In serie B il Carpi vola a +12 sulla seconda: mai come quest’anno c’è una squadra che merita fortemente la promozione

Sto leggendo da più parti in questi giorni se la promozione (ormai quasi sancita aritmeticamente) del Carpi in serie A possa rappresentare una svolta nel campionato italiano, in contrapposizione con un “sistema Lotito” che ai piani alti sembrerebbe essere preferito.  Io ovviamente sono per il Carpi, sono per queste “piccole” realtà che rappresentano per me ancora il senso più genuino del calcio. Non è mia intenzione vedere tutto rosa nella splendida cavalcata della squadra modenese, ormai a +12 lunghezze sul diretto rivale, il colosso Bologna. Già accostare una cittadina di provincia con il capoluogo emiliano fa un po’ specie, eppure è da un po’ che da quelle parti il calcio sta facendo assurgere a vette di popolarità e visibilità realtà più piccole. Basti pensare all’altro miracolo recente, quel Sassuolo che da due anni sta ben figurando nella massima serie. I detrattori al solito diranno che le finanze dei neroverdi sono più floride di quelle di tanti blasonati club. Vero, per carità, ma qui come altrove si è prima di tutto iniziato tanti anni fa un percorso vincente, ragionato, organizzato, che ha fatto salire passo per passo tutti i gradini del calcio professionistico. Sassuolo e ora Carpi, là dove invece il capoluogo di provincia Modena è da tempo impelagato in una situazione di classifica cadetta piuttosto modesta. Programmazione che ha consentito ormai da molti anni a costituire il primo miracolo del calcio moderno, quel Chievo che, al pari del Carpi di Castori non sarà (più, ai tempi di Malesani e Delneri lo era eccome!) spettacolare ma assai redditizio, quello sì!

grande festa al terzo gol siglato nel bgi match contro il Bologna da parte di Lollo

grande festa al terzo gol siglato nel bgi match contro il Bologna da parte di Lollo

Sia chiaro, è indubbio che le grandi piazze attirino maggiormente l’interesse del calcio nazionale, basti pensare all’entusiasmo che ha sorretto il Perugia nella prima parte della stagione, cosa che, unita a una rosa di elevata qualità nel gioco dei singoli, mi aveva azzardato a ipotizzarla fra le favorite del torneo, con lo stadio sempre pieno al Curi. Anche a me piacerebbe che certi club vivessero ancora annate da protagonisti, penso a quelli cancellati dai debiti, a quelli che stanno faticosamente risorgendo dalle proprie ceneri, come il Padova o il Mantova, per rimanere a Nord, al Siena, spostandoci al centro, e alla Salernitana, il Foggia, il Messina (ma l’elenco potrebbe continuare) scendendo verso sud. Però il calcio deve essere prima di tutto uno sport meritocratico e anche il più possibile deve attenersi a certe regole burocratiche. Se poi per primi sono gli squadroni metropolitani europei spesso e volentieri a non assecondare certi parametri imposti, beh, quello è solo lo specchio di uno sport che ancora presenta forti lacune e che fa quando gli conviene numerosi sconti ai suoi protagonisti.

Giusto che in un quadro generale di incertezza a imporsi siano quindi modelli sani, quasi sempre legati alla provincia. Magari saranno effimere ma un pezzettino di storia del calcio lo andranno a comporre. Tralasciando il Chievo, ormai dal 2001 in pianta stabile (con l’eccezione di una retrocessione, immediatamente compensata l’anno successivo) in serie A, furono a mio avviso significative anche le esperienze del Piacenza (un’altra delle squadre che ora si ritrovano un po’ ai margini, addirittura con un secondo club cittadino nel frattempo arrivato meritatamente in Lega Pro, laddove la rinata società storica versa ancora in serie D), del Novara, serissimo candidato a tornare in cadetteria, Bassano e Alessandria permettendo, del Cesena che, tra alti e bassi, splendide annate in A sin dagli anni ’80, e precipitose discese in terza serie, è anch’essa una bellissima realtà del nostro calcio tricolore. Il Carpi si muove nel novero di queste squadre, cui aggiungerei l’Albinoleffe, caduto un po’ in disgrazia nell’immaginario collettivo a seguito di alcune note vicende legate al calcioscommesse.

il cannoniere Mbakogu, classe 93, pronto ad esplodere in serie A

il cannoniere Mbakogu, classe 93, pronto ad esplodere in serie A

Gli emiliani di Castori, tecnico che in ogni categoria ha fatto ben parlare di sè, e che personalmente associo a una splendida stagione alla guida del Cesena (dove con gli uomini giusti a disposizione aveva proposto un calcio iper offensivo, alla faccia di chi sostiene sia uno che pensi per primo a non prenderle), non faranno la gioia degli esteti ma stanno di fatto dominando, con assoluta sicurezza, con rarissime cadute di tono, senza aver mai perso la bussola del proprio torneo, nemmeno quando sul più bello hanno dovuto giocoforza rinunciare a uno dei propri giocatori simbolo, quel Concas fermato dopo un controllo antidoping. Neanche quando si era infortunato il top della squadra, il cannoniere d’ebano Jerry Mbakogu, da tempo segnalato dal sottoscritto come uno dei migliori prospetti del calcio italiano, da quando giovanissimo vestiva con successo la maglia degli Allievi del Padova, prima di completare l’iter delle giovanili nel Palermo, con cui da protagonista andrà a vincere uno storico scudetto di categoria. E’ vero, non lo nego, le partite del Carpi sembrano quelle che si giocano a scacchi, ma spesso ti tramortisce con due semplici mosse. E’ successo in maniera praticamente identica nelle due gare chiave della stagione, quelle che hanno confermato – ce ne fosse stato ancora bisogno – quanto la corsa alla promozione diretta sia come minimo giustificata. Alludo alle vittoriose gare contro le principali avversarie di questo scorcio di stagione, Vicenza e Bologna. Il redivivo Vicenza, ripescato a inizio campionato e sistemato alla bisogna, nel corso del campionato ha ritrovato, grazie alla sapientissima mano di un rilanciato Pasquale Marino, compattezza, qualità e soprattutto ha puntellato la rosa strada facendo, fino a presentare un roster di tutto rispetto. In ogni caso mai mi sarei aspettato di trovarmi la squadra in grado di fare un filotto di risultati utili così lungo, al punto di scavalcare quasi tutte le pretendenti ai playoff, che si chiamassero Livorno, Avellino o Frosinone. Se dovessi indicare a uno spettatore occasionale della serie B un campo dove fosse assicurato assistere al bel calcio, allora non esiterei nel nominare il “Menti”. Il Lanerossi Vicenza infatti, imperniando il proprio gioco nei piedi del miglior regista della B, Di Gennaro, uno che di occasioni per imporsi nella massima serie ne ha avute molte, è sempre propositivo e alla ricerca della vittoria, che spesso è giunta grazie ai gol dell’attaccante sardo Cocco, che da anni non era così prolifico ed efficace. Eppure, pur giocando al solito molto bene, contro il muro del Carpi non c’è stato niente da fare, e gli emiliani in modo quasi irrisorio hanno mandato al tappeto in pochi minuti ben due volte i rivali con la rivelazione Kevin Lasagna, uno che la gavetta l’ha consumata, assoluto mattatore. Stessa cosa nel big match contro il Bologna. In quel caso risultato ancora più sorprendente, un 3 a 0 netto che non lascia scampo ai detrattori, con protagonisti affidabili “operai del pallone” come Pasciuti, Di Gaudio e Lollo, che mai come quest’anno si stanno esibendo con un rendimento costante sopra la media.

L'allenatore Castori, vero artefice del miracolo Carpi: sarà lui il nuovo Sarri?

L’allenatore Castori, vero artefice del miracolo Carpi: sarà lui il nuovo Sarri?

E allora, in un quadro tecnico davvero rivolto verso il basso, dove di bel calcio se ne vede ben poco, di spettacolo puro ancora meno, di talenti cristallini già pronti per salire di gradino pochissimi, di giocate d’alta scuola da far spellare le mani praticamente mai, ben venga che una squadra come il Carpi sia meritatamente a un passo da una storica promozione in serie A.  Una squadra organizzata in ogni reparto, armoniosa, ben guidata in campo e ottimamente orchestrata da gente come Lollo, Porcari – già protagonista della memorabile cavalcata del Novara – l’ex juventino Bianco, gli esperti Pasciuti e Romagnoli, e rappresentata da autentici campioncini in sboccio come il portiere di proprietà del Milan Gabriel, il difensore Struna o il piccolo Drogba Mbakogu, che magari seguendo l’esempio di un altro club illuminato come l’Empoli (che però fa più leva sul proprio fortissimo vivaio per mantenersi), potrà mantenere questo spirito vincente anche il prossimo anno.

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Serie A 2014/2015: IL PAGELLONE DEL GIRONE D’ANDATA

Il girone d’andata del campionato di serie A è volto al termine, confermando Juventus e Roma come uniche accreditate per lo scudetto. Più aperta la corsa al terzo posto, con un Napoli in flessione rispetto alla scorsa stagione e le milanesi in grosso ritardo. Si segnalano le due genovesi, in particolare la Sampdoria che chiude terza, e il Sassuolo, dopo il primo anno di apprendistato nella massima serie, spinto dai suoi talenti offensivi italiani. Non si stanno confermando le rivelazioni dell’anno passato: Torino, Verona e Parma, quest’ultimo impelagato in fondo alla classifica. Quasi spacciata la squadra dei ducali assieme al Cesena, diventa spietata la lotta per evitare il terz’ultimo posto, che significherebbe la retrocessione in serie B. Ecco nel dettaglio i miei giudizi su singole squadre, top e flop di questo inizio di stagione.

ATALANTA 6

La prestigiosa vittoria in extremis contro un derelitto Milan a San Siro riabilita la squadra bergamasca, consentendole un balzo in avanti verso la conquista della salvezza. Girando a 20 punti, in proiezione sarebbe salva senza scossoni. Tuttavia certe cessioni non sono state ben assorbite, e a lungo si è pagato l’inedita scarsa vena in zona gol di Denis

Il top: Zappacosta

Al primo anno in A, dopo aver strabiliato in B con l’Avellino, il terzino fluidificante pare non aver patito il gran salto, garantendo spinta continua sulla fascia e grande personalità. In carenza di ruolo, pare già “azzurrabile” in chiave futura. Bene anche Sportiello, titolare per la prima volta in A e il “vecchio” Biava, spesso insuperabile in difesa.

Il flop: Denis

Nelle ultime giornate è come rinsavito ma a lungo capitan Denis è parso molto involuto, poco efficace in zona gol e questo ha pesato molto sulle fortune della squadra, visto quando dipendono dai suoi gol. Sta giocando meno anche il gioiellino di casa Baselli, nonostante tutti i grandi attestati di stima di cui gode.

CAGLIARI 5

Accantonato il progetto Zeman – che garantiva sporadici exploit (vedi San Siro contro l’Inter o San Paolo  contro il Napoli) a fronte di batoste imbarazzanti –  si è seguito il cuore, affidando in corso d’opera la panchina all’enfant du pays Zola, alla prima guida tecnica in serie A. Ha chiuso a 16 punti, pochini, ma con la quota salvezza più bassa di questi ultimi anni, un girone di ritorno più regolare potrebbe essere sufficiente per ottenere la permanenza in categoria.

Il top: Ekdal

Finalmente maturato in tutto il suo talento, lo svedesino ex Juve e Bologna, è tra coloro che hanno beneficiato della cura del boemo, diventando molto più concreto ed efficace in mezzo al campo, senza limitarsi al compitino. Bene anche il giovane regista Crisetig, scuola Inter e il terzino rigorista Avelar

Il flop: Ibarbo

Poche prestazioni davvero convincenti per il talento colombiano di cui si attendono da due anni grandi cose, considerando le sue enormi potenzialità. Nemmeno  con Zeman, maestro in particolare per la parte offensiva, Ibarbo è esploso in zona gol.

CESENA 4

Si sapeva che i mezzi non erano granchè per affrontare una serie A, sicuramente meno competitiva di un tempo, ma lo stesso fuori portata per i romagnoli, freschi di promozione meritata, ma forse giunta in modo inaspettato. Qualche moto d’orgoglio, prestazioni determinate ma che non hanno portato a più di 9 miseri punti. Ha pagato lo scotto mister Bisoli, da queste parti un’istituzione, la mission impossible passa quindi a Di Carlo, altro allenatore perennemente in cerca di rilancio.

Il top: Leali

In una situazione di estrema e obbiettiva difficoltà, il portierino classe ’93 (all’esordio in serie A), già da anni promesso alla Juventus, sta tenendo botta, con parate spesso prodigiose.

