DOSSIER SERIE A: quanto hanno inciso gli stranieri nel nostro campionato? PARTE 2

GENOA

Stagione a lungo compromessa quella dei liguri, ma poi abilmente rimessa in carreggiata da un tecnico poco reclamizzato come Ballardini. Tanti stranieri, ma alla fine a tirar fuori i ragni dai buchi c’hanno pensato soprattutto Borriello, Portanova, Manfredini, Bertolacci, Antonelli…

Sugli scudi comunque Matuzalem, giunto a gennaio e subito carismatico e propositivo, più che sufficiente l’apporto di Kucka, gigante del centrocampo, in possesso di doti atletiche non comuni, poco utilizzato Tozser, e così pure altri stranieri che Preziosi ostinatamente cerca di portare a Genova, confidando nel boom, non sempre a portata di mano. In difesa, in mezzo ai già citati pilastri italiani, ha brillato per un’altra stagione la stella di Grandqvist, ruvido come si addice ai difensori nordici ma terribilmente efficace, uno che in campo non alza mai bandiera bianca.

INTER

Nella stagione più tribolata dell’ultimo decennio nerazzurro, ben poco hanno fatto gli stranieri (che compongono la maggior parte della rosa, a dire il vero), fatta eccezione per il capitano Zanetti e per gli attaccanti Milito e Palacio, sempre sugli scudi, finchè il fisico ha sorretto. Alla fine il migliore è stato Handanovic, addirittura ora accreditato come uno dei migliori portieri europei. Lo sloveno, da una vita in Italia, ha in effetti salvato spesso la baracca, poco aiutato da un Samuel sempre in infermeria (per non parlare di Chivu) o da un Juan Jesus promettente ma invero acerbo e spesso lasciato allo sbaraglio. Sempre rotti Mudingayi e Stankovic, al capolinea il buon Cambiasso, fuori categoria Jonathan, a sprazzi ha fatto vedere tecnica e impegno l’ex oggetto misterioso Ricky Alvarez, ma siamo lontani da livelli di eccellenza. Guarin ha entusiasmato in alcune partite ma urge un’adeguata collocazione tattica per non disperdere le sue qualità, così come vale per il giovauissimo Kovavic, dotato di indubbio talento e futuro ma troppo lasciato solo in mezzo al campo. Ormai una sicurezza Nagatomo, mai in affanno, mentre Kuzmanovic è parso privo di spessore a metà campo, lento e involuto, così come l’esterno Pereira, raramente incisivo, e scarso in difesa. Insomma, una debacle vera e propria, c’è da ricostruire e in fretta, anche se la firma di Mazzarri pare sorridere ai tanti sostenitori nerazzurri

CATANIA

Chiedo venia, sto andando a memoria e dimenticavo la squadra “estera” per eccellenza del nostro campionato, lo splendido Catania di Maran. Dopo la Fiorentina e l’Udinese, sugli scudi vanno gli “argentini” siciliani che hanno disputato tutti una stagione, l’ennesima, sopra le righe. Ottimi Andujar, finalmente continuo e sul pezzo, il terzino roccioso Alvarez, il gigante Spolli non è più una novità e ha ben esordito alle sue spalle il giovane Rolin; semplicemente fantastici i tre davanti Bergessio, ormai goleador, Barrientos, classe pura dopo tanti guai fisici e il piccolo e velocista Gomez. Impeccabili Almiron e Izco… una squadra costruita con grande sagacia e maestria, un gruppo vero.

