Tempo di Sanremo… via ai pronostici!

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Si sta avvicinando l’edizione sanremese 2015 targata Carlo Conti, l’uomo Rai per eccellenza dell’ultimo decennio, colui che in molti sostenitori di Sanremo attendevano come il conduttore adatto a riportarlo in territori più legati a stilemi classici della musica leggera italiana. Detto fatto: quest’anno si torna a una proposta senz’altro più appetibile per gli ascoltatori medi di musica, piuttosto lontani dall’esperienza biennale del predecessore Fabio Fazio, che aveva invece – anche coraggiosamente – optato per un cast eterogeneo, facendo esibire sul prestigioso palco anche artisti di area alternativa, o comunque poco noti alla massa.

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Mi stupisce quindi, dico la verità, leggere di critiche, commenti inzuppati di sarcasmo, in merito alle scelte dei 20 big che gareggeranno quest’anno. Che vi aspettavate in fondo da lui? Io, lo ammetto, ero ancora più prevenuto nei suoi confronti, al punto da essere quasi certo che avrebbe portato sul palco molti dei concorrenti della sua ultima trasmissione “Tale e Quale Show”, di notevole successo, nella quale avevano sfilato tanti nomi dello spettacolo italiano, tra cui diversi cantanti in cerca di rilancio e popolarità. Invece nella lista definitiva dei campioni in gara non compaiono i nomi dei vari Valerio Scanu, Attilio Fontana, Matteo Becucci o la rediviva Silvia Salemi, che fecero un figurone durante il programma.

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Al loro posto però Conti, che ha portato il numero dei partecipanti a 20, ha puntato su nomi piuttosto noti e popolari, non cadendo nel pericolo nostalgia, vintage, tanto che i “vecchi” sono in fondo artisti ancora piuttosto sulla cresta dell’onda, discograficamente parlando.

Io lo seguirò come sempre, anche se mi immagino un certo livello “piatto” dei brani in gara, pochissima innovazione e tante canzoni dal sapore pop, melodico, quando invece nei due anni di Fazio mi ero ritrovato a supportare da vero fan alcuni interpreti sui generis della musica italiana, poco consoni a questi contesti, come Riccardo Sinigallia, i Perturbazione, The Niro, Frankie Hi Nrg o Zibba.

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Quest’anno troverò comunque i miei motivi di interesse, anche se fra i giovani conosco in pratica solo l’ex concorrente di Amici Enrico Nigiotti, che fu protagonista del programma in un’epoca precedente all’ingresso poderoso delle case discografiche dentro quegli studi (con conseguenti enormi successi dei vari Marco Carta, Alessandra Amoroso o Emma Marrone) e gli originali Kutso (chissà se pronunceranno in modo esatto il loro nome!) che sin da ora saranno i miei favoriti. Gli altri a mio avviso sono sin troppo “conservatori”, vedo come poco probabile il fatto che possano emergere.

Passando in rassegna invece i Big, o Campioni, vediamo più nel dettaglio i miei pronostici, non avendo conosciuto in anteprima i loro pezzi, e basandomi quindi su sensazioni e proiezioni.

Innanzitutto è notevole il numero delle interpreti femminili, quasi tutti di ultimissima generazione, eccezion fatta per  Lara Fabian, invero nettamente più famosa in Francia, e la grintosa Irene Grandi, sorta di “madrina” delle varie Emma o Noemi (a proposito, la popolare bionda cantante lanciata da Amici, tanto per cambiare, comporrà l’insolita coppia di vallette con l’altra cantante Arisa). Non che la Grandi sia vecchia, ha appena compiuto 45 anni ma di fatto può già vantare un’esperienza ventennale, anche se dal Festival manca dal 2010, quando portò un brano scritto per lei da Bianconi dei Baustelle, lo stesso che la rilanciò anni prima, cedendole la frizzante “Bruci la città”.

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Detto ciò, mi intrigano maggiormente i nomi nuovi, o comunque quelle cantanti che da un lustro circa, chi più, chi meno, stanno facendo parlare di sé con buoni risultati e che ora sono qui per la consacrazione definitiva (un po’ come successo ad Arisa che vinse qui proprio 12 mesi fa).

Personalmente potrei avventurarmi in un pronostico positivo, vedendole pronte a puntare al grande botto, nei confronti di Nina Zilli e Malika Ayane, entrambe con solide credenziali, sia in ambito mainstream che commerciale. Ma in gara figurano pure la rossa Annalisa Scarrone, ex Amici, che già un paio d’anni fa fece bella figura con un brano un po’ in stile anni ’50. Il salto per lei non è arrivato, nonostante possa contare ancora su un numero notevole di agguerrite fans, che la sostengono attivamente sui social network. Anche la discussa Anna Tatangelo, a dispetto della ancor giovane età (andrà per i 28) una veterana di Sanremo, conta di coinvolgere un cospicuo pubblico, portando un brano scrittole dal prezzemolino Kekko dei Modà, lo stesso che l’estate scorsa le confezionò l’agghiacciante “Muchacha”.  Si rivede pure, a distanza di un biennio, l’altra fuoriuscita da un talent di successo, in questo caso X Factor, Chiara Galiazzo che cerca di ritrovare una credibile dimensione discografica dopo molto tempo trascorso a prestare la sua voce a un noto spot pubblicitario. Meno entusiasmante, a mio avviso, la partecipazione della perennemente emergente Bianca Atzei che, dopo collaborazioni e duetti vari, mandati a memoria dai boss di Rtl e Radio Italia, si gioca una carta davvero impegnativa. Non le manca di certo una bella voce graffiante, seppur poco originale, ma non so se basterà.

