Calciomercato all’insegna dei giovani talenti nostrani. Era ora! Accanto a nomi di respiro internazionale, a infiammare i nostri club sono soprattutto i giovani italiani

Il calciomercato sembra già entrato nel pieno del vivo, nonostante in fondo non sia ancora iniziato il mese di luglio. Un mercato che, accanto a nomi più o meno altisonanti – o fuori dalla portata dei nostri club da un paio d’anni a questa parte – sta virando finalmente verso il Made in Italy, più volte auspicato in questo mio spazio.

Se può lasciare scettici molti appassionati questo improvviso esborso massiccio da parte delle squadre italiane, che potrebbe sottintendere una rinnovata voglia di tornare competitivi in tempi brevi, sull’onda lunga della Juventus finalista di Champions, questo è dovuto soprattutto al fatto che non si sa bene da dove provengano in effetti questi soldi.

Che le proprietà di Inter, Milan, Roma, Sampdoria, Fiorentina, Napoli… stiano spendendo o abbiano avanzate trattative in corso è sotto gli occhi di tutti ma al di là di nuovi investitori, pare che sia più un’esigenza, un segnale forte da parte di queste di voler tornare a essere protagoniste, non solo comprimarie all’inseguimento di una Juve dai connotati sempre più internazionali. Entrare a gamba tesa sul mercato suona come un avvertimento di voler ridurre quanto prima il gap tecnico, oltre a far ritrovare entusiasmo.

E’ interessante però notare come siano i talenti nostrani a farla da padrone, con lo sbocciare di una gold generation, quella dei ’91 e ’92 che,  se ha lasciato sul campo internazionale in fatto di trofei poca roba, da sempre per molti addetti ai lavori rappresenta una nidiata di grande avvenire. 

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Bertolacci  dal Genoa (via Roma, cui era rientrato al termine della stagione della consacrazione, con tanto di felice esordio azzurro) al Milan, pagato giusto una ventina di euro, è il caso finora più eclatante, simbolo della ricostruzione del glorioso club che avrà come prossima guida il sergente Mihajlovic, che ha caldeggiato il suo acquisto sin dal primo giorno in cui si era insidiato in via Aldo Rossi.

Ma solo sei mesi fa Gabbiadini sempre del ’91, un altro svezzato dal tecnico serbo quando stava alla Sampdoria, era stato acquistato dal Napoli, dove ebbe poche possibilità di duettare col coetaneo Insigne, complice il serio infortunio di quest’ultimo. Al Napoli (ma lo vuole pure la Juventus) potrebbe approdare un altro gran fantasista del ’91, quel Riccardo Saponara frettolosamente bocciato dai rossoneri, dove forse era giunto nel momento sbagliato. Lì ritroverebbe il tecnico Sarri e pure il regista Valdifiori con il quale ha alzato clamorosamente le quotazioni dell’Empoli, reduce da una splendida salvezza all’insegna di un calcio spettacolare, coraggioso e propositivo.

Zaza, stessa età, potrebbe finalmente giocarsi le sue carte in bianconero, dopo aver dimostrato nel Sassuolo, in coppia con l’altro golden boy Berardi (di tre anni più giovani e destinato ancora ai neroverdi prima di approdare anch’egli alla Juventus) di essere una certezza ormai, non più un prospetto. E’ nelle grazie di Conte per la complicata ricostruzione della Nazionale e, seppur fra alti e bassi, sta dimostrando di valere la maglia azzurra.

Presto potrebbe tornare protagonista anche l’italo brasiliano Jorginho, se dovesse passare al Torino. I mezzi tecnici di cui dispone sono enormi e in una piazza come quella granata avrebbe la possibilità di mostrare quella maestria da gran regista con cui si era affermato nell’Hellas Verona.

Nel Verona ha spopolato Jacopo Sala, tuttofare della mediana, impostato da Mandorlini come terzino destro, ruolo che a mio avviso va a spersonalizzarlo un po’ troppo, laddove l’ex Chelsea ha invece palesato grandi numeri a sostegno delle punte o in appoggio ai centrocampisti. Come ha ammesso più volte la dirigenza gialloblu è destinato a una grande squadra.

Scendendo d’età stiamo riscontrando un alto gradimento nei confronti di molti azzurrini, sebbene siano stati eliminati precocemente dall’Europeo under 21 in corso (sul come è avvenuto non mi pronuncio, consoliamoci però vedendo che a contendersi la finalissima saranno le due squadre che avevamo nel girone e che guarda caso col loro pareggio hanno sancito la nostra eliminazione).

