativo simile. Ogni giocatore sta disputando un campionato al di sopra della sufficienza ma forse a destra il successore di Vrsaljiko deve ancora ambientarsi al meglio.

INTER 5

L’avvicendamento di Mazzarri – mai entrato davvero in sintonia con l’ambiente – con Mancini e gli arrivi di due grandi talenti offensivi come Podolski e Shaquiri inducono all’ottimismo, nel contesto di una stagione grigissima, caratterizzata da assenza di gioco e personalità da grande squadra. Lontanissimi i tempi del triplete.

Il top: Icardi

Il giovane attaccante argentino sta segnando con grande regolarità e si sta dimostrando da grande squadra, quale deve tornare ad essere al più presto anche l’Inter, se vogliamo che a beneficiarne sia l’intera serie A.

Il flop: Osvaldo

La fugace esperienza nerazzurra dell’attaccante giramondo italo-argentino è giunta al capolino, dopo che nemmeno all’Inter, e sempre per motivazioni per lo più extracalcistiche, il Johnny Depp del pallone ha saputo giocare con continuità e mantenere un comportamento adeguato. Malissimo in generale la difesa, imperniata sul neo capitano Ranocchia, investito di una carica troppo grande per lui. Rimane quasi inspiegabile la sua mancata affermazione in un grosso club, nonostante le potenzialità. Comincio a pensare sia stato sopravvalutato ai tempi del Bari. Spesso impresentabile l’ex Manchester Utd Vidic che il Mancio sta cercando di rilanciare, contando sulla sua esperienza.

JUVENTUS 8

Probabilmente non arriverà alla soglia dei 100 punti, ma la squadra bianconera si è confermata la migliore d’Italia, nonostante il brusco cambio in panchina avvenuto in circostanze poco chiare. Allegri dapprima ha perseguito lo schema tattico vincente caro al predecessore Conte per poi apportare il suo credo, imperniato su un 4-3-1-2 che sembra molto congeniale alle caratteristiche dei suoi campioni. Ha perso la Supercoppa Italiana contro il Napoli solo ai rigori, per il resto chiude a +5 sui rivali della Roma, dopo aver passato la fase a gironi della Champions League. Più in generale la Juventus gioca più sciolta e spensierata. Almeno così mi sembra.

Il top: Pogba

download

Anche Tevez sta disputando una stagione monstre, chiudendo il girone d’andata da capocannoniere, ma mi piace premiare l’ascesa imperiosa di Pogba, sempre più fiore all’occhiello del club bianconero e sul quale è pronta a partire un’asta vera e propria al termine della stagione. L’augurio, per il campionato italiano, è che questo splendido centrocampista classe ’93 possa crescere ancora con la maglia della Juventus addosso.

Il flop: Evra

Non un vero e proprio flop ma dal francese forse ci si poteva aspettare qualcosa di più anziché un rendimento sufficiente ma senza particolari squilli.

LAZIO 7

Chiude a un passo dalla zona Champions la Lazio di Pioli, che a tratti ha mostrato un calcio scintillante, concreto e armonioso. Rimangono delle amnesie sulle quali lavorare (vedi il doppio vantaggio dilapidato nel derby) e qualche scontro diretto andato a vuoto (vedi gara casalinga all’ultima di campionato contro il Napoli che, continuando su questa falsariga, nel girone di ritorno potrebbe rivelarsi uno spareggio per il terzo posto) ma la squadra c’è.

Il top: Felipe Anderson

Non può che essere lui, il brasiliano ex Santos, l’uomo nuovo del campionato, il top dei biancocelesti. Dopo una stagione di assestamento, nella quale ha dovuto riprendersi da un lungo infortunio, il trequartista brasiliano sta sciorinando tutta una serie di numeri a effetto. Bene anche Biglia e Parolo in mezzo al campo, e gli altri acquisti Djordjevic in attacco e De Vrij in difesa.

Il flop: Keita

Ok, è giovanissimo ed è un patrimonio della Lazio, tuttavia dall’attaccante prodigio che qualche anno fa fu “scippato” al Barcellona, bisogna attendersi una conferma. Invece per ora con Pioli sta trovando delle difficoltà, legate forse anche al modulo che prevede in pratica una sola punta davanti.

MILAN 5

Dopo l’entusiasmo iniziale portato in dote dall’idolo di casa Inzaghi al debutto su una panchina di serie A, i nodi sono giunti al pettine, nonostante qualche buonissima prestazione (vedi contro Napoli e Roma in sequenza, che fruttarono ai rossoneri 4 punti) che aveva indotto all’ottimismo. In realtà la squadra è carente di qualità in ogni reparto, specie in mezzo e in attacco dove la scelta di Super Pippo di affidarsi a un falso nueve è parsa alla lunga poco efficace.

Il top: Bonaventura

Giunto in un club di prima fascia troppo tardi, il buon Jack si sta dimostrando giocatore imprescindibile per la manovra del Milan, sia che agisca da mezz’ala, sia che operi nel tridente offensivo. E’ uno dei pochi a garantire qualità, insieme al francese Menez, sorta di scommessa per ora centrata. Il fantasista ex Roma e Paris St.Germain, quando è in vena, riesce a risolvere le partite da solo… peccato sia parecchio incostante.

Il flop: Torres

Sono stati molti, troppi, i giocatori al di sotto delle attese, a iniziare dai giovani campioncini El Shaarawy e De Sciglio, di cui ancora si stanno attendendo segnali di risveglio. Sono un patrimonio non solo del Milan ma pure del calcio italiano e bisogna cercare di recuperarli. Tuttavia il vero fallimento è stato lo spagnolo Fernando Torres, che invero già al Chelsea sembrava aver completamente smarrito le caratteristiche offensive che l’avevano reso famoso al Liverpool. Fatto sta che il biondo attaccante è tornato da dove tutto ebbe inizio, al suo Atletico Madrid, in cambio di Cerci, da cui si attende un grande contributo nel girone di ritorno, almeno per centrare la zona Europa League.

NAPOLI 6

E’ vero, ha chiuso in piena zona Champions League, ma non si può considerare soddisfacente il cammino del Napoli, del quale era invece lecito aspettarsi un ulteriore miglioramento in classifica, sulla scia di Roma e Juventus. Assorbita una partenza choc (eliminazione precoce in Champions, persi molti punti a inizio campionato), la squadra di Benitez si è rimessa in careggiata ma l’infortunio di Insigne, proprio nel momento in cui il talento di casa si stava pienamente affermando e una rosa scarsa di qualità nella zona nevralgica del campo, hanno rallentato la corsa sul più bello.

