Considerazioni definitive sui talent show musicali

Ieri, intervenendo sulla bacheca di un amico di facebook (che è un musicista professionista) ho cercato di dare, sinteticamente – più o meno – il mio punto di vista sui talent e sulla loro valenza allo stato attuale. Se ne parla, discute e scrive da tempo, infatti, mi chiedo io per prima se in effetti una valenza artistica questi programmi l’abbiano in fondo mai avuta.
Non mi riferisco in particolare a uno soltanto di questi, anche se è indubbio che X Factor e Amici siano quelli più influenti, almeno se andiamo a guardare le classifiche di vendite. Non sto seguendo X Factor quest’anno (non solo perché Fedez mi stia sulle palle), diciamo che l’ho seguito a singhiozzo nelle prime stagioni, anche perché era quasi impossibile ignorarne l’esistenza. Discorso diverso dal programma della De Filippi che, da quasi “laboratorio”, scuola, si è trasformato in un business incredibile, laddove nei primi anni, le case discografiche non solo non degnavano di uno sguardo quei cantanti in erba, ma spesso e volentieri li sbertucciavano pure.
Il problema a mio avviso di questi programmi è che si punta oltremodo sulla spettacolarità, sugli effetti, e si costruiscono come mai successo in passato, almeno in Italia, solo fenomeni in vitreo, a tavolino. In tanti anni mai che sia uscito un talento fuori dal comune, e anche laddove ve ne fosse presenza, ecco che subito intervengono dai piani alti per omologare la proposta. Fatta rara eccezione per alcune voci che si sono elevate e distinte negli anni, ormai anche in quel campo, in quello della mera esecuzione – magari pregevole, non dico di no – si fatica realmente a comprendere e riconoscere chi stia cantando cosa. Tutte voci simili, tutti interpreti pronti a invadere, per periodi sempre più effimeri, le charts, facendo leva sulla notevole e scontata popolarità televisiva. Ricordo il primo Mengoni, giovanissimo e indubbiamente dotato vocalmente. Diceva fra gli altri di ispirarsi all’immenso Jeff Buckley. In effetti, la sua estensione è sopra la media, eppure, tolti i primi anni di carriera, dove si divertiva a voler emulare il padrino Morgan, suo primo scopritore, ben presto ha ceduto il passo alla musica leggera più banale e foriera di intensità, di emozioni vere. Ha vinto un Sanremo, certo, ma i meriti artistici mi sento di dividerli almeno con quel gran talento di Roberto Casalino, cantautore purtroppo misconosciuto ma soprattutto prolifico autore conto terzi. Solo Moreno (deo gratias! è un rapper…) e i Dear Jack, di recente, entrambi provenienti dalla scuola di Amici sembra che abbiano avuto carta bianca all’uscita del disco. Mi riferisco se non altro nell’essere loro riusciti a inserire nei loro debut album delle tracce scritte di sana pianta in prima persona.

Poi anche lì è subentrata la grande macchina promozionale, con il rischio che, meriti artistici discutibili o meno, ben presto possano finire anch’essi stritolati e lasciati in penombra una volta che subentreranno nuovi teen idols locali. Ormai non mi fanno pi né caldo né freddo tutte quelle esecuzione perfettine, mai sopra le righe, che miriadi di cantanti ci propinano da più parti, che sia l’insipido The Voice, l’abominevole Italia’s got talent, il suo alter ego (ma peggio ancora) Tu si que vales!. E pure i programmi per i baby cantanti, Io Canto e Ti lascio una canzone stanno segnando il passo. Insomma, avrei voglia di sentire pezzi nuovi, non le solite cover, sempre quelle, sempre tutte uguali. Che palle! Va beh, cantate bene, ma allora andate nei bar karaoke, la musica credo dovrebbe essere qualcosa che ti nasce dal profondo. Spesso, scrivendo anche di musica, mi ritrovo ad ascoltarne di vario genere. Direi, e non scopro certo l’acqua calda, che c’è un universo intero semi nascosto di piccole produzioni, di autopubblicazioni, di tante band giovani e meno giovani che stanno sgomitando e non poco per emergere, per uscire a galla. Non tutto è eccelso, per carità, anzi, esistono i cloni dei cloni dei cloni anche nella musica indie, ma almeno il sudore versato non è solo quello delle interminabili file nei casting.

Antonio Maggio vince con merito Sanremo Giovani… l’augurio è che possa costruirsi una carriera “vera”

E così il Festival di Sanremo 2013, edizione Giovani, va in archivio con la vittoria, a mio avviso meritata, di Antonio Maggio.

Concordo pure negli altri premi assegnati ieri, a cominciare da quello intitolato a “Sergio Bardotti”, per il miglior testo, assegnato al Cile, mestamente eliminato una volta esibitosi mercoledì.

Difficile arrivare da favoriti e andarsene precocemente, il premio lo risolleva e mi sembrava sincero e visibilmente emozionato quando ha detto, ricevendo il premio, che per lui era già una sorta di vittoria essere giunto sin lì.

Nonostante mi aspettassi un po’ di più da lui, ammetto che il testo non è male, anche se mantiene un registro poetico molto affine a “Cemento armato”, la hit che lo aveva fatto conoscere e conquistare le classifiche.
Piccola nota a margine… il Cile è stato eliminato dal televoto, a questo punto immagino che i suoi numerosi fans non guardino il Festival, altrimenti con tutti i dischi che ha venduto sinora non so spiegarmi come mai abbia raccolto così pochi voti!