Il centrocampista classe ’92 dai piedi buoni Baselli (da tempo immemore nei radar milanisti), invero in ombra in Rep.Ceca dove ha perso il posto da titolare in favore di Cataldi, è vicinissimo alla Fiorentina del neo tecnico Paulo Sousa, così come il terzino cresciuto nella Roma Sabelli. Fiorentina che sta cercando di strappare al Monaco, puntando sulla forza di un nuovo e stimolante progetto, il centravanti Destro, che a dispetto delle tante esperienze maturate, fa anche lui parte della classe di ferro 1991.

A proposito di terzini, il migliore visto agli Europei, è proprio il nostro Zappacosta, già molto positivo al primo anno di A con l’Atalanta, dove ha completato l’iter di crescita iniziato l’anno prima ad Avellino. Su di lui non solo il Napoli ma anche sirene di club europei.

Viviani, anch’egli prodotto del vincente vivaio giallorosso, è stato acquistato dal Palermo e finalmente potrà cimentarsi in serie A dopo il lungo apprendistato in cadetteria. Il già citato Cataldi è saldissimo nella sua Lazio, dove gioca già col piglio del veterano, nonostante sia un ’94. Rugani, suo coetaneo, è già uno dei migliori difensori della serie A assieme al più giovane Romagnoli (già prontissimo per giocare titolare nella Roma dov’era cresciuto) e a mio avviso dovrebbe rimanere in forza alla Juve che ne detiene il cartellino. Benassi, tra i più in mostra in Nazionale giovanile, era già emerso in serie A col Torino, e ora il suo cartellino a metà con l’Inter è stato acquisito in toto dai granata. Se i nerazzurri abbiano fatto o meno un errore tecnico lo stabilirà il tempo ma ho il forte sensore di sì!

Fari puntati sono anche su altri giocatori cresciuti nelle nostre “cantere” e mi pare di dire che non è mai troppo tardi se alla fine si ottengono dei risultati concreti. Non sarà questo a risolvere subito i mali del nostro sistema calcio ma può e deve essere una base su cui poggiare il proprio futuro, come hanno fatto nella vicina Germania all’incirca una decina d’anni fa. Mi pare che i frutti nel loro caso siano stati colti eccome!

Serie B: volano le neopromosse Avellino, Latina, Trapani e Carpi

Da appassionato della Lega Pro, l’anno scorso fui tra gli sbigottiti nel vedere sfumare la promozione della corazzata Lecce in favore di una piccola realtà di provincia come il Carpi, emanazione di un calcio, quello modenese, che solo poche settimane prima, aveva brindato a un’altra promozione storica, ancora più prestigiosa, quella del Sassuolo in serie A. Lecce che, partito a razzo, si era poi smarrito clamorosamente,  e quando nelle categorie inferiori, partendo da strafavorita, cominci a perdere la bussola, ecco che inevitabilmente il nome, il blasone e la storia finiscono col contare relativamente.

Si profilava quest’anno in B un roster di neopromosse particolare, con un ritrovato Avellino, la squadra con più esperienza di cadetteria e ben tre matricole assolute ai nastri di partenza: Latina, Trapani e, appunto, Carpi. Tradotto, tre incognite, anche se il recente caso del Lanciano, matricola l’anno prima e messosi in salvo al primo colpo in cadetteria lasciava ben sperare per le quattro compagni in questione, in quello che da sempre è considerato il torneo più imprevedibile e lungo del calcio italiano.

Pur con qualche inevitabile difficoltà, che ha portato ad esempio nel caso del Latina al precoce esonero del tecnico Auteri in favore di un lanciatissimo Breda, le quattro squadre si stanno dimostrando più che all’altezza, scambiandosi nell’immaginario degli sportivi, il ruolo di mina vagante, di outsider. Ruolo che, con l’allargamento della quota playoff, o meglio, la possibilità in base ai punteggi e alle relative distanze tra le posizioni in classifica, di accedere al treno giusto per la promozione, anche arrivando ottavi, potrebbe davvero essere appannaggio di una di loro, se non di più di una, visto l’attuale roulino di marcia.

