Le prime indicazioni del campionato dopo 2 giornate: Juve favorita ma le rivali sono partite bene. Squadra per squadra ecco un primissimo bilancio della nuova serie A

Il campionato di Serie A è ripartito e siamo di nuovo fermi per la sosta della Nazionale (mai come in questo caso però mi vien da dire che sia per molte squadre “salvifica”, visto che il calciomercato deve ancora concludersi e sono evidenti l’incompletezza e l’incompiutezza di alcune rose). Poi la gara che ci aspetta in chiave azzurra è davvero di quelle da non fallire, contro la Spagna, nostra diretta avversaria nel girone di qualificazione per i Mondiali 2018.

Tuttavia, pur frammentario, volubile e francamente azzardato, mi viene naturale porre l’attenzione su alcuni aspetti emersi in queste prime due giornate di campionato e trarne un “bilancino”, con tutti i se e tutti i ma…

  • ATALANTA (pt 0) lo score pare piuttosto ingannevole. Alla stregua di una matricola assoluta, ai bergamaschi sono toccate in sorte nelle prime giornate due big riconosciute del torneo (Roma e Napoli) e il sacco è ancora vuoto di punti. L’anno scorso la partenza fu simile ma è sinceramente poco plausibile pronosticare una stagione da rivelazione. La sosta arriva giusta per “riabilitare” l’esterno Spinazzola, che già si vedeva bianconero. Ceduti tanti talenti, come scontato che accadesse, non lo è altrettanto che i sostituti siano all’altezza nonostante la bravura di tecnico e società.
  • BENEVENTO (pt 0) tanto entusiasmo, la voglia di giocarsela a viso aperto ma anche l’impatto difficile con la nuova realtà che finora ha portato due sconfitte in altrettante gare. Sarà un campionato di sofferenza in cui gli elementi di maggior tasso tecnico dovranno incidere al meglio per garantire almeno la lotta per la permanenza. Poi esistono i “casi Crotone”, quindi mai partire perdenti in partenza.
  • BOLOGNA (pt 4) partono benissimo i felsinei, ai quali è chiesta una stagione senza patemi (come successo l’anno scorso, d’altronde) ma magari condita da prestazioni qualitativamente migliori. La sensazione è che Destro sia più in forma e “cattivo”rispetto al recente passato, che Di Francesco possa rivelarsi appieno,  e che Verdi,  lontano dagli infortuni che spesso lo hanno sin qui attanagliato, possa diventare un crack. Tante incognite ma anche solide realtà.
  • CAGLIARI (pt 0) calendario proibitivo che sin qui non ha lasciato ai sardi nemmeno un punticino. Eppure contro il Milan si sono intravisti segnali di crescita importanti. C’è da confidare che arrivi un acquisto last minute di un certo peso, in grado di rimpiazzare Borriello, altrimenti l’attacco rimarrebbe deboluccio. E per una squadra come quella di Rastelli che crea tanto gioco è deleterio anche solo ipotizzarlo.
  • CHIEVO (pt 3) l’impressione è che i veronesi abbiano mezzi sufficienti per conseguire l’ennesima salvezza. A colpire finora è stato un gioco sorprendentemente più fluido e arioso. Inglese da’ ampie garanzie, il suo sparring partner Pucciarelli si è sbloccato ma urgono rincalzi adeguati, in attesa del rientro di Meggiorini dopo il lungo stop. Difesa e centrocampo viaggiano a occhi chiusi.
  • CROTONE (pt 1) occorre un altro miracolo, forse anche più grande della prodigiosa salvezza di qualche mese fa. Nicola è un ottimo tecnico che sa il fatto suo ma l’organico è palesemente indebolito dopo gli addii di gente come Falcinelli, Ferrari, Crisetig e Capezzi. Il furore è lo stesso della stagione scorsa, mancano gli interpreti.
  • FIORENTINA (pt 0) ovviamente è prestissimo per parlare di flop ma la squadra viola era attesa al varco, dopo la rivoluzione dell’estate che ha portato via in un colpo solo gente del calibro di Valero, Vecino, Bernardeschi e per ultimo Kalinic, senza contare i mancati rinnovi di simboli come Rodriguez. Un nuovo corso affidato a una guida tecnica nuova, Pioli, anch’egli desideroso di rilanciarsi. Non bisogna fare drammi, l’organico è intrigante con i suoi tanti prospetti di qualità, specie da metà campo in su. Ma occorre trovare equilibrio e un assetto tattico convincente. Soprattutto ci vuole tempo per fare integrare i volti nuovi.
  • GENOA (pt 1) aria di cambiamenti in casa Genoa, con voci di cambio di mano al vertice. Banale scriverlo, ma questa incertezza si è manifestata sul mercato, con acquisti validi per garantire una permanenza in A che è obiettivo minimo ma non al punto da ambire a qualcosa di più. Specie in attacco i dubbi sono molti, nonostante il buon impatto di Galabinov. Lapadula sotto la Lanterna potrebbe rigenerarsi ma è un attaccante che rende al massimo quando la squadra lo supporta.
  • INTER (pt 6) Spalletti doveva rappresentare l’acquisto più importante per i nerazzurri e dalle prime uscite sembra che il valore aggiunto in effetti possa essere lui. Icardi già in palla, Perisic a tratti devastante e finalmente una mediana di qualità, indispensabile se si vuole competere ad alti livelli. Chissà se il tecnico varerà la difesa a 3, dovesse arrivare Mustafi e considerando l’ottimo impatto di Skriniar. Questo potrebbe consentire anche l’impiego simultaneo di Cancelo e Dalbert. Si tratterebbe di andare a toccare un meccanismo che sinora sta dando buone risposte ma dà l’idea dell’ampia gamma di soluzioni tattiche in serbo.
  • JUVENTUS (pt 6) ordinaria amministrazione le due vittorie consecutive dei pluri Campioni d’Italia? Direi di no, con la squadra ancora arrugginita e i nuovi che praticamente non si sono visti. La sensazione è che le rivali siano ben più agguerrite di un anno fa ai nastri di partenza, e lo stanno confermando sul campo. Certo che con un Dybala formato Messi puntare al settimo scudetto consecutivo non sembra certo un’utopia.
  • LAZIO (pt 4) Inzaghi è stato bravissimo a tenere compatta (e competitiva) la squadra nonostante i malumori di Keita, in procinto di lasciare il club. Meccanismi rodati, elementi che si stanno per consacrare ai massimi livelli (vedi Milinkovic -Savic) e la fiducia di società e tifosi fanno sì che l’ambiente (almeno in apparenza) sia tranquillo e pronto a riconfermarsi.
  • MILAN (pt 6) l’attesissima squadra rossonera, dopo il faraonico mercato (soprattutto a livello “quantitativo”) sta mettendo in mostra un enfant du pays che risponde al nome di Patrick Cutrone. Sinora implacabile cecchino alle sue primissime uscite in Prima Squadra, l’attaccante classe ’98 è il fiore all’occhiello di una fantastica nidiata. Sul campo il potenziale dei rossoneri è evidentemente più rilevante di un anno fa, sta a Montella assemblare al meglio la squadra. Voli pindarici però meglio non farne, si consiglia di procedere a step, arrivare nei primi 4 deve essere il primo obiettivo.
  • NAPOLI (pt 6) la vera antagonista della Juventus è partita in estrema scioltezza, con due vittorie dal medesimo convincente risultato (3 a 1) e con una consapevolezza dei propri mezzi finalmente acquisita. Rimane il dubbio legato alla permanenza di Reina, cederlo significherebbe indebolire la squadra, inutile girarci attorno.
  • ROMA (pt 3) Di Francesco ha perso il primo scontro diretto ma almeno fino a metà secondo tempo la Roma aveva tenuto testa ampiamente all’Inter, costruendo tante situazioni offensive, sfiorando gol (vedi i tre pali) e in generale non dando l’impressione di una squadra inferiore. Il colpo Schick può far assorbire la partenza di Salah, nonostante le caratteristiche fra i due siano del tutto differenti e fornire varianti tattiche all’allenatore.
  • SAMPDORIA (pt 6) ottimo avvio della squadra di Giampaolo, non solo sul piano dei risultati (due vittorie consecutive che magari non erano in preventivo) ma soprattutto sul piano del gioco. A differenza di altri, il mister ha lanciato subito nella mischia i nuovi acquisti, e sia la vecchia conoscenza del calcio italiano Ramirez, sia l’estroso Caprari stanno rispondendo alla grande. Se ci mettiamo la voglia di Quagliarella di ruggire ancora ad alti livelli e la crescita di elementi come Torreira e Praet siamo davanti a una compagine in grado di regalare gioie ai propri tifosi.
  • SASSUOLO (pt 1) Bucchi è un allenatore che può ben figurare anche in A, la rosa a sua disposizione è buona ma molto è ancora da registrare, specie in fase difensiva. Davanti è necessario fare chiarezza su chi puntare, gli ultimissimi giorni di mercato faranno la conta di chi rimane e chi parte.
  • SPAL (pt 4) tornare in A a 49 anni dall’ultima volta e scoprire di sentirsi, non dico nuovamente a casa ma comunque a proprio agio è una bellissima sensazione. Entusiasmo a mille sorretto da determinazione e voglia di misurarsi con chiunque senza remore ma soprattutto senza alcuna presunzione. La società ha puntellato la rosa con acquisti di tutto rispetto per una squadra che deve mirare all’obiettivo salvezza. E Borriello ha già timbrato un cartellino. Semplici arrivato tardi in A ha la stoffa dell’allenatore vincente.
  • TORINO (pt 4) a mercato finito, i sostenitori granata potranno finalmente tirare un sospiro di sollievo qualora Belotti sia rimasto in organico. Molti dei destini del Toro dipendono infatti dai gol del bomber, a lungo corteggiato da club italiani (Milan su tutti) ed esteri (dalla Premier e ultimo dal Monaco). Ma il Gallo sinora non si è fatto distrarre e guida un attacco ancora più ficcante, considerando la nuova impostazione tattica di Mihajlovic. L’Europa League non pare assolutamente un miraggio, servono rispetto a un anno fa una maggiore continuità di risultati e il salto di qualità di alcuni elementi (Baselli, Barreca e Zappacosta).
  • UDINESE (pt 0) era difficile pronosticare un’Udinese ancora a secco di punti dopo le prime due giornate. La squadra di Delneri, promettente a centrocampo, sta palesando limiti in attacco dove pesa l’assenza di un valido sostituto di Zapata (che con Thereau componeva una buona coppia offensiva) e in una difesa molto rinnovata. Dal mercato servono i giusti ritocchi altrimenti si potrebbe clamorosamente ritrovare a lottare con i pugni e con i denti per garantirsi l’ennesima salvezza.
  • VERONA (pt 1) al ritorno in serie A il Verona è partito con le incognite legate all’inesperienza di Pecchia, all’esordio in serie A dopo aver guidato i gialloblu lo scorso anno in cadetteria e a una rosa, sì migliorata in esperienza con gli arrivi di Cerci, Heurtaux e Caceres ma ancora estremamente corta e lacunosa nei rincalzi. Pazzini poi è stato, fra molti dubbi, relegato in panchina per i primi due match e al momento pare un lusso per una squadra praticamente dipendente da lui in fase offensiva.
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Il pagellone conclusivo della serie A 2014/’15. Sugli scudi la Juventus campione d’Italia, la Lazio che all’ultimo ottiene il terzo posto e le genovesi. Flop Napoli e le milanesi. Delude la Roma di Garcia. Rivelazione Empoli, in coda giochi già fatti con troppo anticipo.

