Intervista a Nicola Corrent: ritratto a tutto tondo di un ex grande calciatore veronese, ora all’Albaronco ma con un futuro da allenatore tutto da scrivere

E’ con grandissimo piacere che  ospito su PELLEeCALAMAIO il calciatore Nicola Corrent, veronese come me, e protagonista per tanti anni su campi prestigiosi, italiani e internazionali.

Sarà una ghiotta occasione per ripercorrere con lui le tappe salienti della sua fortunata carriera professionista, dopo il suo recente annuncio ufficiale di ritiro

“Ciao Nicola, partirei proprio da lì, da questa tua decisione, in un certo senso per noi appassionati sportivi inaspettata, anche se hai tenuto subito a precisare che continuerai a calcare i campi – meno prestigiosi magari ma sempre carichi di passione – dilettantistici della nostra zona. Come mai proprio in questo momento hai deciso di dire stop al professionismo? in fondo sei ancora relativamente giovane e immagino le offerte dai pro non ti mancassero”

Ciao Gianni eccoci:

Si si può cominciare dal 10/12/2013 un giorno importante perchè dopo 16 anni sono passato al calcio dilettantistico.

ALBA RONCO: 1′ categoria. Il motivo è semplice, ho mantenuto una promessa a mio fratello Andrea ( che ha fatto il sett. giovanile al Verona ma dopo un anno a Legnano non ha avuto la fortuna di far diventare la propria passione un lavoro..) a cui avevo detto che,  se non avessi fatto il professionista, avrei giocato con lui a prescindere dalla categoria.

Certo che da fare il capitano alla Carrarese in Lega Pro alla Prima Categoria il salto è stato lungo e forse con un po’ di pazienza avrei trovato qualche categoria superiore ma ho fatto una scelta di ‘cuore’. Obiettivamente con la mia età e la parentesi sportivamente negativa alla Virtus Vecomp sarebbe stato molto difficile rimanere tra i prof. e ho pensato di cambiare del tutto vita.

Allenamenti serali , tempo da dedicare a mio figlio Alexander , ai famigliari, agli amici, e al TERZO GRADO,  il birrificio artigianale e ristorante che ho aperto 4 anni fa con 2 amici.

cooo

“Hai iniziato a Porto San Pancrazio e subito sei stato notato dal Milan. Una realtà e un mondo completamente diversi. All’epoca quale fu il tuo impatto, parlo a livello emotivo soprattutto, visto che in campo hai dato subito risposte positive. In pratica titolare fisso, subito in grado di importi e fare tutta la trafila con tanto di convocazioni nelle varie Nazionali giovanili… Eravate una bellissima squadra, con tanti giocatori poi affermatisi. Ci vuoi fare qualche nome di tuoi compagni illustri e magari anche di qualcuno su cui avresti scommesso ad occhi chiusi e che invece non è arrivato al grande calcio?”

Sono tornato dopo esser andato via di casa a 11 anni  per fare il sett. giovanile al Milan, e dopo 5 anni di collegio a Lodi e 5 a Milanello e tanti sacrifici e selezioni sono arrivato a fare il CALCIATORE.

E’ stato difficile perchè la famiglia e gli amici mi sono mancati molto e si può dire che l’adolescenza l’ho quasi ‘saltata’.. Calcio e studio… per il resto quasi niente … ma sapevo dove volevo arrivare e ci ho messo tutto me stesso.

Il Milan è una grande società e mi ha dato tanto: da grandi allenatori quali Tassotti, De Vecchi, Boldini; Morini, Frigerio, Bertuzzo… a una cultura del lavoro e sacrificio per arrivare a ottenere qualcosa..

Ho avuto la possibilità di rimanere in costante contatto con la prima squadra allenandomi con loro , facendo amichevoli, tornei, preparazioni estive e panchine in gare ufficiali… senza mai esordire .. purtroppo… Un esperienza indimenticabile giocare con Baggio, Maldini, Baresi, Boban, Weah, Pirlo…. e altri tantissimi… ed esser allenato da Sacchi, Capello, Terim, Zaccheroni…. fantastico…

Nel sett giovanile eravamo in tanti e i migliori sono ‘arrivati’ quasi tutti Miccoli, Maresca,Coco, Daino, De Zerbi, Maccarone, Saudati, Allegretti…. per citarne qualcuno.. E  se devo ricordare un ragazzo dalle qualità incredibili ma che ha fatto molto poco sicuramente Vincenzo Maiolo… quando vincemmo lo scudetto Allievi Nazionali fece 36 gol e giocate pazzesche.