L’Avellino, quella più blasonata, con molti tornei di A alle spalle, è a ridosso delle corazzate Empoli e Palermo, le vere favorite per la promozione diretta e della sorpresissima Lanciano. Squadra solida, concreta, forse poco spettacolare, quella allenata dal rampante Rastelli, ma capace di mettere in difficoltà chiunque, di impelagare nella sua tela tutte le squadre finora affrontate.

bomber Galabinov

bomber Galabinov

Galabinov e l’esperto Castaldo sono i terminali offensivi, nel contesto di una squadra solida e compatta, dove si stanno mettendo in luce, tra gli altri, il centrale difensivo Izzo e il mediano Arini, entrambi di scuola napoletana, che dopo anni di onorata gavetta, pur essendo ancora molto giovani, stanno dimostrando con i fatti di valere la cadetteria. Il fiore all’occhiello, già ammirato in Lega Pro e destinato a progredire ancora esponenzialmente è pero il terzino fluidificante Zappacosta, già perno della nuova Under 21 di Di Biagio. Corsa, personalità, grinta e buon piede le sue caratteristiche peculiari, ne sentiremo parlare presto ad alti livelli.

Al Trapani avevo già dedicato un post due stagioni fa, (https://giannivillegas.wordpress.com/2012/03/21/non-solo-barcellona-e-calcio-spettacolo-anche-quello-di-borussia-dortmund-swansea-e-trapani/ ) all’epoca della prima scintillante – e sfortunata, visto l’epilogo infausto, con sconfitta in extremis nella finale playoff, dopo aver condotto il girone da capolista per quasi tutta la stagione.

l'attaccante del Trapani Mancosu, uno dei migliori dell'intera cadetteria

l’attaccante del Trapani Mancosu, uno dei migliori dell’intera cadetteria

L’anno successivo però, con una forza e una determinazione encomiabile, i siciliani, guidati da Boscaglia, seppero reagire alla tremenda delusione, ripercorrendo le stesse tappe della precedente stagione, cambiando però in positivo l’epilogo, sospinti da un gioco favoloso e dai gol di un sorprendente Mancosu, giunto alla ribalta troppo tardi, dopo un lungo peregrinare nei campi infuocati del sud, a suon di gol. Il Trapani, a conti fatti, ha mantenuto l’ossatura delle ultime 3 stagioni vincenti, inserendo alcuni mirati elementi di categoria- come Iunco, o Terlizzi –  e buoni giocatori incontrati come avversari in questo biennio di Lega Pro, come il fantasista ex cremonese Nizzetto, che da tempo attendeva una chance dai piani superiori. Inserimenti che tuttavia non sono andati a minare l’equilibrio di una rosa dove gli interpreti si conoscono e giocano a memoria, e dove Mancosu si sta addirittura confermando bomber di razza e alla pari, come realizzazioni a cannonieri navigati come Tavano.  La squadra di Boscaglia anche in B non ha smarrito le sue qualità: manca di esperienza, talvolta ha pareggiato gare in cui aveva dominato ma ora il trend è tornato positivo e ci si aspetta un’ulteriore crescita.

il brasiliano Jonathas del Latina: coi suoi gol sta trascinando la squadra ai piani della classifica

il brasiliano Jonathas del Latina: coi suoi gol sta trascinando la squadra ai piani della classifica

Latina e Carpi francamente sono quelle che maggiormente mi hanno sorpreso, pur riaffermando quanto in B i valori siano davvero difficili da intravedere con certezza. Entrambe partite col freno a mano tirato, una volta partite, non si stanno più fermando. Emblematico il caso del Latina, che dopo l’avvicendamento in panchina tra Auteri e Breda – quest’ultimo reduce da una tristissima stagione al Vicenza, culminata con un’ignobile retrocessione – capace di stravincere addirittura contro il Palermo alla Favorita e di issarsi sempre più nei piani alti della classifica. Giocano benissimo i neroazzurri, sospinti dai gol stranieri di Jefferson e Jonathas, che dopo aver assaggiato la serie A si stanno rimettendo seriamente in gioco, a suon di gol, specie il bisonte ex Brescia e Torino.