vi

JUVENTUS

Ha dominato il torneo con un blocco italiano, quello che costituisce, specie in difesa la colonna azzurra. Eppure hanno fatto bene la loro parte per la conquista dello scudetto bis lo svizzero Liechtsteiner, abilissimo nelle due fasi in fascia, il ghanese Asamoah, specie nel girone d’andata in un ruolo non propriamente suo. Su tutti, quasi scontato dirlo, è volato alto il cileno Vidal, che a tratti ha trascinato la squadra nel vero senso della parola. Pogba, a 20 anni, è già una realtà e il suo impatto è stato devastante. Ci si aspettava qualcosa in più da Isla, visto a Udine pareva un fenomeno, ma ha pesato tantissimo l’infortunio. Vucinic ha contribuito allo scudetto ma non è parso migliorato rispetto allo scorso anno e probabilmente partirà. Caceres ha giocato poco ma rimane pedina giovane e affidabile. Strano però constatare che nella splendida stagione bianconera siano presenti anche i “flop players” della serie A: lo sfortunato Bendtner, subito fermo per infortunio e ricordato a Torino più che altro per i suoi modi da dandy e l’enigmatico, ma sarebbe più corretto dire “ex calciatore” Anelka, pagato a peso d’oro per un improbabile impiego europeo.

LAZIO

Buon ciclo quello assortito da un tecnico tra i migliori visti all’opera, seppur esordiente a certi livelli. Petkovic ha conquistato tutti e ha saputo tirar fuori dal cilindro una splendida stagione, nonostante l’utilizzo di pochi uomini. Ottimo Hernanes, sempre più leader, certezza Ledesma, in ribasso Dias, strepitoso il vecchio Klose, sempre affidabili Radu, seppur spesso fermo ai box e Lulic, in grande crescita sulla fascia, un trattore inarrestabile. Bene Cavanda, finchè ha potuto e nel finale è emersa la stella di Onazi, già protagonista con la Primavera in finale l’anno scorso.

MILAN

Stagione riacciuffata per i capelli, ma come per la Juve hanno pesato molto di più gli italiani, dal Faraone a inizio campionato, a Montolivo e Balotelli nel ritorno. Tra gli stranieri pochi si sono messi in mostra, meritano però una menzione un ritrovato Flamini, un sorprendente Constant, anche se alla lunga è piaciuto di più il giovanissimo autoctono De Sciglio, enfant du pays. Col tempo si è assestata la coppia difensiva Mexes – Zapata, non al riparo però da grosse ingenuità.

Toh… chi si rivede? Axel Cedric Konan al Sorrento

Si sa, con Zeman non esistono le mezze misure. A partire dalla carriera dello stesso boemo, fatta di slanci incredibili e gioco spettacolare (concretizzatisi nei favolosi anni di Foggia o nella splendida stagione scorsa al Pescare) e di terribili cadute e campionati imbarazzanti (come le stagioni segnate dagli esoneri, tra cui a Napoli, Brescia e alla Stella Rossa). Anche fra i suoi giocatori, accanto a gente che poi, dopo averlo incrociato, ha avviato una grande carriera, ce ne sono alcuni indissolubilmente legati a lui, che hanno raggiunto il top una stagione per poi ridimensionarsi velocemente. Pensiamo a Vignaroli, tornante da circa 3 gol a stagione che, con Zeman a Salerno, toccò la cima della classifica cannonieri segnando 24 gol.

Andiamo indietro un attimo con la memoria, e torniamo alla stagione 2004/05, quando il boemo sedeva sulla panchina del Lecce. Fu una stagione splendida per la squadra salentina, che si salvò con largo anticipo, giungendo nona, e concludendo con un tabellino “classico” per Zeman: miglior attacco, assieme a quello della Juve scudettata e (ovviamente) peggior difesa!

Una squadra esemplificativa di quanto detto prima: in terza linea, per un Cassetti che poi spiccherà il volo alla Roma, figurava a sinistra un giovane Erminio Rullo che invece non toccò nemmeno minimamente i picchi di rendimento di questa stagione; a centrocampo, con il regista Ledesma, poi tra i migliori per anni nel suo ruolo alla Lazio, figurava un Sam Dalla Bona che invece, tolto un anno buono a Napoli, si perse, finendo in un lungo oblio. In attacco, da sempre arma letale delle squadre di Zeman un trio di tutto rispetto, quello composto dal giovanissimo Bojinov (sorta di meteora del grande calcio, a cui ho dedicato di recente un lungo articolo), Vucinic (divenuto campione con Roma e Juventus) e Konan, che giocava a Lecce già da qualche anno, essendo giunto in Salento ancora minorenne.