Il flop: Almeida

Difficile trovare un capro espiatorio, tutti hanno palesato problemi ma forse era lecito attendersi qualcosa di più da un attaccante navigato come il portoghese Hugo Almeida che molto probabilmente chiuderà la sua breve parentesi italiana senza lo straccio di un gol

CHIEVO 5,5

Da anni la squadra veronese ci ha abituati a salvezze sofferte, sul filo del rasoio e il copione sembra essere lo stesso anche quest’anno. Partiti col freno a mano eccessivamente tirato, i clivensi hanno svoltato con il cambio tecnico Corini-Maran. L’ex allenatore del Catania ha impostato la squadra con un più solido 4-4-2 ricompattando la rosa.

Il top: Paloschi

L’attaccante scuola Milan dopo una partenza a singhiozzo (Corini sembrava preferirgli l’argentino Maxi Lopez) ha ritrovato prestazioni e gol. Da lui dipendono le sorti del Chievo.

Il flop: Bardi

Spiace dirlo ma il giovane portiere, dopo gli alti e bassi di Livorno, nemmeno a Verona sta trovando buona continuità di rendimento, e col cambio tecnico è stato relegato in panchina, visto che Maran ha preferito affidarsi in un ruolo così delicato al più esperto Bizzarri.

EMPOLI 6,5

Squadra che gioca a memoria, sapientemente guidata da Sarri, all’esordio in serie A, non ha patito granchè il salto di categoria, forte di un impianto di gioco collaudatissimo e di giocatori che vantano buone credenziali tecniche. La salvezza, unico obiettivo dichiarato, pare a portata di mano.

Il top: Rugani

Molti interpreti si stanno facendo notare, dal difensore goleador Tonelli, uno dei tanti prodotti di un vivaio fertilissimo, ai giovani talenti offensivi Pucciarelli e Verdi, che si alternano egregiamente a completare il tridente con i satanassi Maccarone e Tavano, fino ai terzini Mario Rui e Hjsay. Ma è il centrale difensivo Rugani, di proprietà della Juventus, ad aver stupito più di tutti per la grande maturità, intelligenza tattica e personalità dimostrata in campo a soli 20 anni.

Il flop: Laxalt

Non sta trovando spazio nello scacchiere empolese questo uruguaiano di proprietà dell’Inter che bene aveva fatto, seppur a sprazzi, l’anno scorso nell’inopinata stagione del Bologna. Giovanissimo, interno mancino – all’occorrenza pure capace di arretrare come di avanzare in un tridente offensivo – deve essere bravo a cogliere le occasioni che gli concederà l’allenatore.

FIORENTINA 6.5

Siamo alle solite: squadra bella a vedersi, che gioca un tichi taca in formato ridotto ma che alla resa dei conti si ferma spesso e volentieri sul più bello. L’obiettivo terzo posto, ancora in vista, potrebbe essere raggiunto, considerando la poca continuità anche dei diretti avversari e tenendo presente che da inizio stagione i viola stanno giocando di fatto senza punte, sarebbe come vincere uno scudetto

Il top: Cuadrado

Alla fine è ancora il colombiano l’uomo più, quello in grado di fare la differenza. Rimasto alla corte di Firenze, dopo le lusinghe del Barcellona, sta facendo spesso gli straordinari in campo, sobbarcandosi doppi e tripli lavori. Bene anche Mati Fernandez, quasi sempre titolare in questa prima parte di stagione, il portiere Neto su cui si stanno muovendo diverse big e l’arcigno difensore Savic.

Il flop: Gomez

Polemiche e voci di corridoio a parte, che lo danno ai ferri corti con società e allenatore, è indubbio che, dopo essersi ripreso dal lungo stop che ne ha condizionato il rendimento per tutto il campionato scorso, quest’anno da lui ci si attendessero prestazioni più convincenti e soprattutto più gol.

GENOA 7

A lungo rivelazione della serie A e che ha messo in mostra un gioco assai gradevole ed efficace, ha subito una leggera flessione sul finale del girone d’andata, concedendo troppi gol agli avversari e dimostrando quelle carenze di equilibrio quasi innate nelle scorse stagioni. Ma in realtà la strada è quella giusta, Gasperini ha il controllo totale della situazione e un roster di talenti davvero invidiabile. Obiettivo Europa League a portata di classifica.

Il top: Perotti

Grande colpo di mercato, l’argentino ha pagato con un’assurda lunga squalifica un’ingenuità. Prima di allora, l’ex campioncino del Valencia, che a 26 anni sembrava perduto per il grande calcio, aveva sciorinato numeri d’alta scuola, entrando prontamente nell’orbita dei grandi club. Sta brillando anche un’altra riscoperta di Preziosi, lo spagnolo Iago Falque, che i più avevano dimenticato dopo gli exploit con la maglia della Juventus Primavera.

Il flop: Edenilson

Sarebbe ingiusto tacciare qualche giocatore con un appellativo simile. Ogni giocatore sta disputando un campionato al di sopra della sufficienza ma forse a destra il successore di Vrsaljiko deve ancora ambientarsi al meglio.

INTER 5

L’avvicendamento di Mazzarri – mai entrato davvero in sintonia con l’ambiente – con Mancini e gli arrivi di due grandi talenti offensivi come Podolski e Shaquiri inducono all’ottimismo, nel contesto di una stagione grigissima, caratterizzata da assenza di gioco e personalità da grande squadra. Lontanissimi i tempi del triplete.

Il top: Icardi

Il giovane attaccante argentino sta segnando con grande regolarità e si sta dimostrando da grande squadra, quale deve tornare ad essere al più presto anche l’Inter, se vogliamo che a beneficiarne sia l’intera serie A.

Il flop: Osvaldo

La fugace esperienza nerazzurra dell’attaccante giramondo italo-argentino è giunta al capolino, dopo che nemmeno all’Inter, e sempre per motivazioni per lo più extracalcistiche, il Johnny Depp del pallone ha saputo giocare con continuità e mantenere un comportamento adeguato. Malissimo in generale la difesa, imperniata sul neo capitano Ranocchia, investito di una carica troppo grande per lui. Rimane quasi inspiegabile la sua mancata affermazione in un grosso club, nonostante le potenzialità. Comincio a pensare sia stato sopravvalutato ai tempi del Bari. Spesso impresentabile l’ex Manchester Utd Vidic che il Mancio sta cercando di rilanciare, contando sulla sua esperienza.

JUVENTUS 8

Probabilmente non arriverà alla soglia dei 100 punti, ma la squadra bianconera si è confermata la migliore d’Italia, nonostante il brusco cambio in panchina avvenuto in circostanze poco chiare. Allegri dapprima ha perseguito lo schema tattico vincente caro al predecessore Conte per poi apportare il suo credo, imperniato su un 4-3-1-2 che sembra molto congeniale alle caratteristiche dei suoi campioni. Ha perso la Supercoppa Italiana contro il Napoli solo ai rigori, per il resto chiude a +5 sui rivali della Roma, dopo aver passato la fase a gironi della Champions League. Più in generale la Juventus gioca più sciolta e spensierata. Almeno così mi sembra.

Il top: Pogba

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Anche Tevez sta disputando una stagione monstre, chiudendo il girone d’andata da capocannoniere, ma mi piace premiare l’ascesa imperiosa di Pogba, sempre più fiore all’occhiello del club bianconero e sul quale è pronta a partire un’asta vera e propria al termine della stagione. L’augurio, per il campionato italiano, è che questo splendido centrocampista classe ’93 possa crescere ancora con la maglia della Juventus addosso.

Il flop: Evra

Non un vero e proprio flop ma dal francese forse ci si poteva aspettare qualcosa di più anziché un rendimento sufficiente ma senza particolari squilli.

LAZIO 7

Chiude a un passo dalla zona Champions la Lazio di Pioli, che a tratti ha mostrato un calcio scintillante, concreto e armonioso. Rimangono delle amnesie sulle quali lavorare (vedi il doppio vantaggio dilapidato nel derby) e qualche scontro diretto andato a vuoto (vedi gara casalinga all’ultima di campionato contro il Napoli che, continuando su questa falsariga, nel girone di ritorno potrebbe rivelarsi uno spareggio per il terzo posto) ma la squadra c’è.

Il top: Felipe Anderson

Non può che essere lui, il brasiliano ex Santos, l’uomo nuovo del campionato, il top dei biancocelesti. Dopo una stagione di assestamento, nella quale ha dovuto riprendersi da un lungo infortunio, il trequartista brasiliano sta sciorinando tutta una serie di numeri a effetto. Bene anche Biglia e Parolo in mezzo al campo, e gli altri acquisti Djordjevic in attacco e De Vrij in difesa.

Il flop: Keita

Ok, è giovanissimo ed è un patrimonio della Lazio, tuttavia dall’attaccante prodigio che qualche anno fa fu “scippato” al Barcellona, bisogna attendersi una conferma. Invece per ora con Pioli sta trovando delle difficoltà, legate forse anche al modulo che prevede in pratica una sola punta davanti.

MILAN 5

Dopo l’entusiasmo iniziale portato in dote dall’idolo di casa Inzaghi al debutto su una panchina di serie A, i nodi sono giunti al pettine, nonostante qualche buonissima prestazione (vedi contro Napoli e Roma in sequenza, che fruttarono ai rossoneri 4 punti) che aveva indotto all’ottimismo. In realtà la squadra è carente di qualità in ogni reparto, specie in mezzo e in attacco dove la scelta di Super Pippo di affidarsi a un falso nueve è parsa alla lunga poco efficace.

Il top: Bonaventura

Giunto in un club di prima fascia troppo tardi, il buon Jack si sta dimostrando giocatore imprescindibile per la manovra del Milan, sia che agisca da mezz’ala, sia che operi nel tridente offensivo. E’ uno dei pochi a garantire qualità, insieme al francese Menez, sorta di scommessa per ora centrata. Il fantasista ex Roma e Paris St.Germain, quando è in vena, riesce a risolvere le partite da solo… peccato sia parecchio incostante.

Il flop: Torres

Sono stati molti, troppi, i giocatori al di sotto delle attese, a iniziare dai giovani campioncini El Shaarawy e De Sciglio, di cui ancora si stanno attendendo segnali di risveglio. Sono un patrimonio non solo del Milan ma pure del calcio italiano e bisogna cercare di recuperarli. Tuttavia il vero fallimento è stato lo spagnolo Fernando Torres, che invero già al Chelsea sembrava aver completamente smarrito le caratteristiche offensive che l’avevano reso famoso al Liverpool. Fatto sta che il biondo attaccante è tornato da dove tutto ebbe inizio, al suo Atletico Madrid, in cambio di Cerci, da cui si attende un grande contributo nel girone di ritorno, almeno per centrare la zona Europa League.

NAPOLI 6

E’ vero, ha chiuso in piena zona Champions League, ma non si può considerare soddisfacente il cammino del Napoli, del quale era invece lecito aspettarsi un ulteriore miglioramento in classifica, sulla scia di Roma e Juventus. Assorbita una partenza choc (eliminazione precoce in Champions, persi molti punti a inizio campionato), la squadra di Benitez si è rimessa in careggiata ma l’infortunio di Insigne, proprio nel momento in cui il talento di casa si stava pienamente affermando e una rosa scarsa di qualità nella zona nevralgica del campo, hanno rallentato la corsa sul più bello.

Il top: Higuain

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L’attaccante argentino si sta confermando cecchino infallibile, molto probabilmente il miglior centravanti del campionato. Grande regolarità in zona gol anche dello spagnolo Callejon, che giustamente ha ottenuto la convocazione da parte della sua nazionale.

Il flop: Hamsik

Non me ne vogliano i tifosi azzurri, per il quale Marekiaro è un idolo assoluto, sta di fatto che la mia impressione è che da quando sulla panchina azzurra si è seduto Benitez, lo slovacco fatichi terribilmente a incidere in partita come accadeva fino a un paio d’anni fa. In generale stanno deludendo i centrocampisti centrali che per una ragione o per l’altra, non sembrano all’altezza di comandare una squadra di così alto livello.

PALERMO 7

Dopo un breve periodo di ambientamento, la squadra del confermatissimo Iachini (bravo stavolta Zamparini a non lasciarsi prendere dalla fretta di risultati) è letteralmente decollata, trainata dai satanassi offensivi Dybala e Vazquez. C’è tutto un girone di ritorno davanti a sé ma la salvezza pare quasi ipotecata.

Il top: Dybala

Promettente sin dai suoi esordi nel campionato italiano, l’ancora giovanissimo argentino – corteggiato dalla nazionale azzurra – è esploso in questa prima parte di stagione, tra gol, serpentine e giocate di gran classe. Tiro secco e preciso, tecnica e velocità, ha messo in mostra tutto il repertorio dell’attaccante di razza. Grande l’apporto del compagno di reparto Vazquez, trequartista magari lento ma di indubbia qualità.

il flop: Makienok

Poche chances non sfruttate appieno da questo danesone che in avanti si è fatto presto sopravanzare nelle preferenze di Iachini anche dall’attaccante dell’Under 21 Belotti. Pare destinato a cambiare squadra a breve.

