Intervista a Nicola Corrent: ritratto a tutto tondo di un ex grande calciatore veronese, ora all’Albaronco ma con un futuro da allenatore tutto da scrivere

E’ con grandissimo piacere che  ospito su PELLEeCALAMAIO il calciatore Nicola Corrent, veronese come me, e protagonista per tanti anni su campi prestigiosi, italiani e internazionali.

Sarà una ghiotta occasione per ripercorrere con lui le tappe salienti della sua fortunata carriera professionista, dopo il suo recente annuncio ufficiale di ritiro

“Ciao Nicola, partirei proprio da lì, da questa tua decisione, in un certo senso per noi appassionati sportivi inaspettata, anche se hai tenuto subito a precisare che continuerai a calcare i campi – meno prestigiosi magari ma sempre carichi di passione – dilettantistici della nostra zona. Come mai proprio in questo momento hai deciso di dire stop al professionismo? in fondo sei ancora relativamente giovane e immagino le offerte dai pro non ti mancassero”

Ciao Gianni eccoci:

Si si può cominciare dal 10/12/2013 un giorno importante perchè dopo 16 anni sono passato al calcio dilettantistico.

ALBA RONCO: 1′ categoria. Il motivo è semplice, ho mantenuto una promessa a mio fratello Andrea ( che ha fatto il sett. giovanile al Verona ma dopo un anno a Legnano non ha avuto la fortuna di far diventare la propria passione un lavoro..) a cui avevo detto che,  se non avessi fatto il professionista, avrei giocato con lui a prescindere dalla categoria.

Certo che da fare il capitano alla Carrarese in Lega Pro alla Prima Categoria il salto è stato lungo e forse con un po’ di pazienza avrei trovato qualche categoria superiore ma ho fatto una scelta di ‘cuore’. Obiettivamente con la mia età e la parentesi sportivamente negativa alla Virtus Vecomp sarebbe stato molto difficile rimanere tra i prof. e ho pensato di cambiare del tutto vita.

Allenamenti serali , tempo da dedicare a mio figlio Alexander , ai famigliari, agli amici, e al TERZO GRADO,  il birrificio artigianale e ristorante che ho aperto 4 anni fa con 2 amici.

cooo

“Hai iniziato a Porto San Pancrazio e subito sei stato notato dal Milan. Una realtà e un mondo completamente diversi. All’epoca quale fu il tuo impatto, parlo a livello emotivo soprattutto, visto che in campo hai dato subito risposte positive. In pratica titolare fisso, subito in grado di importi e fare tutta la trafila con tanto di convocazioni nelle varie Nazionali giovanili… Eravate una bellissima squadra, con tanti giocatori poi affermatisi. Ci vuoi fare qualche nome di tuoi compagni illustri e magari anche di qualcuno su cui avresti scommesso ad occhi chiusi e che invece non è arrivato al grande calcio?”

Sono tornato dopo esser andato via di casa a 11 anni  per fare il sett. giovanile al Milan, e dopo 5 anni di collegio a Lodi e 5 a Milanello e tanti sacrifici e selezioni sono arrivato a fare il CALCIATORE.

E’ stato difficile perchè la famiglia e gli amici mi sono mancati molto e si può dire che l’adolescenza l’ho quasi ‘saltata’.. Calcio e studio… per il resto quasi niente … ma sapevo dove volevo arrivare e ci ho messo tutto me stesso.

Il Milan è una grande società e mi ha dato tanto: da grandi allenatori quali Tassotti, De Vecchi, Boldini; Morini, Frigerio, Bertuzzo… a una cultura del lavoro e sacrificio per arrivare a ottenere qualcosa..