Axel Cedric Konan (classe ’83) è un attaccante ivoriano che, pur non mostrando quelle doti fisiche e atletiche presenti in molti suoi connazionali, faceva al caso di Zeman, grazie ai suoi movimenti in campo, al suo senso tattico e alla capacità di duettare ottimamente con gli altri due frombolieri d’attacco.

Axel Konan con la maglia del Lecce, quella che gli ha regalato maggiori soddisfazioni

Axel Konan con la maglia del Lecce, quella che gli ha regalato maggiori soddisfazioni

Konan è un ragazzo tranquillo, che lega le sue migliori stagioni al Lecce, quando ancora era molto giovane, se si pensa che riesce ad accumulare ben 111 presenze con 21 gol fino al 2006, quando in fondo ha solo 23 anni e sembra poter ambire a una buona carriera in serie A. Ma con la retrocessione del Lecce la sua dimensione tecnica cambia, e lui sembra non ritrovare più le sue caratteristiche principali, risultando ai più abulico, lento e sovrappeso. Dopo il fragoroso flop al Torino (una manciata di presenze nel 2007) per Konan inizia l’inesorabile discesa, proprio mentre il coetaneo montenegrino Vucinic, col quale ha diviso moltissimi anni giovanili al Lecce, inizia la sua scalata da big del calcio italiano.

Il ritorno a Lecce è una passerella senza gloria, anche se in qualche modo il suo nome figura tra quelli che hanno riconquistato la serie A. Tuttavia nel 2009/10 decide di restare un anno senza calcio per avvicinarsi alla famiglia. Si accasa poi in Svizzera, al Bellinzona, ma in quasi 3 anni mette a segno solo 2 gol in 17 partite. Di lui si perdono le tracce, fino all’acquisto da parte del Sorrento, che naviga in cattive acque in Lega Pro. Il ritorno in Italia di Cedric potrebbe coincidere con una sorta di rinascita calcistica, anche perchè il problema vero sembra più “di testa”, quello di ritornare a ragionare e vivere da calciatore professionista. Poi, ovvio, serviranno anche le componenti fisiche, gli allenamenti, la giusta preparazione atletica, ma credo che nel contesto di una terza serie italiana Konan possa dire egregiamente la sua.

Il Pagellone della serie A – parte 1

E’ terminato il campionato di serie A e puntuale arriva il mio personale bilancio sui protagonisti di questa esaltante ma pure controversa stagione, in attesa dei verdetti relativi al calcio scommesse che potrebbero sovvertire graduatorie e punteggi.

ATALANTA

La vera rivelazione del campionato, soprattutto in merito alla pesante penalizzazione iniziale. Colantuono ha infondato sicurezza a un gruppo proveniente dalla serie cadetta ma di gran qualità. Gioco arioso, solido e razionale, sospinto da un pubblico affezionato e numeroso.

Big  DENIS – meno prolifico nel girone di ritorno ma è grazie soprattutto ai suoi gol di inizio stagione che la squadra ha colmato velocemente il gap di punti. La sua miglior stagione italiana.

Sorpresa CIGARINI – non certo una novità ma pur reduce da una negativa esperienza spagnola, Luca ha saputo rifarsi tornando a Bergamo. Giustamente premiato da Prandelli in vista degli Europei, per i quali nutre una fondata speranza di essere arruolato. Da evidenziare pure le conferme di Peluso e Consigli, e la buona stagione di Bonaventura, giovane del vivaio, Schelotto e del piccolo Maxi Moralez, all’esordio nel campionato italiano.

Delusione MASIELLO – Non può che essere Andrea Masiello, che rischia di rovinare anzitempo una carriera che sembrava ben più che promettente. Protagonista con Bonucci e Ranocchia un paio d’anni fa di una stagione monstre a Bari, è caduto nella tela del calcio scommesse e ne è ancora fortemente invischiato.

BOLOGNA

Gran merito a Pioli che ha saputo, proponendo un calcio di qualità, ottenere una comoda salvezza, andando oltre le aspettative. Squadra a tratti spettacolare, sorretta dalle individualità ma forte pure di un cambio tattico in corsa, con l’utilizzo della difesa a 3.