PARMA 4

Tante attenuanti ma soprattutto tantissime colpe per una stagione da incubo. L’isola felice che agli occhi di tutti si dimostrava essere il Parma fino a un anno fa, si è volatilizzata nel corso di un’estate, dalla revocata partecipazione all’Europa League in poi. In attesa di un cambio di società e di una più imminente penalizzazione che andrà ulteriormente a disastrare una classifica che indica solo 9 punti, la discesa in B a questo punto, oltre che dolorosa e quasi scontata, appare anche oltremodo ingloriosa.

il top: Mauri

In un contesto difficilissimo sta emergendo il giovanissimo italo-brasiliano Jose Mauri, da poco maggiorenne e che con la punta Cerri ha fatto le fortune del vivaio parmense. Centrocampista aggressivo e di buona tecnica, è tra i pochi a salvarsi dal naufragio in corso. Bene anche l’attaccante Coda, classe ’88 all’esordio in A, prima di un lungo stop per infortunio.

il flop: Cassano

A tratti è ancora l’uomo in grado di fare la differenza, ma con la barca che affonda dovrebbe essere colui, insieme a Lodi, l’altro giocatore di maggior talento della rosa, a tirare la carretta. Invece da quando la situazione ha iniziato a incrinarsi, su di lui sono cominciate a girare le solite voci di mercato che lo danno già per sicuro partente.

ROMA 7.5

5 punti di distacco dalla Juve capolista non sono pochi, e sono frutto di una flessione evidente agli occhi di tutti nelle ultime due gare (derby capitolino acciuffato dopo un doppio svantaggio e pareggio sofferto contro il Palermo). Eppure la Roma è davvero l’unica con i mezzi tecnici che possa ambire realisticamente allo scudetto, forte di una rosa completa in ogni reparto. Peccato per la Champions League, dove i giallorossi pur non demeritando – oddio, qualche scoppola pesante si è presa – non è riuscita a superare il suo girone di ferro.

Il top: Totti

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Va per i 39 capitan Totti, eppure è ancora non solo leader e uomo simbolo della squadra, ma pure il migliore interprete in assoluto. Goleador, trascinatore, guida per i compagni, Garcia in qualche modo ne sta centellinando l’uso ma di fatto è sempre più difficile escluderlo dall’11 titolare. Ottimo anche l’apporto dei difensori Manolas e Yanga Mbiwa, che non hanno fatto pesare l’assenza del partente Benatia e confortante la crescita in mezzo al campo di Nainggolan.

Il flop: Iturbe

Con il dispiacere nel cuore, mi tocca inserire il suo nome nella casella nera. L’argentino, funambolo un anno prima all’Hellas Verona, sta pagando lo scotto di essere giunto a Roma con sin troppe aspettative, sull’onda di un investimento assai importante. Qualche sporadico exploit (il bel gol contro la Juve, qualche prestazione convincente soprattutto in Europa) ma per lo più tanto fumo e poco arrosto per lui. Ma il tempo è ancora dalla sua parte. Non pervenuto invece il terzino Ashley Cole, involuto e subito parso poco efficiente in difesa, tanto che gli è stato preferito ben presto l’arrembante greco Holebas, una delle sorprese di stagione.

SAMPDORIA 8

Mihajlovic in blucerchiato sta compiendo un autentico capolavoro, sull’onda della passata stagione. In chiusura di mercato ha sacrificato il bomber Gabbiadini e c’ è in atto una decisione importante sul futuro dell’altro attaccante Okaka, reo di aver litigato con allenatore e direttore sportivo. Sarebbe un grave errore smantellare in corso d’opera la squadra, nonostante sul mercato siano in dirittura d’arrivo due grandi colpi come Muriel, in attesa di ennesimo rilancio, e il vecchio Eto’o, che ha accettato di rimettersi in gioco pur di ritornare in Italia. Sarà difficile mantenere la terza posizione ma mai come quest’anno, la stagione è quella giusta.

Il top: Gabbiadini

Finchè è rimasto, è stato lui, giovane attaccante su cui ripongono enormi speranze azzurre, a guidare i compagni, con i suoi numerosi gol e colpi a effetto. Poi il richiamo del Napoli è stato troppo forte, soprattutto per le casse della società. Benissimo anche il funambolo Eder, il centrocampista cresciuto in casa Rizzo, mentre sono big a pieno titolo ormai Soriano, classico giocatore a tutto campo e il giovanissimo Romagnoli, difensore predestinato.

Il flop: Bergessio

L’argentino ha ruggito non appena ne ha avuto le possibilità, chiuso com’era prima dai tre frombolieri offensivi, titolari inamovibili. Nonostante diverse squadre siano in attesa di una sua risposta dal mercato di gennaio, per lui sembrano aprirsi nuovi scenari nel girone di ritorno in blucerchiato.

SASSUOLO 7,5

La salvezza è quasi ipotecata, ovviamente non per la matematica, nonostante l’ottimo bottino di punti, ma per la qualità del gioco espressa, per i risultati continui e positivi, per un impianto di gioco tra i migliori in circolazione e, perché no?, per un parco giocatori in alcuni casi di primissimo livello.

Il top: Zaza

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Golden boy Berardi sta segnando meno ma sta mantenendo appieno le promesse, dopo aver limato certe intemperanze caratteriali, Sansone mira a seguire le orme del compagno, con l’ambizione di arrivare nella nazionale dei “grandi”, in difesa è rinato Acerbi, che compone con Cannavaro – o Antei – un’ottima coppia centrale ed è stato azzeccato l’acquisto del terzino Vrsaljiko. Tanti nomi ma mi piace premiare il centravanti Zaza, sempre più a suo agio nei panni del bomber e del leader. Ormai titolare anche in nazionale, con Conte che subito ha puntato su di lui, è ancora in orbita Juve. Meriterebbe una chiamata da parte di qualche big, nel frattempo sta pensando bene di guidare il Sassuolo ben oltre una comoda salvezza.

il flop: Taider

Oddio, è un po’ ingeneroso etichettare l’ex interista come flop, ma è chiaro che su di lui si ponevano molte aspettative in mezzo al campo. Qualche guizzo c’è stato, eppure parte dietro gli inossidabili Magnanelli, capitano di lungo corso, e Missiroli. Ma spesso gli vengono preferiti da Di Francesco anche più esperti combattenti come Biondini e Brighi.

TORINO 5,5

Ripetere l’exploit della passata stagione, con tanto di conquista di un posto in Europa League, pareva utopistico, considerate le cessioni delle stelle Immobile e Cerci, ma in ogni caso non era in preventivo un campionato così tribolato, con la pecca di non essere riusciti a sostituire in maniera degna i due attaccanti. Chiude l’andata appena un passo sopra la zona retrocessione.

Il top: Bruno Peres

Terzino destro d’assalto, dotato di tecnica (da buon brasiliano) e velocità è una spina costante per gli avversari (vedi gol coast to coast segnato nel derby della Mole) e già nel mirino di squadre come la Roma. Ma Cairo, che già è tentato di vendere l’altro bravo terzino Darmian, farebbe un grave errore a privarsi di lui a stagione in corso.

Il flop: Amauri

Ok, sostituire Immobile, titolare in nazionale e ultimo capocannoniere del campionato di serie A era compito arduo per chiunque, figurarsi per uno come lui che, a discapito dell’esperienza, non è mai stato un grande goleador. Ma da qui a finire presto relegato in panchina ce ne passava, e invece… persino il giovane Martinez, agile ma piuttosto fumoso (eufemismo) in zona gol, è riuscito a rubargli il posto da centravanti.

UDINESE 6,5

Troppo altalenante il rendimento della squadra friulana, alle prese con l’anno zero della sua storia, dopo la lunghissima e fortunata gestione Guidolin. Stramaccioni era desideroso di rimettersi presto in carreggiata e tutto sommato a Udine sta dimostrando di non essere tutta fuffa, ma anzi di possedere il pedigree dell’allenatore vincente. Questa in corso pare però la classica stagione di transizione.

Il top: Thereau

Con l’eterno Di Natale fuori classifica, elemento insostituibile e a cui, come Totti, hanno donato l’elisir dell’eterna giovinezza, è salito sugli scudi il suo principale partner offensivo, il francese Thereau, a lungo protagonista con il Chievo. Prolifico e convincente, a suo agio da prima punta come da fantasista a supporto, si è dimostrato assai affidabile.

Il flop: Muriel

Di contro pare inspiegabile la caduta di rendimento di Muriel, attaccante colombiano dalle immense potenzialità ma che a Udine, in un ambiente solitamente favorevole a chi voglia crescere e maturare in fretta, non è riuscito a mantenere le promesse di Lecce. Ormai certa la fine della sua avventura bianconera già col mercato di gennaio, deve assolutamente recuperare il tempo perduto. A nemmeno 25 anni è ancora in grado di diventare un big

VERONA 5

21 punti sono un buon viatico per la salvezza, considerando poi il ritardo delle avversarie, ma – come per il Torino – il divario con le bellissime prestazioni della scorsa stagione è stato sin troppo evidente e di fatto la squadra pare arrivata alla fine di un ciclo che Mandorlini in 5 anni è riuscito a portare dalla Lega Pro a un passo dall’Europa. Obiettivo salvezza che resta a portata di mano ma occorre un atteggiamento diverso in campo, una determinazione che troppe volte è mancata e magari pure una maggiore sicurezza nei propri mezzi

Il top: Nico Lopez

Non è ancora titolare fisso e non è riuscito nell’immaginario dei tifosi gialloblu a sostituire Iturbe, giocatore di altra categoria a questi livelli, eppure il 21enne uruguaiano è stato uno dei pochi a saper ingranare la marcia quando occorreva, assistendo un altrimenti isolatissimo Toni e segnando con abbastanza regolarità

Il flop: Marquez

Presentato in pompamagna, sull’onda di un prestigioso curriculum e di un notevole mondiale disputato con il Messico, doveva sistemare un reparto, quello difensivo, che lo scorso anno era parso quello più debole della squadra. E’ risultato invece molto vulnerabile, dal passo lento (non che in gioventù fosse molto veloce ma a quasi 36 anni la cosa diventa più pesante) e sovente falloso. Poco impiegato anche Saviola, che pure nelle pochissime occasioni in cui il mister gli ha dato fiducia, ha dato positive risposte, e scarsissimo l’apporto in regia del greco di ritorno Tachtsidis, davvero troppo impreciso e disattento in un ruolo chiave

 

 

Il Pagellone della serie B al termine della Regular Season, squadra per squadra.

E’ terminato il campionato di serie B, estenuante come al solito con i suoi 42 (!) turni, ma mai come in quest’occasione così equilibrato e incerto fino all’ultimo, almeno nella zona “calda” dedicata alla promozione. E’ vero che storicamente il torneo cadetto regala sorprese e grande suspence ma con l’allargamento dei playoff fino all’ottavo posto in molte squadre hanno mantenuto alta la speranza di raggiungere l’obiettivo ed altre sono pienamente arrivate in corsa al momento opportuno dopo grande rimonta. Meno avvincente la lotta in coda, considerando che le tre retrocesse lo erano già prima di questa gara conclusiva: rimane il playout appannaggio di due tra le squadre più deludenti della serie B di quest’anno, considerando gli obiettivi stagionali iniziali. Rientra in A dalla porta principale, oltre il Palermo già promosso con varie giornate di anticipo (e che proprio ieri ha battuto il record di punti per la storia del campionato cadetto) anche l’Empoli di Sarri, squadra tecnica, che gioca un gran bel calcio, sulla falsariga della bellissima stagione scorsa terminata all’ultima gara dei playoff.

Ecco il mio resoconto completo della stagione, squadra per squadra.

AVELLINO 7

Premesso che tutte le matricole provenienti dalla Lega Pro mai come quest’anno hanno disputato una stagione favolosa, andando ben oltre le aspettative, se c’era una squadra partita col botto, quella è stata l’Avellino, in fondo la più blasonata delle quattro, laddove Latina, Carpi e Trapani erano autentiche debuttanti del palcoscenico della serie B. Girone d’andata ottimo per gli irpini, sempre in zona playoff e poi un lieve ridimensionamento, senza perdere mai di vista l’alta classifica. Alla fine per poco non si è centrato un obiettivo magari non dichiarato ma che – a conti fatti – poteva essere alla portata.