Il top: Higuain

download (2)

L’attaccante argentino si sta confermando cecchino infallibile, molto probabilmente il miglior centravanti del campionato. Grande regolarità in zona gol anche dello spagnolo Callejon, che giustamente ha ottenuto la convocazione da parte della sua nazionale.

Il flop: Hamsik

Non me ne vogliano i tifosi azzurri, per il quale Marekiaro è un idolo assoluto, sta di fatto che la mia impressione è che da quando sulla panchina azzurra si è seduto Benitez, lo slovacco fatichi terribilmente a incidere in partita come accadeva fino a un paio d’anni fa. In generale stanno deludendo i centrocampisti centrali che per una ragione o per l’altra, non sembrano all’altezza di comandare una squadra di così alto livello.

PALERMO 7

Dopo un breve periodo di ambientamento, la squadra del confermatissimo Iachini (bravo stavolta Zamparini a non lasciarsi prendere dalla fretta di risultati) è letteralmente decollata, trainata dai satanassi offensivi Dybala e Vazquez. C’è tutto un girone di ritorno davanti a sé ma la salvezza pare quasi ipotecata.

Il top: Dybala

Promettente sin dai suoi esordi nel campionato italiano, l’ancora giovanissimo argentino – corteggiato dalla nazionale azzurra – è esploso in questa prima parte di stagione, tra gol, serpentine e giocate di gran classe. Tiro secco e preciso, tecnica e velocità, ha messo in mostra tutto il repertorio dell’attaccante di razza. Grande l’apporto del compagno di reparto Vazquez, trequartista magari lento ma di indubbia qualità.

il flop: Makienok

Poche chances non sfruttate appieno da questo danesone che in avanti si è fatto presto sopravanzare nelle preferenze di Iachini anche dall’attaccante dell’Under 21 Belotti. Pare destinato a cambiare squadra a breve.

PARMA 4

Tante attenuanti ma soprattutto tantissime colpe per una stagione da incubo. L’isola felice che agli occhi di tutti si dimostrava essere il Parma fino a un anno fa, si è volatilizzata nel corso di un’estate, dalla revocata partecipazione all’Europa League in poi. In attesa di un cambio di società e di una più imminente penalizzazione che andrà ulteriormente a disastrare una classifica che indica solo 9 punti, la discesa in B a questo punto, oltre che dolorosa e quasi scontata, appare anche oltremodo ingloriosa.

il top: Mauri

In un contesto difficilissimo sta emergendo il giovanissimo italo-brasiliano Jose Mauri, da poco maggiorenne e che con la punta Cerri ha fatto le fortune del vivaio parmense. Centrocampista aggressivo e di buona tecnica, è tra i pochi a salvarsi dal naufragio in corso. Bene anche l’attaccante Coda, classe ’88 all’esordio in A, prima di un lungo stop per infortunio.

il flop: Cassano

A tratti è ancora l’uomo in grado di fare la differenza, ma con la barca che affonda dovrebbe essere colui, insieme a Lodi, l’altro giocatore di maggior talento della rosa, a tirare la carretta. Invece da quando la situazione ha iniziato a incrinarsi, su di lui sono cominciate a girare le solite voci di mercato che lo danno già per sicuro partente.

ROMA 7.5

5 punti di distacco dalla Juve capolista non sono pochi, e sono frutto di una flessione evidente agli occhi di tutti nelle ultime due gare (derby capitolino acciuffato dopo un doppio svantaggio e pareggio sofferto contro il Palermo). Eppure la Roma è davvero l’unica con i mezzi tecnici che possa ambire realisticamente allo scudetto, forte di una rosa completa in ogni reparto. Peccato per la Champions League, dove i giallorossi pur non demeritando – oddio, qualche scoppola pesante si è presa – non è riuscita a superare il suo girone di ferro.

Il top: Totti

download (1)

Va per i 39 capitan Totti, eppure è ancora non solo leader e uomo simbolo della squadra, ma pure il migliore interprete in assoluto. Goleador, trascinatore, guida per i compagni, Garcia in qualche modo ne sta centellinando l’uso ma di fatto è sempre più difficile escluderlo dall’11 titolare. Ottimo anche l’apporto dei difensori Manolas e Yanga Mbiwa, che non hanno fatto pesare l’assenza del partente Benatia e confortante la crescita in mezzo al campo di Nainggolan.

Il flop: Iturbe

Con il dispiacere nel cuore, mi tocca inserire il suo nome nella casella nera. L’argentino, funambolo un anno prima all’Hellas Verona, sta pagando lo scotto di essere giunto a Roma con sin troppe aspettative, sull’onda di un investimento assai importante. Qualche sporadico exploit (il bel gol contro la Juve, qualche prestazione convincente soprattutto in Europa) ma per lo più tanto fumo e poco arrosto per lui. Ma il tempo è ancora dalla sua parte. Non pervenuto invece il terzino Ashley Cole, involuto e subito parso poco efficiente in difesa, tanto che gli è stato preferito ben presto l’arrembante greco Holebas, una delle sorprese di stagione.

SAMPDORIA 8

Mihajlovic in blucerchiato sta compiendo un autentico capolavoro, sull’onda della passata stagione. In chiusura di mercato ha sacrificato il bomber Gabbiadini e c’ è in atto una decisione importante sul futuro dell’altro attaccante Okaka, reo di aver litigato con allenatore e direttore sportivo. Sarebbe un grave errore smantellare in corso d’opera la squadra, nonostante sul mercato siano in dirittura d’arrivo due grandi colpi come Muriel, in attesa di ennesimo rilancio, e il vecchio Eto’o, che ha accettato di rimettersi in gioco pur di ritornare in Italia. Sarà difficile mantenere la terza posizione ma mai come quest’anno, la stagione è quella giusta.

Il top: Gabbiadini

Finchè è rimasto, è stato lui, giovane attaccante su cui ripongono enormi speranze azzurre, a guidare i compagni, con i suoi numerosi gol e colpi a effetto. Poi il richiamo del Napoli è stato troppo forte, soprattutto per le casse della società. Benissimo anche il funambolo Eder, il centrocampista cresciuto in casa Rizzo, mentre sono big a pieno titolo ormai Soriano, classico giocatore a tutto campo e il giovanissimo Romagnoli, difensore predestinato.