Big DIAMANTI – Stagione positivissima per l’estroso trequartista, che si è diviso con l’astro nascente Ramirez il compito di supportare Di Vaio in avanti. Colpi di gran classe, un giocatore ritrovato e buono pure per la Nazionale.

Sorpresa TAIDER – giovane di appena 20 anni, esordiente in serie A, mostra carattere, personalità e un abbinamento perfetto di tecnica e fisicità. Giocatore moderno già finito nel mirino della Juventus.

Delusione ACQUAFRESCA – non è ancora pienamente sbocciato in tutto il suo talento l’attaccante italo-polacco. Qualche gol ma ancora tanta personalità da acquisire, così come la giusta cattiveria sotto porta.

CAGLIARI

Stagione tribolata, pur coronata da una serena salvezza. Cambi in corsa, ripensamenti, cessioni di colonne storiche, alla fine Ficcadenti ritrova il bandolo della matassa ma per l’anno prossimo occorrerà partire da basi più solide, oltre che risolvere una volta per tutte il problema dello stadio.

Big ASTORI – non fa più notizia il difensore di scuola Milan, azzurrabile per gli Europei e sempre più sicuro in coppia con Canini. Pronto per una squadra d’alta classifica.

Sorpresa PINILLA – Attaccante pienamente affermato, sorprende tuttavia il modo in cui si inserisce alla perfezione all’interno dei meccanismi della squadra, risolvendo così un annoso problema relativo al centravanti. Se sta bene tutto l’anno è un bomber da 20 gol a stagione.

Delusione LE PUNTE – Spiace bocciare l’ intero blocco offensivo ma prima dell’arrivo del cileno Pinilla, né Larrivey (esclusa una superflua tripletta), né Thiago Ribeiro (incostante e meglio da fantasista), né un sottoutilizzato Nenè hanno saputo fare la differenza. Meglio Ibarbo, anche se appare ancora tatticamente da registrare.

CATANIA

A lunghi tratti la terza miglior squadra per gioco espresso, dopo Juventus e Udinese. Montella, pronto per grandi palcoscenici, è ambito da molti prestigiosi club. Forse si chiude un ciclo, considerando la partenza del direttore Lo Monaco, autentico talent scout della squadra.

Big LODI – arrivato tardi al calcio che conta, considerando le grandi qualità che possiede, mostra finalmente tutto il suo repertorio fatto di gol a effetto (specie su punizione, dove ormai non è secondo a nessuno), rifiniture, ottima regia. Un giocatore da grandi palcoscenici, visto che ha raggiunto la piena maturità e una certa consapevolezza dei propri mezzi.

Sorpresa MARCHESE – Ripescato dopo un paio di anni di oblio, approfitta dell’infortunio del titolare Capuano e non esce più dall’undici titolare. Ottimo in fase di propulsione, efficace in difesa e pure goleador quando occorre. Ritrovato. Conferme da parte di Bergessio e Gomez, stupiscono i colpi di Barrientos (finalmente al top della forma) e la condizione di Legrottaglie, autentico leader difensivo.

Delusione SUAZO – Sembra quasi un ex giocatore, lui che per un decennio e oltre ha deliziato i tifosi italiani con le sue corse a perdifiato e i numerosi gol.

CESENA

Clamorosa retrocessione, specie se la rapportiamo alle tante attese suscitate da un calcio mercato coi botti, che facevano indicare proprio nella squadra romagnola la rivelazione di agosto, pronta per il salto di qualità. Invece è stata tutta una corsa in salita, nonostante i progressi visti con Beretta, da cui sarebbe saggio ripartire.

Big PAROLO – Stagione difficile la sua, dopo le ottime premesse dell’anno scorso. Eppure conferma le buone impressioni passate, inserito in un contesto non certo facile. Ha perso il treno per gli Europei ma merita una nuova chance.

Sorpresa I TANTI GIOVANI – Seppur mandati allo sbaraglio, non hanno perso la bussola e rappresentano anzi il miglior investimento per il futuro: alludo in particolare a Tommaso Arrigoni (centrocampista classe ’94!), nipote dell’ex mister Daniele e all’agile punta italo-svizzera Rennella.