Il big: ARINI

Note di merito per il lanciatissimo terzino Zappacosta, inesauribile nelle due fasi sulla fascia destra e nel mirino dei grandi club, per il centrale difensivo Izzo e per il bomber Galabinov, mai così prolifico, ma il mio premio va ad Arini, questo mediano che ha conosciuto tanta Lega Pro prima di affermarsi a certi livelli ed entrare nel mirino di squadre di serie A. Passato dalle giovanili della Roma, ha terminato l’iter giovanile nel Napoli, diventando capitano delle selezioni azzurre. Poi tanta gavetta nei duri campi del sud e ora a 27 anni l’occasione per calcare palcoscenici più ambiziosi.

 

BARI 8,5

Comunque andrà la stagione, è impossibile non sottolineare l’impresa della squadra pugliese. Penalizzata a più riprese (brutta però questa consuetudine del nostro calcio di dare e togliere a torneo in corso punti importanti ai fini delle graduatorie finali), senza società – fino al bellissimo annuncio proprio in extremis dell’acquisizione del club da parte di una cordata presieduta dall’ex arbitro Paparesta – dapprima senza tanto sostegno di un pubblico sempre appassionato (come testimoniato dalle decine di migliaia di spettatori giunti allo stadio nel girone di ritorno, fino al tripudio dei quasi 50.000 dell’ultima gara decisiva per entrare ai playoff) e sin dalle prime battute senza allenatore, ruolo poi assolto alla grandissima dall’inedito duo, a questi livelli, Alberti-Zavettieri. Una risalita che ha dell’incredibile, una serie utile nella seconda parte del campionato da brividi, fino ai meritati playoff che, ora, sospinti da un notevole entusiasmo di tutto il capoluogo pugliese, fanno accreditare i biancorossi come i veri favoriti per la promozione.

Il Big: GALANO

Il collettivo l’ha fatta da padrone: certo, bisogna sottolineare almeno l’apporto in difesa di due talenti assoluti come Polenta, Ceppitelli (pure buon goleador) e Sabelli. Il primo, ancora giovanissimo, è in Italia da una vita e vinse un torneo Primavera (tra l’altro firmando i rigori decisivi) col Genoa accanto a El Shaarawy, Perin e Sturaro, mentre Sabelli era una delle colonne della Roma Primavera e attuale terzino dell’under di Di Biagio. Ma il migliore è stato un autentico prodotto locale: Cristian Galano, nato a Foggia ma cresciuto nel Bari e finalmente protagonista di una stagione ad altissimi livelli nel ruolo di trequartista in appoggio alle punte. Spunti, gol, giocate incredibili e tanta personalità, ha fatto il salto di qualità e a 23 anni è pronto per la massima serie.

BRESCIA 5,5

La prima delle deluse, anche se alla fine, classifica alla mano, i playoff sono sfuggiti per poco. Ma onestamente bisogna ammettere che mai i lombardi sono stati realmente in corsa per un obiettivo che la storia loro imporrebbe. La squadra è stata sin troppo altalenante, senza un’identità precisa, capace di sorprendere in alcuni elementi come di prendere delle cantonate pazzesche nei momenti salienti della stagione. Ottimo il lancio di tanti giovani, come da tradizione del club.

Il Big: CARACCIOLO

L’esperto attaccante ha cantato e portato spesso la croce, nel contesto di una squadra composta da vecchi leoni (tra cui il sempre positivo capitano Zambelli, ormai un’autentica bandiera delle Rondinelle, tra l’altro cresciuto nel vivaio locale) e tante giovani promesse. A sprazzi si è rivisto in tutto il suo talento anche Sodinha che sembrava perso per il grande calcio ma che, tecnicamente parlando, almeno in serie B, ha pochi rivali.

CARPI 6,5

Mai in affanno nella ricerca della salvezza, anzi, a un certo punto, per un buon lasso di tempo, i “piccoli” emiliani di una sempre più affermata provincia di Modena (vedi alla voce “miracolo Sassuolo”) sono pure anch’essi rientrati nell’affollata zona playoff. Un campionato insolitamente tranquillo che pochi forse avrebbero previsto alla vigilia e la sensazione che ci si possa assestare senza grosse difficoltà anche in futuro.

Il Big: MEMUSHAJ

Nell’ambito di una stagione memorabile, dove tutti sono promossi a pieni voti, nessuno dei protagonisti della storica promozione, quasi tutti esordienti in serie B, ha patito il salto di categoria, ma la nota di merito va all’albanese Memushaj, capace di segnare molti gol “pesanti” nell’economia della salvezza emiliana. Peccato per il grave infortunio (rottura del legamento crociato) patito nel finale di stagione. Un valido apporto l’hanno dato anche i più esperti a certi livelli, come il promettente portiere Colombi, ex Atalanta e le punte Mbakogu e Ardemagni, giunto dal Chievo a gennaio.

CESENA 7

La squadra di Bisoli magari non entusiasma sul piano estetico del gioco, specie se riferito ad altre squadre in lizza per la promozione, ma dalla sua ha una caratteristica ben marcata e rara in un torneo come questo: la continuità. Già, perché i romagnoli, comunque esperti e in un certo senso abituati ai saliscendi dalle categorie, mai hanno dato segno di cedimento, nel rispetto di un equilibrio comprovato da poche cadute a vuoto, così come pochi guizzi veramente esaltanti. Ripartirà in posizione di vantaggio, dalla semifinale playoff e sinceramente ci sono tutte le carte in regola per rivedere una squadra storica in serie A.

Il Big: D’ALESSANDRO

Tanti giocatori hanno veleggiato ben oltre la sufficienza, risultando tra i migliori nei rispettivi ruoli (dal ritrovato bomber Succi, ai difensori Renzetti e Krajnc, dall’esperto mediano Cascione al prodotto locale Tabanelli, finchè non è volato verso Cagliari). Inoltre si è visto a tratti il talento del giovane interista Garritano e la ripresa dell’ex viola Camporese, tormentato dagli infortuni ma il big, l’uomo capace di cambiare i destini delle gare è parso più volte l’ex romanista D’Alessandro. Il velocissimo laterale, ancora giovane (è del ciclo giallorosso dei Florenzi e Viviani) ha esordito prestissimo e ha già accumulato una vastissima esperienza cadetta, ma mai come in Romagna è riuscito a mettere in mostra le sue notevoli doti tecniche: un’ala vecchio stampo come ormai se ne contano ben poche nel panorama calcistico italiano.

 

CITTADELLA 6

Mai come quest’anno sofferta, sul bilico del precipizio ma alla fine meritata ampiamente la permanenza in categoria per la squadra della provincia di Padova (che ormai ha scavalcato le gerarchie, classifica alla mano). Foscarini, il Ferguson dei veneti, aveva una rosa francamente meno allettante degli anni precedenti, senza un vero bomber, almeno fino all’acquisizione tardiva del talentuoso Djuric , ma è riuscito a condurre la truppa all’obiettivo dichiarato grazie a un rush finale davvero degno di nota.

Il Big: PAOLUCCI

A 28 anni l’ex centrocampista cresciuto in un forte Pescara (in quella squadra tra gli altri il bomber Ciofani e il difensore Diakite, poi passato alla Lazio) di proprietà della Fiorentina, ha trovato la propria dimensione tecnica, dopo tanta, troppa serie C. Giocatore completo, di lotta e di governo, non fa mai mancare il suo apporto, è dinamico e sufficientemente tecnico, capace di caricare i compagni. Peccato si sia infortunato gravemente in extremis con conseguente inevitabile operazione. Bene nel finale anche il contributo di Djuric, decisivo in zona gol (gli manca purtroppo la continuità per sfondare del tutto), mentre si è ben confermato l’ex “gemello” di Baselli nella scorsa stagione, quel Busellato, ventunenne prodotto del vivaio locale, su cui si stanno muovendo diverse big.

CROTONE 8

Stagione storica per i pitagorici, a cui è ora impossibile precludere dei sogni legittimi di promozione. Che playoff siano dunque, mai come in questo caso meritatissimi, perché se c’è una squadra che per tutto l’arco del lunghissimo torneo ha saputo ben bilanciare esigenze di risultato e bel gioco, è proprio quella del bravissimo allenatore Drago.

Il Big: BERNARDESCHI

Si è detto: il Crotone dei giovani. E mai definizione fu più azzeccata. Perché se è vero che un grande contributo l’hanno offerto anche giocatori più esperti come la bandiera Galardo, crotonese doc e i terzini, l’arrembante ex juventino Del Prete (che vinse tutto a livello giovanile con i vari Giovinco, Paolucci, Marchisio e Criscito tra gli altri) e Mazzotta, sugli scudi sono finiti proprio gli under 20: il portiere Gomis, Cataldi (fresco vincitore l’anno scorso con la Primavera della Lazio) e gli azzurrini Crisetig e Dezi (che prima di finire nelle giovanili del Napoli già furoreggiava da giovanissimo in serie C con la maglia del Giulianova). Premio però il fantasista ex viola Bernardeschi, autore di 12 gol, molti dei quali di pregevole fattura, ad appena 20 anni in grado di trascinare spesso i compagni, finendo nel mirino persino di Prandelli che ha speso parole di grande elogio al riguardo, dicendo che in Italia pochi saltano l’uomo come lui. Una vera investitura quindi per un giocatore che potrebbe fare la differenza nei playoff.

EMPOLI 8,5

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Cavalcata trionfale e raramente messa in discussione quella dei toscani di Sarri che, dopo le belle stagioni Di Arezzo, aveva faticato a emergere a buoni livelli. Ora l’allenatore ha centrato la sua prima promozione in A alla guida di un gruppo solido, formato in grandissima parte dagli stessi giocatori che sfiorarono l’impresa appena 12 mesi fa, perdendo la finale playoff contro il Livorno. Partiti con alterne fortune verso la serie A Regini e Saponara, sul campo sono stati egregiamente sostituiti dal prodotto cresciuto in casa Rugani (che però aveva terminato l’iter giovanile nella Juventus, che tuttora ne detiene il cartellino) e da Verdi e Pucciarelli (altro proveniente dal floridissimo vivaio empolese) che si sono alternati nel ruolo di trequartista alle spalle del super duo Tavano – Maccarone.  Nonostante la pressione durante il campionato a sua volta del Lanciano, dell’Avellino e ultimo, del Latina, i toscani non hanno mai seriamente messo in pericolo la conquista della promozione diretta.

Il Big: RUGANI

Classe ’94, ha bruciato le tappe, giocando in un ruolo delicatissimo, centrale difensivo, spesso tra l’altro nei panni di leader. In grado di compensare doti tecniche, fisiche e atletiche, è il fiore all’occhiello di un vivaio che ha dato alla prima squadra anche l’altro difensore centrale, il più esperto Tonelli, il laterale sinistro albanese Hysaj (coetaneo di Rugani e già alla seconda stagione da titolare fisso), il fantasista Pucciarelli e i centrocampisti Valdifiori (alla prima promozione in A ) e il venezuelano Signorelli. Insomma, tutto o quasi nasce da lì e da una società solida che non sbaglia un colpo. Se poi davanti puoi disporre pure di due colossi come Maccarone e Tavano che giocano con l’entusiasmo dei ragazzini e con un grande attaccamento alla maglia, allora tutto diventa più facile.

JUVE STABIA 4

Un cambiamento drastico, quasi senza spiegazione quello della squadra campana, dopo il buon campionato scorso, da matricola per la B. Arreso sin dalle prime battute, intristito dai risultati che proprio non arrivavano, il team stabiese non è mai stato in corsa nemmeno per il penultimo posto, e a tutt’oggi sembra azzardato prevedere una pronta risalita in cadetteria, specie al termine di una stagione che ha mostrato sul campo una pochezza tecnica a tratti disarmante, se paragonata alle bellissime prestazioni ancora impresse nella memoria degli appassionati nel campionato scorso.

Il Big: VITALE

Difficile in un contesto simile emergere per i più giovani, seppur dotati di grande talento, come Falco, Zampano, Liviero o Suciu, alla fine gli ultimi a cedere le armi sono stati i “vecchi” Caserta e il terzino rigorista Vitale, stabiese doc che mai ha fatto mancare il suo impegno e l’attaccamento ai colori.

LANCIANO 7

Al secondo anno di B, la squadra abruzzese presieduta dalla giovane Valentina Maio, è stata ad un passo dal raggiungimento dei playoff, dopo aver a lungo cullato il sogno, visto che almeno nel girone d’andata gli uomini di Baroni hanno duellato ad armi pari con gli squadroni, nelle primissime posizioni di classifica. Il Lanciano a mio avviso ha pagato la scarsa esperienza di molti suoi pur bravissimi interpreti ad alti livelli e una rosa francamente un po’ striminzita almeno nelle alternative ai “titolarissimi”.

Il Big: MAMMARELLA

Benissimo molti protagonisti, dal fantasista Piccolo alla punta Falcinelli, dal difensore goleador Amenta al portiere Sepe ma la palma di migliore va senz’altro al capitano Mammarella che, oltrepassati i 30 anni, ha inanellato una stagione monstre, confermando i miglioramenti già evidenziati l’anno scorso in Abruzzo e accentuando le sue doti di leadership. Poi, con quel sinistro alla “Roberto Carlos” ha fatto più di una volta impazzire i suoi tifosi!

