Il mio Pagellone di Sanremo 2019

E’ da una vita che non aggiorno il blog, questa mia creatura che negli anni mi ha dato tanta soddisfazione, mi ha fatto conoscere belle persone ed è stata occasione di crescita anche personale, oltre che prezioso strumento per comunicare i miei pensieri, le mie emozioni, le mie idee, pur concentrandomi soprattutto sul veicolare le mie passioni.

Tra queste, quella per il calcio e per la musica, di cui a più riprese ho scritto in questi anni, in maniera professionale o anche solo per autentica passione.

Gli impegni lavorativi, gratificanti ma allo stesso tempo pregnanti, fanno sì che sia ridotta la mia partecipazione attiva, visto che sto portando avanti collaborazioni con alcuni siti e, parallelamente, ho ripreso a scrivere in vista di un nuovo progetto letterario che, si spera, avrà poi sbocco editoriale, vista la natura e l’obiettivo per cui è nato. E poi c’è la voglia di riprendere con il vecchio amore mai scordato della radio…

Un passo alla volta e l’occasione per rifarmi vivo qui su PELLEeCALAMAIO è giunta in concomitanza con quello che negli anni per i miei affezionati lettori era in qualche modo divenuto un appuntamento fisso, vale a dire il mio “pagellone” del Festival di Sanremo. In rete si trova ovviamente di tutto sull’argomento, ma in fondo io ne ho sempre trattato, sin dai tempi remoti in cui non esisteva internet, e con il caro amico Riccardo Cavrioli ci dilettavamo a scriverci le impressioni a caldo addirittura su “pizzini” che poi ci scambiavamo magari prima di entrare in aula per un esame universitario. Già allora il nostro taglio era, sì ironico e talora dissacrante, ma soprattutto spinto da curiosità e passione per la competizione rivierasca che, inutile negarlo, rappresenta un fenomeno di costume, oltre che prettamente culturale del nostro Paese.

Non mi è mai piaciuto però il gioco del “massacro”, il voler a tutti i costi perculare, deridere, cercare la battuta a effetto… ovvio, si tratta di scambi, di battute e commenti, tante volte mi ritrovo a sorridere anch’io quando leggo dei commenti intrisi di sarcasmo, e partecipo al “giochino” ma poi torno sui binari di un ascolto attivo ma interessato a sentire se qualcosa di buono e duraturo è destinato a emergere dagli ascolti compulsivi e frenetici di questi giorni.

Ognuno è libero di fare come vuole ma sinceramente apprezzo di gran lunga di più quelle persone che coerentemente non seguono il Festival e non ne parlano, dovendosi inoltre essi sorbire una settimana davvero monotomatica e, mi rendo conto, stancante se proprio sei lontano dalla kermesse per interesse e ideologie. Meglio loro però rispetto agli snob che passano il tempo a prendere per il culo tutti, anche perché è un tempo… molto lungo quello che trascorrono per una cosa che in teoria non è di loro interesse.

Io, faccio un esempio, non ce la farei mai a seguire per 4/5 ore programmi tipo l’Isola dei Famosi o Temptations Island, al solo scopo di fare battute su internet, non lo trovo proprio “utile”.

Comunque, va da sé che io, sin da piccolo, pur guardandolo a mo’ di rito in famiglia con mamma e nonna, e avendo sempre avuto orecchie anche per il buon pop che le varie edizioni riusciva a tramandare ai posteri, ho sempre sostenuto le proposte più alternative – anche se non sapevo nemmeno cosa significasse – o per lo meno “strane”…

Questa componente poi si è tradotta in gusto personale che predilige esplorare generi diversi, con inclinazioni che vanno dal rock, al folk fino al pop più sofisticato e ai cantautori. E’ questo che in fondo ricerco anche nei meandri di una manifestazione nazionalpopolare come il Festival di Sanremo, ma sono in grado di riconoscere la bella canzone italiana melodica, “sanremese”.

Poi è inutile negare che negli anni si sono quasi smarrite le peculiarità della classica canzone “che vince Sanremo”: da più di 20 anni esponenti indie, alternativi, di altri mondi musicali, hanno fatto il loro ingresso all’Ariston, con risultati più o meno altalenanti o soddisfacenti, ma non è questo il punto. Resta il fatto che in tanti ambiscono a salirci su quel palco, a dire la propria, mettendosi alla prova, proponendo la loro musica.

Io, ingenuo quale sono, me ne frego di complotti, dietrologie, persino del gossip fine a sé stesso, delle gag e dei presentatori, nel senso che se ci sono le canzoni che funzionano, il resto è secondario. Lascio a chi è competente esprimere dubbi, non mi pongo questioni “tecniche” (anche se mi sono reso conto anch’io che ieri i fonici, specie nei primi pezzi, hanno cannato e ne hanno risentito alcune esecuzioni vocali).

Nel caso di ieri poi sentire in sequenza ben 24 brani non era semplice ma è innegabile che al giorno d’oggi non devi nemmeno attendere eventualmente che un pezzo passi in radio: spotify e youtube vengono in soccorso, quindi posso già sbilanciarmi in quelli che sono i miei giudizi – anche perché poi scriverò un unico pezzo solo a classifica finale stilata, per una sorta di bilancio conclusivo della rassegna.

Sicuramente certe impressioni verranno cambiate con gli ascolti ma si sa che poi la canzone prende il suo corso e si plasma con le emozioni che via via si aggiungono (o si tolgono, dipende dai punti di vista).

Bene, via con i voti, premettendo che non mi pare ci siano brani nettamente superiori ad altri, tali da “imporre” un pronostico scontato, come capitò ai tempi, chessò, di una “Perdere l’amore” o “Uomini soli”.

Ordine rigorosamente sparso, perché mi dimentico di essere metodico anche qui (no dai, facciamo almeno in ordine alfabetico)

ACHILLE LAURO  4.5  avrebbe dovuto (o potuto) rappresentare la quota trap invece si presenta in abiti, metaforici e non, che sarebbero potuti andare bene per il Jovanotti di “no Vasco, no Vasco io non ci casco” e il “robotico” Alberto Camerini. Non che si senta la mancanza della trap, dio me ne scampi, ma insomma, sto finto rock pompato e plastificato non mi dice assolutamente nulla, non lo trovo nemmeno simpatico o ironico.

ANNA TATANGELO  6 + intendiamoci, è quella che ho definito qualche riga più su la “classica canzone sanremese” ma per lo meno Anna la fa da par suo, cantando bene (dovrebbe essere scontato ma abbiamo capito ieri sera che ben pochi hanno riprodotto il “bel canto”) e non perdendosi in motivi extramusicali.

ARISA 7 +  non poteva replicare brani come “La notte” o “Controvento”: da veterana quale ormai è del Festival, avendolo già vinto da giovane e da big, e addirittura, seppur in maniera discutibile, presentato, può permettersi di rischiare, tanto con la voce che si ritrova difficilmente presenterò una ciofeca. Qui si cimenta in una sorta di mini musical, trascinante, arioso e positivo. Non sufficiente credo per un podio.

BOOMDABASH 5,5 – simpatici, allegri, colorati, portano un brano dalle atmosfere reggae, adatto per le spiagge in estate. Orecchiabile ma non con le stimmate del tormentone, quindi neanche circoscritto al genere, ottengono la mia sufficienza.

affiancato dal rapper Rancore, Daniele Silvestri può legittimamente ambire al Premio della Critica

DANIELE SILVESTRI (e RANCORE) 8 – un bel brano, di difficile ascolto, un pugno nello stomaco, soprattutto grazie al decisivo apporto del rapper. Possibile vincitore del Premio della Critica.

EINAR 5 – è tanto caruccio e ispira simpatia ma il brano è davvero “mollo” per usare un aggettivo  sdoganato dal mitico Malesani. Non decolla, non è troppo romantico, né strappalacrime, né furbetto… in pratica, né carne né pesce.

ENRICO NIGIOTTI 7 – a me lui è piaciuto, mi sembra pian piano stia trovando la sua strada. Cantautore in senso letterale, poiché si scrive da sempre i pezzi testo e musica, oltre che farsi accompagnare dall’immancabile chitarra: chiaro che non ha per modelli i mostri sacri della canzone d’autore ma nel panorama asfittico attuale, ha un tocco personale. Nella fattispecie ha trattato un tema in ricordo del nonno, con molta delicatezza e intensità.