“Dalle giovanili del Milan inizi una fruttuosa e lunga esperienza di prestiti, fino a passare in via definitiva al Como. Sono anni in cui ti destreggi bene in serie A, segnando pure un gol, e sei protagonista in un bel ciclo con l’Under 21. Sognavi di debuttare in massima serie col Milan o è stato più bello farlo con una squadra che avevi contribuito a portare in serie A? E cosa invece non funzionò l’anno di Modena, quando alla fine scelsi di rientrare in B con la Ternana?”

Il mio trampolino è stato il Monza , una piccola realtà che faceva la serie B e sono stato molto contento di aver giocato e contribuito ad un importante salvezza.

Certamente i 2 anni alla Salernitana mi hanno fatto maturare molto; ma tra mille difficoltà di una piazza difficile ma affascinate posso dire di esser diventato un Calciatore.. Molte partite anche in Nazionale Under 21 e un gol importante sono un altro ricordo piacevolissimo: indossare la maglia della Nazionale é fantastico!

Una bella storica salvezza nei 6 mesi della parentesi Siena e poi ho trovato Preziosi che ha creduto in me aquisendomi prima per metà e poi definitivamente dal Milan..

Vincemmo il campionato col Como in un anno fantastico e vissuto da protagonista e finalmente ho raggiunto il sogno di tutti: la SERIE A

Fu difficile e purtroppo finì con la retrocessione a causa di un girone d’andata molto negativo ma giocare e misurarsi con campioni come Kaka, Totti, Vieri, Del Pietro, Seedorf ….. in certi stadi resterà una soddisfazione unica! Riuscii a fare anche un gol alla mia prima da titolare.. contro la Lazio e a Peruzzi.. una bella fortuna.

“Gli anni di Terni, visti da fuori e col senno di poi, sembravano molto “tempestosi” a livello societario, con una squadra in teoria con cui potevate davvero arrivare in serie A. Ci sei rimasto molto tempo, che ricordi hai di quell’esperienza?”

Successivamente  a Modena non riuscii a trovare spazio e decisi di andare alla Ternana in serie B. Sembrava una Società perfetta e avevamo una squadra fortissima ( Jimenez, Zampagna, Frick, Paci, Kharja.. ) ma con l’addio di Agarini si sfasciò tutto e la Fiorentina prese il nostro posto per la promozione in A.

A Terni con la nuova dirigenza ci furono molti problemi per molti giocatori e tra periodi fuori rosa e litigi vari non fu un esperienza da ricordare col sorriso.

“La tua prima volta in terza serie è stata un po’ anomala, visto che si trattava di Napoli. Confermi quanto si dice sull’attaccamento e la passione di quella tifoseria, capace di riempire il San Paolo anche in serie C?”

Napoli invece è stata una grande occasione ma anche un grande rimpianto…

Primo anno di De Laurentis e squadra nata dal nulla che con Ventura e poi Reja arrivò alla finale con l’Avellino.

Perdemmo… ma la cosa che più mi fece male fu non giocare il ritorno per un infortunio , dopo che all’andata, davanti a 70000 persone feci  una delle mie più belle partite.

Nicola Corrent  con la storica maglia numero 10 del Napoli

Nicola Corrent con la storica maglia numero 10 del Napoli

“E così poco alla volta arrivi nella “tua”, nella “nostra” Verona. Tempi bui anche in questo caso, da nobile decaduta, ancora lontani dal ritorno a certi fasti attuali. Ma al di là di questo, cosa ha contato per te indossare quella maglia, fino a esserne capitano, sentire la curva, i “butei”?

Tornai a Terni ma dopo 6 mesi di litigi ecco un sogno realizzato: giocare nella squadra della mia città, di cui sono molto tifoso e il terzo anno di esserne Capitano… Il massimo… come quello che ho provato a segnare sotto la Curva Sud e ad esultare sotto i miei ‘Butei…’

Ho dimenticato un altro ricordo da segnare: esser stato  il primo ad aver ‘rispolverato..’  il num. 10 a Napoli… non per meriti chiaramente… ma in C qualcuno doveva metterla e mister Ventura decise per me..