 

LATINA 8

Matricola assoluta e per un soffio non ci faceva vedere il “doppio salto” dalla Lega Pro alla massima serie. Già, sono stati proprio i laziali a contendere fino all’ultimo respiro ai favoriti dell’Empoli un posto al sole in serie A. Una conquista che sarebbe stata sì clamorosa se riferita ai quadri di inizio stagione, ma assolutamente plausibile vista la “prova del campo”. Breda ha saputo in corsa confezionare un autentico gioiello che ora ha tutte le carte in regola per ambire a entrare di diritto tra le elette del nostro calcio.

Il Big: JONATHAS

E’stata la stagione della consacrazione per il brasiliano ex Brescia, da tanto tempo in Italia e finora mai espresso a questi livelli, con la giusta continuità. Grandi doti fisiche abbinate a una tecnica brasileira hanno fatto spesso la differenza. Che coppia in attacco con l’ex juventino Paolucci, ma benissimo hanno fatto pure Crimi in ripresa dopo alcune stagioni grigie, gli ex interisti Laribi e Gerbo, il promettente regista Viviani, dopo l’infelice parentesi pescarese, un ragazzo su cui in molti sono pronti a scommettere, memori dei prodigi nel vivaio della Roma, gli esperti Milani, Esposito e Bruno, imprescindibile per il reparto di mezzo.

MODENA 7,5

Un finale in crescendo, in cui Novellino è riuscito a trasmettere tutta la sua notevole esperienza, la sua grinta, anche mettendosi in gioco, visto che sembrava (ingiustamente) ormai fuori dai giochi a certi livelli, dopo alcune stagioni invero non memorabili. In Emilia ha ritrovato gli stimoli giusti per imprimere a tutto l’ambiente la fiducia necessaria per conseguire un traguardo minimo che ora consente ai più di sperare realisticamente nel Grande ritorno in serie A. Il connubio con un roster di giocatori ben amalgamato pare vincente, l’impresa è alla portata, nonostante i miei pronostici dicano altro.

Il Big: BABACAR

20 gol è il tondo bottino del colored ex viola, finalmente capace di esprimere al massimo le sue immense qualità in attacco. Potente, veloce, tecnico, freddo sotto porta, ad appena 21 anni alcuni già iniziavano a “preoccuparsi” del fatto che fosse sin qui troppo discontinuo o un po’ “insolente”. Invece a Modena ha zittito tutti i detrattori, trascinando i canarini a un grande traguardo. Con il Diablo Granoche compone in avanti un tandem “da paura”, in grado di scardinare ogni difesa avversaria.

NOVARA 5

Fine di un sogno? Non ancora, ma è evidente che la favola del Novara, che solo pochi anni fa era stata protagonista di una cavalcata culminata nella fantastica doppia promozione dalla terza alla massima serie, è diventata una realtà fatta di lotta e sudore per mantenere la categoria. La società è solida, il parco calciatori pare francamente buono, così come il pedigree degli allenatori che in questi due anni si sono succeduti alla guida della squadra, ma qualcosa evidentemente non ha funzionato. Non rimane che ancorarsi a un playout fra deluse contro il Varese ma è palese che siamo alla fine di un ciclo che tante gioie ha regalato al pubblico piemontese, visto che ha ottenuto i massimi risultati nella storia del club.

Il Big: LAZZARI

Flavio Lazzari prometteva tantissimo da giovane, avendo esordito non ancora maggiorenne nel Lodigiani prima di passare all’Udinese, dove era divenuto fiore all’occhiello di un ciclo giovanile molto interessante (con la punta Gerardi, il centrocampista Eremenko e il difensore Rinaldi tra gli altri). E’ passato attraverso diverse squadre ma mai come quest’anno è stato decisivo con le sue doti tecniche, bravo a realizzare ma soprattutto come assist man e dando qualità alla squadra nel ruolo di raccordo tra centrocampo e attacco. La sua forma e la sua voglia di emergere potrebbero fare la differenza nel playout contro il Varese. E a 28 anni non è troppo tardi per puntare in alto.

PADOVA 3,5

Inappellabile il mio giudizio sulla squadra veneta: non ci sono attenuanti per una stagione nata male e mai minimamente raddrizzata durante il corso della lunga stagione. A nulla sono serviti gli interventi in panchina, la sessione di mercato a gennaio e gli appelli di un’intera città che, dopo gli anni di Cestaro (che non aveva lesinato sforzi economici alla ricerca della serie A), ha visto sgretolarsi le speranze con la gestione sciagurata targata Diego Penocchio. Sarà dura ripartire e tornare protagonisti in tempi brevi.

Il Big: MELCHIORRI

Viene veramente difficile indicare un nome in una stagione tanto negativa per il club bianco scudato. Più facile indicare le tante delusioni, a iniziare dall’enfant du pays, quel Pasquato che avrebbe potuto (e dovuto) fare la differenza in campo, al vecchio Rocchi che con la sua esperienza poteva contribuire maggiormente in avanti. E poi i giovani come il figlio d’arte Benedetti o Almici a cui si chiedeva il salto di qualità sono parsi spesso in balia degli avversari. Poco hanno potuto fare le colonne Iori e Cuffa, cosicchè è giusto premiare la punta Melchiorri, 27enne che in passato fece faville con la Primavera del Siena ma che sembrava perso per il grande calcio (anche a causa di una grave malattia che lo colpì sul più bello, da cui poi si riprese perfettamente) e che invece ha mostrato buoni numeri e una grande propensione al gol, attirando le attenzioni di club titolati.

PALERMO 9

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Dopo l’abbaglio iniziale preso con Gattuso – che a mio avviso comunque pare tagliato per il ruolo di allenatore – Zamparini si è allineato al torneo cadetto, al quale non era forse più abituato, chiamando in soccorso l’espertissimo (e pluri vincente a questi livelli) allenatore Beppe Iachini, e consegnandogli una delle squadre più forti e complete mai viste all’opera in tutta la storia della serie B. Missione compiuta a suon di record, ma ora in serie A bisognerà evitare gli errori fatali che avevano portato all’inopinata retrocessione di due anni orsono. I mezzi per consolidarsi nella massima serie ci sono tutti.

Il Big: BOLZONI

Verrebbe da citare tutti i protagonisti di una stagione irripetibile (il fuoriclasse Hernandez, pienamente calatosi con la giusta umiltà nella realtà della serie B, il nazionale paraguaiano Barreto, il difensore Munoz, il ritrovato Vazquez, scommessa vinta da Iachini, il giovanissimo bomber Belotti, grande colpo proveniente dal florido vivaio dell’Albinoleffe) ma il mio preferito è stato l’ex interista Bolzoni che seguo dai suoi primi passi da calciatore. Una colonna in tutte le formazioni giovanili dell’Inter, un giocatore serissimo, che già ragionava da professionista a 15 anni. Centrocampista mai domo, corre per un infinità di chilometri senza mai perdere la lucidità necessaria anche per avviare l’azione, quest’anno per la prima volta pure puntuale in zona gol, tra l’altro capace di decidere importanti partite nel finale. Si distingue anche per il look anticonvenzionale se rapportato alla tipologia del calciatore “moderno” ma soprattutto per il suo rendimento sempre ben oltre la sufficienza. A 25 anni un veterano, destinato a una grande carriera.

PESCARA 5

La mia delusione personale! Ammetto che avevo puntato molte fiches a inizio stagione sulla voglia di rivalsa degli abruzzesi, sul fatto che – rosa alla mano – potessero davvero giocarsela alla grande con le squadre più accreditate (che alla vigilia ritenevo fossero Palermo, Empoli e Siena). Grandi giocatori, molti giovani sulla via della piena affermazione e un allenatore (Marino) che dopo brutte stagioni personali, aveva tutte le credenziali per rinverdire a queste latitudini il mito di Zeman. Invece né con lui in panca, né con Cosmi, il Pescara ha dato l’idea di potersela giocare almeno per i playoff, manifestando una grande discontinuità di risultati, una certa ritrosia alla vittoria (la “pareggite” ha colpito a lungo i biancoazzurri nel corso della stagione) e in generale immaturità nel momento di fare il salto di qualità.

Il Big: RAGUSA

Se ero pronto a scommettere sul Pescara a inizio stagione era soprattutto per il validissimo parco attaccanti messo a disposizione da un tecnico che solitamente prediligeva il calcio offensivo come Marino. Tra Cutolo, Sforzini, gli ex romanisti Politano e Piscitella (poi sostituito a gennaio da un altro prodotto della Roma, l’altrettanto talentuoso Caprari), il vecchio Mascara e Maniero, spiccava lui: Ragusa. Il quale,  pur cambiando ogni anno squadra non aveva mai deluso in passato con Salernitana, Reggina e Ternana, dopo le meraviglie con le giovanili del Genoa, quando da protagonista vinse uno scudetto Primavera. A Pescara si è confermato alla grande, sdoppiandosi spesso come ala e come interno, prevalentemente a sinistra. Nonostante il sacrificio richiesto, è stato uno dei più puntuali in zona gol, abilissimo anche come prezioso assist man.

REGGINA 4

Altra nobile decaduta come il Padova, retrocessa senza appello, al termine di una nefasta stagione in cui i calabresi mai davvero sono stati in lotta per la salvezza. Non mi spiego un simile crollo, le gare complete che ho visto mi avevano dato segnali confortanti, non confermati però alla prova successiva. Sono mancati i filotti buoni, e in un torneo come quello cadetto, spesso sono le serie a fare la differenza… e gli amaranto non ne hanno mai beccata una positiva, perdendo via via sempre più fiducia e sicurezza nei propri mezzi. Come il Bologna, la retrocessione è giunta peraltro in coincidenza con una ricorrenza importante (in questo caso il centenario della fondazione avvenuta nel 1914): tuttavia l’impegno di un amareggiato presidente Lillo Foti è ripromesso anche per l’immediato futuro e secondo me il prossimo campionato in Lega Pro sarà “di transizione” per un immediato ritorno in categorie più consone al blasone della squadra.

Il Big: DUMITRU

Come nel caso del Padova, nell’ambito di una stagione deludentissima, culminata nell’amara e anticipata retrocessione in Lega Pro, difficile sottolineare il campionato di qualche singolo giocatore. Nemmeno certezze come Di Michele o Adejo sono stati in grado di raddrizzare la barca che stava affondando. Qualche bel gol lo hanno regalato due ex promesse, ancora giovani (sono entrambi del ’91) Fischnaller e Dumitru. L’altoatesino, un passato fugace anche nelle giovanili della Juventus, ha avuto molte più chances rispetto all’ex Empoli e Napoli, sul quale fino a qualche anno fa veniva quasi scontato prevedere un futuro da protagonista a buoni livelli. A tratti Dumitru ha dimostrato di possedere doti tecniche davvero non comuni, ma non è bastato a salvare la squadra calabrese da un destino che pareva ben presto segnato.

SIENA 7,5

Punti alla mano, senza penalizzazioni, la squadra toscana allenata da Beretta, avrebbe meritato sul campo la qualificazione ai playoff, contendendo anzi realisticamente il passaggio diretto in A alle due big designate Palermo e Empoli. Tutti però siamo al corrente delle condizioni in cui i bianconeri hanno dovuto affrontare il torneo, che comunque hanno onorato alla grandissima, sfiorando d’un soffio l’accesso ai playoff nell’ultima gara, quella decisiva, se solo Rosina, il giocatore simbolo della squadra, non avesse sbagliato un rigore nel finale (ci sta il parallelismo con il granata Cerci al temine della gara contro la Fiorentina).

Il Big: ROSINA

Ok, come detto si è “macchiato” del rigore sbagliato all’ultima giornata ma Rosina quest’anno è stato davvero determinante per le sorti della squadra, arrivando a 30 anni suonati alla piena maturità calcistica e affermatosi finalmente secondo le reali potenzialità. Non più “Rosinaldo”, come lo chiamavano ai tempi del Torino, funambolico ma spesso anche fumoso trottolino offensivo, ma ormai perfetto nel combinare tecnica, giocate di fino e tanta concretezza e sostanza. E’ diventato anche molto prolifico, da lui deve ripartire il Siena per una nuova rinascita della società. Tutti comunque hanno onorato al massimo la maglia, con citazioni di merito anche per i giovani Spinazzola (ex giovanili Juventus) e Rosseti e per gli esperti Angelo (ormai una bandiera bianconera) e Dellafiore.

