Serie A 2014/2015: IL PAGELLONE DEL GIRONE D’ANDATA

Il girone d’andata del campionato di serie A è volto al termine, confermando Juventus e Roma come uniche accreditate per lo scudetto. Più aperta la corsa al terzo posto, con un Napoli in flessione rispetto alla scorsa stagione e le milanesi in grosso ritardo. Si segnalano le due genovesi, in particolare la Sampdoria che chiude terza, e il Sassuolo, dopo il primo anno di apprendistato nella massima serie, spinto dai suoi talenti offensivi italiani. Non si stanno confermando le rivelazioni dell’anno passato: Torino, Verona e Parma, quest’ultimo impelagato in fondo alla classifica. Quasi spacciata la squadra dei ducali assieme al Cesena, diventa spietata la lotta per evitare il terz’ultimo posto, che significherebbe la retrocessione in serie B. Ecco nel dettaglio i miei giudizi su singole squadre, top e flop di questo inizio di stagione.

ATALANTA 6

La prestigiosa vittoria in extremis contro un derelitto Milan a San Siro riabilita la squadra bergamasca, consentendole un balzo in avanti verso la conquista della salvezza. Girando a 20 punti, in proiezione sarebbe salva senza scossoni. Tuttavia certe cessioni non sono state ben assorbite, e a lungo si è pagato l’inedita scarsa vena in zona gol di Denis

Il top: Zappacosta

Al primo anno in A, dopo aver strabiliato in B con l’Avellino, il terzino fluidificante pare non aver patito il gran salto, garantendo spinta continua sulla fascia e grande personalità. In carenza di ruolo, pare già “azzurrabile” in chiave futura. Bene anche Sportiello, titolare per la prima volta in A e il “vecchio” Biava, spesso insuperabile in difesa.

Il flop: Denis

Nelle ultime giornate è come rinsavito ma a lungo capitan Denis è parso molto involuto, poco efficace in zona gol e questo ha pesato molto sulle fortune della squadra, visto quando dipendono dai suoi gol. Sta giocando meno anche il gioiellino di casa Baselli, nonostante tutti i grandi attestati di stima di cui gode.

CAGLIARI 5

Accantonato il progetto Zeman – che garantiva sporadici exploit (vedi San Siro contro l’Inter o San Paolo  contro il Napoli) a fronte di batoste imbarazzanti –  si è seguito il cuore, affidando in corso d’opera la panchina all’enfant du pays Zola, alla prima guida tecnica in serie A. Ha chiuso a 16 punti, pochini, ma con la quota salvezza più bassa di questi ultimi anni, un girone di ritorno più regolare potrebbe essere sufficiente per ottenere la permanenza in categoria.

Il top: Ekdal

Finalmente maturato in tutto il suo talento, lo svedesino ex Juve e Bologna, è tra coloro che hanno beneficiato della cura del boemo, diventando molto più concreto ed efficace in mezzo al campo, senza limitarsi al compitino. Bene anche il giovane regista Crisetig, scuola Inter e il terzino rigorista Avelar

Il flop: Ibarbo

Poche prestazioni davvero convincenti per il talento colombiano di cui si attendono da due anni grandi cose, considerando le sue enormi potenzialità. Nemmeno  con Zeman, maestro in particolare per la parte offensiva, Ibarbo è esploso in zona gol.

CESENA 4

Si sapeva che i mezzi non erano granchè per affrontare una serie A, sicuramente meno competitiva di un tempo, ma lo stesso fuori portata per i romagnoli, freschi di promozione meritata, ma forse giunta in modo inaspettato. Qualche moto d’orgoglio, prestazioni determinate ma che non hanno portato a più di 9 miseri punti. Ha pagato lo scotto mister Bisoli, da queste parti un’istituzione, la mission impossible passa quindi a Di Carlo, altro allenatore perennemente in cerca di rilancio.

Il top: Leali

In una situazione di estrema e obbiettiva difficoltà, il portierino classe ’93 (all’esordio in serie A), già da anni promesso alla Juventus, sta tenendo botta, con parate spesso prodigiose.

Il flop: Almeida

Difficile trovare un capro espiatorio, tutti hanno palesato problemi ma forse era lecito attendersi qualcosa di più da un attaccante navigato come il portoghese Hugo Almeida che molto probabilmente chiuderà la sua breve parentesi italiana senza lo straccio di un gol

CHIEVO 5,5

Da anni la squadra veronese ci ha abituati a salvezze sofferte, sul filo del rasoio e il copione sembra essere lo stesso anche quest’anno. Partiti col freno a mano eccessivamente tirato, i clivensi hanno svoltato con il cambio tecnico Corini-Maran. L’ex allenatore del Catania ha impostato la squadra con un più solido 4-4-2 ricompattando la rosa.

Il top: Paloschi

L’attaccante scuola Milan dopo una partenza a singhiozzo (Corini sembrava preferirgli l’argentino Maxi Lopez) ha ritrovato prestazioni e gol. Da lui dipendono le sorti del Chievo.

Il flop: Bardi

Spiace dirlo ma il giovane portiere, dopo gli alti e bassi di Livorno, nemmeno a Verona sta trovando buona continuità di rendimento, e col cambio tecnico è stato relegato in panchina, visto che Maran ha preferito affidarsi in un ruolo così delicato al più esperto Bizzarri.