Mbakogu del Carpi, attaccante da serie A

Mbakogu del Carpi, attaccante da serie A

E che dire del Carpi? Per molti critici, indicata come la squadra materasso del torneo, sta invece mostrando una forza e una maturità incredibile, una personalità – anche da parte di giocatori poco accreditati tecnicamente – fuori dal comune, in gente come Memushaj, Lollo, Concas, i giovani Letizia e Liviero, sorretti da gente di categoria già vincente come l’ex novarese Porcari o l’esperto difensore Pesoli. Su tutti, da qualche settimana è rientrato nei ranghi l’attaccante Mbakogu, uno con i mezzi da big. Ancora giovanissimo, classe ’92, ha tutte le carte in regola per sfondare ad alti livelli e confermare anche da professionista tutte le meraviglie mostrate da giovane, quando si era meritato l’epiteto di “piccolo Drogba”. Carpi allenato dal quarantaduenne Stefano Vecchi, per alcuni un azzardo alla vigilia, ma che dopo l’ottima stagione alla guida del Sud Tirol, si sta imponendo anche in B come uno degli allenatori più promettenti dell’intero panorama calcistico italiano.

Under 21: tanto rumore per nulla? Nessuna big ci crede davvero?

Scrivo questo post a mò di sfogo, di considerazione un po’ avventata, diciamo così, però mi andava di condividere con i lettori,specie quelli appassionati di calcio giovanile (secondo le statistiche del sito lo zoccolo duro dei miei followers)

Ok che c’è la Confederations Cup in corso, va bene che sono state da poco risolte (?) le comproprietà e le buste, che il mercato deve ancora decollare (con quali soldi poi?), ma non vi pare che l’eco delle brillanti prestazioni degli azzurrini di Mangia si sia già spento?

E non parlo dei tifosi che, anzi, probabilmente stanno reagendo come me perché la conoscenza porta coscienza e consapevolezza e tutti ormai hanno capito che abbiamo una generazione di talenti da lanciare, o almeno da testare.

Il guaio è che sembra spento l’entusiasmo da parte di coloro che dovrebbero innescare questo meccanismo, a mio dire vitale, per il risollevamento delle sorti del calcio italiano. A meno che il loro non fosse entusiasmo di facciata, tipico del politicante, di colui che deve salire sul carro dei vincitori).

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Fatto sta che noto ad esempio che Gabbiadini e Immobile sembrano inseriti in mille trattative, che la Roma (per fare un esempio) cerca forte Rafael del Santos, quando Bardi è stato giudicato da molti il miglior portiere dell’intera manifestazione, che Donati è stato ceduto al Bayer Leverkusen (!), quando all’Inter ancora siamo in alto mare nella scelta degli esterni fondamentali per il gioco di Mazzarri (ma tanto ci sono in rosa Jonathan e Pereira), che su Caldirola è pronto a investire il Werder Brema, che Rossi e Biraghi probabilmente disputeranno l’ennesima stagione cadetta. L’esempio dell’Argentina, in tempi di crisi da anni, esportatrice di talenti in Europa sin dagli esordi dei loro migliori, non  mi pare abbia prodotti grandi risultati in termine di vittorie in competizioni importanti della Nazionale A, correggetemi se sbaglio. Talenti immensi isolati, ma gruppo smarrito.

In questo modo, disperdendo talenti e tempo di maturazione, il gap che a livello giovanile esiste ma è comunque calibrato, rischia di diventare sempre più solido al momento del dunque, specie se ci troveremo spesso e volentieri contro squadre in controtendenza rispetto alla nostra mentalità calcistica, tipo la Spagna (esempio a caso?).

Magari mi sbaglio e in realtà i direttori sportivi e gli allenatori stanno lavorando nell’ombra, speriamo sia così, perché il nostro serbatoio azzurro avrebbe poco da invidiare al resto d’Europa, e non parlo solo degli under 21.

Tutti vogliono Jorginho

Nell’Hellas Verona da due anni sta spopolando il nome di Jorge Luiz Frello, meglio noto come Jorginho, uno degli ultimi prodotti del vivaio gialloblu passati poi con successo tra le fila della prima squadra. Era dai tempi del portiere Pegolo (ora valido guardiano del Siena) e della punta Papa Waigo che non usciva dalle giovanili un ragazzo di questo talento, considerato i tempi bui che ha attraversato in questi anni la società scaligera, prima dell’avvento di Martinelli e Setti.

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Jorginho (chiamato affettuosamente Giorgio in città) è venuto a Verona che era poco più di un bambino e ha svolto un provino su due piedi, come fecero molti altri suoi amici giunti dal Brasile. Alla fine a spiccare il volo verso il grande calcio è stato il solo di quella nidiata e così inizia per lui la trafila gialloblu, fino al prestito nel 2010 alla vicina Sambonifacese. Una stagione preziosa la sua, sempre titolare in Lega Pro seconda, dove dispensava calcio con la sua tecnica.

