Il mondo delle cantautrici del nuovo millennio è più vivo che mai: Chiara Raggi e Chiara Ragnini sorprendono con i loro nuovi album

Il 2020, musicalmente parlando, non smette di stupire, e lo fa ancora una volta mettendo in bella mostra due artiste, accomunate dallo stesso nome, ma soprattutto da un talento vocale e autoriale di prim’ordine.

Chiara Raggi e Chiara Ragnini sono invero molto diverse per provenienza, esperienze e attitudine ma dalla loro hanno una capacità di raccontarsi e di mettersi a nudo, in particolar modo toccando nei loro testi temi amorosi ed esistenziali, che colpisce sin dal primo ascolto.

La prima, riminese, viene quasi riduttivo considerarla esclusivamente una cantautrice, perchè la Raggi, fondando e dirigendo il marchio “Musica di seta” non solo ha modo di realizzare mettendo tutto se’ stessa i propri lavori (tra cui l’ultimo in ordine di arrivo, il bellissimo “La natura e la pazienza”), ma può spaziare tra più arti, valorizzando appieno la cosiddetta “musica d’autore”, corrente della quale a pieno diritto sente di appartenere.

“Musica di seta” infatti non si occupa solo di pubblicare album, non funge quindi da etichetta discografica e basta, ma è anche magazine online e dedita all’organizzazione di eventi collaterali.

Venendo alla musica di questo disco, uscito due settimane fa ed anticipato a novembre da “Mosaico”, brano adattissimo a delinearne mood e principali peculiarità, occorre ammettere che quanto di buono avevamo già sentito all’altezza dei lavori precedenti (solo un anno fa era uscito l’album in lingua Esperanto “Blua Horizonto” ma grande qualità era impressa sin dal precedente ancora “Disordine”, del 2015), viene qui fragorosamente confermato.

Chiara Raggi in una foto artistica di Tamara Casula

Ogni canzone, citando di nuovo il primo singolo, è un tassello appunto di un mosaico, messo al posto giusto a rendere l’ascolto un’esperienza assai piacevole e appagante.

Il cantato è davvero interessante, pulito eppure permeato da tante sfumature, mentre il suono, di qualunque arrangiamento sia rivestito, è sempre raffinato e infonde una infinita classe al tutto.

L’autrice fa la parte del leone, scrivendo testi e musiche, eccezion fatta per la nona e ultima traccia “Eterico Libero”, opera di Piero Simoncini, che assieme alla stessa Chiara, a Massimiliano Rocchetta e Michele Iaia cura anche gli splendidi arrangiamenti dell’intero album.

Musicalmente, a livello stilistico, l’album rivela un equilibrio pressochè perfetto tra immediatezza e ricercatezza, tanto che potrei definire il tutto come “la canzone d’autore che incontra il jazz”.

A brani sorretti da voce, pianoforte, chitarre, contrabbasso e batteria si unisce un delizioso apparato orchestrale, che conferisce ulteriore profondità a parole cariche di pathos e di vita.

Dicevamo della forte impronta esistenzialista e amorosa di cui è connotato il disco: della prima serie fa parte sicuramente il trittico posto in apertura, che oltre al singolo comprende la soave e intimista “Horizon” e la jazzata “Naturale”, che tira in ballo Cesare Pavese e il suo “Il mestiere di vivere”.

L’amore fa la sua comparsa in “Ripensamenti coscienti”, in cui la protagonista sembra poter giungere a un proprio equilibrio interiore al termine di una relazione importante; “Lacrimometro” rivive di luce propria in questa nuova versione acustica e appare molto interessante a livello concettuale, mentre in “Mi ritroverai” la Raggi apre definitivamente il cuore a chi la ascolta, in una canzone sincera e sentita. Toni che si mantengono autobiografici anche nell’emblematica “Navigo a vista”, sorta di “biglietto da visita del proprio essere”.

“Vedrai” si muove pimpante e leggiadra, nel tentativo di incoraggiare chi non crede più nella forza dei sentimenti, e nello specifico dell’innamoramento, a darsi una nuova chance.

A concludere il viaggio c’è “Eterico Libero”, che rappresenta una perfetta chiusura del cerchio laddove vengono raccontati i pensieri di una donna in attesa di donare vita.

Con il suo quarto album “La natura e la pazienza” Chiara Raggi è riuscita ad alzare l’asticella della qualità, in un disco in cui ogni tassello, dalla suggestiva copertina (un acquerello realizzato appositamente da Carlo Lanzoni) all’artbook, dalla produzione (ad opera della stessa autrice con il già citato Massimiliano Rocchetta) alla cura per ogni episodio, concorre all’ottima riuscita del progetto.

La cantautrice ligure Chiara Ragnini è tornata di recente in pista con l’Ep “Disordine”, contenente quattro brani di matrice acustica, diretti e intensi.

Chiara Ragnini fotografata da Giacomo Ricca

Nel suo percorso, sin qui corredato da due album (“Il Giardino di Rose”, 2011 e “La Differenza” del 2017) e svariate partecipazioni nelle più importanti rassegne d’autore, si è sempre mossa con consapevolezza e disinvoltura, mostrando una forte attitudine con quel mondo, sulla scia di tante interpreti che, ognuna con una propria cifra stilistica, sta contribuendo a far emergere in superficie un movimento davvero vivo ed eterogeneo.

Le quattro tracce sono piuttosto omogenee a livello di sonorità (caratterizzate dalla chitarra acustica) e atmosfere, con “Paradiso” che però si staglia per un’interpretazione più accorata e liriche decise e taglienti.

Tuttavia, a colpire maggiormente sono canzoni come l’iniziale “Facciamo finta (senza pensarci)”, intima e raccolta, oltre che intrisa di malinconica dolcezza, che fa capolino sin dal suo incipit: “Facciamo finta che siamo diversi/che dentro i versi di una canzone/ci siamo persi per ritrovarci/senza un minuto di esitazione”.

Si tratta di una dichiarazione d’amore genuina e disarmante, i cui umori si possono ritrovare anche in “Fra caos e paura”, nella quale ugualmente la Ragnini si racconta senza filtri con le sue fragilità e i suoi rimpianti, in versi poetici e profondi come: “Avrei voluto perderti dentro un abbraccio/e non perderti per aver perso coraggio”.

Io con la mia copia di “Disordine”

Indubbiamente un punto di forza è dato anche da una splendida voce e dal modo in cui la Nostra interpreta i propri pezzi, riuscendo a trasmetterci intatte tutte le emozioni evocate.

L’Ep si chiude con la delicata “La sera è ormai notte”, a suggellare un lavoro che funge da antipasto promettente per il prosieguo della sua carriera.

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