Premio della Critica “Mia Martini” assegnato invece a Renzo Rubino – giunto poi terzo nella gara – , e anche qui c’è poco da eccepire: il ragazzo, su cui già alla vigilia si erano mossi paragoni importanti, ha stoffa e personalità e ha portato sul palco un tema attuale, senza cadere nella retorica.

Quarti i poco accessibili Blastema e seconda Ilaria Porceddu, vince quindi Antonio Maggio, premiato dalla giuria di qualità, scesa in campo per la prima volta ieri sera e presieduta dal compositore di fama internazionale Nicola Piovani.

Non mi sono nascosto nei giorni scorsi nel dire che Maggio era il mio favorito, sia perché lo ricordo bene negli Aram Quartet, sia perché possiede un indubbio talento vocale e autoriale.

Ma qui inizio la mia riflessione… Antonio Maggio appunto era già salito agli onori della cronaca musicale con la sua meritata vittoria nella prima edizione di X Factor, quella che vide in gara Giusy Ferreri e la stessa Porceddu (la quale però ha fatto una vera metamorfosi, presentandosi al Festival).

un commosso Antonio Maggio riceve i due premi dalla giuria come vincitore dell'edizione 2013 di Sanremo Giovani

un commosso Antonio Maggio riceve i due premi dalla giuria come vincitore dell’edizione 2013 di Sanremo Giovani

Il quartetto vocale salentino era indubbiamente dotato (spiccava anche la voce di Michele Cortese, il capellone del gruppo, anch’egli all’inseguimento di una carriera solista, lontana però dai riflettori), basti raffrontare la loro versione di “Per Elisa”,  primo singolo estratto dal disco d’esordio, dopo l’exploit televisivo con quella impersonale delle “amiche” Emma e Annalisa ascoltata ieri nella serata di omaggio alla storia del Festival.

Eppure gli Aram, una volta scaduto il contratto “televisivo” si ritrovarono appiedati e fine dei sogni di gloria. Lo stesso si può dire di un altro gruppo fuori uscito da quel programma: i rocker trentini The Bastard Sons of Dioniso, che ho avuto modo di conoscere, avendo amici comuni (i Camp Lion dei grandi Leonardo, Davide e Nicola).

Ragazzi semplici, sorretti da genuina passione, sfruttarono alla grande l’onda lunga del programma, partecipando a eventi rock, televisivi o meno (come l’Heineken Jammin Festival) e raccogliendo consensi fino alla scadenza del loro contratto.

Continuano a fare la loro musica con grande dignità, ma da un po’ sono tornati tra le loro montagne e vivono ai margini del mercato discografico.

E la rossa Nathalie? Fece egregiamente il suo, partecipando a Sanremo tra i Big ma poi non si può certo dire che sia stata adeguatamente supportata dalla sua casa discografica e di lei si sono perse presto le tracce.

Non contesto il talent in sé (alla fine rappresentano, per chi vuole proporre la propria arte musicale, un contesto quasi ineguagliabile per provare a emergere) nel mentre, contesto il dopo, quando giovani artisti vengono lanciati, spesso allo sbaraglio, nel mercato, fino all’arrivo del nuovo vincitore, sul quale poi investire.

Che poi non sempre funziona così, se pensiamo al caso dell’ultimo vincitore di Amici, l’acerbo Gerardo Pulli che, nonostante il grosso seguito conquistato durante la sua permanenza televisiva, non ha avuto nessuna spinta promozionale dalla sua casa discografica (la Sony), non essendo uscito nemmeno un suo video clip.

A questo punto chi resta nel tempo dimostra di avere una marcia in più (penso a Emma o alla Amoroso) ma a che prezzo? Sono da anni sempre in tv, sotto i riflettori, non si possono permettere di sbagliare alcuna mossa.

Per questo mi auguro che Antonio Maggio possa avere almeno una possibilità di carriera, di crescere artisticamente, perché le doti ci sono tutte.

Quello chiedo a questo pazzo mercato discografico: che agli artisti sia concesso evolversi, maturare, progredire, insomma, farsi una carriera. Che non significa essere al top per 20 anni (quello accade a pochissimi e gli ingredienti per il vero “successo2 di massa sono molteplici, non conta solo il puro talento o la bravura), ma poter fare il proprio percorso.

Non mi riferisco solo ai talent… quanti bravi artisti, emersi prepotentemente tra gli anni 80 e 90 sono finiti ai margini della discografia, scoraggiati nel constatare che i loro dischi quasi non hanno più senso di esistere?

Ma cavoli, non si può mica sempre primeggiare! Fate uscire un singolo, qualcosa in rete e farete felici i vostri fans.

Casi invece come quello di Antonio Maggio dimostrano che la forza di volontà, la determinazione e il credere in sé stessi possono ancora ripagare. D’altronde lui c’aveva provato senza successo anche lo scorso anno e veniva appunto da un successo di qualche anno, senza però grosse soddisfazioni.

E’ stato in grado di ripartire, di rimettersi in gioco e sono contento per la sua vittoria.

Ps non entro nel merito della puntata di ieri, di certo sui generis, visto che si omaggiava il Festival, ma almeno una parola mi piace spenderla per Stefano Bollani, un vero fenomeno tutto italiano, uno che non ha nulla da invidiare ai migliori compositori e pianisti del mondo. E,come sempre, si è dimostrato simpatico e umile: questi sono i veri Artisti, quelli con la A maiuscola.