EMPOLI 6,5

Squadra che gioca a memoria, sapientemente guidata da Sarri, all’esordio in serie A, non ha patito granchè il salto di categoria, forte di un impianto di gioco collaudatissimo e di giocatori che vantano buone credenziali tecniche. La salvezza, unico obiettivo dichiarato, pare a portata di mano.

Il top: Rugani

Molti interpreti si stanno facendo notare, dal difensore goleador Tonelli, uno dei tanti prodotti di un vivaio fertilissimo, ai giovani talenti offensivi Pucciarelli e Verdi, che si alternano egregiamente a completare il tridente con i satanassi Maccarone e Tavano, fino ai terzini Mario Rui e Hjsay. Ma è il centrale difensivo Rugani, di proprietà della Juventus, ad aver stupito più di tutti per la grande maturità, intelligenza tattica e personalità dimostrata in campo a soli 20 anni.

Il flop: Laxalt

Non sta trovando spazio nello scacchiere empolese questo uruguaiano di proprietà dell’Inter che bene aveva fatto, seppur a sprazzi, l’anno scorso nell’inopinata stagione del Bologna. Giovanissimo, interno mancino – all’occorrenza pure capace di arretrare come di avanzare in un tridente offensivo – deve essere bravo a cogliere le occasioni che gli concederà l’allenatore.

FIORENTINA 6.5

Siamo alle solite: squadra bella a vedersi, che gioca un tichi taca in formato ridotto ma che alla resa dei conti si ferma spesso e volentieri sul più bello. L’obiettivo terzo posto, ancora in vista, potrebbe essere raggiunto, considerando la poca continuità anche dei diretti avversari e tenendo presente che da inizio stagione i viola stanno giocando di fatto senza punte, sarebbe come vincere uno scudetto

Il top: Cuadrado

Alla fine è ancora il colombiano l’uomo più, quello in grado di fare la differenza. Rimasto alla corte di Firenze, dopo le lusinghe del Barcellona, sta facendo spesso gli straordinari in campo, sobbarcandosi doppi e tripli lavori. Bene anche Mati Fernandez, quasi sempre titolare in questa prima parte di stagione, il portiere Neto su cui si stanno muovendo diverse big e l’arcigno difensore Savic.

Il flop: Gomez

Polemiche e voci di corridoio a parte, che lo danno ai ferri corti con società e allenatore, è indubbio che, dopo essersi ripreso dal lungo stop che ne ha condizionato il rendimento per tutto il campionato scorso, quest’anno da lui ci si attendessero prestazioni più convincenti e soprattutto più gol.

GENOA 7

A lungo rivelazione della serie A e che ha messo in mostra un gioco assai gradevole ed efficace, ha subito una leggera flessione sul finale del girone d’andata, concedendo troppi gol agli avversari e dimostrando quelle carenze di equilibrio quasi innate nelle scorse stagioni. Ma in realtà la strada è quella giusta, Gasperini ha il controllo totale della situazione e un roster di talenti davvero invidiabile. Obiettivo Europa League a portata di classifica.

Il top: Perotti

Grande colpo di mercato, l’argentino ha pagato con un’assurda lunga squalifica un’ingenuità. Prima di allora, l’ex campioncino del Valencia, che a 26 anni sembrava perduto per il grande calcio, aveva sciorinato numeri d’alta scuola, entrando prontamente nell’orbita dei grandi club. Sta brillando anche un’altra riscoperta di Preziosi, lo spagnolo Iago Falque, che i più avevano dimenticato dopo gli exploit con la maglia della Juventus Primavera.

Il flop: Edenilson

Sarebbe ingiusto tacciare qualche giocatore con un appellativo simile. Ogni giocatore sta disputando un campionato al di sopra della sufficienza ma forse a destra il successore di Vrsaljiko deve ancora ambientarsi al meglio.

INTER 5

L’avvicendamento di Mazzarri – mai entrato davvero in sintonia con l’ambiente – con Mancini e gli arrivi di due grandi talenti offensivi come Podolski e Shaquiri inducono all’ottimismo, nel contesto di una stagione grigissima, caratterizzata da assenza di gioco e personalità da grande squadra. Lontanissimi i tempi del triplete.

Il top: Icardi

Il giovane attaccante argentino sta segnando con grande regolarità e si sta dimostrando da grande squadra, quale deve tornare ad essere al più presto anche l’Inter, se vogliamo che a beneficiarne sia l’intera serie A.

Il flop: Osvaldo

La fugace esperienza nerazzurra dell’attaccante giramondo italo-argentino è giunta al capolino, dopo che nemmeno all’Inter, e sempre per motivazioni per lo più extracalcistiche, il Johnny Depp del pallone ha saputo giocare con continuità e mantenere un comportamento adeguato. Malissimo in generale la difesa, imperniata sul neo capitano Ranocchia, investito di una carica troppo grande per lui. Rimane quasi inspiegabile la sua mancata affermazione in un grosso club, nonostante le potenzialità. Comincio a pensare sia stato sopravvalutato ai tempi del Bari. Spesso impresentabile l’ex Manchester Utd Vidic che il Mancio sta cercando di rilanciare, contando sulla sua esperienza.

