Al via la Super League cinese con tanti illustri campioni a sposare (a suon di milioni di euro) la causa.

Da molti anni siamo abituati a vedere giocatori più o meno affermati decidere di lanciarsi in avventure esotiche, arrivati a un certo punto del loro percorso. Solitamente accade a fine carriera, e quasi sempre, a motivazioni personali, o alle cosiddette “scelte di vita”, vengono anteposti fattori prettamente economici.

Alludo ai campionati nazionali che si svolgono in Qatar, una delle mete più gettonate di questo millennio, e a quelli arabi; meno specie fanno quelle scelte che prediligono il massimo torneo americano, da sempre fascinoso agli occhi dei giocatori (sin dai tempi di Pelè, Cruijff, Chinaglia, per arrivare all’esodo di molti big odierni sul viale del tramonto, con rare eccezioni, tipo la fortunatissima esperienza che sta facendo il nostro rappresentante Sebastian Giovinco) o quelli russi e ucraini. Stati Uniti, Russia e Ucraina che in ogni caso possono vantare dei tornei ben strutturati, oltre che dalle ingenti risorse.

Tuttavia nessuno dei casi citati può trovare un paragone con quello che sta succedendo da quest’anno in Cina, dove pochi giorni fa è partita la nuova Super League. Una lega in grado di mettere sul piatto un volume di quasi 300 milioni pur di richiamare stelle conclamate del calcio mondiale, stavolta sì all’apice della carriera e non solo gente che debba al più svernare in una pensione dorata.

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Beh, che saranno dorate le pensioni di quei giocatori che hanno abbracciato la causa non stentiamo a crederlo, se pensiamo che un certo Ezequiel Lavezzi, a lungo nei sogni interisti nella recente sessione di mercato invernale, si è infine accordato col club dell’Hebei, tra l’altro neopromosso, per un ingaggio annuo da 15 milioni di euro. In questo club giocherà tra gli altri a fianco di validi interpreti come Mbia o l’ex laziale, cresciuto in Premier League, Kakuta.Soprattutto il Pocho si ritroverà spesso a duettare in attacco col velocissimo ivoriano Gervinho, appena prelevato dalla Roma e già in gol all’esordio nella vittoria esterna dell’Hebei, in occasione della gara inaugurale della Super League.

In Cina, al via quest’anno in campionato,  sono finiti a giocare tanti altri talenti nel pieno della carriera, più o meno riconosciuti a livello internazionale: dal ghanese Gyan Asamoah all’ex Chelsea Ramires, dai brasiliani Renato Augusto, Jo e Paulinho ai colombiani GuarinJackson Martinez, fino a quell’ Alex Texeira, nel mirino dei più prestigiosi club europei e assurto allo status di big del calcio mondiale. Per non parlare del parco allenatori, che include gente come Felipe Scolari, Sven Goran Eriksson, Dragan Stojkovic o Alberto Zaccheroni, a proseguire le fortunatissime esperienze di Marcello Lippi, soprattutto, e di Fabio Cannavaro poi. Fu proprio Lippi, con una squadra già in modo preminente rimpolpata di forze straniere (su tutti il brasiliano Elkeson, uno dei maggiori uomini mercato di questa ricchissima finestra) a portare a risultati mai visti la squadra del Guangzhou, sino alla vittoria storica della Champions League asiatica.

16 squadre che si daranno battaglia da qui alla fine di un campionato in cui non ci sono delle vere favorite, visto come appunto i valori delle rose sono stati in alcuni casi ribaltati rispetto alle gerarchie in vigore fino all’edizione del 2015. 

Sarà interessante capire se basterà questo clamoroso richiamo economico a far da volano per una zona del mondo in cui il calcio può da sempre vantare un grande numero di appassionati, ma mai capace di andare oltre i propri confini. E’ indubbio che un’ingente operazione di questo tipo possa giovare all’immagine del torneo, facendogli guadagnare interesse dai media, ma molto probabilmente il tutto andrà a scapito di una crescita del movimento interno, con i calciatori locali schiacciati dal peso di nomi così importanti.

La domanda è: sarà un fuoco di paglia o l’inizio di un periodo storico che vedrà sempre più crescere le quotazioni di questo campionato?

Riusciranno i vari Lavezzi, Texeira o Martinez a trainare i loro compagni cinesi, inducendoli a migliorarsi dal punto di vista prettamente tecnico? Di sicuro la determinazione e la costanza a quelle latitudini non mancano!