Il flop: Bergessio

L’argentino ha ruggito non appena ne ha avuto le possibilità, chiuso com’era prima dai tre frombolieri offensivi, titolari inamovibili. Nonostante diverse squadre siano in attesa di una sua risposta dal mercato di gennaio, per lui sembrano aprirsi nuovi scenari nel girone di ritorno in blucerchiato.

SASSUOLO 7,5

La salvezza è quasi ipotecata, ovviamente non per la matematica, nonostante l’ottimo bottino di punti, ma per la qualità del gioco espressa, per i risultati continui e positivi, per un impianto di gioco tra i migliori in circolazione e, perché no?, per un parco giocatori in alcuni casi di primissimo livello.

Il top: Zaza

images

Golden boy Berardi sta segnando meno ma sta mantenendo appieno le promesse, dopo aver limato certe intemperanze caratteriali, Sansone mira a seguire le orme del compagno, con l’ambizione di arrivare nella nazionale dei “grandi”, in difesa è rinato Acerbi, che compone con Cannavaro – o Antei – un’ottima coppia centrale ed è stato azzeccato l’acquisto del terzino Vrsaljiko. Tanti nomi ma mi piace premiare il centravanti Zaza, sempre più a suo agio nei panni del bomber e del leader. Ormai titolare anche in nazionale, con Conte che subito ha puntato su di lui, è ancora in orbita Juve. Meriterebbe una chiamata da parte di qualche big, nel frattempo sta pensando bene di guidare il Sassuolo ben oltre una comoda salvezza.

il flop: Taider

Oddio, è un po’ ingeneroso etichettare l’ex interista come flop, ma è chiaro che su di lui si ponevano molte aspettative in mezzo al campo. Qualche guizzo c’è stato, eppure parte dietro gli inossidabili Magnanelli, capitano di lungo corso, e Missiroli. Ma spesso gli vengono preferiti da Di Francesco anche più esperti combattenti come Biondini e Brighi.

TORINO 5,5

Ripetere l’exploit della passata stagione, con tanto di conquista di un posto in Europa League, pareva utopistico, considerate le cessioni delle stelle Immobile e Cerci, ma in ogni caso non era in preventivo un campionato così tribolato, con la pecca di non essere riusciti a sostituire in maniera degna i due attaccanti. Chiude l’andata appena un passo sopra la zona retrocessione.

Il top: Bruno Peres

Terzino destro d’assalto, dotato di tecnica (da buon brasiliano) e velocità è una spina costante per gli avversari (vedi gol coast to coast segnato nel derby della Mole) e già nel mirino di squadre come la Roma. Ma Cairo, che già è tentato di vendere l’altro bravo terzino Darmian, farebbe un grave errore a privarsi di lui a stagione in corso.

Il flop: Amauri

Ok, sostituire Immobile, titolare in nazionale e ultimo capocannoniere del campionato di serie A era compito arduo per chiunque, figurarsi per uno come lui che, a discapito dell’esperienza, non è mai stato un grande goleador. Ma da qui a finire presto relegato in panchina ce ne passava, e invece… persino il giovane Martinez, agile ma piuttosto fumoso (eufemismo) in zona gol, è riuscito a rubargli il posto da centravanti.

UDINESE 6,5

Troppo altalenante il rendimento della squadra friulana, alle prese con l’anno zero della sua storia, dopo la lunghissima e fortunata gestione Guidolin. Stramaccioni era desideroso di rimettersi presto in carreggiata e tutto sommato a Udine sta dimostrando di non essere tutta fuffa, ma anzi di possedere il pedigree dell’allenatore vincente. Questa in corso pare però la classica stagione di transizione.

Il top: Thereau

Con l’eterno Di Natale fuori classifica, elemento insostituibile e a cui, come Totti, hanno donato l’elisir dell’eterna giovinezza, è salito sugli scudi il suo principale partner offensivo, il francese Thereau, a lungo protagonista con il Chievo. Prolifico e convincente, a suo agio da prima punta come da fantasista a supporto, si è dimostrato assai affidabile.

Il flop: Muriel

Di contro pare inspiegabile la caduta di rendimento di Muriel, attaccante colombiano dalle immense potenzialità ma che a Udine, in un ambiente solitamente favorevole a chi voglia crescere e maturare in fretta, non è riuscito a mantenere le promesse di Lecce. Ormai certa la fine della sua avventura bianconera già col mercato di gennaio, deve assolutamente recuperare il tempo perduto. A nemmeno 25 anni è ancora in grado di diventare un big

VERONA 5

21 punti sono un buon viatico per la salvezza, considerando poi il ritardo delle avversarie, ma – come per il Torino – il divario con le bellissime prestazioni della scorsa stagione è stato sin troppo evidente e di fatto la squadra pare arrivata alla fine di un ciclo che Mandorlini in 5 anni è riuscito a portare dalla Lega Pro a un passo dall’Europa. Obiettivo salvezza che resta a portata di mano ma occorre un atteggiamento diverso in campo, una determinazione che troppe volte è mancata e magari pure una maggiore sicurezza nei propri mezzi

Il top: Nico Lopez

Non è ancora titolare fisso e non è riuscito nell’immaginario dei tifosi gialloblu a sostituire Iturbe, giocatore di altra categoria a questi livelli, eppure il 21enne uruguaiano è stato uno dei pochi a saper ingranare la marcia quando occorreva, assistendo un altrimenti isolatissimo Toni e segnando con abbastanza regolarità

Il flop: Marquez

Presentato in pompamagna, sull’onda di un prestigioso curriculum e di un notevole mondiale disputato con il Messico, doveva sistemare un reparto, quello difensivo, che lo scorso anno era parso quello più debole della squadra. E’ risultato invece molto vulnerabile, dal passo lento (non che in gioventù fosse molto veloce ma a quasi 36 anni la cosa diventa più pesante) e sovente falloso. Poco impiegato anche Saviola, che pure nelle pochissime occasioni in cui il mister gli ha dato fiducia, ha dato positive risposte, e scarsissimo l’apporto in regia del greco di ritorno Tachtsidis, davvero troppo impreciso e disattento in un ruolo chiave

 

 