JUVENTUS 8

Probabilmente non arriverà alla soglia dei 100 punti, ma la squadra bianconera si è confermata la migliore d’Italia, nonostante il brusco cambio in panchina avvenuto in circostanze poco chiare. Allegri dapprima ha perseguito lo schema tattico vincente caro al predecessore Conte per poi apportare il suo credo, imperniato su un 4-3-1-2 che sembra molto congeniale alle caratteristiche dei suoi campioni. Ha perso la Supercoppa Italiana contro il Napoli solo ai rigori, per il resto chiude a +5 sui rivali della Roma, dopo aver passato la fase a gironi della Champions League. Più in generale la Juventus gioca più sciolta e spensierata. Almeno così mi sembra.

Il top: Pogba

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Anche Tevez sta disputando una stagione monstre, chiudendo il girone d’andata da capocannoniere, ma mi piace premiare l’ascesa imperiosa di Pogba, sempre più fiore all’occhiello del club bianconero e sul quale è pronta a partire un’asta vera e propria al termine della stagione. L’augurio, per il campionato italiano, è che questo splendido centrocampista classe ’93 possa crescere ancora con la maglia della Juventus addosso.

Il flop: Evra

Non un vero e proprio flop ma dal francese forse ci si poteva aspettare qualcosa di più anziché un rendimento sufficiente ma senza particolari squilli.

LAZIO 7

Chiude a un passo dalla zona Champions la Lazio di Pioli, che a tratti ha mostrato un calcio scintillante, concreto e armonioso. Rimangono delle amnesie sulle quali lavorare (vedi il doppio vantaggio dilapidato nel derby) e qualche scontro diretto andato a vuoto (vedi gara casalinga all’ultima di campionato contro il Napoli che, continuando su questa falsariga, nel girone di ritorno potrebbe rivelarsi uno spareggio per il terzo posto) ma la squadra c’è.

Il top: Felipe Anderson

Non può che essere lui, il brasiliano ex Santos, l’uomo nuovo del campionato, il top dei biancocelesti. Dopo una stagione di assestamento, nella quale ha dovuto riprendersi da un lungo infortunio, il trequartista brasiliano sta sciorinando tutta una serie di numeri a effetto. Bene anche Biglia e Parolo in mezzo al campo, e gli altri acquisti Djordjevic in attacco e De Vrij in difesa.

Il flop: Keita

Ok, è giovanissimo ed è un patrimonio della Lazio, tuttavia dall’attaccante prodigio che qualche anno fa fu “scippato” al Barcellona, bisogna attendersi una conferma. Invece per ora con Pioli sta trovando delle difficoltà, legate forse anche al modulo che prevede in pratica una sola punta davanti.

MILAN 5

Dopo l’entusiasmo iniziale portato in dote dall’idolo di casa Inzaghi al debutto su una panchina di serie A, i nodi sono giunti al pettine, nonostante qualche buonissima prestazione (vedi contro Napoli e Roma in sequenza, che fruttarono ai rossoneri 4 punti) che aveva indotto all’ottimismo. In realtà la squadra è carente di qualità in ogni reparto, specie in mezzo e in attacco dove la scelta di Super Pippo di affidarsi a un falso nueve è parsa alla lunga poco efficace.

Il top: Bonaventura

Giunto in un club di prima fascia troppo tardi, il buon Jack si sta dimostrando giocatore imprescindibile per la manovra del Milan, sia che agisca da mezz’ala, sia che operi nel tridente offensivo. E’ uno dei pochi a garantire qualità, insieme al francese Menez, sorta di scommessa per ora centrata. Il fantasista ex Roma e Paris St.Germain, quando è in vena, riesce a risolvere le partite da solo… peccato sia parecchio incostante.

Il flop: Torres

Sono stati molti, troppi, i giocatori al di sotto delle attese, a iniziare dai giovani campioncini El Shaarawy e De Sciglio, di cui ancora si stanno attendendo segnali di risveglio. Sono un patrimonio non solo del Milan ma pure del calcio italiano e bisogna cercare di recuperarli. Tuttavia il vero fallimento è stato lo spagnolo Fernando Torres, che invero già al Chelsea sembrava aver completamente smarrito le caratteristiche offensive che l’avevano reso famoso al Liverpool. Fatto sta che il biondo attaccante è tornato da dove tutto ebbe inizio, al suo Atletico Madrid, in cambio di Cerci, da cui si attende un grande contributo nel girone di ritorno, almeno per centrare la zona Europa League.

NAPOLI 6

E’ vero, ha chiuso in piena zona Champions League, ma non si può considerare soddisfacente il cammino del Napoli, del quale era invece lecito aspettarsi un ulteriore miglioramento in classifica, sulla scia di Roma e Juventus. Assorbita una partenza choc (eliminazione precoce in Champions, persi molti punti a inizio campionato), la squadra di Benitez si è rimessa in careggiata ma l’infortunio di Insigne, proprio nel momento in cui il talento di casa si stava pienamente affermando e una rosa scarsa di qualità nella zona nevralgica del campo, hanno rallentato la corsa sul più bello.