 

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Il punto sulla Serie A: ecco perchè la Juventus parte ancora favorita

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Manca davvero poco ormai all’inizio del campionato. Come sempre altrove i giochi seri sono già iniziati, visto che in Ligue 1, Premier League e altre, come ad esempio la Eredivisie, già si gioca per i tre punti, mentre sono prossimi allo start pure Bundesliga e Liga. Mentre qui da noi addirittura si sta discutendo se posticipare l’inizio delle scuole per consentire alle famiglie di godersi qualche tardivo giorno d’estate che mai come quest’anno si è fatta attendere, anche la serie A pare più indietro di tutti,e non solo per via del calendario. E’ stato davvero un calcio mercato povero, addirittura peggio di quello dello scorso anno, dove almeno giunsero in Italia alcuni “nomi” ancora di grido come Higuain e lo sfortunato Gomez che, andandosi a sommare ad alcune liete sorprese (Iturbe, i napoletani Callejon e Mertens) fecero andare in attivo il bilancio. Ok, non tutto è ancora definito ma sembra che siamo sempre più destinati a diventare un mercato export più che d’importazione, laddove sono ancora nomi caldi quelli di big come Vidal, Benatia e Cuadrado, dati per persi, ceduti al miglior offerente, ma pure il made in Italy, proprio quello da cui si dovrebbe ripartire con vigore e convinzione, ha intrapreso questa tendenza, con le cessioni del capocannoniere Immobile e quelle, probabili, di Cerci e Destro.

In mezzo a questo quadro desolante, le nostre squadre sempre meno dispongono di mezzi per competere a certi livelli ma,come visto,anche sul fronte interno latitano le grandi manovre, se è vero che la Juventus, tre volte campione d’Italia, ha attecchito con nomi buoni ma solo come seconde linee (Romulo, Pereyra), andando, come l’Inter o il Milan sull’usato (e svincolato) sicuro, acquistando a costo zero Evra, mentre le altre si sono rimpolpate l’organico con gente come Vidic, Alex o Menez. L’usato sicuro funziona anche per le medie piccole e in tal senso il colpo migliore sembra averlo fatto l’Hellas Verona che, con il pluridecorato e attempato Rafa Marquez (protagonista di un ottimo Mondiale), vuole replicare le fortune fatte l’anno scorso con Toni. Il vero ribaltone semmai è stato in panchina, dove al posto di un Antonio Conte, già visibilmente insofferente sul finire della scorsa stagione (l’ennesima in campo nazionale per i bianconeri), alla Juventus è finito quel Massimiliano Allegri, reietto rossonero e desideroso di rivincita.

Sull’ancora giovane tecnico livornese i giudizi sono spesso trancianti, e specie i milanisti, si dividono in chi lo ha supportato, riconoscendogli meriti, e chi (la maggioranza) lo ha mal sopportato, considerandolo al più un allenatore mediocre. Io, da esterno, non essendo tifoso rossonero, non giudico così negativamente il suo percorso alla guida del Milan, considerando che da tempo non era quella società stellare, pluri vincitrice in Europa ai tempi di Carletto Ancelotti. Il ridimensionamento era già pienamente in atto quando giunse il Conte Max da Cagliari. E in dote ha lasciato comunque uno scudetto strameritato, un altro sfuggito per pochissimo e una terza stagione conclusa, comunque la si veda, con la qualificazione in Champions League (e lì già si era orfani di assi quali Ibra e Thiago Silva). Sorvolo sull’ultima stagione lasciata a metà, ma mi pare che i tempi al Milan siano piuttosto confusi, come l’effimera gestione Seedorf ha confermato.

Allegri non avrà le stimmate del fuoriclasse, non sarà mai un Mourinho, un Del Bosque, un Capello, nemmeno un Conte, quello salentino, ma a mio avviso è un buon allenatore che, sempre che non gli smantellino all’ultimo giorno di mercato la squadra, può far calare il poker di scudetti alla Juventus, anche se sono consapevole che il contraccolpo psicologico del brusco cambio tecnico possa in qualche modo influire sugli esiti, rendendo forse meno scontati certi verdetti.

