Il punto sulla LEGA PRO seconda divisione. Quanta sofferenza per la Virtus, nel B promosse anche le corazzate Casertana e Foggia

Sta entrando sempre più nel vivo la lotta per la permanenza (salvezza, ma alcuni avventatamente parlano pure di “promozione”: insomma, un bel calderone in vista della clamorosa riforma prevista per inizio della prossima stagione) in LEGA PRO. Una lega pro che diverrà unica, una grande serie C in pratica e chi lo dice che in fondo non sarà meglio così, e non solo per un aspetto meramente economico che non ci compete.

Fatto sta che quest’anno, almeno per me che sono solito seguire con grande interesse le questioni inerenti la terza e quarta serie (ma ci metto dentro pure i Dilettanti, evvai 🙂 ) più che la Prima divisione – che non comportava alcuna retrocessione e i playoff allargatissimi per i medesimi posti delle passate edizioni – mi è parsa molto più avvincente, al di là del cervellotico regolamento, la stagione che sta andando in scena in Seconda divisione. Sali e scendi clamorosi, belle rimonte e altrettante fragorose cadute ma alla lunga i valori stanno emergendo, come si evince dalle matematiche ormai, a poche gare dal termine della regular season, salvezze di piazze importanti quali Monza, Cosenza, Caserta e Foggia, in mezzo a tante altre belle realtà emergenti, come il Real Vicenza, il Santarcangelo nel girone A e le redivive Messina (grandissimo girone di ritorno per i siciliani) e Teramo nel B, per quanto in questi casi citati occorre ancora attendere il verdetto del campo.

una formazione della Virtus, impegnata in una difficile ma possibile rincorsa alla "promozione" nella futura Lega Pro Unica

una formazione della Virtus, impegnata in una difficile ma possibile rincorsa alla “promozione” nella futura Lega Pro Unica

Andando più sullo specifico, e concedendo spazio al cuore… mi spiace che nonostante un girone d’andata giocato con gran piglio e personalità, a dispetto dello status di matricola assoluta, la Virtus, emanazione di un altro quartiere della mia città, Verona, sia ormai risucchiata nella parte media bassa della graduatoria che allo stato attuale significherebbe per gli uomini di mister e patron Gigi Fresco retrocessione con conseguente ritorno tra i dilettanti. Chiaro, non sarebbe una tragedia, i mezzi societari sono solidi e consolidati, ma certo sarebbe un contraccolpo psicologico non indifferente per i veronesi di Borgo Venezia, capaci come detto di giocarsela alla pari con gli squadroni del girone per tutta l’andata ma poi andati in flessione nei momenti topici della stagione. La salvezza è ancora a portata di mano, almeno mediante i playoff (ma di quattro squadre soltanto una otterrà il pass per la Lega Pro Unica); tuttavia al momento a occhio e croce paiono più accreditate sulla carta Mantova, Rimini e Forlì. Il tutto nonostante nelle ultime due partite la Virtus Vecomp non abbia sfigurato per nulla contro due corazzate come Alessandria e Renate, ormai in odor di salvezza matematica, ottenendo però, oltre a una buona dose di meritati complimenti, solo due punti che hanno mosso troppo poco la classifica. E si è giocato pure nella splendida cornice del Bentegodi!

immagini festose di un Foggia che vuole tornare protagonista ai massimi livelli

immagini festose di un Foggia che vuole tornare protagonista ai massimi livelli

Nel girone B invece ammetto di aver seguito – come sempre – con occhio più attento il cammino del Foggia, non solo perchè la squadra della città della mia fidanzata (!) ma perchè, forse per motivi “generazionali” sono legato alle magiche stagioni di Zemanlandia, visto che all’epoca ero poco più che un adolescente in adorazione del gioco spumeggiante messo in mostra dai Satanelli rossoneri pugliesi. L’augurio è che davvero si esca dal pantano della serie C, di stagioni magari esaltanti – come per certi versi proprio l’ultima con Zeman, capace di rilanciarsi alla grande qualche anno fa di nuovo nella sua Foggia, prima di rispiccare il volo verso Pescara e Roma. In quell’improvvisato Foggia il boemo riuscì a far esplodere talenti come le punte Insigne e Sau, il centrocampista Salomon, l’interno Laribi, i difensori Regini e l’attuale perno del Trapani Caccetta. Si spera quindi che dopo una bella stagione come quella di quest’anno ci siano poi anche i presupposti per una lunga permanenza nelle categorie che maggiormente sono consone a una squadra di gran blasone come il Foggia

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Roma e Lanciano avanti tutta!!! E chi li ferma più?