Il top: Higuain

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L’attaccante argentino si sta confermando cecchino infallibile, molto probabilmente il miglior centravanti del campionato. Grande regolarità in zona gol anche dello spagnolo Callejon, che giustamente ha ottenuto la convocazione da parte della sua nazionale.

Il flop: Hamsik

Non me ne vogliano i tifosi azzurri, per il quale Marekiaro è un idolo assoluto, sta di fatto che la mia impressione è che da quando sulla panchina azzurra si è seduto Benitez, lo slovacco fatichi terribilmente a incidere in partita come accadeva fino a un paio d’anni fa. In generale stanno deludendo i centrocampisti centrali che per una ragione o per l’altra, non sembrano all’altezza di comandare una squadra di così alto livello.

PALERMO 7

Dopo un breve periodo di ambientamento, la squadra del confermatissimo Iachini (bravo stavolta Zamparini a non lasciarsi prendere dalla fretta di risultati) è letteralmente decollata, trainata dai satanassi offensivi Dybala e Vazquez. C’è tutto un girone di ritorno davanti a sé ma la salvezza pare quasi ipotecata.

Il top: Dybala

Promettente sin dai suoi esordi nel campionato italiano, l’ancora giovanissimo argentino – corteggiato dalla nazionale azzurra – è esploso in questa prima parte di stagione, tra gol, serpentine e giocate di gran classe. Tiro secco e preciso, tecnica e velocità, ha messo in mostra tutto il repertorio dell’attaccante di razza. Grande l’apporto del compagno di reparto Vazquez, trequartista magari lento ma di indubbia qualità.

il flop: Makienok

Poche chances non sfruttate appieno da questo danesone che in avanti si è fatto presto sopravanzare nelle preferenze di Iachini anche dall’attaccante dell’Under 21 Belotti. Pare destinato a cambiare squadra a breve.

PARMA 4

Tante attenuanti ma soprattutto tantissime colpe per una stagione da incubo. L’isola felice che agli occhi di tutti si dimostrava essere il Parma fino a un anno fa, si è volatilizzata nel corso di un’estate, dalla revocata partecipazione all’Europa League in poi. In attesa di un cambio di società e di una più imminente penalizzazione che andrà ulteriormente a disastrare una classifica che indica solo 9 punti, la discesa in B a questo punto, oltre che dolorosa e quasi scontata, appare anche oltremodo ingloriosa.

il top: Mauri

In un contesto difficilissimo sta emergendo il giovanissimo italo-brasiliano Jose Mauri, da poco maggiorenne e che con la punta Cerri ha fatto le fortune del vivaio parmense. Centrocampista aggressivo e di buona tecnica, è tra i pochi a salvarsi dal naufragio in corso. Bene anche l’attaccante Coda, classe ’88 all’esordio in A, prima di un lungo stop per infortunio.

il flop: Cassano

A tratti è ancora l’uomo in grado di fare la differenza, ma con la barca che affonda dovrebbe essere colui, insieme a Lodi, l’altro giocatore di maggior talento della rosa, a tirare la carretta. Invece da quando la situazione ha iniziato a incrinarsi, su di lui sono cominciate a girare le solite voci di mercato che lo danno già per sicuro partente.

ROMA 7.5

5 punti di distacco dalla Juve capolista non sono pochi, e sono frutto di una flessione evidente agli occhi di tutti nelle ultime due gare (derby capitolino acciuffato dopo un doppio svantaggio e pareggio sofferto contro il Palermo). Eppure la Roma è davvero l’unica con i mezzi tecnici che possa ambire realisticamente allo scudetto, forte di una rosa completa in ogni reparto. Peccato per la Champions League, dove i giallorossi pur non demeritando – oddio, qualche scoppola pesante si è presa – non è riuscita a superare il suo girone di ferro.

Il top: Totti

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Va per i 39 capitan Totti, eppure è ancora non solo leader e uomo simbolo della squadra, ma pure il migliore interprete in assoluto. Goleador, trascinatore, guida per i compagni, Garcia in qualche modo ne sta centellinando l’uso ma di fatto è sempre più difficile escluderlo dall’11 titolare. Ottimo anche l’apporto dei difensori Manolas e Yanga Mbiwa, che non hanno fatto pesare l’assenza del partente Benatia e confortante la crescita in mezzo al campo di Nainggolan.

Il flop: Iturbe

Con il dispiacere nel cuore, mi tocca inserire il suo nome nella casella nera. L’argentino, funambolo un anno prima all’Hellas Verona, sta pagando lo scotto di essere giunto a Roma con sin troppe aspettative, sull’onda di un investimento assai importante. Qualche sporadico exploit (il bel gol contro la Juve, qualche prestazione convincente soprattutto in Europa) ma per lo più tanto fumo e poco arrosto per lui. Ma il tempo è ancora dalla sua parte. Non pervenuto invece il terzino Ashley Cole, involuto e subito parso poco efficiente in difesa, tanto che gli è stato preferito ben presto l’arrembante greco Holebas, una delle sorprese di stagione.