Si è tenuto ieri l’atto conclusivo di una serie A, i cui esiti erano sostanzialmente già noti, con l’aggiunta del pepe dello scontro diretto tra Napoli e Lazio, valevole per l’accesso al terzo posto, con conseguente preliminare di Champions League. Ben prima però la Juventus di Allegri aveva sigillato lo Scudetto, coronando la stagione della conferma; in coda erano già mestamente retrocesse Cagliari, Cesena e Parma mentre l’Europa League in pratica rischia di veder sovvertiti i risultati del campo causa inadempienza ancora da verificare del Genoa, splendida protagonista sul campo. Rimaneva da assegnare lo scettro del capocannoniere del torneo, alla fine condiviso tra l’eterno Toni e il rampante Icardi. Al di là dei verdetti, un campionato che certamente non passerà ai posteri per la qualità del gioco espresso o per i nuovi valori in campo emersi. Urge (nuovamente) cercare delle soluzioni per ripartire. La conquista della Champions della Juventus – che così completerebbe un personale triplete, aggiungendovi pure la Coppa Italia – avrebbe del sensazionale ma da sola davvero può costituire la panacea dei mali del nostro calcio o meglio la rinascita di un movimento mai così asfittico? Nel frattempo non ci resta che stringerci attorno alle maglie bianconere e per una volta provare a mettere da parte i panni del tifoso, tentando un’impresa che realisticamente pare difficile: battere i fenomeni del Barcellona, riportando così una nostra compagine sul trono più importante d’Europa, dopo le illusioni dei nostri club nella vecchia Coppa Uefa. Di seguito nel dettaglio, i giudizi sulla stagione delle singole squadre.

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JUVENTUS pt 87 (CAMPIONE D’ITALIA)

VOTO: 9 il primo campionato del dopo Conte ha consegnato all’Italia una Juve più “leggera” psicologicamente, forse pure più simpatica, ma a parte queste sensazioni, sul campo la squadra del neo tecnico Allegri, tornato in pista dopo le recenti delusioni milaniste, non ha mai avuto degni rivali, chiudendo la pratica alla fine del girone d’andata. Divenuti più flessibili tatticamente, col cambio di modulo in corsa, i bianconeri hanno puntato più sul palleggio che non sull’irruenza, mostrando un calcio dal respiro internazionale. E l’imperioso cammino europeo può aprire scenari insperati alla vigilia anche in chiave mercato futura, con conferme importanti (come quelle dei big Pogba e Vidal) e acquisizioni eccellenti.

TOP E FLOP: mai in carriera Carlitos Tevez aveva raggiunto tali livelli di continuità. Forte lo è sempre stato ma a Torino ha trovato l’ambiente ideale per diventare autentico leader offensivo, non soltanto per i (tanti) gol segnati. Dalla sua quasi sicura conferma potranno dipendere le fortune della squadra, specie se gli verrà affiancato un attaccante di grande livello (vedi Cavani). Nel frattempo è cresciuto il baby Morata, uscendo nei momenti topici della stagione ed è stato acquistato Dybala, tra le rivelazioni della serie A. In mezzo al campo si è rivelato ad alti livelli Sturaro e ha raggiunto livelli di eccellenza Claudio Marchisio. Onestamente nessuno può essere bollato come peggiore, tutti hanno fatto la loro parte. Solo Pirlo a tratti ha dimostrato di cominciare a sentire il peso degli anni ma Allegri ha tamponato bene la falla, dimostrando che, con uno schieramento non dipendente da un vero regista, si può sopperire anche ad alcune sue cadute di tono… un po’ come in fondo aveva già fatto al Milan.

ROMA pt 70 (CHAMPIONS LEAGUE)

VOTO: 5 non inganni il secondo posto, requisito minimo a inizio stagione e centrato con serie difficoltà, dopo un girone di ritorno con una media quasi da retrocessione. Nulla ha funzionato, a partire dallo sciagurato mercato che, a conti fatti, si è rivelato un flop nella quasi totalità degli acquisti (eccezion fatta forse per Manolas che almeno nel girone d’andata si era dimostrato molto solido), al gioco clamorosamente involuto rispetto a 12 mesi fa. Probabilmente verrà confermato Garcia, non immune da colpe, ma meritevole di un’altra prova d’appello, dopo la scintillante stagione scorsa.

TOP E FLOP: il centrocampista belga Nainggolan non ha mai deluso, garantendo sempre grinta, applicazione, determinazione e preziose giocate: non a caso sarà uomo mercato ma la Roma, se non vuole perdere ulteriore terreno dai bianconeri dovrà assolutamente evitare di cederlo proprio ai rivali A livello tecnico altri hanno fatto peggio di lui, basti pensare alla disastrosa stagione dell’ivoriano Gervinho, lontano parente dell’asso della scorsa stagione, ma il piccolo argentino Iturbe era venuto nella Capitale da acquisto boom dell’intera serie A ed era atteso alla consacrazione su vasta scala. Ha sentito enormemente la pressione e poco lo ha aiutato l’essersi infortunato a inizio campionato, quando tutto sommato non si stava inserendo male (vedi gol alla Juve e in Champions League). Magari il prossimo anno, con meno riflettori puntati, potrebbe far risalire le sue quotazioni, attualmente molto ribassate.

LAZIO pt 69 (preliminari Champions League)

VOTO: 8 campionato super per i cugini laziali, giunti a un passo dal secondo posto. E’ vero, hanno perso lo scettro cittadino ma in fondo pochissimi pensavano a un campionato di così alto livello, suggellato dalla finale di Coppa Italia e dalla decisiva vittoria all’ultima giornata in casa del Napoli, valido di fatto per l’accesso ai preliminari di Champions. In mezzo, il neo tecnico Pioli, che ha fatto personalmente un gran salto di qualità in carriera, ha mostrato gran carattere e la sua squadra un gioco piacevole, moderno, arrembante all’occorrenza, comunque sempre propositivo.

TOP E FLOP: difficile individuarlo, nel contesto di una felicissima annata. Quattro giocatori in doppia cifra costituiscono un record, senza contare la solidità difensiva ben rappresentata dall’ottimo De Vrij, il lancio di un laziale doc come Cataldi, già nell’occhio del ct della Nazionale, la voglia di gol mai tramontata di Klose e la qualità in mezzo al campo di Biglia e Parolo. In mezzo a tutto ciò, Candreva è stato il fiore all’occhiello: giocatore completo, centrocampista con spiccato senso del gol, dai piedi buoni e dalle doti innegabili di trascinatore. Nessun giocatore ha demeritato, ma forse ci si attendeva di più dal giovane Keità, enfant prodige del vivaio biancoceleste, che invero poco ha fatto per convincere Pioli a utilizzarlo più spesso come titolare.