Delusione I TANTI “NOMI” ACCLAMATI ALLA VIGILIA – Purtroppo, chi per un motivo, chi per un altro, i vari Mutu, pur autore di alcuni pregevoli gol, Iaquinta, Santana e, soprattutto Martinez, involuto paurosamente dopo il flop juventino dell’anno scorso, hanno toppato in pieno la missione di far gol.

CHIEVO

Torna Di Carlo, si succedono i tecnici e si confermano come sempre i risultati. Salvezza mai così sicura e “semplice”, gioco meno arioso forse dell’anno scorso ma spesso efficace. Non fa più notizia ma i numeri dicono che qualche studio in più su questo “fenomeno” andrebbe svolto.

Big ACERBI – Sbocciato solo nel girone di ritorno, ha fornito prove sontuose fino a far “litigare” in chiave di calciomercato Milan (favorito) e Juventus. Tecnica, tenacia, concretezza, forza fisica e visione di gioco: è nato un grande difensore, dopo l’ottima stagione scorsa alla Reggina.

Sorpresa BRADLEY – Un americano tutto d’un pezzo, incontrista dai piedi buoni, solido e veloce di piedi, ha giocato da veterano.

Delusione PALOSCHI – Forse ci si aspettava qualcosa in più dall’ex enfant prodige del Milan, che non fa mai mancare il suo impegno, al servizio del “vecchio” Pellissier ma del quale si contano pochi gol a conti fatti.

FIORENTINA

Stagione nata male, all’insegna del “precariato” e di un mercato votato al basso profilo, si rischia addirittura la retrocessione ma le basi per ripartire sembrano esserci eccome. Da dimenticare l’episodio shock tra Delio Rossi e il giovane serbo Lijajc.

Big JOVETIC – In una stagione pessima, brilla lucente la stella del montenegrino, tuttavia ancora troppo spesso colpito da infortuni che potrebbero precluderne l’ascesa ai massimi livelli. Per il resto ha già fatto vedere di cosa è capace, tra gol (14), serpentine, dribbling e capacità di leadership. Sembra il primo Baggio, ma diciamolo ancora sottovoce.

Sorpresa – NASTASIC – appena diciottenne sfodera buone prestazione. Non sarà ai livelli di Vidic, al quale viene da sempre accostato ma mostra grinta, carattere e maturità.

Delusione  CERCI – con le qualità che si ritrova, e che gli sono riconosciute sin da ragazzo delle giovanili romaniste, dovrebbe stare fisso in Nazionale. Invece, pur avendo iniziato bene, sull’onda del finale del campionato scorso, si perde tra litigi, incomprensioni, scarso feeling con il mister Rossi e voci di “bella vita”. Alessio, dipende tutto da te! Non buttare via il tuo talento.

GENOA

Tribolatissima stagione rossoblu, salvata in extremis grazie all’appannamento improvviso del Lecce. Preziosi, appassionato presidente, dovrà riflettere per bene e magari costruire una squadra con maggior equilibrio.

Big PALACIO – l’ Inter si sarà maledetta per non averlo acquistato ad inizio stagione su suggerimento di Gasperini. Mai così prolifico, l’argentino dal caratteristico codino è una vera freccia sulla fascia e spietato in zona gol. In grado di segnare in tutti i modi possibili. In una stagione soffertissima merita un plauso anche il capitano Rossi, mai domo e sempre in grado di metterci la faccia.

Sorpresa BELLUSCHI – uno dei pochi volti nuovi a salvarsi, si inserisce bene, con umiltà. Spazia da interno a ala, lui spesso in patria paragonato a Camoranesi. Vale la pena rivederlo per una stagione intera.

Delusione I TROPPI STRANIERI SBAGLIATI – un elenco purtroppo lungo quello dei giocatori esteri portati come incognite e rivelatisi alla fine ben poco adatti al calcio italiano, dalla punta Pratto al laterale Birsa, dall’acerbo Jorquera (che pure possiede ottimi colpi in regia) al desaparecido Ze Eduardo. Allargando il cerchio, appare in forte declino la stella di Gilardino e svalutati Constant e Kucka, sui quali è tuttavia doveroso provare a ridare fiducia.