EX OTAGO 6,5 – il primo nome a me caro in quota indie. Li seguo da anni, stanno in qualche modo ripercorrendo la strada tracciata dai Thegiornalisti, o da Coez, lo fanno con canzoni meno a presa rapida forse ma probabilmente più “vere” e sentite. Come in questo pezzo, ottimamente arrangiato, dove hanno parlato di un amore maturo.

FEDERICA CARTA e SHADE 5,5 – li sento molto lontani, infatti rappresentano appieno una generazione che è anagraficamente lontana, soprattutto per temi trattati e modalità. Lei canta bene, era brava già ad Amici, l’accoppiata con il rapper maestro di free style ha funzionato alla grande l’estate scorsa, con una vagonata di visualizzazioni da far impallidire le star della nostra musica, ma questo palco è sembrato troppo grande.

FRANCESCO RENGA 6 – di stima, perché con quella voce rende piacevole ogni cosa che canta ma qui è mancato un po’ il mordente, lo slancio. Il brano è intimista, nello stile del bravo Bungaro, tra gli autori del pezzo ma, insomma, mi aspettavo di più. Non è certamente all’altezza dei migliori episodi, anche solo attenendoci ai passati suoi episodi sanremesi.

GHEMON  6 – molta classe, era tra coloro che attendevo di più. Non è più da tempo un rapper, non è ancora pienamente a suo agio come cantante tout court ma ci mette cuore e belle intuizioni. Sono dell’idea che se il pezzo in questione l’avesse cantato, ad esempio, Nina Zilli, avrebbe fatto un figurone.

Riusciranno i ragazzi de “Il Volo” a replicare il successo del 2015? Le chances di salire quanto meno sul podio sono alte

 

IL VOLO 6,5 – che gli puoi dire a questi ragazzi? Sono “troppo” in tutto: pulitini, bravi ragazzi, ottime voci, capacità interpretative, amalgama perfetta, sicurezza nei propri mezzi, dei secchioni in piena regola che però non mi trasmettono chissà quali emozioni. Preferivo l’impatto di “Grande amore” ma presumo che possano dire la loro anche quest’anno per la vittoria finale.

IRAMA 6,5 – il ragazzo è bravo e ha già fatto una buona dose di gavetta, proprio partendo da Sanremo giovani qualche anno fa. La vittoria ad Amici lo ha lanciato nel firmamento mainstream ma secondo me rende decisamente meglio in brani così, che ricordano appunto le sue prime prove, molto orientate allo spoken. Il tema è toccante e trattato con parole adeguate, lontano da retorica e banalità assortite.

LOREDANA BERTE’ 6,5– mi rendo conto che stanno fioccando le sufficienze piene ma con pochi guizzi. Il brano della rediviva Bertè è indubbiamente valido, accattivante il giusto, ottimo il team di autori, in cui si intravedono sin troppo evidenti richiami alla poetica vaschiana marchiata Curreri, ma resta per me a metà del guado, senza spiccare il volo.

MAHMOOD 7 – bel brano, ritmato, testo e musica che rimangono in testa, suoni davvero intriganti e un piglio sorprendente considerato che si trattava di un quasi esordiente, praticamente sconosciuto al pubblico. Penso che avrà ottimi riscontri dopo la kermesse sanremese.

MOTTA 6,5 – a lui va il mio tifo, lo seguo da sempre, l’ho votato al Tenco in occasione di entrambe le volte in cui ha poi sbaragliato il campo, vincendo a mani basse sia con il primo album, sia nella categoria più importante con il suo seguito, giudicato dalla giuria come miglior disco dell’anno. Una canzone come questa, apprezzabile negli intenti e nel voler lanciare un grido sociale, però non aggiunge molto al suo percorso artistico. Non è migliore di altre insomma, e sul palco inevitabilmente ha tradito emozione.

NEGRITA 7 – tornavano dopo una vita, li attendevo con molta curiosità. Non sono più i “ragazzacci” di “Tonight”, quando si presentarono al Festival in modo forse provocatorio, con un brano non all’altezza. Qui, forti di una carriera ormai invidiabile, viaggiano senza paura, mettendo tutto loro stessi in un brano dal buon impatto. Un testo forte, credo sottovalutato dagli addetti ai lavori, e un’esecuzione a dir poco perfetta. Ci sta alla grande nell’ imminente raccolta di loro successi in uscita con il Festival.

NEK 6 – vale lo stesso discorso fatto per Renga. Porta un brano discreto, lo interpreta al solito più che degnamente ma mi resta ben poco, non mi viene trasmesso molto delle sue intenzioni. Un brano rassicurante, che non rischia e che riscuoterà comunque scontati consensi.

NINO D’ANGELO e LIVIO CORI 6,5 – no, abbiamo appurato che il bravo Livio Cori non è Liberato, ma al di là della suspence, restava intatta la curiosità di capire come i due mondi musicali di Napoli, quello moderno del rapper e quello classico del big Nino d’Angelo potessero amalgamarsi. Beh, lo hanno fatto indubbiamente bene. Necessita però di più ascolti, come a conti fatti molti dei brani sanremesi di quest’anno.

PAOLA TURCI 5,5 – la classe è cristallina, su quello non ci piove, il magnetismo pure, ma la canzone è alquanto deboluccia. Non brutta, ma nemmeno rilevante anche solo paragonata alla recente esibizione su questo palco.

PATTY PRAVO CON BRIGA 6 – la sufficienza ci sta, perché il testo è di buon livello, tra gli autori il grande Zibba, però è proprio l’abbinamento che mi pare forzato, l’amalgama imperfetto che crea spaesamento e che non produce qualcosa di memorabile.

è di Simone Cristicchi il brano più emozionante di questa edizione sanremese

SIMONE CRISTICCHI 8 – non vincerà ma il suo è il brano che più in assoluto mi ha emozionato. Non ha nemmeno un ritornello vero e proprio, o per lo meno, qualcosa che si faccia banalmente cantare, ma in fondo qui di banale non c’è niente, essendo il brano molto intenso, viscerale e allo stesso tempo intriso di poesia. Suggestivo e poi maestoso l’arrangiamento orchestrale a contornare parole che potrebbero invero riguardare tutti noi.

THE ZEN CIRCUS 7 – lo so che Appino ha cantato solo per modo di dire, ma da sempre lui è così. E’ più un animale da palco, un rocker vero, e come lui i suoi sodali. Fa specie piuttosto che gli Zen, pur avendo nelle corde canzoni adatte a un simile contesto (penso ad esempio alla splendida “L’anima non conta”), abbiano voluto davvero rischiare, portando un brano ostico, ruvido, senza compromessi, molto intenso.

il favorito Ultimo non delude, portando un brano interessante e coinvolgente

ULTIMO 7,5 – non è facile gareggiare da vincitore annunciato. Pur tra tanti nomi “forti”, attuali o classici, è proprio lui, vincitore delle passate Nuove Proposte, il più accreditato alla vittoria. Non ha finora sbagliato un singolo in effetti, migliorando anzi in consensi ad ogni nuova uscita. Esegue una canzone in cui il suo stile è ben imperniato, e direi già inconfondibile. Anche il testo, da lui scritto, mostra una promettente maturità. Al primo ascolto ha mostrato qualche carenza ma credo che andrà meglio nel prosieguo della gara.