Di rientro all’Hellas Mandorlini fece subito capire che intendeva puntare sul brasiliano per rimpolpare l’organico, nella stagione del ritorno in cadetteria dopo tanti anni di serie C.

Nonostante nelle prime apparizioni sembrasse quasi invisibile, al cospetto di compagni di reparto come i giganti Hallfredsson e Tachtsidis  (quest’ultimo suo coetaneo anche se nessuno lo avrebbe mai pensato), e quanto meno acerbo da un punto di vista tecnico, i più attenti tifosi gialloblu (quelli che seguono gli allenamenti come il mio grande amico Stefano Baldi) ne decantavano le lodi, parlandone come di un ragazzo attento, sveglio, sempre pronto alle sollecitazioni del mister, uno che voleva arrivare in alto.

E difatti, gara dopo gara, Jorginho cresce sempre più in personalità e da timido e esile trequartista, diviene gradualmente un centrocampista completo, dinamico e molto prezioso a livello tattico. Di sicuro non è un fantasista, nonostante i buoni piedi ma, in concomitanza con il greco Taxi, non poteva nemmeno esprimersi nel ruolo a lui più congeniale, il play maker. Si piazza così da interno e disputa da titolare fisso tutta la seconda parte di stagione, culminata nei play off poi persi contro il Varese.

Quest’anno ai nastri di partenza, nonostante gli arrivi eccellenti di Laner (valido mediano “di categoria”) e soprattutto dello sloveno Bacinovic, lui è sempre titolare, e ormai in campo si distingue per una incredibile maturità e per un rendimento sempre più che sufficiente. Il gioco passa sempre dai suoi piedi, tocca un sacco di palloni e raramente ne spreca uno. E’ un diesel, sempre in movimento, nonostante il fisico da “abatino”, come direbbe il maestro Brera.

Su di lui, dopo il riconoscimento della chiamata in azzurro per l’Under 21 di Mangia, sono piombate tutte le big italiane, a iniziare dalle milanesi, in forte via di rinnovamento. Certo, sarebbe auspicabile che, se l’Hellas dovesse raggiungere la tanto agognata serie A, potesse disputare qui il suo primo campionato nella massima serie, ma è difficile rimanere indifferenti alle sue prestazioni.

Un ragazzo serio, maturo, che vive per il calcio, senza tatuaggi o grilli per la testa. Un ragazzo che ha scommesso sull’Italia, lui partito dal Brasile con un sogno e rimasto in Italia per affermarsi del tutto. Con le sue qualità può veramente segnare un’epoca.

 

AAA Cercasi Federico Macheda

Sembra ieri quando Federico Macheda esordì con uno splendido – e decisivo – gol sul finale della gara tra Man Utd e Aston Villa. Eppure sono passati quasi 4 anni da allora e il buon Kiko è in pratica rimasto fermo lì, nell’immaginario dei molti tifosi inglesi. Pupillo di Ferguson, che non perdeva occasione di elogiarlo pubblicamente per quanto stava dimostrando nell’under 18 del club e poi nella formazione riserve, il suo debutto era ormai questione di settimane. Avvenne appunto a 17 anni e il gol segnato fu poi replicato nella gara successiva, seppur con una buona dose di fortuna che, si sa, solitamente aiuta gli audaci. Sembrava un predestinato insomma, lui di origine brindisina ma nato e cresciuto nella capitale. Dalle giovanili della Lazio venne portato via in fretta, visto che da un po’ di anni, sin dagli Allievi era considerato, assieme al biondo mediano Malomo, il fiore all’occhiello del vivaio biancoceleste. In realtà lo United sembrava dapprima maggiormente concentrato su quest’ultimo, che invece poi decise di oltrepassare il Tevere e accasarsi nella rivale cittadina, la Roma, dove arretrò il suo raggio d’azione divenendo un centrale difensivo. Nemmeno Malomo, anch’egli classe ’91, sta mantenendo le promesse e dopo una stagione vista più dalla tribuna all’Hellas Verona, è sceso di categoria, finendo a Prato, prima di passare all’Albinoleffe, dove l’anno scorso accumulò qualche presenza, senza infamia e senza lode, nell’infausta stagione dei bergamaschi.

