PELLEeCALAMAIO ospita oggi RICCARDO MAFFONI, un cantautore rock di razza, vincitore di Sanremo Giovani 2006

“Ciao Riccardo, è un grande piacere per me incontrarti virtualmente perché ti ammiro e ti ascolto da tantissimi anni, esattamente dalla prima volta che sentii in radio il tuo bellissimo pezzo “Viaggio libero”. Ho consumato di ascolti il tuo disco d’esordio “Storie di chi vince a metà”. Ma le tue origini hanno radici ben più lontane, di spalla anche a nomi prestigiosi come PFM e Nomadi. Spiega un po’ ai miei attenti lettori com’è nata la tua genuina passione per il rock?”

La passione per la musica è una cosa che mi è stata tramandata dai miei genitori; quando ero un bambino si ascoltava sempre un sacco di musica, da Bob Marley a Battisti, da Springsteen a Celentano. Il mio primo approccio con la musica Rock è stato con le canzoni di Joe Cocker… Passavo i pomeriggi con questa cassettina di mio padre, adoravo questo stile così nuovo per me, così sanguigno! Tutto è nato così e nel tempo è diventata una vera e proprio passione, quasi uno studio della musica Rock. Dal Blues del Delta e di Chicago, al Rock n Roll di Elvis e Chuck Berry, ai grandi gruppi dei Sessanta, gli Stones, i Beatles, e poi Springsteen, Dylan, i Creedence.

La musica rock è parte integrante della mia vita, anche se poi col tempo ho imparato ad ascoltare e ad apprezzare la musica a 360 gradi.

“La vittoria (meritata) a Sanremo Giovani, in una edizione a torto dimenticata – visto che solo tra le nuove proposte annoverava nomi interessantissimi come L’Aura, Deasonika e Ivan Segreto – e la riproposizione del pezzo struggente dedicato al grande Marco Pantani sembravano davvero il preludio a una grande carriera, nel segno di una piena affermazione. So che è un argomento a cui forse non è possibile darsi una risposta plausibile ma con le tue qualità come mai sei rimasto relegato a un pubblico fedele, seppur di nicchia?”

Nella vita non si può mai sapere, non si può mai dare niente per scontato e non si smette mai d’imparare. So che sono le solite frasi fatte, ma è tutto vero. Non mi faccio mai domande sul come mai certe situazioni siano andate in un modo e non in un altro, cerco solo di analizzare quello che ho fatto, quello che faccio, valutandone gli errori e cercando di migliorarmi, in base alla mie convinzioni e a quello in cui credo. Non potrai mai piacere a tutti, non potrai mai essere perfetto, e quando si parla di musica, si parla di arte, quindi di qualcosa totalmente soggettivo. Suono e scrivo con la stessa voglia e dedizione che avevo 20 anni fa, e credo che la musica mi abbia dato veramente tanto in questi anni e spero che continui a farlo.

 “Sei un classe ’77 come me, quindi immagino tu sia necessariamente legato a un concetto forse più “tradizionale” di musica e di mercato del disco. Rimpiangi quell’epoca oppure molto meglio ora che con le potenzialità del web e dei nuovi software è possibile realizzare dei buoni prodotti anche nella propria “cameretta” e divulgarli on line raggiungendo potenzialmente un vasto numero di ascoltatori. Sei tra coloro che giudicano questo sistema per certi versi più “democratico” di un tempo”?

Quando ho cominciato ad ascoltare musica lo facevo usando le cassettine o i 33 giri. Oggi, a distanza di 30 anni, quando voglio ascoltare musica uso ancora il vecchio giradischi perché considero il vinile il formato migliore per ascoltare la musica che più si ama, ma al tempo stesso scopro un sacco di musica sui nuovi canali, come youtube, iTunes o le radio online. Il mondo cambia in continuazione, le mode cambiano, e la musica, che riflette tutto, cambia a sua volta. Oggi la tecnologia offre una varia gamma di scelte e di opportunità che fino a pochi anni fa sembravano impensabili. Dalla registrazione alla divulgazione del proprio prodotto. Onestamente non credo che oggi sia più democratico di un tempo, anzi, credo che il bombardamento mediatico sia molto più intenso di un tempo e che questo condizioni molto più di prima chi ascolta musica. Sicuramente chi è curioso, chi ha voglia di scoprire nuova musica può farlo molto più facilmente rispetto a 20 o 30 anni fa. Io stesso se volevo comprare certi dischi dovevo spostarmi in città, a Brescia o a Milano, perché in provincia non si trovavano. Oggi con un click hai tutta la musica che vuoi a disposizione.

