Che esordio per l’Hellas Verona: poker al Latina e grande gioco in mezzo al campo

Buonissima la prima, è proprio il caso di dire, dell’Hellas Verona al Bentegodi. Un risultato roboante, sottolineato da tutti i media locali e nazionali, e che va a certificare, semmai ce ne fosse stato bisogno, il ruolo che la squadra gialloblu dovrà recitare quest’anno in serie B: da protagonista.

Un 4 a 1 che ci sta tutto, frutto di un predominio non soltanto territoriale ma tecnico, dove il divario con il Latina era davvero troppo ampio. 

Tutti a festeggiare Bessa: che esordio da sogno per il talento delle giovanili dell'Inter

Tutti a festeggiare Bessa: che esordio da sogno per il talento delle giovanili dell’Inter

Ecco, forse a cercare di smorzare gli entusiasmi potrebbe entrare in gioco questo fattore: cioè che la squadra laziale non sia certo annoverata, almeno quest’anno, tra le compagini più in vista e accreditate. Ma sarebbe ingeneroso sottovalutare i meriti degli uomini di Pecchia che si trovavano a dover esordire necessariamente con una vittoria. Le pressioni ci saranno in questo lungo cammino cadetto ma mi piace il modo in cui tutti, dal tecnico, al direttore sportivo, ai giocatori (convincente il modo in cui i neo arrivati Fossati e Bessa – una coppia di qualità a centrocampo che non si vedeva da tempo da queste parti – hanno dichiarato di voler andare a Salerno per vincere), si stanno ponendo, scegliendo di non fare proclami ma allo stesso tempo non nascondendosi.

Mi scoccia, e vale per tutti i tifosi, rendermi conto che il mercato probabilmente ci porterà via quel Romulo, appena recuperato e smanioso di riprendere il proprio brillante cammino, già ieri trascinatore. Credo si sia speculato sul suo nome, io non l’ho mai percepito alla stregua di un mercenario. Tre anni fa ci condusse a una salvezza clamorosa, forte di un campionato eccellente, assieme ai vari Toni, Iturbe, Jorginho, Maietta… naturale che bussasse alla porta una grande, e in quel momento (ma direi… mai) era impossibile rifiutare la corte della Juventus.

La storia recente dell’italo-brasiliano è una sorta di remake del fortunato film “Sliding Doors”: acquistato dalla Juve, in procinto di diventare per lo meno un cambio dei titolari, o uno dei 12/13 titolari, e quasi certo di disputare i Mondiali in Brasile con la maglia azzurra, è incappato in un brutto infortunio che l’ha in pratica tenuto lontano dai campi di gioco per una stagione intera. Lo scorso anno il rientro in gialloblu fu in sordina, con il procuratore che cercava altre sistemazioni.

Ma il giocatore in sè non l’avevo mai sentito dichiarare frasi “inopportune” riguardo l’idea di restare da noi (in fondo l’Hellas lo ha reso giocatore importante) e sarebbe un peccato perderlo. Rimanesse e giocando con continuità, ottenendo quella promozione che tutti ci aggiudicano, volerebbe di certo verso altri lidi, se quella è l’ambizione di giocatori di un certo pedigree.

Diverso il caso di Viviani. Del talentino azzurro, protagonista assoluto delle giovanili giallorosse, quando un certo Florenzi gli stava dietro nelle gerarchie, si è visto davvero poco da quando è un calciatore professionista. Che sia la pubalgia, che siano fattori comportamentali, che mentalmente si consideri uno da serie A, conta relativamente.

Ha disputato un precampionato assolutamente non in linea con le aspettative, non pare il giocatore sul quale puntare le proprie fisches per ripartire. Di contro in B i nomi contano relativamente e gente come i già citati Fossati e Bessa, ma pure l’altro neo-acquisto Zuculini hanno le caratteristiche ideali per fungere da protagonisti dei nostri colori.

Tecnica, determinazione, motivazione, ambizione: ingredienti che sono basilari per vincere un campionato. Parlo della mediana, ma pure la difesa rischia di essere menomata da qui alla trasferta di Salerno. Helander in panca ieri significa una sola cosa: cessione.

Che in B lo svedesino abbia le giuste credenziali per guidare un intero reparto non ci sarà dato di sapere, fatto sta che lì (come sempre) entreranno in gioco i procuratori, e volente o nolente, si sta parlando di un giovane quotato a livello internazionale, che solo due anni fa vinse da titolare la finale dell’Europeo Under 21.

Via lui, dentro Cherubin… beh, personalmente, la cosa “s’ha da fare”. Il bolognese ha tanta esperienza, un discreto piede, sa destreggiarsi in più ruoli in difesa, pur essendo nato centrale. Con il passaggio dal modulo a 4 a quello a 3, lui mancino, spesso ha giostrato da centrale di sinistra. Non credo che dia il meglio di sè da terzino sinistro in una linea a 4, ma sicuramente sarà in grado di adattarsi, altrimenti vorrà dire che giocherà centrale insieme al convincente Caracciolo, al posto di quel Bianchetti destinato in A.

Ora, il ragazzo è stato spesso preso di mira. Ammetto, conoscendolo dalle giovanili dell’Inter e del Varese, prima ancora che nell’Under 21, che mi sarei aspettato qualcosa in più da lui con i “grandi”. Ma in B è parso davvero un leader in difesa: pulito, sicuro in ogni situazione di gioco, sereno. Giocare da titolare, magari con un traguardo importante a fine stagione, credo possa rappresentare per lui il vero salto di qualità. E’ ancora giovane, e anche se la sua parabola calcistica rischia di assomigliare a quella di Andrea Ranocchia, un predestinato che non ha saputo imporsi ad altissimi livelli, merita fiducia. Venderlo a campionato iniziato, quando il tecnico Pecchia ha dimostrato di aver puntato su di lui, non mi pare certo la mossa giusta.

Il portiere Nicolas può reggere il peso della responsabilità in una squadra che punta al vertice: non è più il ragazzino di un paio d’anni fa, è reduce da un grande campionato da titolare a Trapani e ieri, al di là del rocambolesco e casuale gol subito (per carità, bella l’idea e il tiro del figlio di bomber De Vitis), si è messo in luce per concentrazione e prontezza di riflessi. L’avversario non era probante, lo si è capito subito, ma la difesa ha subito pochissimo gli avanti avversari. Pisano in B è un lusso, Souprayen deve metterci più grinta (ma probabilmente… non ce l’ha, c’è poco da girarci intorno). In ogni caso arretrare il ciclone Fares a sinistra sarebbe uno spreco. Mi è piaciuto sinceramente anche il modo in cui il “vecchio” Juanito Gomez si è messo a disposizione della squadra, tra i pochissimi del vecchio corso a rientrare nel progetto e immagino utilissimo alla causa nel corso del torneo (boato ieri per il suo gol al termine di una bellissima azione in fraseggio).

Aspettando Ganz, l’intesa tra il turbo Luppi e il Pazzo è stata ottima. Per entrambi una rete, belle giocate, sempre sul pezzo.

Del centrocampo ho già detto. Contro Salernitana e Benevento sarà più difficile sicuramente, ma i nostri non buttano una palla, si smarcano, si cercano, fanno pressing.

C’è una mentalità nuova, e io è da settimane che rispondo a chi mi chiede un parere, che mi interessa per una volta divertirmi allo stadio, vedere un calcio moderno, propositivo, efficace, magari spettacolare. 