E per finire il mio personale podio:

1 SIMONE CRISTICCHI

2 THE ZEN CIRCUS

3 NEGRITA

Il mio pronostico finale:

1 ULTIMO

2 IL VOLO

3 IRAMA

PREMIO DELLA CRITICA: Daniele Silvestri (e Rancore)

MIGLIOR TESTO: Simone Cristicchi

MIGLIORE MUSICA: Arisa

 

 

 

Il punto sulla Serie A: ecco perchè la Juventus parte ancora favorita

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Manca davvero poco ormai all’inizio del campionato. Come sempre altrove i giochi seri sono già iniziati, visto che in Ligue 1, Premier League e altre, come ad esempio la Eredivisie, già si gioca per i tre punti, mentre sono prossimi allo start pure Bundesliga e Liga. Mentre qui da noi addirittura si sta discutendo se posticipare l’inizio delle scuole per consentire alle famiglie di godersi qualche tardivo giorno d’estate che mai come quest’anno si è fatta attendere, anche la serie A pare più indietro di tutti,e non solo per via del calendario. E’ stato davvero un calcio mercato povero, addirittura peggio di quello dello scorso anno, dove almeno giunsero in Italia alcuni “nomi” ancora di grido come Higuain e lo sfortunato Gomez che, andandosi a sommare ad alcune liete sorprese (Iturbe, i napoletani Callejon e Mertens) fecero andare in attivo il bilancio. Ok, non tutto è ancora definito ma sembra che siamo sempre più destinati a diventare un mercato export più che d’importazione, laddove sono ancora nomi caldi quelli di big come Vidal, Benatia e Cuadrado, dati per persi, ceduti al miglior offerente, ma pure il made in Italy, proprio quello da cui si dovrebbe ripartire con vigore e convinzione, ha intrapreso questa tendenza, con le cessioni del capocannoniere Immobile e quelle, probabili, di Cerci e Destro.

In mezzo a questo quadro desolante, le nostre squadre sempre meno dispongono di mezzi per competere a certi livelli ma,come visto,anche sul fronte interno latitano le grandi manovre, se è vero che la Juventus, tre volte campione d’Italia, ha attecchito con nomi buoni ma solo come seconde linee (Romulo, Pereyra), andando, come l’Inter o il Milan sull’usato (e svincolato) sicuro, acquistando a costo zero Evra, mentre le altre si sono rimpolpate l’organico con gente come Vidic, Alex o Menez. L’usato sicuro funziona anche per le medie piccole e in tal senso il colpo migliore sembra averlo fatto l’Hellas Verona che, con il pluridecorato e attempato Rafa Marquez (protagonista di un ottimo Mondiale), vuole replicare le fortune fatte l’anno scorso con Toni. Il vero ribaltone semmai è stato in panchina, dove al posto di un Antonio Conte, già visibilmente insofferente sul finire della scorsa stagione (l’ennesima in campo nazionale per i bianconeri), alla Juventus è finito quel Massimiliano Allegri, reietto rossonero e desideroso di rivincita.

Sull’ancora giovane tecnico livornese i giudizi sono spesso trancianti, e specie i milanisti, si dividono in chi lo ha supportato, riconoscendogli meriti, e chi (la maggioranza) lo ha mal sopportato, considerandolo al più un allenatore mediocre. Io, da esterno, non essendo tifoso rossonero, non giudico così negativamente il suo percorso alla guida del Milan, considerando che da tempo non era quella società stellare, pluri vincitrice in Europa ai tempi di Carletto Ancelotti. Il ridimensionamento era già pienamente in atto quando giunse il Conte Max da Cagliari. E in dote ha lasciato comunque uno scudetto strameritato, un altro sfuggito per pochissimo e una terza stagione conclusa, comunque la si veda, con la qualificazione in Champions League (e lì già si era orfani di assi quali Ibra e Thiago Silva). Sorvolo sull’ultima stagione lasciata a metà, ma mi pare che i tempi al Milan siano piuttosto confusi, come l’effimera gestione Seedorf ha confermato.

Allegri non avrà le stimmate del fuoriclasse, non sarà mai un Mourinho, un Del Bosque, un Capello, nemmeno un Conte, quello salentino, ma a mio avviso è un buon allenatore che, sempre che non gli smantellino all’ultimo giorno di mercato la squadra, può far calare il poker di scudetti alla Juventus, anche se sono consapevole che il contraccolpo psicologico del brusco cambio tecnico possa in qualche modo influire sugli esiti, rendendo forse meno scontati certi verdetti.

Comunque, mi sbaglierò, io vedo ancora favorita la Juve per il titolo, seguita dalla Roma e dall’Inter. Molti, credo di percepire come la maggior parte degli sportivi e addetti ai lavori, stanno indicando negli uomini di Garcia i veri favoriti per il titolo ma io penso che ci siano ancora dei margini per arrivare al grande traguardo. Acquisti come quello del terzino Cole vanno certamente a impreziosire il bagaglio tecnico e di esperienza dell’intera rosa, a cui va aggiunto tutto il giovane estro di Iturbe, oltre al ritorno di Strootman e la conferma di Gervinho, ma bisogna anche dire che sarà difficile ripetere una stagione da più di 80 punti. Non che i mezzi non ci siano, ma mi pare che l’anno scorso abbia funzionato proprio tutto in casa Roma, per nulla accreditata alla vigilia di finire poi per diventare l’antagonista principale della Juve, finite presto fuori dai giochi le due milanesi. Quest’anno, come da mio pronostico più sopra azzardato, credo la parte della Roma possa farla l’Inter. Mazzarri difficilmente sbaglia due stagioni consecutive, sempre che vogliamo considerare fallimentare quella precedente (a mio avviso non lo è stata, considerando le macerie da cui doveva ripartire) e la rosa pare sensibilmente migliorata, specie a centrocampo e in difesa. Meno bene vedo il Milan, anche se ho fiducia nelle capacità di Inzaghi come giovane mister (ma con una squadra non propriamente all’altezza il rischio di uno Stramaccioni bis, facendo un parallelo con l’entusiasmo che accompagnò l’esordiente tecnico romano alla guida dei nerazzurri due anni fa,  è molto concreto). Il Napoli invece mi pare, non indebolito, per carità, ma nemmeno così migliorato come in tanti vogliono far credere. E poi tutta questa fretta di svendere Behrami (addirittura all’Amburgo) e Dzemaili, per puntare solo su elementi stranieri tutti da vedere all’impatto con la serie A (sì, parlo pure dell’enigmatico Fellaini, autentico flop a Manchester, solo parzialmente risollevatosi con un discreto mondiale ma anche dell’acerbo Coulibaly) mi rende scettico sinceramente. Sarà comunque un campionato dai contenuti tecnici modesti, a meno che non arrivi sul filo di lana qualche grande colpo in super saldo (meglio dire, in regalo), vedi Falcao che, realisticamente, mi pare utopistico accostare alla Juventus, come da più giorni a questa parte si legge in giro (e… non solo su Tuttosport!). Se davvero però prendesse stanza a Torino, allora il mio pronostico tenetelo davvero buono!

LE PAGELLE DELLA SERIE A, alla fine del calciomercato, e relativi pronostici

Finalmente si è messa la parola “fine” al calciomercato ed è iniziato quello vero, cui forse è presto per fare bilanci.

VEDIAMO COME SI SONO COMPORTATE LE 20 PROTAGONISTE DI UNA SERIE A CHE SI SCOPRE PIU’ RICCA DI TALENTO GRAZIE A NUOVI STRANIERI DI PRIMA FASCIA E A UN MAGGIORE EQUILIBRIO, SIA DAVANTI CHE DIETRO.

ATALANTA  6

Sostanzialmente rimasta legata agli uomini base che hanno contribuito a farla rendere bene nelle ultime due stagioni, ha marcato d’esperienza la difesa con Yepes, trattenuto il gioiello Bonaventura, in attesa probabilmente di monetizzare meglio l’anno prossimo e davanti, a fianco a una certezza come Denis, ci si aspetta la consacrazione di un talento come Livaja, che deve però crescere professionalmente. Novità di queste prime due giornate è stata soprattutto la variabile del modulo di gioco, non più un rigido ma efficace 4-4-2  – storico marchio di Colantuono, ma un più elastico 4-3-3

BOLOGNA 5,5

A me pare indebolito rispetto all’anno scorso, senza Gila e Taider tra gli altri  e , se da una parte, Bianchi ha le credenziali per non far rimpiangere in termini di potenzialità offensiva la squadra, dall’altra si perde ulteriore fosforo e sostanza a centrocampo. Cercasi conferme o miglioramenti significativi da gente in rampa di lancio come Khrin e Christodoulopoulos, mentre davanti, perso Gabbiadini (ma si sapeva) dovranno fare gli straordinari Diamanti, a lungo corteggiato dalla Juventus e il greco Konè. Non convince la difesa, in special modo il portiere Curci. La partenza in campionato è stata di quelle shock, ma Pioli potrebbe rimettere in carreggiata la sua squadra, grazie a innate qualità da tecnico. Se poi Cristaldo si rivelasse forte come dicono, la salvezza potrebbe essere più che alla portata.