Roma e Lanciano stanno marchiando a fuoco questo inizio di campionato, in serie A e in serie B, ma tutto lascia presupporre, specie alla luce di quanto dimostrato nelle gare di ieri – veri banchi di prove per entrambe, attese com’erano al varco di una fragorosa conferma – che il loro cammino non sarà destinato a fermarsi.
La Roma di Garcia schianta l’Inter nella partita tra le due rinate della massima serie, tra due grandi squadre restituite dopo tre anni di “magra” a una classifica dignitosa che lascia trasparire sogni di rinnovata grandezza. La squadra di Mazzarri ,a dire il vero, si presentava al via non in condizioni ottimali, mancando a livello di organico di gente come Campagnaro o l’esterno Jonathan, ormai titolare e con un Milito ancora a mezzo servizio; la Roma di Rudi Garcia invece poteva mettere in mostra tutta la sua argenteria al completo, col lusso pure di tenere in panca l’astro nascente Ljajic.

la freccia Gervinho, grande rivelazione di inizio satgione

la freccia Gervinho, grande rivelazione di inizio satgione

Fughiamo subito il campo da dubbi: il rigore che ha causato il parziale doppio vantaggio dei giallorossi non c’era assolutamente, essendo il fallo sulla freccia ivoriana Gervinho accaduto fuori area e inoltre se Guarin avesse centrato il “sette” con il suo tiro bomba, anziché far tremare il palo a De Sanctis largamente battuto quando quel gol poteva rappresentare un insperato pareggio, magari la partita sarebbe finita diversamente. Tuttavia, queste considerazioni posticce nel calcio lasciano il tempo che trovano ed è innegabile che la forza di Totti e compagni, capaci di espugnare San Siro con facilità quasi irrisoria, terminando la prima frazione di gioco in vantaggio di tre reti, sia emersa senza appello.

il gol di TOTTI, grande protagonista ieri a San Siro contro l'Inter

il gol di TOTTI, grande protagonista ieri a San Siro contro l’Inter

A questo punto, è tempo di sbilanciarsi, posto che dopo la sosta la Roma ospiterà all’Olimpico un’altra rivale storica, impegnata nella lotta al vertice, il Napoli di Benitez. Nel frattempo però gli uomini del pragmatico tecnico francese (che impatto Garcia!) hanno inanellato 7 vittorie consecutive nelle prime 7 giornate, segnando a raffica (20 reti e non ci vuole certo un genio della matematica per conteggiare che sono quasi 3 gol a gara!) e subendo il gol avversario in una sola occasione. Il gioco della Roma si dipana nel rettangolo verde in modo arioso, spettacolare quando occorre ma pure concreto, nelle ripartenze, con Totti a dirigere la trequarti da finto centravanti sempre nel vivo dell’azione, con possibilità di mandare in rete in maniera costante gli inaspettati (alla vigilia, perché ora più che mai bisogna farne i conti) Gervinho e Florenzi. Il primo, reduce dai chiaroscuri londinesi all’Arsenal, quando sembrava un incompiuto dribblomane, tornato al servizio del suo mentore, quando furoreggiava in Ligue 1 con il Lilla, sta stupendo tutti col suo gioco efficace e insospettabilmente concreto, il secondo, splendido prodotto di un fertilissimo vivaio, quello di casa, è un jolly vero e proprio – come dimostrato due anni fa nell’apprendistato di Crotone, quando fungeva indifferentemente da terzino, mediano, fantasista, capace di segnare ben 11 gol – che già con Zeman era stato tra i pochi a salvarsi da una stagione grigia, grazie al suo dinamismo e alla sua abnegazione. Benissimo anche la corposa e solida mediana, costituita da un rigenerato De Rossi (paiono lontanissimi i tempi dei mugugni zemaniani e delle avances straniere) da uno Strootman che gioca come un veterano e dal tecnico Pjanic, capace pure di mostrare numeri d’alta scuola. Non si può tralasciare di considerare la forza di una difesa bunker, nella quale De Sanctis ha portato esperienza e tanta personalità, la stessa clamorosamente mancata a Stekelenburg e Benatia si erge a baluardo pressoché insuperabile, grazie a doti non comune, specie nell’anticipo sugli avversari. Insomma, scommettitori, direi che la quota sulla vittoria finale giallorossa è assolutamente da rivedere.