Il Popolo Gialloblu, sempre presente, numeroso e rumoroso! Un sostegno incredibile per la squadra

Il Popolo Gialloblu, sempre presente, numeroso e rumoroso! Un sostegno incredibile per la squadra

Ieri tutto questo c’è stato, per la gioia di tanti tifosi sempre appassionati (già ieri eravamo tantissimi allo stadio), mia e di mia moglie che, dopo i magri bottini dello scorso anno, quest’anno si è gustata ben 4 gol in un colpo solo!

Se il buongiorno si vede dal mattino, è proprio vero: ce la possiamo giocare! Il risultato eclatante di ieri – inutile dirlo –  è stata la vittoria in trasferta del neopromosso Cittadella ai danni del Bari, che io stesso avevo giudicato come la squadra più temibile in chiave promozione diretta.

Alla prima giornata ci sta, per carità, ma io mi sarei scoraggiato e incazzato non poco se avessimo perso la prima casa contro il Latina… bene invece, come era prevedibile, le altre big, Carpi e Frosinone, entrambe vittoriose in scioltezza con due gol di scarto sugli avversari. Altro che fuochi di paglia: questi vogliono tornare subito in A come il Verona. Ci sarà da divertirsi in questa lunga maratona!

Troppo scetticismo attorno al nuovo Hellas Verona di Pecchia e Fusco

Per una volta il mio titolo dice già tutto: niente giri di parole e via alla riflessione.

Come tutti sapete – almeno chi mi conosce un pochino – sono un grande appassionato della prima squadra della mia città, l’Hellas Verona (detto con tutto il rispetto per il Chievo e senza intento di provocazione), ma allo stesso tempo mi è sempre piaciuto seguire il calcio a 360 gradi, e per ogni questione che lo riguardi mi piace contestualizzare le mie argomentazioni.

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E’doveroso premettere che siamo reduci dalla peggior stagione di sempre in serie A, con una retrocessione annunciata già a novembre/dicembre (ma non un anno fa, quando invece i pronostici “dalla parte sinistra” della classifica si sprecavano) e uno scoramento generale dovuto al brusco e repentino ridimensionamento, dopo aver cullato la speranza di consolidarsi nella massima serie.

Certamente non è semplice ripartire sorretti dalla giusta dose di fiducia e ritrovare d’incanto quegli stimoli, quella motivazione e anche quella voglia di rivalsa che in situazioni simili è più facile smarrire. Si è chiuso irrimediabilmente un ciclo vincente, sarà tra l’altro la prima stagione post-Luca Toni, campione e uomo simbolo di questi tre anni di A.

Eppure io personalmente, a differenza di tanti miei contatti (e pure di qualche amico stretto, tifosissimo dei gialloblu) ritengo che ci siano degli elementi favorevoli a quella che potrebbe essere una rinascita, senza addentrarsi in azzardati pronostici che poi magari ti si ritorcono contro. La delusione è molta, ancora tangibile, e verrebbe voglia di attuare un vero repulisti in casa Hellas, a partire dalla società, che lo scorso anno ha dato tanti segnali di debolezza al suo interno e di fragilità.

Visto che il padrone non lo si può cambiare – e concedendo il piccolissimo particolare che fu proprio Setti, coadiuvato da Sogliano, da Gardini e soprattutto da Mandorlini a portarci in serie A, qualcosa invero si è mosso in seno alla dirigenza, andando anche a toccare i quadri tecnici. Logorato il rapporto con il mister di Ravenna, ancora forte di un anno di contratto, e non essendo riuscito il miracolo sportivo a Gigi Delneri, dopo tanti nomi valutati, ci si è affidati al semi esordiente Pecchia.

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Si sono da subito sparsi semi di preoccupazione, quando non proprio di rassegnazione, all’annuncio dell’ex braccio destro di Rafa Benitez, nelle esperienze al Napoli e al Real Madrid. Prima ancora l’ex centrocampista fra gli altri dello stesso Napoli e della Juve, aveva solo assaggiato delle panchine da professionista, curriculum che si portava in dote anche un certo Ficcadenti, quando si accinse ad allenare i nostri colori.

Al di là dell’oggettiva scarsa esperienza di Pecchia, di lui fin da quando era protagonista in campo,  si diceva che fosse un predestinato, un allenatore in campo, un ragazzo dotato di grande intelligenza, il “giocatore-avvocato”.

Ha in fondo allenato CR7, Bale, Higuain, Hamsik, Ramos… chiunque conosca certe dinamiche, sa benissimo che un allenatore in seconda è preziosissimo nella preparazione delle squadre e il buon Fabio sembra proprio gradire un gioco “internazionale”, fatto di fraseggi, intensità, con o senza palla, soprattutto fatto di coraggio.

E da quanto tempo, categorie a parte, a Verona, non vedevamo all’opera delle squadre con queste caratteristiche? Mi direte che tutto è ancora da verificarsi, ma potrebbero valere come indizi una preparazione molto diversa rispetto all’ultimo lustro, la prova di Coppa Italia, non brillantissima sul piano tecnico ma promettente in alcuni movimenti e idee di gioco.

Fusco, il nuovo Ds, si sta muovendo bene, anteponendo i fatti alle parole e alle comparsate in tv. Sta cercando di allestire una squadra equilibrata in tutti i reparti, che abbia buoni ricambi ma pochi doppioni (assai dannosi più che utili) e si sta destreggiando pur nell’ambito di situazioni ambigue in merito alle permanenze o meno dei vari Viviani, Pazzini, Helander, Romulo

Il capitolo sui confermati, brutalmente definiti “i retrocessi” merita attenzione, perchè non si può mettere sullo stesso piano gente che ha il pensiero altrove, gente che ama la maglia, gente che forse ha finito il suo ciclo, gente che in A magari era debole ma in B potrebbe farsi valere eccome e gente che realmente è già in clima campionato col solo obiettivo di dare il massimo. Ho omesso di fare i nomi, ma immagino che mi abbiate capito.

Credo che alcuni possano ancora dare tanto, e vanno salvaguardati e incoraggiati, e su questi sarà utile contare per cementare un gruppo che possa coniugare mentalità vincente e voglia di emergere.

Sono soddisfatto di tutti gli innesti: Luppi e Ganz hanno una gran voglia di spaccare il mondo, Fossati nelle nazionali giovanili faceva la differenza e in B si sta consacrando come uno dei centrocampisti più talentuosi della categoria, Nicolas è tornato da Trapani dopo un campionato da protagonista, Zuculini se sta bene è destinato a diventare un punto fermo in mezzo al campo, imprescindibile per ogni allenatore e Antonio Caracciolo, beh, si tratta con molte probabilità del miglior centrale difensivo della B, cercato un gradino più sopra da squadre di fascia media.

Più che altro in B non contano i grossi nomi: gli esempi lampanti di Crotone e prima ancora Carpi, Frosinone, Sassuolo o Empoli sono molto indicativi in tal senso. Un bravo dirigente deve essere ovviamente bravo e abile a scovare i giocatori adatti all’allenatore, quando non sia quest’ultimo a farsi valere, richiedendo uomini che ben conosce. Si devono conoscere le caratteristiche di un’ampia rosa di atleti valutabili.