 

SPEZIA 7

Dopo anni di tentativi, investimenti, speranze, errori, finalmente i liguri sono arrivati in fondo alla competizione con solide credenziali per ambire all’obiettivo grosso: la tanto sognata serie A. Sono servite almeno quest’anno la girandola di giocatori subentrati in rosa, il cambio di allenatore e mille traversie, ma alla fine Mangia, uno dei migliori giovani allenatori su piazza, alla prima vera esperienza da professionista – dopo i primi precoci passi alla giuda del Palermo e la positivissima esperienza alla guida di una forte Under 21 azzurra – è riuscito ad amalgamare al meglio una rosa di gran qualità in tutti i reparti, battendo sul filo di lana Siena e Lanciano.

Il Big: GIANNETTI

Premio Giannetti per quello che ha fatto durante tutto l’arco della stagione, essendo giunto in Liguria solo a gennaio dopo aver furoreggiato nella natia Siena. Anche allo Spezia comunque il giovane centravanti, che aveva timidamente debuttato in prima squadra  nella Juventus anni fa, ha fatto il suo, completando una linea d’attacco fortissima messa a diposizione del tecnico Mangia, col colosso Ebagua e l’esperto Nick Ferrari, assai provvidenziale nel finale di stagione. Ma molto positivi ai fini della scalata playoff si sono rivelati pure il fenomenale portiere Leali, ad appena 21 anni uno dei migliori della categoria e pronto per la A, dove la Juve – che ne detiene il cartellino – probabilmente lo parcheggerà a settembre, gli esperti laterali Madonna e Schiattarella e il giovane regista Bellomo, un lusso per la B, spesso decisivo (anche da subentrato) con i suoi gol nelle ultime gare, quelle più importanti.

TERNANA 6

Si poteva fare di più onestamente. Campionato di basso profilo quello degli umbri, mai in lotta vera per non retrocedere (e questo è un merito) ma mai nemmeno agganciati al treno che portava alla chimera della serie A, un treno che abbiamo visto ha accolto nel corso del torneo molte compagini. Toscano è un ottimo allenatore ma rispetto all’anno scorso non ha mantenuto le attese, nel contesto di una squadra non certo indebolita, e ha dovuto lasciare in corso d’opera la panchina al più navigato Tesser. Risultato minimo raggiunto come detto ma una squadra come la Ternana può legittimamente ambire a qualcosa di più.

Il Big: ANTENUCCI

Una autentica sicurezza per la B, una garanzia per ogni squadra che volesse affidarsi a un efficace attaccante “di categoria”. Spiace tuttavia spendere questa denominazione per uno come Antenucci che avrebbe molti mezzi tecnici per poter dimostrare anche in serie A il suo valore.  Ha 30 anni e probabilmente andrà a maturare un’esperienza all’estero (lo danno molto vicino, al pari dell’altro attaccante cadetto Pavoletti, al Leeds di Cellino), nel frattempo ha condotto la Ternana a una comoda salvezza, segnando spesso gol spettacolari (a mio avviso, quello suo in rovesciata è stato il migliore di tutto il campionato). Confortante pure il miglioramento di Maiello (indicato come l’”Hamsik della Primavera del Napoli” ai tempi in cui furoreggiava in coppia con un certo Insigne nelle giovanili azzurre), il ritorno dopo lunga assenza dell’altro bomber Litteri e positivo il campionato a metà campo dell’ex reggino Nicolas Viola, ormai pienamente convertito al ruolo di playmaker “alla Pirlo”, lui che in passato (anche in diverse Nazionali giovanili) veniva impiegato come fantasista.

TRAPANI 8

A mio avviso la vera rivelazione dell’intero torneo, e poco importa (parlo non da tifoso, chè ai tifosi siciliani importava eccome!) che i playoff siano sfuggiti di pochissimo. Nella memoria rimane una stagione memorabile, fatta di grandi imprese, ottimo gioco espresso – per lunghi tratti IL migliore di tutta la categoria, grazie alla sagacia di un allenatore come Boscaglia, vero artefice del miracolo Trapani, portato in pochi anni dalla serie D a “quasi” la serie A. Per l’anno prossimo sarà possibile dare un seguito alla positiva stagione, magari limando con l’anno di esperienza in più sulle spalle, certi squilibri che hanno portato talvolta a risultati “incomprensibili” e poco preventivabili (tipo sconfitte casalinghe con squadre di più bassa classifica o passaggi a vuoto nei momenti “clou”della stagione) e mantenendo l’ossatura vincente, anche se il primo passo sarà proprio quello di ottenere la conferma del tecnico, attualmente chiamato dalle sirene della serie A.

Il Big: MANCOSU

Strepitosa la stagione di Matteo Mancosu, che ha bissato il titolo di capocannoniere ottenuto l’anno scorso in Lega Pro, ma migliorando sensibilmente il bottino di reti, chiuso a 26 marcature. Goleador completo, rapido, spietato sotto porta, instancabile, abile a lanciarsi sugli spazi come di approfittare delle “dormite” delle difese avversarie, segnando spesso “di rapina”.  Prometteva di più da giovane il fratello minore Marco (trequartista classe ’88 cresciuto nel Cagliari, già Nazionale Under 17 e attualmente al Benevento) ma con gli anni Matteo ha saputo scalare le gerarchie, dimostrando un carattere e una passione encomiabili, che a 30 anni compiuti potrebbero dargli in dote la serie A. Ma tutto l’organico – la cui ossatura era formata dal gruppo delle due storiche promozioni ravvicinate – è andato oltre le aspettative: dal regista Caccetta (un passato nell’ultimo Foggia di Zeman, che preferiva schierarlo terzino destro fluidificante) al veterano Basso, dalle bandiere Abate, Gambino, Nordi e Pirrone (notevole il loro contributo, anche talvolta da subentrati nel caso dei due attaccanti) ai nuovi Terlizzi, Ciaramitaro e Iunco che hanno portato in dote la loro maggiore esperienza rispetto ai compagni a questi livelli. Una stagione forse irripetibile ma le basi per consolidarsi in categoria ci sono tutte.

VARESE 5

Dopo diverse stagioni ai vertici, concretizzatesi in lotte serrate per una promozione in serie A che da queste parti manca da 40 anni, dai tempi eroici del duo d’attacco Egidio Calloni – Giacomo Libera, quest’anno il Varese, che da poco aveva cambiato società, si è trovato al centro di una stagione anonima, finchè a un certo punto è rimasto invischiato nella pericolosa lotta per non retrocedere. Sembrava alla portata, nomi alla mano, quantomeno una tranquilla salvezza, nonostante una stagione tutta in salita, invece a un certo punto è probabilmente subentrata la paura di non farcela, una certa insicurezza e forse inconsapevolmente pure la perdita d’abitudine di lottare per la sopravvivenza, anziché per la vittoria del torneo. Tutti fattori che allo stato attuale – non me ne vogliano i sostenitori biancorossi – mi fanno propendere per il Novara nella gara decisiva dei playout per la permanenza in categoria.

Il Big: PAVOLETTI

Non si può certo rimproverare il bomber Pavoletti di non aver dato il suo contributo alla causa. Certo, a inizio stagione per lui – reduce da una brillantissima stagione col Sassuolo che ancora ne detiene il cartellino – e per tutto l’ambiente era difficilmente pronosticabile un campionato tanto tribolato, con appendice finale della salvezza da decidersi dopo playout. Tanti gol da parte sua che non sono stati sufficienti, complici anche lo scarso rendimento di molti suoi compagni, in ribasso dopo le due positive stagioni precedenti, qualche cessione affrettata e non ben smaltita (ad esempio Nadarevic), lo smarrimento di alcuni talenti come Caetano Calil, lontano parente del funambolo di due anni fa al Crotone, quando fuori c’era la fila per accaparrarselo e Fabrizio Grillo, di ritorno dal Siena. Scarsissimo anche l’apporto dell’esperto Blasi,  che pare giunto a una prematura chiusura di carriera. La rosa messa a disposizione di Gautieri e poi di Sottili (entrambi ottimi tecnici) mi pareva pure competitiva in gente come Damonte, gli esperti Corti e Neto Pereira, i difensori Rea e Laverone e il promettente terzino sprint Fiamozzi, ma giunti a questo punto occorre solo giocare col coltello tra i denti per ottenere una difficile permanenza in categoria.

 

Vi ricordate la storia di Marco Bernacci? Quest’anno ha contribuito alla salvezza del Bellaria

Di tante storie sentite, seguite e approfondite nel corso di questi anni, una proprio mi è sempre sfuggita e rimasta avvolta nel mistero. Una storia che fece parecchio scalpore all’epoca e che ora pare cosa vecchia, dimenticata, lontana dalla ribalta: quella di Marco Bernacci. Eppure il trentenne attaccante cesenate è ancora in attività, segna e probabilmente si diverte anche, certamente di più di quando, in pratica all’apice della carriera o quasi, decise clamorosamente di ritirarsi dal calcio giocato.

Ma torniamo agli esordi, che lo videro giungere alla squadra della sua città e del quale si è sempre apertamente professato super tifoso da una piccola società satellite, la stessa da cui provenne pure l’altro astro nascente del calcio giovanile dell’epoca, vincitore di un europeo under 21, Gianni Comandini.

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Bernacci è un centravanti, magro e spilungone ma la “butta dentro”, è sempre presente in area, gode della stima di dirigenti e allenatori. Niente gavetta, debutta con la prima squadra, fa qualche apparizione a soli 18 anni e già dall’anno successivo incrementa il suo bottino di presenze e reti (21/4).

Poi arriva un tecnico rampante e ambizioso come Castori che, senza indugi, sin dal ritiro, decide di puntare forte su di lui come centravanti di uno splendido tridente, venendone ricambiato, visto che in tre anni porterà a suon di gol e soprattutto prestazioni da leader offensivo la squadra della sua città ai piani alti della B. A quel punto irrompe in scena lì’ambizioso (pure troppo, vista la sfortunata esperienza a posteriori) Mantova di Lori che da un po’ mira alla serie A, dopo risalita prodigiosa dalle categorie inferiori.

Marco viene acquistato a peso d’oro e si guadagna un grande ingaggio per la B. La promozione tanto agognata però non arriva, Marco soffre forse la pressione o la relativa lontananza da casa, insomma, incide ma non come ci si aspettava e il Mantova lo cede per una cifra quasi identica all’Ascoli. Qui, una nuova impennata, probabilmente pure dettata dall’orgoglio ferito ma più semplicemente Bernacci riparte dal gol. Saranno ben 16 reti. Sembrano lontani i tempi di Mantova, dove aveva lasciato polemicamente dopo attriti con mister Di Carlo e incomprensioni coi tifosi.

A questo punto i tempi sono davvero maturi per il gran salto, d’altronde in B Marco ormai è una stella di categoria, in grado di fare la differenza. Non senza polemiche passa al Bologna, società a cui si era riferito in precedenza dicendo che mai, da cesenate, avrebbe potuto giocare lì, come ad esempio nel Rimini che già rifiutò in passato.

Marco inizia da titolare, ma l’impatto è devastante: abulico, spaesato, quasi assente, per nulla combattivo. Una regressione sin troppo evidente e pare poco attribuire questo brusco calo di rendimento al pur impegnativo salto di categoria. Anno perso, con la soddisfazione effimera del primo e unico gol in Serie A.

Torna ad Ascoli in B dove, come per incanto, si risveglia, ritornando bomber implacabile, 15 gol senza rigori  tanta sostanza, tanta leadership in una squadra povera a livello di organico. Sempre sotto contratto col Bologna, giunge una nuova buona opportunità, a livello di piazza storica.

Qui invece succede un fatto che sembra davvero inspiegabile, almeno visto da fuori, per chi ovviamente non conoscesse a fondo le reali motivazioni e lo stato d’animo del ragazzo. Dopo la prima partita di campionato col Torino, Bernacci decide di ritirarsi, di lasciare (temporaneamente?) il mondo del calcio. Si prova a capire i reali motivi, ma poco trapela su di lui, solitamente già molto schivo e poco incline ad apparire in pubblico. Il toro sapeva di avere per la mani un grande centravanti, lui sapeva di potersi rilanciare, finalmente dimostrando le sue qualità in una squadra esigente, ricca di storia. O forse non lo sapeva, forse aveva perso fiducia in sé stesso, nel calcio, forse aveva perso la voglia, la motivazione. Rinuncia allo stipendio, si ferma.

Trascorre un anno sabbatico e alla fine rompe gli indugi, decidendo di tornare a giocare ad alti livelli. Le squadre interessate non mancano, la spunta il Modena. Ma è un fuoco di paglia, non è pronto, gioca solo 14 spezzoni di partite, corredate da un gol. Del giovane vecchio bomber paiono perse le tracce, nemmeno a Livorno da gennaio lascia il segno, aggiungendo al risicato score 15 presenze e 2 gol.