Restando in tema talent, è impossibile non pronosticare come seri candidati alla vittoria finale i Dear Jack lanciati da Maria De Filippi, che, pur essendo giunti secondi dietro a Debora Iurato, hanno poi dominato a lungo le classifiche di vendite, non solo quelle di Itunes, diventando dei veri idoli, soprattutto per le ragazzine. Anche Moreno, che trionfò in trasmissione due anni fa e l’anno scorso fece il bis da “coach” guidando alla vittoria la squadra dei “Bianchi”, ha buone e concrete possibilità di sbaragliare la concorrenza, considerando pure che il suo genere di riferimento, il rap, sta andando per la maggiore nel desolante panorama musicale italiano. Meno chance credo le abbia il “nuovissimo” Lorenzo Fragola, appena passato dalla vittoria a X Factor a un palco così importante come quello rivierasco. Tra l’altro il suo primo inedito, un grazioso brano pop interamente scritto da lui, è per giunta in inglese, quindi pare un po’ un azzardo vederlo a Sanremo ma tant’è…

il giovanissimo trio Il Volo, il nome su cui puntare per la vittoria di Sanremo

il giovanissimo trio Il Volo, il nome su cui puntare per la vittoria di Sanremo

Sempre da un talent provengono pure gli ex bambini, appena appena cresciuti, lanciati nel programma di Antonella Clerici “Ti lascio una canzone” (di recente sospeso). I tre ragazzini de Il Volo hanno letteralmente spiccato il volo – perdonatemi il banale ma inevitabile gioco di parole –  non solo vendendo dischi in serie in Italia, ma pure divenendo dei fenomeni OltreOceano, andando a scaldare i cuori, con le loro possenti voci, del pubblico americano, rinverdendo e rinnovando i fasti di Andrea Bocelli. Considerando che la loro proposta sarà quanto meno “classica” e di ampio respiro, va a loro il mio pronostico principale come vincitori della kermesse, convinto che potranno davvero sorprendere raccogliendo consenso popolare e di critica (oltre che vagonate di televoti, visto il loro recente passato televisivo).

Scorrendo la lista dei rimanenti partecipanti, noto come Nesli finalmente, dopo averci provato più volte e avendo dichiarato in tv tutta la sua amarezza per le varie esclusioni, sia inserito in cartellone. Poi, per carità, mi mancano proprio gli elementi razionali per comprendere come possa piacere uno come lui, che reputo sostanzialmente né carne, né pesce, laddove da anni ormai (tolta una esigua presenza come corista e collaboratore del più trasgressivo fratello Fabri Fibra) propone canzoni di stampo melodico che vorrebbero correlarsi al mondo hip hop e dance ma spesso, dal mio punto di vista, con risultati alquanto imbarazzanti.

 

download (3)Infine i veterani, gente che ha conosciuto il loro apice soprattutto negli anni ’80 e ’90. Come Raf ad sempio, che manca da questo palco da tempo immemore, da quando propose la suggestiva “Oggi un Dio non ho”. Talento purissimo della musica leggera italiana, negli anni ha sempre navigato sul versante pop di qualità, passando con disinvoltura dalla lingua inglese (ai tempi della dance made in Italy, di cui la sua “Self Control” divenne sorta di manifesto) a quella italiana, con tantissime hit mandate a memoria. Inutile dire che mi aspetto da lui un buon brano, senz’altro raffinato e ben prodotto. Anche Alex Britti manca da queste parti da quasi un decennio ma il suo score sanremese è di tutto rispetto e, bene o male, ad ogni nuova uscita discografica riesce sempre a incontrare i gusti del pubblico, nonostante sia maturato nel tempo dal punto di vista della proposta musicale. Mi stuzzicano meno la fantasia altri due ritorni “eccellenti”, quelli di Marco Masini e di Nek. Il primo tuttavia, alla prova sanremese raramente stecca – anche se il suo nome, almeno presso il grande pubblico da anni sembra caduto nell’oblio – e il secondo ha comunque uno zoccolo duro di fans, consolidato nel tempo.

download (2)Tiferò invece per Gianluca Grignani, non ho problemi ad ammetterlo, il quale ben poche volte nel corso della sua ventennale carriera (solo artisticamente parlando, la vita privata è un’altra storia) ha steccato e che meriterebbe magari una bella affermazione a Sanremo, dopo tanti tentativi che, a livello di piazzamenti, non gli hanno regalato chissà quali soddisfazioni.