L’attuale panorama cadetto non presenta ai nastri di partenza la squadra ammazza campionato, la Fiorentina, il Palermo o per rimanere ai giorni nostri, il Cagliari di turno… ci sono buone compagini, tra cui metto certamente le declassate Carpi e Frosinone, il cui exploit non ritengo del tutto isolato, ma nessuna mi pare in grado di guardare tutti dall’alto in basso ai nastri di partenza.

Io lascio ai complottisti o ai dietrologisti le accuse neanche troppo velate di non volere subito la promozione, in modo da poter usufruire del restante bottino del paracadute nella prossima stagione… questi discorsi mi fanno ridere, non hanno senso.

Il torneo di B è lungo e logorante, non scopro l’acqua calda, ed è impensabile tentare improbabili fughe. Sono 42 partite in cui gradualmente si dovrà cercare di trovare l’assetto giusto, quel quid che potrebbe far sbaragliare le carte, ridare entusiasmo, sospingere la squadra. Sappiamo tutti quanto può dare il Bentegodi, la sua gente, il suo Popolo, quello dell’Hellas.

Io mi auspico di fare un buon campionato, di divertirmi, di vedere una squadra propositiva, determinata, che abbia personalità in casa e fuori, che non abbia paura di sbagliare, che ce la metta tutta.

E credo che in fondo siano requisiti che interessano a tutti i tifosi gialloblu. Poi le cose potranno venire da sè, fino a farci spiccare nuovamente il volo.

Calcio giovanile: è boom di centrocampisti. Con il regista del Cesena Stefano Sensi pronto per grandi palcoscenici

Tante volte, non solo su questo blog, ho affrontato temi legati al calcio giovanile, in particolare soffermandomi sull’evoluzione del fenomeno italiano, spesso purtroppo in controtendenza rispetto a parametri internazionali. Della serie, da noi i giovani faticano maggiormente a imporsi, dovendo sottoporsi a massicce dosi di gavetta, non solo faticando così a risalire gerarchie consolidate nei propri club, ma anche partendo da categorie inferiori, col rischio di perdersi, di non crescere, dovendosi cimentare con tornei piuttosto rudi e onerosi dal punto di vista fisico. Ci sono però fragorose eccezioni che confermano come i gioielli presenti ad esempio in Lega Pro o in serie D, siano in realtà ben riconoscibili ad un occhio attento. Gente che, decollando verso piani alti, si ritrova magnificamente a proprio agio al cospetto di campionati più prestigiosi.

La stessa Under, meno reclamizzata rispetto ai cicli degli anni ’90 e 2000, in realtà sta inanellando delle buonissime prestazioni. Solo un paio d’anni fa in fondo, la squadra guidata da Devis Mangia perse soltanto la finalissima degli Europei, travolta da una Spagna superiore nei singoli (nelle piccole Furie Rosse militavano ad esempio Morata, che fu capocannoniere dell’edizione, pur alternandosi davanti con Rodrigo, Isco, Tello, Koke, Illaramendi, Moreno…). Noi però, col senno di poi, abbiamo comunque lanciato nell’occasione giocatori che stanno finalmente mostrando il loro valore a buoni livelli. In quella rosa, di calciatori nati tra il ’90 e il ’92, figuravano Insigne, Gabbiadini, Saponara, Paloschi, Destro, Caldirola, Donati, persino un certo Verratti!). Quest’estate con Di Biagio in panca, siamo andati peggio, ma hanno fatto la loro parte gli attaccanti Belotti e Berardi, entrambi da quest’anno titolari in A, col sassolese ormai certezza da tre campionati. E il nuovo ciclo, partito col vento in poppa, può contare su talenti autentici come lo stesso Berardi, Bernardeschi, idolo della Viola, il granata Benassi, il laziale Cataldi, il naturalizzato terzino del Bologna Masina e una super coppia di difensori centrali, promettenti come non ne avevamo da tempo: Rugani e Romagnoli.

Inoltre, non limitandosi al giro delle Nazionali giovanili, è piacevole constatare come la serie A stia dando indicazioni notevoli in merito a un deciso cambio di rotta sull’utilizzo dei giovani.

Stanno ad esempio emergendo molti centrocampisti. Magari non avranno le caratteristiche o le qualità del Maestro Pirlo, ma in tanti stanno mostrando doti da leader per i compagni. A periodi nascono molti elementi di uno specifico ruolo, quasi fossimo davanti a boom improvvisi. E’ stato così per le punte, per i difensori, per i portieri (anche qui: Buffon è un totem quasi inarrivabile, ma molti suoi colleghi giovani sono di valore, come Perin, Leali, Sportiello…).

Ora, dicevo, sembra che si stia riscoprendo l’esigenza di avere un playmaker, un costruttore di gioco in mezzo al campo. Doveroso citare gli esempi anche di stranieri assolutamente meritevoli come Paredes dell’Empoli – che in patria associavano al primo Riquelme – e Brugman del Palermo, è indubbio però che l’armata tricolore sia ben agguerrita.

Pur con caratteristiche diverse, sono titolari inamovibili Baselli al Torino, Viviani al Verona, Grassi (un ’96) all’Atalanta, ma tante presenze le stanno raccogliendo anche Maiello nell’Empoli, Sturaro nella Juventus, Ivan nella Sampdoria, i già citati Cataldi e Benassi, mentre scendendo di categoria, tutti stanno strabuzzando gli occhi davanti alle prestazioni di Mandragora del Pescara (dal fertile vivaio del Genoa, titolare fisso in Under 21, pur essendo un’97 e quindi di tre anni sotto età), Mazzitelli, ’95 del Brescia e soprattutto Sensi (’95) del Cesena, regista dai piedi fatati e dall’intelligenza calcistica notevole.

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Uno “scricciolo” che può ricordare il suo idolo dichiarato Verratti, e a cui viene naturale pronosticargli un futuro simile.  Il perchè è presto detto… anzi, no, alle parole sono sempre preferibili i fatti, e quelli dicono che il ventenne nato a Urbino, autentica scoperta di questo primo scorcio di serie B, col pallone fa quello che vuole, anteponendo però sempre le esigenze della squadra. Play basso, nel senso di posizione – oltre che di altezza, ma quella conto poco quando si dispone di certi mezzi tecnici – gioca sempre a testa alta, azzarda raramente la giocata che pure avrebbe nel dna, e smista sapientemente il pallone con grande padronanza. I recenti trascorsi da trequartista poi gli certificano una tecnica e una predisposizione all’invenzione, che lui mette a disposizione degli attaccanti. Grandi meriti della sua esplosione si devono all’allenatore Drago, uno che con i giovani ha la vista lunga (e lo dimostra il fatto che negli anni a Crotone non ha certo avuto remore ad affidare la squadra di volta in volta a gente come Crisetig, Dezi, Cataldi, Bernardeschi), e che dopo pochissimi giorni di ritiro estivo, decise di interrompere bruscamente la trattativa che avrebbe destinato Sensi probabilmente a un’altra Lega Pro. Da quel giorno cominciò a impostarlo come regista, dandogli le chiavi della squadra sin dalla prima giornata di campionato, ed essendone finora ampiamente ripagato. Guardandolo giocare, viene quasi naturale paragonarlo a uno dei mostri sacri che ha fatto la storia recente del Barcellona: Xavi. Eppure Sensi solo qualche mese fa militava, nel suo periodo di apprendistato alla professione, nel San Marino, dove faceva coppia con un altro centrocampista dal talento cristallino: Diawara, addirittura un ’97, ormai perno insostituibile della mediana del Bologna, assieme all’altro campioncino, il più “esperto” Donsah, classe ’96.