Ho avuto la possibilità di rimanere in costante contatto con la prima squadra allenandomi con loro , facendo amichevoli, tornei, preparazioni estive e panchine in gare ufficiali… senza mai esordire .. purtroppo… Un esperienza indimenticabile giocare con Baggio, Maldini, Baresi, Boban, Weah, Pirlo…. e altri tantissimi… ed esser allenato da Sacchi, Capello, Terim, Zaccheroni…. fantastico…

Nel sett giovanile eravamo in tanti e i migliori sono ‘arrivati’ quasi tutti Miccoli, Maresca,Coco, Daino, De Zerbi, Maccarone, Saudati, Allegretti…. per citarne qualcuno.. E  se devo ricordare un ragazzo dalle qualità incredibili ma che ha fatto molto poco sicuramente Vincenzo Maiolo… quando vincemmo lo scudetto Allievi Nazionali fece 36 gol e giocate pazzesche.

“Dalle giovanili del Milan inizi una fruttuosa e lunga esperienza di prestiti, fino a passare in via definitiva al Como. Sono anni in cui ti destreggi bene in serie A, segnando pure un gol, e sei protagonista in un bel ciclo con l’Under 21. Sognavi di debuttare in massima serie col Milan o è stato più bello farlo con una squadra che avevi contribuito a portare in serie A? E cosa invece non funzionò l’anno di Modena, quando alla fine scelsi di rientrare in B con la Ternana?”

Il mio trampolino è stato il Monza , una piccola realtà che faceva la serie B e sono stato molto contento di aver giocato e contribuito ad un importante salvezza.

Certamente i 2 anni alla Salernitana mi hanno fatto maturare molto; ma tra mille difficoltà di una piazza difficile ma affascinate posso dire di esser diventato un Calciatore.. Molte partite anche in Nazionale Under 21 e un gol importante sono un altro ricordo piacevolissimo: indossare la maglia della Nazionale é fantastico!

Una bella storica salvezza nei 6 mesi della parentesi Siena e poi ho trovato Preziosi che ha creduto in me aquisendomi prima per metà e poi definitivamente dal Milan..

Vincemmo il campionato col Como in un anno fantastico e vissuto da protagonista e finalmente ho raggiunto il sogno di tutti: la SERIE A

Fu difficile e purtroppo finì con la retrocessione a causa di un girone d’andata molto negativo ma giocare e misurarsi con campioni come Kaka, Totti, Vieri, Del Pietro, Seedorf ….. in certi stadi resterà una soddisfazione unica! Riuscii a fare anche un gol alla mia prima da titolare.. contro la Lazio e a Peruzzi.. una bella fortuna.

“Gli anni di Terni, visti da fuori e col senno di poi, sembravano molto “tempestosi” a livello societario, con una squadra in teoria con cui potevate davvero arrivare in serie A. Ci sei rimasto molto tempo, che ricordi hai di quell’esperienza?”

Successivamente  a Modena non riuscii a trovare spazio e decisi di andare alla Ternana in serie B. Sembrava una Società perfetta e avevamo una squadra fortissima ( Jimenez, Zampagna, Frick, Paci, Kharja.. ) ma con l’addio di Agarini si sfasciò tutto e la Fiorentina prese il nostro posto per la promozione in A.

A Terni con la nuova dirigenza ci furono molti problemi per molti giocatori e tra periodi fuori rosa e litigi vari non fu un esperienza da ricordare col sorriso.

“La tua prima volta in terza serie è stata un po’ anomala, visto che si trattava di Napoli. Confermi quanto si dice sull’attaccamento e la passione di quella tifoseria, capace di riempire il San Paolo anche in serie C?”

Napoli invece è stata una grande occasione ma anche un grande rimpianto…

Primo anno di De Laurentis e squadra nata dal nulla che con Ventura e poi Reja arrivò alla finale con l’Avellino.

Perdemmo… ma la cosa che più mi fece male fu non giocare il ritorno per un infortunio , dopo che all’andata, davanti a 70000 persone feci  una delle mie più belle partite.

Nicola Corrent  con la storica maglia numero 10 del Napoli

Nicola Corrent con la storica maglia numero 10 del Napoli

“E così poco alla volta arrivi nella “tua”, nella “nostra” Verona. Tempi bui anche in questo caso, da nobile decaduta, ancora lontani dal ritorno a certi fasti attuali. Ma al di là di questo, cosa ha contato per te indossare quella maglia, fino a esserne capitano, sentire la curva, i “butei”?