Federico Macheda esulta dopo un gol segnato con il Manchester United

Federico Macheda esulta dopo un gol segnato con il Manchester United

Ma Macheda sembrava diverso. Un mix esplosivo di fisicità, tecnica e velocità. Sir Alex Ferguson preferiva vederlo all’opera da centravanti puro, per sfruttarne le doti atletiche, ma in realtà Kiko ama partire dietro la punta, duettare con lui e arrivare a rete, spesso al termine di azioni fantasiose. La sua era la favola perfetta: come altri ragazzi allevati dallo United, andò a Manchester con la famiglia al seguito, col padre assunto presso la società o tramite essa. Guascone al punto giusto ma serio e determinato a sfondare, lega con tutto lo spogliatoio, ma in particolare con il super big di allora, Cristiano Ronaldo.

La stagione successiva al debutto potrebbe essere quella del lancio definitivo in prima squadra, da farsi in maniera magari graduale, come sta tra l’altro accadendo al compagno di reparto Welbeck  che, almeno da giovane, pare meno accreditato rispetto all’italiano per ottenere una maglia da titolare. Niente da fare, Macheda si perde tra vari infortuni ma a gennaio potrebbe arrivare la svolta, col ritorno in Italia, in una buona piazza come la Sampdoria che soltanto pochi mesi prima aveva disputato un buon preliminare di Champions League. Invece accadde l’irreparabile, con la squadra blucerchiata che inopinatamente retrocederà al termine di un campionato alquanto burrascoso, durante il quale il talentuoso attaccante romano non riuscirà mai a dare una mano (14 presenze, quasi tutte da subentrato e nessuna rete!).

L’anno successivo la storia, ahimè, si ripete, con Macheda stavolta prestato in Premier, all’ambizioso neo promosso Qpr. Il tabellino però piange: solo 3 presenze! Cosa sia successo a Federico di preciso non si sa… di certo, non è sorretto nè da buona sorte, nè da una buona condizione fisica, ma il treno non è ancora del tutto perso. A quasi 22 anni ha un futuro luminoso davanti e un talento tutto ancora da sprigionare in campo. Certo, non tutti gli italiani che sono andati in quell’anno all’estero hanno raccolto successo. Per un Borini rientrato in Premier da big in ascesa, c’è un Petrucci, da tutti nell’ambiente dei Red Devils, accreditato come un ottimo regista (alla Lampard, per intenderci), che ancora deve esordire in un campionato professionistico… e si tratta di un ’91.

Ancora peggio andò all’ex interista Luca Moscatiello (’91), gran cervello di centrocampo, che giunto al Fulham con il compagno di squadra Karim Laribi (ora al Sassuolo, ma purtroppo fermo da tanto tempo ai box per un serio infortunio) tornò in Italia al Cesena e ora si ritrova a combattere a Trezzano Naviglio, nei Dilettanti. Nemmeno Luca Santonocito esplose nel Celtic, dove era giunto dall’Inter. Rientrò in Italia, al Milan, che lo cedette al Sud Tirol dal mentore Stroppa, ma in Lega Pro per il mediano comasco ci fu poco spazio l’anno scorso. Ora si parla di un interessamento di un club inglese per Schiavone, validissimo regista juventino classe ’93 (più Maresca dei tempi d’oro che Pirlo, inevitabile termine di paragone per ogni play basso che si rispetti) che, pur essendo una colonna della Nazionale Under 20 di Di Biagio, sta facendo lo spettatore a Torino, complice il fatto che quest’anno la Primavera ha abbassato di un anno il termine per parteciparvi, con la conseguenza che su piazza sono in teoria finiti tantissimi talenti del ’93, che non possono limitarsi a giocare come fuori quota nei tornei giovanili.

Io mi auguro che Schiavone resti in Italia, a dimostrare qui quanto vale. E così spero anche di vedere presto come protagonista il buon Macheda, visto che negli ultimi giorni si parla di un insistente interessamento da parte del Bologna. Certo, in Emilia, ritroverebbe come compagno e rivale per una maglia da titolare quel Gabbiadini con cui spesso ha diviso la maglia azzurra sin dall’under 17. Solo che Manolo appare come un giovane in piena ascesa, lui come un talento da ritrovare dopo i fasti del debutto

(qui sotto, lo splendido gol di Macheda al debutto nel Manchester Utd contro l’Aston Villa)

Big alla caccia di talenti: è la volta di Baselli e Busellato, cuore e polmoni del Cittadella

Sembra davvero che questa stagione 2012/13 sia quella dell’ “anno zero” del calcio italiano, col lancio definitivo di tanti giovani. Un po’ per necessità, certo, ma soprattutto perchè finalmente si vuole provare ad allinearsi ai traguardi di altre nazioni che si autoalimentano con i loro floridi vivai, anche da noi sembra che gli addetti ai lavori, gli allenatori o i dirigenti abbiano compreso quanto sia più soddisfacente lanciare nei loro organici i ragazzi più talentuosi. Stop all’esotico, così come ai “fenomeni da cassetta”, ci si sta affidando ora a recuperare quella che in fondo era stata una nostra peculiarità, almeno fino all’avvento degli sponsor e del boom del campionato nostrano, negli ’80/’90, quando i campioni veri di tutte le nazioni venivano da noi, altro che Premier o Liga.