Annunci

Panoramica sul sorteggio dei Mondiali 2014 in Brasile

Metabolizzato l’effetto “scandalo pro-Francia”, e provando a guardare con un po’ più di cauto ottimismo il futuro azzurro, proviamo a definire meglio la griglia di partenza in vista dei Mondiali di calcio che si disputeranno nel 2014 in Brasile.

brr

Un azzardo, certo, mancando alla rassegna iridata più di 6 mesi, nei quali potrebbero succedere tante cose, ma a fronte di qualche grave infortunio che potrebbe compromettere la presenza di qualche big (ci auguriamo ovviamente di no, da appassionati sportivi), di qualche improvvisa esplosione di un giocatore o la rinascita di altri, le gerarchie tecniche non dovrebbero poi di molto essere soverchiate, fermo restando l’illogica materia calcistica che si presta a riservare spesso e volentieri sorprese (d’altronde, proprio l’Italia di Lippi campione in carica fu eliminata in Sudafrica al cospetto di un girone quantomeno abbordabile – per non dire ridicolo – sulla carta).

GIRONE A

Il gruppo degli ospitanti brasiliani, un girone più o meno equilibrato, nel senso che, tolta la squadra di “casa” affidata a quel Luiz Felipe Scolari già iridato nel 2002, per il secondo posto se la possono giocare tranquillamente, e ad armi pari, Croazia e Messico, mine vaganti del torneo. Meno accreditato pare il Camerun, che da anni fatica a far emergere una generazione degna di quella guidata da Eto’o (ancora il leader riconosciuto, nonostante le ultime stagioni lontane dai riflettori). Nella Croazia ci sono tanti giovani, alcuni dei quali impegnati pure in serie A (come Kovacic e Vrsaljko) in ascesa, nel Messico occhio ai giovani “ormai vecchi” Giovani Dos Santos e Vela, finalmente protagonisti in Liga dopo le meraviglie nelle nazionali giovanili.

GIRONE B

Un girone davvero tosto quello capitato in serbo ai campioni in carica spagnoli, che se la vedranno con quell’Olanda finalista 4 anni fa e ancora agguerrita e nel frattempo rinnovata con successo, con il Cile e l’Australia. Chiaro, le Furie Rosse rimangono le favorite e, a differenza proprio dell’Italia post- Berlino, non vedo al momento segni di cedimento nella rosa degli interpreti, anzi, la vittoria in Under 21 certifica la presenza nelle retrovie di talenti che potranno raccogliere alla grande l’eredità dei califfi Xavi, Alonso, Iniesta, Puyol (basti pensare a cosa stanno facendo Isco, Koke, Illaramendi, Montoya o cosa potrebbero dare Morata, Alcantara – fortemente voluto da Pep Guardiola al Bayern), ma le insidie sono in agguato. L’Olanda gioca bene e sforna talenti a getto continuo, è arrivata tanto così per l’ennesima volta a vincere una competizione importante e il marchio di fabbrica è ancora ben impresso a fuoco; nel Cile stanno spopolando da anni gli artefici di una generazione d’oro, quella degli ’87/’88, ancora in forte crescita. I nomi li conoscete bene: Vidal, Sanchez, Isla, ma ci sono pure Medel, Edu Vargas (la meteora napoletana) e i “vecchi” Fernandez, Valdivia dai piedi fatati, Carmona e Jara. Appare in difficoltà l’Australia, comunque squadra solida ed esperta, anche se poco spettacolare.

GIRONE C

Diciamo la verità: ai nostri allenatori il sorteggio ha portato fortuna. Il Giappone di Zaccheroni, portato a ottimi livelli proprio dal tecnico romagnolo, ha buone chances di passare il turno, in un gruppo formato da Costa d’Avorio, Grecia e Colombia. I cafeteros sono i veri favoriti, oltre che la squadra più interessante tra le sudamericane, tolte le due super big. Una Colombia che può annoverare una batteria di talenti non comuni, alcuni dei quali li vediamo all’opera ogni domenica e rispondono al nome di Cuadrado, Muriel, Guarin, Zuniga, Ibarbo, Armero.. ma in rosa figurano anche l’ex pescarese Quintero, uno dei migliori ’93 in circolazione, l’attaccante del Porto Jackson Martinez, a lungo inseguito dal Napoli di Benitez, Teofilo Gutierrez, paragonato con grande audacia a Messi e, soprattutto quel Radamel Falcao, ormai nell’empireo dei migliori centravanti del mondo. Il Giappone, dal canto suo, risponde col fosforo dei talenti offensivi Kagawa, Honda e Okazaki e con l’abnegazione, la corsa e la tenacia degli altri interpreti, caratteristiche tutte ben incarnate nell’interista Nagatomo.

GIRONE D

Il girone dell’Italia: non nascondiamoci, poteva andarci meglio, ma superata la paura, è giusto rammentare che, sporadici episodi a parte che ci stanno nel corso di una lunghissima e prestigiosa storia come quella azzurra, l’Italia difficilmente delude le attese. Quindi, lecito attendersi magari non un percorso semplicissimo, ma le prestazioni, quelle sì. E se Balotelli, Rossi, De Rossi, Buffon, Chiellini arriveranno al top della forma, coadiuvati magari da qualche giocatore rinvigorito dopo un inizio di stagione non facile (penso ad esempio a Marchisio o De Sciglio), o dalle conferme dei giovani Verratti, Florenzi e Insigne, allora potremmo davvero inserirci tra le possibili outsider di lusso. L’Uruguay pare avere un ciclo infinito: in pratica sono gli stessi da 6 anni a questa parte, un nucleo di giocatori capaci di stupire in Sudamerica, con la vittoria meritata in Copa America e al Mondiale Sudafricano. Gente come Cavani e Suarez li hanno in pochi d’altronde. L’Inghilterra appare al varco di una competizione che dovrebbe rappresentare l’ennesima svolta che da quasi due decenni è lungi dall’arrivare. Un torneo super competitivo, come la Premier League, sta andando a discapito del Prodotto Interno Lordo, nel senso che ci vanno a militare tutti i big d’Europa ma i talenti autoctoni faticano tremendamente ad emergere. Più abbordabile onestamente pare la Costa Rica che, al momento, non richiama nomi spendibili dal punto di vista internazionale.