FIORENTINA pt 64 (Europa League)

VOTO: 6,5 quarto posto giunto sul filo di lana ma allo stesso tempo probabilmente si è chiusa un’era, quella di Montella. Il tecnico napoletano ha saputo far fronte anche quest’anno a diverse defezioni in corso d’opera (la cessione del big Cuadrado, la riluttanza da gol di Gomez, l’infortunio del gioiello Bernardeschi, la convalescenza infinita di Rossi), mantenendo uno standard di qualità del suo gioco parecchio elevato, almeno alle nostre latitudini, ma allo stesso tempo la squadra ha anche avuto clamorosi black out.

TOP E FLOP: al suo arrivo in serie A, l’ex fantasista del Chelsea, il Messi egiziano Salah, aveva letteralmente incantato tutti, con la sua tecnica cristallina, la sua velocità col pallone attaccato ai piedi, la sua efficacia in zona gol, giunto a compensare egregiamente la partenza del colombiano Cuadrado, protagonista di un percorso inverso al suo. Poi si è ridimensionato un po’ strada facendo ma rimane una delle sensazioni del nostro torneo. Di contro ha deluso ancora una volta il tedesco Gomez, perennemente a mezzo servizio e quasi ininfluente dal punto di vista offensivo: urge correre ai ripari cercando una punta prolifica.

NAPOLI pt  63 (Europa League)

VOTO: 4 stagione disastrosa quella dei partenopei su tutta la linea. Subito estromessi dai giochi in Champions League, hanno puntato a un certo punto della stagione, quando la chimera Juventus era ormai irraggiungibile (ma in fondo anche il secondo posto…) tutto sull’Europa League, vedendo vanificare la conquista della finale in modo quanto meno discutibile. In mezzo, tantissime cadute a vuoto, risultati altalenanti e la sensazione evidente che tra tecnico e società la sintonia fosse finita da un pezzo.

TOP E FLOP: Higuain ha segnato molto ma ha sulla coscienza un errore decisivo dal dischetto contro la Lazio, che poteva in una stagione modesta, garantire quanto meno l’accesso ai preliminari di Champions. Per lui bollettino rosso dal dischetto, con 4 penalty sbagliati. Nel girone di ritorno si è rivisto meglio Hamsik, comunque mai parso centrale nei piani di Benitez, mentre si è dimostrato acquisto di prospettiva Gabbiadini che, col rientrante coetaneo Insigne, potrebbe costituire una forte coppia di giovani italiani anche in chiave nazionale. Malissimo su tutta la linea la difesa, a cominciare dall’handicap portiere e di scarsissima resa la mediana. Con una squadra così incompleta, era dura onestamente chiedere di poter competere per lo scudetto, come da più parti a inizio stagione si auspicava.

Iago Falquè, autentica rivelazione della serie A

Iago Falquè, autentica rivelazione della serie A

GENOA pt 59 (Europa Laegue attualmente non consentita causa mancata licenza Uefa)

VOTO: 8 ci risiamo, verrebbe da dire, pensando a cosa successe al Parma l’anno scorso. Invece auguriamo al Grifone di adempiere a queste lacune e di accedere a un’Europa League che sul campo rappresenterebbe giusto epilogo a un campionato splendido, in cui la squadra di Gasperini ha a lungo mostrato un gioco estremamente piacevole e ficcante.

TOP E FLOP: sugli scudi moltissimi giocatori, dal super Perotti della prima parte di torneo alla rivelazione Iago Falque, autentico colpo da biliardo della società, che ha avuto grande intuizione e coraggio nel riproporlo in Italia dopo la precoce bocciatura juventina. Attaccante completo, gran goleador spesso al servizio della squadra, si è ambientato benissimo e su di lui si potrà costruire una squadra ancora più forte. E poi fragorose conferme sono giunte da Bertolacci, finalmente sbocciato anche in chiave Nazionale, l’enfant du pays Perin, il difensore francese De Maio (ammetto che mai ai tempi delle giovanili del Brescia gli avrei pronosticato un futuro così florido) e gli stranieri Tino Costa e Rincon o il bomber Pavoletti. Qualche amnesia in difesa del rude Roncaglia non gli hanno comunque compromesso la stagione, nel contesto di un campionato da ricordare per tutto il Genoa, nonostante in molti avessero storto il naso a gennaio per le cessioni di gente come Antonelli, Matri e il giovane Sturaro, poi sbocciato nella Juventus.

SAMPDORIA pt 56 (Europa League)

VOTO: 7 l’Europa League potrebbe arrivare proprio a scapito dei cugini, con i quali per molto tempo sono andati a braccetto in una stagione positivissima per le genovesi. In realtà qualcosa è mancato nei momenti decisivi della stagione alla squadra di Mihajolovic, destinato a un altro club, ma resta il fatto che anche i blucerchiati hanno giocato molto bene, sempre per vincere, centrando spesso risultati eclatanti alla vigilia.

TOP E FLOP: grandissimo girone d’andata della Samp esemplificato dall’approdo in Nazionale di molti dei suoi protagonisti eccellenti, dal funambolo offensivo Eder (che, da naturalizzato, ha battezzato la maglia azzurra con un gol), al “tuttocampista” Soriano fino al partente Gabbiadini, spedito a Napoli col mercato di gennaio. Il giovanissimo Romagnoli, “regalo” della Roma, classe ’95 è già uno dei migliori difensori del campionato e in questa consacrazione gran merito va anche al tecnico che lo ha lanciato senza remore, sacrificando l’antico baluardo Gastaldello. Ma bene hanno fatto anche Okaka, De Silvestri, Viviano. Gli strombazzati Eto’o e Muriel si sono messi al servizio della squadra con umiltà e giusto spirito ma in zona gol hanno indubbiamente deluso, non facendo fare il salto di qualità tanto auspicato.

INTER pt 55

VOTO: 4 come poter giudicare positivamente una stagione in cui non si è raggiunto nemmeno l’obiettivo (davvero minimo) della qualificazione all’Europa League? Dopo lo scontato addio di Mazzarri, mai veramente entrato in sintonia con tifosi, società e ambiente, neanche lo strombazzato ritorno di Mancini ha condotto l’Inter a una dimensione tecnica quantomeno dignitosa. Alti e bassi paurosi anche nel ritorno, con una graduatoria rimasta pressochè sostanzialmente invariata rispetto al suo predecessore. E questo nonostante buoni innesti quali i vari Shaqiri, Podolski e Santon (al più deludenti o inutilizzati). Insomma, occorre ripartire dalle poche certezze con nuovo slancio.

TOP E FLOP: Icardi a soli 22 anni conquista per la prima volta il titolo di capocannoniere del torneo, dimostrando ormai di essere un attaccante completo, quando non letale in area di rigore. Occorre rinnovargli il contratto, scendendo un po’ a patti senza scombussolare troppo quelli che sembrano già fragili equilibri interni. Si è rivisto nella seconda parte di stagione Hernanes, rilanciato quando pochi se lo aspettavano dal Mancio. Tutto sommato non ha demeritato il pittbull Medel, ma la qualità in mezzo al campo la devono garantire altri. Molte le delusioni, farne un elenco risulta quasi stucchevole. In primis il non pervenuto Podolski e l’atteso Shaqiri, che ha faticato non poco a entrare nei meccanismi della squadra, fino a uscirne prematuramente. E poi in generale la difesa, da un Vidic appena appena recuperato nel girone di ritorno (ma il più delle volte “impresentabile”) a un Ranocchia, cui stanno per terminare le attenuanti e per il quale il grado di capitano sembra non essergli congeniale. Neanche Juan Jesus, Dodò e D’Ambrosio a conti fatti sembrano “da Inter”, così come probabilmente è finito il tempo della promessa Kovacic, che se non prova a cambiare aria (magari al Liverpool dove poi si è consacrato l’altro ex interista Coutinho), rischia seriamente di rimanere un’eterna incompiuta. Persino il gigante Handanovic ha più volte steccato sul finale, forse distratto dalle voci di mercato sul suo conto. Quel che sia, è che l’Inter dovrà cambiare molte cose, direi senza mezze misure, quasi tutta la rosa.

TORINO pt 54

VOTO: 7 non è riuscita alla squadra di Ventura l’impresa di centrare per la seconda volta consecutiva l’accesso all’Europa League ma poco conta se il campionato disputato rimane di grande levatura, con ciliegine come la vittoria nel derby della Mole attesa vent’anni. Ma non solo, i granata a più riprese hanno mostrato di essere ormai una realtà competitiva e di avere una chiara e forte identità, a prescindere dai giocatori in campo… anche se, chiaro, perdere in un sol colpo l’anno prossimo gente come capitan Glik e Darmian potrebbe essere dura da assorbire.

TOP E FLOP: i già citati Glik e Darmian rappresentano le punte di diamante della squadra, rimasta orfana alla vigilia della super coppia gol Immobile – Cerci. Il difensore goleador polacco rappresenta l’essenza del Toro, e sarebbe una grave perdita la sua cessione, mentre il laterale già protagonista con la maglia azzurra della Nazionale si è confermato uno dei massimi interpreti nel ruolo, abbinando magnificamente corsa e tecnica, giocando tra l’altro indifferentemente a destra e a sinistra. Bene hanno fatto anche un redivivo Quagliarella, l’attaccante Maxi Lopez, accolto come beniamino e puntualissimo in zona gol, l’arrembante laterale Bruno Peres, una delle sorprese di stagione, mentre sono ulteriormente migliorati Maksimovic e El Kaddouri. In mezzo al campo Ventura ha dato ampio spazio al giovane Benassi, venendone spesso ripagato in termini di prestazioni.