Tanta carne al fuoco davvero, tanti talenti assolutamente da far crescere e non disperdere. Il futuro del calcio italiano passa soprattutto dai loro piedi.

Calciomercato all’insegna dei giovani talenti nostrani. Era ora! Accanto a nomi di respiro internazionale, a infiammare i nostri club sono soprattutto i giovani italiani

Il calciomercato sembra già entrato nel pieno del vivo, nonostante in fondo non sia ancora iniziato il mese di luglio. Un mercato che, accanto a nomi più o meno altisonanti – o fuori dalla portata dei nostri club da un paio d’anni a questa parte – sta virando finalmente verso il Made in Italy, più volte auspicato in questo mio spazio.

Se può lasciare scettici molti appassionati questo improvviso esborso massiccio da parte delle squadre italiane, che potrebbe sottintendere una rinnovata voglia di tornare competitivi in tempi brevi, sull’onda lunga della Juventus finalista di Champions, questo è dovuto soprattutto al fatto che non si sa bene da dove provengano in effetti questi soldi.

Che le proprietà di Inter, Milan, Roma, Sampdoria, Fiorentina, Napoli… stiano spendendo o abbiano avanzate trattative in corso è sotto gli occhi di tutti ma al di là di nuovi investitori, pare che sia più un’esigenza, un segnale forte da parte di queste di voler tornare a essere protagoniste, non solo comprimarie all’inseguimento di una Juve dai connotati sempre più internazionali. Entrare a gamba tesa sul mercato suona come un avvertimento di voler ridurre quanto prima il gap tecnico, oltre a far ritrovare entusiasmo.

E’ interessante però notare come siano i talenti nostrani a farla da padrone, con lo sbocciare di una gold generation, quella dei ’91 e ’92 che,  se ha lasciato sul campo internazionale in fatto di trofei poca roba, da sempre per molti addetti ai lavori rappresenta una nidiata di grande avvenire. 

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Bertolacci  dal Genoa (via Roma, cui era rientrato al termine della stagione della consacrazione, con tanto di felice esordio azzurro) al Milan, pagato giusto una ventina di euro, è il caso finora più eclatante, simbolo della ricostruzione del glorioso club che avrà come prossima guida il sergente Mihajlovic, che ha caldeggiato il suo acquisto sin dal primo giorno in cui si era insidiato in via Aldo Rossi.

Ma solo sei mesi fa Gabbiadini sempre del ’91, un altro svezzato dal tecnico serbo quando stava alla Sampdoria, era stato acquistato dal Napoli, dove ebbe poche possibilità di duettare col coetaneo Insigne, complice il serio infortunio di quest’ultimo. Al Napoli (ma lo vuole pure la Juventus) potrebbe approdare un altro gran fantasista del ’91, quel Riccardo Saponara frettolosamente bocciato dai rossoneri, dove forse era giunto nel momento sbagliato. Lì ritroverebbe il tecnico Sarri e pure il regista Valdifiori con il quale ha alzato clamorosamente le quotazioni dell’Empoli, reduce da una splendida salvezza all’insegna di un calcio spettacolare, coraggioso e propositivo.

Zaza, stessa età, potrebbe finalmente giocarsi le sue carte in bianconero, dopo aver dimostrato nel Sassuolo, in coppia con l’altro golden boy Berardi (di tre anni più giovani e destinato ancora ai neroverdi prima di approdare anch’egli alla Juventus) di essere una certezza ormai, non più un prospetto. E’ nelle grazie di Conte per la complicata ricostruzione della Nazionale e, seppur fra alti e bassi, sta dimostrando di valere la maglia azzurra.

Presto potrebbe tornare protagonista anche l’italo brasiliano Jorginho, se dovesse passare al Torino. I mezzi tecnici di cui dispone sono enormi e in una piazza come quella granata avrebbe la possibilità di mostrare quella maestria da gran regista con cui si era affermato nell’Hellas Verona.

Nel Verona ha spopolato Jacopo Sala, tuttofare della mediana, impostato da Mandorlini come terzino destro, ruolo che a mio avviso va a spersonalizzarlo un po’ troppo, laddove l’ex Chelsea ha invece palesato grandi numeri a sostegno delle punte o in appoggio ai centrocampisti. Come ha ammesso più volte la dirigenza gialloblu è destinato a una grande squadra.

Scendendo d’età stiamo riscontrando un alto gradimento nei confronti di molti azzurrini, sebbene siano stati eliminati precocemente dall’Europeo under 21 in corso (sul come è avvenuto non mi pronuncio, consoliamoci però vedendo che a contendersi la finalissima saranno le due squadre che avevamo nel girone e che guarda caso col loro pareggio hanno sancito la nostra eliminazione).

Il centrocampista classe ’92 dai piedi buoni Baselli (da tempo immemore nei radar milanisti), invero in ombra in Rep.Ceca dove ha perso il posto da titolare in favore di Cataldi, è vicinissimo alla Fiorentina del neo tecnico Paulo Sousa, così come il terzino cresciuto nella Roma Sabelli. Fiorentina che sta cercando di strappare al Monaco, puntando sulla forza di un nuovo e stimolante progetto, il centravanti Destro, che a dispetto delle tante esperienze maturate, fa anche lui parte della classe di ferro 1991.

A proposito di terzini, il migliore visto agli Europei, è proprio il nostro Zappacosta, già molto positivo al primo anno di A con l’Atalanta, dove ha completato l’iter di crescita iniziato l’anno prima ad Avellino. Su di lui non solo il Napoli ma anche sirene di club europei.

Viviani, anch’egli prodotto del vincente vivaio giallorosso, è stato acquistato dal Palermo e finalmente potrà cimentarsi in serie A dopo il lungo apprendistato in cadetteria. Il già citato Cataldi è saldissimo nella sua Lazio, dove gioca già col piglio del veterano, nonostante sia un ’94. Rugani, suo coetaneo, è già uno dei migliori difensori della serie A assieme al più giovane Romagnoli (già prontissimo per giocare titolare nella Roma dov’era cresciuto) e a mio avviso dovrebbe rimanere in forza alla Juve che ne detiene il cartellino. Benassi, tra i più in mostra in Nazionale giovanile, era già emerso in serie A col Torino, e ora il suo cartellino a metà con l’Inter è stato acquisito in toto dai granata. Se i nerazzurri abbiano fatto o meno un errore tecnico lo stabilirà il tempo ma ho il forte sensore di sì!