Il resto è storia, torna al Bologna ma non ha difficoltà a rescindere un contratto che non lo avrebbe condotto da nessuna parte. E’ “finalmente” libero di giocarsi il futuro, di non farsi imporre scelte. Si accasa, stavolta sì, al Bellaria Igea Marina, ha solo 29 anni e il ritorno nella sua Romagna avviene in punta di piedi, in una squadra di giovanissimi e mestieranti che con dignità ambisce a una permanenza in lega pro seconda divisione, categoria che Marco non aveva mai disputato.

Anche grazie ai 6 gol e all’esperienza e a un rinnovato entusiasmo di Marco, quest’anno la missione è brillantemente riuscita

Emanuele Giaccherini era forte ben prima di diventare “Giaccherinho”

Ho sempre apprezzato Emanuele Giaccherini, ben prima che qualche giornalista si affrettasse a ribattezzarlo Giaccherinho (ben prima della Confederation Cup, ci pensò il suo tecnico Conte a definirlo così, sottointendendo quello che di fatto accade da anni: si perdono per strada bravi giovani – Giack di gavetta ne ha fatta eccome, finanche a ipotizzare di ritirarsi anzitempo tra i dilettanti della Romagna – per prendere presunti fenomeni esotici).

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Giaccherini non è più giovanissimo ma si è guadagnato sul campo, con sudore e- perchè no? – buone qualità tecniche, i gradini più alti, la Juve, gli scudetti, la chiamata in Nazionale, l’esordio, la permanenza del gruppo e ora un po’ di meritata ribalta, visto che sin qui, della claudicante esperienza della spedizione azzurra, si sta rivelando il più convincente, se non altro il più “in palla” fra i compagni.

Dalle Giovanili del Cesena (dove assieme al più vecchio compagno d’attacco, Meloni, lui sì ormai perso per il calcio dei pro fa sfracelli di gol) si intuisce che siamo di fronte a un giocatore dalle grandi potenzialità, ma i dubbi sul fisico sono legittimi.

A 19 anni va in prestito a farsi le ossa nella vicina Forlì, segna un solo gol, è acerbo ma colpisce per intraprendenza, velocità impressionante, insomma, ci si può investire, il Cesena ci crede. Poi altra tappa nelle vicinanze a Bellaria, sempre c2, Gioca titolare, prende dimestichezza col mondo dei pro, ma nella seconda stagioene incappa in un brutto infortunio, il recupero è lento e difficile, i ritmi spaventano, Emanuele medita seriamente di ritirarsi anzitempo, la strada pare troppo in salita e forse percepisce che la casa madre, impegnata a costruire una squadra forte per risalire in categorie più consone al proprio blasone, vuole puntare su grossi nomi di categoria, più esperti.

Invece arrivano forti rassicurazioni, l’anno successivo la nuova ripartenza è quella giusta. A Pavia, in una situazione di evidente emergenza, confeziona una stagione monstre, segnando 9 gol e mettendo in mostra un repertorio di guizzi, di fantasia e velocità niente male per uno che staziona da troppi anni in quarta serie.

Torna a Cesena, pare però destinato a non rientrare nei piani di una squadra lanciatissima verso la B, invece il neo tecnico Bisoli si “innamora” della sua tenacia, della sua determinazione, della sua motivazione e della sua educazione, la sua personalità e punta sul talento di casa, venendone ampiamente ripagato.

Contribuisce da punto fermo, da punto di forza, alle due promozioni consecutive che porteranno la squadra romagnola in serie A dopo un ventennio. E’ la realizzazione di un sogno, che si materializza di gara in gara nello splendido primo anno di A con Massimo Ficcadenti in panchina, dove Emanuele, con i compagni Parolo e Nagatomo, diverrà rivelazione dell’intero massimo torneo italiano.

Saranno ben 97 presenze, condite da 20 reti per Giak, ormai non più solo attaccante esterno veloce e punzecchiante come le zanzare sui difensori avversari, ma giocatore quasi a tutto campo, come divenuto ormai agli ordini dei due suoi attuali mister, Conte e Prandelli che, pur usandolo con parsimonia, vengono sempre ripagati da prestazioni certe, consolidate. Ala, interno, mezzz’ala, a sostegno delle punte, niente di spettacolare o lasciato al caso (anche se rimangono sporadici colpi ad effetto, come quello visto in occasione del gol contro il Brasile o degli assist dispensati durante la manifestazione in corso) ma si tratta di un giocatore su cui gli allenatori sanno di poter contare a occhi chiusi. Avercene di così, e difatti dubito che la Juve se ne disferà a cuor leggero. La storia è piena di gente che, con umiltà e determinazione, ha raggiunto traguardi magari insperati alla vigilia. Non per scomodare paragoni ingombranti, ma nella stessa squadra bianconera, tra gli uomini chiave di quello splendido primo ciclo di Lippi c’erano Torricelli, Di Livio o Pessotto, che non  mi pare avessero pedigree da campione conclamati, eppure conquistarono grandi vittorie.

Serie B al giro di boa: ecco i 10 giocatori che si sono messi più in luce in questo girone d’andata

Giunti alla lunga pausa invernale, e dopo uno stretto giro di boa del campionato in corso, ecco i dieci giocatori che maggiormente si sono messi in luce sinora in serie B, trascinando spesso e volentieri le proprie squadre.

Un campionato, quello cadetto, sempre interessante ma mai come quest’anno in grado di lanciare tanti elementi interessanti, giovani in cerca di ribalta e squadre capaci di mostrare un calcio all’ insegna di una qualità di gioco di livello superiore, penso alle corazzate Livorno e Sassuolo in primis ma anche a squadre meno attrezzate ma sbarazzine al punto giusto come Juve Stabia, Cittadella, Ascoli o l’Empoli che miracolosamente sta risalendo posizioni su posizioni, fino a insidiare le squadre più blasonate in lizza per i playoff. Ci si aspettava di più dall’Hellas la cui bontà e superiorità della rosa è pressoché lampante ma non sempre in B basta ad ammazzare i campionati. In difficoltà le matricole, la gloriosa Pro Vercelli e il Lanciano, seppur in ripresa. Così così Spezia e Padova, male la Reggina, così come le retrocesse dalla massima serie Cesena e Novara, ma si sa che il campionato è lungo e c’è tutto il tempo per rimediare e per sovvertire i pronostici.

TOP 10 SERIE B

Missiroli del Sassuolo: un lusso per la B

Missiroli del Sassuolo: un lusso per la B

1-      MISSIROLI autentico califfo per la categoria, a 26 anni è ormai prontissimo per la serie A, dopo i timidi approcci tra Reggina, dove è cresciuto e Cagliari. Pagato a peso d’oro l’anno scorso dal Sassuolo, sta trascinando i compagni a una storica promozione, con giocate raffinate in mezzo al campo, una tecnica cristallina in grado di risaltare sempre e la giusta personalità e cattiveria. Ideale raccordo tra una mediana guidata sapientemente dal capitano Magnanelli e l’attacco atomico che vede emergere di gara in gara giovani come Boakye e Berardi.

Siligardi, stagione boom al Livorno

Siligardi, stagione boom al Livorno

2-      SILIGARDI dopo le prodezze con le giovanili dell’Inter, quando furoreggiava nel trio offensivo con Balotelli e Biabiany, finalmente a 24 anni suonati e dopo aver un po’ deluso in serie A a Bologna, si è riproposto alla grande in Toscana dove, a suon di gol e autentiche prodezze, è divenuto il beniamino del pubblico del Picchi. Potenza, la giusta convinzione e una superiorità tecnica che gli consentono giocate mai banali e spesso vincenti. Con Paulinho e Dionisi compone il miglior terzetto d’attacco del campionato ma il segreto della splendida stagione dei labronici è soprattutto lui.

il fantasista dell'Empoli Saponara, pronto per incantare in serie A

il fantasista dell’Empoli Saponara, pronto per incantare in serie A

3-      SAPONARA da tempo gli esperti di calcio giovanile lo annoverano tra i migliori prospetti in assoluto del calcio italiano e a mio avviso non si sbagliano. Questa è la stagione della consacrazione per il fantasista dell’Empoli, cresciuto nel Ravenna, un ’91 che gioca da veterano, in grado di innescare i vecchi leoni Tavano e Maccarone e di far sognare con giocate e dribbling d’alta scuola, mai fini a sé stessi, ma anzi spesso e volentieri risolutori. Quando consegna un passaggio vincente, esulta come avesse fatto gol, ma d’altronde le sue giocate sono davvero efficaci. Una sorta di Luis Figo dei tempi nostri.

4-      CACIA il miglior bomber della categoria, ben 81 gol in B nella sua carriera, nella quale però non ha mai convinto salendo di gradino. Ma per l’ Hellas conta avere nelle proprie fila un attaccante di questa levatura, in grado di capitalizzare al massimo le occasioni che gli capitano. Spietato, astuto, pratico, spesso spettacolare.

5-      BOAKYE già l’anno scorso, a 18 anni seppe stupire, giocando regolarmente e segnando bei gol ma è quest’anno che il ghanese, cresciuto nel Genoa, dove ha esordito “bambino”, sta sfoderando quelle doti che lo fanno avvicinare addirittura a Samuel Eto’o. Veloce, razionale, concreto, segna gol di destro e di sinistro, di testa, al volo. Un vasto repertorio di colpi che ne fanno a nemmeno 20 anni un potenziale campione, sul quale c’è già sotto la Juventus, giunta in anticipo sulle pretendenti sempre più numerose

6-      ZAZA punta mobile, preziosa, compatta, sempre imprevedibile. E pensare che a 21 anni sembrava un talento non realizzato pienamente, considerate le belle premesse di Bergamo, quando furoreggiava in avanti con la maglia dell’Atalanta Primavera. Finito alla Sampdoria e tagliati i lunghi capelli, si intristì senza emergere e nel doppio prestito tra Juve Stabia e Viareggio (quindi in Lega Pro) solo a sprazzi aveva incantato. Ma la stoffa è rimasta inalterata, così come la voglia di stupire… ed eccolo quindi trascinatore assoluto di un Ascoli, tra le squadre rivelazioni del torneo.

7-      LAZAREVIC freccia modenese, agile e veloce come non mai, padrone dei propri mezzi come invece non gli era riuscito del tutto nelle precedenti esperienze cadette al Torino e al Padova. Lo sloveno, classe ’90, è un altro gioiello uscito dalle giovanili del Genoa. Quest’anno ha trovato il ruolo giusto, guastatore offensivo delle fasce, non ancora concreto in zona gol ma zanzara pungente per le difese avversarie, oltre che assist man perfetto per il redivivo Ardemagni, il Fernando Torres italiano.

8-      FARIAS il brasiliano del Padova sta esplodendo in tutto il suo talento, dopo che sin dalle giovanili del Chievo sta facendo parlare di sé come devastante punta esterna. Di anno in anno sta migliorando in zona gol, dove predilige arrivare dopo lunghe e solitarie fughe palla al piede. Maturo e posato, non il classico brasiliano come impostazione, sembra più un Europeo (e d’altronde è in Italia da quando ha 16 anni). Nella stagione in chiaro scuro dei patavini rappresenta il fiore all’occhiello e probabilmente la certezza da cui ripartire

9-      JORGINHO il giovane regista italo brasiliano, pescato giovanissimo dall’Hellas Verona è il miglior centrocampista del campionato, quello più promettente e sempre positivo pur tra gli alti e bassi della squadra scaligera. Di recente convocato da Mangia, appare un predestinato, per come sa già guidare la squadra, per la considerazione di un tecnico esigente come Mandorlini, per come si è imposto in prima squadra al cospetto di califfi come Hallfredsson e Bacinovic. Ne risentiremo parlare a lungo

10-   SANSOVINI nella stagione iniziata da favorita, seppur arrivando dalla Lega Pro, e proseguita un po’ a tentoni fino a stabilizzarsi nel calderone delle squadre in lotta per i play off, una certezza assoluta per lo Spezia è rappresentata dal suo attaccante e capitano Sansovini, che si sta confermando bomber e uomo simbolo della squadra, un po’ come gli successe un anno fa a Pescara. Inutile dire come finì la stagione scorsa per gli abruzzesi, ma spesso si tende – esaltando giustamente i giovani Verratti, Insigne e Immobile,ora protagonisti di altri palcoscenici, più prestigiosi – a sottovalutare il grande apporto dato proprio dall’esperto fantasista ora in forza ai liguri. Capocannoniere della serie B in corso, sempre positivo e minaccioso nelle aree avversarie: a quasi 34 anni sta vivendo una seconda giovinezza.

Il Pagellone della serie A – parte 1

E’ terminato il campionato di serie A e puntuale arriva il mio personale bilancio sui protagonisti di questa esaltante ma pure controversa stagione, in attesa dei verdetti relativi al calcio scommesse che potrebbero sovvertire graduatorie e punteggi.