SAMPDORIA 8

Mihajlovic in blucerchiato sta compiendo un autentico capolavoro, sull’onda della passata stagione. In chiusura di mercato ha sacrificato il bomber Gabbiadini e c’ è in atto una decisione importante sul futuro dell’altro attaccante Okaka, reo di aver litigato con allenatore e direttore sportivo. Sarebbe un grave errore smantellare in corso d’opera la squadra, nonostante sul mercato siano in dirittura d’arrivo due grandi colpi come Muriel, in attesa di ennesimo rilancio, e il vecchio Eto’o, che ha accettato di rimettersi in gioco pur di ritornare in Italia. Sarà difficile mantenere la terza posizione ma mai come quest’anno, la stagione è quella giusta.

Il top: Gabbiadini

Finchè è rimasto, è stato lui, giovane attaccante su cui ripongono enormi speranze azzurre, a guidare i compagni, con i suoi numerosi gol e colpi a effetto. Poi il richiamo del Napoli è stato troppo forte, soprattutto per le casse della società. Benissimo anche il funambolo Eder, il centrocampista cresciuto in casa Rizzo, mentre sono big a pieno titolo ormai Soriano, classico giocatore a tutto campo e il giovanissimo Romagnoli, difensore predestinato.

Il flop: Bergessio

L’argentino ha ruggito non appena ne ha avuto le possibilità, chiuso com’era prima dai tre frombolieri offensivi, titolari inamovibili. Nonostante diverse squadre siano in attesa di una sua risposta dal mercato di gennaio, per lui sembrano aprirsi nuovi scenari nel girone di ritorno in blucerchiato.

SASSUOLO 7,5

La salvezza è quasi ipotecata, ovviamente non per la matematica, nonostante l’ottimo bottino di punti, ma per la qualità del gioco espressa, per i risultati continui e positivi, per un impianto di gioco tra i migliori in circolazione e, perché no?, per un parco giocatori in alcuni casi di primissimo livello.

Il top: Zaza

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Golden boy Berardi sta segnando meno ma sta mantenendo appieno le promesse, dopo aver limato certe intemperanze caratteriali, Sansone mira a seguire le orme del compagno, con l’ambizione di arrivare nella nazionale dei “grandi”, in difesa è rinato Acerbi, che compone con Cannavaro – o Antei – un’ottima coppia centrale ed è stato azzeccato l’acquisto del terzino Vrsaljiko. Tanti nomi ma mi piace premiare il centravanti Zaza, sempre più a suo agio nei panni del bomber e del leader. Ormai titolare anche in nazionale, con Conte che subito ha puntato su di lui, è ancora in orbita Juve. Meriterebbe una chiamata da parte di qualche big, nel frattempo sta pensando bene di guidare il Sassuolo ben oltre una comoda salvezza.

il flop: Taider

Oddio, è un po’ ingeneroso etichettare l’ex interista come flop, ma è chiaro che su di lui si ponevano molte aspettative in mezzo al campo. Qualche guizzo c’è stato, eppure parte dietro gli inossidabili Magnanelli, capitano di lungo corso, e Missiroli. Ma spesso gli vengono preferiti da Di Francesco anche più esperti combattenti come Biondini e Brighi.

TORINO 5,5

Ripetere l’exploit della passata stagione, con tanto di conquista di un posto in Europa League, pareva utopistico, considerate le cessioni delle stelle Immobile e Cerci, ma in ogni caso non era in preventivo un campionato così tribolato, con la pecca di non essere riusciti a sostituire in maniera degna i due attaccanti. Chiude l’andata appena un passo sopra la zona retrocessione.

Il top: Bruno Peres

Terzino destro d’assalto, dotato di tecnica (da buon brasiliano) e velocità è una spina costante per gli avversari (vedi gol coast to coast segnato nel derby della Mole) e già nel mirino di squadre come la Roma. Ma Cairo, che già è tentato di vendere l’altro bravo terzino Darmian, farebbe un grave errore a privarsi di lui a stagione in corso.

Il flop: Amauri

Ok, sostituire Immobile, titolare in nazionale e ultimo capocannoniere del campionato di serie A era compito arduo per chiunque, figurarsi per uno come lui che, a discapito dell’esperienza, non è mai stato un grande goleador. Ma da qui a finire presto relegato in panchina ce ne passava, e invece… persino il giovane Martinez, agile ma piuttosto fumoso (eufemismo) in zona gol, è riuscito a rubargli il posto da centravanti.

UDINESE 6,5

Troppo altalenante il rendimento della squadra friulana, alle prese con l’anno zero della sua storia, dopo la lunghissima e fortunata gestione Guidolin. Stramaccioni era desideroso di rimettersi presto in carreggiata e tutto sommato a Udine sta dimostrando di non essere tutta fuffa, ma anzi di possedere il pedigree dell’allenatore vincente. Questa in corso pare però la classica stagione di transizione.

Il top: Thereau

Con l’eterno Di Natale fuori classifica, elemento insostituibile e a cui, come Totti, hanno donato l’elisir dell’eterna giovinezza, è salito sugli scudi il suo principale partner offensivo, il francese Thereau, a lungo protagonista con il Chievo. Prolifico e convincente, a suo agio da prima punta come da fantasista a supporto, si è dimostrato assai affidabile.