Termino la mia veloce disamina con due improbabili coppie che, sicuramente per motivi che mi sfuggono, si trovano ad aver “rubato” il posto a qualche altro cantante o musicista, diciamo “vero”. Già, perché considerare tali Biggio & Mandelli, alias “I Soliti Idioti” pare un’eresia e la vedo più come un recupero di certe performance, già presenti in edizioni lontane, che esulavano un po’ dal contesto (i casi di musica demenziale, o di Marisa Laurito, Gigi Sabani, Francesco Salvi) per variare un po’ la proposta, se non altro alleggerendone i toni. Potrebbe rivelarsi invece più plausibile il duetto tra Grazia Di Michele, al ritorno al Festival dopo più di 20 anni, quando giunse addirittura terza assieme alla raffinata Rossana Casale e da tanti anni ormai conosciuta soprattutto come rigidissima docente di canto ad Amici e Mauro Coruzzi, ai più noto/a come Platinette. Sì, proprio così, e pare evidente come i due si siano conosciuti proprio nella celebre trasmissione della De Filippi, quando Coruzzi si trovava spesso nelle parti dell’esperto in giuria, o tra gli opinionisti.

Insomma, l’edizione appare assortita, nella ricerca di incontrare favorevolmente il gusto del pubblico più generalista, ma diciamolo pure, senza troppe pretese dal punto di vista prettamente artistico. Speriamo per lo meno che le canzoni siano valide, chè poi è quello che in sostanza conta veramente (o almeno così dovrebbe essere!)

 

Considerazioni definitive sui talent show musicali

Ieri, intervenendo sulla bacheca di un amico di facebook (che è un musicista professionista) ho cercato di dare, sinteticamente – più o meno – il mio punto di vista sui talent e sulla loro valenza allo stato attuale. Se ne parla, discute e scrive da tempo, infatti, mi chiedo io per prima se in effetti una valenza artistica questi programmi l’abbiano in fondo mai avuta.
Non mi riferisco in particolare a uno soltanto di questi, anche se è indubbio che X Factor e Amici siano quelli più influenti, almeno se andiamo a guardare le classifiche di vendite. Non sto seguendo X Factor quest’anno (non solo perché Fedez mi stia sulle palle), diciamo che l’ho seguito a singhiozzo nelle prime stagioni, anche perché era quasi impossibile ignorarne l’esistenza. Discorso diverso dal programma della De Filippi che, da quasi “laboratorio”, scuola, si è trasformato in un business incredibile, laddove nei primi anni, le case discografiche non solo non degnavano di uno sguardo quei cantanti in erba, ma spesso e volentieri li sbertucciavano pure.
Il problema a mio avviso di questi programmi è che si punta oltremodo sulla spettacolarità, sugli effetti, e si costruiscono come mai successo in passato, almeno in Italia, solo fenomeni in vitreo, a tavolino. In tanti anni mai che sia uscito un talento fuori dal comune, e anche laddove ve ne fosse presenza, ecco che subito intervengono dai piani alti per omologare la proposta. Fatta rara eccezione per alcune voci che si sono elevate e distinte negli anni, ormai anche in quel campo, in quello della mera esecuzione – magari pregevole, non dico di no – si fatica realmente a comprendere e riconoscere chi stia cantando cosa. Tutte voci simili, tutti interpreti pronti a invadere, per periodi sempre più effimeri, le charts, facendo leva sulla notevole e scontata popolarità televisiva. Ricordo il primo Mengoni, giovanissimo e indubbiamente dotato vocalmente. Diceva fra gli altri di ispirarsi all’immenso Jeff Buckley. In effetti, la sua estensione è sopra la media, eppure, tolti i primi anni di carriera, dove si divertiva a voler emulare il padrino Morgan, suo primo scopritore, ben presto ha ceduto il passo alla musica leggera più banale e foriera di intensità, di emozioni vere. Ha vinto un Sanremo, certo, ma i meriti artistici mi sento di dividerli almeno con quel gran talento di Roberto Casalino, cantautore purtroppo misconosciuto ma soprattutto prolifico autore conto terzi. Solo Moreno (deo gratias! è un rapper…) e i Dear Jack, di recente, entrambi provenienti dalla scuola di Amici sembra che abbiano avuto carta bianca all’uscita del disco. Mi riferisco se non altro nell’essere loro riusciti a inserire nei loro debut album delle tracce scritte di sana pianta in prima persona.