CAGLIARI 6,5

Voto più che altro al merito di aver resistito per l’ennesima volta alle lusinghe (leggi: soldi veri) che molte squadre, italiane ed estere erano pronte a versare sul piatto di Cellino per big come Astori e certezze collaudate come Nainggolan. Rimane il problema dello stadio, altrimenti direi tranquillamente che questo Cagliari, granitico in gente come Agazzi, Conti, Cossu e sospinto dal talento autentico di Sau e da quello in piena fase di esplosione di Ibarbo, non avrebbe problemi a salvarsi. Lopez uno dei migliori nuovi tecnici della serie A, alla prima stagione da “solista”, dopo l’anno con Pulga (anche se di fatto era lui a dirigere le operazioni)

CATANIA 5

Non inganni la partenza negativa, sfavorita pure da un calendario non semplicissimo. Il fatto è che sarà difficile sostituire in un colpo solo gente di livello come Marchese, che qui si è affemato, Lodi, uno dei migliori registi della serie A e il peperino Gomez davanti. Inoltre con la probabile prospettiva che anche il talentuoso Barrientos faccia le valigie a gennaio, dopo che sembrava già pronto a volare in Quatar, preferendo una valanga di soldi a un campionato competitivo, nel quale si stava affermando di stagione in stagione. I sostituti sono un po’ da scoprire, sinora la società raramente ha sbagliato ma è un rischio calcolato. In regia cerca il rilancio Tachtsidis dopo la deludente stagione romanista: è giovane e ha le qualità per tornare quello di Verona, fortemente voluto da Zeman in giallorosso

CHIEVO 5,5

Che poi magari Sannino riesca a far disputare l’ennesimo campionato relativamente tranquillo è un fatto assai probabile, viste le sue qualità e l’approccio manifestato nelle prime due gare (col Napoli onestamente nel secondo tempo la differenza tecnica si è fatta sentire tutta) ma a livello di calciomercato, si è sfiorato l’immobilismo, anche se promette assai bene la coppia d’attacco Thereau – se ripetesse l’ottima stagione scorsa – Paloschi, attaccante da potenziali 20 gol, se fosse sorretto ogni tanto da più fortuna a livello fisico.

FIORENTINA 7,5

Che dire? Avrò venduto anche due big ambitissimi come Jovetic e Ljajic ma se non altro non ha in teoria rafforzato le dirette pretendenti che li richiedevano a gran voce (Juve e Milan) ma ha nel contempo arricchito, oltre le casse, anche la qualità complessiva della rosa, con Gomez davanti – insieme a un ritrovato Rossi forma forse la coppia meglio assortita della serie A, Ambrosini in mezzo, in un reparto che ha mantenuto Pizarro, Aquilani e Borja Valero. A questi aggiungiamo che sono arrivati ottimi puntelli come teoriche riserve, vedi Joaquin, e soprattutto che Cuadrado ormai è una stella, uno dei migliori laterali offensivi del panorama mondiale. Dove possano arrivare i viola in campionato lo scopriremo solo vivendo ma le prime fragorose risposte che giungono dal campo paiono propendere per “molto in alto”

Super Mario Gomez, nuovo bomber dei viola

Super Mario Gomez, nuovo bomber dei viola

GENOA 5,5

Non ci siamo, e per fortuna che Conte all’ultimo si è imputato contro la cessione di Quagliarella che avrebbe provocato uno scossone nel via vai di punte che avrebbe coinvolto direttamente il Grifone che a quel punto si sarebbe privata di Gilardino (al quale va riconosciuto di aver preferito rimanere qui per giocare, segnare e provare l’ultimo aggancio per il Mondiale) per un ritorno comunque gradito di Borriello. Nel frattempo la squadra non si era mossa male in anticipo con gli acquisti di Lodi, passato un po’ in secondo piano ma invero giocatore di prim’ordine, il giovane terzino Vrsaljko e in aggiunta a un duo difensivo affidabile di suo, un altro esperto centrale come Gamberini. Alcune scommesse rimangono, vedremo l’impatto di Centurion… certo la partenza è stata da brividi.

INTER 6,5

In attesa dell’innesto ormai imminente di Tohir, sempre però che i Moratti possano incidere ancora – loro sono la storia del club – il mercato è stato piuttosto oculato, mirato più che altro a ridare convinzione e motivazione a un gruppo, magari logoro (e in questo senso vanno interpretati gli acquisti di alcuni giovani tra i più interessanti del campionato come le punte Icardi e Belfodil e il “tuttocampista” Taider, che si aggiungono a un Kovacic giunto a gennaio sul quale si punta giustamente tantissimo) e in questo senso l’acquisto migliore non poteva che essere quello di un tecnico come Mazzarri. Probabilmente sarà una stagione “di transizione” ma i 6 punti in due gare fanno intuire che la squadra nerazzurra non regalerà niente a nessuno: la difesa con Campagnaro ha guadagnato sicurezza e anche un talento come Ranocchia potrà finalmente ritrovarsi, l’attacco poggia per il momento su un super Palacio e, archiviato in fretta il sogno di un ritorno di Eto’o, ormai si spera di rivedere presto in campo bomber Milito. Da segnalare in questo primo scorcio di campionato i sensibili miglioramenti di gente come Jonathan e Alvarez.

JUVENTUS 8

Al di là del valore tecnico della squadra, ancora la migliore di tutte dal mio punto di vista, è migliorata sensibilmente nelle zone “migliorabili”, cioè in attacco dove invero sta bastando l’innesto di un leader nato come Tevez per far sembrare la squadra ancora più forte, decisa, grintosa, determinata. Più difficile l’inserimento di Llorente, poco consone al gioco di Conte e alla resa dei fatti, non poi così migliore di un Vucinic che pare motivatissimo. Saltato Zuniga, sul quale la Juve sta comunque continuando a pressare in vista di gennaio, rimane una rosa fortissima, specie in mediana, dove con campioni come Vidal e Pogba, anche Pirlo potrà concedersi qualche partita no o qualche fisiologico calo tecnico.

il nuovo numero 10 juventino ha avuto un impatto positivo, 3 gol nelle prime tre partite ufficiali dei bianconeri, che anche grazie a lui rimangono i favoriti per lo scudetto

il nuovo numero 10 juventino ha avuto un impatto positivo, 3 gol nelle prime tre partite ufficiali dei bianconeri, che anche grazie a lui rimangono i favoriti per lo scudetto

LAZIO 5,5

Non tengo conto della classifica, ma di una certa staticità generale, di gioco, di mercato, di uomini, il che non significa che la squadra non sia valida, ma che forse avrebbe avuto bisogno quanto meno di rimpolparsi. Troppo evidente lo scarto tra quegli 11 o 12 giocatori che rientrano tra le prime scelte e i rincalzi che troppo spesso non paiono all’altezza. Grava molto l’assenza di un attaccante di valore da affiancare all’eterno Klose. Si è inseguito a lungo il turco Ylmaz, forse era meglio tenersi in caldo qualche alternativa in più.

LIVORNO 5,5

Nicola ha sorpreso tutti vincendo a mani basse alla seconda giornata, per di più in trasferta, e la sua mano, il suo entusiasmo e le sue qualità da predestinato saranno i maggiori indizi che potranno consentire al Livorno di raggiungere una salvezza che su carta sembra complicata, nonostante gli acquisti di Greco e Biagianti che regalano esperienza in mediana, il talento di Siligardi atteso a una conferma in serie A e reduce da un grave infortunio, la conferma di un richiestissimo Paulinho, anch’egli splendido, oltre che decisivo per la promozione ma tutto da verificare a questi livelli e l’acquisto “last minute” della freccia Emeghara, già a segno nel debutto.