Il flop: Muriel

Di contro pare inspiegabile la caduta di rendimento di Muriel, attaccante colombiano dalle immense potenzialità ma che a Udine, in un ambiente solitamente favorevole a chi voglia crescere e maturare in fretta, non è riuscito a mantenere le promesse di Lecce. Ormai certa la fine della sua avventura bianconera già col mercato di gennaio, deve assolutamente recuperare il tempo perduto. A nemmeno 25 anni è ancora in grado di diventare un big

VERONA 5

21 punti sono un buon viatico per la salvezza, considerando poi il ritardo delle avversarie, ma – come per il Torino – il divario con le bellissime prestazioni della scorsa stagione è stato sin troppo evidente e di fatto la squadra pare arrivata alla fine di un ciclo che Mandorlini in 5 anni è riuscito a portare dalla Lega Pro a un passo dall’Europa. Obiettivo salvezza che resta a portata di mano ma occorre un atteggiamento diverso in campo, una determinazione che troppe volte è mancata e magari pure una maggiore sicurezza nei propri mezzi

Il top: Nico Lopez

Non è ancora titolare fisso e non è riuscito nell’immaginario dei tifosi gialloblu a sostituire Iturbe, giocatore di altra categoria a questi livelli, eppure il 21enne uruguaiano è stato uno dei pochi a saper ingranare la marcia quando occorreva, assistendo un altrimenti isolatissimo Toni e segnando con abbastanza regolarità

Il flop: Marquez

Presentato in pompamagna, sull’onda di un prestigioso curriculum e di un notevole mondiale disputato con il Messico, doveva sistemare un reparto, quello difensivo, che lo scorso anno era parso quello più debole della squadra. E’ risultato invece molto vulnerabile, dal passo lento (non che in gioventù fosse molto veloce ma a quasi 36 anni la cosa diventa più pesante) e sovente falloso. Poco impiegato anche Saviola, che pure nelle pochissime occasioni in cui il mister gli ha dato fiducia, ha dato positive risposte, e scarsissimo l’apporto in regia del greco di ritorno Tachtsidis, davvero troppo impreciso e disattento in un ruolo chiave

 

 

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La storia di Gianmarco Ravelli: ex grande talento, Nazionale giovanile, finito nei dilettanti ma con la voglia di guardare al futuro

Non è certo la prima volta che ospito volentieri nel mio blog le storie di alcuni protagonisti del calcio, spesso scandagliando le serie minori, giovanili o ripescando qualche giocatore meritevole purtroppo uscito dal “giro grosso”. Ma stavolta la motivazione era doppia, perché il calciatore in questione, Gianmarco Ravelli, oltre che mio conterraneo e – ormai ex promessa del calcio – non era soltanto un elemento di punta del vivaio dell’Hellas Verona, ma vero protagonista a livello nazionale, con le rappresentative giovanili azzurre.
E’ stato quindi un piacere intervistarlo, anche se, essendo lui di Sanguinetto e io di Cerea (praticamente due comuni del Veronese confinanti) sarebbe stata possibile anche un incontro tranquillo, invece che la seppur lunga ed efficace telefonata. Purtroppo la mia convalescenza ancora in atto mi impedisce di muovermi al di fuori di certi orari e allora ecco riportato fedelmente il report della nostra chiacchierata.

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“Ciao Gianmarco, per tutti gli appassionati di calcio giovanile, il tuo nome è ancora noto, e ti confido che diversi miei colleghi si ricordano di te, delle tue gesta e si chiedono dove tu sia finito, dopo un inizio di carriera così promettente. Vogliamo rispondere a loro? O magari, visto che il mio blog è letto da tanti appassionati sportivi tout court, ripercorriamo assieme la tua storia calcistica?”

“Certo, Gianni. Mi fa piacere che ancora si ricordano, non è poi passato tanto tempo (Ravelli è un classe ’90). Sono di Sanguinetto, ma ho iniziato a giocare a giocare a Nogara, per passare poi all’Isola Rizza, società del veronese già all’epoca molto vicina all’Hellas Verona. Già a 11 anni sono entrato nelle fila della squadra gialloblu, sotto gli ordini dapprima di mister Busatta. Nel corso degli anni ho avuto diversi allenatori, con i quali ho sempre avuto buoni rapporti, e di cui conservo ricordi vividi, come Bergamaschi, Sacchetti, Pellegrini. In particolare con quest’ultimo ho attraversato molte fasi, dagli Allievi alla Prima Squadra, quello che a conti fatti, è stato il mio miglior periodo in assoluto”

“Proprio in quel periodo cominciasti a far parte delle nazionali giovanili e ad assaporare il calcio “dei grandi” se non sbaglio…”

“Esatto, ho esordito a Novara in prima squadra, e l’emozione fu davvero enorme, difficile da spiegare. Mentre con le Nazionali giovanili ho iniziato ancora prima, già a 15 anni. Ero Allievo Nazionale, allenatore Davide Pellegrini, e vennero fatti i primi stage (Under 16/17), in cui venivano scremati tantissimi giocatori provenienti dalle varie società di calcio, qualcosa come 300 ragazzini in un primo momento. Con me dell’Hellas c’era pure Corvaglia. Si facevano allenamenti, tornei giovanili e con mia soddisfazione fui selezionato anche in futuro, fino a diventare elemento in pianta stabile di quel ciclo”

“Diciamo pure tra i più “in vista”, tra i migliori, visto che giocavi di punta e di gol ne facevi eccome”

“Sì, dicevo dopo le prime amichevoli con l’Under 16, allenato da Rocca che faceva un po’ da coordinatore, entrai a fare di un gruppo eccezionale. Mi piace ricordare Pasquale Salerno, anche lui nello staff degli allenatori: una bellissima persona che mi porto nel cuore”

“Ci racconti più nello specifico questa tua esperienza?”