MILAN pt 52

VOTO: 4 niente da salvare in casa Milan, e fa specie che entrambe le milanesi abbiano toppato, visto che a rimetterci è parso tutto il movimento tricolore, mancando all’appello due big storiche. Inzaghi probabilmente pagherà per tutti, e indubbiamente il giovane tecnico, (ex) idolo di casa ha le sue colpe ma bisogna ammettere che il roster a sua disposizione era veramente ai minimi storici in termini di qualità in casa rossonera, da 20 anni a questa parte. Poi, certo, scelte sbagliate, tourbillon di cambi, formazioni sempre diverse, tantissimi infortuni non lo hanno aiutato. Rimane il fatto che la squadra mai, ma proprio mai, è stata in corsa per accaparrarsi posizioni di prestigio.

TOP E FLOP: hanno ben figurato alcuni elementi, dai quali bisognerà necessariamente ripartire, nel contesto di una rivoluzione che pare scontata, a cominciare dai vertici della società. Parlo soprattutto di Jack Bonaventura, spesso chiamato a cantare e portare la croce e del francese Menez, mai così prolifico, seppur discontinuo e non di rado indisponente. Ma anche l’ex enfant prodige El Shaarawy se recuperato pienamente è in grado di garantire gol e qualità, così come l’altro gioiello di casa De Sciglio, in grave crisi d’identità tecnica. Il portiere Diego Lopez ha spesso salvato la baracca nei momenti critici, per il resto la difesa ha fatto acqua da tutte le parti. Il centrocampo poi, orfano presto di Montolivo, ha palesato limiti tecnici evidenti in costruzione, dove solo sul finale Van Ginkel ha lasciato intravedere qualcosa di buono, e dove i buoni Poli e De Jong hanno garantito se non altro corsa e cuore.

PALERMO pt 49

VOTO: 6,5 matricola per modo di dire, la squadra rosanero si è riproposta dopo un anno di purgatorio, partendo a fari spenti, ma consolidandosi ben presto, tanto che la salvezza è parsa largamente alla portata sin dal girone d’andata, da quando le stelle emergenti Vazquez e Dybala hanno cominciato a brillare. Tante buonissime partite, al punto che gli ultimi due mesi, a obiettivo raggiunto, il Palermo ha quasi tirato i remi in barca. Peccato, ma la stagione rimane estremamente positiva.

TOP E FLOP: già detto dei due satanassi offensivi, con il piccolo attaccante già acquistato dalla Juventus e “Il mudo” Vazquez che da oruiundo è giunto persino in Nazionale, bisogna rilevare come tutto l’organico di Iachini, finalmente a suo agio nella massima serie, abbia ben figurato.

SASSUOLO pt 49

VOTO: 6,5 vale lo stesso discorso fatto per il Palermo. La mancanza reale di obiettivi, raggiunta agevolmente la salvezza una volta constatato che la quota utile sarebbe stata alquanto bassa, ha condizionato il rendimento degli uomini di Di Francesco, con il risultato che spesso è mancata l’intensità e la giusta concentrazione nelle prestazioni. Chiaro, confermarsi è sempre più difficile, ma fuor di favola, il Sassuolo deve capire che possiede i mezzi per ambire a consolidarsi a lungo in serie A.

TOP E FLOP: seppur altalenanti, i due gioielli (già promessi sposi bianconeri) Berardi e Zaza hanno confermato i buoni numeri della scorsa stagione, col secondo stabilmente nel giro della Nazionale. La squadra in ogni caso poteva vantare buoni interpreti in tutti i reparti, basti pensare a Missiroli o Vrsaliko a centrocampo (col secondo bravo anche ad abbassarsi), Consigli in porta o Cannavaro e Acerbi in difesa. Per questo forse si poteva osare addirittura di più di una (comoda) salvezza.

Stagione monstre per Toni, a 38 anni capocannoniere assieme all'interista Icardi con 22 gol

Stagione monstre per Toni, a 38 anni capocannoniere assieme all’interista Icardi con 22 gol

HELLAS VERONA pt 46

VOTO: 6 senza infamia e senza lode il campionato dell’Hellas, sicuramente meno entusiasmante rispetto all’edizione 2013/’14. Tuttavia, l’obiettivo salvezza, reso molto più semplici dalle vicissitudini altrui, è stato conseguito in scioltezza e c’è stata la grande soddisfazione legata a Toni, re dei bomber.

TOP E FLOP: Luca Toni a 38 anni si è laureato – seppur in coabitazione con Icardi – capocannoniere della serie A, stabilendo di fatto due record. Mai nella storia della serie A il re del gol era stato così “anziano” e mai il Verona aveva avuto un capocannoniere, nemmeno ai tempi dello storico scudetto. Onore al merito quindi a un grande campione, che si è dimostrato da subito leader in campo e fuori, ragazzo dai grandi valori e di umiltà, nonostante fosse giunto a Verona da campione conclamato (in teoria) sul viale del tramonto. Per lui poi soddisfazione doppia, quella di aver segnato ancora più gol dell’anno scorso, smentendo i moltissimi che credevano che senza l’apporto dei vari Iturbe, Romulo e Jorginho, spesso decisivi in gialloblu, non sarebbe riuscito a confermarsi. Malissimo invece gli altri esperti big della squadra, soprattutto il “cotto” Rafa Marquez, e il poco utilizzato Saviola, non congeniale al tecnico Mandorlini.

CHIEVO pt 43

VOTO: 7 l’altra squadra veronese, solida realtà del campionato da ormai più di 10 anni, ha timbrato ancora una volta il cartellino della salvezza, stavolta ottenendola senza fiatone, complice l’insediamento di Maran, tornato a splendere come ai tempi di Catania pre-esonero. La sua squadra ha stupito soprattutto per la grandissima capacità difensiva, che spesso rendeva la sua area pressochè insuperabile, anche al cospetto degli squadroni. Prova ne sono le moltissime soddisfazioni raccolte in stagione.

TOP E FLOP: Paloschi e Meggiorini hanno rinverdito i fasti di Corradi e Marazzina, mostrandosi assolutamente complementari, con il “vecchio” Pellissier sempre pronto alla bisogna col suo prezioso apporto in zona gol. A centrocampo promossi Izco, braccio destro del mister dai tempi catanesi, Radovanic e Hetemaj, in difesa si è rilanciato l’ex interista Schelotto, mentre l’ex stopper Zukanovic, inventato da Maran come terzino sinistro, farà il percorso inverso finendo in nerazzurro. L’esperto Bizzarri ha scalzato presto dalla porta il promettente (ma ancora acerbo) Bardi, risultando decisivo per dare sicurezza all’intero reparto.

Sarri ha messo in mostra un gran gioco con il suo Empoli e ora è atteso al varco in palcoscenici più prestigiosi

Sarri ha messo in mostra un gran gioco con il suo Empoli e ora è atteso al varco in palcoscenici più prestigiosi

EMPOLI pt 42

VOTO: 7,5 la bassa posizione in classifica non rende giustizia alla positivissima stagione dei ragazzi allenati da Sarri, capace di imporsi in serie A come uno dei tecnici più all’avanguardia sul piano del gioco. A tratti l’Empoli ha mostrato il tichi taca in salsa nostrana, con la differenza che non sempre gli interpreti erano all’altezza della situazione, anche perché altrimenti staremmo qui a parlare di una squadra da Coppa Uefa. Peccato che il giocattolo, come sempre è accaduto nella storia del club, sia destinato a rompersi. Ma è confortante sapere che, se c’è una società seria, capace di rinnovarsi di continuo, attingendo spesso e volentieri alle risorse interne, date da uno dei vivai migliori d’Italia, quella è proprio la squadra toscana.

TOP E FLOP: Saponara, bruciato frettolosamente dal Milan, dove non lo avevano aiutato i continui infortuni, è giunto a gennaio, incrementando notevolmente il tasso tecnico della squadra, laddove si erano già messi in luce il regista Valdifiori, uno dei migliori in assoluto nel ruolo, tanto da debuttare felicemente in Nazionale e il giovanissimo centrale difensivo Rugani, al quale ora viene facile pronosticare un grande futuro, magari già dall’anno prossimo se la Juve decidesse di tenerlo fra i suoi ranghi. Benissimo anche gli altri difensori Laurini, Tonelli e Hysaj (gli ultimi due provenienti dal vivaio, così come il fantasista Pucciarelli, che ha ben figurato in attacco). In porta si è mostrato molto affidabile il 24enne Sepe, mentre in attacco insieme a Maccarone, ha ridato segni di vita l’eterna promessa georgiana Mchedlidze, che a 25 anni ha ancora i mezzi per sfondare nella massima serie.

UDINESE pt 41

VOTO: 5 la stagione dei friulani è stata indubbiamente sottotono, checchè ne dica Stramaccioni, atteso a un campionato all’insegna della rivincita personale, dopo l’illusione datogli dall’Inter. A conti fatti, dopo una partenza sprint, la squadra si è bruscamente ridimensionata, mancando inoltre clamorosamente in due caratteristiche tipiche della ormai lunga gestione Pozzo: la valorizzazione dei giocatori (tanto che nessuno, a differenza degli anni scorsi, è emerso come potenziale uomo mercato) e soprattutto la qualità del gioco, visto che raramente si è assistito a buoni spettacoli quest’anno da parte dei bianconeri.

