Meglio tardi che mai – finalmente Balic ha mostrato sprazzi del suo immenso talento

Andrjia Balic finalmente ha avuto modo di mostrare almeno in parte le sue grandissimi doti. Da due partite l’allenatore dell’Udinese Gigi Delneri lo ha messo nelle condizioni di esprimersi al meglio, dirottandolo in cabina di regia al posto del compassato (e a conti fatti deludente, ora che siamo a fine campionato si può dire senza timor di smentita) belga Kums e subito il talentino classe 1997 croato ha fatto capire agli impazienti tifosi del Friuli di che pasta è fatto.

Ma davvero occorreva attendere tutto questo tempo, quasi un’intera stagione per vederlo in campo? Nell’Udinese dei talenti, dei giocatori che spesso spiccano il volo verso palcoscenici prestigiosi, possibile che si potesse perdere uno che era stato strappato solo poco più di un anno fa alla concorrenza di squadre come Real Madrid e Arsenal? Il rischio serio c’è stato, se è vero che nel mercato di gennaio il giocatore aveva (giustamente dopo un anno in anticamera) chiesto di andare a giocare in prestito, magari dall’ex juve Tudor che lo voleva allenare in Turchia nel Galatasaray. Invece è stato trattenuto e dopo aver visto sprazzi delle sue doti, viene naturale pensare che il giovane croato (che aveva esordito a 16 anni in Patria con l’Hajduk Spalato), paragonato da molti a Pirlo e Modric dalla prossima stagione potrà finalmente indossare i panni del titolare a metà campo.

Balic ha un’ottima visione di gioco, una tecnica di base finissima e sa agire anche dietro le punte. La sua evoluzione naturale parrebbe consigliare di utilizzarlo più nel cuore del gioco, vista la velocità di esecuzione e di pensiero che ne contraddistingue le giocate. Deve crescere fisicamente ma, a detta di chi scrive, non è requisito essenziale quando si dispone di qualità fuori dal comune (e i paragoni di cui sopra, che al momento possono sembrare irriverenti, sono anche fondati dalle sue prestazioni nel campionato croato e soprattutto nelle nazionali giovanili del suo Paese.

Delneri è piuttosto risaputo che non sia propriamente uno che si fida a occhi chiusi dei giovani calciatori ma alla fine lui per primo ha ammesso come Balic abbia risposto “presente” alla chiamata, confermando già quanto di buono messo in mostra una settimana prima, quando finalmente esordì in campionato. Ci si aspettava che partisse dal primo minuto contro il Crotone e invece ancora una volta ha dovuto accomodarsi in panchina. E’ stato evidente, pur nella giornata storta della sua squadra, sconfitta allo Scida, come la manovra dell’Udinese sia migliorata sensibilmente con lui in campo, tra la soddisfazione dei sostenitori bianconeri che a un certo punto lo hanno acclamato a gran voce. L’anno prossimo la squadra friulana potrebbe ripartire da lui, a imperniare una mediana assai promettente con altri emergenti della nostra serie A come Jankto e Fofana, attesi a una conferma dopo i fragorosi risultati da loro ottenuti in questa stagione.

 

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Michael Kiwanuka, nuova stella del soul inglese.

Poco prima di Natale, l’anno scorso incappai in una canzone stupenda trasmessa dalle frequenze di RadioUno. Era tarda notte, di sabato e dallo stesso programma solo pochi mesi prima avevo scoperto Maria Gadù, bravissima cantante brasiliana, nota in Italia soprattutto per l’hit Shimbalayè.

Come sempre, cercavo mentalmente di annotarmi il nome dell’interprete che stavo scoprendo, dotato di una voce soul nera d’altri tempi. Madonna, che nome difficile, per una volta pensai che forse forse utilizzare gli pseudonimi non è sempre un male.

Invece ho capito che è una stupidaggine, che il proprio nome deve essere sempre portato con orgoglio, anche se magari in Inghilterra qualcuno lo può storpiare allegramente.