Fari puntati sono anche su altri giocatori cresciuti nelle nostre “cantere” e mi pare di dire che non è mai troppo tardi se alla fine si ottengono dei risultati concreti. Non sarà questo a risolvere subito i mali del nostro sistema calcio ma può e deve essere una base su cui poggiare il proprio futuro, come hanno fatto nella vicina Germania all’incirca una decina d’anni fa. Mi pare che i frutti nel loro caso siano stati colti eccome!

dossier migliori giocatori italiani

DOSSIER GIOVANI CALCIATORI ITALIANI

Si fa un gran parlare negli ultimi anni di rilancio del calcio italiano mediante la valorizzazione dei nostri giovani. Peccato che alle parole non corrispondano poi i fatti. Qualche spiraglio di possibilità sembra essersi aperto proprio nella stagione in corso, ma restiamo lontanissimi da casi geograficamente vicini come quelli della Liga o della Bundesliga. La Premier League fa storia a sé, perché in pratica rappresenta il torneo attualmente più ricco di qualità e investimenti, un po’ come successo per tutti gli anni ’80 e ’90 per la nostra serie A. In un contesto del genere è assimilabile il fatto che non ci si ponga il problema dei giovani, dal momento in cui tutti i più grandi campioni vi giocano in quel campionato. Ma è evidente che da una decina d’anni a questa parte per la massima serie italiana non sia più così e poco importa, ai fini statistici, che abbiamo vinto un Mondiale appena 5 anni fa, sarebbe giunto il momento di svoltare, provando a creare un vero movimento, come accaduto minuziosamente appunto in terra tedesca.

UN FATTORE FISIOLOGICO

Alla resa dei conti, è importante constatare un fatto divenuto ovvio riguardo il nostro calcio: in media un calciatore professionista raggiunge il suo apogeo calcistico (ad eccezione dei fuoriclasse come Del Piero, Totti o Buffon, la cui definizione già prevarica le ristrettezze di categorie come l’età o la provenienza calcistica e/o geografica) tra i 25 e i 28 anni. Ciò certifica che fisiologicamente la maturazione dei nostri atleti è tardiva rispetto a colleghi tedeschi, francesi o spagnoli. Una questione di mentalità tutta italiana che, se da una parte aiuta a forgiare il carattere del giovane virgulto, “costringendolo” a una dura gavetta, specie negli infuocati campi di terza categoria, dall’altra rischia di minarne la fiducia nei propri mezzi, l’esuberanza tipica della gioventù, la sfrontatezza se vogliamo (escludiamo casi come quelli di Cassano e Balotelli). Tornando indietro di una quarantina d’anni abbondanti, già mister Rocco al Milan, ma prima ancora al Padova, concepiva un’idea di calcio legata alle gerarchie, come se la squadra fosse una famiglia e lo spogliatoio una casa. Così facendo, però un talento come Rivera rischiò seriamente di iniziare il classico iter dei prestiti: fortuna che il tecnico di Trieste sapesse poi anche riconoscere il talento cristallino e puro dei suoi ragazzi. Andando ancora più a ritroso, persino il miglior giocatore italiano di tutti i tempi, Peppino Meazza all’inizio non andava a genio a compagni più navigati che lo chiamavano “il Balilla”, considerati i suoi 16 anni!

Attualmente però ci troviamo di fronte a un paradosso: da noi sono considerati “giovani promesse” dei calciatori dell’88, quando invece in Bundesliga ogni squadra vanta nella propria rosa dei titolari almeno un giocatore nato dall’ 89 insu, con casi eclatanti come Gotze (’92) trascinatore dell’ultimo Borussia Dortmund scudettato, l’attaccante Schurrle (’90), astro nascente del calcio tedesco,passato dopo una stagione monstre al Mainz al più ambizioso Leverkusen,  i bavaresi Muller e Badstuber, da tre anni protagonisti col Bayern e addirittura nello Schalke (non una squadretta qualsiasi) trova sempre più spazio nell’11 titolare il laterale di centrocampo Julian Draxler (’93!).

QUANDO VINCEVAMO TUTTO NOI

Scorrendo l’elenco dei vincitori degli Europei Under 21, un tempo quasi appannaggio dei nostri colori, risulta ancora più lampante quanto sia in declino il movimento: tre vittorie consecutive (edizione del 1992, 1994 e 1996), poi altre affermazioni nel 2000 e nel 2004. Il calcio è un fenomeno ciclico e questa fucina di talenti ha portato la Nazionale Maggiore a sfiorare il titolo mondiale nel ’94 in Usa e a vincere a Berlino nel 2006. Poi, il vuoto. Non va meglio per i Mondiali di categoria Under 20 e Under 17, quasi snobbati dalle nostre nazionali. Sporadiche apparizioni, non condite da prestazioni esaltanti, eccezion fatta per l’edizione di questi ultimi nel 2009, quelli poi vinti da una sorprendente Svizzera, trascinata dai gol di Seferovic (poi una meteora nella Fiorentina, a proposito di valorizzazione dei talenti) e dalle giocate di Kasami, sottoutilizzato a Palermo. In quell’occasione gli azzurrini si arresero ai quarti di finale, proprio al cospetto dei futuri campioni rossocrociati, sfiorando più volte l’impresa. Ma su quei protagonisti ci torneremo più avanti, quando prenderemo in esame i giocatori da seguire.

A ben vedere l’ultima nazionale giovanile vincente in grado di lanciare giocatori in grado poi di affermarsi pienamente ad alti livelli, è stata quella campione degli Europei Under 19 nel 2003, composta da giocatori nati per la maggior parte nel 1984. Doveroso citare alcuni dei protagonisti: i terzini Potenza, Ferronetti  e Mantovani, i centrocampisti Aquilani, Lodi, Padoin e Laner, gli attaccanti Pazzini e Palladino. Meno fortuna ebbero i loro compagni Belotti (ex atalantino persosi in seconda divisione Lega Pro), la punta Della Rocca, enfant prodige del Bologna ma incapace di replicare da professionista le meraviglie fatte vedere negli Allievi o il famigerato portiere Paoloni, salito prepotentemente alla ribalta per le note vicende extracalcistiche di quest’estate, che hanno rischiato seriamente di sferrare il colpo decisivo a tutto il movimento del calcio italiano.

Pochi tra i protagonisti dell’edizione del Mondiale Under 17 giocata in Perù nel 2005 (poi vinta con assoluto merito dal Messico di Giovani Dos Santos e Carlos Vela) sono invece riusciti ad imporsi. Le stelle conclamate di quella squadra erano gli attaccanti Russotto che, dopo un precoce esordio nella  Lodigiani, fu al centro di polemiche col suo passaggio al Bellinzona e, una volta rientrato a Treviso, non confermò le sue doti, perdendo di stagione in stagione confidenza col gol. Ora milita in serie B ma dopo un paio di stagioni spese a Crotone, prima del passaggio recente al Livorno, deve ancora affermarsi. Stesso discorso, se non peggio, per il suo compagno di reparto dell’epoca, Salvatore Foti, accreditato a 17 anni di essere un astro nascente del panorama mondiale. Dal fallimento del Venezia alla Sampdoria, fino al prestito al Vicenza. Dopo un buon primo anno di B (6 gol in 23 giornate ad appena 19 anni) non si è più ripetuto, fino a diventare quasi ingombrante per la squadra ligure che non ha saputo valorizzarlo a dovere.

CAMPIONATO PRIMAVERA: FUCINA DI TALENTI O RALLENTAMENTO DELLA CRESCITA TECNICO-TATTICA?

Resta poi il discorso sul Campionato Primavera. Da più parti si ventila l’ipotesi di un cambiamento, se non radicale, almeno strutturale, per dar modo ai più bravi di confrontarsi sin da subito con tornei impegnativi. Insomma, il modello dichiarato è la Ligacon le sue “squadre B”, da cui ha attinto a piene mani ad esempio il Barcellona per diventare la squadra più forte del mondo. Pedro, Busquets, persino Re Messi ha esordito così, a 16 anni, prima di segnare 129 reti in 184 gare di campionato con la squadra dei titolari.