la giovane e affascinante Valentina Maio, da anni alla presidenza del club abruzzese del LANCIANO

la giovane e affascinante Valentina Maio, da anni alla presidenza del club abruzzese del LANCIANO

In B il Lanciano, magari con meno spettacolarità ma con medesimo spirito garibaldino, efficacia e regolarità sta mettendo in fila risultati su risultati, lasciandosi alle spalle, partita dopo partita, ogni avversario. E ieri incontrava il Novara, mica l’ultima della classe, ma bensì una seria candidata alla promozione. Il 3 a 0 con cui la squadra abruzzese ha regolato la compagine di Aglietti è significativo di una forza e di una consapevolezza dei propri mezzi che va accrescendosi di sabato in sabato. Stesso risultato della Roma sull’Inter, ottenuto mostrando piglio da grande, personalità e grande maturità, certamente acquisita dopo l’anno vissuto da matricola assoluta nella passata stagione ma arricchita dalle nozioni del nuovo tecnico Baroni, catapultato dalle giovanili juventine, dopo poche esperienze tra i pro, ma subito in grado di dare la sua impronta, conferendo alla squadra un maggior equilibrio tra i reparti rispetto al pur valido Gautieri che l’anno precedente ottenne una storica salvezza al primo colpo in B con un gioco magari più spettacolare e sbarazzino.
Gli uomini del Lanciano, gestito a livello familiare e presieduto dalla giovanissima Valentina Maio in maniera assai oculata sull’onda di esempi concreti come quello del Cittadella ma che a molti ricorda il primo Chievo di Campedelli, sono in pratica gli stessi di 12 mesi fa, con poche e mirate aggiunte in un telaio già presente e vincente in terza serie, ma quest’anno sono esaltati dalla forza dei risultati e da una fiducia e autostima che si rafforza ad ogni traguardo conseguito… e qui saggiamente si parla di “mettere fieno in cascina in ottica salvezza”. Ci mancherebbe, non bisogna perdere il senso della realtà, ma la B ci ha insegnato dalla notte dei tempi che exploit simili si possono perpetrare fino al termine del campionato, e allora non si parlerebbe più di sorpresa.

giocatori del LANCIANO in festa dopo un gol

giocatori del LANCIANO in festa dopo un gol

Capitan Mammarella è una della bandiere, sempre positivo e propositivo, una vera guida per i più giovani compagni, un po’ come il difensore Amenta (scopertosi pure insolito goleador!) o l’esperto attaccante Turchi, compagno della Presidentessa. Un caso certo anomalo nei campi di calcio, ma che non va minimamente a inficiare sul rendimento e sugli equilibri interni della squadra. Ad alzare il tasso tecnico dell’ 11 abruzzese ci pensano soprattutto l’agile Piccolo, classe ’88 e dai tempi degli esordi piacentini in rampa di lancio, Falcinelli, da cui si aspettano pesanti gol, il giovane di scuola atalantina Nadir Minotti, rivelazione stagionale al pari del terzino di proprietà Hellas Verona Filippo De Col, arrembante in appoggio al laterale destro e validissimo nella linea difensiva; a centrocampo inoltre è sceso di categoria dal Bologna il mediano Casarini, a conferire ulteriore qualità a un reparto che già vantava due registi dai piedi buoni come Paghera, ex Brescia che ricorda Corini, e l’austriaco Buchel che dopo gli anni con la Primavera della Juventus è pronto a breve a calcare palcoscenici importanti, magari proprio con il Lanciano, visto che – anche se nessuno tra i tifosi e tra i 35.000 abitanti e poco più lo dice – ai sogni non si può certo rinunciare e, anzi, non è detto che alcuni non possano pure realizzarsi prima o poi.

Marquinhos, Osvaldo e ora pure Lamela! Che succede alla Roma? Che hanno per la testa gli americani?

A pochissimi giorni dal via del campionato, si può sapere che strategia hanno in mente gli americani che presiedano da ormai quasi tre anni la Roma? Ok l’ambientamento, ok i bilanci (ma soldi in questi anni a vanvera ne sono stati spesi eccome), ok che non si possono magari ottenere risultati eclatanti subito, ma qui mi pare che si giochi troppo con la pazienza dei tifosi che saranno sì focosi e talvolta difficili da gestire, ma che hanno anche a buon diritto le loro ragioni per essere quanto meno delusi.