GIRONE E

Eccolo il girone dello “scandalo”, quello toccato in sorte (?) alla Francia di Platini. Francia che, da un punto di vista meramente tecnico, è messa suppergiù nella stessa situazione dell’Italia, con una rosa che ha dovuto necessariamente svecchiarsi e che per anni si è avvalsa degli stessi giocatori vincenti, non favorendo un riciclo naturale degli interpreti. Tuttavia, l’inversione di tendenza pare in piena fase evolutiva e, accanto ai mostri sacri Ribery, Benzema, Evra, dietro stanno imperiosamente scalando posizioni lo juventino Pogba, il madridista Varane, il talento Thauvin, spesso a segno col Marsiglia alla prima stagione da protagonista in Ligue 1 e in generale il gruppo capace di vincere il Mondiale Under 20 pare pronto per grandi palcoscenici. La seconda qualificata potrebbe essere la multietnica Svizzera, che forse verrà allenata da Petkovic. Squadra sbarazzina ma concreta, con giocatori quasi tutti impegnati in top club europei. A Honduras e Ecuador dovrebbero rimanere le briciole, fermo restando l’incognita delle condizioni climatiche, alle quali le squadre americane saranno sicuramente meglio abituate.

GIRONE F

L’Argentina da anni non inanella una vittoria degna di tal nome, se a queste togliamo le frequenti affermazioni a livello giovanile. Tuttavia, mi sento di inserirla di diritto tra le prime 4 serie candidate al titolo mondiale (dietro, o accanto a Brasile, Spagna e Germania), in virtù del fatto che prima o poi Messi vorrà porre fine a ‘sta storia che Maradona ha fatto vincere il Mondiale da solo alla sua Nazionale e lui (ancora) no. Perché la faccenda sta diventando un po’ stucchevole in fondo, ormai Leo ha dimostrato che il paragone è legittimo e che deve “soltanto” potersi avvalere di una vera squadra accanto a lui, come accade da anni col Barcellona, dove in effetti non vince certo da solo, pur essendone la stella più fulgida. Bosnia, Nigeria e Iran paiono avversari modesti al cospetto dell’Argentina, ma specie la squadra ex Jugoslava, all’esordio con la nuova denominazione e infarcita di gente come Dzeko o Pjanic può far male, senza escludere la forza delle Aquile nere africane, desiderose di riprendersi lo scettro di regine del Continente Nero.

GIRONE G

E’ questo, secondo me, il girone più equilibrato, più spettacolare, più “difficile”: accanto a due squadroni europei come Germania – che può davvero raccogliere i frutti di un quinquennio d’oro per la rinascita del calcio tedesco a più livelli, con l’esplosione tra i tanti di Gotze, Reus, Hummels, Ozil, Gundogan, Muller…- e il Portogallo di Super CR7, figurano nazionali solide come Ghana e Usa, probabilmente la più forte tra quelle inserite in quella fascia.

GIRONE H

Questo ultimo invece è il girone più imprevedibile sulla carta, con l’emergente Belgio dei vari Hazard, Fellaini, Witsel, Kompany e Lukaku a sollecitare le fantasie degli appassionati, con la coriacea Russia di Fabio Capello, in grado di acciuffare il pass per il Mondiale diretto, dopo un inizio assai stentato  e con Algeria e Corea del Sud habituè della manifestazione, specie gli asiatici, di cui ormai conosciamo bene le caratteristiche.

Quindi, rischiando una brutta figura, ecco quelle che potrebbero essere le qualificate al secondo turno, dopodiché che inizi la vera danza.

GIRONE A  Brasile- Croazia

GIRONE B Spagna – Olanda

GIRONE C Colombia – Giappone

GIRONE D Uruguay – Italia

GIRONE E Svizzera – Francia

GIRONE F Argentina – Nigeria

GIRONE G Germania – Portogallo

GIRONE H Belgio – Russia

L’Hellas Verona esce sconfitto dallo Juventus Stadium ma certamente non ridimensionato

L’Hellas Verona è uscito a testa altissima dal temibile scontro contro la favoritissima Juventus, a detta di chi scrive ancora la più seria candidata alla vittoria dello scudetto, quello che sarebbe il terzo consecutivo, nonostante la forza di gara in gara dimostrata da rivali come Napoli e le redivive Roma e Inter.

la gioia incontenibile di Cacciatore (qui festeggiato dall'ottimo Jorginho) dopo l'illusorio gol del vantaggio dell'Hellas contro la Juventus

la gioia incontenibile di Cacciatore (qui festeggiato dall’ottimo Jorginho) dopo l’illusorio gol del vantaggio dell’Hellas contro la Juventus

E’ stato sconfitto, quello sì, però con dignità, mettendo in serie difficoltà, almeno per un tempo, i campioni bianconeri. Poi la qualità nettamente superiore dei singoli ha avuto la meglio, ma di certo, detto obbiettivamente, non si è vista la miglior Juventus, imbrigliata dal gioco difensivo stile anni ’60/’70 impostato dal tecnico gialloblu Mandorlini.

Catenaccio, detta in maniera povera, spesso connotato di un significato negativo ma che alla resa dei conti stava pagando gli sforzi dei veronesi, specie con l’asfissiante marcatura del gioiello Jorginho su Pirlo, mai visto così abulico e in difficoltà, chiaramente a disagio e infine al momento della sostituzione, persino tardiva forse, arrabbiato al punto di non sedersi nemmeno in panca tra lo stupore e il disappunto del suo allenatore. Chiaro, il brasiliano dell’Hellas così facendo non ha potuto dare il suo contributo nel costruire il gioco ma qui allo Juventus Stadium, realisticamente, si è badato a distruggere, a impedire il gioco , solitamente sfavillante e assai incisivo degli avversari. Difesa a cinque, chiusa a bunker, palla sui piedi dei difensori Ogbonna, Barzagli e Bonucci, che ottimi nei loro ruoli, non lo sono altrettanto a costruire e a tirare in porta, specialità invece dei Pirlo, Vidal e Pogba, qui abilmente controllati e nel caso del regista azzurro, annullati come detto prima.

lì'incornata vincente dello spagnolo Llorente in anticipo sul greco Moras, sino a quell'episodio molto convincente in marcatura sul centravanti juventino

l’incornata vincente dello spagnolo Llorente in anticipo sul greco Moras, sino a quell’episodio molto convincente in marcatura sul centravanti juventino

Poi nel calcio succede che da un calcio da fermo ci può scappare il gol e così il terzino Cacciatore stava pure per diventare l’eroe del giorno col suo gol del vantaggio gialloblu. Qui però gli assi della Juve hanno iniziato a spingere maggiormente, creando pressione in area di rigore. Specie Tevez, che già sembrava tra i più in palla e propositivi, ha iniziato a prendere le misure a Rafael e a puntare con maggior decisione il giovane Bianchetti, un semi esordiente in serie A, con i suoi 20 anni.  L’azzurrino non  stava demeritando ma è chiaro che poteva pagare lo scotto dell’inesperienza e così l’Apache, sbilanciandolo lievemente con una bel movimento, prima di scagliare un forte e angolato tiro imprendibile per un pur attentissimo Rafael, alla fine lo ha “fregato”, siglando il pareggio dopo pochi minuti.