“Beh, al di là dell’emozione grandissima di indossare la maglia dell’Italia e di rappresentarla, le soddisfazioni vennero anche dal campo. Furono esperienze, oltre che sportive, anche di vita molto importanti. Sono stato all’estero, portando i colori del mio Paese, assieme a tanti ragazzi coi miei stessi sogni e le mie stesse passioni. Giocammo un torneo in Francia, poi un importante torneo giovanile in Ucraina. Fu un percorso stupendo il nostro, ma dalle due facce per il sottoscritto. Ero capocannoniere dell’intero torneo, con 4 reti, di cui 3 alla Bulgaria e uno all’Ucraina, ma in semifinale contro la Turchia, subii un gravissimo infortunio, rompendomi il ginocchio. All’epoca non immaginavo ma fu per me l’inizio di un calvario”

“Ci vuoi ricordare qualche tuo compagno di viaggio in azzurro?”

“Certo, con me c’erano Caturano, che giocava ad Empoli, attaccante come me, facevamo spesso coppia in campo, e poi Bavena, il portiere Viotti (attualmente alla Juve Stabia), Moscatiello che stava all’Inter, le punte Zamblera e Paloschi”

“Sono tutti nomi che gli appassionati di calcio giovanile conoscono bene, grandi talenti all’epoca, quando ancora in età da allievi conta forse più il talento puro che altre caratteristiche che magari si richiedono in Primavera ad esempio, dove pure la componente fisica comincia ad avere grande importanza. I casi citati di Moscatiello e Zamblera, transitati con sogni di gloria in Premier (“scippati” si dice in questi casi), rispettivamente al Fulham e al Newcastle, e ora finiti nei dilettanti, fanno capire che è davvero una grande incognita il futuro calcistico a quell’età e che occorrono tante componenti per potersi affermare ad alti livelli. Torniamo quindi alla tua storia, a quell’infortunio che rallentò un po’ la tua crescita professionale.”

“Hai ragione Gianni. Quell’ infortunio, col senno di poi, mi condizionò a lungo e frenò in un certo senso la mia crescita non solo professionale, ma anche fisica. Certe cose non mi riuscivano più in modo naturale, subentrano tante cose, la paura, l’insicurezza, i tempi sono lunghi, non è mai facile riprendersi da un serio infortunio, anche se ero giovanissimo e tempo per recuperare ce n’era. Però, anche una volta ristabilito sono stati frequenti stiramenti, contratture, dolorini, da scongiurare con tanto allenamento specifico, bike, palestra. Infatti, ripresi bene nelle giovanili, tanto che a un certo punto, la Sampdoria scudettata in Primavera l’anno precedente fu proprio sul punto di acquistarmi, intavolando una vera trattativa con i dirigenti dell’Hellas. Alla fine optai per rimanere a Verona, sia per il valore e la storia dell’Hellas, sia perché la società, prospettandomi un quinquennale dimostrò davvero di puntare su di me.”

“Sembrava davvero l’inizio di una cavalcata trionfale la tua, visto che anche con la prima squadra gli esordi furono buoni, con tanto di gol ufficiali. Come mai poi si persero i radar su di te?”

“Mah, posso dire che fui gestito male dalla società. Erano tempi un po’ confusi, tra cambi di dirigenza, risultati che non arrivavano, la serie C che si dimostrò sempre più ostica. Il mio agente fifa era Bonetto ed ero a stretto contatto con lui, ma il Verona con quel contratto mi vincolava ma soprattutto pensavo davvero puntasse sul sottoscritto, credevo di giocarmi le mie carte. Invece negli anni di Remondina ad esempio, finii addirittura fisso nella Berretti, sentendomi di fatto degradato o comunque deluso, visto che fino a quel punto avevo anzi sempre bruciato le tappe. I titolari erano Tiboni e Girardi, l’anno successivo il livello si alzò ulteriormente, fu il famoso anno della sconfitta all’ultima giornata in casa col Portogruaro che condannò l’Hellas ai playoff, poi finiti come tutti sappiamo. A un certo punto, sembrava possibile un mio prestito al Monopoli, dove ero stato richiesto espressamente dal mio ex tecnico Pellegrini, che mi stimava davvero , ma poi non se ne fece più nulla”

“L’anno successivo sei di nuovo in rosa,agli ordini di Giannini, in una squadra che davvero partì col piede sbagliato”