Innegabile che la scia lunga dei vari El Shaarawy (per molti il miglior giocatore di tutto il torneo), Insigne, Saponara o Destro abbia lasciato solchi profondi nell’immaginario, prima di tutto dei tifosi, ma da qualche settimana è vera caccia ai migliori talenti, con le big che duellano per accaparrarsi i migliori, quelli già pronti. D’altronde, forse all’Inter – per fare un esempio – si saranno accorti che, senza acquistare l’impalpabile Ricky Alvarez, potevano curare meglio il prodigio di casa, quel Siligardi che sta facendo faville a Livorno.  Per un Juan Jesus che trovi (lui sì potenziale campione) puoi anche andare incontro a forti delusioni, affidandoti a giocatori tutti da testare alla prova del campo. Forse Faraoni era peggio di Jonathan? Per fortuna dagli errori si impara e almeno la generazione dei vari Benassi (positivo esordio da titolare nella mediana), Sala (figlio d’arte, un ottimo regista emigrato ora al centro della difesa), Bandini o Longo sembra potersi quanto meno giocare le proprie chance in prima squadra.

In serie B in particolare stanno emergendo e stanno ormai sui taccuini di molti osservatori, alcuni tra i migliori giocatori di prospettiva. E’ notizia recente comunque che ci sia quasi un’asta in corso tra le due milanesi per assicurarsi le prestazioni del giovane regista (classe ’92) del Cittadella Daniele Baselli.

Daniele Baselli, gran regista del Cittadella: su di lui hanno puntato gli occhi Milan e Inter

Daniele Baselli, gran regista del Cittadella: su di lui hanno puntato gli occhi Milan e Inter

A metà con l’Atalanta, il centrocampista centrale che già l’anno scorso aveva ben debuttato in B, è ormai un punto fermo della squadra di Foscarini che ne apprezza la qualità e la personalità. Più che Pirlo, mi ricorda un po’ lo sfortunato Gionata Mingozzi, astro nascente del Perugia stroncato precocemente in un terribile incidente stradale. Baselli  gioca come un veterano, a testa alta, non lesinando corsa e abnegazione. Un play moderno, insomma, che sta trovando il giusto spazio anche in Under 21 che pullula di bravi centrocampisti centrali, su tutti l’ex pescarese Verratti.

Compagno di reparto nel Cittadella e di un anno più giovane è Massimiliano Busellato, enfant du pays. Assolutamente complementare a Baselli, è addirittura più “esperto” se vogliamo, visto che già dalla seconda parte della stagione precedente, ha conquistato una maglia da titolare a suon di prestazioni convincenti. Veloce, grintoso e sempre in movimento, è il classico mediano che aiuta i compagni in ogni zona del campo, cavandosela discretamente anche con i piedi. Non propriamente un Gattuso, insomma, piuttosto – fatte le debite proporzioni – un De Rossi più mobile.

Massimiliano Busellato, a nemmeno 20 anni, sta disputando il suo secondo campionato da titolare

Massimiliano Busellato, a nemmeno 20 anni, sta disputando il suo secondo campionato da titolare

Anche grazie a loro il “piccolo” Cittadella sta riuscendo nell’impresa di trascorrere un’altra stagione – l’ennesima cadetta – all’insegna della piena tranquillità… anzi, con un pizzico di fortuna, chissà che il sogno play off, finora solo accarezzato, non possa divenire una splendida realtà.

Riccardo Saponara: i tifosi dell’Empoli aspettano la sua consacrazione definitiva. Ritratto di un futuro campione del nostro calcio

Mai come quest’anno l’Empoli ha bisogno di tutto il fosforo e il talento del gioiellino di casa Riccardo Saponara. Per gli appassionati di calcio giovanile, il forlivese Riccardo non è certo una novità, anzi, un po’ tutti i suoi sostenitori si  aspettano il decisivo salto di qualità del fantasista nazionale under 21.