La grande delusione arrivò con la notizia del mancato rinnovo a Verona… avevo fatto tante rinunce per indossare la maglia gialloblu perchè per me non aveva e non ha prezzo ma la nuova società con Bonato fece altre scelte e cosi mi trovai a Coverciano tra gli svincolati a prender il patentino da allenatore..

Il veronese doc Corrent con l'amata maglia dell'Hellas, di cui diverrà capitano

Il veronese doc Corrent con l’amata maglia dell’Hellas, di cui diverrà capitano

“Una tappa a Lecco e poi la lunga, felice, indimenticabile per te e per i suoi tifosi, militanza alla Carrarese, all’epoca in C/2 (Ok, non si chiamava più così, ma fa lo stesso… ) e che proprio tu, con la tua classe, la tua personalità, aiutasti a tornare in una categoria più consona alla sua storia. Hai segnato tu quello che fu il rigore decisivo nella gara di play off promozione contro il Prato. Pensi che sia stato uno degli episodi più felici della tua carriera, proprio partendo dal fatto di quanto da allora sei entrato nei cuori dei tifosi toscani?  Tuttora,da quel che ho capito sei legato da un connubio molto stretto con la città e i tifosi, vero?”

Un periodo duro ma il Lecco mi contattò e mi diede una possibilità… inizio fantastico con 5 gol ( mio record) ma ritorno con molti infortuni e prestazioni negative finite con la retrocessione..

Poi un Grande rilancio a Carrara in una società nuova con Buffon presidente (con il quale ho ancora oggi un bellissimo rapporto anche extra calcistico con la sua presenza nella mia attività di birrificio a Verona) e Nelso Ricci ds… Vittoria nel mio primo anno in C/2 e gol promozione… il secondo anno molto positivo con play off sfiorati e purtroppo retrocessione il terzo…

Ma a Carrara si è creato un grande legame tra me e la piazza che ricordo con grande piacere e orgoglio..  Un rapporto di stima e rispetto, certamente per le mie prestazioni, il gol promozione, l’attaccamento… e anche il gol decisivo nel sentitissimo derby con lo Spezia…

“Al termine del nostro viaggio, con il tuo ritorno a casa e il desiderio realizzato di poter giocare con tuo fratello (anche lui molto dotato dal punto di vista tecnico, anche se purtroppo non è riuscito a farsi una carriera simile alla tua) che bilancio ti ritieni di fare? Hai qualche rimpianto, avresti potuto fare di più, ci sono stati momenti chiave che hanno fatto svoltare in un modo o nell’altro il tuo percorso sportivo o ti ritieni soddisfatto così? E, per ultima, una domanda più generale sul calcio attuale. In fondo non sono passati secoli fa dai tuoi esordi ma tante cose sembrano cambiate nel modo di porsi, di iniziare… Credi che alla base di tutto, al di là del talento e delle doti personali ,ci debba sempre essere la passione, la determinazione, la volontà a guidare un ragazzino col sogno di giocare a calcio? E’ ancora possibile resettare tutto, in un mondo sempre più inquinato da scommesse e da una crisi generalizzata, specie nei settori giovanili?”

Direi che in queste parole c’è tutto…  soprattutto tanti ricordi…

Grandi allenatori tutti diversi tra loro: Ventura, Malesani, Reja, Colomba, Sarri, Fascetti, Cagni, Remondina, Monaco… e tanti altri

Grandi Presidenti: Preziosi, De Laurentiis, Aliberti, Buffon e tanti altri… soprattutto ARVEDI e MARTINELLI che non ci sono più…

Tanti tifosi…

L’aspetto negativo è rendersi conto che troppe persone ti si avvicinano per interesse e poche per amicizia vera.. ma conservo pochi AMICI che non hanno ‘categoria…’ tra cui  De Zerbi, Troise, Sibilano, Maccarone, Cavallo, Brevi, Pecchia…

Se devo fare un bilancio sono soddisfatto… forse qualche anno in più in B lo potevo fare ma per demeriti miei, qualche decisione affrettata e rivelatasi sbagliata, qualche società che mi ha ostacolato è andata cosi… e io sono convinto che alla fine uno ha quello che si merita e che ha costruito…

Sono contento e orgoglioso della mia carriera…

Ora farò un pò di pausa ma certamente farò il tentativo di allenare perchè il calcio è passione e la passione non si può accendere e spegnere come un interruttore..

