Dischi anni ’90 – 1) CARMEN CONSOLI “Confusa e Felice”

E’ un po’ che avevo voglia di dedicare spazio e tempo ad artisti che, coi loro dischi, hanno in qualche modo segnato la mia crescita, la mia adolescenza, nei mitici anni ’90, alimentando così la mia passione per la musica e la mia voglia di scoprire. Parlerò, però, restringendo il cerchio, solo di artisti o gruppi italiani, non per inutile campanilismo, giacchè ascolto la musica straniera da quando ero un bambino e i miei gruppi di riferimento stanno di là dell’Oceano o della Manica, ma per rendere omaggio a persone che stimo, che in molti casi ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere e che, secondo me, hanno contribuito enormemente alla diffusione e alla rinascita della musica made in Italy!

Niente classifiche o gerarchie ma solo un elenco di dischi meritevoli, una top 10 per la quale però inserirò un solo disco per ogni artista, così ho possibilità di parlare di più artisti.

La rassegna inizia con CARMEN CONSOLI!

Il disco scelto per lei è “Confusa e Felice” del 1997.

Emersa nella prima metà dei ’90, lei giovanissima cantautrice siciliana nata nel ’74, all’inizio ha un’attitudine rock che si evince soprattutto nell’ambito di una riuscita cover band (“Moon Dog’s Party”, sigla che poi riutilizzerà di tanto in tanto pur essendo affermata) dedita a riproporre un repertorio anni ’70, su tutte l’amata musica della grande Janis Joplin.

Dopo un’apparizione a Raitre, la Consoli che all’epoca esibiva un look da “brava ragazza”, partecipa alle selezioni invernali di Sanremo Giovani, quelle che poi avrebbero portato i migliori a Febbraio sul palco del Festival. La sua canzone “Quello che sento”, eseguita con una chitarra acustica a tracolla, è debitrice della migliore Tracy Chapman e le vale il passaggio di turno.

Lì è immediato il consenso, con la dolce canzone di matrice pop “L’amore di plastica”, per la quale si avvale della collaborazione del corregionale Mario Venuti. L’album d’esordio è un credibile ritratto di una giovane donna di 22 anni, forse un po’ timido per aggredire il mercato dei dischi. Ciò avviene fragorosamente con il fortunato seguito, conseguente a una nuova esibizione sanremese. Il cambiamento è drastico, sia nel look, più sbarazzino e rock (peraltro ben visibile già nel precedente video) che soprattutto nelle melodie, più intrise di chitarre rock che mai.

“CONFUSA E FELICE” spiazza le giurie dell’Ariston con la sua carica adrenalinica e con un testo azzeccato, che sembra una definizione perfetta per la giovane Carmen, d’ora in poi chiamata “la cantantessa”. L’eliminazione precoce della gara non scalfisce il successo e l’ascesa dell’artista che, dopo un fortunato tour di spalla a Raf, conquista le classifiche e un pubblico sempre più vasto.

Tra le pieghe del disco autentici gioielli si ergono nella tracklist, dalle quasi antitetiche “Uguale a ieri” e “Diversi”, la cui consapevolezza fa quasi piangere dalla commozione (“forse anche tu stai pensando che siamo troppo diversi/vorrei parlare con la tua bocca/vorrei riuscire a guardare con i tuoi occhi”), dalla drammatica “Per niente stanca” all’audace “Venere”, uscita pure come singolo.

UN ALBUM POETICO, INTENSO, ROCK, APRIPISTA se vogliamo di un certo modo, tutto femminile, di unire delicatezza delle melodie e attitudine rock. Un disco che ha segnato un’epoca e ha imposto all’attenzione generale un’artista capace ad ogni successivo album di sorprendere, spostando ogni volta sempre più in là l’asticella della qualità, fino a giungere a un capolavoro come “Eva contro Eva” del 2006, a mio avviso il suo vertice creativo. Ormai più rivolta a una forma canzone riflessiva, vestita con arrangiamenti un po’ folk, più legati alla tradizione, continua a mietere successo con le sue canzoni, non solo in Patria.

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2 risposte a “Dischi anni ’90 – 1) CARMEN CONSOLI “Confusa e Felice”

  1. Credo di averti già accennato a questo album, forse sul mio blog. All’epoca, da tempo non mi capitava di essere così “folgorato” da una giovane promessa della musica italiana. La avevo già apprezzata nel ’96, tanto da ritrovarmi spesso a canticchiare “Amore di plastica”, ma la sua performance sanremese del ’97 mi fece pensare, alla faccia dell’eliminazione dalla gara: “Questa qui lascerà un segno profondo”. Tempo pochi giorni e acquistai il cd, in uno di quei negozietti di dischi che ora stanno quasi del tutto sparendo. Un album che non tradiva le attese create dal singolo festivaliero, un’opera graffiante, ruvida, un linguaggio nuovo, forse poco musicale eppure capace di rendere al meglio nelle costruzioni poetiche di Carmen, e poi una voce spiazzante, mai sentita in Italia, una di quelle che o si ama o si odia. Io l’ho amata.

  2. grandissima artista Carmen, innovativa, audace e radicata al tempo stesso alle proprie origini, di cui si sta riappropriando dopo gli inizi cantautorali e votati al più genuino pop rock, sempre all’insegna della qualità.

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