Comunque, mi sbaglierò, io vedo ancora favorita la Juve per il titolo, seguita dalla Roma e dall’Inter. Molti, credo di percepire come la maggior parte degli sportivi e addetti ai lavori, stanno indicando negli uomini di Garcia i veri favoriti per il titolo ma io penso che ci siano ancora dei margini per arrivare al grande traguardo. Acquisti come quello del terzino Cole vanno certamente a impreziosire il bagaglio tecnico e di esperienza dell’intera rosa, a cui va aggiunto tutto il giovane estro di Iturbe, oltre al ritorno di Strootman e la conferma di Gervinho, ma bisogna anche dire che sarà difficile ripetere una stagione da più di 80 punti. Non che i mezzi non ci siano, ma mi pare che l’anno scorso abbia funzionato proprio tutto in casa Roma, per nulla accreditata alla vigilia di finire poi per diventare l’antagonista principale della Juve, finite presto fuori dai giochi le due milanesi. Quest’anno, come da mio pronostico più sopra azzardato, credo la parte della Roma possa farla l’Inter. Mazzarri difficilmente sbaglia due stagioni consecutive, sempre che vogliamo considerare fallimentare quella precedente (a mio avviso non lo è stata, considerando le macerie da cui doveva ripartire) e la rosa pare sensibilmente migliorata, specie a centrocampo e in difesa. Meno bene vedo il Milan, anche se ho fiducia nelle capacità di Inzaghi come giovane mister (ma con una squadra non propriamente all’altezza il rischio di uno Stramaccioni bis, facendo un parallelo con l’entusiasmo che accompagnò l’esordiente tecnico romano alla guida dei nerazzurri due anni fa,  è molto concreto). Il Napoli invece mi pare, non indebolito, per carità, ma nemmeno così migliorato come in tanti vogliono far credere. E poi tutta questa fretta di svendere Behrami (addirittura all’Amburgo) e Dzemaili, per puntare solo su elementi stranieri tutti da vedere all’impatto con la serie A (sì, parlo pure dell’enigmatico Fellaini, autentico flop a Manchester, solo parzialmente risollevatosi con un discreto mondiale ma anche dell’acerbo Coulibaly) mi rende scettico sinceramente. Sarà comunque un campionato dai contenuti tecnici modesti, a meno che non arrivi sul filo di lana qualche grande colpo in super saldo (meglio dire, in regalo), vedi Falcao che, realisticamente, mi pare utopistico accostare alla Juventus, come da più giorni a questa parte si legge in giro (e… non solo su Tuttosport!). Se davvero però prendesse stanza a Torino, allora il mio pronostico tenetelo davvero buono!

Roma e Lanciano avanti tutta!!! E chi li ferma più?

Roma e Lanciano stanno marchiando a fuoco questo inizio di campionato, in serie A e in serie B, ma tutto lascia presupporre, specie alla luce di quanto dimostrato nelle gare di ieri – veri banchi di prove per entrambe, attese com’erano al varco di una fragorosa conferma – che il loro cammino non sarà destinato a fermarsi.
La Roma di Garcia schianta l’Inter nella partita tra le due rinate della massima serie, tra due grandi squadre restituite dopo tre anni di “magra” a una classifica dignitosa che lascia trasparire sogni di rinnovata grandezza. La squadra di Mazzarri ,a dire il vero, si presentava al via non in condizioni ottimali, mancando a livello di organico di gente come Campagnaro o l’esterno Jonathan, ormai titolare e con un Milito ancora a mezzo servizio; la Roma di Rudi Garcia invece poteva mettere in mostra tutta la sua argenteria al completo, col lusso pure di tenere in panca l’astro nascente Ljajic.

la freccia Gervinho, grande rivelazione di inizio satgione

la freccia Gervinho, grande rivelazione di inizio satgione

Fughiamo subito il campo da dubbi: il rigore che ha causato il parziale doppio vantaggio dei giallorossi non c’era assolutamente, essendo il fallo sulla freccia ivoriana Gervinho accaduto fuori area e inoltre se Guarin avesse centrato il “sette” con il suo tiro bomba, anziché far tremare il palo a De Sanctis largamente battuto quando quel gol poteva rappresentare un insperato pareggio, magari la partita sarebbe finita diversamente. Tuttavia, queste considerazioni posticce nel calcio lasciano il tempo che trovano ed è innegabile che la forza di Totti e compagni, capaci di espugnare San Siro con facilità quasi irrisoria, terminando la prima frazione di gioco in vantaggio di tre reti, sia emersa senza appello.