Parole Sante, Nicola! E a me, salutandoti, non resta che farti un enorme “in bocca al lupo” per il tuo futuro in questo ambiente, che tu possa coronare il sogno di allenare e di ritornare protagonista nel calcio in questa tua nuova veste!

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Calciatori italiani d’esportazione: ormai non si contano più! Ecco una lunga panoramica di questi nuovi emigranti del pallone: dai big come Verratti, Osvaldo, Giaccherini a giovani emergenti come Borini o Donati a mestieranti in cerca di nuovo rilancio come Raggi, Misuraca, Piovaccari, inaspettati protagonisti europei

Italiani popolo di emigranti! Un tempo, nemmeno lontano, erano  i nostri nonni a lasciare la propria terra in cerca di fortuna, o almeno per portare i soldi a casa; attualmente si parla più che altro di “fuga di cervelli”, in quanto stiamo messi male anche anche in quel campo e quello pare il destino più adeguato per le più brillanti menti del nostro  Paese. Fatte le debite proporzioni, e stante la crisi ormai diffusa in tutti i settori dell’economia, ecco che tutta una serie di cause ha portato anche i calciatori ad adeguarsi, unita al fatto che, specie se ci riferiamo ai giovani, c’è da rimarcare l’ennesima stagione nella quale  alle parole non sono succeduti efficacemente i fatti. Ma andiamo con ordine, cercando di stilare una lista, non completa, perchè i nomi impegnati fuori dall’Italia sono in effetti tantissimi ormai, ma credibile e rappresentativa di coloro che hanno optato per la soluzione estera, non limitandosi a coloro che calcano i più prestigiosi palcoscenici.

Giovani in rampa di lancio, alcuni prelevati direttamente dopo le belle prove in maglia azzurra disputate nel recente Europeo Under 21 (belle, ma evidentemente non troppo, devono aver pensato i nostri club che hanno preferito monetizzare anzichè dare loro una chance in prima squadra in serie A), ma anche calciatori in cerca di rilancio;  altri ai quali illuminati procuratori sono riusciti a trovare ingaggi impensati e altri ancora onesti mestieranti che si stanno rifacendo una vita dignitosa altrove trovando una propria dimensione calcistica più consona alle proprie capacità.

– IN BUNDESLIGA

Caldirola al Werder dall'inter

Caldirola al Werder dall’inter

nella massima serie tedesca, una delle leghe più interessanti e spettacolari del mondo, sia per innovazione, partecipazione, bel gioco e trend economico, figurano dei nostri atleti che ben si stanno disimpegnando. In particolare è l’ex interista Giulio Donati a destare meraviglia. La storia del terzino è ormai nota ai più: ritrovatosi a Grosseto in LEGA pro, e ancora incompiuto nei suoi primi anni da professionista in Italia, dopo uno splendido europeo ha attirato le attenzioni su di sè, fino a convincere l’ambizioso Bayer Leverkusen a puntare su di lui. Straordinario il modo in cui l’azzurro si sta imponendo in terra tedesca, visto che da subito è diventato titolare della fascia destra, in una difesa a 4, e oltre a ben figurare in campionato, col BAYER a un tiro di schioppo dalle due super big Bayern e Dortmund, sta giocando a testa altissima pure in Champions. Fortunatamente per l’Inter un rinato Jonathan  sta colmando un ruolo che sembrava perennemente vacante in nerazzurro, ma ancora stride che in casa nerazzurra sia stato preferibile monetizzare su un talento cresciuto in casa piuttosto che lanciarlo in prima squadra.

Caldirola, altro prodotto interista, sin dai tempi della categoria esordienti, e capitano dell’Under 21, sta faticando un po’ di più a Brema, ma gioca comunque titolare, lui che in Italia aveva sempre giocato in cadetteria. Peccato che la difesa sia da anni il punto debole della squadra, da sempre votata all’attacco e questo mette spesso alla berlina i suoi difensori. Caldirola per ora gioca più sul versante sinistro, lui centrale per vocazione e la sua non proverbiale velocità lo sta penalizzando, anche se con la sua determinazione e la sua personalità, sono sicuro che saprà diventare protagonista.