D’altronde il suo nome circola da un po’, da quando fece i suoi primi passi nel Ravenna, dopo aver furoreggiato nelle giovanili giallorosse accanto a un altro attaccante in piena rampa di lancio, lo sfortunato albanese Brian Filipi, purtroppo tragicamente scomparso prematuramente a 20 anni.

Saponara eccelleva per la sua tecnica cristallina, la sua fantasia dispensata a piene dosi sul rettangolo verde di gioco e così una società attenta come quella empolese non si è fatta sfuggire nel 2008 la possibilità di acquistarlo, nonostante una folta concorrenza.

L’Empoli ci ha abituati a lanciare i propri giovani nel calcio che conta, spesso portandone alcuni su livelli altissimi: basti pensare all’attaccante Vincenzo Montella, al difensore Galante in una rosa che comprendeva pure l’esterno offensivo Melis, il terzino Birindelli, il mediano Ficini e il jolly Filippi. In tempi più recenti ha sfornato nel proprio vivaio un campioncino come Lodi, finalmente compiuto o lo sfortunato centrale difensivo Coda, bersagliato dagli infortuni.

La squadra toscana ha gettato nella mischia giocatori che promettevano tantissimo ma che per ora sono impelagati in categorie inferiori (penso soprattutto agli esterni offensivi Cesaretti e Pellecchia o alla punta Caturano), fino ad arrivare ai giorni nostri e alla fucina di talenti che sta consegnando al calcio italiano, pur ammettendo che il passaggio dalle giovanili alla prima squadra talvolta non sia stato indolore.  Lo dimostrano i casi di due difensori su cui si scommetteva ad occhi chiusi, come Angella (classe ’89) e Mori (’90), abilissimi e in possesso di ottime doti tecniche ma sinora frenati dopo i rispettivi precoci esordi.

Dal ciclo di Saponara (classe ’91), capace di contendere uno scudetto primavera perso solo in finale nel 2009/10 contro il fortissimo Genoa, si sta aspettando di raccogliere i migliori frutti, dopo che Fabbrini ha già debuttato nella Nazionale Maggiore. In quella finale Saponara non ha espresso il massimo del suo potenziale in una gara in cui i toscani sono arrivati molto stanchi all’appuntamento decisivo. Ottimo comunque per tutta la stagione il suo rendimento, anticamera poi di una sistemazione definitiva in prima squadra, oltre che nella nazionale Under 21, di cui è indubbiamente un punto di forza.

Seguito dalla Sampdoria del suo mentore Ciro Ferrara, l’uomo che lo ha lanciato in azzurro, per ora è rimasto a Empoli nel tentativo di dare linfa alle speranze di raggiungere una comoda salvezza. Ricky ha già fatto vedere di che è capace, andando a segno con una splendida doppietta alla seconda giornata di campionato. Gol su punizione alla Del Piero e girata al volo di destro, il tutto in pochi minuti, a certificarne classe purissima e talento sopraffino.

Destro naturale, ma abile pure di sinistro, ottimo nel dribbling sulla fascia, veloce e tecnico, sa costruire azioni offensive, grazie a una notevole gamma di spunti. L’ho già scritto in un dossier sui migliori talenti del calcio italiano, a me vederlo giocare ricorda il primissimo Luis Figo, quando stava allo Sporting Lisbona. Con tutte le debite proporzioni, sono convinto che sentiremo parlare a lungo di questo ragazzo, specie se quest’anno crescerà in personalità e nella capacità di guidare i compagni, quasi tutti giovani come lui.

Sarri sta arrancando in panchina, proponendo uno stantio 4-4-1-1 che appare troppo rinunciatario in partenza. Nell’Empoli non mancano certo le soluzioni offensive, basti pensare che in squadra ci sono l’ex juventino Spinazzola, ala destra tutto sprint, il fantasista tascabile Pucciarelli, il georgiano Mchedlidze, se mai si deciderà ad esplodere in tutto il suo talento, oltre a veterani implacabili come Tavano, Coralli e Maccarone. Ma l’ago della bilancia della stagione sarà proprio Saponara: dovesse emergere del tutto, ci ritroveremmo qui a parlare fra 12 mesi di un più che probabile uomo mercato e futuro protagonista in altri palcoscenici importanti.

(qui sotto la sintesi della gara Novara – Empoli, con Saponara autore di una stupenda doppietta!)