Il fortissimo centrale difensivo MARQUINHOS, primo sacrificato eccellente della nuova Roma

Il fortissimo centrale difensivo MARQUINHOS, primo sacrificato eccellente della nuova Roma

Non è stato dato l’oggettivo tempo a LUIS ENRIQUE per impostare un tipo di gioco piacevole ma che poteva essere rivoluzionario per la serie A, è stato silurato Zeman e lì, nonostante lì’affetto della piazza e nonostante la mia totale stima all’uomo prima ancora che al tecnico, c’era poco da fare, i risultati erano sotto gli occhi di tutti, capisco non puntare su un tecnico inesperto ad alti livelli, ma che ci aveva preso gusto a mettersi in prima linea come Andreazzoli. Quest’anno GARCIA sarà un’ennesima scommessa nel buio o siamo davanti a un nuovo Petkovic, beffardamente seduto sulla panchina della LAZIO con la quale ha avuto un impatto di tutt’altro spessore?

un Osvaldo glamour, modello Johnny Depp.. testa calda sì, MA da NAZIONALE

un Osvaldo glamour, modello Johnny Depp.. testa calda sì, MA da NAZIONALE

A Lilla fece meraviglie, ha una personalità incredibile, doti da psicologo non indifferente, sa leggere nei giocatori cosa può aspettarsi da loro, ma partire con una squadra così monca, specie in attacco e incompleta nella maggior parte dei reparti non pare un azzardo? Io sosterrò il tecnico francese ma è chiaro che, se al tuo arrivo ti vendono tre pezzi da novanta come il giovane Marquinhos, la punta ormai diseredata Osvaldo (peccato per quel carattere fumantino e per la crisi coi supporters, si tratta pur sempre di un attaccante della NAZIONALE, serio candidato per una maglia da titolare nel prossimo mondiale, qualora facesse boom col modesto Southampton),  e, notizia dell’ultima ora persino il giovane fenomeno Lamela!!! Dopo un primo anno di ambientamento, in cui comunque fece intravedere ottime doti tecniche, l’anno scorso per lunghi tratti è stato uno dei migliori – non dico un trascinatore, perchè per fortuna resiste l’eterno Totti, nonostante i mugugni per il contratto firmato non soddisfacente alle sue volontà- ma spesso e volentieri un risolutore implacabile di sì, tra gol d’autore splendidi e tanta abnegazione e corsa, doti prima di allora molto celate, quando sembrava sin troppo lezioso.

il giovane talento offensivo ERIK LAMELA, esploso lo scorso anno a suon di prodezze, ceduto dopo soli due anni

il giovane talento offensivo ERIK LAMELA, esploso lo scorso anno a suon di prodezze, ceduto dopo soli due anni

Insomma, LAMELA al Tottenham, grazie probabilmente ai soldoni ricavati dalla cessione di BALE al REAL e di contro il posssibile, quasi certo arrivo di BUENO, di cui si dice un gran bene a livello tecnico ma che alla lunga distanza è tutto da verificare,  a meno che, esplodendo in anticipo sui tempi, non venga ceduto a peso d’oro nella prossima sessione di mercato. INSOMMA, da cronista vedo una Roma dal grosso potenziale economico ma mal sfruttato o gestito (mi pare che all’Estero sceicchi e ricconi vari anche se sembra ne capiscano poco, in realtà hanno portato risultati ovunque siano andati): a Pallotta e soci non basta affidarsi a grandi dirigenti, devono “entrare” di più nel sistema calcistico italiano; da semplice ammiratore o simpatizzante, invece penso che la squadra sia fortemente ridimensionata, a meno di un colpaccio ad effetto dell’ultima ora. Ma chi potrebbe arrivare? Probabilmente al massimo Gilardino, attaccante più che consolidato ma che pare in fase calante di carriera. Basterà il folkloristico dribblomane Gervinho, tanto caldeggiato dal neo tecnico GARCIA dai tempi dello scudetto del Lille, ma assai deludente nei due anni all’Arsenal? Mah, se almeno Cavani e Ibra litigassero si potrebbe tentare un colpo last minute per lo svedese, che dite? Fantascienza? Sì, SO GIA’ LA RISPOSTA!

Il declino di Valeri Bojinov

Mi spiace, ammetto, scrivere un post simile su un giocatore che apprezzo da sempre e sul quale avevo riposto diverse aspettative in merito all’attuale stagione sportiva. Sto parlando dell’ex enfant prodige Valeri Bojinov, la cui breve avventura all’Hellas Verona sembra giunta precocemente al capolinea.