Un po’ come lo è stato per diverse stagioni Molinaro, terzino sinistro ormai trentenne che dopo aver toccato il picco con la Juventus del rientro tra le grandi, dopo il flop calciopoli, era passato allo Stoccarda. Niente di trascendentale per lui, ma ormai è una certezza, sebbene non sia più titolare fisso; tuttavia in Germania il suo nome ormai è ben spendibile e c’è la reale possibilità che possa costruirsi un buon finale di carriera rimanendo in terra tedesca.

Giulio Donati, dopo la delusione di Grosseto e il clamoroso rilancio con l'Europeo Under 21 prosegue il suo momento magico: titolare fisso nel Bayer Leverkusen!

Giulio Donati, dopo la delusione di Grosseto e il clamoroso rilancio con l’Europeo Under 21 prosegue il suo momento magico: titolare fisso nel Bayer Leverkusen!

– IN PREMIER LEAGUE

tra giovani presenti nelle liste di categoria o nei campionati riserve (e negli ultimi anni ce ne sono stati tantissimi, poi emersi a livelli più o meno alti, da Borini a Macheda, attualmente in Premier e in Championship con Sunderland e Doncaster, ma anche Petrucci, Fornasier, Moscatiello, Laribi, Santonocito, Massacci), e altri acquistati di sana pianta come veri colpi di mercato, la ricchissima  e ambitissima Premier League rappresenta spesso un’isola felice per i nostri calciatori.

Nel Sunderland, fino a pochissimo tempo fa allenato dal focoso Di Canio, è arrivato in pompa magna, dopo l’ottima Confederations Cup l’ex juventino Giaccherini, vero jolly del centrocampo, abile sulle fasce e sulla trequarti. Il piccolo Giak sta dimostrando in pieno le sue caratteristiche, abnegazione (tanta) ma sorretta da altrettanta qualità.

Osvaldo a Southampton si sta ritrovando in tutto il suo talento, dopo i dissapori di Roma. E’ un patrimonio azzurro, probabile centravanti ai Mondiali e Pochettino, suo attuale mister, sta riuscendo in pochi mesi a minarne gli spigoli caratteriali.

A Newcastle si sta affermando Santon, troppo presto lasciato andare dall’Inter e più in generale dal calcio italiano, visto che di lui si parlava come di “nuovo Facchetti” (ahi, ahi, quanto possono pesare le etichette!). Ma sull’ancora giovanissimo calciatore (è un ’91) hanno pesato moltissimo, oltre alle troppe aspettative, anche i numerosi infortuni.

In championship c’è proprio una colonia azzurra, rappresentata dal Watford, società presieduta dai Pozzo: oltre a un trainer come Zola, venerato in Inghilterra molto più che in Italia per i suoi trascorsi da “Magic Box” al Chelsea, figurano e stanno ben contribuendo al buon campionato della loro compagine calciatori come il fantasista Forestieri (’90) italo argentino ex grande talento di casa nostra che non era mai emerso ad alti livelli da noi; l’esile trequartista classe ’90 Diego Fabbrini,  il difensore goleador Angella (’89), il laterale difensivo Faraoni (’91), anch’egli grande promessa del nostro calcio, ai tempi della Lazio, quando l’Inter riuscì a strapparlo ai biancocelesti facendo un grande colpo a livello giovanile. In rosa anche un altro italo argentino, attuale regista della nuova under 21 di Di Biagio: Battocchio, uno dei migliori della squadra export dell’Udinese.

Da poco in Premier anche Viviano, mai esploso del tutto in Italia e anzi reduce da brutte esperienze tra Palermo e Fiorentina. Dire “brutte” forse è troppo ingeneroso per il portiere toscano, ma anche qui si doveva misurare con alte aspettative, che sono state in parte disattese. Attualmente infortunato, ha una grossissima occasione di rilancio in un top club europeo come l’Arsenal, da cui proveniva anche l’altro portiere Mannone, ora in prestito al Sunderland.