il gol di TOTTI, grande protagonista ieri a San Siro contro l'Inter

il gol di TOTTI, grande protagonista ieri a San Siro contro l’Inter

A questo punto, è tempo di sbilanciarsi, posto che dopo la sosta la Roma ospiterà all’Olimpico un’altra rivale storica, impegnata nella lotta al vertice, il Napoli di Benitez. Nel frattempo però gli uomini del pragmatico tecnico francese (che impatto Garcia!) hanno inanellato 7 vittorie consecutive nelle prime 7 giornate, segnando a raffica (20 reti e non ci vuole certo un genio della matematica per conteggiare che sono quasi 3 gol a gara!) e subendo il gol avversario in una sola occasione. Il gioco della Roma si dipana nel rettangolo verde in modo arioso, spettacolare quando occorre ma pure concreto, nelle ripartenze, con Totti a dirigere la trequarti da finto centravanti sempre nel vivo dell’azione, con possibilità di mandare in rete in maniera costante gli inaspettati (alla vigilia, perché ora più che mai bisogna farne i conti) Gervinho e Florenzi. Il primo, reduce dai chiaroscuri londinesi all’Arsenal, quando sembrava un incompiuto dribblomane, tornato al servizio del suo mentore, quando furoreggiava in Ligue 1 con il Lilla, sta stupendo tutti col suo gioco efficace e insospettabilmente concreto, il secondo, splendido prodotto di un fertilissimo vivaio, quello di casa, è un jolly vero e proprio – come dimostrato due anni fa nell’apprendistato di Crotone, quando fungeva indifferentemente da terzino, mediano, fantasista, capace di segnare ben 11 gol – che già con Zeman era stato tra i pochi a salvarsi da una stagione grigia, grazie al suo dinamismo e alla sua abnegazione. Benissimo anche la corposa e solida mediana, costituita da un rigenerato De Rossi (paiono lontanissimi i tempi dei mugugni zemaniani e delle avances straniere) da uno Strootman che gioca come un veterano e dal tecnico Pjanic, capace pure di mostrare numeri d’alta scuola. Non si può tralasciare di considerare la forza di una difesa bunker, nella quale De Sanctis ha portato esperienza e tanta personalità, la stessa clamorosamente mancata a Stekelenburg e Benatia si erge a baluardo pressoché insuperabile, grazie a doti non comune, specie nell’anticipo sugli avversari. Insomma, scommettitori, direi che la quota sulla vittoria finale giallorossa è assolutamente da rivedere.

la giovane e affascinante Valentina Maio, da anni alla presidenza del club abruzzese del LANCIANO

la giovane e affascinante Valentina Maio, da anni alla presidenza del club abruzzese del LANCIANO

In B il Lanciano, magari con meno spettacolarità ma con medesimo spirito garibaldino, efficacia e regolarità sta mettendo in fila risultati su risultati, lasciandosi alle spalle, partita dopo partita, ogni avversario. E ieri incontrava il Novara, mica l’ultima della classe, ma bensì una seria candidata alla promozione. Il 3 a 0 con cui la squadra abruzzese ha regolato la compagine di Aglietti è significativo di una forza e di una consapevolezza dei propri mezzi che va accrescendosi di sabato in sabato. Stesso risultato della Roma sull’Inter, ottenuto mostrando piglio da grande, personalità e grande maturità, certamente acquisita dopo l’anno vissuto da matricola assoluta nella passata stagione ma arricchita dalle nozioni del nuovo tecnico Baroni, catapultato dalle giovanili juventine, dopo poche esperienze tra i pro, ma subito in grado di dare la sua impronta, conferendo alla squadra un maggior equilibrio tra i reparti rispetto al pur valido Gautieri che l’anno precedente ottenne una storica salvezza al primo colpo in B con un gioco magari più spettacolare e sbarazzino.
Gli uomini del Lanciano, gestito a livello familiare e presieduto dalla giovanissima Valentina Maio in maniera assai oculata sull’onda di esempi concreti come quello del Cittadella ma che a molti ricorda il primo Chievo di Campedelli, sono in pratica gli stessi di 12 mesi fa, con poche e mirate aggiunte in un telaio già presente e vincente in terza serie, ma quest’anno sono esaltati dalla forza dei risultati e da una fiducia e autostima che si rafforza ad ogni traguardo conseguito… e qui saggiamente si parla di “mettere fieno in cascina in ottica salvezza”. Ci mancherebbe, non bisogna perdere il senso della realtà, ma la B ci ha insegnato dalla notte dei tempi che exploit simili si possono perpetrare fino al termine del campionato, e allora non si parlerebbe più di sorpresa.