Bojinov con la maglia del City, quando sembrava davvero avviato a una grande carriera internazionale

Bojinov con la maglia del City, quando sembrava davvero avviato a una grande carriera internazionale

A soli 26 anni per l’attaccante bulgaro, da molti accostato in gioventù al mito locale Hristo Stoichkov, sembra avviato a un decoroso declino, con le promesse lasciate alle spalle, dopo il folgorante esordio a 16 anni con la maglia del Lecce. Sembrava un predestinato Valeri, con il suo mix efficace di tecnica e potenza, con la grande capacità di andare a rete, sorretta da una personalità fuori dal comune e da un innegabile talento, che non solo lo faceva eccellere con i coetanei ma anche non sfigurare al cospetto di compagni di squadra già affermati e poi divenuti campioni come l’attuale attaccante montenegrino della Juventus, Mirko Vucinic.

Con Zeman l’esplosione vera, con una maglia titolare, molti gol in saccoccia e giocate da grande giocatore. Si spalancano per lui le porte delle big. A 19 anni è titolare nella Fiorentina, dove mette a referto 8 gol, prima della svolta vera con il passaggio alla Juventus (nella storica stagione cadetta). Alle spalle della super coppia gol Trezeguet – Del Piero, Bojinov non gioca male, segna e sembra non sentire eccessivamente il peso della maglia bianconera.

Ma proprio dalla stagione successiva inizia il declino, dapprima con il flop, causa pesantissimo infortunio, in Inghilterra, in un Manchester City non ancora come lo conosciamo ma pur sempre sulla via del rilancio nel grande calcio europeo, in epoca “pre-sceicchi”. Un grave crack al ginocchio lo mette fuori gioco dopo sole 11 gare, nelle quali aveva espresso a tratti il suo enorme potenziale.  Stagione compromessa e il ritorno in Italia in sordina, al Parma dove non entusiasma, risultando oltremodo appesantito dalla lunga inattività della stagione precedente. In due stagioni segna comunque 11 gol, non pochissimi. Tuttavia  molti addetti ai lavori se la sentono ancora di scommettere sulle sue doti, d’altronde si tratta a quel punto di un ex campione di 24 anni quando cede alle lusinghe dello Sporting Lisbona, squadra nella quale non riuscirà mai a trovare la giusta collocazione in campo, risultando avulso, spesso abulico e finendo in pratica ai margini della squadra, poco inserito nell’ambiente lusitano.  Nel 2012 torna quindi nella terra che lo aveva cresciuto e lanciato verso il grande calcio, a Lecce. Non gioca titolare, è in prestito e non può, nelle poche partite in cui è chiamato in causa, dare un valido contributo in termini di gol. Ne segna uno solo, fino al passaggio estivo all’Hellas Verona, dove arriva con le stimmate del campione precoce, ma tutto da verificare alla resa del campo. Nemmeno a Verona, dove è stato accolto tra l’entusiasmo generale, per molti considerato il miglior giocatore di tutta la serie B riesce a mantenere le promesse. E’ in evidente ritardo di condizione, soffre probabilmente il fatto di giocarsela nel ruolo da titolare con uno dei migliori frombolieri di tutta la categoria, quel Daniele Cacia che comunque agisce principalmente da prima punta, mentre si sa che Valeri predilige fungere da attaccante di movimento, classico numero 11 di una volta. Raramente è titolare nello schieramento di Mandorlini e quando scende in campo, è quasi sempre largo a destra nel tridente, in un modulo che non ne fa risaltare le qualità. Non sono le 3 punte del modulo di Zeman, per capirci, qui deve sobbarcarsi un ruolo di dedizione al sacrificio, oltre che di punto fermo offensivo.

Bojinov con la maglia gialloblu dell'Hellas Verona, prima del passaggio a gennaio ai rivali del Vicenza

Bojinov con la maglia gialloblu dell’Hellas Verona, prima del passaggio a gennaio ai rivali del Vicenza

Mai pubblicamente messo sotto torchio da pressioni ambientali (anzi, nell’Hellas la stragrande maggioranza dei tifosi ne caldeggia una maglia da titolare, magari al posto di un sin qui deludente Gomez) e mai protagonista di un brutto rapporto con il tecnico, capisce che più passa il tempo, meno è quello che gli resta a disposizione per dimostrare di valere ancora qualcosa come bomber. E così finisce al Vicenza, altra nobile decaduta e invischiata in un difficile campionato, dove la permanenza in cadetteria sarà lo scudetto da difendere. Valeri non è certo tipo che si tira indietro nelle situazioni complicate, ma spiace constatarne il brusco ridimensionamento tecnico. Forse il futuro è davvero già dietro le sue possenti spalle.