“Puoi dirlo e per me gli spazi si affievolirono sempre più, anche poi con Mandorlini e un mercato di gennaio ricchissimo. A quel punto poi trovai una soluzione, avevo davvero bisogno di giocare. Mi volevano Bellaria, Matera, alla fine optai per la Villacidrese, Lega Pro, quarta serie. Giocai una decina di volte ma purtroppo senza segnare e si sa che per un attaccante il gol è tutto per giudicarne l’efficienza. Tornai a Verona, feci il ritiro con Mandorlini ma realisticamente scelsi a quel punto di rescindere il mio contratto, anche se di fatto non avevo richieste concrete dalla C2. Poco male, decisi di ripartire dalla D, da Castelgoffredo. Giocai col Castellana, un buon campionato, e poi diciamocelo pure, sia a livello tecnico che di organizzazione, non c’è poi molta differenza tra Lega Pro seconda e una buona serie D. Feci delle belle prestazioni, 16 presenze ma purtroppo un solo gol. Sembrava avessi come smarrito le mie caratteristiche da bomber. Era la stagione 2011/2012. A fine stagione ero ancora libero contrattualmente e decisi di ripartire da Trento”

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“Che all’ epoca giocava in Eccellenza, quindi in teoria un altro passo indietro nella tua carriera”

“Sì, ma a quel punto contano altre motivazioni. Il Trento mi volle sul serio, puntavano in alto, il presidente aveva allestito uno squadrone e poi, diciamo la verità, la piazza meritava altri palcoscenici. Il presidente De Fanti quell’anno non badò a spese, con me in squadra ad esempio c’era anche Claudio Ferrarese, un amico prima di tutto, ma soprattutto un grande giocatore, in grado di fare la differenza. Conservo un ricordo bellissimo di quell’esperienza, la città è stupenda, la gente pure, il tifo caldo e appassionato, voglioso di calcio. A un certo punto, nei momenti clou del campionato, allo stadio accorrevano anche 2500/3000 persone, tantissime per un’Eccellenza. Vincemmo, seppure dopo i playoff, il campionato, tornando così in d, in una dimensione più consona alla città. Tuttavia, non ci furono le condizioni per continuare il rapporto e così mi accasai vicino a casa, sempre in Eccellenza, al Castelnuovo Sandrà, sotto gli ordini di mister Possente. Le motivazioni erano tantissime, la voglia di rimettersi in gioco pure ma a conti fatti, fu un’esperienza bruttissima, non solo sportiva. In 15 partite segnai un solo gol, ma era proprio la società allo sbando, con un presidente come Dalle Vedove responsabile di una crisi economica disastrosa che non aiutò certo la squadra, togliendo serenità a tutto l’ambiente. Naturale fu resettare tutto e ripartire un’altra volta”

“E così veniamo ai giorni nostri, che ti vedono impegnato in un brillantissimo inizio stagione in quel di Raldon, Promozione veronese, anche se nell’ultima giornata non hai giocato…”

“Sì, ero squalificato a causa di un’espulsione, la primissima della mia carriera… comunque, sì a Raldon ho ritrovato la vera voglia di giocare. Sto segnando, mi trovo molto bene, la squadra sta nei piani alti ma volendo potevamo essere ancora più su, perché qualche punto per strada lo abbiamo pure perso. Siamo una squadra giovanissima, con ragazzi del 94, 95, anche un 96. Poi ci sono i “vecchietti” come Cortelazzi, De Battisti, amici e dall’esperienza sconfinata tra i dilettanti e non solo. Io sto nel mezzo, con i miei 23 anni. Possiamo solo migliorare, d’altronde abbiamo già incontrato alcune tra le migliori squadre del girone, quelle che lotteranno per la promozione, come Benaco, Sona, Caldiero.. insomma, sono fiducioso”

Chiudo con una riflessione nostalgica, o comunque rammaricandomi per il fatto che un talento puro come lui si sia come dire perso così presto tra i dilettanti, anche se il positivo riscontro telefonico avvenuto ha messo in luce il carattere forte di un ragazzo che sembra aver messo da parte definitivamente ogni tipo di rimpianto.

“Già, non ha senso continuare a chiedersi “se” e “ma”, e poi le colpe sono anche in parte mie, non voglio dire gli infortuni, le società ecc. molte cose contribuiscono all’affermazione ad alti livelli di un calciatore professionista. Preferisco guardare sempre avanti, questa è la mia filosofia. Vivo la mia passione alla giornata, voglio fare una grande stagione e soprattutto divertirmi, come sto facendo quest’anno.”
La stessa positività e passione la sta riversando anche nella sua attività, di cui si dice pienamente soddisfatto, e alla fine, coi tempi che corrono, la cosa è altrettanto fondamentale per un giovane di 23 anni. Prima di congedarci ci concediamo una divagazione personale, con Gianmarco che mi chiede della mia salute, essendo venuto a conoscenza della mia lunga convalescenza (che finalmente sta giungendo al termine, sto molto meglio!) e la conclusione di entrambi è che nelle difficoltà ci si fortifica sempre, e non c’è nessuna medicina più efficace dell’affetto puro, infinito dei nostri famigliari, delle persone che davvero ci vogliono bene.
(Un grande in bocca al lupo per il prosieguo del suo cammino umano e professionale a Gianmarco Ravelli!)