TOP E FLOP: assieme al totem Di Natale, che a 38 anni, come Toni o Totti, non ne vuole sapere di smettere, dimostrandosi anzi ancora pieno di motivazioni, ha brillato il francese Thereau, su cui però il giovane tecnico non ha mai puntato a occhi chiusi. Si è confermato Allan in mezzo al campo, ma siamo sicuri che sia pronto per palcoscenici più prestigiosi? Lo stesso dicasi per altri interpreti interessanti come Bruno Fernandes, Herteaux o Widmer, che necessitano di un’altra stagione qui per maturare definitivamente. Ci si aspettava di più dal brasiliano Guillherme, così come dal portiere Karnezis, a conti fatti non così insuperabile (è stato fruttuoso tenere in naftalina per un anno intero un portiere in rampa di lancio come Scuffet?).

ATALANTA pt 37

VOTO: 5 salvezza risicata quella ottenuta dai bergamaschi. Verrebbe da dire più per demeriti altrui, viste le prestazioni degli avversari, ancora meno brillanti di quelle degli uomini di Colantuono prima e di Reja poi. Probabilmente un ciclo è terminato e sarà il caso di dimenticare questo campionato così avaro di soddisfazioni e ripartire su un gruppo rinnovato.

TOP E FLOP: pochi sopra le righe, tanto che è difficile individuare un “migliore”. Più facile, purtroppo, indicare le delusioni, in gente come il Papu Gomez, lontanissimo parente del furetto di Catania, passato a suon di milioni di euro in Russia, prima di rientrare mestamente in Italia, al giovane Baselli, da tempo in rampa di lancio, e che rischia seriamente di immalinconirsi in panchina, se non trova il tecnico coraggioso che gli affida le chiavi del gioco: i mezzi li ha, sarebbe bello poterlo vedere all’opera più spesso al titolare. Persino Denis è parso appesantito e stanco, o più troppo spesso isolato davanti, con Pinilla che ha fatto il suo ma che ancora una volta non è stato in grado di ottenere a tempo indeterminato una maglia da titolare.

CAGLIARI pt 34 (retrocesso in B)

VOTO:4 l’ha detto con occhi tristi e voce sommessa anche il giovanissimo neo presidente Giulini ieri ai microfoni delle varie trasmissioni tv: quest’anno nulla è da salvare nella stagione del Cagliari. Bocciate entrambe le gestioni Zeman e Zola, si potrebbe ripartire da Festa e dalla valorizzazione di alcuni giovani del vivaio, quest’anno piuttosto snobbati. L’ipotesi più plausibile però è che si andrà a gamba tesa sul mercato per tentare di allestire una squadra in grado di risalire prontamente dalla cadetteria, categoria ai quali i sardi non erano abituati da tempo.

TOP E FLOP: se nella prima parte di campionato erano emersi i valori di giocatori come Ekdal, Crisetig o Avelar, con il prosieguo del torneo, anch’essi hanno perso smalto, mentre si è distinto almeno il giovanissimo, non ancora ventenne, Donsah. Con la squadra impantanata nella zona retrocessione, a poco sono servite l’esperienza e la determinazione di gente come Sau, Cossu, Pisano o il grande capitano Conti, giunto al canto del cigno in Sardegna tra le lacrime amare.

CESENA pt 24 (retrocesso in B)

VOTO: 4,5 a un certo punto della stagione la squadra si era quasi rimessa in carreggiata, arrivando a soffiare sul collo di Atalanta, Chievo e Verona, per quella che sarebbe stata un’insperata salvezza alla vigilia. Il miracolo poi non è giunto, perché la corsa per recuperare posizioni è costata poi cara sulla lunga distanza, ma Di Carlo ha saputo dare grande dignità e una fisionomia di gioco alla sua squadra. Poi le qualità tecniche obbiettivamente erano molto modeste.

TOP E FLOP: sugli scudi il potente e talentuoso Defrel, dal sinistro magico e dalla velocità supersonica, un giocatore moderno che potrebbe avere davanti un sé un grande futuro. Il vecchio Brienza era stato protagonista della lunga rincorsa, con buone prestazioni e prodezze in serie, specie da calcio piazzato. Anche il gigante Djuric ha dimostrato di valere la A; per tutti gli altri la dimensione più consona pare quella di una buona cadetteria, eccezion fatta per il portierino Leali, chiamato spesso agli straordinari e non sempre impeccabile ma in possesso di buone doti fra i pali.

PARMA pt 18 (-7 di penalità; retrocesso in B)

VOTO:4 risulta estremamente complicato valutare il campionato del Parma. Dati alla mano lo score è impietoso, ma se valutiamo il contesto, è innegabile come gli uomini di Donadoni, soltanto un anno fa saliti agli onori delle cronache per aver portato a termine una stagione ricca di soddisfazioni sul campo, abbiano dato proprio il massimo. Una squadra nobile, che ha segnato la storia degli ultimi 25 anni in Italia, risultando tra le nostre compagini più vincenti in campo europeo, rischia seriamente di sparire dalla mappa del calcio professionistico, e la cosa non può che far male a tutti gli appassionati di questo sport.

TOP E FLOP: smantellata in estate ma più verosimilmente a campionato in corso la rosa della squadra, a quasi tutti i giocatori non si può rimproverare la mancanza di coraggio e determinazione. Alcuni hanno messo in campo la propria decennale esperienza (penso a Lucarelli, Gobbi, Cassani), altri hanno cercato di mettersi in mostra per garantirsi almeno un futuro roseo. Tra questi nota di merito per il giovanissimo italo brasiliano Josè Mauri, classe ’96, stella del vivaio parmense, con cui vinse uno splendido scudetto Allievi due anni fa, al suo primo campionato da titolare in serie A e in grado di destreggiarsi benissimo a centrocampo in un contesto di obbiettiva difficoltà.

SERIE A: piccolo bilancio prima della sosta, tra conferme, rivelazioni e flop.

7 giornate sono certamente poche per un resoconto esaustivo o per insindacabili giudizi “in corsa”, ma per un piccolo bilancio prima di una pausa per la Nazionale ci sono già diversi elementi valutabili in maniera oggettiva.

ATALANTA

Partenza lenta per la squadra di Colantuono, che un po’ aveva messo all’erta i tifosi e gli ambienti della società; poi però, sbloccandosi gli uomini di maggior classe (il bomber Denis, l’enfant du pays Bonaventura e un ritrovato Maxi Moralez) sono arrivati prestazioni convincenti e punti preziosi, come la vittoria dell’altro giorno sul campo di una diretta avversaria come il Chievo.

BOLOGNA

Buio pesto in casa rossoblu! Davvero in disarmo al cospetto di molte squadre, compreso il Verona che ha dominato al Dall’Ara, e prima ancora altre squadre, su tutte la capolista Roma, avevano fatta manbassa di punti e gol. Inconsistente la difesa, seconda peggiore davanti al fanalino di coda Sassuolo, crisi evidente di gioco, dove il solo Diamanti non può cantare e portare la croce e rosa assai indebolita dopo le partenze di Gilardino, Gabbiadini e Taider. Pioli non sembra a rischio ma la bussola sembra averla perso anche lui.

CAGLIARI

 In linea di galleggiamento con quelli che sono i medesimi obiettivi di sempre: una salvezza comoda e tranquilla, magari mettendo in mostra nuovi gioielli sui quali monetizzare, alle condizioni di un Cellino che non cede tanto per… In vetrina il giovane Murru, sempre più convincente, i big Nainggolan e Astori, rimasti nonostante forti lusinghe di grandi club, si stanno riconfermando, così come potrebbe davvero essere l’anno buono per l’esplosione della freccia nera Ibarbo. Ancora in naftalina bomber Sau, rivelazione della passata stagione. Rimane la “grana” legata allo stadio: il Cagliari si ritrova in pratica a giocare sempre in trasferta.

CATANIA

Piccola delusione del campionato, nonostante i timidi tentativi di ripresa. Maran sembra tuttavia non rischiare la panchina, e questo è un merito della società che ha saputo valorizzare quanto fatto egregiamente l’anno scorso dal tecnico trentino. D’altronde perdere in un sol colpo tre autentici pilastri come Marchese e, soprattutto, Gomez e Lodi sarebbe stato difficile per chiunque da assorbire. I nuovi abbisognano di tempo per integrarsi ma al di là di questo, sembrano di un livello più basso rispetto a chi è partito quest’estate. Detto ciò, la mia sensazione è che la squadra etnea presto riemergerà dalle sabbie mobili sospinta da elementi come Bergessio e Barrientos, dato però in partenza (solo per mancanza di tempo non ha lasciato i compagni all’ultimo giorno di mercato, quando già sembrava in volo verso il ricco Quatar)

CHIEVO

Partenza complicata anche per il Chievo di Sannino che, tuttavia, dati alla mano, sarebbe salvo. A parte questo, il Chievo sta capitalizzando poco per quanto crea, in quella che potrebbe essere la stagione buona per la consacrazione di Paloschi. A mio avviso il tecnico deve ancora trovare il quadro giusto, specie sugli esterni, dove gli interpreti sulla carta abbondano (Sestu, Lazarevic, il giovanissimo Improta, l’ultimo arrivato Estigarribia, oltre al confermato Hetemaji) ma manca chi può essere in grado di far svoltare la partita. Probabilmente – è una mia sensazione – Sannino dovrebbe cambiare la sua impostazione tattica in favore di un centrocampo a rombo.