Alla ricerca di Daud, Simone Esposito, Francesco Mancini e Tuia: talenti perduti classe ’90

Nel calcio, come in ogni campo della vita, non ci sono ricette vincenti per avere successo, per sfondare o anche solo per vivere di questa professione dagli apparenti contorni di un sogno. Tanti giocatori a cui era stata (con cognizione di causa) pronosticata una buona carriera o la capacità di imporsi, alla prova del campo denotano palesi difficoltà per emergere.

Non bastano le singole qualità tecniche, per quanto queste aiutino senz’altro a farsi notare dagli allenatori. La storia insegna che le variabili sono molteplici e che un ragazzino che fa la differenza negli Allievi o nella Primavera (categoria quest’ultima che in teoria dovrebbe spalancare le porte del professionismo) non è detto che poi si ripeta ad alti livelli o che, detta più terra terra, diventi un professionista del pallone. Cito ad esempio l’ex centrocampista giallorosso Raffaele De Martino, non certo vecchio ma nemmeno, a 26 anni compiuti, un esordiente, il quale dopo l’ottima trafila nelle giovanili della Roma e le molte presenze nelle varie selezioni azzurre, era da alcuni indicato come credibile o quanto meno degno erede di Daniele De Rossi in prima squadra. Una vera e propria odissea calcistica lo ha portato invece, dopo i brillanti esordi in prima squadra (nemmeno diciottenne) a cambiare vorticosamente maglia: da Bellinzona a Treviso, da Udine ad Avellino, da Crotone alla Nocerina fino allo scorso della stagione scorsa alla Paganese. Una parabola discendente, culminata con l’approdo in seconda divisione della Lega Pro con la maglia dell’Aversa Normanna, per il quale sarà indubbiamente il grande valore aggiunto.

Molti i fattori, dagli infortuni al carattere, dal mister che non ti vede alla discontinuità di rendimento… insomma, ho citato il buon Raffaele solo come esempio, ma già a 22 anni si possono capire, o per lo meno, intravedere certi destini.

Occorre avere personalità, forse faccia testa, di certo la voglia continua di allenarsi e di migliorarsi, la determinazione ma anche tanta fortuna, che può tradursi come trovare l’allenatore giusto al momento giusto, quello che sin dai primi giorni di allenamento ti guarda negli occhi e ti fa capire con uno sguardo che conta su di te. Un po’ come successo a Ciro Immobile, implacabile bomber delle giovanili bianconere ma mai pungente o utilizzato nelle prime esperienze da pro, a Siena e a Grosseto. Incrociato sulla sua strada un tecnico come Zeman, in grado di valorizzarlo, si è confermato super bomber cadetto con ben 28 gol e ora in serie A col Genoa sembra giocare con la predisposizione giusta e la sicurezza nei propri mezzi assolutamente ritrovata.

La stessa cosa non si può certo dire di altri due super talenti, classe ’90,  della Juve con cui Immobile componeva un tridente in grado di mettere a soqquadro ogni difesa avversaria. Infatti nè il tornante destro Simone Esposito, nè il suo contraltare a sinistra Ayub Daud stanno dimostrando le loro doti da quando sono diventati professionisti.

Se Daud già dalle giovanili alternava prove sontuose ad altre meno brillanti, essendo per natura umorale, su Esposito (il nuovo Camoranesi, come in più occasioni rilevato in contesti giovanili da più parte della stampa) era lecito attendersi una consacrazione veloce. Invece, presumo frenato dalla poca cattiveria e certamente non sostenuto da una condizione fisica accettabile, sta faticando enormemente a trovare la sua dimensione, essendo sembrato inadeguato alla primissima esperienza lontano casa, in quel di Ascoli e poi più reattivo ma non del tutto convincente a Reggio Emilia, prima di ripiombare nell’anonimato a Grosseto.

Lo stesso dicasi di Francesco Mancini, anch’egli transitato sinora senza successo da Grosseto, e in grado, nelle giornate di vena quando era nelle giovanili laziali, di cambiare da solo i destini delle partite. Tecnica sopraffina, carattere fumantino (tanto che pure l’allenatore Sesena nella Primavera della Lazio lo mise praticamente fuori rosa per un periodo a causa di intemperanze comportamentali) e soluzioni impeccabili al massimo della velocità, sembrava un Cristiano Ronaldo in miniatura, col suo dribbling ubriacante. Invece, esclusa una positiva stagione a Lumezzane, non si è ancora ripetuto e non ha fatto il salto mentale da professionista.