giocatori del LANCIANO in festa dopo un gol

giocatori del LANCIANO in festa dopo un gol

Capitan Mammarella è una della bandiere, sempre positivo e propositivo, una vera guida per i più giovani compagni, un po’ come il difensore Amenta (scopertosi pure insolito goleador!) o l’esperto attaccante Turchi, compagno della Presidentessa. Un caso certo anomalo nei campi di calcio, ma che non va minimamente a inficiare sul rendimento e sugli equilibri interni della squadra. Ad alzare il tasso tecnico dell’ 11 abruzzese ci pensano soprattutto l’agile Piccolo, classe ’88 e dai tempi degli esordi piacentini in rampa di lancio, Falcinelli, da cui si aspettano pesanti gol, il giovane di scuola atalantina Nadir Minotti, rivelazione stagionale al pari del terzino di proprietà Hellas Verona Filippo De Col, arrembante in appoggio al laterale destro e validissimo nella linea difensiva; a centrocampo inoltre è sceso di categoria dal Bologna il mediano Casarini, a conferire ulteriore qualità a un reparto che già vantava due registi dai piedi buoni come Paghera, ex Brescia che ricorda Corini, e l’austriaco Buchel che dopo gli anni con la Primavera della Juventus è pronto a breve a calcare palcoscenici importanti, magari proprio con il Lanciano, visto che – anche se nessuno tra i tifosi e tra i 35.000 abitanti e poco più lo dice – ai sogni non si può certo rinunciare e, anzi, non è detto che alcuni non possano pure realizzarsi prima o poi.

Marquinhos, Osvaldo e ora pure Lamela! Che succede alla Roma? Che hanno per la testa gli americani?

A pochissimi giorni dal via del campionato, si può sapere che strategia hanno in mente gli americani che presiedano da ormai quasi tre anni la Roma? Ok l’ambientamento, ok i bilanci (ma soldi in questi anni a vanvera ne sono stati spesi eccome), ok che non si possono magari ottenere risultati eclatanti subito, ma qui mi pare che si giochi troppo con la pazienza dei tifosi che saranno sì focosi e talvolta difficili da gestire, ma che hanno anche a buon diritto le loro ragioni per essere quanto meno delusi.

Il fortissimo centrale difensivo MARQUINHOS, primo sacrificato eccellente della nuova Roma

Il fortissimo centrale difensivo MARQUINHOS, primo sacrificato eccellente della nuova Roma

Non è stato dato l’oggettivo tempo a LUIS ENRIQUE per impostare un tipo di gioco piacevole ma che poteva essere rivoluzionario per la serie A, è stato silurato Zeman e lì, nonostante lì’affetto della piazza e nonostante la mia totale stima all’uomo prima ancora che al tecnico, c’era poco da fare, i risultati erano sotto gli occhi di tutti, capisco non puntare su un tecnico inesperto ad alti livelli, ma che ci aveva preso gusto a mettersi in prima linea come Andreazzoli. Quest’anno GARCIA sarà un’ennesima scommessa nel buio o siamo davanti a un nuovo Petkovic, beffardamente seduto sulla panchina della LAZIO con la quale ha avuto un impatto di tutt’altro spessore?

un Osvaldo glamour, modello Johnny Depp.. testa calda sì, MA da NAZIONALE

un Osvaldo glamour, modello Johnny Depp.. testa calda sì, MA da NAZIONALE

A Lilla fece meraviglie, ha una personalità incredibile, doti da psicologo non indifferente, sa leggere nei giocatori cosa può aspettarsi da loro, ma partire con una squadra così monca, specie in attacco e incompleta nella maggior parte dei reparti non pare un azzardo? Io sosterrò il tecnico francese ma è chiaro che, se al tuo arrivo ti vendono tre pezzi da novanta come il giovane Marquinhos, la punta ormai diseredata Osvaldo (peccato per quel carattere fumantino e per la crisi coi supporters, si tratta pur sempre di un attaccante della NAZIONALE, serio candidato per una maglia da titolare nel prossimo mondiale, qualora facesse boom col modesto Southampton),  e, notizia dell’ultima ora persino il giovane fenomeno Lamela!!! Dopo un primo anno di ambientamento, in cui comunque fece intravedere ottime doti tecniche, l’anno scorso per lunghi tratti è stato uno dei migliori – non dico un trascinatore, perchè per fortuna resiste l’eterno Totti, nonostante i mugugni per il contratto firmato non soddisfacente alle sue volontà- ma spesso e volentieri un risolutore implacabile di sì, tra gol d’autore splendidi e tanta abnegazione e corsa, doti prima di allora molto celate, quando sembrava sin troppo lezioso.