Il resto parla di una Juve sempre più in assalto dell’area del Verona, fino al bel gol in incornata dell’atteso Llorente, che forse per la prima volta è riuscito, nell’azione decisiva del gol juventino, ad anticipare un sin  lì impeccabile Moras, cambiando il corso della partita e probabilmente della sua stagione, visto che la mia sensazione è che, se non avesse fatto quel bel gol, Conte lo avrebbe sostituito.

Il Verona si è preso anche i complimenti di Conte, e c’è da dire che i 6 punti sin qui incamerati, a fronte di un calendario oggettivamente difficile (Milan, Roma, Sassuolo, Juventus) sono grasso che cola, ottenuti tra l’altro con buone prestazioni (se escludiamo forse quella con la Roma). Insomma, meglio averne 6 che 0 come il Sassuolo, alla vigilia da alcuni commentatori accreditato come compagine più completa dell’Hellas. Per carità, siamo ancora all’inizio, ma le mie sensazioni rimangono buone.

La rosa è ampia, completa, assortita, con scommesse stuzzicanti come Iturbe. Bisogna rimanere coi piedi per terra, perchè i punti si devono fare con le dirette concorrenti in lotta per salvarsi, obiettivo che deve rimanere bene in vista. E già a Torino non sarà semplice, vista la bella partenza dei granata. Tuttavia mi aspetto una gara più a viso aperto, propositiva da parte degli uomini di Mandorlini; se con la Juve la tattica stava per funzionare e a ben vedere probabilmente era l’unica possibile per provare a uscire indenni dalla sfida contro i Campioni d’Italia, già col Sassuolo l’atteggiamento remissivo era stato molto rischioso, e la partita si chiuse solo al novantesimo sul 2 a 0 dopo un assedio a vuoto dei nero verdi emiliani.

Vedremo dove potrò arrivare la squadra veronese in quello che, come da molti evidenziato, si prospetta davvero un torneo diviso a metà, con squadre d’alta classifica in lotta per traguardi europei e le altre a giocarsi la salvezza. Con squadre come Parma, Atalanta, Sampdoria e Catania partite così male, potrebbero esserci anche quest’anno, dopo l’esperienza del Palermo, delle sorprese eclatanti in zona retrocessione.

Kondogbia al Monaco: sfuma il sogno di rivedere lui e il “gemello” Pogba di nuovo insieme a centrocampo. Ma la Juve rimane la più forte: ecco un primo bilancio dopo la prima giornata di serie A

Da grande appassionato di calcio giovanile, devo ammettere che un po’ ci avevo fatto l’acquolina in bocca: rivedere fianco a fianco in mediana i due assi che hanno trascinato la Francia Under20 al titolo di campione del Mondo di categoria. Ma in fondo qui non si tratta di essere solo dei cultori del calcio giovanile, perchè sia Kondogbia che il ben più noto – dalle nostre parti -Paul Pogba, asso della Juventus di Conte, sono ormai delle realtà solide, e tra le più fulgide del calcio mondiale.

i due assi Kondogbia e Pogba trascinatori della Francia vincitrice dei recenti Mondiali Under 20

i due assi Kondogbia e Pogba trascinatori della Francia vincitrice dei recenti Mondiali Under 20

E invece il francese ormai ex Siviglia, cui a un certo punto la Juventus, forse con ritardo e con la fretta di dover momentaneamente sostituire un intoccabile come Marchisio, attualmente infortunato, non è riuscito a intavolare una trattativa soddisfacente (si parlava di prenderlo in prestito con diritto di riscatto) e a quel punto sono intervenuti i freschi soldi del magnate patron del Monaco, uomo che ha portato Falcao e molti altri ai biancorossi, consentendo alla squadra del Principato di potersi contendere da “anomala” neopromossa lo scettro per campione della Ligue 1 di Ibra e Cavani.

Poco male, li rivedremo presto nella Nazionale francese, dove i due sono destinati a segnare un’epoca; d’altronde è dall’Under 16 che si frequentano, che “rivaleggiano” in talento, seppur diversi tatticamente: di Pogba abbiamo imparato a conoscere tutta la forza fisica, abbinata a una personalità, una tecnica, una duttilità e un eclettismo davvero difficile da miscelare così sapientemente in un solo atleta.  Presentato in principio come possibile erede di Pirlo sta dimostrando che può invero asssumere tutti i ruoli del centrocampo, ed è puro dotato di talento puro e istinto in fase conclusiva.

Kondogbia, classe ’93, è invece più un mediano classico, se vogliamo, un frangiflutti ma dai piedi finissimi, paragonato in patria da molti a un Desailly, ma in realtà più propenso anch’egli, come il “gemello” Pogba (curiosa tra l’altro l’assonanza dei loro nomi!) al gioco di squadra, fatto anche di tecnica e inserimenti, e non solo eccelso sul piano del contenimento dell’avversario.

kond

Intendiamoci, non che la Juventus – tolto appunto il “contrattempo” legato all’infortunio del nazionale azzurro Marchisio – sia messo male in mediana, anzi, è il reparto che sin da ora le dà più ampie garanzie, tra l’infinito Pirlo, il polivalente Vidal, il fisico Asamoah, il genio Pogba , oltre a Liechsteiner, laterale che copre tutta la fascia come pochi, un ritrovato Isla e un Pepe suila via del recupero, però il “rammarico” di non vedere assieme i due “ragazzotti” francesi un po’ mi è rimasto.