 “Prova a chiudere gli occhi e calarti nei panni di un diciottenne/ventenne di oggi. Pensi che prenderesti in considerazione l’ipotesi di partecipare a uno dei tanti bistrattati talent show musicali al fine di emergere con la tua musica o sei fiero della tua gavetta e del sudore versato in tanti piccoli palchi di provincia?”

I giovani di oggi fanno bene a provare queste nuove strade, fanno parte del nuovo show business… Dieci anni fa non esisteva X Factor e fra 10 anni ci sarà qualcosa d’altro. Personalmente non seguo questi programmi, anche se ritengo ci siano molti bravi e validi cantanti che vi partecipano, ma non fa per me. Credo che la musica sia messa in secondo piano, e si parla troppo per i miei gusti. Sono fiero della mia gavetta, senza ombra di dubbio. Il contatto con il pubblico è la cosa più importante, e certe esperienze le devi fare sulla strada, dove nessuno sa chi sei e nessuno ti conosce, dove non hai una platea pronta ad accoglierti a braccia aperte ma, al contrario, devi guadagnarti e sudarti ogni singolo applauso. Quando hai 15 o 16 anni e l’unica tua arma è una chitarra devi imparare molto alla svelta certe regole del palco.

“Veniamo direttamente alla musica. Come si è evoluto il tuo percorso dopo due dischi di inediti e l’uscita, un po’ a sorpresa, di un disco quasi interamente composto di cover di pezzi immortali del rock. Si tratta solo di un omaggio, per quanto sincero, ai mostri sacri della musica o pensi che sarà propedeutico a un tuo nuovo album di inediti, magari ancora maggiormente votato a certe sonorità “classiche” in ambito rock?”

La realizzazione e la pubblicazione di questo EP, 1977,  è stato un processo molto più naturale di quanto si possa pensare. Come dicevo prima, sono nato con questo tipo di musica e l’ho sempre suonata nei miei live. Sono canzoni che suono da parecchio tempo nei miei concerti e il mio pubblico conosce ed apprezza molto questa mia indole rock, quindi il tutto è stato molto spontaneo. A dire il vero è una cosa alla quale ci pensavo da molto tempo, ma non se ne era mai fatto niente. Poi, dopo un lungo periodo passato a suonare in tutta Italia, ed una esperienza live anche negli Stati Uniti, ho cercato di mettere la basi a questo mio nuovo lavoro cominciando a registrare queste cover, rendendole ancora più mie, con degli arrangiamenti nuovi.

Quello che cercherò di mantenere nel mio  prossimo album sarà la spontaneità e la semplicità di 1977 che è quasi un unplugged per certi versi, scarno e diretto.

“Molti ti associano a Bruce Springsteen e in un certo senso la tua storia e lo stesso ep “1977” stanno a testimoniarlo, ma ti sei avvicinato anche alla poetica di Luigi Tenco. Quanto è stata importante per la tua formazione la cosiddetta scuola dei cantautori, posto che in Italia un certo tipo di rock è stato sdoganato in tempi piuttosto recenti?”

Non ho mai negato la mia passione per Springsteen  e per tutto il mondo musicale americano ed inglese, e 1977 è una sorta di tributo, di omaggio a queste mie radici musicali.  Allo stesso tempo credo che la musica italiana sia un tesoro inestimabile! Abbiamo centinaia di canzoni che sono dei veri e proprio capolavori. Un disco italiano al quale sono molto legato è Banana Republic, di Dalla e De Gregori. Anche questo fa parte dei miei ricordi musicali d’infanzia, ma è un disco che riscopro ogni volta che ascolto e Bufalo Bill è uno dei miei brani preferiti di sempre.