MILAN 6,5

Il ritorno di Kakà ha smosso gli animi e soprattutto i cuori di tantissimi tifosi, reduce del campione ammirato per lunghe e intense stagioni, le ultime trionfali per i rossoneri, ma che è rimasto di quel giocatore? Troverà stimoli giusti e ritroverà fiducia e certezze oppure farà la comparsa di sé stesso come successe con altri celebri rientri milanisti (Gullit e Shevchenko)? Per il resto la squadra sembra meno quotata rispetto a Juventus e Napoli, nonostante un Balotelli già inserito e sempre più convincente come leader offensivo (a scapito di un El Shaarawy che col cambio di modulo tanto auspicato, quello col famoso trequartista, rischia di scendere nelle gerarchie di Allegri, soprattutto dopo l’acquisto di uno dei suoi pupilli, quell’Alessandro Matri, preso per sopperire all’assenza di Pazzini) e una mediana rinfrescata da Poli e irrobustita dal ritorno prepotente di De Jong. L’anello debole rimane la difesa, eccezion fatta per l’astro nascente De Sciglio, che pare un predestinato.

NAPOLI 8

De Laurentiis e la dirigenza tutta hanno allestito uno squadrone, tenendo conto di come hanno reinvestito l’ingente somma ricavata dall’inevitabile cessione del Matador Cavani: Higuain, Callejon (che debutto, 2 gol in altrettante gare!), il nazionale spagnolo Albiol e il meno citato ma assai talentuoso Mertens. Ok, magari ci si aspettava pure un’altra punta di peso, ma in rosa ci sono comunque un redivivo Pandev e un Insigne sempre più smanioso di diventare simbolo di questa squadra. Non parliamo di Hamsik, poi, uno dei migliori centrocampisti del mondo. Insomma, Benitez, che aveva un difficile compito sulla carta, sembra l’uomo giusto, senza nulla togliere allo splendido operato di Mazzarri, per far ulteriormente alzare l’asticella delle ambizioni napoletane, il che vorrebbe dire una sola cosa, che qui manca dai tempi di Re Diego.

Higuain, l'uomo giusto per sostituire El Matador Cavani, è già un idolo del San Paolo

Higuain, l’uomo giusto per sostituire El Matador Cavani, è già un idolo del San Paolo

PARMA 7

Non si può certo dire che Ghirardi sia rimasto con le mani in tasca: molti gli arrivi, alcuni eccellenti come quello di Cassano, davvero giunto all’ultima chance importante di carriera dopo tanti buoni propositi (riusciti a metà) di “redimersi”. Se in proporzione gli riuscisse di fare il “Baggio” degli anni di Brescia, allora per i ducali si prospetterebbe un anno interessante, visti pure gli innesti del guerriero Gargano, di un giocatore da rilanciare come Cassani  – fino a un paio di anni fa tra i migliori terzini italiani – e il ritorno, visto che da giovanissimo partì da qui per approdare all’Inter, di Obi.  Poi è rimasto Paletta, leader della difesa e carismatico anche nello spogliatoio. Donadoni per le mani ha una squadra che potrebbe ambire a qualcosa di più di una comoda salvezza, ma ormai da tanti, troppi anni, l’obiettivo minimo, solitamente raggiunto già nelle prime giornate di ritorno, va poi a influire negativamente sulle prestazioni, come se le motivazioni svanissero di colpo. Bisogna cambiare mentalità.

ROMA 7

Ammetto che solo pochi giorni fa, su questo stesso blog, ero stato piuttosto severo (o quantomeno perplesso) sulle strategie di mercato della Roma, considerate le cessioni eccellenti di Marquinhos, Osvaldo e infine Lamela, ma alla resa dei conti, gli acquisti vanno a compensare, visto l’arrivo in simultanea alla cessione dell’argentino del talento ex viola Ljaijc, che va ad aggiungersi alla roccia Benatia in difesa (uno dei migliori centrali difensivi della serie A) e al centrocampista poliedrico Strootman, giovane “vecchio” nel senso che in campo pare proprio un veterano. Forse manca un centravanti di peso, di spessore, ma in fondo Garcia (ottimo impatto davvero, serietà, umiltà e cultura del lavoro,  con  poche chiacchiere – a parte quelle con cui è stato pizzicato in panchina con cellulare! – e tanti fatti), sa far esprimere un gioco corale e a Lilla ha vinto con un centravanti finito addirittura capocannoniere e non si trattava certo di un top player (Moussa Sow). Anche qui, come all’Inter l’aspetto principale su cui lavorare era far riprendere fiducia e coraggio a giocatori di indubbio talento e in tal senso la conferma di De Rossi, tornato a livelli ottimali di rendimento, unita al fatto che Totti è sempre al centro del progetto, i passi in avanti (confermati dal primo posto in classifica a punteggio pieno) sono più che confortanti.

SAMPDORIA  6

Squadra tutto sommato invariata rispetto all’anno scorso, intende procedere sul solco tracciato da Delio Rossi, magari migliorando in continuità, senza rischiare di impelagarsi pericolosamente nelle sabbie mobili della lotta per la salvezza. Via un giovane di talento come Icardi, si continua con la linea verde, grazie a Gabbiadini che invero pare ancora più efficace e promettente. Ma in rosa ci sono anche altri giovani che sono alla prova d’appello verso la definitiva maturazione, come Obiang e Krsticic , mentre possono rivelarsi bene anche in serie A il cavallo di ritorno Regini, dopo la splendida stagione empolese in serie B e il centravanti armadio Petagna, che nel Milan Primavera faceva spesso la differenza

SASSUOLO 6

Al di là dello scotto iniziale con la massima categoria, 0 punti su 6, al cospetto di un calendario non proprio proibitivo, la sensazione è che dietro ci sia un progetto ben solido, evidenziato dagli anni di miglioramenti in serie, di consolidamento economico e di struttura societaria. Certo, la serie A è un’altra cosa ma potrebbe diventare un nuovo Chievo. Manca la componente d’esperienza in molti reparti, ma ci sono talenti fulgidi da tenere d’occhio come Berardi, un predestinato, e Zaza, mentre la ciliegina sulla torta, arrivata in extremis è rappresentata dall’innesto del regista, ma anche difensore centrale alla bisogna, Marrone, inseguito da mezza Italia e giunto qui per accumulare la necessaria esperienza. Visti i buoni rapporti con la Juve alla fine ha scelto Sassuolo e le qualità per emergere ci sono tutte, soprattutto se sarà supportato a dovere da un Missiroli cui la serie B stava davvero strettina.

TORINO 5,5

Bene all’inizio con le acquisizioni di Ciro Immobile, già beniamino dei tifosi ma che è chiamato a una stagione in cui far fiorire le bellissime promesse, e sostituire un’istituzione come Rolando Bianchi non sarà facile, dei giovani dai piedi buoni El Kaddouri e Bellomo, entrambi inesperti per la A ma con le potenzialità giuste per emergere in un simile contesto. Ventura si affida a un nuovo modulo che pare sin troppo sparagnino, non da lui, insomma, che ci aveva abituato col suo vero 4-2-4, visto che mancano in pratica esterni in grado di fare la doppia fase. La rosa pare troppo corta e con poca qualità, eccezion fatta per Cerci, ormai da Nazionale. L’assenza di un portiere di livello poi potrebbe incidere parecchio. Si prevede un campionato non semplice per i granata.

UDINESE 5

Mercato praticamente fermo in entrata, con innesti di tanti stranieri provenienti da ogni parte del globo, di cui alcuni poi si dimostreranno bravissimi, se non campioni (vedi Sanchez, Isla, Basta, Benatia, e i recentissimi Allan e Pereyra e altri inevitabilmente finiranno a riempire le fila delle varie squadre satellite dei Pozzo). Un azzardo insomma, però l’intelaiatura è ottima, a partire dalla coppia d’attacco, una delle meglio assortite della serie A con il sempre eterno Di Natale, che vuole cogliere l’ultimo treno per il Mondiale 2014 e il nuovo “Fenomeno” Muriel. Al resto contribuirà come sempre “mastro” Guidolin.