Inspiegabile invece appare l’involuzione tecnica di un altro predestinato laziale: Alessandro Tuia, per il quale sin da quando fece i suoi primi approcci in prima squadre a soli 16 anni, si parlò di un possibile nuovo Nesta. Io lì per lì, rimasi scettico nel confronto, proprio per le caratteristiche tecniche dei due. Del campione Nesta, infatti, Tuia non possiede la velocità, la tecnica e la grinta. Giocava molto di fisico, a testa alta sì, ma con limiti tecnici. Tuttavia, dopo gli elogi più volte ripetuti del presidente Lotito, suo primo sponsor, gli capitò un serio infortunio che, col senno di poi, gli avrebbe condizionato eccome la carriera, tanto che sia nel Monza che nel Foligno, è parso più volte impacciato, inesperto, acerbo. Quest’anno l’ulteriore salto all’indietro in Lega Pro seconda divisione, proprio nella Salernitana succursale della casa madre Lazio di Lotito.

A 22 anni le possibilità di farcela e di riavviarsi verso una carriera che possa in qualche modo confermare talune premesse ci sono ancora tutte per Daud, Esposito, Mancini e Tuia ma è necessario che ci mettano quel quid vincente che sinora è clamorosamente mancato.

Serie A: era solo la prima giornata però… è già tempo di giudizi!

Ok, amici, era la prima giornata di campionato. Finalmente l’attesa si è rotta, anche se il persistente calciomercato (uno dei più poveri dell’ultimo trentennio) fa sì che inevitabilmente l’attenzione sarà ancora una volta spostata su “top player” veri (Jovetic) o presunti (Llorente), su improbabili acquisti last minute per mascherare una crisi evidente, non solo economica, ma pure di idee, e su tante, troppe, eccessive chiacchiere.

Io invece intento provare, azzardando in anticipo, a dettare alcune personali impressioni che mi ha lasciato questo esordio di Serie A.

Innanzitutto, ciò che auspico maggiormente è che avvenga il tanto agognato salto di molti giovani talenti tra i “grandi”. Qualcosa, quasi impercettibilmente, sembra si stia muovendo in questo senso. Ieri il Milan ha schierato dall’inizio due ’92, già chiamati in azzurro da Prandelli, l’Inter sul velluto ha inserito due ’93 (Livaja e Duncan, oltre al già affermato Coutinho, autore pure di un bel gol, di un anno appena più vecchio), la Juve ha inserito dal primo minuto Marrone al centro della difesa (esperimento tattico direi riuscito, vista la grande intelligenza calcistica di Luca) e nel Napoli si è visto un assaggio delle grandi qualità tecniche del piccolo Insigne.

In mezzo a questi nomi, altri sono emersi nel contesto di una prima giornata quanto meno vivace e non noiosa, specie se paragonata a certi avvii al rallenty di alcune stagioni fa. Nel Pescara, pur sommerso di gol da un’interessante compagine nerazzurra in odor di eguagliare la Juventus del primo anno di Conte, sono piaciuti alcuni baby terribili, come l’estroso Caprari, già protagonista con Zeman da gennaio in poi nella trionfale serie B scorsa o il pugnace Weiss, non solo figlio del selezionatore maggiore slovacco, ma pure in possesso di ottima personalità, oltre che di buona tecnica di base. Discreto anche l’esordio del diciannovenne Quintero a metà campo: insomma, direi che il Pescara che pure dovrò stare più attento in difesa perchè in serie A non si scherza, con squadre di media bassa classifica può fare la sua bella figura sul piano del gioco e duellare ad armi pari.

Assai positivo l’esordio assoluto nel calcio italiano di Petkovic, neo allenatore della Lazio, invero molto criticato per i suoi metodi da sergente e per il disastroso pre campionato. Alla resa dei conti, però, quando i punti in palio hanno cominciato a contare davvero, la Lazio ha fatto bene sia in Europa League, sia vincendo nell’ostico campo di Bergamo, contro un’Atalanta che ha mantenuta inalterata la formazione che seppe meravigliare tutti l’anno scorso, aggiungendo inoltre due certezze come il prodotto del vivaio Brivio e l’ex genoano Biondini.

