Preferivo il Napoli di Mazzarri a quello di Benitez

Era da qualche tempo che stavo covando l’idea di scrivere qualcosa sul Napoli di Benitez. Lo faccio alla vigilia di un campionato che magari poi riuscirà anche a vincere (ma il mio pronostico in realtà lo vede in zona Europa League, visto che prevedo un inserimento dell’Inter in zona preliminari di Champions.. ecco, ormai l’ho detto!) e con un giorno di mercato ancora utile per tentare di migliorare ancora la rosa, dopo i tanti nomi sfuggiti.

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Che Benitez sia un tecnico che fa giocar bene a calcio le sue squadre è indubbio: ha la mentalità spagnola, quindi gioco propositivo, a testa alta contro tutti, giocatori (in teoria) tutti in grado di cavarsela tecnicamente e ricerca di un calcio offensivo. Tuttavia, la cosa migliore che ha fatto è stata quella di uscire dai gironi della Champions l’anno scorso, pur arrivando a pari degli altri, in un girone di ferro. Tutti abbiamo negli occhi le belle partite disputate in Europa, senza timori reverenziali e col piglio delle grandi. Invece in campionato, bisogna ammetterlo, la squadra partenopea, pur inanellando tantissimi punti e mai a rischio quarto posto, non è mai stata realmente in corsa per il titolo, stravinto dalla Juventus dei 100 punti, ma pure lontana dalla Roma rivelazione di Garcia. Ammetto che non mi era piaciuto il modo in cui si era concretizzato il passaggio di consegne tra “Piangina” Mazzarri e il tecnico iberico. Ok, è nello stile del Presidente, è un uomo di spettacolo e ci stanno i grandi proclami, però tutto questo sbarazzarsi in un sol secondo di un passato comunque più che dignitoso (culminato in un secondo posto in campionato) mi sembrava francamente eccessivo, come se tra i due allenatori, caratteristiche tattiche a parte, vi fosse una categoria di mezzo. Tutto questo credo fosse stato ingeneroso nei confronti di Mazzarri. Oltretutto, diciamolo chiaramente, il tecnico livornese aveva un super Cavani in canna, ma a Benitez avevano consegnato su un piatto d’argento al suo arrivo gente come Higuain e Albiol, talenti come Callejon e Mertens, cui si sono aggiunti strada facendo Jorginho e Henrique, senza tener conto chune erano stati trattenuti gioielli come Hamsik (pupillo di Mazzarri ma secondo me mai in sintonia con Don Raffaè e Zuniga). Una squadra migliorata in ogni reparto il Napoli di Benitez, questa la percezione di tutti, legittima, come pure il fatto che si sia quasi sin da subito affidato a stranieri, per la maggior parte di matrice “latina”. Estromesso subito Paolo Cannavaro, con Maggio riportato terzino fino all’arrivo del già citato brasiliano Henrique, con Insigne mai del tutto lanciato tra i titolari, e tuttavia la formula sembrava funzionare. Ma, venendo ai bilanci, dopo una pesante e precoce eliminazione europea, contro una squadra sì di tutto rispetto come l’Athtletic Bilbao, ma pur sempre alla portata, almeno sulla carta, cosa possiamo dire? Che io, personalmente, tutti questi miglioramenti apportati da Benitez non li ho notati. Anzi, con Mazzarri mi pareva che la squadra avesse una sua identità più precisa, un’aggressività e una carica agonistica qui sconosciuta, persino – mi vien da dire – ma è un pensiero retroattivo, un maggior attaccamento alla maglia. Contro il Bilbao, squadra basca e con in campo tutti elementi provenienti dal loro vivaio, pescati tra i Paesi Baschi, di cui i biancorossi si fanno portavoce e simbolo, in campo quanti italiani c’erano fra le fila del Napoli? Ma non voglio farne una questione retorica o nazionalista – che pure alla luce dello stato deprimente del calcio italiano sarebbe plausibile -, solamente porre l’attenzione sull’utilità a questo punto del ricorrere a tutti i costi al nome (di grido?) internazionale. Gonalons, Lucas Leiva, Fellaini… quanti nomi rimbalzati per tutta l’estate, e alla fine eccoti arrivare il giovane difensore belga Koulibaly al posto di un Astori finito a Roma ma qui mai realmente valutato e un David Lopez dall’Espanyol, non uno Xavi Alonso ma nemmeno un Illarramendi, per dire. Eppure stanno facendo di tutto per piazzare Dzemaili, dopo aver già ceduto al migliore offerente un mediano mai domo come Valon Behrami. Mah, magari verrò smentito, ma sinceramente sono molto perplesso della piega che sta prendendo la società, con tutto l’affetto e la stima vera che provo per gli amici napoletani.

Il punto sulla Serie A: ecco perchè la Juventus parte ancora favorita

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Manca davvero poco ormai all’inizio del campionato. Come sempre altrove i giochi seri sono già iniziati, visto che in Ligue 1, Premier League e altre, come ad esempio la Eredivisie, già si gioca per i tre punti, mentre sono prossimi allo start pure Bundesliga e Liga. Mentre qui da noi addirittura si sta discutendo se posticipare l’inizio delle scuole per consentire alle famiglie di godersi qualche tardivo giorno d’estate che mai come quest’anno si è fatta attendere, anche la serie A pare più indietro di tutti,e non solo per via del calendario. E’ stato davvero un calcio mercato povero, addirittura peggio di quello dello scorso anno, dove almeno giunsero in Italia alcuni “nomi” ancora di grido come Higuain e lo sfortunato Gomez che, andandosi a sommare ad alcune liete sorprese (Iturbe, i napoletani Callejon e Mertens) fecero andare in attivo il bilancio. Ok, non tutto è ancora definito ma sembra che siamo sempre più destinati a diventare un mercato export più che d’importazione, laddove sono ancora nomi caldi quelli di big come Vidal, Benatia e Cuadrado, dati per persi, ceduti al miglior offerente, ma pure il made in Italy, proprio quello da cui si dovrebbe ripartire con vigore e convinzione, ha intrapreso questa tendenza, con le cessioni del capocannoniere Immobile e quelle, probabili, di Cerci e Destro.