il giovane talento offensivo ERIK LAMELA, esploso lo scorso anno a suon di prodezze, ceduto dopo soli due anni

il giovane talento offensivo ERIK LAMELA, esploso lo scorso anno a suon di prodezze, ceduto dopo soli due anni

Insomma, LAMELA al Tottenham, grazie probabilmente ai soldoni ricavati dalla cessione di BALE al REAL e di contro il posssibile, quasi certo arrivo di BUENO, di cui si dice un gran bene a livello tecnico ma che alla lunga distanza è tutto da verificare,  a meno che, esplodendo in anticipo sui tempi, non venga ceduto a peso d’oro nella prossima sessione di mercato. INSOMMA, da cronista vedo una Roma dal grosso potenziale economico ma mal sfruttato o gestito (mi pare che all’Estero sceicchi e ricconi vari anche se sembra ne capiscano poco, in realtà hanno portato risultati ovunque siano andati): a Pallotta e soci non basta affidarsi a grandi dirigenti, devono “entrare” di più nel sistema calcistico italiano; da semplice ammiratore o simpatizzante, invece penso che la squadra sia fortemente ridimensionata, a meno di un colpaccio ad effetto dell’ultima ora. Ma chi potrebbe arrivare? Probabilmente al massimo Gilardino, attaccante più che consolidato ma che pare in fase calante di carriera. Basterà il folkloristico dribblomane Gervinho, tanto caldeggiato dal neo tecnico GARCIA dai tempi dello scudetto del Lille, ma assai deludente nei due anni all’Arsenal? Mah, se almeno Cavani e Ibra litigassero si potrebbe tentare un colpo last minute per lo svedese, che dite? Fantascienza? Sì, SO GIA’ LA RISPOSTA!

Quando la Ligue 1 era un serbatoio vincente per la serie A

Riflettevo ieri di una cosa, guardando con trepidazione la partita dell'Udinese contro l'Arsenal. Alla fine ha vinto la più forte, i valori sono emersi e molto ha pesato anche la preparazione fisica, sicuramente a vantaggio degli inglesi, già arrivati alla terza giornata in Premier.
Tuttavia, se Di Natale avesse siglato il rigore del pareggio (Totò, non sbagli mai dal dischetto, mannaggia!) l'inerzia della gara sarebbe potuta cambiare in netto favore dei friulani, che stavano tenendo testa alla grande ai più quotati avversari.
Nell'Arsenal, certamente ridimensiato e ormai più modello da esportazione e rifugio di giovani che team costruito per vincere nell'immediato, ha brillato inequivocabilmente la stella dell'ivoriano, con nomignolo brasileiro, Gervinho. Un satanasso, un attaccante fantasioso, guizzante, abile nel dribbling e in possesso di doti tecniche e atletiche impressionanti. L'Arsenal l'ha pagato e non poco dal Lille campione di Francia, nel quale era stella assieme al senegalese Saw e al belga Hazard.
Eppure con una spesa sicuramente meno folle di tanti strombazzati calciatori, era un affare alla portata di molti club italiani. D'altronde, pur essendo ancora giovane (classe '87) è già un punto fermo della nazionale ivoriana, prossimo leader nel momento in cui compagni come Drogba, i due Tourè, Ebouè e Zokora stanno completando il loro ciclo, ha giocato da titolare il mondiale sudafricano, può solo migliorare.
I nostri club hanno dormito, quando invece sino a poco tempo fa la Ligue 1 era un serbatoio facilmente visionabile, dal cui cilindro sono usciti veri assi, dal fenomenale Zidane al difensore Mexes, dal portiere Frey a tantissimi altri che per caratteristiche tecniche e tattiche ben si adattano alla nostra serie A.
Anche l'anno scorso persino pescando in seconda divisione i nostri club non hanno sbagliato acquisto, anzi, si sono poi ritrovati dei pezzi da novanta in squadra: alludo ai casi di Constant del Chievo e soprattutto del difensore Benatia, nuovo pilastro della difesa dell'Udinese.
Prendetela come una considerazione personale, priva di ogni riferimento giornalistico ma vedendo un Gervinho così convincente mi è venuto un po' di rammarico. A questo punto speriamo sul serio che il campionato italiano parta, così potremo parlare di ciò che vediamo in campo, l'unico vero giudice supremo.