 

INTER

La vera delusione del campionato, le cui difficoltà paiono evidenti sin dalla brevissima gestione Gasperini, parso quasi subito inviso all’ambiente. Ranieri sistema qua e là fino al clamoroso tracollo; il giovane Stramaccioni punta sull’orgoglio e per un soffio non riacciuffa un posto in Champions che a quel punto francamente sarebbe stato eccessivo. Meglio ripartire con umiltà, mettendo in soffitta la gloria degli anni recenti.

Big MILITO – Dopo un inizio difficile, che sembrava confermare i passi indietro dell’anno scorso, rinasce nel girone di ritorno, segnando a ripetizione, come ai tempi del Triplete. Un esempio di forte attaccamento ai colori nerazzurri.

Sorpresa POLI e OBI – I due giovani nel momento del bisogno dimostrano di essere “da Inter”: danno una bella rinfrescata a una mediana in forte crisi e crescono in personalità. Da tenere, anche se si teme che possano divenire oggetto di scambio per arrivare a un top player, come va di moda dire oggi.

Delusione LA VECCHIA GUARDIA a pancia piena – Salviamo assolutamente capitan Zanetti, inesauribile cursore e abile in ogni zona del campo, viene meno invece l’apporto di gente come Cambiasso, Lucio, Snejider e Stankovic. Male Pazzini, intristito e poco presente in zona gol e mezzo flop Zarate, salvato in extremis dal coraggioso Stramaccioni.

JUVENTUS

Stagione incredibile, coronata da un inaspettato quanto meritatissimo scudetto. Pochi immaginavano una Juve così competitiva per tutta la stagione. Egregio Conte nell’assemblare, modificare, plasmare una squadra giovane ma pure esperta, perfettamente amalgamata tra Big e ottimi giocatori in cerca del sigillo vincente (Vucinic, Liechtsteiner, Pepe). Un grande gruppo, da puntellare in vista della Champions. Tornato su livelli di eccellenza Buffon e addio magico da parte del Capitano Alex Del Piero.

Big PIRLO– Difficile scegliere nel contesto di una stagione fantastica dei bianconeri. Premio Pirlo, il cui modo di interpretare il ruolo datogli da Conte ha letteralmente inventato il gioco della Juventus. Ancora uno dei migliori registi del mondo.

Sorpresa BONUCCI – In mezzo a conferme come quelle di Barzagli e Chiellini e alla crescita esponenziale di Marchisio e Vidal, è giusto sottolineare come, soprattutto dopo il passaggio alla difesa a 3, abbia spesso giganteggiato il difensore ex Bari che ha saputo giocare in sicurezza, forte di doti tecniche superiori alla media, ben protetto dai compagni di reparto.

Delusione ELIA e KRASIC – In un contesto in cui tutti hanno reso al meglio delle loro possibilità, i mugugni vengono dalle fasce, con il biondo Krasic lontano parente della promettente freccia vista all’opera l’anno scorso e l’olandese autentico flop, non solo della Juventus, ma di tutto il campionato. Impacciato, dribblomane improbabile, superficiale negli approcci alle partite. Da rispedire al mittente.

Scudetto meritatissimo della Juve! Ma quanti sono: 30 o 28?

In rete si sono scatenati in tanti: chi irride, chi fa un motto di orgoglio, chi gioisce in modo sfrenato, chi continua a fare la conta dei torti, altri che fanno la conta… degli scudetti: 28 o 30, come sosterrebbe la società? O addirittura meno, come sostengono i maligni tifosi rivali?