Ha senso investire nei giovani per le Big italiane? La risposta è no, se non per arricchire un curriculum ininfluente. Guardiamo il caso della Juventus che ha spopolato a livello giovanile nella prima metà degli anni 2000, quando si è compiuto il ciclo vincente dei calciatori nati tra il 1983 e 1987. Il primo acuto è del 2003 con la vittoria della Coppa Italia Primavera ma poi arriveranno tre tornei di Viareggio consecutivi (2003, 2004 e 2005) e finalmente il campionato con la vittoriosa finale disputata l’8 giugno2006 a Rimini contro un’altrettanto forte Fiorentina.

Ecco la formazione vincitrice:

Scarzanella; Dicuonzo, Criscito, Zammuto, Rossi; Marchisio, Venitucci, De Ceglie; Giovinco (Lanzafame); Paolucci (Maniero), Volpe (Del Prete).

Sulla carta un ciclo coi fiocchi, sul quale probabilmente squadre come Manchester Utd, lo stesso Barcellona, per non parlare dell’Ajax avrebbe attinto a piene mani. Eppure, nel momento in cui scriviamo, solo Marchisio è divenuto un titolare fisso di Madama, mentre Criscito e Giovinco, esplosi in Provincia sono andati a completare l’album dei rimpianti. Michele Paolucci, massimo goleador di tutti i tempi delle giovanili bianconere, dopo i primi discreti approcci in serie A, è stato “incatenato” da un contratto da big che ha scoraggiato i possibili acquirenti e ora si ritrova nell’anonimato a Vicenza, probabilmente mortificato e in pratica riserva di una vecchia volpe come Elvis Abbruscato.

Un’altra big del nostro calcio come l’Inter non ha lesinato sforzi economici per allestire una grande squadra a livello giovanile. Sono arrivate delle soddisfazioni ma, esclusi Martins e Pandev, pochi altri hanno assaporato la prima squadra, tanto che giocatori poi affermatisi come Meggiorini o Bonucci (quest’ultimo arrivato addirittura in Nazionale con pieno merito) hanno svolto una gavetta in piena regola prima di competere in serie A.

Ma se nemmeno il Lecce, una squadra dal potenziale economico minore rispetto alle corazzate Juve e Inter,  ha saputo costruire le sue fortune su un settore giovanile che ha fruttato due scudetti primavera consecutivi e una coppa Italia immediatamente dopo, cosa devono fare i giovani nostrani per emergere in serie A?

Ricordiamo una delle due formazioni vincenti del Lecce, quella che il 5 giugno2003 hasconfitto una favoritissima Inter nella finale disputata quell’anno a Siena (gli stessi giocatori in pratica replicheranno l’anno dopo ancora contro l’Inter!)

Coqu; Bianco (Giorgino), Camisa, Kouyo, Esposito; Mattioli (Giorgetti), Carteni, Agnelli, Diarra, Rullo; Pellè (Rodia) (in panchina, tra gli altri, l’attuale portiere di riserva del Napoli Antonio Rosati). Dei titolari di quella storica partita (prima affermazione giovanile per il Lecce) solo Esposito e Pellè giocano in serie A.

COME FARE AD EMERGERE?

Qual è allora la giusta politica dei giovani? Quella di provare a vincere, ma precludendo poi ai migliori giovani di cimentarsi con i grandi, relegandoli in prestito ovunque per verificarne la tenuta o, magari, per fare cassa, oppure selezionare per bene uno o due giocatori all’anno da “premiare” con il gran salto? Nel corso degli anni questa è stata la politica, rivelatasi poi vincente per le rispettive ambizioni, di squadre di media fascia come Atalanta e Empoli, che magari non vincono nulla da anni in ambito giovanile ma sanno come coltivare i migliori talenti di casa.

Ne è prova (e qui arriviamo ai giorni nostri) l’attuale rosa titolare dell’Atalanta, composta da giocatori di varie epoche cresciuti con i colori nerazzurri addosso: Consigli, Bellini, Capelli, Padoin, Bonaventura (un ’89 a cui è bastato un anno di prestito a Padova prima di rientrare da protagonista a Bergamo) e il recente caso dell’attaccante Gabbiadini (’91), punta di diamante della nuova under 21 di Ciro Ferrara.

In serie B, torneo che, è bene sottolinearlo, quest’anno sta dando molto spazio ai calciatori più promettenti, due squadre in particolare (Brescia ed Empoli) stanno disputando il loro campionato con una rosa infarcita da giovani del proprio vivaio. Per ora con risultati alterni, ma siamo pronti a scommettere che alla lunga entrambe le compagni avranno le loro soddisfazioni. Sia Brescia che Empoli infatti hanno spesso costruito le loro fortune sulla forza dei loro giovani.

Come non ricordare i casi di Pirlo, Diana, Baronio o Bonazzoli usciti dalle Rondinelle negli anni’90 o, appena qualche anno prima, i vari Galante, Birindelli, Melis o Montella usciti dalla scuderia della squadra toscana?

Ora i nuovi campioncini si chiamano Salamon (polacco del ’91), El Kaddouri (belga- marocchino del ’90) o gli italianissimi Martina Rini (’90), Paghera e Magli (’91), per non parlare del portiere Leali (addirittura un ’93 già titolare al posto del valido e più esperto Arcari).

Nell’Empoli invece si stanno mettendo in mostra gli under 21 Saponara (un tornante tutto assist e fantasia che ricorda il giovanissimo Figo ai tempi dello Sporting Lisbona), Mori (centrale difensivo dal gran fisico e dai piedi buoni, già puntato dalle big italiane, specie dalla Juventus), la multietnica punta (ma che ha esordito con l’Under 19 italiana) Dumitru, che ha già assaggiato la serie A l’anno scorso alla corte di Mazzarri e il terzino Regini, cresciuto nel Cesena e già transitato dalla Sampdoria e dal Foggia di Zeman che ha saputo valorizzarlo in pieno. Ma in prima squadra giocano pure i più anziani Pelagotti (portiere dell’89), il terzino Vinci (’87), il mediano Valdifiori (’86) tutti provenienti dal vivaio empolese, mentre in rampa di lancio figurano praticamente tutti i giocatori che hanno preso parte al ciclo culminato nel secondo posto del campionato Primavera, dietro solo a un grande Genoa, trascinato dall’attuale milanista El Shaarawy, Polenta, Perin e Ragusa. (finale disputata a Macerata l’8 giugno 2010)

Ecco quella squadra dell’Empoli:

Addario; Mazzanti, Angella (Mori), Tonelli, Tognarelli; Saponara, Signorelli, Crafa (Lo Sicco), Guitto; Dumitru, Fabbrini (Pucciarelli). (Di questa formazione i trascinatori erano Angella e Fabbrini, entrambi attualmente di proprietà dell’Udinese, che per i giovani talenti sembra avere un certo fiuto.

I TALENTI ATTUALI DELLE NAZIONALI GIOVANILI

Torniamo per un momento alla Nazionale giovanile Under 17 che ha disputato i Mondiali di categoria nel 2009: così facendo ci allacciamo direttamente ai giorni nostri, in quanto molti di quegli atleti sono tra i giovani campioncini da tenere assolutamente d’occhio.