Improbabile fare già un primo bilancio sul campionato appena iniziato, ma è parsa evidente, sin dalle prime competizioni ufficiali, quanto la squadra di Conte appaia avanti alle altre . se non altro perchè il gruppo è bene rodato e a questi si è aggiunto un Tevez che pare già ben integrato, a differenza di Llorente che probabilmente avrà bisogno di sbloccarsi con un gol per scalare una gerarchia che lo vede già in seconda fila dopo un redivivo Vucinic.

In ogni caso vedo bene anche il Napoli, con un Benitez che sta dando con tempistiche assai brevi, una nuova identità tattica alla squadra, sfruttando sul talento puro di nuovi acquisti quali il bomber Higuain o l’esterno offensivo Callejon, sottoutilizzato a Madrid, dove onestamente la concorrenza dalla trequarti in su era, ed è, davvero spietata.

Credo la Fiorentina si riconfermerà, potendo fare da “terzo incomodo”; la Roma su cui nutrivo dei dubbi, a fronte delle numerose eccellenti cessioni, ha comunque rimpiazzato bene l’astro nascente Lamela con l’altrettanto talentuoso Ljaijc sul quale però bisognerà capire se è cresciuto in continuità o se rimarrà uomo da grandi ma isolati exploit.

L’inter può solo migliorare e Mazzarri è il masimo per tirare fuori dai suoi le potenzialità ancora inespresse e rendere al meglio tutti gli atleti a sua disposizione… mi rimangono invece delle perplessità sulla Lazio, incapace di mantenere ritmi alti tutta la stagione, forse per la relativa tecnica dei “panchinari” rispetto ai titolari o forse perchè semplicemente la cosiddetta coperta è effettivamente sin troppo corta. Il Milan, onestamente, mi pare indietro, certo ha riacciuffato con merito la qualificazione in Champions battendo agevolmente i bambini prodigio (che però a San Siro hanno scioperato!) ma penso che alla fine faranno un po’ il percorso come l’anno scorso, una faticosa rincorsa alle prime, ma mai in lizza per gareggiare per il titolo.

Poi, è un po’ più difficile azzardare pronostici, il Livorno mi parrebbe la squadra meno attrezzata – ma con un grande tecnico emergente come Nicola – tuttavia non credo farà la squadra cuscinetto; il Verona ha esordito bene e pare la più rinforzata tra le neopromosse ma già dalla prossima si aspetta un impegno ben probante fuori casa contro la Roma; le due genovesi sono incognite, della serie “vorrei ma non posso”: potenzialità, dirigenza, tifo caldo, bacino d’utenza sono dalla loro parte ma da troppi anni qualcosa non va. Il Catania e l’Udinese, seppur ridimensionate, si candidano come sempre allo scomodo ruolo di out siders, capaci di poter mettere in difficoltà chiunque. Il Cagliari, ormai habituè della serie A è rimasto sostanzialmente lo stesso, mentre Atalanta, Parma e Chievo come sempre partono a fari spenti, salvezza e se viene in anticipo tanto meglio, ma almeno i ducali con un Cassano in canna, e forse all’ultima chance della carriera (ma quante volte lo abbiamo detto!) avrebbero il dovere di provare a puntare all’Europa, posto che poi non interessa a nessuno giocarci. Vedo involuto il Bologna, seppur consideri Bianchi all’altezza di chi lo ha preceduto, almeno in termine di potenziale offensivo, se non di talento puro. Il Torino è partito è partito col piede giustissimo, e con un Cerci già in forma, dopo l’abulica esperienza personale in Confederations Cup, e la squadra, con modulo nuovo e ringiovanita (occhio ai talenti Maksimovic in difesa e ai centrocampisti dai piedi buoni El Kaddouri e Bellomo, entrambi alla prima stagione in serie A, se si escludono gli assaggi che Mazzarri ha concesso al marocchino ex Brescia nello scorso campionato. Molta curiosità nei confronti del Sassuolo che si è mossa bene nel mercato e ha una solida dirigenza e un allenatore in gamba dietro un progetto tecnico preciso che potrebbe seguire le orme del primo storico Chievo di Gigi Delneri.

Mondiali Under 20 agli ottavi: lanciamo i pronostici!

E’ molto presto per tracciare un bilancio sul Mondiale Under 20 in corso, ma essendo giunti agli ottavi di Finale, si può già constatare come per lo meno le squadre più attese al varco stiano mantenendo bene le promesse. In particolare Francia, Spagna e Nigeria stanno mettendo in mostra, oltre a talenti già conosciuti, altri sui quali i riflettori non erano ancora stati puntati. Pare scontato dirlo ma i migliori di tutta la manifestazione sono loro: i due centrali di centrocampo francesi, due assi: Pogba e Kondogbia. Sembrano veterani e difatti hanno bruciato le tappe, infiammando l’animo dei tifosi di Juventus e Siviglia e facendo strabuzzare gli occhi di coloro che fino a un anno prima ne leggevano solo in termini di entusiastiche cronache. Anche con i pari età non si stanno risparmiando, ci tengono a portare la Francia sul tetto del Mondo giovanile. Della Spagna di Lopetegui molti alfieri sono in rampa di lancia, ma come sempre a emergere è lo straordinario collettivo, il modo di stare in campo, di imporre il proprio gioco. Non c’è nulla da fare: nonostante il flop in finale delle Furie Rosse alla Confederations Cup non ce la sentiamo proprio di dare per finita l’egemonia spagnola, vista all’opera questa selezione e quella più “vecchia” che ha sbaragliato nell’Europeo Under 21.

quintero

Al termine della manifestazione ritorneremo sull’argomento Mondiale Under 20 con un bilancio vero, con voti ai protagonisti ecc… qui però provo a rischiare e mi butto in pronostici, ancora più difficile quando si tratta di giovani promesse che non sempre – la storia del calcio, anche recente, lo conferma – poi riescono a esprimere tutto il proprio fulgido talento. Fermo restando che è stata sulla carta una manifestazione un po’ monca per la mancanza di corazzate storiche come Argentina e Brasile, e che di contro ha messo in luce fertili realtà come Iraq, Uzbekistan e Sud Corea, la mia favorita è la Colombia, rimasta impressa dopo il fortunato Sudamericano Under 20, dove il pescarese Quintero portò in trionfo la sua nazionale, vincendo pure il titolo di miglior giocatore del torneo. Il trequartista, vicino al Porto ma in passato appetito da altri grossi club e in pratica già promesso al Genoa, si sta confermando alla grande. L’altra mia favorita è il Portogallo, da sempre squadra che mi dà soddisfazione in competizioni simili. Nell’ultima edizione perse immeritatamente contro il Brasile in finale, sotto i colpi di un indemoniato Oscar. Unico dubbio è proprio l’ottavo in questione, molto difficile, che vedrà i giovani rossoverdi di fronte al Ghana, per una partita davvero equilibrata e incerta.