Sgomberiamo il campo dagli equivoci: se c’è uno scudetto meritato negli ultimi anni, è proprio quello juventino! Per la squadra egregiamente guidata dal semi esordiente in serie A (se escludiamo la breve e infelice parentesi bergamasca) Antonio Conte hanno contato fattori determinanti come il bel gioco, la continuità di rendimento, una rosa disponibile e molto flessibile, le qualità individuali al servizio del collettivo, e non è quest’ultima una frase fatta, se si considera che la Juventus ha vinto senza un centravanti capace di andare agevolmente in doppia cifra, anzi, facendolo ruotare a seconda degli impegni e dello stato di forma.

Di contro il Milan, l’unico vero ostacolo alla conquista di un insperato scudetto alla vigilia, ha pagato nel corso della stagione i numerosi e pesanti infortuni (su tutti Cassano, Boateng e Thiago Silva), la sopravvalutazione di alcuni pezzi pregiati (mi riferisco a Pato e Aquilani) e non sono bastate l’abnegazione della rivelazione Nocerino, i gol del sempre più implacabile (in campionato) Ibrahimovic, nettamente il migliore atleta di una serie A sempre più povera e la compattezza di un gruppo che forse ha davvero dato tutto. Polemiche infinite a parte, gol non gol visti e non visti, la Juventus ha meritato ampiamente, poco per volta si è insinuata davanti, in una posizione di vertice alla quale francamente non era più abituata nè avvezza.

Il protagonista a mio avviso è stato l’allenatore, probabilmente sin troppo borioso, nonostante abbia reclamizzato sacrificio e l’inferiorità nei confronti del Milan, professando umiltà ad ogni intervista; il tecnico salentino da tempo sognava di guidare la Sua Juventus, dopo esserne stato per anni un trascinatore, un combattente. Allievo di Lippi, ancora giovane ma con le idee sufficientemente chiare, e bravo a mutare pelle, lui che all’inizio tutti indicavano come strenuo fautore di un futuristico quanto improbabile 4-2-4. Una Juve camaleontica, capace di difendersi a 3. a 4, di giocare a una punta, col tridente e forte di una mediana incisiva ma anche spettacolare. La difesa ha retto alla grande, di Buffon, tornato a ottimi livelli dopo le insidie casalinghe di Storari, si ricorda solo l’erroraccio col Lecce che ha levato un po’ di sonno ai tanti sostenitori bianconeri; il trio Barzagli- Bonucci- Chiellini è parso compatto e assolutamente efficace, tanto che a una gara dal termine sono solo 19 i gol subiti. Velocità di Barzagli, tecnica di Bonucci, ripresosi alla grande dopo un girone d’andata difficile, e concretezza di Chiellini ed ecco pronta per la Nazionale una difesa di ferro. Sulle fasce ottimo Liechtsteiner, pur “pressato” dal jolly Caceres e sbocciato lo sfortunato De Ceglie, in lizza con il nuovo Estigarribia sulla corsia mancina. Che dire del sontuoso Pirlo? I termini si sprecano, il miglior regista del mondo basta come definizione? Esploso in tutto il suo talento il prodigio di casa Marchisio, nuovo Capitano, e rivelatosi il cileno Vidal non solo come abile incontrista ma pure come polmone dai piedi buoni. In attacco spazio per tutti, dal tecnico Vucinic, cresciuto a dismisura nel ritorno, anche se poco concreto spesso sotto rete, ai ritrovati Quagliarella e Borriello, al concreto Matri, fino al multiuso Simone Pepe, bravo sia da esterno che da centrocampista puro, un po’ come il rincalzo Giaccherini. Commiato d’addio con vittoria per una Bandiera assoluta come Del Piero, mai una polemica, un esempio straordinario di attaccamento al campo e ai colori. Non pervenuti gli stranieri che avrebbero dovuto far volare la squadra sulle fasce secondo pronostici estivi: Elia, vero oggetto misterioso del campionato e Krasic, opaco, intristito dal poco utilizzo e non consono agli schemi del mister.

Proviamo a inserire De Rossi, Maggio e Balotelli al posto degli stranieri, come ha detto ieri Costacurta in un programma di Sky Sport, e notiamo con piacere che potrebbe nascerne una Nazionale Azzurra efficace e in linea con le squadre più forti per contendersi gli Europei.

Ora però qualcuno ci dica quanti sono questi benedetti scudetti bianconeri? 30 o 28???