Tornai a Terni ma dopo 6 mesi di litigi ecco un sogno realizzato: giocare nella squadra della mia città, di cui sono molto tifoso e il terzo anno di esserne Capitano… Il massimo… come quello che ho provato a segnare sotto la Curva Sud e ad esultare sotto i miei ‘Butei…’

Ho dimenticato un altro ricordo da segnare: esser stato  il primo ad aver ‘rispolverato..’  il num. 10 a Napoli… non per meriti chiaramente… ma in C qualcuno doveva metterla e mister Ventura decise per me..

La grande delusione arrivò con la notizia del mancato rinnovo a Verona… avevo fatto tante rinunce per indossare la maglia gialloblu perchè per me non aveva e non ha prezzo ma la nuova società con Bonato fece altre scelte e cosi mi trovai a Coverciano tra gli svincolati a prender il patentino da allenatore..

Il veronese doc Corrent con l'amata maglia dell'Hellas, di cui diverrà capitano

Il veronese doc Corrent con l’amata maglia dell’Hellas, di cui diverrà capitano

“Una tappa a Lecco e poi la lunga, felice, indimenticabile per te e per i suoi tifosi, militanza alla Carrarese, all’epoca in C/2 (Ok, non si chiamava più così, ma fa lo stesso… ) e che proprio tu, con la tua classe, la tua personalità, aiutasti a tornare in una categoria più consona alla sua storia. Hai segnato tu quello che fu il rigore decisivo nella gara di play off promozione contro il Prato. Pensi che sia stato uno degli episodi più felici della tua carriera, proprio partendo dal fatto di quanto da allora sei entrato nei cuori dei tifosi toscani?  Tuttora,da quel che ho capito sei legato da un connubio molto stretto con la città e i tifosi, vero?”

Un periodo duro ma il Lecco mi contattò e mi diede una possibilità… inizio fantastico con 5 gol ( mio record) ma ritorno con molti infortuni e prestazioni negative finite con la retrocessione..

Poi un Grande rilancio a Carrara in una società nuova con Buffon presidente (con il quale ho ancora oggi un bellissimo rapporto anche extra calcistico con la sua presenza nella mia attività di birrificio a Verona) e Nelso Ricci ds… Vittoria nel mio primo anno in C/2 e gol promozione… il secondo anno molto positivo con play off sfiorati e purtroppo retrocessione il terzo…

Ma a Carrara si è creato un grande legame tra me e la piazza che ricordo con grande piacere e orgoglio..  Un rapporto di stima e rispetto, certamente per le mie prestazioni, il gol promozione, l’attaccamento… e anche il gol decisivo nel sentitissimo derby con lo Spezia…

“Al termine del nostro viaggio, con il tuo ritorno a casa e il desiderio realizzato di poter giocare con tuo fratello (anche lui molto dotato dal punto di vista tecnico, anche se purtroppo non è riuscito a farsi una carriera simile alla tua) che bilancio ti ritieni di fare? Hai qualche rimpianto, avresti potuto fare di più, ci sono stati momenti chiave che hanno fatto svoltare in un modo o nell’altro il tuo percorso sportivo o ti ritieni soddisfatto così? E, per ultima, una domanda più generale sul calcio attuale. In fondo non sono passati secoli fa dai tuoi esordi ma tante cose sembrano cambiate nel modo di porsi, di iniziare… Credi che alla base di tutto, al di là del talento e delle doti personali ,ci debba sempre essere la passione, la determinazione, la volontà a guidare un ragazzino col sogno di giocare a calcio? E’ ancora possibile resettare tutto, in un mondo sempre più inquinato da scommesse e da una crisi generalizzata, specie nei settori giovanili?”