Poi anche lì è subentrata la grande macchina promozionale, con il rischio che, meriti artistici discutibili o meno, ben presto possano finire anch’essi stritolati e lasciati in penombra una volta che subentreranno nuovi teen idols locali. Ormai non mi fanno pi né caldo né freddo tutte quelle esecuzione perfettine, mai sopra le righe, che miriadi di cantanti ci propinano da più parti, che sia l’insipido The Voice, l’abominevole Italia’s got talent, il suo alter ego (ma peggio ancora) Tu si que vales!. E pure i programmi per i baby cantanti, Io Canto e Ti lascio una canzone stanno segnando il passo. Insomma, avrei voglia di sentire pezzi nuovi, non le solite cover, sempre quelle, sempre tutte uguali. Che palle! Va beh, cantate bene, ma allora andate nei bar karaoke, la musica credo dovrebbe essere qualcosa che ti nasce dal profondo. Spesso, scrivendo anche di musica, mi ritrovo ad ascoltarne di vario genere. Direi, e non scopro certo l’acqua calda, che c’è un universo intero semi nascosto di piccole produzioni, di autopubblicazioni, di tante band giovani e meno giovani che stanno sgomitando e non poco per emergere, per uscire a galla. Non tutto è eccelso, per carità, anzi, esistono i cloni dei cloni dei cloni anche nella musica indie, ma almeno il sudore versato non è solo quello delle interminabili file nei casting.

Il cast di SANREMO GIOVANI 2014

Nel giorno in cui sono stati resi noti i nomi dei prossimi big che accederanno alla rassegna finale del Festival di Sanremo, facciamo un passo indietro e torniamo alla selezione delle nuove proposte che a noi, di PELLEeCALAMAIO, interessa sempre particolarmente. Detta di una passata edizione che ha visto dominare l’ex Aram Quartet Antonio Maggio, poi confermatosi anche nelle vendite con il suo bell’album di esordio e ben figurare il talentuoso Renzo Rubino, anche quest’anno ai nastri di partenza si profilava una bella battaglia, come si è notato dalla lista dei 60 nomi arrivati in semifinale. Tra gente nota e meno nota, cantanti provenienti dai talent (come Antonella Lo Coco di X Factor o Edwyn e il tenore Matteo Macchioni di Amici), artisti di area underground come Il Pan del Diavolo o di matrice indie rock come i giovani Caponord o i Nonostanteclizia, interpreti più pop come Levante o al contrario più sofisticati come Jacopo Ratini – peraltro già presente a Sanremo Giovani 2010 – e  Edipo, e figli d’arte come Alberto Bertoli, alla fine della fiera ne sono rimasti solo 8, di cui due provenienti da AREA SANREMO (Bianca e Vadim).

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I loro nomi sono certo interessanti ed eterogenei nel contesto di un Festival che, come l’anno scorso, sembra prediligere una certa “qualità” della proposta, indipendentemente dal genere più o meno “sanremese” che possa rappresentare.

Ecco quindi gli attesi The Niro e Zibba & Almalibre, entrambi da tempo nelle grazie di certa critica e, a detta di chi scrive, autentici talenti della scena musicale italiana. Il primo, al secolo Davide Combusti, ha iniziato cantando in inglese proprie composizioni, in parte legate a un immaginario lirico strettamente collegato a quello di grandi cantautori come Jeff Buckley, di cui prodigiosamente è in grado di accostarsi vocalmente, per poi passare alla lingua madre. In passato, ai tempi del suo splendido esordio, era stata lanciato all’estero dalla sua etichetta, la Universal, decisa a sfruttarne l’enorme potenziale. I secondi, ensemble composito con sede a Genova, sono già pienamente affermati in contesti autoriali come quelli legati alla rassegna del Club Tenco, dove nel 2012 vinsero il premio più prestigioso con la targa per il miglior album in assoluto dell’anno con “Il passo silenzioso della neve”, seppur ex equo con “Padania” degli Afterhours. Giustissimo riconoscimento per un gruppo che fonda tante anime: dal jazz, alla canzone d’autore, dal roots al rock, alla tradizione italiana. A Sanremo partono dal basso ma a mio avviso potrebbero ripercorrere le orme di Raphael Gualazzi, ampliando cioè il loro pubblico arrivando a colpire anche chi ha gusti meno sofisticati.

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Tra le nuove proposte anche gli interessanti Diodato, autori di una raffinata proposta rock, il rapper napoletano Rocco Hunt, rappresentante di un genere tra i più in voga in Italia, specie tra i giovanissimi, Veronica De Simone, già nota a molti per la sua partecipazione alla prima edizione di “The Voice” e Filippo Graziani, figlio del compianto Ivan e, come il padre, valente cantautore sui generis, anche se dovrà combattere col pregiudizio di essere “figlio di”.

Motivi di interesse ce ne stanno parecchi insomma, anche se a completamento del post mi piace ricordare alcuni artisti passati di qui negli ultimi anni che non hanno avuto molta fortuna ma che secondo me meritavano maggior successo e attenzione.

Vi lascio i loro video.. ce ne sarebbero tanti ma non voglio lasciare troppo spazio alla nostalgia 🙂

BUON FESTIVAL A TUTTI, in attesa di un articolo sul cast dei BIG nei prossimi giorni!