FIORENTINA

 Diciamocelo, ci si aspettava di più, ma per la squadra di Montella occorre tenere valide le attenuanti. Sul più bello, quando la Viola già volava sulle ali di un gioco scintillante, forte rispetto all’anno scorso di una coppia gol da scudetto, ecco che super Mario Gomez si infortuna gravemente, seguito da Cuadrado, e poi in forma lieve da Giuseppe Rossi. La squadra gioca bene, e sa giostrare con i moduli (3-4-2-1 e 4-3-2-1) ma la coperta è assai corta: in panca ci stanno elementi validi in prospettiva ma molto imberbi, in attesa che qualcuno dimostri una personalità e delle qualità tali da giocarsela alla pari con i titolari (uno tra Bakic, Vecino, Yakovenko, Wolski, Matos).

GENOA

Partenza ad handicap, e spiace in considerazione di un mercato per una volta oculato dopo gli ultimi due anni movimentati. Col senno di poi è stato un azzardo affidare la panchina al giovane esordiente Liverani (ma i casi di Montella e Lopez lasciano pensare che a volte si pesca giusto anche scommettendo “al buio”), ma ora è tornato in plancia il Gasp che, dopo le scottature in alta quota all’Inter ha una voglia matta di rimettersi in gioco. I giocatori per far rinverdire il suo estroso 3-4-3 ci sarebbero tutti, il tempo pure, quindi presumo che la salvezza sia ampiamente a portata di mano.

 INTER

Sconfitta a parte nel big match contro la Roma, è innegabile che questa sia un’Inter ben diversa da quella sfilacciata e (nel finale) sbertucciata dagli avversari nella passata stagione. Merito di Mazzarri che è riuscito a ricompattare la squadra e a trovare un 11 base sul quale lavorare e innestare eventualmente gli acquisti che Thohir si porterà in dote da gennaio. Rilanciati alla grande Alvarez e Jonathan, in pratica due nuovi acquisti, si confida nel recupero dei califfi Milito e Zanetti, fermo restando le buone impressioni destate dai giovani Icardi e Taider. Ancora sotto le aspettative la stellina Kovacic, mentre Campagnaro funge da rinforzo insostituibile per la difesa: grazie alla sua presenza ne stanno beneficiando anche i talvolta ancora incerti Ranocchia e Juan Jesus. La lotta per lo scudetto appare un’ipotesi un po’ troppo ambiziosa, ma un buon piazzamento è alla portata, in quello che sarà giocoforza un anno di transizione per i nerazzurri

JUVENTUS

Intendiamoci: non è la Juve schiacciasassi delle ultime due stagioni, un po’ per la sindrome da “pancia piena” (prima ventilata, sin dal ritiro, e poi smentita), un po’ perchè gli avversari stanno cominciando a prendere le contromisure agli uomini di Conte. Però, dati alla mano, i bianconeri sono lì a due punti dalla vetta, quasi a punteggio pieno e, se è vero che troppo spesso subiscono gol per primi e poi vincono magari in affanno (e con episodi sinora a loro favore), questo significa che alla base ci sono doti importanti, da grande squadra quale la Juventus in effetti è (a detta di chi scrive, ancora la favorita per la vittoria finale in campionato). Preoccupa più che altro la piega presa in Champions League, con una fase a gironi non di certo compromessa, ma resa problematica.

LAZIO

Punti alla mano la squadra di Petkovic è in linea con gli anni precedenti, tuttavia appare sin troppo discontinua nelle prestazioni ,con sconfitte avvenute in modo sonoro e un gioco meno efficace nel quale l’idea del doppio regista, sulla quale si era impostato il calciomercato estivo, pare già caduta in disgrazia. A tirare la carretta dovranno essere i soliti: Marchetti, Klose, Hernanes, Lulic più un Candreva sempre più convincente e un Onazi ormai al pari dei titolari e abile sia in interdizione che in fase di spinta. Rimane il problema delle alternative, nella speranza che il giovane Felipe Anderson, gran talento brasiliano, stia bene fisicamente, dopo i primi approcci in Europa League e campionato

LIVORNO

Sconfitte con Roma e Napoli a parte, ottenute in modo netto e perentorio, sinora la squadra di Nicola non sta certo demeritando. 8 punti non sono certo pochi, specie se alla base ci sta una buona struttura, un gioco propositivo e un entusiasmo giustificato. La base è quella dell’anno scorso e capisaldi come Paulinho, Emerson, Schiattarella o Bardi non hanno pagato lo scotto del salto di categoria. Una salvezza che, se ad inizio stagione pareva un traguardo ostico ora invece appare più che plausibile.

MILAN

La vera delusione del campionato, da bocciare senza appello. E’ vero, Allegri ha degli alibi: pronti via, e si infortunano Kakà, El Shaarawy, De Sciglio, si fa squalificare Balotelli.. ma i problemi rimangono, eccome, specie nel reparto più sguarnito dall’anno scorso: la difesa. Imperniata sull’improbabile (ad alti livelli) coppia Mexes – Zapata e poco coperta alle spalle, con l’esperto Bonera perennemente in infermeria e due come Zaccardo e Silvestre ai quali la maglia rossonera obiettivamente va troppo larga, fa acqua da tutte le parti, e se non ci fosse filtro da parte dell’olandese De Jong (recuperato dai problemi fisici è uno dei pochi che sta giocando su ottimi livelli) magari i punti sarebbero addirittura di meno. Sono sicuro che il Milan si risolleverà e sono rimasto fra i pochi a “difendere” ancora Max Allegri, dividendo le colpe con chi cerca di fare mercato in saldo, senza voler spendere una lira e vendendo ogni anno gli elementi migliori, ma la realtà dei fatti mi induce a pensare che ottenere in extremis un terzo posto come l’anno scorso sia alquanto utopistico.

NAPOLI 

Benitez sta raccogliendo i frutti di un ottimo triennio in cui si erano gettate basi importanti per riportare il Napoli in zone dove meglio gli compete ma allo stesso tempo ci sta mettendo tanto di buono del suo, nell’atteggiamento propositivo della sua squadra, nella valorizzazione di elementi come Insigne, nella piena affermazione a top player di Hamsik e in generale cambiando un modulo tattico assai radicato negli anni. Insolito il pareggio contro il Sassuolo, per il resto sono solo due i punti che separano i partenopei dalla capolista Roma e tutto lascia presupporre che lotta vera sarà sino alla fine, in attesa della partitissima in scena alla ripresa delle ostilità.

PARMA

Solito Parma, verrebbe da dire. A essere cattivi, nè carne, nè pesce, nel senso che alterna buone prestazioni, buoni risultati a momenti di pausa, quando magari dovrebbe accelerare un po’. Rimane il senso di grandezza perduto, l’eredità di un decennio (quello del ’90) vissuto da protagonista incompiuta in campionato ma molto vincente in Europa, una rosa comunque valida al cospetto di chi lotta per la salvezza ma si potrebbe osare di più, con un Cassano ritrovato (?). Il fantasista barese è partito bene e aspetta di duettare col centravanti Amauri, e il gioco di Donadoni dovrebbe essere funzionale alle due bocche da fuoco là davanti. Non sempre però è così.

ROMA

Ho già dedicato un post poco tempo fa, dopo la sbornia di reti contro l’Inter. Brevemente mi ripeterò ma lo faccio volentieri, se questo significa omaggiare una squadra che si sta imponendo all’attenzione generale grazie a un gioco praticamente perfetto: spettacolare, veloce, imprevedibile e supportato da una compattezza derivata da una mediana e una difesa imperforabile, tale da non lasciare scampo ai malcapitati avversari. 7 vittorie consecutive nelle prime 7 giornate, 20 gol fatti, uno solo (!) subito, interpreti vari sugli scudi (immenso e infinito Totti, gigante ritrovato De Rossi, imprendibile Gervinho.. a Londra si aggirava la sua controfigura, qui nella Capitale è sbarcato lo stesso di Lille, insuperabili i neo acquisti Benatia e Strootman). E poi, un tecnico capace, leader silenzioso, capace di rapire e conquistare tutti con il suo carisma, che emana in ogni intervento pubblico, oltre che poi saperlo trasmettere ai suoi giocatori, che alla fine quello conta! Dove potrà arrivare? Mentirei se dicessi che “io l’avevo detto”, ma ora mi sbilancio: allo scudetto!

SAMPDORIA

Male, malissimo, con tutti i fantasmi della passata stagione ancora da scacciare del tutto. Partenza shock per gli uomini di Delio Rossi, in palese difficoltà nel gestire una squadra dalla rosa ampia ma carente per quanto concerne personalità, esperienza e, duole dirlo, qualità tecnica. Troppi giovani allo sbaraglio, troppe formazioni gettate nella mischia con poca coesione tra le parti, nessuno che sembra in grado di caricarsi sulle spalle il peso di una situazione difficile. Gabbiadini era partito molto bene, ma sta pagando una scarsa assistenza dei compagni, un centrocampo povero di idee e di interpreti adeguati. Salvezza possibile, ma sarà dura.