VERONA 6,5

La meritatissima ed esaltante vittoria casalinga alla prima contro una big come il Milan è stato vissuto come un risanamento dei tanti anni passati in categorie minori ma poi la Roma ha pensato di ridimensionare le cose. Ma d’altronde deve essere la salvezza l’unico obiettivo di un Hellas che, rosa alla mano,pare competitivo per una simile impresa. Ci sono anzi quasi due giocatori per ruolo, e di pari livello tra titolari e panchinari. Innesti come quelli di Toni, che garantisce esperienza, carisma ma soprattutto gol come ai vecchi tempi, Jankovic (cercasi continuità di rendimento da associare all’indubbio talento), Donati e Romulo testimoniano di una appurata dose di miglioramento a livello qualitativo. Al resto penseranno gli uomini di maggior talento a far emergere la squadra, gente come Jorginho e Martinho, sui quali sono puntati diversi occhi, e le scommesse Cirigliano e Iturbe, uno su cui si dicono meraviglie da quando aveva 15 anni e presentato da molta stampa nazionale come altro campione giunto in questo calcio mercato.

Kondogbia al Monaco: sfuma il sogno di rivedere lui e il “gemello” Pogba di nuovo insieme a centrocampo. Ma la Juve rimane la più forte: ecco un primo bilancio dopo la prima giornata di serie A

Da grande appassionato di calcio giovanile, devo ammettere che un po’ ci avevo fatto l’acquolina in bocca: rivedere fianco a fianco in mediana i due assi che hanno trascinato la Francia Under20 al titolo di campione del Mondo di categoria. Ma in fondo qui non si tratta di essere solo dei cultori del calcio giovanile, perchè sia Kondogbia che il ben più noto – dalle nostre parti -Paul Pogba, asso della Juventus di Conte, sono ormai delle realtà solide, e tra le più fulgide del calcio mondiale.

i due assi Kondogbia e Pogba trascinatori della Francia vincitrice dei recenti Mondiali Under 20

i due assi Kondogbia e Pogba trascinatori della Francia vincitrice dei recenti Mondiali Under 20

E invece il francese ormai ex Siviglia, cui a un certo punto la Juventus, forse con ritardo e con la fretta di dover momentaneamente sostituire un intoccabile come Marchisio, attualmente infortunato, non è riuscito a intavolare una trattativa soddisfacente (si parlava di prenderlo in prestito con diritto di riscatto) e a quel punto sono intervenuti i freschi soldi del magnate patron del Monaco, uomo che ha portato Falcao e molti altri ai biancorossi, consentendo alla squadra del Principato di potersi contendere da “anomala” neopromossa lo scettro per campione della Ligue 1 di Ibra e Cavani.

Poco male, li rivedremo presto nella Nazionale francese, dove i due sono destinati a segnare un’epoca; d’altronde è dall’Under 16 che si frequentano, che “rivaleggiano” in talento, seppur diversi tatticamente: di Pogba abbiamo imparato a conoscere tutta la forza fisica, abbinata a una personalità, una tecnica, una duttilità e un eclettismo davvero difficile da miscelare così sapientemente in un solo atleta.  Presentato in principio come possibile erede di Pirlo sta dimostrando che può invero asssumere tutti i ruoli del centrocampo, ed è puro dotato di talento puro e istinto in fase conclusiva.

Kondogbia, classe ’93, è invece più un mediano classico, se vogliamo, un frangiflutti ma dai piedi finissimi, paragonato in patria da molti a un Desailly, ma in realtà più propenso anch’egli, come il “gemello” Pogba (curiosa tra l’altro l’assonanza dei loro nomi!) al gioco di squadra, fatto anche di tecnica e inserimenti, e non solo eccelso sul piano del contenimento dell’avversario.

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Intendiamoci, non che la Juventus – tolto appunto il “contrattempo” legato all’infortunio del nazionale azzurro Marchisio – sia messo male in mediana, anzi, è il reparto che sin da ora le dà più ampie garanzie, tra l’infinito Pirlo, il polivalente Vidal, il fisico Asamoah, il genio Pogba , oltre a Liechsteiner, laterale che copre tutta la fascia come pochi, un ritrovato Isla e un Pepe suila via del recupero, però il “rammarico” di non vedere assieme i due “ragazzotti” francesi un po’ mi è rimasto.

Improbabile fare già un primo bilancio sul campionato appena iniziato, ma è parsa evidente, sin dalle prime competizioni ufficiali, quanto la squadra di Conte appaia avanti alle altre . se non altro perchè il gruppo è bene rodato e a questi si è aggiunto un Tevez che pare già ben integrato, a differenza di Llorente che probabilmente avrà bisogno di sbloccarsi con un gol per scalare una gerarchia che lo vede già in seconda fila dopo un redivivo Vucinic.

In ogni caso vedo bene anche il Napoli, con un Benitez che sta dando con tempistiche assai brevi, una nuova identità tattica alla squadra, sfruttando sul talento puro di nuovi acquisti quali il bomber Higuain o l’esterno offensivo Callejon, sottoutilizzato a Madrid, dove onestamente la concorrenza dalla trequarti in su era, ed è, davvero spietata.

Credo la Fiorentina si riconfermerà, potendo fare da “terzo incomodo”; la Roma su cui nutrivo dei dubbi, a fronte delle numerose eccellenti cessioni, ha comunque rimpiazzato bene l’astro nascente Lamela con l’altrettanto talentuoso Ljaijc sul quale però bisognerà capire se è cresciuto in continuità o se rimarrà uomo da grandi ma isolati exploit.

L’inter può solo migliorare e Mazzarri è il masimo per tirare fuori dai suoi le potenzialità ancora inespresse e rendere al meglio tutti gli atleti a sua disposizione… mi rimangono invece delle perplessità sulla Lazio, incapace di mantenere ritmi alti tutta la stagione, forse per la relativa tecnica dei “panchinari” rispetto ai titolari o forse perchè semplicemente la cosiddetta coperta è effettivamente sin troppo corta. Il Milan, onestamente, mi pare indietro, certo ha riacciuffato con merito la qualificazione in Champions battendo agevolmente i bambini prodigio (che però a San Siro hanno scioperato!) ma penso che alla fine faranno un po’ il percorso come l’anno scorso, una faticosa rincorsa alle prime, ma mai in lizza per gareggiare per il titolo.

Poi, è un po’ più difficile azzardare pronostici, il Livorno mi parrebbe la squadra meno attrezzata – ma con un grande tecnico emergente come Nicola – tuttavia non credo farà la squadra cuscinetto; il Verona ha esordito bene e pare la più rinforzata tra le neopromosse ma già dalla prossima si aspetta un impegno ben probante fuori casa contro la Roma; le due genovesi sono incognite, della serie “vorrei ma non posso”: potenzialità, dirigenza, tifo caldo, bacino d’utenza sono dalla loro parte ma da troppi anni qualcosa non va. Il Catania e l’Udinese, seppur ridimensionate, si candidano come sempre allo scomodo ruolo di out siders, capaci di poter mettere in difficoltà chiunque. Il Cagliari, ormai habituè della serie A è rimasto sostanzialmente lo stesso, mentre Atalanta, Parma e Chievo come sempre partono a fari spenti, salvezza e se viene in anticipo tanto meglio, ma almeno i ducali con un Cassano in canna, e forse all’ultima chance della carriera (ma quante volte lo abbiamo detto!) avrebbero il dovere di provare a puntare all’Europa, posto che poi non interessa a nessuno giocarci. Vedo involuto il Bologna, seppur consideri Bianchi all’altezza di chi lo ha preceduto, almeno in termine di potenziale offensivo, se non di talento puro. Il Torino è partito è partito col piede giustissimo, e con un Cerci già in forma, dopo l’abulica esperienza personale in Confederations Cup, e la squadra, con modulo nuovo e ringiovanita (occhio ai talenti Maksimovic in difesa e ai centrocampisti dai piedi buoni El Kaddouri e Bellomo, entrambi alla prima stagione in serie A, se si escludono gli assaggi che Mazzarri ha concesso al marocchino ex Brescia nello scorso campionato. Molta curiosità nei confronti del Sassuolo che si è mossa bene nel mercato e ha una solida dirigenza e un allenatore in gamba dietro un progetto tecnico preciso che potrebbe seguire le orme del primo storico Chievo di Gigi Delneri.