Marco Baroni “L’immagine che ho di te”

Stefano Centomo “Bivio”

Marco Guazzone “Guasto”

Michele Cortese e la sua faticosa carriera solista. Dopo Antonio Maggio, un altro ex Aram Quartet, merita il successo

Antonio Maggio, fresco vincitore dell’ultima edizione di Sanremo giovani, sta mietendo un giusto successo con la sua frizzante “Mi servirebbe sapere”. Sta entrando in heavy rotation col suo fortunato brano e una volta conquistate le platee televisive, è importante per lui che passi anche in radio o nelle tv generaliste musicali come Mtv e affini. E’ vero, esiste il web come alternativa, ma se vogliamo essere cinici, la rete può rappresentare ancora più vacuità per quanto concerne elementi comunque discutibili, presi a sè stanti, come il “successo” o la popolarità. Nel web infatti tutto è ancora più veloce che in tv, dove già i ritmi e le tempistiche spesso sono impietose e finiscono per svilire l’arte.

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Dagli Aram Quartet sta cercando di emergere anche l’altro vero talento del quartetto vincitore con pieno merito della primissima edizione di X Factor, vale a dire Michele Cortese, che proprio con Maggio divideva maggiormente le parti solistiche nella band, forte di una voce matura, flessibile, pulita e di un carisma innegabile. Cortese sta provando a farsi notare con un album uscito invero quasi 3anni fa, in cui ha riversato tutto sè stesso, contornandosi tra l’altro di ospiti anche prestigiosi come ad esempio Lucio Fabbri, storico collaboratore della Pfm o Francesco Gazzè, fratello di Max e suo principale paroliere. L’album in questione è il brillante “Il teatro dei burattini”, sorta di riuscito mix tra equilibrio formale e varietà di umori.

Michele, pur essendo dotato vocalmente, sa che la sua strada è in salita. Durante X Factor sbaragliò col suo gruppo, forte di una coesione un po’ artefatta ma terribilmente efficace e di un coach vitale e curioso come Morgan, in grado di proporre arrangiamenti particolari e perfetti per far notare il talento dei 4, esempio lampante la versione di “Per Elisa”, davvero ben congegnata ed eseguita.

A mio avviso Michele avrebbe tutte le carte in regola per seguire l’ex sodale Antonio Maggio nella strada verso un successo che sarebbe davvero meritato. Ascoltare per credere.

Antonio Maggio vince con merito Sanremo Giovani… l’augurio è che possa costruirsi una carriera “vera”

E così il Festival di Sanremo 2013, edizione Giovani, va in archivio con la vittoria, a mio avviso meritata, di Antonio Maggio.

Concordo pure negli altri premi assegnati ieri, a cominciare da quello intitolato a “Sergio Bardotti”, per il miglior testo, assegnato al Cile, mestamente eliminato una volta esibitosi mercoledì.

Difficile arrivare da favoriti e andarsene precocemente, il premio lo risolleva e mi sembrava sincero e visibilmente emozionato quando ha detto, ricevendo il premio, che per lui era già una sorta di vittoria essere giunto sin lì.

Nonostante mi aspettassi un po’ di più da lui, ammetto che il testo non è male, anche se mantiene un registro poetico molto affine a “Cemento armato”, la hit che lo aveva fatto conoscere e conquistare le classifiche.
Piccola nota a margine… il Cile è stato eliminato dal televoto, a questo punto immagino che i suoi numerosi fans non guardino il Festival, altrimenti con tutti i dischi che ha venduto sinora non so spiegarmi come mai abbia raccolto così pochi voti!

Premio della Critica “Mia Martini” assegnato invece a Renzo Rubino – giunto poi terzo nella gara – , e anche qui c’è poco da eccepire: il ragazzo, su cui già alla vigilia si erano mossi paragoni importanti, ha stoffa e personalità e ha portato sul palco un tema attuale, senza cadere nella retorica.

Quarti i poco accessibili Blastema e seconda Ilaria Porceddu, vince quindi Antonio Maggio, premiato dalla giuria di qualità, scesa in campo per la prima volta ieri sera e presieduta dal compositore di fama internazionale Nicola Piovani.

Non mi sono nascosto nei giorni scorsi nel dire che Maggio era il mio favorito, sia perché lo ricordo bene negli Aram Quartet, sia perché possiede un indubbio talento vocale e autoriale.

Ma qui inizio la mia riflessione… Antonio Maggio appunto era già salito agli onori della cronaca musicale con la sua meritata vittoria nella prima edizione di X Factor, quella che vide in gara Giusy Ferreri e la stessa Porceddu (la quale però ha fatto una vera metamorfosi, presentandosi al Festival).

un commosso Antonio Maggio riceve i due premi dalla giuria come vincitore dell'edizione 2013 di Sanremo Giovani

un commosso Antonio Maggio riceve i due premi dalla giuria come vincitore dell’edizione 2013 di Sanremo Giovani

Il quartetto vocale salentino era indubbiamente dotato (spiccava anche la voce di Michele Cortese, il capellone del gruppo, anch’egli all’inseguimento di una carriera solista, lontana però dai riflettori), basti raffrontare la loro versione di “Per Elisa”,  primo singolo estratto dal disco d’esordio, dopo l’exploit televisivo con quella impersonale delle “amiche” Emma e Annalisa ascoltata ieri nella serata di omaggio alla storia del Festival.

