Recensione del disco dei Matalorè: “Forse è meglio arrivare ultimi”

I Matalorè hanno pubblicato il loro primo disco, interamente autoprodotto, dal simpatico titolo “Forse è meglio arrivare ultimi”. Un’opera frutto di un intenso lavoro – come testimoniato dal “diario di bordo” tenuto sempre aggiornato sul loro sito ufficiale della band- che ha visto i quattro musicisti dedicarsi per lunghissimi mesi alla cura di canzoni in cui hanno riversato molto delle loro vite e passioni.

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Il gruppo veronese, pervaso di buoni sentimenti e buonissime intenzioni (prima fra tutte il sostegno attivo all’Associazione “Aria Nuova” di Avio cui andranno destinate le vendite del disco) è infatti composto da elementi tutti facenti parte di “Operazione Mato Grosso”, e ha dato alle stampe un disco interessante per tematiche prettamente esistenziali, ben prodotto e arrangiato. Musica come dire “leggera” a livello musicale, imperniata su un pop rock un po’ all’acqua di rose (forse in alcune tracce si sarebbe potuto osare di più, premendo sull’acceleratore) ma ben compensata da testi profondi che inneggiano alla speranza e alla positività, motore principale dei cuori del leader Lorenzo Biasi e dei sodali Stefano Pegoraro (piacciono molti suoi intrecci chitarristici e gli accenni di piano) e dalla funzionale sezione ritmica formata da Nicolò Marini e Davide Benedetti. Voce sicura in brani ariosi come l’apripista “Baciami” (un inno alla vita, qui antropomorfizzata quasi fosse una compagna fedele di viaggio), l’evocativa “Nostalgia” (una delle canzoni più vecchie del disco, realizzato con la formazione embrionale del gruppo) o “Malattia dell’ottimismo”, sorta di manifesto del disco. Il brano più particolare, sia perché interpretato in dialetto veronese, sia per una veste sonora con riusciti cenni folk, è a mio avviso “La perfeta letissia”. I ragazzi meritano più di un ascolto.

 

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2 risposte a “Recensione del disco dei Matalorè: “Forse è meglio arrivare ultimi”

  1. grazie per l’ascolto
    è per noi prezioso più di tutto condividere a più persone possibile un grido di rabbia, entusiasmo, libertà e speranza. . . come ben dici il nostro manifesto è “ammalarsi di ottimismo”…

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