Toni, ma non solo: VERONA alla grande nell’esordio vittorioso contro il Milan 2 a 1

OK, scriverò un post “di pancia”! Il Verona tornava in serie A dopo 11 anni, dopo aver vissuto stagioni “da purgatorio”, con discese ripide sin quasi agli inferi (col playout vinto contro la Pro Patria: un risultato preso letteralmente per i capelli quando la quarta serie sembrava ormai una triste realtà) faticosamente è tornato nella dimensione più consona alla sua storia, consapevole che alla fine un po’ a tutti la squadra gialloblu  mancasse alla serie A. Ai tifosi, sempre appassionati ovunque, ma anche ai rivali, perchè no? Una piazza così importante, un tifo radicato , per quanto aspramente criticato (e io sono il primo a stigmatizzare certi momenti di insano razzismo.)

Ma adesso qualcosa sembra cambiato, c’è una società moderna, competente, una dirigenza che sa muoversi con intelligenza su più fronti, compreso quello più ostico da combattere: l’immagine pubblica, deturpata appunto da episodi di razzismo.

TONI, clamoroso debutto con la nuova maglia in campionato: suoi i due gol che hanno steso il Milan dei big in rimonta

TONI, clamoroso debutto con la nuova maglia in campionato: suoi i due gol che hanno steso il Milan dei big in rimonta

Tanti, troppi hanno demarcato su questo punto, parlo dei media, facendo passare quella che si profilava una grande festa per il popolo gialloblu, piena di entusiasmo come era facile evincere dai 16.000 abbonamenti, per una sfida “trappola” per via della presenza di Balotelli e di altri giocatori di colore del Milan. Storie da medioevo, e che però continuano a fare notizia e a ripetersi con casi sempre più eclatanti. La città ha risposto nel migliore dei modi, non facendosi appunto “intrappolare” da questi atteggiamenti che potevano mettere sotto torchio da subito i calciatori e mettergli addosso ulteriore pressione psicologica, come non bastasse la “gestione” dell’emozionalità della piazza!

TUTTAVIA, io avevo buone sensazioni per questo esordio, indipendentemente da un risultato, inaspettato, ma non impossibile da vedere (il Milan in fondo era reduce da un incontro europeo, era incompleto in vari reparti e, va beh, mettiamoci pure un po ‘di scaramanzia, è o non è stata in due occasioni “fatale” per i colori rossoneri?

Alla fine è stata certamente una vittoria non prevista, ma ripeto, un 1X2 nella classica schedina ci poteva stare, visto lo stato di forma più che buono dimostrato dall’Hellas durante tutto il periodo preparatorio al campionato, non ultima la bella e difficile affermazione in Coppa Italia contro il Palermo. Inoltre, sul mercato la  dirigenza si è mossa (e si sta muovendo, non esclusi altri arrivi da qui a fine mercato) bene, acquistando giovani promesse, calciatori abituati alla massima serie e vecchi campioni, come Toni che praticamente, che siano amichevoli, coppette o campionati “segna semper lu”.

Toni ha dato spessore, carisma, personalità, doti che aveva manifestato già dai suoi primissimi giorni veronesi, facendo capire che non sarebbe venuto a svernare, anzi, con un’umiltà e una voglia di mettersi al servizio della squadra encomiabili.

tutto il calore dell'appassionata tifoseria gialoblu

tutto il calore dell’appassionata tifoseria gialoblu

Ma non è stato solo Toni il vero artefice della splendida vittoria per 2 a 1 dell’Hellas contro il Milan. E’ vero, da spietato vecchio bomber ha siglato la doppietta successiva, ma benone hanno fatto pure Martinho, una delle probabile rivelazioni della serie A, Romulo appena arrivato e che pare già insistituibile col suo dinamismo a metà campo e sulla fascia; Albertazzi, tutto diverso dal timido, seppur bravo difensore visto poche volte all’opera l’anno scorso. E pure gente esperta, ma poco avvezza alla A come Rafael, Cacciatore e Maietta non hanno tremato davanti a Balotelli e El Shaarawy, davvero abulico, così come pure l’altro giovane Niang.

Insomma, siamo alla prima partita e il calendario rimane ostico, ma a quanto pare non proibitivo, e poi per il morale e l’entusiasmo iniziare battendo per lo più una big come il Milan, lascia aperti scenari più rosei e  ottimistici per il futuro, senza perdere di vista il vero obiettivo stagionale: una salvezza da conquistare con il cuore e con  i denti, per poi magari consolidarsi nel tempo. Secondo me, i presupposti ci sono tutti. Stasera tocca alla Juve e da domani a tutte le altre, finalmente contano i 3 punti e questi sono andati al Verona!

Marquinhos, Osvaldo e ora pure Lamela! Che succede alla Roma? Che hanno per la testa gli americani?

A pochissimi giorni dal via del campionato, si può sapere che strategia hanno in mente gli americani che presiedano da ormai quasi tre anni la Roma? Ok l’ambientamento, ok i bilanci (ma soldi in questi anni a vanvera ne sono stati spesi eccome), ok che non si possono magari ottenere risultati eclatanti subito, ma qui mi pare che si giochi troppo con la pazienza dei tifosi che saranno sì focosi e talvolta difficili da gestire, ma che hanno anche a buon diritto le loro ragioni per essere quanto meno delusi.

Il fortissimo centrale difensivo MARQUINHOS, primo sacrificato eccellente della nuova Roma

Il fortissimo centrale difensivo MARQUINHOS, primo sacrificato eccellente della nuova Roma

Non è stato dato l’oggettivo tempo a LUIS ENRIQUE per impostare un tipo di gioco piacevole ma che poteva essere rivoluzionario per la serie A, è stato silurato Zeman e lì, nonostante lì’affetto della piazza e nonostante la mia totale stima all’uomo prima ancora che al tecnico, c’era poco da fare, i risultati erano sotto gli occhi di tutti, capisco non puntare su un tecnico inesperto ad alti livelli, ma che ci aveva preso gusto a mettersi in prima linea come Andreazzoli. Quest’anno GARCIA sarà un’ennesima scommessa nel buio o siamo davanti a un nuovo Petkovic, beffardamente seduto sulla panchina della LAZIO con la quale ha avuto un impatto di tutt’altro spessore?

un Osvaldo glamour, modello Johnny Depp.. testa calda sì, MA da NAZIONALE

un Osvaldo glamour, modello Johnny Depp.. testa calda sì, MA da NAZIONALE

A Lilla fece meraviglie, ha una personalità incredibile, doti da psicologo non indifferente, sa leggere nei giocatori cosa può aspettarsi da loro, ma partire con una squadra così monca, specie in attacco e incompleta nella maggior parte dei reparti non pare un azzardo? Io sosterrò il tecnico francese ma è chiaro che, se al tuo arrivo ti vendono tre pezzi da novanta come il giovane Marquinhos, la punta ormai diseredata Osvaldo (peccato per quel carattere fumantino e per la crisi coi supporters, si tratta pur sempre di un attaccante della NAZIONALE, serio candidato per una maglia da titolare nel prossimo mondiale, qualora facesse boom col modesto Southampton),  e, notizia dell’ultima ora persino il giovane fenomeno Lamela!!! Dopo un primo anno di ambientamento, in cui comunque fece intravedere ottime doti tecniche, l’anno scorso per lunghi tratti è stato uno dei migliori – non dico un trascinatore, perchè per fortuna resiste l’eterno Totti, nonostante i mugugni per il contratto firmato non soddisfacente alle sue volontà- ma spesso e volentieri un risolutore implacabile di sì, tra gol d’autore splendidi e tanta abnegazione e corsa, doti prima di allora molto celate, quando sembrava sin troppo lezioso.

il giovane talento offensivo ERIK LAMELA, esploso lo scorso anno a suon di prodezze, ceduto dopo soli due anni

il giovane talento offensivo ERIK LAMELA, esploso lo scorso anno a suon di prodezze, ceduto dopo soli due anni

Insomma, LAMELA al Tottenham, grazie probabilmente ai soldoni ricavati dalla cessione di BALE al REAL e di contro il posssibile, quasi certo arrivo di BUENO, di cui si dice un gran bene a livello tecnico ma che alla lunga distanza è tutto da verificare,  a meno che, esplodendo in anticipo sui tempi, non venga ceduto a peso d’oro nella prossima sessione di mercato. INSOMMA, da cronista vedo una Roma dal grosso potenziale economico ma mal sfruttato o gestito (mi pare che all’Estero sceicchi e ricconi vari anche se sembra ne capiscano poco, in realtà hanno portato risultati ovunque siano andati): a Pallotta e soci non basta affidarsi a grandi dirigenti, devono “entrare” di più nel sistema calcistico italiano; da semplice ammiratore o simpatizzante, invece penso che la squadra sia fortemente ridimensionata, a meno di un colpaccio ad effetto dell’ultima ora. Ma chi potrebbe arrivare? Probabilmente al massimo Gilardino, attaccante più che consolidato ma che pare in fase calante di carriera. Basterà il folkloristico dribblomane Gervinho, tanto caldeggiato dal neo tecnico GARCIA dai tempi dello scudetto del Lille, ma assai deludente nei due anni all’Arsenal? Mah, se almeno Cavani e Ibra litigassero si potrebbe tentare un colpo last minute per lo svedese, che dite? Fantascienza? Sì, SO GIA’ LA RISPOSTA!