Eppure gli Aram, una volta scaduto il contratto “televisivo” si ritrovarono appiedati e fine dei sogni di gloria. Lo stesso si può dire di un altro gruppo fuori uscito da quel programma: i rocker trentini The Bastard Sons of Dioniso, che ho avuto modo di conoscere, avendo amici comuni (i Camp Lion dei grandi Leonardo, Davide e Nicola).

Ragazzi semplici, sorretti da genuina passione, sfruttarono alla grande l’onda lunga del programma, partecipando a eventi rock, televisivi o meno (come l’Heineken Jammin Festival) e raccogliendo consensi fino alla scadenza del loro contratto.

Continuano a fare la loro musica con grande dignità, ma da un po’ sono tornati tra le loro montagne e vivono ai margini del mercato discografico.

E la rossa Nathalie? Fece egregiamente il suo, partecipando a Sanremo tra i Big ma poi non si può certo dire che sia stata adeguatamente supportata dalla sua casa discografica e di lei si sono perse presto le tracce.

Non contesto il talent in sé (alla fine rappresentano, per chi vuole proporre la propria arte musicale, un contesto quasi ineguagliabile per provare a emergere) nel mentre, contesto il dopo, quando giovani artisti vengono lanciati, spesso allo sbaraglio, nel mercato, fino all’arrivo del nuovo vincitore, sul quale poi investire.

Che poi non sempre funziona così, se pensiamo al caso dell’ultimo vincitore di Amici, l’acerbo Gerardo Pulli che, nonostante il grosso seguito conquistato durante la sua permanenza televisiva, non ha avuto nessuna spinta promozionale dalla sua casa discografica (la Sony), non essendo uscito nemmeno un suo video clip.

A questo punto chi resta nel tempo dimostra di avere una marcia in più (penso a Emma o alla Amoroso) ma a che prezzo? Sono da anni sempre in tv, sotto i riflettori, non si possono permettere di sbagliare alcuna mossa.

Per questo mi auguro che Antonio Maggio possa avere almeno una possibilità di carriera, di crescere artisticamente, perché le doti ci sono tutte.

Quello chiedo a questo pazzo mercato discografico: che agli artisti sia concesso evolversi, maturare, progredire, insomma, farsi una carriera. Che non significa essere al top per 20 anni (quello accade a pochissimi e gli ingredienti per il vero “successo2 di massa sono molteplici, non conta solo il puro talento o la bravura), ma poter fare il proprio percorso.

Non mi riferisco solo ai talent… quanti bravi artisti, emersi prepotentemente tra gli anni 80 e 90 sono finiti ai margini della discografia, scoraggiati nel constatare che i loro dischi quasi non hanno più senso di esistere?

Ma cavoli, non si può mica sempre primeggiare! Fate uscire un singolo, qualcosa in rete e farete felici i vostri fans.

Casi invece come quello di Antonio Maggio dimostrano che la forza di volontà, la determinazione e il credere in sé stessi possono ancora ripagare. D’altronde lui c’aveva provato senza successo anche lo scorso anno e veniva appunto da un successo di qualche anno, senza però grosse soddisfazioni.

E’ stato in grado di ripartire, di rimettersi in gioco e sono contento per la sua vittoria.

Ps non entro nel merito della puntata di ieri, di certo sui generis, visto che si omaggiava il Festival, ma almeno una parola mi piace spenderla per Stefano Bollani, un vero fenomeno tutto italiano, uno che non ha nulla da invidiare ai migliori compositori e pianisti del mondo. E,come sempre, si è dimostrato simpatico e umile: questi sono i veri Artisti, quelli con la A maiuscola.

 

Sanremo 2013: finalmente il cast ufficiale dei Big in gara. Fazio ha mantenuto le promesse, si preannuncia un buon Festival

Chi mi segue da tempo o solitamente mi legge qui, ormai ha capito che mi piace ascoltare, parlare e discutere spesso e volentieri di musica “alternativa” nella più ampia accezione del termine, senza scomodare per forza di cose il cosiddetto genere “indie” che poi, a dirla tutta, è stato erroneamente codificato come tale, visto che dovrebbe far accomunare gli artisti più che altro per istanze attitudinali più che musicali in senso stretto.

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Però, c’è un però… e si chiama “Festival di Sanremo”! Sì, perchè nonostante tutto, ascolto il Festival da sempre, da quando ero bambino e volente o nolente ha rappresentato un punto fermo nella mia crescita, anche se mi piace discuterne in senso critico, nel limite del possibile, evitando di farmi travolgere dalle cose che c’entrano ben poco con la performance, il che è ogni anno più difficile, visto che l’attenzione sembra spostarsi sempre più su farfalle tatuate e celentanismi.

Mi fidavo di Fazio e del suo entourage, memore delle sue precedenti edizioni, quando seppe raccogliere alcuni tra i migliori esponenti della scena italiana, per qualità della proposta.