SASSUOLO

La meno convincente, e non c’entrano i due soli punti raccolti in sette gare. L’ impressione è che, pur giocando a tratti in modo gradevole, subisca troppo gli avversari, ai quali basta davvero poco a volte per mettere sotto la compagine di Di Francesco. Il pur bravo tecnico appare con i giorni contati e francamente, pur dividendo colpe  e responsabili, per una volta non mi scandalizzerei se ci fosse un repentino cambio di tecnico. La serie A è un’occasione importante per una realtà come Sassuolo che avrebbe tutti i mezzi economici per stabilizzarvisi; ma bisogna cambiare marcia, fare più attenzione, mantenere concentrazione per 90 minuti, in sostanza “crescere” a livello di maturità. Sì, perchè le qualità in gente come Missiroli e i giovani Zaza, Berardi o Marrone (quando rientrerà dall’infortunio patito nel recente Europeo Under 21) di certo non latita.

TORINO

Classifica buona, ma che potrebbe essere addirittura migliore se i granata non fossero incappati in clamorose sviste arbitrali che li hanno palesemente penalizzato. Niente dietrologie, solo episodi che però lasciano l’amaro in bocca, in un contesto che pare aver trovato in Cerci un giocatore davvero decisivo, mai così forte e continuo in zona gol (con 6 centri è capocannoniere), dove ormai agisce quasi da centravanti, seppur mascherato, grazie a un inedito modulo impostato dal tecnico Ventura, dopo anni di conclamato 4-2-4. Si è sbloccato pure Immobile, e la difesa è solida. Si trovasse un regista dai piedi più raffinati (promette bene nel ruolo il giovane Bellomo, che gradualmente si sta cercando di reimpostare play basso, dopo gli anni da interno/fantasista che lo hanno fatto ben emergere a Bari), allora sì che gli scenari potrebbero diventare molto rosei.

UDINESE

Sono sicuro che a fine stagione la squadra di Guidolin avrà raccolto le sue solite e grandi soddisfazioni, fermo restando che i 10 punti sin qui incamerati non sono  certo pochi per una società abituata a partire sempre a fari spenti, senza molti proclami. Il tecnico deve solo trovare gli elementi migliori, visto che ogni anno si ritrova ad allenare in ritiro una pletora di atleti, la maggior parte stranieri o poco noti al grande pubblico e solo lui si è dimostrato negli anni assai abile a intuire e valorizzare coloro che alla prova del campo gli danno più garanzie per affrontare una serie A ad alti livelli. E’ stato così per Allan, Pereyra, Benatia, sarà così per Muriel , indicato da molti come “crack” mondiale, e magari uno tra Naldo, Bubnjc, Zielinski, Widmer… statene certi, a Udine avranno di che divertirsi anche quest’anno ,specie se l’immortale Di Natale continuerà a trovare flaconi di elisir della giovinezza.

VERONA

La vera rivelazione (insieme alla Roma di Garcia) del campionato con i suoi 13 punti, quinta da sola dietro alle grandi (Roma, Juventus, Napoli, Inter) e davanti a Fiorentina, Lazio e Milan. Non male per una neopromossa, seppur nobile come l’ex scudettato Hellas Verona. Meriti da suddividere tra una società forte e capace, con il ds Sogliano sugli scudi, un tecnico come Mandorlini, vincente in categorie inferiori ma che in serie A non aveva mai avuto grande fortuna e i giocatori che si stanno esaltando letteralmente, sospinti da un pubblico il cui calore rasenta lo spirito epico delle società inglesi. Molti gli uomini da copertina: da un Toni venuto a rimettersi in discussione a suon di gol, vera guida per i compagni, a un Jorginho che gioca da veterano, suscitando l’interesse concreto delle big italiane ed europee;  da un Rafael che si sta dimostrando all’altezza della massima serie, lui partito dalla terza serie, quando i sogni di gloria per il Verona sembravano davvero lontani a un Iturbe, ultimo arrivato e già indicato come vero colpo di mercato, al pari di molti big giunti quest’anno in serie A. La salvezza rimane obiettivo dichiarato – e ci mancherebbe, dopo tanti anni pieni di illusioni e mestizia – ma la sensazione è che la si possa ottenere dando spettacolo, divertendosi, senza pressione. Poi, quel che sarà, sarà…

L’Hellas Verona esce sconfitto dallo Juventus Stadium ma certamente non ridimensionato

L’Hellas Verona è uscito a testa altissima dal temibile scontro contro la favoritissima Juventus, a detta di chi scrive ancora la più seria candidata alla vittoria dello scudetto, quello che sarebbe il terzo consecutivo, nonostante la forza di gara in gara dimostrata da rivali come Napoli e le redivive Roma e Inter.

la gioia incontenibile di Cacciatore (qui festeggiato dall'ottimo Jorginho) dopo l'illusorio gol del vantaggio dell'Hellas contro la Juventus

la gioia incontenibile di Cacciatore (qui festeggiato dall’ottimo Jorginho) dopo l’illusorio gol del vantaggio dell’Hellas contro la Juventus

E’ stato sconfitto, quello sì, però con dignità, mettendo in serie difficoltà, almeno per un tempo, i campioni bianconeri. Poi la qualità nettamente superiore dei singoli ha avuto la meglio, ma di certo, detto obbiettivamente, non si è vista la miglior Juventus, imbrigliata dal gioco difensivo stile anni ’60/’70 impostato dal tecnico gialloblu Mandorlini.

Catenaccio, detta in maniera povera, spesso connotato di un significato negativo ma che alla resa dei conti stava pagando gli sforzi dei veronesi, specie con l’asfissiante marcatura del gioiello Jorginho su Pirlo, mai visto così abulico e in difficoltà, chiaramente a disagio e infine al momento della sostituzione, persino tardiva forse, arrabbiato al punto di non sedersi nemmeno in panca tra lo stupore e il disappunto del suo allenatore. Chiaro, il brasiliano dell’Hellas così facendo non ha potuto dare il suo contributo nel costruire il gioco ma qui allo Juventus Stadium, realisticamente, si è badato a distruggere, a impedire il gioco , solitamente sfavillante e assai incisivo degli avversari. Difesa a cinque, chiusa a bunker, palla sui piedi dei difensori Ogbonna, Barzagli e Bonucci, che ottimi nei loro ruoli, non lo sono altrettanto a costruire e a tirare in porta, specialità invece dei Pirlo, Vidal e Pogba, qui abilmente controllati e nel caso del regista azzurro, annullati come detto prima.

lì'incornata vincente dello spagnolo Llorente in anticipo sul greco Moras, sino a quell'episodio molto convincente in marcatura sul centravanti juventino

l’incornata vincente dello spagnolo Llorente in anticipo sul greco Moras, sino a quell’episodio molto convincente in marcatura sul centravanti juventino

Poi nel calcio succede che da un calcio da fermo ci può scappare il gol e così il terzino Cacciatore stava pure per diventare l’eroe del giorno col suo gol del vantaggio gialloblu. Qui però gli assi della Juve hanno iniziato a spingere maggiormente, creando pressione in area di rigore. Specie Tevez, che già sembrava tra i più in palla e propositivi, ha iniziato a prendere le misure a Rafael e a puntare con maggior decisione il giovane Bianchetti, un semi esordiente in serie A, con i suoi 20 anni.  L’azzurrino non  stava demeritando ma è chiaro che poteva pagare lo scotto dell’inesperienza e così l’Apache, sbilanciandolo lievemente con una bel movimento, prima di scagliare un forte e angolato tiro imprendibile per un pur attentissimo Rafael, alla fine lo ha “fregato”, siglando il pareggio dopo pochi minuti.

Il resto parla di una Juve sempre più in assalto dell’area del Verona, fino al bel gol in incornata dell’atteso Llorente, che forse per la prima volta è riuscito, nell’azione decisiva del gol juventino, ad anticipare un sin  lì impeccabile Moras, cambiando il corso della partita e probabilmente della sua stagione, visto che la mia sensazione è che, se non avesse fatto quel bel gol, Conte lo avrebbe sostituito.

Il Verona si è preso anche i complimenti di Conte, e c’è da dire che i 6 punti sin qui incamerati, a fronte di un calendario oggettivamente difficile (Milan, Roma, Sassuolo, Juventus) sono grasso che cola, ottenuti tra l’altro con buone prestazioni (se escludiamo forse quella con la Roma). Insomma, meglio averne 6 che 0 come il Sassuolo, alla vigilia da alcuni commentatori accreditato come compagine più completa dell’Hellas. Per carità, siamo ancora all’inizio, ma le mie sensazioni rimangono buone.

La rosa è ampia, completa, assortita, con scommesse stuzzicanti come Iturbe. Bisogna rimanere coi piedi per terra, perchè i punti si devono fare con le dirette concorrenti in lotta per salvarsi, obiettivo che deve rimanere bene in vista. E già a Torino non sarà semplice, vista la bella partenza dei granata. Tuttavia mi aspetto una gara più a viso aperto, propositiva da parte degli uomini di Mandorlini; se con la Juve la tattica stava per funzionare e a ben vedere probabilmente era l’unica possibile per provare a uscire indenni dalla sfida contro i Campioni d’Italia, già col Sassuolo l’atteggiamento remissivo era stato molto rischioso, e la partita si chiuse solo al novantesimo sul 2 a 0 dopo un assedio a vuoto dei nero verdi emiliani.