In mezzo a questo quadro desolante, le nostre squadre sempre meno dispongono di mezzi per competere a certi livelli ma,come visto,anche sul fronte interno latitano le grandi manovre, se è vero che la Juventus, tre volte campione d’Italia, ha attecchito con nomi buoni ma solo come seconde linee (Romulo, Pereyra), andando, come l’Inter o il Milan sull’usato (e svincolato) sicuro, acquistando a costo zero Evra, mentre le altre si sono rimpolpate l’organico con gente come Vidic, Alex o Menez. L’usato sicuro funziona anche per le medie piccole e in tal senso il colpo migliore sembra averlo fatto l’Hellas Verona che, con il pluridecorato e attempato Rafa Marquez (protagonista di un ottimo Mondiale), vuole replicare le fortune fatte l’anno scorso con Toni. Il vero ribaltone semmai è stato in panchina, dove al posto di un Antonio Conte, già visibilmente insofferente sul finire della scorsa stagione (l’ennesima in campo nazionale per i bianconeri), alla Juventus è finito quel Massimiliano Allegri, reietto rossonero e desideroso di rivincita.

Sull’ancora giovane tecnico livornese i giudizi sono spesso trancianti, e specie i milanisti, si dividono in chi lo ha supportato, riconoscendogli meriti, e chi (la maggioranza) lo ha mal sopportato, considerandolo al più un allenatore mediocre. Io, da esterno, non essendo tifoso rossonero, non giudico così negativamente il suo percorso alla guida del Milan, considerando che da tempo non era quella società stellare, pluri vincitrice in Europa ai tempi di Carletto Ancelotti. Il ridimensionamento era già pienamente in atto quando giunse il Conte Max da Cagliari. E in dote ha lasciato comunque uno scudetto strameritato, un altro sfuggito per pochissimo e una terza stagione conclusa, comunque la si veda, con la qualificazione in Champions League (e lì già si era orfani di assi quali Ibra e Thiago Silva). Sorvolo sull’ultima stagione lasciata a metà, ma mi pare che i tempi al Milan siano piuttosto confusi, come l’effimera gestione Seedorf ha confermato.

Allegri non avrà le stimmate del fuoriclasse, non sarà mai un Mourinho, un Del Bosque, un Capello, nemmeno un Conte, quello salentino, ma a mio avviso è un buon allenatore che, sempre che non gli smantellino all’ultimo giorno di mercato la squadra, può far calare il poker di scudetti alla Juventus, anche se sono consapevole che il contraccolpo psicologico del brusco cambio tecnico possa in qualche modo influire sugli esiti, rendendo forse meno scontati certi verdetti.

Comunque, mi sbaglierò, io vedo ancora favorita la Juve per il titolo, seguita dalla Roma e dall’Inter. Molti, credo di percepire come la maggior parte degli sportivi e addetti ai lavori, stanno indicando negli uomini di Garcia i veri favoriti per il titolo ma io penso che ci siano ancora dei margini per arrivare al grande traguardo. Acquisti come quello del terzino Cole vanno certamente a impreziosire il bagaglio tecnico e di esperienza dell’intera rosa, a cui va aggiunto tutto il giovane estro di Iturbe, oltre al ritorno di Strootman e la conferma di Gervinho, ma bisogna anche dire che sarà difficile ripetere una stagione da più di 80 punti. Non che i mezzi non ci siano, ma mi pare che l’anno scorso abbia funzionato proprio tutto in casa Roma, per nulla accreditata alla vigilia di finire poi per diventare l’antagonista principale della Juve, finite presto fuori dai giochi le due milanesi. Quest’anno, come da mio pronostico più sopra azzardato, credo la parte della Roma possa farla l’Inter. Mazzarri difficilmente sbaglia due stagioni consecutive, sempre che vogliamo considerare fallimentare quella precedente (a mio avviso non lo è stata, considerando le macerie da cui doveva ripartire) e la rosa pare sensibilmente migliorata, specie a centrocampo e in difesa. Meno bene vedo il Milan, anche se ho fiducia nelle capacità di Inzaghi come giovane mister (ma con una squadra non propriamente all’altezza il rischio di uno Stramaccioni bis, facendo un parallelo con l’entusiasmo che accompagnò l’esordiente tecnico romano alla guida dei nerazzurri due anni fa,  è molto concreto). Il Napoli invece mi pare, non indebolito, per carità, ma nemmeno così migliorato come in tanti vogliono far credere. E poi tutta questa fretta di svendere Behrami (addirittura all’Amburgo) e Dzemaili, per puntare solo su elementi stranieri tutti da vedere all’impatto con la serie A (sì, parlo pure dell’enigmatico Fellaini, autentico flop a Manchester, solo parzialmente risollevatosi con un discreto mondiale ma anche dell’acerbo Coulibaly) mi rende scettico sinceramente. Sarà comunque un campionato dai contenuti tecnici modesti, a meno che non arrivi sul filo di lana qualche grande colpo in super saldo (meglio dire, in regalo), vedi Falcao che, realisticamente, mi pare utopistico accostare alla Juventus, come da più giorni a questa parte si legge in giro (e… non solo su Tuttosport!). Se davvero però prendesse stanza a Torino, allora il mio pronostico tenetelo davvero buono!