– in LIGUE 1

Succursale italiana, nonostante sia partito verso altri lidi il mister Ancelotti, volato a Madrid, sponda Real, è il ricchissimo Paris St Germain, dove militano ben tre azzurri “da Nazionale”: il baby Verratti, predestinato e subito capace di conquistare il neo tecnico Blanc, che lo utilizza da interno in un centrocampo a 3, il regista basso Thiago Motta, assolutamente in fase di rilancio e il portiere saracinesca Sirigu. Considerato che nell’11 base figurano pure Ibra, Cavani, Maxwell, Thiago Silva, Marquinhos e all’occorrenza Lavezzi, Menez e un tuttora appannato Pastore, si capisce come la lingua universale nella Parigi calcistica più che l’internazionale e istituzionale inglese, sia quella italiana.

il regista Verratti, ormai stellina indiscussa del calcio italiano e pedina fondamentale del Psg

il regista Verratti, ormai stellina indiscussa del calcio italiano e pedina fondamentale del Psg

Nella rivale dei paragini, il Monaco di mister Ranieri figurano due giocatori italiani: Raggi, capitano l’anno scorso in Ligue 2 e dignitosa prima riserva quest’anno nel contesto di una squadra stellare, uno che in Italia non era mai andato oltre la sufficienza in squadre comunque di medio o basso cabotaggio (tra Palermo, Empoli e Bologna, probabilmente il suo picco più alto) e il giovane Crescenzi, fortemente voluto dal tecnico. Nell’Ajaccio dell’esordiente mister Ravanelli c’è lo stopper Denis Tonucci, classe ’88, che mai ha toccato la serie A, essendo però stato apprezzato come valido difensore cadetto nelle sue esperienze a Cesena, società in cui è cresciuto, Piacenza e Vicenza.

– nella LIGA SPAGNOLA

vi gioca un altro reduce da una fortunata esperienza con l’Under 21, un calciatore del quale da anni si riconoscono le doti tecniche a metà campo, ma che alla Juventus, dopo gli stupendi anni giovanili, conditi da vittorie finali in campionato e al “Viareggio” non è (ancora) riuscito a dimostrare il suo valore: Fausto Rossi, finito in prestito al Valladolid, dopo un lungo apprendistato cadetto fatto di alti e bassi (anche a causa di infortuni più o meno gravi).

– ALTRI CAMPIONATI

detto della lontanissima lega americana, che per noi rappresenta ancora a livello mediatico un calcio lontano (vi giocano da star soprattutto giocatori a fine carriera, come Di Vaio, ancora implacabile bomber e il difensore centrale Ferrari, mentre brevissima si è rivelata l’esperienza oltreoceano della punta trentasettenne Bernardo Corradi), anche altre terre europee stanno accogliendo giocatori nostrani, che qui vengono assurti a veri big.

Il caso più eclatante è certamente quello del centravanti del Feyenoord Graziano Pellè, che l’anno scorso coi suoi 27 gol, solo sul filo di lana si è visto soffiare il titolo di capocannoniere della Eredivisie olandese. Sterile punta da noi, eccezion fatta per gli anni giovanili di Lecce, dove infilò due storici scudetti Primavera consecutivi e fu titolare della spedizione azzurra al Mondiale Under 20, ormai è un olandese d’adozione,dopo la tanta esperienza qui maturata, anche prima di Feyenoord.

Il leccese Graziano Pellè, incompiuto in tutte le sue stagioni in Italia, trasformatosi in implacabile bomber in Olanda!

Il leccese Graziano Pellè, incompiuto in tutte le sue stagioni in Italia, trasformatosi in implacabile bomber in Olanda!

In Scozia da tanti anni gioca il fantasista Manuel Pascali, partito in cerca di gloria da Foligno e ormai trascinatore del Kilmarnock. In Italia giocò solo in serie C ma le sue caratteristiche da combattente mai domo hanno trovato terreno fertile oltre Manica.

In Ungheria si sta destreggiando l’ex difensore della Juventus Alcibiade, dopo alcune non  felicissime parentesi minori  (Gubbio, Nocerina, Carrarese)  in prestito all’Honved. Per lui la prospettiva di giocare in un campionato senz’altro minore ma nel contesto ungherese in una big, potrebbe davvero rivelarsi vincente.

In Portogallo cerca di farsi spazio con la sua grande tecnica un attaccante che nelle ultime stagioni a Livorno ha fatto vedere meraviglie: Federico Dionisi. Nella piccola Olhanense ha già segnato un gol poco dopo il suo esordio; chissà che il Livorno non si debba pentire di averlo lasciato partire precocemente, non ritenendolo probabilmente all’altezza di un torneo per lui inedito  come la serie A.