Direi che in queste parole c’è tutto…  soprattutto tanti ricordi…

Grandi allenatori tutti diversi tra loro: Ventura, Malesani, Reja, Colomba, Sarri, Fascetti, Cagni, Remondina, Monaco… e tanti altri

Grandi Presidenti: Preziosi, De Laurentiis, Aliberti, Buffon e tanti altri… soprattutto ARVEDI e MARTINELLI che non ci sono più…

Tanti tifosi…

L’aspetto negativo è rendersi conto che troppe persone ti si avvicinano per interesse e poche per amicizia vera.. ma conservo pochi AMICI che non hanno ‘categoria…’ tra cui  De Zerbi, Troise, Sibilano, Maccarone, Cavallo, Brevi, Pecchia…

Se devo fare un bilancio sono soddisfatto… forse qualche anno in più in B lo potevo fare ma per demeriti miei, qualche decisione affrettata e rivelatasi sbagliata, qualche società che mi ha ostacolato è andata cosi… e io sono convinto che alla fine uno ha quello che si merita e che ha costruito…

Sono contento e orgoglioso della mia carriera…

Ora farò un pò di pausa ma certamente farò il tentativo di allenare perchè il calcio è passione e la passione non si può accendere e spegnere come un interruttore..

Parole Sante, Nicola! E a me, salutandoti, non resta che farti un enorme “in bocca al lupo” per il tuo futuro in questo ambiente, che tu possa coronare il sogno di allenare e di ritornare protagonista nel calcio in questa tua nuova veste!

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Giocatori anni 90 dell’Hellas Verona: Gianluca Lamacchi

Tra i giocatori dell’Hellas che mi sono rimasti nel cuore – parlando di quelli partiti dal vivaio – c’è sicuramente il bolzanino Gianluca Lamacchi. In teoria ha esordito nel Siena, addirittura 16enne, ma poi ha completato l’iter giovanile tra le fila gialloblu, assieme a giocatori come Piubelli, Fattori, Guerra, Sturba e Ghirardello.

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Vidi per la prima volta Gianluca in un ritiro della prima squadra nel 1990. Mio padre era presidente di un grosso calcio club e avevamo l’opportunità di fermarci a lungo con i giocatori, mangiare assieme ecc. Di Lamacchi mi colpì subito la determinazione e la personalità, sembrava davvero volesse diventare un professionista a tutti i costi. Mister Fascetti lo premiò con 5 presenze quell’anno, poi ci volle una stagione da titolare a Licata prima di rivederlo di nuovo in gialloblu. Ma il Lamacchi del 92 era diverso da quello che aveva esordito due anni prima come mediano davanti alla difesa. Infatti aveva cambiato decisamente ruolo e modo di giocare, molto più “aggressivo”. In pratica agiva da laterale destro, quasi da tornante, molto a supporto delle punte. L’anno è quello di Reja e lui è titolare inamovibile, in una stagione che doveva far rientrare l’Hellas subito in serie A e che invece si rivelò incolore. Nelle due successive stagioni, con Mutti in panca, Lamacchi mantiene inalterata la sua posizione di titolare, sempre come esterno, ma ora anche basso, non solo come ala. Sembra strano dirlo ora col senno di poi, visto come ha giocato per il resto della carriera, ma agli inizi pareva proprio adatto nel ruolo di tornante, tendenzialmente dribblomane e mai domo.

L’anno successivo inizierà la sua trasformazione in difensore, talvolta laterale ma quasi sempre centrale, se non addirittura libero (accadrà soprattutto a Piacenza, nei suoi anni migliori, quelli della meritata serie A).

Lamacchi in carriera, ovunque sia andato, si è sempre fatto valere, compreso nelle ultime stagioni, al Como e al Genoa. Resta un mistero, almeno per me che non conosco bene le dinamiche genovesi, il suo strappo violento dalla squadra che lui aveva contribuito a riportare in B, giocando sempre titolare fisso. Sembrava poi dovesse finire alla Salernitana, invece a 34 anni Gianluca ha deciso di appendere le scarpe al chiodo.