ATALANTA

La vera rivelazione del campionato, soprattutto in merito alla pesante penalizzazione iniziale. Colantuono ha infondato sicurezza a un gruppo proveniente dalla serie cadetta ma di gran qualità. Gioco arioso, solido e razionale, sospinto da un pubblico affezionato e numeroso.

Big  DENIS – meno prolifico nel girone di ritorno ma è grazie soprattutto ai suoi gol di inizio stagione che la squadra ha colmato velocemente il gap di punti. La sua miglior stagione italiana.

Sorpresa CIGARINI – non certo una novità ma pur reduce da una negativa esperienza spagnola, Luca ha saputo rifarsi tornando a Bergamo. Giustamente premiato da Prandelli in vista degli Europei, per i quali nutre una fondata speranza di essere arruolato. Da evidenziare pure le conferme di Peluso e Consigli, e la buona stagione di Bonaventura, giovane del vivaio, Schelotto e del piccolo Maxi Moralez, all’esordio nel campionato italiano.

Delusione MASIELLO – Non può che essere Andrea Masiello, che rischia di rovinare anzitempo una carriera che sembrava ben più che promettente. Protagonista con Bonucci e Ranocchia un paio d’anni fa di una stagione monstre a Bari, è caduto nella tela del calcio scommesse e ne è ancora fortemente invischiato.

BOLOGNA

Gran merito a Pioli che ha saputo, proponendo un calcio di qualità, ottenere una comoda salvezza, andando oltre le aspettative. Squadra a tratti spettacolare, sorretta dalle individualità ma forte pure di un cambio tattico in corsa, con l’utilizzo della difesa a 3.

Big DIAMANTI – Stagione positivissima per l’estroso trequartista, che si è diviso con l’astro nascente Ramirez il compito di supportare Di Vaio in avanti. Colpi di gran classe, un giocatore ritrovato e buono pure per la Nazionale.

Sorpresa TAIDER – giovane di appena 20 anni, esordiente in serie A, mostra carattere, personalità e un abbinamento perfetto di tecnica e fisicità. Giocatore moderno già finito nel mirino della Juventus.

Delusione ACQUAFRESCA – non è ancora pienamente sbocciato in tutto il suo talento l’attaccante italo-polacco. Qualche gol ma ancora tanta personalità da acquisire, così come la giusta cattiveria sotto porta.

CAGLIARI

Stagione tribolata, pur coronata da una serena salvezza. Cambi in corsa, ripensamenti, cessioni di colonne storiche, alla fine Ficcadenti ritrova il bandolo della matassa ma per l’anno prossimo occorrerà partire da basi più solide, oltre che risolvere una volta per tutte il problema dello stadio.

Big ASTORI – non fa più notizia il difensore di scuola Milan, azzurrabile per gli Europei e sempre più sicuro in coppia con Canini. Pronto per una squadra d’alta classifica.

Sorpresa PINILLA – Attaccante pienamente affermato, sorprende tuttavia il modo in cui si inserisce alla perfezione all’interno dei meccanismi della squadra, risolvendo così un annoso problema relativo al centravanti. Se sta bene tutto l’anno è un bomber da 20 gol a stagione.

Delusione LE PUNTE – Spiace bocciare l’ intero blocco offensivo ma prima dell’arrivo del cileno Pinilla, né Larrivey (esclusa una superflua tripletta), né Thiago Ribeiro (incostante e meglio da fantasista), né un sottoutilizzato Nenè hanno saputo fare la differenza. Meglio Ibarbo, anche se appare ancora tatticamente da registrare.

CATANIA

A lunghi tratti la terza miglior squadra per gioco espresso, dopo Juventus e Udinese. Montella, pronto per grandi palcoscenici, è ambito da molti prestigiosi club. Forse si chiude un ciclo, considerando la partenza del direttore Lo Monaco, autentico talent scout della squadra.

Big LODI – arrivato tardi al calcio che conta, considerando le grandi qualità che possiede, mostra finalmente tutto il suo repertorio fatto di gol a effetto (specie su punizione, dove ormai non è secondo a nessuno), rifiniture, ottima regia. Un giocatore da grandi palcoscenici, visto che ha raggiunto la piena maturità e una certa consapevolezza dei propri mezzi.

Sorpresa MARCHESE – Ripescato dopo un paio di anni di oblio, approfitta dell’infortunio del titolare Capuano e non esce più dall’undici titolare. Ottimo in fase di propulsione, efficace in difesa e pure goleador quando occorre. Ritrovato. Conferme da parte di Bergessio e Gomez, stupiscono i colpi di Barrientos (finalmente al top della forma) e la condizione di Legrottaglie, autentico leader difensivo.

Delusione SUAZO – Sembra quasi un ex giocatore, lui che per un decennio e oltre ha deliziato i tifosi italiani con le sue corse a perdifiato e i numerosi gol.

CESENA

Clamorosa retrocessione, specie se la rapportiamo alle tante attese suscitate da un calcio mercato coi botti, che facevano indicare proprio nella squadra romagnola la rivelazione di agosto, pronta per il salto di qualità. Invece è stata tutta una corsa in salita, nonostante i progressi visti con Beretta, da cui sarebbe saggio ripartire.

Big PAROLO – Stagione difficile la sua, dopo le ottime premesse dell’anno scorso. Eppure conferma le buone impressioni passate, inserito in un contesto non certo facile. Ha perso il treno per gli Europei ma merita una nuova chance.

Sorpresa I TANTI GIOVANI – Seppur mandati allo sbaraglio, non hanno perso la bussola e rappresentano anzi il miglior investimento per il futuro: alludo in particolare a Tommaso Arrigoni (centrocampista classe ’94!), nipote dell’ex mister Daniele e all’agile punta italo-svizzera Rennella.

Delusione I TANTI “NOMI” ACCLAMATI ALLA VIGILIA – Purtroppo, chi per un motivo, chi per un altro, i vari Mutu, pur autore di alcuni pregevoli gol, Iaquinta, Santana e, soprattutto Martinez, involuto paurosamente dopo il flop juventino dell’anno scorso, hanno toppato in pieno la missione di far gol.

CHIEVO

Torna Di Carlo, si succedono i tecnici e si confermano come sempre i risultati. Salvezza mai così sicura e “semplice”, gioco meno arioso forse dell’anno scorso ma spesso efficace. Non fa più notizia ma i numeri dicono che qualche studio in più su questo “fenomeno” andrebbe svolto.

Big ACERBI – Sbocciato solo nel girone di ritorno, ha fornito prove sontuose fino a far “litigare” in chiave di calciomercato Milan (favorito) e Juventus. Tecnica, tenacia, concretezza, forza fisica e visione di gioco: è nato un grande difensore, dopo l’ottima stagione scorsa alla Reggina.

Sorpresa BRADLEY – Un americano tutto d’un pezzo, incontrista dai piedi buoni, solido e veloce di piedi, ha giocato da veterano.

Delusione PALOSCHI – Forse ci si aspettava qualcosa in più dall’ex enfant prodige del Milan, che non fa mai mancare il suo impegno, al servizio del “vecchio” Pellissier ma del quale si contano pochi gol a conti fatti.

FIORENTINA

Stagione nata male, all’insegna del “precariato” e di un mercato votato al basso profilo, si rischia addirittura la retrocessione ma le basi per ripartire sembrano esserci eccome. Da dimenticare l’episodio shock tra Delio Rossi e il giovane serbo Lijajc.

Big JOVETIC – In una stagione pessima, brilla lucente la stella del montenegrino, tuttavia ancora troppo spesso colpito da infortuni che potrebbero precluderne l’ascesa ai massimi livelli. Per il resto ha già fatto vedere di cosa è capace, tra gol (14), serpentine, dribbling e capacità di leadership. Sembra il primo Baggio, ma diciamolo ancora sottovoce.

Sorpresa – NASTASIC – appena diciottenne sfodera buone prestazione. Non sarà ai livelli di Vidic, al quale viene da sempre accostato ma mostra grinta, carattere e maturità.

Delusione  CERCI – con le qualità che si ritrova, e che gli sono riconosciute sin da ragazzo delle giovanili romaniste, dovrebbe stare fisso in Nazionale. Invece, pur avendo iniziato bene, sull’onda del finale del campionato scorso, si perde tra litigi, incomprensioni, scarso feeling con il mister Rossi e voci di “bella vita”. Alessio, dipende tutto da te! Non buttare via il tuo talento.

GENOA

Tribolatissima stagione rossoblu, salvata in extremis grazie all’appannamento improvviso del Lecce. Preziosi, appassionato presidente, dovrà riflettere per bene e magari costruire una squadra con maggior equilibrio.

Big PALACIO – l’ Inter si sarà maledetta per non averlo acquistato ad inizio stagione su suggerimento di Gasperini. Mai così prolifico, l’argentino dal caratteristico codino è una vera freccia sulla fascia e spietato in zona gol. In grado di segnare in tutti i modi possibili. In una stagione soffertissima merita un plauso anche il capitano Rossi, mai domo e sempre in grado di metterci la faccia.

Sorpresa BELLUSCHI – uno dei pochi volti nuovi a salvarsi, si inserisce bene, con umiltà. Spazia da interno a ala, lui spesso in patria paragonato a Camoranesi. Vale la pena rivederlo per una stagione intera.

Delusione I TROPPI STRANIERI SBAGLIATI – un elenco purtroppo lungo quello dei giocatori esteri portati come incognite e rivelatisi alla fine ben poco adatti al calcio italiano, dalla punta Pratto al laterale Birsa, dall’acerbo Jorquera (che pure possiede ottimi colpi in regia) al desaparecido Ze Eduardo. Allargando il cerchio, appare in forte declino la stella di Gilardino e svalutati Constant e Kucka, sui quali è tuttavia doveroso provare a ridare fiducia.

 

INTER

La vera delusione del campionato, le cui difficoltà paiono evidenti sin dalla brevissima gestione Gasperini, parso quasi subito inviso all’ambiente. Ranieri sistema qua e là fino al clamoroso tracollo; il giovane Stramaccioni punta sull’orgoglio e per un soffio non riacciuffa un posto in Champions che a quel punto francamente sarebbe stato eccessivo. Meglio ripartire con umiltà, mettendo in soffitta la gloria degli anni recenti.

Big MILITO – Dopo un inizio difficile, che sembrava confermare i passi indietro dell’anno scorso, rinasce nel girone di ritorno, segnando a ripetizione, come ai tempi del Triplete. Un esempio di forte attaccamento ai colori nerazzurri.

Sorpresa POLI e OBI – I due giovani nel momento del bisogno dimostrano di essere “da Inter”: danno una bella rinfrescata a una mediana in forte crisi e crescono in personalità. Da tenere, anche se si teme che possano divenire oggetto di scambio per arrivare a un top player, come va di moda dire oggi.

Delusione LA VECCHIA GUARDIA a pancia piena – Salviamo assolutamente capitan Zanetti, inesauribile cursore e abile in ogni zona del campo, viene meno invece l’apporto di gente come Cambiasso, Lucio, Snejider e Stankovic. Male Pazzini, intristito e poco presente in zona gol e mezzo flop Zarate, salvato in extremis dal coraggioso Stramaccioni.

JUVENTUS

Stagione incredibile, coronata da un inaspettato quanto meritatissimo scudetto. Pochi immaginavano una Juve così competitiva per tutta la stagione. Egregio Conte nell’assemblare, modificare, plasmare una squadra giovane ma pure esperta, perfettamente amalgamata tra Big e ottimi giocatori in cerca del sigillo vincente (Vucinic, Liechtsteiner, Pepe). Un grande gruppo, da puntellare in vista della Champions. Tornato su livelli di eccellenza Buffon e addio magico da parte del Capitano Alex Del Piero.

Big PIRLO– Difficile scegliere nel contesto di una stagione fantastica dei bianconeri. Premio Pirlo, il cui modo di interpretare il ruolo datogli da Conte ha letteralmente inventato il gioco della Juventus. Ancora uno dei migliori registi del mondo.

Sorpresa BONUCCI – In mezzo a conferme come quelle di Barzagli e Chiellini e alla crescita esponenziale di Marchisio e Vidal, è giusto sottolineare come, soprattutto dopo il passaggio alla difesa a 3, abbia spesso giganteggiato il difensore ex Bari che ha saputo giocare in sicurezza, forte di doti tecniche superiori alla media, ben protetto dai compagni di reparto.

Delusione ELIA e KRASIC – In un contesto in cui tutti hanno reso al meglio delle loro possibilità, i mugugni vengono dalle fasce, con il biondo Krasic lontano parente della promettente freccia vista all’opera l’anno scorso e l’olandese autentico flop, non solo della Juventus, ma di tutto il campionato. Impacciato, dribblomane improbabile, superficiale negli approcci alle partite. Da rispedire al mittente.