 

DOSSIER SERIE A: quanto hanno inciso gli stranieri nel nostro campionato? PARTE 2

GENOA

Stagione a lungo compromessa quella dei liguri, ma poi abilmente rimessa in carreggiata da un tecnico poco reclamizzato come Ballardini. Tanti stranieri, ma alla fine a tirar fuori i ragni dai buchi c’hanno pensato soprattutto Borriello, Portanova, Manfredini, Bertolacci, Antonelli…

Sugli scudi comunque Matuzalem, giunto a gennaio e subito carismatico e propositivo, più che sufficiente l’apporto di Kucka, gigante del centrocampo, in possesso di doti atletiche non comuni, poco utilizzato Tozser, e così pure altri stranieri che Preziosi ostinatamente cerca di portare a Genova, confidando nel boom, non sempre a portata di mano. In difesa, in mezzo ai già citati pilastri italiani, ha brillato per un’altra stagione la stella di Grandqvist, ruvido come si addice ai difensori nordici ma terribilmente efficace, uno che in campo non alza mai bandiera bianca.

INTER

Nella stagione più tribolata dell’ultimo decennio nerazzurro, ben poco hanno fatto gli stranieri (che compongono la maggior parte della rosa, a dire il vero), fatta eccezione per il capitano Zanetti e per gli attaccanti Milito e Palacio, sempre sugli scudi, finchè il fisico ha sorretto. Alla fine il migliore è stato Handanovic, addirittura ora accreditato come uno dei migliori portieri europei. Lo sloveno, da una vita in Italia, ha in effetti salvato spesso la baracca, poco aiutato da un Samuel sempre in infermeria (per non parlare di Chivu) o da un Juan Jesus promettente ma invero acerbo e spesso lasciato allo sbaraglio. Sempre rotti Mudingayi e Stankovic, al capolinea il buon Cambiasso, fuori categoria Jonathan, a sprazzi ha fatto vedere tecnica e impegno l’ex oggetto misterioso Ricky Alvarez, ma siamo lontani da livelli di eccellenza. Guarin ha entusiasmato in alcune partite ma urge un’adeguata collocazione tattica per non disperdere le sue qualità, così come vale per il giovauissimo Kovavic, dotato di indubbio talento e futuro ma troppo lasciato solo in mezzo al campo. Ormai una sicurezza Nagatomo, mai in affanno, mentre Kuzmanovic è parso privo di spessore a metà campo, lento e involuto, così come l’esterno Pereira, raramente incisivo, e scarso in difesa. Insomma, una debacle vera e propria, c’è da ricostruire e in fretta, anche se la firma di Mazzarri pare sorridere ai tanti sostenitori nerazzurri

CATANIA

Chiedo venia, sto andando a memoria e dimenticavo la squadra “estera” per eccellenza del nostro campionato, lo splendido Catania di Maran. Dopo la Fiorentina e l’Udinese, sugli scudi vanno gli “argentini” siciliani che hanno disputato tutti una stagione, l’ennesima, sopra le righe. Ottimi Andujar, finalmente continuo e sul pezzo, il terzino roccioso Alvarez, il gigante Spolli non è più una novità e ha ben esordito alle sue spalle il giovane Rolin; semplicemente fantastici i tre davanti Bergessio, ormai goleador, Barrientos, classe pura dopo tanti guai fisici e il piccolo e velocista Gomez. Impeccabili Almiron e Izco… una squadra costruita con grande sagacia e maestria, un gruppo vero.

vi

JUVENTUS

Ha dominato il torneo con un blocco italiano, quello che costituisce, specie in difesa la colonna azzurra. Eppure hanno fatto bene la loro parte per la conquista dello scudetto bis lo svizzero Liechtsteiner, abilissimo nelle due fasi in fascia, il ghanese Asamoah, specie nel girone d’andata in un ruolo non propriamente suo. Su tutti, quasi scontato dirlo, è volato alto il cileno Vidal, che a tratti ha trascinato la squadra nel vero senso della parola. Pogba, a 20 anni, è già una realtà e il suo impatto è stato devastante. Ci si aspettava qualcosa in più da Isla, visto a Udine pareva un fenomeno, ma ha pesato tantissimo l’infortunio. Vucinic ha contribuito allo scudetto ma non è parso migliorato rispetto allo scorso anno e probabilmente partirà. Caceres ha giocato poco ma rimane pedina giovane e affidabile. Strano però constatare che nella splendida stagione bianconera siano presenti anche i “flop players” della serie A: lo sfortunato Bendtner, subito fermo per infortunio e ricordato a Torino più che altro per i suoi modi da dandy e l’enigmatico, ma sarebbe più corretto dire “ex calciatore” Anelka, pagato a peso d’oro per un improbabile impiego europeo.

LAZIO

Buon ciclo quello assortito da un tecnico tra i migliori visti all’opera, seppur esordiente a certi livelli. Petkovic ha conquistato tutti e ha saputo tirar fuori dal cilindro una splendida stagione, nonostante l’utilizzo di pochi uomini. Ottimo Hernanes, sempre più leader, certezza Ledesma, in ribasso Dias, strepitoso il vecchio Klose, sempre affidabili Radu, seppur spesso fermo ai box e Lulic, in grande crescita sulla fascia, un trattore inarrestabile. Bene Cavanda, finchè ha potuto e nel finale è emersa la stella di Onazi, già protagonista con la Primavera in finale l’anno scorso.

MILAN

Stagione riacciuffata per i capelli, ma come per la Juve hanno pesato molto di più gli italiani, dal Faraone a inizio campionato, a Montolivo e Balotelli nel ritorno. Tra gli stranieri pochi si sono messi in mostra, meritano però una menzione un ritrovato Flamini, un sorprendente Constant, anche se alla lunga è piaciuto di più il giovanissimo autoctono De Sciglio, enfant du pays. Col tempo si è assestata la coppia difensiva Mexes – Zapata, non al riparo però da grosse ingenuità.