L’ultimo giorno di calciomercato rilancia le quotazioni di due grandi talenti “dispersi”: Gabriele Paonessa e Andrea Russotto. Vi racconto le loro storie

Il mercato di riparazione ha visto in extremis riportare un po’ in auge il nome di due ex grandi talenti (ancora piuttosto giovani) del calcio italiano, entrambi mezzepunte: Gabriele Paonessa e Andrea Russotto. Siamo sempre ai margini del grande calcio, niente al confronto a cosa ci si aspettava da loro, ma il segnale che gli addetti ai lavori non si sono certi dimenticati di loro.

Due storie simili, ma anche molto diverse.

Paonessa ai bei tempi di Vicenza

Paonessa ai bei tempi di Vicenza

Gabriele Paonessa ha fatto tutta la trafila nella squadra del Bologna, frequentando con grande profitto tutte le nazionali azzurre, dall’Under 16 all’Under 21, sempre in concorrenza con l’altro talentino della trequarti, quel Sebastian Giovinco, ormai titolare fisso nella Juventus. Eppure Paonessa, come Giovinco, aveva saputo bruciare le tappe del professionismo, esordendo a soli 19 anni in B al Vicenza e accumulando alla fine della stagione ben 26 presenze e 4 gol, facendo spesso coppia con un altro enfant prodige, quel Foti che solo quest’anno a Lecce sta ritrovando la giusta continuità di rendimento.

Ottimo quindi l’impatto di Paonessa, nel difficile contesto cadetto: tecnica evidentemente sopra la media, bellissimi gol, una maturità lampante… insomma, pronto per la serie A, si diceva, specie dopo i paragoni importanti spesi dopo questo exploit iniziale (si parlava di nuovo Del Piero per il modo di stare in campo e per alcune giocate).

L’anno dopo tuttavia, Gabriele compie un passo indietro. Gioca ben 30 partite, quasi tutte da titolare, e segna 3 gol, ma lo scenario è quello di una squadra più in difficoltà rispetto al Vicenza dell’anno precedente. L’Avellino alla fine retrocede mestamente e lui poco può fare per risollevare le sorti della squadra irpina. Un gravissimo infortunio al ginocchio lo mette fuori gioco per tutta la stagione successiva, quella del ritorno a Bologna. Il tabellino è impietoso, 0 presenze e 0 gol. All’epoca però è ancora giovane, nessuno si immagina che questo, pur grave infortunio, ne possa minare così irreversibilmente una carriera in ascesa. L’anno dopo prova a ripartire da Vicenza, dove aveva lasciato ottimi ricordi, ma l’eco dell’infortunio è ancora penalizzante, alla fine totalizza 11 presenze e 2 gol. Ma l’annus horribilis è quello successivo: Paonessa passa al Cesena, una squadra in piena ascesa, appena promossa in serie A. Lui è alle prese con guai muscolari, ma soprattutto con un mister come Ficcadenti che proprio a livello tattico non lo percepisce, considerandolo nè carne, nè pesce, nell’ambito di un strutturato 4-3-3. Il risultato è una stagione persa, nessuna presenza e una nuova ripartenza, stavolta da Gubbio. La squadra, neo promossa in B naviga da subito in cattive acque, lui potrebbe garantire almeno una certa dose di qualità tecnica, ma le occasioni non arrivano. Dopo una sola presenza, il Parma (che detiene metà del suo cartellino col Bologna) opta per una scelta drastica: lo cede al Como, in Lega Pro. 7 presenze e 2 gol e quest’anno il passaggio al Perugia, dove a tratti si rivede finalmente il miglior Paonessa. A Perugia è rinfrancato da un ambiente positivo per il fatto di essere tornato nel calcio che conta dopo l’onta del fallimento.  Nei primi mesi gioca 10 partite e segna un gol, ma tanto basta a far riaccendere i riflettori su di lui e a convincere il Parma a “premiarlo”, riportandolo in questa finestra di mercato in una categoria più consona al suo talento, al Crotone in serie B, in una squadra che ha i mezzi per fare un buon campionato. Gabriele a lungo aveva smarrito la fiducia nei propri mezzi, è giunto il momento che sia il campo a dare il suo insindacabile giudizio.