La melodia italiana è amata in tutto il mondo, ed è una componente che unita a sonorità più moderne, o se vuoi più internazionali o anche rock ha dato vita a canzoni che sicuramente si staccano dal resto della musica mondiale. Certamente l’italiano non è una lingua molto conosciuta ma ho avuto modo di constatare personalmente che è  molto apprezzata. Abbiamo una lunga storia artistica, unica nel mondo, anche a livello musicale, e per certi versi  il rock non fa parte del nostro dna ma ormai è da più  di 50 anni che lo ascoltiamo e che lo suoniamo ed i risultati ottenuti, le canzoni che sono state scritte in questo lasso di tempo testimoniano che abbiamo una grande capacità di apprendimento e di scrittura, e che non abbiamo nulla da invidiare nei confronti di chi un certo genere lo ha creato. La musica è un terreno comune in tutto il mondo. Basti pensare che i Rolling Stones, che sono inglesi, sono considerati la più grande band di rock n roll, un genere puramente americano,  o che Eric Clapton, anche egli inglese,  è considerato uno dei più grandi chitarristi blues, una musica inventata dagli afroamericani tra il 1800 e il 1900. La musica non ha passaporto, è un linguaggio universale.

Un grande saluto e un enorme in bocca al lupo per il prosieguo della carriera al grande Riccardo Maffoni,

di sicuro una delle voci più belle del panorama nazionale italiano.

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7 risposte a “PELLEeCALAMAIO ospita oggi RICCARDO MAFFONI, un cantautore rock di razza, vincitore di Sanremo Giovani 2006

  1. Pingback: Riccardo Maffoni – On Line un nuova intervista di Riccardo

  2. SONO FELICE DI QUESTA INTERVISTA DI RICCARDO MAFFONI. A ME PIACE TANTO SOLE NEGLI OCCHI. LA CANZONE CHE HA VINTO SANREMO GIOVANI NEL 2006. E POI MI PIACE MOLTO ANCHE UN’UOMO IN FUGA DEDICATA A MARCO PANTANI.

    • grazie a te per l’apprezzamento! Tenevo particolarmente a questa intervista proprio per il fatto che ho sempre apprezzato Riccardo, a mio avviso uno dei più bravi esponenti di un certo rock italiano. Ha dato delle ottime risposte, direi, molto precise e, soprattutto, sincere! Un grande

  3. GRAZIE GIANNIG77 SONO CONTENTO SEI FANTASTICO! ANCHE A ME RICCARDO MAFFONI PIACE MOLTO. SOPRATUTTO LA MIA PREFERITA E IN ASSOLUTO E SOLE NEGLI OCCHI. PERO’ NON MI RISPONDE PIU’ QUANDO LI SCRIVO L’EMAIL. E’ UN MIO AMICO IL FESTIVAL DI SANREMO E UNA MIA PASSIONE COME MISS ITALIA. IO TENGO IL MILAN E TU? RISPONDIMI SUBITO PERPIACERE DAI.

  4. Sì, Riccardo è proprio un grande, è stato gentile e disponibile. Il Milan? No, non tifo Milan 🙂 cerco di essere neutrale dai, mi occupo di sport in fondo!

  5. Grazie per questa intervista. Conferma l’idea che mi ero fatto di Maffoni: uno che si è costruito un bel background artistico, che ha ascoltato tanta musica e che coltiva la sua passione con amore e rigorosa professionalità. Non un cantante “plastificato”, insomma. Lo trovo forse un po’ troppo fatalista su “ciò che poteva essere e non è stato, sulle cose che sono andate in un verso invece che in un altro”: la sua esclusione dal grande giro musicale (perché alla fine di questo si tratta) dovrebbe invece indurre a qualche riflessione in più, perché la musica italiana non è così ricca di talenti da potersi permettere di gettare alle ortiche quei pochi che vengono fuori. La sua visione della modernità, poi, coincide con la mia: si può essere romantici nostalgici del fruscio dei vecchi vinili e delle musicassette, e nel contempo ascoltare musica attraverso le nuove formule multimediali. Sbaglia sia chi guarda solo all’oggi, sia chi è rimasto ancorato al passato e rifiuta ogni accenno di contemporaneità.

    • Eh sì, caro Carlo, non nego che la mia domanda fosse un po’ “tendenziosa” (in senso buono).. avrei capito se Riccardo mi avesse risposto rammaricato del fatto che il grande pubblico e i mass media si siano dimenticati troppo in fretta del suo talento ma in fondo credo sia stato sincero più che fatalista. Sono passati già sei anni,se ci pensi, tempo per metabolizzare ne ha avuto e sta cercando la sua strada.. dopo tutto, è ancora giovane, 35 anni.. come me (quindi sono giovane anch’io 🙂 )

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