Il Genoa sciupa un rigore ma poi si rimette bene in carreggiata, grazie al decisivo squillo di Immobile, nome da tenere assolutamente d’occhio; ottima la prova del Chievo nello scontro ad armi pari contro un Bologna ancora turbato dalla vicenda Ramirez.

Siena e Torino non si fanno male, mentre i sorrisi maggiori giungono da Firenze, dove una squadra rinvigorita e ben guidata dal neo tecnico  Montella  lascia intravedere meraviglie sul piano del gioco, un po’ come accaduto l’anno scorso a Catania, dove cambiato il manico, non cambia la sostanza. Maran ridisegna la squadra con identico piglio e medesima qualità, riuscendo quasi nell’impresa di sorprendere la Roma zemaniana all’Olimpico.

Tante attese per la squadra del boemo che continuo a ritenere valida e sicura antagonista nella corsa al titolo contro la Juventus, ma che probabilmente dovrà essere in grado di gestire le notevoli pressioni ambientali e mediatiche. Ogni piccolo passo falso di Zeman verrà guardato con la lente di ingrandimento, dopo che ormai i giornalisti stanno facendo sovente domande al tecnico sulla vicenda scommesse, giusto per alimentare inutili e sterili polemiche.

I flop del giorno, oltre a quello parziale dei giallorossi, apparsi ancora appesantiti e lontani dalla miglior condizione atletica (necessaria per eseguire al meglio i dettami tattici dell’allenatore), sono stati Palermo, asfaltato da un fortissimo e convincente Napoli, e soprattutto il  Milan, sconfitto all’esordio contro la matricola di lusso Sampodoria.

La squadra di Ferrara, senza nemmeno soffrire troppo, imbavaglia i rossoneri che non sanno creare gioco. Il risultato è una prova pessima dell’undici milanista, come non se ne vedevano da anni. Basteranno il cavallo di ritorno Kakà e il muscolare Diarra (entrambi epurati da Mourinho) a colmare il gap di qualità che li separa da Juve, Inter, Napoli e Roma?

Super Insigne, nuovo astro nascente del nostro calcio

In serie B sta prepotentemente nascendo la stella di Lorenzo Insigne. L'ex primavera del Napoli, furetto delle aree di rigore, sembra un predestinato. Classe '91, brilla in una squadra giovanile assieme al compagno Raffaele Maiello (che attualmente sta desiderando di mettersi in mostra a Crotone) e delizia già i palati fini dei supporters partenopei. Il battesimo di fuoco avviene però l'anno scorso, chiamato alla causa del nuovo Foggia di Zeman, dove riuscirà a far rivivere i fasti di Zemanlandia. Che si può dire di un giovanissimo di nemmeno 20 anni che alla sua prima stagione da professionista mette a segno la bellezza di 19 gol (20 per alcuni almanacchi) in un campionato infuocato come quello della Lega Pro? Gol e assist, se è vero che il compagno di reparto Sau ne fa anch'egli 20, laureandosi capocannoniere del girone. Zeman passa a Pescara e cerca di far emigrare quel suo Foggia in Abruzzo. Lo seguono il difensore centrale scuola Milan Romagnoli (una roccia del '90), l'ivoriano Konè, mezzo destro di centrocampo e, appunto, Insigne. Molti altri di quella squadra si accasano meritatamente in cadetteria (Laribi al Sassuolo, Salamon al Brescia, Regini all'Empoli, lo stesso Sau alla Juve Stabia) ma colui che sta emergendo con forza è proprio lui.

Attaccante velocissimo, insidioso, dotato di inventiva e fantasia, oltre che di spiccato senso del gol. Già 6 in questo inizio di stagione, dove i compagni di reparto Immobile e Sansovini ne hanno fatto 8 e 9. Ma Lorenzo non si limita a gol (peraltro tutti di eccellente fattura tecnica), destabilizza le difese, crea pericoli costanti, infiamma il pubblico con giocate "alla Messi", regala assist al bacio! Già protagonista della nuova Under 21 di Ciro Ferrara, si appresta a diventare presto una stella del nostro calcio. Sinora il tecnico boemo che lo svezzando di partita in partita, si è limitato ad asserire che si tratta dell'attaccante più basso che abbia mai allenato. Ma, a parte che pure il mitico Ciccio Baiano non raggiungeva il metro e 70, sappiamo per certi che in cuor suo, sa di avere tra le mani un talento immenso che potrebbe riportare il Pescara in serie A!