Russotto in maglia azzurra

Russotto in maglia azzurra

La storia di Andrea Russotto è un po’ diversa, perchè qui si parla di uno straordinario talento capace nel corso di una ancora breve carriera di rimettersi in gioco più volte, sempre con l’idea di sfondare in testa, ma volendolo dimostrare sul campo, senza nessuna scorciatoia. E’ un 88 ma è da una vita che gioca, visto che i suoi esordi sono stati davvero molto precoci. Il giocatore romano è sin dall’Under 15 il trascinatore assoluto della sua categoria; solo nell’Under 16 mette a referto ben 14 presenze e 5 gol, e via via sino all’under 21, dopo aver disputato da protagonista un Mondiale under 17 nel 2005. Nel 2007  il suo nome, assieme a quello del compagno nelle giovanili della Lazio, De Silvestri, figura addirittura nella top 50 dei giovani più promettenti al mondo stilata dalla prestigiosa rivista inglese World Soccer. Insomma, tutti nell’ambiente scommettevano su di lui ma sin da subito ci furono anche delle “speculazioni”. Il suo cartellino è conteso, lui cede all’offerta del Bellinzona e lascia l’ambiente biancoceleste in cui era cresciuto e dove aveva la famiglia e gli amici. Ma il passaggio in Svizzera, sul piano meramente sportivo, si rivela vincente: a soli 16 anni accumula qualcosa come 9 presenze e già a gennaio rientra in Italia, alla Cisco Lodigiani, anticamera del successivo e decisivo passaggio al Treviso, dove in 3 anni metterà assieme 67 presenze e 5 gol. Il talento, la personalità e la determinazione di Andrea sono innegabili. Velocissimo, gioca prevalentemente sulle fasce in attacco, ha una invidiabile tecnica di base e la giusta cattiveria agonistica. Si fa sotto il Napoli, che lo prende in prestito dalla società svizzera, con possibilità di riscattarlo a fine stagione per l’elevata cifra di 4 milioni di euro. Nella squadra azzurra, però Russotto patisce una certa concorrenza e un modulo che lo relega a coprire tutta la fascia. Lui avrebbe pure le qualità fisiche e atletiche per svolgere il doppio lavoro, come richiederebbe l’allenatore, ma è indubbio che così rischia di snaturarsi e smarrire le proprie caratteristiche principali. 15 presenze, tutte da subentrato, non gli valgono la conferma, nell’ambito di un percorso di forte crescita del Napoli. Si accasa così al Crotone dove colleziona tantissime presenze e qualche gol. L’ambiente è quello adatto a lui, dove una certa componente caratteriale e comportamentale può fare la differenza, specie nelle gare in casa. Purtroppo si infortuna sul finale di stagione e deve così operarsi al menisco, fatto che ne compromette parzialmente l’avventura in un club cadetto di prima fascia come il Livorno. Quando rientra in squadra, le gerarchie sono ben delineate e lui compie una scelta per certi versi clamorosa, rimettendosi in gioco. Riparte da Carrara, in Lega Pro, dove firma un contratto di soli sei mesi. Qui dispensa calcio di ottima qualità, fa ammattire i difensori, è talvolta micidiale in contropiede, si impegna gara dopo gara, come volesse dimostrare che nulla è perduto e che di occasioni ce ne potranno ancora essere, se in campo continua a fare la differenza. Quest’anno ai nastri di partenza c’è la fila di squadre che se la contendono e lui non ha paura di rimanere in Lega Pro. Se lo accaparra il Catanzaro, che intende disputare un campionato da protagonista. Il resto è storia di questi giorni. Nei primi 6 mesi gioca 12 partite, segnando 4 gol e questo suscita un rinnovato interesse da parte di club importanti, di prima fascia. Nell’ultimo giorno di mercato, passa in comproprietà al Parma, società attentissima sui giovani ma d’accordo tra le parti, decise di rimanere sino al termine della stagione in Calabria, visto che si sta trovando benissimo e sta facendo la differenza. Ma il futuro pare davvero dalla sua parte, e la cosa mi fa piacere perchè Russotto ha davvero delle qualità che pochi giocatori di serie A hanno.