La stagione della Juve dipende da Conte

E’ stato un mercato certamente frenetico quello condotto dal direttore generale bianconero Marotta. Nell’ennesimo tentativo di risalire e arrivare al pari delle big storiche, la Juventus post Calciopoli, non ha più attenuanti. O meglio, ne ha sul piano squisitamente tecnico e questo si rivela a conti fatti un punto assai dolente per il popolo juventino, poco abituato a veder vincere le altre squadre in ripetuta serie, per giunta.
Se Marotta abbia fatto o meno un buon lavoro, solo il campo potrà dirlo. Per ora permangono dubbi nella gestione di alcune dinamiche spiacevoli, in merito soprattutto al caso Amauri, alle mancate cessioni di Bonucci e Pepe, acquistati a peso d’oro appena un anno fa, ma anche rispetto alla situazione di Ziegler si è sfiorato il paradosso (e non mi si venga a dire che da un punto di vista meramente economico è stata fatta una buona plusvalenza).
L’organico della Juve può competere ad alti livelli, almeno in patria, un tempo terreno fertilissimo per i suoi successi?
Antonio Conte esordisce ad altissimi livelli ancora molto giovane, avendo da poco compiuti 42 anni ma ha un pedigree di tutto valore, non solo dettato dalla notevole carriera da giocatore, ma pure corroborato da risultati vincenti nella sua breve carriera di tecnico (esclusa la parentesi atalantina, giunta prematuramente dopo il boom di Bari). Sembra avere innegabile una dote, importantissima per tutti gli allenatori ad ogni latitudine e a ogni categoria: sa far rendere al massimo i suoi giocatori e su questo si poggiano le speranze dei tifosi, oltre che sulle qualità dei nuovi arrivati. Conte sarà la chiave di volta della stagione bianconera, adotta lo stesso modulo tattico del precedente mister Delneri, ma sembra possedere maggior piglio, maggior sfrontatezza e soprattutto una miglior dimestichezza con l’ambiente. E’ uno che lavora e fa parlare i fatti ma sa pure alzare la voce, mi ricorda un po’ Mancini, se solo il paragone non potesse sembrare blasfemo agli occhi dei tifosi dell’una e dell’altra parte.  Molto più concretamente dovrà saper far fronte a diversi nodi intricati, non solo tattici. La questione degli esuberi, la gestione degli scontenti, dei separati in casa e far convivere più anime, scovando la miscela giusta per non sacrificare gente come il forte nazionale Marchisio, il quotato cileno Vidal (occorre risolvere al più presto l’interrogativo sul suo ruolo.. a fare il jolly rischia di disperdere le sue attitudini principali), lo stesso Pepe, Quagliarella. Ci sono tantissimi esterni, non tutti di primissimo piano ma almeno sull’olandese Elia è necessario puntare con forza, nonostante la sua la sua propensione all’offesa, più che alla ricerca dell’equilibrio, fondamentale per far funzionare al meglio il credo calcistico del tecnico (lasciamo da parte i numeri per una volta). Certo, mi direte, ma Conte ama esterni che attacchino, i cosiddetti “finti attaccanti”, coloro che trasformano l’obsoleto 4-4-2 in un moderno e efficace 4-2-4. Sì, ok ma il problema è che né Elia, né Krasic vanno molto sul fondo: il primo, dotato di ottima fantasia, è un po’ anarchico o comunque un dribblomane nato, l’altro l’abbiamo visto e per buona parte della stagione scorsa apprezzato e non poco, ma è uno che partecipa poco all’azione corale della squadra… Palla a lui e via a testa bassa lungo la fascia ma di assist o meglio, di cross, ne ricordo pochini a memoria. In attacco Matri è imprescindibile: l’ex cagliaritano ha il gol nel sangue. Vucinic non farà certo panchina, a meno che non si dimostri incostante come a Roma, ma il vecchio capitano, il già citato Quagliarella? Mi sembra un organico troppo debordante per una squadra che sarà in lizza solo per una competizione. A Conte l’onere di risolvere il bandolo della matassa.