Fuochi d’artificio con Zeman alla Roma

Il mercato si direbbe appena iniziato ma nell’aria già si avverte l’attesa di sconti di fine agosto. Da tempo ormai, troppo, le rose consegnate agli allenatori il giorno del raduno sono raffazzonate, o al contrario extra large, e il tutto si traduce in gran confusione, se non perdita di energia mentale. Non parliamo di ritiri o delle famose amichevoli pre- season, un tempo da svolgersi quasi esclusivamente contro impavidi dilettanti delle regioni montanare e ora invece organizzate a suon di sponsor e milioni di euro in luoghi esotici, dalla Cina agli USA agli Emirati Arabi.

Finisce poi la fase dello “sgobbo”, del ritiro in alta quota e, pum, la squadra spesso viene rivoltata come un calzino con acquisti e cessioni (sempre più ormai camuffati da prestiti, parametri zero o scambi tra società) nel bel mezzo della preparazione.

Come rimpiango il periodo in cui il mercato aveva scadenze davvero fisse, e poco importa che poi sotto banco si lavorasse nell’ombra. Io negli anni ’80, al seguito del calcio club di mio padre, mi vedevo i ritiri e già si poteva stringere mani ai tuoi giocatori preferiti, farsi foto, ipotizzare formazioni e magari fantasticare sul tipo di campionato a cui saresti andato incontro.

Sentire Galliani dire la solita tiritera che il mercato chiude ad agosto, che l’anno scorso alle 13 ancora non immaginava che sarebbero giunti in rossonero Aquilani e Nocerino mi dà a noia, perchè è evidente che non si costruiscono in questo modo le squadre: con i saldi ti può andare bene un anno, forse due al Milan, in quanto i suoi dirigenti sono tra i migliori su piazza a fiutare il colpo ma spesso mi sembra di assistere a delle performance che riguardano più che altro l’aspetto puramente commerciale della questione, la promozione di un marchio vincente, quale in tutti questi anni si è dimostrato essere quello rossonero.

In attesa quindi di vedere “se” Ibra e Thiago Silva resteranno, “se” verrà aggiunto qualche tassello all’emergente e talentuoso Acerbi, “se” si potrà riaprire una nuova fase della telenovela Tevez, il mercato vero lo stanno facendo in pochi, tra mancanza di liquidi, idee o progetti che attanagliano più squadre. Tra queste si è mossa decisamente la Vecchia Signora, e potrebbe non essere ancora finita. Dopo gli udinesi Isla e Asamoah che vanno a rimodellare un centrocampo a questo punto sontuoso, e non solo per la serie A, dopo aver fiutato l’affare modello Galliani ingaggiando l’esperto Lucio, invero appannato nell’ultima stagione interista (ma chi non lo è stato tra i nerazzurri l’anno scorso?), è pronta a dare l’assalto a Jovetic, probabilmente il miglior giocatore under 25 del nostro campionato. Nonostante le tante rassicurazioni del buon Pradè, ds viola, sembra davvero che, sferrando il colpo decisivo, si possa arrivare al montenegrino, che in bianconero andrebbe a ripercorrere le orme di un altro grandissimo ex gigliato. Sì, state pensando giusto: Roberto Baggio. E io sono anni che affermo che Jovetic mi sembra possedere quelle stimmate del campione di Caldogno, la stessa classe, la stessa tecnica, velocità.. la stessa propensione agli infortuni, potrebbero pensare i maligni, ma per quanto riguarda un discorso meramente legato al campo, beh, Stevan potrebbe diventare il vero crack di stagione, capace di rimpolpare il già buon bottino di gol (14) e crescendo ulteriormente in personalità. Certo, i fiorentini scongiurano, sarebbe un’ulteriore beffa vedere il proprio idolo rifare quel percorso ma le sirene di mercato si fanno giorno per giorno sempre più convinte.

In stand-by l’Inter, sulla quale aspetto a dare giudizi, in quanto mi sento di fidarmi del mister Stramaccioni. Sarà rivoluzione vera? Mah, non lo so, certo che c’è modo e modo di farla e in questo i dirigenti rossoneri si sono dimostrati dei signori con i suoi giocatori simboli, dando a tutti l’opportunità di valutare in modo sereno il loro futuro al termine dei contratti. In casa nerazzurra invece stop forzato a giocatori emblemi di vittorie e trionfi, come Julio Cesar e Stankovic, ma presto anche Cambiasso o altri potrebbero avere il benservito. Capisco le esigenze tecniche ma qui si tratta di mettere al muro i giocatori e la metodologia non mi sembra corretta. Chi ha fatto firmare contratti lunghissimi e faraonici d’altronde? E ora devono per forza di cose rescindere o perdere un anno, come successo a Grosso e Amauri in bianconero. Lascio trascorrere qualche settimana ancora e poi farò una carrellata su tutte le partecipanti al prossimo torneo di serie A, ma per il momento mi preme sottolineare la mia curiosità nei confronti della Roma, che il suo “top player” l’ha già acquistato, vale a dire il boemo Zeman.

Da sempre il tecnico fa discutere ma io che lo seguo da inizio carriera, non mi sono mai soffermato sui trofei vinti! Solo alla Roma e alla Lazio aveva tra le mani buone squadre (ma non fenomenali) e ha fatto il suo nel migliore dei modi, seminando per chi poi, a suon di acquisti ha portato lo scudetto (Capello alla Roma) e mostrando grande calcio. A Foggia tutti sappiamo di cos’è stato capace, a Lecce pure, solo la squadra scudettata dell’anno (la Juve) ha fatto più gol quell’anno, nel contesto di una salvezza comoda comoda. A Foggia due anni fa in Lega Pro, con una rosa di under 20 ha quasi centrato i play off (lanciando in attacco una super coppia, Sau e Insigne, 41 gol in due) e a Pescara ha fatto letteralmente sfracelli, ma questa è storia recente. I flop, che nella carriera di un tecnico navigato ci stanno (è successo al Trap, a Capello bis nel Milan, allo stesso Lippi in Nazionale al Mondiale sudafricano) ci stanno, ma solitamente se Zeman viene ingaggiato in estate non sbaglia i suoi obiettivi, capace com’è di plasmare davvero le sue squadre secondo il suo ormai famoso credo calcistico.

Nonostante i mugugni di capitan Totti, credo che la Roma sia a posto così. I brasiliani Dodò (reduce da un grave infortunio) e Castan (reduce dalla vittoria in Libertadores con il Corinthians) possono rivelarsi campioni a tutti gli effetti, il greco Tachtsidis, visto per tutto l’anno a Verona, è un grande prospetto, così come l’americano Bradley, se davvero dovesse arrivare. E ricordiamo che a centrocampo c’è già in rosa gente come De Rossi, Pjanic, gli esperti Taddei e Perrotta, il riscattato Marquinho. In avanti poi sarà vero show! Già mi immagino le triangolazioni, i giochi offensivi di gente come Lamela, Bojan, Borini (qualora non finisse a Liverpool dal suo mentore Rodgers) e Osvaldo. E se Totti avesse ancora fiato e arrivasse anche Destro, beh… non avrei difficoltà a prevedere una Roma seria concorrente della Juve per la lotta al tricolore. Ecco, l’ho detto… mi sono giocato a metà luglio il mio primo pronostico 🙂

alle prossime puntate con nuove argomentazioni sul calcio mercato!