Se storicamente la Svizzera ha sempre dato ospitalità, anche per vicinanza geografica e affinità calcistiche (specie in squadre del CANTON TICINO, come Lugano o Chiasso) negli ultimi dieci anni sono molti anche i nostri giocatori che hanno trovato spazio e gloria in Grecia (pensiamo alle lunghe militanze di Cirillo o  Sorrentino. che hanno accumulato anche diverse presenze europee tra Champions e vecchia Coppa Uefa), Romania (De Zerbi, Piccolo, Sforzini ai tempi del Cluj in Champions League, e ora Piovaccari. Quest’ultimo, passato da un’onesta carriera in B, spesa tra Cittadella, Novara, Brescia e altre ancora all’essere centravanti titolare della titolata Steaua Bucarest ha fatto un grande passo in avanti, essendo protagonista insperato fino a pochi mesi fa (quando al termine della scorsa stagione era mestamente retrocesso in Lega PRO col  Grosseto, come Giulio Donati) dell’attuale Champions League.

Quest’anno, complici gli stretti rapporti del patron del Parma Ghirardi con il Nova Gorica, sono invece diversi i nostri calciatori che hanno accettato di rimettersi in gioco in un campionato sì minore ma che potrebbe regalare loro maggior visibilità. La Slovenia poi è davvero vicina ed,essendo il Nova Gorica appunto controllato da Ghirardi (in partnership sostanzialmente, il chè ha portato in squadra, oltre a diversi giocatori di proprietà del Parma, molti dei quali provenienti dal vivaio, anche l’ex bandiera Gigi Apolloni come allenatore) la speranza concreta è quella di rientrare da protagonisti nel nostro massimo campionato. Ci si aspetta il salto definitivo soprattutto dall’ex azzurrino Gianvito Misuraca, fantasista classe ’90, che spinse con le sue stupende giocate il Palermo a vincere uno storico campionato Primavera, insieme ad altri assi offensivi come Giovio e Mbakogu. La lista degli italiani è lunghissima: ci sono i difensori Lebran, Checchucci, il giovanissimo Favalli, il jolly Berardocco, tutti esperti a livello di Lega Pro, ma anche un difensore brasiliano ma formato calcisticamente da noi sin dai tempi gloriosi della Primavera del Torino come Ronaldo Vanin, che vanta una lunghissima carriera da protagonista in terza serie come laterale destro principalmente (l’anno scorso nella sfortunata stagione leccese c’era anche lui, dopo i tanti anni spesi a Sorrento), il portiere Cordaz, la promessa dei ducati Abel Gigli, mai pienamente sbocciata da noi, e gli attaccanti Bazzoffia, Lapadula e Massimo Coda. Insomma, una vera succursale azzurra, senza tener conto dei tanti altri atleti che hanno passato la maggior parte della carriera nel nostro campionato, come il vecchio centravanti lituano Danilevicius.

il trequartista Gianvito Misuraca, gran talento delle nazionali giovanili azzurre, cerca il rilancio in Slovenia, nel Nova Gorica, dopo alcune deludenti esperienze cadette tra Grosseto e Vicenza, dove solo a sprazzi ha mostrato le sue qualità

il trequartista Gianvito Misuraca, gran talento delle nazionali giovanili azzurre, cerca il rilancio in Slovenia, nel Nova Gorica, dopo alcune deludenti esperienze cadette tra Grosseto e Vicenza, dove solo a sprazzi ha mostrato le sue qualità

In Russia invece da diversi stagioni militano con alterne fortune, legate però soprattutto a problemi di infortuni, due grandi talenti nostrani, ancora azzurrabili, i difensori ex Genoa Mimmo Criscito, in forze allo Zenit di Spalletti e Salvatore Bocchetti, che dopo un buon passato al Rubin Kazan, ha firmato il contratto della vita, passando a una grande del campionato, lo Spartak Mosca, dove è assoluto protagonista nel ruolo di difensore.  Per lui -che si era fatto apprezzare anche in Italia, suscitando l’interesse delle squadre che lottano ai vertici delle classifiche – è stato più provvidenziale  accettare le laute proposte estere e la possibilità concreta di affermarsi a livello europeo.

PELLEeCALAMAIO continuerà a seguire, come negli anni precedenti, l’evolversi delle loro esperienze calcistiche all’estero, augurando a tutti le migliori fortune.