Vedremo dove potrò arrivare la squadra veronese in quello che, come da molti evidenziato, si prospetta davvero un torneo diviso a metà, con squadre d’alta classifica in lotta per traguardi europei e le altre a giocarsi la salvezza. Con squadre come Parma, Atalanta, Sampdoria e Catania partite così male, potrebbero esserci anche quest’anno, dopo l’esperienza del Palermo, delle sorprese eclatanti in zona retrocessione.

Dossier serie A: quanto hanno inciso gli stranieri nel nostro campionato? – PARTE 1

Si fa sempre un gran parlare di esterofilia, specie nel calcio italiano, anche se a PELLEeCALAMAIO da sempre ci occupiamo dei talenti nostrani. Mentre il campionato di A è ormai alle spalle e quello (splendido) di B quasi giunto al termine, è bene notare che in effetti un’inversione di tendenza c’è stata, non siamo ancora ai livelli fragorosi di Germania e Francia, ma anche in terra italica sembra che abbiano capito, forse per cause di forze maggiori, che occorre puntare sui talenti autoctoni. L’Under 21 di Mangia parte giustamente coi favori dei pronostici, magari a livello fisico qualcosa ancora concediamo agli avversari, ma da centrocampo in su, ci dovremmo schierare con Saponara, Marrone (Florenzi), Verratti, Insigne, Destro, Borini, e in rosa ci stanno pure Sansone, Gabbiadini, Paloschi… un’autentica fucina di campioncini. In difesa hanno meno esperienza a certi livelli i vari Caldirola, Donati o Bianchetti, ma sta emergendo alla grande, dopo anni di anonimato, Regini, inventato centrale da Sarri nella splendida stagione empolese. Peccato manchi all’appello il miglior 91 che io abbia visto giocare da giovani, e cioè quel Kiko Macheda  che, dopo le splendide promesse dell’Old Trafford, sta faticando a trovare la sua strada, nonostante militi in un club importante come lo Stoccarda.

Va beh, lunga premessa per vedere appunto, alla luce di questa “esplosione” di giovani italiani, quanto gli stranieri abbiano inciso nei destini delle 20 squadre partecipanti in A, senza ovviamente generalizzare… se un giocatore è bravo, merita di giocare, che sia italiano, brasiliano, marocchino o lettone.

ATALANTA

Squadra solida, spettacolare specie in casa, fa leva su un gruppo di italiani, sui quali ha spiccato il volo il centrocampista tuttofare Bonaventura, buon protagonista anni fa in un Mondiale Under 20.

Tuttavia è innegabile l’imponente contributo in fatto di gol e leadership della punta argentina Denis, un carro armato mai domo, mentre a sprazzi ha fatto rivedere il suo talento il piccolo Maxi Moralez, dopo il boom dell’anno scorso. Poco utilizzato Parra, efficace l’esperto Scaloni, ancora acerbo Radovanovic. Buone qualità ha messo in mostra il talentino ex Inter Livaja, non corroborate da un  carattere fumantino.

BOLOGNA

Tanti gli stranieri nell’11 base ma alla resa dei conti a far girare la squadra ci hanno pensato soprattutto Gilardino e Diamanti, in stato di grazia e ormai prossima a una big che meriterebbe in pieno.

In difesa ha brillato il giovane Sorensen, troppo bruscamente bocciato dalla Juve, solido Antonsson, così così Garics, in perenne ballottaggio con Motta. Perez ha dato il solito contributo di grinta e esperienza, anche se la sua avventura in rossoblu pare giunta al capolinea. Khrin ancora deve esplodere, ma scommetto su di lui. È un mediano sette polmoni, deve solo avere meno problemi fisici… come se fosse facile! I due greci hanno regalato ottime partite, specie Konè, autore di gol preziosi e incursioni terrificanti, bene l’apporto di Christodoulopoulos, velocissimo. Taider a corrente alternata, ma stiamo parlando di un 92 che pare già un veterano in campo, normale qualche battuta a vuoto.

CAGLIARI

In un blocco italiano che da anni regala soddisfazioni in serie, gli stranieri hanno fatto la loro parte, a cominciare dalla…panchina, dove l’ex Diego Lopez ha dimostrato di avere stoffa, anche se il presidente sembra preferirgli l’altro ex Festa alla guida della prima squadra.

Ribeiro ha fatto il suo, Nainggolan ormai è una certezza, uno che tira la carretta da anni in Sardegna e su cui Mazzarri e Allegri farebbero carte false per averlo in squadra. Ibarbo prosegue nel periodo di ambientamento ma i mezzi tecnici e fisici suggeriscono che siamo di fronte a un campione vero. Abero è molto promettente in fascia, mentre Ekdal, pur migliorando in personalità, spesso appare ancora timido.

Il vero boom comunque è giunto da un sardo doc, quel Marco Sau che giustamente Prandelli ha convocato in Nazionale… in Italia pochi attaccanti hanno le sue caratteristiche: è veloce, tecnico, segna di destro e sinistro, è spettacolare, freddo sotto porta, un campione che ne ha masticato di gavetta dai tempi di Lecco e Manfredonia.

CHIEVO

Stagione buona, con salvezza timbrata e una rosa ormai collaudata sulla quale pochi stranieri si sono messi in mostra. Occorre però ricordare almeno l’ascesa di Cofie, che dopo lo scudetto primavera col Genoa, assieme all’asso El Shaarawy, Perin e Ragusa, non aveva convinto a Torino e Sassuolo e che invece a Verona ha guadagnato i galloni da titolare. Dinamico Hetemaj, molto utilizzato ma spesso senza infamia e senza lode lo sloveno Jokic, visti i problemi fisici che hanno attanagliato Dramè per tutta la stagione.

Su tutti però ha brillato il francese Thereau, autore davvero di un campionato maiuscolo, fatto di tecnica, muscoli, gol, assist e leadership in assenza del capitano storico Pellissier.

L

FIORENTINA

Squadra rivelazione del campionato, rivoltata come un calzino in estate e protagonista di un torneo splendido, giocato in modo scintillante. Moltissimi gli stranieri utilizzati, direi decisivi per le sorti del progetto.

In chiaro scuro il portierino brasiliano Neto, che per qualche settimana aveva rubato il posto a un incerto Viviano, in difesa subito sugli scudi un tris di nuovi: Roncaglia, divenuto idolo dei tifosi ma nel girone di ritorno spesso in panchina a causa di alcuni errori. L’ex Boca tuttavia ha mostrato un gran carattere, avercene… meglio di lui comunque l’esperto Gonzalo Rodriguez, per anni colonna difensiva del Villareal, giunto a prezzo di saldo e subito leader difensivo, autore pure di molti gol. E che dire del giovane Savic? A mio avviso la Viola nello scambio col City con Nastasic non ci ha rimesso per niente. Tomovic, a lungo titolare, ha disputato la sua migliore stagione italiana e ora la Fiorentina lo vuole trattenere.

A centrocampo così così Sissoko, sul quale da giovane si spendevano i lusinghieri giudizi che ora vanno al francese Pogba. Eppure il maliano non ha mai del tutto convinto,arrivato a gennaio è parso a disagio col tichi tachi viola. Romulo ha dato tanta sostanza, specie nel girone d’andata, ma poi i limiti tecnici lo hanno relegato in panchina. Mati Fernandez è in possesso di una tecnica cristallina, unica, col pallone fa davvero quel che vuole, eppure in viola, come nella Nazionale cilena (dove è in perenne ballottaggio con Valdivia) solo a sprazzi è stato sublime, mai decisivo. In attacco scarso l’apporto di El Hamdaoui, parso fuori categoria, nonostante qualche golletto.

Veniamo ai boom di stagione, davvero tanti. Pizarro, dopo la parentesi al City, si è riappropriato del suo talento, divenendo regista imprescindibile della squadra… peccato per il finale, che lo vede separato in casa. Nel suo campionato, pesa solo l’aver regalato un gol a Montolivo. Sugli scudi lo spagnolo Borja Valero, forse il miglior straniero giunto in Serie A quest’anno. Piedi sopraffini, cervello del centrocampo, mai sprecato un pallone, e che tocchi felpati! Sulla fascia, splendido e sostanzioso è stato il contributo del colombiano Cuadrado, ormai big assoluto, dopo la bella stagione di Lecce. Con Montella ha fatto un miglioramento encomiabile, da giocatore buono per tutta la fascia a vero funambolo offensivo, spesso imprendibile, oltre che miglior dribblatore della serie A, merce rara ormai nei nostri campi.

Detto di un Jovetic spesso frenato sul più bello dagli infortuni (ma si tratta di uno dei pochi campioni rimasti nel panorama della serie A e merita il gran salto), il migliore là davanti a mio avviso è stato Ljajic, lasciatemelo dire con forza. E’ da anni  che sostengo che Adem sia un campione, e mi è spiaciuto molto vederlo l’anno scorso così in ombra e sfiduciato. L’allenatore evidentemente ha toccato le corde giuste. Lui di suo c’ha messo il talento e finalmente la mentalità giusta. Gol, assist, delizie in serie, tanto impegno e voglia di dimostrare. Un giocatore finalmente compiuto.