Oltre al già citato El Shaarawy, italo-egiziano che ha tutte le stimmate del fenomeno (come ha dimostrato a Padova, dove ha fatto rivivere negli occhi dei tifosi il primo Del Piero), in attacco  figuravano in quella rosa anche Federico Carraro, un classico 10 italiano (tutto estro e fantasia, senso del gol e della posizione), la punta Beretta, ex Albinoleffe e Milan, ora all’Ascoli e Simone Dell’Agnello, centravanti ex Inter, tornato a Livorno, per provare ad affermarsi in serie B. Su Carraro pesano gli accostamenti ingombranti (chi lo paragona a Mancini, chi addirittura a Baggio, vista anche la provenienza geografica (Veneto) ma pure di club (Fiorentina). Trascinatore degli Allievi viola, allenati da Renato Buso, insieme a compagni come il centravanti Iemmello (ora ingiustamente in Lega Pro a Vercelli), il centrale difensivo Camporese, già protagonista della squadra di Mihajlovic) e il mediano Taddei, ora deve cercare di affermarsi a Modena, dopo aver esordito in serie A in modo fugace. Prima di tutto dovrà forgiare il carattere, farsi trovare pronto, e poi si tratterà “solo” di tradurre tra i grandi quanto fatto tra i coetanei. Facile a dirsi, meno a farsi ma molto dipenderà dalle chance che il tecnico dei canarini gli concederà, in un momento certamente non facile per la squadra emiliana.

A centrocampo in quella Under 17 giostravano autentici talenti come il figlio d’arte De Vitis, il cui padre fu grande goleador di rapina negli anni ‘80/’90, ora al Modena dove, a differenza di Carraro, sembra essere riuscito a imporsi con facilità, grazie a un temperamento esemplare e una grinta che non va a inficiare sulla qualità degli interventi in mediana e il playmaker Marco Fossati, che ha già vestito entrambe le maglie delle squadre di Milano. Da molti paragonato a Pirlo, ha una notevole fiducia nei propri mezzi che talvolta lo inducono ad azzardare giocate complesse ma resta in possesso di squisite capacità tecniche, così come l’interista di un anno più giovane (’93) Lorenzo Crisetig. Come incontrista agiva invece Scialpi, ex Lecce, rivelatosi a Varese: sembra un veterano in campo e i suoi mezzi fisici non lo farebbero certo sfigurare al cospetto di navigati compagni di reparto in serie A. In difesa invece c’era quasi l’imbarazzo della scelta, visto l’affollamento di validi interpreti. Da Natalino (valido sia come terzino destro che come mediano) che l’Inter pagò a peso d’oro dal Crotone a Sini, già visto in serie A a Lecce e ora rimasto in Puglia a Bari, da Mannini (exSiena) a Benedetti (figlio dell’ex cuore Toro Silvano), entrambi sotto contratto con l’Inter, con il secondo titolare quest’anno a Gubbio, in una società che, con grande coraggio, si sta affidando a una squadra di esordienti. Su tutti spiccava Camilleri, che divenne famoso ai tempi in cui il Chelsea lo scippò in modo indebito alla Reggina. Da lì qualche presenza in prima squadra, fino all’approdo alla Juventus, dove però ha faticato parecchio a guadagnare la fiducia di mister Bucaro. Quest’anno è ripartito umilmente dalla Lega Pro. In porta poi gli eredi di Buffon non mancano di certo, visto che di questo ciclo fanno parte Bardi (titolare a Livorno in B e anch’egli dell’Inter) e Perin (campione d’Italia Primavera due stagioni fa e attualmente a Padova dove si giocherà il posto con l’esperto Pelizzoli).

ALLA SCOPERTA DEI MIGLIORI UNDER DELLA SERIE A E SERIE B

Ma, nazionali a parte, non mancano di certo le individualità tra i nostri azzurrini, come testimoniato da questo scorcio di stagione, dove (forse) più per necessità che per principio, molte squadre, specie della serie cadetta, hanno deciso di gettare nella mischia gli under 20.

Nell’Albinoleffe sta cercando la sua affermazione definitiva il difensore ex Lazio e Roma Alessandro Malomo. Paragonato a Mexes, anche per via della chioma bionda, ha palesato difficoltà l’anno scorso nell’Hellas Verona, riscattandosi nella seconda parte di stagione al Prato. Lui che doveva in un primo momento, da giovanissimo, andare a Manchester insieme a Federico Macheda. Nell’Ascoli, oltre al già citato Giacomo Beretta, sta emergendo con forza il centrocampista Sbaffo, dalla folta chioma che ne evidenzia ancora di più le folate sulle fasce. In rosa anche Filippo Boniperti, lottatore dai piedi buoni sulla fascia e il baby Marchionni (addirittura un ’94), soltanto omonimo dell’ex centrocampista di Parma, Juventus e Fiorentina. Nel Bari a riportare in alto la squadra in classifica ci sta pensando, a suon di giocate, Fernando Forestieri, un ’90, non certo una novità, avendo già 5 campionati professionistici alle spalle. Che questo sia l’anno buono per sfondare e tornare in A da protagonista? D’altronde già nel 2008 si era fatto notare in un Europeo Under 19, quando portò la nostra Nazionale a contendersi il titolo nella finale contro la quotata Germania, che ci battè senza patemi. Con lui militavano Poli, Raggio Garibaldi, Bonaventura, Mazzarani, Darmian, Okaka, Paloschi.

I tifosi del Crotone stanno imparando ad apprezzare le qualità balistiche dell’ex napoletano Camillo Ciano, che col suo sinistro al fulmicotone ricorda a tratti Sinisa Mihajlovic, almeno quando batte le punizioni. Per il resto è un giocatore molto più offensivo dell’attuale tecnico della Fiorentina. Fatica invece per il momento a trovare spazio l’altro prodotto del vivaio napoletano, Raffaele Maiello (’91), paragonato addirittura allo slovacco Hamsik, mentre dopo aver vinto da protagonista l’ultimo campionato primavera con la Roma, si sta imponendo anche in B il talento di Florenzi, giocatore a tutto campo, degno erede in Calabria dell’altro giovane giallorosso Crescenzi, passato quest’anno al Bari e già titolare fisso dell’under 21 di Ferrara. Nel Grosseto i prospetti più interessanti sono i due romani Luca Antei (under 21), anch’egli vincitore con la Roma Primavera e da tutti considerato un futuro campione nel ruolo e l’ex laziale Francesco Mancini (’90) ai tempi delle giovanili celeste paragonato addirittura a Cristiano Ronaldo e poi rallentatosi in carriera a causa anche di un carattere fumantino. Positiva comunque la sua stagione scorsa nella terra felice di Lumezzane che gli è valso il passaggio in B in Toscana, dove dovrà guadagnarsi la pagnotta in una squadra ricca di interpreti sulla fascia destra.