Michael Kiwanuka è un inglese atipico, i genitori ugandesi scapparono da un pericoloso dittatore quando lui aveva solo due anni. Iniziò presto a strimpellare, ma non aveva mai denotato chissà quali doti canore, forse perchè la limitante timidezza o la paura del confronto lo relegava a un ruolo, seppur dignitoso, di bravo session man.

Tuttavia Michael dovrà abituarsi al clamore, alle luci e agli onori, se è vero che, complice una fan d’eccezione come Adele che l’ha scelto come apripista per i suoi concerti, ora in molti si stanno accorgendo del suo fulgido, cristallino, naturale talento.

Soul, r’n’b ma  non solo. Sferzate di rock, chitarra acustica spesso in primo piano, voce che da sola accompagna, seducendo e ammaliando l’ascoltatore che dopo poche note capisce di aver intravisto un fenomeno. Un ragazzo che si pone come “normale”, riservato e concentrato sulla musica. Un nuovo emulo di Marvin Gaye, uno dei tanti verrebbe da dire, ma probabilmente stavolta siamo davvero davanti a un grande della musica.

eccovi un assaggio del suo talento, nell’intensa e calda “home again”

Supergrass: a maggio esce l’album d’esordio del leader Gaz Coombes

La  notizia era un po’ nell’aria, da quando più o meno i Supergrass avevano annunciato che non avrebbero pubblicato il nuovo album, praticamente già bello e finito.

Così, dopo 6 album di inediti e una splendida e ricca raccolta (Supergrass is 10.. assolutamente da recuperare), lo spensierato trio di Oxford ci saluta e si apre a inediti scenari, non meno interessanti.

Infatti, l’ancora giovane leader Gaz Coombes, appena 36enne, è in procinto di esordire come solista e, conoscendone le virtù, sono sicuro che non deluderà i tanti fans che lo hanno sempre stimato.

D’altronde Gaz è una sorta di “enfant prodige” del pop rock di matrice britannica, che ha esordito appena 16enne fondando i Jennifers (c’era già in organico il futuro bassista dei Supergrass Danny Goffey). Un singolo edito per loro, poi due anni di silenzio, fino alla fondazione della nuova band con il batterista Mick Quinn e il fratello maggiore Rob, dapprima però solo elemento esterno.

Il primo album dei Supergrass (nome che nemmeno tanto velatamente strizza l’occhiolino alla marijuana) è già un tripudio di idee, musiche, hit, e mostra chiaramente un talento sconfinato.

Gaz Coombes assurge pure a personaggio, grazie anche alle caratteristiche basette, ma lungi dall’essere un mero fumetto, dimostra di possedere doti di compositore, chitarrista e cantante fuori dal comune che fanno proiettare facilmente il suo album “I Should coco” nel ’95 in vetta alla classifica in Inghilterra. Lui ha appena 19 anni ed è già un nome consolidato della scena britpop, grazie a inni come la spensierata “Alright”, successo fragoroso anche in Italia e Mansize Rooster.

L’album successivo si discosta leggermente dal britpop più facile, inserendo chitarre sempre più elettriche, come ben testimoniano i singoli spacca classifiche Richard III e Sun Hits the sky. E’ un gruppo già maturo ma che non rinnega un’immagine gioviale, anche se i progressi continuano ad essere evidenti, come dall’album successivo, comprendente l’epica e struggente “Moving” e la stonesiana “Pumping on your stereo” dal video divertente e coloratissimo. Pensare che un brano come “Late in a day” li faceva accostare ai Beatles (sentire per credere), ora pure i Rolling Stones a testimonianza del fatto che la maestria negli arrangiamenti e la versatilità del trio era già giunta a ottimi livelli in breve tempo, soprattutto perchè i Supergrass non hanno mai “copiato” nessuno, anzi, da subito hanno trovato uno stile proprio, originale, lontano dalle facili etichette, a parti all’inizio quando persino Radiohead e Placebo venivano a forza inserite nel filone britpop.

Album dopo album, fino all’ultimo Diamonds Hoo Ha del 2008, non hanno mai avuto cadute di tono e ora Gaz si appresta a tentare la carta del solista, sapendo di avere un talento indiscutibile, una verve creativa che non mi sento di mettere in dubbio.