Tra gli esclusi non rimpiango di certo le moltitudini di artistucoli usciti dai talent negli anni – anche se mi spiace sempre generalizzare e, insomma, occorre fare delle distinzioni tra una Giusy Ferreri, una Noemi e un, per dire, Valerio Scanu o Tony Maiello, con tutto il rispetto; dicevo, nessun rimpianto per costoro, un po’ invece lo riservo per quel talento vocale assoluto che risponde al nome di Mario Biondi, attualmente in heavy rotation col duetto con i Pooh.

Oggi è uscito l’elenco ufficiale dei Big per il 2013 e allora rompiamo gli indugi e analizziamo la lista. Solitamente cerco di rimanere obiettivo, o dare una connotazione giornalistica al tutto ma concedetemi, a mente calda, dei giudizi che possono esulare da criteri di oggettività. Forse perchè appunto lo guardavo già insieme a mia nonna, forse perchè a 8 anni tifavo per Luis Miguel, forse perchè ci sono passati mostri sacri della musica tout court, specie nel decennio dei sessanta, forse perchè nei 90 sono emersi autentici puledri di razza (la Consoli, Giorgia, la Pausini, il Grigna ecc), forse perchè alla fine rappresenta uno spaccato dei cambiamenti di costume della nostra società tutta, forse perchè sono arrivati ultimi Vasco, Zucchero e i Negrita, a testimonianza di quanto la giuria sia “aperta”, forse semplicemente perchè Sanremo è Sanremo, come dice il ritornello di una sigla rimasta nel cuore, questo post sarà scritto più “di pancia” che altro, ma va bene così…

– RAPHAEL GUALAZZI felicissimo per il suo ritorno, a due anni dalla meritatissima (e scontata) vittoria in un’edizione Giovani in tono minore. Dopo aver consumato di ascolti il suo album “Reality and Fantasy” mi aspetto un forte contributo di raffinatezza da parte sua

– ALMAMEGRETTA beh, che dire??? Li ho amati alla grande negli anni ’90 quando, guidati dalla splendida e calda voce di Raiz, si issarono in cima alle classifiche generaliste mischiando tradizioni folk e moderno elettronico trip hop. Ritornano e destano curiosità, specie per il fatto che sono il classico gruppo “anti-Sanremese”, nonostante proprio Raiz abbia tentato, con scarsa fortuna, di cimentarsi nelle vesti insolite di cantore italico dalle atmosfere leggere.

– ELIO E LE STORIE TESE nome garanzia, confidando sul fatto che Elio abbandoni le velleità di conduttore/vocal coach/trainer per tornare al suo ruolo principale nel migliore dei modi, credo sia altresì molto improbabile che tirino fuori dal cassetto un brano migliore rispetto alla celeberrima “terra dei cachi” di antica memoria. Ma resto fiducioso su questi ragazzacci virtuosi.

– MALIKA AYANE è nata praticamente qui, nonostante fosse giunta ai primi successi con le canzoncine in inglese. Ormai tra le top italiane, vanta una voce da brividi che le consente di tirar fuori sempre il meglio, anche da pezzi meno riusciti: la classe non è acqua, credo possa essere sin da ora tra le favorite del pubblico

– DANIELE SILVESTRI quasi “scontata” la sua presenza festivaliera quest’anno ma con Daniele, che ebbi modo di intervistare svariati anni fa, dopo tappa a Cerea, si va sul sicuro, sia che proponga sonorità spensierate (“La Paranza” e “Salirò”) sia che spinga il piede su temi sociali, spesso scottanti (“L’uomo col megafono”, con cui si impose su questo palco nel ’95 e la spettrale “Aria”)

– MODA’ unica concessione fortemente “commerciale” dell’elenco, per aver convinto Fazio credo abbiano davvero in canna un grande pezzo, dalle sonorità ariose e potenti, sul loro stile. Puntano dritti alla vittoria, e non potrebbe essere altrimenti, visti gli innumerevoli successi mietuti negli ultimi 3 anni

– SIMONA MOLINARI con PETER CINCOTTI finalmente la Molinari su questo palco, verrebbe da dire, dopo i bagliori dell’edizione giovani 2009 (messa in ombra da un’autentica fucina di talenti emerse nella stessa edizione, dalla vincitrice Arisa, alla raffinata Malika, dalla suol singer Karima alle figlie d’arte Chiara Canzian e Irene Fornaciari). Qui in collaudata coppia con Cincotti, potrebbe essere una sorpresa candidata al Premio Mia Martini

– MARTA SUI TUBI come l’anno prima i Marlene Kuntz e prima ancora con gli Afterhours, i Subsonica o i Quintorigo, quest’anno annuncio in loro i miei favoriti, in quanto provengono dal mio “mondo di riferimento musicale”. Unici nel panorama rock italiano, di recente hanno duettato pure con Lucio Dalla, dopo che già simpaticamente lo avevano citato nella loro frizzante “Cristiana”. Mitici i ragazzi, originali, il minimo che mi viene per definirli

– SIMONE CRISTICCHI  ci sta eccome in un cast simile, visto il suo forte impatto in ambito sociale. Tuttavia Simone è da sempre un joker della musica italiana, capace spesso di ricorrere all’arma dell’ironia e del gioco per trattare tematiche spesso impegnative. Da seguire con attenzione