Il Gubbio pullula di esordienti e questo ad inizio campionato ha comportato delle inevitabili difficoltà. Tuttavia su alcune individualità è lecito scommettere ad occhi chiusi: il già citato Simone Benedetti, il centravanti Ettore Mendicino (’90), i due ex juventini Giannetti e Buchel (nazionale giovanile austriaco) e l’attaccante sardo Ragatzu, veloce e potente allo stesso tempo. Nella sorprendente Juve Stabia di inizio stagione, seppur martoriata dalla penalizzazione, hanno lanciato l’italo-nigeriano Jerry Mbakogu (’92) , prodotto del Padova, credibile clone di Drogba. A livello mondiale gli occhi sono tutti puntati sul congolese belga Lukaku (’93), ma forse dovrebbero passare più spesso a Castellamare per vedere i gol e le progressioni di questo ragazzo che nel 2010 ha portato il Palermo primavera a vincere uno storico scudetto di categoria. Meritano una citazione anche il fantasista Raimondi(’90), già protagonista della promozione della passata stagione e il portierino Colombi (’91) su cui punta forte la solita Atalanta. Nel Padova, accreditata per la promozione diretta in serie A, nel bel mezzo di una rosa esperta (ha l’età media più alta della B) fa la sua bella figura sul lato destro della difesa Giulio Donati (’90), già positivo l’anno scorso a Lecce, ma di proprietà dell’Inter.

A Pescara, con Zeman, se sei un giovane promettente e di qualità, puoi giocarti la chance della carriera e lo sanno bene soprattutto gli attaccanti che quasi sempre con lui vanno come minimo in doppia cifra. Insigne è uno degli uomini nuovi del campionato, un attaccante tascabile tutto sprint e fantasia sulla sinistra, mentre al centro può esplodere tutto il talento di Ciro Immobile, che alla Juventus faceva la differenza in Primavera. In difesa si punta forte su Romagnoli (’90) ex Milan allenato dal boemo a Foggia (come Insigne, del resto) e Brosco, che ha tutte le qualità per emergere in B. Inoltre in cabina di regia si attendono faville da Verratti, minuscolo concentrato di pura tecnica e cattiveria agonistica, da tempo nel mirino delle grandi italiane. E che dire del portiere Pinsoglio (’90)? Grande personalità tra i pali e freddezza. Anche a Reggio Calabria abbondano gli interpreti, dall’attaccante Ragusa (che il mister Breda aveva lanciato con successo a Salerno) al “nuovo Gattuso” Giuseppe Rizzo (’91) già adocchiato dal Genoa per la prossima stagione. Nel Sassuolo sta emergendo l’ex Inter, Fulham, Palermo e Foggia Karim Laribi, un passato nelle nazionali giovanili azzurre, che poi ha optato per la nazionale d’origine, quella tunisina. E’ un ’91 che abbina tecnica e corsa, grandi numeri dalla distanza e senso tattico. Nel Toro dei record di capitan Ventura, c’è il giusto mix di veterani (Bianchi, spreco assoluto per la cadetteria, Parisi, Sgrigna ecc) e giovani virgulti desiderosi di mettersi in mostra (l’ex esterno offensivo del Milan Simone Verdi, e il difensore Darmian, già positivo l’anno scorso a Padova). Nel Varese che l’anno scorso ha disputato un campionato stupendo e ha replicato con la Primavera dove, sotto la sapiente guida di Mister Mangia (lui sì un giovane su cui puntare!), quest’anno sono stati prepotentemente inseriti in prima squadra la punta De Luca (’91), fromboliere di razza tra i giovani, il già citato Alessandro Scialpi e l’ex centromediano dell’Alessandria Loris Damonte (’90), pilastro davanti alla difesa. Chissà che con Maran non trovi il giusto spazio: non gli mancano certo la voglia di emergere, il fisico e la personalità. Nell’Hellas Verona sfreccia a destra, dove fa spesso la differenza il turbo dell’ex romanista Marco D’Alessandro (’91), che esordì tre stagioni fa in serie A contro la Juventus. Nel Vicenza che punta a risalire dopo una partenza shock che ha portato al siluramento di Silvio Baldini cercando spazio il fantasioso attaccante Gaetano Misuraca, già presente ai Mondiali Under 20 di due anni fa e l’ex laterale della Carrarese Bariti, timido nelle prime apparizioni in B con la maglia della Triestina, in una situazione oggettivamente difficile.

Più cauta la situazione in serie A, con pochi under 21 impegnati da titolari. Eppure ci sono squadre come la Roma che vanta un parquet di campioncini in rampa di lancio. Non a caso hanno vinto l’ultimo campionato Primavera, con una squadra tra l’altro costruita sul ciclo vittorioso solamente un anno prima nella categoria Allievi.

Anche in questo caso vediamo la formazione che il 12 giugno2011 habattuto il Varese nella finale disputata a Pistoia. Allenati come da tradizione da Alberto De Rossi, padre di Daniele, uno dei migliori formatori del calcio italiano:

Pigliacelli; Sabelli, Antei, Mladen, Frascatore; Viviani, Florenzi (Politano); Dieme, Ciciretti (Verre), Caprari (Piscitella); Montini.

Quella finale fu decisa ai supplementari da un super Montini, che ricorda il montenegrino Vucinic nelle movenze, quest’anno ceduto in prestito, come il terzino sinistro Frascatore (già nazionale giovanile) al Benevento in Lega Pro. Ottimi l’esterno offensivo Caprari, che dribbla sapientemente e ti nasconde il pallone tra i piedi e il regista “alla Pizarro” Ciciretti (entrambi del ’93), il mediano Viviani, che Luis Enrique ha rischiato seriamente di bruciare in Europa League, molto ordinato e sobrio, e Sabelli, capace di percorrere la fascia 50 volte a partita, senza mai perdere la lucidità necessaria per affilare cross taglienti in area di rigore. Ma il tecnico spagnolo ha fatto capire di tenere d’occhio soprattutto Verre, un ’94, che potrebbe essere l’erede di Francesco Totti!

CONSIDERAZIONI FINALI

D’altronde alla Roma siamo in piena fase di ristrutturazione e tutto inizia dai giovani (Angel, Pjanic, l’italiano Borini). Lo stesso Osvaldo, che aveva lasciato il campionato italiano da incompiuto, è tornato pronto per grandi palcoscenici, tanto da guadagnarsi la chiamata di Prandelli in Nazionale. Fosse rimasto in Italia avrebbe avuto le stesse possibilità di crescere e di sbagliare?

Nei confronti dei giovani, a maggior ragione occorre trovare un giudizio equilibrato. Devono sentirsi liberi di provare la giocata, qualora se la sentissero nelle corde, senza per questo temere di andare ad ammuffire in panchina per settimane intere se questa non dovesse rivelarsi utile o positiva. Allo stesso tempo da parte dei giovani sarebbe auspicabile evitare di imitare le mattane di alcuni colleghi più illustri, che hanno finito, a causa di una sicurezza sfociata spesso nella sfrontatezza, a sperperare la fiducia concessa dagli allenatori di turno.

A conclusione delle nostre argomentazioni, quello che conta maggiormente è riuscire a creare un movimento vero e proprio, non accontentarsi di lanciare un fenomeno ogni tanto. I casi estemporanei di Balotelli (’90) e El Shaarawy (’92) non devono illudere più di tanto. Il fuoriclasse a se stante non fa vincere le competizioni.La Sveziaha Ibrahimovic, l’Ucraina aveva Shevchenko ma da soli non bastano. L’Italia storicamente è una delle grandi nazionali a livello mondiale, ma i successi li ha sempre raggiunti grazie alla forza di un gruppo coeso, costruito nel tempo. Concediamo tempo e spazio ai nostri ’91, ’92 e ’93 e magari i risultati arriveranno presto: la politica del “tutto e subito” non ha mai portato da nessuna parte!