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– ANNALISA trattasi della rossa di Amici, ma sarebbe davvero riduttivo, oltre che ingeneroso trattarla da “Emma” o “Alessandra Amoroso” di serie B, in quanto possiede certamente più pulizia formale nell’esecuzione, oltre che maggiore eleganza sul palco. Ottima voce, personalità ancora un po’ timida ma capace pure di inchiodare alla tv: è una che si fa ascoltare volentieri

– MAX GAZZE’ un altro dei miei favoriti, inutile girarci attorno. Ogni volta al Festival fa la sua onesta figura. Ricordo una bella intervista tanti anni fa, in coppia con l’amico fraterno Ricky, all’epoca proprio di un post Sanremo (quello de “Una musica può fare”), prima di un suo concerto al mitico Extravagario Teatro Tenda di Verona. Persona colta, squisita, umile.. un grande musicista.

– MARIA NAZIONALE in ambito “nazionale”è nota soprattutto per la sua partecipazione a Sanremo in coppia con il guru Nino D’Angelo nel 2010 (tra l’altro la canzone era davvero notevole), credo non si discosterà molto da quel registro, magari accentuando l’aspetto nazional popolare, meno incline al suono world music di quel pezzo-

– MARCO MENGONI gradito ritorno, uno di quei cantanti usciti da talent (in questo caso da X Factor) che vale la pena di ascoltare, sempre che smetta di voler emulare, in modo inconcludente, il mai dimenticato Jeff Buckley. Mengoni ha una voce bellissima e una personalità straripante, però a 24 anni deve ancora trovare la sua giusta dimensione e, soprattutto, deve cantare pezzi che lo rappresentano appieno, come appunto la “Re Matto” di un paio d’anni fa. Meno virtuosismi e più spazio alla sua vera anima e potrebbe risultare vincente anche in questo contesto

– CHIARA GALIAZZO come Nathalie due anni fa, approda qui direttamente da X Factor, nella quale si era da subito contraddistinta per la bella ugola e per i modi un po’ “da svampita” (in senso buono). Padovana, simpatica e talentuosa, resta tuttavia un’autentica scommessa a questi livelli: vedremo come affronterà un palco tanto prestigioso, capace di far tremare le gambe anche ad artisti molto navigati-

Comincia il conto alla rovescia! Che bella musica sia, e poche cazzate, please!

Che delusione il cast di Sanremo Giovani 2013: alla fine si è voluto rischiare davvero pochissimo, nonostante Mauro Pagani in regia

E così nemmeno Mauro Pagani è riuscito a far arrivare direttamente sul palco di Sanremo Giovani alcuni tra i migliori esponenti dell’indie italiano. Nome (o genere) che in definitiva non significa o certifica nulla, se non il fatto che si tratta di artisti davvero partiti “dal basso”, magari nemmeno in possesso di un regolare contratto discografico ma che si muovono spesso sapientemente ed  egregiamente in ambito live, dopo aver setacciato il web e raccogliendo da più parti consensi. Indie più come attitudine quindi che per comunanze musicali. Eppure, tra questi pseudo-sconosciuti (parlo per il grande pubblico, appunto, perchè se si fa un breve giro perlustrativo in un qualsiasi social network si evince benissimo come invece siano realtà consolidate e acclarate di un nuovo rock italiano), c’erano artisti con grandi credenziali e qualità. Inutile scomodare i nomi di Colapesce, Management del Dolore Post Operatorio, la raffinata Paola Donzella, ma tra gli esclusi figurano pure i rapper Power Francers, Jacopo Ratini (che peraltro aveva già partecipato un paio d’anni fa), la graffiante e romantica voce di Bianca Atzei,  senza contare i più commerciali “Moderni” giunti da X Factor. Mancano – e questa in fondo non sarà una grave perdita – in pratica tutti gli alfieri dei talent, a parte un redivivo Antonio Maggio, ex Aram Quartet, che pure ci aveva provato, senza successo, esattamente 12 mesi fa.

Gli altri in gara saranno gli arci noti Il Cile e Nardinocchi, classici esempi di cantautori nè di qua nè di là, che giocano a fare gli alternativi ma che in realtà non vedono l’ora di esibirsi all’Mtv Day e di salire sui carrozzoni del Primo Maggio e affini. Poi Paolo Simoni, da tempo in orbita Tenco e la Porceddu che sicuramente potranno piacere a chi ha gusti più tendenti al jazz/soul. Sono rimasto deluso onestamente, si poteva rischiare di più. Proprio perchè stimo Fazio e Pagani avrei voluto una griglia innanzitutto più numerosa e poi più rappresentativa. Mettiamo pure che ora nei big si scopriranno i soliti, magari amici degli amici degli amici… boh, magari sono solo pessimista e mi direte voi che forse mi merito i Valerio Scanu o i Marco Mengoni!

Amaro in bocca, questo sì! Ma poi so già che non mi perderò una sola puntata, perchè “Sanremo è Sanremo”!